Vespa celebra 80 anni di stile e libertà con l’evento più grande della sua storia
(Adnkronos) - Dal 25 al 28 giugno 2026, Roma si prepara a diventare il cuore pulsante di un tributo globale alla Vespa, l’icona senza tempo che ha attraversato decenni, mode e confini. Ottant’anni dopo il primo modello, il celebre scooter torna protagonista con una celebrazione epocale, pronta ad accogliere migliaia di appassionati da ogni parte del mondo. L’appuntamento nella Capitale non è casuale: la città eterna incarna perfettamente lo spirito della Vespa, simbolo di eleganza, bellezza e libertà. Con la sua storia millenaria e l’intramontabile immaginario della dolce vita, Roma diventerà per quattro giorni il palcoscenico naturale della passione Vespista. Non solo raduni e sfilate: l’evento promette un’esperienza immersiva fatta di incontri, spettacoli, racconti e memorie condivise. Per Vespa, non si tratta solo di festeggiare un anniversario, ma di riscoprire un patrimonio culturale che unisce generazioni diverse sotto il segno della leggerezza e dell’ingegno italiano. Dal 1946 a oggi, la Vespa ha viaggiato ovunque, portando con sé uno stile di vita e un’estetica inconfondibile. Ha attraversato epoche, ha segnato tendenze giovanili e musicali, ed è diventata un riferimento culturale in ogni continente. A Roma, tutto questo prenderà vita in una celebrazione che andrà oltre il semplice entusiasmo per un mezzo a due ruote: sarà un inno collettivo a ciò che rappresenta da sempre. I dettagli del programma ufficiale verranno comunicati nell’autunno 2025, ma l’attesa è già iniziata per un evento che si preannuncia memorabile, aperto a tutti coloro che vedono nella Vespa non solo un mezzo di trasporto, ma uno stile di vita. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
KTM Orange Parade 2025: Misano si tinge d’arancione con i piloti ufficiali
(Adnkronos) - Il Misano World Circuit si prepara a tingersi d’arancione per la KTM Orange Parade 2025, uno degli eventi più iconici del panorama motociclistico europeo. Dopo il successo travolgente della Duke Domination nel 2024, l’appuntamento di quest’anno si preannuncia ancora più coinvolgente: l’invito è esteso a tutti i possessori di moto KTM stradali, indipendentemente dal modello o dall’anno. Venerdì 12 settembre, nel cuore del weekend MotoGP, centinaia di motociclisti entreranno in pista per una parata senza precedenti, guidati da quattro nomi di riferimento del motociclismo mondiale: Pedro Acosta, Brad Binder, Enea Bastianini e Maverick Vinales.
I piloti ufficiali dei team Red Bull KTM Factory Racing e Red Bull Tech3 Factory Racing accompagneranno i partecipanti per due giri mozzafiato lungo il tracciato romagnolo. A rendere ancora più imperdibile l’esperienza sarà la festa serale organizzata da Red Bull a Rimini, title sponsor del Gran Premio di San Marino e della Riviera di Rimini. L’ingresso alla serata esclusiva, riservata ai partecipanti, include drink gratuiti e parcheggio moto riservato. Con una quota di 30 euro per il pilota e 25 euro per l’eventuale passeggero, si riceverà: • un Fan Package ricco di gadget ufficiali; • un voucher per sessioni di shopping presso il concessionario KTM di zona; • l’accesso completo alla parata in pista; • ingresso alla festa Red Bull con consumazione inclusa; • parcheggio gratuito presso il circuito per tutta la giornata; • parcheggio riservato per le moto nella zona evento di Rimini. Tutto è pronto per un’invasione arancione all’insegna della passione, della velocità e dello spirito Ready to Race. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Incendi 2025, 3,3 roghi al giorno in sette mesi
(Adnkronos) - In Italia è Sos incendi. Dal 1° gennaio al 18 luglio 2025 nella Penisola si sono verificati 653 incendi che hanno mandato in fumo 30.988 ettari di territorio pari a 43.400 campi da calcio. Una media di 3,3 incendi al giorno con una superficie media bruciata di 47,5 ettari. A scattare questa fotografia è Legambiente che ha diffuso nei giorni scorsi il suo nuovo report 'L’Italia in fumo'. Stando al report di Legambiente, che ha analizzato e rielaborato i dati Effis (European Forest Fire Information System), dei 30.988 ettari di territorio bruciati nei primi sette mesi del 2025, 18.115 hanno riguardato ettari naturali (ossia aree boscate); 12.733 hanno interessato aree agricole, 120 aree artificiali, 7 aree di altro tipo. Il Meridione si