Infortuni, il giuslavorista: 'Modello 231 efficace per mappare zona grigia di appalti e subappalti"
(Adnkronos) - "La moltiplicazione di appalti e subappalti crea una zona grigia pericolosa: la responsabilità si diluisce lungo la catena, ma in caso di infortunio la Procura risale fino al committente. Il T.U. 81/2008 impone obblighi di coordinamento e cooperazione che spesso restano sulla carta. Le nuove modalità di lavoro - smart working, piattaforme digitali, lavoro in ambienti 'terzi' - aggravano il problema, perché sfumano i confini del luogo di lavoro e rendono più difficile la vigilanza effettiva. In questo contesto, chi non si è dotato di un Modello 231 robusto si trova oggettivamente esposto: il committente che ha selezionato un appaltatore senza verificarne l'affidabilità organizzativa rischia di essere chiamato a rispondere anche per fatti commessi lungo la catena. Il Modello 231 è, in questa prospettiva, uno degli strumenti più efficaci per mappare e presidiare proprio queste zone grigie". A dirlo, in un'intervista all'Adnkronos/Labitalia, l'avvocato Sergio Passerini, socio giuslavorista dello Studio Ichino Brugnatelli, in occasione della Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro. Il Modello 231 viene spesso percepito come uno strumento complesso e 'da grandi aziende': perché, invece, può rivelarsi strategico anche per le pmi? "Per una pmi - spiega - un infortunio grave con procedimento penale a carico dell'amministratore può essere davvero dannoso, non solo sul piano reputazionale, ma anche finanziario. Le sanzioni interdittive previste dal D.Lgs. 231/2001 (divieto di contrattare con la Pa, sospensione dell'attività, revoca di autorizzazioni e concessioni) possono mettere seriamente in difficoltà un'impresa. Ora le sanzioni pecuniarie possono essere calcolate sul fatturato globale e ciò rende il costo del 'non adottare il modello' potenzialmente sproporzionato rispetto all'investimento necessario per costruirlo". "Nelle aziende di dimensioni contenute - avverte - è peraltro più facile implementare un modello davvero funzionante, perché le procedure possono essere calate su processi reali e non su organigrammi astratti. La percezione del Modello 231 come strumento da grandi aziende è, oggi, un retaggio culturale che non regge più al confronto con la realtà giurisprudenziale e normativa". Il giuslavorista Passerini parla di un passaggio dalla logica dell’adempimento formale a quella dell’organizzazione sostanziale. "Significa - chiarisce - smettere di trattare il dvr (documento di valutazione dei rischi) e le procedure di sicurezza come documenti da archiviare e iniziare a trattarli come strumenti operativi vivi. La giurisprudenza ha chiarito che il fondamento della responsabilità dell'ente è la 'colpa di organizzazione' e che un modello puramente formale non ha alcuna efficacia esimente. Concretamente: le riunioni di coordinamento vanno verbalizzate, la formazione deve essere tracciata e verificata, gli incidenti sfiorati (i cosiddetti 'near miss') devono essere segnalati e analizzati, le procedure disciplinari vanno previste e davvero attuate in concreto a carico di chi disattende le regole di sicurezza, i flussi informativi verso l'organismo di vigilanza (odv) devono essere strutturati e documentati. Con le recenti riforme lo standard di 'efficace attuazione' diventa ancora più esigente. L’obiettivo è dunque quello di cercare di attuare in concreto, giorno per giorno, le procedure di sicurezza e di documentare questa attuazione". "In presenza - osserva - di un modello adottato ed efficacemente attuato, l’impresa può andare esente dalla responsabilità amministrativa anche se il reato è stato commesso. Ma l'esimente non è automatica: nel caso di un infortunio e di una conseguente indagine, il giudice verifica se il modello fosse adeguato al rischio concreto e se l'odv stesse davvero vigilando. La giurisprudenza più recente è netta nel distinguere tra modelli di facciata e modelli realmente implementati. C'è però una considerazione che può essere utile fare: anche quando l'esimente totale non viene riconosciuta, l'adozione di un modello congiuntamente al risarcimento del danno consente una riduzione delle sanzioni pecuniarie. Sono benefici economici spesso concreti e non trascurabili". "Un'azienda dotata di un Modello 231 certificato - assicura - trasmette ai propri interlocutori - banche, investitori, grandi committenti - un segnale di affidabilità organizzativa che va ben oltre la compliance. In molte gare d'appalto, specie nel settore pubblico e nelle supply chain internazionali, l'adozione del modello sta diventando un requisito implicito di accesso, e in alcuni bandi è già un requisito esplicito. Gli effetti indiretti sono quantificabili: migliori condizioni assicurative per la responsabilità civile dei vertici e per i rischi operativi, accesso facilitato al credito bancario, riduzione del turnover del personale in ruoli critici, minore esposizione nei rapporti con la catena di fornitura. In un mercato che si sta rapidamente orientando verso criteri ESG e di sostenibilità organizzativa, l'impresa priva di modello parte svantaggiata. E', in sostanza, un asset competitivo il cui ritorno sull'investimento, a differenza di quanto si tende a pensare, è oggi misurabile anche in termini puramente economici".
