Cancro al polmone, una 'firma' nel sangue predice il rischio di tumore: nuove speranze per prevenirlo
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Si accende la speranza di una prevenzione farmacologica contro il cancro al polmone, primo killer oncologico nel mondo. Un gruppo di scienziati guidati dal Francis Crick Institute e dall'University College London (Ucl), finanziati fra gli altri da Cancer Research Uk e dal Consiglio europeo della ricerca (Erc), hanno identificato con l'aiuto dell'Ai una 'firma' ematica in grado di predire il rischio di ammalarsi di carcinoma polmonare. Si tratta di 14 proteine presenti nel sangue, che permettono di prevedere la probabilità di sviluppare il tumore con oltre 5 anni di anticipo rispetto alla diagnosi. Combinando questa firma proteica con la conoscenza di come l'infiammazione innesca il cancro, il team è riuscito a individurare le persone più a rischio che potrebbero beneficiare della somministrazione di farmaci preventivi. Allo studio, pubblicato su 'Cell', ha dedicato un articolo anche il 'New York Times' che cita un esperto statunitense non coinvolto nella ricerca: Douglas Arenberg, professore di Medicina all'università del Michigan, definisce la speranza di una strategia preventiva per il cancro al polmone il "vero e proprio Santo Graal" degli oncologi. Un tassello mancante da sempre, che ora sembra un traguardo più vicino. Gli autori, afferma, potrebbero aver identificato un marcatore biologico che "non solo predice il rischio di tumore, ma anche la probabilità di ottenere un beneficio da un farmaco specifico" a scopo preventivo. Con l'avanzare dell'età - spiegano i ricercatori - le nostre cellule acquisiscono mutazioni che causano il cancro, ma che da sole raramente sono sufficienti a innescare un tumore. Un fattore scatenante ambientale, dallo smog al fumo, potrebbe essere necessario per trasformare le cellule mutate in cancerose. Attualmente lo screening per il cancro al polmone viene offerto soltanto alle persone oltre una certa età che hanno fumato in passato, escludendo così i non fumatori e gli individui esposti ad alti livelli di inquinanti, che a loro volta potrebbero essere a rischio di sviluppare la malattia. Partendo da precedenti ricerche che dimostravano come l'inquinamento atmosferico possa favorire l'insorgenza del cancro causando infiammazione e risvegliando cellule dormienti portatrici di mutazioni, l'équipe, supportata dal National Institute for Health and Care Research Uclh Biomedical Research Centre, si è posta l'obiettivo di scoprire una firma infiammatoria capace di predire con maggiore precisione il tumore polmonare, superando la valutazione del rischio basata esclusivamente su età e stili di vita. Gli scienziati hanno applicato l'apprendimento automatico ai dati sulle proteine plasmatiche di oltre 48mila partecipanti alla Uk Biobank, utilizzando le informazioni dei registri tumori per individuare quelli che successivamente si erano ammalati di cancro al polmone. Oltre a età, fumo e precedenti patologie polmonari, l'algoritmo dell'intelligenza artificiale ha identificato "14 proteine chiave nel sangue, in grado di predire una futura diagnosi di cancro al polmone entro 5 anni". I ricercatori hanno convalidato questa firma proteica in 8 set di dati da tutto il mondo, riscontrando "livelli più elevati nei pazienti che in seguito hanno sviluppato un tumore al polmone in tutti gli studi, incluso un gruppo di non fumatori". L'analisi di questa firma in pazienti e modelli animali ha suggerito che "non deriva dal tumore, ma riflette un ambiente polmonare infiammatorio alterato che precede il cancro". La firma è risultata "aumentata anche in persone che in seguito hanno sviluppato fibrosi polmonare idiopatica o broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), a supporto dell'idea che possa rappresentare uno stato infiammatorio polmonare pre-patologico condiviso" da più malattie. Una volta chiarito il ruolo dell'infiammazione, gli scienziati sono passati a esplorare le possibilità di prevenzione. Precedenti studi dello stesso gruppo di ricerca avevano dimostrato che l'esposizione allo smog induce le cellule immunitarie nei polmoni a rilasciare un segnale infiammatorio chiamato interleuchina-1 beta (Il-1β), che può risvegliare cellule dormienti portatrici di mutazioni cancerogene. In questo lavoro gli autori hanno fatto in passo in più: l'inquinamento atmosferico - hanno osservato - aumenta simultaneamente la popolazione di cellule che entrano in uno stato detto Kac (che si verifica in risposta a un danno, ma che può diventare canceroso in presenza di mutazioni) e le 14 proteine della firma individuata, le quali aumentano anche in presenza di Il-1β. Siccome in topi esposti allo smog il blocco dell'Il-1β ha ridotto il numero di cellule Kac e rallentato lo sviluppo precoce di un tumore, l'idea è stata che i farmaci anti-Il-1β potrebbero prevenire il cancro polmonare nelle persone i cui polmoni mostrano questo segnale infiammatorio. L'attenzione dei ricercatori si è concentrata sul bloccante dell'Il-1β canakinumab. Nel 2017, in uno studio denominato Cantos, il gruppo farmaceutico svizzero Novartis l'aveva testato nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, riportando