Fondazione Lgh, innovation workshop ascolto confronto e nuove direttrici per innovazione territoriale

(Adnkronos) - Si è svolto oggi nella sede di Ca’ Del Bosco a Erbusco nel Bresciano, l’innovation workshop promosso da Fondazione LGH in collaborazione con Teha - The European House Ambrosetti. Un appuntamento cruciale nel percorso di dialogo che la Fondazione porta avanti nei territori in cui opera. L’obiettivo è rafforzare l’efficacia degli interventi a favore di innovazione e sviluppo sostenibile nel Sud della Lombardia. Fondazione Lgh – nata nel 2021 con la missione di stimolare, promuovere e sostenere l’innovazione generatrice di impatti ambientali, economici e sociali positivi – intende ora avviare una riflessione strutturata sulle proprie priorità di finanziamento, così da renderle sempre più aderenti ai bisogni dei territori, alle vocazioni locali e alle filiere produttive di riferimento. Fino a oggi, la Fondazione ha finanziato 24 progetti scientifici e ha avuto un impatto significativo anche nei settori culturale e sociale, come dimostrano le 87 iniziative supportate. Nell’anno 2025 il valore complessivo delle ricadute sui territori di riferimento ammonta a circa 1.049.000 di euro. “Ascoltare il territorio - ha sottolineato Giorgio Bontempi, presidente Fondazione Lgh - significa prestare attenzione alle sue caratteristiche uniche e valorizzare le relazioni tra le persone. Con questo workshop, abbiamo voluto attivare una riflessione strutturata con i nostri principali portatori d’interesse, rafforzando l’impatto ambientale, economico e sociale delle attività della Fondazione. La ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica sono fondamentali per trovare soluzioni efficaci. In un periodo di profondi cambiamenti ambientali, economici e sociali, innovare insieme è essenziale". Attraverso sessioni plenarie e tavoli di lavoro, oltre quaranta qualificati stakeholder locali e nazionali – provenienti dal mondo della ricerca, dell’impresa e dell’ecosistema abilitante – sono stati coinvolti in un dialogo costruttivo per individuare le principali priorità di innovazione, analizzare la coerenza tra queste e il perimetro di intervento della Fondazione e definire i driver più rilevanti per orientare l’azione futura nelle diverse filiere di interesse: trasformazione alimentare, agricoltura e zootecnia, cosmetica e materiali.  “Il sistema delle fondazioni del Gruppo A2A – che comprende Fondazione AEM, Fondazione ASM, Banco dell’Energia e Fondazione Lgh – rappresenta un pilastro fondamentale del nostro impegno verso la crescita sostenibile dei territori e delle comunità che serviamo - ha spiegato Roberto Tasca, presidente di A2A -. Con la nascita di A2A Life Ventures abbiamo creato in Italia un modello societario integrato di open innovation che permette di trasformare idee, tecnologie e collaborazioni con startup, università e centri di ricerca in soluzioni concrete per l’economia circolare, l’energia pulita e infrastrutture intelligenti, favorendo l’ingaggio di giovani talenti”.  Il percorso avviato all’Innovation workshop costituisce l’inizio di una nuova fase di sviluppo per la Fondazione, finalizzata al consolidamento del suo ruolo come promotore di innovazione territoriale, con l’obiettivo di servire le comunità locali e le future generazioni impegnate nell’innovazione. “Momenti come questo - ha precisato l’assessore regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste Alessandro Beduschi - dimostrano quanto sia strategico mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni, imprese e mondo della ricerca a vantaggio del territorio. Regione Lombardia crede in un’innovazione che non resti un concetto astratto, ma diventi strumento concreto di competitività e coesione, capace di generare valore diffuso. Nel Sud della Lombardia esistono filiere produttive solide e identità economiche ben riconoscibili: accompagnarle con strumenti mirati, favorire l’accesso a competenze e capitale, sostenere la capacità progettuale significa rafforzare l’intero sistema regionale. Il confronto avviato oggi va nella direzione giusta”.  L’incontro, gestito e moderato da Teha, ha rappresentato un momento di confronto di alto livello, volto ad allineare le priorità di finanziamento della Fondazione Lgh all’identità e alle vocazioni dei territori, alle economie locali e ai bisogni espressi dalle comunità. Particolare attenzione è stata dedicata anche agli strumenti di ingaggio e di erogazione dei fondi: non solo modalità di finanziamento, ma anche accompagnamento, partnership e meccanismi di scouting come bandi, call for ideas e sportelli, per intercettare progettualità innovative e di qualità. A conclusione di questi primi anni di attività, la Fondazione ha voluto quindi avviare un processo di revisione delle proprie linee guida strategiche e operative, riassunte nelle nuove direttrici territoriali, in un’ottica di ascolto e valorizzazione delle specificità locali e delle relazioni tra le persone. L’obiettivo è posizionarsi come attore capace di promuovere un’innovazione radicata nei bisogni reali del territorio e validare le nuove direttrici in modo partecipato. 
