Artrosi e attività fisica, "essenziale ma personalizzata" parola di medico fisiatra

(Adnkronos) - Artrosi e attività fisica. Cosa si può fare e cosa va evitato. A fare il punto per l'Adnkronos Salute è Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa dell'università del Salento. “L’artrosi, non deve più essere considerata una condanna all'immobilità o il risultato ineluttabile di un processo di usura articolare. Questa visione obsoleta, è stata radicalmente smentita dalle più recenti e robuste evidenze scientifiche. Il paradigma clinico attuale si è spostato dal concetto di "riposo protettivo" a quello di "movimento terapeutico". Tra le forme di artrosi più comuni ricordiamo quella di ginocchio ed anca, e da sempre è aperto un dibattito in merito all'effetto del cammino in queste condizioni. Una prima specifica è fondamentale, a parità di localizzazione non tutte le forme di artrosi sono uguali a partire banalmente dalla gravità dell' artrosi stessa. Di conseguenza l'approccio, e l' attività fisica raccomandata, può cambiare da paziente a paziente. Tuttavia, possiamo affermare come, tranne condizioni di importante riacutizzazione infiammatoria o in caso di artrosi di grado molto severo, in generale la deambulazione non solo è un'attività sicura, ma è anche essenziale per la conservazione della cartilagine e il benessere dell'intero organismo.  Infatti, la deambulazione favorisce un adeguato equilibrio del liquido sinoviale (il liquido contenuto dentro le articolazioni), senza questo stimolo meccanico ciclico, il liquido sinoviale tende infatti a ristagnare e la cartilagine va incontro a una progressiva malnutrizione che ne accelera la degradazione.Il liquido sinoviale non è un semplice lubrificante statico, ma un sistema complesso di diverse sostanze. Il cammino favorisce la sintesi di suoi componenti chiave che proteggono l'articolazione”.  “Una delle preoccupazioni più frequenti dei pazienti riguarda la possibilità che il carico meccanico derivante dal cammino possa "consumare" ulteriormente le articolazioni - prosegue - Tuttavia, studi di biomeccanica mostrano come durante il cammino in piano a velocità normale, il ginocchio subisca sollecitazioni fisiologiche che rientrano nella capacità di adattamento dei tessuti e che anzi sono fondamentali per un adeguato equilibrio articolare. Al contrario, la corsa e il salto introducono dinamiche di carico drasticamente differenti. Per un'articolazione sana, la corsa può essere anche positiva per fenomeni di condizionamento cartilagineo, ma per un'articolazione già colpita da artrosi sintomatica, l'alto tasso di impatto della corsa o del salto può superare la soglia di tolleranza meccanica, causando dolore e infiammazione reattiva”.  “Infatti, le ricerche indicano come la forza di picco e la rapidità dell'impatto tipiche della corsa e del salto, siano maggiormente associate al rischio di infortuni da sovraccarico e alla progressione del danno articolare nei pazienti artrosici. Il cammino invece, mantenendo un contatto prolungato e una progressione fluida, minimizza questi picchi di stress dannosi - spiega Bernetti - Esistono diverse evidenze, inoltre, che dimostrano come il cammino non acceleri la progressione strutturale dell'artrosi. Una revisione sistematica recente ha confermato che la camminata non sembrerebbe essere correlata al peggioramento delle alterazioni visibili alle radiografie o alla risonanza magnetica. Ulteriori evidenze mostrano come camminare possa migliorare significativamente la funzione fisica e addirittura ridurre il dolore nei pazienti con artrosi del ginocchio e dell'anca. Questo anche nei soggetti obesi, che teoricamente esercitano un carico maggiore sulle articolazioni degli arti inferiori, nei quali il cammino non ha mostrato alcun danno strutturale, portando invece a un miglioramento della qualità della vita e a una riduzione della disabilità” “Le linee guida europee per la gestione dell' artrosi sottolineano che l'attività fisica dovrebbe essere considerata il trattamento principale e che il riposo dovrebbe essere limitato solo alle fasi di riacutizzazione infiammatoria acuta. Naturalmente - avverte -raccomandano un approccio individualizzato, dove il dosaggio e la progressione del cammino vengono adattati alle capacità specifiche del paziente. Questo significa che il medico non deve semplicemente prescrivere di "camminare", ma deve guidare il paziente verso un aumento graduale del volume di passi, monitorando la risposta articolare in termini di dolore e funzionalità. Un leggero fastidio durante la camminata è accettabile e spesso inevitabile nelle fasi iniziali. Tuttavia, se il dolore persiste in modo acuto per più di 24 ore dopo l'attività, o se l'articolazione appare visibilmente gonfia e calda, significa che il dosaggio di cammino è stato eccessivo e deve essere ridotto nella sessione successiva”.  “Inoltre, nei casi di artrosi severa, dove la cartilagine è praticamente assente e si verifica un contatto diretto osso-su-osso, il cammino prolungato può diventare estremamente doloroso e causare reazioni infiammatorie costanti. In questi casi, il cammino rimane utile per le brevi distanze della vita quotidiana, ma l'esercizio aerobico per la salute cardiovascolare dovrebbe essere preferibile in modalità di scarico parziale, come la cyclette o in acqua. Inoltre, è molto importante ricordare che il paziente con artrosi non è un insieme di articolazioni isolate, ma un organismo complesso che beneficia del cammino a molteplici livelli. L'attività fisica regolare è riconosciuta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come uno dei più potenti strumenti di prevenzione e trattamento per numerose patologie croniche. Camminare è in pratica un intervento a basso costo e alto rendimento che non solo preserva la mobilità, ma allunga la vita e ne migliora drasticamente la qualità”, conclude. 
