Pikmin 4 sboccia di nuovo: a novembre arriva l’aggiornamento gratuito su Switch

(Adnkronos) - Nintendo prepara un ritorno in grande stile per Pikmin 4. A partire da novembre, il titolo per Nintendo Switch riceverà un aggiornamento gratuito che espande ulteriormente l’esperienza di gioco, introducendo elementi inediti e un tocco di creatività direttamente dall’app mobile Pikmin Bloom. L’update, annunciato ufficialmente dall’azienda giapponese, aggiunge i Pikmin decorati: piccoli esploratori con accessori unici che rendono ogni squadra più variopinta che mai. Nati proprio da Pikmin Bloom, i Decor Pikmin portano nel gioco principale la stessa vena estetica e collezionistica che ha conquistato gli utenti mobile. I giocatori potranno incontrare Pikmin con decorazioni che vanno dalle ciambelle ai cappellini da neve, e perfino trasferirli nella versione mobile per ampliare la propria collezione. Tra le novità più attese c’è una nuova modalità fotografica che consente di immortalare il proprio personaggio, la squadra di Pikmin e gli scenari di gioco con libertà creativa. Si potranno regolare angolazioni, nascondere elementi, applicare filtri, cornici e adesivi per realizzare veri e propri scatti artistici, in perfetto stile social. E, secondo Nintendo, la fotocamera potrebbe rivelarsi la chiave per scoprire nuovi Pikmin decorati. Non mancano infine due nuove opzioni di difficoltà pensate per adattare l’avventura a tutti i tipi di giocatori. Nella modalità Relax le creature ostili non attaccheranno a meno che non vengano provocate, permettendo di esplorare con più calma e concentrazione. Chi invece cerca una sfida extra potrà cimentarsi in una modalità in cui l’aggressività dei nemici metterà alla prova anche i comandanti più esperti. 
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Microsoft Digital Defense Report 2025: ransomware e AI accelerano le minacce globali

(Adnkronos) - Il Microsoft Digital Defense Report 2025, che copre il periodo da luglio 2024 a giugno 2025, mette in luce come l'evoluzione degli attori statali e dei cybercriminali stia creando un ambiente di rischio notevolmente amplificato, spingendo la cybersecurity ad assumere il ruolo di priorità strategica di governance. L'analisi, presentata anche in un blog post a firma di Amy Hogan-Burney, Corporate Vice President, Customer Security & Trust di Microsoft, evidenzia che gli aggressori non "forzano" più l'accesso, ma "effettuano login". Infatti, oltre il 97% degli attacchi alle identità è basato su password, una vulnerabilità che, per il 99%, può essere bloccata con l'autenticazione multifattore resistente al phishing.   I dati statistici del report confermano in modo netto la centralità del crimine per scopo di lucro. Le attività di estorsione e ransomware rappresentano ormai la forza dominante, costituendo oltre la metà degli attacchi informatici (52%), mentre gli attacchi mirati esclusivamente allo spionaggio si fermano a un modesto 4%. Questa predilezione per il guadagno economico pone un rischio elevatissimo sui servizi pubblici critici (come ospedali, trasporti e amministrazioni locali). Questi settori, spesso limitati da budget ristretti e zavorrati da software obsoleto, sono diventati un bersaglio primario. L'impatto di questi attacchi non è teorico: ha causato "ritardi nelle cure mediche d'emergenza, interruzioni dei servizi di pronto intervento, cancellazioni di lezioni scolastiche e blocchi nei sistemi di trasporto", traducendosi in conseguenze dirette e drammatiche sulla vita quotidiana dei cittadini.e attività di estorsione e ransomware costituiscono oltre la metà degli attacchi informatici (52%). Gli attori statali stanno intensificando e diversificando le operazioni informatiche, guidati da chiare ambizioni geopolitiche. Microsoft ha documentato una netta escalation nelle attività offensive attribuibili a Russia, Cina, Iran e Corea del Nord. La Russia non si limita più al conflitto ucraino, ma ha esteso gli attacchi, aumentati del 25% rispetto all'anno precedente, colpendo le piccole imprese dei Paesi NATO e spesso esternalizzando lo spionaggio a reti criminali. Contemporaneamente, la Cina sta intensificando le attività di intelligence, prendendo di mira le ONG e sfruttando con discrezione i dispositivi vulnerabili per garantirsi l'anonimato. L'Iran ha proiettato la sua influenza fino al Nord America, concentrando le sue offensive sui settori strategici della logistica e dei trasporti. Infine, la Corea del Nord continua a finanziarsi illecitamente, attraverso l'estorsione e l'impiego di lavoratori IT remoti che operano dietro false identità. Il cyberspazio è ormai riconosciuto come il nuovo fronte di confronto geopolitico.  
