Farmaci: studi clinici, in progetto Care 4 priorità per un'Italia più competitiva

(Adnkronos) - Rispettare i tempi di firma dei contratti di sponsorizzazione tra promotore e centro sperimentale; definire degli standard nazionali per i Clinical Trial Sites, ovvero le strutture dove si svolgono le sperimentazioni, e creare un portale nazionale che raccolga organizzazione e performance dei centri; definire ruolo e modalità di coinvolgimento dei medici di medicina generale; promuovere campagne di informazione e sensibilizzazione sulla ricerca clinica. Sono le 4 istanze programmatiche emerse dal progetto Care - Clinical Advancement and Research Excellence e contenute nel documento di consensus 'L'ottimizzazione della ricerca clinica in Italia', recentemente pubblicato su 'Recenti progressi in medicina'. Il progetto, promosso da McCann Health Boot, società associata di Ipg Health Italia, con il contributo non condizionante di Novo Nordisk, ha visto il coordinamento di uno Steering Committee composto da rappresentanti delle principali società scientifiche ed esperti di settore, che ha analizzato le dinamiche che caratterizzano il contesto della ricerca clinica in Italia individuando criticità, ma soprattutto le leve strategiche di ottimizzazione utili a valorizzare il potenziale del sistema e a favorirne uno sviluppo sostenibile e competitivo. Nel 2023 - riporta una nota - in Italia sono state autorizzate 611 sperimentazioni cliniche, per lo più di fase III (43%), multicentriche (84%) e in ambito oncologico (35%). L'Italia è uno degli attori principali nella ricerca clinica, posizionandosi quarta in Europa per numero di nuovi studi, dietro Spagna, Francia e Germania. Nonostante il Paese vanti centri e ricercatori di eccellenza, persistono barriere burocratiche, economiche, infrastrutturali e culturali. Secondo i dati Altems 2023, i siti di ricerca clinica italiani hanno le capacità di condurre studi di alto livello, ma emerge la necessità di definire standard di qualità, sia per avere coerenza tra i centri, sia per valorizzare maggiormente le risorse interne e semplificare le attività di ricerca. Lo stesso rapporto evidenzia come, nonostante il decreto ministeriale n. 31 del 7 febbraio 2023 preveda la firma del contratto tra promotore e centro sperimentale entro 7 giorni dall'autorizzazione di Aifa - Agenzia italiana del farmaco, solo l'1% dei centri sperimentali in Italia rispetta questa tempistica. Inoltre, secondo i dati Altems 2025 l'Italia registra in media 35 giorni in più rispetto alla Spagna, principale competitor, per arrivare al primo arruolamento del paziente, con un impatto diretto sulla finestra di arruolamento e sulla quota di pazienti arruolati nei trial multinazionali.  Ne emerge un gap di competitività che riguarda sia la fase contrattuale sia la fase successiva di attivazione e avvio dell'arruolamento, indicando margini concreti di miglioramento in termini di organizzazione e preparedness, cioè di essere preparati a gestire la ricerca clinica a 360 gradi dalla parte amministrativa alla parte clinica per offrire al cittadino e alla società l'innovazione necessaria.  "E' necessario rafforzare l'assetto organizzativo e la governance della ricerca clinica, ancorandoli a evidenze e Kpi istituzionali, per aumentare la competitività dell'Italia in termini di arruolamento - afferma Emmanouil Tsiasiotis, primo autore della consensus e responsabile Laboratorio sul Management delle sperimentazioni cliniche di Altems - Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell'università Cattolica del Sacro Cuore di Roma - In caso contrario, permane il rischio che i pazienti italiani continuino a essere esclusi dagli studi internazionali, a fronte del completamento dell'arruolamento in Paesi più reattivi. Sempre sul lato organizzativo, la frammentazione dei Cts e l'assenza di standard condivisi limitano l'armonizzazione e la qualità dei processi. In questo senso, l'introduzione di standard organizzativi e di un portale nazionale utile per governare la ricerca clinica in modo trasparente raccogliendo dati strutturati e condividendo le best practice potrebbe portare a concreti benefici". Un'altra barriera messa in luce dal documento - prosegue la nota - è il limitato coinvolgimento dei medici di medicina generale, acuito dall'assenza di percorsi strutturati di integrazione tra ospedale e territorio, che, anche alla luce delle recenti iniziative di decentralizzazione promosse dall'Ema - Agenzia europea dei medicinali, risulta importante chiarire e potenziare. Un maggiore coinvolgimento costituirebbe un'importante opportunità professionale e faciliterebbe l'accesso dei pazienti a terapie innovative. Al contempo, la promozione di campagne di informazione e sensibilizzazione coordinate dalle istituzioni, come ministero della Salute, Aifa o Istituto superiore di sanità, potrebbe contribuire in modo significativo a rafforzare il coinvolgimento della popolazione, agevolando il reclutamento, il consenso pubblico e la valorizzazione della ricerca nel progresso scientifico. "Le proposte del progetto Care offrono l'occasione di valorizzare l'eccellenza italiana nella ricerca clinica, migliorando l'efficienza del sistema e facilitando l'accesso a terapie innovative, a beneficio di pazienti - dichiara Marco Orsini Federici, Clinical, Medical and Regulatory Sr Director di Novo Nordisk Italia - Un tema per noi prioritario. Novo Nordisk è tra le aziende maggiormente impegnate nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni terapeutiche all'avanguardia e in questo l'Italia è considerata un Paese strategico. Basti pensare che l'apertura nel 2024 di un hub di ricerca clinica - Clinical Development Center - nel Paese (uno dei soli 25 hub di ricerca clinica a livello globale) ha consentito di incrementare il numero di trial clinici nell'arco del biennio 2025-2026 con un particolare focus sull'obesità, sul diabete e sulle comorbidità legate a queste due patologie croniche che, ancora oggi, colpiscono milioni di persone. Questo rende l'Italia una protagonista nella ricerca clinica a livello globale, con un ruolo centrale in tutti gli studi clinici avviati e condotti da Novo Nordisk". Da oltre un secolo - si legge nella nota - l'azienda sviluppa farmaci e sistemi di somministrazione innovativi con l'obiettivo di aiutare milioni di persone con obesità, diabete, malattie rare ematiche ed endocrine, tutto questo grazie alla ricerca clinica. "L'apertura del Cdc in Italia - conclude Orsini - ci ha dato l'opportunità di aumentare notevolmente la ricerca clinica nel Paese in questi ambiti, a beneficio dei pazienti e consentendo la promozione delle eccellenze italiane". Dal 2024, anno di istituzione di Cdc in Italia, al 2025, il numero di partecipanti agli studi è cresciuto del 25% e sono stati arruolati 1.076 nuovi pazienti negli studi. 
