Una manutenzione regolare riduce i consumi fino al 15%
(Adnkronos) - In un contesto di prezzi dei carburanti ancora elevati, la manutenzione dell’auto torna al centro dell’attenzione come leva concreta di risparmio per famiglie e imprese. Secondo AsConAuto, un veicolo non correttamente mantenuto può arrivare a consumare fino al 10-15% in più rispetto a uno in condizioni ottimali. Alla base dell’aumento dei consumi ci sono spesso elementi tecnici trascurati come: filtri aria e carburante, sistema di iniezione e stato degli pneumatici. Tutti componenti che, se non mantenuti correttamente, riducono l’efficienza del motore e aumentano la resistenza al rotolamento, facendo crescere il fabbisogno di carburante.
Roberto Scarabel, presidente di AsConAuto ricorda: «Dal 15 aprile cessa l’obbligo di montare pneumatici invernali. Nei prossimi giorni molte vetture passeranno dalle officine per il cambio gomme: può essere l’occasione ideale per effettuare un check-up completo. La manutenzione non deve essere vista come una spesa, ma come un investimento. Affidarsi alla rete ufficiale e agli autoriparatori che puntano sul Ricambio Originale significa garantire al veicolo il mantenimento delle prestazioni, anche in termini di consumi, e dei parametri di efficienza previsti dal costruttore nel tempo».
---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Harley-Davidson lancia RIDE, una piattaforma globale tra heritage e brand
(Adnkronos) -
Harley-Davidson inaugura una nuova fase della propria evoluzione con il lancio di RIDE, piattaforma globale pensata per rafforzare il posizionamento del marchio e dialogare con una nuova generazione di motociclisti.
RIDE si configura come un progetto che va oltre la comunicazione tradizionale, si tratta di un’iniziativa che punta a valorizzare l’identità storica del brand, reinterpretandola in chiave contemporanea. Si parla di un ritorno alle origini, infatti l'elemento chiave del lancio è anche il recupero dello storico logo Bar & Shield, un simbolo identitario del brand, che viene reintrodotto all’interno di una nuova veste visiva. “Sono entusiasta di lanciare la piattaforma RIDE come un vero e proprio nuovo inizio per il brand, in vista della presentazione della nostra strategia aziendale a maggio. RIDE celebra il divertimento e la gioia che si provano guidando la migliore moto al mondo: una Harley-Davidson”, ha dichiarato Artie Starrs, Presidente e CEO di Harley-Davidson.
---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
MV Agusta lancia la scuola ufficiale con Tutti Pazzi per la Pista
(Adnkronos) -
MV Agusta rafforza il proprio legame con il mondo racing e della formazione annunciando una partnership esclusiva con Tutti Pazzi per la Pista, che diventa la Scuola di Guida Moto Sportiva Ufficiale del marchio. L’iniziativa porta il DNA sportivo della casa di Schiranna direttamente in pista, con un progetto che mira a rendere l’esperienza di guida ad alte prestazioni più accessibile e strutturata per appassionati e motociclisti evoluti. Cuore del programma sarà l’attività didattica in circuito, affidata a istruttori professionisti che utilizzeranno una flotta di MV Agusta F3 R per dimostrazioni dinamiche e sessioni pratiche. L’obiettivo è fornire riferimenti concreti di guida, migliorando tecnica, sicurezza e consapevolezza del mezzo in un contesto controllato. La Scuola sarà attiva su tracciati quali Cremona Circuit, Tazio Nuvolari e Varano de’ Melegari, selezionati per gli elevati standard di sicurezza e il valore tecnico, perfettamente in linea con il posizionamento e il prestigio di MV Agusta.
---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
MINI e Paul Smith al Salone del Mobile con “A Garden of Curiosity”
(Adnkronos) -
MINI e Paul Smith tornano a collaborare e scelgono il Salone del Mobile per presentare “
A Garden of Curiosity”
, installazione immersiva che unisce automotive e design nel cuore della città di Milano. L’installazione si sviluppa come un percorso sensoriale: si parte dall’ingresso simbolico attraverso una porta rossa per arrivare ad un giardino progettato come spazio narrativo, dove architettura, natura e installazioni dialogano tra loro. Elemento ricorrente sarà la celebre Signature Stripe di Paul Smith, che attraverserà l’intero progetto come un codice visivo ricorrente, costruendo una continuità narrativa tra gli spazi e trasformandosi in un vero e proprio linguaggio dell’installazione. Accanto alla novità, si evidenzia anche la storia della collaborazione con un'installazione che ripercorre la storia della collaborazione tra i due brand, iniziata nel lontano 1998, con tre vetture simbolo: la Paul Smith 40th Anniversary Mini, la MINI STRIP e una MINI Cooper dell’ultima generazione. “Ho sempre amato le mie visite a Milano per il Salone del Mobile e sono felice di tornare in città per presentare al mondo del design la mia nuova MINI. Non vedo l’ora di condividere questo progetto speciale con tutti voi”, ha dichiarato Sir Paul Smith.