---lavoro/professionistiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
L'iPad a portafoglio di Apple potrebbe non vedere la luce
(Adnkronos) - L’interesse di Apple per un dispositivo iPad caratterizzato da un display pieghevole è emerso con insistenza a partire dal 2023, delineando quella che sembrava essere la prossima evoluzione della tavoletta di Cupertino. Tuttavia, la cronologia dei lanci ipotizzati ha subito una serie di slittamenti progressivi che hanno spostato l’orizzonte temporale dal 2024 fino a un ipotetico 2029. Le recenti indicazioni fornite dall'analista di Bloomberg Mark Gurman delineano ora uno scenario ancora più incerto, suggerendo che il prodotto potrebbe non superare mai la fase di test interno per arrivare effettivamente sul mercato. Quella che inizialmente appariva come una priorità strategica per John Ternus, figura centrale nella successione ai vertici aziendali, viene oggi descritta da chi ha lavorato al progetto come un esperimento dalle finalità incerte. Nonostante lo sviluppo di un pannello da circa 20 pollici, le complessità tecniche e la ricerca di una reale utilità commerciale sembrano aver frenato l’ambizione del colosso tecnologico. Il rischio concreto è che l’iPad pieghevole resti confinato nel novero dei prototipi mai nati, segnando una battuta d'arresto nella strategia di Apple dedicata agli schermi ad alta flessibilità.
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Pechino blocca l'acquisizione dell'IA Manus da parte di Meta
(Adnkronos) - La Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme della Cina ha formalmente richiesto a Meta di revocare l'acquisizione di Manus, la startup di intelligenza artificiale con sede a Singapore ma dalle radici cinesi. L'operazione, valutata circa 2 miliardi di dollari, è stata bloccata in conformità con le leggi vigenti in materia di investimenti esteri e sicurezza nazionale. L'annuncio ha avuto un impatto immediato sui mercati, con il titolo della società guidata da Mark Zuckerberg che ha registrato una leggera flessione nelle contrattazioni pre-market dopo la diffusione della nota ufficiale. Manus, spesso indicata dagli osservatori come la "prossima DeepSeek", aveva attirato l'attenzione globale grazie a una crescita record, superando i 100 milioni di dollari di ricavi ricorrenti annuali in soli otto mesi dal lancio del suo primo prodotto. La società si occupa dello sviluppo di agenti IA generalisti capaci di gestire compiti complessi come la ricerca di mercato, la scrittura di codice e l'analisi dei dati. Nonostante il trasferimento della sede operativa a Singapore, una strategia nota come "Singapore-washing" adottata per mitigare le pressioni geopolitiche, Pechino ha ribadito la propria autorità sulle tecnologie nate originariamente entro i propri confini. L'intervento del governo cinese rappresenta un segnale d'allarme per l'intero settore tecnologico e per i fondi di venture capital che vedevano nella delocalizzazione una via d'uscita dalle tensioni tra Washington e Pechino. Mentre gli Stati Uniti hanno già imposto restrizioni agli investitori americani nel sostenere direttamente aziende IA cinesi, la Cina sta intensificando gli sforzi per impedire la fuga di competenze e brevetti verso l'estero. Meta, che puntava a integrare le automazioni di Manus nei propri servizi consumer e aziendali, ha finora sostenuto la piena conformità legale dell'operazione, ma si trova ora di fronte a un muro normativo che mette a rischio l'intera strategia di espansione nel settore degli agenti intelligenti.
