Accordo quadro tra Asi e Rse per applicazioni spaziali a fini energetici

(Adnkronos) - L'Accordo Quadro, firmato a Palazzo Piacentini tra l'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e Ricerca sul Sistema Energetico (RSE), alla presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy con delega alle Politiche Spaziali e Aerospaziali, Adolfo Urso, si concentra sullo sviluppo di tecnologie avanzate per la mappatura delle fonti energetiche rinnovabili e il monitoraggio dinamico delle infrastrutture energetiche. Le attività congiunte previste dall'accordo si concentreranno sul monitoraggio delle installazioni energetiche e sull'identificazione di nuove aree considerate ideali per la creazione di impianti di generazione da fonti rinnovabili ((idroelettrico, solare, biomasse, geotermico).  L'accordo tra ASI e RSE mira a esplorare nuove frontiere nell'utilizzo di tecnologie per migliorare l'efficienza delle risorse rinnovabili e ottimizzare la gestione delle infrastrutture energetiche. In particolare, l'osservazione della Terra dallo spazio offrirà dati preziosi per il monitoraggio dell'albedo terrestre e la radiazione solare e infrarossa, essenziali per la pianificazione e l'implementazione di strategie energetiche sostenibili.  “Questo accordo si inquadra perfettamente nella nuova politica sullo Spazio che il governo Meloni sta realizzando fin dall'inizio della legislatura – ha sottolineato il ministro Adolfo Urso -. Abbiamo destinato infatti risorse significative all'Agenzia Spaziale Europea, così come all'Agenzia Spaziale Italiana, destinando nel complesso 7,3 miliardi di euro per i programmi spaziali fino al 2026. La legge quadro sullo Spazio, che è ora all’attenzione del Parlamento, pone l’Italia all’avanguardia in Europa nelle nuove realtà spaziali e consentirà alle imprese del nostro Paese di cogliere al meglio le opportunità di sviluppo che ci sono nella Space Economy. Questo accordo siglato oggi tra ASI e RSE riveste una particolare importanza perché mira a perseguire obiettivi comuni nel campo spaziale e aerospaziale, con particolare attenzione alle applicazioni energetiche di ultima generazione, allo sviluppo di soluzioni alternative per la mitigazione dei cambiamenti climatici e al monitoraggio delle risorse. L’osservazione della terra dallo Spazio diventa così uno strumento indispensabile per sviluppare una politica sostenibile e rendere più competitive le nostre imprese, in riferimento anche ai progetti di cooperazione-scientifico tecnologica con i paesi del Nord Africa, in piena sintonia con il Piano Mattei
” “La firma di oggi rappresenta una ulteriore conferma del ruolo delle attività spaziali come elemento di sviluppo e crescita in differenti settori della società e dell’economia”, ricorda il presidente dell’ASI, Teodoro Valente. “Risulta sempre più strategico far ricorso ai dati di osservazione della Terra per lo sviluppo di servizi utili al monitoraggio delle risorse, all’implementazione di piani di servizio per la gestione e individuazione di siti idonei per l'uso e lo sfruttamento delle materie prime. Con il partner RSE lavoreremo insieme non solo per un miglior controllo della distribuzione delle reti, ma metteremo a frutto le nostre competenze per una cooperazione che tenga conto di attività attente al tema del cambiamento climatico e all’ottimizzazione delle risorse idriche. Non di minore importanza è poi il tema delle energie rinnovabili: lo spazio, e l’Italia con i propri campioni nazionali, nell’uso di energie alternative ha dato una forte impulso allo sviluppo di celle solari altamente performanti, utilizzabili anche a terra. Il complesso di questa importante e nuova collaborazione è un lavoro che ha anche una prospettiva internazionale con un occhio attento verso i paesi della sponda mediterranea dell'Africa e del continente Africano. Un continente a cui guardiamo con attenzione per uno sviluppo integrato con la nostra Europa. L’individuazione di soluzioni in grado di minimizzare il consumo delle necessarie risorse idriche per sistemi di agricoltura intelligenti, richiede tecnologie che tramite i dati da monitoraggio satellitare permettono lo sviluppo di soluzioni ad hoc e gestibili in tempo reale. Questo è un obiettivo centrale del Piano Mattei che guarda in particolar modo allo spazio come fattore comune di crescita e di cooperazione paritaria, pienamente inserito nell’ambito degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite”. “La collaborazione con ASI rappresenta un passo significativo verso l'integrazione delle tecnologie spaziali nelle soluzioni energetiche del futuro. Unendo le reciproche competenze e il know-how, potremo sviluppare soluzioni innovative per affrontare le sfide energetiche e ambientali del nostro tempo, sviluppando e implementando progetti innovativi per la transizione del Paese, che contribuiranno anche alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Il nostro obiettivo comune è creare sinergie che conducano a un futuro più sostenibile e tecnologicamente avanzato”, ha dichiarato Franco Cotana, amministratore delegato di RSE. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Infertilità, dieta personalizzata con la radiografia 'full body'