L'Intelligenza Artificiale (AI) emerge come fattore di trasformazione della cybersicurezza sia in attacco che in difesa. Gli aggressori la sfruttano per automatizzare phishing e social engineering, creare contenuti sintetici realistici e velocizzare lo sviluppo di malware adattivi e operazioni di influenza. Parallelamente, i difensori impiegano l'AI per individuare minacce, chiudere gap di rilevamento e intercettare tentativi di phishing. La necessità di "proteggere gli strumenti di AI e formare i team per mantenere un vantaggio sugli avversari" è considerata essenziale. Il report sottolinea che l'uso di strumenti pronti all'uso e di automazione ha permesso anche a criminali con competenze limitate di espandere rapidamente le proprie attività. Gli attacchi basati sull'identità sono aumentati del 32% nel primo semestre del 2025, trainati dalla crescita di malware "infostealer" per il furto di credenziali, poi rivendute nel dark web. Nonostante la crescente minaccia, il lavoro di contrasto prosegue: a maggio, la Digital Crimes Unit di Microsoft, in collaborazione con il Dipartimento di Giustizia USA e Europol, ha smantellato Lumma Stealer, uno dei più diffusi infostealer in circolazione. Il messaggio centrale inviato da Microsoft, che analizza oltre 100 trilioni di segnali al giorno, è che la sicurezza digitale è ormai una "sfida di governance e un fattore cruciale per la stabilità economica, la sicurezza personale e la resilienza dei servizi essenziali". 
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AI Cina: +117% crescita economia digitale e iniziativa 'AI Plus'

(Adnkronos) - Il boom dell'Intelligenza Artificiale (AI) in Cina sta agendo da catalizzatore per la crescita esponenziale dell'economia digitale del Paese. Decisive sono le innovazioni nelle tecnologie chiave e il forte sostegno politico che ne alimentano la rapida integrazione in tutti i settori industriali e nella vita quotidiana. L'espansione cinese nel campo dell'AI è supportata da dati che ne certificano la leadership globale, in particolare per il 60% dei brevetti AI depositati a livello mondiale. Questa supremazia tecnica è accompagnata da una crescita impetuosa delle imprese e dall'innovazione nei modelli di grandi dimensioni (LLM) sviluppati internamente, come DeepSeek. Il motore di questa trasformazione è alimentato da abbondanti risorse di dati e da un sistema industriale completo. I risultati economici dimostrano un forte momentum della digital economy cinese: nel 2024, il numero di imprese di dati ha superato quota 400.000. Il valore dell'industria dei dati ha raggiunto i 5,86 trilioni di yuan (circa 826 miliardi di dollari USA), segnando un'impressionante crescita del 117% rispetto al 2020. Nel frattempo l'impatto applicativo dell'AI è già evidente in vari settori, dall'agricoltura al manifatturiero fino ai servizi pubblici, dove le applicazioni dimostrano risultati tangibili nell'aumento della produttività e nella profonda trasformazione dei comparti tradizionali. Il governo cinese ha intrapreso sforzi sostenuti per guidare la transizione dall'economia digitale verso una vera e propria "smart economy" e una "società intelligente". All'inizio di quest'anno, il Paese ha lanciato l'iniziativa nazionale "AI Plus", il cui obiettivo primario è rafforzare l'infrastruttura di supporto all'AI e accelerare l'integrazione della tecnologia in tutti i domini economici e sociali. Questa iniziativa sottolinea l'impegno strategico nel consolidare l'AI non solo come strumento tecnologico, ma come vera e propria forza trainante per il progresso economico e la competitività globale. 
