GCC Pokémon 30 Anniversario: espansione dal 16 Settembre

(Adnkronos) - La storia dei Pokémon tascabili taglia il traguardo dei tre decenni e, per l'occasione, The Pokémon Company International ha annunciato l'uscita dell'espansione "30° Anniversario" del celebre Gioco di Carte Collezionabili, prevista per il prossimo 16 settembre 2026 presso tutti i rivenditori autorizzati a livello globale.  Questo lancio si distingue in modo particolare nel panorama editoriale del brand poiché rappresenta la prima volta nella storia del GCC Pokémon in cui un set viene distribuito in contemporanea mondiale su tutti i mercati coinvolti, inaugurando una serie di pubblicazioni speciali programmate nel corso dell'anno. Dal punto di vista tecnico e collezionistico, la nuova collezione si caratterizza per una composizione strutturata esclusivamente da carte olografiche e per la reintroduzione di alcune delle storiche versioni classiche che hanno riscontrato il maggior gradimento tra gli appassionati nel corso del tempo.  Ecco il trailer ufficiale  Tra le novità più rilevanti spicca il debutto della categoria di rarità denominata "Rara Futuristica", la quale propone illustrazioni realizzate dal rinomato artista giapponese YOSHIROTTEN con l'obiettivo di rappresentare le creature attraverso uno stile visivo d'impatto, concepito per evocare una prospettiva legata a un futuro misterioso e ancora da scoprire. La configurazione delle singole buste d'espansione prevede l'inserimento sistematico di una tra trenta esclusive carte olografiche dedicate a Pikachu, ciascuna firmata da un autore differente, a cui si affiancano illustrazioni inedite destinate a immortalare i vari Pokémon all'interno di scenari diurni e notturni. Il fattore nostalgico viene ulteriormente integrato dalla presenza di trenta carte storiche selezionate per documentare il lungo percorso editoriale del gioco, ognuna delle quali viene riproposta con una finitura olografica speciale.  
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Iran, Aidit: per 9 agenzie viaggi su 10 calo vendite, pesa narrazione guerra

(Adnkronos) - Le agenzie di viaggio italiane lavorano oggi in un clima segnato più dalla percezione del rischio che dal rischio reale. È questo il dato centrale che emerge dalla rilevazione di maggio dell’Osservatorio Aidit, l’indagine continuativa con cui l’Associazione Italiana Distribuzione Turistica raccoglie ogni mese, dall’inizio della guerra in Iran, la voce diretta delle agenzie con oltre 1.300 risposte complessive raccolte nelle diverse rilevazioni, che Adnkronos/Labitalia ha potuto visionare in anteprima. Il quadro congiunturale è netto. Nelle ultime quattro settimane il 74,7% delle agenzie dichiara un business in calo, e per quasi metà del campione (48%) si tratta di un calo 'forte'. Nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, 9 agenzie su 10 (90%) segnalano vendite in diminuzione. Tra chi è in flessione, la contrazione di fatturato si concentra nella fascia tra il –10% e il –25% (34,1%), ma quasi un terzo (31,8%) stima una perdita superiore al –25%. A pesare non è la disponibilità di spesa in sé, ma un’incertezza diffusa che modifica i comportamenti di acquisto. Oggi i clienti cercano soprattutto sicurezza (77,4%), prezzo (55,5%) e flessibilità (24,1%); il 73% è meno fiducioso nel prenotare rispetto a un mese fa; servono più preventivi per chiudere una vendita (per il 75% delle agenzie il numero è aumentato) e si prenota molto più sotto data (il 78% rileva un accorciamento dell’anticipo). In altre parole: la domanda non è sparita, ma è diventata più lenta, più prudente e più difficile da convertire. Il punto su cui le agenzie sono più compatte riguarda il ruolo dei media. L’87,6% indica che i media stanno influenzando “moltissimo” e in modo negativo la domanda (il 98,9% almeno “abbastanza”). E il lavoro di rassicurazione è ormai quotidiano: il 94,5% degli agenti si trova “sempre” (58,8%) o “spesso” (35,7%) a dover smentire informazioni non corrette ai propri clienti.   Tra i canali percepiti come più responsabili dell’allarmismo svettano i telegiornali nazionali (86,9%), seguiti dai social network (52,9%) e dai quotidiani online (29,2%). La disinformazione più frequente da smentire è stata, in modo nettissimo, la notizia secondo cui “il carburante per gli aerei sta finendo” (71,2%), davanti al generico “è pericoloso viaggiare a causa della guerra” (14,6%). E la paura, secondo i dati dell'Osservatorio, ha una geografia precisa. Rispetto a tre mesi fa perdono clienti soprattutto il Medio Oriente (72,2%), il Nord Africa (42,1%) e l’asse Turchia-Giordania (33,7%); arretrano anche Usa (23,4%) e Asia (20,9%). In controtendenza crescono le mete percepite come “sicure e vicine”: Mare Italia (52,2%), Europa mediterranea - Spagna, Grecia, Portogallo, Croazia - (41,2%) e crociere nel Mediterraneo (25%). Coerentemente, quando un cliente rinuncia a una meta “a rischio”, le alternative più proposte sono Spagna/Baleari/Canarie (60,4%), Italia mare (51,5%) e Grecia/isole (37,8%). E lo sguardo sui prossimi tre mesi resta cauto: il 47,3% prevede prenotazioni in calo, il 31,9% stabili ma il 20,9% in crescita. Di fronte a questo scenario la richiesta delle agenzie è chiara: il 60,1% chiede prima di tutto supporto e riconoscimento dalle Istituzioni, il 24% linee guida ufficiali da condividere con i clienti, a conferma che la principale emergenza percepita è oggi quella comunicativa e reputazionale, prima ancora che operativa. “I nostri agenti non stanno raccontando una crisi della voglia di viaggiare: gli italiani vogliono ancora partire. Stanno raccontando una crisi di fiducia, alimentata da una narrazione spesso allarmistica e non verificata. Quando il 95% delle agenzie passa le giornate a smentire notizie false, dal carburante che finisce alle destinazioni ‘off limits’, il danno economico è reale e misurabile. Chiediamo alle Istituzioni e ai media un’informazione responsabile e dati certi: è il modo più efficace per proteggere imprese, lavoro e il diritto delle persone a viaggiare in sicurezza", spiega Domenico Pellegrino, presidente di Aidit.  