ChatGPT non funziona in tutta Europa, blocco nella generazione di risposte

(Adnkronos) - Giornata di difficoltà per ChatGPT, che sta vivendo un blocco diffuso in gran parte d’Europa. Dopo i disservizi che hanno recentemente interessato AWS e le reti di alcuni provider come Fastweb, questa volta tocca al popolare assistente di OpenAI, con interruzioni che stanno colpendo migliaia di utenti in diversi Paesi del Vecchio Continente. Secondo i dati raccolti da Downdetector, in Italia le segnalazioni hanno superato quota 2.700, un numero in linea con quanto registrato in Germania, Francia, Spagna e Regno Unito. Negli Stati Uniti, invece, il sistema risulta per ora stabile: le segnalazioni oltreoceano sono sporadiche e non tali da indicare un problema generalizzato. In Europa, però, molti utenti stanno incontrando difficoltà nella generazione delle risposte, con messaggi d’errore che bloccano le conversazioni e invitano a contattare il supporto tecnico. OpenAI ha già confermato di essere a conoscenza dell’anomalia e ha pubblicato un aggiornamento sul proprio sito ufficiale, assicurando che il team tecnico è al lavoro per individuare la causa e ripristinare il servizio. L’ultimo episodio simile risaliva a inizio settembre, ma l’ondata di segnalazioni odierne conferma quanto ChatGPT sia ormai uno strumento indispensabile per milioni di persone tra Europa e resto del mondo. Al momento non sono state comunicate tempistiche precise per la risoluzione, ma l’azienda promette nuovi aggiornamenti a breve. 
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Sanità digitale, una strategia nazionale oltre il Pnrr: mercato Ict a 2,93 miliardi nel 2026

(Adnkronos) - La sanità italiana sta vivendo una trasformazione digitale che non è più un esercizio di stile, ma un cantiere aperto con impatti misurabili su cure, tempi e sostenibilità del sistema. Il nuovo White Paper "Tecnologie e policy per il futuro della sanità digitale" di Anitec-Assinform – presentato a Roma durante l’evento "Sanità digitale: persone, visioni, futuro" – mette in fila numeri, priorità e proposte per far fare all’Italia il salto dal Pnrr a una vera politica industriale e di servizio sulla salute connessa. 
Il mercato: crescita robusta e tecnologie abilitate
 Secondo le elaborazioni NetConsulting cube citate nel documento, il mercato Ict della sanità ha raggiunto nel 2024 i 2,47 miliardi di euro. La traiettoria è chiara: +9,3% nel 2025 e +8,5% nel 2026, fino a 2,93 miliardi. I servizi it superano da soli 1,7 miliardi, segno che la domanda non riguarda più soltanto dispositivi e infrastrutture, ma integrazione, gestione, assistenza e continuità operativa. Tra le tecnologie abilitanti spiccano l’intelligenza artificiale (+35%), il cloud computing (+25%) e la cybersecurity (+15%). Un mix che riflette lo stato dell’arte internazionale: algoritmi che aiutano triage, diagnostica e pianificazione; piattaforme cloud per scalabilità e resilienza; sicurezza come condizione preliminare per trattare dati clinici e processi critici. 
Telemedicina, fse 2.0 ed ecosistema dati: i cantieri che cambiano il servizio
 Gli investimenti del Pnrr hanno spinto la telemedicina, oggi innestata sulla Piattaforma nazionale, e accelerato due architravi della “sanità data-driven”: il Fascicolo sanitario elettronico 2.0 e l’Ecosistema dati sanitari. Sono gli strumenti che possono abilitare presa in carico territoriale, continuità assistenziale e prevenzione su base di popolazione, riducendo accessi impropri e liste di attesa. Il sentiment delle imprese associate ad Anitec-Assinform è eloquente: l’87% considera l’intelligenza artificiale una priorità assoluta. Resta però aperto il nodo dell’interoperabilità, tecnica e semantica, senza la quale la promessa dei dati distribuiti si spegne in silos locali. E pesa ancora la compliance normativa: il 73,91% segnala impatti significativi sulla gestione dei dati dei pazienti; oltre un terzo delle aziende dichiara di non aver mai intercettato finanziamenti per progetti di sanità digitale. 
