Malattie rare, parte da Milano la campagna Cl3ar per la salute dei reni

(Adnkronos) - Parte oggi da Milano la campagna itinerante 'Cl3ar: obiettivi chiari per la salute dei tuoi reni', un progetto di Sobi Italia, con il patrocinio di Progetto Ddd ets, Fir, Sinepe e Sip. L’iniziativa vuole accendere un faro sull’importanza della salute dei reni, ancora oggi sottovalutata. Le patologie renali croniche, ancor più le patologie renali rare come la glomerulopatia da C3 (C3G) e la glomerulonefrite membranoproliferativa da immunocomplessi (Ic-Mpgn) primaria, sono spesso insidiose perché invisibili e silenti nelle prime fasi. Vista la bassa prevalenza e l’ampia varietà di fattori scatenanti, queste patologie sono particolarmente complesse da identificare. Il 44% delle persone con una malattia renale rara ha dovuto attendere oltre un anno per ricevere una diagnosi corretta, con la conseguenza che molti pazienti progrediscono silenziosamente verso l’insufficienza renale, perdendo così l’opportunità di un intervento precoce.  "Le malattie renali rare come la C3G e la Ic‑Mpgn primaria rappresentano una sfida clinica complessa, che inizia con la difficoltà di riconoscerle tempestivamente e prosegue con la gestione di percorsi terapeutici spesso frammentati. La diagnosi precoce è un passaggio cruciale: saper cogliere alcuni segni all’esame delle urine e del sangue e indirizzare il paziente verso centri di riferimento, per un approfondimento diagnostico, può fare la differenza nel rallentare la progressione della malattia e nel migliorare la qualità di vita", spiega Domenico Santoro, direttore dell'Unità di Nefrologia e Dialisi dell' Università degli Studi di Messina. La campagna permetterà ai cittadini di conoscere meglio il funzionamento dei reni, le patologie renali croniche e rare e l’importanza della diagnosi precoce, attraverso installazioni interattive, materiali divulgativi e momenti di confronto con esperti nei gazebo che ospiteranno l’iniziativa: dopo la tappa inaugurale di Milano, il tour proseguirà a Bari, Torino, Bologna, Palermo e Roma. Le malattie renali croniche rare hanno un impatto altamente significativo sui pazienti e sulla società.  La prognosi delle malattie renali croniche rare come la C3G e la Ic-Mpgn primaria è complessivamente sfavorevole, con circa il 50% dei pazienti adulti e circa il 20% dei pazienti pediatrici che progredisce verso l’insufficienza renale entro 10 anni dalla diagnosi.I pazienti pediatrici spesso devono affrontare ulteriori sfide legate all’inclusione nella vita scolastica e sociale, e all’impatto psicologico della patologia. "Nei bambini e negli adolescenti, la malattia renale cronica, in particolare se rara può interferire con lo sviluppo fisico e psicologico, richiedendo un monitoraggio costante e un approccio terapeutico personalizzato", dichiara Antonio Mastrangelo, dell'ambulatorio glomerulopatie – malattie rare, Fondazione Irccs ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico Milano. "L’impatto sulla vita familiare è significativo, poiché la complessità del percorso di cura coinvolge direttamente i caregiver. Rimangono ancora bisogni insoddisfatti in termini di continuità assistenziale e di transizione verso l’età adulta, che rendono fondamentale una presa in carico multidisciplinare e coordinata".  "Per le persone che convivono con malattie renali rare come la C3G, il percorso di diagnosi e gestione della malattia è spesso lungo e complesso, con un impatto profondo sulla salute e sulla vita quotidiana dei pazienti. I frequenti controlli e la necessità di recarsi in centri di riferimento specializzati comportano un notevole carico organizzativo, economico ed emotivo, che coinvolge anche le famiglie e i caregiver", racconta Fabrizio Spoleti, presidente di Progetto Ddd Ets. "L’aspetto psicologico e sociale della malattia - continua - resta ancora una delle sfide più grandi: la sensazione di isolamento, la difficoltà di conciliare scuola o lavoro con le cure e la mancanza di punti di riferimento stabili pesano fortemente sulla qualità di vita. In questo contesto, iniziative di sensibilizzazione come Cl3ar sono di grande aiuto: contribuiscono a far conoscere queste patologie ultra‑rare nell’adulto e nel pediatrico e a dare voce a una comunità che chiede ascolto, supporto e risposte concrete".   "La ricerca clinica sulle malattie renali rare ha compiuto progressi significativi nell’ultimo decennio. Convogliare il nostro impegno come azienda su queste patologie in modo responsabile significa contribuire concretamente a ridurne il peso, sia per i pazienti sia per i sistemi sanitari", dichiara Carina Fiocchi, direttore medico Sobi Italia, Grecia, Malta e Cipro. "L’innovazione responsabile non può prescindere dall’ascolto attivo e dalla collaborazione continua con la comunità scientifica e la comunità dei pazienti, per trasformare la scienza in un beneficio reale e sostenibile che risponda a bisogni concreti e possa migliorare le prospettive delle persone che oggi convivono con queste patologie. Cl3ar nasce da questa visione per promuovere la conoscenza e una maggiore consapevolezza verso chi oggi affronta una diagnosi o vive con una malattia renale rara". 
