3Bee e l'Oasi della Biodiversità di Pavia

(Adnkronos) - Il declino della biodiversità globale, evidenziato dal Living Planet Report con una riduzione media del 73% delle popolazioni di vertebrati tra il 1970 e il 2020, impone un cambio di paradigma nei modelli di conservazione. In Italia, dove le specie aliene sono cresciute del 96% negli ultimi trent'anni mettendo a rischio la fauna autoctona, l'adozione di tecnologie di Nature Intelligence emerge come una leva strategica per il ripristino ambientale.  
L'Oasi della Biodiversità di Pavia, realizzata da 3Bee con il supporto di Fondazione LGH, rappresenta un modello operativo basato sulla misurazione continua e oggettiva della qualità ecologica. Attraverso la messa a dimora di 4.063 piante di 17 specie autoctone nettarifere, l'area è stata trasformata in un habitat capace di sostenere api selvatiche, farfalle e altri impollinatori, monitorati in tempo reale dalla piattaforma ambientale di XNatura.   
La componente tecnologica dell'oasi si avvale di 10 sensori Spectrum per gli impollinatori, 10 sensori Birdy per l'avifauna e 14 fototrappole che hanno già documentato la presenza di lupi, tassi e oltre 130 specie di uccelli. L'efficacia dell'intervento è confermata dall'indice MSA (Mean Species Abundance), che in alcune aree monitorate è passato da un valore di 39,7 a 64,6.  
Niccolò Calandri, Ceo di 3Bee & XNatura, sottolinea l'importanza dei dati nel processo di tutela: "Per proteggere e ripristinare la natura servono dati. Fino a ieri raccoglierli era così costoso che la maggior parte delle risorse finiva in strategie, piani e monitoraggi, e poco restava per gli interventi reali sul territorio. Oggi la tecnologia ribalta questa equazione". Il progetto sarà presentato ufficialmente il 21 maggio 2026 al Nature & Biodiversity Business Summit di Milano, mentre a partire dal 22 maggio verranno aperte le iscrizioni per la giornata di visita pubblica prevista per settembre.  
Martina Monaco, Responsabile Innovazione e Progetti Scientifici di Fondazione LGH, dichiara in merito: "La tecnologia gioca un ruolo fondamentale per studiare un territorio, comprenderne l’evoluzione e orientare strategie efficaci di gestione dell'ecosistema", integrando la rigenerazione ambientale con strumenti avanzati di monitoraggio verificabile. 
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


GTA 6, il lancio su PC avverrà in un secondo momento

(Adnkronos) - Il conto alla rovescia verso Grand Theft Auto VI continua a dominare il panorama videoludico globale. Dopo il rinvio ufficiale annunciato da Rockstar Games, il nuovo capitolo della serie arriverà il 19 novembre 2026 su PlayStation 5 e Xbox Series X|S, mentre la versione PC resta esclusa dal lancio iniziale. In una recente intervista riportata da Bloomberg e rilanciata da diverse testate internazionali, il CEO di Take-Two Interactive, Strauss Zelnick, ha spiegato che la scelta di posticipare l’uscita su PC non dipende da accordi commerciali con Sony (anche se alcuni rumours sembrerebbero confermare lo sviluppo di alcune trattative) o altri partner, ma da una strategia produttiva interna legata alla filosofia storica di Rockstar Games. Secondo Zelnick, il team preferisce concentrarsi inizialmente sulle piattaforme console, considerate il pubblico “core” della serie, così da garantire il massimo livello qualitativo prima di affrontare la frammentazione hardware del mercato desktop. Dal punto di vista tecnico, sviluppare prima su ecosistemi chiusi come PlayStation 5 e Xbox Series X|S permette agli sviluppatori di ottimizzare in maniera estrema CPU, GPU e gestione della memoria, lavorando su configurazioni standardizzate. Il mondo PC rappresenta invece un territorio molto più complesso: migliaia di combinazioni hardware, driver differenti e variabili software aumentano enormemente il rischio di instabilità e problemi al day one. È una strategia che Rockstar ha già adottato in passato con Grand Theft Auto V e Red Dead Redemption 2, entrambi arrivati su computer molti mesi dopo il debutto console.  Ecco il secondo trailer rilasciato da Rockstar, in attesa di un terzo  
Zelnick ha inoltre sottolineato che il peso delle aspettative attorno a GTA VI è “terrificante”, definendolo uno dei lanci più delicati nella storia dell’industria dell’intrattenimento. Alcune stime internazionali parlano di un budget produttivo superiore al miliardo di dollari, cifra che renderebbe il progetto uno dei videogiochi più costosi mai realizzati. Nonostante il mercato PC possa rappresentare oggi fino al 50% del fatturato di alcuni grandi titoli multipiattaforma, Take-Two ritiene ancora fondamentale consolidare prima la versione console. Dietro questa scelta esiste anche una logica commerciale ormai consolidata nell’ecosistema Rockstar: distribuire il gioco in fasi differenti consente di creare più ondate di vendite, spingendo parte dell’utenza ad acquistare il titolo due volte, prima su console e successivamente su PC, quando arriverà una versione ulteriormente rifinita e tecnicamente potenziata. Al momento Rockstar non ha ancora comunicato una data ufficiale per la release PC, ma le dichiarazioni di Zelnick e lo storico della compagnia rendono plausibile un’uscita nel corso del 2027. 
