Yamaha Tricity 125 2025: lo scooter urbano a tre ruote che cambia le regole
(Adnkronos) - Il nuovo Yamaha Tricity 125 ridefinisce il concetto di mobilità urbana. Lo scooter a tre ruote torna con un look completamente aggiornato e nuove soluzioni pensate per offrire comfort, sicurezza e connettività a chi si sposta quotidianamente in città. È guidabile con patente B e adatto anche a chi ha poca esperienza su due ruote. Il cuore del Tricity è un motore Blue Core da 125 cc, omologato Euro5+, fluido e parco nei consumi. A migliorare l'efficienza c’è anche lo Start & Stop automatico, che spegne il propulsore alle soste e lo riattiva senza attese, riducendo consumi e emissioni. L’architettura a tre ruote sfrutta il sistema Leaning Multi-Wheel per aumentare la stabilità, anche su superfici sconnesse. Il freno UBS (Unified Brake System) distribuisce la potenza tra le ruote, garantendo una frenata bilanciata e progressiva. Dal punto di vista estetico, il Tricity 125 eredita lo stile dal fratello maggiore Tricity 300, con fari full LED e linee affilate che comunicano dinamismo. Il nuovo display TFT da 4,2 pollici, collegabile allo smartphone tramite l’app MyRide, permette di visualizzare mappe turn-by-turn, chiamate, messaggi, musica e meteo, tutto accessibile tramite comandi al manubrio. Non mancano dotazioni pratiche come la Smart Key per l’avvio senza chiave, vani portaoggetti capienti, presa USB-C per ricariche rapide e predisposizione per accessori originali Yamaha, facilmente installabili. Ampia anche la collezione abbigliamento e merchandising dedicata. Proposto nelle tinte Zen Green, Milky White e Matt Grey, il nuovo Yamaha Tricity 125 sarà disponibile da metà giugno 2025 al prezzo di 4.699 euro f.c. Una soluzione concreta per chi cerca uno scooter affidabile, tecnologico e facile da usare in ambito urbano ed extraurbano. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Nuovo Renault Austral alza il livello nel segmento C
(Adnkronos) - L’ultima evoluzione di Renault Austral ridefinisce il concetto di SUV compatto, con un perfetto equilibrio tra efficienza ibrida, stile e piacere di guida. Lanciato nel 2022, questo modello ha già superato le 200.000 unità vendute, confermandosi uno dei pilastri della strategia Renaulution per la riconquista dei segmenti C e D. Oggi, quasi la metà dei clienti sceglie la versione top di gamma Esprit Alpine, segno del crescente apprezzamento per contenuti premium in un formato compatto. La motorizzazione E-Tech Full Hybrid da 200 cavalli rappresenta l’80% delle vendite, grazie a un’efficienza senza compromessi e una guida fluida, ottimizzata da una trasmissione automatica multimodale senza frizione. Completamente rivisto nel design, Nuovo Renault Austral adotta i tratti distintivi del nuovo linguaggio stilistico Renault, che si riflette nel frontale ridisegnato e nei dettagli estetici ispirati ai modelli di fascia superiore. Le proporzioni restano contenute, ma l’abitabilità interna sorprende: merito della panchetta posteriore scorrevole e della cura per ogni centimetro disponibile. A bordo si respira un’atmosfera raffinata, con nuovi sedili e materiali che esaltano l’identità del veicolo. Il sistema OpenR Link con Google integrato amplia le funzionalità digitali, aggiungendo nuove App e il riconoscimento del conducente, che attiva automaticamente il suo profilo personale. Il SUV si distingue anche per il comportamento dinamico, reso eccellente dal telaio con tecnologia 4Control Advanced a quattro ruote sterzanti, dai 32 sistemi ADAS disponibili e dai settaggi Multi-Sense, che permettono una personalizzazione totale dell’esperienza di guida. Tre gli allestimenti proposti: Evolution, Techno ed Esprit Alpine, ognuno pensato per soddisfare esigenze diverse, ma sempre con contenuti ricchi e tecnologia avanzata. Prodotto nello stabilimento di Palencia, in Spagna, Nuovo Renault Austral è pronto a conquistare nuovi mercati europei già dall’estate. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Nuova Lexus ES: lusso ed elettrificazione
(Adnkronos) -
Lexus rinnova la sua visione del lusso contemporaneo con la nuova ES 2026, un modello pensato per l’Europa e progettato all’insegna di tecnologia, efficienza e design. La berlina, icona della gamma sin dal debutto del brand, si evolve con linee moderne e motorizzazioni elettrificate per incontrare le esigenze di una clientela attenta a comfort e sostenibilità. Disponibile in versione full-hybrid (ES 300h) e 100% elettrica (ES 350e), la nuova Lexus ES nasce dalla strategia multi-path.
