iOS 26.5, tutte le novità dell'aggiornamento su iPhone

(Adnkronos) - Apple ha rilasciato ufficialmente iOS 26.5, un aggiornamento che, pur non integrando ancora le attese evoluzioni di Siri previste per la release 27, introduce cambiamenti strutturali di rilievo per la privacy e l'interoperabilità. La novità più significativa riguarda lo standard RCS, che ora supporta la crittografia end-to-end nelle conversazioni tra iPhone e dispositivi Android. Questa implementazione garantisce un livello di sicurezza parificabile a quello di iMessage, assicurando che i messaggi scambiati tra piattaforme diverse restino protetti. La funzione, attiva di default e segnalata da un lucchetto nell'app Messaggi, richiede tuttavia che entrambi i partecipanti utilizzino un operatore telefonico compatibile con le ultime specifiche del protocollo. In stretta osservanza del Digital Markets Act, iOS 26.5 introduce novità sostanziali limitate al territorio dell'Unione Europea, abbattendo alcune storiche barriere dell'ecosistema Apple. Gli accessori indossabili di terze parti possono ora accedere a funzioni precedentemente riservate ad Apple Watch e AirPods. Tra queste spiccano l'abbinamento rapido tramite prossimità, la gestione delle Live Activities e l'interazione con le notifiche. Gli utenti europei hanno dunque la possibilità di rispondere ai messaggi direttamente da smartwatch della concorrenza, sebbene l'attivazione di tale funzione comporti la disattivazione automatica delle notifiche sull'Apple Watch eventualmente collegato. L'applicazione Mappe si aggiorna con la funzione "Luoghi Suggeriti", che propone destinazioni basate sulle ricerche recenti e sulle tendenze locali, mentre il codice di sistema getta le basi per l'introduzione di inserzioni pubblicitarie, al momento non ancora visibili. Il pacchetto di aggiornamenti include inoltre lo sfondo Luminosità del Pride 2026, nuove opzioni per il trasferimento selettivo degli allegati verso Android e l'aggiunta della tastiera in lingua Inuktitut. Sotto il profilo della stabilità, l'aggiornamento corregge oltre cinquanta vulnerabilità di sicurezza, rendendo l'installazione opportuna per mantenere l'integrità del sistema e dei dati personali. 
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Italia ipertesa, pressione alta per il 37% degli uomini e il 23% delle donne

(Adnkronos) -
Gli italiani? Restano un popolo di ipertesi. Anche se si osserva un tendenziale miglioramento dei valori della pressione arteriosa rispetto a 15 anni fa, una quota significativa della popolazione adulta continua a sforare i livelli raccomandati o è in trattamento per l'ipertensione: si tratta di circa la metà degli uomini e circa 2 donne su 5 di età fra i 35 e i 74 anni. Nel dettaglio, la percentuale di adulti con pressione arteriosa elevata (cioè uguale oppure superiore a 140/90 mmHg) è 37% negli uomini e 23% delle donne. Sono i dati diffusi dall'Istituto superiore di sanità (Iss) in occasione della Giornata mondiale dell'ipertensione in calendario il 17 maggio. Nell'ambito dell'indagine nazionale periodica 'Italian Health Examination Survey - Progetto Cuore', viene monitorata la pressione arteriosa della popolazione attraverso misurazioni effettuate in campioni casuali di persone nella fascia 35-74 anni residenti in Italia. Dai dati preliminari 2023-2025, relativi a 17 Regioni distribuite nel Nord, Centro e Sud, emerge una media della pressione massima pari a 134 mmHg negli uomini e 126 mmHg nelle donne, mentre quella minima è in media 79 mmHg negli uomini e 75 mmHg nelle donne. "Una quota consistente della popolazione adulta - osserva Chiara Donfrancesco, ricercatrice del Dipartimento malattie cardiovascolari, endocrino-metaboliche e dell'invecchiamento dell'Iss e responsabile dell'indagine - convive con valori di pressione arteriosa elevati, spesso senza che ne sia consapevole. Per questo è fondamentale promuovere un monitoraggio periodico della pressione arteriosa e sensibilizzare la popolazione a seguire i suggerimenti sugli stili di vita e le prescrizioni farmacologiche del medico". Dai dati emerge un ulteriore elemento critico: una parte rilevante delle persone ipertese non è trattata o, se trattata, risulta avere comunque una pressione elevata. I dati mostrano che tra gli italiani con pressione alta o in terapia, il 41% degli uomini e il 31% delle donne non è consapevole di poter avere problemi di controllo della pressione, un'altra parte invece ne è consapevole, ma non è in trattamento faramacologico (il 12% degli uomini e il 15% delle donne). C'è poi una quota che è in trattamento, ma