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Arctic Circle Rome Forum, l'Italia e il futuro dei poli

(Adnkronos) - Roma si è confermata il fulcro della cooperazione internazionale sulle regioni polari ospitando l'Arctic Circle Rome Forum – Polar Dialogue presso la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). L'evento, che ha visto la partecipazione di scienziati, ministri e rappresentanti di oltre 40 Paesi, ha segnato un punto di svolta per la diplomazia scientifica italiana, integrando le competenze della ricerca con le necessità della sicurezza e dello sviluppo economico. Al centro del dibattito internazionale è emersa la complessità delle sfide che interessano non solo l'Artico e l'Antartico, ma anche il cosiddetto Terzo Polo himalayano. Temi come il cambiamento climatico, l'apertura di nuove rotte di navigazione, l'accesso alle risorse minerarie e l'adozione di tecnologie avanzate per il monitoraggio in ambienti estremi sono stati analizzati attraverso 40 sessioni tematiche, confermando che queste aree non sono più periferiche ma baricentri strategici del sistema globale. 
L'Artico, in particolare, sta subendo una trasformazione accelerata, con un riscaldamento che procede a una velocità doppia rispetto alla media globale e record di riduzione dei ghiacci marini registrati nel 2025. Questa tendenza, se ininterrotta, potrebbe portare entro pochi decenni a estati prive di ghiaccio, influenzando correnti ed ecosistemi su scala planetaria. In questo contesto, l'Italia ha presentato il nuovo Documento strategico nazionale sull'Artico, volto a consolidare il ruolo del Paese come partner riconosciuto nella famiglia dei popoli artici. La ricerca scientifica italiana, attiva da cinquant'anni con basi d'eccellenza come la stazione "Dirigibile Italia" alle Svalbard gestita dal CNR, si pone come il collegamento naturale tra una politica estera responsabile e la tutela degli equilibri ambientali. Come sottolineato durante le plenarie, l'Artico è ormai "al centro della scacchiera geopolitica" e richiede una responsabilità condivisa per preservare stabilità e rispetto del diritto internazionale. La conclusione dei lavori ha ribadito l'importanza di investire in infrastrutture condivise e tecnologie resilienti per anticipare i rischi legati alle trasformazioni del pianeta. L'approccio interdisciplinare, che unisce il mondo accademico a quello produttivo e istituzionale, è considerato lo strumento più efficace per trasformare la fragilità degli ecosistemi polari in un'occasione di sviluppo sostenibile e protezione per le future generazioni. I risultati del Forum, discussi in chiusura anche presso l'Accademia Pontificia delle Scienze, confermano la necessità di un impegno costante e globale: studiare l'Artico significa guardare direttamente al futuro del clima terrestre e alla sicurezza collettiva. La missione italiana prosegue dunque al fianco del Governo per garantire che la scienza continui a fornire le soluzioni più innovative per affrontare la crisi climatica e le tensioni geopolitiche globali, operando tramite la rete di Arctic Circle, la più grande piattaforma di cooperazione dedicata a queste regioni.  Immagine di cover: Il Presidente del Cnr Andrea Lenzi con Eivind Vad Petersson, Segretario di Stato e Ministro degli Affari Esteri di Norvegia 
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Transizione energetica: KEY 2026 chiude a Rimini con numeri record

(Adnkronos) - L’edizione 2026 di KEY – The Energy Transition Expo si è conclusa alla Fiera di Rimini segnando un nuovo punto di riferimento per il comparto energetico in Europa e nel bacino del Mediterraneo. I dati finali evidenziano una crescita complessiva delle presenze del 10% rispetto all'anno precedente, con un incremento del 9% per quanto riguarda i visitatori internazionali. Su una superficie di 125mila metri quadrati, la manifestazione ha ospitato oltre 1.000 brand, di cui 320 esteri, confermando la centralità dell'Italia nel dialogo tra innovazione tecnologica e finanza climatica. L'evento ha saputo integrare i sette settori cardine della transizione, ponendo l'accento sulla cooperazione internazionale, in particolare con il continente africano attraverso l'area dedicata Africa Investment HUB. Il dibattito scientifico, articolato in 160 convegni, ha esplorato le frontiere della decarbonizzazione e l'uso dell'Intelligenza Artificiale per la gestione delle reti elettriche in tempo reale. Le richieste emerse dai tavoli tecnici hanno sottolineato la necessità di una maggiore flessibilità della rete e di un quadro normativo certo, elementi indispensabili per rendere i progetti energetici "bancabili" e ridurre il rischio per gli investitori. Accanto all'esposizione principale, la concomitanza con DPE, International Electricity Expo, ha permesso di coprire l'intera filiera della generazione e distribuzione elettrica, rafforzando la sinergia tra General Contractor e produttori di componenti industriali. Anche questa edizione ha registrato un interesse crescente