Safety Expo 2026-sicurezza sul lavoro, benessere psicosociale in primo piano
(Adnkronos) - In occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro del 28 aprile, l’attenzione internazionale si concentra quest’anno su un tema sempre più centrale: il benessere psicosociale nei luoghi di lavoro. Promossa dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro, l’edizione 2026 richiama l’importanza di ambienti lavorativi non solo sicuri dal punto di vista fisico, ma anche sostenibili sotto il profilo organizzativo, relazionale e mentale. Il modo in cui il lavoro è organizzato – carichi, ritmi, relazioni, pressioni – incide infatti in modo determinante sulla salute e sulla sicurezza. Quando questi fattori diventano critici, si trasformano in veri e propri rischi che richiedono strategie di prevenzione sempre più integrate. In questo contesto si inserisce Safety Expo 2026-sicurezza sul lavoro, in programma il 16 e 17 settembre alla Fiera di Bergamo. L’evento, organizzato dall’Istituto Informa con Epc editore e numerosi partner istituzionali, rappresenta il principale appuntamento nazionale per imprese, professionisti e decisori pubblici. Il programma prevede convegni, seminari, tavole rotonde, corsi di formazione e momenti di addestramento pratico, con rilascio di crediti formativi. Safety Expo 2026 ospiterà un’area espositiva con circa 300 aziende, tra i principali player del mercato della sicurezza sul lavoro. Un ecosistema completo in cui sarà possibile conoscere da vicino prodotti e soluzioni innovative: dai dispositivi di protezione individuale all’abbigliamento tecnico, dai sistemi anticaduta alle tecnologie per il monitoraggio e il controllo, fino alle soluzioni per la qualità dell’aria e la sicurezza degli ambienti di lavoro. La presenza dei leader del settore renderà l’evento una vetrina privilegiata per l’innovazione, ma anche un’occasione concreta per le imprese di individuare strumenti e partner strategici per migliorare i propri standard di sicurezza. Ampio spazio sarà dedicato all’aggiornamento normativo, con una tavola rotonda che riunirà istituzioni, organi di vigilanza e parti sociali. Il confronto si concentrerà sulle principali novità introdotte dal Decreto-Legge 159/2025 (convertito con L. n.198/2025), con l’obiettivo di offrire interpretazioni autorevoli e indicazioni operative sulle più recenti evoluzioni normative. Si affronteranno le trasformazioni introdotte nella disciplina degli appalti e subappalti, con particolare attenzione alla patente a crediti e al potenziamento delle attività di vigilanza e controllo. Il programma di convegni, seminari e corsi approfondirà i principali ambiti della prevenzione integrata, ponendo al centro la persona e la qualità dell’ambiente lavorativo. Tra i temi trattati: la gestione dei near miss, la prevenzione di violenze e molestie nei luoghi di lavoro, e la promozione di ambienti sicuri e inclusivi, anche attraverso l’applicazione della Uni ISO 45001 e della Uni/PdR 125:2022. Ampio spazio sarà dedicato al nuovo Accordo Unico sulla Formazione e al ruolo sempre più strategico del professionista HSE. Accanto a questo, Safety Expo conferma l’attenzione ai linguaggi culturali e formativi innovativi. Nell’ambito della sessione 'Sicurezza in scena' sarà presentato lo spettacolo teatrale 'Ricordati di vivere-l’ultima udienza', che coinvolge il pubblico in una riflessione diretta su responsabilità e comportamenti. Un approccio che dimostra come la sicurezza non sia solo tecnica e normativa, ma anche cultura, consapevolezza ed emozione. Tra i momenti più significativi, lo speech “Arbitrare la sicurezza: decisioni che fanno la differenza” di Manuela Nicolosi offrirà uno spunto originale sul ruolo della leadership nei contesti ad alta responsabilità. Safety Expo 2026 si conferma così non solo come vetrina di soluzioni tecniche e normative, ma come luogo di confronto e costruzione di una cultura della prevenzione condivisa. Un percorso che parte già dalla Giornata mondiale del 28 aprile e coinvolge istituzioni, imprese e lavoratori in un obiettivo comune: rendere ogni ambiente di lavoro più sicuro, sano e consapevole.
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Il trucco per abbassare la temperatura in città di 10 gradi grazie ai pannelli solari
(Adnkronos) - L'integrazione del solare fotovoltaico negli ambienti urbanizzati rappresenta un pilastro della transizione energetica, ma i suoi effetti sul microclima locale non sono uniformi. Una ricerca dell'Istituto per la Bioeconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ibe), pubblicata sulla rivista Sustainable Cities and Society, ha dimostrato che l'efficacia dei pannelli nella mitigazione del calore urbano dipende strettamente dal materiale sottostante. Lo studio si è avvalso di dati acquisiti tramite sensori iperspettrali e termici durante un volo scientifico sulla città di Lucca, analizzando l'albedo (la capacità di riflessione solare) e l'emissione termica delle diverse superfici.
Mappa dell'intensità dell'isola di calore urbana calcolata come la differenza tra la temperatura di ogni punto e la temperatura media delle aree naturali, ricavata dall'immagine termica aerea ad alta risoluzione
I risultati indicano che l'installazione di pannelli fotovoltaici su parcheggi asfaltati o tetti metallici scuri, superfici tipicamente a basso albedo che accumulano molto calore, può ridurre la temperatura superficiale locale dai 5 ai 10 °C durante la stagione estiva. In questi scenari si genera un effetto "win-win": produzione di energia pulita e raffrescamento dell'ambiente circostante.
