Grazie all'AI le PMI italiane risparmiano oltre 270 ore all'anno
(Adnkronos) - L'introduzione dell'intelligenza artificiale nei processi produttivi delle piccole e medie imprese italiane sta determinando una ridefinizione strutturale della gestione del tempo e delle risorse interne. Secondo uno studio condotto da Opinium su un campione di 1.000 decisori aziendali, il 79% delle realtà analizzate utilizza già strumenti di calcolo computazionale e modelli linguistici avanzati nello svolgimento delle proprie attività professionali. L'adozione della tecnologia mostra tuttavia un andamento disomogeneo in base alla scala dimensionale delle organizzazioni: la penetrazione raggiunge il 91% nell'ambito delle medie imprese, mentre si attesta al 68% tra i lavoratori autonomi. Tale divario riflette la differente disponibilità di risorse dedicate e la complessità organizzativa nel gestire la transizione verso flussi di lavoro automatizzati. La regolarità d'uso della tecnologia indica che circa i tre quarti del campione (76%) interagiscono con tali sistemi su base settimanale, applicandoli ad attività ordinarie come la ricerca di informazioni, la sintesi documentale e la redazione di comunicazioni o contenuti per il marketing. Il beneficio principale riscontrato risiede nell'ottimizzazione temporale, con un risparmio medio quantificato in 5,2 ore a settimana per ciascun operatore, corrispondenti a oltre 270 ore su base annua. I dati indicano che il tempo recuperato viene progressivamente riallocato verso funzioni a maggior valore aggiunto, tra cui lo sviluppo di prodotti e servizi, la pianificazione strategica e le attività a forte componente creativa, migliorando l'efficacia complessiva del personale nel proprio ruolo. Questi risultati sono stati presentati oggi da OpenAI in occasione di un evento che segna un traguardo fondamentale per lo SME AI Accelerator in Italia. L’iniziativa, lanciata ad aprile in collaborazione con Confartigianato Imprese e Booking.com, ha già registrato un forte interesse, con centinaia di PMI italiane che si sono candidate al programma in poche settimane. Nonostante il dinamismo del comparto, il consolidamento di queste tecnologie deve confrontarsi con barriere strutturali specifiche. I principali elementi di freno sono legati alla carenza di competenze e formazione, alle preoccupazioni per la sicurezza dei dati e la privacy, e alla limitata disponibilità di tempo per l'implementazione nei flussi aziendali
. Attualmente, solo il 37% delle imprese dispone di una regolamentazione o di una policy interna formale, configurando uno scenario in cui l'utilizzo spontaneo da parte dei dipendenti prevale su una strategia centralizzata.
Per superare tali criticità, le iniziative di formazione sul territorio, come quelle promesse in sinergia con le associazioni di categoria artigiane, mirano a strutturare l'adozione. Rino Mura, EMEA Partnerships di OpenAI, ha dichiarato:“Oggi L’Italia rappresenta uno degli esempi più chiari sia delle opportunità sia delle sfide legate all’adozione dell’IA. Le piccole e microimprese sono il cuore dell’economia e molte stanno già sperimentando l’intelligenza artificiale, ma trasformare queste iniziative in un utilizzo costante e scalabile resta un ostacolo concreto. Per le realtà più piccole, in particolare, non si tratta solo di accedere alla tecnologia: è fondamentale avere tempo, competenze e chiarezza su come applicarla in maniera coerente con le attività quotidiane. È proprio qui che formazione pratica e casi d’uso concreti possono fare la differenza. L’opportunità reale per le PMI non è quindi sostituire ciò che le rende uniche, ma ridurre gli attriti: semplificare le attività di routine, supportare il processo decisionale e liberare tempo da dedicare alle aree in cui contano di più le competenze specifiche e il rapporto con i clienti.”