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Scoperta una nuova falena, il suo nome è una dedica a Papa Leone

(Adnkronos) - Ha colori sgargianti e un nome 'eccellente', scelto in onore di una suprema carica ecclesiastica: falena Papa Leone. Così è stata 'battezzata' la nuova specie appena scoperta in un territorio impervio della Grecia. Il suo nome, dedicato al Pontefice Leone XIV, riflette il suo "aspetto nobile", spiegano gli scienziati che hanno identificato questo insetto unico nelle Montagne Bianche di Creta, ma è anche "un messaggio di speranza per l'ambiente". I ricercatori del Museo statale del Tirolo, del Museo finlandese di storia naturale e della Collezione zoologica statale Bavarese illustrano la scoperta sulla rivista open access 'Nota Lepidopterologica', mettendo nero su bianco l'appellativo 'tecnico' adottato: Pyralis papaleonei, derivato appunto da Papa Leone. Si tratta di una scoperta, evidenziano, che mostra come, anche tra falene europee così appariscenti, restino ancora da scoprire specie poco conosciute.  La falena Papa Leone è attualmente nota solo nelle Montagne Bianche (Lefka Ori), nella parte occidentale di Creta, dove sembra essere un tesoro endemico dell'isola. Segni particolari: ali anteriori di un viola porpora "sorprendente", raccontano gli esperti. La cosiddetta falena Papa Leone ha un'apertura alare di circa 2 centimetri, che la colloca tra le specie di medie dimensioni del suo gruppo. Le sue caratteristiche più distintive sono le ali anteriori porpora con una macchia arancione-dorata e vistose bande bianche. Le falene sono state osservate in prossimità di fonti di luce artificiale e sembrano essere principalmente attive nel mese di giugno. Finora, si sa poco sulla biologia e sullo stile di vita della nuova specie. È stata distinta dalle specie affini sulla base di caratteristiche morfologiche classiche, come il disegno delle ali, la colorazione e la morfologia genitale, nonché tramite analisi genetiche. Le analisi molecolari hanno rivelato una divergenza di circa il 6% rispetto alla specie più strettamente imparentata, indicando chiaramente che si tratta di una specie distinta. Farfalle e falene vengono spesso nominate in base a caratteristiche fisiche, origini geografiche o in onore di personaggi illustri. All'interno del genere Pyralis, tuttavia, si può osservare una tradizione particolare: già nel 1775, i naturalisti austriaci Michael Denis e Ignaz Schiffermüller descrissero la prima specie del gruppo come Pyralis regalis ('reale'), ispirandosi alla sua splendida colorazione. Seguirono poi altri nomi altisonanti come Pyralis princeps e Pyralis cardinalis, che si riferivano anch'essi alla straordinaria bellezza. Tutte queste specie appartengono alla variegata superfamiglia Pyraloidea, che comprende circa 16mila specie descritte in tutto il mondo e rappresenta uno dei gruppi più numerosi tra le microfalene. Anche l'attribuzione di nomi agli organismi viventi ha una dimensione storico-culturale, si fa notare: nell'Antico Testamento (Genesi 2), ad Adamo viene innanzitutto affidato il compito di dare un nome a tutti gli animali. In questo senso, la tassonomia - la scienza che si occupa di classificare, nominare e organizzare gli organismi - può essere considerata una delle prime imprese dell'umanità, ragionano gli esperti. Per Peter Huemer, responsabile dello studio al Museo Statale Tirolese Ferdinandeum, dare un nome a una specie è quindi più di un semplice atto scientifico formale: serve anche come appello simbolico al capo della Chiesa cattolica, Papa Leone XIV, per sottolineare la responsabilità centrale dell'umanità nella salvaguardia del creato. Ciò è particolarmente appropriato, dice, poiché farfalle e falene sono considerate nel cristianesimo simboli di resurrezione, trasformazione (metamorfosi) e dell'anima immortale. "Ci troviamo di fronte a una crisi globale della biodiversità - osserva Peter Huemer, che è l'ex responsabile delle collezioni di scienze naturali della rete museale tirolese e ora è ricercatore volontario - eppure solo una frazione delle specie mondiali è stata scientificamente documentata. Una conservazione efficace della biodiversità richiede che le specie vengano prima riconosciute, e poi nominate". Ogni anno vengono descritte circa 700 nuove specie di falene, principalmente nelle regioni tropicali. Tuttavia, la ricerca di base in Europa è ben lungi dall'essere conclusa: solo nelle Alpi, negli ultimi decenni sono state identificate circa 200 specie precedentemente sconosciute. La scoperta della falena del Papa Leone, Pyralis papaleonei, evidenzia "quanto resti ancora da scoprire" anche in regioni europee già ampiamente studiate e sottolinea "l'urgente necessità di proteggere gli habitat sensibili", chiosano gli esperti. 
