Le gemelline siamesi e l'operazione a Milano, il racconto dei medici: "Siamo andati sulla Luna e siamo tornati"

(Adnkronos) - Il dolore della perdita e, allo stesso tempo, la commozione di vedere la vita che va avanti, contro ogni statistica. Il silenzio surreale e il momento determinante della 'sliding door' chirurgica che determina il destino di un intervento. E' lo tsunami di emozioni che ha accompagnato ogni momento del lungo percorso che ha portato a giugno dell'anno scorso alla separazione all'Irccs ospedale San Gerardo di Monza di due gemelline siamesi senegalesi unite dalla testa, affette da una rarissima forma di craniopago verticale totale. "Siamo andati sulla Luna e siamo tornati. Questa è stata la frase che ho detto ai miei colleghi al termine dell'intervento finale. E loro hanno convenuto con me. La sensazione era quella: di essere stati un po' fuori dal mondo per un bel po' di tempo, per tantissime ore, ma poi di essere riusciti a tornare alla base", spiega all'Adnkronos Salute Carlo Giussani, primario della Neurochirurgia del San Gerardo, a margine di un incontro organizzato nell'ospedale per fare il punto sull'impresa. Sono trascorsi 10 mesi da allora. Una delle gemelline - che era già apparsa più fragile - non ce l'ha fatta. L'altra è sopravvissuta e oggi continua a fare progressi. L'operazione ha visto Smile House Fondazione Ets come promotore e coordinatore della maxi rete di cooperazione internazionale e nazionale messa in piedi per portare l'impresa al traguardo. Un'impresa sostenuta dal finanziamento di un benefattore, Mouhamad Rassoul Dieng, presidente e fondatore di una Fondazione che porta il suo nome, il quale ha deciso di aiutare Smile House, donando per la causa 3 milioni di euro. "Un momento molto stressante" di questo lungo viaggio è stato quando "una delle bimbe - la più fragile - ha rischiato di morire. E' durato 1 mese e mezzo e questo momento è stato superato grazie al lavoro straordinario dei rianimatori", ripercorre Giussani. Il percorso è andato avanti. E uno dei fattori che lo ha reso possibile è stata proprio la sorellina più forte, sottolinea Giussani, "un attore fondamentale". "La bambina più sana e più forte delle due ha portato avanti la sorella più debole, trainando il suo organismo come una locomotiva, ed è stato impressionante dal punto di vista medico e umano. Quello che era uno svantaggio biologico, cioè avere attaccate le arterie e le vene, quando non era ancora avvenuta la separazione totale, è diventato un gigantesco vantaggio, aiutando la piccola a ripulirsi da tutte le impurità legate all'insufficienza epatica, renale, multiorgano. Le piccole, alla fine, si può dire che si sono aiutate a vicenda, grazie all'impegno impressionante dei nostri rianimatori, e ci hanno spronato ad andare avanti". La separazione si è realizzata attraverso un gruppo di interventi, 4 in totale. "Perché - chiarisce Giussani - bisognava abituare le bambine ad essere indipendenti l'una dall'altra. E questo avviene, secondo tutti gli schemi della natura, in modo progressivo, non immediato. Quindi abbiamo fatto un primo intervento di separazione cerebrovascolare a novembre del 2024, e poi a dicembre del 2024. E' stato inoltre necessario anche un intervento di chirurgia plastica per preparare la copertura, perché non si tratta soltanto di separare i cervelli, ma anche di coprire i difetti cranici. Ultima tappa a giugno scorso l'intervento finale di distacco che è durato circa 40 ore con piccole pause". "Purtroppo, alla separazione abbiamo visto emergere in modo oggettivo quella che era la debolezza e fragilità di una delle sorelline, che è venuta a mancare, e abbiamo dovuto trasformare l'operazione in un intervento di separazione d'urgenza, che di solito si accompagna a un rischio di morte di tutte e due fino al 90%", prosegue Giussani. Il momento più difficile di tutti, ammette il neurochirurgo. Ed anche il momento determinante, in cui l'équipe passa al 'piano B', se così si può definire. Il risultato è che, alla fine, "siamo riusciti miracolosamente a portare in sicurezza la gemellina sopravvissuta. E lei adesso sta facendo un percorso riabilitativo meraviglioso, che ci sta riservando grandi soddisfazioni. Inizia a star seduta, cammina con un sostegno, interagisce in modo brillante". Quelle affrontate dai medici del San Gerardo e dalla maxi squadra di esperti di diversi centri che li ha accompagnati sono "condizioni di rarità assoluta". E, nella rarità, aggiunge il neurochirurgo, "questa è una delle forme di craniopago totale più complesse. Le gemelle condividevano una grossissima parte dell'albero vascolare venoso del cervello, c'erano zone di sovrapposizione dei cervelli, ed è soprattutto il modo in cui il sangue defluisce ed esce dalla testa" ad avere un gran peso. "Poi le piccole condividevano importantissime zone del cranio e della pelle. Quindi è stato necessario un intervento multidisciplinare che ha portato tutti gli specialisti ad operare per una separazione completa". Il punto cardine iniziale è stato quello legato alla fattibilità dell'intervento dal punto di vista vascolare. "Avevamo una quantità di studi già fatti da altri, ma li abbiamo portati al massimo livello di approfondimento, con simulazioni ripetute in 3D, nel metaverso, che hanno portato ad avere una completa consapevolezza dell'anatomia" su cui si doveva intervenire, e "del modo in cui si potesse fare l'intervento". Questo è stato possibile, spiega ancora Giussani, "grazie alla collaborazione del nostro ospedale con un'azienda che si chiama UpSurgeOn, fondata da un neurochirurgo e famosa per creare simulatori. Hanno spinto le loro competenze a livelli incredibili creando delle simulazioni super realistiche che hanno guidato tutti noi nelle scelte e durante le fasi chirurgiche". Tutti i passaggi sono stati studiati nel dettaglio per poter gestire anche eventuali cambiamenti di strategia in corso d'opera, come poi è successo nell'intervento finale quando, "venendo a mancare la gemellina più fragile, abbiamo dovuto affrontare il passaggio, ed eravamo preparati, all'intervento di separazione d'urgenza che ha altre caratteristiche, molto più complesso per certi aspetti". In quelle fasi così delicate c'è stato "un grandissimo ordine, quasi una sacralità, da parte di tutti - descrive il neurochirurgo - un rispetto assoluto della morte che era appena avvenuta, e un livello di concentrazione veramente sovrumano". E si fanno i conti con "una grandissima partecipazione emotiva. Ricordo le strumentiste che continuavano ad aiutarci piangendo, ma facendo il lavoro in modo perfetto. Siamo stati un'orchestra. E oggi porto con me una profonda gratitudine - aggiunge Giussani - Gratitudine verso la famiglia e le loro bimbe per questa grande fiducia nei nostri confronti, per essersi affidati. E gratitudine verso i colleghi per quello che è stato un lavoro di gruppo che è durato due anni, durante i quali da colleghi e amici ci siamo legati ancora di più. E poi c'è quel ritorno alla nostra ars medica e a ciò che è fondamentale: cercare il bene di questi genitori, che sappiamo hanno un grande affetto verso di noi. Il loro sguardo oggi è la nostra più grande ricompensa". Sono passati 10 mesi dalla maratona chirurgica di oltre 40 ore. La gemellina sopravvissuta ora ha più di 3 anni. "E' meravigliosa. La vediamo molto frequentemente, l'ultima volta la settimana scorsa. Sta seduta in autonomia, ha imparato a stare in piedi, sta iniziando a camminare. Sono bimbi che non hanno mai camminato, vivono sdraiati. Lei oggi ha una bellissima interazione e ha il suo carattere come tutti i bambini, è buffa", dice Giussani "E' veramente bella", spiega lo specialista visibilmente emozionato. Giussani si dice soddisfatto dei progressi che sta facendo. "Sta iniziando a dire parole e a farsi capire perfettamente, a farci capire che è una femminuccia", con i vezzi tipici delle bambine, sorride. "E la cosa più bella è che lei canta. Canta quando è gioiosa, è proprio nel suo Dna".  