Secondo Aidit, la fotografia di maggio va letta dentro una traiettoria. L’Osservatorio misura il sentiment delle vendite su una scala da −2 (forte calo) a +2 (forte crescita). L’indice, positivo in autunno (+0,20 a ottobre 2025), è scivolato in territorio negativo in inverno (−0,35 a dicembre) e ha toccato il minimo storico ad aprile 2026 (−1,65), in coincidenza con l’acuirsi della crisi mediorientale e dell’ondata di notizie allarmistiche. A maggio si registra un primo, parziale assestamento (−1,10): il clima resta fortemente negativo, ma la curva interna risale di oltre mezzo punto rispetto al punto più basso, segnale di una possibile stabilizzazione ancora tutta da consolidare. L’indice 'andamento vendite' (la dinamica corrente) migliora a maggio rispetto ad aprile (da −1,65 a −1,10), mentre l’indice 'vendite rispetto all’anno precedente' resta sostanzialmente ancorato sul fondo (da −1,33 a −1,28). Tradotto: la ripartenza congiunturale di brevissimo periodo non ha ancora colmato il divario accumulato su base annua. La crisi, insomma, non è finita; al massimo ha smesso di peggiorare. 
---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Scoperte anomalie magnetiche negli esopianeti grazie al VLT

(Adnkronos) - Un team internazionale di astronomi, combinando le potenzialità tecnologiche del Very Large Telescope dell'European Southern Observatory ESO's VLT e del telescopio Gemini North nelle Hawaiʻi, gestito dal NSF NOIRLab, ha analizzato le dinamiche atmosferiche di sette esopianeti giganti gassosi caratterizzati da temperature estremamente elevate. Questi corpi celesti si trovano in una condizione di rotazione sincrona con la propria stella di riferimento, mostrando ad essa sempre la stessa faccia, il che genera un divario termico permanente tra un emisfero perennemente diurno e infuocato e uno notturno e gelato.  
Tale squilibrio climatico produce venti di inaudita violenza, le cui velocità misurate oscillano tra i 7.200 chilometri orari e gli oltre 25.000 chilometri orari, una scala di grandezza di gran lunga superiore ai circa 1.500 chilometri orari registrati come picco massimo sul nostro Giove. L'analisi comparativa dei dati ha rivelato un fenomeno apparentemente paradossale e contrario all'intuito fisico, poiché all'aumentare della temperatura dell'esopianeta la velocità dei venti tende a diminuire anziché aumentare, nonostante la maggiore energia termica teoricamente disponibile per accelerare le masse d'aria. L'unica spiegazione scientificamente coerente identificata dagli esperti risiede nell'azione di intensi campi magnetici planetari, capaci di agire come un vero e proprio freno sulla circolazione dei gas atmosferici ionizzati.  I dati raccolti nello studio pubblicato sulla rivista Nature Astronomy indicano che l'intensità di tali campi magnetici risulta paragonabile a quella osservata nel nostro sistema solare, attestandosi a circa quattro volte la forza del campo di Saturno e a circa la metà di quella di Giove. Questa scoperta non solo fornisce una metodologia per quantificare il magnetismo alieno, ma apre anche prospettive cruciali per valutare l'abitabilità planetaria a lungo termine e la conservazione dell'acqua atmosferica, elementi indispensabili per l'eventuale sviluppo di forme di vita. Le interazioni magnetiche potrebbero inoltre generare spettacolari aurore polari sugli esopianeti, alimentate dalle particelle stellari deviate verso i poli, un fenomeno che gli scienziati intendono mappare nel dettaglio con l'avvento dell'Extremely Large Telescope dell'ESO, estendendo l'indagine a mondi rocciosi di dimensioni simili alla Terra.  
L'astronoma Julia Seidel del Laboratoire Lagrange dell'Observatoire de la Côte d’Azur ha dichiarato:"Questa scoperta apre una finestra completamente nuova sulla ricerca degli esopianeti, essendo la prima volta che possiamo confrontare gli ambienti magnetici di altri mondi, un passo fondamentale per capire quali pianeti possano rimanere vivi, mantenere la loro acqua e forse anche, un giorno, ospitare la vita come la conosciamo".  Il coautore dello studio Vivien Parmentier ha sottolineato l'anomalia termica: "Questo è totalmente controintuitivo perché, a parità di condizioni, i pianeti caldi hanno più energia per accelerare i venti, quindi qualcosa deve accadere per rallentare la velocità dei venti negli oggetti più caldi", confermando l'ipotesi del freno magnetico.   
In questi mondi, la rotazione sincrona crea un forte divario termico tra l'emisfero diurno e quello notturno, generando correnti d'aria. In assenza di magnetismo (linea superiore), i pianeti più caldi presentano venti più veloci grazie alla maggiore energia disponibile. Tuttavia, i venti trasportano particelle cariche che interagiscono con il campo magnetico del pianeta, subendo un effetto frenante (linea inferiore). Questo fenomeno è più intenso nei pianeti più caldi, dove l'alta temperatura ionizza un maggior numero di molecole, rallentando la velocità complessiva del vento.
