Studio italiano, 'la Sma colpisce dall'embrione, cruciali screening e cure precoci'

(Adnkronos) - La Sma, atrofia muscolare spinale, colpisce il sistema nervoso centrale molto prima di quanto si pensasse, già nelle primissime fasi dello sviluppo embrionale. E' la scoperta di uno studio italiano pubblicato su 'Nature Communications', frutto di una collaborazione tra i gruppi di ricerca del Centro Dino Ferrari dell'università Statale di Milano, di Humanitas University e della Fondazione Irccs Ca' Granda ospedale Maggiore Policlinico, con il contributo della Columbia University di New York. Per gli autori il lavoro ribalta la visione tradizionale della Sma come malattia esclusiva dei neuroni del movimento, conferma l'importanza dello screening neonatale e apre nuove prospettive terapeutiche. La ricerca è stata coordinata da Stefania Corti, professoressa di Neurologia all'università degli Studi di Milano e direttrice Ssd Malattie neuromuscolari e rare del Policlinico, e da Simona Lodato, professoressa di Anatomia umana presso Humanitas University e group leader del laboratorio di Neurosviluppo dell'Irccs Istituto clinico Humanitas. Utilizzando organoidi, strutture tridimensionali derivate da cellule di pazienti che riproducono in miniatura il tessuto nervoso, le due scienziate e i loro team hanno potuto osservare cosa accade nel sistema nervoso dei pazienti sin dalle prime fasi del suo sviluppo. "Abbiamo scoperto che la carenza di Smn, proteina fondamentale per il funzionamento dei motoneuroni e la cui mancanza è causa diretta della Sma, non danneggia solo i motoneuroni maturi, ma altera profondamente i programmi di differenziamento già a livello dei progenitori neurali", spiega Corti. "Questo significa che la malattia inizia molto prima della comparsa dei sintomi, e rafforza l'importanza cruciale dello screening neonatale e del trattamento precoce", sottolinea la docente. "Gli organoidi ci hanno aperto una finestra su processi biologici finora inaccessibili - aggiunge Lodato - Per la prima volta abbiamo potuto seguire in tempo reale come la mancanza di Smn comprometta le traiettorie di sviluppo neuronale, creando una sorta di 'blocco' nella maturazione delle cellule. Questi strumenti sono preziosi non solo per comprendere i meccanismi della malattia, ma anche per testare nuove strategie terapeutiche in un contesto umano". Le analisi di sequenziamento a singola cellula di queste complesse strutture tridimensionali che ricapitolano importanti step del differenziamento neuronale e della formazione di reti funzionali - descrive una nota - hanno rivelato alterazioni diffuse che coinvolgono diverse popolazioni neuronali, al di là dei già centrali motoneuroni, mentre le registrazioni elettrofisiologiche hanno evidenziato una ipereccitabilità anomala sia negli organoidi spinali che cerebrali, dimostrando che le disfunzioni si estendono all'intero sistema nervoso centrale. Lo studio ha inoltre dimostrato che un trattamento precoce con oligonucleotidi antisenso ottimizzati per la biodistribuzione, capaci di aumentare i livelli di proteina Smn, è in grado di correggere sia i difetti morfologici sia quelli funzionali precoci, ripristinando i normali pattern di attività elettrica e riducendo significativamente la morte cellulare che determina le forme di neurodegenerazione dei giovani affetti da Sma. Un risultato che fornisce una solida base scientifica per l'importanza dell'intervento terapeutico tempestivo. L'atrofia muscolare spinale rimane una delle principali cause genetiche di morte infantile, ma le terapie approvate negli ultimi anni hanno radicalmente cambiato la prognosi dei pazienti, ricordano gli esperti. Questo studio aggiunge "un tassello fondamentale alla comprensione dei meccanismi alla base della malattia, indicando che i benefici maggiori si ottengono quando il trattamento inizia prima che i danni al sistema nervoso diventino irreversibili, idealmente in fase presintomatica, grazie anche allo screening neonatale". La pubblicazione - si legge nella nota - rappresenta il coronamento di anni di lavoro congiunto tra istituzioni che costituiscono l'eccellenza della neurologia e delle neuroscienze italiane. Il Centro Dino Ferrari dell'università degli Studi e del Policlinico di Milano è da decenni un punto di riferimento internazionale per le malattie neuromuscolari; l'univeristà Statale di Milano ha contribuito in modo determinante allo sviluppo di modelli innovativi di malattia, inclusi gli organoidi utilizzati in questo studio, e alla definizione di nuovi approcci terapeutici per la Sma; Humanitas University e l'Irccs Istituto clinico Humanitas hanno sviluppato una expertise riconosciuta nella biologia dello sviluppo del sistema nervoso e nell'impatto che questa possa avere in malattie neurodegenerative; la Fondazione Irccs Ca' Granda ospedale Maggiore Policlinico garantisce quel continuum tra ricerca e clinica che permette di tradurre le scoperte scientifiche in benefici concreti per i pazienti. 