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Fiere: inaugurata a Rimini Macfrut 2026 con il ministro Lollobrigida

(Adnkronos) - “Macfrut è più di una fiera, è l’occasione per creare rapporti e rafforzare legami con altri Paesi del mondo. È la prova della nostra capacità di essere all’avanguardia e di rappresentare un’opportunità per lo sviluppo di altre nazioni, come quelle africane o mediorientali”. Con queste parole il ministro dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e Foreste, Francesco Lollobrigida, ha tagliato il nastro della 43ma edizione di Macfrut. Lo ha fatto nel corso del convegno inaugurale, promosso da Anbi (Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue) sul tema 'L’ortofrutta, tra competitività e geopolitica', durante la prima giornata di Fiera al Rimini Expo Centre partita sotto i migliori auspici in fatto di presenze. Al taglio del nastro erano presenti i ministri di quattro Paesi: Camerun (Achille Bassilekin III), Libano (Nizar Hani), Senegal (Mabouba Diagne) e Siria (Amjad Bader).   Il ministro Lollobrigida ha dichiarato: “Siamo qui a Macfrut, la principale fiera della filiera ortofrutticola, settore per il quale abbiamo reso disponibili finanziamenti diretti sulle filiere e sul Pnrr che superano i 2 miliardi, e ne sviluppano quasi 3 di investimenti, e a cui si aggiungono interventi su energia, agrisolare e logistica. Continueremo a lavorare in questa direzione perché è una filiera di qualità e capace di creare ricchezza, lavoro e anche sviluppo. Eventi come questo sono fondamentali per la promozione del Sistema Italia e per rafforzare la presenza sui mercati internazionali. Macfrut è la prova della nostra capacità di essere all’avanguardia e di rappresentare un’opportunità per lo sviluppo di altre nazioni, come quelle africane o mediorientali. Macfrut è più di una fiera, è l’occasione di creare rapporti e rafforzare legami con altri Paesi del mondo”.   Michele De Pascale, presidente Regione Emilia Romagna, ha affermato: “Macfrut è una piattaforma internazionale strategica per l’ortofrutta e per un sistema come quello dell’Emilia-Romagna, che si presenta a questo appuntamento con una filiera organizzata, capace di competere sui mercati e di innovare lungo tutta la catena del valore, dalla produzione alla trasformazione fino alla commercializzazione. Parliamo di un comparto che nel 2025 ha superato 1 miliardo e 446 milioni di euro di valore della produzione, confermandosi una delle leve principali dell’agroalimentare regionale e un punto di forza del nostro sistema economico. È su questa base che la Regione continua a investire in modo concreto, mettendo in campo strumenti e risorse per sostenere la competitività delle imprese, accompagnarne i processi di innovazione e rafforzarne la capacità di stare sui mercati. Interventi che vanno dalla difesa del potenziale produttivo, con i progetti sui ‘Frutteti protetti’, fino all’utilizzo delle risorse europee per sostenere sostenibilità ambientale, sviluppo tecnologico e organizzazione della filiera. Allo stesso tempo, è fondamentale presidiare con forza il livello europeo, perché le scelte che si stanno definendo sulla nuova Politica agricola comune e sull’assetto delle risorse avranno un impatto diretto sul futuro delle nostre imprese. Per questo lavoriamo per difendere il ruolo delle politiche comuni e per garantire condizioni che consentano al settore di continuare a crescere, investire e competere sui mercati internazionali”.   Lorenzo Galanti, direttore generale di Agenzia Ice, ha detto: “Agenzia Ice porta a questa edizione del Macfrut 920 operatori esteri qualificati da oltre 80 Paesi, più del doppio rispetto allo scorso anno. Sono già previsti oltre 5mila incontri B2B tra operatori esteri e aziende espositrici italiane. Si tratta di un vero salto di qualità per una fiera già molto internazionalizzata come il Macfrut, che espone una intera filiera di primaria rilevanza per il nostro export e illustra le ultime tendenze in fatto di innovazione e sostenibilità. L’obiettivo è favorire, con il Maeci e il Masaf, per tutti i segmenti della filiera ortofrutticola, una diversificazione dei mercati di esportazione per far fronte alle sfide di oggi e continuare a esportare l’eccellenza italiana nel mondo”.   Per Patrizio Neri, presidente di Macfrut, “questa è un’edizione che vede una partecipazione internazionale straordinaria, segno di un dialogo che non ha confini". "L’ortofrutta è un settore strategico del nostro Paese tanto da rappresentare un quarto della nostra produzione agricola nazionale. Macfrut è la vetrina dell’Italia nel mondo, l’evento nel quale tutta la filiera si incontra per fare business e intercettare trend e tendenze in atto. Siamo consapevoli che qui si può disegnare il futuro del settore attraverso a una visione che poggia su tre pilastri: innovazione, sostenibilità e connessione”, ha aggiunto.  Luca Sammartino, assessore all’Agricoltura della Regione Siciliana, partner di Macfrut 2026, ha sottolineato: “L'ortofrutta è uno dei pilastri dell'agricoltura siciliana. Essere a questo evento vuole dire ribadire un impegno concreto per la valorizzazione delle nostre eccellenze sempre più protagoniste del mercato internazionale. Quest'anno la Sicilia è Regione Partner di Macfrut. La Sicilia non è solo la terra delle eccellenze Dop e Igp, dai famosi agrumi al pistacchio, ma è diventata il cuore pulsante della produzione italiana di frutta tropicale. Avocado, mango e papaya ‘made in Sicily’ rappresentano oggi la nuova frontiera dell'agroalimentare regionale, simbolo di un'agricoltura capace di innovare e adattarsi alle sfide climatiche”.   