Lhh: 90% manager si ritiene motivante, ma solo il 16% dei lavoratori è d’accordo
(Adnkronos) - Il 90% dei manager si ritiene motivante, ma solo il 16% dei lavoratori è d’accordo: questo scollamento influisce sul coinvolgimento e conferma il bisogno di una leadership più empatica e relazionale. Emerge da uno studio LHH, società parte del Gruppo Adecco specializzata in servizi di consulenza hr e gestione del talento lungo l’intero talent journey, dedicato alla motivazione sul luogo di lavoro. L’indagine, che ha coinvolto oltre 2.900 lavoratori italiani appartenenti a diversi settori e fasce d’età, si è posta l’obiettivo di individuare i principali driver in grado di favorire il coinvolgimento e il senso di appartenenza all’interno di imprese e organizzazioni. "La nostra indagine - dichiara Luca Semeraro, amministratore delegato, LHH Italia - restituisce un quadro chiaro: la motivazione dei lavoratori italiani si costruisce con una retribuzione adeguata, nella qualità delle relazioni e nel riconoscimento, seguiti da leadership e valori aziendali. Le aziende che intendono trattenere i talenti e rafforzare l’engagement dei collaboratori sono quindi chiamate a investire sulla formazione manageriale, su strumenti più efficaci di ascolto e su programmi strutturati di maggiore coinvolgimento". I risultati indicano che oltre sei lavoratori su dieci (65%) dichiarano di sentirsi motivati, con un 36% che si definisce abbastanza motivato e un significativo 29% che si ritiene molto coinvolto nel proprio impiego. Un dato che suggerisce come, nonostante le complessità del mercato del lavoro e un contesto organizzativo in continua evoluzione, la maggioranza della forza lavoro italiana viva con soddisfazione la propria quotidianità professionale. L’indagine mette poi in evidenza i principali vettori che alimentano la motivazione, rivelando come questi siano riconducibili a ragioni sia di natura economica che personale. Gli intervistati hanno infatti indicato, in ordine di importanza, una retribuzione adeguata (49%), la passione per il proprio lavoro (40%) e un clima positivo tra colleghi (40%). Seguono altri fattori rilevanti seppur con preferenze decisamente inferiori, quali l’accesso a opportunità di sviluppo professionale (25%) e l’equilibrio tra vita privata e lavorativa (23%). Risultano invece decisamente meno incisivi gli aspetti di carattere più istituzionale: solo una minoranza indica come fonte di motivazione la solidità dell’azienda (6%), la visione strategica dell’organizzazione (2%) o l’allineamento ai valori aziendali (2%). Uno scarto che sottolinea una distanza tra ciò che le aziende tendono a comunicare in termini di leadership e ciò che i lavoratori percepiscono come realmente motivante nel loro quotidiano. Le principali fonti di demotivazione professionale per i lavoratori italiani risultano in larga parte speculari a quelle che alimentano la motivazione. In particolare, una retribuzione percepita come inadeguata (47%) rappresenta la prima causa di perdita di motivazione, seguita da un clima teso tra colleghi (36%) e dal mancato riconoscimento del proprio impegno (31%). Anche in questo caso, è possibile osservare come alcune problematiche solitamente percepite dal management come strategicamente rilevanti, sembrino incidere in misura contenuta sulla demotivazione: una leadership poco solida (11%), l’instabilità aziendale (11%) e la scarsa chiarezza su vision e strategia (5%). Quando si chiede invece ai lavoratori cosa potrebbe aumentare la loro motivazione, oltre alle leve economiche (il 63% indica bonus o premi economici come prioritari), vengono citate formazione e coaching (37%), un clima più collaborativo (35%) e percorsi di carriera strutturati (31%), a indicare il bisogno di un ambiente organizzativo capace di offrire crescita e strumenti adeguati di sviluppo professionale. Lo studia indica che la maggior parte dei lavoratori che ha sperimentato un calo di motivazione ne ha parlato con qualcuno all’interno