Al contrario, la posa di infrastrutture solari su superfici naturali, come prati o specchi d'acqua, altera i processi di evapotraspirazione e la capacità termica naturale del suolo. In questi casi, lo studio ha registrato un incremento della temperatura superficiale fino a 17 °C, trasformando una tecnologia sostenibile in un potenziale fattore di riscaldamento locale. La comprensione di questi meccanismi è cruciale per raggiungere i target fissati dal Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima (PNIEC). Nel 2025, l'Italia ha raggiunto una potenza installata di 43,5 GW, con l'obiettivo di toccare i 79 GW entro il 2030 per coprire il 63% della domanda elettrica nazionale con fonti rinnovabili. "Le politiche urbane dovranno prediligere l'installazione di pannelli su superfici a basso albedo come coperture bituminose e asfalto, ed evitare l'installazione su superfici chiare", spiega Beniamino Gioli, coordinatore del team Cnr-Ibe. Sebbene l'energia prodotta contribuisca al raffreddamento globale riducendo le emissioni di gas serra, Gioli avverte che "le alterazioni di albedo e della temperatura superficiale possono essere un cooling anche a livello locale ma anche un warming con effetti locali indesiderati". L'uso di tecnologie di telerilevamento ad alta risoluzione si conferma uno strumento indispensabile per la governance delle città moderne. Questi sensori permettono di stimare con precisione quanta radiazione solare viene assorbita o riflessa verso lo spazio, guidando i pianificatori verso scelte consapevoli. La sfida per le "smart cities" del futuro sarà dunque quella di bilanciare il potenziamento energetico con il mantenimento di un microclima vivibile, evitando che la transizione energetica amplifichi involontariamente il fenomeno delle isole di calore nelle aree più vulnerabili.
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Pnrr, Cni: un presidio tecnico per gestire la digitalizzazione della Pa
(Adnkronos) - La Missione 1 Componente 1 del Pnrr, dedicata alla digitalizzazione, all’innovazione e alla sicurezza nella Pubblica Amministrazione, ha mobilitato risorse per circa 6,14 miliardi di euro, a cui si aggiungono ulteriori 600 milioni di euro del Fondo Complementare al Pnrr. Lo scorso 31 marzo è scaduto il termine per il completamento dei progetti. Ultimato questo enorme lavoro, ora è necessario gestire quanto è stato realizzato, facendo in modo che l’investimento risulti alla fine produttivo. E’ stato questo il tema al centro del convegno 'La digitalizzazione della Pa dopo il Pnrr' organizzato dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri, tenutosi ieri pomeriggio a Roma. Nel corso dell’intervento che ha dato il via ai lavori, Carla Cappiello, vicepresidente vicario del Cni e promotrice dell’iniziativa, ha citato alcuni dati significativi. Per quanto riguarda infrastrutture e sicurezza, il 90% dei Comuni ha aderito agli avvisi Pnrr per la migrazione al cloud; il 70% ha avviato la dismissione dei server fisici, ma solo il 23% l’ha completata; il 68% ha completato la migrazione al cloud; il 50% dispone di un sistema di disaster recovery e un ulteriore 18% lo sta sviluppando; l’82% effettua backup in cloud o in modalità mista; l’80% dichiara di non aver subito attacchi informatici dal 2023. Sul fronte della digitalizzazione amministrativa, il 75% dei Comuni ha informatizzato delibere e determinazioni; il 91% scambia documenti tramite Pec o protocollo informatico, ma solo il 29% ha abbandonato completamente il cartaceo; la consultazione condivisa del fascicolo digitale riguarda appena il 9,9% degli enti. Sul fronte dei servizi al cittadino, il 70% dei Comuni eroga in modalità digitale i servizi demografici, edilizi, scolastici e tributari; il 90% ha aderito alla Piattaforma Digitale Nazionale Dati, ma il suo potenziale è ancora largamente inespresso sul lato della fruizione; il 67% ha attivato la riconciliazione automatica dei pagamenti pagoPA per i tributi, ma solo il 28% per i servizi sociali. Infine, per quanto riguarda la governance, il dato più significativo è che il 75% dei Comuni affida la gestione Ict a fornitori esterni; nei piccoli enti, la figura del Responsabile della Transizione Digitale ha un profilo amministrativo nel 66% dei casi. “La digitalizzazione è stata una grande impresa - ha affermato Cappiello - ma ora va gestita la fase successiva. I dati indicano che esiste una distanza tra chi è partito e chi è arrivato: molti sono partiti, non tutti sono arrivati. Ma anche per chi è arrivato il traguardo non è la fine della corsa: è la linea di partenza della fase più impegnativa, quella della gestione, della manutenzione e dell’evoluzione nel tempo di quanto è stato realizzato. Passato il Pnrr, dunque, il lavoro continua ed è necessario un presidio tecnico. Molti comuni, ad esempio, affidano i servizi Ict a fornitori esterni. Una scelta legittima, senza dimenticare però il tema della qualità della fornitura la cui valutazione dipende dalle reali competenze presenti all’interno della PA, sia essa in capo a un dipendente o a un ingegnere libero professionista. In questo senso, gli ingegneri si propongono come veri e propri alleati della Pubblica Amministrazione, per far sì che l’intero processo si concluda con un successo”. Nell’ambito dei saluti istituzionali è intervenuto Angelo Domenico Perrini, presidente del Cni, che si è espresso così: “I numeri relativi alla digitalizzazione raccontano di una stagione straordinaria - ha detto - ma ora arriva il lavoro vero: la gestione nel tempo delle opere realizzate. Ricordiamo che i fondi del Pnrr utilizzati sono un debito che andrà restituito, il che ci obbliga a far sì che l’investimento risulti produttivo”. Nel suo messaggio di saluto Gaetano Manfredi (presidente Anci) ha detto: “Il Pnrr è stata un’opportunità eccezionale e i comuni hanno operato affinché gli obiettivi fossero raggiunti. Un comune più digitale è un comune più accessibile e capace di erogare servizi efficienti”. Gennaro Annunziata (coordinatore del Comitato C3I del Cni) ha tracciato la rotta della fase che si apre ora: “Dobbiamo raccontare cosa è stato fatto ma soprattutto capire come affrontare questa nuova sfida. A mio avviso, tre sono le parole chiave. Sostenibilità di quanto è stato realizzato. Competenza per conservare tutto quanto è stato costruito: mi riferisco soprattutto al ruolo del Responsabile per la Transizione Digitale, nell’ambito del quale occorre valorizzare l’ingegnere dell’informazione. Infine, c’è la governance. Servono criteri di progettazione delle infrastrutture digitali proprie delle opere complesse. La progettazione deve essere fatta da ingegneri dell’informazione competenti e iscritti all’Albo”. I lavori, coordinati da Salvatore Pompa, si sono sviluppati attraverso una serie di relazioni e interventi. Massimo Staniscia (componente del Comitato C3I del Cni) ha illustrato i dettagli dello stato di attuazione della digitalizzazione della Pa in un’ottica di sostenibilità futura. Mario Nobile (direttore dell’Agenzia per l’Italia Digitale) ha sottolineato, tra le altre cose, la necessità di colmare il gap di competenze attraverso il meccanismo dell’aggregazione. Paolo Vicchiarello (capo Dipartimento della Funzione Pubblica) ha affermato che il Pnrr ha consentito lo sviluppo delle competenze digitali all’interno della Pa. “Serve una politica di sviluppo progressivo delle competenze - ha detto - per cercare di stare al passo. Si stanno studiando percorsi all’interno della PA per far sì che risulti più attrattiva nei confronti dei tecnici e degli ingegneri”. Antonella Galdi (Area Innovazione e Transizione Digitale Anci) ha proposto una fotografia dello stato della digitalizzazione dei comuni italiani, confermando che il tema è come conservare quanto realizzato, sia in termini economici che di competenze. Armando Goglia (amministratore delegato Advanced Systems) ha offerto il punto di vista dei fornitori esterni, sottolineando che la digitalizzazione migliora il rapporto e la sinergia con la Pa. Cinzia Gatto (responsabile S.O. BIM Life Cycle Process FSEngineering), infine, ha fatto notare come il processo in atto sia una grande occasione di confronto tra Pa e i professionisti del settore e che l’ingegneria è portatrice di un grande valore aggiunto. Le conclusioni della giornata sono state affidate al Vicepresidente del Cni, Elio Masciovecchio, che si è espresso così: “Tutti gli interventi di oggi hanno un elemento comune: il ruolo e la presenza degli ingegneri che sono al centro di questi processi, sono il primo fattore che porta all’innovazione. Ma dobbiamo fare un passo in avanti: l’innovazione deve essere anche etica. Qui interviene il ruolo degli Ordini. Tutti i processi descritti devono avvenire all’interno dell’alveo istituzionale degli Ordini, che garantiscono competenze, etica e deontologia. E’ tempo di allargare le competenze del terzo settore e portarle all’interno del nostro Albo professionale”.