conferma l’area più colpita dagli incendi con sei regioni in cima alla classifica per ettari bruciati. Maglia nera alla Sicilia, con 16.938 ettari bruciati in 248 roghi. Seguita da Calabria, con 3.633 ettari in 178 eventi incendiari, Puglia con 3.622 ettari in 69 eventi, Basilicata con 2.121 ettari in soli 13 roghi (con la media ettari per incendio più alta: 163,15), Campania con 1.826 ettari in 77 eventi e la Sardegna con 1.465 ettari in 19 roghi. Tra le regioni del Centro e Nord Italia: ci sono il Lazio (settimo in classifica) con 696 ettari andati in fumo in 28 roghi e la Provincia di Bolzano (ottava in classifica) con 216 ettari in 3 roghi e la Lombardia. Per l’associazione ambientalista, "ad oggi il Paese paga non solo lo scotto dei troppi ritardi, ma anche l’acuirsi della crisi climatica che amplifica il rischio di incendi boschivi e l’assalto delle ecomafie e degli incendiari". Secondo l’ultimo Rapporto Ecomafia diffuso il 10 luglio scorso, nel 2024 sono stati 3.239 i reati (incendi boschivi e di vegetazione, dolosi, colposi e generici in Italia) contestati dalle forze dell’ordine, Carabinieri forestali e Corpi forestali regionali, un dato però in calo del 12,2% rispetto al 2023. “Per contrastare gli incendi boschivi - dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente - non basta concentrarsi sull’emergenza estiva o su singole cause, ma è fondamentale adottare un approccio integrato che integri prevenzione, rilevamento, monitoraggio e lotta attiva. Bisogna puntare sulla prevenzione attraverso una gestione territoriale efficace, che includa l’uso ecologicamente sostenibile delle risorse agro-silvo-pastorali. Ma è anche fondamentale promuovere e remunerare i servizi ecosistemici, sostenendo e rivitalizzando le comunità rurali nelle aree interne e montane affinché possano riappropriarsi di una funzione di presidio territoriale. Allo stesso tempo è importante applicare la normativa vigente per arginare qualsiasi ipotesi di speculazione futura sulle aree percorse dal fuoco, ed estendere le pene previste per il reato di incendio boschivo a qualsiasi rogo. È cruciale rafforzare le attività investigative per individuare i diversi interessi che spingono ad appiccare il fuoco, anche in modo reiterato. L’analisi approfondita dei luoghi colpiti e dei punti d’innesco accertati può costruire una mappa investigativa essenziale per risalire ai responsabili”. Da segnalare anche gli incendi scoppiati in aree naturali. Su 30.988 ettari di territorio bruciati, 6.260,99 hanno riguardo aree Natura 2000 in 198 eventi incendiari. A livello regionale, Puglia e Sicilia risultano le regioni più colpite da incendi in aree Natura 2000. ---sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Solo un bambino su 3 nuota sicuro, la proposta del pediatra per lo 'sport salvavita' a scuola
(Adnkronos) - Solo un bambino su tre sa nuotare in sicurezza per affrontare eventuali emergenze. Eppure saperlo fare può salvare la vita. "La scuola è il luogo ideale per imparare", secondo il pediatra Italo Farnetani che, attraverso l'Adnkronos Salute, lancia una proposta: "convenzioni con le piscine del territorio per portare gli studenti a lezioni di nuoto". Anche perché, evidenzia il pediatra, "a rischiare di più sono le persone economicamente e socialmente più svantaggiate. E l'amministrazione pubblica dovrebbe farsi carico di questa forma di prevenzione". Ogni anno, in Italia, circa 330 persone muoiono per annegamento e in un caso su otto le vittime sono bambini e adolescenti. "Ieri - dice Farnetani - abbiamo celebrato la Giornata internazionale della prevenzione dell' annegamento indetta dall'Organizzazione mondiale della sanità. Come ho detto più volte anche nell'ambito della ricerca delle 'Bandiere Verdi' - che 'certificano' le spiagge adatte ai bambini scelte dai pediatri - un punto fondamentale della sicurezza in acqua è saper nuotare bene, non basta galleggiare e 'cavarsela' un poco". In Italia, "secondo le ricerche che ho fatto in questi anni - sottolinea - solo un bambino o un adolescente su tre, il 30% sa nuotare in sicurezza tanto da affrontare eventuali difficoltà. Il restante 70% non è sicuro in acqua: un altro 30% sa solo galleggiare, ancora un 30% sa spostarsi in avanti, mentre il 10% sa stare a galla ma solo in piscina. Sono dati allarmanti perché ci indicano diversi milioni di bambini adolescenti che sono a rischio