 

Credit: ESO/M. Kornmesser, L. Calçada

   
Originariamente, come precisato da Seidel, il progetto non mirava a misurare il magnetismo, ma a verificare se i venti atmosferici si comportassero allo stesso modo in tutti i pianeti caldi, utilizzando la precisione dello strumento ESPRESSO installato nel deserto cileno di Atacama e del suo omologo operativo sulle vette orografiche statunitensi. Infine, l'astronoma Bibiana Prinoth ha ricordato: "Qui sulla Terra conosciamo la bellezza delle aurore boreali e australi, dove le particelle del Sole colpiscono il nostro campo magnetico e vengono guidate verso i poli, scontrandosi con i gas dell'atmosfera per produrre display colorati di verde, rosa e viola", aggiungendo che le aurore guidate dal magnetismo su questi mondi distanti potrebbero rivelarsi ancora più drammatiche, delineando cieli attraversati da vasti tendaggi di luce danzante in un ambiente diviso a metà tra un giorno perpetuo e una notte senza fine.   
Immagine di cover, immagine artistica di un esopianeta con campo magnetico(Credit: ESO/M. Kornmesser, L. Calçada)
 
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Bambino Gesù celebra 50 anni di scuola in ospedale, seguiti 70mila studenti in 25 anni

(Adnkronos) - Aiutare i bambini e i ragazzi a non perdere il contatto con gli studi, con gli amici e la semplice vita di tutti i giorni anche nel corso di un lungo ricovero in ospedale. È questo l’obiettivo che da 50 anni guida la scuola in ospedale del Bambino Gesù, che oggi ha festeggiato ufficialmente l’importante traguardo durante un convegno tenutosi a Roma, all’Auditorium Valerio Nobili. La scuola del Bambino Gesù ha iniziato la sua attività nell’anno scolastico 1975-76. Da allora, grazie alla continuità didattica, migliaia di ragazzi dalla scuola primaria alla maturità hanno potuto affrontare il futuro con maggiore serenità: solo negli ultimi 25 anni sono stati seguiti circa 70.000 studenti. Vivo apprezzamento è stato espresso in un messaggio dal ministro per l’Istruzione e il Merito, Giuseppe Valditara, per l’iniziativa, che "celebra un traguardo di straordinario valore umano, educativo e sociale. Cinquant’anni di attività della scuola in ospedale - le parole di Valditara - testimoniano un impegno costante nel garantire il diritto all’istruzione anche nei momenti più difficili della vita dei giovani pazienti, offrendo loro un fondamentale presidio di crescita, speranza e continuità: proprio consapevoli dell’importanza di tale diritto, abbiamo stanziato 20 milioni di euro per la scuola in ospedale". Particolarmente significativa, per il ministro, la scelta di "dare voce alla testimonianza di una ex paziente che, grazie alla determinazione personale e al sostegno ricevuto, ha potuto conseguire il diploma durante il percorso di cura. Una vicenda esemplare che rende evidente il ruolo prezioso svolto dai docenti e da tutti coloro che, con competenza e dedizione, contribuiscono quotidianamente al successo di questa importante realtà".  "La scuola in ospedale - ha affermato il presidente del Bambino Gesù, Tiziano Onesti - non è soltanto il luogo in cui si continua a studiare: è un ambiente che offre sostegno, normalità e un collegamento vivo con il mondo esterno. Gli insegnanti e gli educatori non si limitano a fare lezione, ma costruiscono un contesto sicuro e stimolante, nel quale i bambini possono esprimersi con libertà e sentirsi accolti. La scuola diventa così parte integrante del percorso di cura, con un approccio che promuove il benessere complessivo del bambino".  All’incontro sono intervenuti, oltre al presidente Onesti, Mons. Carlo Maria Polvani, Segretario per la sezione dell’Educazione del Dicastero vaticano per la Cultura e l'Educazione, Massimo Ammaniti, professore onorario di Psicopatologia dello Sviluppo presso la Facoltà di Medicina e Psicologia della Sapienza Università di Roma, Lucia Celesti, Responsabile Urp e accoglienza dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù, Tiziana Catenazzo, presidente della Rete nazionale Scuola in ospedale e istruzione domiciliare, Luigia Della Femina, già coordinatore insegnanti della Scuola in ospedale al Bambino Gesù, Anna Paola Sabatini, direttore generale Ufficio scolastico regionale per il Lazio - Mim, Raffaele Mantegazza, docente di Scienze umane e pedagogiche presso l’università di Milano-Bicocca e le giovani Michelle Arcangeli e Giorgia Spada che hanno potuto frequentare le lezioni del Bambino Gesù senza interrompere la continuità scolastica. Nella scuola in ospedale, gli insegnanti si muovono tra i reparti: le lezioni si tengono principalmente al letto del paziente o, per piccoli gruppi, in spazi comuni. L’orario è adattabile alle necessità terapeutiche (degenze brevi, ricoveri prolungati, Day hospital). I docenti operano quotidianamente, dal lunedì al sabato, individuando i pazienti in base alle segnalazioni dei capisala e dei coordinatori. Si creano percorsi educativi personalizzati in collaborazione con la scuola di provenienza, fornendo report periodici sugli argomenti trattati per facilitare, quando possibile, il reinserimento in classe. Per gli studenti con ricoveri prolungati, è prevista una programmazione individuale con valutazioni, scrutini ed esami – anche online – seguendo il calendario scolastico. L’intero programma è coordinato dalla Direzione sanitaria attraverso i servizi di accoglienza.  