come risultato esplorativo che il composto riduceva anche l'incidenza del cancro al polmone. Un beneficio risultato tuttavia modesto a livello di popolazione, il che limitava la possibilità di usare la molecola come approccio preventivo generalizzato. Rianalizzando i dati dei 4.651 partecipanti al trial Cantos, gli studiosi hanno notato che le persone con le 14 proteine della firma alte erano anche quelle che beneficiavano maggiormente del canakinumab, con un rischio di cancro al polmone quasi dimezzato. Selezionando solo chi presentava un'elevata firma proteica, il numero di persone da trattare per prevenire 1 caso di cancro al polmone è risultato pari a 55: un rapporto paragonabile a quello di stategia consolidate di prevenzione cardiovascolare come le statine anti-colesterolo. "Farmaci come le statine, utilizzate per trattare persone con alti livelli di colesterolo Ldl, hanno trasformato la prevenzione delle malattie cardiovascolari - dichiara il ricercatore principale del progetto Charlie Swanton, oncologo del Francis Crick Institute e dell'Ucl - Per il cancro al polmone non disponiamo ancora di un marcatore di rischio simile alle lipoproteine Ldl, né di una statina", ma "in ambito clinico tocchiamo con mano l'impatto di una diagnosi tardiva. Dunque essere in grado di identificare le persone a maggior rischio e intervenire prima che la malattia si sviluppi è fondamentale", sottolinea lo scienziato che - come ricorda il Nyt - è entrato recentemente a far parte del consiglio di amministrazione di Novartis. "L'individuazione di un segnale di infiammazione polmonare ci ha permesso di comprendere meglio la finestra temporale in cui un trattamento preventivo potrebbe essere più efficace", aggiunge Swanton, convinto che "questa firma infiammatoria potrebbe in futuro contribuire a prevedere e prevenire il cancro al polmone e altre patologie polmonari" che con il tumore condividono uno stato infiammatorio presintomatico comune. "Rivelando i primi segnali di allarme del cancro, questa ricerca ci avvicina alla possibilità di intervenire precocemente e potenzialmente di arrestare la malattia prima che si manifesti", commenta Hayley Brown di Cancer Research Uk. Lo studio è frutto di un'ampia collaborazione che coinvolge 80 ricercatori attivi in 4 continenti.
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Turismo, a Philadelphia un calendario ricco di mostre ed eventi celebra America250
(Adnkronos) - Il 2026 segna un anno storico per Philadelphia, pronta a celebrare i 250 anni della nascita degli Stati Uniti con un calendario di eventi senza precedenti. Dalle celebrazioni di America250 ai grandi eventi sportivi come la Fifa World Cup e l’Mlb All-Star Game, fino a nuove mostre e spazi culturali, sono tanti i motivi per cui vale la pena prenotare un viaggio a Philly, raggiungibile dall’Italia con i voli diretti da Roma e da Milano (stagionale maggio-ottobre). A farla da padrone sono i tantissimi eventi organizzati in città in onore di America 250. A gennaio ha preso il via '52 Weeks of Firsts', un’iniziativa annuale dedicata a celebrare l’eredità della città; Philadelphia, infatti, è la culla di numerose innovazioni che hanno plasmato la vita quotidiana. Il programma, inaugurato il 3 gennaio con il "Primo volo in mongolfiera in America", mette in luce ogni settimana un diverso primato nato a Philly con feste di quartiere, performance dal vivo e vari eventi. Tra i momenti salienti figurano le celebrazioni per la "Prima società abolizionista degli Stati Uniti", il "Primo ospedale degli Stati Uniti", la "Prima mostra floreale", il "Primo stadio d'America" e la "Prima bandiera americana". In aggiunta, grazie all’iniziativa Bells Across PA, sono state esposte in varie città della Pennsylvania delle installazioni in vetroresina a forma di campana, visitabili per tutto l'anno dell'anniversario: un simbolo potente che unisce piccole città e grandi metropoli in un momento di eredità condivisa. The National Constitution Center ha inaugurato due nuove gallerie permanenti: America’s Founding e The Separation of Powers, dedicate alla nascita della democrazia e alla divisione dei poteri. Parallelamente, The Museum of the American Revolution presenta 'The Declaration's Journey', che ripercorre l'impatto globale della Dichiarazione d’Indipendenza analizzando come il documento del 1776 abbia ispirato movimenti per la libertà in tutto il mondo. Tra gli eventi più attesi, il Philadelphia Art Museum e la Pennsylvania Academy of the Fine Arts hanno organizzato una mostra congiunta, 'A Nation of Artists', che ripercorre tre secoli di creatività americana con oltre 1.000 opere esposte nelle due sedi. 