annegamento". Analizzando i dati dei decessi da annegamento "si nota che il maggior numero di vittime tra bambini adolescenti appartiene a famiglia con fragilità sociale soprattutto con genitori stranieri. Ma i corsi, in cui si può imparare a nuotare in modo efficace per acquisire sicurezza in acqua, sono in genere gestiti da associazioni private o comunque a pagamento e alcune famiglie sono costrette a rinunciare a iscrivere i bambini. Questi piccoli sono quelli più esposti all'annegamento. È una situazione che di cui amministrazione pubblica si deve fare carico. La scuola è la più indicata a sopperire a questa necessità". Per farlo, "all'inizio dell'anno scolastico - è la mia proposta - gli istituti potrebbero attivare convenzioni con piscine pubbliche e private e - in modo organizzato e con tutte le norme di sicurezza - fare lezioni di nuoto, magari condotte anche dagli stessi docenti di scienze motorie. I bambini, considerando che il nuoto è uno degli sport più amati, avrebbero anche un approccio maggiormente positivo nei confronti della scuola e, inoltre, si favorirebbe anche l'integrazione". ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Industria, l'esperto: "Passaggio generazionale è urgenza, tanti gli ostacoli che lo rallentano"
(Adnkronos) - Il passaggio generazionale rappresenta oggi una vera e propria urgenza industriale, ma quali sono gli ostacoli – culturali, organizzativi o personali – che ancora ne rallentano una pianificazione consapevole nelle imprese italiane? Adnkronos/Labitalia ne ha parlato con Marco Oliveri, co-founder & partner di KeyPartners. “Il passaggio generazionale – afferma – è una bomba a orologeria che riguarda l’intera struttura produttiva italiana. Entro il 2030, più di 400.000 imprese familiari, pari a circa ¼ del tessuto imprenditoriale privato nazionale, dovranno affrontare un ricambio ai vertici. Eppure, secondo le stime, solo il 17% ha già avviato un processo di successione strutturato. I motivi? Spesso non sono tecnici ma profondamente culturali. Il fondatore tende a rimanere accentratore, faticando a ‘mollare il timone’; la governance è spesso informale e poco adatta a gestire una transizione; e il ricambio viene vissuto come una perdita di potere, anziché come un atto di visione. Il paradosso è che si pianifica l’espansione, l’M&a, persino la digitalizzazione, ma non si pianifica la continuità. E’ come costruire un grattacielo senza prevedere le scale antincendio”. “In Italia – spiega – esiste una nuova classe imprenditoriale pronta a raccogliere il testimone, ma va coltivata e messa nelle condizioni di agire. Parliamo di una generazione più internazionale, fluente in modelli di business agili, digitale-native e con una maggiore attenzione a esg, de&i e impatto sociale. Una generazione che conosce e sperimenta attivamente l’utilizzo delle nuove tecnologie, dall’intelligenza artificiale ai big data, fino agli strumenti di automazione dei processi decisionali e alla digitalizzazione della customer experience. Ma la preparazione tecnica non basta. La nuova leadership deve saper tenere insieme il rispetto per il passato e il coraggio del cambiamento, saper dialogare con generazioni diverse, portare innovazione anche dove la tradizione è radicata. Il vero punto non è solo ‘cambiare’ ma convincere e guidare il cambiamento, dentro e fuori l’organizzazione. Le aziende che ce la fanno sono quelle che non lasciano soli i futuri leader, ma li affiancano con governance moderne, modelli collaborativi e alleanze strategiche”, aggiunge. Per Oliveri “oggi la leva per affrontare questa transizione generazionale è la professionalizzazione del processo. Non basta identificare ‘chi viene dopo’: serve un piano, una governance chiara, un assessment delle competenze e una roadmap per lo sviluppo. In KeyPartners accompagniamo le aziende in questo percorso con un approccio multidisciplinare: executive search per inserire risorse strategiche anche esterne alla famiglia; assessment e leadership advisory per valutare e far crescere i profili interni; coaching per le generazioni entranti e uscenti; e strumenti per il disegno della governance”. “Costruiamo – racconta – piani di successione su misura con metriche e kpi (key performance indicator), aiutiamo le imprese a gestire la transizione come un’opportunità strategica e non come una fase di incertezza. Abbiamo visto casi in cui la nuova generazione ha