presenta comunque livelli di pressione elevati (il 23% degli uomini e il 35% delle donne), e solo una quota minoritaria degli ipertesi risulta avere livelli pressori non elevati: il 24% degli uomini e il 19% delle donne. L'indagine 2023-2025 è promossa e finanziata dal ministero della Salute (Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie, Ccm) e dalla Commissione ruropea attraverso Jacardi (Joint Action on Cardiovascular Diseases and Diabetes), una delle più ampie iniziative europee dedicate alla prevenzione e al contrasto delle malattie cardiovascolari e del diabete. Co-finanziata dal programma europeo Eu4Health e coordinata dall'Iss, Jacardi coinvolge 21 Paesi europei e 81 partner istituzionali e scientifici con l'obiettivo di rafforzare la risposta alle malattie non trasmissibili attraverso azioni coordinate, integrate e basate sull'evidenza scientifica. Attraverso 143 progetti pilota attivi in tutta Europa, la Joint Action promuove interventi lungo l'intero percorso di salute, dalla prevenzione primaria alla diagnosi precoce, dalla gestione clinica al self-management, integrando inoltre strumenti digitali, telemedicina e approcci orientati all’equità e alla sostenibilità. "In questo contesto - sottolinea Benedetta Armocida, referente europea per il progetto Jacardi - le indagini di popolazione come la 'Health Examination Survey-Progetto Cuore' rappresentano uno strumento strategico di sanità pubblica, poiché consentono di monitorare nel tempo lo stato di salute della popolazione attraverso dati misurati direttamente, supportando la programmazione sanitaria, le politiche di prevenzione e la valutazione degli obiettivi di salute pubblica a livello nazionale ed europeo". Punta a sensibilizzare la popolazione sull'ipertensione e i suoi rischi la Giornata mondiale dell'ipertensione. La missione è promuovere la prevenzione e la diagnosi precoce e incoraggiare azioni a livello individuale, comunitario e del sistema sanitario. Anche perché i dati mostrano che l'ipertensione rimane la "principale causa prevenibile di morte prematura in tutto il mondo", ricordano gli esperti. Si stima che 1,4 miliardi di persone a livello globale convivano con questa condizione. Nonostante la disponibilità di trattamenti efficaci e accessibili, molti di loro non sono consapevoli della propria condizione e solo circa 1 persona su 4 con ipertensione ha la pressione adeguatamente controllata. 
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Generazione Z, 'sorrisi social' ma gengive malate, 1 su 3 ha problemi orali

(Adnkronos) - E' la Generazione Z dei filtri social, ossessionata dalla cura maniacale dell'aspetto fisico, tranne che della bocca. I ventenni sono infatti i più colpiti da sanguinamento gengivale durante il lavaggio dei denti o il consumo di cibi, primo campanello di allarme della malattia parodontale che, se non trattata, può portare alla perdita dei denti. I giovani tra i 20 e i 30 anni non hanno una buona igiene orale e così oltre 1 su 3 ha gengive che sanguinano e il 16% convive con un’alitosi persistente. A rivelarlo una preoccupante quanto inedita fotografia della salute gengivale e dentale degli italiani, scattata per segmenti di età e sociodemografici da un'indagine conoscitiva promossa dalla Società italiana di parodontologia e implantologia (Sidp). La ricerca, presentata oggi in occasione del corso di aggiornamento in programma a Firenze fino al 16 maggio, è stata condotta da Key-Stone su un campione di 3.000 italiani da 20 anni in su, grazie al contributo non condizionante di Curasept. "Oltre un quarto della popolazione dichiara di soffrire di alcuni sintomi riconducibili a un quadro infiammatorio delle gengive, ma il dato più sorprendente riguarda proprio la fascia tra i 20 e i 30 anni - dichiara Leonardo Trombelli, presidente Sidp e ordinario di Parodontologia all'università di Ferrara - Il fatto che il 36% dei ventenni riferisca sanguinamento gengivale, fase iniziale e reversibile dell'infiammazione, dimostra che la gengivite è già molto diffusa tra i più giovani. Un segnale che non va sottovalutato, perché la malattia parodontale non compare improvvisamente in età avanzata: spesso inizia presto, con sintomi lievi, ma persistenti che, se trascurati, espongono potenzialmente i giovani a rischio di parodontite. A lato di un'inadeguata igiene orale, fattore di rischio principale per la comparsa di malattia parodontale, anche abitudine al fumo, dieta pro-infiammatoria con eccesso di grassi saturi, zuccheri e cibi ultraprocessati, scarso o nullo esercizio fisico sono tutti fattori che possono contribuire