Il modello ibrido abbina un motore a benzina da 2,5 litri a un sistema elettrico ottimizzato per ridurre consumi e vibrazioni. La variante BEV offre 224 CV e un’autonomia di circa 530 km (WLTP), con ricarica rapida fino all’80% in mezz’ora. Il baricentro ribassato e la distribuzione intelligente dei pesi garantiscono stabilità e fluidità. Lo stile esterno reinterpreta la filosofia Lexus Clean Tech x Elegance, combinando proporzioni armoniose, superfici scolpite e una nuova firma luminosa a LED a doppia “L”. La griglia anteriore, evoluzione della storica clessidra, si fonde con i profili per un aspetto solido ma dinamico. Il posteriore presenta un design snello, con logo illuminato e fanaleria integrata a barra continua. All’interno, la nuova Lexus ES eleva l’esperienza sensoriale: materiali di pregio, soluzioni luminose esclusive e finiture sofisticate. Il Bamboo Layering e il Synthetic Leather Embossing esaltano la qualità visiva e tattile, sincronizzandosi con la luce ambientale per creare un’atmosfera premium. Il sistema audio Mark Levinson, con 17 diffusori, assicura una resa acustica tridimensionale. Il posto guida si sviluppa attorno al principio Tazuna, con interfacce disposte per ridurre al minimo il movimento del corpo durante la guida. Tra le innovazioni, i nuovi Hidden Switches scompaiono alla vista a motore spento, illuminandosi solo quando necessario, unendo design essenziale e intuitività. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Previdenza, Consulcesi & Partners: 6 pensioni su 10 sono calcolate in modo errato
(Adnkronos) - Sei pensioni su 10, secondo le stime dei consulenti previdenziali di Consulcesi & Partners, sono calcolate in modo errato. Gli errori sono spesso silenziosi ma gravi: si va dal mancato riconoscimento di contributi, alla rivalutazione non applicata, fino all’uso scorretto del sistema misto. Risultato? Anche 200-300 euro in meno al mese, ogni mese. “E nei casi più gravi, si arriva a perdere decine di migliaia di euro”, spiega Bruno Borin, responsabile legale del network. “Un nostro assistito, un medico in pensione, si è rivolto a noi dopo aver notato incongruenze nel proprio cedolino. Dopo la nostra perizia, abbiamo ottenuto per lui oltre 70mila euro di risarcimento, tra arretrati e Tfr non versato correttamente”, racconta ancora Bruno Borin. E come questo, centinaia di casi ogni anno: l’aumento dei controlli, la confusione normativa e la complessità dei calcoli spingono sempre più pensionati a chiedere aiuto. Secondo Consulcesi & Partners, negli ultimi mesi si è registrato un +30% di richieste di verifica. Consulcesi & Partners ha attivato un servizio dedicato per aiutare ex lavoratori pubblici e privati a verificare la correttezza della propria pensione. Il servizio comprende: perizia previdenziale personalizzata con analisi contabile dettagliata; verifica dell'importo mensile e dei contributi riconosciuti; predisposizione di istanze in autotutela per rettifiche rapide; avvio di ricorsi giudiziali, nei casi più complessi. Per chi è ancora in servizio, il network propone, inoltre, una consulenza previdenziale strategica, con valutazioni su: riscatto della laurea e impatto sull’assegno futuro; ricongiunzione o totalizzazione dei contributi e più in generale scelte su uscita anticipata e calcolo degli scenari possibili. “In un sistema previdenziale sempre più instabile - conclude Borin - è fondamentale essere informati, agire in tempo e pretendere quanto realmente spetta”. ---lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Consulenti del lavoro: "Giovani all’estero? Non è una scelta di vita, 2 su 3 pronti a tornare"