(Adnkronos) - Dieta anti-infertilità personalizzata con una radiografia 'full body' per valutare la composizione corporea della donna e creare per lei un percorso di nutrizione finalizzato a ottimizzare le chance di concepimento. Questo l'approccio testato dagli esperti nutrizionisti del gruppo Genera, guidati dalla biologa Gemma Fabozzi, responsabile del centro B-Woman per la salute della donna, in collaborazione con l'équipe di Laura di Renzo, professoressa ordinaria di Nutrizione clinica dell'Università Tor Vergata di Roma, che hanno presentato i risultati del loro test pilota al 40.esimo congresso della Società europea di Medicina della riproduzione ed embriologia (Eshre), in corso ad Amsterdam. "E' noto dai dati presenti in letteratura - spiega Fabozzi, prima firma del lavoro - che essere sottopeso, sovrappeso oppure obese aumenta il rischio di ripetuti fallimenti d'impianto dell'embrione o di aborto spontaneo, probabilmente a causa del ruolo chiave che il tessuto adiposo esercita nella riproduzione". Ma non è una banale questione di peso. "L'indice di massa corporea (Bmi) è l'indicatore più utilizzato per definire le caratteristiche antropometriche, ma - sottolinea l'esperta - rappresenta un indicatore inadeguato della composizione corporea, con il rischio di calcolare erroneamente la percentuale di massa grassa e di sottostimare il possibile fallimento riproduttivo. Questo studio ha voluto analizzare la composizione corporea dei pazienti infertili mediante assorbimetria a raggi X a doppia energia (Dxa), il gold standard per il calcolo e la localizzazione della massa magra, indipendentemente dal peso corporeo, fornendo un'immagine tridimensionale delle densità degli organi corporei. Una strada che si può percorrere soprattutto per elaborare piani nutrizionali personalizzati per le pazienti con problemi di infertilità". La sperimentazione ha coinvolto 66 donne, di cui 50 già con figli e 16 con una storia di ripetuti fallimenti di impianto di embrioni prodotti con la fecondazione assistita. E' stata eseguita una caratterizzazione della composizione corporea mediante Dxa ed è stato scoperto che "tale composizione e anche la densità ossea sono diverse tra pazienti fertili e infertili: rispetto alle prime, le donne infertili che erano ricorse senza successo alla Pma mostrano differenze nella distribuzione dei tessuti soprattutto nella parte inferiore del corpo, e nella mineralizzazione ossea".  "Anche l'analisi del microbiota - prosegue Fabozzi - ha dimostrato delle differenze significative tra i due gruppi: le pazienti infertili hanno una aumentata percentuale di proteobatteri ed enterobatteriacei, che poi sono quei batteri che comunemente causano problematiche di infezioni vaginali che sappiamo essere un fattore di rischio per l'impianto dell'embrione. Una percentuale di gran lunga maggiore rispetto al 4%, in media, di presenza normale di questi microrganismi".  "E' fondamentale - evidenza di Renzo - la determinazione della massa corporea, distinta in muscolare, grassa e ossea. La condizione di infertilità è infatti caratterizzata da una riduzione della massa magra con conseguente aumento ed espansione proporzionale della massa grassa, non solo a livello viscerale, ma anche periferico. Inoltre, rispetto alle donne fertili, quelle con problemi di infertilità presentano una minore massa ossea a livello del tronco. Una condizione che si presenta a prescindere dal Bmi della paziente", rimarca. "L'obiettivo è quello di arrivare a rendere più oggettivo il modo in cui siamo in grado di valutare la composizione corporea di una donna infertile - rimarca Fabozzi - Oggi ci basiamo sulla Bia (bioimpedenziometria), sul Bmi e sul peso, che sono indici di analisi abbastanza imprecisi, ma anche di facile utilizzo. Con la Dxa, una sorta di radiografia full body, possiamo studiare quanta massa magra e grassa sono presenti, come si distribuiscono, insieme a una fotografia della composizione ossea e lipidica che a quanto pare varia fra chi è fertile e chi è infertile. Questo è un punto di partenza importante. Gli studi dovranno ora proseguire per capire meglio queste differenze, individuare le pazienti a rischio infertilità e arrivare a elaborare per ognuna una terapia nutrizionale e di stili di vita mirata". ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


