Renault Twingo torna a Milano: arte e mobilità alla Design Week
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Renault sceglie la Milano Design Week 2026 per raccontare un ritorno che punta dritto all’immaginazione. Nel cuore di Brera, tra installazioni e sperimentazioni creative, il marchio francese porta in scena un progetto che trasforma la città in uno spazio sospeso, dove realtà e suggestione si fondono. L’obiettivo è semplice ma ambizioso: offrire una nuova prospettiva sulla mobilità urbana. Protagonista di questo racconto è Renault Twingo E-Tech Electric, reinterpretata non solo come city car, ma come simbolo di leggerezza e libertà quotidiana. L’auto diventa parte integrante di un’installazione che richiama un ambiente naturale immaginario, fatto di riflessi, tonalità verdi e atmosfere oniriche. Un invito a rallentare, osservare e riscoprire il piacere delle piccole cose. Il progetto porta la firma di Marcantonio, artista e designer noto per la capacità di unire natura e concetto in opere dal forte impatto visivo. In questo contesto, la visione creativa si intreccia con quella industriale, dando vita a un racconto in cui arte e mobilità dialogano senza barriere. Renault utilizza così il linguaggio del design per rafforzare il proprio posizionamento in un momento di trasformazione del settore. La strategia punta su un approccio concreto all’elettrificazione, affiancando soluzioni ibride ed elettriche per accompagnare la transizione energetica. In questo scenario, Twingo rappresenta una proposta pensata per la città, capace di coniugare accessibilità e identità. La scelta della Design Week non è casuale. Milano diventa il luogo ideale per intercettare un pubblico attento a innovazione e creatività, offrendo un’esperienza che va oltre il prodotto. L’installazione, ospitata presso l’Rnlt Store in Corso Garibaldi, si inserisce perfettamente nel tessuto urbano, contribuendo a rendere il design un elemento vivo e condiviso. Con questo progetto, Renault dimostra come l’auto possa ancora emozionare, non solo per le prestazioni o la tecnologia, ma per la capacità di raccontare storie. Una direzione che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici, trasformando la mobilità in un’esperienza più umana e coinvolgente.
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Mercedes VLE: spazio e tecnologia per il monovolume tedesco
(Adnkronos) - Con l’arrivo sul mercato italiano, la Mercedes VLE elettrica introduce una proposta che va oltre la classica monovolume. Non è semplicemente un veicolo per il trasporto di persone, ma un’interpretazione moderna del viaggio, dove comfort, tecnologia e versatilità convivono in un’unica piattaforma. Il listino parte da 94.510 euro, una cifra che riflette il posizionamento premium del modello. La base tecnica è già significativa: batteria da 115 kWh, autonomia dichiarata superiore ai 700 km e architettura elettrica evoluta. Numeri che, al di là dell’impatto iniziale, raccontano la volontà di eliminare uno dei principali limiti percepiti dell’elettrico: la gestione delle lunghe distanze. La filosofia progettuale ruota attorno alla flessibilità. L’abitacolo è pensato per adattarsi rapidamente a esigenze diverse, grazie a un sistema che consente di spostare, ribaltare o rimuovere i sedili senza operazioni complesse. Il risultato è uno spazio che può trasformarsi da ambiente dedicato ai passeggeri a zona di carico in pochi passaggi. A questo si aggiunge una componente digitale particolarmente sviluppata. Il controllo della configurazione interna può avvenire anche da remoto, permettendo di preparare l’auto in anticipo in base all’utilizzo previsto. Un dettaglio che evidenzia come l’esperienza utente sia stata progettata in modo più ampio rispetto alla semplice guida. Dal punto di vista dinamico, la presenza di sospensioni pneumatiche AIRMATIC e dell’asse posteriore sterzante contribuisce a rendere la VLE più vicina a una berlina che a un veicolo di grandi dimensioni. È una scelta coerente con l’obiettivo di mantenere elevato il livello di comfort anche su lunghe percorrenze. Interessante anche il tema della ricarica: grazie alla tecnologia a 800 Volt, è possibile recuperare centinaia di chilometri in tempi contenuti, riducendo l’impatto delle soste durante i viaggi più lunghi