dell’organizzazione, soprattutto con le persone con cui collabora quotidianamente (27%) o, in minor misura, con il proprio responsabile diretto (17%). Una quota comunque rilevante (22%) ha preferito non confrontarsi con nessuno, mentre il 15% dichiara di non aver mai vissuto una perdita di motivazione. Solo una minoranza si è rivolta ai vertici aziendali (13%) o alla funzione hr (3%). Emergono inoltre differenze significative per generazione e ruolo: i lavoratori più giovani risultano meno inclini a rivolgersi a responsabili e vertici aziendali, privilegiando il confronto tra pari; gli impiegati tendono a discutere la propria esperienza con i colleghi o a non esporsi, mentre manager e dirigenti prediligono canali più strutturati, come il dialogo con i responsabili e con il leadership team aziendale. Anche in questo caso, si delinea uno scollamento tra la percezione del management e il vissuto dei dipendenti. Da un lato, i manager si considerano figure importanti nel sostenere la motivazione del proprio team (oltre il 90%). Dall’altro, la percezione dei collaboratori risulta nettamente diversa: solo il 16% identifica il proprio responsabile come un vero 'motivatore', mentre il 52% lo giudica poco o per nulla efficace in questo ruolo. Il senso di appartenenza è percepito dai lavoratori come il risultato di uno sforzo collettivo: secondo gli intervistati, dovrebbero contribuire a rafforzarlo tutti i colleghi (55%), i vertici aziendali (54%) e i responsabili diretti (48%). Tuttavia, a fronte di questa visione condivisa, emerge un elemento critico: il 53% dei lavoratori dichiara che nella propria azienda non esistono attività strutturate per favorire il coinvolgimento. Anche tra le organizzazioni che prevedono iniziative dedicate (34%), molte risultano episodiche o circoscritte, limitandosi principalmente a eventi aziendali (28%), strumenti di feedback (23%) o workshop di sviluppo professionale (19%). Questo divario tra aspettative e pratica operativa evidenzia come il coinvolgimento non sia ancora pienamente integrato nelle strategie hr di molte aziende, nonostante venga riconosciuto come un fattore chiave per la motivazione e la ritenzione dei talenti. Al di là dei ruoli aziendali definiti, comunque, la propensione personale alla motivazione altrui è forte, con circa tre quarti dei rispondenti che dichiarano di essere interessati a motivare altre persone, sia quando rientra nel proprio ruolo (26%) sia quando questa non è una loro responsabilità formale (52%).
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Carpooling aziendale, 450mila auto in meno sulle strade nel 2025
(Adnkronos) - Nel 2025 il carpooling aziendale, monitorato dall’Osservatorio Jojob, ha consentito di togliere dalle strade oltre 450mila auto private, generando un risparmio economico complessivo di quasi 2,5 mln di euro. Più nel dettaglio, secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Nazionale sul Carpooling Aziendale 2026 realizzato da Jojob Real Time Carpooling - B-Corp specializzata nel supportare gli spostamenti nella tratta casa-lavoro e il pendolarismo attraverso la condivisione delle auto private - nel 2025 sono stati registrati complessivamente 795.335 viaggi condivisi, grazie ai quali è stato possibile risparmiare 12.488.149 chilometri percorsi, togliendo dalle strade 454.819 auto private ed evitando l’emissione di 1.623.442 kg di CO2 per un risparmio economico complessivo generato per gli utenti pari a 2.496.184 euro. Rispetto al 2023, il servizio ha più che raddoppiato i viaggi e le auto tolte dalle strade ed è cresciuto di oltre il 150% in termini di impatto ambientale ed economico e di più del 110% in viaggi effettuati. In due anni, il numero dei viaggi è passato da 373.767 a 795.335 (+113% in due anni) mentre i chilometri risparmiati, così come la CO2 evitata, sono aumentati del 153%, indicando una maggiore efficienza ambientale complessiva del sistema. Il beneficio economico complessivo generato dalla mobilità