In 10 anni +30% bimbi da fecondazione assistita in Italia

(Adnkronos) - Nell'Italia delle culle vuote, sempre più bimbi nascono dalla fecondazione assistita. Si è passati, in media, dal 32% nel 2010 al 42% nel 2020, circa il 30% in più, con picchi fra il 70% e l'80% nelle donne 'under 38'. Questo progressivo aumento è anche il frutto di 5 strategie che hanno migliorato i tassi di successo della Pma in 10 anni, secondo un esteso studio firmato dal gruppo Genera e presentato al 40.esimo congresso della Società europea di Medicina della riproduzione ed embriologia (Eshre), in corso ad Amsterdam.  Le cinque strategie vincenti sono le terapie ormonali personalizzate e mai uguali da donna a donna, mirate a ridurre rischio di complicanze, come l'iperstimolazione ovarica, senza però compromettere il risultato; la coltura a blastocisti, cioè portare gli embrioni prodotti in laboratorio al quinto-settimo giorno di sviluppo, lo stadio più adatto a facilitare poi l'impianto in utero; l'approccio freeze-all, cioè la scelta di congelare i gameti e gli embrioni prima di procedere con il trasferimento, in modo da avere tempo per ottimizzare le condizioni dell’utero materno; il test genetico pre-impianto che consente di conoscere lo stato di salute degli embrioni prima del transfer e, infine, la più recente adozione dell'approccio multiciclo, cioè la sensibilizzazione della coppia a 'non mollare' - spiegano gli esperti - e a considerare la Pma come un percorso, le cui potenzialità spesso non si concretizzano in un solo tentativo ma, in media, in almeno tre.  Dal 2004, quando è entrata in vigore la legge 40 sulla Procreazione medicalmente assistita, a oggi sono nati ben 217.000 bambini con il ricorso alle tecniche di Pma, attualmente il 4% delle nascite che avvengono ogni anno nel nostro Paese (dati Iss). "Nel corso degli ultimi 10 anni, il periodo di tempo che abbiamo preso in considerazione per questo studio - illustra Alberto Vaiarelli, primo autore del paper, ginecologo e coordinatore medico-scientifico del centro Genera di Roma - l'implementazione e la crescente adozione di questi approcci hanno migliorato i risultati della fecondazione in vitro. L'indicatore principale del successo della fecondazione in vitro è il tasso cumulativo di bambini nati, ma ci sono altri risultati da considerare per una valutazione più approfondita dell'efficacia e dell'efficienza del trattamento, compreso il tempo necessario per arrivare ad avere un bambino, il tasso di aborto spontaneo e la prevalenza di gravidanze gemellari. Inoltre, la coppia dovrebbe essere sempre messa nelle migliori condizioni - sottolinea - per pensare a un progetto di family planning, puntando ad avere più di un bambino, quando possibile".  Lo studio si è basato analizzando i dati di 6.600 coppie sottoposte a Pma nel centro Genera di Roma, divise in 11 gruppi in base all'anno del loro primo trattamento (2010-2020) e confrontate per verificare la nascita di un bambino entro 3 anni, la prevalenza di aborto spontaneo e di parto gemellare e la prevalenza di parti singoli di più di 2 bambini entro 6 anni. La stimolazione ormonale è avvenuta con protocolli diversi, tutti i pazienti sono stati sottoposti a Icsi (l'inseminazione intracitoplasmatica, ossia la tecnica di laboratorio che consente l'inserimento di un singolo spermatozoo all'interno dell'ovocita maturo) su ovociti freschi, ma con coltura al secondo-terzo giorno di sviluppo o a blastocisti (5-7 giorni), trasferimento a fresco o con freeze-all di embrioni non testati con Pgt o testati e risultati cromosomicamente sani (euploidi), trasferimenti di embrioni singoli o multipli. E' emerso che, nel corso degli anni, l'adozione delle strategie ipotizzate dagli esperti come le migliori per ottimizzare i tassi di successo è aumentata progressivamente. Con l'effetto di un continuo miglioramento del tasso cumulativo di bambini nati entro 3 anni: è aumentato in media dal 32% nel 2010 al 42% nel 2020, con picchi fra il 70% e l’80% nelle donne 'under 38' in caso di normale riserva ovarica. Contemporaneamente è dimezzato il numero delle donne che hanno subito un aborto spontaneo (dal 12% a meno del 6%) e sono diminuite le donne con parto gemellare (dal 7,5% allo 0,5%). "I progressi clinici e di laboratorio - chiosa Vaiarelli - hanno migliorato l'efficacia e l'efficienza della fecondazione in vitro nel tempo, soddisfacendo anche il desiderio di pianificazione familiare. Le tecnologie che abbiamo in serbo per il futuro e il miglioramento dei flussi di lavoro ci serviranno per raggiungere l’obiettivo di una riduzione dell'abbandono del trattamento da parte delle coppie. Questo significa concepire la Pma come un percorso, e non come un singolo tentativo". ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Il sito più inutile del mondo è anche il più visitato del momento

