Tumori: colon retto, proteina operaia bersaglio contro resistenza a chemio

(Adnkronos) - Una proteina 'operaia' che si chiama Smyd3, complice del cancro perché fiancheggia le cellule malate aggiustandone il genoma, è un bersaglio da colpire per combattere la resistenza del tumore al colon retto alla chemioterapia. Inibendola, è possibile aumentare l'efficacia delle cure. E' la via indicata da un progetto di ricerca condotto all'Irccs 'Saverio de Bellis' di Castellana Grotte (Bari), specializzato in gastroenterologia. Lo studio, durato 5 anni e guidato dal genetista dell'università di Bari Cristiano Simone, è stato finanziato dalla Fondazione Airc per la ricerca sul cancro. I risultati sono stati pubblicati sul 'Journal of Experimental & Clinical Cancer Research'. E' noto che la chemioterapia, ancora oggi uno dei trattamenti più efficaci per la cura dei pazienti oncologici - ricordano dall'istituto pugliese - agisce danneggiando il Dna sia delle cellule tumorali che di quelle sane, causandone la morte. Il tumore, però, può sviluppare una resistenza ai chemioterapici, proprio come avviene per i batteri verso gli antibiotici, e questo causa la maggior parte delle recidive. Accade perché le nostre cellule possiedono un sistema di riparazione del Dna che consente loro di rimanere in salute, ma che purtroppo viene sfruttato anche dalle cellule tumorali per difendersi dall'azione della chemioterapia. Di questo sistema fa parte la proteina Smyd3. "Smyd3 è una proteina operaia coinvolta proprio nella riparazione del Dna nelle cellule cancerose - spiega Simone - Recentemente abbiamo dimostrato che l'impiego di un nuovo inibitore di Smyd3 aumenta l'efficacia dei chemioterapici, e che nei tessuti di pazienti con neoplasie gastrointestinali Smyd3 è fortemente espressa. Il nostro studio identifica Smyd3 come bersaglio terapeutico nei tumori in cui è espressa in eccesso, permettendo di eliminare in maniera mirata le cellule cancerose e risparmiando quelle sane. Questo approccio terapeutico rappresenterebbe un'arma vincente non solo per evitare la resistenza ai chemioterapici, ma anche per ridurne le dosi, limitando sia gli effetti collaterali sia i costi". "Questo è il risultato vincente di uno studio multidisciplinare", dichiara il direttore scientifico dell'Irccs de Bellis, Gianluigi Giannelli, che evidenzia come "ricercatori, chirurghi, oncologi, anatomopatologi abbiano lavorato in squadra proprio come avviene in tutti i grandi centri di ricerca internazionali".  C'è di più: "L'inibitore di Smyd3 - riporta una nota - è già stato validato scientificamente presso l'Irccs de Bellis e brevettato in Italia ed in fase di approvazione a livello internazionale. Il trasferimento tecnologico, fortemente perseguito dalla direzione scientifica, rappresenta un punto di forza della ricerca dell'istituto pugliese, offrendo anche opportunità allo sviluppo dell'imprenditorialità territoriale".  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Estate: creme solari pericolose? I medici anti-fake news bocciano i 'no-cream'

(Adnkronos) - "Dottore, è vero che tutte le creme solari sono pericolose?", ma "è importante proteggersi dal sole?". Da settimane oncologi e dermatologi raccomandano di non esporre la pelle al sole senza averla protetta con una adeguata quantità di crema (o formulazioni analoghe). Tuttavia, c'è chi pensa che questi prodotti sarebbero da evitare perché priverebbero l'organismo dei benefici del sole o sarebbero addirittura pericolosi, in particolare cancerogeni. Non solo. Mentre gli esperti ricordano che i raggi ultravioletti sono la prima causa di invecchiamento della pelle, qualcuno sostiene che siano proprio i filtri solari a danneggiarla e a rovinarla dal punto di vista estetico. Ecco perché gli esperti di 'Dottore, ma è vero che...?', il sito anti-bufale della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), hanno deciso di fare chiarezza bocciando il movimento 'no-cream'.  Per questi influencer 'anti-crema' che spopolano sui social media, va benissimo esporsi al sole anche senza protezione, perché i benefici sul sistema immunitario derivati dalla maggior produzione di vitamina D sarebbero in grado di neutralizzare qualunque eventuale rischio. A questa tesi, però, i medici di Fnomceo replicano così: "E' vero che il contenuto della vitamina D nell'alimentazione può essere insufficiente, ma per beneficiare di quella prodotta dalla nostra pelle basta la minima esposizione al sole che si ha nella vita quotidiana, semplicemente recandosi ogni giorno a scuola o al lavoro. Non esiste invece alcuna prova che l'uso dei filtri solari riduca i livelli di vitamina D nel sangue".  