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Cuore e colesterolo, l'effetto dei legumi: da lenticchie e ceci a fagioli e piselli, le proprietà

(Adnkronos) - Fanno bene al cuore, sono un cardine di una dieta equilibrata, tengono sotto controllo il colesterolo e migliorano la funzionalità dell'intestino. Le qualità dei legumi sono tali da rendere l'alimento - dalle lenticchie ai fagioli, dai ceci ai piselli - un pilastro di un regime corretto tra varietà di scelta e caratteristiche differenti. "I legumi rappresentano una componente fondamentale di un'alimentazione sana, equilibrata e sostenibile. Sono una fonte preziosa di proteine vegetali, ricchi di fibra, hanno pochi grassi e sono privi di colesterolo in quanto prodotti vegetali (il colesterolo lo troviamo solo negli alimenti di origine animale). Inseriti regolarmente nella dieta, almeno 3 volte a settimana secondo le raccomandazioni delle Linee guida per una sana alimentazione, contribuiscono ad aumentare la sazietà; controllare la glicemia; ridurre il rischio cardiovascolare; migliorare la funzionalità intestinale; promuovere un'alimentazione più sostenibile per l'ambiente. Possono essere consumati come piatto unico, se abbinati a cereali come molto comune in tante ricette della tradizione mediterranea, o come secondo piatto vegetale, in alternativa ai piatti proteici di origine animale", spiega Laura Rossi, direttrice del Reparto Nutrizione, Alimentazione e Salute dell'Istituto superiore di sanità, alla vigilia della Giornata mondiale dei legumi che si celebra il 10 febbraio. In un approfondimento la specialista passa in rassegna le caratteristiche nutrizionali dei principali legumi: "A ciascuno il suo anche se tutti vanno bene per tutti", è il messaggio dell'Iss.   Un piccolo alimento dalle grandi potenzialità nutrizionali e sostenibili. Sono tra i legumi più antichi e apprezzati al mondo, con un profilo nutrizionale di particolare interesse. Sono ricche di ferro, potassio, fosforo e acido folico, cosa che le rende ideali per supportare la produzione di globuli rossi, soprattutto nelle donne in età fertile, nei bambini e durante la gravidanza. A differenza di altri legumi, le lenticchie risultano più digeribili e cuociono più velocemente, anche senza ammollo, rendendole una scelta pratica e versatile per pasti quotidiani. Il ferro di origine vegetale contenuto nelle lenticchie è meno facilmente assorbito rispetto a quello della carne, ma la combinazione con alimenti ricchi di vitamina C (come agrumi o pomodori) può migliorarne significativamente la biodisponibilità. Le lenticchie forniscono anche una buona quantità di proteine vegetali e di fibre, utili per la regolarità intestinale e per il controllo della glicemia. Sono ottime in minestre, insalate tiepide, burger vegetali, o piatti unici se abbinate a un cereale integrale (come riso o farro). Dal punto di vista ambientale, la loro coltivazione sostenibile e la lunga conservabilità ne fanno un alimento virtuoso anche per la lotta allo spreco alimentare.  Sani, sazianti e versatili, un concentrato di fibre perfetti per cuore e intestino. Costituiscono una fonte rilevante di fibre solubili, che svolgono un ruolo importante nel controllo del colesterolo Ldl e nella regolazione della glicemia post-prandiale, contribuendo così alla prevenzione delle malattie cardiovascolari e del diabete di tipo 2. Apportano inoltre acido folico e vitamine del gruppo B, utili nei periodi di accrescimento e gravidanza. I ceci sono tra i legumi più antichi e versatili della nostra tradizione alimentare. La loro consistenza cremosa li rende ideali per preparazioni come vellutate, zuppe e purè, oltre che per ricette della tradizione mediterranea e mediorientale come l'hummus o i falafel. Se abbinati ai cereali, i ceci contribuiscono a formare un pasto con proteine ad alto valore biologico. E' consigliabile ammollarli a lungo (almeno 12 ore) e cuocerli bene per migliorarne la digeribilità. Per chi ha difficoltà digestive, è utile rimuovere la pellicina esterna, più ricca di fibra, ma meno tollerata da intestini sensibili. Grazie al loro elevato potere saziante, i ceci sono ottimi alleati nei regimi alimentari controllati e rappresentano una scelta sana e sostenibile anche in chiave climatica, essendo a basso impatto ambientale.  La carne dei poveri, tante proteine vegetali alleati per la salute. Tra i legumi con il più elevato contenuto proteico, i fagioli sono una preziosa fonte di zinco, potassio e magnesio, minerali fondamentali per il sistema immunitario, la funzione muscolare e l'equilibrio elettrolitico. La buccia, ricca di fibre insolubili, contribuisce alla regolarità intestinale e alla prevenzione di disturbi come la stitichezza e le malattie diverticolari. La loro varietà (borlotti, cannellini, neri, ecc.) consente un ampio utilizzo in cucina, dai piatti tradizionali alle insalate fredde. Per migliorare la digeribilità, è utile consumarli ben cotti e abbinarli a erbe aromatiche come alloro, finocchio o spezie come il cumino.  