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AI è un moltiplicatore di efficacia per il settore immobiliare
(Adnkronos) - Intelligenza artificiale e real estate rappresentano oggi un binomio in forte espansione. Secondo il report AI in Real estate market 2026 di Research and markets, il mercato globale dell’AI applicata al settore immobiliare passerà da 301,58 miliardi di dollari nel 2025 a 404,9 miliardi nel 2026, con una crescita annua del 34,3%. Ne parla acon Adnkronos/Labitalia Michele Campagnoni, amministratore delegato di Hubique, la realtà proptech partecipata da Apside (joint venture costituita da Intesa Sanpaolo e Zest spa), dalla Holding FG Invest di Alessandro Gatti e da numerosi business angel, che rafforza la propria presenza nel settore con tre software proprietari e servizi digitali ad alta innovazione. “L’AI - afferma Campagnoni - rappresenta oggi una leva strategica per tutto il comparto, ma servono strumenti concreti, personalizzabili e dall’interfaccia user friendly, per trasformarne il potenziale in risultati reali. Il punto non è sostituire il lavoro degli operatori, ma liberarli da attività ripetitive e dispendiose in termini di tempo. Oggi un agente immobiliare può passare ore tra inserimento dati, e-mail o per ricontattare i potenziali nuovi clienti: con l’intelligenza artificiale molte di queste operazioni diventano automatiche, permettendo di dedicare più tempo alla consulenza e la relazione con le persone, che resta la parte più importante del lavoro”. Per gli sviluppatori, costruttori immobiliari e gli operatori contract, Hubique ha creato RealHub, la piattaforma all-in-one che riunisce in un unico spazio di lavoro pipeline di vendita, CRM, gestione delle attività di cantiere, automazione del marketing e strumenti di controllo finanziario. “L’AI consente di avere una visione aggiornata e automatica dell’andamento economico dei progetti, segnalando criticità o divergenze rispetto agli obiettivi prefissati, in tempo reale. Questo permette ai team di intervenire tempestivamente, senza dover ricostruire manualmente report complessi”, prosegue Campagnoni. Per le agenzie immobiliari, Hubique ha aggiornato l’App Hub Agency, pensata per supportare gli agenti nelle attività operative ed elevare il loro lavoro di consulenza. Tra le funzioni presenti: home staging, realizzazione di annunci dedicati, planimetrie e sistema di valutazione immobiliare in tempo reale, oltre alla presenza di un agente artificiale dedicato ad attività come il follow-up dei clienti e ricerca di nuove opportunità commerciali. “Dopo aver visitato una casa - dice - il sistema può inviare automaticamente un messaggio personalizzato al cliente, suggerire immobili simili e aggiornare i dati senza che l’agente debba fare nulla. Oppure può generare in pochi secondi annunci ottimizzati per diversi portali, partendo da semplici input. Sono attività che prima richiedevano molto tempo e che oggi diventano immediate, aumentando la produttività senza perdere qualità”. Hubique ha creato anche una piattaforma dedicata alla creazione di agenti di intelligenza artificiale per le PMI, per automatizzare e rendere più efficienti i processi di relazione con i clienti, generando ricadute positive su produttività e capacità commerciale. “Non si tratta - spiega - di semplici chatbot, ma di veri e propri agenti che possono prendere decisioni, interagire con i sistemi aziendali e gestire flussi di lavoro, ma rispetto ad altri prodotti più standard reperibili sul mercato, fortemente personalizzati per il cliente. Un altro esempio concreto riguarda la gestione delle richieste in ingresso: un agente AI può qualificare automaticamente i contatti, rispondere alle domande più frequenti 24 ore su 24 e indirizzare solo le opportunità più rilevanti al team commerciale. In questo modo gli operatori lavorano meglio, non di più”. “Il nostro obiettivo è anticipare i trend del settore proponendo tecnologie personalizzabili capaci di generare efficienza nei processi e accelerare le conversioni. L’intelligenza artificiale è un moltiplicatore di efficacia: riduce il tempo operativo e aumenta il valore del lavoro umano. Ed è proprio questa combinazione che farà la differenza nel futuro del real estate”, conclude Michele Campagnoni.
