Milano Cortina, parla il chirurgo di Federica Brignone: "Oro frutto del suo lavoro e di scelte azzeccate"

(Adnkronos) - Dall'infortunio alla medaglia d'oro. Federica Brignone trionfa nel SuperG alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 con un'impresa destinata a entrare nella storia dello sci e dello sport azzurro. Una rincorsa iniziata 10 mesi fa dopo un grave infortunio, le perazioni e la ripresa. Ad accompagnarla, nei passaggi cruciali, il chirurgo ortopedico Andrea Panzeri, presidente della Commissione medica della Fisi (Federazione italiana sport invernali). "C'è una grande emozione, anche se siamo dei professionisti. Ma passiamo tanto tempo con questi grandi atleti e oggi vedere cosa ha fatto Federica, l'oro, ci riempie d'orgoglio per un risultato incredibile che è frutto di un lavoro di gruppo tra professionisti di alto livello, di un timing azzeccato per le scelte degli interventi, soprattutto nel secondo che ha dato la svolta. E poi il lavoro sugli sci: Federica ci ha creduto e non ha mai mollato. Non ci ha mai chiesto 'posso?', o 'cosa ne pensate?'. Ha lavorato giorno dopo giorno senza fretta", dice all'Adnkronos Salute. 
Panzeri ha seguito tutto il calvario della campionessa dalla sala operatoria al podio. Un 'viaggio' iniziato 10 mesi fa con la frattura scomposta pluriflammentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra. Lo specialista oggi è con lei a festeggiare un oro che è un'impresa unica nello sci. Sorpreso? "Sì e no - risponde - avevamo visto che nelle prime uscite Federica rispondeva bene e 'aveva le gambe' per stupire".  
Qual è il segreto dietro a questa corsa contro il tempo che ha portato oggi alla medaglia più importante? "Concentrazione sugli obiettivi, basi scientifiche, test, impegno, lavoro - elenca Panzeri - Quello che siamo riusciti a fare è possibile perché lavoriamo con atleti di altissimo livello, solo con loro si può fare, che dedicano se stessi tutti i giorni. Anche noi ci prendiamo dei rischi con le decisioni, ma - conclude - dietro ogni scelta ci sono test e risultati. E' molto importante la fiducia reciproca e oggi ci godiamo questa giornata fantastica".  
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Sovranità tecnologica e semplificazione: audizione alla Camera sull'Omnibus Digitale

(Adnkronos) - La Commissione Politiche dell’Unione Europea della Camera dei Deputati ha ospitato oggi un’audizione strategica sul futuro del quadro normativo digitale comunitario. Al centro del dibattito, l’esame delle proposte legislative europee volte alla semplificazione normativa (COM(2025) 836, 837 e 838 final), con un particolare focus sull’intelligenza artificiale e sull’istituzione del Portafoglio Europeo delle Imprese (EUDI Wallet). L'Associazione Nazionale Giovani Innovatori (ANGI), intervenuta tramite il presidente Gabriele Ferrieri, ha delineato la necessità di una transizione da un approccio puramente formale a una visione strategica che integri la semplificazione come motore di sviluppo reale per startup e PMI innovative. Il quadro normativo attuale è caratterizzato da una complessa sovrapposizione di regolamenti, tra cui GDPR, Data Act, Digital Services Act e la Direttiva NIS2. Secondo le analisi presentate, questa frammentazione genera un onere burocratico che penalizza le imprese europee rispetto ai competitor globali. In merito alla revisione dell’AI Act, l’appello istituzionale punta a un nuovo equilibrio. "L’Europa deve trovare un nuovo equilibrio tra tutela dei diritti e diritto all’innovazione, evitando che la regolazione diventi un freno allo sviluppo tecnologico", è stato ribadito durante l'audizione. La proposta tecnica avanzata prevede il riconoscimento del "diritto all'innovazione" come principio fondamentale e un ampliamento dei meccanismi di stop the clock per favorire i processi di conformità delle imprese tech. “La semplificazione deve essere uno strumento di sviluppo reale e non un mero intervento formale. Regole più semplici significano maggiore capacità di innovare, attrarre investimenti e competere”, ha sottolineato il Presidente di ANGI Gabriele Ferrieri nel corso dell’intervento. Un pilastro centrale del pacchetto Omnibus è l'istituzione del Portafoglio Europeo delle Imprese. Questo strumento non è configurato come un semplice contenitore di credenziali, ma come un'infrastruttura di identità digitale sovrana. 