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Giustizia, Cni: "Le competenze di migliaia ingegneri ogni giorno a servizio della magistratura"

(Adnkronos) - "Ogni giorno, migliaia di ingegneri italiani mettono le proprie competenze al servizio della magistratura. Lo fanno come consulenti tecnici d'ufficio, come periti, come esperti chiamati a fornire risposte certe a domande complesse. Quando un giudice deve accertare le cause di un crollo strutturale, valutare la congruità di un appalto, ricostruire la dinamica di un sinistro, analizzare le tracce digitali di un reato informatico, è all'ingegnere che si rivolge. E' sulla solidità del nostro lavoro tecnico che si fonda, in moltissimi casi, il ragionamento giuridico che porta alla sentenza". A dirlo oggi, Angelo Domenico Perrini, presidente del Cni, intervenendo alla 1ª Giornata nazionale dell'ingegneria forense', in corso a Roma. Un momento di confronto essenziale tra i professionisti dell'ingegneria, il mondo della giustizia e le istituzioni, dedicato a esplorare il ruolo strategico della consulenza tecnica nei procedimenti giudiziari.  "Il lavoro dell'ingegnere forense - sottolinea - non è semplicemente un servizio tecnico: è un atto di responsabilità civile. Professionisti che ogni giorno mettono le proprie competenze al servizio della giustizia, spesso in condizioni non facili, con compensi che non sempre riflettono la complessità e la responsabilità degli incarichi affidati. Chi accetta un incarico di consulenza per l'autorità giudiziaria sceglie di dedicare il proprio tempo e le proprie competenze a un'attività di natura pubblicistica, il cui fine ultimo è la tutela dei diritti dei cittadini. E' un impegno che si assume nella consapevolezza che le proprie conclusioni potranno incidere su patrimoni, su responsabilità, talvolta su destini personali e familiari. In questo senso, l'ingegneria forense rappresenta forse una delle espressioni più alte del ruolo sociale della nostra professione. Noi ingegneri siamo abituati a pensare in termini di sicurezza, di affidabilità, di rigore. Quando questi principi entrano nel processo, diventano garanzia di giustizia. Garanzia che l'accertamento dei fatti poggi su basi scientifiche solide, che la verità tecnica emerga con chiarezza, che il cittadino possa confidare in un sistema dove competenza e imparzialità camminano insieme".  "Fino al 2023 - riferisce Carla Cappiello, vicepresidente vicario del Cni - ogni tribunale d'Italia gestiva i propri registri di consulenti tecnici e periti. La somma di quei registri contava circa 183 mila iscritti. Con l'istituzione del portale Albo ctu un passo avanti importante verso la trasparenza e la tracciabilità degli incarichi che il Cni ha fortemente sostenuto, si è reso necessario un nuovo processo di iscrizione. Il transito non è stato automatico: ogni professionista ha dovuto ripresentare domanda, e molti, per ragioni diverse, non lo hanno fatto. Oggi il portale conta circa 69 mila iscritti. E' vero che una parte di quella differenza è fisiologica, legata a professionisti che di fatto non esercitavano più. Ma anche depurando il dato dalle dispersioni amministrative, il quadro che ne emerge è preoccupante: siamo di fronte a un patrimonio di competenze che si sta assottigliando, e in alcune realtà territoriali la situazione è già critica".  "Le ragioni di questo calo - avverte - sono di duplice natura: economica e simbolica. La dimensione economica è la più evidente. I compensi dei consulenti tecnici d'ufficio sono ancorati a tabelle del 2002, che a loro volta riflettono parametri concepiti ancora prima. In oltre vent'anni hanno perso più del 40% del loro valore reale. Un professionista qualificato, con anni di formazione e di esperienza, prima o poi si chiede se abbia senso mettere le proprie competenze al servizio della giustizia a condizioni che non riconoscono né la complessità del lavoro né la responsabilità che esso comporta".  "Non è una questione corporativa - rimarca - se i colleghi vengono progressivamente allontanati dall'attività di ctu perché economicamente insostenibile, a farne le spese sarà la qualità delle perizie e, in ultima analisi, il cittadino che attende una giustizia fondata su accertamenti tecnici affidabili. Ma c'è una seconda dimensione, meno visibile e forse più insidiosa: il mancato riconoscimento del valore stesso della funzione. Le tabelle tariffarie attuali non contemplano neppure intere aree di attività in cui oggi il ctu è chiamato a operare. L'informatica forense non esisteva quando quelle tabelle furono scritte. L'analisi di dispositivi mobili, la fonica forense, le valutazioni di cybersecurity, la ricostruzione di evidenze digitali: sono alcune delle specializzazioni che richiedono competenze sofisticate e strumentazione avanzata, eppure il sistema le ignora".  "In assenza di parametri specifici - continua Carla Cappiello, vicepresidente vicario del Cni - il giudice è costretto a liquidare queste prestazioni con il criterio residuale delle vacazioni. Il messaggio che ne deriva è chiaro, anche se involontario: queste competenze non contano abbastanza da meritare una voce propria. E quando un sistema non riconosce formalmente il valore di ciò che chiede, non può sorprendersi se chi lo possiede smette di offrirlo. Il rischio, concreto e documentato, è che la giustizia italiana perda progressivamente l'accesso a competenze tecniche qualificate proprio nel momento in cui ne ha più bisogno: un'epoca in cui le cause si fanno più complesse, le tecnologie più sofisticate, le responsabilità più intricate". "Sul piano normativo ed economico - ricorda - abbiamo avanzato al Ministero della Giustizia una proposta articolata di riforma che include l'aggiornamento dei compensi, l'introduzione di voci tariffarie per le nuove specializzazioni, l'eliminazione dei tetti massimi ormai anacronistici, tempi certi per la liquidazione. E su questo terreno registriamo un'interlocuzione parlamentare che ci dà fiducia. I tre disegni di legge presentati dal senatore Marco Silvestroni affrontano nodi cruciali: la formazione obbligatoria per i ctu, i tempi certi di liquidazione con il vincolo di solidarietà tra le parti, il superamento del legame tra compenso e prezzo di aggiudicazione nelle esecuzioni immobiliari. Sono interventi concreti, che rispondono a problemi reali, e che abbiamo sostenuto con convinzione nell'audizione in Commissione Giustizia al Senato dello scorso aprile". "Ringrazio anche - afferma - il deputato Marta Schifone: il Parlamento, con la legge sull'equo compenso di cui l'onorevole è stata relatrice, ha sancito un principio che consideriamo fondamentale: il lavoro intellettuale del professionista ha diritto a una remunerazione dignitosa. Quel principio non può valere solo nel rapporto con i committenti privati e la pubblica amministrazione; deve valere anche quando il professionista mette le proprie competenze al servizio della giustizia come ausiliario del giudice, ancorché resti inscalfibile la natura pubblicistica della funzione. E' una questione di coerenza dell'ordinamento, prima ancora che di tutela della categoria". "L'ingegnere forense - commenta - non può essere semplicemente un buon tecnico prestato alla giustizia. Deve possedere una doppia competenza - tecnica e giuridica - che oggi il nostro sistema formativo non garantisce in modo strutturato. Un ctu che non padroneggia le regole del contraddittorio, che non conosce le forme del verbale, che non ha chiara la portata processuale dei propri atti, rischia di produrre un lavoro tecnicamente impeccabile ma proceduralmente inutilizzabile. Accade e quando accade il danno ricade sulle parti che attendono giustizia".  "C'è poi un aspetto - chiarisce Carla Cappiello, vicepresidente vicario del Cni - che molti colleghi sottovalutano. Il ctu, nel momento in cui accetta l'incarico, si assume responsabilità civili e penali di notevole portata, con conseguenze reali che richiedono una consapevolezza professionale che solo una formazione mirata può garantire. Per questo il Cni sta lavorando a una proposta che consideriamo strategica: rendere la formazione specifica per l'ingegneria forense obbligatoria e certificata". "Non un generico aggiornamento professionale - fa notare - ma percorsi strutturati che costruiscano quella doppia competenza oggi lasciata all'iniziativa individuale. Uno dei disegni di legge del Senatore Silvestroni prevede proprio la formazione iniziale obbligatoria e l'aggiornamento periodico triennale per i ctu: è la conferma che questa esigenza è avvertita anche dal legislatore". "L’ingegneria forense - ricorda il senatore Marco Silvestroni - è una disciplina spesso lontana dai riflettori ma senza di essa la giustizia non può funzionare. I ctu (consulenti tecnici d'ufficio) non sono una componente accessoria ma strutturale. Tuttavia, a fronte di grandi responsabilità che sono chiamati ad assumere, sovente godono di scarse tutele, come ad esempio per la questione delle tariffe".  "In questo senso - spiega - ho ritenuto di dover presentare tre ddl che accolgono alcuni principi fondamentali quali il rispetto dei tempi di liquidazione dei compensi e la questione del rapporto tra compenso del professionista e valore della controversia. Ad esempio, in merito alle esecuzioni immobiliari il compenso deve andare in accordo col valore di stima e non con quello della vendita".  "Poi - sottolinea - c’è il tema determinante delle competenze professionali che non possono non comprendere anche la conoscenza delle regole processuali. In questo senso è necessario un percorso di formazione per l’accesso all’Albo dei ctu e un sistema di aggiornamento periodico. In sintesi, vorrei dire che rafforzare l’ingegneria forense significa rafforzare la giustizia italiana”. L'ultima sessione è stata dedicata all’annosa questione delle tariffe. Tra le altre cose, la discussione ha approfondito le esigenze manifestate sul tema dai professionisti, anche sulla base dell’ascolto degli ordini territoriali e della valutazione delle situazioni vigenti in altri paesi europei, il tutto sfociato poi nell’interlocuzione istituzionale. Attualmente il ddl 1068 introduce misure di equità sostanziale, come tempi certi per la liquidazione (entro tre mesi dalla richiesta) e il vincolo di solidarietà tra le parti per il pagamento, uno strumento decisivo per tutelare il professionista dai ritardi e dal rischio di insolvenza.  Inoltre, il ddl 1065 mira a superare l’attuale penalizzazione per gli stimatori nelle esecuzioni immobiliari, sganciando il compenso dal prezzo di aggiudicazione per ancorarlo nuovamente al valore di stima, restituendo così dignità e certezza al lavoro svolto. Ne hanno discusso Giorgio Granello (componente della Commissione ministeriale per la revisione degli onorari dei Ctu), Antonello Fabbro (già presidente del Tribunale di Treviso), Filippo Cascone (presidente Fondazione ordine degli ingegneri di Roma) e Giovanni Mimmo (già direttore degli Affari Interni, Ministero della Giustizia).      
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WhatsApp, le chat cancellate non spariscono davvero: la guida definitiva per rendere le tue conversazioni davvero irrecuperabili

(Adnkronos) - Siamo abituati a pensare che un tocco sull'icona del cestino sia la parola "fine" per le nostre conversazioni private. La realtà, invece, è che le nostre impronte digitali sono molto più profonde di quanto appaia sullo schermo dello smartphone. Mentre ci sentiamo protetti dalla crittografia durante l'invio, spesso ignoriamo che i nostri dati continuano a vivere una "seconda vita" silenziosa nei meandri dei server cloud e nei database locali del dispositivo. In un'epoca in cui la privacy è diventata la nuova moneta di scambio, imparare a ripulire i propri backup non è più un tecnicismo per esperti, ma una necessità vitale per chiunque voglia davvero riprendere il controllo della propria identità digitale. Le recenti analisi di mercato mostrano come in Italia stia crescendo il fenomeno della Digital Clean-up, ovvero la pulizia periodica dei propri account per ridurre l'esposizione a possibili fughe di dati. WhatsApp di Meta, essendo l'app leader nel Paese, è al centro di questa necessità: non si tratta solo di fare ordine, ma di garantire che informazioni sensibili non restino archiviate in copie di sicurezza datate. 
Guida pratica: cancellazione definitiva delle chat
 Per eliminare una chat in modo che non sia più accessibile, non è sufficiente toccare l'icona del cestino. È necessario agire su tre livelli: 
Eliminazione locale: all'interno della chat, selezionare "Altro" e poi "Elimina chat". Questo rimuove la conversazione dalla visualizzazione immediata dell'app. 
Rimozione dai Backup Cloud: questo è il passaggio critico. I messaggi eliminati dall'app possono restare presenti nei backup di Google Drive (per Android) o iCloud (per iOS). È necessario accedere alle impostazioni del cloud e rimuovere i file relativi ai dati di WhatsApp. 
Pulizia del database locale (Android): per gli utenti Android, è consigliabile utilizzare un file manager per eliminare le cartelle "Databases" presenti nel percorso locale di WhatsApp, dove vengono conservati i backup degli ultimi sette giorni. Per prevenire l'accumulo di dati, WhatsApp ha introdotto strumenti che automatizzano la protezione della privacy. I "Messaggi effimeri" permettono la scomparsa automatica delle conversazioni dopo un periodo prestabilito (24 ore, 7 giorni o 90 giorni). Per chi desidera una sicurezza senza compromessi, la soluzione risiede nella crittografia end-to-end applicata ai backup. Di norma, le copie depositate nel cloud sono protette dai fornitori di servizi, ma attivando la crittografia totale, si appone un "lucchetto fisico" di cui solo l'utente possiede la chiave. 