alla progressione della gengivite in parodontite". L'indagine mostra però anche un secondo volto della malattia, quello più grave e irreversibile, che emerge con l'avanzare dell'età. Se nei giovani prevale la percezione di sintomi infiammatori, dopo i 60 anni aumenta nettamente la valutazione di segni di danno strutturale. I denti che appaiono 'più lunghi', fenomeno legato alla recessione gengivale e segno di perdita ossea in corso, passano da circa il 20% nelle fasce tra 30 e 49 anni fino al 50% negli over 70. Nella fascia 60-69 anni la mobilità dentale raggiunge il 26%, il valore più alto registrato nella ricerca, mentre quasi 1 persona su 3 (32%) riferisce perdita di denti legata alla mobilità. "I dati attestano la progressione naturale della malattia parodontale - spiega Trombelli - Nelle prime fasi prevalgono sintomi potenzialmente reversibili come il sanguinamento; con il tempo, se l'infiammazione non viene controllata, possono comparire perdita permanente di supporto gengivale associata a mobilità e perdita dei denti, che rappresenta l'esito finale irreversibile della parodontite non trattata". "La ricerca - cotntinua il presidente Sidp - evidenzia inoltre disuguaglianze geografiche nei sintomi nella popolazione: il Centro e, in parte, il Sud Italia mostrano una maggiore frequenza rispetto al Nord, suggerendo possibili differenze di attitudine all'igiene orale e/o nell'accesso alla prevenzione e alle cure odontoiatriche. In particolare, in riferimento alla mobilità, si registrano tassi più bassi al Nord, che si attestano sul 15% contro più del 20% al Centro-Sud. Differenze nella prevalenza dei sintomi riferiti sono anche in parte attribuibili al tasso di scolarizzazione. La frequenza di perdita di denti per mobilità è nettamente inferiore quando il titolo di studio è la laurea: il 7% rispetto al 25% di chi possiede un titolo di studio più basso. Emerge anche una differenza di genere: gli uomini riferiscono più frequentemente mobilità dentale, con un tasso del 20,8% contro l'11,5% delle donne che sembrano mostrare maggiore attenzione ai cambiamenti della bocca e ai primi segnali di inestetismo". "Il sanguinamento gengivale non deve essere considerato 'normale'. Intervenire precocemente, attraverso una corretta igiene orale quotidiana e controlli regolari, può evitare che una semplice infiammazione si trasformi negli anni in una malattia cronica capace di compromettere in modo permanente denti e gengive", conclude Trombelli. 
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Malattie infiammatorie croniche, l'indagine: '4 pazienti su 5 non ricevono consulenze nutrizionali'

(Adnkronos) - "Curiamo l’intestino con i farmaci, senza però preoccuparci della nutrizione. È questo il paradosso italiano nella gestione delle Malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici): "ben 4 pazienti su 5 non ricevono mai una valutazione nutrizionale. Il risultato è che circa il 20% dei 250mila pazienti italiani con Mici (malattia di Crohn e colite ulcerosa), più o meno 50mila persone, si trova in una condizione di rischio nutrizionale". A denunciarlo è una nuova indagine nazionale promossa da Amici Italia, presentata in vista della Giornata mondiale delle Malattie Infiammatorie croniche intestinali, che si celebra il prossimo 19 maggio. In occasione dell’evento, Amici Italia lancia la campagna di screening 'Perdi peso? Non perdere tempo!' con il patrocinio della Società Italiana di Nutrizione Artificiale e Metabolismo (Sinpe) e il contributo non condizionante di Lionhealth. La campagna si articola in tre attività principali: una roadmap di 10 eventi territoriali in centri Ibd distribuiti su tutto il territorio nazionale — tra cui Milano, Padova, Napoli, Roma, Torino, Palermo, Pisa, Modena e Bari — con interventi di clinici specializzati e possibilità di screening nutrizionale in loco; distribuzione di materiali informativi nelle sale d'attesa degli ambulatori Mici aderenti; videopillole con specialisti della nutrizione sui canali digitali di Amici Italia. La campagna punta a favorire una diagnosi più precoce del rischio nutrizionale e una maggiore integrazione della nutrizione clinica nei percorsi di cura delle Mici. Tutte le informazioni sono sul sito Amici Italia (www.amicitalia.net).   “La campagna si propone di aumentare la consapevolezza dei pazienti con Mici sul rischio di malnutrizione - spiega Salvo Leone, direttore generale di Amici Italia -. Per questo motivo abbiamo messo a disposizione sul sito un semplice test validato che, con pochissime domande, consente ai pazienti di valutare il proprio stato nutrizionale e a rivolgersi al proprio medico in caso di rischio di malnutrizione”. Si tratta del test Must (Malnutrition Universal Screening Tool), rapido e validato a livello internazionale, che si basa su un breve questionario di sei domande (da usare anche in autovalutazione) che analizza tre parametri principali per determinare lo stato di salute del paziente. Il primo elemento considerato è l'indice di massa corporea, seguito da una valutazione dell’eventuale calo di peso involontario avvenuto negli ultimi mesi e dall’impatto della malattia acuta sulla capacità di alimentarsi regolarmente. L’obiettivo è quello di fornire al paziente uno strumento pratico da condividere con il proprio medico per gestire al meglio le complicanze nutrizionali legate alla patologia.   La malnutrizione. Nelle Mici, l’infiammazione cronica predispone allo sviluppo di malnutrizione nel 13-27% dei casi e di sarcopenia - la perdita di massa e funzionalità muscolare - in oltre il 40% dei pazienti. A questo si aggiunge il fatto che il 78% presenta carenze di micronutrienti essenziali come vitamina D, zinco, ferro, vitamina B9, B12 e calcio, dovute alla diarrea cronica, al malassorbimento intestinale e alla riduzione dell’appetito, spesso legata al dolore post-prandiale. Il 28% dei pazienti ha inoltre un BMI inferiore a 20 che, se associato a perdita di peso involontaria e carenze nutrizionali, può rappresentare un campanello d’allarme per il rischio di malnutrizione. “Nonostante la nutrizione rappresenti un pilastro fondamentale nel trattamento delle patologie croniche intestinali, l’attenzione rivolta allo screening del rischio di malnutrizione, alla diagnosi precoce e a un adeguato supporto nutrizionale è ancora molto carente e disomogenea – sottolinea Antonella Lezo, presidente della Società Italiana di Nutrizione Artificiale e Metabolismo (Sinpe) –. Circa l’80% dei pazienti dichiara infatti di non aver mai ricevuto una valutazione nutrizionale da parte di un professionista sanitario, o di non averne memoria. Mentre la malattia viene trattata farmacologicamente, il monitoraggio dello stato nutrizionale resta spesso un aspetto trascurato”.    L’indagine. Nell’indagine di Amici Italia "circa l’80% dei pazienti dichiara di non aver mai ricevuto una valutazione del rischio di malnutrizione da parte di un professionista sanitario o di non averne memoria. Dunque, mentre la malattia viene trattata farmacologicamente o, nei casi più complessi, chirurgicamente, il monitoraggio dello stato nutrizionale resta spesso trascurato, nonostante la malnutrizione possa ridurre l’efficacia delle terapie, aumentare il rischio di complicanze post-operatorie e compromettere il recupero clinico del paziente. Eppure, circa il 20% del campione si trova già in una condizione di rischio nutrizionale elevato o acuto. Proiettando questo dato sui 250.000 pazienti stimati in Italia, parliamo di una platea di circa 50.000 persone in potenziale pericolo clinico. Le conseguenze non sono solo fisiche: la malnutrizione correlata a patologia si traduce in esiti clinici peggiori, tra cui recidive più frequenti, risposta ridotta ai trattamenti farmacologici, maggiori complicanze post-operatorie, degenze ospedaliere più lunghe e ridotta qualità della vita. Affrontare tempestivamente la malnutrizione diventa quindi un elemento essenziale del percorso di cura. Per fare ciò è fondamentale una presa in carico multidisciplinare che coinvolga gastroenterologi e dietologi".    L’appello. “Dobbiamo colmare il divario tra la cura della patologia e la gestione della nutrizione", dichiara Lezo. Sulla base dei dati, Amici lancia un appello su tre fronti: ai medici, ai pazienti e alle istituzioni. “Ai medici chiediamo di considerare lo screening nutrizionale, ad esempio attraverso strumenti validati come il Must, parte integrante e sistematica di ogni follow-up, al pari della valutazione clinica e della prescrizione terapeutica – conclude Salvo Leone –. La malnutrizione non può essere intercettata solo quando è già evidente: va cercata, monitorata e prevenuta. Ai pazienti raccomandiamo di non aspettare il “crollo” fisico prima di parlarne con lo specialista. Il controllo mensile del peso è un gesto semplice, ma fondamentale: una variazione superiore al 5% deve essere segnalata tempestivamente al medico curante. Alle istituzioni, infine, chiediamo di inserire stabilmente lo screening nutrizionale nei percorsi di cura delle persone con Mici riconoscendolo come un elemento essenziale della presa in carico, così come già avviene in altri ambiti, a partire da quello oncologico”. 
