Oltre 11 milioni di Italiani ascoltano audiolibri
(Adnkronos) - Il mercato degli audiolibri in Italia chiude il primo quinquennio di monitoraggio NielsenIQ per Audible con un bilancio solido, raggiungendo nel 2026 la quota di 11,6 milioni di ascoltatori. Questo dato riflette una crescita del 2% su base annua e un incremento complessivo del 16% rispetto al 2021, consolidando un'abitudine che per molti è diventata quotidiana. La frequenza di fruizione vede oggi il 28% degli utenti impegnato nell'ascolto almeno una volta a settimana, superando il 22% di chi vi accede mensilmente. La sessione media si attesta sui 27 minuti, una durata che si incastra perfettamente nelle attività di multitasking: se il 45% degli italiani preme play per rilassarsi, il 58% lo fa per ottimizzare il tempo quando mani e occhi sono impegnati in altre mansioni. Il profilo dell'ascoltatore tipo è marcatamente giovane e femminile, con le donne delle generazioni GenZ e Millennials, in particolare nella fascia 25-34 anni, a guidare i consumi. Questo target, concentrato prevalentemente nelle regioni del Sud, non vede l'audiolibro come un sostituto del volume cartaceo, bensì come un complemento necessario. Le statistiche evidenziano infatti una forte complementarità tra i formati: il 56% degli intervistati ha ascoltato un'opera già letta in precedenza, mentre il 50% ha compiuto il percorso inverso. Notevole è l'impatto sul mercato editoriale tradizionale, dato che il 52% del campione ha acquistato almeno un libro dopo averne fruito in versione audio, e il 39% utilizza la piattaforma per monitorare le ultime uscite e scoprire nuovi autori. L'orientamento dei gusti narrativi nel 2026 premia la fantascienza e il fantasy, scelti dal 28% del pubblico, seguiti a breve distanza dai thriller al 26% e dalla narrativa letteraria al 25%. La scelta del titolo è guidata principalmente dalla tematica (61%) e dal genere di appartenenza (60%). Emerge inoltre un interesse specifico per le espansioni degli universi narrativi: circa un quarto degli utenti è attratto da spin-off, prequel e sequel legati a film o serie tv. In questo ambito, il 61% cerca trame inedite con i propri personaggi preferiti, mentre il 39% preferisce approfondire le figure secondarie, confermando come l'audiolibro sia diventato uno strumento essenziale per dilatare gli orizzonti delle storie più amate.
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Oppo Find X9 Ultra punta a riscrivere le regole della fotografia
(Adnkronos) - Oppo Find X9 Ultra si presenta come un debutto insolito nella strategia del produttore, che porta per la prima volta la serie Ultra sui mercati internazionali, Europa inclusa. Il dispositivo non si limita a inseguire la concorrenza sul piano dei numeri, ma cerca di stabilire un nuovo standard qualitativo attraverso una collaborazione profonda con Hasselblad. L'estetica stessa del terminale richiama il mondo della fotografia professionale, con un modulo circolare che imita le lamelle dell'otturatore e dettagli che evocano le ghiere di messa a fuoco delle lenti tradizionali. Sotto la scocca, il terminale adotta la piattaforma Snapdragon 8 Elite Gen 5, supportata da configurazioni che raggiungono i 16GB di RAM e 1TB di archiviazione interna. Il display è un'unità LTPO AMOLED da 6,82 pollici con frequenza di aggiornamento variabile fino a 144Hz e una risoluzione di 3168x1440 pixel, capace di gestire picchi di luminosità HDR fino a 3600 nits. Notevole è anche la resistenza strutturale, garantita da una tripla certificazione IP66, IP68 e IP69, che rende il dispositivo praticamente immune a polvere, immersioni e getti d'acqua ad alta pressione. Il vero protagonista resta però il sistema di ripresa a cinque sensori, sviluppato interamente in sinergia con Hasselblad. La fotocamera principale da 200 megapixel sfrutta il sensore più grande mai montato su uno smartphone, mentre il teleobiettivo periscopico 10x introduce per la prima volta nel settore un sistema a cinque prismi con stabilizzazione Sensor Shift. Questo arsenale tecnologico è completato da una fotocamera a 24 canali per la fedeltà cromatica e da capacità video che permettono di registrare in Dolby Vision 4K a 120fps, offrendo una qualità che sfida direttamente i vertici della categoria. L'autonomia è garantita da una batteria da 7.050 mAh, che supporta la ricarica rapida SUPERVOOC a 100W e quella wireless a 50W. Sebbene la variante Pro offra una batteria leggermente più capiente e un corpo più sottile, l'Ultra giustifica i suoi millimetri extra con una versatilità ottica senza precedenti e un ecosistema di accessori dedicati, come il teleconverter da 300mm. Oppo Find X9 Ultra si rivolge dunque a chi considera lo smartphone non solo uno strumento di comunicazione, ma una vera e propria estensione della propria attrezzatura fotografica professionale.