Dolci, versatili e amati dai bambini, uniscono gusto e benessere in ogni stagione. Sono più ricchi di zuccheri semplici rispetto agli altri legumi, il che conferisce loro un sapore naturalmente dolce. Per questo sono molto amati dai bambini che spesso non hanno preferenza per gli altri legumi. Sono una buona fonte di proteine, vitamina A e acido folico, hanno un gusto delicato e sono facilmente digeribili. A differenza di altri legumi secchi, possono essere consumati anche freschi o surgelati, rendendoli pratici e adatti a tutte le stagioni. Contengono una buona quota di proteine vegetali, sono una fonte significativa di vitamina A e acido folico, e apportano fibre utili al benessere intestinale.  Protagoniste della primavera mediterranea, uniscono gusto, ferro e fibre in un piatto antico e nutriente. Le fave sono un legume primaverile ricco di proprietà nutrizionali: forniscono buone quantità di ferro non-eme (quello che si trova nei vegetali), vitamina B1 (tiamina), fibre e proteine vegetali. Hanno un discreto contenuto di potassio e sono naturalmente povere di grassi. Grazie alla presenza di fibre e carboidrati complessi, contribuiscono al senso di sazietà e al buon funzionamento intestinale. Nella tradizione mediterranea vengono spesso consumate fresche o secche in abbinamento con verdure a foglia amara, come cicoria o catalogna, creando piatti bilanciati e gustosi. E' importante ricordare che devono essere assolutamente evitate da chi soffre di favismo, una malattia genetica rara legata a un deficit dell'enzima G6PD.  Non tutti sanno che è un legume da riscoprire anche come snack 'spezzafame'. Il lupino è un legume poco diffuso nella dieta quotidiana, ma ricchissimo di proprietà nutrizionali. Ha un elevato contenuto proteico (superiore a quello di molti altri legumi), un buon apporto di fibre e una bassissima percentuale di zuccheri, che lo rende particolarmente adatto anche a chi deve controllare la glicemia. E' inoltre una fonte naturale di calcio, ferro e potassio. Il lupino contiene anche composti bioattivi (alcaloidi) che, se non correttamente trattati, possono risultare amari e potenzialmente tossici: è quindi importante consumarlo solo dopo adeguata lavorazione industriale o corretta preparazione domestica. Spesso disponibile in salamoia (attenzione al contenuto di sale che possiamo contenere sciacquando a lungo i lupini in salamoia prima di mangiarli), riscopriamolo anche come uno snack sano o un ingrediente versatile in insalate, piatti unici o creme vegetali.  Legume antico e rustico, unisce gusto e nutrienti, ma richiede attenzione nella preparazione. La cicerchia è un legume antico della tradizione contadina, oggi riscoperto per le sue eccellenti proprietà nutrizionali. E' ricca di proteine, fibre, calcio e fosforo, ed è particolarmente saziante e nutriente. Ha un gusto deciso e una consistenza che la rende ideale per zuppe, minestre e piatti rustici. Tuttavia, va consumata con moderazione e previa adeguata cottura e ammollo prolungato, poiché la cicerchia contiene una neurotossina responsabile del latirismo, una malattia neurodegenerativa che può causare paralisi spastica degli arti inferiori, convulsioni e atrofia muscolare se il legume viene consumato in grandi quantità per periodi prolungati. La cicerchia è un esempio di biodiversità alimentare e di legume da valorizzare nel contesto di diete sostenibili.  Fonte di proteine vegetali complete e versatili, ricca di nutrienti e benefica per cuore e ormoni. La soia è il legume con il più alto contenuto proteico e rappresenta una delle poche fonti vegetali che fornisce tutti gli amminoacidi essenziali, rendendola una proteina 'completa' paragonabile a quelle di origine animale. E' anche ricca di grassi insaturi, in particolare omega-3 e omega-6, fitosteroli e isoflavoni (fitoestrogeni naturali), noti per i loro potenziali effetti benefici sul sistema cardiovascolare e sulla salute ormonale. La soia è inoltre una buona fonte di calcio, ferro e vitamine del gruppo B. I suoi derivati, come tofu, tempeh, miso e bevande vegetali, offrono versatilità in cucina e costituiscono ottime alternative vegetali alle proteine animali, anche nell'ambito di diete vegetariane e vegane. Tuttavia, è importante privilegiare i prodotti con un profilo nutrizionale più semplice meno ricchi di grassi e sale e consumare la soia nell'ambito di una dieta varia ed equilibrata.  