(Adnkronos) - Nolen Royalty, ingegnere del software e sviluppatore di giochi indipendente, ha lanciato "One Million Checkboxes" una settimana fa. L'idea alla base del sito è molto semplice: come suggerisce il nome, ci sono un milione di caselle di controllo che chiunque può selezionare o deselezionare. Quando una casella viene selezionata, lo è per tutti, e lo stesso avviene se viene deselezionata. "Questo è tutto," ha scritto Royalty in un post sul suo blog per annunciare il lancio. "Divertitevi!" Royalty ha definito "One Million Checkboxes" il “sito web più stupido di tutti i tempi,” confessando che lavorarci è stato uno dei momenti più divertenti della sua vita In un'intervista con People, lo sviluppatore ha spiegato: "Internet della mia infanzia era piena di siti divertenti e giochi flash creati solo per il piacere di condividere qualcosa con il mondo," ha aggiunto Royalty. “È davvero speciale costruire qualcosa che richiami quell'epoca. Spero vivamente che questo ispiri qualcuno a creare un sito semplice e gioioso senza preoccuparsi della scalabilità o della monetizzazione," ha aggiunto. "Internet può ancora essere divertente”. Parlando del lavoro dietro il lancio del sito, Royalty ha detto di averlo costruito in due giorni, pensando inizialmente che avrebbe attirato "un paio di centinaia di giocatori in totale". Invece, ha già accolto centinaia di migliaia di giocatori che hanno selezionato centinaia di milioni di caselle. La domenica successiva al lancio, il sito è andato in crash per le troppe visite.  ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Echo Spot è la nuova sveglia smart di Amazon con Alexa

(Adnkronos) - Amazon ha presentato Echo Spot, l'ultima aggiunta alla gamma di dispositivi Echo con integrazione Alexa. Echo Spot è una sveglia intelligente con un design nuovo e una vasta scelta di quadranti e colori. Ideato per il comodino, il dispositivo è dotato di un display a illuminazione graduale, che permette di impostare e visualizzare sveglie, l'ora, il meteo e i titoli dei brani in riproduzione. Inoltre, Echo Spot include un altoparlante direzionale per riprodurre suoni e musica. Echo Spot è disponibile nei colori nero, bianco e blu al prezzo di 94,99 euro. I clienti Prime possono usufruire di un prezzo scontato di 54,99 euro fino a Prime Day, ha annunciato oggi la compagnia. Eric Saarnio, Vice President Amazon Devices International, ha dichiarato che Echo Spot migliora l'esperienza del risveglio e del riposo grazie al suo design e alle numerose opzioni di personalizzazione. È possibile impostare sveglie con comandi vocali, scegliere suoni personalizzati e ottenere previsioni meteo con grafici illustrativi. Il display di Echo Spot può essere adattato all'estetica della camera da letto, con sei colorazioni disponibili e una varietà di quadranti. Durante la riproduzione musicale, il display mostra i titoli dei brani e permette di controllare la musica con comandi touch o vocali. L'altoparlante frontale è da 1,73" ed è possibile riprodurre musica, podcast e audiolibri da piattaforme come Amazon Music, Apple Music e Spotify.  ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Imprese: Omit: innovazione manageriale per organizzazioni 'human centric' e vantaggio competitivo

(Adnkronos) - Quali sono le aziende che possiamo definire competitive? Nel 2024 quale innovazione permette di avere un vero vantaggio competitivo e quale permette di attraversare le turbolenze del mercato, i cambiamenti tecnologici e gli assestamenti organizzativi? Omit, l’Osservatorio sull’Innovazione Manageriale del Terziario presenta la nuova survey elaborata insieme ad Akron, Centro per lo sviluppo e l’innovazione manageriale, e Aiads, l’Associazione Italiana di Analisi Dinamica dei Sistemi. Obiettivo principale: aiutare le aziende del terziario a costruire organizzazioni human centric in grado di conseguire un vantaggio competitivo sostenibile nel tempo attraverso l’innovazione manageriale. “La maggior parte dei manager adotta ancora metodi, pratiche e strutture organizzative vecchie di almeno 50 anni. Non