L’inaugurazione è avvenuta nel corso del convegno promosso da Anbi sul tema 'L’ortofrutta, tra competitività e geopolitica'. Moderato da Micaela Cappellini, giornalista de Il Sole 24 Ore, è stato aperto dai sindaci di Cesena e Rimini, Enzo Lattuca e Jamil Sadegolvah; a seguire i saluti di Patrizio Neri, presidente di Macfrut, e Francesco Vincenzi, presidente Anbi. Il dibattito in due sessioni ha visto gli interventi di Paolo De Castro, presidente Nomisma e del Comitato Tecnico scientifico di Macfrut, Marco Salvi, presidente Fruitmprese, Ettore Prandini, presidente Coldiretti, Sandro Gambuzza, vicepresidente Confagricoltura, Cristiano Fini, presidente Cia Agricoltori Italiani, Cristian Maretti, presidente Legacoop Agroalimentare, Raffaele Drei, presidente Fedagri, Luigi Scordamaglia, ad Filiera Italia, Luca Sammartino, assessore all’Agricoltura Regione Siciliana, partner di Macfrut 2026, Sergio Marchi, direttore Ismea, Maria Chiara Zaganelli, direttrice Crea, Marco Riccardo Rusconi, direttore Aics, Matteo Zoppas, presidente Agenzia Ice, Michele De Pascale, presidente Regione Emilia-Romagna, e Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e Foreste.   Nel corso del convegno Ersilia di Tullio, responsabile Strategic Advisor Nomisma, ha presentato una indagine su 'Mercati internazionali e Ortofrutta italiana: una sfida geopolitica, standard di sostenibilità competitività'. Dai dati Nomisma emerge che il settore ortofrutticolo in Italia coinvolge oltre 150mila imprese per una superficie di 887mila ettari. Il valore alla produzione è di 17 miliardi di euro, pari al 26% dell’agroalimentare italiano. L’export di ortofrutta fresca e trasformata nel 2025 è stato di 12,9 miliardi e incide del 18% sul totale dell’agroalimentare.  Negli ultimi sei anni (2020-2025) in doppia cifra è stata la crescita dell’export sia di ortaggi (+38,1%) che della frutta (+37,1%). Riguardo ai mercati l’export del fresco è concentrato prevalentemente nell’Unione europea tanto da incidere dell’83% per gli ortaggi e il 76% per la frutta. L’Italia è all’undicesimo posto mondiale nell’esportazione di ortaggi e al dodicesimo nella frutta fresca. L’indagine ha evidenziato due criticità del settore. Anzitutto l’instabilità geopolitica che incide direttamente sulla continuità e sui costi delle catene logistiche, che per l’ortofrutta fresca sono particolarmente critiche. In secondo luogo il cambiamento climatico e le emergenze fitosanitarie che generano effetti rilevanti sulle produzioni agricole con l’ortofrutta fra le colture più esposte. 
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Prevenzione malattia da Rsv nei neonati, via libera Ue all'anticorpo monoclonale clesrovimab

(Adnkronos) - La Commissione europea ha approvato Enflonsia* (clesrovimab) per la prevenzione della malattia del tratto respiratorio inferiore da virus respiratorio sinciziale (Rsv) in neonati alla nascita o durante la loro prima stagione Rsv. Lo annuncia in una nota Msd, precisando che clesrovimab è controindicato nei neonati con ipersensibilità al principio attivo o a uno qualsiasi dei suoi eccipienti. Il farmaco - spiega l'azienda - è un anticorpo monoclonale (mAb) preventivo a lunga durata d'azione, progettato per offrire una protezione diretta, rapida e duratura per 5 mesi, corrispondenti alla durata di una tipica stagione Rsv, attraverso un dosaggio non basato sul peso. L'approvazione della Ce ne autorizza la commercializzazione in tutti i 27 Stati membri dell'Unione europea, nonché in Islanda, Liechtenstein e Norvegia. I tempi di disponibilità del farmaco nei singoli Paesi potranno variare e dipenderanno da diversi fattori, tra cui il completamento delle procedure nazionali di rimborso.  "L'infezione da virus respiratorio sinciziale può progredire verso condizioni gravi come bronchiolite e polmonite sia nei neonati sani sia in quelli a rischio, e questo virus è tra le principali cause di ospedalizzazione infantile a livello globale", ricorda Paolo Manzoni, direttore Dipartimento di Medicina materno-infantile AslBi, professore associato di Pediatria e neonatologia dell'università di Torino e Principal Investigator dello studio clinico Smart. "L'approvazione di clesrovimab in Europa - aggiunge - rappresenta un importante traguardo di sanità pubblica, supportata da solidi dati clinici degli studi Clever e Smart che mostrano riduzioni significative dell'incidenza della malattia da Rsv e delle ospedalizzazioni associate all'Rsv". Per lo specialista, "grazie alla comodità del dosaggio, clesrovimab è una nuova e valida opzione che ha il potenziale di contribuire ad alleviare il peso dell'Rsv su neonati, famiglie e sistemi sanitari". L'approvazione della Ce - riporta la nota - è supportata dai risultati dello studio cardine di fase 2b/3 Clever (MK-1654-004), che ha valutato la sicurezza e l'efficacia di una singola dose di clesrovimab somministrata a neonati pretermine e a termine (dalla nascita a 1 anno di età), nonché dai dati ad interim della prima stagione Rsv dello studio di fase 3 Smart (MK-1654-007) che valuta la sicurezza, l'efficacia e la farmacocinetica del trattamento rispetto a palivizumab nei neonati ad aumentato rischio di malattia grave da Rsv. I dati clinici degli studi Clever e Smart sono stati pubblicati sul 'New England Journal of Medicine' nel settembre 2025. Clesrovimab è approvato negli Stati Uniti, in Canada, in Svizzera e in diversi altri Paesi per l'uso nei neonati durante la loro prima stagione Rsv e sono in corso presentazioni di dossier regolatori in ulteriori mercati a livello globale. 