(Adnkronos) - I giovani italiani partono per formarsi, crescere e sperimentare nuovi contesti professionali. La mobilità giovanile all’estero aumenta, ma è sempre più consapevole, progettuale e spesso temporanea, infatti, due giovani su tre considerano possibile un ritorno in Italia, a patto che si creino condizioni più favorevoli: non solo salari più competitivi (91,5%), ma anche valorizzazione del merito (78%), reali opportunità di crescita professionale (71,2%) e una maggiore cultura manageriale nelle imprese (42,9%). È quanto emerge dal nuovo dossier 'Giovani all’estero: tra opportunità di lavoro e voglia di crescita', realizzato dalla Fondazione studi consulenti del lavoro e che sarà presentato a Genova nel corso del Festival del Lavoro. Nel 2024, secondo i dati Istat diffusi ad aprile 2025, oltre 93.000 giovani italiani tra i 18 e i 39 anni hanno trasferito la propria residenza all’estero segnando un incremento del 107,2% rispetto al 2014 (quando furono 45.000). Nello stesso anno, però, sono rientrati quasi 22.00 giovani italiani su un totale di quasi 53.000 rientri, una cifra percentualmente in aumento rispetto al passato. Un dato che fotografa l’espansione di un fenomeno che, alla luce dei dati, non può più essere letto solo in termini di 'fuga di cervelli'. Solo il 26,5% dei giovani intervistati ha indicato la mancanza di lavoro in Italia come motivo principale della partenza. Più spesso a motivare la scelta sono il desiderio di fare un’esperienza diversa (40,5%), la disponibilità di una buona opportunità (22,5%) e la volontà di arricchire il proprio curriculum in chiave internazionale (18,5%). Un fenomeno trasversale che interessa tutto il territorio nazionale – dal Nord al Sud – e che riflette l’evoluzione di una generazione sempre più orientata verso carriere globali. Ma vivere all’estero non sempre si traduce in un miglioramento della qualità della vita. L’indagine, condotta su un campione significativo di giovani italiani espatriati o rientrati negli ultimi cinque, evidenzia numerose criticità: sebbene il 57,9% si dichiari molto soddisfatto dell’esperienza fatta, solo il 19,4% valuta molto positivamente la qualità delle relazioni personali, il 21,4% esprime giudizi negativi sulla meritocrazia e il 64,8% segnala l’elevato costo della vita come fattore penalizzante. Il programma del Festival del Lavoro e la ricerca sono disponibili sul sito www.festivaldellavoro.it. "Oggi - commenta Rosario De Luca, presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro - la sfida non è solo trattenere i giovani, ma creare le condizioni perché abbiano voglia di restare, o di tornare. E' tempo di costruire un Paese in grado di competere e attrarre talento. Per riuscirci, dobbiamo continuare ad investire sull’attrattività del sistema Italia: creando le condizioni per un lavoro sicuro e di qualità, accrescere il potere di acquisto dei salari e aumentare i servizi per favorire la conciliazione vita/lavoro". ---lavoro/professionistiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Pipì a letto disturbo ignorato in 60% casi, pediatri 'incide su sviluppo'
(Adnkronos) - Pipì a letto, un disturbo ancora ignorato in 6 casi su 10, ma che può cambiare la vita di un bambino e dei suoi genitori. Fino a 1 piccolo su 10 in età scolare soffre di enuresi notturna, ma oltre il 65% non riceve alcuna diagnosi, né trattamento. Un disturbo considerato ancora 'di passaggio', che invece può compromettere il benessere psicologico e sociale del bambino, minare la fiducia in se stessi, ostacolare la partecipazione alla vita sociale e scolastica, interferire con la qualità del sonno e, nei casi persistenti, compromettere anche la sfera affettiva e sessuale nella vita adulta. La Società italiana di pediatria (Sip), in occasione dell'80° Congresso italiano di pediatria che si apre a Napoli il 28 maggio, accende i riflettori sul tema. "E' tempo di superare l'atteggiamento attendista", afferma Pietro Ferrara, vicepresidente della Sip e responsabile del Centro per la cura del bambino con enuresi e altri disordini minzionali al Campus universitario Bio-Medico di Roma. "L'enuresi non è un disturbo mentale, ma soprattutto non è una colpa, né una 'svogliatezza' del bambino. E' una condizione ben definita, con cause precise, da affrontare con strumenti diagnostici semplici e terapie efficaci. Ma troppo spesso la problematica viene ignorata, anche in ambito medico. La conseguenza? Bambini che si sentono inadeguati, famiglie che si colpevolizzano o rinunciano a chiedere aiuto, e un disagio che si trascina per anni". "Parlare di enuresi significa parlare di benessere psicologico, qualità della vita e diritti dell'infanzia. Temi che saranno al centro dell'80° Congresso della Sip", sottolinea il presidente della Società italiana di pediatria, Rino Agostiniani. "Anche i disturbi apparentemente 'minori' meritano attenzione, perché incidono sullo sviluppo emotivo e relazionale del bambino. La prevenzione parte da qui". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Scacco al segreto di immortalità del glioblastoma, 'verso nuove cure'