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Nuova Lancia Ypsilon Turbo 100, torna il benzina manuale
(Adnkronos) - Con la Lancia Ypsilon Turbo 100, il marchio introduce una variante che va controcorrente rispetto alla crescente automatizzazione. In un mercato sempre più orientato verso elettrificazione e cambi automatici, questa versione riporta al centro il piacere della guida manuale, senza rinunciare a contenuti tecnici aggiornati. La nuova Lancia Ypsilon Turbo 100 è stata presentata a Milano, la nuova motorizzazione turbo benzina da 100 CV si inserisce in una strategia più ampia che punta a offrire alternative concrete. Accanto alle versioni ibride ed elettriche, questa configurazione rappresenta la scelta più accessibile della gamma, pensata per chi cerca semplicità e controllo diretto. Il cuore del progetto è un tre cilindri da 1,2 litri, capace di sviluppare 101 CV e una coppia di 205 Nm già ai bassi regimi. Il comportamento è studiato per garantire una risposta pronta, soprattutto nell’utilizzo urbano, dove elasticità e facilità di gestione fanno la differenza. Il cambio manuale a sei marce non è una scelta nostalgica, ma una risposta precisa a una domanda ancora presente sul mercato italiano. Esiste infatti una fascia di automobilisti che preferisce mantenere un rapporto diretto con il veicolo, privilegiando semplicità meccanica e costi di gestione contenuti. Sul piano tecnico, l’attenzione si concentra sull’efficienza: iniezione diretta ad alta pressione, ciclo Miller e soluzioni mirate alla riduzione degli attriti contribuiscono a migliorare consumi e prestazioni. La nuova versione si distingue anche per un aggiornamento degli interni, dove la presenza della leva del cambio modifica l’impostazione del tunnel centrale, introducendo soluzioni più funzionali per l’utilizzo quotidiano. Dal punto di vista commerciale, la Ypsilon Turbo 100 si posiziona con un prezzo inferiore rispetto alle varianti ibride, ampliando il pubblico potenziale. È disponibile su tutti gli allestimenti, mantenendo invariato il livello qualitativo della gamma.
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Fiat Topolino edizione speciale Gallo alla Milano Design week 2026
(Adnkronos) - A Milano, durante la Design Week 2026, il colore smette di essere solo un elemento estetico e diventa parte integrante della mobilità. La Fiat Topolino Corallo trasforma la città in un palcoscenico dinamico, dove design e spostamenti quotidiani si fondono in un’unica esperienza visiva. Il protagonista assoluto è il corallo, una tonalità calda e luminosa che rompe la monotonia urbana e introduce una nuova chiave espressiva. Non è solo una scelta cromatica, ma un linguaggio che racconta energia, leggerezza e un approccio diverso alla mobilità cittadina. La collaborazione con Gallo evolve e si arricchisce, portando su strada quattro interpretazioni distinte della Topolino. La versione più riconoscibile è quella a righe multicolor, dove il tratto distintivo del brand si estende non solo alla carrozzeria, ma anche agli interni. Sedili e dettagli diventano parte di un progetto coerente, trasformando l’auto in un vero oggetto di design. Accanto a questa configurazione, emergono tre varianti ispirate al mondo naturale: fondali marini, elementi organici e visioni astratte che reinterpretano il tema del corallo. Non si tratta di semplici decorazioni, ma di un racconto visivo che dialoga con il contesto della Design Week e con il pubblico internazionale che anima Milano in quei giorni. Per chi cerca un livello ulteriore di personalizzazione, è previsto un allestimento dedicato curato dal designer Massimo Biancone, pensato per rendere ogni esemplare ancora più distintivo. La Fiat Topolino Corallo mantiene la sua identità pratica e accessibile. Con una lunghezza di poco superiore ai due metri e mezzo, una velocità massima di 45 km/h e un’autonomia fino a 75 km, si conferma perfettamente allineata alle esigenze urbane. La ricarica domestica e l’accesso alle ZTL rafforzano la sua vocazione cittadina. L’abitacolo, luminoso e arioso, introduce anche un nuovo quadro strumenti digitale da 8,3 pollici, più intuitivo e leggibile. Un aggiornamento che migliora l’esperienza quotidiana senza snaturare la semplicità del progetto. La collaborazione si estende anche oltre l’auto, con una capsule di accessori in edizione limitata che riprende il tema cromatico e creativo.