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Riforma medicina del territorio, ministero Salute e Regioni disponibili a dialogo con sindacati ma avanti con decreto
(Adnkronos) - Il ministero della Salute e le Regioni avanti tutta sulla riforma della medicina del territorio che per alcuni "non s’ha da fare, né domani, né mai", parafrasando il capolavoro di Alessandro Manzoni. Oggi si è tenuto al dicastero guidato da Orazio Schillaci un incontro con i sindacati dei medici di famiglia dedicato alle proposte di emendamenti delle parti sociali per il decreto che il ministero della Salute sta scrivendo sulla nuova medicina del territorio. L'incontro - a quanto apprende l'Adnkronos Salute - si è concluso con una 'fumata nera' almeno oggi ma con la disponibilità del ministero della Salute e delle Regioni al confronto e al dialogo ma con la volontà di andare avanti con la riforma - e con la formula del decreto - che vuole popolare anche di medici di medicina generale - ma anche di infermieri - le Case e gli Ospedali di comunità previsti dal Pnrr. Il nodo insormontabile è la dipendenza che alcuni sindacati vedono come fumo negli occhi, ma le Regioni - compatte su questo fronte - hanno fatto presente la necessità di trovare un accordo - ascoltando anche le rischieste dei sindacati - su questo punto e sulle ore che ogni medico dovrà passare nelle Case e Ospedali di comunità. Sul tavolo la possibile soluzione del doppio canale, sostenuta già in passato dal ministro della Salute, quindi prevalenza della convenzione ma anche dipendenza. La sintesi dovrà arrivare dalle proposte, nella cornice degli emendamenti, che il minstero e le Regioni hanno chiesto ai sindacati. Il traguardo del Pnrr si sta avvicinando e i cittadini attendono di poter usufruire delle nuove strutture che dovrebbero cambiare, in meglio, l'assistenza sul territorio limitando il ricorso all'ospedale.
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Manageritalia, 'Managing for inclusion' fa tappa ad Ascoli Piceno
(Adnkronos) - Ha fatto tappa ieri nelle Marche, ad Ascoli Piceno, presso gli spazi del Forte Malatesta, il percorso 'Managing for inclusion', promosso da Manageritalia e pensato per accompagnare le piccole e medie imprese verso l’ottenimento della certificazione di genere. L’iniziativa nasce in un contesto nazionale che evidenzia ancora significative criticità sul fronte della parità di genere. Secondo il Rendiconto di genere Inps 2024, nel 2023 gli uomini lavoratori dipendenti nel settore privato risultano complessivamente più numerosi delle donne. In particolare, tra i contratti a tempo indeterminato, il 59,9% è detenuto da uomini contro il 40,1% delle donne, mentre nei contratti a tempo determinato il divario si riduce (48,3% donne e 51,7% uomini). Il gap si amplia ulteriormente nei ruoli apicali: solo il 21,1% delle posizioni dirigenziali è ricoperto da donne, a fronte del 78,9% degli uomini. Anche tra i quadri il divario resta significativo, con una presenza femminile pari al 32,4% rispetto al 67,6% maschile. Dati che confermano come il mondo manageriale e delle cariche direttive in Italia sia ancora fortemente sbilanciato. Significativo osservare come il gender pay gap medio si attesta intorno al 10,4%, con differenze che attraversano tutti i livelli professionali: –12,3% tra gli operai, –10% tra gli impiegati, –5,7% tra i quadri e –10,6% tra i dirigenti. Un dato che conferma la natura strutturale del fenomeno (Fonte: l’indagine 'Total Reward Trend 2025' (Elaborazioni ODM Consulting – Gi Group su dati Inps). In questo scenario, 'Managing for inclusion' si propone come un percorso operativo e concreto. La prima parte dell’evento è stata dedicata a un confronto tra istituzioni, imprese, manager e professionisti sui temi della parità di genere, della certificazione e della trasparenza retributiva. Dino Elisei, presidente di Manageritalia Marche ha spiegato: "La parità di genere non è solo un obiettivo etico, ma una leva strategica per la crescita e la competitività delle imprese. Con 'Managing for inclusion' vogliamo offrire alle pmi strumenti concreti e immediatamente applicabili per tradurre i principi dell’inclusione in azioni misurabili e risultati tangibili. Accompagnare le organizzazioni verso la certificazione di genere significa promuovere modelli organizzativi più equi, valorizzare i talenti e contribuire allo sviluppo sostenibile del territorio". Per il sindaco di Ascoli Piceno Marco Fioravanti intervenuto all’incontro: "La parità di genere è una priorità concreta per la nostra Amministrazione, non un obiettivo astratto. I dati che emergono a livello nazionale sono chiari e non possiamo ignorarli: troppo poche donne ricoprono ruoli apicali. Come Comune