(Adnkronos) - Uno studio targato Ieo ha svelato il 'segreto di immortalità' del glioblastoma, un cancro al cervello particolarmente aggressivo anche per via di alcune cellule-serbatoio che dribblano le cure e continuano ad alimentarlo. Ora gli scienziati dell'Istituto europeo di oncologia di Milano hanno scoperto, in modelli preclinici della neoplasia, una nuova via per eludere la resistenza delle cellule tumorali ai farmaci e rendere le terapie più efficaci. Il lavoro, sostenuto da Fondazione Airc e pubblicato su 'Science Advances', è coordinato da Giuliana Pelicci, direttrice dell'Unità di Ricerca del Dipartimento di Oncologia sperimentale Ieo e professoressa di Biologia molecolare nel Dipartimento di Medicina traslazionale dell'università del Piemonte Orientale. Ogni anno in Italia si stimano circa 1.500 -2mila diagnosi di glioblastoma. Il trend di incidenza non sembra essere in aumento - spiegano dall'Ieo - ma nonostante i progressi nelle terapie la mortalità per questa neoplasia resta elevata, rendendo fondamentale e urgente la ricerca per lo sviluppo di nuovi trattamenti più efficaci. Il glioblastoma è infatti uno dei tumori più difficili da trattare - chiariscono gli esperti - in parte perché contiene cellule immature responsabili dell'insorgenza e del mantenimento del tumore: dette Tics, sono altamente adattabili e capaci di sfuggire alle terapie, causando la ricrescita del tumore. Il nuovo studio è la continuazione di una ricerca precedente, in cui lo stesso gruppo di scienziati ha dimostrato che l'inibizione dell'enzima Lsd1 (Lysine-specific demethylase 1A), tramite l'impiego del composto sperimentale DDP_38003 (Lsd1i), può avere un impatto significativo sul trattamento del glioblastoma, colpendo proprio le cellule-serbatoio Tics. "I nostri nuovi risultati - illustra Pelicci - dimostrano che non tutte le Tics di glioblastoma risultano sensibili a Lsd1i: alcune riescono comunque ad adattarsi e sopravvivere. Abbiamo indagato le cause di questa immortalità e abbiamo osservato che le Tics che mostrano resistenza al trattamento attivano specifici processi metabolici che eludono l'azione di Lsd1i. Abbiamo allora identificato i geni coinvolti in vie metaboliche fondamentali (come il metabolismo della glutammina, dei lipidi e la biosintesi dei nucleotidi), che potrebbero rappresentare bersagli terapeutici alternativi o complementari a Lsd1i. Alcuni di questi geni sono già oggetto di sperimentazioni cliniche. I nostri risultati sperimentali suggeriscono quindi che combinare Lsd1i con altri farmaci che agiscono sul metabolismo, come quelli del metabolismo glicolitico o dell'ossidazione del fosfato, potrebbe rappresentare una strategia promettente per limitare la plasticità metabolica delle Tics e prevenire meccanismi di compensazione che permetterebbero di superare la resistenza alle terapie tradizionali". "Se confermati da ulteriori studi sperimentali e clinici, questi approcci potrebbero significativamente ridurre la progressione del tumore portando a nuovi trattamenti più mirati", auspica Pelicci. "La nostra prossima sfida - anticipa - sarà quella di testare combinazioni terapeutiche: unire Lsd1i con farmaci che interferiscono con il metabolismo energetico delle cellule tumorali, ad esempio inibitori della glicolisi o dei mitocondri. Lo scopo è bloccare le vie alternative che le cellule tumorali usano per adattarsi e sopravvivere, riducendo così la loro capacità di resistere ai trattamenti. Anche se siamo ancora in una fase iniziale preclinica - puntualizza l'autrice - i nostri risultati indicano un possibile percorso per sviluppare terapie combinate più efficaci, mirate a colpire le vulnerabilità metaboliche del tumore. Questo potrebbe rappresentare un passo avanti significativo nella lotta a un tumore oggi ancora privo di cure risolutive". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Fidocommercialista, giovani donne over 50 e digitali ecco l'iidentikit liberi professionisti
