Nasce Best Mobility, la nuova Associazione dei fleet e mobility manager

(Adnkronos) - Nasce Best Mobility, l’Associazione che riunisce fleet e mobility manager, responsabili di parchi auto di aziende nazionali e multinazionali attive in Italia, con lo scopo di valorizzare e sviluppare il ruolo del gestore delle flotte aziendali e di tutte le funzioni coinvolte all’interno delle imprese sul tema della mobilità. L’Associazione oggi rappresenta complessivamente un parco auto di oltre 83.000 veicoli distribuiti su tutto il territorio nazionale. La mission di Best Mobility sarà quella di sviluppare analisi e ricerche sui temi strategici per la mobilità aziendale, favorire incontri, dialogo, condivisione e confronto con Istituzioni, Atenei e operatori della filiera dell’auto con i quali promuovere attività di formazione e aggiornamento per i gestori delle flotte.  
"L’Associazione”, ha spiegato il Presidente Di Paola, “nasce dalla volontà dei fleet manager di aziende di differenti settori di trovare un luogo comune di vero confronto, analisi di tematiche e criticità connesse alla gestione delle flotte aziendali e alle novità che caratterizzano, più in generale, il mercato dell’auto. Un’Associazione che, anche attraverso analisi e studi, intende riconoscere e promuovere lo sviluppo e la crescente professionalizzazione di una categoria, quella dei fleet e mobility manager, divenuta ormai strategica per la mobilità delle aziende e in grado di confrontarsi tutti gli altri attori della filiera. Le nostre password sono: dialogo, condivisione e formazione”.
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Michelin al vertice per emissioni da usura secondo l’ADAC

(Adnkronos) - La nuova classifica stilata dall’ADAC, frutto di un’analisi condotta su 160 modelli di pneumatici di fascia premium, incorona Michelin come punto di riferimento nella lotta contro le emissioni di particolato generate dall’abrasione su strada. Un risultato che si inserisce in un percorso di ricerca e sviluppo avviato oltre due decenni fa, volto a migliorare l’impatto ambientale dei pneumatici. I dati parlano chiaro: rispetto alla media del segmento, i pneumatici Michelin producono il 26% in meno di particelle. Il concorrente più prossimo mostra un distacco netto, con valori superiori del 20% a parità di condizioni. Un risultato che consolida quanto già emerso nel 2021 e che oggi si rafforza con parametri ancora più stringenti. Questo riconoscimento assume un rilievo ancora maggiore nel contesto della normativa Euro 7, che dal 2024 prevede limiti precisi anche per le emissioni da usura. Il mancato rispetto di tali standard comporterà l’esclusione dal mercato europeo, rendendo la progettazione sostenibile un requisito imprescindibile.  Il costruttore francese ha investito con continuità per affrontare questa sfida. Tra il 2015 e il 2020 ha già ottenuto una riduzione del 5% nelle emissioni da usura, pari a 100.000 tonnellate di particolato in meno. Il gruppo prosegue su questa rotta con 786 milioni di euro investiti in R&D nel solo 2024, rafforzando il proprio know-how sui materiali e sull’ottimizzazione delle risorse. Un tassello importante è la nascita del BioDLab, il laboratorio creato con CNRS e Università di Clermont Auvergne. L’obiettivo è sviluppare soluzioni per rendere le particelle di usura biodegradabili o almeno compatibili con l’ambiente naturale. La strategia Michelin non si limita alla performance su strada, ma abbraccia un’intera visione industriale che punta a ridurre l’impatto ambientale della mobilità, integrando innovazione, efficienza e responsabilità. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


The Urban Mobility Council presenta nuove ricerche sulla mobilità urbana

(Adnkronos) -
The Urban Mobility Council, il Think Tank della mobilità, promosso dal Gruppo Unipol, ha presentato presso la Triennale di Milano i risultati delle ricerche sviluppate dal Politecnico di Milano e dal MIT Senseable City Lab sulla mobilità urbana. Al The Urban Mobility Council, arrivato alla sua quarta edizione, è stato presentato un report, realizzato con Isfort, l'Istituto Superiore di Formazione e Ricerca per i Trasporti, dove emerge che l'Italia si muove sempre meno in auto, il trasporto pubblico scende sotto l’8%, 1 veicolo su 4 ha più di 20 anni e la mobilità elettrica resta ancora marginale. Durante i lavori il Politecnico di Milano, in collaborazione con UnipolTech1, ha presentato e sviluppato un innovativo modello di intelligenza artificiale in grado di stimare il rischio stradale urbano analizzando direttamente le immagini della rete stradale, integrate da dati telematici sulle frenate brusche registrate a bordo veicolo attraverso i dispositivi telematici (black box). L’obiettivo è quello di fornire alle amministrazioni strumenti predittivi affidabili per individuare le aree urbane più critiche e pianificare interventi mirati sulla sicurezza stradale. 