Cinque pilastri e quattro mosse di policy
 Anitec-Assinform individua cinque pilastri per la strategia nazionale nel post Pnrr: innovazione tecnologica, semplificazione normativa, interoperabilità, accesso stabile ai fondi e sviluppo delle competenze del personale del ssn. Dal documento emergono anche quattro mosse di policy immediate:  
- Value based procurement: passare da gare focalizzate sul prezzo a modelli che premino outcome clinici, qualità e impatti misurabili su processi e pazienti. 
- Standard aperti obbligatori: adottare formati e protocolli comuni per garantire portabilità e riuso dei dati lungo il percorso di cura. 
- Fondo nazionale stabile: superare la logica “a sportello” e la discontinuità dei bandi, assicurando una base pluriennale per la sanità digitale. 
- Upskilling strutturato: programmi continuativi di aggiornamento per clinici, tecnici e amministrativi, perché il cambiamento organizzativo segua l’innovazione tecnologica. 
Un lavoro di filiera
 Il White Paper è frutto del Gruppo di lavoro “Digital transformation in sanità”, coordinato da Fulvio Sbroiavacca, e della collaborazione tra imprese e associazioni. Hanno contribuito Almaviva, Cisco, Engineering, Exprivia, ibm, InterSystems, Kelyon, Microsoft, Oracle, Praezision e Salesforce, insieme ad aiop, Assobiotec-Federchimica, Assolombarda, Farmindustria, Confindustria Dispositivi Medici e Confindustria. Un perimetro che fotografa l’ecosistema reale in cui innovazione clinica, regolazione e industria si intrecciano. All’evento hanno partecipato esponenti istituzionali, imprese Ict e associazioni del life science, tra cui Andrea Costa, esperto per l’attuazione del pnrr del Ministero della Salute. Dal confronto è uscita una richiesta convergente: governare il “dopo Pnrr” con una cabina di regia unica, linee guida chiare e strumenti semplici per scalare i progetti migliori. 
La chiamata all’azione
 "Le tecnologie sono pronte e molte soluzioni già operative. L’Italia dispone di competenze e casi di successo in grado di rendere la sanità più efficiente, sostenibile e centrata sulla persona. Il Pnrr ha avviato il percorso, ma è arrivato il momento di una vera strategia nazionale per la sanità digitale, con fondi stabili e un coordinamento costante. Serve collaborazione concreta tra pubblico e privato per mettere a sistema le migliori pratiche e ottenere risultati reali", ha dichiarato Domenico Favuzzi, vice presidente vicario Anitec-Assinform, con delega alle relazioni con i territori e al monitoraggio del Pnrr. Il messaggio di fondo è netto: per trasformare gli investimenti in risultati visibili per cittadini e operatori servono regole semplici, obiettivi misurabili, un’infrastruttura dati sicura e interoperabile, e competenze diffuse. La traiettoria di mercato indica che la domanda c’è. La differenza, d’ora in poi, la farà la capacità di sistema di far dialogare tecnologie, organizzazioni e persone lungo un percorso unitario e continuativo. 