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Pizza professionale a casa: il nuovo forno da 340°C
(Adnkronos) - Per gli italiani la pizza rappresenta un rito sociale consolidato, consumato almeno una volta a settimana dal 64% della popolazione. Tuttavia, nonostante l'85% degli adulti dichiari di saper preparare l'impasto da zero, esiste un sensibile divario tra le aspettative e il risultato ottenuto nel forno di casa. Secondo uno studio di settore promosso da Electrolux, il 53% degli intervistati identifica nella gestione dell'impasto l'ostacolo principale, un dato superiore di 18 punti rispetto alla media europea, probabilmente influenzato dall'alto livello della ristorazione professionale in Italia. Le insoddisfazioni legate alla produzione domestica sono riconducibili a fattori tecnici specifici. Il 31% degli intervistati lamenta un sapore non all'altezza della pizzeria, il 22% riscontra una cottura non uniforme e il 20% soffre il problema della base cruda. Questi limiti strutturali frenano la creatività culinaria: il 66% del campione dichiara infatti che cucinerebbe la pizza più spesso se avesse la certezza di ottenere uno standard qualitativo paragonabile a quello professionale. Per colmare questa lacuna, la tecnologia svedese di Electrolux ha sviluppato un sistema multifunzione pirolitico capace di raggiungere i 340°C, una temperatura sensibilmente superiore alla media dei forni domestici standard. Questa prestazione permette di ridurre i tempi di cottura a soli 2,5 minuti, simulando le condizioni termiche dei forni a legna o elettrici professionali. Il sistema è l'unico elettrodomestico ad aver ottenuto la validazione dalla Scuola Italiana Pizzaioli, garantendo il controllo necessario per ottenere basi croccanti e cornicioni alveolati. L'obiettivo è trasformare il risultato finale in un'esperienza "appagante", termine indicato dal 31% degli italiani come requisito essenziale per la pizza ideale. L'integrazione di queste funzionalità nel contesto domestico non mira a sostituire la manualità, ma a fornire il supporto hardware necessario per supportarla. Elisenda Picola Brau, VP Marketing & Sustainability Europe di Electrolux, sottolinea: “L’Italia è il punto di riferimento mondiale per la pizza, ma i nostri dati evidenziano che, proprio per questo, gli standard degli italiani sono così elevati che spesso il forno di casa non riesce a soddisfarli. Non abbiamo la pretesa di insegnare agli italiani come fare la pizza: vogliamo, semplicemente, fornire loro lo strumento tecnologico per ottenere finalmente a casa la qualità che si aspettano”.