Il percorso per blindare i propri dati prevede pochi passaggi: dalle Impostazioni di WhatsApp, è necessario accedere alla sezione Chat e successivamente a Backup delle chat. Qui si trova l'opzione "Backup crittografato end-to-end". Una volta avviata, il sistema richiede la creazione di una password o di una chiave numerica a 64 cifre. È fondamentale sottolineare che questa è una scelta senza ritorno. Se si perde quella chiave, nessuno, nemmeno WhatsApp, potrà riaprire quel backup. Questo rigore rappresenta il prezzo necessario per ottenere una vera sovranità sui propri dati personali. Per gli utenti più scrupolosi, in particolare su ambiente Android, la pulizia può scendere ancora più nel profondo. Oltre all'eliminazione dall'app e dal cloud, è possibile navigare manualmente nelle cartelle di sistema dello smartphone per svuotare la cartella "Databases". È proprio in questo settore che l'applicazione conserva i salvataggi degli ultimi sette giorni. Intervenire su questi archivi locali significa eliminare l'ultima traccia fisica delle conversazioni, chiudendo definitivamente ogni porta a possibili recuperi non autorizzati. 
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Trimestre da record per Lenovo, AI sempre più importante

(Adnkronos) - uello fra ottobre e dicembre 2025 è stato un nuovo trimestre da record per il gruppo Lenovo che ha visto ricavi al top (22,2 miliardi di dollari, +18% annuo), redditività in accelerazione e continua espansione dei ricavi legati all’AI. Balzo anche per gli utile netto rettificato che è aumentato del 36% su base annua raggiungendo 589 milioni di dollari, con un margine salito al 2,7%. L’AI - si sottolinea - è diventata un motore di crescita di primaria importanza per il Gruppo, con ricavi legati all’Intelligenza Artificiale in aumento del 72% su base annua e pari a quasi un terzo (32%) dei ricavi complessivi del Gruppo, trainati da una forte domanda in tutte le aree: dispositivi AI, infrastruttura, servizi e soluzioni. Lenovo ricorda come il gruppo abbia rafforzato la leadership di mercato in ambito PC e Smart Devices, mentre si sono registrati volumi e attivazioni record nel settore smartphone oltre a ricavi ai massimi storici sia per l’Infrastructure Solutions Group, sia per il Services and Solutions Group. Peraltro per rispondere alla domanda di training AI pluriennale e alla crescita a lungo termine dell’inferenza AI, il Gruppo spiega di avere intrapreso una ristrutturazione strategica della propria attività ISG, con oneri di ristrutturazione nel trimestre pari a 285 milioni di dollari.  In dettaglio la divisione Intelligent Devices ha registrato una crescita complessiva dei ricavi del 14% su base annua, a 15,8 miliardi di dollari, mantenendo al contempo una redditività ai vertici del settore, nonostante la carenza di componenti a livello di settore e l’aumento dei costi, mantenendo la quota di mercato PC sull’anno solare più alta nella storia di Lenovo, pari al 24,9%. Quella trimestrale è aumentata di un punto percentuale su base annua, raggiungendo il 25,2%, con Lenovo che rimane l’unica azienda ad aver mai superato il 25% di quota globale nel mercato PC. Commentando i risultati il presidente e CEO Yuanqing Yang sottolinea come "tutte le principali linee di business che hanno registrato una forte crescita a doppia cifra dei ricavi e con l’AI che si conferma un motore di crescita primario. Abbiamo implementato una ristrutturazione strategica della nostra attività Infrastructure Solutions, ponendola su un percorso solido verso una crescita sostenibile e redditizia. Guardando avanti, man mano che l’AI si integra sempre più nella vita quotidiana delle persone e nelle operazioni delle imprese, continueremo a promuovere l’Hybrid AI per cogliere le significative opportunità offerte dalla democratizzazione dell’AI, accelerare la crescita, migliorare la redditività e generare valore a lungo termine per i nostri azionisti.” 
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Milano Cortina, parla il chirurgo di Federica Brignone: "Oro frutto del suo lavoro e di scelte azzeccate"

(Adnkronos) - Dall'infortunio alla medaglia d'oro. Federica Brignone trionfa nel SuperG alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 con un'impresa destinata a entrare nella storia dello sci e dello sport azzurro. Una rincorsa iniziata 10 mesi fa dopo un grave infortunio, le perazioni e la ripresa. Ad accompagnarla, nei passaggi cruciali, il chirurgo ortopedico Andrea Panzeri, presidente della Commissione medica della Fisi (Federazione italiana sport invernali). "C'è una grande emozione, anche se siamo dei professionisti. Ma passiamo tanto tempo con questi grandi atleti e oggi vedere cosa ha fatto Federica, l'oro, ci riempie d'orgoglio per un risultato incredibile che è frutto di un lavoro di gruppo tra professionisti di alto livello, di un timing azzeccato per le scelte degli interventi, soprattutto nel secondo che ha dato la svolta. E poi il lavoro sugli sci: Federica ci ha creduto e non ha mai mollato. Non ci ha mai chiesto 'posso?', o 'cosa ne pensate?'. Ha lavorato giorno dopo giorno senza fretta", dice all'Adnkronos Salute. 
Panzeri ha seguito tutto il calvario della campionessa dalla sala operatoria al podio. Un 'viaggio' iniziato 10 mesi fa con la frattura scomposta pluriflammentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra. Lo specialista oggi è con lei a festeggiare un oro che è un'impresa unica nello sci. Sorpreso? "Sì e no - risponde - avevamo visto che nelle prime uscite Federica rispondeva bene e 'aveva le gambe' per stupire".  
Qual è il segreto dietro a questa corsa contro il tempo che ha portato oggi alla medaglia più importante? "Concentrazione sugli obiettivi, basi scientifiche, test, impegno, lavoro - elenca Panzeri - Quello che siamo riusciti a fare è possibile perché lavoriamo con atleti di altissimo livello, solo con loro si può fare, che dedicano se stessi tutti i giorni. Anche noi ci prendiamo dei rischi con le decisioni, ma - conclude - dietro ogni scelta ci sono test e risultati. E' molto importante la fiducia reciproca e oggi ci godiamo questa giornata fantastica".  