vi è dubbio che se paragoniamo le innovazioni attuate sui metodi, pratiche e processi di management con quello che è avvenuto nel mondo della It, del marketing, della finanza e della supply chain emerge in modo lampante come non si possa più fare a meno di innovare il management. Per ottenere dei vantaggi competitivi il management, come il resto, deve necessariamente innovarsi”, dichiarano a Adnkronos/Labitalia Vittorio D’Amato, direttore scientifico Omit, e Elena Tosca, partner di Akron. La Survey Management Innovation Index - che si è conclusa a fine febbraio 2024 e il cui report verrà pubblicato a breve - vuole identificare il livello di innovazione manageriale delle aziende del terziario per il passaggio ad organizzazioni human centric in grado di conseguire un vantaggio competitivo sostenibile attraverso l’engagement e wellbeing delle persone. Solo modificando significativamente i compiti che il management deve svolgere, le strutture organizzative e i processi di management si può ottenere vera innovazione. Come spiega a Adnkronos/Labitalia Nicola Spagnuolo, direttore Cfmt, “l'innovazione manageriale possiede la particolare capacità di creare un vantaggio competitivo difficilmente replicabile e si ottiene modificando significativamente i compiti che il management deve svolgere, le strutture organizzative e i processi di management". "Come Cfmt abbiamo il compito di accompagnare i manager in questo processo di cambiamento fornendo loro non solo le occasioni per allenare le loro competenze e adattarle alle esigenze del mercato ma dare loro esempi virtuosi che il nostro Osservatorio presenta in maniera puntuale e continua”, aggiunge. Il tema di innovare il management dovrebbe essere al primo posto nelle agende di tutti i manager. Da decenni si sente ripetere: le persone al primo posto, le persone sono la cosa più importante, le persone fanno realmente la differenza, ma è vero? Veramente le aziende sono fatte per permettere alle persone di lavorare al meglio ed utilizzare il loro pieno potenziale? Come è il rapporto capo-collaboratore? I risultati delle principali ricerche internazionali ci dicono che alle parole non sono seguiti i fatti. Analizzando lo State of the Global Workplace 2022 Report, stilato da Gallup, emerge che, da oltre 10 anni, mediamente solo il 20% dei lavoratori al mondo è engaged, e che solo il 33% ritiene di svolgere un lavoro significativo ed è fiducioso circa il futuro. In Italia c’è il tasso di engagement dei dipendenti più basso del mondo. Solo 4 lavoratori su 100 si sentono coinvolti nel proprio lavoro. Il management sembra così essere imprigionato in una capsula del tempo. È giunto, dunque, il momento di cavalcare una nuova onda del management. I manager oltre ad occuparsi dell’innovazione di prodotto, di processo o tecnologica dovrebbero occuparsi dell’innovazione manageriale, perché l’innovazione manageriale è l’unico vero vantaggio competitivo sostenibile nel tempo. Esistono differenti tipi di innovazione - operativa, di prodotto/servizio, strategica e manageriale - e ogni tipologia fornisce un suo contributo nel generare un vantaggio competitivo, tuttavia, come afferma Gary Hamel (2007) nel suo libro 'Il futuro del management', se dovessimo organizzare queste forme di innovazione in una gerarchia piramidale, l’innovazione di management si posizionerebbe al livello più alto per creazione di valore e difendibilità competitiva. L’Osservatorio di Cfmt, oltre a monitorare il livello di innovazione manageriale delle imprese del terziario in Italia, ha sviluppato il primo indicatore in grado di misurare il livello di innovazione manageriale delle imprese del terziario: Mindex. Tale indicatore è stato utilizzato per la prima ricerca scientifica in grado di misurare il livello di innovazione manageriale delle imprese del terziario alla quale hanno risposto 423 dirigenti. I risultati tracciano un quadro preoccupante con valori di innovazione che si attestano intorno alla soglia del 55% con una maggiore propensione all’innovazione manageriale per la media impresa. Anche se l’87% dei rispondenti dichiara di aver sentito parlare di innovazione manageriale, solo il 66% ha dichiarato di aver attuato delle innovazioni manageriali. I dati della ricerca sono stati presentati a Milano in Cfmt, in un incontro sulla necessità della Management Innovation con il contributo di Julian Birkinshaw, Professor of Strategy and Entrepreneurship e vice-Dean London Business School, uno dei massimi esperti a livello mondiale, che proporrà un benchmark internazionale. Il report verrà pubblicato a breve sul sito di Cfmt.  ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Università, Monaco (Iuav): "Spazio costiero e marittimo è nuova frontiera della pianificazione"