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8 marzo, nei centri antiviolenza le giornate di prevenzione senologica e cardiologica

(Adnkronos) - In occasione della Giornata internazionale della Donna prende il via 'La salute è di tutte', il roadshow di prevenzione senologica e cardiologica dedicato alle donne che hanno subito violenza e accolte nei centri della rete D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza. L’iniziativa è realizzata con il supporto di Novartis, azienda leader nell’innovazione in ambito farmaceutico, impegnata al fianco degli attori del sistema Paese per reimmaginare la salute del futuro, promuovendo equità e tempestività di accesso all’innovazione, in un percorso che va di pari passo con l’impegno per la parità di genere. Il progetto, patrocinato dalla Società italiana di cardiologia (Sic), mira a superare gli ostacoli che allontanano le donne dall’accesso alla prevenzione e cura, promuovendo il diritto alla salute contro la violenza di genere. I primi appuntamenti si terranno il 9 marzo a Genova e L’Aquila, per poi proseguire nelle settimane successive a Messina, Viareggio e Taranto. In ciascuna tappa - informa una nota - senologhe e cardiologhe realizzeranno visite e colloqui informativi rivolti alle donne che fanno riferimento ai centri antiviolenza, con un focus sulla prevenzione del tumore al seno e sulla salute cardiovascolare: due tra le principali cause di mortalità femminile in Italia. Le dottoresse che parteciperanno alle giornate di prevenzione sono state coinvolte grazie al supporto di Novartis e alla collaborazione di Fondazione Onda Ets, che dal 2007 attribuisce il Bollino rosa agli ospedali italiani che si distinguono per servizi e percorsi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura della salute femminile.  "Grazie a questo progetto, sostenuto da Novartis, abbiamo avuto la conferma di quello che le operatrici dei nostri centri antiviolenza toccano ogni giorno. - commenta Cristina Carelli, presidente D.i.Re -. La violenza maschile alle donne incide in misura importante sulla loro salute e sulla possibilità di fare prevenzione. Proprio per questo, crediamo sia importante dare un segnale concreto, per consentire alle donne di mettere la loro salute al centro, come elemento fondamentale della libertà futura”.  Ogni anno nel nostro Paese si registrano circa 53.000 nuovi casi di tumore al seno e sono 925.000 le italiane che convivono con questa malattia - si legge -. Le malattie cardiovascolari, invece, provocano 124.000 decessi femminili ogni anno e rappresentano la prima causa di morte tra le donne. Eppure, la prevenzione rimane poco accessibile per chi vive situazioni di violenza: l’indagine1, condotta nell’ambito del progetto, su 207 donne seguite dai centri della rete D.i.Re rivela che quasi la metà delle donne intervistate non ha mai preso parte a iniziative di screening promosse sul territorio (48,8%) e si rivolge al medico “solo in caso di sintomi (49,8%). Dati che mettono in evidenza come la violenza generi distanza dal percorso di cura e alimenti profonde disuguaglianze nell’accesso alla salute. Un calendario di appuntamenti che attraverserà l’Italia da Nord a Sud nei mesi di marzo e aprile, toccando città chiave, identificate in base a criteri di collocazione geografica, ampiezza dei centri antiviolenza e bacino di donne afferenti ai centri in ottica di prossimità territoriale. L’obiettivo è creare una prima occasione di incontro con esperte senologhe e cardiologhe, per favorire l’avvio di percorsi consapevoli di prevenzione e cura da parte delle donne vittime di violenza. Il diritto alla salute delle donne che subiscono violenza richiede azioni mirate e accessibili. In questa direzione si sviluppa 'La salute è di tutte', iniziativa che affronta le disuguaglianze legate alla violenza di genere e favorisce un accesso più equo alla prevenzione.  Novartis, azienda leader nell’innovazione in ambito farmaceutico nell’area oncologia, cardio-renale-metabolico, neuroscienze e immunologia, lavora al fianco di istituzioni, comunità scientifica, Associazioni del Terzo settore per contribuire a un 'sistema salute' in cui l’accesso alle cure e all’innovazione sia equo e tempestivo, come spiega Chiara Gnocchi, Country Communication & Advocacy Head di Novartis Italia: "La salute è di tutte è un impegno concreto che procede insieme alla nostra attenzione per la parità di genere e alla volontà di costruire, giorno dopo giorno, un contesto di lavoro davvero inclusivo. In questa prospettiva è nato il sostegno a D.i.Re e siamo felici di vedere come possa concretamente aiutare a ridurre le barriere che limitano l’accesso alla prevenzione e ai servizi sanitari". 
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Ue, l'esperta: "Tra semplificazioni e dubbi ecco schema decreto sulla trasparenza salariale"

(Adnkronos) - "Tra aspettative confermate e dubbi ancora aperti, l’Italia ha avviato il proprio percorso di recepimento della Direttiva 970/2023 sulla trasparenza salariale. Il 5 febbraio 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare lo schema di decreto legislativo di attuazione, successivamente trasmesso alle Camere per l’acquisizione dei pareri parlamentari. Rispetto alla Direttiva, la bozza di decreto introduce alcune semplificazioni a favore delle piccole e medie imprese italiane, ma altrettanti dubbi interpretativi. La più grande semplificazione riguarda il riferimento ai contratti collettivi per la definizione delle categorie di lavoratori che svolgono lavoro uguale o di pari valore. Ai sensi della bozza di decreto, costituisce 'stesso lavoro' o 'lavoro di pari valore' quello riconducibile a mansioni identiche o comparabili, riconducibili al medesimo livello del contratto collettivo applicato". Così, con Adnkronos/Labitalia, Ornella Patané, partner di Toffoletto De Luca Tamajo, in merito allo schema di decreto legislativo per il recepimento della direttiva EU sulla trasparenza salariale. Secondo l'esperta, "si tratta di una presunzione semplice a favore della contrattazione collettiva che assicura sistemi di classificazione retributiva fondati su criteri oggettivi e neutri rispetto al genere, ai sensi della Direttiva, e che consente la prova contraria, ovvero la dimostrazione dell’esistenza di trattamenti retributivi individuali discriminatori" "Il riferimento alla contrattazione collettiva, tuttavia, non risulta sempre adeguato -continua Patanè- ai fini di una compiuta attuazione della Direttiva. In primo luogo, perché i livelli dei contratti collettivi sono generici e molto ampi e non prendono in considerazione ogni singola organizzazione aziendale. In secondo luogo, essi non prevedono livelli retributivi per la fascia più alta della popolazione aziendale, ovvero per quadri e dirigenti, ove si annida statisticamente la discriminazione retributiva di genere".  "Forse proprio in considerazione di questo, la bozza di decreto consente -spiega ancora l'esperta di diritto- anche sistemi di classificazione professionale decisi dal datore di lavoro ai fini della determinazione della retribuzione, integrativi dei livelli previsti dalla contrattazione collettiva, purché anch’essi basati su criteri oggettivi e neutri sotto il profilo del genere. A differenza di quanto previsto dalla Direttiva, tali sistemi integrativi di classificazione dei lavoratori sono decisi unilateralmente dalle imprese e non condivisi con i rappresentanti dei lavoratori".  Secondo Patanè "presenta, inoltre, dei problemi interpretativi la definizione di livello retributivo, introdotta dalla bozza di decreto rispetto a quanto previsto dalla Direttiva: definizione certamente importante perché su di essa si baseranno tutte le comparazioni introdotte dalla Direttiva per valutare la sussistenza di un gap retributivo di genere. Nella bozza di decreto, vanno esclusi dal livello retributivo i superminimi individuali, i premi una tantum e le indennità ad personam, qualora questi siano stati previsti a favore di alcuni dipendenti sulla base di criteri 'oggettivi individuali'". "Tale formulazione poco felice da un punto di vista lessicale prima ancora che giuridico, introduce non poche incertezze interpretative soprattutto perché pare vanificare lo scopo della Direttiva volto a comparare tutti gli elementi retributivi, fissi, variabili e in natura proprio al fine di rinvenire eventuali situazioni di discriminazione", conclude Patanè. 