sosteniamo con convinzione iniziative come questa perché crediamo che un territorio più equo sia anche un territorio più competitivo. Accompagnare le PMI verso la Certificazione di Genere significa investire su un modello di sviluppo che valorizza davvero tutti i talenti, e questo è il futuro che vogliamo costruire per Ascoli Piceno". "La collaborazione con Manageritalia rappresenta per Partner Srl una costante fonte di stimoli e opportunità di crescita. Se lo scorso anno abbiamo dedicato ampio spazio al valore della distintività femminile nell’imprenditorialità, nel management e nell’economia sociale, quest’anno abbiamo scelto di concentrare l’attenzione su strumenti concreti nei quali crediamo fortemente, tra cui la Certificazione della Parità di Genere. Un percorso che, nel tempo, ci ha visto affiancare numerose aziende e che ha portato anche la nostra stessa organizzazione a ottenere questo importante riconoscimento", ha commentato Fabrizio Luciani, presidente cda Partner srl. La tappa marchigiana del percorso ha avuto l’obiettivo di fornire strumenti pratici e best practice immediatamente applicabili, a supporto delle aziende e delle organizzazioni del territorio, per favorire una reale inclusione di genere e accompagnarle in modo strutturato verso la Certificazione. Nel corso dell’evento ampio spazio è stato dedicato alle testimonianze di professionisti ed esperti che hanno approfondito il valore strategico delle politiche di Diversity & Inclusion come motore di innovazione e crescita. Tra i contributi, Linda Serra, TEDx speaker e ceo & co-founder di Work Wide Women, ha affrontato il tema della pay transparency e delle sue implicazioni organizzative e culturali; Marco Chiaromonte, partner e consulente in ambito compliance e risk management, ha evidenziato il legame tra certificazione di genere e valorizzazione degli asset intangibili; mentre Tiziana Pompei, vice segretario generale di Unioncamere, ha offerto una visione aggiornata sulle opportunità per le imprese che intendono integrare modelli inclusivi nei propri sistemi di governance e sviluppo. 'Managing for inclusion' si conferma così un’iniziativa strategica per sostenere la competitività delle pmi, valorizzando il capitale umano e promuovendo una cultura manageriale più inclusiva, equa e orientata al futuro.
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Gaggeri (vicepresidente Ordine Ingegneri Milano): "Auspichiamo ottimizzazione gestionale"
(Adnkronos) - “La sintesi tra la Uni En Iso 9001 e le norme di project management dovrebbe portare a un’ottimizzazione gestionale, ed è quello che ci auspichiamo”. Ad affermarlo Luigi Gaggeri, vicepresidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Milano e presidente della commissione Project management, a margine degli ‘Stati generali delle ingegnerie – Innovazioni per un futuro comune’, il convegno organizzato dall’Ordine all’Acquario Civico meneghino per riflettere su come l’innovazione possa aiutare ad affrontare le grandi sfide globali. “Il progetto di norma PdR 185 diventerà norma dopo un periodo di gestazione sulla sua efficacia ed efficienza”, ha spiegato Gaggeri. “È sostanzialmente una sintesi tra la Uni En Iso 9001, cioè l’organizzazione completa di un’azienda, di una società di ingegneria, di uno studio professionale, di un’impresa, con le norme di project management, quindi l’ottimizzazione di un aspetto gestionale all’interno di una struttura più ampia”.
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Nel 2025 il mercato dei videogiochi in Italia vale 2,4 miliardi di euro
(Adnkronos) - L'industria dei videogiochi in Italia attraversa una fase di maturità strutturale, assestandosi su un valore complessivo di circa 2,4 miliardi di euro. Secondo i dati del rapporto realizzato da Ipsos per IIDEA (Italian Interactive & Digital Entertainment Association), presentato nella Sala degli Arazzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il settore registra una lieve contrazione dell'1% rispetto all'anno precedente, segnalando l'ingresso in un periodo di consolidamento dopo le rapide espansioni dell'ultimo triennio.
Il comparto software si conferma il pilastro del mercato, generando 1,8 miliardi di euro (77% del totale), mentre l'hardware mostra dinamiche contrastanti: le console crescono del 3% sfiorando i 400 milioni di euro, a fronte di un calo del 5% per gli accessori. Parallelamente, si osserva una trasformazione nelle modalità di fruizione: gli italiani giocano di più, con una media di 7 ore e 53 minuti a settimana, un incremento di 1 ora e 20 minuti rispetto al 2024. Questo dato raggiunge le 15 ore settimanali tra gli adolescenti (12-17 anni), confermando la centralità del medium per le nuove generazioni.