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Università, rettore Levialdi Ghiron (Tor Vergata): "10 anni dopo accademia e istituzioni unite per Regeni"

(Adnkronos) - “Oggi, purtroppo, celebriamo i dieci anni della scomparsa di Giulio Regeni, un evento fondamentale per potere tenere sempre vivo il ricordo ed evidenziare il ruolo dell'università in questa dialettica e dinamica. È un evento per noi molto importante, che ha coinvolto una pluralità di persone all'interno del mondo accademico e del mondo istituzionale”. A dirlo Nathan Levialdi Ghiron, Rettore Università degli Studi di Roma Tor Vergata, all'iniziativa nazionale Le Università per Giulio Regeni, organizzata all'Auditorium Ennio Morricone dell'università degli Studi di Roma Tor Vergata nella Macroarea di Lettere e filosofia e promossa dalla Senatrice a vita e scienziata Elena Cattaneo a dieci anni dalla scomparsa in Egitto del giovane ricercatore, a cui l’ateneo ha aderito.  “È bene che nei giovani sia sempre vivo il ricordo per comprendere bene gli eventi drammatici che hanno caratterizzato anche la nostra epoca. Pertanto, è fondamentale portare avanti questo tipo di eventi, soprattutto coinvolgendo non solo studenti, ma aprendoli alla società civile in generale”, conclude. 
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AI, l'analisi: "Competenze e divario di genere, perché il vero rischio è restare indietro adesso"

(Adnkronos) - "Il dibattito sull’Intelligenza artificiale sta accelerando su scala globale, eppure sistemi educativi, competenze e cultura dell’innovazione procedono a velocità diverse nei singoli Paesi. In Italia, il rapporto tra scuola, tecnologia e trasformazione digitale evidenzia un ritardo strutturale che incide sulla capacità di affrontare i cambiamenti in corso e quelli futuri. I dati relativi ai percorsi ICT mostrano ancora uno squilibrio significativo nella presenza femminile (in Italia le ragazze rappresentano solo il 15,7% di chi intraprende percorsi ICT), in uno scenario in cui la formazione fatica ad allinearsi ai trend internazionali legati all’Intelligenza Artificiale e alla crescente domanda di competenze digitali". Questa l'analisi di Darya Majidi, ceo di Daxo Group e fondatrice e presidente onoraria di Donne 4.0 "L’AI - spiega - incorpora scelte, priorità e visioni del mondo. Per questo, la qualità e la diversità di chi la sviluppa diventano determinanti per il risultato finale. Una partecipazione limitata riduce la complessità e l’efficacia delle soluzioni sviluppate, con effetti che non restano confinati al piano tecnologico. Il divario di genere assume così una dimensione economica e industriale, oltre che sociale, perché incide direttamente sulla capacità di innovazione dei sistemi produttivi". "Il tema - osserva - riguarda anche la consapevolezza collettiva rispetto alla portata di questa trasformazione. Le competenze legate all’AI stanno già ridefinendo il lavoro in molti settori, rendendo centrale la capacità di comprendere e governare questi strumenti fin dalle fasi formative. Persistono tuttavia percezioni culturali che continuano a distanziare le ragazze da questi ambiti, considerandoli ancora poco accessibili o tradizionalmente maschili. Un approccio che non riflette più la realtà dei mercati del lavoro e che rischia di limitare l’espressione di una parte rilevante del talento disponibile".  "Questo aspetto - commenta Darya Majidi - appare ancora più critico se si considera che, nei percorsi scolastici, le ragazze mostrano spesso performance pari o superiori ai coetanei in molte discipline. Escluderle, o non incoraggiarne pienamente la partecipazione nei settori tecnologici, non è quindi solo una questione di equità, ma anche di efficacia: significa rinunciare a una quota significativa dei talenti più preparati". "In questo scenario - sottolinea - iniziative educative rivolte alle nuove generazioni contribuiscono a creare occasioni di avvicinamento concreto all’AI e al settore ICT per i talenti femminili. Ne è un perfetto esempio AIxGIRLS, il campus estivo, con costi interamente coperti, rivolto a studentesse delle scuole superiori e pensato per avvicinare le giovani alle competenze chiave del futuro attraverso un’esperienza immersiva che integra formazione tecnica, orientamento e role modelling". "La quinta edizione - ricorda - aprirà le candidature dall’11 maggio al 15 giugno e coinvolgerà 20 studentesse di quarta superiore provenienti da tutta Italia, che parteciperanno al programma dal 19 al 25 luglio a Volterra. Un’iniziativa che si inserisce in un ecosistema più ampio di interventi necessari a colmare il divario tra formazione e innovazione e che, nel tempo, ha già prodotto risultati tangibili: oltre la metà delle partecipanti ha infatti scelto di proseguire il proprio percorso di studi in ambito STEM. La transizione digitale è un processo già in corso e richiede un cambio di prospettiva diffuso. La capacità di preparare le giovani donne a questo scenario avrà un impatto diretto sulla competitività del sistema Paese nei prossimi anni". 