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Allarme cuore donne, 70% muore per problemi cardiovascolari

(Adnkronos) - Il problema della 'fragilità ' del cuore delle donne ha raggiunto dimensioni da allarme rosso: ogni anno solo in Italia muoiono per malattie cardiovascolari oltre 124.000 donne e il tasso di tasso di mortalità nella fascia 35-74 anni è in aumento costante in tutti i Paesi ad alto reddito. La cardiopatia ischemica, principale causa di infarto, colpisce una italiana su nove tra i 45 e i 64 anni e una su tre dopo i 65 anni. In questo quadro il Centro cardiologico Monzino Irccs ha creato - in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano- il primo Corso universitario in Italia sul tema della Medicina di genere nelle malattie cardiovascolari per gli studenti del V e VI anno della Facoltà di Medicina e chirurgia. Con l'obiettivo di aumentare l'attenzione sul tema da parte delle nuove generazioni dei medici.  "Il paradosso- spiega Daniela Trabattoni, responsabile dell’Unità cardiologia e direttrice di Monzino Women Heart Center, il centro clinico e di ricerca dell’Irccs milanese interamente dedicato al cuore delle donne - sta nel fatto che la medicina avrebbe già gli strumenti per fermare l’epidemia del cuore femminile ma non sono conosciuti e non vengono applicati. Se osserviamo la realtà clinica oggi vediamo che rispetto agli uomini le donne sono meno sottoposte ad indagini di screening riguardanti l’assetto lipidico (i livelli di colesterolo) e vengono trattate in minor misura con farmaci ipolipemizzanti e antiaggreganti o con beta bloccanti ed eparina in corso di infarto acuto del miocardio". "Anche la ricerca cardiovascolare - continua - è lacunosa: allo stato attuale la disfunzione endoteliale e microvascolare del circolo coronarico nella donna è pressoché sconosciuta perché mancano studi specifici. È quindi necessario e urgente un approccio declinato al femminile già a partire dalla formazione dei futuri medici. Da qui l’idea di creare un corso universitario ad hoc sulla cardiologia femminile".  Il corso si propone di fornire agli studenti una comprensione critica delle differenze di sesso e genere nella fisiopatologia, presentazione clinica, diagnosi, trattamento e prevenzione delle principali malattie cardiovascolari. Si affronteranno anche gli aspetti legati ai bias diagnostico-terapeutici e alle implicazioni nella pratica clinica quotidiana. "La coscienza femminile circa le possibilità di prevenzione rimane l’ago della bilancia della cardiologia di genere. Sappiamo infatti che fino al 70% delle donne che oggi muoiono per una malattia cardiovascolare, può essere salvata con una prevenzione personalizzata al femminile. Sensibilizzare le donne rimane quindi l’obiettivo prioritario. Ma da solo non basta. La domanda di cure specifiche, che speriamo aumenterà, deve trovare una risposta adeguata da parte dei medici. Dobbiamo quindi creare una nuova generazione di cardiologi e questo corso vuole essere il primo passo concreto in Italia in questa direzione. Con l’Università di Milano abbiamo creato un modello che auspichiamo sia adottato rapidamente dal maggior numero possibile di atenei italiani", conclude Trabattoni. 
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Diabetici e lavoro, accordo Fand-Assimprenditori per piena integrazione

(Adnkronos) - Favorire il contributo delle persone con diabete alla società attraverso il lavoro, valorizzarle in quanto risorsa, grazie a un comportamento proattivo che migliori la gestione delle malattie, riduca le complicanze, e allo stesso tempo promuovere la cultura della prevenzione in ambito lavorativo. Sono questi gli obiettivi dell'accordo siglato tra Fand - Associazione italiana diabetici e Assimprenditori, grazie alla firma nei giorni scorsi di un protocollo d'intesa. L'accordo permetterà alle due organizzazioni di lavorare insieme per mettere in campo iniziative volte alla prevenzione, al miglioramento delle condizioni delle persone con diabete sul lavoro e al contrasto allo stigma nei confronti di chi vive con questa malattia. In Italia - ricorda una nota - le persone con diabete sono circa 4 milioni, e si stima che 1 ulteriore milione sia affetto dalla malattia senza che sia mai stata diagnosticata. Una persona con diabete, avendo piena consapevolezza e corretta gestione della propria patologia, può essere in grado di svolgere una vita perfettamente normale, inclusa la vita lavorativa, ritardando o non manifestando affatto le complicanze. Adottare uno stile di vita corretto, continuare a informarsi e formarsi, superare lo stigma che spesso accompagna il diabete, senza paura di comunicare la propria condizione, rendendo consapevoli anche coloro che appartengono alla propria cerchia familiare, lavorativa e sociale, sono i presupposti per ridurre l'incidenza del diabete nella nostra società, sia in termini di aumento della qualità di vita e cura sia in termini economici. Secondo il sistema di sorveglianza Passi promosso dal ministero della Salute, il 70% delle persone con diabete è in eccesso ponderale, il 48% è sedentario, il 22% fuma e oltre il 90% non consuma le cinque porzioni giornaliere di frutta e verdura raccomandate: fondamentale è quindi sensibilizzare e promuovere i sani stili di vita, anche in ambito lavorativo. "L'accordo fra le due organizzazioni, di cui siamo fieri - dichiara Manuela Bertaggia, presidente Fand - ha l'obiettivo di permettere alle persone con diabete di avere piena consapevolezza della propria malattia, attraverso una serena e corretta gestione, per favorire la loro capacità di dare pieno contribuito allo sviluppo della nostra società, sia in termini di qualità di vita che di capacità produttiva. L'obiettivo è, inoltre, quello di ridurre le complicanze e l'impatto socio-economico del diabete adottando un comportamento proattivo sia da parte delle persone con diabete che da parte delle persone legate alla loro sfera familiare, sociale, lavorativa. Vogliamo promuovere in ambito lavorativo una cultura che consideri la persona con diabete come una risorsa e non come un problema, e allo stesso tempo una riduzione, attraverso una migliore gestione del diabete, dei giorni persi per malattia e/o ricoveri ospedalieri, diminuendo così i costi a carico della collettività e aumentando la produttività nei luoghi di lavoro. Infine, le azioni messe in campo consentiranno di prevenire, in generale, l'insorgenza del diabete nella popolazione attraverso la promozione del corretto stile di vita, creando la cultura di una sana alimentazione accompagnata dalla giusta attività fisica". "Il protocollo firmato fra Assimprenditori e Fand è il suggello di una visione comune sul fronte del diabete e promette di ottenere notevoli risultati in questa guerra dilagante - afferma Giuseppe Samà, presidente di Assimprenditori - Solo facendo fronte comune, ciascuno con le proprie competenze, si potrà disporre di quella forza necessaria a contrastare efficacemente la pandemia diabetica. Imprese e Fand affiancate: un sodalizio vincente. La strada è tracciata. Ancora grazie a Fand e alla sua presidente Manuela Bertaggia". 