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Salone Mobile, siglato accordo per rinnovamento e sviluppo filiera legno-arredo Marche
(Adnkronos) - Rafforzare la competitività, sostenere l’innovazione e accompagnare le imprese della filiera verso i mercati internazionali: è questo l’obiettivo dell’accordo quadro siglato oggi da Regione Marche, FederlegnoArredo e Confindustria Marche, in occasione della visita istituzionale che, su invito di FederlegnoArredo, si è svolta al Salone del Mobile di Milano. Presentato dai firmatari - l’assessore allo Sviluppo economico di Regione Marche Giacomo Bugaro, il presidente di FederlegnoArredo Claudio Feltrin e il presidente di Confindustria Marche Roberto Cardinali - al pubblico, insieme a una delegazione di imprenditori marchigiani, l’accordo rappresenta uno strumento strategico di politica industriale regionale, volto a sostenere la filiera legno-arredo, uno dei settori identitari e a maggiore vocazione internazionale della regione. L’intesa si propone di allineare le politiche regionali alle traiettorie europee e nazionali in materia di innovazione, sostenibilità, trasformazione digitale e capitale umano, rafforzando insieme al territorio il sistema delle relazioni istituzionali e produttive. Il cuore operativo sarà la definizione di un Progetto Strategico di sistema per il comparto 'Casa e Arredo', sviluppato con il coinvolgimento di centri di ricerca, università e hub per l’innovazione, e accompagnato da una cabina di regia pubblico-privata che coordinerà le azioni nel medio-lungo periodo. Nel dettaglio, l’accordo tra enti punta a favorire l’accesso coordinato ai fondi europei, anche in prospettiva della nuova programmazione 2028–2034, rafforzare i processi di aggregazione tra imprese, sostenere l’innovazione tecnologica e la transizione green e digitale, nonché accompagnare le aziende nei percorsi di internazionalizzazione, anche attraverso il supporto alle certificazioni richieste dai mercati extra-Ue. "La filiera Legno-Arredo - aggiunge l'assessore regionale delle Marche, Giacomo Bugaro - è uno dei motori dell’economia marchigiana: un peso occupazionale pari al 7,7% dell’industria regionale e oltre 765 milioni di euro di export, il 5,7% delle esportazioni delle Marche. Un sistema produttivo fortemente orientato ai mercati internazionali che oggi vogliamo accompagnare in una nuova fase di crescita. L’accordo quadro siglato al Salone del Mobile rafforza la collaborazione tra Regione Marche, FederlegnoArredo e Confindustria Marche e introduce una strategia industriale condivisa, fondata su innovazione, sostenibilità, digitalizzazione e sviluppo delle competenze. L’obiettivo è sostenere concretamente le imprese, favorire il trasferimento tecnologico e rafforzare la capacità competitiva dell’intera filiera. Puntiamo in particolare sull’internazionalizzazione e sul supporto alle aziende nell’accesso ai mercati extra-Ue, anche attraverso certificazioni e nuovi standard produttivi. Con questa intesa le Marche si dotano di una cornice stabile per attrarre risorse europee e accompagnare il settore verso le opportunità della programmazione 2028-2034, valorizzando il Made in Marche nel mondo". Questo accordo "mette a terra un modello operativo chiaro per sostenere la filiera: integrazione tra risorse europee, nazionali e regionali, supporto alle certificazioni per l’accesso ai mercati esteri, rafforzamento delle competenze e investimenti su innovazione e sostenibilità - aggiunge Carlo Piemonte, direttore generale di FederlegnoArredo -. L’obiettivo è accompagnare in modo concreto le imprese, soprattutto le pmi, nei processi di trasformazione e di internazionalizzazione, valorizzando al tempo stesso il sistema produttivo marchigiano, rinomato per le sue tradizioni artigianali e l'innovazione. Nel 2025, ha raggiunto un valore di circa 3,7 miliardi di euro, posizionandosi al quarto posto sia per fatturato che per valore esportato nella filiera legno-arredo, confermandosi come uno dei principali poli della produzione di mobili in Italia”. I numeri confermano il ruolo centrale delle Marche, con un saldo commerciale pari a 660 milioni di euro, oltre 1.800 imprese e 18.700 addetti, di cui il 74% impiegato nella produzione di mobili, secondo i dati del Centro Studi FederlegnoArredo. Il distretto marchigiano è caratterizzato da una produzione straordinaria nel settore delle cucine, che rappresentano il 26% del fatturato di cucine nazionale. Il comparto contribuisce in modo significativo all'immagine e alla competitività del Made in Italy nel mondo. Nonostante le sfide globali, le Marche mantengono una posizione di rilievo nelle esportazioni di mobili: il settore copre il 67% del export di tutta la Filiera legno-arredo. "Siamo soddisfatti di sottoscrivere un accordo che persegue l’obiettivo di rafforzare la competitività della filiera legno-arredo e che vuole definire un Progetto strategico condiviso dedicato al sistema casa e arredo della Regione Marche - sottolinea Roberto Cardinali, presidente Confindustria Marche -. Questa intesa spinge sulle priorità che Confindustria Marche evidenzia da tempo come strategiche per le nostre imprese: competenze, innovazione e digitalizzazione, puntando ad una politica industriale coordinata tra ambito regionale e nazionale. Il settore legno-arredo ha una storia di qualità e prestigio nella nostra Regione ed un peso rilevante nel Pil regionale e nelle esportazioni. La costituzione di una cabina di regia pubblico-privata può diventare un modello nazionale per l’impostazione e l’attuazione di interventi strategici, così da valorizzare una filiera rilevante per l’economia marchigiana, anche avvalendosi del supporto di partners istituzionali e tecnologici".