L’installazione “A Garden of Curiosity” sarà aperta dal 21 al 26 aprile 2026 nell’ambito del Salone del Mobile di Milano.
---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Vino: per esperti e produttori è leva di marketing turistico e asset unico che promuove Italia di qualità
(Adnkronos) - “Il vino? Io ritengo che, oggi come oggi, sia il più efficace acceleratore di marketing per il turismo in Italia, che porta più turisti della moda, della Ferrari e, senza dubbio alcuno, più di qualsiasi influencer-avatar ‘botticelliano’ o altra campagna pubblicitaria ministeriale”. Così, con Adnkronos/Labitalia, Davide Ciliberti, esperto del gruppo di comunicazione Purple & Noise, in occasione del Vinitaly in corso a Verona. “Perché il vino - continua l’esperto - entra nelle case, sulle tavole di tutto il mondo ed è protagonista di occasioni speciali o momenti felici. E’, a differenza di altri prodotti iconici del made in Italy, per prezzo, accessibile a tutti e facilmente stimola la curiosità circa il luogo di origine". "In termini di geomarketing, è capillarmente distribuito, perché, se è vero che in ogni angolo del mondo v’è un ristorante italiano, è ancor più certo che su quelle tavole e in quelle delle case di chi li frequenta vi sarà un vino italiano”, dichiara Vicky Gitto, pubblicitario italiano notoa livello mondiale. I dati del recente Rapporto Aite-Associazione italiana turismo enogastronomico (2025) confermano, infatti, che il 70% degli intervistati dichiara di aver svolto almeno una vacanza negli ultimi tre anni alla ricerca di cibo, vino, olio e tutte le altre tipicità agroalimentari del territorio italiano, con un incremento medio annuo del +13% circa. Globalmente, l’enoturismo da solo vale quasi 40 miliardi di euro all’anno. Di questi oltre la metà finiscono in Europa, con Francia, Italia e Spagna come mete preferite e un trend medio annuo di crescita del +13% circa anche in periodi come quello attuale nei quali, a causa delle varie guerre e dei dazi trumpiani, il mercato del vino è in sofferenza. “Anche da noi in Toscana l’enoturismo è in forte crescita - conferma Tiziana Frescobaldi, presidente della Holding Compagnia de’ Frescobaldi e ideatrice del progetto di mecenatismo ‘Artisti per Frescobaldi’ - e lo vediamo nelle nostre tenute: da Perano nel Chianti Classico, a Nipozzano, a Pomino, a Montalcino". "A Castel Giocondo, luogo di produzione dell’omonimo Castel Giocondo Brunello di Montalcino, dove peraltro, e questo aiuta a spiegare - rimarca - come sta evolvendo la vigna, abbiamo una piccola struttura, una hospitality, dove si può soggiornare e vivere un’esperienza unica e immersiva, tra i filari e la cantina, dove le persone vengono per degustare i vini della tenuta, e anche per assaporare un po’ della nostra storia. E proprio a Castel Giocondo dal 2012 abbiamo avviato un progetto che unisce il vino e l'arte contemporanea: ‘Artisti per Frescobaldi’, che vanta una collezione di opere di artisti italiani e internazionali ispirate al territorio e al mondo del vino, aperta al pubblico”. “Crediamo nel binomio - prosegue Tiziana Frescobaldi - tra vino e l’arte: insieme alla cucina e alla bellezza del nostro paesaggio sono un’alchimia perfetta, unica nel mondo. Infatti, di recente sono stata in Corea, in Ambasciata, per parlare di made in Italy e della percezione agli occhi di un paese in grande e forte crescita e dalla cultura, anche in termini di gusto alimentare, così diversa dalla nostra, e arte, vino e cucina rappresentano gli aspetti di maggiore richiamo e interesse. Un unicum nel mondo sul quale dobbiamo, però, a mio parere, continuare ad investire e progredire in termini di qualità, valore dei nostri e cura del paesaggio e di una natura così generosa”. “Il vino rappresenta certamente uno straordinario veicolo di conoscenza dei territori - commenta Allegra Antinori, vicepresidente di Marchesi Antinori, che in azienda si occupa delle attività legate all’ospitalità - ma per noi il suo valore aggiunto risiede soprattutto nella capacità di raccontare una tradizione fatta di radici profonde e di continua evoluzione. Le nostre cantine nascono proprio con questo intento: essere luoghi che esprimono e valorizzano il territorio, completamente integrate nel paesaggio in cui il vino prende forma". "È lì che si custodisce la nostra storia, ma anche - osserva - la parte più contemporanea e