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Mobilità urbana: ecco le città più congestionate del mondo e come l’intelligenza artificiale sta cambiano tempi e qualità degli spostamenti

(Adnkronos) - Il traffico non è più soltanto un disagio quotidiano: è soprattutto un indicatore economico, ambientale e sociale. Le ore perse in coda si traducono in costi per le imprese, minore produttività, maggiore stress per i cittadini e impatti diretti sulla qualità dell’aria e della vita. Non sorprende quindi che le grandi metropoli nel mondo stiano trattando la congestione come una questione strategica, al pari dell’energia o della sicurezza urbana. Le più recenti analisi internazionali confermano che il fenomeno resta diffuso e strutturale. Secondo il TomTom Traffic Index, tra le città con i livelli di congestione più elevati figurano Città del Messico, Bengaluru e l’area centrale di Dublino, contesti in cui la circolazione risulta fortemente rallentata rispetto alle condizioni di traffico fluido. Un’altra chiave di lettura arriva dall’INRIX Global Traffic Scorecard, che misura invece le ore annue perse dagli automobilisti: in questa classifica emergono Istanbul ( 105 ore perse in congestione) New York ( 102 ore) e Chicago, ( 102 ore) insieme a metropoli come Londra, Parigi, Jakarta e Los Angeles. Indicatori diversi, stesso scenario: la mobilità urbana è sotto pressione ovunque. Se fino a pochi anni fa la risposta era prevalentemente infrastrutturale con la costruzione di nuove strade, ampliamenti di corsia e tangenziali, oggi le città più avanzate stanno adottando un approccio diverso, fondato sulla gestione intelligente dei flussi. Il punto non è solo aumentare la capacità della rete, ma utilizzarla meglio. Ed è qui che l’intelligenza artificiale sta diventando un fattore decisivo delle mega metropoli.   Uno degli ambiti in cui i risultati sono più evidenti è il controllo semaforico adattivo. Già in uso anche in qualche città italiana. A Londra per esempio, il sistema Scoot regola in tempo reale i cicli semaforici sulla base dei flussi effettivi, riducendo ritardi e fermate inutili. A Pittsburgh, la piattaforma Surtrac, sviluppata in ambito accademico, utilizza algoritmi predittivi per coordinare gli incroci, con benefici misurati sui tempi medi di viaggio e sulle emissioni legate allo stop-and-go. In Cina, la città di Hangzhou ha integrato telecamere, sensori e piattaforme cloud nel progetto “City Brain”, che ottimizza i flussi urbani con logiche di intelligenza artificiale, migliorando la velocità media sulle arterie principali. Accanto alla gestione degli incroci, cresce il ruolo dell’Ai nella regolazione della domanda di mobilità. Strumenti come il congestion pricing, già operativo o in fase di evoluzione in città globali, vengono oggi supportati da sistemi digitali in grado di analizzare in tempo reale volumi di traffico, fasce orarie e impatti sulle diverse aree urbane. Questo consente interventi più mirati e valutazioni continue sull’efficacia delle misure adottate. Il cambiamento in atto segna il passaggio da una logica di traffico a una logica di performance della mobilità. Le città che stanno ottenendo i risultati più significativi sono quelle che combinano politiche pubbliche chiare, investimenti nel trasporto collettivo e un uso sistematico dei dati. L’AI, in questo contesto, non sostituisce le scelte politiche ma ne potenzia l’efficacia, trasformando informazioni frammentate in decisioni operative immediate. Per cittadini e imprese questa rivoluzione porta ad un vero beneficio che si misura in minuti risparmiati ogni giorno, maggiore prevedibilità degli spostamenti, miglioramento della vita lavorativa e privata e minori emissioni. Per le amministrazioni è invece un salto di qualità nella gestione urbana e una riduzione degli incidenti stradali.  La mobilità del futuro sarà sempre meno affidata al caso e sempre più guidata da algoritmi capaci di far dialogare infrastrutture, veicoli e persone in tempo reale. 
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Oltre 64mila truffe online nel 2025, senior i più vulnerabili

(Adnkronos) - Secondo i dati della Polizia Postale relativi al 2025, le vittime di raggiri telematici sono state oltre 64.000, suddivise quasi equamente tra phishing (32.203 casi) e truffe perpetrate tramite social network (31.799 casi). In questo contesto, l'Internet Day diventa l'occasione per riflettere sulla vulnerabilità degli utenti senior: una ricerca condotta da emporia rivela infatti che tre quarti dei cittadini sopra i 70 anni non percepiscono i rischi reali della navigazione, nonostante l'aumento costante delle insidie digitali. Per gli over 70 italiani, lo smartphone non è più un oggetto estraneo, ma un elemento integrato nella quotidianità. Circa tre senior su cinque utilizzano regolarmente strumenti tecnologici e il 28% degli intervistati ritiene che l'uso del digitale abbia sensibilmente migliorato la propria qualità della vita. Le attività principali includono il mantenimento dei legami familiari (77%), l'informazione sull'attualità (60%) e la gestione di operazioni bancarie o pagamenti (52%). Tuttavia, proprio questa familiarità può trasformarsi in un punto di debolezza. L'automatismo nell'uso di app e servizi porta spesso a una riduzione della soglia di attenzione, rendendo più efficace l'azione di phishing o la diffusione di falsi siti di e-commerce che sfruttano il senso di urgenza o la fiducia degli utenti. Dalla ricerca emerge una crescente attenzione verso specifiche funzionalità di sicurezza integrate nei dispositivi. Oltre la metà dei senior considera fondamentale la presenza di un tasto SOS, mentre il 45% si affida al blocco automatico delle chiamate sospette. Cresce anche l'uso di tecnologie biometriche (31%) e dei pagamenti tramite NFC (48%), percepiti come più protetti rispetto ai metodi tradizionali. 