Sergio Savaresi, Direttore Dipartimento Elettronica, Informazione e Bioingegneria, Politecnico di Milano e Membro del Comitato di Indirizzo The Urban Mobility Council, ha dichiarato: ‘’Il progetto di ricerca ha sviluppato un modello di intelligenza artificiale in grado di stimare, a partire da immagini della rete stradale, il livello di rischio associato a diverse aree urbane. Questo modello è stato alimentato e istruito con una enorme quantità di dati telematici e ha dimostrato un’eccellente capacità di generalizzazione, riuscendo a predire con precisione la rischiosità di aree urbane non utilizzate per l’addestramento della rete neurale’’.
 Presente al The Urban Mobility Council c'era anche il MIT di Boston nella persona di Carlo Ratti, Direttore MIT Senseable City Lab.  Ratti ha presentato una ricerca con l’obiettivo di analizzare la relazione, a parità di limite di velocità, fra disegno della sede stradale e velocità media osservata nella strada. La ricerca ribalta una convinzione che la sola riduzione dei limiti di velocità non è sufficiente per rallentare il traffico urbano ma dimostra che è invece il disegno delle strade ad influenzare il comportamento dei conducenti, molto più della semplice segnaletica.  
Carlo Ratti ha dichiarato: “Questo studio conferma che cambiare il numero su un cartello non basta. Se vogliamo strade più sicure, dobbiamo progettarle in modo che inducano intuitivamente i conducenti a rallentare. Questo concetto è noto da tempo, ma solo oggi, grazie all’intelligenza artificiale, possiamo affrontarlo con strumenti quantitativi, fin dalla fase di progettazione”.
 Durante The Urban Mobility Council

Stefano Genovese, Head of Institutional&Public Affairs Unipol Assicurazioni e Coordinatore delThink Tank The Urban Mobility Council
afferma “Gli effetti degli obiettivi normativi imposti dalla transizione ecologica
stanno entrando concretamente nella vita e nelle tasche degli italiani, che ogni giorno si spostano per lavoro,
famiglia e svago. Le cronache quotidiane raccontano soprattutto di nuovi blocchi, divieti e costi in crescita per i
cittadini. Serve anche accompagnare la collettività con soluzioni, come quelle oggi offerte dall’IA e dai dati, che
permettano di conciliare la necessità di muoversi liberamente con gli obiettivi di decarbonizzazione e aumento
della sicurezza sulle strade”
.