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Medico in pensione con 100 giorni di ferie non godute, indennizzo da 60mila euro

(Adnkronos) - Va in pensione con oltre 100 giorni di ferie non godute e ottiene un indennizzo complessivo stimato in 60mila euro. È uno dei casi chiusi nei primi mesi del 2026 da Consulcesi & Partners, network legale specializzato nella tutela dei professionisti del pubblico impiego. La vertenza si è definita con una transazione in pochi mesi, con il riconoscimento di circa 350 euro per ogni giorno di ferie non fruito. L’azienda sanitaria - informa una nota di C&P - ha inoltre provveduto al versamento degli oneri contributivi correlati all’indennizzo, con effetti positivi anche sul trattamento pensionistico del medico.  Un caso che riporta al centro non solo il tema economico, ma anche quello della tutela del diritto al riposo, particolarmente delicato nel comparto sanitario - si legge - dove carichi di lavoro prolungati e carenze di organico espongono i professionisti a fenomeni di stress cronico e burnout. Sempre in questo inizio d’anno, C&P ha assistito un altro dirigente medico nella definizione di una transazione giudiziale che ha portato a una liquidazione complessiva di 42.000 euro. Con queste ultime definizioni – per oltre 100mila euro complessivi solo nei primi mesi del 2026 – il network legale ha superato il mezzo milione di euro riconosciuto ai propri assistiti dall’avvio del servizio dedicato alle ferie non godute. Gli ultimi casi seguiti dal network - rende noto C&P - si inseriscono in un contesto di contenzioso in forte espansione su tutto il territorio nazionale. Dall’ultimo monitoraggio del team legale, aggiornato al 28 febbraio 2026, risultano circa 700 pronunce nei soli primi due mesi dell’anno, con una percentuale di accoglimento che si attesta intorno al 98%, mentre i rigetti rappresentano una quota residuale stimata intorno al 2% dei ricorsi presentati. Si tratta di un dato particolarmente significativo se proiettato su base annuale: mantenendo l’attuale andamento, il 2026 potrebbe chiudersi con oltre 4.200 sentenze, consolidando un orientamento giurisprudenziale ormai stabile in favore dei dipendenti pubblici che non hanno potuto fruire delle ferie maturate.  Sul piano economico, le sentenze già pubblicate fino al 28 febbraio hanno comportato il riconoscimento di 3,2 milioni di euro a titolo di indennizzo. Se il trend verrà confermato, i legali C&P stimano che a fine anno si potrebbe arrivare a 19,2 milioni di euro di sorte capitale e 9 milioni di euro di spese legali - dettaglia la nota - per un impatto complessivo stimato in oltre 28 milioni di euro, senza considerare i pagamenti spontanei e le transazioni giudiziarie, che ovviamente non possono verificarsi. “Il quadro che emerge – l’analisi di Bruno Borin, responsabile del team legale di C&P - è quello di un contenzioso ormai strutturale, con un orientamento giurisprudenziale che, nei fatti, riconosce in maniera pressoché costante il diritto alla monetizzazione delle ferie maturate e non godute in assenza di effettiva possibilità di fruizione”. Oltre il 90% dei procedimenti intentati dai dipendenti della Pa che hanno cessato l’attività riguarda docenti precari. Tuttavia, le liquidazioni più elevate si registrano nel comparto sanitario e negli enti locali: dirigenti medici apicali: in media oltre 50-60 mila euro; infermieri: oltre 10.000 euro; funzionari di enti locali: oltre 16.000 euro. Le Sezioni regionali di controllo della Corte dei Conti - conclude la nota - hanno evidenziato criticità nella gestione delle ferie arretrate nel Ssn, con stime di oltre 50.000 giornate non godute per il personale in carico a talune amministrazioni regionali. “Secondo la magistratura contabile – chiosa Borin - l’accumulo di ferie pregresse non rappresenta solo una potenziale passività milionaria per le amministrazioni, ma anche un indice di squilibrio organizzativo. La mancata fruizione sistematica del riposo può infatti incidere sulla qualità delle prestazioni e sulla salute psico-fisica del personale, contribuendo ad aumentare il rischio di burnout, soprattutto nei reparti a maggiore pressione assistenziale". 