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Il cinema cura la salute, la conferma da 2 studi del Gemelli

(Adnkronos) - "Ansia e stress legati al ricovero ospedaliero e alle patologie possono abbassarsi in maniera considerevole dopo aver visto un film con valori positivi e aver elaborato con i terapeuti le sensazioni provate durante la visione, contribuendo a un miglioramento psicofisico del paziente". E' quanto emerge da 2 studi clinici appena terminati e in fase di pubblicazione, condotti da psicologi clinici e psichiatri, medici e ricercatori del Policlinico Gemelli Irccs di Roma e università Cattolica del Sacro Cuore, in collaborazione con MediCinema Italia. I risultati sono stati presentati in anteprima - in occasione della 20esima edizione della Festa del Cinema di Roma - durante l'evento 'MediCinema, il cinema come cura complementare', che si è svolto questa mattina grazie al supporto della Fondazione Roma Lazio Film Commission. I saluti istituzionali sono stati affidati a Lorenza Lei, amministratore delegato della Fondazione Roma Lazio Film Commission, e a Fulvia Salvi, presidente di MediCinema Italia, che ha raccontato il decennale percorso dell'associazione nell'utilizzo della cineterapia negli ospedali, mentre Marina Morra, MediCinema Manager Lazio, ha illustrato l'approccio innovativo che coniuga la visione filmica a una rigorosa ricerca medico-scientifica. Daniela Chieffo, direttrice di Psicologia clinica al Policlinico Gemelli, ha illustrato il primo progetto clinico denominato 'Super eroi insieme' (Sei). Dedicato a pazienti pediatrici con patologie neurologiche complesse, realizzato a Roma presso la sala MediCinema del Gemelli, ha coinvolto 30 bambini tra gli 8 e i 12 anni per 6 mesi, con incontri a cadenza mensile. Gli appuntamenti prevedevano la proiezione di film di animazione dedicati a temi come amicizia, collaborazione, empatia e resilienza, accompagnati da attività ludico-educative tra bambini ospedalizzati e coetanei della scuola Lambruschini a Roma. I bambini, divisi in squadre ispirate a personaggi iconici come Spiderman o Topolino, hanno partecipato a giochi e momenti di riflessione guidati dalle '6 A magiche' (aiuto, ascolto, accoglienza, accompagnare, alleanza, attenzione), pensate per rafforzare i messaggi trasmessi dai film. Il progetto è stato reso possibile grazie al lavoro congiunto di psicologi, medici, volontari della sala MediCinema, personale sanitario infermieristico e le maestre di scuola che hanno supportato i bambini durante le attività. I risultati del progetto Sei - riprota una nota - mostrano che i bambini ricoverati hanno registrato un miglioramento significativo in tutte le dimensioni socio-emotive e dell'autostima tra l'inizio e la fine del percorso.  "Sono emersi progressi importanti nella consapevolezza di sé, nella regolazione emotiva, nella consapevolezza sociale e nella capacità decisionale responsabile - ha riferito Chieffo - oltre che in tutte le principali forme di autostima, dalla sfera scolastica e corporea a quella familiare e interpersonale. Il confronto con i coetanei della scuola ha evidenziato che all'inizio del progetto i bambini ricoverati presentavano punteggi inferiori in quasi tutte le aree valutate, segnalando una maggiore fragilità emotiva e relazionale. Al termine dell'intervento queste differenze si sono significativamente ridotte, in particolare per quanto riguarda le abilità socio-emotive e l'autostima globale, indicando un percorso di crescita e potenziamento. Alcune differenze persistono, soprattutto nell'autostima scolastica e corporea, ma nel complesso il divario tra i due gruppi si è assottigliato, a testimonianza dell'efficacia del progetto nell'accompagnare i bambini ospedalizzati verso un maggiore benessere psicologico e relazionale". Attraverso storie e personaggi i film hanno favorito l'elaborazione delle emozioni, il rafforzamento dell'autostima e delle competenze socio-emotive, promuovendo al contempo socializzazione e benessere e trasformando l'ambiente ospedaliero in uno spazio di crescita e condivisione. Marianna Mazza e Caterina Brisi della Uoc di Psichiatria clinica d'urgenza del Gemelli hanno presentato il secondo progetto denominato 'Emozioni al femminile', nato da un'iniziativa congiunta di MediCinema Italia con la Uoc. 'Emozioni al Femminile' - descrive la nota - è un protocollo clinico che ha lo scopo di verificare l'efficacia della cineterapia in donne con disturbi ansiosi e disturbi dell'umore che afferiscono agli ambulatori e al Day hospital della Uoc di Psichiatria clinica e d'urgenza del Policlinico Gemelli Irccs. Lo studio ha previsto 8 incontri, 1 al mese, in cui un gruppo di donne con depressione e ansia ha assistito alla proiezione di un film insieme al proprio partner. Ogni film trattava un'emozione diversa e, dopo la visione, si apriva una discussione per riflettere sui contenuti del film. Hanno partecipato 30 donne sposate o conviventi, con un'età media di circa 56 anni, con diagnosi di depressione e ansia che assumevano farmaci antidepressivi e ansiolitici. Quindici hanno preso parte alle proiezioni con il proprio partner. "Dai dati raccolti, - hanno illustrato Mazza e Brisi - è emerso che guardare i film e parlarne insieme ha portato a una riduzione del 50% dei sintomi depressivi e del 64% di quelli ansiosi nel gruppo di donne che ha partecipato alla cinematerapia. Il cinema permette di emozionarsi e immedesimarsi nei personaggi, aiutando le persone a riconoscere e comprendere meglio le proprie emozioni e favorisce la relazione con l'altro, in questo caso con il partner, creando un momento di condivisione profondo". Questo studio clinico mostra dunque che la cinematerapia può essere uno strumento utile e coinvolgente per aiutare le donne a superare momenti difficili legati alla salute mentale. Non sostituisce le cure mediche, ma può rappresentare un valido aiuto in più, integrandosi con le terapie tradizionali. 