(Adnkronos) - Per fornire una visione concreta delle dinamiche che caratterizzano il mondo dei liberi professionisti e dei lavoratori autonomi, Fidocommercialista, ha elaborato l’Osservatorio sulle partite iva, integrando un’indagine sui liberi professionisti in Italia, condotta su un campione di circa 3.900 professionisti attivi, in modo da offrire una panoramica interessante sulle caratteristiche e le difficoltà che segnano il lavoro autonomo nel Paese. I dati raccolti delineano un panorama dominato da giovani professionisti, ma anche segnato da importanti sfide economiche e fiscali. Nicola Primieri, co-founder di Fidocommercialista, ha commentato che "il settore dei liberi professionisti è in continua evoluzione, ma è fondamentale che le politiche fiscali siano più incisive e mirate, per favorire la crescita di questa categoria cruciale per l’economia". I professionisti italiani sono in gran parte giovani. La fascia di età tra i 26 e i 35 anni rappresenta infatti il 35,7% del totale, con un altro dato interessante che riguarda la crescita della partecipazione degli over 50 nel mercato del lavoro autonomo, che tocca il 7,4%. Milano, Roma e Torino sono le città che vedono la maggiore concentrazione di liberi professionisti, con un’espansione anche nelle regioni del Nord Italia, come la Lombardia e il Piemonte. "L’emergere di professionisti più giovani e la maggiore presenza degli over 50 testimoniano come la percezione del lavoro autonomo stia cambiando", afferma Nicola Primieri. Questo trend si riflette anche nelle preferenze settoriali: i servizi medici e odontoiatrici, ad esempio, sono i più redditizi, mentre settori come la produzione industriale e la fabbricazione di calcestruzzo vedono risultati meno favorevoli. Un altro aspetto interessante riguarda la nazionalità degli avvianti: circa il 21% delle nuove partite iva nel 2023 è stato aperto da soggetti nati all’estero, un dato sostanzialmente in linea con l’anno precedente (20%) (Ibidem, 2024). Infine, per quanto riguarda il regime fiscale, il 49% delle nuove aperture ha scelto il Regime Forfettario con 238.766 soggetti che hanno optato per questa modalità. Rispetto al 2022, si osserva una flessione minima (-0,2%), indicando una sostanziale stabilità di questa scelta fiscale tra i nuovi contribuenti (Osservatorio sulle Partite Iva Mef, 2024). Il fatturato medio annuo dei liberi professionisti si attesta sui 26.888 euro. Tuttavia, le fluttuazioni stagionali giocano un ruolo importante. I mesi di agosto e dicembre vedono significative variazioni nei guadagni. A agosto, il fatturato medio mensile scende a circa 1.835,25 euro, mentre a dicembre il picco arriva a 2.834 euro. La stagionalità delle attività professionali, infatti, dipende molto dal settore specifico, e Primieri sottolinea come una programmazione fiscale più equilibrata potrebbe contribuire a ridurre l'impatto delle fluttuazioni stagionali. Inoltre, circa l'81,1% dei liberi professionisti intervistati afferma di combinare attività online e offline, con una parte significativa che opera esclusivamente in modalità digitale. Nicola Primieri evidenzia come il settore digitale stia diventando sempre più cruciale per la sostenibilità delle attività professionali, considerando anche le nuove modalità di fruizione dei servizi che richiedono l’adattamento a nuove tecnologie. Malgrado la crescita del numero di liberi professionisti, molti di loro continuano a fronteggiare difficoltà economiche. Circa il 56,1% degli intervistati sostiene che il reddito non è sufficiente a garantire una stabilità economica. Solo il 43,9% si considera soddisfatto della propria situazione economica, un dato