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L'allarme dell'Uap: "50 mln a farmacie mentre sanità italiana è in crisi profonda"
(Adnkronos) - La Uap, l'Unione nazionale ambulatori e poliambulatori, con tutte le organizzazioni sanitarie che la costituiscono, per voce della presidente, Mariastella Giorlandino, esprime "forte preoccupazione per la proposta del sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, che chiede di destinare 50 milioni di euro al potenziamento della sanità di prossimità attraverso l’attivazione di 20.000 farmacie pubbliche e private". Secondo Uap, questa iniziativa ignora "la situazione critica della sanità italiana e trascura un problema irrisolto da oltre due anni: la mancata revisione delle tariffe del nomenclatore tariffario nazionale, dopo i tagli che hanno provocato un disservizio diffuso su tutto il territorio nazionale, la chiusura di numerose strutture sanitarie nelle Regioni in piano di rientro, un danno economico agli ospedali pubblici e la perdita di posti di lavoro per molti professionisti sanitari". La Uap sottolinea che, "mentre l’Area programmazione del ministero della Salute – in particolare Il capo Dipartimento Mennini e il direttore generale Bergamaschi – non ha ancora risolto questa criticità, il sottosegretario Gemmato propone di investire risorse pubbliche su realtà non idonee, per configurazione e finzione, all’erogazione di prestazioni sanitarie. Le farmacie, infatti, non dispongono dei requisiti strutturali, tecnologici e professionali necessari per eseguire screening e prestazioni cliniche - come Ecg, spirometrie o vaccinazioni - che devono essere svolti esclusivamente da medici e personale sanitario qualificato, in ambienti conformi alle norme vigenti". La Uao ricorda inoltre che "le farmacie non sono ancora adeguate al Fascicolo Sanitario Elettronico, non rispettano ancora, pienamente, le norme europee sulla privacy e gestione dei dati sensibili, non dispongono di sistemi conformi per la gestione dei rifiuti sanitari speciali, con potenziali rischi per la salute pubblica". In questo contesto, la Uap "evidenzia l’esistenza di oltre 350.000 ambulatori e poliambulatori già operativi, capillarmente distribuiti sul territorio nazionale e dotati dei 420 requisiti previsti dalla normativa per la tutela della salute dei cittadini, una risorsa che paradossalmente continua a essere ignorata nelle scelte di programmazione". “Destinare risorse pubbliche a strutture inadeguate rappresenta una scelta clinicamente inappropriata e non conforme alle norme - dichiara la presidente Mariastella Giorlandino - Chiediamo al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti di intervenire affinché i fondi vengano indirizzati ai comparti realmente competenti e a norma, nell’interesse della salute degli italiani.”
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Pnrr? "Evitare cattedrali nel deserto", Francesco Vaia nel secondo episodio del vodcast 'La salute senza filtri'
(Adnkronos) - A giugno si chiude la 'Missione 6 Salute' del Pnrr, "si devono evitare le cattedrali nel deserto, le Case di comunità e gli Ospedali di comunità vanno riempiti di personale sanitario, di attrezzature. Se lo facciamo va benissimo ma se non avviene... L'obiettivo deve essere la continuità ospedale-territorio, evitare che il primo venga preso d'assalto e far sì che le persone vengano curate bene". Così Francesco Vaia, oggi componente dell'Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, ma tra i protagonisti della pandemia Covid come direttore dell'Inmi Spallanzani di Roma e poi come direttore della Prevenzione del ministero della Salute, nel secondo episodio del vodcast 'La salute senza filtri-Dalla pandemia alle liste d'attesa', pubblicato oggi sui canali Adnkronos. I prossimi saranno online il 30 aprile e l'8 maggio. La medicina di prossimità dovrebbe guardare alle buone pratiche, durante la pandemia Vaia si è'inventato' per il Lazio le Uscar, "sono state l'uovo di Colombo - ricorda - rivoluzionarie per il tempo e per i risultati che hanno ottenuto. Il Lazio durante la pandemia ha fatto un buon lavoro e l'hanno riconosciuto tutti e va dato merito ai colleghi. Le Uscar erano formate da giovani medici di famiglia e infermieri di famiglia, all'inizio della pandemia non avevano strumenti per dare risposte nel territorio. Noi - aggiunge - gli abbiamo fornito ad esempio il saturimetro o l'ecografo per diagnostica una possibile polmonite in atto. In questo modo si potevano già filtrare i pazienti che avevano necessità del ricovero e chi poteva essere curato a casa". Sul tema delle sottofinanziamento del Ssn, Vaia avverte chge "il giusto finanziamento al Ssn è importantissimo, ma non è il problema. Va dato atto al Governo di Giorgia Meloni di aver aumentato i finanziamenti in sanità ma possiamo pensare ad un cifra che cresce 'ad libitum'? Perché più aumenta l'offerta e più cresce la domanda che è potenzialmente illimitata. Allora, si deve agire su una altro punto, canalizzare meglio la domanda e come renderla più appropriata". Durante il secondo episodio Vaia ha parlato anche della rete trapianti e del caso dell'ospedale Monaldi di Napoli, dove è stato in passato direttore. La serie è disponibile su Spotify, YouTube e sulla sezione Podcast di adnkronos.com.
