Minori: adolescenti e alcol, il 75% si è ubriacato almeno una volta

(Adnkronos) - Un rapporto critico tra adolescenti e alcol, non tanto per la frequenza, ma per l'utilizzo 'da sballo': oltre 7 ragazzi su 10 si sono ubriacati almeno una volta, secondo i primi risultati dell'indagine nazionale sugli stili di vita degli adolescenti che vivono in Italia, edizione 2024, realizzata da Laboratorio adolescenza e Istituto di ricerca Iard, con il supporto operativo di Mediatyche Srl, su un campione nazionale rappresentativo di 3.427 studenti tra i 13 e i 19 anni. In generale bevono alcol più volte alla settimana meno del 15% dei maschi e uno scarso 10% delle femmine, e il 50% afferma di non bere mai alcol. Ma tra i non astemi il 75% si è ubriacato almeno una volta, il 32% dei quali più di 3 volte. E nella fascia degli ultimi 2 anni di scuola superiore, la percentuale di chi si è ubriacato più di 3 volte sale al 45% e la percentuale di chi non si è mai ubriacato scende all'11%. Una sorta di 'passaggio obbligato', dunque, dove nel 20% dei casi il condizionamento degli amici è forte. La percezione degli adolescenti, inoltre, è che bere alcol faccia molto meno male alla salute che fumare sigarette e meno male anche di quello che può derivare da una vita stressante. Alla domanda 'quanto sei d'accordo nell'affermare che bere alcol può provocare problemi di salute?', solo poco più del 30% ha risposto 'molto d'accordo', mentre il 40% si è indirizzato su un più vago 'abbastanza d'accordo'. Forse hanno ragione nel desiderare che la scuola dia loro informazioni più precise al riguardo.  L'emergenza alcol - afferma Gianluigi Marseglia, direttore della Clinica pediatrica dell'Università di Pavia e membro del Consiglio direttivo di Laboratorio adolescenza - è forse oggi una delle maggiori per quel che riguarda l'adolescenza. Ogni sabato sera, tanto per citare un caso pratico, il Pronto soccorso del Policlinico San Matteo di Pavia si prepara alla sfilata notturna di adolescenti e giovani adulti con disturbi legati all'abuso di sostanze alcoliche. Malessere, stato confusionale, fino ad arrivare a vere e proprie intossicazioni e al coma etilico. A volte sono i genitori, ma spesso sono altri giovani, gli amici, che accompagnano al pronto soccorso, spaventati, il loro o la loro socia di bevute". "Ma, al di là del superamento del momento critico, quello che i giovanissimi sembrano non comprendere - evidenziano gli autori dell'indagine - è la pericolosità dell'alcol non solo nell'immediato dell'ubriacatura, ma anche a medio e lungo termine. Di fronte a questa situazione, l'impegno dei pediatri e dei medici di famiglia deve essere massimo per affrontare attivamente l'argomento con i loro pazienti adolescenti per fare prevenzione". "L'86% dei giovani intervistati considera il fare uso di droghe sintetiche un fattore di alto rischio per la salute. Il dato cala vertiginosamente a un 33,9% quando si fa riferimento all'alcol. Secondo l'Oms - sottolinea Giada Giglio Moro, psicologa e psicoterapeuta di Milano - l'alcol rientra tra la classificazione delle droghe, per cui appare chiara una grave disinformazione riguardo al fatto che l'alcol è a tutti gli effetti una droga. Questa differenza nella percezione del rischio può essere molto pericolosa ed è più che mai necessario aiutare i ragazzi ad interrogarsi circa le ragioni che li conducono a fare uso e abuso di alcol".  Dietro questa scelta "c'è sempre un tentativo di gestire qualcosa, e l'alcol interviene come apparente soluzione a questi problemi. Allora sarebbe opportuno - suggerisce l'esperta - fare prevenzione là dove i ragazzi sono, online e offline, ovvero sui canali digitali e nelle scuole, per aiutarli a trovare modalità adattive che rispondano in modo efficace a ciò che li turba dentro, che li aiuti nella regolazione delle proprie emozioni, nel loro processo di crescita e di sviluppo, al fine promuovere il loro bisogno evolutivo di esplorazione e di non permettere all'alcol, come ad altre sostanze, di mettere un punto alla loro ricerca di sé".  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


**Estate: nel beach volley infortuni in difesa e schiacciata, '50% a caviglia e ginocchio'**

(Adnkronos) - E' uno degli sport più amati e praticati in estate sulle spiagge e dal 1996 - con i Giochi olimpici di Atlanta - il beach volley è diventato anche uno sport olimpico e lo vedremo a Parigi 2024. "In generale giocare a pallavolo sulla spiaggia comporta un aumento del rischio di infortuni legati a cadute e distorsioni, mentre l'attività indoor o su campi duri può comportare un maggiore sovraccarico articolare e della colonna vertebrale. I 3 infortuni acuti più comuni nel beach volley sono le distorsioni di caviglia e al ginocchio e i traumi contusivi/distorsivi delle dita. Questi 3 tipi di infortuni rappresentano fino alla metà di tutti gli infortuni acuti subiti giocando sulla sabbia e spesso comportano l'assenza prolungata dal gioco o dagli allenamenti". Così Andrea Bernetti, vice presidente della Società italiana di medicina fisica e riabilitativa (Simfer), fa il punto per l'Adnkronos Salute sui rischi dei 'crack' legati al beach volley, nel primo di 3 focus sugli sport da spiaggia più diffusi in estate.  "Inoltre, secondo una ricerca, l'incidenza di infortuni - prosegue l'esperto - era di 4,9 ogni 1.000 ore di beach volley e 4,2 infortuni ogni 1.000 ore di pallavolo indoor. In questo sport, la maggior parte degli infortuni si verifica durante la difesa in campo e la schiacciata, mentre nella pallavolo indoor la maggior parte degli infortuni si verifica durante il muro e la schiacciata".  Secondo il medico fisiatra, "mentre gli agonisti giocano durante tutto l'anno, a livello amatoriale questa attività naturalmente si intensifica durante l'estate e in vacanza. Questo - riflette - predispone ad un maggiore rischio di infortuni, soprattutto se si conduce una vita sedentaria e quindi si gioca con poco allenamento alle spalle". Altri infortuni possono "colpire le spalle - puntualizza - come ad esempio la tendinopatia della cuffia dei rotatori e le lesioni del labbro glenoideo".   Bisogna anche considerare come, quando giocato come da regolamento con solo due giocatori sul campo rispetto ai 6 del volley tradizionale, "nel beach volley il volume dei movimenti ripetitivi e le differenze nelle azioni tecniche portano i giocatori a compiere più movimenti ogni partita - ricorda Bernetti - Anche le condizioni climatiche possono influire sul rischio di infortunio: il caldo con eccessiva disidratazione può predisporre gli atleti a maggiore fatica e quindi peggiore controllo articolare".  "Come in qualsiasi altro sport a qualsiasi livello, la prevenzione è possibile con un po' di attenzione e durante l'allenamento e le partite. Sono in particolare importanti gli esercizi dedicati all'equilibrio, soprattutto perché - conclude il fisiatra Bernetti - il beach volley si gioca su una superficie irregolare. Inoltre è molto utile fare attenzione alla tecnica di salto e di caduta e rinforzare la muscolatura degli arti inferiori. Non bisogna poi dimenticarsi di idratarsi a sufficienza durante l'attività fisica". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Bellezza: +20% botulino in Italia, ritocchi senza bisturi 2 volte più graditi

(Adnkronos) - Sempre più botox in Italia. L'anno scorso "i trattamenti estetici non chirurgici con tossina botulinica sono stati 195mila, circa 34mila in più rispetto all'anno precedente" quando erano stati circa 161mila: un "+21%. E, in generale, gli interventi estetici non chirurgici si confermano essere quasi il doppio di quelli chirurgici". A sottolineare il trend è Giovanni Salti, presidente dell'Associazione italiana terapia estetica botulino (Aiteb), commentando il '2023 Isaps International Survey', studio dell'International Society of Aesthetic Plastic Surgery che fotografa annualmente l'andamento delle procedure di medicina estetica nel mondo. Nel nostro Paese, complessivamente, l'anno scorso sono state 757.442, di cui circa 262mila chirurgiche e circa 495mila 'senza bisturi'. Tra gli interventi non chirurgici, dominano le procedure iniettabili: botulino in primis, seguito dalle iniezioni di acido ialuronico (190mila circa nel 2023) e, a grande distanza, da quelle di idrossiapatite di calcio (12mila circa). Fra gli altri trattamenti 'bisturi-free', fanno registrare numeri significativi anche l'epilazione (26mila circa) e i peeling chimici (22mila circa). Tra le procedure chirurgiche, invece, sul primo gradino del podio c'è l'ingrandimento del seno (quasi 39mila casi), seguito da interventi alle palpebre (31mila), miglioramento delle labbra/procedura periorale (27mila), liposuzione (26mila) e rinoplastica (18mila). "Il trattamento con tossina botulinica - afferma Salti - si conferma al primo posto nella classifica mondiale con quasi 9 milioni di interventi, che riguardano sia donne che uomini in diverse fasce d'età. Un primato che apprezziamo anche nel nostro Paese e che certifica come questa rappresenti, per i pazienti che non intendono ricorrere a pratiche chirurgiche, una soluzione sicura ed efficace. In Italia - rileva il presidente Aiteb - le pratiche cosmetiche che vertono su interventi come il ringiovanimento facciale, peeling chimici, rassodamenti della pelle o trattamenti anticellulite sono tutte in aumento. La nostra medicina estetica conferma dunque un ruolo di eccellenza all'interno del contesto internazionale, sia guardando alla domanda interna, sia al turismo medico che siamo in grado di attrarre ogni anno da diverse parti del mondo". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Fecondazione: radiografia 'full body' per dieta anti-infertilità personalizzata