innovativa del nostro lavoro. Lo vediamo ogni giorno; alla cantina Antinori nel Chianti Classico, dove la lunga tradizione vitivinicola è parte integrante dell’identità di un territorio storico per la produzione del vino come il Chianti Classico, così come a Le Mortelle, in Maremma, dove invece si racconta un territorio ancora in parte da scoprire". “Ogni nostra realtà - aggiunge Allegra Antinori - ha la propria cantina e una propria dimensione di ospitalità, pensata per accogliere i nostri ospiti e accompagnarli nella conoscenza di un luogo, della sua storia e della sua identità. Quando questo legame si crea, il vino diventa memoria: un racconto che continua nel tempo e che, una volta ritrovato nel calice, riporta naturalmente al territorio da cui nasce. Ed è proprio in questo rapporto profondo con il territorio che risiede, a nostro avviso, la sua forza anche dal punto di vista turistico". D’accordo con i marketing manager anche il produttore Diego Cusumano, dell’omonima casa vinicola siciliana. “Il nostro vino - racconta il vignaiolo siciliano - è distribuito nei cinque continenti e da me personalmente o dagli esportatori e quotidianamente presentato, sublimato come prodotto della nostra terra, la Sicilia. E il nostro cliente nell’apprezzare il nostro vino si appassiona anche al luogo della sua origine, quel territorio, che la vigna medesima rende bellezza, rende paesaggio". "Si pensi - esemplifica Cusumano - all’Etna vent’anni fa e all’Etna oggi: meta super-turistica proprio grazie al vino e ai suoi produttori che nel promuoversi, negli anni, hanno incuriosito prima i wine-lovers, poi attivato il passa-parola, per poi conquistare gli enoturisti e infine da farlo assurgere oggi a luogo da visitare a livello mondiale. Con indotto e benefici a ciò connessi”. “E lo stesso - sottolinea il produttore - vale per tutti i luoghi d’Italia, dal famosissimo Chiantishire sino ai piccoli borghi e territori, ognuno dei quali ci regala il suo prodotto, la sua etichetta, racconta la sua storia, la sua tradizione, il ‘soul’ di quel luogo”. “Il vino può certamente essere una leva di marketing per il Made in Italy e per il turismo, ma la definizione è limitante: il vino è soprattutto un’infrastruttura culturale ed economica capace di generare reputazione e desiderabilità territoriale nel lungo periodo”, afferma Cristina Mercuri, prima donna italiana a raggiungere il titolo di 'Master of Wine' (Mw), il più alto e prestigioso nel mondo del vino, rilasciato dall'omonimo Institute of Masters of Wine (Imw) di Londra che certifica una competenza eccezionale, non solo in degustazione, ma anche in viticoltura, enologia, commercio e marketing del vino. “Il caso dei paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero-Monferrato, riconosciuti patrimonio Unesco, dimostra come il vino possa attivare un ecosistema più ampio che coinvolge ospitalità, gastronomia e investimenti internazionali. Allo stesso tempo, evidenzia anche possibili criticità, come il rischio di pressione turistica e standardizzazione dell’identità locale. Questo conferma che il vino è una leva molto potente, ma richiede visione strategica per preservare autenticità e coerenza", avverte. “Il vino non promuove solo un prodotto, ma costruisce un immaginario di qualità che rafforza l’intero sistema Paese. Perché questo potenziale si realizzi pienamente, è necessario investire in managerialità strutturata e capacità di coordinamento strategico nel lungo periodo”, spiega. “Sommate il tutto e in un sol colpo avete la più massiccia campagna di marketing territoriale del nostro Paese che porta tanti nuovi arrivi ed è il miglior antidoto all’overturism”, dice ancora Vicky Gitto. “E il grande impegno dei singoli produttori che nel promuovere il loro prodotto raccontano in giro per il mondo la migliore Italia - rilancia Davide Ciliberti di Purple & Noise PR - andrebbe concretamente sostenuto dal governo e dalle amministrazioni locali che, anziché disperdere tanti denari pubblici in inefficaci campagne di marketing e comunicazione, peraltro scoordinate e senza un piano a medio termine, destini ai vignaioli i tanti fondi che dallo Stato, alle Regioni sino alle Pro loco vendono destinati al turismo e spesi senza particolare ritorno". "E, se non saranno denari, siano almeno sconti fiscali per chi comunica contribuendo a un piano di comunicazione nazionale”, conclude.