Alcuni non diffidano dei solari in toto, ma raccomandano di privilegiare quelli con 'filtri fisici', anche detti 'minerali', rispetto a quelli con 'filtri chimici': i primi, a base di sostanze altrettanto chimiche, come l'ossido di zinco, costituiscono una barriera al passaggio dei raggi Uva e Uvb, mentre quelli definiti filtri chimici si basano su sostanze che li assorbono, soprattutto avobenzone, ossibenzone e octinossato. Con uno studio del marzo 2020, condotto dalla Food and Drug Administration statunitense su diversi prodotti in varie formulazioni (latte, spray, crema ecc.) sulla pelle di una cinquantina di volontari - spiegano i medici anti- fake news - gli autori hanno dimostrato che "le 6 sostanze chimiche testate sono assorbite nel circolo sanguigno e in 3 settimane di applicazione possono superare i livelli di concentrazione dimostrati come sicuri dall'agenzia. Attenzione, però. Oltre questa soglia non abbiamo prove di tossicità, ma solo la necessità di ulteriori sperimentazioni". Questa conclusione, come precisano gli stessi scienziati, "non significa che le persone dovrebbero smettere di usare i filtri solari: negli Stati Uniti si diagnosticano ogni anno circa 5 milioni di tumori maligni della pelle, tra melanoma e altri tipi di malattia, il 90% dei quali è da ricondurre all'esposizione al sole. L'abbronzatura selvaggia rappresenta quindi un rischio certo, mentre i possibili effetti negativi delle creme sarebbero tutti da verificare". Proprio l'aumento nel numero dei casi di tumori della pelle ha spinto i medici a insistere maggiormente sull'utilizzo di protezioni solari, sottolineano gli esperti Fnomceo. Mentre un tempo si consigliava la crema solo durante le vacanze al mare o in montagna, oggi i medici suggeriscono di applicare possibilmente una protezione tutto l'anno e ripetere l'applicazione durante il giorno. In teoria ciò potrebbe cambiare il profilo di sicurezza di un prodotto: sicuro per un uso occasionale, meno se usato in grandi quantità tutti i giorni per anni. Anche per questo la Fda ha chiesto ulteriori accertamenti alle aziende, senza però smettere di raccomandare l'uso dei filtri ai cittadini. Sulla necessità di proteggersi dai raggi ultravioletti, puntualizzano i dottori anti-bufale, "a livello scientifico c'è pieno consenso. I filtri solari servono a ridurre il danno dell'esposizione diretta al sole. Per maggiore prudenza nei confronti degli organismi in crescita, l'American Academy of Pediatrics mette per esempio in guardia dall'utilizzo dell'ossibenzone nei prodotti per i bambini, opta per i filtri fisici e soprattutto per l'uso di indumenti protettivi. Fino a 6 mesi di età, poi, tutti sconsigliano di esporre i bambini direttamente al sole: solo se non c'è modo di proteggerli è meglio applicare la crema sulle parti scoperte". Per gli adulti, invece, "oltre all'ombra e a indumenti protettivi (cappello e occhiali da sole compresi), l'American Academy of Dermatology raccomanda sempre l'uso dei filtri solari nelle parti esposte, non solo al mare o in montagna, ma anche nel corso di altre attività all'aperto". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Alimenti: Symbola-Coldiretti, 93% prodotti Dop e Igp nasce in piccoli Comuni

(Adnkronos) - Il 93% delle produzioni tipiche nazionali che si consumano nasce nei 5.538 comuni italiani con meno di cinquemila abitanti, un patrimonio di gusto e biodiversità che fa da traino anche al turismo, con 2 italiani su 3 (65%) tra coloro che andranno in vacanza che visiteranno un borgo nell’estate 2024, secondo Ixe’. È quanto emerge dallo studio Coldiretti/Symbola su “Piccoli comuni e tipicità” che vuole raccontare un patrimonio enogastronomico del Paese custodito fuori dai tradizionali circuiti turistici, valorizzato e promosso grazie alla legge n.158/17, a prima firma Realacci, con misure per la valorizzazione dei Piccoli Comuni.  Quindi ben 297 dei 321 prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp) italiani riconosciuti dall’Unione Europea hanno a che fare con i Piccoli Comuni che, nel dettaglio, garantiscono la produzione di tutti i 54 formaggi a denominazione, del 98% dei 46 olii extravergini di oliva, del 90% dei 41 salumi e dei prodotti a base di carne, dell’89% dei 111 ortofrutticoli e cereali e dell’85% dei 13 prodotti della panetteria e della pasticceria. Ma grazie ai piccoli centri è garantito anche il 79% dei vini più pregiati che rappresentano il Made in Italy nel mondo. Un patrimonio conservato nel tempo dalle 279 mila imprese agricole presenti in quei territori con un impegno quotidiano per assicurare la salvaguardia delle colture agricole storiche, la tutela del territorio dal dissesto idrogeologico e il mantenimento delle tradizioni alimentari. "Le ferie estive sono anche un’occasione per riscoprire i nostri prodotti tipici legati ai