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Ia: diverso valore aggiunto e nuove professionalità, ecco come non farsi 'rubare' il lavoro
(Adnkronos) - È il tema di questi mesi, l'intelligenza artificiale, e probabilmente nelle sue declinazioni future lo sarà dei prossimi anni. Non c’è mai stata nella storia un’accelerazione tecnologica paragonabile. Non è semplicemente possibile, tanto più nel mondo del lavoro, far finta di niente. Adnkronos/Labitalia ne ha parlato con un esperto, Alessandro Agostini, fondatore di AvantGrade.com, uno di quei professionisti che all’Ia ha dedicato anni di studio pratico, “sporcandosi le mani”, come ama dire lui stesso e che, proprio all’Intelligenza Artificiale e alle sue implicazioni pratiche nel mondo della comunicazione e della ricerca, ha dedicato un libro: 'Essere la risposta', uscito in queste settimane e disponibile su Amazon. "Oggi l'intelligenza artificiale nel mondo del lavoro - afferma - è in una fase 'adolescenziale': c'è grande interesse, ma la vera maturità non si vede ancora. Nel momento in cui inizi a usarla, ti rendi conto che per avere un vero impatto devi integrarla nei processi aziendali, valutando se questi funzionano ancora così come sono o se vanno cambiati in base alla nuova funzionalità. Attualmente, l'Ia sta portando più valore nelle situazioni iper-strutturate, come la programmazione. Nei lavori intellettuali l'impatto c'è, ma è ancora piuttosto trascurabile rispetto alle aspettative". Il suo libro 'Essere la risposta' parla in particolare dell'ambito comunicazione e marketing e dell'impatto dell'Ia. "Tutta la produzione di contenuti (immagini, video) - spiega - viene toccata dall'Ia. Il libro tratta della nascita di una nuova professione: l'esperto che ti rende visibile nelle risposte dell'intelligenza artificiale (esperto Geo o di ottimizzazione per l'Ia). Da un lato, c'è chi si occuperà di ottimizzare questa visibilità; dall'altro, inserire l'Ia nei reparti marketing permette di avere una 'potenza di fuoco' di almeno 1,5 volte superiore a prima, riducendo i tempi o aumentando l'output. 'Essere la risposta' significa farsi trovare pronti in un mondo in cui le persone sono distratte e cercano la sintesi: se il tuo brand appare nelle risposte rapide di sistemi come Google, Gemini o ChatGpt, diventi rilevante per l'utente. È la nuova era della visibilità online, mediata da queste piattaforme che fungono da veri e propri 'gatekeeper doganali'". Per Agostini, tuttavia, non bisogna aver paura del fatto che i siti web non verranno quasi più cliccati: "Dobbiamo ripensare al ruolo dei siti. Quando le persone chiedono all'Ia, il sito non è più solo una destinazione di traffico, ma diventa l'ingrediente della risposta fornita dall'intelligenza artificiale all'utente finale". Tornando al mondo del lavoro in generale, Agostini avverte: "Il rischio, per aziende e persone, è di non capire questo strumento, di non usarlo e di non beneficiarne. Il tema centrale non è 'mi ruba il lavoro o no', ma capire come cambia il lavoro e adattarsi in questo nuovo ecosistema. Si tratta di una trasformazione delle professioni. L'essere umano che lavora bene, con 'la testa e con il cuore', metterà sempre il suo valore aggiunto, ma sarà un valore diverso da quello di 3 o 5 anni fa". E assicura: "Nasceranno tante nuove professioni ben pagate, tra cui appunto l'esperto della visibilità sulle risposte dell'Ia, che diventerà una figura centrale. Dal punto di vista del macrosistema del lavoro intellettuale, ci sarà un cambio drastico non appena l'Ia diventerà matura. Abbiamo già visto casi di intelligenze bloccate perché troppo potenti dal punto di vista della cybersecurity: stiamo vivendo un'accelerazione mai vista prima". Quanto alla formazione delle nuove professionalità, sottolinea: "Oggi chi si forma meglio sono quelli che 'si sporcano le mani': persone che aprono gli strumenti, testano, provano e riprovano senza troppe remore. Spesso sono freelance o lavorano in aziende medio-piccole. Nelle grandi corporation, spesso per motivi di sicurezza informatica, gli strumenti vengono bloccati dal Pc aziendale, costringendo i dipendenti a lavorare con metodi del passato. Nelle realtà più piccole, sotto i 200 dipendenti, c'è molta più libertà di testare ed evolvere velocemente. Oggi un 'piccolo' e sveglio, se usa bene l'Ia, può lavorare con la stessa forza di un team di 3 o 4 persone. Vedo invece molto male chi lavora da anni e fa resistenza al cambiamento: di fronte a uno tsunami come l'Ia, verranno semplicemente travolti".