Cinquant’anni fa, al Gianicolo, la scuola in ospedale - informa una nota del Bambino Gesù - partì con appena due insegnanti per un piccolo gruppo di bambini della primaria. Negli anni ’80 si aggiunse la scuola secondaria di primo grado, e negli anni ’90 quella di secondo grado. Parallelamente, l’attività si è estesa a Palidoro, Santa Marinella e, dal 2023, al Centro di cure palliative di Passoscuro, dove recentemente la proposta è stata allargata anche ai fratelli e sorelle dei piccoli pazienti. Oggi il team è composto da 80 docenti della scuola pubblica, provenienti dagli Istituti comprensivi Virgilio (Roma), Fregene-Passoscuro e Pietro Maffi (Palidoro e Passoscuro), e dai licei Virgilio di Roma e Vittoria Colonna di Palidoro e Passoscuro. Il convegno in Auditorium Nobili è stata l’occasione per offrire ai dirigenti scolastici di questi istituti un attestato di riconoscimento per l’impegno profuso in questi anni a favore dei bambini ricoverati in ospedale. "Insegnare in ospedale - si legge - richiede competenze specifiche. Per questo, al Bambino Gesù è attivo un progetto pilota di formazione per i docenti delle diverse sedi, finalizzato a migliorare il coordinamento con il personale medico e la qualità della vita dei bambini e delle loro famiglie. I temi trattati vanno dal Codice etico dell'Ospedale alla prevenzione delle infezioni e sicurezza, ponendo attenzione anche alle relazioni con pazienti e familiari, alle differenze culturali e religiose, e a sviluppare una didattica personalizzata in base alle diverse patologie, specie nell’approccio a bambini con malattie croniche complesse, oncologiche, neuropsichiatriche e cure palliative pediatriche. La scuola in ospedale non si limita a seguire le lezioni tradizionali, ma offre molte altre opportunità educative". Lo 'Sportello didattico online' consente ai ragazzi nelle case di accoglienza di partecipare a lezioni pomeridiane a distanza, integrando le attività in presenza del mattino. Per gli studenti delle superiori, dal 2019 è stato avviato il primo progetto nazionale di Formazione scuola-lavoro in ambito ospedaliero, che si basa su una convenzione triennale con tre 'Case di accoglienza'. Inoltre, è stato avviato un progetto di orientamento universitario/post-diploma in collaborazione con la Scuola Infermieristica Pier Giorgio Frassati e un’associazione partner dell’ospedale. È attivo, inoltre, un corso di prima alfabetizzazione per pazienti stranieri e i loro accompagnatori (solitamente un genitore), svolto sia in presenza che online per facilitare l’integrazione e la partecipazione consapevole nella cura. Nel 2025, 32 stranieri di 8 diverse nazionalità, hanno potuto usufruirne.  "Continuare a studiare durante il ricovero è parte essenziale del percorso di cura - conclude la nota -. Un bambino o un ragazzo che trascorre lunghi periodi in ospedale non deve temere di restare indietro o di perdere il contatto con i coetanei. La regolarità delle lezioni e il rapporto con gli insegnanti rinforzano la determinazione a guarire e sostengono il benessere psico-fisico.Nell’ultimo anno scolastico, oltre 4.000 studenti (ricoverati o in day hospital) hanno partecipato alla Scuola in ospedale del Bambino Gesù: 5 di essi si accingono a sostenere l'esame di terza media e uno la maturità. Dal 2000 al 2025, sono stati seguiti più di 70.000 alunni e negli ultimi 5 anni, 65 studenti hanno avuto l'opportunità di sostenere l'esame di terza media o di ottenere il diploma di maturità". 
---salute/sanitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Cannoni laser e intelligenza artificiale nella lotta domestica alle zanzare

(Adnkronos) - La ricerca tecnologica applicata alla disinfestazione domestica sta registrando significativi avanzamenti grazie all'integrazione di robotica, sistemi di visione artificiale e intelligenza artificiale, sebbene alcuni sembrino più o meno efficaci di altri. Tra i più "bellicosi" recentemente troviamo quello dell'esperto di computer vision Steven Cheng. Cheng ha pubblicato un video su X dove racconta di aver sviluppato un prototipo automatizzato progettato per l'eliminazione mirata delle zanzare all'interno degli ambienti abitativi. Il sistema si basa sull'utilizzo di una fotocamera DSLR abbinata a un obiettivo zoom ad alto ingrandimento, configurazione inizialmente impiegata per raccogliere e catalogare un ampio database di immagini dei ditteri. Questa fase di addestramento ha richiesto uno sforzo logistico notevole, durante il quale lo sviluppatore ha ricordato di aver subito "innumerevoli punture di zanzara su tutto il corpo" prima di poter finalizzare il modello di tracciamento.   In seguito, i dati raccolti sono stati elaborati tramite algoritmi di deep learning per ottimizzare la capacità di identificazione visiva del software. L'operazione ha richiesto un uso intensivo della potenza di calcolo della scheda grafica, ma ha permesso di ottenere prestazioni di rilevamento definite dallo sviluppatore "piuttosto buone" al termine del processo. L'apparato hardware definitivo include una sorgente laser calibrata per neutralizzare istantaneamente l'insetto, montata su uno stadio rotante industriale ad alta precisione. Per garantire la sicurezza domestica, al sistema è stata affiancata una seconda telecamera grandangolare programmata per rilevare la presenza di persone o materiali infiammabili.  Attraverso un'apposita logica di controllo, l'erogazione di energia al laser viene immediatamente interrotta in caso di potenziale sovrapposizione tra il bersaglio e i soggetti da tutelare. Secondo i dati diffusi dal progettista Cheng, l'applicazione del dispositivo ha consentito la rimozione dei parassiti nell'ambiente di prova nel corso di una sessione notturna.
  Il panorama della tecnologia laser applicata al controllo dei parassiti include anche iniziative commerciali nate sulla piattaforma di crowdfunding Indiegogo, come il progetto Photonmatrix. Questo dispositivo portatile, basato su uno scanner LiDAR e un sistema laser guidato da un galvanometro, dichiara una capacità teorica di intercettazione fino a trenta insetti al secondo.  
