Grasso nei muscoli killer silenzioso, più rischi cuore indipendenti dal peso

(Adnkronos) - Hanno scelto un nascondiglio insospettabile: sono accumuli di grasso che si stabiliscono fra i muscoli e, anche quando l'ago della bilancia non segna un peso complessivo così in eccesso, agiscono come un 'killer silenzioso', aumentando il rischio di gravi malattie cardiache indipendentemente dall'indice di massa corporea. A lanciare un alert sul grasso intramuscolare è una ricerca pubblicata sull''European Heart Journal'. Secondo quanto osservato dagli autori, esperti del Brigham and Women's Hospital e dell'Harvard Medical School di Boston, le persone che hanno questi accumuli di grasso nascosti nei muscoli corrono un rischio maggiore di morire o essere ricoverate in ospedale per un infarto o un'insufficienza cardiaca. Si sa ancora poco di questo tipo di grasso corporeo negli esseri umani e del suo impatto sulla salute, spiegano gli scienziati. Lo studio osservazionale, sottolineano, è il primo a indagare in modo completo gli effetti dei 'muscoli grassi' sulle malattie del cuore. La scoperta di un aumento di rischio correlato - evidenziano gli autori - dimostra che le misure esistenti, come l'indice di massa corporea o la circonferenza della vita, "non sono adeguate per valutare con precisione il rischio di malattie cardiache per tutte le persone". Il nuovo studio è stato condotto da Viviany Taqueti, direttrice del Cardiac Stress Laboratory al Brigham and Women's Hospital e docente dell'Harvard Medical School. "L'obesità - osserva l'esperta - è ora una delle più grandi minacce globali per la salute cardiovascolare, ma l'indice di massa corporea, la nostra principale metrica per definirla e per definire le soglie d'intervento, rimane un marcatore controverso e imperfetto della prognosi cardiovascolare. E' particolarmente vero nelle donne, dove un indice di massa corporea elevato può riflettere tipi di grasso più 'benigni'". Il grasso intramuscolare, illustra Taqueti, "si trova nella maggior parte dei muscoli del corpo, ma la quantità può variare notevolmente tra le diverse persone. Nella nostra ricerca, analizziamo i muscoli e diversi tipi di grasso per capire come la composizione corporea può influenzare i piccoli vasi sanguigni o la 'microcircolazione' del cuore, nonché il rischio futuro di insufficienza cardiaca, infarto e morte". La ricerca ha incluso 669 persone valutate al Brigham and Women's Hospital per dolore al petto e/o mancanza di respiro, che non presentavano evidenze di malattia coronarica ostruttiva (quest'ultima si ha quando le arterie che irrorano il cuore si ostruiscono pericolosamente). I pazienti esaminati avevano un'età media di 63 anni. La maggioranza (70%) era di sesso femminile. Tutti i pazienti sono stati sottoposti all'esame della Pet/Tc cardiaca per valutare il funzionamento dei loro cuori. I ricercatori hanno anche utilizzato le scansioni della tomografia computerizzata per analizzare la composizione corporea di ogni paziente, misurando la quantità e la posizione di grasso e muscoli in una sezione del torso. Per quantificare la quantità di grasso immagazzinato nei muscoli, è stato poi calcolato il rapporto tra grasso intramuscolare e massa muscolare totale più grasso, una misura che gli scienziati hanno chiamato frazione muscolare grassa. I pazienti sono stati seguiti per circa 6 anni e i ricercatori hanno registrato se qualcuno di loro era morto o era stato ricoverato in ospedale per infarto o insufficienza cardiaca. E' emerso che le persone con maggiori quantità di grasso immagazzinato nei muscoli avevano più probabilità di avere danni ai piccoli vasi sanguigni che servono il cuore (disfunzione microvascolare coronarica) e maggiori probabilità di morire o essere ricoverate in ospedale per malattie cardiache.  Per ogni aumento dell'1% della frazione muscolare grassa, c'era un aumento del 2% del rischio di disfunzione microvascolare coronarica e un aumento del 7% del rischio di future malattie cardiache gravi, indipendentemente da altri fattori di rischio noti e dall'indice di massa corporea. Le persone con alti livelli di grasso intramuscolare e prove di disfunzione microvascolare coronarica avevano un rischio particolarmente elevato di morte, infarto e insufficienza cardiaca. Al contrario, le persone con quantità maggiori di massa muscolare magra avevano un rischio inferiore. Il grasso immagazzinato sotto la pelle, invece, non aumentava il rischio.  "Rispetto al grasso sottocutaneo - chiarisce Taqueti - il grasso immagazzinato nei muscoli può contribuire all'infiammazione e al metabolismo alterato del glucosio, portando a resistenza all'insulina e sindrome metabolica. A loro volta, questi insulti cronici possono causare danni ai vasi sanguigni, compresi quelli che irrorano il cuore, e al muscolo cardiaco stesso".  Sapere che il grasso intramuscolare aumenta il rischio di malattie cardiache "ci offre un altro modo per identificare le persone ad alto rischio, indipendentemente dal loro indice di massa corporea - prosegue Taqueti - Queste scoperte potrebbero essere particolarmente importanti per comprendere gli effetti sulla salute cardiaca delle terapie basate sull'incretina che modificano grasso e muscoli, e anche della nuova classe di agonisti del recettore Glp-1. Quello che non sappiamo ancora è come possiamo ridurre il rischio per le persone con muscoli grassi. Ad esempio, non sappiamo come trattamenti come le nuove terapie dimagranti influenzino il grasso nei muscoli rispetto al grasso in altre parti del corpo, al tessuto magro e, in ultima analisi, al cuore". Taqueti e il suo team stanno ora valutando l'impatto di strategie di trattamento - tra cui esercizio fisico, alimentazione, farmaci per la perdita di peso o interventi chirurgici - sulla composizione corporea e sulle malattie cardiache metaboliche.  I dati presentati da Ana Carolina do A H Souza (prima autrice dello studio) e colleghi "sono intriganti - commenta Ranil de Silva dell'Imperial College London in un editoriale di accompagnamento - e, cosa importante, evidenziano ulteriormente i pazienti con disfunzione microvascolare coronarica come popolazione di pazienti a rischio clinico aumentato. Il lavoro dovrebbe stimolare ulteriori indagini per stabilire il valore aggiunto dei marcatori di adiposità alla stratificazione del rischio cardiaco convenzionale ed emergente, al fine di identificare quei pazienti che potrebbero trarre beneficio prognostico da interventi cardiometabolici mirati". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Sinner e il tremore delle mani, medico fisiatra: "Colpa di caldo e sforzo intenso, ma è nella norma"