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Diverso valore aggiunto e nuove professionalità, ecco come non farsi 'rubare' il lavoro dall'intelligenza artificiale
(Adnkronos) - È il tema di questi mesi, l'intelligenza artificiale, e probabilmente nelle sue declinazioni future lo sarà dei prossimi anni. Non c’è mai stata nella storia un’accelerazione tecnologica paragonabile. Non è semplicemente possibile, tanto più nel mondo del lavoro, far finta di niente. Ne abbiamo parlato con un esperto, Alessandro Agostini, fondatore di AvantGrade.com, uno di quei professionisti che all’Ia ha dedicato anni di studio pratico, “sporcandosi le mani”, come ama dire lui stesso e che, proprio all’Intelligenza Artificiale e alle sue implicazioni pratiche nel mondo della comunicazione e della ricerca, ha dedicato un libro: 'Essere la risposta', uscito in queste settimane e disponibile su Amazon.
Come l'intelligenza artificiale sta cambiando il mondo del lavoro oggi, al di là della narrazione superficiale su automazione e sostituzione?
"Oggi l'intelligenza artificiale nel mondo del lavoro è in una fase 'adolescenziale': c'è grande interesse, ma la vera maturità non si vede ancora. Nel momento in cui inizi a usarla, ti rendi conto che per avere un vero impatto devi integrarla nei processi aziendali, valutando se questi funzionano ancora così come sono o se vanno cambiati in base alla nuova funzionalità. Attualmente, l'Ia sta portando più valore nelle situazioni iper-strutturate, come la programmazione. Nei lavori intellettuali l'impatto c'è, ma è ancora piuttosto trascurabile rispetto alle aspettative".
Il suo libro 'Essere la risposta' parla in particolare dell'ambito comunicazione e marketing. Come sta cambiando questo settore?
"Tutta la produzione di contenuti (immagini, video) viene toccata dall'Ia. Il libro tratta della nascita di una nuova professione: l'esperto che ti rende visibile nelle risposte dell'intelligenza artificiale (esperto Geo o di ottimizzazione per l'Ia). Da un lato, c'è chi si occuperà di ottimizzare questa visibilità; dall'altro, inserire l'Ia nei reparti marketing permette di avere una 'potenza di fuoco' di almeno 1,5 volte superiore a prima, riducendo i tempi o aumentando l'output. 'Essere la risposta' significa farsi trovare pronti in un mondo in cui le persone sono distratte e cercano la sintesi: se il tuo brand appare nelle risposte rapide di sistemi come Google, Gemini o ChatGpt, diventi rilevante per l'utente. È la nuova era della visibilità online, mediata da queste piattaforme che fungono da veri e propri 'gatekeeper doganali'".
Dobbiamo aver paura del fatto che i siti web non verranno quasi più cliccati?
"Dobbiamo ripensare al ruolo dei siti. Quando le persone chiedono all'Ia, il sito non è più solo una destinazione di traffico, ma diventa l'ingrediente della risposta fornita dall'intelligenza artificiale all'utente finale".
Tornando al mondo del lavoro in generale, qual è il vero rischio oggi e l'errore più grande che si sta facendo di fronte a questa rivoluzione?
"Il rischio, per aziende e persone, è di non capire questo strumento, di non usarlo e di non beneficiarne. Il tema centrale non è 'mi ruba il lavoro o no', ma capire come cambia il lavoro e adattarsi in questo nuovo ecosistema. Si tratta di una trasformazione delle professioni. L'essere umano che lavora bene, con 'la testa e con il cuore', metterà sempre il suo valore aggiunto, ma sarà un valore diverso da quello di 3 o 5 anni fa".
Quale sarà il valore aggiunto per i prossimi 3-5 anni? Quale aspetto, magari oggi sottovalutato, diventerà rivoluzionario?
"Nasceranno tante nuove professioni ben pagate, tra cui appunto l'esperto della visibilità sulle risposte dell'Ia, che diventerà una figura centrale. Dal punto di vista del macrosistema del lavoro intellettuale, ci sarà un cambio drastico non appena l'Ia diventerà matura. Abbiamo già visto casi di intelligenze bloccate perché troppo potenti dal punto di vista della cybersecurity: stiamo vivendo un'accelerazione mai vista prima".