(Adnkronos) - Dieta anti-infertilità personalizzata con una radiografia 'full body' per valutare la composizione corporea della donna e creare per lei un percorso di nutrizione finalizzato a ottimizzare le chance di concepimento. Questo l'approccio testato dagli esperti nutrizionisti del gruppo Genera, guidati dalla biologa Gemma Fabozzi, responsabile del centro B-Woman per la salute della donna, in collaborazione con l'équipe di Laura di Renzo, professoressa ordinaria di Nutrizione clinica dell'Università Tor Vergata di Roma, che hanno presentato i risultati del loro test pilota al 40.esimo congresso della Società europea di Medicina della riproduzione ed embriologia (Eshre), in corso ad Amsterdam. "E' noto dai dati presenti in letteratura - spiega Fabozzi, prima firma del lavoro - che essere sottopeso, sovrappeso oppure obese aumenta il rischio di ripetuti fallimenti d'impianto dell'embrione o di aborto spontaneo, probabilmente a causa del ruolo chiave che il tessuto adiposo esercita nella riproduzione". Ma non è una banale questione di peso. "L'indice di massa corporea (Bmi) è l'indicatore più utilizzato per definire le caratteristiche antropometriche, ma - sottolinea l'esperta - rappresenta un indicatore inadeguato della composizione corporea, con il rischio di calcolare erroneamente la percentuale di massa grassa e di sottostimare il possibile fallimento riproduttivo. Questo studio ha voluto analizzare la composizione corporea dei pazienti infertili mediante assorbimetria a raggi X a doppia energia (Dxa), il gold standard per il calcolo e la localizzazione della massa magra, indipendentemente dal peso corporeo, fornendo un'immagine tridimensionale delle densità degli organi corporei. Una strada che si può percorrere soprattutto per elaborare piani nutrizionali personalizzati per le pazienti con problemi di infertilità". La sperimentazione ha coinvolto 66 donne, di cui 50 già con figli e 16 con una storia di ripetuti fallimenti di impianto di embrioni prodotti con la fecondazione assistita. E' stata eseguita una caratterizzazione della composizione corporea mediante Dxa ed è stato scoperto che "tale composizione e anche la densità ossea sono diverse tra pazienti fertili e infertili: rispetto alle prime, le donne infertili che erano ricorse senza successo alla Pma mostrano differenze nella distribuzione dei tessuti soprattutto nella parte inferiore del corpo, e nella mineralizzazione ossea".  "Anche l'analisi del microbiota - prosegue Fabozzi - ha dimostrato delle differenze significative tra i due gruppi: le pazienti infertili hanno una aumentata percentuale di proteobatteri ed enterobatteriacei, che poi sono quei batteri che comunemente causano problematiche di infezioni vaginali che sappiamo essere un fattore di rischio per l'impianto dell'embrione. Una percentuale di gran lunga maggiore rispetto al 4%, in media, di presenza normale di questi microrganismi".  "E' fondamentale - evidenza di Renzo - la determinazione della massa corporea, distinta in muscolare, grassa e ossea. La condizione di infertilità è infatti caratterizzata da una riduzione della massa magra con conseguente aumento ed espansione proporzionale della massa grassa, non solo a livello viscerale, ma anche periferico. Inoltre, rispetto alle donne fertili, quelle con problemi di infertilità presentano una minore massa ossea a livello del tronco. Una condizione che si presenta a prescindere dal Bmi della paziente", rimarca. "L'obiettivo è quello di arrivare a rendere più oggettivo il modo in cui siamo in grado di valutare la composizione corporea di una donna infertile - rimarca Fabozzi - Oggi ci basiamo sulla Bia (bioimpedenziometria), sul Bmi e sul peso, che sono indici di analisi abbastanza imprecisi, ma anche di facile utilizzo. Con la Dxa, una sorta di radiografia full body, possiamo studiare quanta massa magra e grassa sono presenti, come si distribuiscono, insieme a una fotografia della composizione ossea e lipidica che a quanto pare varia fra chi è fertile e chi è infertile. Questo è un punto di partenza importante. Gli studi dovranno ora proseguire per capire meglio queste differenze, individuare le pazienti a rischio infertilità e arrivare a elaborare per ognuna una terapia nutrizionale e di stili di vita mirata". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Gruppo Cap premiata con TopLegal Awards nella categoria 'public utilities legal team'

(Adnkronos) - Gruppo Cap, la green utility che gestisce il servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, ha ottenuto il riconoscimento TopLegal Awards nella categoria 'public utilities legal team' per "aver assistito diverse società per la gestione tecnica e amministrativa del piano per produrre energia pulita attraverso le Comunità energetiche rinnovabili (Cer), associazioni costituite tra cittadini, pubblica amministrazione, Pmi, enti pubblici territoriali e attività commerciali", come si legge dalla motivazione. La premiazione si è svolta a Milano ieri sera, 8 luglio, in occasione della XI edizione dei TopLegal Corporate Counsel Awards, nati nel 2013, e noti come i primi riconoscimenti dedicati alle direzioni legali e al contributo strategico delle squadre in-house allo sviluppo del sistema Paese. "I TopLegal Corporate Counsel Awards -spiega Michele Falcone, direttore generale e direttore counseling e