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L'identikit dell'agronomo, con competenze solide spinti da passione per natura e ambiente

(Adnkronos) - Presentata oggi, a Roma, l’indagine 'Una professione dai molti percorsi', uno studio sulle caratteristiche della categoria e sulle prospettive professionali dei laureati in agraria, in scienze forestali e delle facoltà affini fino alle realtà dei professionisti. I futuri laureati scelgono percorsi di studio interdisciplinari, con competenze solide e soddisfacenti, già pronti ad affrontare un percorso professionale lungo il corso della vita che sarà ibrido, mutevole, flessibile. Una forte motivazione valoriale guida la scelta del corso di laurea e della professione, spinti soprattutto dalla passione per la natura e per l’ambiente, dalla consapevolezza dell’importanza della produzione di alimenti e dall’interesse per la sostenibilità ambientale, per la mitigazione del cambiamento climatico e per lo sviluppo sostenibile. La componente femminile è in aumento, sia a livello ordinistico che tra le iscritte ai corsi universitari, il che porterà in un prossimo futuro alla sostanziale parità di genere nel ricambio delle professioni connesse con il sistema agroalimentare. Altrettanto si può dire della componente giovanile nella fascia under 35, che oggi supera il 14% degli iscritti all’Ordine, in crescita rispetto al 2016. Dal punto di vista occupazionale, i giovani che trovano rapidamente lavoro, lo mantengono con continuità e da esso ottengono una buona remunerazione, il che sottolinea come la richiesta delle competenze dei dottori agronomi e dottori forestali sia decisamente ampia rispetto all’offerta. Per Andrea Sonnino, presidente Fidaf, "il rapporto costituisce non soltanto una ricognizione settoriale, ma un utile strumento di orientamento per chi è chiamato a definire politiche coerenti con la crescente centralità del sapere tecnico-professionale agrario e forestale nelle transizioni ambientali, tecnologiche e sociali in corso. Dovendo fare sintesi e tradurre queste riflessioni in linee operative, il quadro delineato prospetta uno scenario ad elevato potenziale di crescita professionale.” “Il sistema delle professioni agrarie e forestali - spiega Mauro Uniformi, presidente Conaf - è oggi molto più ampio, differenziato e dinamico di quanto non restituiscano le rappresentazioni tradizionali. Le professioni agrarie e forestali non possono più essere considerate solo come sbocco specialistico di settore, ma devono diventare leva di interesse generale, in quanto sono – e lo saranno sempre più – professioni già immerse nei processi di trasformazione che segneranno il prossimo futuro del Paese e dell’Unione europea.” Secondo i dati MUR, tra il 2010 e il 2024 i laureati nei corsi di laurea magistrali considerati nell’indagine sono cresciuti del 63,2% e i laureati triennali del 44,7%. L’evoluzione delle iscrizioni mostra la contrazione nei percorsi più tradizionali (es. L-25, Scienze e Tecnologie Agrarie e Forestali), a fronte della crescita di quelli più interdisciplinari. In particolare, concorrono alla crescita soprattutto i nuovi iscritti a 'Scienze e tecnologie alimentari' (+512 unità), a 'Scienze per la cooperazione allo sviluppo' (+447) e a 'Scienze e tecnologie agrarie' (+400). “Le nuove generazioni di studenti - osserva Uniformi - vedono nell’interdisciplinarità della professione un valore aggiunto. L’attenta lettura dei numeri rivela il progressivo riequilibrio nella composizione dell’offerta formativa, con una marcata espansione dei corsi afferenti ad ambiti più recenti e interdisciplinari, a fronte di un ridimensionamento relativo dei percorsi più tradizionali”. In questi anni, il settore è evoluto radicalmente, tra frammentazione del percorso universitario, apertura di nuovi sbocchi professionali, impatto delle nuove tecnologie, il bisogno di nuovi profili tecnico-specialistici. Ad oggi, gli articolati curricula previsti dai vari corsi di studio universitari in scienze agrarie, forestali, agro-ambientali e agro-alimentari (si pensi che sono oltre 30 i percorsi possono dare accesso all’esame di Stato per diventare dottore agronomo o dottore forestale) offrono formazione per un ventaglio di competenze che spazia dalla biologia alla meccanica, dalle materie economiche alla tecnologia, dalla scienza delle costruzioni alla chimica.  