per l'Innovation District, coordinato con il contributo di ANGI, Associazione Nazionale Giovani Innovatori. Quest'area ha ospitato 32 startup e PMI innovative selezionate per le loro soluzioni nei campi dell'e-mobility, dell'idrogeno e dell'efficienza energetica. Gabriele Ferrieri, Presidente di ANGI, ha commentato durante la cerimonia del Premio Innovation Lorenzo Cagnoni: “Abbiamo premiato progetti capaci di coniugare innovazione tecnologica e sostenibilità concreta. I giovani innovatori rappresentano la forza propulsiva della transizione energetica e continueremo a sostenerli creando connessioni tra talento, impresa e istituzioni”. Nel corso dell’evento sono state premiate sette startup particolarmente innovative, una per ciascun settore rappresentato (Taleta, Northernlight, I-Tes, CO2CO, AI-Cure, Powandgo, Enercade) nell’Innovation con il Premio Innovation Lorenzo Cagnoni.   L'iniziativa Green Jobs & Skills ha inoltre favorito il raccordo tra la domanda di nuove professionalità e l'offerta di lavoro nel settore green, evidenziando come la transizione non sia solo una sfida tecnologica, ma anche occupazionale. Attraverso hackathon nazionali e workshop con ENEA e CNA, KEY 2026 ha promosso lo sviluppo di competenze specifiche per i futuri profili del mercato dell'energia. La combinazione tra esposizione fieristica e percorsi di open innovation ha reso l'appuntamento riminese una piattaforma strategica per accelerare la trasformazione del sistema energetico globale verso modelli più resilienti e sostenibili. 
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Il Pentagono mette al bando l'Ia Claude, che vola in classifica

(Adnkronos) - Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha formalmente designato Anthropic come un "rischio per la catena di approvvigionamento", segnando un'escalation senza precedenti nel rapporto tra l'amministrazione Trump e l'industria della Silicon Valley. La decisione, maturata dopo settimane di negoziati falliti e minacce legali, impone ai contractor della difesa il divieto di collaborare con il governo qualora Claude, il modello linguistico di punta della società, sia integrato nei loro sistemi. Si tratta della prima volta che un’azienda americana riceve una classificazione solitamente riservata a entità straniere vicine a governi ostili, una mossa che il CEO Dario Amodei ha già definito priva di fondamento giuridico, confermando l'intenzione di procedere per vie legali. Al centro dello scontro risiede la fermezza di Anthropic nel negare al Pentagono l'uso della propria tecnologia per due scopi specifici: lo sviluppo di armi letali autonome prive di supervisione umana e l'attuazione di programmi di sorveglianza di massa. Se da un lato il Pentagono sostiene che le pretese di controllo della startup sottraggano poteri decisionali allo Stato in favore di un ente privato, dall'altro l'azienda non ha ritenuto sufficienti le rassicurazioni governative circa il rispetto delle proprie "linee rosse" etiche. Il conflitto è degenerato definitivamente giovedì scorso, quando il rifiuto di Anthropic di piegarsi alle richieste di Washington ha spinto il Dipartimento della Difesa ad attivare la procedura di esclusione. Le conseguenze della direttiva firmata dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth potrebbero avere un impatto sistemico sull'intero ecosistema tecnologico militare. Hegseth ha infatti dichiarato che qualsiasi azienda impegnata in attività commerciali con Anthropic, anche al di fuori delle commesse governative, rischia la cancellazione dei contratti con la difesa. Questa interpretazione estensiva della norma, giudicata illegale dalla società di Amodei, mira a isolare Anthropic dal mercato dei grandi fornitori statali, imponendo un termine di sei mesi per l'estromissione definitiva di Claude dai server federali. Tuttavia, l'effettiva applicazione del bando appare paradossale alla luce delle recenti operazioni belliche. Alcuni rapporti indicano che gli strumenti di intelligence potenziati da Claude siano stati determinanti nel successo dell'attacco missilistico dello scorso fine settimana contro l'Ayatollah Ali Khamenei. La difficoltà di sostituire in tempi brevi una tecnologia che si è già dimostrata fondamentale per l'efficacia operativa delle forze armate solleva dubbi sulla sostenibilità della linea dura adottata dal Pentagono e sulle possibili ripercussioni per la sicurezza nazionale nel breve periodo. Nonostante la classificazione di Claude come rischio per la sicurezza nazionale, l'adozione dell'intelligenza artificiale da parte degli utenti comuni ha raggiunto picchi mai visti prima, con nuovi record di iscrizioni quotidiane registrati in tutti i territori in cui il servizio è operativo sin dall'inizio della scorsa settimana. I dati di AppFigures confermano questa tendenza globale, posizionando l'applicazione stabilmente ai vertici delle classifiche dell'App Store per le categorie gratuite e dedicate all'IA in decine di paesi, inclusi Stati Uniti, Canada e gran parte dell'Europa. 