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Saros, recensione dell'esclusiva per PS5
(Adnkronos) - Dopo i successi di Resogun e la complessa eredità di Returnal, Housemarque consolida la propria posizione tra i PlayStation Studios con Saros, un progetto che sembra aver fatto tesoro delle critiche del passato per raffinare l'esperienza dei bullet-hell in terza persona. Sebbene il genere sia noto per un livello di sfida spesso proibitivo, questa nuova produzione riesce a mitigare la frustrazione tipica dei roguelite attraverso un sistema di progressione più generoso. A differenza del predecessore, il fallimento non comporta la perdita totale dei risultati ottenuti: i punti esperienza e le risorse accumulate permettono di sbloccare potenziamenti permanenti, garantendo una sensazione di crescita costante che incentiva il giocatore a tornare immediatamente in azione. Il cuore dell'esperienza risiede in un sistema di combattimento ad alta intensità che sfrutta in modo estensivo le potenzialità tecnologiche del controller DualSense. L'integrazione dei trigger adattivi permette di gestire diverse modalità di fuoco con un unico tasto, distinguendo tra attacchi standard, secondari e speciali in base alla pressione esercitata su L2. Questa scelta di design elimina la necessità di navigare tra menu o ruote delle armi, mantenendo il ritmo degli scontri frenetico e fluido. La varietà dell'arsenale, che spazia da fucili d'assalto a cannoni portatili, impone una gestione tattica delle minacce, specialmente durante i brutali scontri con i boss che richiamano per rigore e soddisfazione le dinamiche tipiche delle produzioni FromSoftware. Dal punto di vista estetico e narrativo, Saros si presenta come un omaggio alla fantascienza d'autore, grazie al suo direttore artistico Simone Silvestri. L'ambientazione del pianeta Carcosa alterna scenari che evocano la maestosità cromatica di Leyndell alla decadenza industriale dei lavori di Ridley Scott. La figura della corporazione Soltari e l'intelligenza artificiale che guida la missione richiamano esplicitamente le atmosfere di Alien, delineando un contesto di mistero e corruzione aziendale. La performance di Rahul Kohli nel ruolo del protagonista Arjun Devraj conferisce profondità a una trama volutamente criptica, dove il ciclo di morti e rinascite si intreccia con i fenomeni astronomici di un mondo in costante mutamento. L'opera di Housemarque si inserisce in un 2026 già particolarmente ricco per l'industria videoludica, posizionandosi come un titolo tecnicamente impeccabile e narrativamente stimolante. La capacità di bilanciare la difficoltà punitiva con una struttura che premia la perseveranza rende Saros un prodotto accessibile anche a chi solitamente evita i titoli ad alta tensione. Con una direzione artistica di alto livello e un loop di gioco rifinito, il titolo non solo rappresenta una conferma per lo studio finlandese, ma stabilisce un nuovo standard per le produzioni AAA dedicate alla piattaforma Sony, rendendo l'esplorazione di Carcosa un'esperienza difficile da abbandonare.
Fomato: PS5 Editore: Sony Interactive Entertainment Sviluppatore: Housemarque Voto: 9
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Con il caldo si svegliano le zanzare, esperti: "Subito interventi altrimenti è tardi"
(Adnkronos) - La primavera e l'aumento costante delle temperature stanno 'risvegliando' le zanzare e con loro anche le arbovirosi che trasmettono come vettori: dalla Dengue alla Chikungunya, fino al virus West Nile. Nell'ultima settimana si segnalano casi di Dengue in provincia di Brescia e a Scandicci (Firenze). L'ultimo bollettino dell'Istituto superiore di sanità (Iss) registrava 113 casi di Dengue dall'inizio dell'anno al 31 marzo, "tutti associati a viaggi all'estero: un numero molto superiore a quello registrato nello stesso periodo dello scorso anno, quando nei primi 5 mesi ne erano stati registrati 60". A questi contagi si aggiungono "10 casi confermati di Chikungunya, tutti associati a viaggi all'estero, 90% con luogo di esposizione Seychelles", e "2 casi di Zika virus, tutti importati". A Roma il sindaco Gualtieri ha firmato un'ordinanza "volta alla prevenzione e al controllo delle malattie trasmesse da insetti vettori ed in particolare dalla zanzara tigre (Aedes albopictus) e dalla zanzara comune (Culex pipiens) derivante dall'infestazione". Le amministrazioni si muovono con le disinfestazioni di aree verdi, dei parchi e con i suggerimenti per i condomini e i privati cittadini. "Con le temperature che si rialzano tornano le zanzare - spiega all'Adnkronos Salute l'epidemiologo Massimo Ciccozzi - Sopra i 10 gradi iniziano a ripopolarsi, poi dai 20-25 fino ai 38 gradi entrano nel vivo e pungono di più. Questo clima sub-tropicale che stiamo vivendo è l'ideale. Con le zanzare tornano le malattie di cui sono vettori: Dengue, Chikungunya e West Nile, che da rare in Italia ormai vediamo ogni anno. Soprattutto quest'ultima lo scorso anno ha fatto registrare in Italia oltre 700 casi e 49 decessi. Per West Nile non abbiamo il vaccino; per la Dengue c'è, ma lo consiglio a chi deve viaggiare in Paesi endemici. In questo periodo si devono programmare le disinfestazioni in ville e parchi delle città, mettere le zanzariere a casa e preparare i repellenti. La 'nostra' zanzara Culex, che punge solo di notte, ci ronza vicino e non ci fa dormire. Ma la tigre è molto subdola, ha un volo silenzioso e non ci accorgiamo della sua presenza, 'morde' di giorno e di notte. Soprattutto, non riposa come la Culex sul muro di casa, dove è facile trovarla ed eliminarla. La tigre si rifuggia nella vegetazione ed essendo nera con strisce bianche è difficile riconoscerla". "Da circa 1 mese vediamo i primi casi di arbovirosi, poi si deve capire se sono d'importazione o autoctoni, ma il momento in cui si deve agire sui ristagni di acqua con i larvicidi è proprio questo, aprile e maggio. Anzi, forse è già tardi - afferma l'infettivologo Matteo Bassetti - Poi con la disinfestazione contro gli esemplari adulti si deve proseguire a maggio e giugno. Si deve procedere adesso contro tutte le zanzare, la tigre, ma anche la Culex che trasmette la West Nile. Quest'ultima arbovirosi - ricorda - lo scorso anno ha fatto un disastro e ci siamo trovati ad agosto nel pieno di focolai attivi. Il ministero della Salute dovrebbe dare indicazioni precise ai Comuni su cosa fare, ma anche ai medici di famiglia. Su questo tema ci si deve muovere in fretta ora, altrimenti in estate siamo di nuovo nel mezzo di una emergenza".
---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Medicina in Albania cresce, 500 nuovi studenti l'anno e sinergia con l'Italia sulla One Health
(Adnkronos) - "In Albania la professione medica è particolarmente ambita. Ogni anno la Facoltà di Medicina di Tirana accoglie circa 500 nuovi studenti, che rappresentano il numero massimo sostenibile in base alle risorse disponibili, tra docenti e strutture. Solo 5 anni fa gli iscritti erano circa 260 all'anno: l'aumento è stato necessario per rispondere al fabbisogno crescente di medici nel nostro sistema sanitario nazionale. Nel complesso, considerando tutti i 6 anni di corso, gli studenti iscritti al programma di Medicina generale sono circa 3.000. Si tratta del percorso più richiesto all'interno dell'offerta formativa". Lo ha detto Xheladin Draçini, rettore dell'università di Medicina di Tirana, in occasione della firma di un protocollo di intesa con l'università Politecnica delle Marche, che contribuirà a promuovere progettualità condivise e a rafforzare la collaborazione tra i due atenei in ottica One Health. L'accordo è stato siglato a Tirana lo scorso 24 aprile alla presenza di Rossana Berardi, professore ordinario di Oncologia all'università Politecnica delle Marche e presidente di One Health Foundation, che ha portato il documento già sottoscritto dal rettore Enrico Quagliarini. "Per sostenere questo impegno formativo - ha spiegato Draçini - le collaborazioni internazionali giocano un ruolo fondamentale, contribuendo a migliorare la qualità della didattica e a condividere competenze. Parallelamente, il Governo albanese ha messo in campo strategie per trattenere i giovani professionisti nel Paese. Dopo la laurea, i medici hanno infatti la possibilità - ma anche l'obbligo - di lavorare per un periodo compreso tra 1 e 3 anni nelle strutture del Servizio sanitario nazionale. A questo si affianca un sistema di 36 scuole di specializzazione collegate all'università di Medicina, che permette di proseguire il percorso formativo". "Per noi le università italiane rappresentano un partner fondamentale nelle collaborazioni con le università straniere. Questo anche per una ragione molto semplice: una parte significativa dei nostri docenti si è formata proprio in Italia - ha ricordato Draçini - Ciò facilita enormemente il dialogo perché condividiamo un contesto culturale simile, un approccio comune e, spesso, anche problematiche analoghe, in particolare nel campo della salute". Per il rettore, "resta però una sfida importante: colmare la distanza tra conoscenza e comportamento. Sappiamo tutti - ha sottolineato - che il tabacco è dannoso, eppure il suo consumo resta diffuso. Proprio per affrontare queste contraddizioni, la nostra università ha sviluppato un polo di salute pubblica di grande rilievo, in stretta collaborazione con l'Istituto di sanità pubblica dell'Albania. Questo ci permette non solo di fare informazione, ma anche di raccogliere dati e studiare i comportamenti che incidono negativamente sulla salute. In questo contesto, esistono ampie possibilità di sviluppare progetti comuni, anche a distanza, da realizzare contemporaneamente in Albania e in