(Adnkronos) - "Lo spazio costiero e marittimo è una nuova frontiera della pianificazione. Per tale ragione, l'Università Iuav di Venezia ha creato il corso 'Science and design for maritime spatial planning', ovvero 'Scienza e progettazione per la pianificazione dello spazio marittimo', il primo corso di laurea magistrale di pianificazione interamente dedicato a questo tema. Il corso è innovativo perché segue un approccio sperimentale che integra diversi saperi: la pianificazione territoriale, ambientale, costiera, l'ecologia, la geografia, l'architettura del paesaggio, l'economia, il diritto”. Lo ha detto ai microfoni dell’Adnkronos Micol Roversi Monaco, professoressa associata di Diritto amministrativo all'Università Iuav Venezia, a margine della presentazione della nuova offerta didattica dell’Università Iuav di Venezia, unico ateneo in Italia interamente dedicato all’insegnamento e alla ricerca nel campo delle discipline progettuali, che ha introdotto due nuovi corsi di laurea magistrale e un nuovo percorso, tutti della durata di 2 anni, per tre aree tematiche: energia, trasporti e pianificazione del mare.  “Venezia, la città sull'acqua, rappresenta il luogo ideale per studiare la pianificazione dello spazio marittimo, perché è un caso studio eccezionale. E qui, da più di dieci anni, l'Università Iuav è impegnata sul tema: coordina progetti di ricerca e di formazione supportati dalla Commissione europea e sta supportando il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti italiano nella redazione dei Piani spaziali marittimi per l'Italia - spiega la prof.ssa Roversi Monaco - A Venezia ci sono anche altri enti di ricerca che sono impegnati su questo tema, come l'Istituto di Scienze Marine del Centro nazionale delle ricerche, che è coinvolto nelle attività didattiche del corso”.  Con l’ampliamento dell’offerta didattica, l'ateneo punta a formare esperti ingegneri e pianificatori con lo sguardo rivolto al futuro, per la preservazione dell’ambiente e di un patrimonio universale: il mare. Nel suggestivo scenario di Venezia, per l’anno accademico 2024/2025, infatti, gli studenti potranno quindi iscriversi alle lauree in: “Ingegneria per le energie rinnovabili in ambienti costieri”, “Mobilità sostenibile e connessioni intelligenti in ambienti marini e costieri” e al nuovo curriculum della laurea magistrale in Urbanistica e pianificazione del territorio MS “Science and design for maritime spatial planning”. In particolare, il nuovo curriculum in “Science and design for maritime spatial planning” si configura come l’unico corso in Italia dedicato specificamente alla pianificazione del mare.  L’Università Iuav di Venezia da oltre 10 anni lavora su questo tema con tutti gli organi competenti, il Ministero dei trasporti, la Marina Militare, fino all’Unione Europea, solo per citarne alcuni: “Questo percorso vuole fare acquisire delle competenze nuove, importanti a livello internazionale ed europeo. Infatti, una direttiva dell'Unione Europea chiede a tutti gli Stati membri di redigere e attuare piani spaziali marittimi - specifica Roversi Monaco - Le competenze sono utili sia per lavorare con pubbliche amministrazioni, enti territoriali, nazionali, regionali, locali, agenzie, ma anche autorità portuali e sono competenze che possono essere utili anche per lavorare come consulenti di operatori economici privati attivi nello spazio marittimo e costiero”.  “Il corso dura due anni e si svolge a Venezia ed è interamente in inglese. Inoltre, l'ateneo ha molti partner di ricerca all'estero, pertanto, sono previsti all'interno del corso dei workshop internazionali degli stage e gli studenti avranno anche la possibilità di lavorare sulla tesi all'estero grazie al programma Erasmus Plus”, conclude.  ---lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Estate, caldo e notti insonni, dalla sonnologa le scelte giuste per tornare a riposare