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Dieta mediterranea e prevenzione cardiovascolare, ecco le nuove linee guida

(Adnkronos) - Si terrà domani a Roma all'università Europea, organizzato dal Corso di laurea di Medicina e Chirurgia diretto da Ernesto Greco, il congresso sulle nuove Linee guida della dieta mediterranea nella prevenzione cardiovascolare. "La dieta mediterranea è da molti considerata il fattore di maggior importanza per la longevità che caratterizza la popolazione italiana, prima al mondo dopo il Giappone - spiega Greco all'Adnkronos Salute - Gli impatti benefici di questa alimentazione dal punto di vista epigenetico sono evidenti a livello cardiovascolare, ma anche nella prevenzione delle malattie neurodegenerative e oncologiche".  Il congresso, diretto da Greco, Roberto Volpe e Nicola Veronese, mette in evidenza i risultati raggiunti da questo gruppo di lavoro di esperti provenienti da prestigiose università italiane, dal Cnr e dall'Istituto superiore di sanità. Durante il congresso saranno affrontati anche gli impatti economici e di sostenibilità che la prevenzione cardiovascolare permette di tutelare a livello della nostra società. Tutti gli esperti presenti, medici, economisti, epidemiologi e ricercatori affronteranno l'importanza di questa corretta alimentazione e del suo impatto sulla salute globale. 
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Agenda 2030, quasi 3 italiani su 4 ne hanno sentito parlare

(Adnkronos) - Quasi tre italiani su quattro (73%) hanno sentito parlare dell’Agenda 2030, quasi un terzo in più rispetto a quattro anni fa, e il 90% degli intervistati la ritiene importante, a conferma della crescente consapevolezza dell’importanza dei temi dello sviluppo sostenibile. Allo stesso tempo, il 71% degli intervistati è disposto ad impegnarsi per la sostenibilità in prima persona, rivedendo alcuni aspetti del proprio stile di vita. È in aumento la richiesta della società civile per interventi più decisi da parte delle istituzioni: infatti, per il 57% degli italiani è il settore pubblico a dover guidare l’impegno per la sostenibilità, seguito dalle imprese e dagli stessi cittadini. È da questi dati, emersi dall’indagine Ipsos Doxa condotta per Asvis su un campione di 1.200 italiani, che prende il via quest’anno il Festival dello Sviluppo Sostenibile che, per tutto il mese di maggio, proporrà in Italia e nel mondo centinaia di iniziative dedicate alle sfide dell’Italia, dell’Unione europea e del mondo, a quattro anni dalla scadenza dell’Agenda 2030, in uno scenario globale sempre più instabile. “L’Alleanza, sin dalla sua nascita nel 2016, ha contribuito, grazie a oltre 300 organizzazioni aderenti e centinaia di esperte ed esperti, a rafforzare la consapevolezza che la sostenibilità è una condizione essenziale per il Paese - hanno affermato Marcella Mallen e Pierluigi Stefanini, presidenti dell’Asvis - Il decennale dell’Alleanza rappresenta una chiamata alla responsabilità per tutti: con il Festival 2026 l’Alleanza rinnova il proprio impegno a mettere al servizio del Paese competenze, analisi e proposte, affinché la sostenibilità diventi sempre più il criterio guida delle scelte pubbliche e private”. Il 2026 segna un doppio anniversario - la decima edizione del Festival e i dieci anni dell’Asvis - ma anche un passaggio cruciale: mancano quattro anni alla scadenza dell’Agenda 2030 e, a livello globale, meno del 20% dei suoi target risulta raggiungibile con le attuali traiettorie, mentre molti risultano in stagnazione o regressione, tra crisi climatiche, tensioni geopolitiche e conflitti. E la situazione dell’Italia non è migliore: per sei Obiettivi su 17 il nostro Paese è peggiorato rispetto a quindici anni fa (povertà, disuguaglianze, condizioni dei sistemi idrici e sociosanitari, condizioni degli ecosistemi terrestri, qualità della governance e partnership).  “Le scelte di oggi condizioneranno profondamente il presente di tutti noi e il futuro delle giovani generazioni - ha commentato Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’Asvis - Senza un’accelerazione decisa delle politiche pubbliche e un loro forte coordinamento, rischiamo di pagare nei prossimi anni un prezzo assai elevato sia dell’attuale crisi, sia degli errori commessi. Un esempio su tutti: il mancato deciso sviluppo delle energie rinnovabili. Ancora una volta, a subirne le conseguenze più pesanti della nuova crisi energetica sono e saranno le fasce più svantaggiate, mostrando come giustizia climatica e giustizia sociale siano due facce della stessa medaglia. Il Festival metterà a confronto numerose proposte per accelerare il cammino dell’Italia verso uno sviluppo più equo e sostenibile”. Secondo la ricerca, illustrata da Andrea Alemanno di Ipsos Doxa, i temi della sostenibilità rimangono forti nei pensieri dei cittadini, anche in un quadro come quello attuale. Tra gli obiettivi dell’Agenda, gli italiani hanno come priorità la salute ed il benessere, la lotta al cambiamento climatico e la sconfitta della fame nel mondo; i più giovani prestano una maggiore attenzione ai temi della pace e della giustizia, cui associano la rilevanza di un lavoro dignitoso coniugato con la crescita economica.  Anche quest’anno la partecipazione della società civile al Festival si preannuncia ampia e di grande qualità, con oltre 600 iniziative inserite fino ad oggi in cartellone e molte altre che verranno aggiunte entro il 30 aprile, data di scadenza per la presentazione delle proposte.  Da parte sua, l’Asvis proporrà un percorso lungo l’intero mese di maggio per affrontare in modo integrato le diverse dimensioni dell’Agenda 2030. La manifestazione si aprirà a Milano il 6 maggio alla Borsa Italiana, con un focus su 'Investimenti e politiche sostenibili in un mondo instabile' e la presentazione del Rapporto di Primavera Asvis 2026, con un’analisi degli scenari e delle prospettive per l’Italia al 2030 e al 2050, realizzata in collaborazione con il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc); l’8 maggio a Bruxelles, in collaborazione con il Comitato Economico e Sociale Europeo (Cese), si svolgerà una riflessione sul ruolo dell’Unione europea come leader di sviluppo sostenibile a livello globale; a Bologna, l’11 maggio, l’attenzione si sposterà sul tema della parità di genere, mentre il 12 e il 18 maggio verranno affrontati i temi dell’intelligenza artificiale, evidenziando le opportunità, i rischi e le sfide per utilizzarla in ottica di sostenibilità. Ancora: il futuro e il protagonismo delle giovani generazioni saranno al centro della tappa di Parma, il 13 maggio, con 'Futuro in corso, giovani idee per l’Italia' e la prima 'Piazza sul futuro'; il rapporto tra comunicazione, innovazione e futuro sarà il filo conduttore dei quattro appuntamenti di Torino (14 e 15 maggio), nell’ambito del Salone Internazionale del Libro; l’innovazione tecnologica e sociale saranno al centro della tappa di Bari, presso il Politecnico il 18 maggio; all’Acquario di Genova, il 20 maggio, il focus sarà sulla connessione tra obiettivi ambientali ed economici, con soluzioni nature based a tutela della biodiversità nel Mediterraneo e una riflessione sul perché ripristinare gli ecosistemi convenga a salute, turismo e lavoro; il 22 maggio si svolgerà l’evento di chiusura nella sala della Lupa della Camera dei Deputati.  