Italia, favorendo lo scambio di studenti e docenti. Si tratta di collaborazioni che possono essere attivate rapidamente e senza particolari ostacoli. Anzi, riteniamo che queste esperienze possano essere molto utili anche per gli studenti italiani, offrendo loro l'opportunità di confrontarsi con problematiche di salute pubblica diverse da quelle che incontrerebbero nel proprio Paese, e quindi di arricchire il proprio percorso formativo". "A 1 anno dalla precedente missione, la 'Nave della salute' di One Health Foundation è tornata a Tirana, confermandosi non solo come progetto sanitario, ma anche come esperienza di cooperazione accademica e culturale - ha evidenziato Berardi - Un'iniziativa che unisce assistenza, formazione e ricerca, e che vede coinvolte università e istituzioni di diversi Paesi. Come One Health Foundation abbiamo stretto un accordo con FederCusi, la Federazione dei Cus, Centri universitari sportivi in Italia, e auspicabilmente potremo sottoscriverne anche un altro a livello europeo. Il nostro obiettivo è formare gli 'ambasciatori della salute', giovani che possano parlare ai giovani, giovani studenti di Medicina che adottano buone pratiche, pratiche sportive, stili di vita sani". La visita della delegazione della 'Nave della salute' nella sede dell'ateneo di Tirana è coincisa con il secondo congresso delle scienze della salute, un'occasione per ribadire un cambio di prospettiva: non più solo medicina intesa come cura della malattia, ma salute come bene da preservare e promuovere. Un approccio che si inserisce nella visione One Health, in cui la salute umana è strettamente legata a quella dell'ambiente e del pianeta. "Non possiamo pensare alla medicina solo in termini di ospedali e patologie - hanno concluso Draçini e Berardi - ma dobbiamo guardare alla salute in senso più ampio, come equilibrio tra uomo, ambiente e società".
---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Ministro Albania: "Più screening e diagnosi precoce con One Health già in estate"
(Adnkronos) - "Ringrazio One Health Foundation per il suo lavoro in Albania. Abbiamo fatto un brainstorming molto rapido e da questo è nata un'idea che spero di poter concretizzare già da questa estate, con l'apertura delle guardie mediche estive per turisti nel Paese". Lo ha detto il ministro della Salute della Repubblica d'Albania, Evis Sala, che a Durazzo il 24 aprile ha incontrato sulla 'Nave della salute' la delegazione di One Health Foundation. "In Albania sono attive 36 guardie mediche estive e, in vista della stagione, è in corso una selezione di giovani medici. Sarebbe bello avviare una collaborazione con One Health Foundation - ha aggiunto Sala al fianco di Rossana Berardi, presidente di One Health Foundation e presidente eletto di Aiom (Associazione italiana oncologia medica) - per integrare attività di screening e sensibilizzazione sugli stili di vita e sui fattori di rischio, insieme a un lavoro di educazione sanitaria rivolto alla popolazione. Potremmo includere anche semplici strumenti diagnostici, come l'ecografia, che è portatile e permette di portare la medicina direttamente al cittadino", ha sottolineato il ministro, precisando che l'obiettivo è la prevenzione e la diagnosi precoce. "Sono molto ottimista - ha detto - L'idea è nata oggi e vogliamo portarla avanti per questa stagione estiva. Magari non riusciremo a realizzarla subito in modo completo, ma siamo determinati a farlo". Sul tema più generale della prevenzione, Sala ha spiegato che l'Albania sta già sviluppando diversi programmi. "Una parte importante della mia visione - ha illustrato il ministro della Salute - è spostare il sistema sanitario dalla cura ospedaliera alla prevenzione primaria. Dobbiamo investire nel capitale umano, che è importante non solo per la salute delle persone, ma anche per l'economia". Nel Paese delle Aquile, ha ricordato Sala, "sono attivi programmi di screening per il tumore al seno, per il tumore del collo dell'utero e altre patologie, oltre ai programmi di vaccinazione. Recentemente è stata ampliata anche la fascia d'età di alcuni screening ed è stato introdotto il vaccino Hpv per i ragazzi. Tuttavia - ha osservato - c'è ancora molto da fare perché l'adesione agli screening è ancora intorno al 50%. Inoltre, mancano ancora programmi strutturati per la prevenzione delle condizioni legate agli stili di vita, come diabete, malattie cardiovascolari e disturbi metabolici. Su questo dobbiamo lavorare ancora molto. E' un progetto di lungo periodo, ma possiamo costruirlo insieme". Il ministro ha infine sottolineato il valore dell'esperienza italiana: "In Italia i programmi di prevenzione e le figure professionali dedicate agli stili di vita, come il nutrizionista, sono molto sviluppati. Mi piacerebbe portare questo know-how anche in Albania, per costruire una collaborazione stabile e duratura".