---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Uap: "In Manovra fare chiarezza su farmacia dei servizi e tariffe Ssn"

(Adnkronos) - Fare chiarezza, nella manovra economica, sulla farmacia dei servizi e sulle tariffe Ssn, "con regole utili alla tutela della salute dei cittadini". Lo chiede l'Unione nazionale degli ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata (Uap). "Il Governo ha dato un segnale di attenzione al lavoro tecnico svolto in questi mesi e di questo lo ringraziamo, dichiarandoci pronti a collaborare per costruire un nomenclatore aggiornato e scientificamente fondato, capace di remunerare correttamente le prestazioni e di tutelare i pazienti, unico modo per l'abbattimento delle liste di attesa", dichiara la presidente Uap, Mariastella Giorlandino, sottolineando però "la forte preoccupazione per la nuova formulazione dell'articolo 68 (Farmacia dei servizi), che - rispetto alla precedente bozza dell'articolo 67 - risulta meno chiara sul regime autorizzativo e di accreditamento delle farmacie". Uap, dunque, "accoglie con favore l'impegno del Governo a destinare risorse significative all'adeguamento delle tariffe del nomenclatore nazionale (art. 67 del Ddl Bilancio 2026), finalmente volto a ristabilire un sistema di remunerazione coerente, aggiornato e trasparente, dopo l'annullamento del precedente decreto da parte del Tar Lazio. Si tratta di un passo concreto verso un equilibrio tariffario equo, che con i fondi destinati dal ministero potrà valorizzare la qualità delle prestazioni e garantire la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale per pubblico e privato accreditato. Ci si augura che tali fondi saranno utilizzati esclusivamente per la sanità dei cittadini, con chiarezza degli importi utilizzati, e non si verifichi quanto successo precedentemente", auspica l'associazione. Ma nella nuova la nuova formulazione dell'articolo sulla farmacia dei servizi, rimarca Uap, "la soppressione del riferimento esplicito all'obbligo di 'autorizzazione e accreditamento' per l'integrazione delle farmacie nel Ssn rischia di riaprire spazi interpretativi in contrasto con il principio fondamentale di 'stesse regole per la stessa prestazione', sancito dal D.Lgs. 502/1992 e ribadito da Uap in ogni sede istituzionale".  Per Uap: l'erogazione di prestazioni sanitarie a carico del Ssn deve restare subordinata a requisiti strutturali, organizzativi e tecnologici, come già previsto dalle lettere c-bis e c-ter dell'articolo 8 del D.Lgs. 502/1992; la capienza nel fabbisogno sanitario standard regionale costituisce un vincolo inderogabile per la contrattualizzazione e la remunerazione; ogni deviazione da tali regole configurerebbe una scorciatoia normativa inaccettabile, che metterebbe a rischio la sicurezza clinica e la parità di trattamento tra operatori del sistema sanitario. "Non vorremmo - afferma Giorlandino - che una modifica meramente lessicale si trasformasse in una porta aperta a nuove deroghe o scorciatoie. La farmacia di prossimità ha un ruolo importante, ma non può diventare un centro sanitario parallelo privo di controlli e requisiti".  Uap, quindi, "auspica che il Parlamento approvi l'articolo 68 nella forma attuale, ma con un chiarimento esplicito sul rispetto delle regole di autorizzazione e accreditamento, respingendo ogni tentativo di deregolamentazione sanitaria che andrebbe a scapito della salute dei cittadini e della coerenza del sistema Ssn". Conclude l'associazione: "Prossimità sì, ma con sicurezza, legalità e parità di regole, applicando il D.Lgs. n. 502/1992 con i relativi requisiti". 
---economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Malattie rare, Uniamo: gli Award ai progetti che fanno la differenza per i pazienti

(Adnkronos) - Dare voce ai pazienti e riconoscere chi lavora ogni giorno per migliorare la qualità di vita delle persone con malattia rara e delle loro famiglie. E' lo spirito del Rare Diseases Award, il premio ideato e promosso da Uniamo - Federazione italiana malattie rare, giunto quest'anno alla quinta edizione e ospitato come di consueto a Firenze, all'interno del Forum Leopolda Salute. Nell'aprire la cerimonia di premiazione, la presidente di Uniamo Annalisa Scopinaro ha ricordando come il Rare Diseases Award rappresenti "un momento di riconoscimento, ma anche di ispirazione, in cui le buone pratiche diventano esempi concreti di collaborazione, innovazione e inclusione nel mondo delle malattie rare". La madrina del premio, Domenica Taruscio, già direttore del Centro nazionale malattie rare - Istituto superiore di sanità (Iss), ha consegnato anche quest'anno i riconoscimenti e portato il suo saluto alla comunità dei pazienti.  