appalti di Gruppo Cap- vedono ogni anno la partecipazione di numerose aziende e, attraverso criteri di valutazione rigorosi, celebrano le eccellenze dei servizi legali delle principali società presenti sul mercato italiano, mettendo in risalto il loro ruolo determinante per il successo e la crescita del business delle singole imprese. Questo prestigioso premio riconosce il lavoro dell’ufficio legale di Cap che, attraverso esperienza, solido know-how e analisi strategica delle singole circostanze, ha saputo supportare l’azienda in ogni momento chiave ed è pronto ad accompagnarla nelle sfide future che si presenteranno". Gruppo Cap si è distinto grazie a un importante progetto che ha messo in luce l’unicità e la grande expertise del proprio team legal: la nuova sfida intrapresa dalla green utility con la creazione delle Comunità energetiche rinnovabili (Cer). In particolare, Cap si è fatta promotrice di tale progetto, con l’obiettivo di creare sinergie ed efficienze, connettendo la gestione del servizio idrico integrato al settore energy, sfruttando la possibilità di recuperare energia dalle ordinarie attività di depurazione svolte dall’azienda. In questo contesto, il team legal di Cap ha approfondito la recente normativa sulle Cer, per poter assistere al meglio la società. ---sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Estate, italiani in vacanza tra voglia di relax e buon cibo per ricaricare energie

(Adnkronos) - Delusi dal calcio, dopo il flop degli azzurri a Euro 2024, archiviati i viaggi culturali o quelli alla ricerca di nuovi amori, gli italiani ora pensano alle vacanze. Parole d'ordine meno divertimento e più relax, nessun desiderio di fare amicizia ma solo esperienze gastronomiche: gli italiani pensano all’estate come un periodo d’oblio utile a ricaricare le energie per l’autunno. E' quanto emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Nestlé, focalizzata sui comportamenti alimentari in viaggio, condotta su un campione di 1.200 persone rappresentativo della popolazione italiana.  
La ricerca - riporta una nota - ha inoltre l’obiettivo di sondare le mete preferite e quanto, in vacanza, siamo disposti a controllare i nostri istinti a scapito di un’alimentazione sana, tendenza rilevata nell’ultimo anno che ci vedeva consumatori virtuosi con un aumento del consumo di frutta, verdura e legumi oscillante fra un +30 e +40%. Al primo posto della classifica dei desiderata per le vacanze 2024 c’è, per più del 57% degli italiani, la ricerca del puro relax, seguito dal divertimento per il 24% e dal desiderio di nuove esperienze gastronomiche per il 13%. Ma, in cerca di relax o di divertimento, tutti concordiamo che il mangiare bene è sempre molto o abbastanza importante per il 78%, mentre il 20% ha spudoratamente dichiarato che questa estate mangerà di tutto, senza fare minimamente attenzione ad un’alimentazione sana e bilanciata.  Tutto ciò che implica la nostra sfera emotiva e intima sembra essere passata in secondo piano. Fare nuove amicizie, infatti, è vissuto come facoltativo e non necessario, votato solo per il 2% dagli intervistati. Pare tramontata anche l’era della ricerca di nuove emozioni o flirt più o meno duraturi - si legge - solo lo 0,3% ancora si mette in viaggio sperando di incontrare la 'grande storia' mentre solo due anni fa, nel 2022, il 10% sognava una vacanza d’amore. Una percentuale in caduta libera che segna un passaggio epocale in un Paese che ha vissuto fino a ieri sulla scia del romanticismo e dei grandi film d’amore. E patria, tra l’altro, dei cosiddetti 'pappagalli' alla ricerca, sulle coste italiane, di turiste pronte ad innamorarsi. Figure ormai desuete che lo tsunami prodotto dai nuovi costumi dettati da nuove generazioni e dai social ha infine spazzato definitivamente, decretandone la fine. Quindi, delle due l’una: fra amore o sesso e cibo – sfere che sono in qualche modo correlate perché riguardano anche la socialità, lo scambio e la condivisione - gli italiani in vacanza prediligono il cibo. "Di fatto le cose stanno cambiando - commenta la psicologa e psicoterapeuta Marzia Benvenuti - Se da un lato c’è una ricerca spasmodica al relax e poi al mantenere buone e sane abitudini alimentari, solo una misera percentuale in vacanza è interessata a incontrare nuove persone e creare flirt classici di questo periodo. Questa tendenza ci dice tante cose di come molto sia basato su ciò che fa bene e su quello che è davvero gratificante. Attenzione però, tutto questo dà sicurezza ma allo stesso tempo toglie leggerezza e libertà di essere. Il punto è avere autodisciplina non solo rigore, e sapere di cosa e come vogliamo nutrirci ogni singolo giorno scegliendo in modo consapevole per non perdere noi stessi". Quindi - desiderosi di noia dopo tanto affannarsi fra pubblico e privato, senza nuovi amici e senza il più pallido desiderio di stancarsi dietro un flirt, ma mossi dall’unica emozione di procacciarci esperienze gastronomiche - così messi, in quali luoghi porteremo la nostra inquietudine e il