Le prime consegne ai sostenitori della campagna sono previste a partire da giugno 2026, periodo che consentirà di verificare l'efficacia sul campo di questa metodologia alternativa basata sul rilevamento ottico rispetto ai modelli addestrati tramite machine learning. Oltre ai sistemi di tracciamento laser dedicati agli ambienti interni, la gestione su larga scala delle popolazioni di zanzare si avvale oggi di diverse soluzioni tecnologiche avanzate e biologiche. Tra queste spicca la tecnica dell'insetto sterile in chiave digitale, un processo che sfrutta l'automazione industriale per l'allevamento e la sterilizzazione tramite radiazioni di soli esemplari maschi, i quali, una volta rilasciati in natura, riducono drasticamente il tasso di riproduzione della specie senza l'uso di prodotti chimici.  Parallelamente, la ricerca si concentra sulle zanzare geneticamente modificate attraverso la tecnologia del gene drive, che introduce varianti genetiche auto-limitanti capaci di impedire alla prole femminile di sopravvivere fino all'età adulta, portando a un progressivo abbattimento della popolazione vettoriale. Sul fronte del monitoraggio e della cattura si stanno diffondendo anche le trappole IoT a cattura selettiva, speciali dispositivi connessi alla rete che impiegano sensori ottici e intelligenza artificiale per identificare la specie esatta dell'insetto analizzando semplicemente la frequenza del suo battito alare; in questo modo il meccanismo di aspirazione si attiva esclusivamente per gli esemplari nocivi, salvaguardando le api e gli altri preziosi insetti impollinatori. Sebbene queste metodologie possano apparire meno note al grande pubblico o meno diffuse rispetto ai tradizionali rimedi di massa, rappresentano le frontiere più avanzate della bioingegneria e della gestione ambientale integrata, settori in cui l'automazione e il controllo biologico mirato stanno gradualmente sostituendo la logica dei pesticidi generici a favore di interventi a bassissimo impatto ecologico.    
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Microbiota nei neonati, studio italiano: "Nel latte materno batteri benefici"

(Adnkronos) - Il microbiota intestinale si compone già nei primi mesi di vita. In questa fase il latte materno può rappresentare una delle principali vie di trasferimento di batteri benefici dalla madre al neonato, con implicazioni fondamentali per lo sviluppo immunologico e metabolico. È quanto emerge da uno studio condotto da Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, Università Campus Bio-Medico di Roma, Fondazione Comitans e Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. La ricerca è stata discussa al Digestive Disease Week di Chicago qualche settimana fa e presentata in Italia oggi, in occasione del convegno ‘Quando il presente lascia traccia. Dal microbiota alle immagini: leggere la salute per governare il futuro’, promosso dall’Unità Disturbi funzionali intestinali e microbiota del Policlinico Campus Bio-Medico.  "Nello specifico - riferisce una nota - la ricerca ha seguito diverse coppie madre-neonato dal terzo trimestre di gravidanza fino ai 6 mesi dopo il parto, con l’obiettivo di comprendere l’impatto della nutrizione materna sul microbiota del latte e sulla colonizzazione intestinale nei primi mesi di vita. Il protocollo ha combinato una sorta di counseling nutrizionale – un percorso di supporto che aiuta le persone a cambiare le proprie abitudini alimentari – e analisi microbiologiche su campioni di latte materno e di feci neonatali, attraverso tecnologie di sequenziamento di nuova generazione. I dati hanno mostrato un aumento progressivo di batteri lattici benefici nel microbiota dei neonati, indicativo di una continuità biologica tra madre e bambino. Parallelamente, si è registrato anche un miglioramento dell’aderenza alla dieta Mediterranea nelle madri coinvolte, a conferma della possibilità di intervenire in modo mirato sulla nutrizione materna". “Questi risultati rafforzano l’ipotesi che il latte materno non sia soltanto una fonte nutrizionale, ma anche un elemento attivo nella definizione del microbiota intestinale nei primi mesi di vita”, spiega Michele Pier Luca Guarino, responsabile dell’Unità Disturbi funzionali intestinali e microbiota del Policlinico Campus Bio-Medico. “L’osservazione di specie batteriche comuni tra madre e neonato suggerisce una continuità biologica che apre nuove prospettive anche nello studio dei meccanismi di sviluppo del sistema immunitario”. A tale proposito, “uno degli elementi più rilevanti emersi dallo studio - chiarisce Michele Cicala, direttore Uoc di Gastroenterologia dello stesso Policlinico - riguarda la possibilità di intervenire sulla nutrizione materna, migliorando l’aderenza alla dieta mediterranea. Un risultato che conferma come i primi mille giorni di vita rappresentino una fase decisiva per agire in modo preventivo e personalizzato”.  Un altro aspetto di interesse “risiede nel metodo longitudinale dello studio che ha permesso di osservare in modo integrato i dati materni e neonatali nel corso dei mesi, grazie anche all’utilizzo di metodiche microbiologiche avanzate - osserva Annamaria Altomare, gastroenterologa del Policlinico - Questo approccio ha consentito di leggere in maniera più dinamica le trasformazioni del microbiota e i primi passaggi dello sviluppo intestinale del bambino”. Il microbiota “rappresenta una delle espressioni più concrete del legame tra ambiente, stili di vita e salute”, sottolinea Carlo Tosti, presidente dell’Università e della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico. “Comprendere questi meccanismi sin dalle prime fasi della nascita - aggiunge - significa rafforzare una medicina capace di guardare all'individuo nella sua interezza, anche a partire dalle tracce invisibili che attraversano la vita di ciascuno”. Lo studio, per l’amministratore delegato e direttore generale del Policlinico Campus Bio-Medico, Paolo Sormani, “richiama con forza il valore della prevenzione. Intervenire sugli stili di vita già in gravidanza significa investire sulla salute futura, grazie anche al ruolo della medicina traslazionale che, nel nostro Policlinico, portiamo avanti ogni giorno. Un approccio che punta a integrare ricerca, diagnosi precoce e cura, mettendo sempre al centro la persona lungo l'intero arco della propria vita”. Elemento distintivo del convegno - conclude la nota - è stato anche il dialogo con il mondo della fotografia, proposta come analogia della memoria biologica. In questo contesto si è inserito l’intervento della storica dell’arte Paola Di Giammaria, responsabile della Fototeca dei Musei Vaticani, che ha approfondito il legame tra immagine, traccia e costruzione del ricordo, offrendo una chiave di lettura complementare al tema scientifico del microbiota come ‘memoria invisibile’ dell’esperienza individuale. 