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Sovranità tecnologica e semplificazione: audizione alla Camera sull'Omnibus Digitale

(Adnkronos) - La Commissione Politiche dell’Unione Europea della Camera dei Deputati ha ospitato oggi un’audizione strategica sul futuro del quadro normativo digitale comunitario. Al centro del dibattito, l’esame delle proposte legislative europee volte alla semplificazione normativa (COM(2025) 836, 837 e 838 final), con un particolare focus sull’intelligenza artificiale e sull’istituzione del Portafoglio Europeo delle Imprese (EUDI Wallet). L'Associazione Nazionale Giovani Innovatori (ANGI), intervenuta tramite il presidente Gabriele Ferrieri, ha delineato la necessità di una transizione da un approccio puramente formale a una visione strategica che integri la semplificazione come motore di sviluppo reale per startup e PMI innovative. Il quadro normativo attuale è caratterizzato da una complessa sovrapposizione di regolamenti, tra cui GDPR, Data Act, Digital Services Act e la Direttiva NIS2. Secondo le analisi presentate, questa frammentazione genera un onere burocratico che penalizza le imprese europee rispetto ai competitor globali. In merito alla revisione dell’AI Act, l’appello istituzionale punta a un nuovo equilibrio. "L’Europa deve trovare un nuovo equilibrio tra tutela dei diritti e diritto all’innovazione, evitando che la regolazione diventi un freno allo sviluppo tecnologico", è stato ribadito durante l'audizione. La proposta tecnica avanzata prevede il riconoscimento del "diritto all'innovazione" come principio fondamentale e un ampliamento dei meccanismi di stop the clock per favorire i processi di conformità delle imprese tech. “La semplificazione deve essere uno strumento di sviluppo reale e non un mero intervento formale. Regole più semplici significano maggiore capacità di innovare, attrarre investimenti e competere”, ha sottolineato il Presidente di ANGI Gabriele Ferrieri nel corso dell’intervento. Un pilastro centrale del pacchetto Omnibus è l'istituzione del Portafoglio Europeo delle Imprese. Questo strumento non è configurato come un semplice contenitore di credenziali, ma come un'infrastruttura di identità digitale sovrana. 
Le potenzialità tecniche racchiuse nell'EUDI Wallet aprono scenari di efficienza senza precedenti, a partire dalla capacità di garantire un'identificazione univoca che snellisce radicalmente i complessi processi di KYC transfrontalieri, eliminando le frizioni burocratiche nel riconoscimento dell'identità digitale tra diversi stati membri. A questa solidità infrastrutturale si aggiunge una gestione intelligente dell'accesso ai bandi, dove l'automazione dei requisiti tecnici permette alle imprese di partecipare agli appalti europei con una rapidità prima impensabile, riducendo il margine di errore documentale. Il tutto viene armonizzato dal principio cardine del "Once Only", una vera rivoluzione architettonica che solleva le aziende dall'onere di fornire ripetutamente le medesime informazioni ad autorità pubbliche differenti, centralizzando il dato in un sistema interoperabile che ottimizza i flussi comunicativi tra il settore privato e le istituzioni dell'Unione. 
Un sistema unico di conformità digitale
 Per mitigare la complessità del pacchetto Omnibus, è stata proposta la creazione di un sistema digitale unico di conformità. Tale piattaforma agirebbe come interfaccia integrata per gestire gli adempimenti derivanti dalle diverse normative digitali, rendendo il rapporto tra incumbents e istituzioni più fluido e trasparente. 
L'obiettivo è trasformare la conformità da costo a vantaggio competitivo: "Semplificare deve significare reinvestire: meno burocrazia, più risorse per innovazione, competenze e sviluppo". In questo scenario, la semplificazione normativa non rappresenta solo un risparmio economico, ma una leva essenziale per abbassare le barriere d’accesso all'imprenditorialità tecnologica per le nuove generazioni. 
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Ue, Buck (Ahk Italien): "Partnership italo-tedesca più forte è urgente per rilancio produttivo"

(Adnkronos) - “Sin dalla firma del Piano d’Azione nel 2023, come Ahk Italien abbiamo ribadito a più riprese la necessità di un coordinamento più stretto sul piano politico tra Italia e Germania, alla luce della profonda integrazione dei nostri due Paesi a livello economico e produttivo. La comunanza di posizioni da parte di Italia e Germania in vista del vertice europeo sulla competitività prende le mosse dal vertice intergovernativo, e dal relativo forum imprenditoriale, di gennaio. Già in quella occasione abbiamo sottolineato che il rafforzamento della partnership italo-tedesca, attraverso una maggiore integrazione politica ed economica tra i nostri due Paesi, è una necessità sempre più urgente, non solo per Roma e Berlino ma per l’Europa nel suo complesso. L’orizzonte di riferimento è appunto europeo, e non semplicemente nazionale o bilaterale. La prospettiva per le imprese italiane e tedesche, così come per l’intera Ue, è quella di un rilancio produttivo". Così, con Adnkronos/Labitalia, Jörg Buck, consigliere delegato della Camera di commercio Italo-Germanica (Ahk Italien), commenta la convergenza tra i due premier Meloni e Merz sui temi europei.  "In questo processo, Italia e Germania -continua Buck- sono i principali player: insieme, siamo il nucleo manifatturiero del continente, con circa il 40% della produzione industriale complessiva. E se guardiamo ai dati trimestrali Istat disponibili, l’aumento della produzione industriale tedesca ha determinato una risalita degli scambi commerciali tra Italia e Germania nel terzo trimestre 2025 (pari a 118 miliardi a settembre 2025), in crescita del 2,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente".  