Dove si potranno formare queste nuove professioni? Ci sarà una rivoluzione anche a livello universitario?
"Oggi chi si forma meglio sono quelli che 'si sporcano le mani': persone che aprono gli strumenti, testano, provano e riprovano senza troppe remore. Spesso sono freelance o lavorano in aziende medio-piccole. Nelle grandi corporation, spesso per motivi di sicurezza informatica, gli strumenti vengono bloccati dal Pc aziendale, costringendo i dipendenti a lavorare con metodi del passato. Nelle realtà più piccole, sotto i 200 dipendenti, c'è molta più libertà di testare ed evolvere velocemente. Oggi un 'piccolo' e sveglio, se usa bene l'Ia, può lavorare con la stessa forza di un team di 3 o 4 persone. Vedo invece molto male chi lavora da anni e fa resistenza al cambiamento: di fronte a uno tsunami come l'Ia, verranno semplicemente travolti".
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Grok, l'intelligenza artificiale di Musk curerà il feed di X
(Adnkronos) - X ha deciso di affidare la gestione della timeline direttamente a Grok, segnando un ulteriore passo verso l’integrazione profonda dell’intelligenza artificiale all’interno del social network. Secondo quanto annunciato da Nikita Bier, responsabile del prodotto per la piattaforma, gli utenti con abbonamento Premium su sistemi iOS possono già accedere in anteprima a una funzione che permette di fissare specifici argomenti nella scheda principale. Il chatbot analizzerà ogni post pubblicato per curare i contenuti in base agli interessi selezionati. L’obiettivo dichiarato è quello di offrire un’esperienza di navigazione costruita su misura per il singolo utente, con una distribuzione della funzione sui dispositivi Android prevista per il prossimo futuro. Parallelamente a questa innovazione tecnologica, la dirigenza ha comunicato la chiusura definitiva di X Communities, fissata per il prossimo 6 maggio. La decisione nasce da un calo costante dell'utilizzo dello strumento, che in precedenza permetteva di aggregare gli iscritti attorno a feed verticali e tematici. La strategia della società prevede ora una migrazione forzata verso XChat, il servizio di messaggistica interna, dove i gruppi di discussione verranno trasformati in chat collettive. Si tratta di una scelta controtendenza rispetto ai principali concorrenti del settore, come Threads e Mastodon, che continuano invece a investire sulla creazione di spazi comunitari pubblici per differenziarsi dal flusso generalista della timeline. Il cambio di rotta avviene in un clima di forte pressione regolatoria e legale per xAI, la società che sviluppa Grok. Negli ultimi mesi, il chatbot è finito al centro di aspre polemiche a causa del suo sistema di generazione di immagini, accusato di aver prodotto contenuti pornografici e deepfake di natura sessuale. Le autorità legislative di diversi Paesi hanno acceso i riflettori sulla gestione della sicurezza della piattaforma, mentre un gruppo di adolescenti ha recentemente intentato una causa contro Elon Musk. L’accusa sostiene che i vertici dell'azienda fossero consapevoli dei rischi legati alla modalità "spicy" dell'intelligenza artificiale, decidendo comunque di immetterla sul mercato senza i necessari filtri protettivi.