raddoppiato il business in pochi anni – ma solo quando inserita con metodo, visione e un ruolo ben definito. Inoltre, siamo attivamente coinvolti in progetti di diversity, equity & inclusion, un ambito che riteniamo fondamentale anche nei processi di passaggio generazionale. Una leadership inclusiva, consapevole delle dinamiche di genere, culturali e valoriali, è oggi un requisito essenziale per guidare imprese che vogliono essere competitive nel lungo periodo. Inserire la de&i come parte della cultura manageriale delle nuove generazioni è uno dei principali investimenti per il futuro”. Cosa dovrebbero fare le istituzioni per accompagnare e incentivare il passaggio generazionale nelle pmi italiane? “Serve – sottolinea – un cambio di paradigma: il passaggio generazionale non è un tema familiare, è una priorità industriale. E va trattata come tale. Da un lato, strumenti fiscali e normativi che premino le imprese che pianificano il ricambio: incentivi per chi investe nella formazione dei successori, agevolazioni per i passaggi di proprietà, supporti per la consulenza e la governance". "Dall’altro, servono tavoli tecnici permanenti tra istituzioni ed esperti – come noi di KeyPartners – per costruire soluzioni concrete, rapide e replicabili. Perché non prevedere, ad esempio, un credito d’imposta per le imprese che avviano un percorso certificato di successione? Oppure un sistema premiante per i distretti che si rigenerano con governance intergenerazionali? In un Paese che basa l’80% del Pil sulle pmi, perdere imprese per mancanza di continuità è un danno economico e sociale. Il futuro non si eredita: si costruisce, con metodo e visione. E’ tempo di affrontare questa sfida con l’urgenza che merita”, conclude. ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Startup, L’esperto: "90% fallisce entro 5 anni, non mancano idee, ma metodo e risorse"
(Adnkronos) - Il 90% delle startup fallisce entro cinque anni, come spiega Startup Genome. Quindi, in Italia, solo il 10% sopravvive. E no, non è per mancanza di creatività. E’ per assenza di metodo, di competenze reali e di una cultura d’impresa all’altezza delle sfide attuali. A mancare, in molti casi, non è l’innovazione, ma la capacità di trasformarla in un’impresa economicamente sostenibile. i “Una startup non è una scommessa: è una macchina complessa da far funzionare, ogni giorno, con lucidità e pragmatismo”, spiega all’Adnkronos/Labitalia Nicola Zanetti, fondatore di B-PlanNow, autore del libro Startup Fundamentals e protagonista dell’ecosistema europeo tra InnovUp, Italian Tech Alliance, Bulgarian Venture Capital Association e Besco. “Oggi - afferma - fare impresa significa saper governare l’incertezza. Chi guida una startup deve essere un manager della complessità, capace di leggere i mercati in movimento, anticipare i cambiamenti e formarsi costantemente - in verticale (sul proprio settore) e in orizzontale (su strategia, execution, marketing, finanza). La differenza tra chi scala e chi si arena si gioca qui: nella capacità di prendere decisioni rapide, informate e adattive. E serve una preparazione che non si improvvisa”. Negli ultimi quindici anni Zanetti ha lavorato con centinaia di team in fase pre-seed e seed tra Italia ed Europa dell’Est, divulgando i temi legati all’imprenditorialità anche nel suo blog, seguito da oltre 10.000 lettori ogni mese. “Fare impresa - avverte - non è un atto creativo fine a sé stesso, ma un processo decisionale continuo che deve poggiare su basi solide: dati, metriche, insight quantitativi e qualitativi. E’ finita l’era delle scelte ‘di pancia’. Oggi, chi non sa leggere il contesto, analizzare il comportamento del cliente, comprendere i pattern di acquisto e monitorare in tempo reale le performance delle proprie azioni è semplicemente tagliato fuori. L’imprenditoria moderna vive di analisi predittiva”. Secondo la sua analisi, il motivo principale per cui molte startup non superano nemmeno il primo anno è, infatti, la mancanza di competenze manageriali trasversali: pianificazione strategica, gestione finanziaria, organizzazione del lavoro e visione operativa. “L’errore più comune - continua - tra chi si affaccia al mondo dell’imprenditoria e in particolare delle startup è credere che un’intuizione brillante sia sufficiente per costruire un business di successo. Ma la realtà è molto diversa. Un’idea, per quanto affascinante, senza numeri