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Clima, infrastrutture verdi per la tutela degli impollinatori 

(Adnkronos) - Più di 100 alberi, 7.000 arbusti e piante messi a dimora, 33 ettari di prati fioriti e 65 beehotel. Sono tra i risultati ottenuti dal progetto Life Beeadapt, nei quattro anni di attività in cinque aree pilota, distribuite fra Lazio, Emilia-Romagna e Marche, presentati questa mattina a Villa Celimontana, presso la sede romana del Crea, in occasione della conferenza finale del progetto. Co-finanziato attraverso il programma europeo Life, Beeadapt nasce proprio per affrontare l’impatto del cambiamento climatico sulla conservazione delle popolazioni degli insetti impollinatori selvatici.  Nelle 5 aree pilota del progetto, nel Parco Nazionale dell’Appenino tosco-emiliano, nella Riserva Naturale Montagna di Torricchio, nel Comune di Aprilia, nelle aree protette di RomaNatura e infine nell’Agro Pontino, sono stati piantati e messi a dimora più di 100 alberi e più di 7.000 arbusti, sono stati creati circa 33 ettari di prati fioriti e circa 20 ettari di prati sono stati sopposti alla pratica dello sfalcio ritardato. In aggiunta a queste azioni, sono stati installati 65 beehotel, 160 rifugi per impollinatori e sono stati creati più di 400 alberi habitat. I portatori di interesse locali e nazionali che sono stati coinvolti nelle attività di progetto a vario titolo sono stati oltre 500. Lo scopo di Life Beeadapt è di preservare ed incrementare la connettività ecologica e l’eterogeneità degli habitat di questi insetti a livello nazionale, regionale e locale, attraverso l'implementazione di infrastrutture verdi, come quelle elencate sopra, e l'attivazione di un sistema di governance collaborativo: in altri termini, la pianificazione e realizzazione di interventi volti a favorire la presenza degli insetti impollinatori in contesti urbani, peri-urbani e rurali, e il coinvolgimento di portatori di interesse sia a livello locale che nazionale. "Abbiamo affrontato questo problema complesso, l’impatto del cambiamento climatico sugli impollinatori selvatici, su due binari di azioni distinte. Azioni concrete, cioè interventi dimostrativi realizzati nel tentativo di offrire occasioni di rifugio e di riproduzione agli insetti selvatici, ma anche più disponibilità di cibo, soprattutto nella fase critica, che è la seconda parte dell'estate, quando l'acqua comincia a mancare e i fiori non sono più a disposizione degli insetti impollinatori - racconta Willy Reggioni, coordinatore del progetto per il Parco Nazionale dell’Appenino tosco-emiliano - Un'altra serie di azioni si muovono invece sul binario della governance, ovvero strumenti che sono pensati e progettati per rendere sostenibili gli interventi e duraturi gli effetti positivi degli interventi stessi". In ogni area pilota è stato creato un Patto per l’adattamento degli impollinatori al cambiamento climatico, un documento in cui vengono condivise buone pratiche, linee guida e opportunità di collaborazione fra vari enti. Nei cinque territori oltre 160 sono stati i soggetti aderenti al Patto, sia pubblici che aziende agricole o cooperative private, che hanno riconosciuto il valore delle azioni del progetto. Il Patto costituisce uno strumento che consente di promuovere anche al di fuori delle aree di progetto la realizzazione dei medesimi interventi, in modo da trasferire e replicare il 'modello Beeadapt' anche in altri contesti, per rendere l'effetto più sostenibile nel tempo. Nelle cinque aree, inoltre, 35 aziende agricole hanno firmato l’Accordo di custodia impegnandosi a realizzare in modo concreto interventi a favore della conservazione degli insetti impollinatori selvatici. "Questo progetto ha dimostrato che intervenire oggi per tutelare gli insetti impollinatori selvatici significa rafforzare la resilienza dei nostri ecosistemi, dei territori e dei sistemi agricoli di fronte alla crisi climatica - dice Stefano Raimondi, responsabile Ufficio Biodiversità di Legambiente - Le azioni realizzate, che consentono di rafforzare gli habitat e di ridurre le pressioni antropiche, rappresentano esempi concreti di come sia possibile integrare conservazione della biodiversità, adattamento climatico, gestione sostenibile del territorio e ripristino di una componente fondamentale degli ecosistemi terrestri rappresentata dagli impollinatori selvatici. In questo senso, l’esperienza maturata offre indicazioni importanti anche per l’attuazione del futuro Piano Nazionale di Ripristino previsto dalla Nature Restoration Law, che richiederà interventi efficaci, coordinati, misurabili e capaci di generare benefici duraturi per la natura e per le comunità". 