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Appello per la resilienza e sovranità tecnologica, le nuove direttrici della difesa nazionale
(Adnkronos) - Durante la sesta edizione dell’Innovation Cybersecurity Summit, svoltasi a Roma presso Palazzo Simonetti Odescalchi, istituzioni e vertici della difesa hanno delineato una strategia comune per rafforzare la resilienza del Paese. Il confronto, promosso dall’ANGI– Associazione Nazionale Giovani Innovatori in collaborazione con il Parlamento Europeo, ha confermato come il dominio digitale sia ormai il luogo in cui si misura la capacità di uno Stato di mantenere la continuità operativa anche sotto pressione estrema. Il ministro Nordio, nel suo intervento, ha sottolineato come il ricorso all’innovazione appaia sempre più urgente a fronte dei cambiamenti climatici che insistono sul nostro territorio e dell’attesa esponenziale crescita della domanda energetica. "Le minacce cybernetiche sono un rischio crescente nelle nostre comunità, che riguarda certamente i singoli cittadini e la loro privacy, ma che possono pericolosamente colpire le pubbliche amministrazioni, danneggiare le imprese e anche le preziose infrastrutture energetiche che servono alla nostra sicurezza. Una grande attenzione comune a questi temi, senza sottovalutazioni, che parta proprio dalla spinta dei più giovani, può essere la migliore risposta verso uno sviluppo sostenibile anche a livello sociale, che per affermarsi ha bisogno di una società del domani più connessa e più sicura", ha detto il Ministro della giustizia nel suo intervento attraverso il suo video messaggio. "Oggi la cybersicurezza non può più essere letta come una semplice disciplina tecnica di protezione. Sta diventando sempre più chiaramente una infrastruttura di sovranità e una componente diretta della potenza nazionale. Per troppo tempo la cyber è stata trattata come una materia da specialisti, da compliance o da adempimento. Ma il punto, ormai, è un altro. Il dominio digitale è il luogo in cui si misura la capacità di uno Stato, di una filiera industriale e di un sistema-Paese di mantenere il comando sotto pressione, assorbire l’urto, preservare continuità operativa e non cedere libertà di azione nei momenti di crisi. La domanda decisiva, quindi, non è più soltanto “quanto siamo protetti?”, ma “quanto siamo in grado di restare operativi, lucidi e autonomi quando l’attrito aumenta?”. Perché la dimensione cyber contemporanea non è più soltanto una guerra di accesso: è una guerra di resistenza, sincronizzazione, resilienza e tenuta strategica. I sistemi maturi non si distinguono perché non vengono mai colpiti. Si distinguono perché, anche quando vengono colpiti, non perdono coerenza, catena decisionale e capacità di reazione. È qui che serve un cambio di mentalità: non basta più costruire difese, bisogna costruire profondità. Profondità tecnologica, industriale, istituzionale e culturale. Perché senza profondità non c’è deterrenza, e senza deterrenza non c’è vera sovranità. In questo quadro, anche la collaborazione pubblico-privato deve smettere di essere una formula e diventare una vera architettura operativa permanente. Le minacce non rispettano i confini amministrativi, non distinguono tra rete civile e infrastruttura critica e sfruttano esattamente le zone di frizione tra competenze, filiere e responsabilità. Il vero salto di qualità, oggi, è questo: non dobbiamo soltanto rendere più sicuri i sistemi, dobbiamo rendere più resistenti e resilienti le organizzazioni. In altre parole, dobbiamo renderle capaci di continuare a funzionare, decidere e coordinarsi anche mentre l’attacco è in corso. Questa, in fondo, è la differenza tra cybersecurity e cyber defence: la prima protegge, la seconda garantisce la tenuta funzionale del sistema sotto ostilità. Ed è per questo che la cybersicurezza non è più soltanto un costo di protezione. È una delle condizioni essenziali della libertà di azione di un Paese, della sua capacità di deterrenza e della sua stabilità strategica”. Così Pierguido Iezzi Cyber BU Director Maticmind S.p.A, Strategic Director Zenita Group.