---lavoro/made-in-italywebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Sogni agitati sintomo Parkinson? Medici anti-bufale 'può accadere, si fa polisonnografia'
(Adnkronos) - Incubi e sogni agitati di solito non hanno alcun significato clinico. Tuttavia, la ricerca scientifica degli ultimi decenni ha individuato un tipo particolare di disturbo del sonno - quello in cui si agisce fisicamente mentre si sogna, muovendosi, urlando o cadendo dal letto - che può essere un segnale precoce di alcune malattie neurologiche, come il morbo di Parkinson. Si tratta di un’area di ricerca in rapida evoluzione, che sta cambiando il modo in cui i medici guardano ai disturbi del sonno come possibili campanelli d’allarme di patologie più gravi. In occasione della Giornata Mondiale del Parkinson, gli specialisti del sito anti-bufale 'Dottore ma è vero che...?' - curato dalla Fnomceo (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri) - cercano di fare un po' di chiarezza. Cosa si dare fare se ci si riconosce in questi sintomi? "Se si nota che una persona di notte si agita molto, urla o compie movimenti bruschi durante i sogni, è importante parlarne con il medico di medicina generale - rispondono - Non c’è motivo di allarmarsi, ma vale la pena approfondire. Il medico potrà valutare se inviare il paziente a uno specialista del sonno per eseguire un esame chiamato polisonnografia: si tratta di un esame strumentale che registra l’attività del cervello, dei muscoli e della respirazione durante il sonno, e che permette di fare una diagnosi precisa di Rbd (Rapid eye Movement sleep Behavior Disorder o disturbo comportamentale del sonno Rem). Le linee guida dell'American Academy of Sleep Medicine, aggiornate nel 2023, indicano la polisonnografia con videoregistrazione come l'esame di riferimento per la diagnosi, e raccomandano interventi per ridurre il rischio di farsi del male durante la notte, come proteggere il bordo del letto. Se invece il problema riguarda incubi frequenti senza agitazione fisica, può essere utile - suggeriscono - tenere un breve diario dei sogni, annotando i dettagli al risveglio, così da aiutare il medico a valutare la frequenza e le caratteristiche del disturbo. Va ricordato, infine, che anche certi farmaci possono causare sogni vividi e incubi frequenti: è sempre una cosa da riferire al proprio medico di medicina generale". Oggi sappiamo che l’Rbd, soprattutto quando non ha una causa apparente come l’effetto collaterale di un farmaco, può essere un segnale molto precoce di malattie neurodegenerative, cioè malattie che danneggiano progressivamente il sistema nervoso. C’è davvero un legame tra questo disturbo del sonno e il morbo di Parkinson? "Sì, oggi questo legame è ben documentato dalla letteratura scientifica - rispondono gli esperti - In uno dei primi studi a lungo termine sull’argomento, un gruppo di ricercatori dell’Università di Barcellona ha seguito nel tempo pazienti con Rbd, osservando che molti di loro sviluppavano nel corso degli anni il morbo di Parkinson oppure la demenza a corpi di Lewy, una malattia neurologica che colpisce sia i movimenti che la memoria. Questa scoperta è stata poi confermata da uno studio multicentrico internazionale che ha raccolto i dati di 24 centri specializzati in tutto il mondo: su una casistica molto ampia, i ricercatori hanno confermato l’alto rischio di conversione verso malattia neurodegenerativa e hanno identificato alcuni segnali che, se presenti insieme all’Rbd, aumentano ulteriormente questo rischio - tra cui la perdita dell’olfatto, lievi difficoltà di memoria e alcuni segni motori ancora subclinici . Una revisione sistematica con metanalisi ha poi stimato che circa un terzo di chi soffre di questo disturbo sviluppa una sinucleinopatia - termine con cui i medici indicano un gruppo di malattie che comprende il Parkinson, la demenza a corpi di Lewy e altre patologie simili - entro cinque anni dalla diagnosi, e che questa percentuale potrebbe superare il 90% nel corso di 14 anni". I brutti sogni normali possono essere un segnale di rischio? "Su questo punto la ricerca è ancora nelle fasi iniziali e le prove disponibili sono meno solide rispetto a quelle sull’Rbd. Uno studio pubblicato nel 2022 ha analizzato i dati di tre grandi coorti di popolazione britannica. I risultati - avvertono - mostrano un’associazione statisticamente significativa tra la presenza di incubi frequenti e un rischio aumentato di sviluppare il morbo di Parkinson nei cinque anni successivi. Tuttavia, è fondamentale non allarmarsi: avere brutti sogni di tanto in tanto è normalissimo e non rappresenta in alcun modo un segnale di malattia. L’associazione trovata dallo studio riguarda persone che soffrono di incubi ricorrenti, frequenti e persistenti nel tempo. Inoltre, un’associazione statistica non significa causalità: sono necessari ulteriori studi per capire se gli incubi possano davvero essere usati come marcatore precoce di rischio nella pratica clinica".