che riflette le difficoltà di molti professionisti nel far crescere il proprio reddito in modo continuo. "Le agevolazioni fiscali sono un elemento essenziale per garantire la competitività del lavoro autonomo, ma occorre che siano stabili e facilmente accessibili", afferma Primieri. Secondo l’indagine, solo l’8,5% dei professionisti ha beneficiato di incentivi fiscali continuativi, con una prevalenza di agevolazioni all’inizio dell’attività. Questo dato suggerisce che, nonostante il sistema di supporto, molti professionisti continuano a trovarsi in una situazione di incertezza, senza garanzie di sostegno economico nel lungo termine. L’analisi rivela che il panorama dei liberi professionisti in Italia è in continua evoluzione, caratterizzato da una maggiore partecipazione di giovani e professionisti over 50. Tuttavia, permangono sfide legate alla sostenibilità economica e alla necessità di incentivi fiscali continui. Nicola Primieri aggiunge: "I liberi professionisti sono il motore dell’economia italiana, ma le politiche fiscali e previdenziali devono evolvere per supportare una categoria che affronta costantemente nuove sfide". In generale, un fattore che emerge con forza è la crescente digitalizzazione e flessibilità del lavoro autonomo, un aspetto che sembra destinato a caratterizzare il futuro del settore. La modalità di lavoro si orienta sempre più verso il digitale e la flessibilità: il 40,85% lavora in modalità mista online e offline, e un ulteriore 31,71% lavora completamente online. Questo dato conferma l'importanza crescente delle competenze digitali anche per chi svolge attività in proprio. Il dato che l'84,54% ripeterebbe la scelta, aprendo nuovamente la partita iva dimostra che, pur tra le difficoltà economiche e gestionali, prevalgono motivazioni di indipendenza, crescita e realizzazione personale. L'autonomia professionale continua dunque ad attrarre, nonostante le sfide che comporta. L’analisi condotta attraverso l’Osservatorio consente di delineare con maggiore precisione il panorama del lavoro autonomo in Italia, mettendo in luce sia l’evoluzione storica sia le tendenze attuali, e ponendo queste dinamiche a confronto con le evidenze empiriche emerse dall'osservazione diretta della nostra base clienti. Dalla comparazione tra i dati istituzionali e le nostre ricerche interne emerge un quadro articolato: se da un lato il lavoro autonomo continua a rappresentare una componente fondamentale dell’economia, dall’altro si confermano alcune criticità strutturali che ne frenano la crescita e la sostenibilità nel tempo. La fragilità occupazionale del settore, la segmentazione per età e genere, la persistente disparità reddituale e il basso livello di accesso alle misure di sostegno in fase iniziale sono solo alcune delle sfide che i professionisti autonomi si trovano ad affrontare. “La ripresa delle aperture di Partite iva nel 2024 seppur modesta - spiega Primieri - segnala una rinnovata fiducia, soprattutto da parte delle società di capitali e delle realtà più strutturate. Tuttavia il calo delle aperture da parte di persone fisiche e la flessione delle attività professionali suggeriscono una cautela crescente tra i lavoratori autonomi tradizionali. Il nostro campione interno, composto prevalentemente da giovani, professionisti digitali e attivi nelle regioni economicamente più dinamiche, restituisce un’immagine in parte in controtendenza rispetto ai dati generali”. Questo evidenzia quanto sia importante adottare una lettura sfaccettata del fenomeno, che tenga conto delle trasformazioni in atto nelle modalità di lavoro, nei bisogni e nelle aspettative delle nuove generazioni di freelance. L’indipendenza, la flessibilità e il desiderio di crescita restano i motori principali della scelta di avviare un’attività autonoma. Tuttavia, affinché il lavoro indipendente possa rappresentare una reale opportunità di sviluppo personale ed economico, sarà necessario rafforzare le politiche pubbliche a sostegno della stabilità e della protezione sociale, temi cari al mercato del lavoro in generale, migliorare l’accesso alle informazioni e agli incentivi, e promuovere una maggiore equità di genere e generazionale. ---lavoro/professionistiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Sindacati medici: "Ospedali occupati dall'università, carriere scippate"