---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Tax credit videogiochi, il settore chiede certezze al Ministero della Cultura per sbloccare i fondi 2025

(Adnkronos) - L’industria italiana dei videogiochi si trova a ridefinire le proprie strategie finanziarie a causa del mancato avvio della sessione 2025 del tax credit, una misura che, nonostante lo stanziamento già previsto di 12 milioni di euro, non risulta ancora accessibile alle imprese del comparto. La situazione ha spinto IIDEA, l'associazione di categoria che rappresenta il settore in Italia, a inviare una comunicazione urgente al Ministro della Cultura Alessandro Giuli e alla Sottosegretaria di Stato Lucia Borgonzoni per fare chiarezza sui tempi di attuazione e sulle prospettive future di questo ammortizzatore fiscale.  L'assenza di un calendario certo per le finestre di richiesta rischia infatti di frenare una macchina produttiva che dal 2021 a oggi ha dimostrato una crescita costante, consolidando la programmazione a lungo termine delle aziende e lo sviluppo dei livelli occupazionali. Le rilevazioni statistiche sul quadriennio appena concluso evidenziano l'impatto economico della misura: tra il 2022 e il 2025 il numero delle imprese nazionali è aumentato del 25%, i lavoratori interni hanno registrato un incremento del 17% e il fatturato complessivo ha segnato un progresso del 36%.  Questo trend ha favorito la nascita di un tessuto industriale caratterizzato da una forte componente giovanile e da una rinnovata capacità progettuale, che proietta sul mercato oltre 80 nuovi titoli previsti per il prossimo biennio. A testimoniare la sostenibilità dello strumento sono i bilanci delle quattro sessioni precedenti, durante le quali a fronte di richieste di credito fiscale per circa 40,7 milioni di euro le imprese hanno attivato investimenti diretti superiori a 204,5 milioni di euro, confermando un elevato effetto leva sul sistema economico.  La preoccupazione degli operatori è legata alla necessità di pianificare gli investimenti in un quadro di stabilità, come sottolineato da Thalita Malagò, Direttore Generale e Consigliere Delegato di IIDEA: “Nel corso del tempo il tax credit videogiochi si è dimostrato uno strumento efficace di politica industriale e culturale, in grado di attrarre investimenti internazionali, sostenere occupazione qualificata e favorire la crescita delle imprese italiane. Preoccupa quindi il protrarsi della situazione attuale. Le imprese hanno ormai integrato la misura nei propri piani operativi e finanziari e necessitano di tempi certi e prospettive chiare per continuare a investire e competere a livello internazionale”.   Oltre allo sblocco immediato delle risorse per le annualità 2025 e 2026, l'analisi dei rappresentanti di categoria evidenzia due nodi burocratici urgenti. Il primo riguarda la scadenza, fissata alla fine del 2026, dell'autorizzazione della Commissione Europea per la validità degli incentivi; la mancanza di riscontri ufficiali sull'avvio delle pratiche di rinnovo a Bruxelles rischia di creare un vuoto normativo a partire dal 2027. Il secondo punto sollevato riguarda la struttura stessa dei sostegni pubblici, con la proposta di affiancare al credito d'imposta meccanismi di contributo diretto, ritenuti più idonei per supportare le start-up e i piccoli team di sviluppo emergenti, laddove il modello attuale favorisce prevalentemente le realtà industriali più strutturate. Il quadro nazionale si inserisce in un contesto globale in cui la competizione si sta inasprendo, dato che nazioni come Francia, Regno Unito, Irlanda e Germania stanno potenziando i propri fondi dedicati per attrarre i grandi studi di produzione, mentre l’Unione Europea sta definendo la futura European Strategy for Video Games per stimolare l'innovazione tecnologica a livello continentale. 
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Riforma medicina del territorio, stallo tra sindacati-ministero Salute-Regioni

(Adnkronos) -
Riforma della medicina del territorio in pausa o meglio in stallo. Siamo a giugno e ancora non c'è 'l'accordo' tra i sindacati dei medici di famiglia, il ministero della Salute e le Regioni per il decreto che punta a riscrivere la nuova medicina del territorio e a popolare di medici le Case di comunità previste dal Pnrr. A maggio c'erano stati diversi incontri tra le parti in causa ma nessuna 'fumata bianca' sul decreto, quasi pronto ma con diversi punti che non piacciano ai sindacati. Intanto il 13 giugno è prevista una manifestazione in un albergo della Capitale della Fimmg con i direttivi di tutte le province italiane. La Fimmg è comunque in stato di agitazione da un mese e l'appuntamento della prossima settimana servira per misurare la temperatura della base sul decreto.  