(Adnkronos) - Un match duro e faticoso, ma vinto, contro Holger Rune negli ottavi di finale degli Australian Open. Ora Jannik Sinner potrà recuperare le forze in vista dei quarti. Ma l'azzurro, in evidente difficoltà dalla metà del secondo set, deve fermarsi per oltre 10 minuti nel terzo set. Nelle riprese si vede Sinner seduto con le mani tremanti mentre si asciuga il sudore dalla faccia, e serve l'intervento dei fisioterapisti prima dell'uscita provvisoria dal campo. "Oltre all'affaticamento muscolare, per cui l'esecuzione ripetuta di gesti tecnici e la contrazione prolungata dei muscoli, specialmente quella eccentrica, può essere la causa dei tremori, la disidratazione, attraverso la sudorazione, altera l'equilibrio elettrolitico e può provocare crampi e tremori muscolari. Nel caso di Sinner possiamo quindi ipotizzare, in considerazione del caldo e dell'intensità dell'incontro, una duplice causa. Tuttavia è importante ricordare che sono condizioni assolutamente nella norma e gestibili". Così all'Adnkronos Salute il medico fisiatra Andrea Bernetti, segretario generale della Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa). "La definizione di tremore che compare più spesso in letteratura lo descrive come movimento oscillatorio, ritmico, involontario di parti del corpo. Il 'tremore fisiologico' è il più comune di tutti i movimenti involontari ed è definito come 'oscillazioni involontarie di singole parti del corpo di persone sane risultanti dall'interazione di fattori meccanici e nervosi', come ad esempio la sincronizzazione delle eccitazioni delle unità motorie muscolari - spiega lo specialista - L'esercizio fisico aumenta ampiezza e frequenza del tremore fisiologico. I valori delle variazioni nell'ampiezza e nella frequenza del tremore dipendono dal tipo di sforzo e dalla sua durata. Lo sforzo di intensità crescente influenza significativamente l'aumento dell'ampiezza del tremore fisiologico. Si ritiene che le variazioni dell'ampiezza del tremore causate dalla fatica derivino dalla perturbazione temporanea dei meccanismi di controllo nel sistema nervoso".  "Alcune ricerche suggeriscono che una diminuzione della frequenza di stimolazione delle unità motorie possa essere un sintomo di crescente affaticamento. Alcuni autori hanno descritto come il tremore del polso aumenti significativamente in condizioni di affaticamento muscolare dopo aver eseguito un esercizio. Inoltre nello sport, e quindi anche nel tennis, l'esposizione al calore, gli sforzi intensi e prolungati, uniti a movimenti ripetuti, possono favorire la comparsa dei tremori", conclude Bernetti.  ---sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Onde elettromagnetiche per inattivare virus nell'aria, arriva validazione

(Adnkronos) - La tecnologia italiana e4shield, che utilizza le onde elettromagnetiche per inattivare i virus respiratori presenti nell'aria, ha ricevuto la certificazione di efficacia superiore al 90% sui virus dell'influenza stagionale, Covid, inclusa la recente variante KP3, e virus respiratorio sinciziale Rsv dall'Università di Genova, dall'Università di Milano e dall'istituto indipendente ViroStatics. Influenza, Rsv e Covid sono le principali infezioni virali respiratorie stagionali in circolazione e il picco di contagi in Italia si sta raggiungendo in questi giorni. Proteggersi da queste infezioni è fondamentale per prevenire complicanze soprattutto nei soggetti più vulnerabili, controllare lo sviluppo di situazioni epidemiche, prevenire eventuali nuove pandemie e contrastare il fenomeno dello spillover, il salto di specie dei virus. Il principale intervento preventivo nei confronti delle infezioni respiratorie è ad oggi rappresentato dalle vaccinazioni, ma secondo i dati del ministero della Salute il tasso di vaccinazione nei confronti dell'influenza nei soggetti di età superiore ai 65 anni si aggira intorno al 50% con grosse differenze regionali: secondo il rapporto dell'Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione ed il controllo delle malattie, l'Italia si colloca tra il 16esimo e il 17esimo posto su 28 Paesi europei per copertura nelle diverse fasce di età. I moderni approcci di medicina preventiva - riporta una nota - indicano che l'immunoprofilassi attiva deve essere affiancata da altre misure di profilassi aspecifica complementari, tese a diminuire la carica virale aerodiffusa negli ambienti e la sua possibilità di contagio attraverso gli aerosol immessi. Pertanto, accanto agli strumenti di prevenzione farmacologica tradizionali, si stanno facendo strada innovative soluzioni biomediche come la tecnologia e4shield che utilizza le onde elettromagnetiche per inattivare i virus respiratori presenti nell'aria, proteggendo dalla trasmissione non solo l'essere umano, ma anche gli animali rispetto a specifici virus respiratori. "L'applicazione delle microonde per la bonifica di differenti substrati, fra cui l'aria, è stata preconizzata già da alcuni anni, ma ha finora incontrato difficoltà applicative che sono ora superate dalle rivoluzionarie caratteristiche tecniche della tecnologia e4shield, che consentono di prevederne un promettente approccio innovativo alla prevenzione delle malattie virali a trasmissione aerea", dichiara Gaetano Privitera, professore emerito di Igiene dell'Università di Pisa ed esperto presso organizzazioni nazionali e internazionali.  