Le potenzialità tecniche racchiuse nell'EUDI Wallet aprono scenari di efficienza senza precedenti, a partire dalla capacità di garantire un'identificazione univoca che snellisce radicalmente i complessi processi di KYC transfrontalieri, eliminando le frizioni burocratiche nel riconoscimento dell'identità digitale tra diversi stati membri. A questa solidità infrastrutturale si aggiunge una gestione intelligente dell'accesso ai bandi, dove l'automazione dei requisiti tecnici permette alle imprese di partecipare agli appalti europei con una rapidità prima impensabile, riducendo il margine di errore documentale. Il tutto viene armonizzato dal principio cardine del "Once Only", una vera rivoluzione architettonica che solleva le aziende dall'onere di fornire ripetutamente le medesime informazioni ad autorità pubbliche differenti, centralizzando il dato in un sistema interoperabile che ottimizza i flussi comunicativi tra il settore privato e le istituzioni dell'Unione. 
Un sistema unico di conformità digitale
 Per mitigare la complessità del pacchetto Omnibus, è stata proposta la creazione di un sistema digitale unico di conformità. Tale piattaforma agirebbe come interfaccia integrata per gestire gli adempimenti derivanti dalle diverse normative digitali, rendendo il rapporto tra incumbents e istituzioni più fluido e trasparente. 
L'obiettivo è trasformare la conformità da costo a vantaggio competitivo: "Semplificare deve significare reinvestire: meno burocrazia, più risorse per innovazione, competenze e sviluppo". In questo scenario, la semplificazione normativa non rappresenta solo un risparmio economico, ma una leva essenziale per abbassare le barriere d’accesso all'imprenditorialità tecnologica per le nuove generazioni. 
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Ue, Buck (Ahk Italien): "Partnership italo-tedesca più forte è urgente per rilancio produttivo"

(Adnkronos) - “Sin dalla firma del Piano d’Azione nel 2023, come Ahk Italien abbiamo ribadito a più riprese la necessità di un coordinamento più stretto sul piano politico tra Italia e Germania, alla luce della profonda integrazione dei nostri due Paesi a livello economico e produttivo. La comunanza di posizioni da parte di Italia e Germania in vista del vertice europeo sulla competitività prende le mosse dal vertice intergovernativo, e dal relativo forum imprenditoriale, di gennaio. Già in quella occasione abbiamo sottolineato che il rafforzamento della partnership italo-tedesca, attraverso una maggiore integrazione politica ed economica tra i nostri due Paesi, è una necessità sempre più urgente, non solo per Roma e Berlino ma per l’Europa nel suo complesso. L’orizzonte di riferimento è appunto europeo, e non semplicemente nazionale o bilaterale. La prospettiva per le imprese italiane e tedesche, così come per l’intera Ue, è quella di un rilancio produttivo". Così, con Adnkronos/Labitalia, Jörg Buck, consigliere delegato della Camera di commercio Italo-Germanica (Ahk Italien), commenta la convergenza tra i due premier Meloni e Merz sui temi europei.  "In questo processo, Italia e Germania -continua Buck- sono i principali player: insieme, siamo il nucleo manifatturiero del continente, con circa il 40% della produzione industriale complessiva. E se guardiamo ai dati trimestrali Istat disponibili, l’aumento della produzione industriale tedesca ha determinato una risalita degli scambi commerciali tra Italia e Germania nel terzo trimestre 2025 (pari a 118 miliardi a settembre 2025), in crescita del 2,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente".  Buck ricorda che "le imprese dei due Paesi, infatti, sono legate da rapporti di interscambio e co-produzione strutturali e fortemente radicati nelle relative catene del valore. Concludo evidenziando come, quando si parla di rilancio produttivo e industriale, competitività, sostenibilità e sicurezza economica debbano procedere insieme, per garantire una crescita stabile e duratura”, sottolinea. Secondo Buck la strada da percorrere è chiara: "alcuni comparti stanno attraversando trasformazioni profonde. Penso, ad esempio, all’automotive o ai settori ad alta intensità energetica come la siderurgia. Tuttavia, più che soffermarsi su singoli comparti, credo che sia fondamentale sviluppare una visione strategica condivisa: una politica industriale coordinata tra Italia e Germania è cruciale per rilanciare la produttività europea e rafforzare il nostro patrimonio manifatturiero", sottolinea il consigliere delegato di Ahk Italien.  "A tal fine, vorrei evidenziare -spiega Buck- tre priorità. La prima riguarda la semplificazione delle procedure e la riduzione degli oneri amministrativi, in modo tale che i processi decisionali diventino più rapidi e le imprese dispongano della flessibilità necessaria per investire e innovare. La seconda riguarda l’eliminazione delle barriere che ancora limitano il pieno funzionamento del mercato unico: oggi, gli ostacoli commerciali interni all’Unione producono effetti paragonabili a dazi “di fatto” pari a circa il 44% sulle merci scambiate, un freno evidente alla competitività che occorre superare rapidamente", sottolinea.  E per Buck "la terza priorità è l’impegno congiunto a favore di mercati aperti e nuove partnership strategiche. Italia e Germania, in quanto economie fortemente orientate all’export, devono sostenere con decisione accordi commerciali ambiziosi – dalla possibile attuazione condizionata dell’accordo con il Mercosur a un maggiore coinvolgimento economico con Paesi in rapido sviluppo quali l’India. Queste intese generano valore aggiunto in Europa, rafforzano il nostro tessuto industriale e ne aumentano la competitività globale. E in parallelo, creano le condizioni per sviluppare ulteriormente settori destinati a rivestire un ruolo strategico nei prossimi anni, come la difesa e l’aerospazio, comparti per i quali sarà determinante una cooperazione più stretta nell’ambito della ricerca e dei grandi progetti europei”, conclude.   