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Controlli Vacanze Sicure 2025: pneumatici usurati e revisioni irregolari

(Adnkronos) - La campagna Vacanze Sicure 2025, promossa da Polizia Stradale, Assogomma e Federpneus, ha portato alla luce un quadro critico: oltre un’auto su quattro non rispetta i requisiti minimi di sicurezza. I controlli, condotti su quasi 10.000 veicoli in sei regioni italiane (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Puglia, Toscana e Valle d’Aosta), hanno riguardato 38 province, coprendo oltre un terzo del territorio nazionale. Il problema si concentra su due fronti principali: pneumatici e revisioni. Un veicolo su cinque presenta gomme danneggiate, usurate o non omologate, mentre uno su quattro risulta non conforme considerando anche le revisioni mancanti. La situazione peggiora drasticamente per le auto più vecchie: tra quelle con oltre dieci anni di anzianità, le irregolarità salgono a una su tre. Il tasso di pneumatici lisci si mantiene stabile attorno al 10%, a prescindere dall’età del veicolo. Tuttavia, la mancata revisione cresce in modo proporzionale con l’anzianità: dal 2% tra le auto più recenti fino al 17% tra quelle più datate. La scarsa manutenzione è trasversale: non dipende da sesso, età o area geografica del conducente, né dal tipo di strada percorsa.  Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda l’equipaggiamento non omogeneo, con pneumatici di marca o modello diverso sullo stesso asse, oppure mescole invernali ed estive montate contemporaneamente. Questa pratica, oltre a essere vietata se coinvolge lo stesso asse, è stata riscontrata nel 5,63% dei veicoli controllati.
 Altro elemento rilevante è la presenza di pneumatici invernali nel periodo estivo: oltre il 54% delle auto monitorate montava gomme con marcatura invernale. In parte il dato è giustificato dalla diffusione dei pneumatici quattro stagioni e da normative locali come in Valle d’Aosta, ma resta un indicatore di scarsa attenzione alla stagionalità. Con temperature elevate, è sempre preferibile adottare pneumatici estivi per garantire performance e sicurezza. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Clima, giugno 2025 il più caldo mai registrato in Europa occidentale

(Adnkronos) - Il mese scorso è stato il terzo giugno più caldo a livello globale, con una temperatura media di 16,46°C, 0,47°C in più rispetto alla media di giugno del periodo 1991-2020. Per l'Europa occidentale, invece, è stato il più caldo mai registrato. Due importanti ondate di calore, a metà e fine mese, hanno colpito ampie zone dell'Europa occidentale e meridionale: gran parte della regione ha registrato temperature percepite superiori a 38°C che in alcune zone del Portogallo hanno raggiunto i 48°C. E' quanto fa sapere Copernicus Climate Change Service (C3S), implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine per conto della Commissione europea con finanziamenti dell'Ue.  Secondo Samantha Burgess, responsabile strategico per il Clima dell'Ecmwf, "giugno 2025 ha visto un'ondata di calore eccezionale colpire ampie zone dell'Europa occidentale, con gran parte della regione colpita da un forte stress termico. Questa ondata di calore è stata resa più intensa dalle temperature record della superficie del mare nel Mediterraneo occidentale. In un mondo che si riscalda, è probabile che le ondate di calore diventino più frequenti, più intense e colpiscano un numero maggiore di persone in tutta Europa".  Nel dettaglio, giugno 2025 è stato di 1,30°C superiore alla media stimata del periodo 1850-1900, utilizzata per definire il livello preindustriale (è stato solo il terzo mese degli ultimi 24 con una temperatura globale inferiore di 1,5°C rispetto al livello preindustriale).  Guardando al Vecchio Continente, la temperatura media per il mese scorso è stata di 18,46°C, 1,10°C in più rispetto alla media di giugno del periodo 1991-2020, rendendolo il quinto giugno più caldo mai registrato. La maggior parte dell'Europa occidentale e centrale ha registrato temperature atmosferiche superiori alla media: l'Europa occidentale nel suo complesso ha vissuto il giugno più caldo mai registrato, con una temperatura media di 20,49°C, 2,81°C in più rispetto alla media del periodo 1991-2020. Ha superato di poco (di soli 0,06°C) il precedente record di giugno stabilito nel 2003 (20,43°C).  