Innocua per uomo e animali - spiega la nota - la tecnologia e4shield è stata sottoposta a rigorosi test scientifici e validata dall'Ospedale militare del Celio, dal Dipartimento di Scienze biomediche e cliniche dell'Università degli Studi di Milano, dai laboratori di ricerca dell'Università di Genova e dall'istituto ViroStatics. I risultati sono stati oggetto di due pubblicazioni della rivista 'Viruses' (giugno 2023) e dell'European Society of Medicine (ottobre 2023). Ad oggi tutte le ricerche condotte dimostrano che e4shield è in grado di inattivare i virus dell'influenza stagionale, Covid, inclusa la recente variante KP3, e Rsv nell'aria indoor in misura superiore al 90%. La tecnologia è stata inoltre citata nello studio prospettico tecnologico Jrc - Hera del Joint Research Centre della Commissione europea, che la include tra quelle capaci di garantire un incremento della qualità dell'aria negli ambienti indoor. "La tecnologia e4shiled si è rivelata molto efficace, in modo ben superiore alle aspettative - sottolinea Alberto Izzotti, professore ordinario di Igiene e Medicina preventiva all'Università di Genova e responsabile delle attività di ricerca relative alla tecnologia e4shiled dell'ateneo - Vi è oggi grande necessità di sviluppare innovativi strumenti per la prevenzione ambientale delle malattie infettive aerodiffusibili che siano in grado di contrastarne la diffusione diminuendo le probabilità di contagio negli ambienti confinati. La tecnologia a onde elettromagnetiche è innovativa, efficace, versatile verso diversi virus patogeni e di facile applicazione. Rappresenta pertanto un importante nuovo strumento di prevenzione che l'interazione tra istituzioni di ricerca pubbliche e private mette a disposizione per la prima volta in Italia per il contrasto a livello mondiale delle malattie infettive aerodiffusibili".  La tecnologia e4shield trova applicazione nei dispositivi e4lilfe, già oggi presenti nei luoghi dove si rende necessario proteggere i soggetti più fragili: è infatti stata siglata una convenzione con Anaste, Associazione nazionale strutture territoriali e per la terza età, per l'installazione dei dispositivi e4life negli ambienti delle Residenze sanitarie assistenziali. Il dispositivo non utilizza agenti chimici o materiali filtranti, ma si basa sull'emissione di microonde innocue per l'uomo che, a una combinazione di frequenza e potenza specifica per ciascun patogeno, agiscono sull'equilibrio tra cariche positive interne del virus e cariche negative presenti nel capside (guscio esterno), dando vita a un fenomeno di 'risonanza' che distrugge l'involucro esterno del virus inibendone, di fatto, il potere patogeno e la capacità di trasmissione tra individui. "e4Life si propone di innovare il panorama degli interventi preventivi che contribuiscono alla tutela della salute globale in un'ottica One Health, promuovendo la sicurezza attraverso soluzioni tecnologiche all'avanguardia che prendono in considerazione la relazione tra la salute dell'uomo e degli animali e l'ambiente che le ospita - afferma Vincenzo Pompa, Ceo di e4life - e4life consente a ogni individuo di godere di una vita sociale più libera, interagendo in sicurezza negli spazi comuni, con un costante impegno verso il benessere globale di persone e animali". In quest'ottica, accanto ai dispositivi progettati per l'impiego sull'uomo, disponibili nella versione indossabile e per ambienti, e4life ha da poco lanciato Farm, un dispositivo dedicato alle aziende zootecniche, progettato per contrastare malattie virali come l'influenza aviaria e la febbre suina, che rappresentano una grave minaccia per gli allevamenti delle specie avicole e dei suini. Alla base del dispositivo - conclude la nota - c'è la medesima tecnologia e4shield, che emette onde elettromagnetiche a frequenze specifiche efficaci nei confronti di queste nuove famiglie di virus. Come per i dispositivi destinati all'uso umano, anche e4life Farm neutralizza oltre il 90% della carica virale presente nell'aria, veicolata da droplet fino a 10 micron, quasi in tempo reale grazie alla velocità della luce con cui si diffondono le onde. L'applicazione del dispositivo in ambito zootecnico contribuisce a ridurre il rischio di zoonosi, cioè di malattie che possono passare dagli animali all'uomo, come avviene con alcuni ceppi di virus influenzali e altri patogeni. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Team italiano scopre nuovo gene coinvolto in malattia Alzheimer

(Adnkronos) - Scoperto un nuovo gene, il 'Grin2c', coinvolto nella malattia di Alzheimer. La ricerca, appena pubblicata sulla rivista 'Alzheimer's Research & Therapy' è frutto della collaborazione di diversi gruppi di scienziati italiani, impegnati da anni nello studio delle cause genetiche della malattia, coordinato dall'ospedale Molinette della Città della Salute di Torino.  La malattia di Alzheimer - ricorda una nota delle Molinette - è la principale causa di gravi deficit cognitivi ed è divenuta uno dei maggiori problemi sanitari a livello mondiale. La ricerca scientifica ha dimostrato che la malattia è il risultato di una complessa interazione tra fattori genetici e numerosi fattori ambientali, quali ipertensione, obesità, diabete, depressione ed isolamento sociale. Questi fattori favoriscono la deposizione nel cervello di due proteine tossiche, la beta amiloide e la proteina tau, responsabili della neurodegenerazione.  Lo studio è stato coordinato da Elisa Rubino, ricercatrice presso il Centro per la Malattia di Alzheimer e le demenze correlate dell’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino e dell’Università di Torino, diretto da Innocenzo Rainero). Il gruppo ha studiato per diversi anni una famiglia italiana con malattia di Alzheimer ad esordio senile, scoprendo che era causata da mutazioni nel gene Grin2c, gene che codifica per una subunità del recettore Nmda del glutammato. Il risultato è stato reso possibile grazie all’utilizzo di avanzate tecniche di genetica molecolare e alla collaborazione con Elisa Giorgio del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Pavia e con Alfredo Brusco del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino. Inoltre, grazie a Fabrizio Gardoni del Dipartimento di Farmacologia e Scienze Biomolecolari dell’Università di Milano, è stato possibile dimostrare gli effetti che questa mutazione provoca in modelli cellulari incrementando l’eccitabilità neuronale ed alterando il legame di questa proteina con altre proteine neuronali.  "Ad oggi erano note rare mutazioni nei geni Psen1, Psen2 e App, quali causa di malattia di Alzheimer, principalmente in età presenile", commenta Rainero, che aveva contribuito già nel 1995 all’identificazione di Psen1. "Questa scoperta suggerisce il ruolo di rare mutazioni genetiche anche come causa della malattia in età senile".  "Ci aspettiamo che Grin2C sia una causa molto rara di malattia di Alzheimer", commenta Rubino, "tuttavia l'aspetto più significativo della ricerca è la conferma del ruolo che i meccanismi di eccitotossicità correlata al glutammato possono avere nello sviluppo della malattia. Quando il glutammato interagisce con il recettore Nmda sui neuroni, si apre un canale che promuove l’ingresso di ioni calcio. Se questa stimolazione è eccessiva, si provoca un'intensa eccitazione del neurone che porta alla morte cellulare". Dal punto di vista clinico, è particolarmente interessante rilevare come, prima dello sviluppo del deficit cognitivo, i pazienti portatori della mutazione abbiano sviluppato per anni un disturbo dell’umore di tipo depressivo.La gestione della malattia di Alzheimer richiede, oggi, un approccio multidisciplinare, basato sulla prevenzione, sulla diagnosi precoce e su trattamenti farmacologici mirati a modulare diversi target terapeutici. Il nuovo studio necessiterà lo sviluppo di nuovi farmaci in grado di ridurre l’eccitotossicità cerebrale da glutammato per rallentare la progressione di questa drammatica malattia.  "Una scoperta che dimostra ancora una volta quanto la sanità piemontese riesca a conciliare al massimo sia la parte assistenziale sia quella della ricerca, ottenendo risultati come questo", dichiara Federico Riboldi, assessore alla Sanità della Regione Piemonte. "Un grande complimento ai nostri ricercatori della Città della Salute, dove alle eccellenze sanitarie si aggiungono anche quelle della ricerca. Una scoperta importantissima che potrà dare una svolta nelle terapie della malattia di Alzheimer", dichiara la Direzione aziendale della Città della Salute di Torino. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Onde elettromagnetiche per inattivare i virus nell'aria

(Adnkronos) - La tecnologia italiana e4shield, che utilizza le onde elettromagnetiche per inattivare i virus respiratori presenti nell'aria, ha ricevuto la certificazione di efficacia superiore al 90% sui virus dell'influenza stagionale, Covid, inclusa la recente variante KP3, e virus respiratorio sinciziale Rsv dall'Università di Genova, dall'Università di Milano e dall'istituto indipendente ViroStatics. Influenza, Rsv e Covid sono le principali infezioni virali respiratorie stagionali in circolazione e il picco di contagi in Italia si sta raggiungendo in questi giorni. Proteggersi da queste infezioni è fondamentale per prevenire complicanze soprattutto nei soggetti più vulnerabili, controllare lo sviluppo di situazioni epidemiche, prevenire eventuali nuove pandemie e contrastare il fenomeno dello spillover, il salto di specie dei virus. Il principale intervento preventivo nei confronti delle infezioni respiratorie è ad oggi rappresentato dalle vaccinazioni, ma secondo i dati del ministero della Salute il tasso di vaccinazione nei confronti dell'influenza nei soggetti di età superiore ai 65 anni si aggira intorno al 50% con grosse differenze regionali: secondo il rapporto dell'Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione ed il controllo delle malattie, l'Italia si colloca tra il 16esimo e il 17esimo posto su 28 Paesi europei per copertura nelle diverse fasce di età. I moderni approcci di medicina preventiva - riporta una nota - indicano che l'immunoprofilassi attiva deve essere affiancata da altre misure di profilassi aspecifica complementari, tese a diminuire la carica virale aerodiffusa negli ambienti e la sua possibilità di contagio attraverso gli aerosol immessi. Pertanto, accanto agli strumenti di prevenzione farmacologica tradizionali, si stanno facendo strada innovative soluzioni biomediche come la tecnologia e4shield che utilizza le onde elettromagnetiche per inattivare i virus respiratori presenti nell'aria, proteggendo dalla trasmissione non solo l'essere umano, ma anche gli animali rispetto a specifici virus respiratori. "L'applicazione delle microonde per la bonifica di differenti substrati, fra cui l'aria, è stata preconizzata già da alcuni anni, ma ha finora incontrato difficoltà applicative che sono ora superate dalle rivoluzionarie caratteristiche tecniche della tecnologia e4shield, che consentono di prevederne un promettente approccio innovativo alla prevenzione delle malattie virali a trasmissione aerea", dichiara Gaetano Privitera, professore emerito di Igiene dell'Università di Pisa ed esperto presso organizzazioni nazionali e internazionali.  Innocua per uomo e animali - spiega la nota - la tecnologia e4shield è stata sottoposta a rigorosi test scientifici e validata dall'Ospedale militare del Celio, dal Dipartimento di Scienze biomediche e cliniche dell'Università degli Studi di Milano, dai laboratori di ricerca dell'Università di Genova e dall'istituto ViroStatics. I risultati sono stati oggetto di due pubblicazioni della rivista 'Viruses' (giugno 2023) e dell'European Society of Medicine (ottobre 2023). Ad oggi tutte le ricerche condotte dimostrano che e4shield è in grado di inattivare i virus dell'influenza stagionale, Covid, inclusa la recente variante KP3, e Rsv nell'aria indoor in misura superiore al 90%. La tecnologia è stata inoltre citata nello studio prospettico tecnologico Jrc - Hera del Joint Research Centre della Commissione europea, che la include tra quelle capaci di garantire un incremento della qualità dell'aria negli ambienti indoor. "La tecnologia e4shiled si è rivelata molto efficace, in modo ben superiore alle aspettative - sottolinea Alberto Izzotti, professore ordinario di Igiene e Medicina preventiva all'Università di Genova e responsabile delle attività di ricerca relative alla tecnologia e4shiled dell'ateneo - Vi è oggi grande necessità di sviluppare innovativi strumenti per la prevenzione ambientale delle malattie infettive aerodiffusibili che siano in grado di contrastarne la diffusione diminuendo le probabilità di contagio negli ambienti confinati. La tecnologia a onde elettromagnetiche è innovativa, efficace, versatile verso diversi virus patogeni e di facile applicazione. Rappresenta pertanto un importante nuovo strumento di prevenzione che l'interazione tra istituzioni di ricerca pubbliche e private mette a disposizione per la prima volta in Italia per il contrasto a livello mondiale delle malattie infettive aerodiffusibili".  
