Diabete, dati scientifici e umani nella campagna 'Valori che fanno la differenza'
(Adnkronos) - Quando si parla di diabete resta centrale una sfida nella relazione tra medico e paziente: conciliare le linee guida basate sulle evidenze con la realtà quotidiana di chi convive con la malattia, 24 ore su 24, 7 giorni su 7. In questo contesto nasce 'Valori che fanno la differenza', la campagna promossa da MiniMed Medtronic con il patrocinio di Amd (Associazione medici diabetologi), Sid (Società italiana di diabetologia) e Siedp (Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatric), con l'obiettivo di contribuire a migliorare la vita con il diabete attraverso una maggiore consapevolezza clinica, tecnologica e relazionale. Sono 3,9 milioni gli italiani che affrontano ogni giorno la gestione del diabete e il controllo della glicemia rappresenta solo il primo passo, spiega una nota. I numeri sono fondamentali: valori glicemici, time in range ed evidenze scientifiche rappresentano il pilastro di ogni scelta terapeutica, ma da soli non bastano. La vera cura prende forma quando questi dati si intrecciano con ciò che per le persone conta davvero: qualità di vita, serenità, autonomia, energia per affrontare ogni giornata e perseguire sogni e obiettivi personali. "La gestione del diabete richiede un approccio sempre più basato sui dati, ma anche una crescente capacità di personalizzare la terapia in funzione delle esigenze individuali - afferma Salvatore De Cosmo, presidente Amd - Progetti e iniziative come 'Valori che fanno la differenza' contribuiscono a rafforzare la cultura scientifica e la collaborazione tra professionisti e pazienti, verso un'alleanza terapeutica più stretta. E' proprio questo dialogo consapevole che permette al diabetologo di orientare le scelte cliniche e tecnologiche verso soluzioni realmente utili a migliorare gli outcome clinici e conseguentemente la qualità di vita". Cuore della campagna - illustrano i promotori - è il format video 'Dialoghi D-Valore. Per fare la differenza nella vita con il diabete', una miniserie in 6 episodi pensata come strumento di approfondimento e confronto per i diabetologi. Ne emerge la necessità di equilibrio tra precisione scientifica e bisogni umani, in cui il diabetologo svolge un ruolo insostituibile. E' la guida capace di interpretare i dati clinici, orientare le scelte terapeutiche e tecnologiche più appropriate e costruire, insieme alla persona con diabete, un percorso terapeutico realmente personalizzato. Ogni puntata della miniserie 'Dialoghi D-Valore' affronta un tema chiave della pratica clinica quotidiana mettendo in dialogo esperienza clinica, vissuto dei pazienti ed evidenze scientifiche, chiarendo dubbi e raccontando cosa significa oggi conoscere, gestire e vivere il diabete, anche grazie all'innovazione tecnologica che, con dispositivi sempre più avanzati, è in grado di semplificare in modo concreto la quotidianità delle persone che vi convivono. Tanti gli spunti di riflessione utili a facilitare la comunicazione con i pazienti, e a creare un confronto capace di trasformare i dati clinici in scelte condivise e consapevoli, incidendo positivamente sulla qualità di vita. "La tecnologia sta trasformando profondamente la diabetologia, ma il suo valore emerge pienamente solo quando è accompagnata da una vera relazione di cura basata su ascolto, empatia e condivisione della conoscenza - osserva Raffaella Buzzetti, presidente Sid - Mettere al centro il dialogo e la consapevolezza significa costruire percorsi di cura più efficaci e realmente centrati sulla persona. Il diabetologo non è semplicemente un prescrittore di terapie, ma una guida che orienta i pazienti verso la soluzione più adatta alle loro esigenze e ai loro sogni di vita". Gli argomenti trattati nella miniserie - prosegue la nota - spaziano dall'equità della cura alla libertà prescrittiva dei clinici, al concetto di time in range (indicatore fondamentale per conoscere la stabilità dei valori glicemici nel tempo e valore centrale per il diabetologo per comprendere come il paziente sta gestendo la sua condizione), passando dall'educazione dei pazienti, dalla gestione della gravidanza e della maternità, parlando poi di aspirazioni e obiettivi di vita, e dell'importanza di superare stereotipi e barriere. "Nel diabete, soprattutto in età pediatrica e adolescenziale, l'educazione e la consapevolezza sono cruciali", sottolinea Malgorzata Wasniewska, presidente Siedp. "Quando condividiamo con i nostri giovani pazienti e con le loro famiglie i 'valori corretti' - non solo i numeri della glicemia, ma il significato di una buona gestione di questa condizione - stiamo insegnando loro che il diabete, se affrontato adeguatamente con le migliori soluzioni disponibili, non rappresenta un limite. Al contrario: diventa l'occasione per imparare l'autogestione, la consapevolezza del proprio corpo, la responsabilità verso la propria salute. Questo insegnamento fatto da piccoli, con il supporto della famiglia e della migliore tecnologia, costruisce le fondamenta per una vita piena di possibilità, autonomia, serenità e prospettive di futuro", rimarca la specialista. "In MiniMed Medtronic crediamo che l'innovazione tecnologica esprima il suo senso più profondo solo quando riesce a migliorare concretamente la vita delle persone - conclude Luigi Morgese, Senior Director Italy, Medtronic Diabetes (MiniMed) - E' questo ciò che fa una tecnologia avanzata e affidabile per le persone con diabete: mettere insieme controllo ottimale, equilibrio duraturo dei valori glicemici ed esigenze di libertà, serenità mentale e sicurezza nell’affrontare le sfide di ogni giorno". La miniserie 'Dialoghi D-Valore' sarà online sul sito web (wepartner.medtronic-diabetes.com/it). Da aprile, ogni mese sarà pubblicato un nuovo episodio tematico. La campagna prevederà inoltre approfondimenti indirizzati alla comunità scientifica, grazie a un piano di comunicazione e newsletter dedicate.
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Il valore dei marchi storici nazionali rappresenta un ecosistema da 93,6 miliardi di euro
(Adnkronos) - Il Registro Speciale dei Marchi Storici di Interesse Nazionale ha raggiunto una soglia dimensionale critica, consolidandosi come infrastruttura portante dell'economia manifatturiera italiana. Secondo il rapporto presentato a Palazzo Piacentini, il sistema conta oggi 780 imprese titolari per un totale di 1000 marchi, capaci di impiegare oltre 363.000 addetti. Questo patrimonio non rappresenta solo un retaggio della tradizione, ma una leva finanziaria e operativa per la competitività globale del Paese. Il valore economico generato si concentra prevalentemente nelle cosiddette "4 A" del Made in Italy: Agroalimentare, Automazione, Abbigliamento e Arredo. Queste filiere rappresentano l'81,3% del fatturato totale, con il comparto agroalimentare che da solo contribuisce per 53,7 miliardi di euro. Sotto il profilo settoriale, l'88% delle realtà iscritte opera nel manifatturiero, confermando la natura industriale del Registro. A livello geografico, la Lombardia detiene il primato nazionale con il 28,3% dei marchi e quasi la metà del fatturato complessivo (49,1%). Seguono il Veneto e il Piemonte, sebbene regioni come l'Emilia-Romagna e la Toscana mostrino un'altissima specializzazione nelle filiere chiave, con incidenze settoriali che sfiorano l'80%. L'evento è stato l'occasione per illustrare la riforma del Fondo Salvaguardia Imprese, che introduce nuovi strumenti di co-investimento per favorire acquisizioni intra-filiera. L'obiettivo è trasformare il marchio da asset difensivo a leva di sviluppo industriale.