Studi che aprono prospettive a possibili collocazioni professionali molto diversificate, non più limitate alla direzione di aziende agrarie e alla consulenza tecnica e gestionale, ma comprendono il sistema finanziario ed assicurativo, gli enti di certificazione e gestione della qualità, sicurezza alimentare, tracciabilità e sostenibilità, le società di raccolta, sistematizzazione e interpretazione di dati satellitari, per citarne solo alcuni. Inoltre, alle professionalità dedicate ai tradizionali settori delle coltivazioni erbacee ed arboree, degli allevamenti di animali in produzione zootecnica e della gestione del patrimonio forestale, si sono aggiunte professionalità legate alla chiusura delle catene di valore - dalla trasformazione alimentare alla grande distribuzione organizzata, alla cura, trasformazione e evoluzione del paesaggio e al connubio produzione agricola e energia, ed alla multifunzionalità dell’agricoltura, come l’agriturismo ed il turismo eno-gastronomico. “Il quadro che emerge - osserva - è quello di una figura professionale moderna e attraente, ma che necessita di una riflessione da parte dei diversi attori coinvolti per adattare la risposta del sistema alle mutate esigenze del mercato e del Paese, a partire dalla formazione di base durante il percorso universitario per arrivare alla formazione continua richiesta lungo l’arco della vita professionale”. Un dato che questa rilevazione conferma è che chi sceglie una delle facoltà abilitanti per l’accesso alla professione ha davanti a sé valide prospettive occupazionali, sia per la rapidità di ingresso nel mondo del lavoro, sia per la stabilità e per la continuità di occupazione, così come per le condizioni reddituali medie. E, anche se è un dato spesso trascurato nelle rilevazioni quantitative, nella soddisfazione dello svolgere la professione: il 70,0% tra i liberi professionisti, il 64,9% tra i dipendenti e il 67,7% tra chi combina lavoro dipendente e attività libero-professionale attribuiscono un punteggio pari a 4,5, su una scala di soddisfazione che arriva a 5. L’indagine registra un dato eclatante, in un periodo economicamente instabile e in un Paese che segna spesso il passo negli indici occupazionali: oltre il 90% degli intervistati è occupato. A questo risultato - estremamente positivo - si associa il fatto che il 60% dei rispondenti trova occupazione entro sei mesi dal conseguimento del titolo di laurea e che questa occupazione è stabile nel tempo: il 70% dei dipendenti e l’80% dei liberi professionisti intervistati dichiara di svolgere lo stesso lavoro da oltre cinque anni. Inoltre, nel periodo 2015-2023, arco temporale comprendente il biennio di Covid, è stato registrato un aumento del reddito del 24,5%.  “Senza dubbio - spiega - sono un punto di forza i tanti sbocchi professionali, fra loro molto diversificati (agricoltura, ambiente, consulenza, industria, servizi). I settori tradizionali restano importanti, ma ciò che fa guardare con positività al futuro è che le opportunità migliori oggi sono nelle aree ibride tra agricoltura, ambiente e tecnologia”. Una riflessione va riservata all’occupabilità della componente femminile. I numeri confermano che sta crescendo in modo consistente sia tra i laureati e che tra gli iscritti all’Ordine, ma il riequilibrio numerico non si traduce ancora pienamente in un’effettiva parità nelle condizioni di lavoro e di reddito. “Questo aspetto - continua . assume rilievo quando si dovranno attuare delle politiche di stimolo delle pari opportunità, di meccanismi di conciliazione tra lavoro e vita personale, nonché dei criteri di accesso e permanenza nelle professioni regolamentate”. La vera sfida dei prossimi anni sarà legata alla capacità di accompagnare i professionisti lungo l’intero arco della vita lavorativa. La formazione universitaria, che deve fornire una base utile e solida su cui fondare l’esperienza professionale, non sarà sufficiente se priva di un aggiornamento continuo. Oggi, i professionisti operano in contesti sempre più esposti a cambiamenti normativi, tecnologici e di mercato, e l’aggiornamento non può più essere interpretato come mero adempimento formale. Esso si configura, piuttosto, come componente strutturale della professione, unica strada per consentire la mobilità tra ambiti diversi, per consentire l’adattamento a nuove domande sociali e per rafforzare carriere meno lineari di quelle del passato. “In termini di policy, ciò implica la necessità di considerare la formazione continua come infrastruttura strategica del settore, rafforzando meccanismi di riconoscimento delle competenze, sistemi di aggiornamento qualificato e strumenti di raccordo tra apprendimento, professione e innovazione.” Questo rapporto, a cura dell’Osservatorio delle libere professioni, nasce dall’esigenza di raccogliere le attuali caratteristiche della categoria dei laureati in agraria ed in scienze forestali, per fare una fotografia della condizione professionale successiva al percorso di laurea. Una raccolta di dati funzionale a orientare le politiche di ingresso alla professione, alla valorizzazione della categoria e all’indirizzo verso le opportunità professionali che si stanno aprendo. Lo studio è stato realizzato dalla Conferenza nazionale per la didattica universitaria di Agraria, il Conaf e la Fidaf, con la collaborazione dell’Osservatorio delle Libere Professioni Il rapporto è frutto della consultazione di dati ottenuti da fonti diverse (MUR, AlmaLaurea, Agraria, Conaf, Epap), e completati dalle risultanze di un’indagine su di un campione di quasi 1300 rispondenti. 