La tecnologia e4shield trova applicazione nei dispositivi e4lilfe, già oggi presenti nei luoghi dove si rende necessario proteggere i soggetti più fragili: è infatti stata siglata una convenzione con Anaste, Associazione nazionale strutture territoriali e per la terza età, per l'installazione dei dispositivi e4life negli ambienti delle Residenze sanitarie assistenziali. Il dispositivo non utilizza agenti chimici o materiali filtranti, ma si basa sull'emissione di microonde innocue per l'uomo che, a una combinazione di frequenza e potenza specifica per ciascun patogeno, agiscono sull'equilibrio tra cariche positive interne del virus e cariche negative presenti nel capside (guscio esterno), dando vita a un fenomeno di 'risonanza' che distrugge l'involucro esterno del virus inibendone, di fatto, il potere patogeno e la capacità di trasmissione tra individui. "e4Life si propone di innovare il panorama degli interventi preventivi che contribuiscono alla tutela della salute globale in un'ottica One Health, promuovendo la sicurezza attraverso soluzioni tecnologiche all'avanguardia che prendono in considerazione la relazione tra la salute dell'uomo e degli animali e l'ambiente che le ospita - afferma Vincenzo Pompa, Ceo di e4life - e4life consente a ogni individuo di godere di una vita sociale più libera, interagendo in sicurezza negli spazi comuni, con un costante impegno verso il benessere globale di persone e animali". In quest'ottica, accanto ai dispositivi progettati per l'impiego sull'uomo, disponibili nella versione indossabile e per ambienti, e4life ha da poco lanciato Farm, un dispositivo dedicato alle aziende zootecniche, progettato per contrastare malattie virali come l'influenza aviaria e la febbre suina, che rappresentano una grave minaccia per gli allevamenti delle specie avicole e dei suini. Alla base del dispositivo - conclude la nota - c'è la medesima tecnologia e4shield, che emette onde elettromagnetiche a frequenze specifiche efficaci nei confronti di queste nuove famiglie di virus. Come per i dispositivi destinati all'uso umano, anche e4life Farm neutralizza oltre il 90% della carica virale presente nell'aria, veicolata da droplet fino a 10 micron, quasi in tempo reale grazie alla velocità della luce con cui si diffondono le onde. L'applicazione del dispositivo in ambito zootecnico contribuisce a ridurre il rischio di zoonosi, cioè di malattie che possono passare dagli animali all'uomo, come avviene con alcuni ceppi di virus influenzali e altri patogeni. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Hitachi Vantara guida il settore finanziario verso la conformità al regolamento DORA

(Adnkronos) - Il ransomware è una piaga sempre più diffusa, con costi che superano i 265 miliardi di dollari entro il 2031. A differenza delle catastrofi naturali, qui c'è un nemico attivo: i cybercriminali, sempre più sofisticati grazie all'intelligenza artificiale, che rendono gli attacchi più facili e redditizi. Mirano non solo ai dati, ma anche ai file di configurazione, rendendo il recupero più difficile e spingendo le vittime a pagare il riscatto.  Con l'obiettivo di contrastare questa minaccia, l'Unione Europea ha introdotto il DORA, un regolamento che impone alle aziende finanziarie standard rigorosi in materia di sicurezza informatica. Hitachi Vantara offre soluzioni complete per aiutare le aziende a rispettare queste normative, garantendo una protezione efficace contro le minacce informatiche. Con un approccio integrato, Hitachi Vantara fornisce alle aziende gli strumenti necessari per identificare le vulnerabilità, rispondere rapidamente agli incidenti e garantire la continuità operativa. Grazie a soluzioni come la gestione degli incidenti, la formazione continua e i servizi gestiti EDR e NDR, Hitachi Vantara aiuta le aziende a rafforzare la propria resilienza cibernetica e a ridurre i rischi associati ai cyberattacchi.  Grazie a un approccio integrato e a una profonda conoscenza del settore finanziario, Hitachi Vantara fornisce alle aziende gli strumenti necessari per rafforzare la governance, implementando un framework di governance per la gestione dei rischi informatici. Questo permette anche di migliorare la visibilità, ottenendo una visione completa della propria infrastruttura IT e identificando tempestivamente le minacce.  Inoltre, le soluzioni avanzate di Hitachi Vantara accelerano la risposta agli incidenti, permettendo di reagire rapidamente e garantendo la continuità operativa anche in caso di incidenti. I vantaggi delle soluzioni Hitachi Vantara includono la riduzione della complessità attraverso un'unica soluzione per gestire tutti gli aspetti della sicurezza informatica, l'accelerazione del percorso verso la conformità a normative come DORA, la riduzione dei costi attraverso l'ottimizzazione delle risorse e il miglioramento della resilienza, proteggendo l'azienda da future minacce informatiche. In un mondo sempre più connesso, la sicurezza informatica deve essere considerata una priorità assoluta.  ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


TikTok torna a funzionare in Usa, Trump: "Decisione strategica"