La demografia dei videogiocatori in Italia conta 14,2 milioni di persone, pari al 29% della popolazione tra i 6 e i 75 anni. La distribuzione vede una prevalenza maschile (60%) rispetto a quella femminile (39%), con l'1% degli utenti che non si identifica in queste categorie. Il mobile si conferma il dispositivo più utilizzato con 11,1 milioni di videogiocatori e ricavi per 929 milioni di euro, seguito dalle console (6,5 milioni di utenti, 643 milioni di euro) e dal PC (3,7 milioni di utenti, 111 milioni di euro). Un elemento di innovazione è rappresentato dall'espansione dei servizi in abbonamento, che ora valgono 153 milioni di euro. La struttura di questo segmento vede il dominio degli ecosistemi console (59%), seguiti dai cataloghi dei singoli editori (35%) e dai servizi mobile (6%). Thalita Malagò, Direttore Generale di IIDEA, ha dichiarato che l'evento di presentazione è stato "un momento di confronto tra istituzioni e industria sui principali temi del settore, dall'evoluzione dei modelli di business alla sicurezza dei giocatori online, anche alla luce delle nuove politiche digitali europee e degli aggiornamenti del sistema PEGI". In questo quadro di trasformazione digitale, la tutela del pubblico rimane una priorità strategica. Il sistema PEGI (Pan European Game Information), lo standard europeo per la classificazione dei videogiochi, continua a essere lo strumento fondamentale per aiutare i consumatori a compiere scelte informate. L'aggiornamento costante di questi protocolli si inserisce in un contesto normativo europeo sempre più attento alla sicurezza dei minori e alla trasparenza dei modelli di business. L'industria mira a garantire un equilibrio tra l'innovazione competitiva e un quadro di tutela capace di sostenere lo sviluppo del settore. IIDEA, che opera per promuovere gli operatori italiani e facilitare l'accesso al mercato nazionale, ribadisce la necessità di politiche che valorizzino il ruolo del videogioco nell'economia e nella cultura contemporanea, consolidando una posizione che vede l'Italia tra i principali mercati europei per penetrazione digitale e tempo di gioco. A margine dell'evento, Cedric Mimouni, vice presidente di IIDEA e Director Worldwide Category Xbox Games Studios Microsoft, si è gentilmente concesso per alcune domande ad Adnkronos Tech&Games.
Il sistema PEGI sta subendo la revisione più importante degli ultimi vent'anni. Cosa cambierà concretamente per le aziende e perché questa evoluzione è necessaria proprio ora?
L’industria dei videogiochi sta vivendo un momento di profonda evoluzione, segnato in particolare da una revisione del sistema PEGI che rappresenta la novità più significativa degli ultimi vent'anni. Il nuovo codice di condotta e il relativo questionario che le aziende devono compilare per ottenere la classificazione terranno conto di dinamiche di gioco sempre più complesse: tutti i titoli che integreranno determinate meccaniche riceveranno automaticamente una classificazione PEGI 16. Questo cambiamento dimostra come il nostro settore sia storicamente uno dei più attenti all'autoregolazione. Non abbiamo aspettato imposizioni esterne, ma abbiamo scelto noi stessi di darci delle regole ferree per garantire la sicurezza degli utenti. La presenza di organismi come il PEGI in Europa o l'USK in Germania è una garanzia di responsabilità che l'industria si assume con serietà, aggiornando costantemente i propri meccanismi di controllo. In questo contesto, il PEGI non è solo un'etichetta, ma una bussola per i genitori. Sebbene il nostro ruolo sia quello di fornire strumenti tecnologici precisi, come i sistemi di parental control integrati in tutte le piattaforme moderne, la partecipazione attiva delle famiglie resta fondamentale. Come genitore io stesso, credo che il nostro compito sia offrire un ambiente sicuro e trasparente, dove ogni contenuto sia stato analizzato a monte per permettere agli adulti di guidare i più giovani in modo consapevole.