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Manageritalia Toscana, competitività e crescita frenate da scarsa managerializzazione

(Adnkronos) - Troppe microimprese (94,6%), pochissime grandi (0,1%) e poche piccole (4,9%) o medie (0,5%) e in generale sottomanagerializzate. Questo il quadro in Toscana, che non si discosta molto da quello nazionale e vede le imprese impreparate ad affrontare sfide complesse come la transizione energetica e digitale e una crisi internazionale che si fa sentire e incide sulla capacità di innovare e competere. In Toscana ci sono 4.662 dirigenti, di cui circa il 21% donne (aumentate del 128,4% negli ultimi 16 anni), e 18.290 imprese sopra i 9 dipendenti sul totale di 336.000: il dato testimonia come ancora la stragrande maggioranza delle Pmi sia priva di manager esterni alla famiglia, presenti solo nel 30% delle Pmi italiane a fronte di circa l’80% di quelle di Germania, Francia e Spagna. Quanto una gestione manageriale sia determinante per competere lo spiegano i dati che vedono le nostre grandi e medie imprese avere una produttività in linea e a volte superiore alla media europea, mentre il livello crolla nelle piccole e microimprese. La crescita e, quindi, la managerializzazione delle Pmi sono alcuni dei temi al centro dell’Assemblea di Manageritalia Toscana che si è volta al The Social Hub Belfiore di Viale Belfiore 55 a Firenze. Nel corso dell’assemblea, oltre al tema della scarsa managerializzazione delle Pmi, è stato affrontato anche il nodo strategico della sostenibilità, dell’innovazione e della crescente attenzione ai benefici dell’economia circolare, asset ormai indispensabili per la crescita e la competitività delle imprese. Asset che richiedono competenze, visione strategica e una rinnovata cultura aziendale che solo i manager possono garantire accompagnando le imprese nei processi di trasformazione. Su questi temi interverrà anche l’Assessore all’Ambiente ed Economia circolare della Regione Toscana, David Barontini. “Le sfide che le imprese toscane affrontano – dalla transizione energetica e digitale alla sostenibilità ambientale – richiedono un salto di qualità nella capacità gestionale e strategica”, dichiara David Barontini, assessore all’ambiente della Regione Toscana. “La sostenibilità non è più un tema accessorio, ma un elemento centrale di competitività e sviluppo. Per questo è fondamentale che nelle aziende crescano competenze manageriali capaci di integrare innovazione, economia circolare e attenzione all’ambiente nei processi decisionali e produttivi”. Il gap manageriale rispetto ai principali competitor (in Italia ci sono nel settore privato 0,9 dirigenti ogni cento dipendenti, 0,5 in Toscana e 2-4 nei principali Paesi europei) non può certo essere colmato da una crescita nell’ultimo anno del 4,1% dei dirigenti privati nella regione (+0,2% negli ultimi 16 anni) a fronte di una crescita nazionale del 2,6% nell’ultimo anno e del +17,4% dal 2008 a oggi. "Senza manager non c'è sostenibilità. Le sfide della transizione - energetica, digitale, sociale - richiedono competenze, visione e capacità di guidare il cambiamento che solo una figura manageriale strutturata può portare in azienda. Le nostre pmi hanno il potenziale, ma rischiano di restare indietro se non si investe sulla loro managerializzazione. Per questo chiediamo alla Regione Toscana di affiancare le imprese con strumenti concreti – incentivi, fondi dedicati, percorsi di accompagnamento – per sostenere l'inserimento di manager: è la leva più efficace per rendere il nostro tessuto produttivo davvero competitivo e sostenibile", spiega il presidente di Manageritalia Toscana, Marco Zuffanelli. 