condivisa nel 2025 raggiunge i 2.496.184 euro, rispetto ai 986.263 euro del 2023 (+153%). “I dati dell’Osservatorio mostrano con chiarezza come il carpooling aziendale stia diventando una componente strutturale della mobilità quotidiana per migliaia di lavoratori e studenti - ha dichiarato Gerard Albertengo, Ceo e fondatore di Jojob - La crescita registrata nel 2025 dimostra che la condivisione dell’auto è una risposta concreta e immediatamente scalabile alla congestione urbana, alla difficoltà di accesso al trasporto pubblico nelle aree di ultimo miglio e alla necessità di ridurre le emissioni nel breve periodo”. L’edizione 2026 del rapporto ha restituito una fotografia del carpooler medio piuttosto netta: la fascia più attiva è quella 30-39 anni, che nel 2025 totalizza 245.200 viaggi, pari al 30,98% del totale; in altre parole, quasi un viaggio su tre è stato effettuato da un trentenne. Nel complesso, il 56% dei viaggi è effettuato da persone tra i 30 e i 49 anni e oltre il 77% dei viaggi è realizzato da utenti tra i 20 e i 49 anni, evidenziando una forte connessione con gli spostamenti legati a lavoro e studio. Sul profilo di genere, oltre 7 viaggi su 10 sono effettuati da uomini (70,84%), mentre le donne rappresentano il 29,16%. In generale, l’equipaggio medio è stato di 2,34 persone nel 2025. Dal punto di vista delle motorizzazioni, i viaggi condivisi nel 2025 sono stati effettuati prevalentemente con veicoli diesel (52,76%) e benzina (25,90%), seguiti da auto Gpl (10,13%) e ibride (7,55%). Restano ancora marginali le percorrenze effettuate con veicoli elettrici, pari allo 0,92% del totale. Nel 2025 il carpooling aziendale monitorato dall’Osservatorio di Jojob mostra una diffusione capillare su tutto il territorio nazionale, con una concentrazione più marcata nelle regioni caratterizzate da una forte mobilità pendolare. Il 56% dei viaggi si concentra in cinque regioni: Piemonte, Puglia, Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio. A livello provinciale, i primi tre territori per numero di viaggi sono Torino con 66.180 viaggi, Bologna con 58.739 e Milano con 30.792. Il confronto con il 2024 mostra incrementi significativi, come quello di Bologna che cresce del 41,2% (da 41.597 a 58.739 viaggi) mentre Milano cresce da 27.599 a 30.792 viaggi (+11,6%), a conferma di una domanda ormai rodata nei grandi contesti metropolitani. Tra i casi più dinamici spiccano Brindisi, che passa da 31.287 a 47.693 viaggi (+52,4%) generando oltre 1,09 milioni di km risparmiati e 142.583 kg di CO2 evitata, e Frosinone, con una crescita esponenziale del 99,8% (da 13.715 a 27.402 viaggi). Nel 2024 la percorrenza media nazionale dei viaggi in carpooling era pari a 27,47 km, valore già indicativo di un utilizzo significativo della condivisione dell’auto anche su tratte medio-lunghe. L’analisi delle percorrenze medie regionali del 2025 conferma in modo ancora più evidente il ruolo del carpooling nei territori caratterizzati da pendolarismo extraurbano. Le distanze medie più elevate si registrano in Sicilia e Calabria, dove ogni viaggio condiviso supera in media i 52 km, seguite da Sardegna e Valle d’Aosta, con percorrenze intorno ai 45 km. Valori particolarmente alti si osservano anche in Molise (41,0 km), Abruzzo (39,7 km) e Puglia (39,3 km). Nella fascia intermedia si collocano Lazio (34,9 km), Umbria (32,5 km), Liguria (31,3 km) e Campania (30,7 km), con percorrenze prossime o superiori alla media nazionale. “Nel complesso, i dati 2026 mostrano come il carpooling aziendale continui a crescere in modo costante in tutte le regioni d'Italia, intercettando esigenze di mobilità molto differenti sul territorio nazionale - ha aggiunto Albertengo - che siano contesti caratterizzati da lunghi spostamenti quotidiani, o aree con tragitti più brevi e ravvicinati, la condivisione dell’auto privata resta il modo più semplice per abbattere i costi del tragitto casa-lavoro e sempre più aziende stanno scegliendo questo sistema di welfare".