Buck ricorda che "le imprese dei due Paesi, infatti, sono legate da rapporti di interscambio e co-produzione strutturali e fortemente radicati nelle relative catene del valore. Concludo evidenziando come, quando si parla di rilancio produttivo e industriale, competitività, sostenibilità e sicurezza economica debbano procedere insieme, per garantire una crescita stabile e duratura”, sottolinea. Secondo Buck la strada da percorrere è chiara: "alcuni comparti stanno attraversando trasformazioni profonde. Penso, ad esempio, all’automotive o ai settori ad alta intensità energetica come la siderurgia. Tuttavia, più che soffermarsi su singoli comparti, credo che sia fondamentale sviluppare una visione strategica condivisa: una politica industriale coordinata tra Italia e Germania è cruciale per rilanciare la produttività europea e rafforzare il nostro patrimonio manifatturiero", sottolinea il consigliere delegato di Ahk Italien.  "A tal fine, vorrei evidenziare -spiega Buck- tre priorità. La prima riguarda la semplificazione delle procedure e la riduzione degli oneri amministrativi, in modo tale che i processi decisionali diventino più rapidi e le imprese dispongano della flessibilità necessaria per investire e innovare. La seconda riguarda l’eliminazione delle barriere che ancora limitano il pieno funzionamento del mercato unico: oggi, gli ostacoli commerciali interni all’Unione producono effetti paragonabili a dazi “di fatto” pari a circa il 44% sulle merci scambiate, un freno evidente alla competitività che occorre superare rapidamente", sottolinea.  E per Buck "la terza priorità è l’impegno congiunto a favore di mercati aperti e nuove partnership strategiche. Italia e Germania, in quanto economie fortemente orientate all’export, devono sostenere con decisione accordi commerciali ambiziosi – dalla possibile attuazione condizionata dell’accordo con il Mercosur a un maggiore coinvolgimento economico con Paesi in rapido sviluppo quali l’India. Queste intese generano valore aggiunto in Europa, rafforzano il nostro tessuto industriale e ne aumentano la competitività globale. E in parallelo, creano le condizioni per sviluppare ulteriormente settori destinati a rivestire un ruolo strategico nei prossimi anni, come la difesa e l’aerospazio, comparti per i quali sarà determinante una cooperazione più stretta nell’ambito della ricerca e dei grandi progetti europei”, conclude.   
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Farmaci, in Italia 359 registri di monitoraggio, Foce: "Fondamentali studi real world"

(Adnkronos) - Attualmente in Italia, presso l'agenzia regolatoria Aifa, sono attivi 359 registri di monitoraggio dei farmaci. Di questi, 143 sono per terapie antitumorali, 88 per trattamenti onco-ematologici e 9 per terapie di malattie del sistema cardio-circolatorio. Sono strumenti fondamentali per valutare la gestione dei farmaci e il loro impatto sui pazienti nel mondo reale. I registri sono una fonte di real world data (Rwd) che, opportunamente analizzati e interpretati, possono generare dati di real world evidence (Rwe) utili per valutare l'efficacia e la sicurezza dei trattamenti medici nella pratica clinica quotidiana. Sarebbe importante mettere a sistema tutte le fonti di Rwd che abbiamo a disposizione in Italia, integrando i dati dei registri clinici con i dati amministrativi per migliorare la Rwe e promuovere una reale medicina personalizzata a seguito delle evidenze prodotte da studi prospettici dell'attività di farmaci bersaglio-specifici. E' il messaggio emerso nei giorni scorsi durante un convegno alla Camera dei deputati promosso da Foce (Confederazione degli oncologi, cardiologi ed ematologi), dal titolo 'Studi di Real World: infrastrutture e qualità, linee guida nelle principali patologie e gestione delle malattie croniche, il ruolo dell'Ia e il contributo nel frame work regolatorio per l'accesso ai nuovi farmaci'. "Gli studi di real world sono importanti anche per supportare le decisioni di politica sanitaria - afferma Francesco Cognetti, presidente di Foce - Il nostro Paese è all'avanguardia in Europa per quantità e qualità di Rwe prodotte. Lo dimostra l'alto numero di registri di monitoraggio attivati dall'Agenzia italiana del farmaco. Tra il 2024 e inizio 2025, solo in ambito oncologico sono stati approvati in Italia oltre 39 farmaci per il trattamento di diverse neoplasie. Gli studi registrativi, soprattutto quelli per terapie anti-cancro, sono però svolti su gruppi di pazienti iper selezionati e non sempre danno tutte le informazioni necessarie. Sono poco rappresentati i malati in politerapia, pazienti anziani o obesi, o con altre condizioni critiche. Una gestione più consapevole dei dati consente una comprensione più profonda degli interventi medici e una sanità più efficiente". La Rwe "è quindi un settore della ricerca sulla quale dobbiamo investire maggiormente per favorire lo sviluppo clinico, migliorare i processi regolatori e ottenere nuove conferme dalla letteratura scientifica. Tutto ciò - prosegue Cognetti - presuppone una vera e propria rivoluzione in termini di raccolta digitale dei dati anche a livello di intelligenza artificiale. Questo cambiamento deve avvenire su base nazionale invece che regionale come attualmente sta succedendo in Italia. C'è bisogno di strumenti tecnici di elevata tecnologia e di una specifica preparazione del personale preposto. Sono nuovi sistemi che possono garantire la riduzione dei costi e una veloce raccolta dei dati necessari anche nei processi regolatori e di approvazione dei nuovi farmaci". "Oggi corriamo il rischio di avere persino troppi dati che provengono dalla ricerca medico-scientifica - evidenzia Robert Nisticò, presidente dell'Aifa - Può essere difficile gestire correttamente una così grande mole di informazioni raccolte sia a livello nazionale che internazionale. Dobbiamo cercare delle nuove strategie per riuscire a coordinarsi a livello istituzionale e burocratico. Il fascicolo sanitario elettronico, per esempio, rappresenta un grande volano per raggiungere questo obiettivo. Gli studi real world non devono essere considerati in contrapposizione con quelli approvativi-randomizzati. C'è bisogno di un'integrazione tra le due tipologie per raccogliere tutte le informazioni. E' necessario conoscere tutto ciò che accade con i nuovi farmaci nel mondo reale, ma i clinical trials non possono essere sostituiti. Sui nuovi farmaci spesso si affronta solo il tema del loro costo, ma bisogna considerare