---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Guerra Iran-Usa e rischio austerity, Montano (Simi): "Se ci sarà rivedere tutti insieme priorità Ssn"
(Adnkronos) - La crisi geopolitica corre e le conseguenze oltre che colpire in modo drammatico le popolazioni coinvolte hanno un impatto su tutta la comunità mondiale. Con il conflitto tra Iran e Usa-Israele c'è un rischio austerity che potrebbe mettere in crisi i sistemi sanitari e la salute degli italiani. "La guerra, che come medico ripudio, ha un impatto economico enorme: pensiamo solo all'aumento dei prezzi o all'inflazione, ma quello che preoccupa è il peggioramento dei determinanti di salute che sono i fattori socio-economici legati alle prospettive di vita e di salute". Così all'Adnkronos Salute Nicola Montano, presidente delal Simi (Società Italiana di Medicina Interna), la più antica società medica italiana fondata nel 1887. Se dovesse innescarsi l'austerity "occorre rivedere le priorità del Ssn, ribadendo che il Servizio sanitario nazionale garantirà sempre le emergenze, ma il perdurare dello stallo economico necessità di lavorare ad una riorganizzazione del Ssn", suggerisce Montano che osserva come "il problema non è solo economico, come spesso si dice, serve rendere il Ssn più efficiente con una riorganizzazione che potrebbe anche portare poi dei risparmi". L'auspicio del presidente della Simi "è che ci sia un Governo che abbia il coraggio di fare questa riforma del Ssn, che per la complessità del sistema ha la necessità di tempi lunghi e non è immediata - avverte - L'età media degli italiani non è quella di 40 anni fa e anche la quota di malati cronici è aumentata. La Spagna e il Portogallo ha fatto un riforma e oggi stanno superando il nostro Ssn. Quindi non è solo un tema che riguarda l'Italia ma l'Europa". Potrebbe essere necessario una piano d'emergenza per il Ssn? "Nessuno da solo ha la bacchetta magica, serve unità d'intenti - risponde il presidente - Una riforma può nascere solo dalla condivisione di tutti e dalla volontà politica, senza dimenticare un pensiero medico molto trasversale. Io ci metto la mia volontà e il mio pensiero, se lo fanno tante teste lavorando - in accordo con la politica - si può cambiare". Le guerre e le crisi economiche che ne conseguono non vanno sottovalutate se si guarda all'allungamento della vita "che c'è ma va detto che viviamo di più e con più malattie e ci si ammala decisamente prima rispetto al passato - chiosa Montano - In una situazione di crisi come quella attuale aumenta anche il senso di insicurezza dei giovani. C'è poi un risvolto psicologico forte, ad esempio, legato allo spettro della guerra nucleare e alle domande di ragazzi su questo. Quindi nel momento in cui arriva l'insicurezza economica, gli italiani potrebbero rinunciare a visite, terapie ed esempi - ipotizza - ma allo stesso tempo scegliere alcuni generi alimentari rispetto ad altri - magari più pasta e meno carne - e questo ha un effetto sulla dieta con correlazioni come l'aumento del sovrappeso, dell'obesità e dell'incidenza del diabete. Le famiglie per ridurre le uscite - conclude - potrebbero rinunciare a far fare le attività sportive ai figli e questo anche impatta sulla salute dei ragazzi".