(Adnkronos) - Lo spot, con Luisa Ranieri, di una famosa marca di tè con il tormentone "Anto', fa caldo" è diventato il simbolo delle notti insonni e non solo degli italiani alle prese con l'afa. "D'estate si dorme sempre peggio rispetto all'inverno e il caldo non va d'accordo con il sonno. Mentre il freddo 'concilia' il riposo notturno, infatti quando si fa molto tardi ad un certo punto iniziamo a sentire un po' di freddo e questo è il segnale con cui il corpo ci dice di andare a dormire. Di solito accade alle 5 del mattino, ma lo stesso meccanismo si innesca intorno alle 15, la famosa 'pennichella' che vorremmo tanto fare, ma non possiamo. Questi sono i due momenti di maggior sonnolenza. Nel secondo caso si è convinti che la causa sia l'aver mangiato e l'inizio della digestione, ma non è così. Poi c'è anche una igiene del sonno che va rispettata e spesso non lo facciamo, al di là di chi soffre di insonnia". Così all'Adnkronos Salute Loreta Di Michele, pneumologa ed esperta di medicina del sonno dell'Ao San Camillo-Forlanini di Roma.  Come si può 'aiutare' a migliorare la qualità del sonno anche in estate? L'aria condizionata può essere una svolta o meglio lasciare le finestre aperte? "La tecnologia ci aiuta, ma dobbiamo usarla in modo intelligente - risponde Di Michele - L'aria condizionata sì, personalmente ritengo sia meglio la deumidificazione, ma attenzione per chi ha un apparato respiratorio labile, gli ex fumatori con enfisema o gli asmatici".  La climatizzazione "deve essere usata con criterio - raccomanda - perché una camera da letto bollente non va bene, ma lo sbalzo termico tra esterno e interno è peggio: la regola è che si può scendere di 6 punti, ma non si deve andare oltre. Ma spesso si abusa dell'aria condizionata e infatti d'estate come pneumologa vedo molte più tracheobronchiti che l'inverno. Recenti studi - ricorda - hanno evidenziato come il riscaldamento globale danneggi la struttura della mucosa respiratoria, le ciglia vibratili non funzionano più, e infatti l'asma bronchiale prenderà il sopravvento su altre patologie".   Ci sono alcune abitudini, come dormire con il proprio animale domestico o fare sport in tarda serata, che possono agevolare o danneggiare la dolce 'discesa' verso il sonno? "L'uomo è sempre un animale - risponde l'esperta di medicina del sonno - e quindi soggetto a riflessi sempre cadenzati. Quindi il rispetto degli orari, nel prepararsi alla notte, dei rituali insomma. Mettersi il pigiama, lavarsi i denti, ad esempio. Si inizia a percepire che la palpebra sta 'calando' e quindi ci si prepara al sonno. E' chiaro che il cellulare a letto non va bene, come l'esercizio fisico troppo intenso: eviterei di andare in palestra alle 21. Il sonno è deattivazione, l'isolamento da quello che accade intorno, ristabilisce un equilibrio".  E gli integratori? "La pasticca di melatonina non è un ormone, si può prendere e non fa male", illustra Di Michele. Il pet sdraiato accanto a noi nel letto "può fare compagnia e dare sicurezza a chi ha deficit affettivi o negli anziani". Una doccia fredda in una notte afosa può aiutarci a rilassarci e a prendere sonno? "A chi soffre di insonnia non è consigliata - precisa - mentre un tazza di latte che contiene triptofano può farci rilassare".  "In sintesi, dobbiamo anche ricordarci di assecondare il nostro metabolismo, se siamo 'allodole' (mattinieri) o 'gufi' (tiratardi). Non dobbiamo perdere la ciclicità, anche se un minimo di spostamento degli orari è tollerato. Magari in vacanza facciamo degli strappi, ma i ritmi biologici vanno rispettati. Capita spesso di curare gli insonni con una chiacchierata e non con i farmaci", conclude la pneumologa Di Michele. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Caldo, medici pronto soccorso: "Iniziano primi accessi ma Codice calore già nostra priorità"

(Adnkronos) - "Al Nord l'estate non è ancora partita, ma in altre regioni sì e si iniziano a vedere i primi accessi al pronto soccorso. Spesso sono anziani, molto disidratati. E il sistema risponde perché all'emergenza caldo, se ci sarà, risponderemo come sempre fatto rispetto alle priorità, al di là del Codice calore tanto sbandierato mediaticamente". Lo afferma all'Adnkronos Salute Fabio De Iaco, presidente della Società italiana di medicina di emergenza urgenza (Simeu), intervenendo sull'attuazione da parte delle Regioni, attraverso le Asl e le aziende ospedaliere, dei Codici calore - una corsia preferenziale per gli anziani e i fragili colpiti dall'afa - nei pronto soccorso. Una richiesta arrivata anche dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, e sabato rimarcata da un appello alle Regioni del direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Francesco Vaia.  "Nei pronto soccorso si continua a lavorare anche d'estate con i codici di priorità stabiliti - sottolinea De Iaco - indipendentemente dal caldo, dal freddo o da una pandemia. I medici di emergenza-urgenza lavorano nella stessa maniera stante le difficoltà che oggi viviamo nei pronto soccorso, con il personale ridotto all'osso anche per le ferie. La macchina dei dipartimenti d'emergenza è tarata per rispondere a tutte le necessità. Credo che forse - osserva il presidente Simeu - il Codice calore abbia più senso sul territorio e nella medicina di prossimità, per il pronto soccorso non cambia nulla. Se arriva un paziente con un colpo di calore e comorbidità, avrà una priorità rispetto ad altri in attesa. Noi - conclude - continuiamo a stratificare le risposte e le priorità sulla base dei parametri clinici seguendo un protocollo di triage codificato da linee guida nazionali".  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Fecondazione, inquinamento riduce nascite da Pma: l'allarme

