Fiere: ZeroEmission 2026, confronto imprese-ricerca-istituzioni

(Adnkronos) - Una vera e propria 'settimana della sostenibilità', in cui edilizia, energie rinnovabili e cooperazione internazionale si incontrano per dare impulso agli obiettivi dell’Agenda 2030 e costruire un futuro fondato su persone, pianeta, prosperità, pace e partnership. Dal 14 al 17 maggio, a Fiera Roma, torna ZeroEmission Mediterranean Trends & Expoforum, che per questa edizione inaugura un nuovo corso rafforzando il proprio posizionamento come piattaforma autorevole di contenuti e relazioni. L’Expoforum, organizzato da Fiera Roma, si svolge in concomitanza con Codeway Expo 2026 (www.codewayexpo.com)e condivide il padiglione 6 con EdilExpoRoma 2026, contribuendo a creare un ecosistema integrato che mette in connessione edilizia, energia, innovazione e cooperazione internazionale. Una sinergia strategica che consente di dare forma a un ambiente unico in cui contenuti scientifici, networking professionale e opportunità di business si sviluppano in modo complementare. Un sistema fieristico che si configura come uno spazio di confronto ad alto valore istituzionale e sociale sui temi dello sviluppo sostenibile, favorendo il dialogo tra imprese, istituzioni e cittadini. ZeroEmission Mediterranean Trends & Expoforum 2026 si propone come spazio di confronto ad alto livello sulle grandi trasformazioni che stanno ridefinendo il panorama energetico e industriale: dalla decarbonizzazione alle nuove filiere produttive, dall’evoluzione dei modelli di business alle politiche pubbliche.   Il programma - articolato in quattro giornate - alternerà interventi istituzionali, sessioni tecniche, momenti dedicati alla ricerca applicata e spazi di incontro tra imprese, startup e investitori. Un calendario strutturato che, a partire dalla giornata inaugurale del 14 maggio con i saluti istituzionali e gli interventi del Comitato Scientifico, accompagnerà visitatori e operatori attraverso temi chiave come mobilità sostenibile e autonoma, energia nucleare di nuova generazione, gestione dei data center e applicazioni dell’intelligenza artificiale ai sistemi energetici e industriali.  Ampio spazio sarà dedicato a: energie rinnovabili e sistemi di accumulo; mobilità sostenibile ed elettrificazione; comunità energetiche e smart city; digitalizzazione e intelligenza artificiale applicata ai processi industriali; nuovi materiali e sostenibilità nelle costruzioni; formazione e competenze per l’industria del futuro. Accanto a questi, emergono anche nuovi ambiti di frontiera, come la gestione sostenibile dei data center, le tecnologie satellitari e la space economy applicate all’energia, la mobilità a idrogeno e autonoma. Le giornate del 15 e 16 maggio saranno caratterizzate da workshop tecnici e sessioni di approfondimento, tra cui i programmi dedicati alle energie rinnovabili, alla smart mobility e alla sostenibilità industriale a cura dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, oltre a incontri su appalti e procurement sostenibile, intelligenza artificiale applicata ai processi decisionali, nuovi materiali e architettura sostenibile. Spazio anche alla formazione con ITS e Fondazione Mondo Digitale e a best practice innovative nel campo della sostenibilità.  La giornata conclusiva del 17 maggio sarà dedicata in particolare ai temi della riqualificazione energetica e del ruolo dei condomìni nella transizione, affiancata da momenti di presentazione aziendale e networking. Tra le principali novità dell’edizione 2026, la costituzione di un Comitato Scientifico che affiancherà l’Expoforum nella definizione dei contenuti e dell’indirizzo strategico, contribuendo a costruire un dialogo solido tra mondo accademico, imprese e istituzioni. Ne fanno parte: Stefano Bennati, esg & sustainability senior consultant – Alens sbrl; Stefano Brinchi, responsabile area comunicazione, relazioni istituzionali e informazione - Roma Servizi per la Mobilità; Renato Brunetti - presidente e ceo, Unidata; Daniele Fabrizi - esperto settore Energie rinnovabili; Giovanni Nicolai - consigliere ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma; Francesco Ciro Scotto - direttore studi e ricerche, Fondazione Filippo Caracciolo. La presenza di competenze multidisciplinari rafforza il ruolo del Comitato come guida nella costruzione di contenuti capaci di integrare dimensioni ambientali, economiche e sociali, in linea con le sfide globali della sostenibilità. ZeroEmission Mediterranean Trends & Expoforum si conferma così non solo come momento di aggiornamento e approfondimento, ma come piattaforma concreta per la costruzione di relazioni e progetti. Startup, università e centri di ricerca avranno l’opportunità di presentare soluzioni innovative e prototipi, confrontandosi direttamente con il mondo industriale e finanziario. Allo stesso tempo, aziende e stakeholder potranno attivare nuove partnership in un contesto altamente qualificato.  "ZeroEmission Mediterranean Trends & Expoforum 2026 segna l’avvio di un rinnovato corso della manifestazione, che rafforza il proprio ruolo come piattaforma di riferimento per il confronto sui temi della transizione energetica e dell’innovazione", dichiara Fabio Casasoli, Amministratore unico di Fiera Roma.  "L’introduzione di un Comitato Scientifico autorevole rappresenta un passaggio strategico: vogliamo garantire qualità, visione e concretezza ai contenuti, creando un ambiente in cui imprese, istituzioni e ricerca possano dialogare in modo strutturato. L’obiettivo è favorire la nascita di collaborazioni e progetti capaci di incidere realmente sullo sviluppo sostenibile dei territori e delle filiere produttive e di contribuire a costruire il futuro della transizione energetica, all’interno di un ecosistema fieristico che integra competenze, mercati e visioni", conclude.  