(Adnkronos) - TikTok ha avviato il ripristino dei propri servizi negli Stati Uniti dopo che il presidente Donald Trump ha annunciato l’intenzione di ristabilire l’accesso all’app nel Paese al momento del suo insediamento ufficiale. Nel corso di un comizio tenutosi alla vigilia della cerimonia di insediamento, Trump ha dichiarato che il ripristino di TikTok rappresenta una necessità strategica, sottolineando l’importanza dell’applicazione per gli utenti statunitensi. Secondo le sue affermazioni, gli Stati Uniti lavoreranno alla creazione di una joint venture per garantire la piena operatività della piattaforma, che conta circa 170 milioni di utenti nel Paese. Poche ore prima dell’evento, TikTok ha rilasciato un messaggio ai propri utenti confermando il ritorno del servizio grazie agli sforzi dell’amministrazione entrante. Tuttavia, nella giornata di domenica, mentre alcuni utenti hanno potuto accedere nuovamente alla piattaforma, l’applicazione risultava ancora non disponibile per il download negli store digitali statunitensi. In un comunicato diffuso in precedenza, TikTok ha reso noto di essere impegnata nel ripristino progressivo del servizio, in collaborazione con i propri fornitori. L’azienda ha espresso gratitudine nei confronti del presidente Trump per aver garantito la chiarezza normativa necessaria affinché i partner tecnologici potessero continuare a supportare l’applicazione senza incorrere in sanzioni. Nel comunicato, TikTok ha inoltre sottolineato l’importanza della piattaforma per oltre sette milioni di piccole imprese negli Stati Uniti. Il ripristino di TikTok avviene in un momento di forte tensione nei rapporti tra Stati Uniti e Cina. Trump ha ribadito l’intenzione di introdurre nuovi dazi sulle importazioni cinesi, pur esprimendo la volontà di mantenere un dialogo diretto con la leadership di Pechino. Interrogato sulla questione, il Ministero degli Esteri cinese ha dichiarato in una conferenza stampa che le aziende dovrebbero avere la libertà di prendere decisioni in maniera autonoma in merito alle proprie operazioni e alle potenziali collaborazioni internazionali. La riattivazione di TikTok negli Stati Uniti rappresenta un segnale significativo nella politica tecnologica e commerciale del nuovo governo. Resta da vedere quali saranno le implicazioni a lungo termine di questa decisione e come si evolveranno le relazioni tra Washington e Pechino in un contesto sempre più caratterizzato da sfide economiche e strategiche. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


No a granite e borracce di neve, ecco perché mangiarla fa male

(Adnkronos) - Neve e zucchero, neve con sciroppo di menta o amarena, neve e limone, neve e caffè. Esempi di ricette in cui, navigando in Rete o scrollando i social, è possibile imbattersi per la gioia dei 'bambini di ogni età' eccitati dalle bianche precipitazioni con cui il nuovo anno si è aperto in diverse località d'Italia. Attenzione, però: mangiare la neve può far male alla salute, spiega 'Dottore, ma è vero che...?', il portale anti-fake news della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri. Se qualche fiocco assaporato sui monti può essere ammesso, usare la neve per riempire borracce o addirittura in cucina per sorbetti o granite non è una buona idea, avvertono gli esperti mentre domani, 19 gennaio, è in calendario lo Snow World Day 2025. Germi e inquinanti sono solo uno dei possibili pericoli: dissetarsi con la neve può causare anche disidratazione e ipotermia, senza contare che nel candido manto possono nascondersi le microplastiche, ammoniscono i dottori.  "Mangiare anche piccole quantità di neve non vuol dire ingerire solo acqua gelata", chiariscono. "Durante una nevicata i fiocchi si comportano da rastrello o spazzola: raccolgono e portano a terra frammenti di polveri e altre sostanze chimiche contenute nell'aria. La prova è che, dopo un abbondante nevicata, l'aria sembra - ed effettivamente è - più pura e pulita. Tra le sostanze trasportate dai fiocchi, però, ci sono inquinanti, soprattutto nelle aree urbane. E non solo: su strade e marciapiedi di città è possibile che siano presente il sale grosso e altre sostanze sparse per impedire la formazione di ghiaccio. Si tratta di materiali non commestibili e potenzialmente tossici". O fonte di contagio, perché se è vero che "la maggior parte degli agenti patogeni (batteri e virus) non sopravvive alle basse temperature", precisano i medici, "ce ne sono alcuni che si ambientano e resistono anche 2 mesi nel ghiaccio. Tra questi l'Escherichia coli. Questo batterio, responsabile di infezioni come la gastroenterite, è stato rilevato anche nei nevai in alta montagna. La causa della sua presenza sono le feci degli animali, ma anche le acque reflue (cioè gli scarichi domestici)". "Così come non berremmo acqua in aree dove l'igiene è trascurata - è il ragionamento da fare - dovremmo evitare di mangiare la neve. Le conseguenze possono comprendere sintomi lievi e passeggeri, come un mal di pancia, oppure più seri come febbre, vomito e infezioni debilitanti". "Come prima cosa - si legge su 'Dottore, ma è vero che...?' - è importante valutare dove si raccoglie la neve che si ha intenzione di utilizzare per un assaggio o per bevande e sorbetti. La prima regola, dunque, è osservare. Se la neve non è candida e fresca, cioè appena posata al suolo, è meglio evitare. Non si deve raccogliere la neve che si sospetta sia stata calpestata o spalata, e nemmeno quella che è diventata gialla perché potrebbe contenere urina di animali, guano o residui degli scarichi di automobili. Insomma, evitiamo di utilizzare la neve di città per preparazioni alimentari". E in montagna? In quota la neve è più pulita? "In teoria, sì - rispondono i medici anti-bufale - Se raccogliamo parte dello strato superiore di un cumulo di recente formazione, quella neve è innocua, soprattutto se è immacolata e non presenta orme lasciate da animali. Anche in questo caso, però, non bisogna esagerare". "Anche sulle Alpi, in Siberia e nelle regioni artiche - ricordano gli esperti - sono stati rinvenuti frammenti minuscoli (misurano meno di 5 millimetri) di plastica derivati dal lavaggio dei capi sintetici, da prodotti detergenti rilasciati negli scarichi domestici, dall'abrasione di pneumatici e dalla degradazione di imballaggi. In alcuni Paesi europei si è rilevato come durante le precipitazioni, sia di pioggia sia di neve, le concentrazioni di microplastiche siano 5 volte maggiori. Le conseguenze sulla salute, a lungo termine, possono essere negative per l'apparto respiratorio: la presenza di fibre di plastica nell'organismo causa, infatti, tosse, infiammazioni, allergie e aumenta il rischio di tumori". Non è tutto. "Oltre al pericolo di ingerire inquinanti e sporcizia - prosegue il focus - mangiare o bere alimenti arricchiti di neve comporta altri rischi per la salute. Uno di questi è la disidratazione. Sembra paradossale, ma ingerire qualcosa di molto freddo costringe l'organismo a consumare molta energia nel tentativo di mantenere la giusta temperatura: ciò può causare la perdita di liquidi (sudore). Mangiare neve, quindi, non si deve sostituire alla quantità di acqua di cui il corpo ha bisogno. Un altro rischio è l'ipotermia, perché ingerire ghiaccio o neve potrebbe innescare uno stress termico che altera la temperatura interna del corpo". Insomma, "riassumendo - chiosano i dottori - possiamo concludere che un piccolo e non ripetuto assaggio di una manciata di neve in montagna non è nocivo. Evitiamo però di raccoglierla per preparare bevande o per riempire la borraccia al posto dell'acqua". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