Mauro Invernizzi, Amministratore Delegato di emporia Italia, sottolinea l'importanza di coniugare innovazione e prudenza: “I risultati della nostra ricerca dimostrano che gli over 70 hanno compreso il valore del digitale e stanno riuscendo a inserirsi in una società in continuo cambiamento. È qui che entra in gioco il nostro impegno: sviluppare soluzioni pensate su misura per semplificare la vita quotidiana dei senior e garantire loro una partecipazione piena e sicura al mondo digitale”. Invernizzi rimarca tuttavia che gli strumenti tecnici “non sostituiscono consapevolezza e prudenza”, rendendo necessaria una costante attività di informazione per aiutare i cittadini a riconoscere i segnali di rischio.  
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Trent'anni di Pokémon: al via la campagna globale "Qual è il tuo preferito?" - Il video

(Adnkronos) - Il franchise Pokémon inaugura ufficialmente le celebrazioni per il suo trentesimo anniversario con il lancio della campagna mondiale "Qual è il tuo preferito?". L'iniziativa, presentata durante il palcoscenico del Super Bowl LX, segna l'inizio di un anno caratterizzato da eventi interattivi e integrazioni digitali volti a consolidare il legame tra il brand e la sua community intergenerazionale. Lo spot di lancio, disponibile sul canale YouTube ufficiale del brand, ha visto la partecipazione di figure di rilievo mondiale come Lady Gaga, Trevor Noah, Charles Leclerc e Lamine Yamal. Il coinvolgimento di icone della musica, dello sport e dell'intrattenimento sottolinea la trasversalità di un marchio capace di influenzare la cultura di massa per tre decenni.    
Secondo Kenji Okubo, Presidente di The Pokémon Company International, la domanda cardine della campagna "incarna la missione di Pokémon: unire le persone attraverso una passione comune". Okubo ha evidenziato come la scelta di un Pokémon preferito sia, fin dagli esordi, lo strumento principale per innescare conversazioni tra gli appassionati, riflettendo la diversità di una community globale che continua a espandersi.   La celebrazione si sposta sul piano dell'interazione digitale attraverso Pokémon GO, l'applicazione mobile che quest'anno taglia il traguardo del suo decimo anniversario. È stata introdotta una funzionalità inedita che permette agli utenti di immortalare il proprio Pokémon scelto e condividere lo scatto sui social media utilizzando l'hashtag #Pokemon30. I dettagli tecnici sulla nuova modalità di scatto e le istruzioni per partecipare alla sfida fotografica sono consultabili sul portale ufficiale Pokemon.it/30. Oltre alle attività virtuali, la strategia per il trentennale prevede una serie di eventi fisici strutturati per diverse fasce di utenza: 
Giornata radiosa: appuntamenti pensati per il coinvolgimento delle famiglie attraverso attività interattive. 
Serata elettrizzante: eventi progettati specificamente per la fascia di pubblico adulta, cresciuta insieme al franchise negli ultimi trent'anni.  
The Pokémon Company International ha confermato che i dettagli relativi a date e location di questi appuntamenti saranno svelati progressivamente nel corso dei prossimi mesi tramite i canali ufficiali. 
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Il Dipartimento di Stato Usa cancella i post pre-Trump su X

(Adnkronos) - Il Dipartimento di Stato americano ha avviato un’operazione di rimozione integrale di tutti i contenuti pubblicati sui propri account ufficiali della piattaforma X prima dell'insediamento della nuova amministrazione. La misura riguarda non solo i post pubblicati durante la presidenza di Joe Biden e Barack Obama, ma anche quelli risalenti al primo mandato di Donald Trump. I contenuti verranno archiviati internamente, ma non saranno più consultabili pubblicamente; per accedervi, i cittadini e i ricercatori dovranno ora ricorrere a formali richieste tramite il Freedom of Information Act, una procedura nota per la sua lentezza e per le frequenti omissioni dovute a ragioni di sicurezza o riservatezza. Questa decisione rappresenta una netta divergenza rispetto alla prassi consolidata del governo statunitense in materia di impronta digitale. Tradizionalmente, il passaggio di consegne tra amministrazioni prevedeva il mantenimento della visibilità dei record storici, spesso migrati su account di archivio specifici come avvenuto per i profili presidenziali. Al contrario, la nuova direttiva coinvolge l'intera rete del Dipartimento, includendo le ambasciate, le missioni diplomatiche e i vari uffici operativi, eliminando di fatto anni di comunicati, immagini di incontri bilaterali e cronache quotidiane della diplomazia americana, che spesso rappresentavano l'unica traccia pubblica di determinati eventi internazionali. Le motivazioni fornite dai portavoce del Dipartimento di Stato sottolineano la necessità di evitare confusione sulla politica estera attuale e di parlare con una voce univoca per promuovere gli obiettivi dell'amministrazione. Secondo la visione ufficiale, gli account social sono considerati strumenti strategici per l'avanzamento dei messaggi legati all'agenda "America First", rendendo necessario un distacco netto dalle comunicazioni passate. Tuttavia, il provvedimento si inserisce in un contesto più ampio di revisione dei dati governativi, che ha già visto la rimozione di informazioni su ambiente e salute, oltre alla chiusura di risorse storiche come il World Factbook della CIA, pubblicato ininterrottamente dal 1962. Esperti di comunicazione politica e accademici hanno espresso preoccupazione per l’innalzamento di queste barriere all’informazione. Sebbene i record siano formalmente preservati secondo il Federal Record Act, la perdita dell'accesso immediato e ricercabile su piattaforme pubbliche riduce drasticamente la trasparenza e la capacità di ricostruire la storia diplomatica recente. La strategia attuale riflette una gestione del contenuto digitale in cui il confine tra governo e creazione di messaggi politici si fa sempre più sottile, trasformando i canali istituzionali in piattaforme dedicate esclusivamente alla narrazione presente dell'amministrazione in carica. 