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Nhrg, professionisti esperti e 25-35enni hanno trainato mercato 2025

(Adnkronos) - L’Osservatorio di Nhrg, agenzia per il lavoro, ha condotto un’analisi sul database dei candidati dell’anno 2025 per delineare il profilo di chi è attualmente in cerca di occupazione. Il campione analizzato è composto prevalentemente da professionisti con esperienza consolidata e mostra una forte concentrazione nella fascia d’età 25–35 anni. Nel dettaglio, quasi un terzo dei partecipanti (30,27%) ha un’età compresa tra i 25 e i 35 anni. Seguono la fascia 36–45 anni (19,37%) e quella 46–55 anni (17,84%). Le persone con più di 55 anni rappresentano il 10,24%, mentre gli under 25 si attestano al 4,66%. I dati non disponibili incidono per il 17,63%. Per quanto riguarda l’esperienza professionale, emerge un profilo complessivamente qualificato: il 42,76% del campione vanta oltre 10 anni di esperienza. Il 22% ha maturato tra i 3 e i 5 anni di attività lavorativa, mentre il 17,19% si colloca nella fascia 6–10 anni. Più contenute le quote relative a chi ha meno di un anno di esperienza (8,77%) e a chi ne ha tra 1 e 2 anni (2,35%). I dati non disponibili si fermano al 6,93%. Osservando le aree professionali, il settore degli operatori tecnici e specializzati risulta il più rappresentato (19,99%), seguito da amministrazione e controllo di gestione (15,58%) e magazzino e logistica (11,71%). Completano il quadro segreteria e reception (7,85%), turismo e ristorazione (6,20%) e vendite (4,19%). Sul fronte del genere, si registra una marcata prevalenza maschile: il 67,8% a fronte del 32,2% femminile. Dal punto di vista territoriale, il Nord Italia guida la classifica: Torino è la provincia più rappresentata (13,69%), seguita da Padova (5,55%), quindi Milano e Vicenza con rispettivamente il 3,93% e il 3,04%. Per il Centro, spicca Roma (9,69%), seguita da Bologna (5,31%). Resta una quota del 24,19% di dati geografici non disponibili. Nel complesso, i numeri delineano una struttura occupazionale orientata principalmente verso ruoli tecnici e specializzati, caratterizzata da una significativa predominanza maschile. 
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Studio rivoluzionario sui piloti F1: accelerazioni, frenate e stress. Ecco come reagiscono

(Adnkronos) - I piloti di Formula 1 sviluppano adattamenti fisiologici altamente specifici, strettamente legati alle esigenze della guida ad altissima intensità. Accelerazioni fino a 3–4 g, carichi meccanici sul collo, posture obbligate, stress termico e recuperi ridotti modellano il corpo del driver in modo unico. È quanto emerge da una review internazionale condotta dall’Università di Trieste in collaborazione con la University of Roehampton (Londra) e con il coinvolgimento diretto di tre performance coach di Formula 1 attivi ai massimi livelli, tra cui gli allenatori di Charles Leclerc e Max Verstappen. Lo studio, volto a colmare la mancanza di conoscenze scientifiche specifiche sulla fisiologia dei piloti, è stato pubblicato sul 'British Journal of Sports Medicine', la principale rivista scientifica 'peer-reviewed' nel campo della medicina e della scienza dello sport.   I piloti di Formula 1, spiegano gli autori, "non sono necessariamente 'fuori scala' per parametri generali come statura, massa corporea o capacità aerobica rispetto ad altri atleti professionisti". Emergono però adattamenti altamente specifici, "primo fra tutti lo sviluppo della forza del collo, essenziale per contrastare le elevate forze multidirezionali che agiscono sulla testa – e sul casco – in curva, in frenata e in accelerazione e per preservare la qualità dello sguardo, la precisione della guida e i tempi di reazione, fattori decisivi per la performance e la sicurezza". Oltre alla forza del collo, i ricercatori hanno individuato altri adattamenti specifici: "la capacità di sostenere carichi ripetuti e asimmetrici – anche sugli arti inferiori, soprattutto al momento della frenata –, l’adattamento dei muscoli del tronco, della cintura scapolare, degli stabilizzatori profondi, la capacità del cuore di gestire picchi di frequenza cardiaca".  Alex Buoite Stella, coautore dello studio e docente di Fisiologia presso il Dipartimento universitario clinico di Scienze Mediche, chirurgiche e della salute dell’Università di Trieste, spiega: “La Formula 1 è uno degli sport più affascinanti e mediaticamente rilevanti al mondo, ma anche tra quelli che impongono al corpo dell’atleta sollecitazioni tra le più complesse in assoluto. Accelerazioni, frenate, stress termico, posture obbligate e recuperi ridotti si sommano per tutta la stagione. Con questo lavoro abbiamo voluto capire, in modo sistematico, come l’organismo del pilota risponde e si adatta a queste richieste, mettendo insieme ricerca scientifica ed esperienza diretta dei coach che operano in Formula 1.”   Lo studio mette, inoltre, in evidenza il peso crescente dei fattori ambientali e logistici della Formula 1 moderna. Con ventiquattro gare in ventuno paesi, trasferte intercontinentali e appuntamenti in condizioni climatiche estreme, lo stress termico e la gestione del recupero diventano elementi centrali. I ricercatori dell’Università di Trieste, insieme ad alcuni studenti del Racing Team UniTS – team dell’ateneo di Formula Sae (Society of Automotive Engineers), competizione universitaria internazionale di design ingegneristico –, hanno analizzato le condizioni ambientali di tutte le gare dell’ultimo campionato, stimandone il potenziale impatto termico sui piloti. Episodi recenti, come il Gran Premio del Qatar 2023, hanno mostrato come il caldo possa rappresentare un rischio concreto non solo per la prestazione, ma anche per la salute.  In questo contesto, strategie come acclimatazione al caldo, raffreddamento pre‑gara e gestione mirata dell’idratazione sono sempre più diffuse, ma – sottolineano gli autori – molte pratiche restano guidate dall’esperienza più che da dati raccolti direttamente in gara. Le interviste strutturate ai 'performance coach' hanno permesso di descrivere come le richieste fisiologiche si traducano in programmi di allenamento altamente personalizzati, adattati al tipo di circuito, alle caratteristiche del pilota e alle condizioni ambientali attese.   “Unendo competenze cliniche e di ricerca con l’esperienza maturata quotidianamente nel paddock, siamo riusciti a costruire il quadro più aggiornato oggi disponibile del profilo fisiologico del pilota di Formula 1. Il lavoro non solo identifica le aree in cui servono nuovi studi, ma propone anche strategie pratiche per ottimizzare performance e tutela della salute degli atleti”, osserva ancora Buoite Stella.   Gli autori e i coach indicano come priorità future studi sempre più specifici per la Formula 1 e più vicini alle condizioni reali di competizione, capaci di misurare parametri come frequenza cardiaca, temperatura corporea, consumo di ossigeno e lattato, e di chiarire anche i possibili effetti a lungo termine sulla salute, in particolare per quanto riguarda la zona lombare e l’esposizione alle vibrazioni delle monoposto. Kim Keedle, preparatore atletico dei piloti di Formula 1 coinvolto nello studio, conclude: “Poiché il regolamento vieta l’uso di dispositivi all’interno dell’auto, ci basiamo sui dati raccolti dall’esterno del veicolo, e questo comporta alcune limitazioni. Per esempio, sarebbe interessante confrontare la risposta della frequenza cardiaca durante la guida su circuiti diversi e in condizioni differenti. Rispetto ad altri sport, la misurazione della frequenza cardiaca può sembrare poca cosa, ma rappresenterebbe un grande passo avanti e ci permetterebbe di quantificare con precisione le sollecitazioni e preparare di conseguenza i piloti.” 
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Dal debutto al CES 2026 all’integrazione domestica, i nuovi standard del Modern Living

(Adnkronos) - In collaborazione con Tineco Il panorama dell'elettronica di consumo si evolve verso una fusione sempre più stretta tra estetica architettonica e ingegneria funzionale, una tendenza confermata con decisione durante l'ultima edizione del CES di Las Vegas dove l'integrazione di sistemi di intelligenza del prodotto non rappresenta più un semplice accessorio, ma il nucleo centrale di una gestione domestica automatizzata e consapevole. L'attenzione si sposta dall'oggetto tecnologico in sé al modo in cui esso abita e interpreta lo spazio, trasformando la pulizia dei pavimenti in un'esperienza intuitiva che riduce il carico mentale dell'utente e ottimizza l'uso delle risorse ambientali. L’eredità del CES 2026 sancisce un cambio di rotta decisivo, in cui la pura potenza e l’autonomia energetica cedono il passo a una convergenza tra ingegneria d'avanguardia e design antropocentrico. Questa nuova visione si traduce in strumenti progettati per azzerare il carico decisionale e minimizzare lo sforzo fisico, favorendo un’interazione simbiotica tra l’utente e la macchina che rende l’igiene domestica un gesto istintivo e fluido. Al centro di questa rivoluzione tecnologica si pone il perfezionamento del sistema proprietario Tineco iLoop Smart Sensor, una tecnologia di rilevamento intelligente che regola autonomamente la potenza di aspirazione e il flusso d'acqua in base alla necessità reale; questo approccio non solo garantisce una pulizia profonda, ma rappresenta un passo avanti significativo nella riduzione degli sprechi. Come sottolineato durante la presentazione delle nuove linee, l'obiettivo è un'intelligenza che lavori silenziosamente: il dispositivo analizza lo sporco in tempo reale e adatta i parametri fondamentali senza che l'operatore debba prendere decisioni, prolungando così anche l'autonomia della batteria. In questo ambito, il modello di aspirapolvere e lavapavimenti FLOOR ONE S9 Scientist incarna la massima espressione del laboratorio tecnologico di Tineco: attraverso uno schermo a LED dallo stile futuristico è possibile monitorare un sistema di pulizia ad alta temperatura progettato per la sanificazione profonda delle superfici più difficili. L'ergonomia e la navigazione assistita definiscono invece la nuova generazione di dispositivi capaci di seguire i movimenti naturali del corpo umano grazie a una riprogettazione strutturale che ha visto lo spostamento dei serbatoi per migliorare il bilanciamento del peso, traducendosi in una riduzione drastica dell'affaticamento del polso. Modelli come il FLOOR ONE i7 Fold dimostrano come la flessibilità costruttiva sia cruciale per il vivere moderno: con un peso inferiore ai 4 kg e una base reclinabile a 180°, il dispositivo è in grado di navigare sotto i mobili più bassi, rispondendo alle esigenze di chi abita spazi metropolitani prestigiosi ma ridotti. La cura per i materiali emerge chiaramente nella linea FLOOR ONE S9 Master, dove il design raffinato incontra l'illuminazione DustReveal grandangolare e tecnologie anti-groviglio, elevando l'elettrodomestico a vero e proprio complemento d'arredo che non sfigura nei salotti contemporanei. La gestione della manutenzione è un altro pilastro della nuova offerta tecnologica, esemplificata dal modello FLOOR ONE S9 Artist dove l'automazione raggiunge il suo apice con la Smart Refresh Station e il sistema FlashDry, che assicura un'autopulizia a vapore rapida e silenziosa, mentre l'adozione della tecnologia StreakFree Scraper permette di ottenere superfici prive di aloni per un'igiene visibile e duratura. Anche la cura dei tessuti viene rivoluzionata, come dimostra il CARPET ONE Cruiser, già premiato dal TIME tra le "Best Inventions del 2025" per la sua capacità di rendere accessibile e leggera una categoria storicamente ingombrante, grazie a una distribuzione del peso ottimizzata e a un serbatoio unico integrato che ne facilita l'uso frequente. "In Tineco crediamo che le prestazioni dei sistemi di pulizia debbano convivere in armonia con gli spazi abitativi, non entrarvi in conflitto", ha dichiarato Ling Leng, CEO di Tineco. “Nel tempo, analizzando i feedback dei consumatori , abbiamo evidenziato un cambiamento nelle aspettative: gli elettrodomestici per la pulizia non sono più oggetti da nascondere, ma elementi destinati a integrarsi negli interni contemporanei, che si adattano a stili diversi e rendono la quotidianità più semplice". 