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Circular Economy Act, il dossier entra nella fase politica

(Adnkronos) - Il Circular Economy Act è entrato nel confronto politico della Commissione europea. Il Collegio dei commissari ha tenuto un dibattito orientativo sul futuro atto europeo per l’economia circolare: non ancora una proposta legislativa, ma un passaggio interno per mettere a fuoco la direzione del dossier. Il provvedimento, atteso nel corso dell’anno, dovrebbe servire a rafforzare il mercato europeo dei materiali circolari: rifiuti recuperati, scarti industriali, materie prime seconde, componenti riutilizzabili. In altre parole, tutto ciò che può tornare dentro l’economia invece di finire fuori dal ciclo produttivo. Per ora non c’è un testo pubblico. Il passaggio in Commissione è stato un “orientation debate”, cioè una discussione interna prima della proposta vera e propria. Ma il dossier si sta già costruendo anche fuori dai palazzi Ue: il vicepresidente esecutivo per Prosperità e strategia industriale, Stéphane Séjourné, e la commissaria all’Ambiente, resilienza idrica ed economia circolare competitiva, Jessika Roswall, hanno guidato un confronto con gli stakeholder, mentre un workshop finale coinvolge oltre 1.000 partecipanti sulle possibili opzioni da inserire nella legge. È un dettaglio importante, perché mostra quanto la partita dell’economia circolare sia ormai industriale oltre che ambientale. L’obiettivo dichiarato è ridurre la dipendenza dell’Europa dalle materie prime critiche importate, rendere più semplici le regole sulle materie prime seconde e facilitare l’accesso ai materiali riciclati nel mercato unico. Dietro formule tecniche come “circular feedstocks” c’è una questione molto concreta: fare in modo che ciò che oggi viene trattato come scarto possa diventare una risorsa industriale, disponibile, riconosciuta e conveniente da usare. 
Sommario
  Il cuore del Circular Economy Act è il mercato delle materie prime seconde. L’Europa ricicla, recupera, tratta rifiuti, produce materiali che possono rientrare nei processi industriali. Ma spesso il passaggio decisivo si inceppa: il materiale riciclato esiste, ma non sempre trova una domanda stabile; può essere più costoso del vergine, più complicato da certificare, più difficile da spostare da un Paese all’altro o meno prevedibile per chi deve usarlo in produzione. È qui che il provvedimento europeo prova a intervenire. La sfida non è solo aumentare le percentuali di riciclo, ma rendere normale l’uso di materiali recuperati. Per un’impresa, scegliere una materia prima seconda dovrebbe diventare semplice quanto acquistare una materia prima vergine: regole chiare, qualità verificabile, disponibilità costante, costi sostenibili. Il tema attraversa molte filiere. Plastica, metalli, carta, vetro, tessili, edilizia, batterie, apparecchiature elettriche ed elettroniche: in ciascun settore il riciclo funziona solo se il materiale recuperato può essere usato davvero. Non basta raccogliere di più, né basta migliorare gli impianti. Serve un mercato capace di assorbire quei materiali e trasformarli in nuovi prodotti. Non a caso, nel confronto preparatorio sono emersi tre nodi ricorrenti: sbloccare il mercato unico per l’economia circolare, recuperare materie prime critiche dai rifiuti e costruire un mercato più forte per le materie prime seconde. A spingere per un quadro europeo più forte non sono solo le associazioni ambientaliste. Un gruppo di imprese, in coordinamento con la Ellen MacArthur Foundation, ha inviato alla Commissione una lettera congiunta per chiedere un Circular Economy Act ambizioso e in grado di creare un vero mercato unico per le soluzioni circolari. Tra i firmatari ci sono aziende come Lego Group, Sap e Tomra. Le imprese segnalano ostacoli ancora molto concreti: regole frammentate, incentivi economici più favorevoli ai modelli lineari e differenze tra Paesi che rendono difficile far crescere le soluzioni circolari su scala europea. La Fondazione collega il dossier anche a un obiettivo numerico: raddoppiare il tasso di circolarità dell’Europa, dall’attuale 12% al 24% entro il 2030. Tradotto: usare molte più risorse recuperate e molte meno risorse nuove. È un salto che non si fa solo con buone intenzioni o campagne di sensibilizzazione. Servono regole, domanda, investimenti e convenienza. Uno dei passaggi più delicati riguarda il confine tra rifiuto e risorsa. Finché un materiale resta classificato come rifiuto, muoverlo, venderlo o usarlo può essere complesso. Per farlo rientrare nei processi produttivi servono criteri chiari: quando smette di essere rifiuto, quali standard deve rispettare, come se ne certifica la qualità, quali controlli servono. Troppa burocrazia rallenta il mercato; troppe scorciatoie rischiano di indebolire le garanzie ambientali. Il punto di equilibrio sarà uno dei nodi del futuro atto europeo. Il Circular Economy Act si inserisce anche nel Clean Industrial Deal, il piano con cui l’Ue prova a tenere insieme transizione verde e competitività. Il riciclo, in questa logica, non è più soltanto il capitolo finale della gestione dei rifiuti. Diventa una parte della politica industriale: meno dipendenza dall’estero, più valore trattenuto dentro l’economia europea, più capacità di usare materiali già disponibili invece di importarli da mercati instabili.  