---salute/sanitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Grazie all'Ia in arrivo 'gemello digitale' del microbiota, così terapie sempre più su misura
(Adnkronos) - La medicina del futuro non si limita più a curare i sintomi, ma impara a prevederli nel mondo virtuale prima che si manifestino nel mondo reale. È questa la sfida rivoluzionaria al centro del 'Bioma Spring Interannual Meeting 2026', che si terrà il 17 e 18 aprile a Lecce. L'evento, promosso dalla Fondazione per la Medicina Personalizzata (Fmp), segna il definitivo passaggio da una gestione empirica del paziente a una medicina del microbiota di precisione. "Il cuore pulsante di questa evoluzione è il 'digital twin o gemello digitale - spiega all'Adnkronos Salute l'immunologo Mauro Minelli, docente di Nutrizione clinica all'università Lum Giuseppe Degennaro - Non si tratta di una semplice cartella clinica, ma di un vero e proprio avatar dinamico che vive nei computer dei medici e riproduce fedelmente ciò che accade nel nostro corpo. Questa frontiera, oggi applicata con successo allo studio del microbioma intestinale, permette di passare da cure generiche a terapie sartoriali, modellate sull'identità biologica unica di ogni paziente". La costruzione del gemello digitale inizia con la creazione di un identikit profondo del paziente, unendo le informazioni genetiche del suo microbioma intestinale ai dati clinici tradizionali. "Tuttavia, per essere davvero utile, questo modello non può restare una fotografia statica: esso deve evolversi insieme a noi. Per questo motivo, il gemello viene nutrito costantemente da un flusso di informazioni che provengono dalla nostra vita quotidiana, raccolte in modo non invasivo attraverso orologi intelligenti, sensori ambientali o semplici applicazioni sul cellulare", aggiunge Minelli, referente per il Sud della Fmp. In un simile processo, l'intelligenza artificiale agisce come un 'cervello' instancabile "che analizza ogni battito cardiaco, ogni variazione del sonno e ogni risposta del corpo al cibo, imparando a riconoscere schemi e abitudini che sfuggirebbero all'occhio umano. È proprio questa unione - avverte - tra la nostra mappa biologica e il racconto continuo della nostra giornata che permette al gemello digitale di diventare una copia dinamica e fedele del nostro organismo". L'aspetto più innovativo ed avvincente di questa tecnologia è la possibilità di effettuare test in silico. "Mentre la ricerca tradizionale si divide tra test in vivo condotti su organismi viventi (animali o esseri umani) non senza problematiche etiche e rischi diretti per il soggetto, e in vitro (in provetta) non sempre in grado di replicare la complessità di un sistema intero vivente, la sperimentazione in silico avviene esclusivamente tramite computer. Il termine deriva dal silicio, l'elemento chimico semiconduttore che costituisce la base dei microchip e dei processori. In questo contesto, il 'laboratorio' non è più fatto di vetrini o organismi, ma di potenza di calcolo e algoritmi - spiega l'immunologo - Grazie a queste simulazioni digitali, è possibile testare l'efficacia di un probiotico o di una dieta specifica sul modello in silico prima ancora di somministrarli al paziente reale. Tale approccio permette, dunque, ai medici di testare preliminarmente la validità di un protocollo di cura o di un programma nutrizionale su un avatar virtuale, osservandone le reazioni prima ancora di intervenire sul paziente reale. Un metodo che azzera i rischi e garantisce una precisione millimetrica nella scelta della cura". L'applicazione al campo vastissimo del microbiota di una tecnologia così avanzata come il 'digital twin', non è un esercizio di stile, ma una necessità dettata dalla natura stessa dell'ecosistema intestinale. "Come emergerà durante i lavori del Bioma Spring 2026 a Lecce, il microbiota è oggi considerato un vero e proprio 'organo endocrino e metabolico' dinamico, la cui complessità non permette più approcci basati sulla casualità. Nel senso che Il microbiota non è un semplice insieme di batteri, ma un sistema biologico caratterizzato da interazioni non lineari tra microrganismi, organismo ospite e fattori ambientali. Questo significa - rimarca Minelli - che introdurre un ceppo batterico a caso non produce un effetto prevedibile, poiché la sua efficacia dipende dalla partnership con gli altri microbi già presenti e dalle condizioni fisiologiche del momento. Affidarsi a soluzioni standardizzate o inventate può essere controproducente. La ricerca sottolinea che la struttura del microbiota è influenzata da variabili specifiche come le abitudini alimentari e gli stili di vita. Senza una guida algoritmica, l'inserimento di ceppi non targetizzati rischia di alterare ulteriormente un equilibrio già precario, con ripercussioni sulla salute soggettiva e collettiva, specialmente in ottica di resistenza antimicrobica. Ecco perché la precisione millimetrica è l'unica via percorribile ed il Il passaggio fondamentale promosso dalla Fondazione per la Medicina Personalizzata sta proprio nel superamento dell'approccio empirico a favore di una analisi funzionale". "Grazie al gemello digitale, è possibile individuare i ceppi target-specifici, capaci di agire esattamente sulla resilienza biologica di quel paziente; la tempistica ideale, sincronizzata con l'evoluzione temporale delle patologie; la partnership corretta attraverso una interazione positiva con il profilo metagenomico esistente. L'obiettivo di Bioma 2026 è dimostrare come gli algoritmi di Intelligenza Artificiale possano trasformare i 'big data' multi-omici (spesso frammentari e caotici) in 'smart data' terapeutici. Solo in questo modo la scelta clinica viene validata scientificamente, garantendo che la cura per la disbiosi sia un intervento mirato e sicuro, capace di correggere gli squilibri biochimici alla base di infiammazioni croniche e patologie sistemiche. Sebbene restino sfide importanti da vincere — come la protezione assoluta della privacy e la necessità di rendere questi strumenti accessibili a tutti — la strada verso una medicina che non cura solo la malattia, ma la persona nella sua interezza, è ormai tracciata", conclude Minelli.