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Bellezza, da filler a botulino è boom iniettabili. I dermatologi: "Sicurezza è priorità"
(Adnkronos) -
Sempre più richiesti, sempre più diffusi. I trattamenti iniettabili – dai filler alla tossina botulinica – sono oggi tra le procedure cosmetologiche più praticate in dermatologia. Non solo per il ringiovanimento, ma anche per migliorare esiti cicatriziali con tecniche minimamente invasive. Un successo che porta con sé una sfida: garantire la massima sicurezza per i pazienti. Come ogni atto medico, anche i trattamenti iniettabili possono comportare complicanze, soprattutto se eseguiti senza adeguata valutazione clinica o da personale non sufficientemente formato. È questo il focus del 99° Congresso nazionale Sidemast, Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse, in corso a a Rimini fino a domani, che vede i dermatologi italiani e internazionali a confronto su prevenzione delle complicanze e innovazione tecnologica, con particolare attenzione alla diagnostica non invasiva. "Le procedure iniettive sono veri e propri atti medici – afferma Nicola Zerbinati, ordinario di Dermatologia Università degli Studi dell’Insubria-Varese e componente del consiglio direttivo della Sidemast – e richiedono diagnosi, conoscenza approfondita dell’anatomia e formazione specifica. La sicurezza del paziente dipende dalla corretta indicazione del trattamento e dalla capacità di prevenire e gestire eventuali complicanze". Secondo i dati dell’International Society of Aesthetic Plastic Surgery (Isaps), in Italia nel 2024 i trattamenti iniettabili – in particolare tossina botulinica, filler a base di acido ialuronico e idrossiapatite di calcio – superano complessivamente le 760 mila procedure. Il confronto con il 2023 evidenzia una crescita molto marcata: la tossina botulinica passa da 194.335 a 316.385 trattamenti (+62,8%), mentre i filler a base di acido ialuronico crescono da 190.606 a 430.598 procedure (+125,9%), confermandosi come il segmento più dinamico. Complessivamente, nel nostro Paese, dal 2023 al 2024 procedure sono quasi raddoppiate. Le complicanze sono complessivamente rare e nella maggior parte dei casi lievi e transitorie (come edema ed ecchimosi) in particolare per la tossina botulinica, per la quale numerosi studi documentano un’incidenza bassa di eventi avversi. Per quanto riguarda i filler, pur mantenendo un elevato standard di sicurezza, possono verificarsi asimmetrie, noduli, irregolarità e migrazione del filler; le complicanze vascolari rappresentano quelle più severe (come le compressioni e, nei casi più gravi, le occlusioni arteriose), con un’incidenza stimata compresa tra circa 0,004% e 0,5%, confermandone comunque la rarità. Anche questi rischi possono essere ulteriormente ridotti grazie alla formazione, all’esperienza del medico e all’utilizzo di tecniche avanzate, come la guida ecografica. Tra le innovazioni al centro del congresso Sidemast , l’ecografia cutanea si conferma infatti sempre più protagonista. Uno strumento non solo per diagnosticare eventuali problemi, ma anche per pianificare interventi mirati, come la gestione di accumuli di filler o alterazioni dei tessuti che possono causare compressioni e irregolarità. "Le nuove tecnologie – aggiunge Nicola Zerbinati – permettono oggi di visualizzare in tempo reale pelle e tessuti sottostanti, individuando anche materiali precedentemente iniettati". Una delle innovazioni più promettenti è rappresentata dalle iniezioni ecoguidate, che consentono di eseguire il trattamento osservando in diretta le strutture anatomiche. Un approccio che migliora la precisione permette di evitare aree sensibili e può contribuire a ridurre il rischio di complicanze. "L’ecografia– spiega Stefania Guida, docente di Dermatologia all’Università Vita-Salute San Raffaele e del direttivo Sidemast – non serve solo a valutare eventuali problemi dopo il trattamento, ma può diventare uno strumento fondamentale per prevenirli. Le iniezioni ecoguidate rappresentano una delle innovazioni più rilevanti degli ultimi anni per aumentare la sicurezza delle procedure. L’utilizzo di queste tecniche richiede però competenze specifiche, sia nella lettura delle immagini sia nell’applicazione pratica durante le procedure stesse". Nonostante i progressi tecnologici per i dermatologi Sidemast resta un punto fermo: la sicurezza dei trattamenti iniettabili è strettamente legata alla competenza del medico. "La tecnologia è un supporto prezioso, ma non sostituisce la formazione e l’esperienza clinica – concludono Zerbinati e Guida – per questo è fondamentale che i trattamenti iniettabili vengano eseguiti da medici adeguatamente formati". Da qui l’impegno di Sidemast nel promuovere formazione continua e aggiornamento in dermatologia estetica, per garantire pratiche sempre più sicure, appropriate e basate su evidenze scientifiche.