Il mese del Festival si chiuderà a Roma con due appuntamenti culturali: il 25 maggio con 'Africa Day: un concerto per l’Africa' (in collaborazione con Rai Radio e Amref) e il 27 maggio con un evento dedicato al ruolo della cultura come leva dello sviluppo sostenibile e la premiazione del Concorso dedicato alle scuole di ogni ordine e grado 'Facciamo 17 Goal', in collaborazione con il ministero della Cultura e il ministero dell’Istruzione e del Merito. Nel corso del mese di maggio si terranno anche gli 'Asvis Talk Speciale Festival', una delle novità di questa edizione 2026. I Gruppi di Lavoro dell'Alleanza, una rete di oltre mille esperti ed esperte, animeranno il Festival con eventi di approfondimento tematico trasmessi in streaming sui canali dell’Asvis. 
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Hunters group, parità di genere è la nuova sfida per transizione ecologica

(Adnkronos) - Non c’è transizione ecologica senza una reale evoluzione inclusiva. Secondo una recente analisi di Hunters Group, società di ricerca e selezione di personale qualificato, il comparto dell’energia in Italia sta affrontando una trasformazione profonda che non riguarda solo le tecnologie, ma anche il capitale umano. Sebbene la domanda di competenze tecniche sia in forte crescita, il settore sconta ancora un significativo divario di genere, con barriere strutturali che limitano l'accesso e la crescita delle professioniste nelle aziende. Un gap che deve necessariamente essere colmato al più presto per evitare di perdere importanti occasioni di sviluppo, anche a livello di sistema Paese.  I dati elaborati dall’Osservatorio di Hunters Group evidenziano un quadro molto chiaro. Nel comparto energia, solo il 35% dei profili è donna e di questi, il 37% è occupato in aziende del Nord Italia, il 39% del Centro e solo il 28% del Sud. Anche le retribuzioni sono un fattore discriminante: nelle aziende che si trovano al Nord si registra +5-15% rispetto alla media nazionale, al Centro sono in linea rispetto alla media nazionale e, purtroppo, al Sud sono al di sotto del 5- 10%.  “Non si tratta - precisa Joelle Gallesi, managing director di Hunters Group - soltanto di equità, ma di una necessità strutturale. Il settore energy in Italia sta affrontando una fase critica: un ricambio generazionale accelerato si somma a una carenza cronica di profili Stem, con un deficit stimato tra i 7.000 e i 10.000 esperti ogni anno. In questo scenario, il ridotto coinvolgimento delle donne non rappresenta più solo un limite etico, ma un rischio operativo concreto che rallenta la capacità di esecuzione della transizione ecologica nelle nostre aziende”. Il mismatch formativo e le barriere all’ingresso del mercato del lavoro. Il problema affonda le radici già nella scelta del percorso accademico: solo una studentessa su quattro sceglie oggi facoltà scientifiche (Stem), nonostante le donne mostrino una propensione alla sostenibilità superiore di 2,3 punti percentuali rispetto ai colleghi uomini. Anche l’ingresso nel mondo del lavoro per le giovani professioniste rimane in salita perché persiste, ancora oggi, una preferenza per i candidati uomini che raggiunge l’89% in alcuni comparti operativi e - a parità di titoli di studio - il tasso di occupazione femminile resta inferiore del 15,2%. C’è anche una penalizzazione economica che non possiamo trascurare: il gender pay gap, infatti, si manifesta già a un anno dalla laurea, con una retribuzione annua lorda inferiore del 7,9% per le donne rispetto ai colleghi maschi di pari grado. La scarsità di figure femminili ai vertici (solo il 19% delle aziende del settore è a guida femminile) riduce la capacità di innovare. La mancanza di diversità nei board genera una visione a tunnel, limitando lo sviluppo di soluzioni ibride e circolari necessarie per gli obiettivi 2030. Tuttavia, i dati mostrano una soluzione chiara: la leadership femminile genera inclusione. Nelle aziende guidate da un ceo donna, la presenza femminile totale sale al 33,8%, contro il 23,4% delle realtà con guida maschile. Le figure femminili al vertice agiscono quindi come un acceleratore naturale per l'abbattimento delle barriere interne. "Ignorare questi dati - aggiunge Joelle Gallesi - significa condannare il settore a una perdita di competitività. Il gap salariale e i bias culturali agiscono come deterrenti, spingendo le migliori professioniste verso ambiti più inclusivi e restringendo ulteriormente l'offerta di competenze tecniche in un mercato già povero di candidati. La sostenibilità reale (e non soltanto dichiarata) è diventata uno dei principali driver di attrazione dei talenti: le aziende che investono nel green branding e in politiche di inclusione certificate non solo rispondono a un obbligo etico, ma acquisiscono un vantaggio competitivo cruciale nella guerra dei talenti che caratterizza tutto il comparto della transizione energetica”. Il mercato del 2026 richiede un'evoluzione verso un nuovo ‘e-skill mix’. La sfida si sposta sulla capacità di integrare competenze digitali avanzate (data analysis, IoT e automazione) con l'ingegneria industriale classica per governare la complessità della rete e dei nuovi sistemi di storage. Il mercato premierà i profili capaci di guidare l’innovazione tecnologica e la gestione degli asset, con una domanda in forte crescita per figure specializzate come i Bess specialist (+25%) e i professionisti in ambito Grid & Permitting (+20%). In questo scenario, l’evoluzione il consolidamento di ruoli quali l'Esg & Sustainability Manager - posizione che vede già una partecipazione femminile del 61% - rappresentano le nuove frontiere professionali dove il talento femminile può trovare spazio per una crescita accelerata, contribuendo in modo decisivo a superare i colli di bottiglia operativi che oggi frenano lo sviluppo energetico del Paese. 