anche i vantaggi che possono garantire le nuove e sempre più efficaci terapie. Non si può parlare solo di costi senza considerare i risparmi a lungo termine che determinano". "In ambito oncologico, è importante sottolineare che tipicamente l'età media dei pazienti trattati nella pratica clinica, e quindi inclusi negli studi di real world, è più alta rispetto agli studi registrativi - rimarca Massimo Di Maio, presidente nazionale Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) - La differenza media, come evidenziato in un'analisi basata sui registri Aifa, ammonta a oltre 5 anni. Gli over 70, che sono più fragili, con più patologie concomitanti e che assumono più farmaci, sono poco presenti nei trial mentre sappiamo che i tumori sono una malattia tipica, anche se non esclusiva, degli anziani. La Rwe ci consente, tra le altre cose, una migliore descrizione della tollerabilità del trattamento. Infatti, riesce potenzialmente a raccogliere dati sugli eventi avversi in un numero maggiore di pazienti e all'interno di una popolazione molto più eterogenea. Inoltre, è importante acquisire dati specificamente prodotti in Italia, mentre spesso gli studi registrativi sono condotti in altri contesti geografici, sociali ed economici. Anche in questo la real world evidence è imprescindibile per avere preziosi dati aggiuntivi su una determinata terapia".  "Abbiamo accesso a una quantità sempre più crescente ed eterogenea di dati - commenta Gianluca Trifirò, professore ordinario di Farmacologia, Dipartimento Diagnostica e Sanità pubblica università di Verona - E' una rivoluzione già in atto da numerosi anni e la grande sfida è imparare a gestire l'enorme mole di dati sanitari raccolti quotidianamente. I dati di real world, se di buona qualità, opportunamente analizzati e interpretati possono generare la real world evidence necessaria per ridefinire il profilo beneficio-rischio e il valore dei farmaci nella popolazione generale nel contesto della pratica clinica".  "Negli ultimi anni abbiamo assistito alla creazione di reti di big data quali Darwin-Eu, finanziato da Ema, e Sentinel, promosso da Fda, che possono contribuire a generare innovazione nel mondo del farmaco a supporto di pazienti, clinici, enti regolatori e anche della stessa industria. Per ottimizzare i processi di elaborazione dati, un ruolo prioritario deve essere affidato anche alle Regioni e alle Province autonome, ovvero le istituzioni politiche-amministrative che gestiscono i 21 servizi sanitari italiani, conciliando in maniera virtuosa la necessità di generare Rwe con quella di proteggere i dati sensibili dei pazienti. Fondamentale - conclude l'esperto - è anche investire nella formazione di nuovi professionisti per quanto concerne la farmacoepidemiologia, cioè quella disciplina che permette di trasformare Rwd in Rwe". 
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Lavoro, esperti: "Impegno per aumento richiesta di benessere psicofisico"

(Adnkronos) - Nel mondo del lavoro è in atto una trasformazione culturale profonda. Sempre più persone non cercano soltanto una retribuzione adeguata, ma chiedono che l'ambiente lavorativo contribuisca al loro benessere complessivo, fisico e mentale. E' il tema dell'episodio 'Benessere e lavoro: un obiettivo per il sistema Paese' del vodcast 'Ssn - Salute, sostenibilità e nuove frontiere', realizzato da Adnkronos in collaborazione con AbbVie e disponibile da oggi sui canali YouTube, Spotify e nella sezione Podcast di adnkronos.com. Ospiti dell'episodio sono l'onorevole Ilenia Malavasi, membro della Commissione Sanità della Camera dei deputati, ed Emanuela Vacca Maggiolini, Hr Director di AbbVie Italia. A introdurre il dibattito sono alcuni dati significativi. Secondo il Censis, per 6 lavoratori su 10 la salute psicofisica rappresenta un valore fondamentale, mentre per 9 su 10 il benessere psicologico è considerato prioritario. Tuttavia, solo il 30% delle aziende dispone di programmi strutturati di welfare. Un gap che, secondo diverse stime, rappresenta anche un mancato investimento economico: ogni euro speso per il benessere mentale dei lavoratori può generare fino a 4 euro di ritorno, grazie alla riduzione di assenze e criticità organizzative.  Dal punto di vista legislativo, negli ultimi anni si è registrata una crescente attenzione verso il rapporto tra lavoro e qualità della vita. "In questi anni abbiamo molto riflettuto anche su quello che i giovani chiedono al mondo del lavoro - spiega Malavasi - Fare scelte legislative per orientare il mercato del lavoro significa capire quello che oggi i cittadini chiedono alle istituzioni". Secondo l'onorevole, la pandemia ha accelerato un cambiamento di prospettiva. "I giovani, ma anche medici e infermieri - sottolinea - hanno messo al centro del loro benessere non tanto la retribuzione, che resta importante, ma il tempo, di cui il lavoro è una parte, ma non è più la parte determinante del progetto di vita". Tra le iniziative legislative più recenti, la parlamentare ha ricordato l'approvazione di una legge a sostegno dei lavoratori affetti da patologie oncologiche, croniche o rare. "Abbiamo aumentato fino a 24 mesi il tempo non retribuito che l'azienda deve concedere in presenza di percorsi di cura invasivi - evidenzia - e abbiamo integrato 10 ore aggiuntive retribuite per esami e controlli". La normativa promuove inoltre maggiore flessibilità lavorativa, favorendo 'smart working' e sedi operative più vicine al luogo di residenza. Un impegno che si estende anche ai congedi parentali. "Stiamo lavorando per rendere più paritari i congedi e garantire le stesse opportunità a uomini e donne, consentendo di seguire la nascita e la crescita dei figli", aggiunge Malavasi, collegando il tema anche alla crisi della natalità. Particolare attenzione è rivolta anche alla figura del caregiver familiare. "Oggi in Italia i caregiver sono circa 7 milioni - ricorda - Spesso sono donne in età lavorativa che rinunciano al lavoro in assenza di diritti e tutele, alimentando fragilità economiche e sociali". Tra le priorità emergenti c'è il potenziamento dei servizi di salute mentale. "Abbiamo visto crescere enormemente la richiesta di sostegno psicologico - rimarca la parlamentare - I bonus sono stati una scelta importante, ma non sufficiente ad affrontare un bisogno crescente nelle nostre comunità".  