La giuria, composta da 6 rappresentanti di associazioni federate a Uniamo - informano gli organizzatori in una nota - ha selezionato i progetti finalisti e decretato i vincitori tra oltre 39 candidature, suddivise nelle 3 categorie del premio: sensibilizzazione, servizi e progetti di inclusione e integrazione. Per la categoria 'Sensibilizzazione', la giuria ha decretato una vittoria ex aequo: 'Rare Reels. Pegaso goes digital!' dell'Iss, in collaborazione con Agenzia italiana per la gioventù, European Grants International Academy e Uniamo; 'Scienza partecipata per il miglioramento della qualità di vita delle persone con malattia rara -edizione scuola' dell'Iss, in collaborazione con Centro studi Kos, Lega del Filo d'Oro, università di Catania e Uniamo.  "Con Rare Reels. Pegaso goes digital!, insieme ai nostri partner, stiamo sperimentando sempre più come il linguaggio dei social possa diventare uno spazio autentico di incontro e consapevolezza - afferma Amalia Egle Gentile, vincitrice ex aequo categoria Sensibilizzazione - La partecipazione di giovani e adulti, persone con malattie rare, caregiver e professionisti può dar vita a comunità che uniscono arte, scienza e impegno civile". L'altro vincitore, il progetto Scienza partecipata ispirato alla Citizen science, nasce "dalla convinzione che ognuno di noi può mettere a frutto ingegno e creatività per migliorare la vita propria e degli altri - spiega Marta De Santis, primo ricercatore all'Iss - Dopo il successo della prima edizione rivolta all'intera cittadinanza, nel 2025 abbiamo scelto di focalizzare l'attenzione su un target specifico, studenti e studentesse, per renderli cittadini e cittadine consapevoli, ma anche attori e attrici del cambiamento". Nella categoria 'Servizi' - riferisce ancora Uniamo - il riconoscimento è andato al progetto 'ApreciseKUre' dell'Associazione italiana malati di alcaptonuria (aimAku), per aver sviluppato un ecosistema digitale di medicina di precisione a servizio della ricerca e dei pazienti. "L'alcaptonuria è una malattia ultra-rara e l'assenza di metodologie standardizzate rappresenta un ulteriore ostacolo alla sua gestione clinica - sottolinea Annalisa Santucci, vicepresidente dell'Associazione aimAku - Per affrontare queste sfide è stato sviluppato un ecosistema digitale di medicina di precisione, denominato ApreciseKUre, che integra risorse genetiche, biochimiche e cliniche condivise tra ricercatori, clinici e pazienti. Questo approccio pone le basi per una medicina di precisione scalabile e replicabile, trasformando ApreciseKUre in un servizio pionieristico al servizio della comunità scientifica e dei pazienti". Il premio per la categoria 'Progetti di inclusione e integrazione' lo ha vinto 'Note nell'aria - Art Without Borders', promosso da Conquistando Escalones Odv in collaborazione con Anffas Onlus e Comune di Farra d'Isonzo (Gorizia). "Crediamo che continuare a fare rete sia essenziale per dare continuità e significato a esperienze come Art Without Borders - racconta Jessica Furlan, presidente dell'associazione Conquistando Escalones Italia - Solo attraverso la collaborazione tra istituzioni, artisti e comunità si possono creare percorsi in cui la creatività diventa strumento di inclusione e crescita condivisa. Affinché questi progetti siano davvero utili e duraturi, però, non devono essere calati dall'alto, ma costruiti insieme, passo dopo passo, ascoltando i bisogni e le peculiarità di ogni realtà coinvolta. Solo così la rete diventa viva, valorizzare la diversità e trasformare la partecipazione in un autentico cambiamento culturale". La menzione speciale è stata assegnata a Khadija El Aoufy dell'università degli Studi di Firenze per il progetto 'Taking care of patients with rheumatic diseases: development of a new model of telenursing for chronic and non-urgent health problems'. "Guardando agli altri progetti finalisti - commenta El Aoufy - ho visto come ricerca, creatività e partecipazione possano realmente trasformare la vita delle persone e generare un impatto duraturo". Con il Rare Diseases Award "vogliamo ricordare che ogni progetto, ogni idea, ogni rete costruita può cambiare davvero la vita delle persone con malattia rara - conclude Scopinaro - E' questo lo spirito con cui la nostra federazione continua a lavorare ogni giorno, insieme alle associazioni e a tutti i partner del sistema". 