Il legame con le materie prime critiche è uno dei motivi per cui il Circular Economy Act pesa più di una normale riforma ambientale. Batterie, tecnologie pulite, reti elettriche, semiconduttori, dispositivi elettronici e componenti industriali richiedono materiali essenziali, spesso importati da pochi Paesi. Recuperarne almeno una parte da prodotti a fine vita, scarti industriali e rifiuti elettronici significa ridurre una vulnerabilità e trattenere più valore dentro l’economia europea. La cosiddetta “miniera urbana” è fatta di telefoni, computer, batterie, veicoli, elettrodomestici, impianti e apparecchiature che arrivano a fine ciclo. Dentro questi flussi ci sono materiali preziosi, ma recuperarli non è automatico. Bisogna intercettare i prodotti, trattarli correttamente, separare le componenti utili, renderle adatte a nuovi processi produttivi e trovare imprese pronte a usarle. È qui che il riciclo smette di essere solo una questione di raccolta e diventa una filiera industriale vera e propria. Il dossier riguarda da vicino anche l’Italia, che ha una lunga esperienza nel recupero di diverse frazioni di rifiuto e un tessuto produttivo fatto di molte imprese abituate a lavorare con materiali riciclati, sottoprodotti o scarti di produzione. Per queste aziende, un mercato europeo più omogeneo può aprire più sbocchi e ridurre l’incertezza. Ma la transizione circolare richiede anche investimenti in impianti, tecnologie, tracciabilità, qualità dei materiali e collaborazione più stretta tra chi produce, chi recupera e chi utilizza le materie prime seconde. Il punto non è soltanto semplificare le regole. Serve anche rendere più stabile la domanda di materiali riciclati. Senza imprese pronte a usare materie prime seconde nei propri processi produttivi, il riciclo resta una filiera incompleta: raccoglie, tratta, recupera, ma fatica a chiudere il cerchio. Per questo il futuro atto europeo potrà incidere non solo sul lato dell’offerta, ma anche sugli strumenti che orientano il mercato: standard comuni, criteri di qualità, appalti pubblici, incentivi e possibili obiettivi di utilizzo dei materiali riciclati. La semplificazione resta comunque uno dei passaggi chiave. Un materiale circolare non dovrebbe cambiare destino a seconda del Paese in cui si trova. Se in uno Stato membro può essere usato come risorsa e in un altro incontra ostacoli amministrativi, il mercato unico resta incompleto. Per le imprese significa più costi, più incertezza e meno possibilità di crescere. Per il sistema europeo significa perdere una parte del valore che potrebbe essere recuperato da rifiuti, scarti e prodotti a fine vita. Dopo il primo confronto politico in Commissione, il percorso resta aperto. Il prossimo passaggio sarà capire quali misure finiranno nella proposta: standard comuni per le materie prime seconde, strumenti per stimolare la domanda di materiali riciclati, regole più semplici per il recupero, criteri per distinguere con maggiore chiarezza quando un materiale smette di essere rifiuto e torna a essere risorsa. La partita si giocherà nella pratica. L’economia circolare funziona quando il materiale recuperato non resta un’alternativa complicata, ma diventa una scelta normale per l’industria. Se comprare riciclato significa affrontare incertezza, costi più alti e regole diverse da Paese a Paese, il mercato resta piccolo. Se invece qualità, disponibilità e norme diventano prevedibili, il riciclo può smettere di essere solo un obiettivo ambientale e diventare una componente stabile della produzione europea. 
---sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Bufala Fest: decennale con rebranding e anteprima a Padova a giugno

(Adnkronos) - In occasione del prestigioso traguardo della sua decima edizione, Bufala Fest annuncia un’importante evoluzione strategica e d’immagine. L’evento si presenta al pubblico con una nuova veste grafica e un posizionamento rinnovato, segnato dall'adozione del payoff 'Tutte le forme del gusto'. “Il rebranding pensato per celebrare il nostro decimo anniversario – afferma Antonio Rea, Ideatore e direttore organizzativo di Bufala Fest - sostituisce lo storico 'non solo mozzarella' per abbracciare una visione più ampia e contemporanea, grazie al nuovo payoff “tutte le forme del gusto”. La nuova visual identity, caratterizzata da forme giocose e una palette colori vivace, mira a trasmettere un’energia positiva e a valorizzare la gioia autentica dello stare insieme. L’obiettivo è trasformare ogni momento della manifestazione in un’esperienza sensoriale capace di coniugare benessere e divertimento”. Per celebrare il decennale, l’organizzazione, come prologo alla tradizionale kermesse partenopea di settembre, ha scelto di varcare i confini regionali della Campania: dal 25 al 28 giugno 2026, la città di Padova ospiterà l’anteprima della 10ª edizione nella suggestiva cornice di Prato della Valle. L’evento, frutto della collaborazione tra l’Associazione Culturale “Giardino delle Idee”, Zed! Entertainment’s World e Creaeventi sarà un vero e proprio "ponte enogastronomico" volto a favorire l’integrazione tra le eccellenze della filiera bufalina campana e il ricco patrimonio culinario del territorio veneto.   "Siamo entusiasti di collaborare con l’Associazione Giardino delle Idee e con Creaeventi – afferma Daniele Cristofoli, Amministratore di Zed! Entertainment’s World - per portare a Padova l'anteprima della decima edizione di Bufala Fest. Scegliere Prato della Valle come palcoscenico per questo evento non è un semplice dettaglio logistico, ma una vera e propria dichiarazione d'intenti: vogliamo trasformare una delle piazze più iconiche d'Europa in un ponte gastronomico, economico e culturale che permetta alla filiera bufalina di integrarsi con lo straordinario patrimonio enogastronomico del territorio veneto. Saranno quattro giornate tutte da vivere, pensate per offrire al pubblico un’esperienza di intrattenimento e di gusto unica, affascinante e profondamente coinvolgente". Il tema guida di Bufala Fest 2026 è la 'Visione che unisce': non un semplice slogan, ma la competenza strategica più preziosa per ogni azienda e operatore della filiera bufalina e dell'intero comparto agroalimentare del nostro Paese. Bufala Fest celebra il traguardo delle dieci edizioni e lo fa non solo guardando alla strada percorsa, ma puntando lo sguardo verso l'orizzonte, perché in un decennio che ha visto la filiera bufalina crescere, evolversi e affermarsi, oggi più che mai l’intera filiera agroalimentare italiana è chiamata a una nuove e fondamentali sfide. Il Concept di Bufala Fest Padova L'anteprima di Padova si svilupperà attraverso tre aree tematiche, pensate per offrire un'esperienza completa e trasversale. Il 'Villaggio del Gusto': Bufala Fest non è semplicemente una vetrina enogastronomica, ma un ecosistema virtuoso che mette in connessione produttori, chef, istituzioni e consumatori. È un modello di promozione territoriale integrata, un motore per il turismo e un asset strategico che genera valore per la collettività, ponendo sempre al centro i principi di qualità, sostenibilità e innovazione. Un vero e proprio 'Villaggio del Gusto', pensato per vivere e assaporare concretamente “tutte le forme del gusto” che caratterizzano il "matrimonio di eccellenze" tra le due regioni: la Campania e il Veneto. In quest’area saranno allestiti stand presso i quali sarà possibile degustare le pietanze preparate dagli “artisti del gusto”, che proporranno piatti e ricette che contemplano almeno un prodotto della filiera bufalina, con l’obiettivo di favorire l’integrazione con le filiere agroalimentari e ittiche del territorio veneto.   L’ingresso al Villaggio del Gusto è libero, gratuito e accessibile a tutti. Sono previsti ticket a pagamento, acquistabili online sul sito www.bufalafest.com o alle casse presenti nel villaggio, solo ed esclusivamente per quei visitatori che desiderano intraprendere percorsi di degustazione in base a specifici menù. Il 'Taste Space': si tratta di un’area pensata per incarnare il tema della decima edizione con una Visione precisa: configurarsi come un vero e proprio laboratorio di sperimentazione e di tendenza. Non si tratta solo di mostrare ricette, ma di proiettare nel futuro l'intera filiera, definendo nuovi standard e ispirando il settore. Un luogo dove la tradizione consolidata incontra l'avanguardia gastronomica, con l'intento di esplorare possibilità inedite. Il Giardino delle Idee. Grazie al supporto dell’associazione culturale 'Giardino delle Idee', Bufala Fest sa essere anche 'Conoscenza', prevedendo, all’interno del villaggio, un'area dedicata ad incontri e talk tematici in presenza di operatori del mondo food, imprenditori, giornalisti, rappresentanti delle istituzioni e del mondo accademico. Tre appuntamenti – il 25, 26 e 27 giugno 2026 - pensati e organizzati per contribuire alla sensibilizzazione sulle potenzialità della filiera bufalina come volano di crescita per l’intera filiera agroalimentare italiana. “Con grande entusiasmo e profondo orgoglio – afferma Daniela Di Prisco, presidente dell’Associazione Culturale Giardino delle Idee –annunciamo la partnership con Zed! Entertainment’s World e Creaeventi per l’organizzazione dell’anteprima di Padova, nella suggestiva location di Prato della Valle. Dal 25 al 28 giugno, grazie ad un qualificato cartellone di iniziative, esploreremo come la conoscenza e la visione siano fondamentali per la valorizzazione dell’intero comparto bufalino e della sua integrazione con la filiera agroalimentare e ittica”. 
---lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Hantavirus, coppia fa birdwatching in discarica e porta il virus in crociera: ecco come è arrivato a bordo

(Adnkronos) - Per ora è solo un'ipotesi, rimbalzata dall'Argentina, ma il focolaio di Hantavirus scoppiato sulla nave da crociera Hondius potrebbe essere nato dopo l'escursione di due passeggeri a Ushuaia, famosa località della Terra del Fuoco, per fare birdwatching in una discarica. In questo luogo sarebbe avvenuto il contatto con i topi e, quindi, con il virus rivelatosi letale poi all'interno della nave da crociera. Lo ha riportato il Washington Post citando esperti e funzionari argentini.  L'emergenza sanitaria a bordo della nave MV Hondius si è verificata in un momento in cui l'Argentina ha assistito a un'impennata di casi di hantavirus che molti ricercatori locali hanno attribuito ai recenti effetti accelerati del cambiamento climatico. L'Argentina, da dove è partita la nave da crociera per l'Antartide, è costantemente classificata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come il Paese con la più alta incidenza di questa rara malattia, trasmessa dai roditori in America Latina. 
---internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Sanità, Petrangolini (Altems): "Partecipazione dei pazienti sia attuata"

(Adnkronos) - "La Legge di Bilancio dello scorso anno ha introdotto la partecipazione come un elemento quasi obbligatorio per il Servizio sanitario. Esiste, inoltre, un atto di indirizzo precedente che chiarisce il significato di ‘partecipazione’: consultare, inserire nell'agenda sanitaria le questioni centrali per i cittadini e co-progettare le soluzioni. Il nodo critico resta l’attuazione”. Così Teresa Petrangolini, direttore Patient Advocacy Lab dell’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari (Altems), intervenendo oggi a Roma all’evento ‘Innovazione e sostenibilità del sistema sanitario nazionale: il valore della partecipazione’, organizzato al Senato su iniziativa del senatore Guido Quintino Liris, in collaborazione con Altems. Nel corso dell’incontro è stato presentato il Consensus Paper ‘Verso un Sistema sanitario partecipato: consenso per una governance appropriata e sostenibile', frutto del lavoro congiunto di Altems e Ucb.  Sulla difficoltà di mettere in pratica un modello di sanità costruito ‘con i cittadini’, Petrangolini afferma: “Abbiamo già un sistema normativo strutturato. Dobbiamo comprendere che non sono necessarie ulteriori norme: serve invece che ogni soggetto istituzionale - dal ministero alle Regioni, da Aifa (Agenzia del farmaco) ad Agenas (Agenzia nazionale per i Servizi sanitari regionali) - integri la presenza del cittadino nell'organizzazione stessa del sistema. Non si tratta di essere ovunque - specifica - ma di essere presenti laddove sia possibile esprimere un punto di vista efficace sulla qualità delle cure e, soprattutto, sull'accesso ai servizi”.  “Spesso manca un reale coinvolgimento nel momento in cui si devono progettare nuovi servizi, o definire la gestione delle malattie croniche - continua Petrangolini - Oggi disponiamo di un vasto mondo di associazioni di pazienti e cittadini impegnati in ambito sanitario, pronti a essere parte integrante di un percorso di sostenibilità per il Servizio sanitario nazionale. Questo sistema - aggiunge - necessita di un accesso garantito all'innovazione e della costruzione di modelli di valutazione che tengano conto del punto di vista dei cittadini sul funzionamento dei servizi. Il coinvolgimento delle associazioni, poi, non deve avvenire all'ultimo momento o come una pura concessione formale: ciò che conta è costruire una sanità che stia realmente dalla parte delle persone”, conclude. 
---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Turismo, in Francia a Tolosa si festeggiano 30 anni dal riconoscimento Unesco del Canal du Midi

(Adnkronos) - Celebra quest’anno il 30° anniversario della sua iscrizione nella lista del Patrimonio Mondiale Unesco il Canal du Midi, tra le più grandi opere di ingegneria del XVII secolo in Francia ed elemento identitario della città di Tolosa capitale dell’Occitania. Destinazioni più interessanti per uno Spring break o per un weekend di inizio estate, la 'Ville rose', così chiamata per le calde tonalità dei suoi edifici in mattoni, invita a essere scoperta con lentezza, tra patrimonio storico, tradizioni gastronomiche e un’atmosfera vivace che si estende dalle piazze al lungofiume. Il canale storico collega Tolosa al Mediterraneo attraversando paesaggi scanditi da platani secolari e scorci suggestivi, ed è ancora oggi uno dei simboli più riconoscibili del territorio. Il Canal du Midi è parte integrante della vita quotidiana tolosana: un luogo di passeggio, itinerario ideale per la mobilità dolce e spazio dedicato al tempo libero, oltre a essere una testimonianza viva di un patrimonio ingegneristico e paesaggistico unico. Il progetto del Canal du Midi prese forma nel 1666, durante il regno di Luigi XIV, che affidò a Pierre-Paul Riquet la realizzazione di quello che allora venne chiamato 'Canal Royal du Languedoc'. Grazie a un innovativo sistema di alimentazione idrica proveniente dal massiccio della Montagna Nera e a una complessa rete di chiuse per compensare i dislivelli, il canale rese navigabile un collegamento strategico di circa 240 km tra l’Atlantico e il Mediterraneo. Aperto alla navigazione nel 1682, divenne per secoli una via commerciale essenziale per il trasporto merci. Attorno al canale si sviluppò nel tempo un articolato sistema di infrastrutture - porti, magazzini e bacini - che contribuì a modellare l’assetto urbano di Tolosa, ancora oggi individuabile in aree come il Port de l’Embouchure e il quartiere Saint-Étienne. Con l’arrivo della ferrovia nell’Ottocento, il suo ruolo commerciale diminuì, ma il suo fascino rimase intatto. Oggi è un luogo da vivere lentamente, tra passeggiate lungo le rive, navigazione e paesaggi senza tempo. Cuore pulsante del Canal du Midi, Tolosa custodisce alcuni dei luoghi più emblematici legati a questa straordinaria opera ingegneristica. Tra questi spicca il Port de l’Embouchure, punto d’incontro tra i tre canali tolosani (Midi, Brienne e Garonna) e porta d’accesso all’antica rete fluviale, dominato dai celebri Ponts-Jumeaux ('Ponti Gemelli'), iconico complesso architettonico impreziosito da un monumentale bassorilievo allegorico che celebra l’unione tra la Garonna e il Mediterraneo. Poco distante si trova il Bassin des Filtres, progettato nel XIX secolo per filtrare le acque del fiume e oggi diventato un suggestivo spazio verde urbano; proprio da questa area, prende avvio anche il Canal de Brienne, realizzato nel ‘700 per collegare il fiume Garonna al Canal du Midi e rappresenta un esempio dell’ingegno idraulico dell’epoca illuminista.   