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Report Gimbe su endometriosi, 'fino a 10 anni per una diagnosi'

(Adnkronos) - L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. "Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari". È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe 'Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali', che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia. "L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale". L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della Cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. "Si tratta di un riconoscimento importante – osserva Cartabellotta – che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti". Epidemiologia e ritardi diagnostici. Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi. Secondo Gimbe, "un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche". "Un ritardo di tale entità – sottolinea Cartabellotta – significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio Sanitario Nazionale". Disuguaglianze regionali nell’assistenza. Permangono marcate differenze tra le Regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici Assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune Regioni – tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia – dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti. Negli ultimi anni diverse Regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. "Il quadro resta molto eterogeneo – spiega Cartabellotta – con Regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria". Esenzioni e accesso alle prestazioni. L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnostici mirati, ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II). Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti. L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. "Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche – osserva Cartabellotta – che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore". Solo alcune Regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta; copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna; crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana; misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. "Nel complesso – osserva Cartabellotta – emerge una tutela 'a geometria variabile': il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni". Le priorità per ridurre le diseguaglianze. Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico. "I dati – spiega Maria Giovanna Labbate, amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia – evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull'endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte». "L’endometriosi – conclude Cartabellotta – richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico". 
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Iss, dall'infanzia alla menopausa i consigli per ogni fase di vita delle donne

(Adnkronos) - Prendersi cura della propria salute non deve essere un'azione occasionale per le donne, ma un percorso che abbraccia tutto l'arco della vita, dall'infanzia alla menopausa, attraverso stili di vita corretti, una nutrizione equilibrata e un'adeguata attività fisica. Questi fattori sono fondamentali per ridurre il rischio di malattie croniche come obesità, diabete, osteoporosi e squilibri ormonali, contribuendo al benessere fisico e psicologico. E' questo il messaggio lanciato dal Centro di riferimento per la Medicina di genere del'Istituto superiore di sanità che - in occasione della Giornata nazionale della salute della donna, in calendario domani - propone alcuni consigli specifici, età per età. L'Iss, inoltre, per la giornata estenderà l'orario del proprio Telefono verde Aids e Ist (infezioni sessualmente trasmesse), dalle 9 fino alle 19. "E' importante - sottolinea Elena Ortona, direttrice del Centro di riferimento per la medicina di genere Iss - educare a una corretta alimentazione e a stili di vita salutari fin dall'infanzia, perché in questa fase si gettano le basi per abitudini durature che proteggono la salute femminile nel lungo periodo, trasformando la consapevolezza in una prevenzione efficace delle malattie croniche e promuovendo una vita in salute". Alcune abitudini rappresentano la base della salute femminile, in particoalre: consumare almeno 5 porzioni al giorno di frutta e verdura per garantire un adeguato apporto di fibre, vitamine e antiossidanti; assumere 2-3 porzioni di latte o yogurt per coprire il fabbisogno di calcio; praticare almeno 60 minuti di attività fisica quotidiana, anche sotto forma di camminata veloce o gioco attivo, per mantenere equilibrio metabolico e ormonale.  Per quanto rigarda invece le indicazioni specifiche età per età, invece, nella fase dell'infanzia e adolescenza l'Iss ricorda che il fabbisogno di calcio e vitamina D è elevato, perché si costruisce il patrimonio osseo. Queste le azioni concrete da ricordare: inserire quotidianamente latte e yogurt; aumentare il consumo di acque ricche di calcio, pesce di taglia piccola consumato con la lisca; favorire l'esposizione alla luce solare in modo sicuro per la sintesi di vitamina D; incoraggiare attività fisica regolare all'aria aperta, evitando la sedentarietà prolungata; limitare bevande zuccherate e snack ultra-processati che possono ridurre la qualità della dieta. Con l'inizio del ciclo mestruale, invece, aumenta il fabbisogno di ferro e acido folico. Per questo è utile: includere fonti di ferro come carne, pesce, uova, legumi, cereali integrali, verdure a foglia, broccoli, cavoli e altre brassicacee; associare vitamina C come agrumi, kiwi, per migliorare l’assorbimento del ferro; mantenere una pratica sportiva costante. Quando le donne sono in gravidanza e allattamento - prosegue l'Iss - il fabbisogno di micronutrienti aumenta per sostenere madre e lattante. In questa fase, dunque, serve: garantire un adeguato apporto di acido folico già prima del concepimento e nei primi mesi di gravidanza attraverso il consumo regolare di verdure come broccoli, cavoli e altre brassicacee; consumare alimenti ricchi di ferro, calcio, iodio e magnesio come pesce, latticini, legumi, frutta secca; aumentare il consumo di acqua di circa 3-4 bicchieri in più, oltre ai 6-8 consigliati in una donna che non allatta; mantenere, quando possibile, un'attività fisica moderata e regolare. Durante la menopausa, infine, il calo degli estrogeni aumenta il rischio di perdita ossea e riduzione della massa muscolare, quindi i consigli sono: aumentare l'apporto di calcio e vitamina D attraverso il consumo di latte e yogurt magri, verdure come broccoli, cavoli, pesce azzurro, specialmente i piccoli pesci (alici, lattarini e sardine) che possono essere mangiati con tutta la lisca; particolare attenzione ai formaggi che, anche se ottima fonte di calcio, sono ricchi di sale e grassi; maggior consumo di acqua ricca di calcio; consumare alimenti ricchi di magnesio e potassio (frutta secca, verdura, cereali integrali); praticare esercizi di resistenza e attività con carico (camminata, ginnastica, pesi leggeri) per mantenere la massa ossea e muscolare; controllare il peso corporeo e ridurre il consumo di sale e alcol. Domani, in occasione della Giornata nazionale della salute della donna, il telefono Verde Aids e Ist (800 861061) estenderà il proprio orario dalle 9 alle 19. "L'iniziativa - evidenzia Anna Colucci, responsabile dell'Unità operativa Ricerca psico-socio-comportamentale, comunicazione, formazione del Dipartimento Malattie infettive dell'Iss - mira a favorire un accesso più ampio a informazioni scientificamente validate, con particolare attenzione alla prevenzione dell'Hiv e delle infezioni sessualmente trasmissibili (Ist) nelle donne".  "Promuovere consapevolezza e facilitare l'accesso ai servizi di prevenzione - conclude Ortona - rappresenta un passo fondamentale per tutelare la salute delle donne, rafforzando un approccio integrato che unisce corretti stili di vita, educazione e informazione qualificata". Sul sito 'Uniti contro l'Aids', ricorda l'Iss, per ogni infezione vi è una specifica sezione dedicata alla donna. 