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Cabina di regia nazionale: un piano unico per rischio, bonifiche e rigenerazione urbana

(Adnkronos) - La governance del territorio italiano potrebbe essere vicina a una svolta radicale. In occasione dell'evento “Strategie ambientali e territoriali per costruire il futuro”, promosso da RemTech e CNR-ITC presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stata lanciata la proposta di istituire una Cabina di Regia Nazionale. L'obiettivo è ambizioso: unificare, entro il primo semestre del 2026, interventi oggi frammentati su ricostruzione post-sisma, bonifiche ambientali, rigenerazione urbana e prevenzione del rischio naturale. Questa iniziativa interministeriale, sviluppata in collaborazione con il mondo scientifico, mira a superare la logica dell'emergenza, promuovendo una pianificazione integrata, trasparente e basata su evidenze scientifiche. Il progetto prevede l'istituzione di un comitato tecnico-scientifico che operi all'interno della Cabina, coordinato dal CNR-ITC, con il compito di indirizzare le decisioni attraverso analisi predittive, dati ambientali e scenari climatici. 
Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alessandro Morelli, ha sottolineato la necessità di un cambio culturale: “Serve un cambio culturale per gestire al meglio il problema del dissesto idrogeologico per tornare ad un modello in cui l’uomo sia custode dell’ambiente”. E ha fissato l'orizzonte esecutivo: “Il nostro orizzonte è chiaro: più prevenzione, più qualità progettuale, più trasparenza sui risultati. Solo così le strategie ambientali e territoriali diventano motore di competitività, benessere e coesione”. In merito alla gestione della risorsa idrica, Morelli ha ricordato che il Governo ha stanziato "2,8 miliardi di euro per la gestione dell’idrico nazionale", con particolare focus sulle emergenze del Sud, il potenziamento dei dissalatori e l'ammodernamento delle dighe. Il Sottosegretario ha infine ribadito che “La collaborazione tra scienza e politica non è un’opzione: è la condizione per costruire il futuro”. 
Una delle criticità maggiori rilevate è la disarticolazione degli interventi. Su questo punto, il Viceministro all’Ambiente, Vannia Gava, è stata perentoria: “Basta interventi a compartimenti stagni. Serve un piano unico, coerente e fondato sulla conoscenza. La scienza guiderà le scelte”. La Gava ha evidenziato come le risorse per dissesto e bonifiche debbano essere basate su valutazioni scientifiche di Autorità di bacino e su ReNDiS, privilegiando "progetti cantierabili e aree più a rischio". Nel contesto delle semplificazioni, ha ricordato che nella Terra dei Fuochi si applicano “regole sono più dure: chi inquina paga davvero”. Tra le priorità del Piano integrato figurano aree di massima urgenza come il cratere sismico del Centro Italia e le aree fortemente compromesse, tra cui la citata Terra dei Fuochi. Il Commissario unico per le bonifiche, Giuseppe Vadalà, ha ribadito l'urgenza di una mappa nazionale unica dei rischi come presupposto per una concentrazione efficace di risorse e tecnologie. Dal mondo della ricerca, il Prof. Massimo Clemente (Direttore CNR-ITC) ha auspicato una cabina di regia congiunta per "
sperimentare approcci innovativi" e intervenire su leggi che spesso rallentano lo sviluppo
. A chiudere i lavori, Silvia Paparella, direttrice di RemTech, ha sintetizzato la posta in gioco: “La proposta della Cabina di Regia nazionale è il cuore di questo percorso. Potrà diventare la leva che aspettavamo da anni per rigenerare l’Italia partendo dalla conoscenza, non più dall’inseguimento delle emergenze. Ma serve visione, serve coraggio, serve metodo. Ora abbiamo l’occasione per cambiare rotta. Non possiamo sprecarla”. 