DUOTTS: Le biciclette elettriche del futuro riducono l’impatto anche con le nuove batterie

(Adnkronos) -  
In collaborazione con: Duotts
 Le biciclette esistono da sempre e vengono utilizzate moltissimo dagli amanti dello sport e non. Ma, soprattutto negli anni recenti, caratterizzati dall’aumento dei costi del carburante e dall’emergenza climatica, sono molte di più le persone che scelgono la micromobilità elettrica per andare al lavoro, sbrigare commissioni, fare vari tipi di spostamenti. A rendere popolari le bici elettriche, infatti, è la maggiore presa di consapevolezza nei confronti della sostenibilità ambientale. Come ampiamente noto, i mezzi di trasporto a motore hanno un enorme impatto ambientale, mentre i veicoli elettrici rappresentano l’alternativa ecologica. E le e-bike ne sono uno degli esempi più acquistati, versatili ed efficienti.  Eppure, sebbene dietro a questa scelta green ci siano tantissimi vantaggi che riducono l’impatto ambientale, oltre a quelli fisici e salutari, non mancano i dubbi in merito alla produzione e allo smaltimento delle bici elettriche. Questi processi, infatti, hanno ancora e spesso un impatto ambientale significativo. Ma fortunatamente, anche su questo fronte, aziende che puntano sulla qualità e sulla riduzione dell’impatto ambientale come DUOTTS Official Website , non trovare impreparate. A cominciare dall’uso di materiali sostenibili fino ad arrivare al riciclaggio delle batterie, moltissimi produttori di bici elettriche si impegnano a ridurre il più possibile l’impatto ambientale di questi mezzi di trasporto così importanti per il futuro e per la salute del pianeta. In particolare, le bici elettriche ad alte prestazioni e di alta qualità vendute dall’azienda Duotts, che ha un eccellente shop online di eBike, hanno rivoluzionato il modo di intendere gli spostamenti, soprattutto per i tantissimi pendolari che hanno scelto di sostenere la mobilità elettrica. I produttori e i fornitori di alto livello con cui Duotts collabora, insieme ai rigorosi e costanti test di qualità che si impegna ad eseguire, permettono di mantenere alti i loro standard. Ogni acquisto, infatti, permette ai clienti di sperimentare l’eccellenza dell’azienda.  L’esperienza di guida fluida ed ecologica offerta dalle bici elettriche viene garantita già dalle fasi di produzione. Che, come detto, oggi sono sempre più sostenibili. Al posto di materiali come il rame, il litio e l’alluminio, la cui estrazione è più dannosa per l’ambiente, viene oggi largamente impiegato il bambù, la canapa, il carbonio e altri materiali sostenibili. Le batterie, invece, sono agli ioni di litio, caratterizzate da una maggiore durata rispetto alle batterie tradizionali, nonché riciclabili. Ma con le nuove tecnologie è già possibile dotare le bici elettriche di batterie ancor più efficienti, longeve e altamente ed economicamente riciclabili. I vantaggi delle nuove batterie di una e-bike riguarderanno anche le loro dimensioni e, di conseguenza, anche il peso. Le nuove celle avranno volumi inferiori, potranno essere inserite all’interno del tubo obliquo, diventando parte integrante dei telai delle bici elettriche. E peso minore vuol dire rendere l’e-bike più maneggevole, più comoda e pratica da portare con sé, dunque utilizzabile in molti più contesti e più strade. Anche i design delle biciclette elettriche sono cambiati. I nuovi modelli vengono pensati e realizzati con design sempre più innovativi e confortevoli, come nel caso della N26 Purchase Page, eBike con pneumatici larghi che si ispira alle linee delle motociclette, un mezzo di trasporto perfetto sia su strade cittadine che fuoristrada. 
VIDEO Duotts N26
 L’impiego delle celle agli ioni di litio di ultima generazione non è una novità nel campo delle bici elettriche. Ma se, oltre alla possibilità di contenere una densità di carica maggiore con maggiore durata rispetto alle celle con componenti al piombo, si aggiunge il fatto che anche le dimensioni delle batterie saranno ottimizzate, ne deriva la nuova possibilità di inserire molte più celle senza aumentare le dimensioni della batteria. Un aspetto che contribuisce alla riduzione dell’impatto ambientale nel lungo termine, perché non sarà necessario produrre nuove batterie in tempi brevi. In merito ai costi, non ci sarà da preoccuparsi. Le nuove batterie saranno ottimizzate anche dal punto di vista economico, ricorrendo all’impiego di materiali anodici il cui costo di lavorazione è meno elevato rispetto a quello della grafite. Ad ogni modo, le nuove batterie saranno caratterizzate da ottima autonomia, incredibile leggerezza e maneggevolezza, studiate per non compromettere il peso totale della bicicletta elettrica, che risulterà semplice da trasportare e da guidare.  Un’altra questione che merita attenzione è quella del consumo delle biciclette elettriche. Per ricaricare le batterie, infatti, è necessario impiegare energia elettrica. E, così come il costo del carburante, anche quello delle bollette della luce è aumentato negli anni recenti. Ma anche da questo punto di vista le bici elettriche sono una scelta ecologica vincente. Calcolando i costi necessari per ogni ricarica di una bici elettrica, infatti, è possibile avere il consumo effettivo e rapportarlo, poi, ai costi attuali del carburante quando si utilizza l’automobile, a parità di chilometraggio. Mediamente, la maggior parte delle batterie delle bici elettriche è da 500 Wh e con una ricarica completa è possibile percorrere circa 120 km a velocità costante. Sebbene il prezzo dell’energia elettrica sia salito di recente, la spesa per la ricarica della batteria rimane piuttosto contenuta, e dunque più conveniente dell’acquisto di diesel o benzina. ---sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Sigep World, svelati tutti i vincitori degli innovation awards tra startup e aziende di eccellenza