---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Sprovieri (Ast Fermo): "Glaucoma e maculopatie senza sintoni, servono screening mirati"
(Adnkronos) - "Ogni anno la nostra attività di screening si è concentrata su una patologia oculistica con forte impatto sociale, con l'obiettivo di realizzare interventi di prevenzione mirati. Le malattie dell'occhio ad alta incidenza e potenzialmente invalidanti, infatti, sono quelle per cui la prevenzione risulta più efficace". Così all'Adnkronos Salute Carlo Sprovieri, direttore Uoc Oculistica ospedale Murri Ast Fermo, tra i 17 medici a bordo della 'Nave della salute' di One Health Foundation, che da Ancona a Durazzo e ritorno ad Ancona il 23 e 24 aprile hanno effettuato in 10 ambulatori visite e controlli gratuiti ai passeggeri. L'obiettivo: promuovere a 360 gradi la salute e il benessere, ma soprattutto la prevenzione secondaria di patologie importanti. "Molte di queste patologie - spiega Sprovieri - sono di tipo degenerativo e hanno un andamento lento e spesso silenzioso. Un esempio è il glaucoma, una malattia oculare subdola che, nelle fasi iniziali, non presenta sintomi percepibili dal paziente. Per questo motivo, uno screening esteso a diverse fasce d'età può permettere diagnosi più precoci e quindi una maggiore possibilità di trattamento", sottolinea. "Nel corso delle attività - riferisce lo specialista - sono state individuate anche forme iniziali di maculopatie completamente sconosciute ai pazienti, in prevalenza giovani adulti albanesi, e ancora non percepibili sul piano clinico. In questi casi si è potuto indirizzare le persone verso controlli periodici e follow-up specialistici. Sono emerse inoltre situazioni di forte predisposizione al glaucoma, che hanno reso necessario l'invio a esami di approfondimento per una diagnosi più precisa, non sempre immediata nella fase iniziale della malattia". In una precedente edizione dell'iniziativa, ricorda Sprovieri, "l'attenzione si era invece concentrata sulle patologie della cornea, un ambito in cui la prevenzione attraverso la visita oculistica di base risulta particolarmente efficace. Si tratta infatti di condizioni spesso individuabili già con un semplice controllo clinico, se effettuato in tempo". Un "dato significativo" registrato negli ultimi 2 anni "riguarda la scarsa abitudine ai controlli oculistici: nella quasi totalità dei pazienti albanesi visitati sulla 'Nave della salute' di One Health non risultavano precedenti visite specialistiche, anche in persone che svolgono attività lavorative quotidiane come la guida. Solo in rari casi i pazienti avevano effettuato 1 o 2 controlli nel corso della vita; nella maggior parte, invece, non vi era mai stato un contatto con lo specialista". Queste iniziative, "insieme ad altre esperienze di medicina vascolare e prevenzione sul territorio, rappresentano però solo una parte di un fabbisogno molto più ampio - precisa l'esperto - Sono interventi importanti, ma ancora limitati rispetto alle necessità complessive. Nel campo dell'oculistica, in particolare, esistono già diverse esperienze di prevenzione itinerante realizzate anche attraverso ambulatori mobili e iniziative promosse da associazioni e strutture sanitarie. Tuttavia - fa notare Sprovieri - la prevenzione resta ancora insufficiente rispetto alla domanda". Il "limite principale resta quello dei costi: la prevenzione richiede investimenti costanti, ma rappresenta uno degli strumenti più efficaci per ridurre l’impatto delle malattie nel lungo periodo", conclude.