resta un’opinione. E oggi, nel mercato attuale, le opinioni non bastano più. Ai primi posti tra le cause di fallimento ci sono l’esaurimento dei fondi, l’assenza di un mercato effettivo, business model fragili, problemi di pricing e difficoltà interne al team. Tutti elementi che derivano da una preparazione insufficiente su come guidare un’impresa, più che da una carenza di idee”. “L’Italia - sottolinea - è piena di energie imprenditoriali, ma manca una rete solida e continua che accompagni le startup nei primi mille giorni, quando la sopravvivenza si gioca su pochi margini”. Dall’esperienza sul campo, Zanetti ha anche individuato cinque errori ricorrenti che accomunano molte startup che non riescono a crescere: 1) non validare il bisogno di mercato prima di costruire il prodotto; 2) non avere un business model chiaro e innovativo fin dall’inizio; 3) comunicare in modo vago, senza un posizionamento nitido; 4) cercare fondi troppo presto, senza numeri né strategia; 5) affrontare tutto da soli, senza mentor né visione esterna. “Una buona idea - fa notare - non è automaticamente un buon business. Senza validazione, il rischio è costruire un castello nel deserto. E la raccolta fondi non è un punto di partenza, è un punto d’arrivo”. Per rispondere a queste criticità, Zanetti ha sviluppato il metodo ScaleUp, un approccio operativo articolato in sei fasi: modello di business, validazione, posizionamento, go-to-market, modello economico e kpi, fundraising. Un percorso non standardizzato, ma modellato su contesto reale, risorse e mercato. “Ogni progetto - sottolinea - ha bisogno di strumenti concreti ad hoc per decidere meglio. E farlo subito E in un contesto in cui le risorse economiche scarseggiano proprio nei momenti più delicati e in cui la narrazione sulle startup è spesso più ottimistica che realistica, la vera sfida per l’Italia è aiutare chi ha idee a renderle resistenti nel tempo. La priorità oggi non è moltiplicare le startup, ma fare in modo che quelle che esistono diventino aziende vere. Fare impresa oggi è - o dovrebbe essere - una scienza applicata. Ogni mossa può (e deve) essere validata. Ogni strategia può essere testata. Ogni investimento può essere ottimizzato. Questo non significa togliere spazio alla creatività, ma incanalarla dentro un processo strutturato, misurabile e replicabile. Il mio obiettivo è sempre stato creare scaleup profittevoli e non unicorni da vetrina, capaci di stare sul mercato per anni, e far crescere il capitale dei soci e degli investitori”. ---lavoro/start-upwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Sanità, Lazio: Marilab nuovo official medical partner di Ostiamare
(Adnkronos) - La società sportiva Ostiamare ha stretto una partnership strategica con Marilab, che assume il ruolo di Official Medical Partner del Club. Il polo sanitario - informa una nota - sarà anche Main Training Partner della prima squadra, rafforzando un progetto condiviso che pone al centro la salute, il benessere e lo sport come strumenti di coesione sociale, sviluppo territoriale e promozione culturale. La collaborazione con Marilab – realtà leader nel settore della diagnostica e della medicina specialistica, presente capillarmente sul territorio romano e con una forte vocazione all’innovazione e all’accessibilità dei servizi sanitari – rappresenta un passo decisivo nella crescita professionale e organizzativa dell’Ostiamare. La partnership - si legge nella nota - si inserisce in un progetto sportivo guidato da Daniele De Rossi, volto a consolidare l’Ostiamare come modello di eccellenza, non solo sul campo ma anche nella qualità dei servizi, nella formazione dei talenti e nell’impegno verso il benessere collettivo. "Abbiamo fortemente voluto questa partnership con Marilab - dichiara Luca Beccaceci, Ceo dell’Ostiamare - perché rappresenta un passo avanti nel nostro percorso di costruzione di un Club moderno, competitivo e consapevole del proprio ruolo sociale. La salute è il primo vero allenamento di un atleta, e la presenza di un partner autorevole e strutturato come Marilab è un valore aggiunto straordinario". Soddisfatto anche Luca Marino, Ceo di Marilab: "Siamo felici di mettere a disposizione il nostro know-how e le nostre strutture per un Club che incarna valori sani e visione a lungo termine. Con Ostiamare condividiamo un’identità fatta di serietà, ambizione e centralità della persona. Questa collaborazione - conclude - ci permetterà di portare ancora più valore al mondo dello sport". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Alzheimer, legali C&P: "Rette Rsa devono essere a carico dello Stato"