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Echoes of Aincrad è il nuovo gioco di ruolo di Bandai Namco, il trailer

(Adnkronos) - L'universo di Sword Art Online si prepara a espandersi nuovamente con l'annuncio ufficiale di Echoes of Aincrad, un titolo che riporta i giocatori all'interno della maestosa struttura volante dove ogni scontro può decretare la fine del viaggio. Bandai Namco Entertainment Europe ha fissato il debutto della nuova produzione per il 10 luglio 2026, confermando l'approdo su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC attraverso la piattaforma Steam. L'opera si propone di far rivivere le atmosfere della serie originale, mettendo l'utente al centro di una narrazione in cui la sopravvivenza dipende dalla capacità di padroneggiare schivate e parate tempestive. L'esperienza si configura come un gioco di ruolo d'azione con una profonda componente di personalizzazione dell'avatar. I giocatori avranno la possibilità di plasmare il proprio eroe, migliorando progressivamente l'equipaggiamento e sbloccando abilità specifiche per definire uno stile di combattimento unico. La progressione non riguarderà solo le statistiche individuali, ma coinvolgerà direttamente i partner selezionati per le missioni. Il sistema di battaglia in tempo reale richiederà infatti un coordinamento costante con i compagni d'armi, la cui efficacia sul campo dipenderà dalla profondità del legame instaurato e dall'approccio tattico, aggressivo o di supporto, scelto per affrontare i pericoli dei dungeon. Le ambientazioni spazieranno dalle vaste pianure fino a labirinti sotterranei colmi di insidie, dove la determinazione dei protagonisti verrà messa alla prova da boss imponenti. Per quanto riguarda l'accesso al software, sono state previste tre diverse versioni con contenuti crescenti. Oltre all'edizione Standard, la Deluxe garantirà l'accesso anticipato alla modalità Death Game e all'Expansion Pack, mentre la Ultimate includerà elementi multimediali esclusivi tra cui l'anime speciale intitolato Unanswered//butterfly, l'artbook e la colonna sonora digitale. Coloro che effettueranno il preordine di qualsiasi edizione riceveranno inoltre un pacchetto di armi bonus come incentivo iniziale. 