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Inquinamento dell'aria, smog in calo nelle città italiane

(Adnkronos) -
Smog in calo nelle città in Italia. Nel 2025 scendono a 13 i capoluoghi di provincia che hanno superato i limiti giornalieri di Pm10 (50 microgrammi per metro cubo per un massimo di 35 giorni all'anno), contro i 25 del 2024, i 18 del 2023 e i 29 del 2022. Si tratta di uno dei dati più positivi degli ultimi anni, ma che non deve far abbassare la guardia. Se si guarda al 2030, anno in cui entreranno in vigore dei nuovi e più stringenti limiti europei sulla qualità dell'aria (20 µg/m3 per il Pm10, 20 µg/m3 per l’NO2, 10 µg/m3 per il Pm2.5), l'Italia resta ancora lontana dai parametri richiesti: applicandoli ad oggi, sarebbe oltre i limiti il 53% delle città per il Pm10, il 73% per il Pm2.5 e il 38% per l'NO2. Sono i dati del nuovo rapporto 'Mal'Aria di città 2026' di Legambiente che fa il punto sullo stato della qualità dell'aria nei capoluoghi di provincia italiani.  Stando al report, nel 2025 sono 13 i capoluoghi di provincia che hanno superato il limite giornaliero di Pm10, fissato dalla normativa europea a 50 microgrammi per metro cubo e consentito per un massimo di 35 giorni all'anno. La maglia nera quest'anno va a Palermo, con la centralina di Belgio che ha registrato 89 giorni oltre il limite, seguita da Milano (centralina Marche) con 66 sforamenti, Napoli (Ospedale Pellegrini) con 64 e Ragusa (Campo di Atletica) con 61. Sotto le sessanta giornate si collocano Frosinone con 55 sforamenti, Lodi e Monza con 48, Cremona e Verona con 44, Modena con 40, Torino con 39, Rovigo con 37 e Venezia con 36 giorni di superamento. Nel resto dei capoluoghi monitorati non si registrano sforamenti oltre i limiti di legge e, come già avvenuto negli ultimi anni, nessuna città supera i valori annuali previsti dalla normativa vigente per Pm10, Pm2.5 e biossido di azoto.  
La fotografia - rivela l'analisi di Legambiente - cambia radicalmente quando si guarda ai nuovi limiti che entreranno in vigore dal 1° gennaio 2030 con la revisione della Direttiva europea sulla qualità dell'aria: il 53% dei capoluoghi italiani (55 città su 103) non rispetta già ora il limite previsto per il Pm10 di 20 microgrammi per metro cubo al 2030. Le situazioni più distanti dall'obiettivo si registrano a Cremona, dove serve una riduzione del 35%, seguita da Lodi con il 32%, Cagliari e Verona con il 31%, Torino e Napoli con il 30%. La situazione è ancora più critica per il Pm2.5, dove 68 città su 93, pari al 73%, hanno una media annuale superiore a 10 microgrammi per metro cubo. I casi più problematici sono Monza, che ha una media annuale attuale di 25 microgrammi per metro cubo e dovrebbe ridurre le concentrazioni del 60%, Cremona con il 55%, Rovigo con il 53%, Milano e Pavia con il 50%, Vicenza sempre con il 50%. Per quanto riguarda il biossido di azoto, 40 città su 105, pari al 38%, non rispettano il nuovo valore di 20 microgrammi per metro cubo, con le situazioni più distanti dall'obiettivo registrate a Napoli dove serve una riduzione del 47%, Torino e Palermo con il 39%, Milano con il 38%, Como e Catania con il 33%.  "I miglioramenti registrati nel 2025 sono tra i più positivi degli ultimi anni, ma restano fragili e non sostenuti da scelte coerenti - dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente - È irragionevole che, proprio mentre iniziano a emergere segnali concreti, il governo scelga di tagliare le risorse invece di consolidare questi progressi. La scelta di ridurre drasticamente già dal 2026 - e per tutto il prossimo triennio - le risorse destinate al Fondo per il miglioramento della qualità dell'aria nel bacino padano non va nella giusta direzione. Serve invece un cambio di passo: investire con continuità nel trasporto pubblico e nella mobilità sostenibile, accelerare la riqualificazione energetica degli edifici e il superamento delle fonti più inquinanti nel riscaldamento domestico e dal comparto industriale, intervenire in modo strutturale su agricoltura e allevamenti intensivi". Il dato più preoccupante è la lentezza con cui molte città stanno riducendo le concentrazioni di inquinanti anno dopo anno. Questa edizione di Mal'Aria ha analizzato i dati di Pm10 degli ultimi quindici anni (2011-2025), calcolando attraverso una media mobile quinquennale la tendenza in ogni città e stimando i valori che potrebbero essere raggiunti entro il 2030. Delle 89 città analizzate, 49 nel 2025 registrano valori di Pm10 superiori al nuovo limite europeo di 20 microgrammi per metro cubo. Di queste, 33 rischiano concretamente di non raggiungere l'obiettivo mantenendo l'attuale ritmo di riduzione: Cremona potrebbe scendere solo a 27 µg/mc, Lodi a 25, Verona a 27, Cagliari a 26. Situazione critica anche per Napoli, Modena, Milano, Pavia, Torino, Vicenza, Palermo e Ragusa (oggi a 28 µg/mc) che potrebbero rimanere tra i 23 e i 27 µg/mc. Potrebbero invece centrare l'obiettivo città come Bari, Benevento, Bergamo, Bologna, Caserta, Como, Firenze, Foggia, Latina, Lucca, Ravenna, Roma, Salerno, Sondrio, Trento e Vercelli, oggi sopra la soglia dei 20 µg/mc ma sulla traiettoria giusta.  La fotografia di Legambiente relativa al Lazio vede Roma ancora nella top ten delle peggiori città per concentrazione di NO2, settima come lo scorso anno, con una media annua di 28 µg/mc (microgrammi per metro cubo di aria) e Frosinone, con 55 giorni oltre i limiti, quinta peggior città italiana per giornate di superamento degli attuali valori massimi consentiti di Pm10 (nel report dello scorso anno era il peggior capoluogo in assoluto). Roma, Frosinone e Latina, poi, sono tra i tanti capoluoghi italiani dove si superano i nuovi limiti europei che scatteranno dal 2030.  