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Moringa, curcuma e spirulina. L'immunologo sugli integratori: "Non c'è assenza di rischi"

(Adnkronos) -
Italiani e la passione per gli integratori naturali. Un mercato che cresce di anno in anno: tra agosto 2024 e luglio 2025, le vendite della categoria 'a base di piante' hanno raggiunto un valore di 566 milioni di euro, con una crescita del +2,2% e circa 34,7 milioni di confezioni vendute. C'è un po' di tutto e spesso si possono correre dei rischi. Gli ultimi arrivano da un alert Ue su casi di salmonellosi in Usa dopo il consumo di capsule di moringa a marchio 'Rosabella'. "Spesso percepiti come innocui coadiuvanti della salute, questi prodotti possono trasformarsi in vettori di insidiosi rischi biologici e chimici, alimentati da una narrazione del naturale a ogni costo' e da una regolamentazione talvolta lacunosa nelle vendite globali online". A fare il punto per l'Adnkronos Salute è Mauro Minelli, immunologo e docente di Nutrizione clinica all'università Lum 'Giuseppe Degennaro'. 
L’illusione del 'naturale' e la vulnerabilità delle matrici vegetali. "Il consumatore moderno tende a sovrapporre impropriamente il concetto di origine vegetale a quello di assenza di rischio - analizza Minelli - In realtà, le polveri botaniche (come moringa, curcuma o spirulina) sono matrici organiche estremamente complesse che, senza adeguati protocolli di decontaminazione, ospitano microrganismi tellurici o, comunque, ambientali persistenti. Il caso Salmonella Newport isolata nella moringa è emblematico: non si tratta di una comune contaminazione, ma di un ceppo multiresistente. Questo dato - continua - suggerisce una falla critica nella filiera zootecnico-irrigua: un batterio mantiene geni di resistenza solo se vive in ambienti saturati da antibiotici, tipici degli allevamenti intensivi. Attraverso reflui o acque irrigue non trattate, questi ceppi passano dal bestiame alle colture, evidenziando come la mancata bonifica della materia prima (attraverso, per esempio, specifici trattamenti termici) possa trasferire pericoli clinici complessi direttamente nella capsula". Secondo l'immunologo, "l’integrazione alimentare ha una sua dignità scientifica solo quando colma un deficit biochimico accertato o risponde a specifiche, per quanto transitorie, esigenze fisiologiche. L’abuso, al contrario, nasce da un marketing aggressivo che attribuisce a estratti vegetali capacità curative quasi farmacologiche, prive di supporto nell'evidenza clinica. Oltre al rischio microbiologico, il processo di concentrazione tipico di questi 'rimedi miracolosi' può involontariamente incrementare la presenza di contaminanti chimici (metalli, pesticidi) accumulati nei suoli di coltivazione, di micotossine (derivati fungini epatotossici) risultanti da uno stoccaggio non idoneo delle materie prime, di interazioni farmacologiche improprie legate all'interferenza tra fitoterapici e farmaci salvavita (anticoagulanti, antiepilettici) che può alterare pericolosamente la biodisponibilità delle terapie convenzionali".  
Il vero limite alla sicurezza risiede nella tracciabilità. "Se il farmaco segue una filiera monitorata e certificata dalla produzione alla dispensazione in farmacia, l'integratore acquistato su piattaforme di e-commerce generaliste sfugge spesso ai controlli doganali e sanitari preventivi. Il paradosso è evidente: il cittadino acquista un 'prodotto di salute' introducendo nel proprio organismo patogeni resistenti alle cure mediche tradizionali", prosegue Minelli.  
L'effettiva utilità di un integratore è indissolubilmente legata alla sua purezza. "Un prodotto contaminato non è solo inutile, ma sposta l'asse del rapporto rischio-beneficio totalmente verso il danno biologico. La raccomandazione professionale - suggerisce - deve restare ferma su tre pilastri: validazione clinica: integrare solo su reale necessità biochimica; qualità certificata: prediligere prodotti che garantiscano l'assenza di contaminanti (heavy metal free, microbiologically tested); sicurezza del canale: evitare categoricamente l'acquisto di presidi per la salute da marketplace non regolamentati. La salute non è un bene che si può delegare a un algoritmo di vendita online o a una promessa di miracolo naturale; richiede consapevolezza, tracciabilità e, soprattutto, il filtro critico della competenza medica".  