'A Nation of Artists' indaga come la produzione artistica negli Stati Uniti sia stata plasmata da creatività, scambio, espansione, conflitto e innovazione. Al Pafa, opere realizzate dalla fine del XVIII secolo fino ad oggi sono organizzate per temi, esplorando scene dell’espansione verso ovest, dell’ascesa delle industrie e degli scambi internazionali. Al Pma, che nel 2026 celebra anche il suo 150° anniversario, i visitatori possono ammirare un’esposizione cronologica di arte americana dal 1700 al 1960, per mettere in luce i legami globali che hanno favorito l’innovazione artistica e tecnologica, oltre agli artisti che sono stati ispirati dalla natura, dall’espansione verso ovest e dai profondi cambiamenti nell’abbondanza e nella disuguaglianza economica. Allestita nell’Historic Landmark Building del Pafa, restaurato di recente, e nelle nuove gallerie di arte americana del Pma, la mostra presenta la storia americana dal 1700 ad oggi attraverso più di 1.000 dipinti, fotografie, sculture, arti decorative e molto altro. Nei due musei sono inoltre esposte per la prima volta al pubblico più di 120 opere d’arte della collezione della famiglia Middleton, una delle più importanti collezioni private d’arte americana del Paese. “La nostra aspirazione è che questa mostra sia davvero per tutti, senza che sia necessaria alcuna conoscenza preliminare di arte o storia", ha dichiarato John S. Middleton. "Crediamo nel potere del racconto per creare connessioni tra le persone e siamo entusiasti di collaborare con queste due storiche istituzioni per condividere opere che hanno portato alla nostra famiglia tanta gioia e ispirazione. Come il baseball, anche l’arte ha il potere di unire le persone e sorprenderci quando meno ce lo aspettiamo. A ogni visita c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire. È un onore contribuire a dare nuova vita all’arte americana in occasione di questa speciale commemorazione del 250° anniversario della fondazione del nostro Paese”, ha aggiunto. “Questo è un momento di trasformazione per la Pafa e per Philadelphia”, ha dichiarato Kristen Shepherd, presidente e Ceo della Pennsylvania Academy of the Fine Arts. “Mentre la Pafa celebra il suo 220° anniversario in quanto primo museo e scuola d’arte d’America e la riapertura dell’Historic Landmark Building, invitiamo il pubblico a vivere un’esperienza nuova, una che rifletta la nostra storica eredità come prima scuola e primo museo d’arte della nazione, offrendo al tempo stesso - ha sottolineato - una potente cornice per una nuova interpretazione della nostra collezione, arricchita dalle opere della Middleton Family Collection. In collaborazione con il Philadelphia Museum of Art, siamo orgogliosi di presentare A Nation of Artists in un modo profondamente radicato nella storia della Pafa, ma allo stesso tempo proiettato verso il futuro per esplorare ciò che definisce l’arte americana al giorno d’oggi”. “Nel celebrare il 250° anniversario degli Stati Uniti e il 150° anniversario del Pma, siamo onorati di collaborare con la prestigiosa Pennsylvania Academy of the Fine Arts e con la rara collezione della famiglia Middleton”, ha dichiarato Daniel Weiss, George D. Widener Director e Ceo del Philadelphia Museum of Art. “'A Nation of Artists' attraverserà tre secoli di arte per raccontare la storia in continua evoluzione della creatività americana. Questa mostra, autentica pietra miliare culturale, riunirà voci provenienti da tutto il Paese attraverso programmi innovativi, collaborazioni e attività di ricerca”, ha concluso.
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Materie prime, dai metalli al food prezzi sotto pressione: ecco cosa succede a imprese e consumatori
(Adnkronos) - L’inflazione continua a manifestarsi trasversalmente in diversi settori dell’economia, confermando come il costo delle materie prime rappresenti oggi una delle principali variabili in grado di incidere su consumi, produzione e competitività industriale. Dall’energia al food, passando per logistica e manifattura, le tensioni geopolitiche e la volatilità dei mercati internazionali stanno alimentando un incremento dei costi che si trasferisce lungo tutta la filiera, con effetti diretti su imprese e consumatori. Il comparto energetico resta uno degli osservati speciali: secondo il Centro Studi Confindustria (Documento di Finanza Pubblica 2026 del 27 aprile), il gas europeo costa attualmente 3,5 volte quello statunitense e, nelle ultime settimane, i prezzi del gas in Europa sono aumentati del 40%, aggravando ulteriormente la pressione sui costi industriali. Uno scenario che sta spingendo sempre più aziende a cercare strumenti di stabilizzazione dei costi e maggiore autonomia energetica. In questa direzione si inseriscono i modelli di libero autoconsumo: secondo le elaborazioni del Centro Studi di EnergRed, le imprese che adottano impianti fotovoltaici industriali riescono oggi a coprire mediamente il 77% del proprio fabbisogno energetico, riducendo i costi dell’energia fino al 45% rispetto all’approvvigionamento tradizionale dalla rete. “La crescita dei costi delle materie prime energetiche sta avendo un impatto sempre più diretto sulla competitività delle imprese e, di conseguenza, sui prezzi finali per consumatori e famiglie”, commenta Moreno Scarchini, Ceo di EnergRed. “Oggi la volatilità dell’energia - avverte - non può più essere considerata un fenomeno temporaneo legato alle singole crisi geopolitiche, ma una condizione strutturale con cui il sistema produttivo deve imparare a confrontarsi. Per questo le aziende stanno accelerando sugli investimenti in autonomia energetica e autoconsumo: riuscire a produrre internamente una parte significativa del proprio fabbisogno significa aumentare la prevedibilità dei costi, ridurre l’esposizione alle