Amm. Giuseppe Cavo Dragone, Presidente del Comitato Militare NATO, ha commentato invece così nel suo video messaggio: “Geopolitica e difesa strategica, intelligenza artificiale, futuro crittografico, Cybercrime, infrastrutture critiche, aerospazio, digital transformation sono temi vasti, ma soprattutto sono temi molto, molto attuali e oggi più che mai sono temi inseparabili. Il punto centrale è molto semplice: il confine tra il mondo fisico e il mondo digitale è sempre più sottile. Le minacce si muovono tra reti, infrastrutture, informazione, spazio, industria e anche società. E la sicurezza non si costruisce a compartimenti stagni. Per descrivere questa realtà uso un concetto nuovo: cybrid. Cybrid significa fusione tra cyber e hybrid. Significa che oggi si agisce nel dominio digitale e nel mondo reale insieme, in continuità, nello stesso momento. Non prima uno, poi l'altro, ma entrambi in modo coordinato, in modo complementare, in modo sempre più rapido. In questo scenario il vero fattore decisivo direi che è il tempo. Tempo di comprendere, tempo di decidere, tempo di innovare, tempo di proteggere e tempo di reagire. Nell'era del cyber e dell'intelligenza artificiale non basta avere strumenti avanzati. Serve velocità mentale. Serve coordinamento. Serve capacità di adattamento. Vince chi riduce i tempi tra l'osservazione, la decisione e l'azione. Vince chi sa imparare prima degli altri. Vince chi trasforma l'innovazione in capacità concreta.
Questo vale per le forze armate, ma vale per le istituzioni, vale per l'industria, vale per la ricerca. E vale in modo speciale per i giovani. Ai giovani, ai giovani innovatori, voglio dire questo: osate. Lo diceva Steve Jobs. Ve lo ripeto anche io. Non accontentatevi di migliorare solo ciò che esiste già. Provate a immaginare ciò che ancora non esiste. Nelle fasi di cambiamento rapido spesso non prevale chi è soltanto il più forte, prevale chi vede prima, chi collega discipline diverse, chi unisce competenza, creatività e anche coraggio”.
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Ecco Human check, il decalogo per un customer journey umano
(Adnkronos) - L'Unione nazionale consumatori presenta human check, il decalogo che aiuta le aziende a rispondere a una domanda semplice e scomoda: il nostro customer journey è davvero umano? L'iniziativa nasce da un cambio di prospettiva: siamo disposti a usare ogni strumento, IA inclusa, per mettere davvero la persona al centro? Per costruire una risposta concreta, Unc ha coinvolto 100 tra aziende ed esperti in un percorso di ricerca realizzato con Eikon, l'istituto di ricerca che ha supportato l'indagine. Il risultato è un insieme di principi verificabili su comunicazione, acquisto e assistenza. Human hack si articola in quattro aree e dieci principi. Un customer journey human mantiene la coerenza tra promesse, esperienza e relazione (sempre, non solo quando conviene). Una comunicazione human veicola messaggi trasparenti, facilita la scelta senza pressione e fa promesse realistiche e verificabili. Un acquisto human è comprensibile, chiarisce le condizioni economiche e contrattuali, semplifica il processo di acquisto e di recesso. Un'assistenza human è accessibile, risolve il problema o offre una soluzione compensativa, garantisce continuità e dà feedback sul processo. Un customer journey human non conquista clienti. Coinvolge persone ascolta prima di proporre. Accompagna prima di vendere. Costruisce relazioni prima ancora che contratti. Mantiene la coerenza tra promesse, esperienza e relazione (sempre, non solo quando conviene). E' su questa idea, semplice e radicale, che si fonda human check. Sul fronte della tecnologia, il punto non è se l'IA toglie o aggiunge umanità. E' che oggi un'azienda può scegliere di usarla per aumentare le conversioni oppure per capire meglio le persone, rispondere più velocemente, eliminare le frizioni che le fanno sentire sole o ingannate. La tecnologia è neutra. La scelta non lo è. Massimiliano Dona, presidente di Unc che durante l’evento ha presentato in anteprima il suo ultimo libro: 'Il cliente non ha sempre ragione ma conviene ascoltarlo' (Roi edizioni) ha commentato: "Oggi il consumatore fa human check da solo, ha strumenti per leggere un contratto in corpo 6, confrontare offerte, smontare promesse. Le aziende possono aspettare che succeda. O possono anticiparlo. Non perché siano obbligate: perché è il modo migliore di stare sul mercato"