Due importanti ondate di calore a metà e fine giugno 2025 hanno colpito ampie zone dell'Europa occidentale e meridionale. Gran parte della regione ha registrato temperature percepite superiori a 38°C, corrispondenti a uno 'stress da calore molto forte'. In alcune zone del Portogallo, le temperature percepite hanno raggiunto i 48°C, ovvero 'stress da calore estremo'.  Guardando alla temperatura della superficie del mare, un'eccezionale ondata di calore marino si è sviluppata nel Mediterraneo occidentale a giugno, portando alla più alta Sst (sea surface temperature) giornaliera mai registrata per l'intera regione a giugno (27°C), corrispondente alla più alta anomalia giornaliera della Sst in qualsiasi mese (3,7°C sopra la media).  ---sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Confesercenti, Nico Gronchi è il nuovo presidente nazionale

(Adnkronos) - Passaggio di consegne al vertice di Confesercenti. Dopo otto anni alla guida dell’associazione, Patrizia De Luise lascia la presidenza. Le subentra Nico Gronchi, attuale vicepresidente vicario e presidente di Confesercenti Toscana. Lo rende noto Confesercenti in un comunicato.  Patrizia De Luise ha condotto la confederazione di imprese, che associa circa 300mila pmi nel commercio, nel turismo e nei servizi, attraverso alcune delle fasi più complesse della sua storia recente, dall’emergenza pandemica alla ripartenza post-lockdown, fino allo scenario attuale, segnato da inflazione e tensioni internazionali, contribuendo a rafforzarne il ruolo e il radicamento nei territori. Si dimette dall’incarico in considerazione dell’impegno appena assunto alla Fondazione Enasarco. Passa dunque il testimone a Nico Gronchi, imprenditore toscano di 52 anni, attivo nella distribuzione commerciale di moda e calzature con l’azienda di famiglia ‘Luisa Di Mauro’, fondata nel 1976. Parallelamente all’attività d’impresa, Gronchi porta avanti un ruolo attivo nel mondo associativo. Nel 1998, a 25 anni, è presidente della Confesercenti di Certaldo. Successivamente guida l’area Empolese Valdelsa e, nel 2007, Confesercenti Firenze. Nel corso degli anni seguenti ricopre numerosi incarichi in rappresentanza dell’associazione, tra cui quelli nel Consiglio della Camera di commercio e in Firenze Fiera Spa. Crea a Firenze la Fondazione Sviluppo Urbano, di cui è presidente dal 2015 al 2017. Sempre nel 2015 diventa presidente di Confesercenti Toscana e dal 2017 di Italia Comfidi, la società consortile per il credito alle pmi promossa da Confesercenti. In qualità di vicepresidente vicario, incarico assunto nel 2021, Gronchi subentra come presidente nazionale di Confesercenti fino all’assemblea elettiva che si terrà nel 2026. ---lavoro/sindacatiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Perrini (Cni): "Nell'urbanistica non si può intervenire con Dpr ma con leggi che modifichino quelle del secolo scorso"

(Adnkronos) - “In urbanistica non si può intervenire con Dpr ma con delle leggi che modifichino quelle che risalgono, per lo più, alla prima metà del secolo scorso, quando eravamo in presenza di tutto un altro mondo. Oggi occorre tenere conto di elementi nuovi e determinanti come, ad esempio, i cambiamenti climatici che non possono essere più negati. In queste condizioni cambiare una norma scritta in un’altra epoca diventa un imperativo. Un intervento tanto urgente se si considera la straordinaria complessità della materia che deve tenere conto delle specificità dei singoli territori. Fare rigenerazione urbana in Italia, non è come rigenerare un quartiere di Miami. Noi abbiamo un tessuto urbano con grande storia, che significa anche un tessuto sociale e culturale che dobbiamo conservare”. A dirlo il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Angelo Domenico Perrini a Lecce al convegno, organizzato dal Cni, 'Traiettorie urbane e territoriali – rigenerazione urbana', dedicato al ruolo ed alle funzioni svolte dagli Enti locali nell’indirizzo e pianificazione degli interventi di rigenerazione urbana, alla pianificazione di quartieri resilienti rispetto ai cambiamenti sociali ed alla mobilità sostenibile come strumento per realizzare un contesto urbano più vivibile.  "Con il ciclo di incontri 'Traiettorie urbane e territoriali' - ha sottolineato Irene Sassetti, consigliera Cni con delega alla rigenerazione urbana introducendo i tre panel previsti - il Consiglio nazionale degli ingegneri si impegna a promuovere un dialogo costruttivo tra esperti, professionisti, dirigenti e funzionari delle pubbliche amministrazioni, amministratori, università, associazioni e cittadini, con l'obiettivo di affrontare le complessità del tema della rigenerazione urbana declinato nelle peculiarità dei diversi territori, valorizzando la centralità della progettazione consapevole e dell'impatto sociale delle trasformazioni urbane. Crediamo fortemente che un'azione coordinata e basata sull'ascolto delle esigenze del territorio, dell’ambito urbano sia la chiave per generare un reale cambiamento e migliorare significativamente la qualità della vita nelle nostre città". "Siamo in un momento cruciale - ha detto il vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto, in un videomessaggio - per il futuro dell’Unione Europea segnato dai cambiamenti che partono dai suoi territori. Le città sono al centro di questi mutamenti. Esse seguono le tendenze più recenti e conservano le peculiarità del territorio. Sono ponte tra modernità e tradizione, sono motori di innovazione e cambiamento per i cittadini. Le città e le sfide che devono affrontare sono al centro della politica di coesione e del mio lavoro come vicepresidente esecutivo per la coesione e le riforme".  "Prima di tutto - ha sottolineato - abbiamo avviato la modernizzazione della politica di coesione, approfittando della revisione di medio termine, per dare agli Stati membri la possibilità di riprogrammare già le risorse della programmazione in corso, sulla base di cinque nuove priorità che sono emerse come urgenti e strategiche in tutti i territori europei: abitazioni accessibili, transizione energetica, resilienza idrica, competitività e difesa. E’ chiaro che tra queste priorità, alcune, come il tema della casa e la gestione dell’acqua, sono particolarmente rilevanti per le nostre città. Inoltre, stiamo facendo un passo in più. Stiamo lavorando per un’agenda delle città, che presenteremo nei prossimi mesi, con l’obiettivo di semplificare l’accesso ai fondi europei e garantire che la voce delle città venga ascoltata nelle decisioni europee”. In un messaggio inviato al convegno il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano ha spiegato che "rigenerare le nostre città non significa soltanto riqualificare gli spazi fisici, ma anche ricucire il tessuto sociale, promuovendo modelli di sviluppo sostenibili, inclusivi e capaci di valorizzare il patrimonio esistente. In questo processo, le periferie urbane rappresentano una sfida e un’opportunità: occorre ridare centralità a questi territori, spesso trascurati, intervenendo con progetti integrati che coinvolgano comunità, professionisti e istituzioni. Un ruolo fondamentale lo gioca la mobilità urbana, elemento chiave per garantire equità, accessibilità e connessioni efficaci tra i diversi quartieri delle nostre città. Come Regione, stiamo investendo con convinzione in infrastrutture e servizi che favoriscano una mobilità sostenibile, multimodale e centrata sul cittadino. Ringrazio tutti voi per il contributo che offrite ogni giorno alla crescita della nostra regione. Sono certo che da questo convegno emergeranno idee e proposte preziose, che la Regione Puglia sarà lieta di accogliere e valorizzare nel suo percorso verso una Puglia più bella, moderna e vivibile”.     ---lavoro/professionistiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Federlegnoarredo, export primo trimestre stabile a 4,7 mld di euro