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Farmaci, in Italia 359 registri di monitoraggio, Foce: "Fondamentali studi real world"

(Adnkronos) - Attualmente in Italia, presso l'agenzia regolatoria Aifa, sono attivi 359 registri di monitoraggio dei farmaci. Di questi, 143 sono per terapie antitumorali, 88 per trattamenti onco-ematologici e 9 per terapie di malattie del sistema cardio-circolatorio. Sono strumenti fondamentali per valutare la gestione dei farmaci e il loro impatto sui pazienti nel mondo reale. I registri sono una fonte di real world data (Rwd) che, opportunamente analizzati e interpretati, possono generare dati di real world evidence (Rwe) utili per valutare l'efficacia e la sicurezza dei trattamenti medici nella pratica clinica quotidiana. Sarebbe importante mettere a sistema tutte le fonti di Rwd che abbiamo a disposizione in Italia, integrando i dati dei registri clinici con i dati amministrativi per migliorare la Rwe e promuovere una reale medicina personalizzata a seguito delle evidenze prodotte da studi prospettici dell'attività di farmaci bersaglio-specifici. E' il messaggio emerso nei giorni scorsi durante un convegno alla Camera dei deputati promosso da Foce (Confederazione degli oncologi, cardiologi ed ematologi), dal titolo 'Studi di Real World: infrastrutture e qualità, linee guida nelle principali patologie e gestione delle malattie croniche, il ruolo dell'Ia e il contributo nel frame work regolatorio per l'accesso ai nuovi farmaci'. "Gli studi di real world sono importanti anche per supportare le decisioni di politica sanitaria - afferma Francesco Cognetti, presidente di Foce - Il nostro Paese è all'avanguardia in Europa per quantità e qualità di Rwe prodotte. Lo dimostra l'alto numero di registri di monitoraggio attivati dall'Agenzia italiana del farmaco. Tra il 2024 e inizio 2025, solo in ambito oncologico sono stati approvati in Italia oltre 39 farmaci per il trattamento di diverse neoplasie. Gli studi registrativi, soprattutto quelli per terapie anti-cancro, sono però svolti su gruppi di pazienti iper selezionati e non sempre danno tutte le informazioni necessarie. Sono poco rappresentati i malati in politerapia, pazienti anziani o obesi, o con altre condizioni critiche. Una gestione più consapevole dei dati consente una comprensione più profonda degli interventi medici e una sanità più efficiente". La Rwe "è quindi un settore della ricerca sulla quale dobbiamo investire maggiormente per favorire lo sviluppo clinico, migliorare i processi regolatori e ottenere nuove conferme dalla letteratura scientifica. Tutto ciò - prosegue Cognetti - presuppone una vera e propria rivoluzione in termini di raccolta digitale dei dati anche a livello di intelligenza artificiale. Questo cambiamento deve avvenire su base nazionale invece che regionale come attualmente sta succedendo in Italia. C'è bisogno di strumenti tecnici di elevata tecnologia e di una specifica preparazione del personale preposto. Sono nuovi sistemi che possono garantire la riduzione dei costi e una veloce raccolta dei dati necessari anche nei processi regolatori e di approvazione dei nuovi farmaci". "Oggi corriamo il rischio di avere persino troppi dati che provengono dalla ricerca medico-scientifica - evidenzia Robert Nisticò, presidente dell'Aifa - Può essere difficile gestire correttamente una così grande mole di informazioni raccolte sia a livello nazionale che internazionale. Dobbiamo cercare delle nuove strategie per riuscire a coordinarsi a livello istituzionale e burocratico. Il fascicolo sanitario elettronico, per esempio, rappresenta un grande volano per raggiungere questo obiettivo. Gli studi real world non devono essere considerati in contrapposizione con quelli approvativi-randomizzati. C'è bisogno di un'integrazione tra le due tipologie per raccogliere tutte le informazioni. E' necessario conoscere tutto ciò che accade con i nuovi farmaci nel mondo reale, ma i clinical trials non possono essere sostituiti. Sui nuovi farmaci spesso si affronta solo il tema del loro costo, ma bisogna considerare anche i vantaggi che possono garantire le nuove e sempre più efficaci terapie. Non si può parlare solo di costi senza considerare i risparmi a lungo termine che determinano". "In ambito oncologico, è importante sottolineare che tipicamente l'età media dei pazienti trattati nella pratica clinica, e