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Mozzarella bufala Dop e pasta di Gragnano Igp a Tuttofood

(Adnkronos) - Ci sono pochi simboli capaci di raccontare l’Italia nel mondo con la stessa forza della pasta e della mozzarella di bufala. Ed è proprio da qui che prende vita il racconto che il Consorzio Mozzarella di Bufala Campana Dop e il Consorzio Pasta di Gragnano Igp porteranno a Tuttofood (11-14 maggio, Milano, Pad 1 - Stand R05): una storia fatta di territorio, tradizione e identità, oggi riconosciuta anche come Patrimonio Unesco. La sinergia tra i due Consorzi – tra le espressioni più autentiche della Campania – si rinnova in fiera con un progetto che mette al centro ciò che rende unica la cucina italiana: la capacità di trasformare ingredienti iconici in cultura condivisa, memoria e innovazione. Lo stand diventa uno spazio narrativo in cui la cucina italiana si svela attraverso una sequenza di suggestioni, evocazioni e reinterpretazioni. Non un semplice percorso di degustazione, ma un viaggio che attraversa il Paese rileggendone alcuni dei grandi classici. Il racconto prende forma in piatti che dialogano con le tradizioni regionali, trasformandole con sensibilità contemporanea. Il Lazio emerge nella rilettura del Rigatone di Gragnano Igp cacio e pepe, arricchito dalla cremosità della ricotta di bufala campana Dop e impreziosito dal tartufo; la Liguria si riflette nelle Linguine di Gragnano Igp al pesto con patate, dove la Mozzarella di Bufala Campana Dop introduce una nota sorprendente e avvolgente. Il percorso si spinge poi verso il Nord, con richiami alla tradizione piemontese nella frittatina di Anellini di Gragnano Igp con brasato al Barolo e Mozzarella di Bufala Campana Dop, mentre suggestioni lombarde prendono forma nell’Orzo di Gragnano Igp alla milanese, mantecato con ricotta di bufala campana Dop, in un gioco di rimandi tra pasta e risotto. Il viaggio trova infine il suo cuore più autentico in Campania: la pasta mista di Gragnano Igp con patate e Mozzarella di Bufala Campana Dop affumicata restituisce tutta la profondità della cucina partenopea, mentre il pacchero di Gragnano Igp fritto, ripieno di ricotta e mozzarella di bufala e servito su salsa di pomodoro e riduzione di basilico, ne rappresenta una reinterpretazione contemporanea e creativa. Ne emerge un racconto fluido e coerente, capace di dimostrare quanto Pasta di Gragnano Igp e Mozzarella di Bufala Campana Dop siano ingredienti vivi, versatili e profondamente contemporanei. Il progetto si estende oltre lo spazio fisico dello stand grazie a un intreccio tra esperienza diretta e contenuti digitali: alcune delle ricette protagoniste saranno infatti disponibili anche come videoricette sui canali social dei Consorzi. Un modo per vivere l’esperienza in fiera e, allo stesso tempo, portare a casa e ricreare 'il buono del Sud', prolungando il racconto anche dopo la visita. La collaborazione tra i due Consorzi, profondamente radicata in Campania, insieme al richiamo a uno dei patrimoni culturali più riconosciuti al mondo, offre così a Tuttofood uno spazio autentico e fortemente identitario, capace di raccontare l’Italia attraverso i suoi sapori più iconici. 
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Cardiologia italiana a Rimini, 57mo congresso dell'Anmco

(Adnkronos) - Giovedì a Rimini ai apre il congresso nazionale di Cardiologia dell’Anmco, Associazione nazionale medici cardiologi. L'evento rappresenta da oltre 50 anni uno degli incontri culturali più attesi per il vasto mondo di attività clinica cardiologica, nel corso dei tre giorni verranno presentate le più recenti e significative novità cliniche, scientifiche ed organizzative, maturate nelle cardiologie del nostro Paese. Anche quest’anno oltre 4000 cardiologi ospedalieri si sono dati appuntamento per confrontarsi su tutti i grandi temi della prevenzione, della cura e della ricerca, e sulle novità legate all’attività clinica cardiovascolare. "Quest'anno, il Congresso si svilupperà attorno al tema 'Add Years to Life and Life to Years'. un invito a esplorare come la ricerca più avanzata possa tradursi in soluzioni cliniche concrete per migliorare la pratica quotidiana al fine non solo di vivere più a lungo ma soprattutto di vivere meglio. Medici cardiologi, ricercatori, giovani specializzandi e figure istituzionali si ritroveranno per condividere esperienze, confrontarsi su nuove evidenze scientifiche e tracciare insieme le rotte future della cardiologia ospedaliera al fine di prevenire le malattie cardiovascolari, individuarle più precocemente, trattarle con maggiore efficacia", sottolina la nota dell'Anmco.  Il Congresso Anmco 2026 sarà un momento di apertura verso le sfide della cardiologia moderna: dall’ottimizzazione dei percorsi diagnostici alle nuove possibilità di trattamento farmacologico e non farmacologico, in un’ottica di medicina basata sulle evidenze e con lo sguardo sempre rivolto all’innovazione scientifica. Un’occasione unica di confronto, di scambio e di costruzione condivisa. Anche quest’anno si svolgerà l’International Version Congress: un’intera sezione del programma sarà dedicata a sessioni in lingua inglese, animate da una prestigiosa faculty internazionale un’occasione unica di aggiornamento professionale, con il contributo delle maggiori società scientifiche cardiologiche internazionali, come l’American Heart Association (Aha), l’American College of Cardiology (Acc) e la Società Europea di Cardiologia (Esc). Sarà possibile seguire i lavori anche attraverso una modalità online-only, accessibile tramite la piattaforma multimediale