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Focolai di salmonella rara in Europa, si rafforza l'ipotesi pomodorini

(Adnkronos) - Era inizio autunno del 2011 quando in Europa veniva intercettato per la prima volta un raro sierotipo di Salmonella: la Salmonella Strathcona. Fino ad allora il batterio in questione era stato documentato solo 3 volte a livello globale. Poi quell'anno diversi Paesi europei hanno cominciato a segnalare infezioni, soprattutto la Danimarca. All'epoca le prime indagini condotte sull'epidemia hanno acceso un faro su una probabile fonte dei casi: pomodorini siciliani. Da allora, le notifiche di S. Strathcona in Europa sono continuate. Il batterio dava segni della sua presenza in modo ciclico, con epidemie stagionali ricorrenti, solitamente dall'estate all'inizio dell'anno successivo. Anche nel 2025 sono state rilevate nuove infezioni e su quest'ultima epidemia è anche in arrivo una valutazione rapida. Nel frattempo, però, uno studio pubblicato in questi giorni sulla rivista 'Eurosuveillance' ricostruisce tutta la vicenda, analizzando l'epidemiologia dei casi tra il 2011 e il 2024 ed esplorando la correlazione genomica delle sottospecie rilevate per identificare con maggiore certezza il possibile veicolo alimentare dei recenti focolai. Nell'arco temporale dello preso in considerazione nello studio, gli autori hanno identificato 662 infezioni da Salmonella Strathcona in 17 Paesi dell'area: 469 casi confermati, 161 probabili, 13 possibili e 19 non epidemici. Considerando solo i 643 casi epidemici, spiegano gli esperti, quasi la metà (306) sono stati segnalati durante un'epidemia tra il 2023 e il 2024. Considerando i vari focolai che si sono succeduti negli anni, la Germania ha notificato il maggior numero di casi epidemici (229; 36%), seguita da Danimarca (93) e Austria (77). Per quanto riguarda il 2025, nel corso di questo ultimo anno sono stati segnalati altri 29 casi fino a inizio settembre.  Gli autori fanno presente che non tutti i Paesi che hanno osservato infezioni di S. Strathcona dal 2011 hanno aderito all'indagine collaborativa per lo studio e, poiché l'identificazione dei casi si è basata in gran parte sulla notifica obbligatoria, l'ipotesi degli autori è che il numero effettivo di infezioni sia probabilmente "notevolmente più elevato". Al di là di questo, le analisi contenute nello studio sembrano indicare una fonte comune e un veicolo alimentare comune, i pomodori appunto. Questo sembra suggerire il Dna. Il sequenziamento dell'intero genoma degli isolati durante il periodo di studio ha infatti mostrato che quasi tutti (95%) erano altamente correlati geneticamente nel tempo e nei diversi Paesi, un dato compatibile con l'idea di una fonte comune. La ricerca ha coinvolto numerosi centri d'Europa, dall'Austria alla Danimarca, dalla Germania al Regno Unito, dalla Finlandia alla Croazia, così come organismi Ue, dall'Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) all'Efsa (l'Autortà europea per la sicurezza alimentare di base a Parma in Italia). E gli autori, Vivien Brait e colleghi, "ritengono probabile che i pomodori possano essere stati il ​​veicolo nella maggior parte, se non in tutti gli anni". Oltre all'indizio emerso dalle indagini su quel primo focolaio europeo di Salmonelli Strathcona, anche precedenti epidemie di salmonella, ad esempio in Svezia, Finlandia e Stati Uniti, avevano dimostrato che i pomodori freschi possono essere un veicolo alimentare, spiegano gli esperti. Ciò può essere correlato al consumo di pomodori non cotti o al fatto che i patogeni potrebbero essere presenti nei tessuti vegetali, il che - ragionano gli autori - può significare che "il lavaggio dei pomodori potrebbe non essere una misura preventiva efficace contro la salmonellosi". Secondo Brait e colleghi, le indagini condotte in questo studio "suggeriscono la presenza di focolai ricorrenti in Europa dal 2011, con un andamento stagionale dei casi di S. Strathcona, collegati a pomodorini provenienti da una fonte comune". Al di là della vicenda in questione, fanno infine notare, questa storia offre anche una conferma di quanto sia importante superare i confini dei singoli Paesi e scambiarsi informazioni facendo squadra, in un mondo in cui anche le filiere alimentari, e dall'altro lato le epidemie, sono ormai 'globalizzate'. "L'indagine - concludono gli autori - esemplifica il valore aggiunto, ma anche la necessità di ampie indagini collaborative transfrontaliere e intersettoriali, idealmente supportate dall'Ecdc e dall'Efsa per affrontare complesse epidemie di origine alimentare". 