(Adnkronos) - "Le università stanno occupando gli ospedali. E i medici universitari stanno tagliando drasticamente le prospettive di carriera dei medici ospedalieri. La cosiddetta 'clinicizzazione' delle strutture sanitarie è in costante espansione, andando ben al di là delle necessità dettate dalla didattica e dalla ricerca, e rappresentando sempre più una mera occupazione di spazi e di potere e una minaccia per gli ospedalieri. Un fenomeno insopportabile davanti al quale i sindacati Anaao Assomed e Cimo-Fesmed e la società scientifica Acoi" dei chirurghi ospedalieri "non possono più rimanere in silenzio". In una nota parlano di carriera "scippata" e lanciano un appello a ministero della Salute e Regioni: "Fermino questa vergogna". "Si assiste frequentemente all'ampliamento, sulla base di accordi siglati da atenei e Regioni - osservano Anaao, Cimo e Acoi - delle attività didattiche in reparti o intere strutture assistenziali che in molti casi non hanno nemmeno i numeri o la casistica necessari a giustificare la presenza dell'università; la direzione di tali unità operative viene quindi affidata a professori universitari nominati dal rettore - e che quindi non devono superare un concorso, come invece richiesto agli ospedalieri che ambiscono a diventare direttori di struttura - nonostante il personale medico sia prevalentemente, se non esclusivamente, ospedaliero. All'improvviso, dunque, gli ospedalieri si ritrovano non solo senza alcuno sbocco di carriera, ma devono anche farsi carico della responsabilità di occuparsi della formazione pratica dei medici specializzandi affidati a quel determinato reparto. Senza percepire alcun compenso aggiuntivo, ovviamente". Da qui la richiesta a ministero della Salute e Regioni: "Intervenire urgentemente per porre fine a un espansionismo senza controllo che calpesta i diritti dei medici ospedalieri". "Ci rifiutiamo di condannare i medici ospedalieri a cedere spazi e competenze all'università - dichiara Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed - e relegarli nella riserva di un Servizio sanitario nazionale povero e per i poveri, lasciando ad altri il 'lusso' della formazione, della didattica e dell'assistenza nei settori ad alta specializzazione. E' necessario un intervento deciso per rendere i rapporti università-Ssn meno conflittuali e più rispettosi dei reciproci fini istituzionali. Anche per costruire il livello di integrazione necessario a superare il vissuto da 'separati in casa' che caratterizza la situazione attuale". "In un momento di particolare crisi dei medici ospedalieri, costretti a lavorare in condizioni inaccettabili per far fronte alle gravi carenze di personale - afferma Guido Quici, presidente Cimo-Fesmed - è intollerabile aggiungere ulteriori cause di demotivazione che spingeranno sempre più colleghi ad allontanarsi dal Ssn. Occorre definire in modo chiaro e trasparente la dotazione strutturale e l'organizzazione necessarie alla didattica e alla ricerca, al fine di evitare di disperdere in mille rivoli risorse fondamentali e di creare una reale collaborazione tra università e ospedali nel rispetto delle funzioni e dei ruoli di ciascuno, dando vita agli ospedali di insegnamento per garantire una formazione di qualità ai medici specializzandi". "La nostra professione, come sanno anche i più distratti - aggiunge Vincenzo Bottino, presidente Acoi - è assolutamente delicata: vive quotidianamente, e a vita, tra formazione permanente e azioni sul campo. Elementi come la professionalità, la capacità di gestire il team, il supporto agli specializzandi, il rapporto con i pazienti fino alla direzione delle unità operative dovrebbe premiare - o quantomeno mettere in condizione di partecipare - anche le figure professionali che conoscono bene le dinamiche delle sale operatorie e che sono supportate da percorsi accademici e formativi di livello. Il nostro lavoro, sempre per i più distratti, è quello di salvare la vita delle persone: per farlo, serve una straordinaria conoscenza teorica ma anche una necessaria capacità operativa. Decidere di premiare solo una di queste due competenze - oggi evidentemente la prima - significa mettere a rischio la vita dei nostri pazienti. Forse è bene ricordarlo a tutti, anche ai più distratti che hanno potere decisionale". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Meta AI: ultime ore per opporsi all’uso dei propri dati, ecco come