---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Mental coach Frangi: "In cancro seno sport fa uscire da quotidianità malattia"

(Adnkronos) - "La malattia mette dentro le persone un senso di paura, fa temere che dal tunnel imboccato non si possa uscire. Ma fare sport, soprattutto in gruppo, è una cosa assolutamente positiva, in quanto dà la possibilità alle persone di confrontarsi, uscire di casa, fare un'esperienza comune, fare squadra e riprendere la propria vita normale. Fare sport ha questo grande potere: permette di uscire dalla quotidianità della malattia e fare qualcosa che può sembrare straordinario, ma invece è quotidiano". Così, Giovanni Frangi, mental coach e tecnico di Nordic Walking, intervenendo all'incontro 'Avrò cura di me. Una nuova vita dopo un tumore al seno' di Donna Moderna, realizzato con il contributo non condizionante di Novartis e organizzato nel contesto dell'Ottobre rosa. "Le cure sono imprescindibili", premette Frangi. "Sicuramente, però, l'approccio mentale è importante perché permette di pensare che si possa riprendere la propria vita di tutti i giorni - andare in palestra, camminare, stare nella natura" - e svolgere "tutte quelle attività che si facevano prima di incontrare la malattia e che" dopo la diagnosi e anche dopo le terapie "magari si tende a non fare più. Quando parliamo di esercizio fisico in donne operate di tumore al seno - sottolinea il mental coach - ci vogliono delle cautele importanti in quanto le operazioni chirurgiche di asportazione, parziale o totale, del seno possono avere come esiti anche aderenze e cicatrici. Bisogna quindi stare molto attenti alla pratica fisica". Il Nord walking è utile perché "permette di fare un'attività molto graduale. Inoltre le donne possono scegliere quanto impegnare la forza della parte superiore del tronco e, soprattutto, l'ampiezza del movimento per non creare problemi con cicatrici e aderenze post operatorie". 
---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Coco (Novartis): in cancro seno localizzato "centrale sinergia con interlocutori"

(Adnkronos) - "Il nostro obiettivo principale è quello di poter sinergizzare con tutti gli interlocutori principali, come le associazioni pazienti, i clinici e le istituzioni, per fare in modo che il tumore diventi sempre di più una sfida accessibile a tutti". Lo ha detto Paola Coco, Medical affairs head di Novartis Italia, all'evento 'Avrò cura di me. Una nuova vita dopo un tumore al seno' di Donna Moderna, realizzato con il contributo non condizionante di Novartis, in occasione del mese della prevenzione del tumore al seno. Tra le iniziative della farmaceutica per l'Ottobre rosa, anche l'evoluzione della sua campagna #PronteAPrevenire, promossa in collaborazione con Andos nazionale, Europa Donna Italia, IncontraDonna e Salute Donna Odv. Il progetto mette al centro l'importanza del benessere e dell'esercizio fisico, accanto alle cure adiuvanti, per le donne con tumore al seno localizzato. "La prevenzione rappresenta la prima arma che abbiamo a disposizione per ridurre il più possibile l'impatto di questa patologia nelle pazienti - ricorda Coco - E' proprio nel mese della prevenzione, quindi, che vogliamo sottolineare l'importanza della prevenzione precoce e anche il fatto che, dopo una diagnosi, si possa avere accesso a tutti i follow-up e le cure necessarie per fare in modo che la malattia abbia la minore probabilità possibile di ripresentarsi". 
---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Cancro seno localizzato, oncologa La Verde: "Importante stabilire rischio recidiva"

(Adnkronos) - "Una paziente che ha avuto un tumore al seno localizzato viene valutata da un team multidisciplinare fatto di professionisti con diverse specializzazioni, come l'oncologo, il chirurgo, il radiologo e il radioterapista. Si deve esaminare anche il suo rischio di ricaduta, ossia la probabilità che quel tumore, attualmente curabile, possa eventualmente ripresentarsi in futuro, sia con una recidiva locale, quindi a livello della mammella residua o controlaterale, che a distanza. Si deve capire se c'è la probabilità che si possano sviluppare metastasi in altri organi. Stabilire qual è il rischio di recidiva è molto importante perché condiziona le terapie che intraprendiamo per la paziente". Così Nicla La Verde, direttrice della Struttura complessa di Oncologia all'ospedale Sacco di Milano, intervenendo all'incontro 'Avrò cura di me. Una vita nuova dopo un tumore al seno' di Donna Moderna, realizzato con il contributo non condizionante di Novartis, in occasione dell'Ottobre rosa, mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno. In oncologia, per terapie adiuvanti "si intendono i trattamenti medici che si effettuano dopo un intervento chirurgico, con l'obiettivo di ridurre il rischio di recidiva - chiarisce La Verde - Il tumore al seno nasce nella mammella, ma precocemente le cellule tumorali possono spostarsi dalla sede in cui sono nate e, lungo il torrente sanguigno e attraverso i vasi linfatici, arrivare ad altri organi: nell'osso, nel cervello o nel fegato. Per evitare che le cellule tumorali possano attaccare un altro organo, dopo l'intervento chirurgico aggiungiamo le terapie adiuvanti, che comprendono chemioterapia, ormonoterapia e terapie biologiche. Tutti questi strumenti, che collaborano insieme alla chirurgia, vengono utilizzati in modo molto attivo ed efficace. Se oggi possiamo dire che l'85% delle donne con tumore mammario guarisce - sottolinea l'oncologa - è proprio grazie all'insieme di questi trattamenti che utilizziamo". 