"Celebriamo oggi il lavoro di generazioni di imprenditori che hanno contribuito a costruire l’identità economica e manifatturiera del nostro Paese. Un traguardo significativo aver raggiunto i Mille Marchi Storici di Interesse Nazionale. Un risultato che, peraltro, giunge a ridosso della Giornata nazionale del Made in Italy 2026 e ne rafforza il valore". Lo ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso. "Parliamo, dunque, di un traguardo che va oltre il valore simbolico e conferma la vitalità del nostro patrimonio industriale e manifatturiero, capace di coniugare tradizione, qualità, innovazione e competitività, dimostrando come la storia produttiva italiana non sia un retaggio del passato, ma una leva strategica per affrontare le sfide di un contesto globale sempre più complesso”. “Il traguardo dei 1000 Marchi Storici di Interesse Nazionale rappresenta un risultato di grande valore per il sistema produttivo italiano. Non è solo un numero, ma il riconoscimento concreto di un patrimonio industriale che continua a generare occupazione, competitività e identità per il Paese”, ha commentato Massimo Caputi, Presidente dell’Associazione Marchi Storici d’Italia. “In un contesto di tensioni protezionistiche e nuovi accordi internazionali come il Mercosur, i Marchi Storici sono tra gli asset più esposti: senza adeguate clausole di salvaguardia nei trattati europei che ne certifichino l’autenticità, rischiamo un’erosione della nostra identità e del valore del Made in Italy. In questa direzione, la nascita del nuovo Strumento Finanziario che favorisce la crescita dei Marchi Storici segna un cambio di paradigma, trasformandosi da strumento difensivo in leva di sviluppo industriale. Grazie alla possibilità di co-investire per acquisizioni intra-filiera, favoriamo la nascita di poli di Marchi Storici solidi e competitivi, capaci di rafforzare le filiere e mantenere il valore ancorato al territorio.” L’80% delle imprese intervistate riconosce al marchio storico un valore strategico elevatissimo, integrandolo attivamente nel packaging e nella comunicazione istituzionale. Nonostante la versione internazionale "Italian Historical Trademark" sia attualmente adottata dal 25% delle aziende, quasi la metà prevede di utilizzarla a breve per contrastare il fenomeno dell'Italian Sounding sui mercati esteri. “Il Rapporto evidenzia con chiarezza che i Marchi Storici non sono solo un patrimonio identitario, ma una componente strutturale dell’economia italiana. Parliamo di imprese radicate nei territori, capaci di generare valore economico e occupazione e di presidiare le principali filiere del Made in Italy.” Ha aggiunto, Gianluca Brozzetti, Consigliere Vicepresidente dell’Associazione Marchi Storici d’Italia. “Allo stesso tempo, emerge l’esigenza di accompagnare questo patrimonio in una nuova fase di sviluppo: le imprese chiedono maggiore visibilità, strumenti di valorizzazione condivisi e una più forte capacità di fare sistema, anche sui mercati internazionali. È su questo passaggio che si gioca la competitività futura dei Marchi Storici”.
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Alcaraz e il tutore al polso, il medico: "E' l'anello debole dei tennisti, sull'articolazione il 30% degli infortuni agli arti superiori"
(Adnkronos) - Il mondo del tennis in ansia per il polso di Carlos Alcaraz. Il tennista spagnolo si è presentato ai Laureus Awards di Madrid con un vistoso tutore al polso destro, dopo l'infortunio che lo ha costretto al ritiro prima dall'Atp 500 di Barcellona e poi dal Masters 1000 di scena nella capitale spagnola, dove Jannik Sinner punta ad allungare al primo posto del ranking Atp. "Il tennis moderno ha subito una trasformazione radicale nel corso degli ultimi 2 decenni. Questo anche grazie ai progressi ingegneristici nella tecnologia delle racchette, divenute significativamente più leggere, aerodinamiche e rigide. Tuttavia, se da un lato queste innovazioni tecnologiche hanno innalzato il livello di spettacolarità, intensità e competitività del gioco, dall'altro hanno imposto carichi biomeccanici estremi sul sistema muscolo-scheletrico degli atleti, con particolare incidenza sulle articolazioni dell'arto superiore. Notevole impatto poi è legato anche alle diverse tecniche di impugnatura, estremizzate per favorire accelerazione e rotazione della pallina". E' l'analsi per l'Adnkronos Salute di Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all'UniSalento e segretario generale della Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa). "Il polso, in particolare, funziona come l'ultimo anello di una catena biomeccanica, incanalando la forza massimale generata dalla spinta degli arti inferiori, dalla torsione del tronco e dall'accelerazione della spalla direttamente nel telaio della racchetta nell'esatto momento dell'impatto - illustra Bernetti - La letteratura scientifica riporta tassi di infortunio complessivi che variano da 0,05 a 2,9 infortuni per giocatore all'anno, o da 0,04 a 3,0 infortuni ogni 1.000 ore di gioco. Sebbene le patologie a carico degli arti inferiori (caviglia e ginocchio) mantengano il primato in termini assoluti, gli infortuni all'arto superiore rappresentano una quota critica. Dati elaborati dalla Mayo Clinic indicano in modo allarmante che circa il 30% di tutte le patologie dell'arto superiore nei tennisti riguarda specificamente l'articolazione del polso. In questo scenario, il lato ulnare (lato del mignolo) del polso, dove ci sono strutture come il tendine dell'estensore ulnare del carpo e la fibrocartilagine triangolare, diviene il principale capolinea dove si abbattono le forze di taglio. Una considerazione molto importante, inoltre, è quella relativa alla gestione del calendario agonistico nel tennis professionistico che mette i tennisti a rischio di sovraccarico funzionale". Il caso di Carlos Alcaraz "sembrerebbe essere emblematico da questo punto di vista. Pur non conoscendo con precisione le caratteristiche dell'infortunio dello spagnolo - precisa il medico-fisiatra - sicuramente possiamo affermare come si sia presentato al torneo Atp 500 di Barcellona reduce da un intenso e riavvicinato dispendio di energie fisiche e nervose. Infatti, meno di 48 ore prima del suo esordio sulla terra battuta catalana lo spagnolo aveva disputato una faticosa finale al Monte Carlo Masters, subendo una sconfitta per mano di Jannik Sinner. Con così poco riposo, il tempo fisiologico necessario per lo smaltimento dei prodotti tossici del sovraccarico fisico e per il recupero microstrutturale praticamente non c'è stato. Il che ha portato all'infortunio. Fra l'altro lo scorso anno aveva commesso lo stesso errore, infortunatosi con tempistiche simili. Stavolta già durante il match di primo turno ha mostrato evidenti segni di sofferenza fisica fin dalle battute iniziali. Infatti, nel corso del primo set, Alcaraz ha iniziato a toccarsi ripetutamente il polso destro, fino a richiedere formalmente l'interruzione del gioco e l'intervento del fisioterapista in campo. La gravità della situazione è emersa la mattina successiva, a seguito di indagini diagnostiche strumentali che hanno indotto lo staff sanitario del giocatore a decidere per il ritiro immediato dal torneo". Perché il tutore al polso destro? "E' utilizzato per impedire qualsiasi movimento in grado potenzialmente di aggravare una lesione che dovrà essere monitorata con prossimi accertamenti. Infatti, l'impatto clinico si è esteso oltre l'evento catalano, forzando Alcaraz al ritiro anche dall'imminente Madrid Open, e mettendo in serio dubbio la sua partecipazione agli Internazionali d'Italia a Roma e, forse, al Roland Garros", conclude Bernetti.
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La neve artica come reattore chimico, scoperto un nuovo ciclo del bromo
(Adnkronos) - Il manto nevoso dell'Artico non è un semplice deposito passivo, ma un complesso sistema dinamico capace di modificare la chimica atmosferica regionale. Uno studio internazionale, pubblicato sulla rivista Science Advances, ha individuato per la prima volta la presenza di bromato nelle neve delle isole Svalbard. La ricerca, che ha visto la collaborazione tra l’Istituto di Scienze Polari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Isp), l'Università Ca' Foscari Venezia e l'Università degli Studi di Perugia, dimostra come la neve funga da vero e proprio reattore chimico naturale. Il bromo ricopre un ruolo centrale negli equilibri delle regioni polari. Come spiegato da Stefano Frassati, autore dello studio e dottorando a Ca' Foscari: "Le sue reazioni possono innescare processi che portano alla distruzione dell'ozono e influenzano anche il ciclo di altri composti atmosferici. Per questo è fondamentale capire come venga immagazzinato e trasformato nel manto nevoso".
Campionamento del manto nevoso durante il periodo primaverile (crediti: Federico Scoto / Cnr-Isp)
Le analisi sono state condotte su campioni di neve e aerosol prelevati nel 2022 presso la base italiana "Dirigibile Italia" a Ny-Ålesund. I risultati evidenziano che, con il ritorno della luce durante la primavera polare, la radiazione solare attiva reazioni specifiche. In queste condizioni, il bromuro presente nella neve si ossida trasformandosi in bromato, una specie chimica molto più stabile.
Andrea Spolaor, ricercatore del Cnr-Isp, chiarisce la rilevanza della scoperta: "Il bromuro [...] può ossidarsi formando bromato, una specie molto più stabile che può accumularsi sia nel manto nevoso che nell'ambiente circostante". Questo processo di accumulo rappresenta un serbatoio di bromo non reattivo che i modelli atmosferici precedenti non avevano considerato.