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Finiture legno-arredo, oltre 4,3 mld fatturato ed export in crescita

(Adnkronos) - Si è tenuto ieri alla Triennale di Milano il convegno 'Diamo forma al futuro', promosso da Edilegnoarredo di Federlegnoarredo e dedicato alle prospettive del sistema finiture per l’edilizia, che nel 2025 ha superato i 4,3 miliardi di euro di fatturato, con esportazioni in crescita dell’11%. In questo scenario, il settore rilancia il proprio ruolo strategico nella realizzazione di spazi sostenibili e orientati alla qualità dell’abitare.  “Serve coraggio per affrontare scenari internazionali in continua evoluzione, ed è il coraggio che vediamo ogni giorno nelle nostre imprese”, ha dichiarato Carlo Piemonte, direttore generale di Federlegnoarredo, in apertura del convegno. “Un coraggio che si traduce nella capacità di valorizzare qualità, competenze e saper fare, elementi che rendono il Made in Italy un’eccellenza riconosciuta nel mondo”. Due momenti di confronto hanno approfondito scenari e strategie di un comparto che comprende pavimentazioni e rivestimenti di legno, finestre di legno e legno-alluminio, porte interne e porte d’ingresso, con uno sguardo rivolto alla qualità progettuale, alla sostenibilità e alla competitività sui mercati esteri. Al centro del dibattito il tema del benessere abitativo, sempre più centrale nel confronto architettonico e sociale.  “Grazie a creazioni sempre più sartoriali e all’altissima qualità dei materiali, le finiture si stanno affermando come veri e propri elementi di arredo, protagonisti di abitazioni private così come di progetti coordinati per il contract e l’hôtellerie” ha dichiarato Andrea Bazzichetto, presidente di Edilegnoarredo. “La crescita dell’export conferma che questa qualità viene riconosciuta anche a livello internazionale: nei mercati esteri si scelgono i prodotti italiani, non solo per il design e l’affidabilità tecnica, ma per il valore che apportano in termini di benessere abitativo. È una sensibilità che abbiamo voluto mettere al centro del confronto, per rafforzare una cultura dell’abitare fondata su qualità, sostenibilità e consapevolezza”.  “Naturale, rinnovabile, efficiente dal punto di vista energetico, versatile e identitario - prosegue Bazzichetto - il legno si conferma tra i principali protagonisti del mondo del design e della progettazione responsabile. Investire degli ambienti in cui viviamo non è solo una scelta estetica o progettuale, ma incide direttamente sulla salute e sulla qualità della vita. Comfort termico, regolazione dell’umidità, a qualità dell’aria e luminosità, oltre a sicurezza e durabilità dei materiali, contribuiscono a creare ambienti più salubri, equilibrati e accoglienti”.  Il confronto ha coinvolto imprese, progettisti ed esperti del settore. Tra i presenti, Renza Altoè, consigliere incaricato del Gruppo pavimenti di legno di Edilegnoarredo, Alfiero Bulgarelli, presidente di aziende storiche parquet, Lorenzo Onofri, presidente Federazione europea del parquet, e Veronica Squinzi, amministratore delegato e direttore dello sviluppo globale del Gruppo Mapei, che hanno portato il punto di vista dell’industria e della filiera sulle prospettive delle pavimentazioni di legno e sull’evoluzione tecnica del comparto. In questa prospettiva si inserisce anche il 'Manuale di progettazione e posa dei pavimenti di legno', a cura di Edilegnoarredo, pubblicato da Maggioli e presentato durante il convegno, che rafforza competenze e standard qualitativi della filiera. “Non è solo una raccolta di indicazioni operative, ma uno strumento che consolida la cultura della qualità e della corretta posa”, ha sottolineato Renza Altoè, consigliere incaricato Gruppo pavimenti in legno. “La qualità del prodotto non può prescindere dalla qualità della sua installazione: vogliamo offrire alla filiera un riferimento condiviso, capace di accompagnarne la crescita e la competitività anche sui mercati internazionali”.  Accanto alla dimensione produttiva ed economica, è stata approfondita anche l’evoluzione delle normative tecniche di riferimento, in ambito nazionale e internazionale, illustrata dall’ing. Rita D’Alessandro. E' emersa inoltre una riflessione culturale sul rapporto tra materia ed emozioni proposta dall’architetto Alessandro Longo, che ha riportato al centro il valore esperienziale del costruire e dell’abitare.  Ampio spazio è stato dedicato inoltre alle dinamiche di mercato e alla necessità di rafforzare una narrazione coordinata e autorevole del saper fare italiano nel campo delle finiture, con il contributo di Gilda Bojardi, direttrice di Interni, e Paola Sarco, head of building & industrial exhibition di Fiera Milano e amministratore delegato di Made eventi. In uno scenario internazionale sempre più competitivo, il settore delle finiture del legno-arredo conferma così la propria capacità di coniugare qualità industriale, sostenibilità e identità progettuale, guidando una nuova cultura dell’abitare fondata su benessere, responsabilità e visione di lungo periodo.  A seguire i dati del comparto. Finiture legno-arredo: nel 2025 il fatturato alla produzione del sistema finiture per edilizia si attesta complessivamente a oltre 4,3 miliardi di euro (+0,4% sul 2024). Il mercato nazionale, che rappresenta il 90% del totale, si mantiene sostanzialmente stabile (-0,6%) per un valore di circa 3,9 miliardi di euro, nonostante il ridimensionamento degli incentivi fiscali. In aumento le esportazioni, che raggiungono i 455 milioni di euro (+11%), con performance positive in tutti i comparti e particolare dinamismo per porte interne e pavimenti in legno. La Francia si conferma primo mercato estero per le finiture per edilizia (52 milioni di euro nel periodo gennaio-novembre 2025). Crescono gli Stati Uniti, che diventano la seconda destinazione, mentre la Corea del Sud si conferma primo mercato per i pavimenti in legno. In forte calo le esportazioni verso la Cina, che esce dalla top ten, sostituita dagli Emirati Arabi Uniti.  Finiture legno-arredo-pavimenti di legno: dopo il picco del 2022 e il successivo ridimensionamento, nel 2025 il fatturato dei pavimenti in legno torna a crescere: +7% rispetto al 2024, superando i 570 milioni di euro. Il risultato è trainato dall’export (196 milioni di euro), con Corea del Sud e Stati Uniti tra i principali mercati di riferimento. In crescita anche il mercato interno (+3,7%), che raggiunge i 382 milioni di euro. Finiture legno-arredo-porte e finestre: stabile il fatturato (-0,5) alla produzione delle imprese di Finestre di legno e legno-alluminio, Porte interne e porte d’ingresso che chiude il 2025 a poco meno di 3,8 miliardi di euro. Il mercato di riferimento è l’Italia, in lieve flessione (-1,1%) cui viene destinato il 93% della produzione. In crescita anche le esportazioni (+8%) che sfiorano i 260 milioni di euro. La Francia, nonostante la flessione più marcata, si conferma la prima destinazione dei prodotti italiani, seguita da Svizzera e Stati Uniti.  