Cedric Mimouni, vice presidente di IIDEA e Director Worldwide Category Xbox Games Studios Microsoft
Il mercato del lavoro sta vivendo una fase complessa tra licenziamenti globali e l'avvento dell'Intelligenza Artificiale. Cosa chiedete al Governo italiano per proteggere e incentivare il settore?
Il dialogo con le istituzioni e il Governo, in particolare con il Ministero del Made in Italy, è un pilastro fondamentale per la nostra crescita. In un'epoca segnata dalla trasformazione legata all'intelligenza artificiale e da un mercato globale del lavoro in fase di rimescolamento, è essenziale che la tutela dei cittadini non freni la capacità di investimento e la creazione di valore tecnologico. La via maestra resta quella della collaborazione: creare insieme un quadro normativo sicuro che però non penalizzi la competitività dell'Italia nel mondo. I dati attuali indicano che la penetrazione dei videogiochi nel nostro Paese è leggermente inferiore alla media europea, il che suggerisce un margine di crescita sano e ancora inespresso. L'industria italiana è un ecosistema giovane, composto per oltre il 90% da professionisti under 35 e animato da circa duecento aziende sparse sul territorio nazionale. Nonostante la complessità del periodo a livello globale, le nostre piccole e medie imprese stanno dimostrando una buona tenuta. Strumenti come il tax credit sono vitali per supportare la produzione locale, che vede una forte concentrazione in Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna. Quest'ultima, in particolare, ha beneficiato di progetti come il Bologna Game Farm, mentre in Piemonte il distretto di Torino continua a crescere attorno ad acceleratori privati come Quick Load.
Spesso si associa ancora il videogioco a un pubblico di giovanissimi, ma i vostri dati raccontano una realtà diversa. Chi è il videogiocatore oggi?
Un aspetto che mi preme sottolineare è come il gaming abbia ormai superato ogni barriera generazionale, trasformandosi in un fenomeno di massa che tocca circa il 30% della popolazione italiana. Non è più un’industria di nicchia rivolta a una fascia ristretta, ma un linguaggio che parla a tutte le età, dai bambini fino ai 75 anni. Questo accade perché i dispositivi e i contenuti si sono diversificati, ma anche perché noi, che siamo stati i primi videogiocatori ai tempi del Super NES, siamo cresciuti e abbiamo portato questa passione nelle nostre famiglie. Personalmente, trovo affascinante l'idea di poter giocare un domani con mio figlio, condividendo un'esperienza che è, nel profondo, un'espressione di arte pura. Il videogioco è un’industria creativa per eccellenza, dove la necessità di innovare si fonde con la capacità di generare valore culturale e nuove visioni del mondo.
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Innovazione, Pili (Fnm): "Motivare giovani a evoluzione competenze"
(Adnkronos) - “Il nostro compito come aziende è andare a motivare questi giovani e far loro capire che il mondo del lavoro sta cambiando e che alcuni lavori richiederanno un’evoluzione di competenze. La vera sfida è integrare queste competenze in un ambito più globale”. Ad affermarlo Francesca Pili, consigliere delegato del gruppo Ferrovie Nord Milano (Fnm Spa), a margine degli ‘Stati generali delle ingegnerie – Innovazioni per un futuro comune’. L’incontro, organizzato all’Acquario Civico meneghino dall’Ordine degli Ingegneri della provincia di Milano, si propone come un dialogo qualificato e aperto a professionisti, istituzioni e mondo produttivo, per riflettere insieme sulle traiettorie di sviluppo e di innovazione di fronte alle grandi sfide globali. “Questi due giorni devono essere fonte di ispirazione”, ha sottolineato Pili. “Abbiamo portato il contributo di Fnm, quello che stiamo facendo in ambito infrastrutture, ma soprattutto abbiamo voluto dare una visione anche sulla guida autonoma, perché dobbiamo essere in grado di ispirare i giovani: quello che oggi mi ha colpito di più è stato vedere tanti giovani tra il pubblico, oltre a tutte le professionalità e agli ingegneri più senior”.