desiderio di 'invisibilità'? Chi ha scelto di rimanere in Italia - riferisce la nota - soddisferà il piacere del buon cibo in queste cinque Regioni decretate le regine dell’estate 2024, nell’ordine: Sicilia, Puglia, Emilia-Romagna, Toscana e Campania. Mentre agli ultimi due posti si classificano Friuli Venezia-Giulia e Molise. Per chi, invece, deciderà per ferie fuori dai patrii confini, è bene sapere che si troverà in numerosa compagnia nei ristoranti e locande di, nell’ordine: Grecia, Francia, Portogallo, Turchia e Germania. Chi vorrà provare l’ebbrezza di una vacanza nei Paesi meno frequentati e soprattutto meno votati perché ritenuti poco attraenti da un punto di vista gastronomico, potrà optare per gli ultimi due nella classifica degli intervistati: Polonia e Liechtenstein. L’unica costante emersa nella ricerca è che sono i Paesi con regimi alimentari (più o meno) mediterranei a essere le destinazioni preferite dagli italiani, forse perché non riservano sorprese e permettono di non discostarsi totalmente dalle nostre abitudini alimentari. "La dieta mediterranea, che è quella privilegiata nei Paesi preferiti, rappresenta un valore universale come stile di vita fondato non tanto sulla specificità e valori nutrizionali dei cibi ad esso riconducibili, quanto sulla loro equilibrata combinazione - sottolinea Giuseppe Fatati, Direttore scientifico dell’Osservatorio Nestlé - I rischi di perdere i benefici di un’alimentazione sana e bilanciata, per quel 20% di italiani che ha dichiarato che non presterà attenzione al cibo e che probabilmente si nutrirà in modo disordinato anche eccedendo in porzioni e piatti troppo 'ricchi', sono dietro l’angolo. Una riflessione critica viene sollecitata dal fatto che solo il 13% è incuriosito da nuove esperienze gastronomiche e che la maggior parte non vuol fare nuove amicizie. Caratteristica principale della alimentazione mediterranea è proprio la convivialità, la scoperta e la condivisione dell’atto del mangiare".  E "osservando quanto succede al ristorante con i commensali impegnati - aggiunge - più a interagire con il proprio cellulare che con il proprio vicino sono portato a credere che proprio la tecnologia ci stia allontanando dallo stile di vita mediterraneo". Per quello 0,3% che ancora crede nell’amore in vacanza è bene sapere che, come emerso dalla ricerca dell’Osservatorio Nestlé - conclude la nota - il piatto giusto per conquistare qualcuno al primo appuntamento deve essere semplice e popolare per il 35% degli italiani, per il 19% basta una pizza, mentre per il 16,4% ci vuole qualcosa di più ricercato. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Sostenibilità, nuova vita per 390mila penne iniettive: Bologna città pilota

(Adnkronos) - Da ‘penne’ iniettive monouso a oggetti di uso comune, come sedie e complementi d’arredo, il percorso diventa un modello di raccolta e riciclo per trasformare un dispositivo medico usato da rifiuto a risorsa. Bologna è tra le tre città italiane coinvolte nel progetto pilota 'TakeBack: ReMed', l’iniziativa per la raccolta e il riciclo dei dispositivi preriempiti per iniezione, promossa per la prima volta in Italia da Novo Nordisk, azienda attive nel campo delle malattie croniche non trasmissibili e delle patologie rare.  Sono oltre 390mila le ‘penne’ preriempite usate per le terapie contro diabete, obesità e malattie rare, che ogni anno sono utilizzate dai cittadini bolognesi e che, fino a ieri, erano trattati come rifiuti non differenziabili mentre ora, grazie al progetto 'TakeBack: ReMed', torneranno a nuova vita. 'TakeBack: ReMed' si inserisce nell’impegno globale che Novo Nordisk ha assunto nel campo della sostenibilità con 'Circular for zero', iniziativa globale che si pone l’obiettivo sfidante di raggiungere un impatto ambientale zero entro il 2045. Sperimentato con successo in Brasile, Francia, Danimarca e Regno Unito, 'TakeBack: ReMed' ora arriva in Italia con sperimentazioni che interesseranno, oltre a Bologna, anche Parma e Torino. I dati: nel Regno Unito, ad esempio, si è ottenuto un risparmio del processo di smaltimento pari a circa il 90% passando da 26g a 3g di CO2.  “Novo Nordisk lega indissolubilmente l’impegno per il miglioramento della qualità di vita delle persone con l’innovazione e la sostenibilità, perché siamo convinti che il valore terapeutico dei nostri farmaci debba essere sempre associato anche al loro impatto ambientale. L’obiettivo è raggiungere un impatto ambientale zero entro il 2045. Portiamo avanti in tal senso una strategia che ragiona in ottica Planetary Health. Promuoviamo la riduzione dei consumi e delle emissioni, il riciclo dei rifiuti e lo sviluppo di prodotti riutilizzabili all’interno di un’economia circolare che copre tutta la filiera dalla produzione alla distribuzione. Grazie alla collaborazione con le istituzioni e gli attori del territorio è possibile creare le condizioni per fare la differenza e promuovere azioni, concrete, virtuose e veramente sostenibili come 'TakeBack: ReMed', spiega Marco Salvini, Sr Director External Affairs di Novo Nordisk Italia.  