Sul fronte portuale, il Port Saint-Sauveur testimonia l’epoca d’oro dei traffici fluviali, oggi riconvertito in vivace porto turistico, mentre le Cales de Radoub, storiche strutture dove le barche venivano e ancor oggi vengono messe a secco per la manutenzione, raccontano l'evoluzione della cantieristica navale. A preservare la memoria di questo articolato sistema di costruzioni, l’Archivio del Canal du Midi conserva documenti e progetti che ripercorrono oltre tre secoli di storia tecnica e amministrativa. Scoprire il Canal du Midi significa scegliere il proprio ritmo, tra natura, storia e mobilità sostenibile. A piedi, è possibile percorrere le alzaie ombreggiate da platani secolari oppure partecipare a esperienze originali come l’'Archi footing': un percorso guidato tra architettura e paesaggio sulle tracce dell’ingegnere Pierre-Paul Riquet, in programma dal 6 giugno, che unisce passeggiata e corsa leggera in poco più di un’ora. Per gli amanti della bicicletta, Tolosa offre oltre 800 km di piste ciclabili e numerosi percorsi lungo il canale, tra chiuse, villaggi e campagne. Numerosi poi sono i servizi di noleggio e bike sharing (come VélôToulouse, La Maison du Vélo o Le VélOtrement), che rendono l’esperienza accessibile e sostenibile, perfetta anche per escursioni di un giorno. Per una prospettiva diversa, il canale si svela anche dall’acqua grazie alle crociere fluviali. Les Bateaux Toulousains offre infatti brevi escursioni disponibili fino a luglio: dalla suggestiva '3 Chiuse', nel cuore della città, alla 'Riquet', che si inoltra verso i verdi paesaggi in direzione sud. Per chi volesse invece percorrere la Garonna, le opzioni sono tre: la crociera sul fiume e sul canale di Brienne con passaggio della chiusa di Saint-Pierre; quella che segue il fiume con vista sui principali monumenti della città; e una versione notturna. A queste, da inizio giugno, si affiancheranno anche le proposte di Les Yacht de Toulouse: con escursioni sia sulla Garonna sia sul Canal du Midi. Infine, per una pausa golosa, niente di meglio che fermarsi da Frankielanuit!, il bar-ristorante galleggiante sul canale di Brienne, dove gustare cucina locale in un’atmosfera rilassata. Quest’anno, proprio per celebrare il trentesimo anniversario del riconoscimento come Patrimonio Unesco, il Canal du Midi propone inoltre un ricco programma di eventi e iniziative per riscoprire la sua storia e la sua bellezza sempre attuale: www.canal-du-midi.com.  
---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Hantavirus, Bassetti: "Problema si allarga oltre la nave da crociera, purtroppo ne sentiremo parlare"

(Adnkronos) - L’infettivologo Matteo Bassetti torna sul focolaio di Hantavirus, scoppiato sulla nave da crociera MV Hondius. Su X il direttore della clinica di Malattie infettive del San Martino di Genova conferma che a provocare i casi, saliti oggi a 8, e i 3 decessi è il ceppo Andes, l’unica variante nota di Hantavirus capace di passare da persona a persona. Una caratteristica che, secondo Bassetti, rende il quadro più complesso rispetto ad altri focolai.  Il problema non riguarda più solo la nave. Alcuni passeggeri risultati contagiosi hanno, infatti, utilizzato aerei e altri mezzi di trasporto, dopo lo sbarco, aumentando il rischio di diffusione fuori dalla crociera. “Credo che di questo virus sentiremo parlare ancora, anche al di fuori della Hondius”, scrive Bassetti.  Il ceppo Andes si trasmette solo con contatti molto stretti, ma l’allerta resta alta. Oms e autorità sanitarie stanno tracciando i contatti dei passeggeri, mentre la nave si dirige verso le Isole Canarie per la gestione dell’emergenza.  Oggi, mercoledì 6 maggio, un nuovo caso di Hantavirus è stato trovato a Zurigo. Si tratta di un passeggero della nave da crociera, dove si è sviluppato il focolaio. L'uomo si è recato spontaneamente in ospedale, dopo aver ricevuto l'allerta sanitaria, legata alla nave ed è ora ricoverato in isolamento. Presenta sintomi respiratori lievi e la moglie, al momento asintomatica, ha scelto l’autoisolamento precauzionale. L'Oms ha confermato il caso e sta coordinando il monitoraggio con i Paesi coinvolti, mentre i laboratori di Ginevra hanno identificato il ceppo Andes. Si tratta di una variante rara di Hantavirus, l’unica che può trasmettersi da persona a persona, ma solo con contatti molto ravvicinati. Il bilancio sale a 8 casi collegati al focolaio con tre confermati dai test. Il passeggero svizzero era passato anche da Sant'Elena. Intanto la Spagna ha dato il via libera all’attracco della MV Hondius alle Isole Canarie, invocando diritto internazionale e spirito umanitario. Il protocollo sanitario è in definizione insieme a Oms ed Ecdc e verrà comunicato nei prossimi aggiornamenti ufficiali. Le tre persone sintomatiche presenti a bordo sono già state evacuate via Capo Verde, dove la nave era ferma dopo l’emergenza. Secondo Madrid la nave raggiungerà le Canarie entro 3-4 giorni per garantire assistenza a passeggeri ed equipaggio. 