(Adnkronos) - L’export della filiera legno-arredo chiude il primo trimestre 2025 all’insegna della stazionarietà rispetto allo stesso periodo del 2024 con un -0,4% complessivo, come risulta anche dal confronto fra marzo '25 e marzo '24 con un + 0,1%, per un valore complessivo di 4,7 miliardi di euro. Con 2,5 miliardi di euro l’area Ue27 si conferma il primo mercato di riferimento per il nostro export con un -0,2%, mentre le esportazioni verso i Paesi extra Ue27 crescono dell’1,7% e raggiungono quota 690 milioni di euro. Il macrosistema arredamento ha registrato un -1,1% con 3,4 miliardi di export, con un rallentamento più spiccato per le cucine (-8,3%) e l’ufficio (-9,8%) mentre il macrosistema legno fa + 1,6% per un valore pari a 1,25 miliardi di euro, per il buon andamento (+9,7%) di prodotti e finiture d'arredo per l'edilizia. Per la filiera, alcuni segnali positivi arrivano dai mercati extra-Ue, in particolare dagli USA che toccano un +3% nel cumulato gennaio-marzo dopo che gennaio-febbraio aveva registrato un -0,1%, forse nel tentativo di anticipare l’applicazione dei dazi annunciati da Trump, che proprio ieri ha firmato l'ordine esecutivo che estende la scadenza dal 9 luglio al primo agosto.  Anche Uk ed Emirati Arabi Uniti confermano dinamicità nei primi mesi del 2025, mentre sul mercato Ue sono Spagna e Portogallo a distinguersi con dati in crescita. Sul fronte delle importazioni spicca il dato della Cina, che tocca quota +25% (marzo ’25 su marzo ‘24), mentre il cumulato del trimestre arriva addirittura a un +38,2%. Sono queste le principali evidenze che risultano dai dati elaborati dal Centro studi di FederlegnoArredo su dati Istat e che fotografano l’export del primo trimestre di un settore che, come tanti altri, è “costretto a stare alla finestra" in attesa di capire davvero che cosa succederà in tema di dazi e quale sarà la strada che Trump intende percorrere.  "Come accade ormai da quasi un anno a questa parte, per motivi diversi fra loro, ma tutti altamente complessi - commenta Claudio Feltrin, presidente di Federlegnoarredo - riuscire a immaginare anche il futuro più prossimo è davvero impossibile, ma il dato evidente è che mentre siamo in balia delle dichiarazioni del presidente Usa, continua anche il trend negativo dei principali Paesi che importano i nostri prodotti. Nella Top 10 continuano a calare Francia e Germania (rispettivamente -4,2% e -2,6%), mentre UK e Spagna registrano un +3,3% e un +7,4%; gli Emirati Arabi Uniti registrano la migliore variazione percentuale con un +11,1% per un valore totale esportato di 108 milioni di euro".  "Un campanello d’allarme - spiega - arriva anche dal dato dell’import in Italia di prodotti cinesi, che abbiamo visto a marzo toccare il + 25%, anche se i dati Istat di aprile 2025 riportano per il mobile una flessione delle importazioni del 3,5%. Un piccolo segnale positivo? Lo capiremo nei prossimi mesi, ma l’avanzata del gigante cinese non deve farci stare troppo tranquilli. Non a caso, per il clima di fiducia espresso a maggio dalle aziende, il saldo dei giudizi sugli ordini (differenza tra giudizi sugli ordini alti e bassi) si attesta al -24,1%, in peggioramento rispetto al –20,2% di aprile. Da evidenziare, al contempo, che il 61,7% delle imprese dichiara comunque che gli ordini sono "normali", quindi in linea con le aspettative: dato che trova conferma anche nella produzione industriale del mobile, che nel periodo gennaio-aprile 2025 ha registrato un +5,4%". Considerando i cinque Paesi che in valore assoluto crescono maggiormente a gennaio-marzo 2025 troviamo oltre a Spagna, Usa ed Eau, il Marocco +55,6% (26° destinazione) e il Portogallo +25% (21° destinazione). Tra i cinque Paesi con il trend negativo peggiore troviamo Francia e Germania, che nella Top 10 perdono rispettivamente 35,5 milioni di euro e 13,5 milioni di euro; la Cina (12° destinazione) registra una flessione del 16,4% e l’Arabia Saudita del 13,5% (16°destinazione). ---lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Giovani, anziani e persone con disabilità, Vaia: "Puntare su cohousing intergenerazionale, abitare insieme per costruire comunità"