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Salute, 30% malattie croniche da squilibri prevenibili degli ormoni
(Adnkronos) - Da diabete a infertilità, osteoporosi e malattie tiroidee, fino a tumori neuroendocrini. Nonostante il 30% delle malattie croniche e 1 tumore su 4 dipendano da squilibri ormonali, gli ormoni restano un grande sconosciuto per la maggior parte degli italiani, che li sottovalutano e non sanno come mantenerli in salute né prevenirne le alterazioni. Per diffondere informazioni sull’impatto degli ormoni sulla vita quotidiana, in occasione del World Hormone Day 2026, gli esperti della Società italiana di endocrinologia (Sie) promuovono eventi di sensibilizzazione, educazione e prevenzione in tutta Italia e raccomandano di seguire 10 regole molto semplici per migliorare la salute ormonale e intercettare precocemente i segnali d’allarme degli squilibri ormonali. Nel nostro organismo circolano molte decine di ormoni le cui variazioni possono fare da apripista a moltissime patologie, dall’obesità al diabete, dalle malattie della tiroide ai tumori neuroendocrini, dall’osteoporosi all’infertilità, fino a oltre 400 malattie rare direttamente correlate al sistema endocrino. Si stima che, nell’arco della vita, 3 persone su 4 dovranno prima o poi confrontarsi con un problema ormonale. "Gli ormoni sono i 'registri' della nostra salute, ma metà degli italiani non lo sa. Si tratta di messaggeri biologici prodotti dalle ghiandole endocrine come l’ipofisi, la tiroide, il pancreas, i testicoli e le ovaie. Ma anche da qualsiasi altro tessuto e organo nel nostro corpo: tessuto adiposo, stomaco e intestino, cuore, reni, pelle, polmoni e osso", spiega Diego Ferone, presidente Sie, ordinario di Endocrinologia all’Università di Genova. "Ci sono - continua - molte decine di differenti tipi di ormoni, come l’insulina, il testosterone, il cortisolo, gli estrogeni, la prolattina, l’adrenalina, gli ormoni tiroidei, la melatonina, la leptina, l’ormone della crescita e tanti altri. Ognuno di essi ha una funzione ben specifica: sono essenziali per affrontare lo stress, crescere, regolare il metabolismo, determinare la funzione sessuale e la fertilità, ma anche per i processi cognitivi e il benessere generale. Ci dicono quando andare a dormire, quando smettere di mangiare, come regolare la pressione corporea". Lo squilibrio ormonale "può condurre allo sviluppo del 30% delle patologie croniche più diffuse, in cui anche la componente ambientale è fondamentale, ma che in molti casi possono essere prevenute come diabete mellito, obesità, ipertensione arteriosa, osteoporosi, malattie tiroidee, disturbi dell’accrescimento, infertilità e disfunzioni sessuali. Allo stesso tempo, ci sono più di 400 patologie rare endocrine che affliggono milioni di persone in Europa, ma che spesso non vengono riconosciute", evidenzia Ferone . "Nonostante lo straordinario impatto sulla salute, la maggior parte degli italiani non sanno come affrontare eventuali carenze e alterazioni e a chi rivolgersi quando questi si presentano", sottolinea Salvatore Cannavò, presidente eletto Sie, ordinario di Endocrinologia all’Università di Messina. "I sintomi a cui porre attenzione, che possono mascherare problemi al sistema endocrino, sono variazioni inspiegabili di peso, disturbi del sonno, cambiamenti nell’appetito, fragilità di unghie e capelli, stanchezza eccessiva, pelle secca, sete persistente, abbassamento del tono dell’umore, calo del desiderio sessuale e infertilità. In presenza di questi campanelli è necessario rivolgersi allo specialista endocrinologo". Il primo passo per mantenere l’equilibrio ormonale, continua Cannavò che elenca i dieci consigli Sie, "è quello di adottare uno stile di vita attivo ma equilibrato. Praticare attività fisica costante, da 90 a 150 minuti a settimana a bassa intensità è, infatti, un vero e proprio 'workout ormonale' che aumenta le endorfine e la serotonina, riduce il cortisolo e migliora la sensibilità all’insulina". Il secondo suggerimento "è quello di seguire una dieta sana e varia, ricca di frutta e verdure fresche, cereali integrali e legumi, riducendo al minimo i cibi ultra-processati e gli zuccheri semplici che alterano gli ormoni metabolici. Terzo, fondamentale, non dimenticare il sonno: dormire almeno 7 ore per notte, sempre alla stessa ora, regola la produzione di melatonina, cortisolo e ormone della crescita", riferisce Cannavò. Quarto consiglio "importante prevenire le carenze nutrizionali che destabilizzano il sistema endocrino. Un adeguato apporto di vitamina D, attraverso pesce grasso come salmone e sardine o, nei mesi invernali, integratori su indicazione medica, è essenziale così come consumare alimenti ricchi di iodio (quinto consiglio ) come frutti di mare, alghe, uova e latticini, indispensabili per il corretto funzionamento della tiroide. Non va trascurato nemmeno il calcio (sesto) contenuto in yogurt, mandorle, fagioli e verdure a foglia scura, che protegge ossa e denti e riduce il rischio di osteoporosi". Settima regola :"occorre ridurre l’esposizione agli interferenti endocrini, evitando gli imballaggi di plastica, ma preferendo contenitori di vetro o acciaio inossidabile". Ottavo consiglio è quello di migliorare la qualità degli ambienti chiusi "arieggiando regolarmente gli ambienti domestici". Nona indicazione: "scegliere con attenzione cosmetici e prodotti per l’igiene, verificando che non contengano ftalati, parabeni o triclosan, sostanze note per la loro azione perturbatrice sul sistema endocrino", suggeriscono gli esperti Sie che, come decimo consiglio, ricordano di fare attenzione a segni e sintomi precoci di malattie endocrine come aumento o perdita di peso inspiegabili, eccessiva sensazione di freddo, acambiameti dell'appetito, unghie fragili e stanchezza, infertilità, perdita di libido.