quindi inclusi negli studi di real world, è più alta rispetto agli studi registrativi - rimarca Massimo Di Maio, presidente nazionale Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) - La differenza media, come evidenziato in un'analisi basata sui registri Aifa, ammonta a oltre 5 anni. Gli over 70, che sono più fragili, con più patologie concomitanti e che assumono più farmaci, sono poco presenti nei trial mentre sappiamo che i tumori sono una malattia tipica, anche se non esclusiva, degli anziani. La Rwe ci consente, tra le altre cose, una migliore descrizione della tollerabilità del trattamento. Infatti, riesce potenzialmente a raccogliere dati sugli eventi avversi in un numero maggiore di pazienti e all'interno di una popolazione molto più eterogenea. Inoltre, è importante acquisire dati specificamente prodotti in Italia, mentre spesso gli studi registrativi sono condotti in altri contesti geografici, sociali ed economici. Anche in questo la real world evidence è imprescindibile per avere preziosi dati aggiuntivi su una determinata terapia".  "Abbiamo accesso a una quantità sempre più crescente ed eterogenea di dati - commenta Gianluca Trifirò, professore ordinario di Farmacologia, Dipartimento Diagnostica e Sanità pubblica università di Verona - E' una rivoluzione già in atto da numerosi anni e la grande sfida è imparare a gestire l'enorme mole di dati sanitari raccolti quotidianamente. I dati di real world, se di buona qualità, opportunamente analizzati e interpretati possono generare la real world evidence necessaria per ridefinire il profilo beneficio-rischio e il valore dei farmaci nella popolazione generale nel contesto della pratica clinica".  "Negli ultimi anni abbiamo assistito alla creazione di reti di big data quali Darwin-Eu, finanziato da Ema, e Sentinel, promosso da Fda, che possono contribuire a generare innovazione nel mondo del farmaco a supporto di pazienti, clinici, enti regolatori e anche della stessa industria. Per ottimizzare i processi di elaborazione dati, un ruolo prioritario deve essere affidato anche alle Regioni e alle Province autonome, ovvero le istituzioni politiche-amministrative che gestiscono i 21 servizi sanitari italiani, conciliando in maniera virtuosa la necessità di generare Rwe con quella di proteggere i dati sensibili dei pazienti. Fondamentale - conclude l'esperto - è anche investire nella formazione di nuovi professionisti per quanto concerne la farmacoepidemiologia, cioè quella disciplina che permette di trasformare Rwd in Rwe". 
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Lavoro, esperti: "Impegno per aumento richiesta di benessere psicofisico"

(Adnkronos) - Nel mondo del lavoro è in atto una trasformazione culturale profonda. Sempre più persone non cercano soltanto una retribuzione adeguata, ma chiedono che l'ambiente lavorativo contribuisca al loro benessere complessivo, fisico e mentale. E' il tema dell'episodio 'Benessere e lavoro: un obiettivo per il sistema Paese' del vodcast 'Ssn - Salute, sostenibilità e nuove frontiere', realizzato da Adnkronos in collaborazione con AbbVie e disponibile da oggi sui canali YouTube, Spotify e nella sezione Podcast di adnkronos.com. Ospiti dell'episodio sono l'onorevole Ilenia Malavasi, membro della Commissione Sanità della Camera dei deputati, ed Emanuela Vacca Maggiolini, Hr Director di AbbVie Italia. A introdurre il dibattito sono alcuni dati significativi. Secondo il Censis, per 6 lavoratori su 10 la salute psicofisica rappresenta un valore fondamentale, mentre per 9 su 10 il benessere psicologico è considerato prioritario. Tuttavia, solo il 30% delle aziende dispone di programmi strutturati di welfare. Un gap che, secondo diverse stime, rappresenta anche un mancato investimento economico: ogni euro speso per il benessere mentale dei lavoratori può generare fino a 4 euro di ritorno, grazie alla riduzione di assenze e criticità organizzative.  