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L'IA Google sbarca su Mac: Gemini sfida Siri sul suo terreno
(Adnkronos) - L'ecosistema di Apple accoglie ufficialmente un nuovo protagonista nell'ambito dell'intelligenza artificiale generativa. Con il rilascio dell'applicazione nativa di Gemini per macOS, Google compie un passo decisivo per portare i propri modelli linguistici direttamente nel cuore della produttività desktop. Non si tratta più di una semplice estensione del browser, ma di un software ottimizzato che punta a trasformare l'interazione tra l'utente e il sistema operativo, posizionandosi come un'alternativa concreta e immediata alle soluzioni già integrate nei dispositivi della Mela. L'integrazione tecnica si manifesta principalmente attraverso l'introduzione di una finestra mobile e di una scorciatoia da tastiera dedicata, identificata nella combinazione dei tasti Opzione e Spazio. Questa scelta progettuale permette di richiamare l'assistente in qualsiasi momento, sovrapponendolo alle altre applicazioni aperte senza interrompere le attività in corso. La natura nativa del software garantisce una fluidità superiore rispetto alla precedente fruizione via web, consentendo una gestione più rapida delle richieste che spaziano dalla sintesi di documenti complessi alla generazione di codice o contenuti creativi, tutto all'interno di un ambiente di lavoro fluido. Oltre alle funzionalità testuali, l'applicazione sfrutta le capacità multimodali di Gemini per analizzare i contenuti presenti sullo schermo o caricare file direttamente dal Finder. Il posizionamento di Google all'interno di macOS rappresenta una mossa strategica nel più ampio contesto della competizione tra i giganti tecnologici. La disponibilità dell'app su Mac conferma la volontà di Mountain View di rendere l'intelligenza artificiale uno strumento onnipresente e trasversale, capace di adattarsi alle abitudini professionali degli utenti indipendentemente dall'hardware utilizzato.
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Metro 2039 riporta l'incubo nucleare sotto il suolo di Mosca
(Adnkronos) - Il panorama videoludico si prepara a tornare nelle profondità della metropoli russa con l'annuncio ufficiale di Metro 2039, previsto per la prossima stagione invernale su PlayStation 5, Xbox Series e PC. Lo sviluppo, curato da 4A Games, promette di mantenere intatta la formula che ha reso celebre il franchise, puntando su una campagna single-player caratterizzata da atmosfere claustrofobiche e una marcata componente di horror psicologico. Durante la presentazione sono stati mostrati i primi dettagli tecnici che evidenziano una fedeltà visiva di alto livello, con un utilizzo combinato di sequenze di gioco e cinematiche in tempo reale per illustrare l’arsenale iconico e le nuove minacce mutanti. La narrazione si sposta in avanti nel tempo descrivendo un sottosuolo profondamente mutato, dove le fazioni storiche sono state unificate sotto l'egida del Novoreich. A guidare questa nuova entità politica è Hunter, ben noto agli appassionati della serie, che qui assume il ruolo di un leader autoritario capace di soggiogare le comunità attraverso la propaganda e il controllo capillare dei tunnel. In questo scenario il giocatore assume il ruolo dello Straniero, un protagonista tormentato da visioni notturne che, diversamente dai capitoli precedenti, sarà interamente doppiato per garantire un coinvolgimento emotivo più diretto e una narrazione più stratificata. La genesi dell'opera riflette inevitabilmente le difficili condizioni in cui si trova il team di sviluppo, composto in larga parte da professionisti ucraini che operano tra le sedi di Kyiv e Malta. Il conflitto bellico in corso ha influenzato profondamente la scrittura del gioco, portando gli autori a focalizzarsi maggiormente sui temi della scelta morale e del costo umano necessario per la sopravvivenza. Metro 2039 si presenta dunque come un'opera che, pur mantenendo i canoni estetici e ludici della tradizione, intende offrire una riflessione più matura e attuale, filtrata attraverso la specifica prospettiva del suo studio di origine.