(Adnkronos) - Le rette delle Residenze sanitarie assistenziali (Rsa) per i malati di Alzheimer devono essere interamente a carico dello Stato. Lo ha ribadito nei giorni scorsi la Corte d'Appello di Milano con la sentenza n. 1644/2025, ricorda in una nota Consulcesi & Partners. Secondo i dati del ministero della Salute e dell'Istituto superiore di sanità, in Italia oltre 1 milione di persone soffre di malattie neurodegenerative e tra queste circa 600mila di Alzheimer. Intorno a loro ruotano quasi 3 milioni di familiari e caregiver, spesso lasciati soli a gestire un carico assistenziale, emotivo e soprattutto economico sempre più insostenibile. Una delle voci più pesanti è quella delle rette delle Rsa, che superano spesso i 2mila euro al mese. Spese che non spettano alle famiglie, ma al Servizio sanitario nazionale, quando il ricovero è legato ad Alzheimer o patologie neurodegenerative. A stabilirlo è la giurisprudenza - precisa C&P - con numerose sentenze: Corte di Cassazione (Ord. 26943/2024); Consiglio di Stato (3074/2025); numerosi ordinari e, da ultima, la Corte d'Appello di Milano (sentenza n. 1644/2025) che ha ribadito come le prestazioni sociosanitarie a elevata integrazione sanitaria debbano essere interamente a carico dello Stato. A tale proposito, Consulcesi & Partners ha attivato Soluzione RSA (www.soluzione-rsa.it), un servizio legale dedicato a chi sostiene oppure ha sostenuto rette Rsa per familiari affetti da gravi patologie neurodegenerative. L'obiettivo è quello far ottenere loro quanto spetta secondo le normative vigenti. "Il principio è estremamente chiaro - spiega Bruno Borin, responsabile legale del network legale Consulcesi & Partners - quando l'assistenza prestata in Rsa è connessa a un progetto terapeutico validato, il Servizio sanitario nazionale deve farsi carico dell'intero costo. Dunque, le famiglie non devono pagare. E chi ha già pagato può chiedere il rimborso anche nel caso il proprio caro non sia più in vita. Le famiglie non dovrebbero fare causa per un diritto già riconosciuto - sottolinea - Serve una norma chiara e definitiva che tuteli questi cittadini fragili. Ma nel frattempo è essenziale far conoscere gli strumenti legali già disponibili. Parliamo di anziani non autosufficienti e di famiglie costrette a sacrifici enormi. E' tempo che lo Stato riconosca anche economicamente ciò che è già un diritto costituzionale: la tutela della salute". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Formazione, chiusura Campus estivo di Agidae ad Assisi
(Adnkronos) - Ad Assisi, si chiude oggi, con la cerimonia di consegna degli attestati e con gli interventi conclusivi dei vertici di Agidae, il campus estivo di formazione professionale dell’associazione gestori istituti dipendenti dall’autorità ecclesiastica (Agidae), per il personale degli enti ecclesiastici, con 6 corsi tematici di estrema attualità, dedicati ai 'gestori' (contrattazione collettiva per gli enti ecclesiastici e la gestione delle attività), ai 'contabili' (norme, valori e strumenti dello specifica sistema contabile), ai 'gestori del personale' (costo del lavoro), ai 'coordinatori didattici' (regia educativa nella gestione della scuola, coordinamento con competenza e visione), ai 'docenti' (scuola paritaria e nuove generazioni: un patto educativo da rinnovare) ed, infine, ai 'soggetti attuatori' (fonder, fondo enti religiosi, formazione continua in costante evoluzione). Particolare attenzione è stata attribuita alle criticità che affliggono il mondo giovanile, in grado di condizionarne il percorso formativo con un approccio di contrasto e di gestione dei fenomeni. Elementi di costante esame e confronto sono poi le questioni legate alla previdenza complementare, commentate da Maurizio Leo, viceministro dell’Economia e delle Finanze, affrontate nelle significative battute finali di questa edizione. Durante il suo intervento, il viceministro Leo ha illustrato le plurime iniziative a favore del terzo settore, segnalando che è stato appena presentato, durante l’ultimo Consiglio dei Ministri, un testo proprio su questo comparto, ove, come noto, si collocano le Scuole Paritarie, focalizzando l’attenzione sulla previdenza