Dal punto di vista legislativo, negli ultimi anni si è registrata una crescente attenzione verso il rapporto tra lavoro e qualità della vita. "In questi anni abbiamo molto riflettuto anche su quello che i giovani chiedono al mondo del lavoro - spiega Malavasi - Fare scelte legislative per orientare il mercato del lavoro significa capire quello che oggi i cittadini chiedono alle istituzioni". Secondo l'onorevole, la pandemia ha accelerato un cambiamento di prospettiva. "I giovani, ma anche medici e infermieri - sottolinea - hanno messo al centro del loro benessere non tanto la retribuzione, che resta importante, ma il tempo, di cui il lavoro è una parte, ma non è più la parte determinante del progetto di vita". Tra le iniziative legislative più recenti, la parlamentare ha ricordato l'approvazione di una legge a sostegno dei lavoratori affetti da patologie oncologiche, croniche o rare. "Abbiamo aumentato fino a 24 mesi il tempo non retribuito che l'azienda deve concedere in presenza di percorsi di cura invasivi - evidenzia - e abbiamo integrato 10 ore aggiuntive retribuite per esami e controlli". La normativa promuove inoltre maggiore flessibilità lavorativa, favorendo 'smart working' e sedi operative più vicine al luogo di residenza. Un impegno che si estende anche ai congedi parentali. "Stiamo lavorando per rendere più paritari i congedi e garantire le stesse opportunità a uomini e donne, consentendo di seguire la nascita e la crescita dei figli", aggiunge Malavasi, collegando il tema anche alla crisi della natalità. Particolare attenzione è rivolta anche alla figura del caregiver familiare. "Oggi in Italia i caregiver sono circa 7 milioni - ricorda - Spesso sono donne in età lavorativa che rinunciano al lavoro in assenza di diritti e tutele, alimentando fragilità economiche e sociali". Tra le priorità emergenti c'è il potenziamento dei servizi di salute mentale. "Abbiamo visto crescere enormemente la richiesta di sostegno psicologico - rimarca la parlamentare - I bonus sono stati una scelta importante, ma non sufficiente ad affrontare un bisogno crescente nelle nostre comunità".  Il nuovo Piano nazionale per la salute mentale 2025-2030 - si ricorda nel corso del vodcast - punta a rafforzare i Dipartimenti di Salute mentale, oggi caratterizzati da una carenza stimata di circa 15mila operatori. Tuttavia, Malavasi evidenzia alcune criticità: "Il piano prevede uno psichiatra ogni 10mila abitanti, ma non prevede la figura dello psicologo di base, che invece riteniamo fondamentale". Secondo l'onorevole, l'introduzione dello psicologo di base nelle Case di comunità permetterebbe un accesso diretto ai servizi e contribuirebbe a ridurre lo stigma, aiutando a normalizzare "il bisogno di supporto psicologico perché - osserva - può capitare a tutti di vivere momenti di fragilità". Parallelamente all'impegno istituzionale, anche le aziende stanno ripensando il proprio approccio al benessere dei dipendenti. "La nostra missione è generare un impatto positivo sulla vita delle persone e questo non può prescindere dall'occuparci dei nostri dipendenti - dichiara Vacca Maggiolini - AbbVie Italia, che conta circa 2mila dipendenti, è stata riconosciuta come azienda attenta alla qualità dell'ambiente di lavoro. Abbiamo superato l'idea di singole iniziative spot e affrontato il benessere in maniera strutturata e integrata". L'invito è di andare oltre alla visione "ormai superata" della produttività. "Per molto tempo si è pensato che la produttività fosse direttamente collegata alle ore lavorate. In realtà la vita è una e la soddisfazione lavorativa e personale si influenzano reciprocamente. Da qui - continua - nasce il concetto di benessere integrato, che comprende salute fisica, mentale e cultura inclusiva. Le organizzazioni oggi parlano di well-being a 360 gradi e della necessità di creare ambienti in cui le persone possano vivere una vita integrata e non spezzettata". Sono numerosi i programmi sviluppati dalla farmaceutica dedicati alla salute dei dipendenti, tra cui "check-up gratuiti, consulenze nutrizionali, fisioterapia, attività sportive e percorsi di prevenzione. Il programma 'Prevenzione salute sport' - precisa Vacca Maggiolini - promuove la cultura della prevenzione e consente ai dipendenti di anticipare potenziali malattie". Tra le proposte più innovative spicca 'AbbVie Vitality' per invitare i lavoratori a "trovate il tempo per prendersi cura di se stessi". Sul tema, Malavasi ribadisce l'importanza di "spiegare ai cittadini che bisogna imparare a volersi bene, perché la vita è preziosa e la felicità passa anche dal benessere psicofisico". Questo e gli altri episodi del vodcast che racconta come cambia il sistema salute attraverso la voce dei protagonisti sono disponibili sui canali YouTube, Spotify, oltre che nella sezione Podcast di adnkronos.com.