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Lavoro, Carà (Ordine Ingegneri Milano): "Importante gestione imprevisti nei cantieri"
(Adnkronos) - “Il nuovo Codice degli appalti è una normativa molto importante per la razionalizzazione e la semplificazione degli appalti pubblici. Il problema è passare dalla norma – cioè da quello che è scritto, anche molto bene – all’operatività in cantiere. Purtroppo in cantiere, specie nelle ristrutturazioni importanti, non tutto è lineare, e l’imprevisto diventa quasi una costante del processo realizzativo”. Così Nella Carà, consigliera dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Milano, a margine degli ‘Stati generali delle ingegnerie – Innovazioni per un futuro comune’. Organizzato dall’Ordine all’Acquario Civico meneghino, il convegno rappresenta un momento di dialogo qualificato e aperto a professionisti, istituzioni e mondo produttivo, per riflettere insieme sulle traiettorie di sviluppo per le città del futuro. “Un imprevisto”, ha aggiunto Carà, “implica necessariamente delle varianti, e queste varianti hanno delle tempistiche: se le tempistiche vengono ridotte al minimo è ovvio che non avremo l’effetto domino sulla realizzazione del cantiere”. A suo dire, “la criticità più importante che deve essere superata durante l’esecuzione dei lavori è la tempestività nelle risposte laddove si trovino delle difficoltà operative, e questo sicuramente aiuta ad arrivare all’obiettivo nei tempi e nei termini richiesti”.
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Governance dell'intelligenza artificiale e resilienza nazionale, le nuove direttrici dello sviluppo digitale
(Adnkronos) - Durante la quinta edizione dello Young Innovators Business Forum, svoltasi al Circolo Filologico Milanese sotto l'egida dell'ANGI– Associazione Nazionale Giovani Innovatori., è emersa con forza la necessità di proteggere le infrastrutture critiche nazionali attraverso una collaborazione strutturata tra settore pubblico e privato. Il dibattito ha evidenziato come l'adozione dell'Intelligenza Artificiale non sia solo una sfida tecnica, ma un cambio di paradigma che richiede garanzie etiche e una governance chiara. L’evento ha riunito istituzioni, aziende, manager ed esperti del settore in un confronto dedicato ai temi della cybersicurezza, della cyberdefence, dell’Intelligenza Artificiale e della sicurezza digitale nazionale. Ad aprire i lavori il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi e il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. Presenti inoltre numerosi rappresentanti delle istituzioni europee, nazionali e locali, tra cui l’europarlamentare Sandro Gozi, il responsabile relazioni istituzionali del Parlamento europeo in Italia Fabrizio Spada, il senior expert del Joint Research Centre della Commissione europea Matteo Fornara, l’assessore al Bilancio e Patrimonio immobiliare del Comune di Milano Emmanuel Conte, il presidente della Commissione Sostenibilità sociale, casa e famiglia di Lombardia Emanuele Monti e il presidente del gruppo Giovani Imprenditori di Assolombarda.
Gabriele Ferrieri, presidente dell’ANGI, ha dichiarato: "Con lo Young Innovators Business Forum vogliamo ribadire il ruolo centrale dei giovani e dell’innovazione come motori del rilancio del sistema Italia”.
Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha sottolineato la correlazione tra progresso tecnologico e ambiente: “La transizione digitale è una leva fondamentale anche per quella ecologica, ma l’Intelligenza Artificiale impone sfide importanti legate ai consumi energetici e alla gestione delle risorse”. In questo scenario, il ruolo delle nuove generazioni diventa centrale per definire le politiche del Paese, come ribadito dal ministro Andrea Abodi: “I temi portati dai giovani innovatori rappresentano un contributo concreto anche per le politiche del Paese”. La sicurezza informatica è stata identificata non più come un mero costo tecnologico, ma come un asset organizzativo fondamentale. Gli esperti hanno analizzato la transizione verso sistemi "antifragili", capaci cioè di migliorare in risposta agli shock esterni grazie all'uso predittivo dell'AI. Alessandra Maggini, Sales Director di LibraCyber, ha puntualizzato che “tecnologia e cyber awareness devono lavorare insieme: la tecnologia protegge e monitora, mentre la formazione aiuta le persone a riconoscere i rischi”. Parallelamente, il tema della sovranità digitale è stato legato al controllo delle infrastrutture cloud interoperabili e alla resilienza dei dati strategici. Sul fronte industriale, la digitalizzazione delle PMI è stata indicata come un acceleratore necessario per la competitività, a patto di integrare modelli di accountability e fiducia nei sistemi autonomi. L'evento, patrocinato dalle principali istituzioni europee e dall'AgID, ha confermato che la vera sfida della trasformazione digitale risiede nell'equilibrio tra strumenti tecnologici avanzati e una solida cultura della sicurezza.