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Google, Gemini Intelligence gestisce lo smartphone al posto nostro

(Adnkronos) - In vista dell'imminente conferenza I/O, Google ha delineato il futuro dell'ecosistema mobile presentando Gemini Intelligence. Si tratta di un nuovo marchio ombrello destinato a raggruppare le funzionalità di intelligenza artificiale più sofisticate, che il colosso di Mountain View intende riservare inizialmente a una selezione di dispositivi di fascia alta, come la serie Galaxy S26 e i Pixel di ultima generazione. L’obiettivo strategico è chiaro: trasformare lo smartphone da semplice strumento reattivo a un’entità proattiva, in grado di navigare tra le applicazioni e agire per conto dell’utente in modo quasi del tutto autonomo. L'evoluzione tecnologica passa attraverso una profonda revisione dell'automazione dei task. Gemini sarà presto capace di operare su un raggio d'azione molto più vasto, superando le attuali limitazioni che lo vedevano confinato a pochi servizi di mobilità e consegna a domicilio. La novità più rilevante è l'integrazione della multimodalità nei processi operativi: il sistema sarà in grado di analizzare screenshot e fotografie per attivare azioni specifiche. Un esempio concreto è la possibilità di fornire all'intelligenza artificiale l'immagine di una lista della spesa scritta a mano o nelle note per vederne i prodotti aggiunti automaticamente al carrello digitale, a patto di possedere un hardware compatibile con i nuovi standard prestazionali. Uno dei pilastri di questa trasformazione è rappresentato da Create My Widget, descritto come il primo passo verso la cosiddetta interfaccia utente generativa. La funzione permette di creare strumenti di controllo personalizzati partendo da una semplice descrizione testuale in linguaggio naturale. Che si tratti di un widget meteo che evidenzi solo i parametri rilevanti per un ciclista o di un pannello che suggerisca ricette ad alto contenuto proteico con cadenza settimanale, l’AI si occupa della programmazione visiva e funzionale dell’elemento. Questa flessibilità non riguarderà solo gli smartphone, ma si estenderà anche all'ecosistema Wear OS, portando la medesima personalizzazione direttamente sul polso degli utenti. L'integrazione di Gemini si fa più capillare anche all'interno del browser Chrome per Android, dove un tasto dedicato consentirà di interrogare l'assistente sui contenuti della pagina web in consultazione. Per gli utenti che hanno sottoscritto i piani Pro o Ultra, sarà inoltre disponibile una funzione di navigazione automatica per la gestione di appuntamenti e prenotazioni. Parallelamente, il sistema di compilazione automatica di Android diventerà più intelligente, attingendo, previo consenso, ai dati conservati in Gmail e Google Foto per estrapolare informazioni utili, come i dettagli di un documento o la targa del veicolo. Il rilascio di queste innovazioni avverrà a ondate nel corso dell'anno, segnando un passaggio decisivo verso un'esperienza d'uso sempre meno manuale. 
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Infrastrutture urbane e servizi di prossimità, le nuove sinergie tra sanità pubblica, prevenzione e cultura sportiva

(Adnkronos) - Dal 15 al 17 maggio 2026, la periferia orientale della capitale diventa lo scenario di una sperimentazione che unisce il Municipio Roma VI delle Torri, le strutture sanitarie locali e l'associazionismo. L'iniziativa si focalizza sull'accessibilità della prevenzione medica e sulla promozione della cultura del movimento come fattore di inclusione. Attrappo una rete che include la ASL Roma 2, il Policlinico e l'Università di Tor Vergata e l'Ospedale Bambino Gesù, il progetto si propone di estendere l'offerta di screening oncologici, consulenze sulle vaccinazioni e interventi di educazione alla sicurezza alimentare direttamente nei luoghi ad alta frequentazione quotidiana, integrando un vero e proprio villaggio sanitario presidiato dai corpi di assistenza e dalla protezione civile locale. Oltre all'erogazione di prestazioni sanitarie tradizionali, il dibattito scientifico e divulgativo affronta in modo sistematico l'impatto delle nuove tecnologie sulle abitudini di vita. Una sezione specifica del programma analizza il rapporto tra lo sport e l'evoluzione digitale, esaminando come i modelli computazionali, l'uso dei dati e i nuovi linguaggi virtuali stiano modificando le modalità di allenamento, la gestione delle performance e la narrazione delle discipline. Questo approccio tecnologico si estende all'analisi sociologica dei rischi connessi all'infanzia e all'adolescenza, focalizzandosi sull'uso consapevole dei dispositivi digitali e sull'importanza di bilanciare la virtualizzazione quotidiana con l'attività motoria e lo sport paralimpico, intesi come leve per la coesione e la longevità della comunità. Il progetto evidenzia la necessità di trasformare i grandi nodi di consumo in piazze di incontro e di servizio pubblico, superando la logica della singola transazione commerciale a favore di una relazione di valore con il territorio. Questa visione è confermata dalla dirigenza della struttura ospitante, che sottolinea l'evoluzione del ruolo sociale dei centri urbani. Antonino D’Agostino, Direttore del Centro Commerciale RomaEst, ha precisato che “un centro commerciale oggi ha il dovere di restituire qualcosa al territorio in cui si trova. Per noi significa fare rete con istituzioni e realtà locali e creare occasioni come ‘Sei Delle Torri’, dove il piacere di stare insieme si unisce a un impegno sociale concreto”.  