(Adnkronos) - Il 26 maggio rappresenta l’ultima possibilità per gli utenti europei di opporsi formalmente all’uso dei propri dati pubblici da parte di Meta per l’addestramento dei suoi nuovi modelli di intelligenza artificiale. A partire dal 27 maggio, infatti, la società guidata da Mark Zuckerberg inizierà a utilizzare le informazioni condivise pubblicamente su Instagram e Facebook come parte integrante del processo di sviluppo di Meta AI, la propria piattaforma di intelligenza artificiale generativa. Gli utenti che desiderano impedire l’impiego dei propri contenuti pubblici a tali fini possono inoltrare un modulo di opposizione direttamente online, accedendo con il proprio account e fornendo l’indirizzo email associato. È importante sottolineare che, nonostante il modulo preveda un campo di testo libero, non è richiesto fornire una motivazione per esercitare questo diritto. Una volta completata la procedura, Meta dovrebbe confermare l’accoglimento della richiesta con un messaggio a video e successivamente via email. Per esercitare il diritto di opposizione all’utilizzo dei propri dati da parte di Meta per l’addestramento dell’intelligenza artificiale, è necessario compilare un modulo specifico disponibile all’interno delle impostazioni di Facebook e Instagram. Questo modulo consente agli utenti di richiedere che le informazioni pubbliche condivise sui propri profili non vengano utilizzate per migliorare i modelli di intelligenza artificiale di Meta.
Come accedere al modulo su Facebook
Accedere al proprio account Facebook, quindi cliccare sull’icona del profilo in alto a destra e selezionare “Impostazioni e privacy”. Selezionare “Centro per la privacy”: all’interno, cercare la sezione relativa a Meta AI. Cliccare su “Hai diritto di opporti all’uso delle tue informazioni per tali finalità” e seguire le istruzioni per compilare il modulo.
Come accedere al modulo su Instagram
Aprire l’app Instagram e accedere al proprio profilo. Toccare l’icona con le tre linee orizzontali in alto a destra e selezionare “Impostazioni e privacy”, scorrere fino alla sezione “Informazioni” e selezionare “Informativa sulla privacy”. All’interno dell’informativa, cercare la sezione relativa a Meta AI e cliccare su “Diritto di opposizione”. Seguire le istruzioni per compilare e inviare il modulo. Per quanto riguarda WhatsApp, Meta ha chiarito che le conversazioni personali non saranno coinvolte nell’addestramento dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, se si sceglie di interagire con Meta AI tramite l’app, ad esempio scrivendo direttamente nella barra dedicata o aggiungendo l’assistente virtuale a una chat di gruppo, quelle interazioni potranno essere utilizzate per migliorare il sistema. Al momento, l’intelligenza artificiale di Meta non può essere disattivata o nascosta all’interno delle sue piattaforme. Gli utenti che desiderano evitarne l’uso possono soltanto scegliere di ignorarla, senza alcuna possibilità tecnica di rimuovere o disabilitare le sue funzionalità. Numerose organizzazioni per la tutela dei consumatori hanno espresso forti perplessità sulla legittimità dell’operazione, sostenendo che l’approccio adottato da Meta sia in contrasto con il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) dell’Unione Europea. Diversi ricorsi sono già stati avviati presso i tribunali europei, ma intanto gli esperti invitano i cittadini a non restare passivi e ad agire per tutelare la propria privacy. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)