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Vittimberga (Inps): "AI per un welfare più accessibile, da semplificazione a servizi proattivi"

(Adnkronos) - “Stiamo utilizzando l’intelligenza artificiale per rendere il welfare più accessibile, comprensibile e vicino ai cittadini”. Così Valeria Vittimberga, direttrice generale dell’Inps, intervenendo al convegno organizzato da Federmanager 'AI e Inps: come cambiano i servizi al cittadino'. Tra le principali applicazioni citate figurano assistenti virtuali evoluti, linguaggio amministrativo semplificato, domande precompilate e servizi digitali proattivi. “Lo Stato non deve parlare difficile: quando il linguaggio è opaco si crea una barriera che mina la fiducia”, ha osservato. L’obiettivo, ha aggiunto, è passare “da un’amministrazione che risponde dopo a un ente che aiuta a pianificare prima, orientando i cittadini verso le prestazioni cui hanno diritto senza costringerli a inseguire informazioni frammentate.” L’intelligenza artificiale come strumento per coniugare innovazione digitale e presenza sul territorio. “Abbiamo scelto di restare radicati nei territori, compensando la riduzione di personale con l’uso intelligente della tecnologia”, ha spiegato. L’AI consente di ottimizzare i processi interni, mantenendo oltre 500 presidi territoriali dedicati all’accoglienza e all’orientamento dei cittadini. “Guardare una persona negli occhi allo sportello resta insostituibile. L’intelligenza artificiale serve a rendere possibile, non a cancellare, questa relazione”. “L’intelligenza artificiale non deve rendere lo Stato più distante, ma più umano: la misura del suo valore è se migliora concretamente la vita delle persone”. Vittimberga ha sottolineato come l’IA stia trasformando profondamente il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione, puntando su semplificazione, accesso ai diritti e fiducia. “Se riduce le attese, rende comprensibili le procedure e raggiunge chi prima restava escluso, in questo modo crea vero valore pubblico”, ha spiegato. Secondo il direttore generale, la tecnologia deve liberare tempo umano, che è la merce più preziosa, e rafforzare la prossimità dello Stato: “Nel pubblico l’innovazione deve essere guidata dall’interesse generale, non solo dall’efficienza”. Vittimberga ha elencato almeno otto aspetti in cui già oggi l’IA supporta il lavoro delle Istituzioni e dei dipendenti dell’Inps e può aiutare nell’immediato futuro, quali: semplificazione della navigazione del sito internet, smistamento delle Pec, servizi proattivi per anziani, giovani e famiglie, simulazioni di scenari previdenziali personali e collettivi, antifrode, previsione della crisi d’imprese, governance del dato, incontro fra domande e offerte di lavoro (piattaforma SIISL). “All’Inps l’intelligenza artificiale non sostituisce la decisione umana: la supporta, semplificando i processi e migliorando la qualità dei servizi”. Gli strumenti di AI vengono utilizzati per l’analisi documentale, l’automazione delle istruttorie e l’organizzazione delle informazioni, lasciando ai funzionari il compito della valutazione finale. “La tecnologia deve eliminare il lavoro ripetitivo e ridare centralità alla responsabilità umana”, ha precisato Vittimberga. Secondo il direttore generale, nel settore pubblico l’AI deve produrre fiducia ed equità: “Se nel privato aumenta la produttività, nello Stato deve rafforzare l’inclusione sociale”. 