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Pikachu a Ishikawa: il primo aeroporto dedicato ai Pokémon

(Adnkronos) - Il Giappone conferma la centralità della cultura pop nelle proprie strategie di ripresa attraverso la trasformazione radicale dello scalo di Noto Satoyama, situato nella prefettura di Ishikawa. A partire dal prossimo 7 luglio, l'aeroporto diventerà la prima struttura aeroportuale al mondo interamente tematizzata con i celebri mostri tascabili di Nintendo. L'iniziativa, che coincide con le celebrazioni per il trentesimo anniversario del franchise, non rappresenta esclusivamente un’operazione commerciale, ma si inserisce in un più ampio piano di ricostruzione umanitaria. La penisola di Noto, epicentro di un devastante terremoto nel 2024, punta infatti sul richiamo internazionale di Pikachu per accelerare la rivitalizzazione economica di un territorio profondamente segnato dalla catastrofe. L'intervento estetico coinvolge l'intero perimetro dell'aerostazione, ridefinendo l'esperienza del viaggiatore sin dal momento dello sbarco. All'interno del terminal è prevista l'installazione di un pallone aerostatico gigante raffigurante Pikachu, affiancato da una replica di un velivolo e da decorazioni che includono 111 diverse specie di Pokémon di tipo volante. Anche le infrastrutture funzionali, dalle colonne d'ingresso fino ai gate di imbarco, sono state integrate nel progetto per generare un senso di immersione totale nel brand. Secondo le autorità locali, l'obiettivo è trasformare un luogo di semplice transito in una destinazione turistica autonoma, capace di generare entusiasmo immediato nei passeggeri. L'offerta dello scalo si completa con servizi esclusivi orientati al collezionismo e alla ristorazione tematica. All'interno della struttura saranno commercializzati prodotti originali non reperibili in altri mercati, come abbigliamento e accessori da viaggio personalizzati. La tematizzazione raggiunge anche l'area food, dove il menu è stato adattato con proposte gastronomiche specifiche, tra cui pancake e bevande serviti su set da tavola esclusive.  
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Monitoraggio sismico urbano, nuova rete INGV dello Stretto

(Adnkronos) - Nelle municipalità di Messina e Reggio Calabria è stata completata l'installazione dei nuovi Osservatori Sismici Urbani (OSU), coordinati dal Centro di Monitoraggio Sismico Urbano e delle Infrastrutture nell'ambito del progetto MEET finanziato dal PNRR. L'intervento ha portato alla dislocazione di 38 stazioni accelerometriche ad alta dinamica, ripartite con 23 unità nel territorio di Messina e 15 in quello di Reggio Calabria. I dispositivi sono stati posizionati prevalentemente all'interno di complessi scolastici di vario ordine e grado, grazie a un protocollo di intesa con le amministrazioni locali e gli enti territoriali dello Stretto, un'area storicamente caratterizzata da una elevata pericolosità sismica nel bacino del Mediterraneo. 
A differenza delle reti sismiche tradizionali, focalizzate sulla localizzazione epicentrale e sulla quantificazione della magnitudo, la tecnologia applicata negli Osservatori Sismici Urbani permette di analizzare la distribuzione dello scuotimento a micro-scala all'interno del tessuto urbano. I sensori trasmettono dati in modo continuo alle sale operative, consentendo di evidenziare le variazioni locali connesse alle specificità geologiche del sottosuolo e agli effetti di sito.  
Fabio Florindo, Presidente dell'INGV, ha specificato che “gli Osservatori Sismici Urbani rappresentano una nuova generazione di infrastrutture capaci di osservare il moto del suolo direttamente all'interno delle città e, se integrate con sistemi di monitoraggio strutturale (Structural Health Monitoring, SHM), di analizzare anche la risposta degli edifici durante gli eventi sismici”. L'integrazione di questi flussi informativi mira a supportare la protezione civile attraverso l'elaborazione di valutazioni rapide basate sull'impatto reale delle sollecitazioni sulle infrastrutture. Questo sviluppo tecnologico si inserisce in una strategia scientifica che ha visto le prime applicazioni permanenti nel centro storico di Catania, per poi estendersi ai Campi Flegrei e infine alle due sponde dello Stretto. Nonostante l'elevato livello tecnologico della strumentazione, gli esperti evidenziano che i sistemi di rilevamento non sostituiscono le necessarie opere di edilizia strutturale.  
Domenico Patanè, Dirigente di Ricerca dell'ente, ha puntualizzato: “Le reti e le installazioni sviluppate dall'INGV non risolvono il problema della sicurezza strutturale delle scuole, che richiede programmi sistematici di verifica, manutenzione e miglioramento o adeguamento sismico delle strutture strategiche”.  Il monitoraggio continuo funge tuttavia da fondamentale strumento complementare per la prevenzione, fornendo elementi utili per la pianificazione degli interventi d'emergenza. L'esperienza accumulata evidenzia la necessità di un disegno programmatico nazionale che colleghi la manutenzione del patrimonio edilizio vulnerabile a sistemi avanzati di osservazione diffusi sul territorio. 
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