digital.anmco.it, che negli ultimi anni è diventata parte integrante del Congresso e rende possibile al meglio la fruizione di tutti i contenuti. La nuova frontiera dell'educazione medica sarà inoltre rappresentata dall'innovativo sistema Ai Anmco Intelligence, il co-moderatore virtuale capace di stimolare il dibattito scientifico generando domande e spunti di discussione in tempo reale. Secondo Massimo Grimaldi, presidente Anmco e direttore Cardiologia dell’ospedale F. Miulli di Acquaviva delle Fonti (Ba): "Il congresso Anmco rappresenta ancora una volta l’occasione privilegiata per incontrarsi, confrontarsi e crescere insieme. L’obiettivo è duplice: continuare a garantire le migliori cure possibili ai nostri pazienti e allo stesso tempo guardare avanti, con la consapevolezza che oggi il cardiologo non deve solo trattare la malattia, ma anche impattare sulla qualità e sulla durata della vita degli italiani. Per centrare questo obiettivo èindispensabile non solo garantire le terapie più appropriate fin dalle fasi più precoci di malattia, ma anche promuovere i corretti stili di vita ed il controllo dei fattori di rischio modificabili, al fine di potenziare la prevenzione cardiovascolare in Italia".   "In occasione del Congresso - continua Grimaldi - presenteremo le prime Raccomandazioni sulla Buona Pratica Clinico-Assistenziale sulle sindromi coronariche acute, sviluppate su richiesta dell’Istituto Superiore di Sanità. Nel corso dei tre giorni illustreremo inoltre i risultati di importanti studi clinici su tematiche di notevole rilevanza per la salute pubblica, dall’infarto allo scompenso, che contribuiranno certamente a migliorare la pratica clinica in ambito cardiovascolare”. “Grande attenzione- conclude Grimaldi - sarà rivolta ai giovani, il futuro della nostra Associazione: formazione teorica e pratica sui numerosi simulatori presenti, ricerca clinica e coinvolgimento attivo saranno al centro della nostra azione. Siamo consapevoli della responsabilità che ogni cardiologo porta con sé e Anmco intende valorizzare questo ruolo sostenendo la ricerca, diffondendo cultura e rafforzando la leadership della cardiologia ospedaliera all’interno del nostro Servizio Sanitario Nazionale”. 
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Inail e Federmanager, intesa strategica per salute e sicurezza pmi

(Adnkronos) - Il presidente dell’Inail, Fabrizio D’Ascenzo, e il presidente di Federmanager, Valter Quercioli, hanno sottoscritto oggi un protocollo d’intesa di durata triennale per la promozione della salute e della sicurezza sul lavoro. L’intesa avvia una collaborazione strutturata tra l’Istituto e la principale associazione di categoria dei manager industriali italiani, che rappresenta circa 180mila tra dirigenti, quadri apicali e alte professionalità, attraverso una rete di 55 sedi territoriali. Il protocollo, che si inserisce nel quadro delle politiche di prevenzione delineate dal Piano triennale Inail 2025-2027 e dal Piano nazionale della prevenzione 2020-2025 del Ministero della Salute, si rivolge in particolare alle piccole e medie imprese, per le quali il contributo delle competenze manageriali può risultare decisivo. “La sicurezza sul lavoro - sottolinea il presidente dell’Inail, Fabrizio D’Ascenzo - non può essere ridotta a un adempimento formale. È una scelta culturale e organizzativa che richiede visione, competenza e responsabilità. Questa intesa nasce dalla convinzione che il management industriale possa contribuire significativamente alla diffusione della cultura della prevenzione, trasferendola lungo tutta la filiera produttiva e trasformandola in azioni concrete. Una leva che può fare la differenza nelle realtà più piccole, dove spesso mancano strutture dedicate e competenze specialistiche per tradurre gli obblighi normativi in pratiche efficaci e sostenibili”. Per il presidente di Federmanager, Valter Quercioli, “questo protocollo segna un passaggio importante: riconosce che la sicurezza sul lavoro non è solo un tema tecnico, ma una leva di competitività e di politica industriale. Federmanager porta in questa intesa il valore delle competenze e della responsabilità manageriale, con l’obiettivo di contribuire a ridurre i divari che ancora esistono tra grandi imprese e Pmi nell’accesso a modelli organizzativi evoluti e a strumenti innovativi di prevenzione. Investire in sicurezza significa investire nel lavoro di qualità, nella continuità produttiva e nella tenuta sociale del Paese. Il ruolo dei manager diventa sempre più decisivo per accompagnare le imprese nei processi di cambiamento e per tradurre le politiche pubbliche in risultati concreti sui luoghi di lavoro”. Gli ambiti di collaborazione previsti dal protocollo comprendono l’organizzazione di eventi e campagne per la diffusione della cultura della sicurezza, la realizzazione di iniziative formative, anche con il coinvolgimento di Federmanager Academy, lo studio di metodologie e soluzioni tecnologiche innovative per la prevenzione di infortuni e malattie professionali, lo sviluppo di buone pratiche e modelli gestionali volti a migliorare gli standard di salute e sicurezza, e iniziative mirate al reinserimento e all’integrazione lavorativa delle persone con disabilità da lavoro. I compiti di indirizzo, programmazione e monitoraggio delle attività saranno affidati a un Comitato di coordinamento paritetico, che assicurerà la loro coerenza rispetto agli obiettivi condivisi. Le singole iniziative saranno regolate attraverso specifici accordi attuativi, definiti in funzione delle finalità e delle condizioni di fattibilità di ciascun intervento. 