oscillazioni dei mercati internazionali e proteggere marginalità e competitività nel lungo periodo". Altro capitolo importante sono anche i metalli. Racconta Marco Bersani, fondatore di Circular Materials: “La scarsità di materie prime, tra cui materiali critici e acqua, oggi coinvolge trasversalmente intere filiere industriali, dal pharma fino all’elettronica avanzata. In questo scenario, diventa fondamentale ripensare il concetto stesso di risorsa. In Europa continuiamo a importare materiali strategici mentre disperdiamo metalli già raffinati all’interno dei reflui industriali. Circular Materials è una risposta concreta a questo paradosso: siamo in grado di recuperare metalli strategici, acqua e altre materie prime critiche per introdurle nella filiera produttiva localmente, ispirandoci ad una circolarità completa”. Ma l’aumento del costo delle materie prime si vede anche nelle piccole cose quotidiane perché incide a tutti i livelli sui portafogli. L’aumento del prezzo del gelato artigianale, per esempio, non può essere letto come una semplice scelta commerciale. Come sottolinea Davide Tasinato, esperto del settore e socio di Artigeniale, il costo delle materie prime resta uno dei fattori più rilevanti, soprattutto quando si parla di ingredienti freschi e di qualità. A questo si aggiunge un elemento oggi determinante: il costo dell’energia. Il combinato disposto tra materie prime, energia, conservazione e logistica rende inevitabile, per molte gelaterie, un adeguamento dei prezzi. Per contenere l’impatto senza rinunciare alla qualità, una strada concreta è applicare prezzi differenziati in base al valore delle materie prime utilizzate, approccio che Artigeniale propone dal 2007: non tutti i gusti hanno lo stesso costo, lo stesso valore e la stessa complessità produttiva. “Per chi vuole continuare a garantire qualità, naturalità e trasparenza produttiva, l’aumento del prezzo non è una speculazione, ma una conseguenza diretta dell’aumento dei costi reali. In molti casi, gli aumenti al banco sono inferiori rispetto alla crescita effettiva dei costi sostenuti”, evidenzia Tasinato. A confrontarsi con uno scenario sempre più instabile sono anche realtà food come SanNicò Food, azienda pugliese che ogni giorno sforna 15mila pezzi di autentica focaccia barese distribuita nella Gdo in Italia e all'estero. “L’aumento dei costi energetici e logistici si riflette direttamente sulla nostra catena produttiva, data l’importanza di forni e trasporti refrigerati. E se la situazione non dovesse cambiare a breve, anche la grande distribuzione, sotto pressione, potrebbe richiedere maggiori scontistiche, erodendo i nostri margini”, afferma Roberto Pantaleo, fondatore di SanNico’. L’aumento dei costi delle materie prime, poi, non riguarda solo ingredienti come farina, olio e pomodoro, ma anche i materiali per il packaging, come la plastica. “Tuttavia, la nostra autenticità potrebbe trasformarsi in un vantaggio strategico - osserva - poiché nei momenti di crisi, i prodotti identitari e di qualità vengono premiati. Per questo, puntiamo a difendere i margini con una strategia premium, diversificando i mercati e consolidando la nostra posizione come eccellenza del made in Italy”. Anche il settore moda e pelletteria sta affrontando una fase complessa, segnata dall’aumento dei costi produttivi e dalla necessità di preservare qualità e identità del Made in Italy. In un momento di grande cambiamento per il mercato, Pierotucci - azienda di pelletteria fiorentina nata negli anni ’70, con showroom, boutique a Firenze, ma presente anche all’estero - continua a puntare su qualità, trasparenza della filiera e valorizzazione del Made in Italy. “La scelta delle materie prime, dai tessuti ai pellami, resta per noi un elemento centrale: collaboriamo con fornitori selezionati, recuperando pellami provenienti da aziende del lusso, per il nostro progetto Rereri, privilegiando materiali di alta qualità e processi produttivi responsabili. Questo approccio ci permette di continuare a mantenere standard elevati anche in una fase caratterizzata dall’aumento dei costi di produzione”, sottolineano Matteo e Marco Tucci, titolari di Pierotucci e Rereri. “Pur affrontando inevitabili rincari nelle materie prime e una diminuzione dell’affluenza turistica a Firenze, lavoriamo costantemente per contenere gli aumenti e mantenere un equilibrio tra qualità, artigianalità e prezzo finale”, aggiungono. E’ critica da qualche tempo anche la situazione nel settore tessile nel quale opera Hanita, importante realtà nel mondo dell’abbigliamento italiano. Secondo Carlo Casillo, Ceo di Hanita, "la stabilità delle relazioni con i partner e la selezione rigorosa delle materie prime rappresentano la nostra risposta concreta alle incertezze del mercato globale". "Lavoriamo quotidianamente - assicura - per mantenere elevati standard qualitativi, selezionando con estrema attenzione tessuti e materiali, e privilegiando collaborazioni consolidate con fornitori affidabili. Questo modello operativo permette di affrontare con maggiore equilibrio le oscillazioni del mercato e i rincari che hanno interessato l'intero comparto, cercando al tempo stesso di contenere l'impatto sui prezzi finali per il consumatore".