Nella città di Bologna, ogni anno, viene utilizzato circa il 2% degli oltre 17 milioni di penne preriempite che vengono vendute in Italia in 12 mesi. La sperimentazione, che partirà nelle prossime settimane, si svilupperà grazie a un accordo con Federfarma che favorirà l’adesione delle farmacie cittadine e fornirà i dati di raccolta. In questi presidi, i cittadini troveranno il kit per la raccolta composta da buste di raccolta delle penne utilizzate che saranno distribuite ai cittadini. Ogni busta potrà contenere tra le 10 e le 15 penne e si stima una previsione di return rate, ovvero la risposta di restituzione da parte della cittadinanza, del 25%.  “La partecipazione di Bologna al progetto 'TakeBack: ReMed' rappresenta un passo importante per migliorare la qualità della vita dell’intera comunità, che rafforza il perseguimento degli obiettivi di economia circolare. Siamo certi che le cittadine e i cittadini bolognesi non faranno mancare il loro sostegno a questa importante iniziativa, che offre soluzioni innovative per la gestione dei rifiuti sanitari, sensibilizzando nel contempo l’intera cittadinanza sull’importanza della promozione della salute come bene comune”, dichiarano Luca Rizzo Nervo, assessore Welfare e salute, e Simone Borsari, assessore Lavori pubblici, manutenzione e pulizia della città del Comune di Bologna.  Le penne raccolte a Bologna saranno poi trasferite in Danimarca per completare il ciclo di recupero. Grazie a diverse partnership locali, infatti, Novo Nordisk raccoglie, stocca e spedisce le penne usate in Danimarca, per poi trasformarle in materie prime seconde utilizzate per la creazione di oggetti di uso comune, come sedie, lampade, vasi e molto altro.  "È un'iniziativa molto interessante ed estremamente positiva perché mette insieme più soggetti, industria privata e istituzioni pubbliche, con l’unico obiettivo della lotta alla cronicità, intesa come impegno a cercare di essere sempre più vicini al paziente cronico, che è la sfida dei sistemi sanitari occidentali dei prossimi decenni. Inoltre, questa iniziativa va a porsi in linea con la sostenibilità dei percorsi di cura dei nostri pazienti: un aspetto che non intacca in sé la prestazione sanitaria ma dà un valore aggiunto dal punto di vista sociale e di rispetto per l’ambiente molto importante e che, confido, sarà apprezzato anche dai pazienti", dichiara Paolo Bordon, direttore generale dell’Azienda Usl di Bologna.  Nella città di Bologna il partner di Novo Nordisk è Gruppo Hera, tra le principali multiutility italiane e primo operatore nazionale per rifiuti trattati. Nel rispetto del protocollo d’intesa, il Gruppo Hera si occuperà di raccogliere le penne iniettive usate conferite dai pazienti nei punti di raccolta collocati nelle farmacie coinvolte e di trasportarle presso le Stazioni Ecologiche del territorio, monitorando periodicamente che il processo di raccolta e riciclo venga svolto in maniera sicura e garantendo la tutela della salute pubblica. “Di fronte ai cambiamenti economici, ambientali e sociali in corso, diventa sempre più importante per le aziende unire le forze su obiettivi comuni - afferma Giulio Renato, direttore centrale Servizi Ambientali e Flotte del Gruppo Hera - L’economia circolare rappresenta un elemento chiave per il Gruppo Hera, che si pone l’obiettivo di fare rete per garantire la massima valorizzazione delle risorse, con un approccio sostenibile ed integrato nelle proprie strategie di business”.  Insomma, un modello di economia circolare applicato al settore sanitario e farmaceutico che partirà da Bologna e dalle altre città pilota per poi estendersi anche in altre città italiane. ---sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


BingX sulle maglie da allenamento del Chelsea

(Adnkronos) - La conclusione di importanti accordi di sponsorizzazione rappresenta un ingrediente essenziale per il rilancio del settore fintech. È solo tenendo conto di queste premesse che l’ultima iniziativa di BingX acquisisce valore. La piattaforma sarà infatti Official Training Wear Partner del Chelsea, sodalizio calcistico che milita nella massima serie inglese. Il logo di BingX comparirà così sulle divise da allenamento di una delle squadre più amate dagli appassionati, con l’obiettivo di raggiungere il volume di affari dei principali competitor. ---economia/fintechwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Future Health Index 2024, opinion leader: Ia migliora l'assistenza e la qualità delle cure sanitarie

(Adnkronos) -

Le innovazioni basate sulla digitalizzazione, l'intelligenza artificiale e l'approccio data-driven sono gli elementi chiave per affrontare le sfide del sistema sanitario italiano