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L'Abc della vitamina D: a cosa fa bene e come prenderla

(Adnkronos) - La vitamina D è sempre citata quando si parla di solidità delle ossa. Ma serve anche ad altro? E come va presa? "Della sola vitamina D si conoscono ben 5 forme tra loro diverse, numerate dalla D1 alla D5, tra le quali spiccano per importanza la D2 (ergocalciferolo) e, soprattutto, la D3 (colecalciferolo) che, oltre a trovarsi in alcuni alimenti animali, viene principalmente elaborata dall’organismo. Questa è in grado, una volta prodotta ed immessa in circolo, di svolgere le sue funzioni su diversi organi a distanza. Proprio in ragione di tale peculiarità, la vitamina D sembra avere le caratteristiche tipiche di un ormone. Il meccanismo di produzione della vitamina D parte dal 7-deidrocolesterolo, un precursore del colesterolo che, in seguito all'esposizione della pelle ai raggi ultravioletti del sole, viene convertito in colecalciferolo. Una volta raggiunto il fegato, il colecalciferolo viene trasformato in calcifediolo che poi, nei reni, verrà convertito nella forma finale attiva della vitamina D3 chiamata calcitriolo. Nella stagione estiva, quando maggiore è l'esposizione al sole, può essere prodotta una quantità di vitamina D3 perfino eccedente rispetto alle esigenze dell'organismo che, in tali circostanze, provvederà ad immagazzinare gli eccessi soprattutto nel tessuto adiposo e nei muscoli, per poi utilizzarli negli eventuali momenti di carenza". Lo spiega Mauro Minelli, immunologo e docente di Nutrizione clinica all'università Lum Giuseppe Degennaro. "Quindi - illustra lo specialista - l'esposizione al sole anche solo del viso o delle braccia o delle gambe è la prima regola da rispettare per far sì che la concentrazione di vitamina D nel sangue resti su livelli adeguati. Altra regola importante da considerare è l'orario e la durata dell'esposizione, che può andare dai 20 ai 30 minuti nell'arco temporale della giornata compreso tra le ore 9 e le 15. Esiste infatti, nello specifico, la cosiddetta 'regola dell'angolo solare' che, nel caso in cui l'ombra del soggetto esposto al sole dovesse allungarsi più della sua altezza (come accade, per esempio, al tramonto), starebbe ad indicare una scarsa o assente produzione di vitamina D", precisa l'immunologo.  
Come si assume la vitamina D. "Anche se per l'80% del fabbisogno la vitamina D viene generata dall'esposizione alla luce solare, non va comunque sottostimata e men che meno esclusa l'assunzione di adeguate quantità di alimenti contenenti vitamina D - sottolinea Minelli - Figurano tra questi l'olio di fegato di merluzzo, i funghi, l'uovo e il latte intero, il salmone, le aringhe, il tonno, lo storione, il burro, il fegato, alcune verdure a foglia verde come il broccolo e il cavolo nero. Un'attenzione particolare va riservata alle condizioni di sovrappeso/obesità, nelle quali l'accumulo della vitamina D in abbondanti strati di tessuto adiposo ne impedisce la conversione nella forma biologicamente attiva. Sono queste le circostanze nelle quali, aspettando che un auspicabile dimagramento possa rendere più facilmente disponibili le scorte di vitamina D segregate nell'adipe, sarà il caso di addizionare i cibi con vitamina D al fine di aumentarne l'assunzione prevenendo eventuali condizioni di carenza. Dunque, la vitamina D non fa dimagrire, ma una dieta dimagrante certamente contribuisce ad annullare i rischi di una sua eventuale carenza".  
A cosa fa bene la vitamina D? "La forma biologicamente attiva della vitamina D, ovvero il calcitriolo, promuove l'assorbimento intestinale di calcio e fosforo dei quali stimola, tra l'altro, il riassorbimento tubulare a livello renale. In sinergia con gli ormoni calcitonina e paratormone, contribuisce in maniera determinante alla salute delle ossa delle quali favorisce la mineralizzazione, la crescita e il rafforzamento. Proprio in ragione della sua capacità di regolare il calcio scheletrico - suggerisce l'immunologo - la vitamina D svolge un ruolo importantissimo nella prevenzione dell'osteoporosi, tanto più in condizioni particolari come la menopausa o la gravidanza. Promuove e regola lo sviluppo di cheratinociti e osteoclasti, importanti cellule strutturali, rispettivamente, della pelle e delle ossa. Inoltre, secondo quanto riportato da un crescente numero di studi in letteratura, al di là dei suoi documentati effetti sul sistema scheletrico, la vitamina D ad alte dosi sarebbe anche in grado di: influire positivamente sul decorso di malattie metaboliche, come ad esempio il diabete mellito di tipo 2, e le malattie del comparto muscolare e tendineo; esercitare un'azione preventiva sull'insorgenza di tumori del colon e della mammella; modulare le attività del sistema immunitario in ragione della presenza su monociti, macrofagi e altre cellule immunocompetenti di specifici recettori per il calcitriolo, ovvero la forma attiva della vitamina D3; assicurare importanti benefici nel decorso di immunopatie come la sclerosi multipla, la vitiligine, le malattie autoimmuni della tiroide, il diabete mellito giovanile". 