 YouTube: https://youtu.be/pxHcLM8QODk?si=zYhE4JHz6UN5z8fq
 Spotify: https://open.spotify.com/episode/3S3o6uzTJkts2A2mltwIfs?si=uIaiaq85QsWQCZujXNM7Mw
 Podcast Adnkronos: https://podcast.adnkronos.com/podcast/benessere-e-lavoro-un-obiettivo-per-il-sistema-paese/
 
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Crisi demografica in Italia: la fecondità scende al minimo storico di 1,13 nel 2025

(Adnkronos) - L’architettura demografica italiana affronta una fase di erosione senza precedenti. Gli ultimi aggiornamenti statistici proiettano il Paese verso un inverno demografico che non incide solo sui registri anagrafici, ma mette a rischio la tenuta del sistema welfare, previdenziale e sanitario. Secondo i dati ISTAT, il 2024 si è chiuso con 369.944 nuovi nati (-2,6%) e un tasso di fecondità di 1,18, il valore più basso della serie storica moderna. Tuttavia, le proiezioni per il 2025 mostrano un ulteriore aggravamento: nei primi sette mesi la fecondità stimata è scesa a 1,13 figli per donna. Il decremento non accenna a stabilizzarsi. Il bilancio demografico relativo ai primi dieci mesi del 2025 evidenzia circa 295mila nascite, segnando un -4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questa dinamica è il risultato di un rinvio sistemico della genitorialità, dettato da variabili economiche e infrastrutturali che superano la semplice sfera delle scelte individuali. "Dietro ogni scelta di diventare genitori ci sono condizioni economiche, lavorative, abitative e sociali che devono essere affrontate con politiche strutturali", spiega Donatella Possemato, Fondatrice dell’Osservatorio della Vita e della Natalità (OVN). L'analisi tecnica suggerisce che la precarietà lavorativa, l'accesso limitato al mercato immobiliare e la carenza di servizi per l'infanzia siano i principali driver di questa recessione biologica. Il dibattito si è recentemente acceso in seguito all'iniziativa del governo francese di inviare lettere informative sulla fertilità ai giovani. Sebbene l'approccio scientifico sia considerato utile, l'esperienza italiana suggerisce che la leva comunicativa non sia sufficiente a invertire il trend. "La natalità non si sostiene solo con le lettere o con campagne informative", ribadisce Possemato, sottolineando come l'invecchiamento della popolazione incida direttamente sulla sostenibilità del sistema Paese. "In un Paese che vede proseguire la contrazione demografica, la questione incide sulla sostenibilità del welfare, del sistema sanitario e previdenziale". Per contrastare il declino, l'Osservatorio propone un modello integrato basato su pilastri definiti: 
Sostegno economico stabile: superamento di interventi una tantum a favore di politiche di lungo periodo. 
Servizi per l'infanzia: potenziamento dell'accessibilità e della capillarità territoriale. 
Housing sociale: agevolazioni per l'accesso alla casa per le giovani coppie. 
Conciliazione lavoro-famiglia: riforme che trasformino maternità e paternità in beni comuni riconosciuti. L'obiettivo è trasformare la natalità da un'incognita economica a un progetto concreto, garantendo che la scelta di avere figli sia "non solo possibile, ma realmente desiderabile". 
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Rsa, Consulcesi: "Giurisprudenza tutela famiglie da rette ingiuste su demenza"

(Adnkronos) - L'aumento dei casi di demenza in Italia riaccende il dibattito sul costo delle rette nelle Residenze sanitarie assistenziali (Rsa) e sulla loro corretta ripartizione tra servizio pubblico e famiglie. Secondo il network legale Consulcesi & Partners (C&P), alla luce dei più recenti dati epidemiologici e di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, il quadro normativo mette oggi a disposizione strumenti di tutela più chiari contro l'addebito di spese non dovute nei casi di Alzheimer e demenze gravi. Il rapporto 'The Prevalence of Dementia in Europe 2025' di Alzheimer Europe stima che in Italia le persone con demenza siano oggi oltre 1,43 milioni e diventeranno 2,2 milioni entro il 2050 (+54%), ricordano da C&P. L'Italia presenta la più alta incidenza nell'Unione europea in rapporto alla popolazione (2,4%), destinata a salire al 4,2%. Sono numeri che rendono il ricorso alle Rsa un passaggio sempre più strutturale del percorso assistenziale, con effetti diretti sulla sostenibilità giuridica ed economica dell'attuale sistema delle rette e sulla corretta applicazione dei livelli essenziali di assistenza (Lea). "Questi dati - osserva Bruno Borin, responsabile del team legale di Consulcesi & Partners - evidenziano una criticità di sistema: il ricovero in Rsa non è più un evento episodico, ma una condizione ricorrente che impone un chiarimento giuridico sulla ripartizione dei costi". Il quadro demografico si intreccia con un orientamento giurisprudenziale ormai maggioritario, rileva C&P. Con la sentenza n. 375/26, pubblicata il 28 gennaio, la Corte d'Appello di Firenze ha confermato integralmente la decisione di primo grado già favorevole ai familiari di un paziente affetto da Alzheimer, dichiarando la nullità del contratto di degenza stipulato con una Rsa e liberandoli da ogni obbligazione