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Cibo 'farmaco epigenetico' per la salute e la longevità, lo studio

(Adnkronos) - Mangiare bene significa anche 'parlare' con il nostro Dna, indirizzandolo a lavorare per assicurarci un futuro sano e longevo. Alcuni alimenti contengono infatti molecole capaci di modulare i meccanismi che regolano l'espressione dei geni, influenzando i processi di invecchiamento e la prevenzione delle malattie croniche. Lo suggerisce uno studio guidato da Sofia Pavanello, docente del Dipartimento di Scienze cardio-toraco-vascolari e Sanità pubblica dell'università di Padova, pubblicato su 'Advances in Nutrition'. Gli autori hanno raccolto e analizzato in modo sistematico oltre 100 studi sperimentali e clinici che dimostrano come i composti bioattivi di origine alimentare - tra cui polifenoli, isotiocianati, folati, catechine e curcumina - siano in grado di modulare l'attività delle Dna metiltransferasi (Dnmt), enzimi che controllano la messa in 'on' o in 'off' dei geni, condizionando la risposta dell'organismo a stress ambientali, infiammazione e invecchiamento. "Abbiamo voluto chiarire in modo rigoroso quali alimenti e quali principi attivi possano agire come veri e propri interruttori epigenetici naturali - spiega Pavanello - L'obiettivo è comprendere come la dieta possa essere utilizzata" come un 'farmaco epigenetico' volto a "prevenire o rallentare i processi biologici che portano all'invecchiamento e alle malattie croniche, aprendo la strada a una nutrizione sempre più personalizzata e basata sull'evidenza scientifica". Il lavoro conferma che molti composti naturali presenti in alimenti comuni - come tè verde, broccoli, curcuma, vino rosso o soia - possono riprogrammare l'espressione genica attraverso modificazioni epigenetiche reversibili. Questa regolazione fine dell'attività del Dna può contribuire a ridurre l'infiammazione, migliorare le difese antiossidanti e mantenere giovane l'età biologica. La ricerca si inserisce nel progetto Epifood del BioAgingLab dell'università di Padova, guidato da Pavanello, che mira allo sviluppo di strategie nutriepigenetiche per la longevità e la salute in ambienti estremi, inclusi quelli spaziali. Le conoscenze raccolte - sottolineano da UniPd - potranno contribuire anche al programma Asi Space Food, volto alla creazione di alimenti funzionali per gli astronauti, capaci di contrastare stress ossidativo, infiammazione e invecchiamento. 