---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Caffè, Scocchia (illycaffè): "Costo materia prima triplicato, è tempesta perfetta"

(Adnkronos) - "Il 2025 e questo inizio di 2026 sono stati caratterizzati da uno straordinario incremento del prezzo della materia prima. In media, nel 2025 il costo del caffè verde è stato di 368 centesimi per libbra, che è quindi il triplo della media storica dal 1972 a oggi. E anche se vogliamo paragonarlo a dati più recenti, questi 368 centesimi per libbra sono oltre il 50% in più rispetto all'anno precedente, quindi al 2024. E questa dinamica inflattiva comporta un aggravio di costi molto importante per le aziende. Tutte le aziende, Illycaffè non fa eccezione". E' l'allarme che lancia, in un'intervista ad Adnkronos/Labitalia, Cristina Scocchia, ad di illycaffè, sugli effetti delle tensioni internazionali per il mercato del caffè.  "Noi stiamo cercando di mitigare parzialmente questo aumento del costo del caffè verde -ha proseguito Scocchia- con una efficace strategia di pricing da una parte e con azioni mirate di efficientamento dei costi dall'altra. Però è chiaro che il settore sta vivendo oggi una 'tempesta perfetta' a causa del costo della materia prima ai massimi storici, a cui si affianca la crisi sullo Stretto di Hormuz che fa salire i costi logistici. Il caffè non passa direttamente per lo Stretto di Hormuz, però ci passa l'urea, che è fondamentale per i fertilizzanti che vengono usati nelle piantagioni", ha sottolineato.  Ma non solo. "Abbiamo i container che costano tra i 300 e i 400 dollari in più rispetto solo a due mesi fa, perché l'intero sistema di supply a livello mondiale è sotto pressione.Quindi le aziende vedono il costo dell’energia che aumenta, e già non partivamo da una base favorevole rispetto ad altre aziende, ad esempio americane. In più salgono i costi dei container, sale il costo del trasporto su gomma, si allungano i tempi di consegna dei container, quindi diventa anche più difficile programmare la produzione in maniera efficace ed efficiente. Ma in questa tempesta perfetta noi siamo intenzionati a dare il meglio di noi stessi e a continuare a crescere come abbiamo fatto l'anno scorso", ha aggiunto Scocchia oggi a Venezia per la Biennale Arte 2026.  
La presenza alla Biennale Arte 2026
 "Noi siamo il main sponsor della Biennale Arte dal 2003, quindi la nostra -ha ricordato- è una partnership di lunga data che ci lega a questa importante manifestazione. E quello che vogliamo fare quest'anno è continuare a raccontare il bello e il buono del caffè, e lo vogliamo fare attraverso l'arte contemporanea, perché riteniamo che sia un linguaggio universale, forse uno dei più universali che esista. Per noi l'arte è uno strumento di dialogo, capace di superare anche i confini culturali e linguistici. E la Biennale è il cuore pulsante di questa arte contemporanea, è l’ambito che abbiamo scelto per esprimere la nostra identità e per riaffermare quei valori di eccellenza, etica e sostenibilità, che da sempre sostengono, spingono, guidano il nostro percorso come azienda".  "E anche quest'anno -continua Scocchia- presentiamo la Illy Art Collection che ripercorre e interpreta il tema della manifestazione: In Minor Keys, che celebra la capacità dell'arte di entrare nella vita quotidiana regalando emozioni nuove. Lo vogliamo fare con questa 'Illy Art Collection', in cui quattro artisti hanno esplorato il dialogo sottile che esiste tra arte da una parte e quotidianità dall'altra. E in questo modo, ancora una volta, un oggetto quotidiano semplice come può essere una tazzina di caffè, diventa uno spazio di narrazione, uno spazio di cultura", conclude. 
La dinamica dei prezzi del caffè per i consumatori
 "La compressione dei margini per le aziende è ancora alta e quindi è possibile che ci siano delle aziende che decidano di ritoccare ulteriormente i prezzi. Noi in particolare, come Illycaffè, abbiamo deciso che staremo molto attenti, monitoreremo in maniera continua e costante l'evolvere della situazione. Al momento non abbiamo ulteriori incrementi di prezzo all'orizzonte, quindi per il 2026 speriamo di non dover toccare i nostri listini. Però è ovvio che questa decisione può essere messa in discussione e può cambiare se la situazione internazionale dovesse ulteriormente peggiorare", ha spiegato Scocchia.  
La crescita del 2025
 "Siamo riusciti a crescere anche di più di quanto preventivato, perché quando sai che devi attraversare una tempesta perfetta, ovviamente ti poni degli obiettivi sfidanti, ma non sai se poi la nave e l'equipaggio riusciranno a dare il meglio di sé. Invece devo dire che, sia la nave che l'equipaggio, a cui sono estremamente grata, per usare questa metafora, hanno dato il meglio di sé. L'anno scorso abbiamo chiuso a 700 milioni di euro di ricavi, che vuol dire una crescita del +12% a tassi di cambio costanti rispetto all'anno precedente, ma soprattutto vuol dire che in quattro anni, in cui non ci siamo fatti mancare niente, dalla coda pandemica alla guerra in Ucraina, dalla prima guerra in Medio Oriente all'inflazione e ora Hormuz, noi siamo riusciti comunque a crescere del 40%, passando da 500 a 700 milioni. Crescere del 40% in quattro anni è un segno di grande solidità delle strategie che abbiamo deciso di porre in essere", ha spiegato l'ad dell'azienda.  
Trieste e gli Usa
 "Stiamo facendo ottimi progressi, siamo a un ottimo punto su entrambi i fronti. Innanzitutto, per quanto riguarda gli Stati Uniti, abbiamo identificato un partner strategico di lungo termine, con cui a breve inizieremo a produrre alcuni prodotti dedicati esclusivamente al mercato americano. Non siamo ancora nelle condizioni di poter rendere pubblico il nome perché siamo nella fase finale in cui dobbiamo chiudere la negoziazione e firmare i contratti, però siamo prossimi alla firma. Per quanto riguarda Trieste siamo anche lì a ottimo punto. Abbiamo confermato 120 milioni di investimento e anzi adesso abbiamo deciso di aumentarli, quindi andremo oltre i 130 milioni di investimento nell'arco di piano", ha spiegato Scocchia parlando dei progetti del Gruppo.  "L'estate scorsa abbiamo inaugurato a Trieste -ha continuato- una nuova catena di montaggio per produrre il prodotto più iconico che abbiamo, il 250 grammi, e fra un paio di mesi, quindi entro l'estate, inaugureremo la nuova torrefazione. E questo per noi è un milestone importante perché la nuova tosteria ci permetterà addirittura di raddoppiare la capacità di tostatura e di sostenere i ritmi molto forti di crescita che abbiamo realizzato, ma soprattutto gli obiettivi ambiziosi e sfidanti che ci siamo posti da qui al 2030", ha aggiunto. 