economica. La corte ha chiarito che, ai fini della qualificazione della prestazione come sanitaria e della conseguente gratuità, non è decisiva l'esistenza formale di un piano terapeutico personalizzato, ma la valutazione delle condizioni cliniche concrete del paziente e della loro prevedibile evoluzione, da cui emerga la necessità di un trattamento sanitario inscindibilmente integrato con l’attività socio-assistenziale. I giudici hanno inoltre censurato sia la valutazione di ingresso sia quella dell'Uvm (unità valutativa multidisciplinare) territoriale, ritenute inadeguate per aver ricondotto il caso a un modulo assistenziale di base anziché a un percorso Alzheimer caratterizzato da prestazioni sociosanitarie ad elevata integrazione. Di rilievo - rimarca C&P - anche il passaggio in cui la corte ha superato il richiamo alla normativa regionale, affermando che il discrimine tra prestazioni sanitarie e socio-assistenziali deve fondarsi sulla situazione clinica effettiva del paziente, e non sulle caratteristiche della struttura o sui criteri amministrativi adottati in sede di accesso. La decisione della Corte d'appello di Firenze si inserisce in un orientamento prevalente della giurisprudenza di legittimità. Negli ultimi anni - rammenta Borin - la Corte di Cassazione ha più volte affermato, da Cass. n. 4558/2012 fino alle più recenti pronunce, tra cui Cass. n. 33394/2024, che nei casi di Alzheimer e demenze gravi le prestazioni erogate in Rsa hanno natura prevalentemente sanitaria, in applicazione del principio di inscindibilità tra cura e assistenza. Un orientamento che incide direttamente sulla legittimità dell'addebito delle rette alle famiglie, anche in relazione ai Lea. Secondo Consulcesi & Partners, in assenza di un adeguamento delle prassi regionali ai principi espressi dalla giurisprudenza, l'aumento dei casi di demenza è destinato a riflettersi in un incremento strutturale del contenzioso e in una crescente disomogeneità territoriale nell'accesso alla gratuità delle prestazioni. In questo contesto si colloca l'iniziativa Soluzione Rsa (soluzione-rsa.it), sviluppata dal team legale di Consulcesi & Partners come strumento di analisi giuridica e verifica della corretta imputazione degli oneri assistenziali alla luce dell'evoluzione normativa e giurisprudenziale.  "I dati demografici - conclude Borin - descrivono una dinamica già in atto. Dal punto di vista del diritto sanitario, il tema delle rette Rsa è destinato a diventare una questione strutturale, con rilevanti ricadute economiche e sociali". 
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IA e PMI: LinkedIn lancia Premium All-in-One in Italia

(Adnkronos) - Il panorama imprenditoriale italiano sta attraversando una fase di trasformazione strutturale, guidata da un'accelerazione tecnologica che agisce come "grande livellatore" per le piccole e medie imprese. I dati del Work Change Special Report di LinkedIn rivelano che il 39% dei dipendenti delle PMI italiane considera oggi l'imprenditorialità un percorso possibile grazie alla spinta dell'intelligenza artificialedati del Work Change Special Report di LinkedIn rivelano che il 39% dei dipendenti delle PMI italiane considera oggi l'imprenditorialità un percorso possibile grazie alla spinta dell'intelligenza artificiale. L'adozione dell'intelligenza artificiale non è più una scelta opzionale. Se a livello globale l'85% delle piccole imprese utilizza già l'IA, in Italia il 56% dei lavoratori è convinto che questa tecnologia migliorerà la propria quotidianità. Il 70% dei marketer italiani concorda sul fatto che l'IA consenta ai brand più piccoli di competere oltre le proprie dimensioni, automatizzando attività di routine e migliorando il processo decisionale. In questo scenario di profondo cambiamento, nasce Premium All-in-One, una soluzione progettata per rispondere a un'esigenza concreta delle PMI: semplificare attività chiave come l'acquisizione di nuovi clienti, la costruzione della visibilità e l'assunzione di talenti. Attraverso strumenti integrati e facili da utilizzare, la piattaforma mira a: 
Ottimizzare l'acquisizione clienti: identificazione rapida dei prospect corretti tramite suggerimenti personalizzati e insight per un outreach mirato. 
Rafforzare la visibilità: le aziende che utilizzano funzionalità Premium possono registrare una crescita dei follower fino a 6,7 volte più rapida e fino a 7,5 volte più engagement. 
Supportare il recruiting: funzionalità specifiche per attrarre candidati qualificati durante le fasi critiche di espansione del business. Nonostante l'automazione, il 77% dei marketer delle PMI italiane sottolinea che è diventato "ancora più importante partire da voci umane autentiche" per costruire fiducia. Le audience verificano le informazioni attraverso persone di cui si fidano, rendendo il network (citato dal 40% dei professionisti come fonte primaria di consigli) il vero vantaggio competitivo. Premium All-in-One centralizza questi strumenti in un'unica dashboard, permettendo agli imprenditori di risparmiare tempo e concentrarsi sulle decisioni strategiche, trasformando le relazioni in opportunità concrete di mercato. 