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Barlocco, per Motorola 2026 è anno di sfide ma puntiamo a crescere con l'IA al centro

(Adnkronos) - "Il 2026 si prospetta un anno di sfide per il mercato smartphone, ma per Motorola è anche una grande opportunità per accelerare l'innovazione guidata dall'Intelligenza Artificiale, che sta ridefinendo le aspettative dei consumatori". Lo ribadisce Carlo Barlocco, Executive Director & General Manager di motorola Italia in occasione della presentazione dei nuovi modelli della famiglia razr, che confermano le ambizioni alto di gamma del marchio.  Per il brand, che in Italia è terzo player sia a volume sia a valore, "l'obiettivo primario è - spiega il manager - crescere in un mercato in potenziale contrazione, non solo mantenendo, ma rafforzando la nostra posizione e incrementando la nostra market share nel segmento premium". "Vogliamo farlo mettendo l'Intelligenza Artificiale al centro di ogni evoluzione di prodotto, migliorando qualità, valore ed elevando costantemente l'esperienza del cliente, anticipando le sue esigenze. La nostra strategia è unica: grazie all'integrazione con il vasto ecosistema Lenovo - osserva - l'IA ci permette di offrire soluzioni olistiche e unificate, che nessun altro può replicare".  "L'intelligenza artificiale - ribadisce - sta radicalmente ridefinendo l'esperienza Motorola. Grazie agli ingenti investimenti di Lenovo, stiamo trasformando i nostri smartphone in strumenti intelligenti e intuitivi che semplificano vita, lavoro e tempo libero. La nostra “moto ai”, basata su contestualità e personalizzazione, e potenziata da partnership strategiche, porta già funzionalità avanzate nei nostri dispositivi di fascia alta, con l'obiettivo di renderle accessibili a tutti all’insegna della massima sicurezza".  Ma - spiega Barlocco - in Motorola "stiamo anche sviluppando una intelligenza artificiale predittiva che, superando il ruolo di mero assistente, anticiperà le esigenze dell'utente. Una rivoluzione che riporterà lo smartphone al centro delle abitudini digitali. Grazie all'AI uniamo tutti i nostri device (PC, tablet, smartphone) in un ecosistema allargato e senza soluzione di continuità, integrando l'offerta Motorola e Lenovo, una soluzione unica nel mercato. Lenovo e Motorola Qira, la nostra intelligenza ambientale multi-dispositivo recentemente presentata, è l'esempio concreto di questa visione: costruire un futuro dove l'AI agisce come un partner proattivo e contestuale, che ci conosce e arricchisce ogni aspetto della nostra vita digitale.” Riassumento la strategia di sviluppo tecnologico e di comunicazione Barlocco afferma: "Vogliamo consolidare Motorola come un brand lifestyle-tech con un'anima giovane, accattivante e anticonvenzionale, capace di creare un legame emotivo profondo con i consumatori, in particolare con i giovani". "Abbiamo la solidità, la dimensione e una strategia vincente per realizzare queste ambizioni" conclude. 
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"Sanità e salute non lasciarle a influncer tuttologi", Francesco Vaia nel terzo episodio del vodcast 'La salute senza filtri'

(Adnkronos) - Degli scienziati influencer "abbiamo bisogno" perché "devi leggere quello che accade nella realtà che vivi. Abbiamo bisogno di uno sguardo e di un linguaggio nuovi che sappiano catturare i giovani" ma "i colleghi o gli esperti non devono essere tuttologi, ovvero parlare anche di altro perché se io faccio un altro mestiere non possono intervenire su una materia che non conosco. Durante la pandemia ho evitato di partecipare a talk dove c'erano personaggi di altri 'mondi' che parlavano di Covid, vaccini o sanità" e sulla necessità che anche la Rai si occupi di temi di divulgazione medico-scientifica, "il servizio pubblico deve avere un ruolo importante e deve tornare a fare questo approfondimento, magari puntando a coinvolgere di più i giovani". Così Francesco Vaia, oggi componente dell'Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, ma tra i protagonisti della pandemia Covid come direttore dell'Inmi Spallanzani di Roma e poi come direttore della Prevenzione del ministero della Salute, nel terzo episodio del vodcast 'La salute senza filtri-Dalla pandemia alle liste d'attesa', pubblicato oggi sui canali Adnkronos. L'ultimo sarà pubblicato l'8 maggio. 