territori e ai piccoli comuni. I piccoli Comuni – dichiara Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola – sono una straordinaria opportunità per l’Italia: un’economia più a misura d’uomo che punta su comunità e territori, sull’intreccio fra tradizione e innovazione". "Per salvaguardare questa ricchezza nazionale, è necessario creare le condizioni affinché la popolazione residente e le attività economiche possano rimanere. - dichiara Ettore Prandini, presidente Coldiretti - È quindi fondamentale contrastare lo spopolamento, che aggrava anche la situazione di isolamento delle aziende agricole e aumenta la tendenza allo smantellamento dei servizi, dei presidi e delle forze di sicurezza presenti sul territorio".  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Farmaci, Schillaci: "Nuova Aifa funziona, dimezzati tempi valutazione nuove molecole"

(Adnkronos) - "Le novità farmaceutiche devono arrivare in tempi rapidi e devono essere rese accessibili velocemente, indipendentemente da dove si vive e da quanto si guadagna. Non possono esserci differenze tra Nord e Sud, questo è un nostro punto debole e chiedo sempre la collaborazione delle Regioni. Devo dire che la riforma dell'Aifa sta funzionando: la Commissione unica ha approvato molte pratiche inevase e i primi risultati sui tempi medi di valutazione sono scesi da 500 a 250 giorni. E' un processo appena iniziato ed è importante dare agli italiani le innovazioni farmaceutiche". Così il ministro della Salute Orazio Schillaci, nel suo intervento oggi all'assemblea di Farmindustria a Roma.  Quanto alle carenze dei farmaci, "è un problema che si è acutizzato dal 2021 per diversi problemi, abbiamo anche una popolazione che si invecchia, ma la carenza va vista in un contesto globale. Abbiamo in Aifa - ricorda il ministro - un tavolo che si occupa di carenze di farmaci e scambiamo informazione con altri Stati, ma in Italia occorre bilanciare questo problema con l'uso dei farmaci equivalenti - suggerisce - che sono sottoutilizzati rispetto ad altri Paesi Ue". Però serve anche una "visione globale, facendo capire che, se un farmaco manca, lo si può cercare in altri Paesi in Europa. Ma le materie prime sono prodotte in Cina e in India e non possiamo dipendere, per questo dobbiamo cercare nuovi mercati e sinergie".  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Dengue: un caso in provincia di Firenze, Asl 'situazione sotto controllo'

(Adnkronos) - Un caso di Dengue importato è stato segnalato all'Igiene pubblica della Zona Empolese dell'Ausl Toscana Centro, riferisce l'azienda sanitaria. La persona infettata ha contratto l'arbovirosi in seguito a un soggiorno all'estero ed è residente nel comune di Certaldo (Firenze), in una zona di campagna e con poche abitazioni. Sta bene e si trova presso la propria abitazione.  Il personale dell'Igiene pubblica di Empoli, a cui afferisce il Comune di Certaldo, sta ancora effettuando le indagini e il sopralluogo per le opportune verifiche. Il sopralluogo è finalizzato a richiedere al sindaco l'emanazione di un'ordinanza contingibile e urgente al fine di disporre l'esecuzione di una disinfestazione nella località di residenza del caso, per un raggio di circa 100-200 metri. La disinfestazione sarà effettuata entro domani. Nelle prossime ore l'Igiene pubblica della Zona Empolese, a conclusione del sopralluogo, invierà la proposta di ordinanza al sindaco che è già stato avvisato ufficialmente.  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Nuova Fiat Panda: aperti gli ordini

(Adnkronos) - La nuova Fiat Panda è la più tecnologica Panda di sempre. Si aprono gli ordini della rinnovata citycar, la cinque porte italiana prodotta a Pomigliano d’Arco dal 2011, sfodera una dotazione completa.  Quasi 2 milioni di unità, questi i numeri incredibili di un modello che sembra non conoscere fine, la nuova Fiat Panda si aggiorna nella sicurezza e tecnologia, dotandosi di nuovi sistemi ADAS.  Disponibile con motore FireFly Hybrid da 1 litro e 70 cavalli, la nuova Panda è offerta in due allestimenti, base e Pandina.  Nuovi sistemi di assistenza alla guida, la sicurezza gioca un ruolo fondamentale nel lancio della nuova Panda. Nell’equipaggiamento di serie rientrano diversi ADAS tra cui la frenata automatica d’emergenza in grado di ridurre i tamponamenti, la segnalazione del superamento di corsia e il rilevatore della stanchezza del conducente.  Presenti anche il sistema che segnala i limiti di velocità e riconosce la segnaletica stradale e un nuovo quadro strumenti digitale da 7 pollici.  Sicurezza ma anche praticità, nuovi i sensori parcheggio posteriori che aiutano nelle manovre, così come il Cruise Control, di serie sulla Pandina e disponibile sulla base con il City Pack.