che, unitamente alla spesa sanitaria, costituisce una delle più importanti voci di spesa. E quindi ben vengano le iniziative di Agidae sul tema del rafforzamento della previdenza complementare, con la previsione di uno specifico fondo, a cui saranno destinati, come da contrattazione collettiva, il 2 o l’1,5% della retribuzione, come sottolineato da Padre Franco, presidente dell’associazione, che stima in quasi 500 mila le adesioni dei lavoratori. Indubbiamente - come evidenziato dal viceministro Leo - questo istituto, certamente non nuovo nel panorama giuridico, comporta molti benefici, tra cui quello della deducibilità fiscale dei contributi volontari, il cui tetto potrà certamente aumentare, accompagnato poi da una riduzione fiscale sugli investimenti dello stesso fondo, con una tassazione pari al 20%, che farà da volano all’economia nazionale, se gli stessi investimenti saranno orientati in tal senso. Un ulteriore vantaggio, ha poi affermato il viceministro Leo, che potrà essere poi apprezzato al momento del collocamento in pensione è quello della tassazione più favorevole, rispetto alle tre aliquote ordinarie, cui sarà sottoposta la pensione integrativa, oscillante tra il 15 ed il 9%. Altra questione affrontata dal Rappresentante del Dicastero dell’economia, è stata quella dell’interlocuzione avviata, all’atto dell’insediamento del nuovo Governo, con l’Unione Europea per confrontarsi sulle peculiarità del terzo settore italiano, che ha vere e proprie funzioni di solidarietà, che non possono essere interpretate come camuffamento o assimilazione alle attività economiche vere e proprie. Grazie a questa azione, a partire dal 1° gennaio 2026, si potranno aprire nuove iniziative del terzo settore. Tematiche di assoluto rilievo ed impatto sul settore - ha poi proseguito il viceministro Leo - sono quelle in campo Irap, Imu e dell’Iva, le cui scelte sulla commercialità o non commercialità delle attività potrebbero avere effetti pesanti anche sulla riconfigurabilità della prestazione lavorativa dei dipendenti del settore. Un argomento di equità sostanziale, sollevato dal presidente di Agidae, è quello della parifica nella decontribuzione per gli enti religiosi del Sud, modificando la legge che oggi la impedisce e, in tal senso, il viceministro Leo si è impegnato ad esaminare la questione. E’ stata, infine, considerata la tematica delle conseguenze dell’uso dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro e sulla formazione, questioni queste all’attenzione dell’Unione Europea e del Governo. Con una coerente continuità, forte della propria lunga storia associativa e di guida, l’Agidae ha assicurato, anche in questa edizione, un elevato standard non solo formativo, ma anche di riflessione sul proprio ruolo nella società globalizzata in una logica di costante sviluppo di idee e di innovazione. ---lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Gravidanza in estate tra consigli non richiesti e 'bufale', ecco come difendersi
(Adnkronos) - Niente abbronzatura, pericoloso immergersi in piscina o nell'acqua del mare, occhio all'acqua presa dal frigorifero. Miti popolari, consigli non richiesti, vere e proprie fake news. Le donne in gravidanza si trovano spesso di fronte a informazioni scorrette, che possono generare ansie inutili. Soprattutto in estate. A fare il 'catalogo' Francesco Gebbia, ginecologo e direttore della clinica Ivi di Roma, che sfata le 'bufale' più diffuse e spiega perché è importante non crederci. "La gravidanza non deve essere vissuta come una condizione fragile o pericolosa. Affidarsi a fonti mediche affidabili, parlare con il proprio ginecologo e diffidare dei 'sentito dire' è il primo passo per vivere questi mesi con serenità e consapevolezza", afferma. Ma ecco le fake news più frequenti: "In estate è meglio evitare l'esposizione al sole". Questa affermazione, spiega Gebbia, è "vera solo in parte. Esporsi al sole non è vietato in gravidanza, ma va fatto con le giuste precauzioni, ad esempio usando protezioni solari ad ampio spettro, evitando le ore più calde (11-16) e idratandosi regolarmente. Il timore maggiore è il rischio di cloasma gravidico, macchie scure sulla pelle dovute a variazioni ormonali, ma una buona protezione Spf 50 riduce notevolmente questo rischio. Indossare cappelli e occhiali da sole. Il sole non è da evitare del tutto, ma va gestito con buonsenso". Altro frequente