---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Tumori, Ardizzoni (UniBo): "Terapia combinata migliora esiti in cancro polmone Egfr"

(Adnkronos) - "Nel trattamento del cancro del polmone abbiamo vissuto negli ultimi vent'anni una grande evoluzione, che ha visto l'inserimento dei trattamenti a bersaglio molecolare e dell'immunoterapia. In particolare, per la malattia Egfr-mutata - una condizione scoperta nel 2004 che riguarda una mutazione specifica a carico del gene Egfr - ha portato allo sviluppo di farmaci a bersaglio molecolare, capaci di colpire in modo mirato questa proteina. Da allora sono stati sviluppati vari trattamenti a bersaglio molecolare che, nelle generazioni successive, hanno dimostrato un'efficacia nettamente superiore alla chemioterapia che prima di allora era il nostro standard of care". Così Andrea Ardizzoni, professore di Oncologia medica all'università di Bologna e direttore Uoc Oncologia medica Aou di Bologna, ripercorre l'evoluzione dei trattamenti antitumorali, commentando i risultati dello studio Flaura2 che dimostrano l'efficacia della combinazione chemioterapia-osimertinib "negli esiti clinici sia in termini di durata della risposta e tempo alla progressione", presentati recentemente al Congresso mondiale del cancro del polmone che si è svolto a Barcellona. "Nel corso degli anni - spiega Ardizzoni - siamo arrivati a una terza generazione di inibitori dell'Egfr, tra cui in particolare l'osimertinib che dal 2018 è diventato la nostra terapia di riferimento per il cancro del polmone con mutazione di Egfr. Questa scelta si è basata sui risultati dello studio Flaura che dimostrò la superiorità dell'osimertinib rispetto al trattamento chemioterapico. Ovviamente la ricerca è andata avanti. Gli inibitori della tirosin-chinasi, come l'osimertinib, hanno rappresentato una grande evoluzione: hanno portato a triplicare l'aspettativa di vita dei pazienti con questa specifica alterazione molecolare. Tuttavia, dopo questi progressi iniziali - precisa l'oncologo - non abbiamo assistito a ulteriori miglioramenti: non sono comparsi inibitori più efficaci. Si è quindi pensato che un nuovo passo avanti potesse essere ottenuto solo aggiungendo qualcosa". Questo "è esattamente ciò che ha cercato di fare lo studio Flaura2 - illustra Ardizzoni - aggiungendo la chemioterapia all'osimertinib nel tentativo di potenziarne l'efficacia e migliorare i risultati a lungo termine. Lo studio ha randomizzato i pazienti con tumore del polmone e mutazione di Egfr a 2 trattamenti: uno con solo osimertinib e l'altro con osimertinib più chemioterapia. I risultati hanno mostrato in modo molto chiaro che la combinazione porta a esiti migliori, sia in termini di durata della risposta e tempo alla progressione, sia - e questo è il dato più recente, presentato al Congresso mondiale del cancro del polmone - in termini di sopravvivenza complessiva, aumentata di circa 10 mesi. Il guadagno di sopravvivenza a 3 anni - sottolinea - è di circa il 10%, un risultato che rappresenta un ulteriore, importante beneficio nel trattamento del cancro del polmone con mutazioni di Egfr". 