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8 marzo, scienziate mamme "penalizzate e vittime di pregiudizi". Le storie

(Adnkronos) - Pari opportunità ancora lontane nel mondo della ricerca. Secondo i dati dell'Unesco Institute for Statistics, "le donne rappresentano meno del 30% dei ricercatori nel mondo. In Italia la percentuale sale al 34%, ma resta ampio il divario nei livelli apicali, dove solo il 12% dei membri delle accademie scientifiche nazionali è donna". Per chi decide di metter su famiglia, poi, le difficoltà si moltiplicano: secondo un sondaggio della Siica, Società italiana di immunologia, immunologia clinica e allergologia, "il periodo dalla gravidanza ai primi anni di vita dei figli rappresenta ancora oggi un momento critico nella vita professionale della comunità scientifica. Il 45% delle ricercatrici e dei ricercatori intervistati ha dichiarato di aver rinunciato a opportunità lavorative dopo la nascita di un figlio; il 35% di loro ritiene di non occupare una posizione adeguata al proprio percorso formativo e alle proprie competenze, anche a causa delle responsabilità familiari". E "l'impatto è fortemente sbilanciato per genere: circa il 35% delle donne riferisce di aver subito pregiudizi o penalizzazioni legati alla maternità, rispetto al 3,5% degli uomini".  A evidenziare i numeri del 'gender gap' tra chi indossa un camice è Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, che in occasione dell'8 marzo - Giornata internazionale dei diritti della donna, insieme alla Siica e al Network italiano per la bioterapia dei tumori (Nibit) annuncia l'apertura del bando per il Premio Ricercata 2026. Giunto alla terza edizione, il riconoscimento da 20mila euro vuole offrire un sostegno concreto alla carriera di immunologhe e immunologi impegnati in oncologia che rientrano al lavoro dopo un periodo di congedo per maternità o paternità. Dai racconti raccolti dai promotori è nato un monologo interpretato da Cristina Donadio (www.youtube.com/watch?v=2onhYHiTVd8). "Ricerca: sostantivo maschile o femminile?", esordisce l'attrice e ambasciatrice Airc, prima di mettere in fila decine di testimonianze. Si va ben oltre il classico "durante il colloquio di lavoro mi è stato chiesto se avessi l'intenzione di avere dei figli". Si arriva, quando va bene, all'ironia: "Ho una bimba di 6 anni e quando ho avuto il Covid ho dovuto prendere 5 giorni di ferie per stare a casa con lei. Il capo e i colleghi mi dicevano: beata te", confida una scienziata. Ancora: "Mi è stato detto che se avessi voluto proseguire nella carriera sarebbe stato opportuno non fare un secondo figlio", o "mi è stato chiesto di non fare figli". Perché ci sono donne a cui accade che "durante il periodo da contrattista le mie 3 gravidanze sono state riportate sulla mia scheda personale come criticità". O di sentirsi dire "hai fatto la scelta di procreare e per questo sei andata in coda nella progressione di carriera". O di constatare a cose fatte che "non mi è stato rinnovato il contratto perché ero in gravidanza", e che"dopo la gravidanza ho avuto meno opportunità di viaggiare e di creare collaborazioni con colleghi all'estero".  "Mi hanno fatto credere che se una donna decide di diventare mamma decide anche di rinunciare alla propria carriera", testimonia un altro 'camice rosa'. Succede così che "l'idea che avere un figlio non fosse compatibile con la carriera accademica mi ha portato a dedicarmi totalmente al lavoro, rinunciando" a una famiglia. E infatti c'è chi ammette che, "non essendo sposata e non avendo figli, ho avuto molte più occasioni di intraprendere la carriera universitaria rispetto alle altre mie colleghe". Tante anche le frasi che fotografano un 'soffitto di cristallo' ancora duro da rompere: "Gli studenti, i pazienti, i familiari delle persone che curo mi chiamano dottoressa o signora, mai professoressa"; "Ho avuto la possibilità di andare a un congresso in qualità di accompagnatrice invece che di ricercatrice"; "Il mio collega di pari grado ha uno stipendio più alto del mio"; "La mia carriera è stata rallentata e non ho raggiunto la posizione che sento di meritare"; "Mi sono sentita danneggiata in occasione delle mie pubblicazioni scientifiche".  Per le donne della ricerca è forte la sensazione di vivere isolate o da 'osservate speciali': "Il mio contributo è stato spesso messo in secondo piano rispetto a quello dei colleghi uomini"; "Non ho ricevuto nessun supporto da parte dell'istituzione, dei colleghi, dell'ambiente maschile nella gestione del potere"; "Mi sentivo dire che le donne possono accontentarsi sul lavoro perché hanno tante altre cose da fare in famiglia"; "A una donna non vengono concesse mancanze, non si è mai giudicate solo per la propria professionalità". Apostrofate con toni che arrivano all'insulto - "Un uomo che ricopriva una posizione di grado superiore mi ha suggerito di dedicarmi ad attività prettamente femminili, quali pettinarsi i capelli" - si finisce pure per tacere siccome "il mio punto di vista non veniva considerato in quanto, dicevano, una donna tende sempre a esagerare". Il Premio Ricercata nasce per sostenere lo sviluppo della carriera di immunologhe e immunologi che rientrano al lavoro dopo essere diventati genitori, un momento che rappresenta ancora oggi una criticità importante per la progressione professionale nel settore scientifico, spiega Fondazione Airc. I fondi sono destinati al finanziamento di costi diretti di laboratorio, servizi, piccole attrezzature, partecipazione a congressi e pubblicazioni scientifiche. Nelle prime 2 edizioni i premi sono stati assegnati a 2 ricercatrici, confermando l'impatto che il diventare genitori ha in particolar modo sulle carriere femminili. Nel 2024 il riconoscimento è stato vinto da Claudia Alicata dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, mentre nel 2025 è stato assegnato a Sara Zumerle dell'Istituto oncologico veneto (Iov). Lo scorso anno le domande sono arrivate da 19 diverse istituzioni di ricerca in tutto il territorio, a dimostrazione che il premio risponde a esigenze diffuse in tutto il Paese. Il bando 2026 è disponibile al link https://siica.it/pari-opportunita/. Le domande devono essere presentate entro il 30 aprile 2026 compilando il modulo online al link https://forms.gle/ZE2WcFfLw8pFgGHA6. L'assegnazione del riconoscimento avverrà nel corso della cerimonia di chiusura del XVI Congresso nazionale Siica, in programma a Brescia dal 16 al 19 giugno. "Il premio Ricercata - ha affermato Zumerle ricevendolo - è un segnale di speranza per tutti i ricercatori e le ricercatrici che affrontano le sfide della genitorialità. Al momento del rientro al lavoro affrontare la nuova gestione del tempo, la mancanza di sonno e l'equilibrio tra vita privata e impegni accademici non è stato semplice, ma questa esperienza mi ha profondamente arricchita anche sotto il profilo professionale: mi ha insegnato a organizzarmi con maggiore efficacia, a dare priorità alle attività davvero cruciali e a valorizzare il lavoro collaborativo. Come ricercatrice e madre, trovo che l'esistenza di un premio come questo aiuti a riconoscere non solo le sfide, ma anche la straordinaria resilienza e il contributo che i neogenitori continuano a portare alla ricerca scientifica". 