Il ruolo dell'Ue a livello internazionale
 "Il ruolo dell'Europa è fondamentale -ha spiegato Scocchia- perché le aziende europee in questo momento devono essere sostenute. Il costo dell'energia è uno svantaggio competitivo estremamente importante per le aziende europee, quindi quello che noi ci aspettiamo è che ci sia un intervento significativo e anche tempestivo da parte dell'Europa. E più in generale quello che mi aspetto è che l'Europa sappia essere veloce e determinata nella reazione e sappia finalmente usare questa ennesima crisi come ultima sveglia, l'ultima perché poi perdiamo il treno, per cercare di riconquistare quella competitività che non ha più". Così, con Adnkronos/Labitalia, Cristina Scocchia, ad di illycaffè, sul ruolo che l'Europa in questa fase di crisi internazionale. "L'Europa -sottolinea Scocchia- non è autosufficiente dal punto di vista energetico, dal punto di vista della difesa, dal punto di vista della tecnologia, si deve dare una 'svegliata' e accelerare nello sviluppare un industrial deal che permetta alle aziende europee di riconquistare quella competitività che al momento rischiamo di perdere.Si potrebbe partire dal semplificare l'apparato di norme e di regolamenti, che rendono a noi aziende difficilissimo andare ad esportare in Europa". Non solo, per Scocchia. "Abbiamo parlato, a ragione, tanto, tantissimo del 15% di dazi che Trump ci aveva imposto l'anno scorso tra aprile e novembre, ma sono niente -sottolinea- in confronto ai dazi che noi dobbiamo affrontare ogni giorno per esportare in Europa. La complessità burocratica, normativa, regolamentale dell'Europa pesa su noi aziende molto di più di quanto non pesassero il 15% di dazi di Trump. Quindi credo che si debba smettere di parlare di mercato unico e finalmente lo si debba fare", ha concluso.  
Gli obiettivi per il 2026
 "Mi sono data, e ho dato al mio team, l'obiettivo per il 2026 di crescere la profittabilità a doppia cifra. È un obiettivo decisamente sfidante, come devono essere gli obiettivi, ma non è detto che lo si riesca a raggiungere, perché dipenderà non solo dalla nostra bravura, ma anche dalle condizioni di contesto. Però credo che i risultati che abbiamo raggiunto negli ultimi quattro anni ci permettano di darci un obiettivo così ambizioso e speriamo poi di poterlo raggiungere", ha sottolineato l'ad di illycaffè.  
La quotazione in Borsa
 "La quotazione in Borsa -ha spiegato rimane certamente un obiettivo e un desiderio dell'azienda. Ovviamente noi quello che possiamo fare è, da un lato, continuare ad accelerare nei risultati, cosa che stiamo facendo, e dall'altra parte monitorare quelle che sono le evoluzioni del contesto macroeconomico e geopolitico. Il che ci permetterebbe nei prossimi mesi di poter decidere se e quando quotarci. Ovvio che è una decisione che verrà presa al momento giusto e ci saranno due co-considerazioni che peseranno: i risultati interni da un lato e la finestra di opportunità offerta dal mercato dall’altro", ha concluso l'ad di illycaffè.
 (di Fabio Paluccio) 
---lavoro/made-in-italywebinfo@adnkronos.com (Web Info)


LEED v5 e Tassonomia UE, tecnologia per il real estate

(Adnkronos) - In occasione del quinto anniversario di GBCI Europe Circle, evento supportato da GBC Italia come official communication partner, è stato presentato il protocollo LEED v5, concepito come un'infrastruttura tecnica per facilitare l'allineamento degli edifici alla Tassonomia UE. Tale sistema di classificazione standardizzato dall'Unione Europea definisce rigorosamente quali attività economiche siano ambientalmente sostenibili, trasformando la certificazione da semplice obiettivo ecologico a componente essenziale della gestione del rischio finanziario.  Secondo i dati del GBCI Europe Impact Report 2026, il 53% dei leader del real estate europeo considera oggi la resilienza una priorità finanziaria, evidenziando una convergenza tra performance operativa, efficienza energetica e protezione del valore degli asset.  
Kay Kilmann, Head of Europe di GBCI, osserva: "Stiamo assistendo a un’evoluzione profonda del modo in cui il rischio viene definito nel nostro settore, oggi il rischio va oltre le sole considerazioni climatiche e include fattori finanziari, regolatori e assicurativi che incidono direttamente sulle decisioni di investimento".  In questo scenario l'Italia emerge come mercato leader, posizionandosi al terzo posto in Europa nel 2025 per attività di certificazione, con volumi che nel primo scorcio del 2026 sono cresciuti di 1,8 volte su base annua.  
Fabrizio Capaccioli, Presidente di GBC Italia, sottolinea: "L’edilizia sostenibile in Italia e in Europa sta entrando in una nuova fase, in cui la performance non si misura più soltanto attraverso parametri ambientali, ma attraverso la capacità degli asset di rispondere in modo integrato alle sfide climatiche, economiche e sociali". L'integrazione di tecnologie per la decarbonizzazione e la rendicontazione ESG consente dunque di collegare le prestazioni dei singoli edifici a strategie di portafoglio su scala urbana, riducendo le vulnerabilità reputazionali e garantendo la conformità alle crescenti pressioni regolatorie internazionali. 
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)