, tra cui la carenza di personale, le difficoltà finanziarie, l'aumento delle liste d'attesa e la crescente domanda di cure. E' la fotografia che emerge dal Future Health Index 2024, l'autorevole studio sul settore sanitario a livello mondiale realizzato con il contributo non condizionante di Philips. Condotto tra i leader della sanità di 14 Paesi tra i quali l'Italia - si legge in una nota - lo studio esplora quali sono le sfide e le opportunità che le strutture sanitarie si trovano ad affrontare per mantenere i sistemi sanitari sostenibili e ripensare a nuovi paradigmi di assistenza. "L'accesso alle cure - afferma Andrea Celli, Managing Director Philips Italia, Israele e Grecia - è parte essenziale e imprescindibile di un sistema sanitario ben funzionante, equo e sostenibile. Ma sempre più spesso la carenza di personale e le pressioni finanziarie stanno determinando ritardi nell'assistenza, con un aumento delle liste d'attesa e una diminuzione della qualità delle cure, con ripercussioni sia sul personale che sui pazienti. Grazie alla digitalizzazione, all'analisi più precisa dei dati e all'intelligenza artificiale - sottolinea - i leader della sanità stanno sempre più spesso automatizzando i flussi di lavoro e utilizzando l'Ia a supporto del processo decisionale, per rendere le diagnosi più precise e accurate. In Philips siamo impegnati a collaborare con gli operatori sanitari in questo percorso di trasformazione per creare una sanità sempre più digitale, connessa e accessibile. Un traguardo che può essere raggiunto solo in partnership, mettendo a fattor comune competenze e know how di tutto l'ecosistema sanitario". La maggior parte dei leader italiani della sanità riconosce il forte impatto della riduzione del personale sulle attività di reparto. Burnout, stress, peggioramento dell'equilibrio tra lavoro e vita privata e del morale dello staff, secondo gli intervistati, sono superiori in Italia (88%) rispetto al resto del mondo (66%) e all'Europa (71%). Quasi tre quarti dei leader (74%) vedono inoltre il personale abbandonare il proprio ruolo a causa degli eccessivi carichi di lavoro, con un ulteriore impatto sull'erogazione delle cure. In questo contesto, l'automazione è considerata un'alleata per limitare l'impatto della carenza di personale, in particolare per ridurre i compiti amministrativi quotidiani (86%) e per gestire le attività ripetitive (81%), valorizzando le loro competenze (78%). Inoltre, il 37% degli intervistati ritiene che l'assistenza sanitaria virtuale possa aiutare a facilitare la collaborazione tra gli operatori sanitari in diverse sedi, migliorando l'assistenza ai pazienti e riducendo i tempi di risposta clinica. Inoltre - prosegue la nota - gli insights forniti dai dati racchiudono un enorme potenziale per rendere il settore più efficiente e per migliorare l'assistenza ai pazienti, in primis a supporto delle procedure diagnostiche e terapeutiche (57%), contribuendo a ridurre le liste d'attesa, ma anche per ottimizzare i percorsi di cura (54%) e per ridurre le riammissioni in ospedale (35%). Con l'accelerazione verso l'implementazione del Fascicolo sanitario elettronico 2.0, tra le misure finanziate dai fondi del Pnrr destinati alla sanità, l'interoperabilità dei dati sanitari rappresenta una sfida non più rimandabile per i leader del settore: l'interconnessione tra le informazioni all'interno delle cartelle cliniche e altre piattaforme è un obiettivo da raggiungere per il 40% degli intervistati. Con una crescita degli investimenti del 35% nel 2023, l'intelligenza artificiale rappresenta una realtà diffusa in particolare in radiologia dove l'Ia non solo consente di accelerare il processo di acquisizione delle immagini senza artefatti e rumore, evitando di ripetere l'esame, ma può anche supportare i clinici nel processo decisionale. Tra le aree dove sono previsti investimenti in Ia a supporto del processo decisionale nei prossimi 3 anni spiccano: da soluzioni capaci di rendere più efficiente il monitoraggio dei pazienti in ospedale (38%) e da remoto (41%), a quelle che migliorino la prevenzione e l'individuazione delle patologie (38%). Il settore, però, pone l'accento anche sulla necessità di individuare politiche sull'uso etico dei dati e dell'Ia: per circa la metà dei leader italiani è fondamentale non solo investire in formazione ed educazione in modo costante (55%), ma anche rendere l'intelligenza artificiale più trasparente e interpretabile (49%), dimostrando di essere in linea con le premesse dell'Ai Act recentemente approvato dal Parlamento europeo e con il disegno di legge proposto dal Consiglio dei ministri.  Infine, responsabile di oltre il 4% delle emissioni globali di CO2, più dell'industria aeronautica e dei trasporti, il settore sanitario non può tendere all'efficienza senza impegnarsi per diminuire il proprio impatto ambientale. Una sensibilità avvertita dall'83% degli intervistati, che ritengono la sostenibilità una priorità assoluta per le organizzazioni sanitarie. Le azioni già intraprese riguardano soprattutto la riduzione dei rifiuti (45%), l'eliminazione delle sostanze pericolose (39%) e l'efficienza energetica (32%), quest'ultima considerata una strategia da implementare nelle proprie strutture nei prossimi tre anni dal 42% dei leader di settore.  