(Adnkronos) - "Cohousing intergenerazionale: abitare insieme per costruire comunità. In una società che cambia, anche il modo di vivere insieme deve cambiare. Le trasformazioni demografiche - l'invecchiamento della popolazione, l'aumento delle famiglie mononucleari, la solitudine urbana - non sono solo numeri, ma interrogativi profondi, che ci interpellano anche su che tipo di società vogliamo costruire e su come decidiamo di usare le risorse comuni. Pur sapendo che la coperta è corta, è proprio in questi scenari che diventa urgente fare scelte di priorità: costruire legami o accettare le distanze? Investire sull'inclusione o continuare a tamponare le emergenze? Il cohousing, soprattutto se pensato in chiave intergenerazionale e inclusiva, può rappresentare una risposta concreta a queste domande. Non solo un modello abitativo, ma una visione: costruire luoghi dove le persone - giovani, anziani, persone con disabilità - possano vivere accanto, sostenersi reciprocamente, generare valore insieme. E' anche una risposta al 'dopo di noi', quando le persone con disabilità si ritrovano senza il sostegno familiare". E' la proposta lanciata da Francesco Vaia, già direttore dell'Inmi Spallanzani e della Prevenzione al ministero della Salute, oggi componente dell'Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, sulle pagine di 'Avvenire'. Il cohousing "può garantire una continuità di relazioni e di supporto, superando il rischio di isolamento. Ma è anche sollievo per le famiglie, che non sono più lasciate sole nel farsi carico di situazioni complesse, spesso per tutta la vita. In questi contesti, le relazioni intergenerazionali non sono solo un fatto emotivo: sono scambio, crescita, persino opportunità economiche e lavorative - spiega Vaia - Se progettato con lungimiranza, il cohousing può offrire spazio alla cura della terra, alla natura, all'agricoltura sociale. Fattorie inclusive che diventano scuole di cittadinanza, luoghi valoriali, ma anche centri produttivi. Dove il senso del limite non chiude, ma apre. Dove il contributo di ciascuno - anche di chi è più fragile - ha valore, significato, dignità. Il cohousing è questo: un luogo dove la fragilità non è un'eccezione da gestire, ma una condizione umana da accogliere e condividere. E' welfare generativo, fatto di relazioni, di responsabilità condivise, di autonomia da coltivare e far crescere. E' anche visione 'One Health': salute della persona, dell’ambiente, delle comunità".  In Italia "ci sono già esperienze positive, ma servono politiche pubbliche che le riconoscano, le accompagnino, le rendano strutturali. Serve una strategia nazionale che non lasci sole le famiglie, che investa nel futuro delle comunità, che faccia del diritto all'abitare un diritto pieno: non solo alloggi, ma legami. Non solo case, ma comunità. Come Autorità, il nostro compito è promuovere questo passaggio: da un modello assistenziale a uno promozionale. Non solo garantire, ma attivare. Non solo tutelare, ma ispirare. E' tempo di costruire insieme un futuro che non isola, ma include", conclude Vaia.  ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Caldo, ostetriche: "Allattamento può essere più faticoso e bebè cambia ritmi"