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Sanità: medicina digitale, studio propone il Gdmp come modello di governance dinamica
(Adnkronos) - La continua evoluzione della medicina digitale rende necessario di un cambio di paradigma nella gestione delle nuove tecnologie. Per garantire la sicurezza e sostenere un’implementazione equa in contesti e popolazioni eterogenee, i modelli regolatori tradizionali, fondati su approcci statici e centrati sul prodotto, mostrano sempre più i loro limiti: servono forme di governance dinamiche. È il cuore dell’articolo ‘Toward global standards for SaMD: introducing a proposal for Good Digital Medicine Practices (Gdmp)’ - a firma di Alfredo Cesario, amministratore delegato di Gemelli Digital Medicine & Health (Gdmh), e Federico Chinni, General Manager di Ucb Pharma Italia e nel comitato di presidenza di Farmindustria - pubblicato recentemente su ‘npj Digital Medicine’, rivista del gruppo Nature. Il Software as a Medical Device (SaMD), cioè il software destinato a uno o più scopi medici (diagnosi, prevenzione, monitoraggio o trattamento) che opera in modo autonomo, senza necessità di essere integrato in un hardware medico - sottolinea lo studio - sta ridefinendo in profondità il panorama tecnologico, regolatorio e clinico dell’assistenza sanitaria contemporanea. Gli approcci normativi però restano ancorati a presupposti tipici dei dispositivi medici tradizionali - sviluppo lineare, caratteristiche prestazionali fisse e profili di rischio prevedibili - risultando obsoleti in un’epoca dominata da sistemi digitali adattivi, basati sui dati e aggiornamenti continui. In questo contesto il modello Gdmp si pone come una proposta strutturata per armonizzare la supervisione globale del SaMD, inclusi i sistemi basati su intelligenza artificiale. Il framework individua alcuni pilastri fondamentali: validazione continua delle soluzioni digitali; trasparenza e supervisione degli algoritmi; gestione del ciclo di vita proporzionata al rischio; integrazione delle evidenze generate nel mondo reale e convergenza normativa a livello internazionale. Nel loro insieme, tali elementi delineano un’infrastruttura operativa per una governance moderna della medicina digitale. Il modello Gdmp descritto nello studio propone un’impostazione operativa articolata su 5 dimensioni: integrazione dei sistemi di qualità; validazione clinica continua; supervisione degli algoritmi adattivi; monitoraggio delle performance nel mondo reale e convergenza regolatoria internazionale. L’obiettivo - spiegano gli autori - non è introdurre un nuovo standard formale, ma “offrire una struttura di riferimento capace di supportare l’evoluzione delle politiche regolatorie e dei modelli di implementazione della medicina digitale”, in una prospettiva globale e dinamica. “Con le Gdmp - chiarisce Cesario - proponiamo un passaggio culturale prima ancora che tecnico: dalla semplice adozione dell’innovazione alla sua piena governabilità lungo tutto il ciclo di vita, in un’ottica di responsabilità, evidenza e valore per il sistema salute”. Aggiunge Chinni, da tempo impegnato in Farmindustria anche come coordinatore del Gruppo Strategico Digital & Connected Care: “Il framework Gdmp nasce per rendere operativi principi già condivisi, traducendoli in pratiche concrete capaci di accompagnare lo sviluppo e la validazione delle soluzioni digitali in contesti reali e dinamici”. La crescente complessità delle soluzioni digitali “richiede modelli di governance capaci di accompagnarne l’intero ciclo di vita, assicurando integrazione clinica, monitoraggio continuo e coerenza con gli standard di qualità”, rimarca Giampaolo Tortora, Presidente di Gdmh e direttore del Comprehensive Cancer Center della Fondazione policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, Roma. La pubblicazione assume rilievo anche sul piano sistemico. Con la medicina digitale non è più sufficiente accelerare l’innovazione, ma è necessario renderla valutabile, interoperabile e sostenibile nel tempo, garantendo sicurezza clinica, trasparenza e capacità di monitoraggio lungo l’intero ciclo di vita delle soluzioni digitali. Nell’articolo, inoltre, viene riconosciuto il contributo del contesto istituzionale italiano, in particolare dell’Intergruppo Parlamentare sulle Terapie Digitali e la Sanità Digitale, presieduto dall’onorevole Simona Loizzo, e del relativo Comitato Tecnico-Scientifico, coordinato da Franco Bruno, quale spazio di confronto che ha accompagnato la maturazione delle riflessioni sui modelli di governance e sull’evoluzione del quadro normativo della medicina digitale. La pubblicazione su npj Digital Medicine si configura quindi come un contributo al dibattito internazionale su standard e pratiche condivise, rafforzando il posizionamento dell’Italia in un ambito strategico come quello della medicina digitale e offrendo una base autorevole per promuovere una trasformazione dell’healthcare fondata su qualità, responsabilità e valore pubblico. La sfida, oggi - come emerge dallo studio - non è semplicemente introdurre nuove tecnologie, ma metterle nelle condizioni di essere valutate, governate e scalate secondo criteri rigorosi, condivisi e internazionalmente credibili. Per questo gli autori ribadiscono l’impegno a sostenere lo sviluppo di ecosistemi collaborativi nei quali ricerca, assistenza, industria e istituzioni possano concorrere alla definizione di modelli avanzati per la digital health.