Negli post pandemia Covid c'era la possibilità di un suo programma di approfondimento in Rai? "Lo stavamo immaginano con un direttore importante della Rai, poi non se ne è fatto nulla. Un po' mi dispiace". Il ruolo della comunicazione in sanità rimane fondamentale. "Ancora oggi vengo fermato per strada dalle persone che mi dicono 'lei è quello che ci rincuorava' - ricorda l'ex direttore dell'Inmi Spallanzani - La comunicazione è gran parte della cura, in questo i media sono indispensabili. Noi non dobbiamo seguire la cronaca, i media fanno il loro mersite, ma noi dovremmo precedere l'attualità e usare i canali pubblici per approfondire. Sono stato tante volte ospite a 'Domenica In', lo ricordo con grande affetto e saluto Mara Venier che è un'amica, durante il mio spazio parlavo in modo semplice di temi sanitari importanti. Le persone capivano e si vaccinavano contro il Covid. Vogliamo dire - chiosa - che usavamo un linguaggio nazional popolare? Va bene, chiamiamolo così. Ma è importante che la scienza e la medicina parliano a tutti".  
Nel 2020 dopo l'arrivo della pandemia Covid diverse nazioni avevano intrapreso la corsa al vaccino, anche la Russia. "La scienza è libera e deve essere libera, noi come Spallanzani non avevamo interessi all'epoca se non servire il cittadino - risponde Vaia - La scienza non può essere vincolta a interessi geopolitici". Anche l'Italia ci provò con il progetto ReiThera, "una esperienza che si è chiusa anche per interventi esterni, come quello della Corte dei conti. Furono fatte delle scelte, in quel momento, molto politiche. Se la politica deve ascoltare la scienza, quest'ultima deve guidare bene la politica - rimarca - forse non tutti i consigli sono stati giusti".   La serie è disponibile su Spotify, YouTube e sulla sezione Podcast di adnkronos.com. 
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Gemini impara a ricordare: le nuove funzioni dell'assistente Google

(Adnkronos) - L'idea di un'intelligenza artificiale universale e identica per ogni utente sembra destinata a tramontare definitivamente. La nuova visione per Gemini punta a trasformare l'assistente in un collaboratore capace di evolversi seguendo le specifiche necessità del singolo interlocutore, abbandonando la logica delle risposte standardizzate per abbracciare un modello sartoriale. L'obiettivo dichiarato è quello di creare uno strumento che non si limiti a elaborare dati, ma che comprenda profondamente il contesto in cui opera, diventando un supporto unico per chiunque lo utilizzi. Con il debutto della funzione Memoria in Italia, il sistema inizia a trattenere i dettagli e le preferenze condivise durante le interazioni precedenti. Questo approccio trasforma il dialogo in un’esperienza naturale, simile a quella che si avrebbe con un partner che già conosce i gusti dell'utente. Che si tratti di suggerire il tema per una festa basandosi sui superpoteri di un fumetto citato mesi prima, o di consigliare un saggio in linea con i trend di BookTok già analizzati, Gemini agisce ora con una consapevolezza del contesto che prima era assente. Persino la creazione di contenuti per piattaforme come YouTube beneficia di questa memoria storica, permettendo al sistema di proporre idee coerenti con i progetti passati, come la narrazione di esperienze legate alla cultura giapponese o alle tradizioni artigianali. Uno dei maggiori ostacoli nel passaggio da un'intelligenza artificiale all'altra è sempre stata la necessità di ricominciare da zero, perdendo mesi di "addestramento" personale. Per ovviare a questo problema, sono stati introdotti strumenti di transizione che consentono di importare ricordi e cronologie da applicazioni concorrenti. Attraverso il caricamento di un semplice file ZIP o l'utilizzo di un comando specifico per generare riepiloghi sintetici, è possibile trasferire in Gemini l'intero bagaglio di interessi e relazioni già costruito altrove. Questa funzione permette all'utente di non dover rispiegare chi sono i propri familiari o quali siano i propri obiettivi professionali, garantendo una continuità operativa immediata. Nonostante l'automazione spinta, il controllo resta saldamente nelle mani dell'utilizzatore. La funzione di contesto personale è attiva di default per massimizzare la pertinenza delle risposte, ma può essere gestita o disattivata in qualsiasi momento attraverso le impostazioni dell'applicazione. La possibilità di eliminare singole conversazioni o l'intero archivio nella sezione attività assicura che la personalizzazione non vada mai a discapito della trasparenza e della sicurezza dei dati, mantenendo un equilibrio tra efficienza tecnologica e tutela della privacy. 