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Leonardo e il tempo, a Milano l'ingegno dell'orologeria vinciana
(Adnkronos) - La ricerca di un ordine capace di regolare il ritmo del divenire è stata una delle sfide più ambiziose di Leonardo da Vinci. Durante il suo soggiorno milanese alla corte degli Sforza, tra il 1490 e il 1493, il maestro si dedicò intensamente allo studio di congegni meccanici per la misurazione del tempo, cercando di superare le imprecisioni cronometriche tipiche del XV secolo. Il progetto espositivo "Leonardo e la misura del tempo", presso il Museo Leonardo3 a Milano, riporta alla luce questo "laboratorio mentale" attraverso due ricostruzioni funzionanti: l’Orologio (Codice Madrid I) e il Regolatore del Tempo (Codice Atlantico). Realizzate dal maestro artigiano Alberto Gorla, queste macchine permettono oggi di osservare da vicino soluzioni tecniche che avrebbero trovato piena teorizzazione solo secoli dopo. L'aspetto più rilevante delle ricerche leonardesche risiede nella capacità di aver intuito i principi della fisica delle oscillazioni ben prima della rivoluzione scientifica del Seicento. Il Regolatore del Tempo, in particolare, utilizza una "ventola" oscillante per frenare la caduta di un peso, un sistema che anticipa il concetto di isocronismo. Come spiega Edoardo Zanon, direttore scientifico del museo: "Pur non conoscendo le leggi fisiche del pendolo, la macchina riprodotta dal Codice Atlantico funziona sorprendentemente bene grazie a un elemento oscillante. Nel disegno, Leonardo evidenzia un piccolo peso applicato alla “ventola”, suggerendo la possibilità di regolarlo in altezza e quindi di modificare il periodo di oscillazione. Un’intuizione che avrebbe potuto correggere gli errori degli orologi del suo tempo, ripercorsa successivamente anche da C. Huygens nel secolo successivo". Il prossimo giovedì 5 marzo 2026, alle ore 18.00, le macchine entreranno ufficialmente in funzione durante un evento speciale che vedrà la partecipazione del divulgatore scientifico Adrian Fartade. L'incontro sarà l'occasione per analizzare il legame tra il genio vinciano e la scienza moderna attraverso un approccio esperienziale. Fartade ha espresso così il suo coinvolgimento: "Di Leonardo ci sono rimasti tantissimi disegni, scritti, opere bellissime di ogni sorta, ma possiamo solo immaginare come poteva invece essere il suo stupore e come erano i suoi occhi pieni di meraviglia davanti al mondo. Ecco, avere l’onore di poter avviare un orologio da lui progettato e disegnato, sei secoli dopo, insieme a tutti voi in un museo a lui dedicato, mi emoziona molto". L'inserimento permanente di queste macchine nella collezione del museo sottolinea l'impegno dell'istituzione nella generazione di nuova conoscenza e nella divulgazione storica rigorosa. Con una media di 250 mila visitatori annui, Leonardo3 si conferma un polo centrale per l'offerta culturale milanese, pur affrontando le incertezze legate alla sua collocazione in Galleria Vittorio Emanuele II. Massimiliano Lisa, direttore del museo, sottolinea l'importanza della continuità della ricerca: "Portare avanti la ricerca e condividerla con il pubblico è per noi un dovere e un privilegio: significa mantenere vivo lo spirito di curiosità e innovazione che fu di Leonardo. Rinunciare al Museo e centro studi Leonardo3 sarebbe una perdita irreparabile per la città".
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Affitti universitari nel 2025: Milano guida la domanda, rincari a Roma e Napoli
(Adnkronos) - Secondo i dati elaborati dalla piattaforma HousingAnywhere, la scelta della città universitaria si conferma un passaggio strategico che va oltre la semplice offerta formativa, coinvolgendo valutazioni profonde sulla sostenibilità economica e sulle opportunità professionali future. Sebbene Milano mantenga saldamente il primato come destinazione più ricercata, concentrando il 24,6% della domanda nazionale, si osserva una redistribuzione graduale dell'interesse verso altri poli urbani. Roma segue con il 19,6%, mentre Firenze rimane una meta solida e stabile al 13,2%, delineando un mercato in cui l'attrattività è sempre più legata a un mix di fattori economici e sociali. Nel corso dell'ultimo anno, diverse città del Nord Italia hanno registrato incrementi significativi nella quota di domanda complessiva. Bologna è passata dal 7,9% all’8,3%, Torino dall’8,8% al 9,1% e Padova dal 6,8% al 7,0%, segnali di un mercato della mobilità studentesca in costante evoluzione. Al contrario, Venezia ha subito una lieve contrazione, scendendo all'1,5%. Nel Mezzogiorno, Napoli consolida il proprio trend di crescita, raggiungendo l'1,8% delle ricerche totali. Questi spostamenti indicano che i giovani studenti stanno allargando i propri orizzonti verso poli di riferimento alternativi, capaci di offrire un equilibrio differente tra prestigio accademico e accessibilità abitativa. Sul fronte dei costi, il quarto trimestre del 2025 ha restituito un quadro estremamente articolato. Milano si conferma la piazza più onerosa con un canone medio di €664 mensili, pur mostrando una lieve flessione rispetto all'anno precedente. Al contrario, Roma ha registrato un incremento marcato del 4,8%, raggiungendo la soglia dei €650. Napoli si distingue come il centro del Sud con l'aumento più significativo (+4,4%), portando i canoni medi a €470. In controtendenza spicca Bologna, che nonostante un canone elevato di €660, ha evidenziato la diminuzione più drastica su base annua (-6,4%). In una fascia intermedia di costo si posizionano Firenze (€600), Torino (€530) e Padova (€528), mentre Pisa si conferma tra le destinazioni più accessibili con una media di €400 mensili. In un mercato caratterizzato da differenze territoriali marcate e variazioni non uniformi, l’accesso a dati aggiornati rappresenta un supporto fondamentale per la pianificazione del percorso di studi. La capacità di valutare non solo la qualità degli atenei, ma anche l'impatto economico della permanenza fuori sede, è oggi un elemento imprescindibile per garantire la sostenibilità della scelta universitaria. Per analizzare nel dettaglio le soluzioni abitative e le dinamiche di prezzo nelle diverse città, è possibile fare riferimento ai dati e alle opzioni disponibili su HousingAnywhere.