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Edo Ronchi: "Ecco le priorità per rafforzare il mercato europeo delle materie prime seconde"

(Adnkronos) - “Un mercato unico europeo delle materie prime seconde, obiettivo centrale del Circular Economy Act europeo, è utile per eliminare gli ostacoli all’impiego di materiali riciclati in Europa e per promuovere un maggiore uso di materiali riciclati di qualità. Così si rafforzerebbe anche la filiera del riciclo italiana, frenando la concorrenza sleale, a basso costo e di minore qualità, di Paesi extraeuropei”. Così Edo Ronchi, presidente del Cen-Circular Economy Network, all'Adnkronos, in vista della definizione del Circular Economy Act, l’attesa normativa europea che punta ad accelerare la transizione verso un'economia sempre più circolare.  "E' molto importante - osserva - il rafforzamento dello sbocco di mercato dei materiali provenienti dal riciclo: non basta riciclare i rifiuti, occorre che i materiali che si ricavano col riciclo siano venduti a prezzi remunerativi per le attività industriali di riciclo. Da un paio di anni, per fare un esempio, le plastiche riciclate incontrano grosse difficoltà sia di sbocco di mercato sia di prezzi, inadeguati, al punto da causare una forte crisi delle industrie del riciclo dei rifiuti in plastica", osserva Ronchi. Non solo. "Il secondo nodo della nuova iniziativa europea per l’economia circolare, il Circular economy Act, riguarda più precisamente la raccolta e il riciclo dei Raee (i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) per i quali è prevista una revisione ampia della direttiva europea vigente, visto che in Europa e in Italia siamo solo a meno della metà del target europeo del 65% di questi rifiuti raccolti, rispetto alle apparecchiature elettriche ed elettroniche vendute - spiega - Mentre abbiamo difficoltà e sosteniamo alti costi per l’approvvigionamento di diversi materiali critici, stiamo sfruttando molto poco in Europa le 'miniere' costituite dai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche che contengono importanti quantità di tali materie prime critiche e strategiche". Da qui le proposte del Cen che ha partecipato alla consultazione pubblica, chiusa nel novembre scorso, sul Circular Economy Act presentando un proprio position paper. “Per rafforzare la circolarità della nostra economia è bene alzare i target del riciclo dei rifiuti, ma non basta, l’Unione Europea deve occuparsi in modo più incisivo dello sbocco di mercato, della domanda e dei prezzi, delle materie prime seconde che si ricavano dal riciclo”, spiega Ronchi. “La misura vigente da anni, e rinnovata anche per il 2024 e per il 2025, di un utilizzo parziale del credito d’imposta per le imprese che utilizzano alcuni materiali riciclati e plastica compostabile, come ha osservato anche la Corte dei Conti, richiede una dotazione finanziaria ben più cospicua - aggiunge - Serve, in particolare per le plastiche riciclate, un intervento ben più consistente per ridurre i costi dell’energia e per valorizzare, con un sistema di crediti di carbonio e/o di certificati bianchi, i risparmi di energia e di emissioni di gas serra ottenuti grazie al riciclo, coprendo i costi di questi incentivi, che per avere un impatto dovrebbero impegnare almeno 200 milioni all’anno, con una quota dei proventi della plastic tax e/o utilizzando parte dei proventi generati dal sistema europeo di tassazione delle emissioni di carbonio (Emission Trading System)”.  “Altre proposte, sempre nella direzione di rafforzare il mercato dei materiali generati col riciclo - continua Ronchi - dovrebbero incrementare l’utilizzo dei materiali riciclati negli appalti pubblici attraverso il Green Public Procurement: per esempio, facilitando, promuovendo e sostenendo l’impiego della plastica riciclata e della gomme degli pneumatici riciclati negli asfalti e il maggiore utilizzo nell’edilizia degli inerti provenienti dal riciclo dei materiali da costruzione e demolizione. Sarebbe importante anche assicurare quote obbligatorie di impiego di materiali riciclati nei prodotti: alcune norme in questa direzione sono già vigenti. Vanno applicate, estese e accompagnate da incentivi e sanzioni”. “Per i Raee dobbiamo raddoppiare le raccolte e, specie per i dispositivi elettronici, dobbiamo sviluppare una rete di moderni impianti di riciclo. Per arrivare a questi risultati è necessario rafforzare il coinvolgimento e la responsabilità estesa dei produttori di tali apparecchiature. I sistemi di raccolta vigenti dei Raee evidentemente non sono sufficienti: servono sistemi con punti di raccolta e di ritiro ben più diffusi e sistemi di restituzione incentivata. Le maggiori risorse per un tale cambiamento di sistema di raccolta si potrebbero ottenere ponendole a carico dei produttori, in alternativa, anche parziale, della tassa sui Raee non raccolti di 2 euro al kg che dovrebbe entrare in vigore a livello europeo dal 2028", conclude Ronchi. 
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