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Dal Cnr prototipo di pane di frumento senza glutine, prima volta al mondo

(Adnkronos) - Presso i laboratori di Avellino dell’Istituto di scienze dell’alimentazione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isa) è stato realizzato, su un impianto pilota, un prototipo di pane di grano con contenuto di glutine nativo al di sotto dei 20 ppm (parti per milione), valore che consente di classificarlo come 'privo di glutine' secondo la normativa internazionale vigente. Alla base del risultato, descritto sulla rivista 'Food Frontiers', una tecnologia enzimatica sviluppata in anni di studi presso il laboratorio guidato dal ricercatore del Cnr-Isa Mauro Rossi, oggi brevettata a livello internazionale. "Tale tecnologia - validata sia sotto l’aspetto tecnologico che immunologico, essendo la malattia celiaca una intolleranza su base immune – prevede un trattamento enzimatico della farina di grano con un enzima di grado alimentare, la transglutaminasi microbica, seguito dal recupero differenziale del glutine detossificato - sottolinea la nota del Cnr - Quest’ultimo, reintegrandolo con amido di frumento, ricostituisce una farina di grano gluten free con proprietà tecnologiche ed organolettiche simili a quelle della classica farina. Un altro aspetto di interesse del prototipo alimentare è emerso dagli studi effettuati in collaborazione con il gruppo del professor Gianluca Giuberti dell’Università Cattolica di Piacenza, che hanno evidenziato la sua superiorità sotto il profilo nutrizionale rispetto ai tradizionali alimenti gluten free". “Il pane che abbiamo ottenuto rappresenta il primo esempio al mondo nel comparto dieto-terapeutico del gluten free, destinato principalmente alle persone intolleranti, celiaci e sensibili al glutine - spiega il ricercatore - I prodotti attualmente classificati senza glutine sono a base esclusivamente di farine naturalmente prive di glutine, e quindi molto diverse dal punto di vista organolettico e tecnologico dal frumento. Il nostro prodotto, quindi, apre uno scenario completamente innovativo nel settore merceologico del gluten free, un mercato globale in continua crescita e, cosa più importante, in linea con le aspettative dei soggetti intolleranti”. 
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La Route 66 compie 100 anni, il mito americano che ha inventato il viaggio on the road

(Adnkronos) - Compie 100 anni la Route 66, sicuramente la strada più iconica d’America e simbolo universale per tutti noi del viaggio on the road. Un secolo dopo la sua inaugurazione, la “Mother Road” continua a rappresentare un immaginario collettivo fatto di libertà, scoperta e cultura pop, capace di attraversare intere generazioni e confini geografici. La Route 66 nasce nel lontano 1926 per collegare le città di Chicago e Los Angeles, la Route 66 si sviluppa per quasi 4.000 chilometri attraversando ben otto Stati americani. Più che una semplice arteria stradale, è stata fin da subito un’infrastruttura strategica per lo sviluppo economico e sociale degli Stati Uniti, favorendo a quei tempi il commercio, la mobilità interna e l’integrazione tra aree urbane e rurali.  Durante la Grande Depressione migliaia di famiglie la percorsero in cerca di nuove opportunità verso Ovest Subito dopo la seconda guerra mondiale, la Route 66 diventa il cuore pulsante della cultura americana con la nascita dei primi Motel, diner, stazioni di servizio e insegne al neon che si identificano in foto iconiche con un’estetica riconoscibile, alimentata dalla musica, dal cinema e dalla letteratura moderna. La progressiva dismissione della Route 66 inizia pero' negli anni ’50, quando gli Stati Uniti avviano un massiccio programma di modernizzazione della rete viaria con la creazione del sistema delle Interstate Highway System. La Route 66 viene quindi praticamente dismessa fino al 1985.  A partire dagli anni ’90, comunità locali, associazioni e istituzioni avviano programmi di tutela e valorizzazione, trasformando la Route 66 in un prodotto turistico ben strutturato. Il riconoscimento di diversi tratti come “Historic Route 66” e l’intervento del National Park Service consolidano ulteriormente questa transizione da infrastruttura funzionale a vero asset culturale ed economico del paese america. A cento anni dalla sua nascita, possiamo dire che la Route 66 continua ad essere molto più di una strada, rappresenta un patrimonio culturale, un racconto collettivo e una forte leva turistica che unisce passato e presente della storia americana. 