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Donazioni online in Italia: trend e dati Osservatorio Donare 3.0
(Adnkronos) - Presentati oggi i dati raccolti e i risultati della 12esima edizione dell'Osservatorio Donare 3.0, commissionato a Ipsos Doxa, che analizza le abitudini dei donatori italiani online, nonché i principali driver e le barriere al "giving" digitale nel nostro Paese. Nel 2026, l'81% degli utenti internet italiani ha effettuato almeno una donazione nell'ultimo anno, un dato che mostra una distribuzione omogenea tra le diverse generazioni, dalla Gen X ai Millennials. Tuttavia, la propensione alla crescita del "giving" manifesta segnali di rallentamento, influenzata da variabili economiche e tensioni internazionali che colpiscono in particolare la Gen Z, la cui disponibilità ad aumentare i contributi futuri è scesa dal 37% al 22%. In questo contesto, il digitale si è ormai consolidato come il canale di riferimento per il 42% dei donatori, un valore più che raddoppiato nell'ultimo decennio, trainato dall'uso pervasivo dei dispositivi mobili che rappresentano lo strumento principale per il 71% delle transazioni online. Oltre alla modalità di versamento, emerge un cambiamento radicale nelle motivazioni: la donazione si sposta da una logica di notorietà del brand a una di relazione e prossimità emotiva o geografica. Il crowdfunding è raddoppiato rispetto al 2014, raggiungendo il 26% delle preferenze, a dimostrazione di una ricerca di modelli più diretti e partecipativi. “Quando si verificano emergenze o in situazioni di fragilità sociale, la rapidità con cui le persone possono offrire il proprio supporto diventa cruciale. È in contesti come questo che si può vedere l’impatto del digitale, che rende il gesto della donazione immediato, vicino alle esigenze delle comunità coinvolte,” commenta Vanina Acqualagna, Senior Director e General Manager PayPal Italia. “Il programma Give at Checkout di PayPal permette agli utenti di sostenere una causa integrando il momento della donazione direttamente nell’esperienza di acquisto online e trasformandolo così in un gesto intuitivo, alla portata di tutti”. Parallelamente, cresce l'interesse per ambiti legati ai diritti e alla cultura, con un italiano su due che sostiene progetti per la tutela del patrimonio locale.La fiducia resta il pilastro fondamentale del sistema: oltre il 50% dei donatori dichiara di non essere disposto a contribuire in assenza di informazioni chiare sulla destinazione dei fondi. La trasparenza non è più solo un requisito etico, ma la principale leva che abilita il rapporto tra cittadini e organizzazioni non profit. “Il dono cresce quando da gesto individuale diventa esperienza di comunità, più sociale, più concreto e più vicino. La sfida è costruire le condizioni perché la donazione non sia solo transazione, ma una relazione capace di generare fiducia, partecipazione e impatto visibile. Il dono diventa sociale, quando le persone condividono una causa perché ci credono, perché vedono altri partecipare, perché appartengono a una comunità.” commenta Valeria Vitali, Presidente di Fondazione Rete del Dono. “Non solo, il donatore non è più solo chi contribuisce, ma può diventare chi mobilita. Noi lo vediamo chiaramente in occasione di Milano Marathon, sempre di più i runner decidono di affiancare alla propria sfida sportiva quella solidale, raccogliendo fondi per l’organizzazione in cui credono. Quest’anno il loro impegno ha generato oltre 2milioni di euro in donazioni”. “Il dono in Italia deve continuare la sua trasformazione: da atto individuale a partecipazione collettiva. Le persone si attivano quando si sentono parte di una community, per questo si dovrebbero creare occasioni di incontro, volontariato e percorsi di membership che coinvolgano davvero i donatori", dichiara Antonio Filoni, Business Development Director Ipsos Doxa , "allo stesso tempo, bisogna rendere la donazione semplice e motivante, con obiettivi chiari. La trasparenza resta centrale: risultati misurabili, storie concrete e prossimità ai territori, con rendicontazione puntuale così che il dono diventi più sociale, più concreto e, soprattutto, più significativo.”
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