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Settimana del glaucoma, lo specialista: "Malattia silenziosa, non va aspettata"

(Adnkronos) - Settimana del glaucoma dall'8 al 14 marzo, con parola d'ordine prevenzione. "E' una malattia spesso silenziosa nelle sue fasi iniziali: non dà sintomi evidenti e proprio per questo il glaucoma non può essere 'aspettato', ma deve essere cercato attivamente. L'approccio più efficace è quello di intercettare il rischio ogni volta che una persona entra in contatto con il sistema sanitario. Occorre quindi identificare i soggetti più esposti, come chi ha più di 40-50 anni, una familiarità per glaucoma, una miopia elevata, chi utilizza cortisonici per periodi prolungati - soprattutto in collirio - o ha avuto traumi oculari. Anche una pressione oculare già ai limiti superiori della norma, alcune patologie vascolari o respiratorie e la sospetta apnea del sonno possono rappresentare campanelli d'allarme. In presenza di questi fattori è fondamentale indirizzare il paziente a una valutazione oculistica mirata, che includa la misurazione della pressione oculare, l'esame del nervo ottico, l'Oct delle fibre nervose retiniche e della macula, il campo visivo e, quando indicato, pachimetria e gonioscopia, secondo quanto raccomandato dalle linee guida internazionali". Lo spiega all'Adnkronos Salute Francesco Oddone, responsabile dell'Unità di ricerca Glaucoma e dell'Uos Glaucoma e integrazione ospedale territorio della Fondazione G.B. Bietti per lo studio e la ricerca in oftalmologia di Roma.  In occasione della Settimana del glaucoma, Iapb Italia Ets - Fondazione Sezione italiana dell'Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità e Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti (Uici) organizzano e promuovono in circa 80 città italiane controlli oculistici gratuiti, utili a determinare possibili fattori di rischio (l'elenco delle città coinvolte è consultabile sul sito www.settimanaglaucoma.it). Durante tutto l'anno, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13, Iapb Italia Ets offre un servizio gratuito di consultazione oculistica telefonica al numero verde 800.068.506. Non solo sul glaucoma, ma su qualsiasi problema relativo agli occhi. L'opera di sensibilizzazione e di prevenzione sul glaucoma non può non vedere coinvolti anche i medici di famiglia. E' così? "L'obiettivo non è trasformare il medico di medicina generale in uno specialista oculista - risponde Oddone - ma fornirgli strumenti semplici e facilmente integrabili nella pratica quotidiana per individuare precocemente i soggetti a rischio. E' utile, ad esempio, integrare nella routine una breve checklist mentale che tenga conto di età, familiarità, uso di steroidi e condizioni oculari predisponenti. Particolare attenzione va riservata ai pazienti in terapia cortisonica cronica, che dovrebbero essere indirizzati a controlli oculistici periodici. Al tempo stesso - aggiunge - è importante definire percorsi di invio chiari e rapidi verso i centri specialistici, con criteri di priorità ben condivisi nei casi di sospetto glaucoma o pressione oculare elevata. La formazione continua, attraverso incontri mirati, audit clinici e momenti Ecm pratici basati su casi reali rappresenta uno strumento essenziale", evidenzia lo specialista. "Questo lavoro è ancora più rilevante in un contesto in cui, per ragioni economiche o per le liste d'attesa, molte persone tendono a rinunciare alle visite: se il primo filtro territoriale non intercetta il rischio, il paziente rischia di arrivare tardi alla diagnosi". Come Fondazione Bietti, che azione svolgete nella prevenzione e cura del glaucoma? "In qualità di Irccs, operiamo su un doppio fronte strettamente integrato - illustra Oddone - Da un lato vi è l'attività clinica dedicata al glaucoma, con percorsi strutturati di diagnosi, presa in carico e follow-up che includono terapie mediche, trattamenti laser e soluzioni chirurgiche personalizzate in base alla fase e alle caratteristiche della