---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Catalini (Ast Macerata): "Colesterolo alto, tra i giovani scarsa percezione del rischio"
(Adnkronos) - Il caso del paziente 78enne soccorso sulla 'Nave della salute' richiama l'attenzione sulla prevenzione secondaria per ridurre il rischio di un nuovo evento cardiovascolare in chi ha già avuto un infarto o una malattia cardiaca. "Ma iniziative come questa sono importanti anche per sensibilizzare i più giovani: il processo che può portare a infarto o ictus dopo i 50-60 anni spesso inizia già intorno ai 20, anche per fattori genetici. Il problema è che il colesterolo alto non dà sintomi, e quindi resta invisibile per anni, e tra i giovani non è percepito come un pericolo". Così all'Adnkronos Salute Roberto Catalini, direttore Uoc Medicina interna Ast Macerata, ospedale di Macerata, tra i 17 medici a bordo della 'Nave della salute' di One Health Foundation per effettuate in 10 ambulatori visite e controlli gratuiti per 2 giorni (23-24 aprile) ai passeggeri sulla tratta Ancona-Durazzo-Ancona. L'obiettivo: promuovere a 360 gradi la salute e il benessere, ma soprattutto la prevenzione secondaria di patologie importanti. "Diventa quindi essenziale intervenire precocemente - sottolinea Catalini - soprattutto tra le nuove generazioni, sempre più esposte a cattive abitudini: consumo di cibo ultraprocessato, bevande zuccherate, sedentarietà e aumento di sovrappeso e obesità. Tutti fattori che avranno un impatto sulla salute in età adulta". Il nodo centrale per l'esperto resta la prevenzione, "che però richiede investimenti e, soprattutto, un cambiamento culturale. Non si tratta di 'medicalizzare' la società, ma di promuovere scelte consapevoli nella vita quotidiana. In questo senso, anche piccoli gesti fanno la differenza", assicura Catalini: "Camminare regolarmente è una delle attività più semplici ed efficaci per mantenersi in salute - raccomanda - Allo stesso tempo, è importante limitare il consumo di zuccheri. Quanto ad alimenti come la pasta, spesso demonizzati, è bene ricordare che possono far parte di una dieta equilibrata". Sulla 'Nave della salute' un'attenzione particolare "è stata rivolta a una categoria spesso trascurata: gli autotrasportatori, uomini con un'età media tra i 50 e i 55 anni che viaggiano regolarmente tra Italia e Albania - spiega Catalini - Dai controlli effettuati lo scorso anno e in questa edizione, è emerso un dato significativo: molti di loro non avevano mai eseguito un ecocolordoppler, un esame semplice, ma fondamentale che consente di 'aprire una finestra' sul sistema vascolare. Questo tipo di indagine permette di verificare se fattori di rischio come colesterolo alto, ipertensione, fumo e diabete abbiano già causato danni alla circolazione. Il problema è che patologie come l'aterosclerosi si sviluppano lentamente e in modo silenzioso: quando compaiono i sintomi, spesso il danno è già avanzato". Le manifestazioni più note sono l'ictus, l'infarto e l'arteriopatia degli arti inferiori. Tuttavia, "queste condizioni rappresentano la fase finale di un processo che può durare decenni. Intervenire prima della comparsa dei sintomi - avverte il medico - è quindi cruciale per prevenire conseguenze gravi. La prevenzione resta infatti l'arma più efficace. Le malattie cardiovascolari sono ancora oggi la principale causa di morte a livello globale, superando anche i tumori. E se in passato colpivano soprattutto gli uomini, oggi si osserva un aumento significativo anche tra le donne, complice il cambiamento degli stili di vita: ad esempio, il fumo è sempre più diffuso anche nella popolazione femminile". Iniziative come la 'Nave della salute', conclude Catalini, "vanno proprio in questa direzione: portare la prevenzione direttamente alle persone. Un impegno che si affianca ad altre esperienze sul territorio, come il progetto 'Carotidi in piazza', promosso da anni nelle Marche. Solo lo scorso anno a Macerata sono stati eseguiti 714 screening, con l'obiettivo di sensibilizzare la popolazione su patologie ancora troppo spesso sottovalutate. Persistono infatti convinzioni errate, come l'idea che il colesterolo alto sia un problema 'normale' o inevitabile perché presente in famiglia. In realtà, quando si manifestano le malattie, le conseguenze possono essere molto serie".