consiglio non richiesto è il divieto di bagni al mare o in piscina. E' esattamente il contrario: "Passeggiate sulla spiaggia e brevi nuotate - precisa il ginecologo - favoriscono la circolazione, mentre la piscina è ottima per il movimento in gravidanza, purché l'acqua sia pulita e clorata. Consiglio di evitare posti sovraffollati per ridurre il rischio di infezioni vaginali, che in gravidanza sono più frequenti per il naturale abbassamento delle difese immunitarie". C'è poi l'idea che bere acqua fredda possa far male al bambino. Chiarisce Gebbia: "Non esiste alcuna evidenza scientifica che l'acqua fredda possa nuocere al feto. Anzi, durante la gravidanza e soprattutto d'estate è fondamentale mantenere un'idratazione costante. In generale, ma questo vale per chiunque, andrebbero evitate bevande ghiacciate, che possono causare congestione, problemi digestivi e un aumento della pressione sanguigna". E ancora: convinzione diffusa è che non si possano mangiare frutta e verdura cruda. "Frutta e verdura fresche - evidenzia invece il ginecologo - sono preziose fonti di vitamine, sali minerali e acqua. Se ormai è risaputo che la toxoplasmosi, pericolosa in gravidanza, può essere trasmessa attraverso vegetali contaminati, è altrettanto vero che basta avere l'accortezza di lavarli con bicarbonato o soluzioni disinfettanti per ridurre al minimo i rischi". Tra i 'si dice' anche l'affermazione che il caldo aumenti il rischio di parto prematuro. "Le donne incinte - spiega il ginecologo - possono essere più sensibili agli effetti del caldo, come la disidratazione e l'affaticamento. Inoltre, studi recenti hanno evidenziato una lieve correlazione tra ondate di calore estreme e rischio di parto pretermine, ma si parla di temperature superiori ai 35-37°C per periodi prolungati. Una buona idratazione e il riposo in ambienti freschi aiutano a ridurre qualsiasi rischio". Meglio non utilizzare auto o motorino se si è in gravidanza? "Non esistono particolari controindicazioni per i viaggi in macchina - risponde Gebbia - ma è bene prevedere pause frequenti, usare sempre la cintura sotto l'addome e mantenere un clima fresco in macchina. Neanche l'utilizzo delle due ruote è sconsigliato: lo si può fare procedendo con cautela, un'andatura moderata e su strade non dissestate. Ma solo nel primo trimestre. Dopo è meglio evitare a causa del rischio di cadute e delle vibrazioni che possono stimolare la contrattilità uterina". C'è poi la questione alimentazione e la convinzione che in gravidanza si possa mangiare ciò che si vuole e non si devono fare diete. "Sbagliato", avverte lo specialista: "Una dieta sana e bilanciata è fondamentale. 'Mangiare per due' è un falso mito. Durante l'estate è importante seguire una dieta leggera, ricca di frutta e verdura, cereali integrali, proteine magre e abbondante acqua. Evitare cibi troppo salati o ricchi di zuccheri che favoriscono il gonfiore. L'idratazione è essenziale per prevenire cali di pressione e contrazioni premature". Frequente anche la credenza che non si possono fare massaggi o usare creme idratanti. "I massaggi sono utili per migliorare il tono muscolare e la circolazione, se eseguiti da professionisti qualificati. La pelle tende a seccarsi e diventare più sensibile. Usare prodotti idratanti naturali (olio di mandorle, burro di karité) ed evitare detergenti aggressivi. Le smagliature si possono prevenire con massaggi regolari e una buona idratazione interna ed esterna", aggiunge l'esperto. Infine è frequente la convinzione che attività fisica, compreso il sesso, andrebbe evitata. "Lo sport in gravidanza è altamente raccomandato - puntualizza Gebbia - se non ci sono controindicazioni mediche. Attività dolci come il nuoto, le camminate all'ombra o lo yoga prenatale sono ottime. Evitare ambienti troppo caldi e sforzi intensi. Ogni attività va adattata al trimestre e alle condizioni individuali. Mantenere, infine, una vita sessuale attiva ha molteplici benefici: può aiutare a mantenere in salute il pavimento pelvico soprattutto nell'ultimo trimestre, può portare benefici sia fisici che psicologici alla coppia, può aiutare a indurre il parto se si è in prossimità della scadenza del termine. In una gravidanza fisiologica, l'attività sessuale è sicura e non comporta rischi per il feto, che è protetto dalla placenta e dal sacco amniotico". ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)