malattia. Dall'altro lato vi è un impegno costante nella prevenzione concreta, attraverso iniziative di informazione rivolte alla popolazione, campagne di sensibilizzazione sui fattori di rischio e collaborazioni con il territorio per facilitare l'accesso ai controlli. L'integrazione tra ospedale e territorio rappresenta un elemento centrale per garantire continuità assistenziale e intercettare precocemente i casi sospetti". Quali le nuove linee di ricerca e le novità scientifiche e terapeutiche? "Le principali direttrici di sviluppo - riferisce l'esperto - riguardano innanzitutto il miglioramento della diagnosi precoce e dell'accessibilità ai controlli, anche grazie all'utilizzo di strumenti digitali e di intelligenza artificiale che possono supportare lo screening e l'identificazione dei soggetti a rischio. Parallelamente, la ricerca si concentra sempre più sui meccanismi biologici della malattia e sull'individuazione di biomarcatori in grado di predire la progressione, aprendo la strada a terapie più mirate. Sul piano terapeutico, si punta a strategie più sostenibili nella pratica quotidiana, con regimi farmacologici semplificati per favorire l'aderenza, un uso sempre più consapevole del laser - come la trabeculoplastica selettiva - e approcci chirurgici personalizzati, guidati dalle evidenze scientifiche più aggiornate". Quanto all'aumento del consumo di farmaci anti-glaucoma, "può riflettere una maggiore capacità diagnostica e una più ampia presa in carico, ma la vera sfida resta anticipare la malattia: intercettare prima i soggetti a rischio, ridurre le barriere di accesso e accompagnare il paziente lungo tutto il percorso di cura con modelli organizzativi semplici, efficaci e misurabili nel tempo", conclude Oddone.  
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'Siamo tutti narcisisti', libro analizza il disagio emotivo del nostro tempo

(Adnkronos) - In un momento storico in cui termini come 'ghosting', 'gaslighting' e 'narcisista' sono entrati stabilmente nel linguaggio comune, esce oggi "Siamo tutti narcisisti. Il grande equivoco emotivo che ci fa soffrire" (Giacovelli Editore), il nuovo volume dedicato al disagio nelle relazioni contemporanee della psicologa e psicoterapeuta Susanna Minasi. Il libro prende le mosse dal divario tra percezione sociale e dato clinico: il disturbo narcisistico di personalità riguarda una percentuale limitata della popolazione e non risulta in aumento, eppure il termine 'narcisismo' - riporta una nota - è sempre più utilizzato per spiegare conflitti di coppia, rotture affettive e difficoltà relazionali. Secondo Minasi, "non si tratta di un’epidemia clinica ma di un cambiamento nel modo in cui interpretiamo e nominiamo il disagio. Negli ultimi anni il linguaggio psicologico è entrato nel discorso pubblico in modo molto più ampio – osserva la psicologa che è anche terapeuta Emdr -. Quando una categoria diagnostica diventa la lente attraverso cui leggiamo l’intera realtà relazionale, è probabile che non sia più la lente più adeguata. Rischiamo di perdere complessità e di trascurare una tematica più ampia e trasversale, che può spiegare e accomunare fenomeni diversi in modo più preciso e utile".  L’autrice sottolinea che "molte difficoltà relazionali non derivano da una patologia, ma da competenze emotive non sufficientemente sviluppate. Viviamo in una fase storica di grande trasformazione - sottolinea Minasi - in cui le regole esterne sono meno rigide e la libertà individuale è più ampia. Questo richiede una maggiore strutturazione interiore. Se non abbiamo strumenti emotivi solidi, la fragilità emerge soprattutto nelle relazioni".  Nel volume vengono analizzati fenomeni come ghosting, evitamento e dipendenza affettiva, distinguendo tra diagnosi clinica e immaturità emotiva diffusa. Il testo - conclude la nota - propone spiegazioni accessibili ma rigorose, esempi tratti dall’esperienza clinica, esercizi pratici e test di autovalutazione per favorire maggiore consapevolezza e maturità emotiva. 