(Adnkronos) - Sigep World, l'appuntamento mondiale di riferimento per il settore Foodservice, consolida il proprio ruolo di incubatore del mercato riconfermando l'area Start-Up e Innovazione, con l’obiettivo di creare nuove opportunità di business e favorire il dialogo tra il mondo delle imprese e delle giovani realtà imprenditoriali che offrono tecnologie e nuove soluzioni, materie prime, ingredienti, macchinari e packaging nei settori della gelateria, pasticceria, caffè, cioccolato, panificazione e pizza. L’iniziativa è organizzata da Italian Exhibition Group, in collaborazione con ICE-Agenzia e ha come Main Partner ANGI, l’Associazione Nazionale Giovani Innovatori. Occasione di straordinaria rilevanza è stato nel corso della giornata inaugurale di sabato 18 gennaio è stata la seconda edizione del Lorenzo Cagnoni Award, il prestigioso riconoscimento che premia le start-up e i prodotti più innovativi che disegneranno nuovi scenari nel panorama del foodservice internazionale. Un'iniziativa in partnership con ANGI - Associazione Nazionale Giovani Innovatori e ICE-Agenzia, che sottolinea ancora una volta il ruolo centrale di SIGEP WORLD come palcoscenico principale per il lancio di nuovi prodotti e soluzioni all'avanguardia nel settore. Tra le startup premiate, delle oltre 20 presenti nell’area dell’innovation district, il riconoscimento è andato a: Simply SFA (ritirato da Romualdo Lodovici amministratore della società, Koove (ritirato da Tiphaine Guerout co-fondatrice e CEO di KOOVEE) e Veganok Global Srl (ritirato da Irene Ramos Garcia - cofondatrice del progetto TERRE DI HOROS). 
I premi innovazione alle aziende espositrici, divisi per categoria sono andati invece alle seguenti realtà: per Best Organic / Free From product a MartinoRossi Spa (ritirato da Carlo Maria Recchia Founder Mais Corvino), Destefanis & Novero (ritirato da Gianni Destefanis titolare) e Essenza (ritirato da ‘Gian luca Iazzetta marketing manager Toschi co-founder Essenza); per Digital Innovation and AI a BOB Robotics (ritirato da Leonardo Fontana - General Manager), MyFoodOffice (ritirato da Heidi Haugli - Responsabile mercato italiano) e Cooki (ritirato da Giuseppe Grammatico Ceo & Founder di Cooki); per Equipment, Technology & Kitchen Materials a HOBART GmbH (ritirato da Mirko Malnati, Sales Manager HOBART Italy), MEIKO ITALIA SRL (ritirato da Eric Weiss: Amministratore Delegato e Valbona Elezi Marketing & Sales Office Manager) e Ciam Spa (ritirato da Federico Malizia, CEO); per Frozen & Ready-made Products a San Giorgio S.p.A. (ritirato da Antonino Bruno, uno dei titolari e Direttore di Produzione), S.I.P.A. S.p.A. | Bindi Maestri del Dessert (ritirato da Antonio Balestrieri Brand e Product Manager Bindi) e Mammamia Srl (ritirato dal Dott. Russo Damiano); per Ingredients & Semi-finished Goods a INTERGRANI SRL (rititato da Loda Sergio Amministratore Unico), Leagel srl - Paolo Guidi, Responsabile Marketing & Comunicazione Leagel) e Galatea - Gelinova Group srl (ritirato da Girolamo Ippolito Membro del Consiglio di amministrazione e Head of Innovation di Galatea - Gelinova Group Srl); per Packaging solutions & Machinery a Alter Eco Pulp Srl (ritirato da Giammarco Paronitti Co-Founder) a Alcas Spa (ritirato da Ing. Alfredo Cofano Operations Manager) e Imballaggi Alimentari srl (ritirato da Giulio Dell’Avanzato Export Manager); per Sustainability a ILLYCAFFE' SPA (ritirato da Taddeo Bruno International Markets & Retail Director), Julius Meinl Italia Spa (ritirato da Jacopo Indelicato Brand Ambassador) e Poloplast srl (ritirato da Sofia Novaselich, facente parte dell’ufficio qualità in veste di addetto MOCA e R&D). “L’area startup di SIGEP World e il Lorenzo Cagnoni Award sono la rappresentazione dell’impegno di questa manifestazione e di Italian Exhibition Group nella promozione delle opportunità di dialogo e di business tra aziende, investitori e giovani startupper, che insieme possono favorire la crescita di prodotti, servizi e soluzioni in grado di innovare il settore” dichiara Corrado Peraboni, amministratore delegato di Italian Exhibition Group. “Come ANGI siamo lieti di tornare al Sigep come main partner di tutto il distretto innovazione e area startup, uno spazio in cui dare voce alle eccellenze del mondo startup, pmi e innovatori all'insegna dell'innovazione per l'ecosistema del foodservice italiano ed internazionale. Un percorso virtuoso e meritocratico che punta anche a creare un percorso di open innovation, mettendo in contatto tutti gli attori presenti nella fiera e partecipando attivamente al distretto innovazione in ottica di trasferimento tecnologico, nuove soluzioni innovative, collaborazioni strategiche e internazionalizzazione – commenta Gabriele Ferrieri Presidente ANGI - L'innovazione nel settore del food service si dimostra particolarmente sviluppata e dinamica, nel dare anche attraverso l'utilizzo della IA una nuova linfa alla creatività dei mastri pasticceri, cosi come una notevole impronta in termini di sostenibilità sia per gli ingredienti che per l'uso del packaging. Come Giovani Innovatori siamo onorati di aver dato anche a questa nuova edizione il nostro contributo nel portare le imprese innovative di eccellenza del settore e di aver coordinato gli innovation awards con la nostra giuria tecnica, menzione dedicata al fu presidente di IEG, Lorenzo Cagnoni”. Conclude Ferrieri. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)