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Il disallineamento tra competenze green e mercato occupazionale
(Adnkronos) - Secondo i dati del Ministero dell'Università e della Ricerca analizzati dall'Osservatorio di Talents Venture, i corsi di laurea con il termine "sostenibilità" nel titolo sono passati da 23 nell'anno accademico 2015/16 a 185 nel 2024/25. Questo incremento dell'offerta ha generato un aumento delle iscrizioni di oltre otto volte, concentrandosi per due terzi nei percorsi di laurea magistrale. Nonostante il dinamismo del sistema formativo, i dati occupazionali mostrano una realtà differente. Nel 2024 si sono contati 2.421 laureati in percorsi dedicati alla sostenibilità, pari allo 0,6% del totale nazionale. Tuttavia, il monitoraggio delle offerte di lavoro su LinkedIn nel 2025 ha rilevato soltanto 565 annunci per posizioni con "sostenibilità" nel job title, circa 47 al mese. Il rapporto evidenzia dunque una sproporzione significativa: per ogni posizione aperta si contano potenzialmente più di quattro profili specializzati.
Un segnale di mutamento giunge dai primi mesi del 2026, con 126 annunci registrati, un dato superiore alla media mensile dell'anno precedente. Questo trend suggerisce una timida accelerazione del sistema produttivo, probabilmente influenzata dalle imminenti evoluzioni delle politiche energetiche. La sfida attuale risiede nella capacità del mercato di assorbire e valorizzare le competenze acquisite nelle università. Pier Giorgio Bianchi, amministratore delegato di Talents Venture, osserva: “il lavoro delle università non è stato inutile, ma ora serve un passo in più. Formare persone sulle competenze legate alla sostenibilità è la cosa giusta da fare perché il mondo ne ha bisogno. Ma il passo successivo è altrettanto necessario, altrimenti il pericolo è di creare aspettative senza sbocchi concreti”. Secondo Bianchi, le università devono stimolare la domanda “da un lato educando i datori di lavoro a cercare questi profili, dall’altro fornendo a chi si laurea le competenze per costruire nuove imprese che siano sostenibili fin dalla nascita”. Il superamento di questa lacuna richiede un interscambio più efficace tra atenei e tessuto industriale. In questa direzione si muove il concetto di "coopetition" (coopetizione), ovvero una forma di collaborazione e competizione virtuosa tra istituzioni. Alberto Scuttari, Presidente del CoDAU, ha recentemente sottolineato come la sostenibilità debba essere intesa non solo come tema tecnico, ma come elemento strutturale per la sopravvivenza stessa degli atenei e per la competitività del sistema Paese.
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Difesa del suolo e prevenzione, l'appello dei geologi per il 2026
(Adnkronos) - In occasione della Giornata della Terra 2026, focalizzata sul tema Our Power, Our Planet, l'attenzione si sposta dai richiami simbolici ai dati concreti sulla fragilità del Paese. La riflessione attuale, alimentata dai recenti eventi meteorologici estremi, sottolinea come la sicurezza ambientale non possa prescindere da una capacità di governo delle trasformazioni che rispetti gli equilibri geomorfologici.