Ma cosa non piace della riforma 'Schillaci'? Secondo una fonte autorevole interna ai sindacati, "l'impianto non convince nessuno, c'è la volonta di collettivizzare la medicina generale mettendo i medici di famiglia in una struttura dove non ci sarà il tempo di dialogare con i pazienti, conoscerli e capire le esigenze", è il primo tema evidenziato. Il ministero della Salute ha sempre lasciato la porta aperta, auspicando anche che i sindacati portassero degli emendamenti al decreto che però potrebbe correre da solo. Nel dibattito pubblico uno dei temi su cui si è focalizzato il possibile scontro è stato quello del passaggio dei medici dall'attuale convenzione alla dipendenza, "ma non è questo il punto", osserva la fonte che replica: "C'è piena disponibilità a passare un certo monte ore nelle Case di comunità", il vero nodo è che questo decreto vuole "deformare e non riformare, trasformando la garanzia che oggi ha ogni cittadino di avere un medico di famiglia ad avere domani una struttura con dentro dei medici che non conosce", il tutto "pensando che il Fascicolo sanitario sia la soluzione di tutto, azzerando ogni rapporto umano". Intanto manca poco al 30 giugno quando dovrebbero partire a pieno regime le Case di comunità.  
C'è il tempo per tornare a parlarsi ufficialmente e trovare un giusto compromesso. La riforma interessa anche il Governo e la politica non ha mai smesso di lavorare sottotraccia. La partita è quindi aperta, la premier Meloni punta a vedere operativo al 100% il Pnrr e questo vuol dire pieno funzionamento della Case e Ospedali di comunità. Una sanità più vicina ai cittadini. Al Festival dell'Economia di Trento il ministro della Salute Orazio Schillaci ha ricordato i dati di una indagine sul rapporto tra cittadini e medici di famiglia della Fiaso (Federazione Italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere): "Nell'83% dei contatti il medico ha prescritto farmaci, nel 67% esami diagnostici, nel 60% visite specialistiche. Solo il 33% degli intervistati è stato visitato. Questo cosa significa? - ha osservato il ministro - Che il medico di famiglia nel tempo si è trasformato, ma questo non per colpa sua, per via di una deriva sistemica che ha accelerato il Covid. Io non ho mai messo sotto accusa i medici di famiglia, li ho sempre difesi, ho detto che sono il perno del nostro Servizio sanitario nazionale perché sono i primi ai quali i cittadini si rivolgono e sono quelli che meglio di tutti conoscono i cittadini, quindi li possono indirizzare verso le cure più appropriate".  
---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Infrastruttura dati nell'era dell'intelligenza artificiale, modelli a consumo e nuovi SLA contrattuali

(Adnkronos) - La gestione, l'acquisizione e l'implementazione delle infrastrutture tecnologiche rappresentano ormai i pilastri strategici fondamentali per i dipartimenti IT delle aziende moderne. In un contesto macroeconomico guidato dalla diffusione dell'intelligenza artificiale, dalla proliferazione di workload complessi e dall'espansione dei sistemi cloud ibridi, le organizzazioni si trovano a dover bilanciare la necessità di scalabilità con il controllo rigoroso dei costi di gestione. L'evoluzione dei modelli di consumo flessibili mira a mitigare il rischio di sovradimensionamento delle risorse, offrendo soluzioni scalabili e standardizzate per l'accesso alle piattaforme dati aziendali. 
I cambiamenti strutturali del mercato globale indicano un progressivo e rapido abbandono degli investimenti in conto capitale (CapEx) a favore di spese operative (OpEx). Secondo i dati distribuiti da Gartner, entro l’anno 2029 i modelli di storage-as-a-service basati sul consumo (STaaS) andranno a sostituire il 50% della spesa in conto capitale per le infrastrutture di storage e per i servizi dati on-premises. Si tratta di un incremento significativo se confrontato con la quota del 15% rilevata all'inizio del 2025. Questa transizione appare accelerata dalle difficoltà operative riscontrate internamente dalle imprese: da un recente sondaggio di settore emerge infatti che l'84% delle organizzazioni intervistate negli Stati Uniti e in Canada dichiara che la crescita e la complessità infrastrutturale stanno avanzando a un ritmo troppo elevato per poter essere governate con efficacia dalle risorse interne. In questo scenario di trasformazione digitale, l'ampliamento dell'offerta di modelli di consumo flessibili per le infrastrutture dati enterprise risponde alla richiesta di una maggiore personalizzazione nei processi di approvvigionamento. Soluzioni strutturate come la suite Hitachi EverFlex consentono la coesistenza di diverse formule contrattuali, che spaziano dall'acquisto tradizionale e dal leasing fino ai modelli in abbonamento a consumo e alle formule di Infrastructure-as-a-Service (IaaS) completamente gestite. L'integrazione di opzioni di finanziamento flessibili e garanzie di servizio aggiornate delinea un modello operativo ripetibile, concepito per allineare l'esborso finanziario all'effettivo utilizzo delle risorse computazionali e di archiviazione. “Tutte le aziende oggi si trovano ad affrontare sfide simili: i volumi di dati sono in rapida crescita, le minacce informatiche aumentano e i requisiti normativi in materia di sovranità dei dati e compliance stanno diventando più stringenti”, ha dichiarato Jeb Horton, senior vice president of global services di Hitachi Vantara. “Piuttosto che adottare un approccio di rip-and-replace, che può richiedere molto tempo e risultare costoso, Hitachi EverFlex affronta queste sfide attraverso nuovi SLA e modelli di acquisizione flessibili che consentono di sfruttare appieno i budget CapEx e OpEx, contribuiscono a garantire la disponibilità continua e offrono maggiori garanzie in termini di controllo dei costi, mantenendo al contempo le prestazioni necessarie a supportare carichi di lavoro mission-critical e ad alta intensità di dati.” 