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Patologie retiniche, Comitato Macula: "Discount dei farmaci condanna i pazienti all'ipovisione"
(Adnkronos) - "Un incomprensibile accanimento terapeutico-finanziario che, in nome di un risparmio irrisorio, nega il diritto alla vista e confina i pazienti maculopatici in un binario unico". È la denuncia del Comitato Macula, la prima associazione italiana creata da pazienti e medici per la tutela dei malati di maculopatia, che - con una nota - "accende i riflettori su una strategia di gestione della spesa farmaceutica ospedaliera definita lontana dalla realtà e lesiva dei diritti costituzionali del cittadino". "Nel caso specifico delle terapie intravitreali anti-Vegf per le patologie retiniche - sottolineano gli esperti del Comitato Macula nella nota - le direttive regionali stanno imponendo il monopolio dei farmaci biosimilari, quindi di prima generazione ed ormai superati, nel canale pubblico per ragioni di puro bilancio". Si tratta di una strategia che il Comitato Macula definisce "priva di logica macroeconomica. L'oftalmologia assorbe infatti una quota marginale, stimata tra l’1% e il 3%, della spesa sanitaria pubblica nazionale: un comparto microscopico sul quale si stanno concentrando tagli lineari drastici. Mentre i grandi capitoli della sanità pubblica muovono risorse immense e offrono reali margini di ottimizzazione, la scelta di fare cassa sulla salute visiva si traduce in un risparmio insignificante per lo Stato, a fronte di un impatto devastante sulla vita dei malati e sulla tenuta delle strutture". "Siamo davanti - dichiara Massimo Ligustro, presidente del Comitato Macula - a un paradosso matematico prima ancora che sanitario. Chi governa la spesa pubblica deve spiegare perché decide di accanirsi su un settore che rappresenta appena l'1% del bilancio generale. Se lo Stato ha necessità di razionalizzare, trovi l'efficienza nei comparti a grandissima spesa. Sottrarre l'innovazione farmaceutica all'oculistica genera un risparmio ridicolo per le casse pubbliche, ma un costo sociale immenso. Non si risana la sanità togliendo la luce dagli occhi dei pazienti fragili: questa non è programmazione economica, è solo una condanna all'ipovisione che blocca l'accesso al progresso". Questo meccanismo - si legge - "taglia di fatto fuori dai prontuari ospedalieri i farmaci biologici originatori e soprattutto le molecole innovative di ultima generazione, capaci di estendere l'autonomia del trattamento da poche settimane a oltre tre mesi. Il fenomeno si manifesta con forti asimmetrie territoriali: in regioni come la Liguria, l'area più anziana d'Europa, la penetrazione dei biosimilari ha ormai raggiunto la quota record del 95% del mercato a carico del Servizio sanitario sazionale (Ssn). A subire le conseguenze maggiori sono le cliniche oculistiche universitarie, laboratori d'eccellenza per la sperimentazione e la raccolta dati, paradossalmente penalizzate dai tetti di spesa proprio perché orientate all'alta qualità". La miopia gestionale - riporta la nota - "si traduce così in un immediato boomerang finanziario: la farmacia ospedaliera risparmia pochi euro sul costo d'acquisto della singola fiala, ma il sistema si fa carico subito dopo del collasso delle strutture. Farmaci a minore durata richiedono infatti iniezioni più frequenti, che portano al sovraffollamento delle liste d'attesa, all'esaurimento dei posti in sala operatoria e al burnout dei pochissimi oculisti disponibili. Di contro, la media nazionale dei trattamenti si attesta drammaticamente su appena 3,2 iniezioni l'anno per paziente: una frequenza insufficiente a bloccare la progressione della malattia, che spinge molti malati all'abbandono terapeutico o al ricorso oneroso alla sanità privata, a sottolineare l’importanza di avere nuovi prodotti in grado di richiedere un numero di iniezioni minore". I costi sociali nascosti che ne derivano – sussidi di invalidità, perdita del posto di lavoro in età ancora produttiva, incidenti domestici gravi e fratture nei pazienti anziani fragili rimasti senza protezione visiva – "superano di gran lunga il presunto risparmio della spesa farmaceutica. Il rischio è massimo per i pazienti monocoli o per i giovani affetti da retinopatia diabetica, per i quali la tempestività e la qualità della cura determinano la permanenza nel mondo del lavoro o la condanna alla disabilità". "Utilizzare i prodotti più efficaci e duraturi ridurrebbe drasticamente gli accessi nei reparti e il peso logistico sulle famiglie. Chiediamo una gestione globale: si potrebbe risparmiare davvero e subito spostando le iniezioni intravitreali dalle grandi sale operatorie agli ambulatori protetti, azzerando gli sprechi organizzativi. Per paradosso, nel Ssn - conclude Ligustro - si scelgono le protesi d'anca migliori per garantire la deambulazione, ma non si fa altrettanto per gli occhi. Abbiamo la libertà di camminare per trent'anni, ma non quella di vedere dove andiamo. Come associazione siamo pronti a trattare e a definire criteri di appropriatezza scientifica, ma non accetteremo più che la salute visiva dei cittadini sia sacrificata al discount della sanità". Il Comitato Macula - conclude la nota - "chiede un intervento urgente del ministero della Salute e della Conferenza Stato-Regioni affinché venga ripristinato il principio della centralità del paziente, tutelata la libertà prescrittiva del medico e garantito l'accesso uniforme all'innovazione terapeutica in tutto il territorio nazionale".