Fronte del ghiacciaio Confortlessbreen, sull'isola di Spitsbergen (crediti: Federico Scoto / Cnr-Isp)
Il successo della ricerca è dipeso dall'impiego di tecniche analitiche ad alta sensibilità e protocolli specifici per l'identificazione delle specie ossidate, capaci di rilevare il composto anche a concentrazioni estremamente basse. Fondamentale è stato anche l'apporto della meccanica quantistica per definire il meccanismo chimico elementare.
David Cappelletti, professore dell'Università di Perugia, sottolinea l'importanza dell'integrazione metodologica: "Coniugando esperimenti avanzati con modelli teorici sofisticati è stato possibile chiarire la dinamica dei processi chimici elementari che agiscono in un mezzo altamente complesso come la neve". Sebbene la scoperta non influenzi direttamente i cambiamenti climatici, essa permette di perfezionare la comprensione della chimica dell'ozono ai poli, fornendo dati cruciali per i futuri modelli climatici e atmosferici.
Immagine di Cover: Vista del campo di neve utilizzato per lo studio, presso Ny-Ålesund (crediti: Federico Scoto / Cnr-Isp)
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Ricambio generazionale e formazione: AsConAuto fa scuola
(Adnkronos) - Formazione, competenze e ricambio generazionale diventano leve strategiche per il futuro dell’automotive italiano. Con questo obiettivo AsConAuto, l’associazione che riunisce i concessionari italiani e promuove la distribuzione dei ricambi originali sul territorio, rafforza la partnership con ENAIP NET, rete nazionale della formazione professionale, per favorire l’ingresso delle nuove generazioni in un comparto che da anni soffre la carenza di personale qualificato. Il progetto punta a consolidare il collegamento tra scuola e impresa attraverso percorsi strutturati, orientamento professionale e opportunità concrete di inserimento lavorativo.
Su questo tema importante Giovanni Rigoldi, Presidente di MIRO, il Consorzio AsConAuto di Milano, ha dichiarato. «Responsabilità è la parola chiave, a partire dalla nostra di imprenditori: dobbiamo far percepire la trasformazione in atto, il tempo delle officine sporche e brutte è finito e sta lasciando spazio a realtà che ricordano piuttosto una sala operatoria. Poi c’è la vostra responsabilità, oggi di studenti e domani di professionisti che dovranno mantenere relazioni corrette e collaborative con i colleghi, perché la soddisfazione del cliente passa anche dall’atmosfera che si respira sul luogo di lavoro. Responsabilità significa inoltre non smettere mai di imparare. Rivoluzione digitale, tecnologica, green… La velocità dei cambiamenti è tale che è indispensabile acquisire e poi aggiornare le competenze».
Secondo AsConAuto, il settore offre sbocchi professionali trasversali che vanno oltre la tecnica pura: vendita, service, amministrazione e marketing rappresentano aree in crescente domanda nelle concessionarie e nelle imprese di riparazione più strutturate. Nei prossimi dieci anni, secondo le stime richiamate dall’associazione, potrebbe registrarsi una riduzione fino al 50% degli autoriparatori attivi in Italia per limiti di età
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MINI e Paul Smith in una nuova special edition
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MINI sceglie la Milano Design Week 2026 per rafforzare il proprio dialogo con il mondo del design e presenta, insieme a Sir Paul Smith, l’installazione immersiva “A Garden of Curiosity” con la nuova MINI Cooper Cabrio Paul Smith Edition.
Per ripercorrere la storia con lo stilista MINI esibisce la Paul Smith 40th Anniversary Mini del 1999 ( disegnata da 86 strisce in ben 26 colori), la MINI Strip by Paul Smith del 2021 e l’ultima Cooper dell’Edition attuale. Per l'occasione Holger Hampf, Head of MINI Design ha dichiarato: “Paul Smith e MINI si completano perfettamente, come dimostra ancora una volta questa collaborazione. Ci unisce la passione per il design, e il nostro entusiasmo condiviso per l’artigianato, l’innovazione e l’individualità rende “A Garden of Curiosity” un’esperienza ricca di colori, suoni ed espressività”.