(Adnkronos) - Il caldo estivo "può rendere l'allattamento più faticoso. Le elevate temperature, il sudore e lo stretto contatto fisico che mamma e bambino hanno durante le poppate, possono essere causa di un maggiore affaticamento. Inoltre il bambino può cambiare i suoi ritmi di suzione e chiedere il seno più frequentemente e questo può indurre a pensare erroneamente che il latte possa non essere più sufficiente o nutriente oppure le madri possono avere il dubbio se sua necessario o meno dare acqua al bambino". A Fare il punto sono Cristina Panizza e Angela Maccagnola, consigliere della Federazione Nazionale degli Ordini della Professione Ostetrica (Fnopo).  Anzi, dare acqua può interferire con la produzione di latte. "La produzione dipende dalla frequenza delle poppate: se il bambino riceve acqua, potrebbe attaccarsi meno e questo riduce la stimolazione del seno. D’estate, dunque, può capitare che il bambino poppi più spesso e per tempi più brevi: "È del tutto normale – sottolineano le ostetriche – e rappresenta il suo modo di regolare l’idratazione. Non significa che il latte non basti". "È importante sapere – chiariscono Panizza e Maccagnola – che nei primi sei mesi di vita, se il bambino è allattato esclusivamente al seno, non è necessario somministrare acqua. Il latte materno è composto per oltre l’80% da acqua e si adatta naturalmente alle esigenze del bambino, garantendogli tutta l’idratazione di cui ha bisogno. Se il bambino, invece, ha già iniziato lo svezzamento è possibile, oltre al latte materno, offrire anche dell’acqua". L’allattamento al seno è molto più che nutrizione: "è una scelta di salute, un investimento sul benessere a breve, medio e lungo termine del bambino, della madre e della collettività. Eppure - ricorda la Fnopo - in Italia, solo il 45% dei bambini viene allattato al seno alla nascita, e la percentuale scende al 30% già nei primi due-tre mesi di vita". "Nonostante le evidenze scientifiche, i tassi di allattamento rimangono troppo bassi. Spesso le mamme si scoraggiano alle prime difficoltà perché non ricevono il supporto necessario", chiosano Panizza e Maccagnola.  Per capire se un neonato è ben idratato basta osservare alcuni segnali: "Il bambino deve bagnare almeno 6-8 pannolini al giorno con urine chiare. Se ne bagna meno di 5 o se le urine sono scure e dall’odore intenso, potrebbe essere un segnale di disidratazione. Anche secchezza di labbra e bocca, irritabilità o sonnolenza eccessiva devono essere valutate", aggiungono le ostetriche. È importante anche il benessere della mamma, che deve prestare attenzione alla propria idratazione: "Bere almeno due litri di acqua al giorno è fondamentale. Il riflesso della sete - osservano - è un segnale naturale che accompagna la poppata. Si può integrare l’acqua con tisane fresche o succhi naturali, evitando bevande gassate o ricche di caffeina. Anche frutta e verdura di stagione sono utili per mantenere un buon apporto di liquidi". Le ostetriche consigliano inoltre: di allattare in ambienti freschi e ben ventilati; di usare aria condizionata o deumidificatori, evitando getti diretti sul corpo di mamma e bambino; di evitare di uscire nelle ore più calde; di indossare indumenti comodi, in fibre naturali, sia per la madre che per il bambino. "Un altro accorgimento utile – proseguono Panizza e Maccagnola – è utilizzare panni di cotone molto leggeri tra la pelle della mamma e quella del bambino durante le poppate o il contatto pelle a pelle, per assorbire il sudore. Fare piccoli bagnetti prima o dopo l’allattamento può essere un modo per rinfrescarsi e rendere più confortevole il momento della poppata. In caso si utilizzi il babywearing è utili appena si toglie il bambino dalla fascia allattarlo per idratarlo”. Anche per i bambini nutriti con formula si deve prestare attenzione: "È bene evitare di scaldare troppo il latte artificiale e ricordare che, anche in questo caso non è necessario somministrare acqua, fino a quando non sia iniziato lo svezzamento, salvo diversa indicazione del pediatra. Se ci sono dubbi o difficoltà – concludono le rappresentanti della Fnopo – è importante chiedere aiuto. Le ostetriche sono presenti nei consultori, nei punti nascita, nei servizi ambulatoriali o in libera professione. Non bisogna mai sentirsi sole: l’allattamento è un percorso che va accompagnato e sostenuto". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)