Le evidenze pubblicate nel Rapporto SNPA 2025, riferite alle rilevazioni del 2024, delineano un quadro di crescente pressione antropica. In Italia, la copertura di nuove superfici artificiali ha raggiunto quasi gli 84 chilometri quadrati, segnando un incremento del 16% rispetto all'anno precedente. Il consumo di suolo netto ha superato i 78 chilometri quadrati, attestandosi come il valore più elevato registrato nell'ultimo decennio. Particolare criticità riveste la localizzazione di questi interventi: nel solo 2024 sono stati edificati 1.303 ettari in zone a pericolosità idraulica media e ulteriori 600 ettari in aree classificate a pericolosità da frana. Questa tendenza conferma un progressivo intreccio tra l'espansione urbanistica e l'aumento della vulnerabilità territoriale, rendendo più complessi i processi di assorbimento idrico e regolazione climatica. Il passaggio da una gestione emergenziale a una cultura della prevenzione è stato al centro del recente convegno di Taormina, dove sono stati analizzati casi specifici come gli effetti del ciclone Harry e la frana di Niscemi. Per il Consiglio Nazionale dei Geologi, la transizione ecologica richiede una comprensione profonda del sottosuolo e degli equilibri che regolano la stabilità delle aree abitate. "Difendere la Terra significa riportare la Geologia al centro delle decisioni pubbliche, investire nella prevenzione e riconoscere nelle Scienze della Terra una competenza indispensabile per costruire comunità più sicure, più resilienti e più consapevoli", ha dichiarato in una nota il Consiglio Nazionale dei Geologi. Secondo l'istituzione, ogni trasformazione che ignora la fragilità dei luoghi produce effetti che compromettono "la sicurezza delle persone, la capacità dei territori di assorbire gli eventi estremi e la qualità stessa dello sviluppo". La sostenibilità nazionale è oggi misurata sulla qualità delle decisioni riguardanti le risorse naturali e la mitigazione dei rischi. Rafforzare il peso delle competenze tecniche nei processi decisionali non rappresenta solo una misura di protezione ambientale, ma una necessità per rendere lungimirante il modello di sviluppo economico. In quest'ottica, la geologia si propone come disciplina cardine per una programmazione fondata su dati oggettivi e sulla conoscenza dei processi di modellamento del territorio.
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Arriva in Italia RevivR, l'app che insegna il massaggio cardiaco in 15 minuti
(Adnkronos) - Una piattaforma digitale gratuita che in appena 15 minuti insegna a eseguire la rianimazione cardiopolmonare Cpr, trasformando uno smartphone in uno strumento salvavita. Si chiama RevivR ed è stata sviluppata dalla British Heart Foundation. Il sistema è stato presentato oggi anche in Italia, portando al centro del dibattito il tema della formazione diffusa sulle manovre di emergenza. Ogni anno migliaia di persone sono colpite da arresto cardiaco improvviso, spesso lontano da strutture sanitarie. In questi casi intervenire nei primi minuti è decisivo: l’avvio immediato della Cpr può raddoppiare o triplicare le probabilità di sopravvivenza.Tuttavia la maggior parte dei presenti non interviene per mancanza di competenze o timore di sbagliare. La piattaforma punta proprio a colmare questo gap. Senza costi e senza necessità di aule o manichini professionali, basta uno smartphone e un oggetto comune come un cuscino per simulare le compressioni toraciche. Il sistema interattivo guida l’utente con feedback audiovisivi in tempo reale, rendendo possibile una prima formazione pratica accessibile a tutti. Tra le caratteristiche, l’utilizzo della musica come riferimento per il ritmo delle compressioni: il sistema si basa sulla cadenza di 'Stayin’ Alive' dei Bee Gees, già adottata a livello internazionale per facilitare la memorizzazione della corretta frequenza. La piattaforma include anche una simulazione interattiva del defibrillatore Dae, che consente agli utenti di familiarizzare con il dispositivo, apprendendo il posizionamento delle piastre e la gestione delle istruzioni vocali. "Si tratta di uno strumento innovativo che può avvicinare i cittadini alle manovre salvavita", ha spiegato Fausto D’Agostino, anestesista rianimatore della Fondazione Policlinico universitario Campus bio medico, di Roma, che ha presentato il progetto durante la trasmissione 'Il Mio Medico' su TV2000. Gli esperti sottolineano che strumenti come RevivR non sostituiscono i corsi certificati, come quelli della American Heart Association, ma rappresentano un primo livello di formazione immediata, utile a diffondere conoscenze di base nella popolazione. L’obiettivo è aumentare il numero di persone in grado di intervenire prima dell’arrivo dei soccorsi. Perché, ricordano gli specialisti, la sopravvivenza a un arresto cardiaco dipende in larga parte da ciò che accade nei primi minuti. E avere accanto qualcuno preparato può fare la differenza tra la vita e la morte.
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