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Pelle al sole: dai dermatologi il decalogo per una 'fotoprotezione su misura'
(Adnkronos) - Con l'arrivo dell'estate, la protezione della pelle torna al centro dell'attenzione. Per affrontare in sicurezza la stagione estiva, la SIDeMaST (Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse) - in una nota - ricorda che la strategia più efficace deriva dall'associazione tra corretto utilizzo dei prodotti fotoprotettivi, comportamenti responsabili e consulenza specialistica quando necessaria perché "la protezione delle pelle non può più limitarsi ai raggi Uv". E lancia un decalogo per una corretta esposizione al sole: 1)Scegliere un fattore di protezione adeguato al proprio fototipo, all'intensità dell'esposizione e alle condizioni ambientali, privilegiando Spf 30 o superiore; 2) Applicare la protezione almeno 20-30 minuti prima dell'esposizione al sole; 3) Utilizzare una quantità adeguata di prodotto; 4) Distribuire la protezione uniformemente su tutte le aree esposte, senza dimenticare orecchie, collo, mani, piedi e labbra (opportuno applicare la crema di protezione a casa e bob in spiaggia); 5) Applicare la protezione anche nelle giornate nuvolose; 6) Riapplicarla dopo il bagno, l'attività sportiva o una sudorazione intensa, anche se il prodotto è resistente all'acqua; 7) Evitare l'esposizione diretta nelle ore centrali della giornata, generalmente tra le 11 e le 15; 8) Proteggersi anche in montagna, in barca e durante le attività all'aperto; 9) Prestare particolare attenzione alla protezione dei bambini, utilizzando prodotti specifici e misure di schermatura fisica; 10) Ricordare che la crema solare non elimina completamente i rischi dell'esposizione e deve essere associata a cappelli, occhiali da sole, indumenti adeguati e comportamenti responsabili. Ma se per anni la prevenzione si è concentrata soprattutto sul fattore di Protezione solare (Spf) e sui raggi ultravioletti oggi la dermatologia - si legge nella nota di SIDeMaST - guarda a una prospettiva più ampia che comprende l’intero “esposoma solare”, ovvero l’insieme dei fattori ambientali che influenzano la salute della pelle. "L’esposizione solare rappresenta un fattore biologico fondamentale per la salute umana. Da un lato favorisce la sintesi della vitamina D e contribuisce al benessere psicofisico, dall’altro, quando è eccessiva o cumulativa, può provocare danni importanti alla pelle, accelerare i processi di invecchiamento cutaneo e aumentare il rischio di tumori cutanei" spiega Pietro Quaglino, direttore della Clinica Dermatologica della azienda ospedaliera universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, professore di Dermatologia dell’università degli studi di Torino e membro del Consiglio direttivo SIDeMaST, Società Italiana di Dermatologia. I danni provocati dai raggi Uv sono ben noti. Gli Uva, che rappresentano circa il 95% delle radiazioni ultraviolette che raggiungono la superficie terrestre, penetrano più in profondità nel derma e favoriscono la formazione di specie reattive dell'ossigeno responsabili dello stress ossidativo e del fotoinvecchiamento. Gli Uvb, invece, sono i principali responsabili dell'eritema solare e dei danni diretti al Dna che possono favorire lo sviluppo di neoplasie cutanee, tra cui carcinoma basocellulare, carcinoma squamocellulare e melanoma. "Oggi però sappiamo che il danno cutaneo non dipende esclusivamente da Uva e Uvb – evidenzia Quaglino – anche la luce visibile, in particolare la componente blu-violetta, e la luce blu ad alta energia possono svolgere un ruolo rilevante nei fenomeni di iperpigmentazione, nel melasma e nei processi di fotoinvecchiamento. Per questo la protezione richiesta non è più soltanto anti-Uv ma deve diventare multispettrale". "Negli ultimi anni le evidenze scientifiche - spiegano dalla SIDeMaST - hanno infatti dimostrato l'importanza di proteggere la pelle anche da altre componenti della radiazione solare. .Ad esempio, i filtri colorati cosiddetti 'tinted sunscreens' contenenti ossidi di ferro garantiscono una protezione superiore dalla luce visibile rispetto ai prodotti non colorati in condizioni come melasma e iperpigmentazione post-infiammatoria. Parallelamente, la comunità scientifica internazionale sta lavorando alla definizione di nuovi parametri per misurare la protezione dalla luce visibile: 'il fattore di protezione solare infatti, seppur fondamentale, misura solo l’esposizione Uvb e non fornisce una misurazione della fotoprotezione cumulativa Uva indotta né per la luce visibile". Il cambiamento più significativo riguarda però il concetto stesso di esposoma solare. "Quando parliamo di esposoma non ci riferiamo soltanto ai raggi Uv – osserva l'esperto – la pelle è costantemente esposta all’azione combinata di luce visibile, luce blu ad alta energia, infrarossi, calore, inquinamento atmosferico, fumo e fattori climatici. Tutti questi elementi possono interagire tra loro amplificando il danno biologico e accelerando i processi di invecchiamento cutaneo". Si parla sempre più di "environmental aging", un concetto che comprende ma supera quello tradizionale di photoaging. "L'obiettivo - riferisce la nota - non è più soltanto evitare le scottature, ma ridurre il danno cumulativo che si accumula nel corso degli anni, limitando l'invecchiamento cutaneo, le alterazioni pigmentarie e il rischio di dermatosi fotoindotte". "Il concetto innovativo è che il danno cutaneo può derivare dall’interazione di molteplici fattori ambientali che agiscono contemporaneamente o in momenti diversi dell’anno – aggiunge Quaglino – per questo motivo la moderna dermatologia punta sempre più a prevenire e modulare il danno solare cumulativo, piuttosto che limitarsi a trattare le sue conseguenze". In questo scenario assume un ruolo centrale la fotoprotezione personalizzata, costruita in base alle caratteristiche individuali, all'età, al fototipo, all'esposizione professionale e all'eventuale presenza di patologie dermatologiche. "Non esiste una protezione uguale per tutti – evidenzia l'esperto – le esigenze di un bambino, di una persona con melasma, di un paziente immunodepresso o di chi svolge attività lavorative all’aperto sono profondamente diverse. Il dermatologo può individuare il percorso più appropriato in funzione delle caratteristiche della pelle e del tipo di esposizione ambientale cui ciascun individuo è sottoposto". Tra le nuove frontiere della ricerca emerge inoltre la cosiddetta fotoprotezione biologica, che punta a sostenere e rafforzare i sistemi di difesa naturali della pelle contro lo stress ossidativo, l'infiammazione e i danni al Dna indotti dai fattori ambientali. "La fotoprotezione biologica rappresenta un approccio complementare rispetto ai tradizionali filtri solari – conclude Quaglino – l’obiettivo è intervenire sui meccanismi cellulari e molecolari coinvolti nel danno cutaneo. Le evidenze disponibili sono ancora in evoluzione e saranno necessari ulteriori studi, ma si tratta certamente di uno dei filoni più promettenti della dermatologia contemporanea".