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Audi porta RS 5 e monoposto R26 alla Milano Design Week 2026
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Audi torna protagonista alla Milano Design Week e sceglie il palcoscenico di Portrait Milano, in Corso Venezia, per presentare al pubblico italiano due anteprime nazionali ad alto contenuto tecnologico: la nuova Audi RS 5 plug-in hybrid ad alte prestazioni e la monoposto Audi R26 del team impegnato nel mondiale di Formula 1. La nuova Audi RS 5 è la prima plug-in hybrid ad alte prestazioni firmata Audi Sport. Un modello che coniuga elettrificazione, dinamica di guida e utilizzo quotidiano, Audi ha quindi portato la tecnologia ibrida nel segmento performance secondo una visione orientata all’efficienza senza rinunciare al coinvolgimento al volante. Accanto all’installazione ovale trova posto la Audi R26, la monoposto che rappresenta l’ingresso del brand nella massima categoria del motorsport mondiale F1 e sintetizza la ricerca tecnologica, competitività e nuova centralità culturale del marchio nel panorama automotive globale. «La ricorrente presenza Audi a Milano non è mai solo legata al prodotto, ma rappresenta il contributo del Brand a un dibattito culturale più ampio», afferma Massimo Frascella, Chief Creative Officer di AUDI AG. «In un mondo che diventa ogni giorno più frenetico e complesso, il design deve aiutare le persone a filtrare la confusione, a trovare chiarezza e a riconnettersi con ciò che è essenziale».
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Lamborghini few-off roadster, il vertice V12 a cielo aperto
(Adnkronos) - Dalla Miura Roadster alla Sián Roadster, le serie limitate aperte del marchio raccontano il lato più esclusivo, estremo e visionario di Sant’Agata Bolognese. Guidare una Lamborghini Roadster con motore V12 significa entrare in una dimensione in cui prestazioni e coinvolgimento sensoriale si fondono senza filtri. Modelli come Diablo Roadster, Murciélago Roadster e Aventador Roadster hanno reso celebre questa formula, ma esiste un livello ancora più raro ed elitario: quello delle few-off Roadster. Si tratta di vetture costruite in numeri ridottissimi, nate per rappresentare il massimo della ricerca Lamborghini in termini di stile, tecnica e carattere. In queste auto l’esperienza open-air non è un semplice dettaglio, ma una parte essenziale del progetto. Ogni elemento, dalla linea della carrozzeria alla configurazione meccanica, è pensato per esaltare la sensazione di libertà e la forza espressiva del dodici cilindri. Le origini di questa visione risalgono al 1968 con la Miura Roadster, esercizio di stile firmato Bertone che reinterpretava una delle auto più rivoluzionarie della storia dell’automobile. Già allora Lamborghini mostrava la volontà di spingersi oltre i canoni tradizionali, immaginando una supersportiva aperta capace di sorprendere per presenza scenica e personalità. La prima vera interpretazione moderna di questa filosofia arriva nel 2009 con Reventón Roadster. Realizzata in appena 15 unità, abbina un design ispirato al mondo aeronautico a un V12 6.5 aspirato da 650 CV, con una struttura che valorizza ampiamente la fibra di carbonio e introduce anche la strumentazione digitale LCD. Nel 2014 tocca a Veneno Roadster, uno dei progetti più radicali mai usciti da Sant’Agata Bolognese. Prodotta in soli 9 esemplari, porta su strada soluzioni aerodinamiche derivate dal motorsport e affida le sue prestazioni a un V12 da 750 CV.
Due anni dopo arriva Centenario Roadster, omaggio al centenario della nascita di Ferruccio Lamborghini. In 20 esemplari concentra tecnologia evoluta, sterzata integrale e un V12 da 770 CV, anticipando contenuti poi estesi ad altri modelli della gamma. Nel 2020, infine, Sián Roadster apre una nuova fase. Limitata a 19 unità, è la prima few-off Roadster Lamborghini elettrificata, con il V12 6.5 affiancato da un sistema ibrido a 48 volt per una potenza complessiva di 819 CV.