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Mayweather e Pacquiao, incontro tra leggende della boxe su Netflix
(Adnkronos) - Il ring di Las Vegas si prepara a ospitare l'ultimo capitolo di una delle rivalità più accese e remunerative della storia dello sport. Sabato 19 settembre, Floyd “Money” Mayweather Jr. e Manny “PacMan” Pacquiao si affronteranno in una rivincita che promette di mobilitare l'attenzione mediatica mondiale. L'incontro segnerà un precedente storico per lo Sphere, l'avveniristica struttura tecnologica del Nevada che per la prima volta aprirà le porte a un evento di pugilato, offrendo una cornice immersiva a una sfida che trascende il semplice agonismo. La distribuzione sarà affidata integralmente a Netflix, consolidando la strategia del colosso dello streaming nel settore dei grandi eventi sportivi in diretta. Il primo scontro tra i due, avvenuto nel maggio 2015, rimane a oggi l'evento più redditizio nella storia della disciplina, avendo infranto ogni record di pay-per-view e incassi al botteghino. In quell'occasione Mayweather si impose con verdetto unanime, difendendo l'imbattibilità e unificando i titoli dei pesi welter. Oggi, a 48 anni e con un record perfetto di 50-0, l'ex campione statunitense torna dalla pensione per ribadire la propria superiorità tecnica. Dall'altra parte, il quarantasettenne Pacquiao, icona globale e unico pugile capace di conquistare titoli mondiali in otto diverse categorie di peso, cerca il riscatto definitivo per chiudere una carriera che lo ha visto protagonista sui ring di quattro decenni differenti. L'operazione, coordinata da diverse società di promozione tra cui la Mayweather Promotions e la Manny Pacquiao Promotions, si inserisce in un calendario di sport da combattimento particolarmente denso per la piattaforma streaming. Dopo il successo d'ascolti registrato con la sfida tra Jake Paul e Mike Tyson, Netflix prosegue la sua espansione nel settore con appuntamenti che includono il ritorno di Tyson Fury e il debutto nelle MMA di Ronda Rousey contro Gina Carano. La scelta di puntare nuovamente su Mayweather e Pacquiao riflette la volontà di unire il prestigio dei grandi nomi del passato alle nuove potenzialità della trasmissione digitale globale.
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Ubisoft crea un nuovo team per il futuro di Assassin's Creed
(Adnkronos) - Ubisoft ha delineato la nuova struttura di comando per il marchio Assassin’s Creed attraverso la sua sussidiaria Vantage Studios. La mossa mira a garantire una crescita a lungo termine e una coerenza creativa per uno dei franchise più redditizi del settore videoludico. Al centro di questo riassetto figurano tre figure storiche della compagnia, chiamate a ricoprire ruoli strategici per coordinare i numerosi progetti attualmente in fase di sviluppo e assicurare la stabilità del brand nei prossimi anni. La guida strategica è stata affidata a Martin Schelling, nominato Head of Assassin’s Creed Brand. Schelling, che ha recentemente ricoperto il ruolo di Chief Production Officer per l'intera Ubisoft, vanta una profonda conoscenza della serie avendo lavorato a titoli fondamentali come Revelations, Black Flag, Origins e Valhalla. La sua funzione principale sarà quella di definire la visione d'insieme e la strategia commerciale, portando con sé una competenza maturata nella ridefinizione dei flussi di lavoro produttivi dell'intero portfolio aziendale. Sul fronte creativo, Jean Guesdo assume l'incarico di Head of Content. Veterano presente fin dal debutto della serie nel 2007, Guesdo è noto nel settore per essere stato il direttore creativo di Black Flag e Origins, due tra i capitoli che hanno maggiormente ridefinito la formula del gioco. In questa nuova veste, il suo compito sarà quello di supervisionare la direzione creativa globale, supportando i singoli team di sviluppo affinché i nuovi titoli rimangano fedeli ai pilastri narrativi e stilistici che costituiscono il DNA originale del marchio. A completare il nuovo nucleo di vertice interviene Francois de Billy nel ruolo di Head of Production Excellence. Già direttore di produzione per Origins e Valhalla, De Billy si concentrerà sul perfezionamento delle pratiche esecutive e sull'ottimizzazione dei processi nei flussi di lavoro più complessi. Nelle prossime settimane, il trio si unirà formalmente ad Andree-Anne Boisvert e Lionel Hiller per formare la squadra di comando definitiva, segnando l'inizio di una fase di gestione centralizzata volta a gestire le ambizioni del franchise con una rinnovata efficienza operativa.