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Garofalo Health Care aderisce a progetto 'Fernanda Medical Center' in Burkina Faso

(Adnkronos) - Garofalo Health Care S.p.A. comunica la propria adesione all’iniziativa promossa dall’Associazione no-profit Manalive, finalizzata alla realizzazione di un villaggio nel sud-ovest del Burkina Faso, nella regione di Ioba, nell’ambito di un progetto umanitario di cooperazione allo sviluppo. Il progetto prevede il finanziamento della costruzione e dell’allestimento di un centro medico attraverso il Fondo Finalità benefiche, istituito in conformità all’art. 10 dello Statuto sociale. L’Associazione Manalive si prefigge l’obiettivo di assistere le popolazioni svantaggiate e le famiglie in difficoltà nell’uscita dallo stato di estrema povertà e abbandono in cui si trovano. GHC ha quindi stanziato un contributo per la costruzione di una struttura sanitaria, che sarà gestita dall’Ordine dei Camilliani in Burkina Faso e rappresenterà un punto di riferimento per l’intera area, garantendo l’erogazione di cure e attività di prevenzione, oltre che servizi di diagnostica, offrendo, al contempo, servizi medici di urgenza e contribuendo significativamente al miglioramento della salute della comunità locale.  "Questo impegno medico -si legge in una nota- si inserisce in un contesto nazionale in cui la popolazione è particolarmente esposta a numerose patologie e forte malnutrizione, problemi aggravati dalla carenza di personale medico qualificato, strutture sanitarie e risorse finanziarie. Il centro medico sarà intitolato “Fernanda Medical Center”, in memoria e onore della Dr.ssa Fernanda Borioni Garofalo, madre di Maria Laura Garofalo, Amministratore Delegato di GHC, a 15 anni dalla sua scomparsa". Il villaggio Manalive - che sorgerà su un terreno di 20 ettari - è il fulcro di un progetto di sviluppo ben più ampio al servizio di circa 15.000 persone, che ospiterà, oltre al centro medico, anche un sistema di gestione idrica da 20.000 m3, una scuola di formazione agricola e rurale, alloggi per i medici e gli insegnanti della scuola, un centro sportivo e la Chiesa “San Camillo de Lellis” in grado di ospitare fino a 500 fedeli. Il “Fernanda Medical Center” si svilupperà in circa 650 m2 su due piani e sarà suddiviso in tre distinte unità operative: la prima si occuperà della medicina preventiva, diagnostica e vaccinazioni, la seconda sarà adibita a pronto intervento e chirurgia di base mentre la terza sarà dedicata al reparto di maternità e ginecologia. Il Centro Medico disporrà di 20 posti letto con relativi servizi, 4 studi ambulatoriali per le visite, una sala operatoria, una sala parto, una farmacia e avrà in dotazione un’ambulanza e una moto per la consegna urgente di farmaci nella zona. L’iniziativa di Garofalo Health Care si inserisce nel più ampio impegno del Gruppo verso la sostenibilità e la responsabilità sociale, elementi cardine della propria strategia ESG. Da sempre attenta all’impatto delle proprie attività sulle comunità in cui opera, l’azienda sostiene progetti in grado di generare valore sociale duraturo, con particolare attenzione all’accesso alle cure e alla promozione della salute. Alessandro Maria Rinaldi, Presidente del Consiglio di Amministrazione di GHC, ha dichiarato: “L’istituzione del Fernanda Medical Center all’interno del Villaggio Manalive rappresenta un concreto impegno da parte della nostra azienda a contribuire significativamente all’alleviamento delle criticità sanitarie in una regione remota dell’Africa occidentale, caratterizzata da una marcata carenza di infrastrutture sanitarie e da una limitata offerta di servizi di prevenzione. In particolare il nostro Statuto prevede l’accantonamento dell’1% del risultato netto a un Fondo destinato a finalità benefiche e/o scientifiche e questo progetto, così come altre iniziative in passato, sostengono progetti diretti o attraverso Comunità non profit in grado di fornire un supporto a persone svantaggiate. Questa struttura è stata intitolata alla dott.ssa Fernanda Borioni Garofalo in riconoscimento della sua generosità e della sua profonda sensibilità verso le fragilità delle persone più vulnerabili”. 
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La rivoluzione robotica di Honor al MWC 2026

(Adnkronos) - Al Mobile World Congress 2026, Honor porta sul palco l'Alpha Plan, evolvendo la telefonia verso la robotica con l'innovativo Robot Phone e il pieghevole ultra-sottile Magic V6 dal record energetico. L'ecosistema si amplia con il tablet MagicPad 4 e un umanoide per l'assistenza domestica, concretizzando la visione di un'intelligenza artificiale incarnata e sensoriale. L'impegno del marchio si conferma attraverso la presentazione di tecnologie progettate per diventare un sostegno attivo nella vita quotidiana. 
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