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Consulenti lavoro: nostra specializzazione qualificata, no assimilata a commercialisti

(Adnkronos) - La professionalità dei consulenti del lavoro si fonda su una specializzazione qualificata e istituzionalmente presidiata, connessa alle politiche del lavoro che non coincide né può essere automaticamente assimilata a quella dei dottori commercialisti ed esperti contabili. È questo il punto fermo ribadito dal Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro nelle osservazioni e proposte presentate alla Camera dei Deputati sul disegno di legge delega per la riforma dell’ordinamento della professione di commercialista, attualmente all’esame della commissione Giustizia.  Nel documento si evidenzia come "l’attuale quadro normativo delinei una netta distinzione strutturale tra le due professioni, soprattutto nella materia del lavoro e della legislazione sociale. I consulenti del lavoro operano infatti all’interno di un sistema ordinamentale e di vigilanza integrato con le politiche pubbliche del lavoro, sotto la supervisione del ministero del Lavoro e in stretto raccordo con l’Ispettorato Nazionale".  "Un assetto che si riflette nel percorso di accesso alla professione – esame di Stato specialistico, tirocinio mirato e formazione continua – e nello svolgimento di funzioni di rilievo pubblicistico, come la certificazione dei contratti di lavoro, la conciliazione e l’arbitrato in materia di lavoro, il coinvolgimento nelle procedure della crisi d’impresa, la gestione delle politiche attive e l’asseverazione di conformità (Asse.Co.)", aggiungono i consulenti del lavoro.  Coerentemente con questo impianto, la giurisprudenza amministrativa, sottolineano i professionisti, "ha escluso la possibilità che il praticantato per l’accesso alla professione di consulente del lavoro possa essere svolto presso studi di dottori commercialisti ed esperti contabili, proprio in ragione della diversa natura delle competenze, del percorso normativo e della funzione professionale attribuita ai consulenti del lavoro nell’ordinamento".  Secondo i consulenti del lavoro, "ulteriore elemento distintivo è il rapporto con le strutture associative e di assistenza fiscale, che la normativa consente di organizzare, per pmi e imprese artigiane, solo tramite i consulenti del lavoro. Il Consiglio nazionale ricorda inoltre che gli iscritti all’albo dei commercialisti possono svolgere gli adempimenti lavoristici e previdenziali previsti dall’art. 1 della legge 12/79, esclusivamente previa iscrizione all’apposita piattaforma tenuta presso l’Ispettorato nazionale del lavoro e limitatamente alla provincia in cui ha sede l’azienda assistita; a ulteriore conferma della distinzione tra le due professioni".  "Dunque, le competenze dei consulenti del lavoro e quelle dei dottori commercialisti non sono sovrapponibili né assimilabili", concludono i consulenti del lavoro.  
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Riscaldamento: italiani virtuosi con 18,5°C di media, ma il risparmio può ancora crescere

(Adnkronos) - Una recente analisi condotta da tado° rivela che l'Italia è uno dei Paesi europei più vicini ai parametri di consumo virtuosi. La temperatura media registrata nelle abitazioni italiane durante i mesi invernali è di 18,59°C, un valore sensibilmente inferiore rispetto alla media dell'Europa centrale e orientale. 
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) indica nei 18°C la temperatura di riferimento ideale per gli ambienti domestici invernali. Sebbene l'Italia sia tra i Paesi più vicini a questo target, lo scostamento di circa mezzo grado comporta un aumento stimato del 4,13% sulla bolletta, pari a circa 47,4 euro a stagione. Il confronto europeo evidenzia disparità marcate: Paesi come l'Ungheria, la Slovacchia e la Danimarca mantengono medie superiori ai 20°C, con un aggravio sui costi di riscaldamento che oscilla tra il 14% e il 15%. All'estremo opposto si posizionano Regno Unito, Paesi Bassi e Irlanda, dove le temperature interne scendono spesso sotto i 17°C, garantendo risparmi fino al 9% rispetto allo standard OMS. La differenza tra i Paesi con le case più calde e quelli con le temperature più rigide si traduce in un divario in bolletta di quasi 24 punti percentuali. Questo dato sottolinea come anche minime variazioni sul termostato possano influenzare drasticamente i consumi nazionali. "I numeri dimostrano che piccole differenze di temperatura possono avere conseguenze significative", ha dichiarato Christian Deilmann, cofondatore e amministratore delegato di tado°. "Il nostro obiettivo è quello di aiutare le famiglie a comprendere il costo del riscaldamento e a prendere decisioni consapevolmente". Per colmare il divario tra comfort e risparmio, la digitalizzazione del riscaldamento offre strumenti di monitoraggio e automazione. L'integrazione di sistemi intelligenti permette di agire su diversi fronti: 
Controllo multizona: riscaldamento limitato agli ambienti effettivamente occupati. 
Geofencing: regolazione automatica della temperatura in base alla presenza degli abitanti. 
Rilevamento anomalie: sospensione del riscaldamento in caso di finestre aperte. 
Algoritmi predittivi: adattamento del sistema alle abitudini della casa per minimizzare gli sprechi. Secondo i dati rilevati, l'adozione di queste tecnologie può ridurre i costi fino al 22%, eliminando quasi totalmente il sovrapprezzo derivante da una gestione manuale o imprecisa degli impianti. In un'Europa divisa tra abitudini termiche differenti, l'Italia, insieme a Francia e Spagna, delinea un modello di consumo moderato che punta alla sostenibilità senza rinunciare al benessere domestico. 
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