La sostenibilità, inoltre, rappresenta una tematica sempre più determinante anche negli acquisti: il 46% dichiara di voler selezionare fornitori con target e iniziative di sostenibilità e di privilegiare l'acquisto di apparecchiature più sostenibili anche in ottica di economia circolare (44%). Una sensibilità condivisa in particolare con le aziende health tech, che per quasi un terzo (32%) dei leader italiani rivestono un ruolo chiave nel migliorare la tempestività e la qualità dell'assistenza, oltre alle istituzioni governative (55%).  "E' incoraggiante - osserva Celli - notare che la stragrande maggioranza dei leader italiani della sanità coinvolti nello studio riconosca che la riduzione dell'impatto ambientale dei sistemi sanitari dovrebbe essere una priorità assoluta. Tuttavia, molti di loro sono alle prese con sfide senza precedenti. Questo dimostra l'urgenza di adottare soluzioni tecnologiche che siano al tempo stesso innovative e sostenibili e - conclude - contribuiscano a ridurre i costi delle cure". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Asus Zenbook Duo, recensione del laptop con due schermi

(Adnkronos) - L'Asus Zenbook Duo deve il suo nome a una caratteristica distintiva: nasconde sotto il suo elegante chassis in alluminio grigio un secondo display identico a quello principale, offrendo così due schermi touchscreen OLED da 1920 x 1200 pixel affiancati. Il suo design innovativo permette di utilizzare entrambi i display contemporaneamente o di rimuovere la tastiera magnetica per sfruttare tutto lo spazio disponibile. Quando utilizzata con la tastiera wireless, questa modalità offre una superficie dello schermo di 19,8 pollici, che può essere sfruttata come un unico schermo, tramite la funzione ViewMax. In alternativa, i due display 16:10 possono essere utilizzati indipendentemente, con una gestione facile delle finestre tramite la funzione App Switcher che assicura il pieno controllo delle finestre delle app con la punta delle dita, riducendo le interruzioni e aiutando gli utenti a mantenere la concentrazione su quello che stanno facendo. Ma oltre alla funzionalità del doppio schermo, il Zenbook Duo riesce a distinguersi in altre aree: offre velocità di elaborazione eccezionali, una tastiera sorprendentemente reattiva e una durata della batteria solida a un prezzo relativamente accessibile. Asus Zenbook Duo è alimentato dall'ultima generazione di processori Intel, fino all'innovativa serie H di Core Ultra 9, combinata una RAM LPDDR5x fino a 32 GB e una SSD PCIe 4.0 da 2 TB. In quanto laptop Intel Evo Edition, Zenbook Duo si accende istantaneamente, si ricarica velocemente e offre una durata della batteria per tutta la giornata. È dotato di due porte Thunderbolt 4, una porta USB 3.2 Gen 1 Type-A, una porta HDMI 2.1 (TMDS) e una presa audio da 3,5. Zenbook Duo dispone di un potente sistema audio firmato Harman Kardon e con certificazione Dolby Atmos. I processori Intel Core Ultra introducono la prima Unità di Elaborazione Neurale (NPU) integrata di Intel, offrendo un motore dedicato per potenziare esperienze di intelligenza artificiale avanzate su PC: nella pratica, questo significa che l'utente può dedicarsi al lavoro, al gioco e alla creazione di contenuti senza preoccuparsi della durata della batteria. È perfetto per alleggerire i carichi di lavoro dalla CPU e fornire un'accelerazione IA efficiente dal punto di vista energetico per le moderne applicazioni abilitate all'intelligenza artificiale. La NPU offre elaborazione AI a bassa latenza, accelerando l'esecuzione di più attività in contemporanea. Il design minimalista del Zenbook Duo è caratterizzato da alcune linee diagonali sul coperchio e dal logo Asus Zenbook in alto a sinistra. Include anche l'Asus Pen 2.0, una penna sensibile alla pressione compatibile con entrambi i touchscreen del laptop, venduta separatamente a 90 euro. Zenbook Duo è sorprendentemente robusto, con certificazione di grado militare US MIL-STD 810H. Questo significa che è stato testato in condizioni difficili, comprese temperature estreme, umidità e urti. Nonostante la cerniera possa risultare un po' instabile, il deck e lo chassis in alluminio sono solidi. Inoltre, è dotato di una fotocamera IR compatibile con Windows Hello e TPM 2.0 per una sicurezza aggiuntiva. Il laptop offre due display OLED da 14 pollici con risoluzione 1920 x 1200 pixel e frequenza di aggiornamento di 60Hz. Il primo schermo è sempre attivo quando la tastiera magnetica è collegata, mentre il secondo si attiva una volta rimossa la tastiera. La qualità visiva è eccellente, con colori vivaci e una luminosità adeguata anche in ambienti luminosi. Tuttavia, la resa dei colori può risultare eccessivamente intensa, ma è possibile modificarla tramite le impostazioni MyAsus. Nonostante sia una tastiera staccabile, è sorprendentemente reattiva e piacevole da usare, con una corsa dei tasti di 1,4 mm. Il trackpad da 3 x 5,3 pollici è altrettanto soddisfacente, consentendo di navigare facilmente e gestire azioni multi-gesture senza problemi. Bisogna tenere a mente che lo Zenbook Duo non è progettato per il gaming, con la sola grafica integrata Intel Arc. Nei test di gioco, ha mostrato prestazioni modeste, sufficienti per giochi casual ma non per titoli più impegnativi. La webcam da 1080p del Zenbook Duo offre una buona qualità dell'immagine. In definitiva, Asus Zenbook Duo è un laptop innovativo e versatile, ideale per artisti e creativi grazie alla sua configurazione a doppio schermo e alla tastiera reattiva. Con un prezzo di partenza di 1.699 euro, offre prestazioni elevate e una buona durata della batteria. Con una configurazione a doppio schermo ottima per creator e artisti, Zenbook Duo è una scelta eccellente per alcune categorie di utenti.  ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)