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Ossa fragili dei calciatori, ecco perché post ritiro tanti soffrono di osteoartrite

(Adnkronos) - Una carriera sportiva ad alta velocità, fatta di allenamenti intensivi, contatti talvolta anche violenti in campo, salti, continui cambi di direzione, inseguendo il pallone e il goal, l'assist, la parata della vita. Il calcio giocato ad alti livelli è uno sport con un altrettanto alto rischio di infortuni. Quelli al piede e alla caviglia sono particolarmente comuni, e nel dettaglio sono le distorsioni il problema più frequente per le caviglie dei campioni, mentre le fratture metatarsali sono invece gli infortuni più ricorrenti per quanto riguarda il piede. Questi incidenti si verificano più spesso durante le partite che in allenamento, anche per la natura competitiva del gioco. Un nuovo studio mette sotto la lente ossa e articolazioni fragili di questi sportivi, indagando su ciò che succede dopo il ritiro e provando a rispondere a una domanda: perché così tanti calciatori professionisti sviluppano l'osteoartrite? Il lavoro, pubblicato su 'Rheumatology', ha coinvolto oltre 400 ex giocatori britannici e rileva che quelli che hanno riportato infortuni al piede o alla caviglia durante la loro carriera avevano maggiori probabilità di sviluppare poi osteoartrite durante il ritiro. Non solo: i giocatori in pensione che erano stati trattati regolarmente con iniezioni di cortisone per i loro infortuni avevano ancora più probabilità di presentare la patologia cronica degenerativa che colpisce la cartilagine articolare.  Gli esperti spiegano che le lesioni articolari possono causare dolore, gonfiore e danni alla cartilagine e ad altri tessuti articolari, con conseguente osteoartrite del piede-caviglia, che può portare disabilità o dolore cronico. Sebbene gli infortuni siano diffusi tra i calciatori professionisti - quasi il 25%, 1 su 4, li subisce al piede o alla caviglia durante la carriera - l'uso diffuso di terapie iniettive come corticosteroidi, anestetici locali, plasma ricco di piastrine e acido ialuronico rimane controverso, segnalano gli autori, per via di preoccupazioni sugli effetti collaterali a lungo termine e delle limitate prove a supporto dell'efficacia. Le iniezioni, ragionano gli esperti, possono alleviare il dolore e consentire ai calciatori di tornare a giocare più rapidamente, ma il trattamento potrebbe nascondere danni articolari sottostanti e accelerare il deterioramento strutturale dell'articolazione nel tempo. L'uso frequente di questi trattamenti potrebbe anche peggiorare il danno cartilagineo, soprattutto se combinato con gli elevati sforzi fisici richiesti nel calcio professionistico. I ricercatori hanno esaminato i casi di calciatori britannici in pensione tra agosto 2020 e ottobre 2021 per i quali un medico di base ha diagnosticato osteoartrite al piede-caviglia o è stato eseguito un intervento chirurgico all'avampiede/caviglia dopo il ritiro. Su 424 professionisti in pensione studiati, il 73% di quelli che hanno sviluppato osteoartrite aveva riportato lesioni al piede o alla caviglia e il 75% ha riferito di essere stato trattato con iniezioni di corticosteroidi nel corso della carriera. Gli autori tengono a precisare che, sebbene le iniezioni di corticosteroidi siano associate a tassi più elevati di osteoartrite, ciò non significa necessariamente che le iniezioni stesse rendano l'osteoartrite più probabile, poiché vengono spesso somministrate dopo infortuni, il che potrebbe aver portato a collegare questo trattamento all'osteoartrite. Tuttavia, gli esperti riportano anche che i giocatori in pensione affetti da osteoartrite hanno segnalato un numero maggiore di iniezioni in una singola caviglia durante una stagione e molti ne hanno ricevute più di 4 a stagione, un numero superiore a quello raccomandato dai medici, dicono gli autori. "I nostri risultati - conclude il ricercatore capo dello studio, Weiya Zhang, professore di epidemiologia nella facoltà di Medicine & Health Sciences dell'University of Nottingham - mostrano chiaramente che un infortunio significativo al piede o alla caviglia durante la carriera di un giocatore è un importante fattore di rischio modificabile di osteoartrite in età avanzata". 
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Bimbi e malattie respiratorie invernali, come si curano e quando allarmarsi

(Adnkronos) - La maggior parte delle malattie respiratorie invernali - raffreddore, tosse, mal di gola, febbre, inappetenza e stanchezza - "si risolve spontaneamente in pochi giorni grazie al riposo e ai farmaci sintomatici. Il paracetamolo è il farmaco di elezione per abbassare la febbre e alleviare i dolori; gli antibiotici, invece, vanno usati solo su indicazione del medico, poiché le infezioni virali non ne richiedono l'impiego. I lavaggi nasali sono utili per liberare le vie respiratorie, soprattutto nei più piccoli. Si effettuano con soluzioni fisiologiche (isotoniche o ipertoniche) introdotte delicatamente nelle narici, preferibilmente prima delle poppate, del sonno o dell'aerosol. I flaconcini monouso o le siringhe senza ago sono strumenti sicuri anche per i lattanti". Così l'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, in un approfondimento dedicato alle malattie respiratorie invernali.  "E' importante garantire una buona idratazione: il bambino deve bere spesso acqua o soluzioni reidratanti, anche se mangia poco - raccomandano i medici - Il riposo a casa favorisce la guarigione e limita la diffusione dei virus, ma se il bambino si sente in forze non è necessario costringerlo a letto. In caso di febbre, vestirlo con abiti leggeri aiuta a disperdere il calore e ridurre il disagio. Ciò che conta davvero è valutare lo stato generale del bambino, non il numero indicato dal termometro. La febbre è una risposta naturale dell'organismo: diventa preoccupante solo se associata a difficoltà respiratorie, sonnolenza insolita, dolore intenso o peggioramento del quadro generale. In questi casi è bene contattare il pediatra o recarsi al pronto soccorso, soprattutto se si tratta di neonati, prematuri o bambini con patologie croniche (cardiopatie, fibrosi cistica, immunodeficienze)". "La prevenzione resta il cardine - sottolinea Sebastian Cristaldi, responsabile dell'Unità Dea II livello del Bambino Gesù - I genitori devono valutare le condizioni complessive del bambino, evitare l'uso di farmaci fai-da-te e rivolgersi al pediatra per una valutazione clinica. E' il modo migliore per garantire cure sicure e appropriate". 