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Imprese, conclusa l'edizione 2026 di 'Vivi 3 giorni da manager'
(Adnkronos) - Si è svolto presso il Centro di Formazione Lidl Italia, in Via Avvocato Augusto Ruffo 25 ad Arcole (VR), l’evento conclusivo dell’XI edizione di “Vivi 3 giorni da manager”, il progetto promosso da Manageritalia Veneto che offre a studenti universitari e neolaureati dell’Università di Verona, dell’Università di Padova, dell’Università Ca ’Foscari di Venezia e della Fondazione Studi Universitari di Vicenza l’opportunità di vivere un’esperienza immersiva nel mondo del management e dell’impresa, affiancando per tre giorni i dirigenti delle aziende del territorio aderenti all’iniziativa. L’edizione 2026 - sottolineano gli organizzatori - ha registrato numeri importanti: 61 studenti universitari e neolaureati, 61 manager tutor e 19 aziende venete coinvolte in un percorso immersivo che ha permesso ai partecipanti di entrare nel cuore delle organizzazioni, vivendo fianco a fianco con dirigenti e imprenditori le dinamiche, le sfide e le responsabilità del management e di chi ogni giorno guida il futuro delle imprese venete. Un progetto che continua a crescere e a generare valore: in undici edizioni, “Vivi 3 giorni da manager” ha coinvolto oltre 660 studenti e più di 450 manager, diventando una delle iniziative più significative del territorio veneto dedicate all’incontro tra nuove generazioni e cultura manageriale. Per tre giorni i ragazzi hanno avuto la possibilità di osservare da vicino il funzionamento delle aziende, partecipare a riunioni, confrontarsi con decisioni strategiche, conoscere modelli organizzativi e comprendere cosa significhi oggi guidare persone, processi e innovazione in un mercato in continua trasformazione. Un’esperienza concreta e altamente formativa che consente ai giovani di orientare con maggiore consapevolezza le proprie scelte future, entrando in contatto diretto con realtà imprenditoriali d’eccellenza fortemente radicate nel territorio. All’evento conclusivo erano presenti Carlo Terrin e Manuel Modolo, Vicepresidenti di Manageritalia Veneto, Marco Monego, Chief People Officer di Lidl Italia, insieme agli studenti protagonisti del progetto e ai rispettivi tutor aziendali. «“Vivi 3 giorni da manager” è un progetto che crea valore reale perché mette in contatto diretto i giovani con il mondo delle imprese e con chi ogni giorno vive il management sul campo. Crediamo fortemente che offrire ai ragazzi un’esperienza concreta sia il modo migliore per aiutarli a comprendere le trasformazioni del lavoro, sviluppare consapevolezza e costruire il proprio futuro professionale. Per le aziende, allo stesso tempo, rappresenta un’occasione preziosa di ascolto, confronto e dialogo con le nuove generazioni e contribuendo a costruire il futuro del nostro territorio», hanno dichiarato Carlo Terrin e Manuel Modolo Vicepresidenti di Manageritalia Veneto. “Partecipare e ospitare l’evento conclusivo di Vivi 3 giorni da manager presso il nostro Centro di Formazione di Arcole rappresenta per Lidl un modo concreto per sostenere i giovani nelle loro prime scelte professionali” – dichiara Marco Monego, Chief People Officer di Lidl Italia. “In un mercato in costante trasformazione, aprire le porte della nostra azienda a questi ragazzi ci ha permesso di creare un canale di ascolto bidirezionale: da un lato i giovani hanno avuto l'opportunità di vivere da vicino la complessità, le decisioni strategiche e i processi della GDO, dall'altro i nostri manager si sono confrontati con le aspettative e l'energia delle nuove generazioni. Siamo felici di aver supportato Manageritalia Veneto in questo progetto che consideriamo un’ottima occasione per accorciare le distanze tra mondo accademico e cultura d'impresa.” Momento particolarmente coinvolgente del pomeriggio è stato il Keynote Infinity di Alessandro Cacciari, che ha guidato i partecipanti in una riflessione sulle dinamiche dell’intergenerazionalità nelle organizzazioni moderne. Un intervento dedicato alla capacità di “incrociare gli sguardi” tra generazioni differenti per sviluppare nuove modalità di collaborazione e trasformare la convivenza in azienda in un motore di innovazione, crescita e valore condiviso. L’XI° edizione di “Vivi 3 giorni da manager” conferma così la forza di un progetto capace di mettere in connessione talenti, competenze e imprese, valorizzando il ruolo del management come leva fondamentale per lo sviluppo economico, sociale e culturale del Veneto.