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Tutto sui farmaci dimagranti, dalle strategie contro il rimbalzo di peso allo stigma della 'scorciatoia'
(Adnkronos) - Non molto tempo fa, a fine 2023, una delle riviste 'bibbia' della comunità scientifica - Science - ha eletti i nuovi farmaci per la perdita del peso 'Breakthrough of The Year', la svolta dell'anno: nati come potenti anti-diabete, gli agonisti del recettore del Glp-1 proprio in quel periodo erano balzati agli onori delle cronache nelle vesti di anti-obesità, per la loro capacità di garantire significative perdite di chili e attenuare i problemi di salute associati. Nel focus la rivista scientifica illustrava le promesse dei farmaci della famiglia di Ozempic e l'impatto che avrebbero potuto avere sui pazienti con obesità. Da allora gli studi si sono moltiplicati come anche il numero di persone trattate. Solo negli Stati Uniti, secondo i dati disponibili, le persone clinicamente idonee all'uso dei farmaci Glp-1 per la perdita di peso si stima siano oltre 100 milioni di persone e circa il 18% degli adulti Usa sta attualmente utilizzando o ha utilizzato in passato un farmaco Glp-1. E questo è uno dei casi in cui una svolta medica diventa anche un fenomeno 'sociale', alimentato sia dai post che viaggiano sui social network sia dai dibattiti che continuano ad animare l'opinione pubblica su diverse arene - politica, economica, di costume - e sia per la produzione di una ricca letteratura scientifica che ogni settimana esplora nuovi aspetti e aggiunge nuovi tasselli. Basta una foto, come quella pubblicata qualche giorno fa - per tornare in Italia - dalla cantante Emma Marrone sul suo profilo Instagram ad animare piogge di commenti che tornano insistentemente sul tema. In questo caso l'artista di origini pugliesi ha semplicemente messo online uno scatto che la ritrae in gran forma. E da un utente social è arrivata quasi istantanea la domanda: "Ozempic?". La cantautrice ha replicato: solo allenamento e piano alimentare. Ma nei commenti a seguire il tema dei nuovi farmaci dimagranti si è insinuato suscitando riflessioni di varia natura, segno di quanto questi medicinali stiano segnando profondamente questo momento storico. Da un lato sempre più aziende lavorano a questa classe di farmaci: sul mercato si affacciano nuove versioni sempre più maneggevoli, dalle versioni in pillola che si aggiungono alle formulazioni iniziali da iniettare sottocute (con le famose penne pre-riempite), dall'altro lato nuove molecole che vanno ad ampliare la famiglia di semaglutide e tirzepatide. Per esempio, proprio a inizio aprile negli Usa la Fda ha approvato in tempi record il nuovo anti-obesità in pillola orforglipron, presentato come un farmaco che può essere assunto in qualsiasi momento della giornata senza restrizioni di cibo o acqua. E altri prodotti sono in cantiere sempre su questo filone. Quanto alla ricerca scientifica, oltre a continuare lo studio sui diversi impatti di salute legati a questi trattamenti e la documentazione sul follow up che sta diventando sempre più lungo, si approfondiscono nuovi temi: per esempio, cosa succede quando si sospendono le terapie? Questa è una circostanza frequente, spiegano gli esperti. Se, infatti, ormai quasi un adulto su 5 affetto da obesità ha assunto un agonista Glp-1 per perdere peso, è anche vero che c'è chi interrompe il trattamento e queste persone sperimentano un 'effetto yo-yo', recuperando il peso perso in media entro 18 mesi. Uno studio, che è stato reso disponibile proprio oggi e sarà presentato a inizio maggio alla Digestive Disease Week (Ddw) 2026, ha sondato le potenzialità di una strategia, che prevede una "procedura di 'reset' dell'intestino" per prevenire il recupero del peso dopo l'interruzione dei GLP-1. Si chiama 'resurfacing' della mucosa duodenale e secondo gli autori potrebbe offrire al 70% circa delle persone che sospendono i farmaci una via per non riprendere i chili persi. Lo studio porta una prima evidenza sul valore di questo metodo. "Trovare un trattamento che permetta ai pazienti di interrompere l'assunzione di questi farmaci senza riprendere peso o perdere i benefici metabolici rappresenta un'esigenza fondamentale ancora insoddisfatta - ha fatto notare l'autrice principale Shelby Sullivan, direttrice dell'Endoscopic Bariatric and Metabolic Program del Dartmouth Health Weight Center e docente di medicina alla Dartmouth Geisel School of Medicine - Questa procedura mininvasiva potrebbe garantire un mantenimento duraturo della perdita di peso". Il resurfacing della mucosa duodenale è una procedura endoscopica sperimentale che utilizza il calore mirato per ablare il rivestimento mucoso interno danneggiato del duodeno, la parte superiore dell'intestino tenue situata appena sotto lo stomaco. Lo studio Remain-1 valuta se, stimolando la crescita di nuovo tessuto sano, possa portare a un ripristino metabolico duraturo. E i risultati presentati si basano sul primo gruppo di partecipanti allo studio, che ora dispone di dati di follow-up a 6 mesi: 29 sono stati sottoposti a resurfacing e 16 a una procedura placebo, e tutti prima avevano perso almeno il 15% del peso corporeo totale utilizzando un farmaco anti-obesità, poi interrotto.
I pazienti hanno perso circa 18 kg con la terapia a base di Glp-1. Sei mesi dopo l'interruzione del farmaco, quelli che si sono sottoposti alla procedura fittizia hanno recuperato il 40% di peso in più rispetto al gruppo trattato col resurfacing. E chi, fra questi ultimi, aveva subito un maggiore rimodellamento del tessuto ha recuperato solo 3 kg, mantenendo oltre l'80% della perdita di peso, mentre il gruppo di controllo ha recuperato circa il doppio. L'effetto sembra essere duraturo, spiegano gli esperti, e "questo - osserva Sullivan - Questo ci dà la certezza di aver individuato il bersaglio biologico giusto". Ma non ci sono solo gli aspetti pratici. C'è anche l'impatto psicologico su cui lavorare, evidenziano gli studiosi. Un nuovo studio ha esplorato ad esempio lo stigma associato all'uso di farmaci Glp-1 per la perdita di peso, rilevando che le donne che hanno perso peso utilizzando i trattamenti sono state giudicate più severamente rispetto a quelle che hanno perso peso attraverso la dieta e l'esercizio fisico, con reazioni negative dovute in gran parte alla convinzione che la perdita di peso assistita da farmaci sia una "scorciatoia". I risultati del lavoro, pubblicato nella prima metà di aprile sulla rivista 'Stigma & Health' dell'American Psychological Association, evidenziano come le narrazioni sociali sulle strategie di perdita di peso "accettabili" possano influenzare gli atteggiamenti nei confronti delle donne obese, anche quando la perdita di peso è clinicamente significativa. "I farmaci Glp-1 possono offrire significativi benefici per la salute delle persone obese, ma molti pazienti riferiscono di provare vergogna e senso di colpa per il loro utilizzo", ha evidenziato la psicologa sociale Stacy Post, ricercatrice post-dottorato al Lombardi Comprehensive Cancer Center della Georgetown University. "I nostri risultati dimostrano che la percezione di una 'via più facile' non si limita a suscitare critiche superficiali. Può tradursi in uno stigma misurabile, che include la fobia del grasso e il desiderio di prendere le distanze sociali". Per lo studio sono state reclutate 402 donne statunitensi di età compresa tra i 30 e i 49 anni, che dichiaravano di essere in sovrappeso o obese. Le partecipanti sono state assegnate in modo casuale alla lettura di una breve descrizione di una donna di nome Evette che aveva perso il 15% del suo peso corporeo attraverso una dieta e l'esercizio fisico oppure con un farmaco Glp-1. I partecipanti hanno quindi valutato Evette in base a diverse dimensioni legate allo stigma, tra cui la fobia del grasso, l'antipatia, la tendenza a incolpare e hanno indicato se credevano che avesse preso una scorciatoia per perdere peso. Lo stigma è risultato più elevato quando Evette perdeva peso con un farmaco Glp-1 piuttosto che con dieta ed esercizio fisico. In generale, hanno osservato gli esperti, lo stigma legato al peso è associato a conseguenze negative per la salute, tra cui stress, depressione, sintomi d'ansia e comportamenti dannosi per la salute. E affrontare questo tema è importante perché - hanno rimarcato gli autori - il rischio è che le persone si scoraggino dal cercare cure basate sull'evidenza scientifica. "Le decisioni terapeutiche dovrebbero essere guidate dalla salute, non da giudizi su come una persona gestisce il proprio peso. Ridurre lo stigma significa sfidare l'idea che esista un solo modo 'giusto' per perdere peso, ovvero attraverso la sola forza di volontà, soprattutto per le donne, che subiscono un'intensa pressione sociale legata all'aspetto fisico e alla corporatura", ha concluso Post che con i colleghi ha aupsicato strategie di comunicazione che spieghino meglio il funzionamento biologico dei farmaci Glp-1, che ne evidenzino i benefici per la salute e che riducano la percezione che la perdita di peso assistita da farmaci sia intrinsecamente meno legittima rispetto agli approcci basati esclusivamente sullo stile di vita.