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Marvel Tokon, combattono anche Hulk e Black Panther

(Adnkronos) - Sony Interactive Entertainment e lo studio Arc System Works hanno svelato nuovi dettagli su MARVEL Tokon: Fighting Souls, il picchiaduro tag-team quattro-contro-quattro atteso per la prossima estate. L'aggiornamento del roster vede l'ingresso di Hulk e Black Panther, che si uniscono ai già noti Captain America e Iron Man per formare la squadra denominata Fighting Avengers. In questa nuova iterazione dell'universo Marvel, i giocatori potranno scontrarsi nello scenario inedito di Wakanda, nazione africana all'avanguardia tecnologica guidata dalla giovane Shuri, che ha recentemente ereditato il titolo della Pantera Nera per difendere il proprio popolo e affrontare la modalità Episode del titolo. Le versioni dei personaggi proposte dallo sviluppatore giapponese presentano peculiarità narrative e meccaniche di gioco distintive. Hulk viene introdotto come un esule nella Terra Selvaggia, allontanato dai propri compagni a causa della sua instabilità e ora equipaggiato con armature rudimentali ricavate da ossa di dinosauro. In termini di gameplay, il colosso di gamma sfrutta una barra della rabbia che, una volta saturata, ne potenzia drasticamente forza e velocità per sferrare colpi critici. Shuri, al contrario, bilancia il suo ruolo di scienziata con quello di sovrana guerriera, utilizzando in battaglia la Lancia di Bashenga. Il suo stile di combattimento punta sulla mobilità multidirezionale garantita dalla tecnica Benedizione di Bast, che permette di concatenare combo rapide e mixup imprevedibili. La trama di MARVEL Tokon ruota attorno alla figura di Champion, un Antico dell'Universo ossessionato dal combattimento corpo a corpo che viaggia tra le galassie minacciando la distruzione dei pianeti che non offrono degni avversari. La Terra è diventata il suo prossimo obiettivo, portando all'istituzione del torneo Sfida del Campione dove i quartetti di eroi dovranno guadagnarsi il diritto di affrontare il conquistatore cosmico. Il titolo, che ha già ricevuto feedback positivi durante l'ultima edizione dell'EVO Japan, sarà nuovamente testato dal pubblico durante il Combo Breaker 2026 e l'Hong Kong Comic Con con una build che includerà tredici personaggi giocabili. Il lancio ufficiale di MARVEL Tokon: Fighting Souls è fissato per il prossimo 6 agosto su PlayStation 5 e PC. 
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La nuova smart factory di TCL integra produzione e AI

(Adnkronos) - TCL, colosso cinese dell'elettronica di consumo ha appena inaugurato a Guangzhou, in Cina, un complesso industriale di oltre 123 ettari che stravolge gli standard di efficienza attraverso un investimento superiore ai 20 milioni di dollari. La struttura si avvale di tre stabilimenti "lights-out" operanti senza sosta, dove un centro di supercalcolo coordina una rete ad alta densità di robot industriali e oltre 2.000 agenti AI. Sotto il profilo tecnico la linea di produzione degli scambiatori di calore ad alta precisione utilizza algoritmi avanzati per incrementare l'efficienza operativa del 41,7%, permettendo il completamento di un condizionatore finito ogni sette secondi per una capacità annua complessiva di 8 milioni di unità.  Questo sviluppo tecnologico si inserisce in un quadro di espansione globale di TCL che ha visto il raggiungimento della 100 milionesima unità prodotta dal 2021, consolidando una rete di 40 stabilimenti che servono oltre 160 Paesi, con una crescita specifica del canale distributivo nel Centro e Nord Italia.  Parallelamente alla velocità produttiva il sito adotta un modello a basse emissioni di carbonio grazie a 50.000 metri quadrati di pannelli solari e un sistema di gestione energetica intelligente che punta a ridurre i rifiuti quasi a zero.  “Raggiungere i 100 milioni di unità prodotte è un traguardo storico che riflette la fiducia dei clienti in tutto il mondo”, ha affermato Du Juan, CEO di TCL Industries Holdings Co., Ltd. “Grazie all'intelligenza artificiale e alle tecnologie smart, proseguiamo nel percorso che ci vede impegnati nel migliorare la qualità della vita dei consumatori, contribuendo al contempo a un futuro più sostenibile attraverso soluzioni a risparmio energetico e un design eco-compatibile.” 
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