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Codice strada, Sibioc: "Usare protocolli scientifici per definire disabilità alla guida"

(Adnkronos) - Per determinare l’effettiva disabilità alla guida di chi ha assunto sostanze stupefacenti dovrebbero essere utilizzati protocolli tecnico-scientifici. È il suggerimento di Sibioc, la Società italiana di biochimica clinica e biologia molecolare clinica-medicina di laboratorio, rispetto alla sentenza n.10/2026 del 29 gennaio 2026, su cui si è pronunciata la Corte Costituzionale.  La Consulta - riferendosi all’innovazione dell’art. 187 del Codice della Strada che istituisce il divieto di guida a seguito di assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope (avvenuta con la Legge n.177 del 25 novembre 2024) eliminando il requisito ‘stato di alterazione psicofisica’ - ha infatti precisato che “la disposizione deve essere interpretata in senso restrittivo: la rilevanza penale va limitata ai casi in cui la guida avvenga entro un lasso temporale tale da far ragionevolmente presumere che la sostanza sia ancora in grado di produrre un effetto di alterazione delle capacità psicofisiche, e che sarà necessario accertare la presenza, nei liquidi biologici del conducente, di quantitativi di sostanze che, per qualità e concentrazione, risultino idonei – sulla base delle attuali conoscenze scientifiche – a determinare un’alterazione delle normali capacità di controllo del veicolo”. “Con l’innovazione della legge avvenuta nel 2024 è stata di fatto modificata la punibilità dell’articolo 187 del Codice della Strada, che oggi non richiede più una dimostrazione dello stato di alterazione del conducente sottoposto a fermo, ma solo la presenza di sostanze nell’organismo – sottolinea Manuela Pellegrini, coordinatrice del Gruppo di studio Tossicologia clinica, forense e doping della Sibioc –Per determinare la disabilità alla guida è quindi sufficiente che la persona risulti positiva agli accertamenti sui liquidi biologici, dimostrando l’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope. La Corte Costituzionale si è recentemente espressa affermando che la rilevanza penale debba essere limitata ai casi in cui la persona risulti alla guida ancora sotto effetto di sostanze. Per determinare la durata dell’effetto degli stupefacenti, come Gruppo di studio Tossicologia clinica, forense e doping della Sibioc suggeriamo l’adozione di uno strumento tecnico‑scientifico specificamente sviluppato per la valutazione dell’idoneità alla guida, basato su valori soglia oggettivi per la determinazione della disabilità funzionale. Questo Documento, elaborato da un panel di esperti di comprovata competenza nel settore, è già disponibile e rappresenta un riferimento metodologico aggiornato e validato”.  Un protocollo è stato elaborato nel 2017 in occasione di un Tavolo Tecnico istituito su indicazione del ministero della Salute, con esperti dell’Istituto superiore di sanità, dello stesso ministero, della Commissione salute e dei rappresentanti delle maggiori società scientifiche italiane. “Il punto centrale oggi è la definizione di valori soglia scientificamente fondati, analogamente a quanto avviene per l’alcol. Senza specifici cut-off, il rischio è quello di lasciare spazio a interpretazioni difformi e a disparità di trattamento – continua Pellegrini – Disponiamo come detto di un Documento tecnico-scientifico utile a rispondere all'esigenza di uniformità procedurale e interpretativa del dato tossicologico-forense che propone, per la prima volta in Italia, una tabella di valori-soglia basata su studi internazionali di correlazione tra concentrazione di sostanze nel sangue e disabilità alla guida”. “Il lavoro dei Gruppi di studio di Sibioc è fondamentale perché spesso produce risultati e documenti con ricadute immediatamente utili per i pazienti e, più in generale, per gli stakeholder – afferma Sabrina Buoro, presidente Sibioc –.In questo caso il Gruppo di studio Tossicologia clinica, forense e doping ha contribuito alla redazione di un Documento che richiama l’attenzione sull’importanza di disporre di criteri oggettivi e misurabili per l’interpretazione e l’applicazione dell’art. 187 del Codice della Strada, anche alla luce delle questioni emerse in relazione alla sentenza della Corte costituzionale n. 10/2026. Le conclusioni riportate nel Documento possono rappresentare un utile riferimento scientifico per la valutazione dell’effettiva incapacità alla guida nei soggetti che abbiano assunto sostanze stupefacenti”. “Come Gruppo di studio Sibioc sosteniamo la posizione degli autori del documento – conclude Paolo Bucchioni, Gruppo di studio Tossicologia clinica, forense e doping della Sibioc – che hanno sottolineato come i cut off di impairment alla guida riportati nella citata tabella, rappresentino uno strumento idoneo a rispondere alle criticità evidenziate dalla sentenza n. 10/2026, fornendo criteri oggettivi e misurabili utili in questo contesto. La tabella con i valori soglia mira a garantire uniformità operativa e valutazioni basate su evidenze scientifiche, in modo da supportare la capacità interpretativa del giudice nell’accertamento della responsabilità penale e nell’applicazione della norma”. 
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