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Il Rasengan di Neymar: eFootball collabora con Naruto Shippuden

(Adnkronos) - Konami Digital Entertainment ha ufficializzato il debutto di una collaborazione inedita tra il simulatore calcistico eFootball e il celebre anime Naruto Shippuden. L’iniziativa, prevista per un arco temporale limitato, mira a fondere l’universo dei ninja con quello del rettangolo verde, introducendo dinamiche di gioco che superano la dimensione puramente estetica. Al centro dell’operazione si trovano speciali accoppiate che vedono protagonisti atleti del calibro di Neymar Jr. e Takefusa Kubo, idealmente affiancati a figure iconiche come Naruto Uzumaki e Sasuke Uchiha in un connubio tra sport reale e immaginario nipponico. La campagna promozionale, attiva dal 30 aprile fino al 14 maggio 2026, prevede una serie di eventi interni volti a premiare l’utenza con oggetti a tema e personaggi esclusivi ottenibili senza costi aggiuntivi. L’integrazione non si limita a elementi decorativi per gli stadi o coreografie dedicate, ma influisce direttamente sulle fasi salienti del match. Attraverso le carte speciali dedicate alla collaborazione, i giocatori possono innescare effetti visivi ispirati alle tecniche più note della serie durante l’esecuzione dei tiri, portando sul campo manovre spettacolari come il Rasenshuriken e il Chidori, completate da esultanze personalizzate. Per supportare il lancio dell’evento è stato diffuso un trailer che vede la partecipazione di stelle internazionali come Robert Lewandowski, sottolineando l’ambizione globale di un progetto che punta a intercettare sia gli appassionati di simulazione sportiva che la vasta platea dei fan dell’animazione giapponese. Durante l’intero periodo della campagna, i contenuti tematici trasformeranno l’esperienza visiva dei match, consolidando la tendenza dei titoli sportivi moderni verso contaminazioni pop sempre più audaci e orientate all'intrattenimento multimediale. 
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Il nuovo Razr Fold sfonda il tetto dei duemila euro

(Adnkronos) - Motorola amplia i propri orizzonti nel settore della telefonia mobile presentando ufficialmente il nuovo razr fold, il primo dispositivo del marchio caratterizzato da un’apertura a libro. Il lancio, previsto per la primavera del 2026, posiziona l’azienda come partner tecnologico di riferimento per i prossimi eventi sportivi globali, grazie a una collaborazione strategica che fonde innovazione hardware e intrattenimento calcistico.  Sotto la scocca, il terminale adotta la piattaforma Snapdragon 8 Gen 5, garantendo una gestione avanzata dei carichi di lavoro tramite intelligenza artificiale e un sistema di imaging che ha già ottenuto il riconoscimento Gold Label da parte di DXOMARK come miglior fotocamera della categoria. L’esperienza d’uso viene arricchita dalla moto pen ultra, una stilo di precisione inclusa nella confezione che permette di sfruttare l’ampia superficie del display per il multitasking e la scrittura naturale attraverso il rilevamento dell'inclinazione e della pressione. A completare il profilo tecnico si aggiungono una batteria ad alta capacità e sistemi di ricarica rapida volti a eliminare i tipici limiti di autonomia degli schermi flessibili. L'edizione più prestigiosa del dispositivo celebra il ruolo di Motorola come partner ufficiale della FIFA World Cup 2026. Questa variante in edizione limitata vanta finiture in oro 24 carati e offre ai possessori l'accesso garantito a esperienze legate al torneo mondiale, permettendo di scegliere la propria partita preferita previa disponibilità. Chi finalizza l'acquisto tramite il sito ufficiale del produttore riceve due esperienze incluse, trasformando il prodotto tecnologico in un vero e proprio lasciapassare per le competizioni internazionali più attese. Le fasi di preordine si aprono oggi e proseguiranno fino al 3 maggio, con un debutto commerciale fissato per il 4 maggio sul mercato italiano. La versione standard viene proposta a un prezzo di 2.199 euro, includendo vantaggi per chi prenota online come uno sconto immediato di 250 euro e un pacchetto di accessori in omaggio che comprende smartwatch e auricolari della linea moto. La variante dedicata ai collezionisti e agli appassionati di calcio raggiunge invece i 2.699 euro, confermandosi come la proposta di punta dell’intero catalogo. 