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Gruppo Cap, al via 'Climwater' per un servizio idrico più resiliente ai cambiamenti climatici

(Adnkronos) - Prenderà il via a ottobre 2025 il progetto 'Climwater - Climate-resilient and mitigation actions for sustainable water management', finanziato da Regione Lombardia nell’ambito del bando Collabora & Innova, volto a promuovere progetti complessi di ricerca industriale e sviluppo sperimentale realizzati in collaborazione con Pmi, grandi imprese e organismi di ricerca. L'obiettivo è favorire investimenti strategici per lo sviluppo di innovazioni di prodotto e di processo.  Climwater, che si è collocato al terzo posto in graduatoria su 100 progetti candidati, avrà una durata di 2 anni e 3 mesi e un budget complessivo di oltre 4,6 milioni di euro, di cui oltre 1,8 milioni assegnati a Gruppo Cap. La green utility che gestisce il servizio idrico della Città metropolitana di Milano avrà il ruolo di capofila di tre dei cinque Work Package previsti. Al fianco di Gruppo Cap ci saranno Acqua&Sole, Biochem Solution, REF Ricerche e Università di Pavia, Invernizzi Agri Lab di Sda Bocconi, oltre alla collaborazione esterna di Politecnico di Milano e Università degli Studi di Milano. Climwater nasce con l’obiettivo di investigare gli impatti del cambiamento climatico sul ciclo idrico integrato, con un focus sull’hinterland milanese, e proporre soluzioni innovative per accrescere la resilienza del sistema idrico, migliorare la sostenibilità dei sistemi e degli impianti di depurazione e contribuire alla neutralità emissiva ed energetica.  Le tre macro-attività in cui è coinvolto Gruppo Cap sono: Resilienza dell’approvvigionamento idrico (Work Package 1); in collaborazione con Università di Pavia e Ref Ricerche verrà sviluppato un modello idrogeologico avanzato basato su machine learning, per realizzare analisi di rischio e strategie di adattamento climatico a supporto della pianificazione infrastrutturale. Monitoraggio delle emissioni climalteranti (Work Package 2); Gruppo Cap condurrà campagne di monitoraggio diretto delle emissioni di gas serra (Ghg) in almeno sei depuratori civili, prima e dopo gli interventi di manutenzione, per valutarne l’impatto e aggiornare gli indicatori aziendali di performance (Kpi) ambientale. Trattamento innovativo dei fanghi (Work Package 3); in collaborazione con Università di Pavia e Biochem Solution, saranno selezionati e testati ceppi fungini capaci di ridurre la quantità di fanghi prodotti, degradare microinquinanti e ottenere prodotti valorizzabili in agricoltura, come ammendanti e biostimolanti. "Climwater -spiega il presidente di Gruppo Cap, Yuri Santagostino- si inserisce appieno nella missione di Gruppo Cap di garantire un approvvigionamento idrico sicuro e sostenibile per il territorio metropolitano milanese, e rappresenta un tassello fondamentale nella nostra strategia di adattamento climatico e innovazione tecnologica. L’eccezionale risultato ottenuto in graduatoria conferma la qualità del progetto e l’impegno del Gruppo nel contribuire attivamente a costruire un sistema idrico più resiliente, sostenibile ed efficiente". 
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