 Al top di gamma si posiziona la nuova Pandina, configurazione che punta sulla tecnologia e sicurezza.  Nella sua ricca e completa dotazione di serie figurano la Radio DAB con schermo touch da 7 pollici e connettività Apple CarPlay e Android Auto e gli interni realizzati con materie sostenibili, ricavati dai rifiuti marini.  La nuova Panda è disponibile nelle nuove colorazioni Giallo, Bianco, Nero, Rosso e Blu, la Pandina anche nella tonalità verde. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Jeep Avenger è il SUV più venduto in Italia nel 2024

(Adnkronos) -
Jeep Avenger si conferma un B-SUV vincente.  Secondo una recente analisi fornita da Dataforce, la Jeep mantiene saldamente il comando nel segmento dei SUV, la Avenger conferma di essere il SUV più venduto in Italia nel primo semestre 2024 e non solo.  Ottimi risultati anche nel segmento delle auto elettriche, la Avenger è disponibile oltre che con motorizzazione ibrida anche in formato 100% elettrico.  Disegnato presso il Jeep Design Studio di Torino, il B-SUV a partire dal suo lancio commerciale, è stato venduto in oltre 100.000 unità in tutta Europa.  Le sue dimensioni compatte, lo rendono perfetto per ogni utilizzo, la nuova Avenger combina stil, tecnologia e funzionalità.  Inizialmente disponibile nella sola variante elettrica, la compatta Jeep è disponibile oggi anche in versione ibrida. Si tratta di una variante che punta sul motore benzina da 1,2 litri e che abbina i vantaggi della tecnologia elettrica a quella della combustone interna. Ne derivano bassi consumi ed emissioni ridotte di CO2. Le dichiarazioni di Novella Varzi, Managing Director Jeep Italia: “Jeep continua a confermare la propria leadership nel mercato automobilistico italiano, consolidando la sua posizione nella top ten con una quota del 4,4% nel primo semestre del 2024. Siamo particolarmente orgogliosi dei risultati positivi ottenuti da Jeep Avenger, il SUV più venduto d’Italia, che riflette con successo la nostra strategia di offrire SUV capaci di combinare innovazione, prestazioni e sostenibilità. E non a caso anche la variante 100% elettrica è leader”.