---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Interventi aorta, 2 studi 'prevedono' pazienti più a rischio mortalità
(Adnkronos) - Sono 280mila le persone in Italia che soffrono di stenosi aortica, patologia che impedisce alla valvola aortica di aprirsi correttamente ostacolando il flusso di sangue dal cuore al resto dell’organismo. E ogni anno sono oltre 12mila gli interventi microinvasivi di sostituzione della valvola eseguiti nel nostro Paese, ma il 15% dei pazienti non sopravvive a un anno dall’operazione. Fino a oggi le decisioni terapeutiche di procedere con l’intervento erano guidate da due criteri schematici come età anagrafica e numero di patologie presenti, i due studi italiani appena pubblicati su 'Jacc Cardiovascular Interventions' e sul''European Journal of Preventive Cardiology', mostrano, invece, che piena autonomia, buona nutrizione e performance fisica, sono cruciali per misurare il rischio dei pazienti. "Attualmente, la valutazione clinica che precede l’intervento di - Tavr (Transcatheter aortic valve replacement) si basa su una scala di punteggio sviluppata decenni fa per la chirurgia cardiaca tradizionale su popolazioni più giovani e meno fragili, che calcola la probabilità di morte entro 30 giorni dall’intervento", spiega Niccolò Marchionni, professore emerito di Medicina interna presso l’Università di Firenze e co-autore degli studi. "Sono sempre più le evidenze che suggeriscono come la fragilità e la compromissione funzionale globale svolgano un ruolo cruciale nel determinare gli esiti clinici, rendendo indispensabile la loro integrazione nella valutazione del rischio". Per questo i ricercatori, come riportato dallo studio, hanno sottoposto 562 pazienti con indicazione di Tavr ed età media di 83 anni, a una valutazione geriatrica multidimensionale per quantificare fragilità, autonomia nelle attività quotidiane di base, stato nutrizionale, funzione cognitiva, presenza di più patologie e disabilità, per ottenere un quadro completo e clinicamente rilevante per la valutazione del rischio di peggioramento e mortalità a 1 anno. "Questo strumento è in grado di identificare, con una altissima precisione, il 15% di pazienti che, dopo l’intervento, non sopravvivono almeno un anno o diventano disabili nello stesso periodo", afferma Marchionni. "In particolare, dall’analisi sono emersi quattro fattori predittivi di esito sfavorevole: il punteggio nutrizionale, il numero di attività quotidiane preservate, la funzionalità renale e la pressione arteriosa polmonare sistolica misurata con l’ecocardiogramma. Combinando questi quattro parametri, abbiamo derivato un punteggio numerico calcolabile in pochi minuti con dati già disponibili nella valutazione pre-intervento di routine", evidenzia Marchionni. Non si tratta di un miglioramento marginale, ma di un salto qualitativo sostanziale nella capacità di prevedere chi non trarrà beneficio dalla Tavr. "Possiamo riconoscere in anticipo i casi in cui la procedura si rivelerebbe futile: un intervento costoso e invasivo, senza un reale beneficio per il paziente. Evitare queste situazioni riduce i rischi inutili per gli anziani e libera risorse per chi può davvero trarne vantaggio", sottolinea. "Al contempo, il lavoro suggerisce anche una prospettiva nuova per questi pazienti ad alto rischio. In futuro - aggiunge Marchionni - chi presenta condizioni sfavorevoli potrà essere avviato prima a programmi di 'pre-abilitazione”' mirati a correggere i fattori modificabili più critici, dalla malnutrizione alla debolezza muscolare, così da ridurre il rischio che la Tavr risulti inutile". Il secondo studio, pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology, estende lo sguardo oltre la Tavr, includendo anziani con amiloidosi cardiaca e scompenso cardiaco cronico. "Grazie a una valutazione geriatrica approfondita di 956 pazienti, abbiamo individuato cinque diverse 'categorie di vulnerabilità' costruite combinando tre aspetti: la disabilità funzionale, il rischio di malnutrizione e la performance fisica", osserva Carlo Fumagalli, ricercatore in Fisiopatologia dell’invecchiamento presso l’Università Vanvitelli di Napoli e co-autore di entrambi gli studi". Dai risultati, continua, "è emerso che i pazienti senza alcuna vulnerabilità (piena autonomia, buona nutrizione, buona performance fisica) hanno una sopravvivenza a due anni nel 92,3%, quelli più vulnerabili, al contrario, sopravvivono a due anni solo in circa il 60% dei casi. Inoltre, la disabilità funzionale si è confermata il fattore più potente, con un rischio di morte quasi quadruplicato rispetto ai pazienti autonomi". “Oggi le decisioni terapeutiche negli anziani con malattie cardiovascolari sono ancora troppo spesso guidate da criteri schematici, come l’età anagrafica o il numero di patologie presenti - aggiunge Fumagalli -. I nostri risultati mostrano invece quanto sia più utile capire come è fatto quel singolo paziente, quanto è autonomo, quanto è nutrito, quanto è forte. Questo cambia profondamente il modo di scegliere le cure". L’approccio proposto "permette di superare una visione 'a misura unica' dell’anziano cardiopatico.Due pazienti di 80 anni con la stessa malattia - continua Marchionni - possono avere bisogni e prospettive completamente diversi. Classificarli in categorie di vulnerabilità progressiva aiuta a calibrare meglio terapie, controlli e persino obiettivi di cura, evitando sia l’accanimento sia il pessimismo ingiustificato". "La vera medicina di precisione - concludono Marchionni e Fumagalli -, non è fatta solo di sofisticate tecnologie, ma di un’attenzione più sartoriale alla persona, soprattutto quando è anziana e fragile. Mettere insieme le competenze di cardiologi e geriatri, come abbiamo fatto in questa collaborazione multicentrica, è il passo necessario per offrire cure più giuste e più umane”"
---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)