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Infortuni, Giovanni Mancinone: "Un libro con le storie delle vittime e il dolore di chi resta"

(Adnkronos) - Le morti sul lavoro in Italia non si esauriscono nel momento dell’incidente. Mentre le statistiche continuano a segnare la drammatica soglia delle mille vittime l’anno, il dramma prosegue nelle vite dei sopravvissuti: familiari e comunità segnate da lutti profondi che raramente trovano spazio nel racconto pubblico. Proprio per rompere questo isolamento, esce in libreria in occasione del Primo Maggio il volume 'Corpi al macello. Il silenzio dei morti sul lavoro e la sofferenza dei superstiti', scritto dal giornalista Giovanni Mancinone, con prefazione di Cesare Damiano ed edito da Rubbettino. Il libro non si limita alla cronaca delle tragedie, ma ricostruisce le dinamiche profonde che portano agli incidenti e le conseguenze che si trascinano nel tempo. Attraverso vicende accadute sia in Italia che all’estero, l’autore dà voce al faticoso percorso dei familiari, impegnati in una costante ricerca della verità tra indagini giudiziarie, iniziative civili e il bisogno vitale di un riconoscimento pubblico che restituisca dignità alle vittime. Il racconto attraversa un arco temporale molto ampio, mettendo in relazione le grandi tragedie industriali del passato con i casi più recenti legati alla precarietà moderna, alla formazione insufficiente e al mancato rispetto delle norme di sicurezza. Da questa analisi emerge una verità scomoda: la responsabilità non è quasi mai riconducibile alla fatalità, ma a omissioni e cause evitabili in contesti dove il rischio è diventato parte del processo produttivo. Tra le pagine si incrociano storie diverse ma accomunate dall'assenza di tutele efficaci: dai giovani al primo impiego agli incidenti in itinere, fino agli infortuni invalidanti che restano nell'ombra delle statistiche ufficiali. Il volume richiama i dati più recenti per sottolineare la dimensione strutturale di un fenomeno che non è più un'emergenza, ma una piaga del sistema. L’uscita di 'Corpi al macello' in occasione del giorno dedicato ai lavoratori riporta prepotentemente al centro del dibattito una questione ancora aperta: la sicurezza non come costo, ma come elemento essenziale della dignità del lavoro e il peso, spesso invisibile, del lutto che ogni incidente lascia dietro di sé. "Le vittime degli incidenti sul lavoro - scrive nella prefazione Cesare Damiano già ministro del Lavoro - non sono solo coloro che vi restano feriti, menomati o che vi perdono la vita. Un incidente sul lavoro colpisce inesorabilmente anche i familiari di chi lo subisce. E, ancora, in modo più allargato, le comunità di cui fa parte. E' una solitudine che ha molti volti. Un processo di trasformazione innescato dall’evento tragico. Uno stravolgimento che investe la vita sotto ogni aspetto. Persone che hanno perso il marito o la moglie, il padre o la madre. Persone che hanno perso il figlio o una figlia. Persone che non hanno nessun interesse per i risarcimenti. Qualcuno che amavano è ferito, menomato o è morto. E la prima esigenza che si manifesta è quella per la verità. La necessità che sia stabilito che in un luogo di lavoro non esiste la fatalità. Che quella tragedia poteva essere evitata se tutti avessero agito secondo le leggi, le norme, il senso di responsabilità che si dovrebbe esercitare quando persone che lavorano dipendono dalla correttezza delle procedure". "Ed è in questo universo di sgomento, dolore e solitudine - spiega - che ci conduce 'Corpi al macello'. Quel che si trova fuori dalle statistiche, nello smarrimento e nel senso di solitudine che prova chi è investito da una tragedia sul lavoro. Quel cambiamento irrimediabile e quel danno esistenziale che deriva dall’essere investiti da una tragedia del lavoro. Mancinone affonda oltre la cronaca del dramma. Coniugando, attraverso le storie di queste persone, la ricostruzione investigativa dell’incuria che produce la tragedia con la necessità esistenziale di chi resta di portare alla luce la verità nella sua compiutezza". "Così è - avverte - per la vera e propria indagine forense promossa dal figlio di una delle vittime di una delle più terribili tragedie del lavoro registrata dalla storia: il catastrofico incendio nella miniera di carbone di Marcinelle, in Belgio, l’8 agosto del 1956. Vi persero la vita 262 minatori, tra i quali 136 italiani, a causa delle ustioni, del fumo e delle esalazioni di gas tossici. Sessantatré anni più tardi, l’insopprimibile necessità di verità spinse il figlio di uno di quei minatori italiani a promuovere un’istanza ai governi di Belgio e Italia perché si tentasse di identificare, attraverso un’indagine forense basata sull’identificazione del DNA, i resti, altrimenti irriconoscibili, delle vittime".  "Divenuto adulto - continua Cesare Damiano - quel bambino che aveva perso il padre a quattro anni, non riuscirà a ritrovarlo. Ma i resti di altri sono stati identificati. Un po’ di quella necessaria verità è, comunque, potuta emergere. Le vittime di Marcinelle morirono anche a causa della necessità di emigrare per lavorare. Ma c’è chi è caduto sul lavoro che aveva accettato per non allontanarsi dalla famiglia, come Tiziano Santelia, lavoratore interinale in un’impresa siderurgica, morto al decimo giorno di lavoro. La perdita ha influenzato con forza la figlia Camilla, che aveva cinque anni alla morte del padre. La sua spinta verso la verità e la giustizia si è realizzata nella sua tesi di laurea dedicata proprio alla sicurezza sul lavoro". "Nel 2015 - dice - Giuseppe Mancino per poter lavorare, accetta un impiego da edile nella chiesa della Madonna di Costantinopoli di Pietracatella, in provincia di Campobasso. Lavoro per il quale non viene formato. Cade da un’altezza di dieci metri e muore, mentre due colleghi restano feriti, in un cantiere nel quale, peraltro, non erano state attuate le necessarie misure di sicurezza. Oggi, quel santuario è dedicato alle vittime del lavoro, mantenendo la memoria di Giuseppe Mancino e di tanti altri. Queste e le altre storie raccolte e raccontate dall’autore costituiscono un’opera che ha il merito di mettere insieme i processi dinamici che conducono, mai per fatalità, sempre per omissione e colpa, alle tragedie del lavoro e alle conseguenze umane di quegli eventi. Il dolore, il senso di solitudine, la necessità di riscatto di chi rimane". "Aspetto quest’ultimo - continua - che raramente filtra oltre l’immediatezza della cronaca dell’evento. Non solo chi muore, ma chi sopravvive paga un prezzo al quale è arduo dare rimedio. Il primo incidente citato da Mancinone risale al 1874 e l’ultimo al 2023. Nel lungo periodo di storia tra quegli anni molto è successo. Il movimento dei lavoratori è cresciuto e si è strutturato. La Costituzione repubblicana ha sancito nel suo primo articolo la centralità del lavoro e in altri il valore delle sue tutele. Nel periodo del boom economico, poco dopo la tragedia di Marcinelle, in Italia morivano sul lavoro oltre quattromila persone all’anno. Oggi, non si riesce ancora a scendere sotto le mille".  "Nei trenta anni nei quali - afferma - sono stato impegnato come dirigente sindacale della Cgil e in quelli trascorsi in politica – come ministro del Lavoro e come parlamentare e presidente della Commissione Lavoro della Camera – il tema della tutela della salute e della sicurezza sul lavoro è stato centrale nella mia attività, così come lo è in tutta la storia del movimento operaio. Nel periodo nel quale fui ministro, accaddero, tra gli altri, due incidenti particolarmente gravi nella dinamica e tragici nel bilancio. Il 25 novembre 2006, a Campello sul Clitunno, in Umbria, quattro persone rimasero uccise nell’esplosione del Silo 95 della Umbria Olii. La notte tra il 5 e il 6 dicembre del 2007, avvenne un’esplosione e si sviluppò un terribile incendio nello stabilimento siderurgico della ThyssenKrupp di Torino. Otto operai ne furono investiti e sette di loro persero la vita". "Da quegli eventi - sottolinea - con il supporto, la spinta e la moral suasion che esercitò il presidente Giorgio Napolitano, traemmo la spinta per mettere mano a un riordino e a una modernizzazione della normativa in materia di salute e sicurezza. Il 9 aprile del 2008 vide la luce il Decreto 81, noto anche come Testo Unico su salute e sicurezza sul lavoro. Agimmo nella convinzione che la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro fosse una tra le più alte espressioni di civiltà di un Paese moderno, perché ne certifica il grado di avanzamento sociale, economico e morale. Fu una grande vittoria per il lavoro e per la civiltà del nostro Paese". "Ciò nonostante - avverte Cesare Damiano - oggi dobbiamo essere consapevoli che quel muro delle mille vittime all’anno non è stato ancora abbattuto. Se moltoè stato fatto, altrettanto si può e si deve fare. Sfruttando, tra l’altro, le opportunità che ci offre l’avvento della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale nella gestione dei processi di prevenzione, tutela e sicurezza nei luoghi di lavoro. E voglio qui citare quanto dichiarato dal presidente Sergio Mattarella, il 13 ottobre 2024, in occasione della Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro: 'La sicurezza sul lavoro, oltre che una prescrizione costituzionale, è anzitutto una questione di dignità umana'. Di quella dignità umana, e della dignità della nostra stessa società ci parla questo volume, raccontando le storie di chi è caduto sul lavoro e di chi è rimasto a portare il fardello della perdita e del lutto. In queste pagine, Giovanni Mancinone mette davanti ai nostri occhi quella solitudine che è nostro dovere, come esseri umani civilizzati, combattere e sconfiggere tutti insieme".     
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