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Leapmotor cresce in Europa, boom di immatricolazioni a marzo
(Adnkronos) - Il mese di marzo segna un nuovo passo avanti per Leapmotor, che consolida la propria presenza nel mercato europeo con risultati che confermano una crescita rapida e strutturata. Le immatricolazioni hanno superato le 11.000 unità, con un incremento del 31% rispetto al mese precedente e una progressione impressionante su base annua. Il dato più rilevante riguarda il posizionamento nel segmento delle auto elettriche BEV, dove il marchio raggiunge una quota del 3,2% a livello europeo, con performance particolarmente significative in alcuni mercati chiave. L’Italia emerge come uno dei Paesi più ricettivi, seguita da altre realtà dove la diffusione della mobilità elettrica continua a crescere. A trainare questo sviluppo sono soprattutto due modelli strategici. La Leapmotor T03 si conferma riferimento nel segmento A elettrico, dominando le vendite e mantenendo una presenza costante tra i modelli più richiesti. Accanto a lei, la Leapmotor B10 si ritaglia uno spazio rilevante nel competitivo comparto dei SUV elettrici, ottenendo risultati concreti nel canale privati. Guardando al quadro complessivo, il primo trimestre del 2026 rafforza ulteriormente il trend positivo. Con oltre 24.000 veicoli venduti, il marchio registra un incremento sensibile rispetto ai periodi precedenti, entrando tra i protagonisti del mercato europeo delle auto elettriche.
Un elemento chiave di questa espansione è la crescente domanda di veicoli a zero emissioni, che rappresentano ormai la parte predominante degli ordini. Tuttavia, la strategia non si limita esclusivamente all’elettrico puro. L’arrivo della nuova Leapmotor B10 REEV Hybrid introduce una soluzione più flessibile, pensata per intercettare sia il pubblico privato sia quello aziendale. La combinazione tra una gamma in evoluzione e risultati commerciali in forte crescita evidenzia un posizionamento sempre più solido. Leapmotor si inserisce così tra i marchi emergenti più dinamici nel panorama europeo, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente la propria presenza nei prossimi mesi.
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Vacanze sicure 2026, controlli pneumatici al via
(Adnkronos) - Dal 20 aprile prende il via Vacanze Sicure 2026, la campagna nazionale dedicata al controllo degli pneumatici auto, promossa dalla Polizia Stradale insieme a Assogomma. L’iniziativa si inserisce nelle attività di vigilanza su strade e autostrade, con un focus preciso su uno degli elementi più determinanti per la sicurezza. Durante i controlli, le pattuglie verificheranno lo stato di usura degli pneumatici, individuando eventuali anomalie o danneggiamenti che possano compromettere l’aderenza e la stabilità del veicolo. Non si tratta di controlli superficiali: l’indagine sarà tecnica e dettagliata, grazie anche alla formazione specifica ricevuta dagli operatori. Oltre alla profondità del battistrada, saranno analizzati aspetti fondamentali come l’omologazione, la conformità rispetto a quanto indicato sulla carta di circolazione e l’uniformità degli pneumatici montati sullo stesso asse. Particolare attenzione verrà riservata anche alla coerenza tra gomme utilizzate e stagione, un fattore spesso trascurato ma decisivo in termini di sicurezza. Le pattuglie della Polizia Stradale saranno dotate di spessimetro omologato, strumento che consente di rilevare con precisione la profondità del battistrada. Questo dato rappresenta uno degli indicatori più importanti per valutare l’efficienza degli pneumatici auto. L’obiettivo della campagna non è solo sanzionatorio, ma soprattutto informativo. Gli pneumatici rappresentano infatti l’unico punto di contatto tra veicolo e asfalto: pochi centimetri quadrati da cui dipendono frenata, direzionalità e stabilità. Nonostante questo, restano tra gli elementi più sottovalutati nella manutenzione ordinaria. Un’auto che può superare le due tonnellate scarica tutto il proprio peso su quattro gomme: una condizione che rende evidente quanto sia cruciale mantenerle in perfetto stato. Usura eccessiva, pressione non corretta o pneumatici non conformi possono ridurre drasticamente le prestazioni in termini di sicurezza. Giunta alla sua ventitreesima edizione, Vacanze Sicure 2026 prevede controlli diffusi su tutto il territorio nazionale. I dati raccolti saranno analizzati secondo un modello statistico sviluppato dal Politecnico di Torino, con l’obiettivo di costruire un quadro aggiornato delle condizioni del parco circolante. I risultati serviranno a orientare una successiva campagna di sensibilizzazione rivolta agli automobilisti, in vista degli spostamenti estivi, quando traffico e temperature mettono a dura prova gli pneumatici auto.
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