---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Consorzio di tutela vini Doc Sicilia, Alessio Planeta eletto nuovo presidente
(Adnkronos) - A pochi giorni dall’Assemblea dei soci il Consiglio di amministrazione del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia elegge alla guida del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia Alessio Planeta. La decisione è stata presa oggi, venerdì 10 aprile, durante la prima seduta del nuovo CdA. L'assemblea ha inoltre riconfermato per il triennio i 12 membri del Consiglio di Amministrazione del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia: il presidente eletto Alessio Planeta (amministratore delegato Planeta), il presidente uscente Antonio Rallo (amministratore delegato Donnafugata), Vincenzo Ampola (presidente Cantine Petrosino), Gaspare Baiata (presidente Cantine Paolini), Giuseppe Bursi (presidente Cantine Settesoli), Salvatore Chiantia (presidente Cantina La Vite), Rosario Di Maria (presidente Cantine Er-mes), Giuseppe Figlioli (direttore Cantine Birgi), Roberto Magnisi (direttore Duca di Salaparuta), Filippo Paladino (vicepresidente Colomba Bianca), Letizia Russo (direttore Feudo Arancio) e Alberto Tasca (presidente Tasca d’Almerita). La scelta del Cda conferma la volontà di proseguire con una governance orientata alla valorizzazione del patrimonio vitivinicolo siciliano, al rafforzamento delle attività di tutela e promozione e a uno sviluppo strategico sui mercati nazionali e internazionali. Il neopresidente Alessio Planeta, in una lettera aperta, scrive: "Vorrei esprimere, da un lato, la gioia per questo incarico così prestigioso, che rappresenta un grande onore per me, per la mia famiglia, per la nostra azienda e per tutti i nostri dipendenti. Dall’altro, desidero manifestare la mia gratitudine all’amico Antonio Rallo e a tutti i Consigli di amministrazione che hanno preceduto questa presidenza, per il lavoro straordinario svolto: prima la creazione del Consorzio, poi lo sviluppo di una struttura effi-ciente, fatta di persone e professionisti, capace di accompagnare e sostenere il vino siciliano sin dal 2012". "Sento -continua- un forte senso di responsabilità, legato alla complessità del momento che stiamo attraversando: siamo di fronte a grandi sfide, in un mercato sempre più complesso e in una congiuntura non facile, in cui il settore vitivinicolo è oggetto di pressioni e attacchi da diversi fronti, tra cambiamenti nei modelli di consumo, crescente attenzione, talvolta anche distorta, ai temi della salute, dinamiche internazionali instabili e una competizione sempre più globale. A tutto ciò si aggiungono tensioni sui costi, incertezze geopolitiche e una comunicazione che spesso non valorizza adeguatamente la cultura e il valore del vino, elementi che ci impongono lucidità, coesione e capacità di visione. Allo stesso tempo abbiamo davanti a noi straordinarie opportunità, che derivano dal vigneto più sostenibile d’Italia, da un patrimonio di varietà vastissimo, capace di rispondere alle esigenze del consumatore contemporaneo e di offrire basi solide su cui costruire i vini del presente, e dal crescente successo del turismo in Sicilia, che rappresenta un volano fondamentale per la crescita del comparto vitivinicolo".
---lavoro/made-in-italywebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Effetti dolcificanti artificiali potrebbero trasmettersi di generazione in generazione, studio
(Adnkronos) - Gli effetti dei dolcificanti artificiali potrebbero trasmettersi di generazione in generazione. E' l'ipotesi esplorata in un nuovo studio condotto su animali, dal quale è emerso che la prole di topi che avevano assunto sucralosio o stevia presentava un'espressione alterata dei geni legati all'infiammazione e al metabolismo. Da tempo si discute dei potenziali effetti a lungo termine di questi dolcificanti e le organizzazioni sanitarie internazionali hanno acceso un faro. La preoccupazione è che potrebbero interferire con il metabolismo energetico e aumentare il rischio di sviluppare diabete o malattie cardiovascolari. Ma è un pericolo che si può circoscrivere a chi li consuma o può diventare una scomoda 'eredità' che poi passa sulle spalle dei propri discendenti? Il lavoro appena pubblicato su 'Frontiers in Nutrition' punta a indagare proprio su questo. Per farlo, gli autori hanno iniziato dividendo 47 topi, maschi e femmine, in tre gruppi, ognuno dei quali ha ricevuto acqua semplice oppure acqua con una dose di sucralosio o stevia, paragonabile alla quantità che un essere umano potrebbe consumare nell'ambito di una normale dieta. Questi gruppi di topi sono stati poi allevati per due generazioni consecutive, entrambe alimentate con acqua semplice. Il primo punto emerso è che i due popolari