Il nuovo Piano nazionale per la salute mentale 2025-2030 - si ricorda nel corso del vodcast - punta a rafforzare i Dipartimenti di Salute mentale, oggi caratterizzati da una carenza stimata di circa 15mila operatori. Tuttavia, Malavasi evidenzia alcune criticità: "Il piano prevede uno psichiatra ogni 10mila abitanti, ma non prevede la figura dello psicologo di base, che invece riteniamo fondamentale". Secondo l'onorevole, l'introduzione dello psicologo di base nelle Case di comunità permetterebbe un accesso diretto ai servizi e contribuirebbe a ridurre lo stigma, aiutando a normalizzare "il bisogno di supporto psicologico perché - osserva - può capitare a tutti di vivere momenti di fragilità". Parallelamente all'impegno istituzionale, anche le aziende stanno ripensando il proprio approccio al benessere dei dipendenti. "La nostra missione è generare un impatto positivo sulla vita delle persone e questo non può prescindere dall'occuparci dei nostri dipendenti - dichiara Vacca Maggiolini - AbbVie Italia, che conta circa 2mila dipendenti, è stata riconosciuta come azienda attenta alla qualità dell'ambiente di lavoro. Abbiamo superato l'idea di singole iniziative spot e affrontato il benessere in maniera strutturata e integrata". L'invito è di andare oltre alla visione "ormai superata" della produttività. "Per molto tempo si è pensato che la produttività fosse direttamente collegata alle ore lavorate. In realtà la vita è una e la soddisfazione lavorativa e personale si influenzano reciprocamente. Da qui - continua - nasce il concetto di benessere integrato, che comprende salute fisica, mentale e cultura inclusiva. Le organizzazioni oggi parlano di well-being a 360 gradi e della necessità di creare ambienti in cui le persone possano vivere una vita integrata e non spezzettata". Sono numerosi i programmi sviluppati dalla farmaceutica dedicati alla salute dei dipendenti, tra cui "check-up gratuiti, consulenze nutrizionali, fisioterapia, attività sportive e percorsi di prevenzione. Il programma 'Prevenzione salute sport' - precisa Vacca Maggiolini - promuove la cultura della prevenzione e consente ai dipendenti di anticipare potenziali malattie". Tra le proposte più innovative spicca 'AbbVie Vitality' per invitare i lavoratori a "trovate il tempo per prendersi cura di se stessi". Sul tema, Malavasi ribadisce l'importanza di "spiegare ai cittadini che bisogna imparare a volersi bene, perché la vita è preziosa e la felicità passa anche dal benessere psicofisico". Questo e gli altri episodi del vodcast che racconta come cambia il sistema salute attraverso la voce dei protagonisti sono disponibili sui canali YouTube, Spotify, oltre che nella sezione Podcast di adnkronos.com.
 YouTube: https://youtu.be/pxHcLM8QODk?si=zYhE4JHz6UN5z8fq
 Spotify: https://open.spotify.com/episode/3S3o6uzTJkts2A2mltwIfs?si=uIaiaq85QsWQCZujXNM7Mw
 Podcast Adnkronos: https://podcast.adnkronos.com/podcast/benessere-e-lavoro-un-obiettivo-per-il-sistema-paese/
 
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Crisi demografica in Italia: la fecondità scende al minimo storico di 1,13 nel 2025

(Adnkronos) - L’architettura demografica italiana affronta una fase di erosione senza precedenti. Gli ultimi aggiornamenti statistici proiettano il Paese verso un inverno demografico che non incide solo sui registri anagrafici, ma mette a rischio la tenuta del sistema welfare, previdenziale e sanitario. Secondo i dati ISTAT, il 2024 si è chiuso con 369.944 nuovi nati (-2,6%) e un tasso di fecondità di 1,18, il valore più basso della serie storica moderna. Tuttavia, le proiezioni per il 2025 mostrano un ulteriore aggravamento: nei primi sette mesi la fecondità stimata è scesa a 1,13 figli per donna. Il decremento non accenna a stabilizzarsi. Il bilancio demografico relativo ai primi dieci mesi del 2025 evidenzia circa 295mila nascite, segnando un -4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questa dinamica è il risultato di un rinvio sistemico della genitorialità, dettato da variabili economiche e infrastrutturali che superano la semplice sfera delle scelte individuali. "Dietro ogni scelta di diventare genitori ci sono condizioni economiche, lavorative, abitative e sociali che devono essere affrontate con politiche strutturali", spiega Donatella Possemato, Fondatrice dell’Osservatorio della Vita e della Natalità (OVN). L'analisi tecnica suggerisce che la precarietà lavorativa, l'accesso limitato al mercato immobiliare e la carenza di servizi per l'infanzia siano i principali driver di questa recessione biologica. Il dibattito si è recentemente acceso in seguito all'iniziativa del governo francese di inviare lettere informative sulla fertilità ai giovani. Sebbene l'approccio scientifico sia considerato utile, l'esperienza italiana suggerisce che la leva comunicativa non sia sufficiente a invertire il trend. "La natalità non si sostiene solo con le lettere o con campagne informative", ribadisce Possemato, sottolineando come l'invecchiamento della popolazione incida direttamente sulla sostenibilità del sistema Paese. "In un Paese che vede proseguire la contrazione demografica, la questione incide sulla sostenibilità del welfare, del sistema sanitario e previdenziale". Per contrastare il declino, l'Osservatorio propone un modello integrato basato su pilastri definiti: 
Sostegno economico stabile: superamento di interventi una tantum a favore di politiche di lungo periodo. 
Servizi per l'infanzia: potenziamento dell'accessibilità e della capillarità territoriale. 
Housing sociale: agevolazioni per l'accesso alla casa per le giovani coppie. 
Conciliazione lavoro-famiglia: riforme che trasformino maternità e paternità in beni comuni riconosciuti. L'obiettivo è trasformare la natalità da un'incognita economica a un progetto concreto, garantendo che la scelta di avere figli sia "non solo possibile, ma realmente desiderabile". 
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