(Adnkronos) - L'inquinamento atmosferico è nemico degli aspiranti genitori. L'esposizione al particolato fine (Pm), prima del prelievo degli ovociti durante la fecondazione in vitro, può ridurre le probabilità di arrivare alla nascita di un bimbo di quasi il 40%. Lo rivela uno studio pionieristico, presentato al 40.esimo congresso annuale dell'Eshre, la Società europea di riproduzione umana ed embriologia, in corso ad Amsterdam, e pubblicato su 'Human Reproduction'.  Negli ultimi anni è emerso con sempre maggiori evidenze il legame fra inquinamento e salute riproduttiva. Una nuova prova arriva ora da questo studio australiano, che ha analizzato l'esposizione al Pm10 nelle due settimane precedenti la raccolta degli ovociti, scoprendo che le probabilità di un nato vivo diminuivano del 38% confrontando il quartile più alto di esposizione (da 18,63 a 35,42 µg/m3) a quello più basso (da 7,08 a 12,92 µg/m3). In pratica, maggiore è il particolato fine che si respira, minori sono le chance di arrivo del bebè.  Per ottenere questi risultati i ricercatori hanno esaminato, nell’arco di otto anni a Perth, 3.659 trasferimenti di embrioni congelati da 1.836 pazienti. L'età media delle donne era di 34,5 anni al momento del prelievo degli ovociti e di 36,1 anni al momento dell'impianto. Sono state valutate le concentrazioni di inquinanti atmosferici nell’arco di quattro periodi di esposizione prima del prelievo degli ovociti (24 ore, 2 settimane, 4 settimane e 3 mesi), con modelli creati per tenere conto delle co-esposizioni. Anche l'aumento dell'esposizione al Pm2,5 nei 3 mesi precedenti il ​​prelievo degli ovociti è stato associato a una diminuzione delle probabilità di nati vivi. Non solo. I ricercatori evidenziano che "l'impatto negativo dell'inquinamento è stato osservato nonostante l'eccellente qualità complessiva dell'aria durante il periodo considerato, con livelli di Pm10 e Pm2,5 che superavano i valori soglia dell'Oms solo nello 0,4% e nel 4,5% dei giorni di studio".  "Questo è la prima ricerca - spiega l'autore principale Sebastian Leathersich, specialista in fertilità e ginecologo al King Edward Memorial Hospital della donna di Subiaco - che ha utilizzato cicli di trasferimento di embrioni congelati per analizzare separatamente gli effetti dell'esposizione agli inquinanti durante lo sviluppo degli ovociti, nel periodo dell'impianto degli embrioni e all'inizio della gravidanza. I nostri risultati rivelano un’associazione lineare negativa tra l’esposizione al particolato durante le 2 settimane e i 3 mesi precedenti alla raccolta degli ovociti e i successivi tassi di natalità da quegli ovociti. E dunque suggeriscono che l'inquinamento influisce negativamente sulla qualità degli ovociti e non solo sulle prime fasi della gravidanza, effetto che non era stato segnalato in precedenza".  Se la correlazione tra inquinamento e risultati riproduttivi peggiori è orami chiara, i meccanismi alla base sono ancora oscuri. "Il cambiamento climatico e l'inquinamento rimangono le maggiori minacce per la salute umana, e la riproduzione non ne è immune - prosegue Leathersich - Anche in una parte del mondo con una qualità dell’aria eccezionale, dove pochissimi giorni superano i limiti massimi di inquinamento accettati a livello internazionale, esiste una forte correlazione negativa tra i livelli di polveri sottili e il tasso di natalità nei cicli di trasferimento di embrioni congelati. Ridurre al minimo l’esposizione agli inquinanti deve essere una priorità chiave per la salute pubblica". Si tratta di una priorità anche per il presidente eletto dell'Eshre, Anis Feki. "Questo importante studio evidenzia un legame significativo tra l'inquinamento atmosferico e tassi di successo della fecondazione in vitro più bassi - commenta - con una notevole riduzione dei nati vivi associata a una maggiore esposizione al particolato prima del prelievo degli ovociti. Questi risultati sottolineano la necessità di un’attenzione continua ai fattori ambientali nella salute riproduttiva”. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)