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The Art of Cleaning: l'evoluzione autonoma secondo Ecovacs Robotics
(Adnkronos) - Durante l'evento "The Art of Cleaning" tenutosi a Milano presso il Wonder Event Space, Ecovacs Robotics ha delineato la filosofia "Created for Ease". Si tratta di un approccio che mira a ridurre drasticamente l'intervento manuale e il carico mentale dell'utente, trasformando la tecnologia in qualcosa che non chiede attenzione, ma la restituisce. In questa visione, i nuovi dispositivi non sono più semplici elettrodomestici, ma estensioni autonome e intelligenti della casa. Di questo futuro e delle sfide del mercato europeo abbiamo parlato con Andrea Civitelli, Head of Sales Southern Europe di Ecovacs Robotics.
L'Europa occidentale è un mercato maturo ed esigente. In qualità di Head of Sales, quali sono le principali sfide per consolidare la vostra quota rispetto ai competitor Premium e come vi differenziate nelle strategie retail?
Ecovacs è indubbiamente un protagonista senior di questo settore, con ventotto anni di storia alle spalle. Siamo nati con la robotica dedicata all’aspirazione e al lavaggio dei pavimenti, per poi estendere la nostra ricerca e sviluppo ai lavavetri, ai tosaerba e, ultima nata, alla pulizia delle piscine. In queste categorie la competizione è sempre più serrata perché la robotica domestica è il mercato del futuro: toglie alle persone l'onere di compiti gravosi e noiosi. Molte aziende stanno cercando il proprio spazio, ma noi ci differenziamo perché facciamo innovazione reale. Abbiamo un team di ricerca e sviluppo enorme in Cina focalizzato esclusivamente sulla robotica applicata a diverse categorie. Non ci disperdiamo su altri prodotti: tutto il nostro sforzo è concentrato qui. Prossimamente, ad esempio alla fiera IFA di Berlino a settembre, presenteremo nuovi prototipi di assistenti domestici che esploreranno ulteriori segmenti. La nostra caratteristica è proprio questa: innovare quotidianamente per portare benefici concreti, perché in questo settore chi si ferma rischia di essere sorpassato rapidamente.
Sistemi come AIVI e True Mapping hanno cambiato la navigazione dei robot. Come state implementando l'intelligenza artificiale per le necessità delle case europee?
L'intelligenza artificiale è già il cuore dei nostri robot, specialmente nei lavapavimenti. Disponiamo di un assistente vocale proprietario, YIKO, che pur essendo compatibile con i sistemi terzi come Alexa o Google, offre un'interazione molto più umana e responsiva. Grazie all'IA, il robot comprende comandi non predefiniti e impara dalle routine quotidiane. È una vera e propria learning machine: se nota che la cucina non viene pulita da qualche giorno, è lui stesso a proporti di intervenire. Impara a riconoscere gli ostacoli come farebbe un bambino e la direzione è quella di sostituire completamente l'uomo nella programmazione, proponendosi autonomamente per i compiti necessari. Guardando avanti, immaginiamo un ecosistema integrato dove i robot comunicano tra loro: il robot interno potrebbe dire a quello esterno di tagliare l'erba perché le previsioni meteo sono favorevoli. Non è fantascienza, ma la possibile evoluzione dei prodotti che stiamo costruendo.
La sostenibilità è ormai un fattore decisivo. Cosa state facendo per l'efficienza energetica, la riparabilità e la gestione dei ricambi?
La sostenibilità è un tema centrale, a partire dall'efficienza energetica delle nostre stazioni di ricarica e asciugatura, che mantengono consumi molto bassi. Per quanto riguarda la riparabilità, seguiamo con attenzione le normative europee. In Francia, ad esempio, è obbligatorio dichiarare l'indice di riparabilità e i nostri prodotti vantano punteggi eccellenti, dall'otto e mezzo in su in una scala da uno a dieci. Puntiamo molto sulla modularità, utilizzando componenti simili tra i vari modelli per facilitare il reperimento dei ricambi in modo eco-friendly. Un altro esempio concreto riguarda i nostri modelli di punta, come le serie X: abbiamo introdotto la tecnologia OmniCyclone che elimina la necessità dei sacchetti di carta usa e getta. Lo sporco viene raccolto in un contenitore plastico svuotabile direttamente, riducendo l'accumulo di rifiuti nel tempo. Tutto questo contribuisce a creare un ecosistema realmente attento all'ambiente.
Con l'espansione verso vetri, prati e piscine, che aspettative avete per il cross-selling in Italia e in Europa?
Il cross-selling è un obiettivo su cui puntiamo molto e che stiamo già vedendo realizzarsi. Vogliamo creare un ecosistema dove ogni dispositivo è controllabile da un'unica applicazione. Notiamo spesso che i clienti entrano nel mondo Ecovacs magari attraverso un Winbot per i vetri, attirati dall'effetto "wow" di una tecnologia che non conoscevano, e poi finiscono per acquistare il robot lavapavimenti o la soluzione per il giardino. O viceversa. La nostra missione è rendere questa interconnessione sempre più fluida ed evidente, offrendo soluzioni facili che permettano alle persone di dimenticare le operazioni noiose e dedicarsi a ciò che amano, rendendo la vita domestica più semplice e divertente.
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