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Agroalimentare, intesa Ismea e Anasb per rafforzare settore bufalino
(Adnkronos) - L’Ismea (istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) e l’Anasb (Associazione Nazionale Allevatori Specie Bufalina) hanno sottoscritto un protocollo di intesa finalizzato a rafforzare la trasparenza, la competitività e la valorizzazione della filiera bufalina italiana. L’accordo prevede una collaborazione strutturata tra le due organizzazioni per lo sviluppo di iniziative congiunte in ambito di raccolta ed elaborazione dei dati economici del settore, con particolare attenzione ai prezzi di mercato e ai costi medi di produzione nei principali areali di allevamento. Grazie alle competenze di analisi e monitoraggio dei mercati di Ismea e al ruolo di Anasb, quale ente selezionatore della razza Bufala Mediterranea Italiana, il protocollo punta a migliorare la conoscenza del comparto, ridurre le asimmetrie informative e sostenere la crescita di una filiera strategica per l’agroalimentare nazionale. Un passo concreto, in linea con gli indirizzi del ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, per accompagnare il settore bufalino verso modelli sempre più competitivi, trasparenti e orientati alla valorizzazione delle produzioni di qualità.
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"Le liste d'attesa? Una vergogna", Francesco Vaia nel primo episodio del vodcast 'La salute senza filtri'
(Adnkronos) - Le liste d'attesa? "Una vergogna, il cittadino le sente sulla sua pelle come una cosa odiosa". Così il professor Francesco Vaia, oggi componente dell'Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, ma tra i protagonisti della pandemia Covid come direttore dell'Inmi Spallanzani di Roma e poi come direttore della Prevenzione del ministero della Salute, nel primo episodio del vodcast 'La salute senza filtri-Dalla pandemia alle liste d'attesa', pubblicato oggi sui canali Adnkronos. I prossimi saranno online il 23 aprile, il 30 aprile e l'8 maggio. Sulle liste d'attesa il Governo è intervenuto, "ed è una cosa buona", ha proseguito Vaia. "Fare i decreti e le leggi è importante e un Governo deve fare questo, ma una legge non è mai neutra. Ovvero, devi intuire da prima e capire qual è la ricaduta di un decreto e i tempi. Molti commentatori - ha aggiunto - dicono che si sta perdendo troppo tempo. Ma se lo guardo dal versante dei risultati concreti, le liste d'attesa se non sono peggiorate stanno ancora lì. C'è bisogno di sveltire, di andare in profondità e di trovare le persone giuste" per questo lavoro, "serve chi ha esperienza, professionisti che hanno la capacità di intervenrie nella carne del problema".
In Italia i dati sulle liste d'attesa ci sono? "Agenas ha fatto un ottimo lavoro - ha risposto Vaia - è un'agenzia che ha funzionato bene e ha avuto la capacità di intervenire anche sulla digitalizzazione. Insomma ha innovato, ma dobbiamo vedere ancora l'intero". Cos'è che non funziona? "Non si è andati alla profondità del problerma, come non allontanare il professionista dal Ssn, e poi la sinergia tra pubblico e privato accreditato che può esserci senza ideologismi. Sulla salute delle persone la poltica non si deve dividere - ha ammonito - Le ideologie sono superate. Io cittadino non mi chiedo se la prestazione è fornita da 'X' o 'Y', ma che mi venga data nei tempi giusti".
Dalla pandemia Covid soffia il vento dell'antiscienza, perché la medicina e la scienza non vengono supportate dalla politica? "C'è un tentativo di altri colleghi di dire 'io sono la scienza', come a brandire la scienza - ha chiosato Vaia - e questo è un grave errore di comunicazione. L'antiscienza non nasce da sola. Le persone credono nella medicina e nella sanità, ma se poi noi facciamo degli errori che portano le persone a pensare che dietro alcune scelte ci sono degli interessi non va bene. Durante la pandemia sono stati fatti tanti errori di comuniczione, anche l'Oms ha fatto errori. Questo ha determinato nel cittadino una preoccupazione e non è stato usato un linguaggio semplice per spiegare certe scelte. L'esempio è sui vaccini, oggi lo vediamo nelle coperture che sono scese ed è montata una stanchezza dopo che durante la pandemia eravamo a oltre il 90%".
Vaia lancia un messaggio alla politica: "Deve ascoltare e fare bene il suo lavoro, non essere di parte". E alla scienza: "Deve essere scevra da interessi politici, economici e geopolitici". La serie è disponibile su Spotify, YouTube e sulla sezione Podcast di adnkronos.com.
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