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Reimparare a sedersi, camminare e dormire con la 'Posturattiva'
(Adnkronos) - Mal di schiena, dolori lombari ed ecco il peggioramento della vita quotidiana, con il progressivo deterioramento della postura che rappresenta oggi una delle principali cause di disturbi muscolo-scheletrici nella popolazione occidentale. Chi soffre di queste problematiche ha la percezione di quanto peso hanno sulla salute fisica, sull'equilibrio mentale e persino sul modo in cui abitiamo lo spazio. Da questa consapevolezza nasce il libro 'Corpi scomposti, la crisi della postura nella società borghese' (La Traccia Buona), scritto da Mira Miriam Stijak, fisioterapista e posturologa, che affronta il tema con uno sguardo interdisciplinare capace di intrecciare antropologia, storia sociale, medicina e neuroscienze. L'autrice accompagna il lettore alle radici culturali di una trasformazione che, negli ultimi 2 secoli, ha progressivamente allontanato l'uomo dal proprio corpo. Al centro dell'opera la nascita di 'Posturattiva', un metodo innovativo che introduce micro-correzioni nei gesti quotidiani - sedersi, camminare, chinarsi, dormire - trasformando ogni movimento in un atto di riequilibrio e rinascita. "La postura - spiega Stijak - non riguarda soltanto ossa e muscoli: riflette lo stato emotivo, orienta la mente, plasma la comunicazione e contribuisce all'immagine che abbiamo di noi stessi. Il libro è rivolto ai professionisti della salute, ma anche a chiunque desideri ritrovare armonia e presenza, riscoprendo la propria struttura corporea naturale e restituendo dignità al portamento come forma primordiale di espressione umana". Mira Miriam Stijak è fisioterapista e posturologa, laureata alla Facoltà di Medicina dell'università di Zagabria. Per anni ha seguito percorsi di formazione e aggiornamento al Gokhale Method Institute di Palo Alto (California), lavorando a stretto contatto con Esther Gokhale, pioniera delle tecniche posturali innovative e punto di riferimento nella cura del mal di schiena nella Silicon Valley. E' ideatrice del metodo 'Posturattiva', un approccio rivoluzionario volto a riappropriarsi del proprio corpo, eliminare il mal di schiena e recuperare energia attraverso tecniche interdisciplinari che ripristinano la solidità strutturale della colonna vertebrale. Svolge attività di formazione in scuole e aziende, con l'obiettivo di migliorare la forma fisica e le performance lavorative degli adulti e di accompagnare i bambini verso una crescita con una struttura corporea sana.