dolcificanti hanno effetti negativi sul microbiota intestinale e sull'espressione genica, il che può compromettere potenzialmente la salute metabolica. "Abbiamo trovato interessante che, nonostante il crescente consumo di questi additivi, la prevalenza di obesità e disturbi metabolici come l'insulino-resistenza non sia diminuita. Questo non significa che i dolcificanti siano responsabili di questi trend, ma solleva la questione se influenzino il metabolismo in modi che non comprendiamo ancora appieno", spiega Francisca Concha Celume dell'università del Cile, autrice principale dell'articolo. I modelli animali utilizzati per il lavoro, illustra, "ci permettono di controllare le condizioni ambientali con grande precisione e di isolare l'effetto di un fattore specifico, come ad esempio un composto presente nella dieta, seguendo al contempo diverse generazioni in un lasso di tempo relativamente breve". Da qui il senso dell'esperimento. Ogni generazione dei topi oggetto dello studio è stata sottoposta a un test di tolleranza orale al glucosio, che valuta la resistenza insulinica, un segnale di allarme per il diabete. I ricercatori hanno anche prelevato campioni fecali per individuare eventuali cambiamenti nel microbiota intestinale e nella concentrazione di acidi grassi a catena corta, che potrebbero segnalare cambiamenti epigenetici trasmissibili dai genitori ai figli: si ritiene che i dolcificanti influenzino gli acidi grassi a catena corta compromettendo la funzione del microbiota intestinale, il che può in ultima analisi alterare l'espressione genica. E' stata poi anche analizzata l'espressione di 5 geni coinvolti nell'infiammazione, nella funzione di barriera intestinale e nel metabolismo del fegato e dell'intestino. Questi geni sono stati scelti per fornire un quadro generale delle potenziali influenze epigenetiche sui fattori intestinali, infiammatori e metabolici che potrebbero essere responsabili di effetti negativi sulla salute derivanti dall'utilizzo di dolcificanti non nutritivi. Gli scienziati hanno scoperto che i diversi dolcificanti producevano effetti diversi, che cambiavano nel tempo. Nella prima generazione, solo la prole maschile dei topi che consumavano sucralosio mostrava segni di ridotta tolleranza al glucosio, ma nella seconda generazione, livelli elevati di glicemia a digiuno sono stati rilevati nei discendenti maschi dei topi che consumavano sucralosio e nelle discendenti femmine dei topi che consumavano stevia. Quanto ai batteri intestinali, entrambi i gruppi di topi che avevano ingerito dolcificanti presentavano un microbioma fecale più diversificato, ma concentrazioni inferiori di acidi grassi a catena corta, il che suggerisce che i batteri producessero meno metaboliti benefici. Anche le generazioni successive mostravano concentrazioni inferiori di acidi grassi a catena corta. I topi che consumavano sucralosio erano colpiti in modo più grave e persistente dalle alterazioni del microbioma, con un maggior numero di specie patogene e un minor numero di specie batteriche benefiche nelle loro feci. Il sucralosio sembra inoltre stimolare l'espressione dei geni legati all'infiammazione e attenuare quella dei geni legati al metabolismo per due generazioni dopo il consumo. Anche la stevia influenza l'espressione genica, ma i suoi effetti sono minori e non si trasmettono per più di una generazione. "Nel complesso, gli effetti legati al sucralosio si sono dimostrati più costanti e persistenti nel corso delle generazioni", evidenzia Concha. "I cambiamenti che abbiamo osservato nella tolleranza al glucosio e nell'espressione genica potrebbero essere interpretati come segnali biologici precoci correlati a processi metabolici o infiammatori", continua. "Ad esempio, gli animali non hanno sviluppato il diabete. Piuttosto, abbiamo osservato sottili cambiamenti nel modo in cui il corpo regola il glucosio e nell'attività dei geni associati all'infiammazione e alla regolazione metabolica. E' possibile che tali cambiamenti possano aumentare la suscettibilità ai disturbi metabolici in determinate condizioni, come una dieta ricca di grassi". Il team sottolinea che, sebbene la ricerca identifichi associazioni tra diversi cambiamenti dello stato di salute, non stabilisce un rapporto di causalità. Inoltre, l'impatto dei dolcificanti non nutritivi sui topi non rispecchierà esattamente il loro impatto sugli esseri umani. "L'obiettivo di questa ricerca - puntualizza Concha - non è quello di creare allarme, ma di evidenziare la necessità di ulteriori indagini". Potrebbe essere "opportuno valutare una moderazione nel consumo di questi additivi - conclude - e continuare a studiarne gli effetti biologici a lungo termine".
---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)