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Uap a Mattarella, 'faccia chiarezza sui fondi erogati a farmacie e violazione leggi'

(Adnkronos) - L'Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata (Uap) chiede l'intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, "nella sua qualità di tutore e garante della Costituzione, affinché si faccia chiarezza sui fondi erogati alle farmacie e sulla palese violazione dell'art. 78 del Regio Decreto n. 1265/1934, che prevede espressamente l'incompatibilità della professione sanitaria con quella di commerciante. E si chiede se alla luce di questi interventi normativi - che equiparano le farmacie alle strutture sanitarie - si possa allora desumere di conseguenza che anche le strutture sanitarie private possono erogare servizi sanitari senza il rispetto dei 420 requisiti richiesti dal D.Lgs. n. 502/1992, senza dover subordinare l'esercizio della propria attività a preventive autorizzazioni regionali e se possono vendere farmaci, creme e pantofole". Il nodo è la possibilità che con la 'farmacia dei servizi' quest'ultime possano fare esami e visite, come accade negli ambulatori e poliambulatori privati accreditati.  Il presidente dell'Uap, Mariastella Giorlandino, ricorda che, "in particolare, il D.Lgs. n. 502/1992 (norma avente vigore di legge in tutto il territorio nazionale) stabilisce inequivocabilmente che i servizi sanitari possono essere erogati solo presso strutture che possiedono determinati requisiti (ben 420) e che hanno ottenuto il rilascio di autorizzazioni regionali. A tal riguardo, occorre sottolineare che le farmacie non possiedono i requisiti richiesti dalla citata normativa, ma - rimarca - agiscono in virtù di una mera autorizzazione comunale (prevista ai sensi della L. n. 153/2009) che gli riconosce la possibilità di eseguire esami di autocontrollo, tipo pungidito, che non forniscono una diagnosi esatta e che, soprattutto, non individuano alcun responsabile civile e penale di chi ha eseguito l'esame nei casi di eventuale errore diagnostico". "Pertanto, riconoscere alle farmacie la possibilità di erogare vere e proprie prestazioni sanitarie significa andare contro il disposto normativo di cui al citato D.Lgs. n. 502/1992, e quindi non garantire più qualità dei servizi, spacciandolo ai cittadini come un provvedimento di convenienza economica che invece non c'è", evidenzia. "Faccio un esempio: un elettrocardiogramma eseguito da un farmacista (che non è un medico) e refertato in telemedicina viene rimborsato alle farmacie 30 euro; di contro, un elettrocardiogramma eseguito e refertato da un medico viene rimborsato alle strutture sanitarie soli 12 euro. E' scandaloso - incalza Giorlandino - constatare che per le farmacie sono previsti fondi maggiori rispetto a quelli erogati alle strutture sanitarie e agli ospedali pubblici, mentre solo qualche mese fa era previsto un taglio dell'80% dei rimborsi previsti alle strutture ospedaliere e alle strutture accreditate convenzionate nelle Regioni in piano di rientro, in forza di una presunta mancanza di fondi per finanziare la sanità pubblica italiana". "Tutto ciò - osserva la presidente Uap - avrebbe comportato un sicuro rischio di chiusura delle strutture sanitarie pubbliche ed un fallimento certo di quelle private, oltre ad un macroscopico danno erariale, passibile di giudizio dinanzi la Corte dei Conti, colpendo così solo il Sud Italia in piano di rientro. Nonostante non sia stato approvato il D.L. Zangrillo ed il cosidetto Decreto 'Taglia Code', si chiede alle Regioni come sia possibile che le stesse stanno autodeliberando alle farmacie la possibilità di eseguire screening con fondi nazionali senza il rispetto della citata normativa nazionale di cui al D.Lgs. n. 502/1992, mettendo a serio rischio la salute dei cittadini e così creando due distinte categorie di erogatori delle strutture sanitarie: le farmacie libere da requisiti e tetti di spesa e le strutture sanitarie che invece devono sottostare ai 420 requisiti ed autorizzazioni regionali".  ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Sanità: Policlinico Umberto I Roma, riapre reparto oncoematologia pediatrica

(Adnkronos) - Riapre al Policlinico Umberto I di Roma, con uno staff e una struttura rinnovata, il reparto di oncoematologia pediatrica, chiuso dal 2020. "Oggi per noi è un giorno importante e simbolico perché riapriamo un capitolo importante della nostra storia: hanno preso servizio alcuni dirigenti medici e altri seguiranno nei prossimi giorni, così da ricomporre quell'équipe dello storico reparto di oncologia e oncoematologia pediatrica del Policlinico. Ripartiamo nel solco della nostra tradizione", ha detto all'Adnkronos Salute Fabrizio d'Alba, direttore generale dell'ospedale romano, a margine dell'inaugurazione del reparto e di un nuovo blocco operatorio ipertecnologico, alla presenza del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, e della rettrice dell'università Sapienza, Antonella Polimeni.  "Torneremo ad avere - assicura il Dg - ciò che c'è sempre stato nella nostra storia: un reparto di oncologia ed oncoematologia pediatrica di eccellenza, che saprà superare la discontinuità e la chiusura dei reparti a causa Covid. E a conferma dell'attenzione fattiva che poniamo al rafforzamento della pediatria, potenzieremo la terapia intensiva e la radiologia pediatrica". Il valore di questa giornata "è anche legato al fatto che Policlinico Umberto I fa un ulteriore passo in avanti rispetto alla presa in carico dei cittadini e per poter dare risposte ai bisogni dei nostri piccoli pazienti". Oggi, sottolinea d'Alba, "facciamo una cosa in più grazie anche alle scelte programmatorie della Regione Lazio in termini di fabbisogno, che sono state formalizzate e che oggi ci permettono di dire che avremo una chirurgia pediatrica h24 che risponderà alla rete dell'emergenza e che andrà a lavorare in un comparto operatorio completamente rinnovato e modernizzato".  "Le sale operatorie inaugurate oggi, di ultimissima generazione - evidenzia il Dg - confermano questa volontà che va anche nella direzione di rafforzare la formazione dei futuri medici sull'oncoematologia pediatrica. L'investimento è di carattere strategico ed è un investimento di pari valore di quanto speso in tecnologie e ambienti. La nostra oncoemeatologia riparte con una forte integrazione con l'area ematologica che possiede le competenze per il trattamento di pazienti in età pediatrica, e ciò a mio a mio avviso ci permetterà di fare un salto in avanti".  "La mia mission e di tutta la mia équipe, giovane e al femminile - spiega la neo primaria Loredana Amoroso, oncologa pediatra - è duplice: offrire ai pazienti cure standard ed innovative e portare avanti il concetto di umanizzazione e personalizzazione delle cure. Il mio impegno sarà quello di far accreditare la struttura all'interno dell'Associazione italiana di oncoematologia e creare internamente dei percorsi di aggiornamento destinati a medici ed infermieri. Lavorerò per creare un team multidisciplinare che comprenderà gli oncologi, chirurghi, ematologi, radiologi, radioterapisti, in grado di accogliere il paziente oncoematologico che è un paziente complesso che ha necessita diverse che richiedono competenze differenti".  L'incarico della primaria comincia oggi e "sono state già assunte altre 5 colleghe pediatre che comporranno l'équipe". Si comincerà a lavorare da subito per organizzare e riavviare tutto, sul piano amministrativo e pratico, e "a settembre riapriremo all'utenza. Ci sono 8 posti letto di degenza ordinaria e 4 posti di day hospital, 12 posti in tutto", conclude Amoroso che è stata allieva di due illustri predecessori a capo del reparto, Manuel Castello e Anna Clerico. "Mi sono laureata e specializzata con loro, quindi per me è un ritorno a casa".   ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Sanità, Schillaci su carenza infermieri: "Puntare su specializzazioni universitarie"

(Adnkronos) - "Il ministero della Salute riconosce pienamente il valore degli infermieri per la tenuta e lo sviluppo del Servizio sanitario nazionale. Lo dimostrano le misure che abbiamo adottato per migliorarne le condizioni di lavoro, penso all'abolizione del vincolo di esclusività e agli incentivi per quanti lavorano nei servizi d'emergenza. Siamo consapevoli della grave carenza di infermieri nel nostro sistema sanitario, la stiamo affrontando con interventi urgenti come il reclutamento di personale dall'estero e anche grazie alle interlocuzioni costanti con la Fnopi stiamo valutando soluzioni a lungo e medio termine per sostenere gli infermieri che abbiamo in Italia e per migliorare il loro profilo professionale. Vogliamo infatti rendere più attrattiva questa importante professione non solo economicamente, ma anche con migliori e più certe prospettive di carriera. Un passo fondamentale in questa direzione è l'evoluzione della professione infermieristica verso specializzazioni universitarie, per rispondere alle sfide del futuro e garantire un'assistenza sanitaria sempre più qualificata ed efficiente".  Così il ministro della Salute Orazio Schillaci, in un videomessaggio inviato alla presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), Barbara Mangiacavalli, e alla presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui), Giovanna Iannantuoni, in occasione dell'incontro 'Sfide e opportunità della professione infermieristica', promosso oggi a Roma da Fnopi e Crui. "Guardiamo ai giovani ed è apprezzabile il video motivazionale realizzato da Fnopi - ha poi aggiunto Schillaci - per far conoscere ai ragazzi delle scuole superiori le opportunità offerte dalla professione infermieristica e per incoraggiarli a intraprendere questo percorso formativo e professionale. La giornata di oggi rappresenta un'occasione importante per un confronto istituzionale e costruttivo per delineare insieme le strategie per la professione infermieristica. Sono certo che grazie alla collaborazione tra le istituzioni, la Fnopi e le università riusciremo a superare le criticità attuali e a valorizzare al meglio gli infermieri, patrimonio del nostro Servizio sanitario nazionale". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)