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VDP, nuove sedi in Sardegna e Puglia per il monitoraggio infrastrutturale della transizione energetica
(Adnkronos) - La società romana VDP ha formalizzato l'apertura di due nuove sedi operative a Sassari e in provincia di Lecce, che si aggiungono alla struttura già attiva a Napoli, con l'obiettivo di strutturare un presidio tecnico avanzato per la progettazione, gli studi ambientali e il monitoraggio predittivo delle grandi opere nel Mezzogiorno. L'integrazione di queste nuove unità sul territorio risponde alla necessità di applicare metodologie di campionamento e analisi dei dati ambientali in tempo reale, ottimizzando i flussi di comunicazione con le stazioni appaltanti, i gestori delle reti infrastrutturali e le istituzioni locali. Sul territorio sardo, l'attività ingegneristica si concentra sull'applicazione di protocolli di monitoraggio ambientale applicati ai contratti quadro per le principali arterie viarie dell'isola, tra le quali figurano la SS131 Carlo Felice, la Sassari-Olbia e la Sassari-Alghero, estendendo l'impiego di tecnologie di rilevamento dell'impatto ecologico anche alle infrastrutture portuali all'interno dello scalo di Cagliari. In Puglia, invece, i processi tecnologici e di ingegneria civile supportano lo sviluppo della transizione energetica e la modernizzazione dei trasporti, focalizzandosi sui controlli ambientali lungo la SS275 Maglie-Leuca, sui nodi di nuova generazione della rete ferroviaria e sull'implementazione tecnica di grandi impianti fotovoltaici. La prossimità fisica ai cantieri permette l'adozione di soluzioni tecnologiche per il tracciamento sul campo degli indicatori di sostenibilità, accelerando la raccolta dati e implementando la cooperazione con i tecnici locali specializzati. Riguardo agli obiettivi industriali legati a questo potenziamento logistico, Francesco Ventura, Amministratore Unico della VDP e Consigliere OICE con delega all’Ambiente, ha specificato: "La scelta di aprire due nuove sedi in Sardegna e in Puglia nasce dalla volontà di consolidare una presenza costruita nel tempo attraverso il lavoro e l’esperienza maturata sul territorio. Si tratta di un investimento strategico che rafforza la nostra capacità di affiancare istituzioni e committenti nella realizzazione di opere sempre più sostenibili, innovative e integrate con il contesto ambientale".
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Private AI: l'intelligenza artificiale al servizio della sovranità aziendale
(Adnkronos) - Il futuro dell'innovazione d'impresa passa per l'integrazione di soluzioni capaci di elaborare dati complessi in totale sicurezza, proteggendo il patrimonio informativo e ottimizzando i flussi di lavoro quotidiani. In questa intervista, Marco Astori, Country Manager di Asus Italy, ci guida alla scoperta della Private AI e delle nuove frontiere tecnologiche che consentono alle aziende di implementare modelli di linguaggio avanzati direttamente sui propri PC, coniugando efficienza operativa e sovranità digitale.
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Asus e la sfida del mercato business: la rivoluzione dell'AI locale
(Adnkronos) - In occasione del Computex, l'evento di Taipei dove viene mostrato ogni anno il futuro del settore dei computer, AdnKronos Tech&Games ha incontrato Kayin Chang, Commercial BU, GTM Head di Asus, per capire come l'azienda stia ridefinendo la sua strategia nel mercato dei PC aziendali. Forte di un'esperienza trentennale nel settore consumer, Asus punta a scardinare l'idea che i dispositivi commerciali debbano essere noiosi, portando la filosofia, l'estetica e l'innovazione di linee iconiche come ROG e Zenbook nel mondo business. Al centro della conversazione, l'integrazione nativa dell'intelligenza artificiale: un ecosistema che spazia dai potenti server AI fino alle soluzioni on-device, dove piccoli modelli linguistici locali (LLM) ed evoluti sistemi di sicurezza come ExpertGuardian garantiscono efficienza e massima protezione dei dati aziendali direttamente sull'hardware, riducendo la dipendenza e i costi del cloud.
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Nintendo lancia una nuova Switch 2 solo per l'Europa
(Adnkronos) - Il corso della tecnologia portatile si appresta a subire un'inversione di marcia guidata dalle normative europee, e Nintendo sembra intenzionata a non farsi trovare impreparata. L'azienda giapponese ha confermato sul proprio sito ufficiale la pianificazione di modifiche strutturali per l'hardware di Switch 2 destinato ai mercati dell'Unione Europea, consentendo agli utenti di rimuovere e sostituire la batteria in modo decisamente più agevole rispetto agli standard attuali. La decisione risponde direttamente a un nuovo regolamento UE che entrerà in vigore il 18 febbraio 2027, il quale impone che una vasta gamma di dispositivi elettronici personali, incluse le console da gioco portatili, sia progettata per facilitare la manutenzione autonoma da parte dei consumatori. Al momento, l'esatto funzionamento del nuovo meccanismo non è stato dettagliato e le procedure di smontaggio per l'hardware attuale rimangono complesse e articolate. I futuri modelli conformi alla legge europea si distingueranno per la presenza della sigla identificativa OSM sulla confezione, separandoli chiaramente dalle prime versioni contrassegnate dal codice BEE nei registri della Federal Communications Commission. Non è ancora chiaro se questa revisione strutturale verrà estesa anche ai mercati extra-europei o se coinvolgerà i controller della console, ma il passo compiuto da Nintendo segna una svolta concreta verso l'era del diritto alla riparazione.
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