---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Welfare, Cuzzilla (Cida): "Necessario ridare speranza ai giovani del sistema produttivo"

(Adnkronos) - “Siamo contenti che finalmente si parli di ceto medio, lo vediamo in Finanziaria, ma siamo ancora lontano dal ‘sogno’ di ridare speranza e voglia al Paese produttivo e alla gente che lavora. Sotto questo profilo serve un lavoro su tutta la parte produttiva del Paese per dare speranza ai giovani”. È quanto riferito da Stefano Cuzzilla, presidente Cida, alla seconda edizione del Global Welfare Summit, il principale appuntamento italiano dedicato all’evoluzione del welfare, dedicata alle 'Eccellenze che ispirano', organizzato a Villa Miani a Roma.  “E’ necessario lavorare molto sul ceto medio, perché deve essere rincuorato. Si deve dare la speranza a queste persone che pagano tutto il fisco, come emerso dai dati dei nostri Osservatori: oggi, poche persone pagano per tutti. Partiamo sempre dal presupposto che le persone che hanno bisogno devono essere aiutate, e questo fa parte di un Paese civile, e il ceto medio, ossia la parte produttiva del Paese, non si tira indietro - spiega - Ma è necessario anche ridare a questa parte della popolazione la speranza per i loro figli. Oggi molte persone del ceto medio pensano che i loro figli debbano andare a lavorare all'estero e per noi è un disastro. Dopo che il Paese e le famiglie hanno investito, noi dobbiamo trattenere i nostri giovani”. “Allo stesso tempo, la voglia del ceto medio era lavorare con serietà per questo Paese e avere la speranza di fare carriera, di guadagnare di più, di poter costruire. Adesso le famiglie non riescono più nemmeno a risparmiare, né a sostenere bene i figli e i genitori anziani. Questo è un welfare che sta saltando, a cui dobbiamo sicuramente mettere rimedio. Dobbiamo lavorare di più sulla sanità e sulla previdenza integrative - sottolinea Cuzzilla - Un altro degli aspetti su cui si deve lavorare molto sono i salari, che restano da anni troppo bassi. Il governo deve mettere nell'agenda tutto ciò che serve per dare forza alle aziende di poter aumentare i salari. Il costo del lavoro è troppo alto”. “Infine, è necessario lavorare anche per l'introduzione delle donne nel mondo del lavoro e dare loro i sistemi di welfare per la maternità. Abbiamo visto qualcosa nella Finanziaria, ma c'è ancora tanto da fare. Anche il gender gap è un problema: le donne guadagnano molto meno degli uomini nella stessa posizione, questo non è più possibile, poiché significa che in qualsiasi caso sono le donne che si ritirano dal lavoro e non ce lo possiamo permettere, se vogliamo essere un paese civile”, conclude. 
---lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Welfare, Bonetti (Azione): "Al lavoro da mesi su transizione demografica"

(Adnkronos) - “In questi primi mesi di lavoro della Commissione abbiamo già dato una prima lettura sistematizzata dei dati che sono a disposizione sulla transizione demografica, ma che necessitano di un'analisi integrata che copra tutti gli aspetti coinvolti da questa transizione”. A dirlo Elena Bonetti (Azione), presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica in atto, in occasione della seconda edizione del Global Welfare Summit, il principale appuntamento italiano dedicato all’evoluzione del welfare, dedicata alle 'Eccellenze che ispirano', organizzato a Villa Miani a Roma.  Degli aspetti coinvolti citati da Bonetti fanno parte “quelli propri della transizione demografica, come la denatalità e l'invecchiamento della popolazione, ma quelli che riguardano le politiche per il lavoro e per il welfare che, integrate con politiche territoriali, risultano essenziali - spiega Bonetti - Noi ci concentreremo su una proposta strategica basata su alcune piste di indirizzo: il tema dei giovani, la questione dell'invecchiamento della popolazione e del benessere lavorativo della popolazione attiva nel mondo del lavoro, ma anche la capacità di mettere in campo un nuovo modello di welfare che sia in grado di affrontare questo cambiamento demografico, che superi i modelli ormai obsoleti e apra nuove prospettive”. “Il rapporto pubblico-privato è essenziale. Inoltre c’è bisogno, e questo è il punto fondamentale su cui ci stiamo concentrando, di un cambio metodologico nell'ambito delle politiche pubbliche, introducendo una capacità di progettazione, di valutazione di impatto delle stesse, a partire dalla legge di bilancio, che dovrà avere uno sguardo efficace anche sulle politiche demografiche”, conclude.  
---lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)