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Terremoto "Boomerang", il sisma assassino che torna per colpire due volte
(Adnkronos) - Un nuovo e rivoluzionario studio del MIT, appena pubblicato su AGU Advances, documenta l'esistenza dei terremoti "boomerang", rotture sismiche che, dopo essere passate, invertono improvvisamente la propria marcia per tornare a scuotere con violenza le zone già colpite. Questo "ritorno di fiamma" geologico non è più considerato un'eccezione legata a labirinti di faglie complesse, ma un pericolo concreto anche per le fratture lineari più semplici, come la temuta Faglia di San Andreas. Il segreto di questo comportamento micidiale risiede in una complessa danza di attrito e pressione all'interno della crosta terrestre. Secondo le simulazioni avanzate dei ricercatori Yudong Sun e Camilla Cattania, quando un sisma corre in un'unica direzione su grandi distanze, può innescare un meccanismo di retro-propagazione. L'attrito lungo la faglia non scompare semplicemente, ma subisce variazioni repentine che agiscono come una sorta di "molla" pronta a scattare all'indietro. "La regione dietro il terremoto, che smette di scivolare, può rompersi di nuovo perché ha accumulato abbastanza stress per scivolare ancora", spiega Cattania. Questo significa che le fondamenta degli edifici, già compromesse dal primo passaggio, subiscono un secondo attacco amplificato proprio mentre la struttura sta cercando di assorbire l'urto iniziale. Il vero pericolo risiede nella natura subdola di questi eventi: per chi si trova in superficie, distinguere un terremoto boomerang da un sisma comune è quasi impossibile, poiché lo scuotimento del suolo appare come un unico, caotico evento distruttivo. Tuttavia, i dati sismici raccolti durante i catastrofici terremoti di Tohoku nel 2011 e quello in Turchia e Siria del 2023 suggeriscono che questo "rimbalzo" sia molto più frequente di quanto sospettato. La scoperta del MIT obbliga ora la comunità internazionale a riscrivere i protocolli di sicurezza: le faglie "mature" e rettilinee, considerate finora più prevedibili, nascondono in realtà il potenziale per generare rotture doppie. Individuare questi fronti di retro-propagazione è diventata la nuova priorità per mitigare i rischi e tentare di prevedere dove e quando la terra deciderà di tornare a colpire. Immagine di cover: Un fronte di rottura secondario 'a boomerang' si propaga all'indietro. Per gentile concessione dei ricercatori.
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Tac, mammografia e Pet, chi è il fisico medico che garantisce la radioprotezione del paziente
(Adnkronos) - Radiografie, Tac, mammografie, Pet. Esami diagnostici che non hanno solo bisogno di tecnologia, ma anche di chi si occupa di garantire la radioprotezione del paziente: è lo specialista in Fisica medica. Valentina Brainovich è il direttore dell'Unità operativa dipartimentale di Fisica sanitaria dell'ospedale Sant'Andrea di Roma, dove guida un team composto da 6 specialisti in Fisica medica e 4 tecnici sanitari di radiologia medica. E' lei a spiegare l'importanza del fisico medico all'interno di un ospedale: dall'elaborazione del piano di cura per il paziente alla radioprotezione. Chi è lo specialista in Fisica medica e qual è il suo ruolo? "Il decreto legislativo numero 101del 2020, che nel 2020 ha recepito la direttiva europea numero 59 del 2013 in materia di sicurezza con l'impiego di radiazioni ionizzanti, ha definito lo specialista in Fisica medica, spesso detto anche 'fisico sanitario' o 'fisico medico', come la figura preposta per fornire consulenza specialistica, ove opportuno, sulle questioni riguardanti la fisica delle radiazioni ionizzanti in ambito ospedaliero - illustra Brainovich - Nello specifico, lo specialista in Fisica medica applica i principi della fisica e della radioprotezione alle cosiddette esposizioni mediche del paziente, ovvero agli esami diagnostici e trattamenti terapeutici che implicano l'esposizione a radiazioni ionizzanti prodotte dalle apparecchiature radiogene, come ad esempio apparecchi per radiografie, Tac, mammografi, Pet o acceleratori lineari per radioterapia". Lo specialista in Fisica medica si occupa quindi non solo di controlli di qualità sulle apparecchiature radiologiche, ma anche di verifica e ottimizzazione delle dosi di radiazione che il paziente riceve in ambito ospedaliero. "Il nostro ambito di lavoro richiede aggiornamento continuo in campo tecnologico e abilità di problem solving per affrontare i complessi problemi che si presentano nel campo della fisica medica intraprendendo azioni ed identificando aree di miglioramento", aggiunge l'esperta. Quale percorso di studi è necessario affrontare per avere questa qualifica? "Lo specialista in Fisica medica è un laureato in Fisica che abbia conseguito la successiva specializzazione