Il fabbisogno giornaliero e le dosi raccomandate. "Negli adulti la dose giornaliera raccomandata di vitamina D può oscillare tra le 600 e le 2000 Unità Internazionali, corrispondenti a quantitativi compresi tra i 15 e i 50 microgrammi. Nei bimbi entro il primo anno di età, al fine di scongiurare il rachitismo, è suggerito un apporto giornaliero di 10 microgrammi. Nelle persone adulte i livelli della vitamina D nel sangue sono considerati normali quando compresi tra un minimo di 30 e un massimo di 100 nanogrammi per millilitro di plasma", conclude Minelli.  
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Cegos, 31% lavoratori teme la scomparsa del proprio lavoro per la diffusione dell'IA

(Adnkronos) - Nel 2026, il Gruppo Cegos, leader internazionale della formazione professionale, celebra i suoi 100 anni. Un secolo di impegno e innovazione al servizio dello sviluppo delle competenze, della trasformazione delle organizzazioni e del mondo del lavoro, in Italia, in Europa e in tutto il mondo. In questa edizione del Cegos international barometer 'Transformation, skill & learning', si mettono in luce le tendenze e le tensioni che attraversano oggi le aziende: la crescente diffusione dell’Intelligenza Artificiale, la rapida evoluzione delle professioni, la necessità di adattare continuamente le competenze e la pressione sempre maggiore per formare in modo mirato e tempestivo.  Cegos ha scelto di interrogare i professionisti delle risorse umane e i lavoratori sui temi del lavoro e della formazione, così come li immaginano da qui al 2035.In questo contesto, segnato dall’accelerazione delle trasformazioni tecnologiche e sociali, la formazione appare al tempo stesso come una leva e una sfida, al centro di esigenze di anticipazione, agilità e performance collettiva. Il 31% dei lavoratori intervistati teme la scomparsa del proprio lavoro (26% in Italia). Il 74% prevede invece una modifica del contenuto del proprio lavoro (69% in Italia). Il 68% dei direttori Hr indica IA e automazione come le principali trasformazioni che avranno un impatto sulle competenze nella propria organizzazione nei prossimi 2 anni (63% in Italia), nettamente davanti ai nuovi modelli di lavoro, alla demografia e alla transizione ecologica.  Secondo i direttori Hr, il 23% dei ruoli attuali è esposto a un rischio di obsolescenza delle competenze entro 3 anni (25% in Italia). Il 65% dei direttori Hr privilegia lo sviluppo delle competenze nel ruolo attuale nel rispetto al recruiting (50% in Italia). Il 57% sviluppa la mobilità interna verso altri ruoli (50% in Italia). Lavoratori e Hr prevedono un mondo del lavoro sempre più tecnocentrico (dati, algoritmi, Ia), più mobile e più agile (smart working, ritmi flessibili). I lavoratori sono fiduciosi nella propria capacità di adattamento (valutazione media: 7/10). Lavoratori e Hr ritengono che la priorità sarà sviluppare competenze umane distintive rispetto all’Ia (23% lavoratori, 21% Hr – 16% e 22% in Italia), seguite dalla garanzia dell’occupabilità, molto lontano rispetto al supporto alla transizione ecologica (solo 9% lavoratori, 8% Hr – 8% e 5% in Italia). Il 91% degli Hr afferma che lo sviluppo delle skill è strategico per la propria organizzazione (87% in Italia). Il 78% dei lavoratori condivide questa convinzione (72% in Italia). 1 lavoratore su 4 percepisce già o prevede un’obsolescenza delle proprie competenze (10% già; 16% a breve – 10% e 12% in Italia). Il 77% degli Hr a livello globale ritiene la propria organizzazione agile nel rispondere ai bisogni formativi (medesima percentuale sul territorio nazionale). Tuttavia, il 41% dei lavoratori ritiene che la formazione arrivi troppo tardi rispetto al bisogno (53% in Italia). “Le aziende sembrano aver tratto insegnamento dalle precedenti ondate di trasformazione: assumere non basta, è spesso complesso e non rappresenta necessariamente una soluzione di lungo periodo.La soluzione sostenibile passa attraverso lo sviluppo continuo delle competenze interne, in una logica di anticipazione e mobilità. La leva strategica consiste nel coinvolgere ogni individuo in una dinamica di apprendimento permanente, individuando e sviluppando i talenti”, ha dichiarato Emanuele Castellani, executive board member del Gruppo Cegos e ceo di Cegos Italia. Il 79% dei lavoratori (a livello global e Italia) utilizza la GenAI a titolo personale, ma solo il 64% la impiega a fini professionali (56% in Italia). L’84% degli HR dichiara che la propria organizzazione sia in grado di integrare nei prossimi 3 anni gli impatti tecnologici sui mestieri (85% in Italia), ma solo il 28% ha formalizzato e condiviso regole di utilizzo dell’Ia con i collaboratori (22% in Italia). Solo il 32% dei lavoratori si è già formato sull’Ia tramite community di pratica formazione aziendale (29% in Italia). Emanuele Castellani ha commentato: “L’Ia generativa ha fatto un’irruzione così rapida e massiva nelle nostre vite che non è più un tema tra tanti, ma molto spesso il prisma attraverso cui i direttori Hr leggono oggi il futuro della loro organizzazione. Le strategie aziendali, e di conseguenza le politiche di formazione, si strutturano ormai sempre più attorno all’anticipazione degli impatti tecnologici. Questa focalizzazione è pienamente legittima, ma non deve far dimenticare le nuove aspettative manageriali, sociali e ambientali espresse dai lavoratori e che le aziende devono anch’esse accompagnare”. Il 55% della formazione è ancora erogato in presenza (59% in Italia). Il 64% degli Hr favorisce la formazione in situazione di lavoro - on the job learning - (50% in Italia) e il 50% i workshop di co-sviluppo (38% in Italia). Il 70% degli HR valorizza l’integrazione della formazione nel lavoro quotidiano (65% in Italia). Il 63% delle organizzazioni utilizza già l’IA generativa nella formazione o sta iniziando a farlo (53% in Italia). Il 57% utilizza l’IA per personalizzare i percorsi formativi o sta iniziando a farlo (+20 punti in 3 anni – 47% in Italia). 
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