La rimodulazione dell'offerta tecnologica e l'introduzione di nuovi accordi sui livelli di servizio (SLA) contrattuali si focalizzano su tre direttrici operative principali. In primo luogo, la definizione di metriche vincolanti assicura il raggiungimento di risultati prefissati in ambiti critici quali la disponibilità continua dei dati, le prestazioni computazionali, l'ottimizzazione dello spazio e la rapidità nel ripristino dei sistemi in caso di anomalie. In secondo luogo, la standardizzazione dei framework di espansione permette alle imprese di regolare gli approvvigionamenti in base alle oscillazioni dei carichi di lavoro, stabilizzando la pianificazione finanziaria a lungo termine. Infine, la convergenza verso strumenti di monitoraggio centralizzati, come il pannello di controllo unificato VSP 360 abbinato alla piattaforma data Virtual Storage Platform One (VSP One), fornisce ai responsabili IT una visibilità completa sui consumi e sullo stato di adempimento degli SLA contrattuali, agevolando le attività di governance e i processi decisionali strategici. 
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


FH55 Academy, progetto per valorizzare le persone e sviluppare le competenze del settore hospitality

(Adnkronos) - FH55 Hotels lancia FH55 Academy, il nuovo progetto strategico dedicato alla formazione e allo sviluppo professionale delle proprie persone. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di rispondere in modo concreto e strutturato alle esigenze operative delle strutture e alle trasformazioni in atto nel settore dell’hospitality, sempre più orientato a qualità del servizio, innovazione e centralità delle competenze. Attraverso un approccio pragmatico e strettamente connesso alla quotidianità lavorativa, FH55 Academy si propone di rafforzare le competenze interne e favorire percorsi di crescita coerenti con l’evoluzione dei ruoli e delle professionalità all’interno del gruppo. L’Academy si distingue per un approccio pratico, esperienziale e fortemente connesso alla realtà operativa: i percorsi formativi vengono infatti costruiti sulla base dei reali fabbisogni aziendali e delle specifiche esigenze dei diversi reparti, con contenuti immediatamente applicabili nel lavoro di tutti i giorni. Ogni anno il piano formativo verrà definito attraverso l’analisi dei bisogni espressi direttamente dai collaboratori, delle priorità legate al piano industriale e delle aree strategiche individuate dal gruppo.  Per il primo anno di attività, la FH55 Academy ha già avviato 8 corsi per un totale di 144 ore formative e 75 partecipanti coinvolti, tra cui un percorso dedicato alla leadership al femminile, una job rotation nell’area cucina e cinque percorsi focalizzati sugli standard operativi e sulle soft skills, per tutte le strutture del gruppo. I programmi saranno modulati annualmente in base ai bisogni organizzativi e professionali, con l’obiettivo di potenziare sia le hard skill sia le soft skill. La formazione si svilupperà attraverso modalità integrate che combinano attività in aula, esercitazioni pratiche, case history, videocorsi e podcast, con la volontà di trasformare ogni momento della vita aziendale (dall’onboarding ai meeting interni) in un’occasione di apprendimento e condivisione. Un vero e proprio 'hospitality human hub' orientato alla crescita continua delle persone. I percorsi si svolgeranno nelle 4 diverse strutture e sedi del gruppo con l’obiettivo di diffondere la cultura formativa in modo trasversale e capillare all’interno dell’organizzazione.  L'Academy nasce con obiettivi chiari e concreti: attrarre nuove risorse, favorire la crescita interna delle persone e rafforzare il senso di appartenenza all’azienda attraverso percorsi strutturati di sviluppo professionale. Il progetto punta inoltre a creare una mappatura sempre più chiara delle competenze presenti all’interno del gruppo, valorizzando la contaminazione tra professionalità diverse e favorendo la costruzione di team multidisciplinari a supporto dei futuri progetti aziendali.  Elemento distintivo del progetto è l’introduzione degli open badge, strumenti digitali di certificazione delle competenze acquisite nel percorso formativo. I badge rappresentano un sistema strutturato e progressivo di riconoscimento delle abilità sviluppate, che consente di mappare in modo chiaro e trasparente il percorso di crescita di ciascuna persona all’interno dell’organizzazione. Attraverso un linguaggio condiviso e immediatamente leggibile, gli open badge valorizzano le competenze acquisite sia in ambito teorico sia operativo, rendendole tracciabili e spendibili nei diversi contesti professionali interni. I badge sono suddivisi in cinque aree principali (F&B, hospitality, strategic skill, soft skill e job rotation) permettendo di identificare in modo immediato le competenze sviluppate e favorendo la creazione di team sempre più trasversali, eterogenei e orientati ai nuovi progetti aziendali.  “La formazione - dichiara Ilaria Bigliazzi, Hr director FH55 Hotels - è fondamentale per la nostra azienda e con la nostra academy è una formazione concreta, misurabile e coerente con i nostri valori e bisogni. Non si tratta solo di trasferire conoscenze, ma di sviluppare competenze reali che accompagnino la crescita professionale e personale, rendendo ogni collaboratore protagonista del proprio percorso ed allo stesso tempo rendere la nostra azienda maggiormente attrattiva e competitiva”. I programmi della FH55 Academy si avvalgono di un corpo docente qualificato composto sia da professionisti senior interni, custodi del know-how e della cultura aziendale, sia da docenti esterni selezionati per portare visioni innovative, aggiornamenti e best practice di settore. Ogni percorso prevede inoltre prove finali finalizzate a verificare concretamente l’apprendimento e consolidare le competenze maturate. FH55 Hotels apre inoltre la possibilità di candidarsi come docenti dell’Academy: i professionisti interessati potranno presentare la propria candidatura scrivendo a hr@fhhotelgroup.it e compilando l’apposito form, dimostrando il possesso dei requisiti richiesti.  “Crediamo fortemente - aggiunge Claudio Catani, vicepresident operations FH55 Hotels - che la qualità del servizio nasca dalla qualità delle persone. FH55 Academy rappresenta un passo strategico per rafforzare la nostra identità e sostenere lo sviluppo futuro del gruppo, attraverso competenze solide, condivise e riconosciute”.   
---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)