in Fisica medica o Fisica sanitaria. Per esercitare la professione deve inoltre essere iscritto all'Ordine territoriale di appartenenza e dunque alla Federazione nazionale dell'Ordine dei chimici e fisici", chiarisce Brainovich. Con quali reparti collabora il team diretto dalla specialista all'ospedale Sant'Andrea? "Le nostre attività - descrive - si svolgono principalmente in supporto ai reparti di Radioterapia, Medicina nucleare, Radiologia, Radiologia interventistica e ai reparti che impiegano radiazioni ionizzanti per procedure di radiologia complementare. Ad esempio: in Radioterapia garantiamo la calibrazione degli acceleratori lineari ed effettuiamo studi fisico-dosimetrici mediante software dedicati alla realizzazione dei piani di trattamento radioterapici per i pazienti oncologici, assicurando le verifiche pre-trattamento tramite rielaborazione ed erogazione dei piani su fantocci dedicati; in Medicina nucleare ci occupiamo del programma di garanzia di qualità delle apparecchiature e delle valutazioni dosimetriche per trattamenti terapeutici con radioisotopi; in Radiologia e in ambito interventistico e complementare monitoriamo la registrazione dei dati dosimetrici relativi alle indagini diagnostiche con l'obiettivo di ottimizzare le dosi e tenere ragionevolmente basso il rischio di effetti stocastici da radiazione". Il fisico specialista in Fisica medica ha in via esclusiva la responsabilità della misura e della valutazione delle dosi assorbite dai pazienti nell'ambito delle esposizioni mediche, nonché la responsabilità della scelta della strumentazione da impiegarsi nell'ambito della dosimetria sul paziente e dei controlli di qualità e delle prove di accettazione da effettuarsi sulle attrezzature medico-radiologiche. "E' dunque un ruolo cruciale per rispondere alla normativa in materia di radioprotezione in ambito ospedaliero, non solo in reparti come Radioterapia o Medicina nucleare, dove le energie delle radiazioni terapeutiche utilizzate per colpire i target tumorali sono elevate, ma anche in reparti come Radiologia dove le energie delle radiazioni diagnostiche, pur essendo notevolmente più basse, non possono essere considerate a rischio zero", rimarca Brainovich. Ma come si garantisce la cosiddetta radioprotezione del paziente? "La radioprotezione del paziente - spiega l'esperta - deve essere intesa come l'insieme delle attività volte a garantire in sicurezza l'esposizione alle radiazioni ionizzanti, ovvero a garantire che i benefici diagnostici o terapeutici superino i rischi. In sintesi, può essere attuata se vengono rispettati i principi fondamentali della radioprotezione che impongono la valutazione dei potenziali vantaggi diagnostici o terapeutici complessivi prodotti dalle radiazioni rispetto al danno alla persona che l'esposizione potrebbe causare, e che stabiliscono che le esposizioni devono essere mantenute al livello più basso ragionevolmente ottenibile e compatibile con il raggiungimento dell'informazione diagnostica richiesta". In proposito, nel 2023 "nella nostra azienda è stato istituito un gruppo di lavoro multidisciplinare denominato 'Dose team', dove le diverse figure coinvolte (fisici, medici, Tsrm-tecnici sanitari radiologia medica) si confrontano e collaborano per garantire la sicurezza del paziente esposto a radiazioni ionizzanti. Diffondere le competenze e interagire tra le diverse professionalità è fondamentale per avere un sistema sanitario di qualità che abbia al centro della propria mission la salute di tutti i cittadini", conclude Brainovich.
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Dazi, Scocchia (illycaffè): "Ulteriore instabilità con nuove imposte, Ue dia risposta compatta"
(Adnkronos) - “La notizia dell'introduzione di nuovi dazi generalizzati da parte dell'Amministrazione Usa aggiunge ulteriore instabilità a un quadro geo economico già complesso. Dal punto di vista delle aziende, la pianificazione strategica e lo sviluppo operativo diventano sempre più sfidanti a causa di un contesto che cambia continuamente secondo logiche difficilmente prevedibili. In uno scenario internazionale così fluido, il nostro compito come imprese è quello di essere pragmaticamente strategiche e strategicamente pragmatiche. Questo significa essere capaci di reagire in tempi brevi adattando piani e strategie al fine di minimizzare gli impatti negativi e cercare di cogliere, ove presenti, opportunità alternative in altri mercati, senza perdere di vista la strategicità del mercato americano nel lungo termine". Così Cristina Scocchia, ad di illycaffè, dopo l'annuncio di Trump su nuovi dazi al 15%. "Ovviamente dalle istituzioni europee ci aspettiamo una risposta compatta, ragionata e responsabile, volta a garantire stabilità negli accordi commerciali", conclude.
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