Area Arkanoid e Arcade Dungeon
(Adnkronos) - Torna anche quest’anno un mondo dove la fantasia prende vita! L'Area Arkanoid & Arcade Dungeon fonde il fascino dei giochi di ruolo con la magia dei cabinati arcade in un'esperienza unica nel suo genere. Esplorate le Avventure Live e i Cabinati Multigames, popolati da personaggi e mostri che sembrano usciti direttamente dai videogiochi degli anni '80. Vivete emozionanti sfide grazie alla rivoluzionaria "arcade mode", che trasforma il gioco di ruolo in un'esperienza arcade senza precedenti. Lasciatevi conquistare dalle nostre sessioni a tema che vi permetteranno di giocare di ruolo anche nella bellissima cornice del Japan Town: - Japan Story: un viaggio nel misticismo orientale con storie in stile Japan - Oneshot Multistory: avventure inedite create dai master di Arcade Dungeon per l'occasione - Oltre a D&D tanti GdR immersivi, fra cui i candidati a GdR dell’Anno
- Giochi e sfide a tema GdR
Fantasy Arcade Cabinet: il meglio dei mondi fantasy in versione arcade Ma le sorprese non finiscono qui! Preparatevi a risolvere enigmatiche quest non solo sulla carta, ma anche su veri e propri “Cabinati Umani” che potrete incontrare itineranti in tutto il Japan Town e giocare con loro. Un'esperienza in cui realtà e fantasia si fondono, mettendo alla prova le vostre abilità come mai prima d'ora. E come ciliegina sulla torta, tutti i partecipanti alle sessioni di gioco avranno l'opportunità di vincere un bellissimo manuale di D&D nell'estrazione finale. Non perdete l'occasione di essere parte di questa avventura unica. A cura di Artigiancab Multigames, Vintage Games Party e Arcade Dungeon.
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Xylella, Cia: è allarme per Calabria, agire subito o danni irreparabili per settore olivicolo
(Adnkronos) - La Calabria, e il suo patrimonio olivicolo, non possono più considerarsi 'zona franca' dalla xylella. E' l'allarme che lancia Cia Calabria sottolineando che "47 ulivi infetti individuati a Cagnano Varano, nel Gargano, rappresentano un punto di svolta negativo nella diffusione della Xylella fastidiosa. La malattia, che ha colpito duramente il Salento dal 2013, dimostra di non arrestarsi: le condizioni climatiche favorevoli e la mobilità degli insetti vettori suggeriscono che la Calabria non può più considerarsi 'zona franca'. Anche la Basilicata, con la presenza di sottospecie del batterio in prossimità dei confini pugliesi, mostra come l’infezione possa penetrare da settori contigui, aumentando il rischio per i territori olivicoli calabresi", sottolinea l'organizzazione agricola. E per Cia Calabria non c'è più tempo da perdere: "il mondo agricolo calabrese, le istituzioni regionali e centrali e le strutture tecniche devono stabilire un programma di prevenzione attiva che anticipi l’epidemia, anziché rincorrerla. Serve nomina di un Commissario straordinario nazionale dotato di poteri semplificati e risorse dedicate, capace di coordinare le misure su scala nazionale e regionale. È imprescindibile che la Regione Calabria, attraverso gli assessorati competenti, istituisca un piano regionale d’emergenza, con protocolli sanitari aggiornabili e tempestivi. Occorre inoltre che il Governo centrale riconosca alla Calabria lo status di regione 'a rischio elevato' e attivi fondi straordinari di sorveglianza, ricerca e compensazione in caso di danni. Il dialogo con l’Unione Europea deve tradursi in finanziamenti aggiuntivi per la regione che sarà bersaglio imminente del batterio", continua Cia. La Calabria, ricorda Cia, vanta una delle più antiche e raffinate tradizioni olivicole italiane, dove cultivar come la Carolea, la Roggianella o la Ciciarello costituiscono non solo una risorsa economica, ma anche culturale e paesaggistica. "Questa eredità la rende essenziale e al tempo stesso vulnerabile. Le mappe di rischio agronomico mostrano che molte aree della regione – in particolare le fasce collinari e le zone costiere con clima mite – sono compatibili con la sopravvivenza e la diffusione del batterio. È un dato che non lascia spazio all’improvvisazione: ogni azione deve partire ora, con decisione e coerenza", spiegano da Cia Calabria. Secondo gli esperti dell'organizzazione agricola "dal fronte sperimentale e dai territori pugliesi emergono indicazioni che in Calabria dovrebbero diventare prassi consolidate. Il monitoraggio continuo, con controlli mirati e analisi fitosanitarie su piante sospette, è la prima barriera efficace. Qualora si individuino piante infette, l’azione tempestiva di eradicazione e l’istituzione di zone tamponi circostanti possono impedire che il batterio si diffonda. Contemporaneamente, intervenire sui vettori, in particolare la Philaenus spumarius, la 'sputacchina', con interventi agronomici (lavorazioni leggere superficiali, diserbo programmato) e trattamenti mirati è fondamentale per ridurre la pressione infettiva". Secondo Cia Calabria "un altro pilastro è la gestione del verde spontaneo e delle piante ospiti. Terreni incolti, bordi di strade, fossi e aree non curate offrono habitat ideali per il vettore; mantenerli puliti e ben gestiti è un impegno che deve riguardare non solo gli agricoltori, ma anche le amministrazioni locali e gli enti territoriali. In questo senso, la prevenzione è una responsabilità collettiva", sottolinea ancora l'organizzazione. E per Cia in un contesto di rischio crescente, i vivai che operano con materiali certificati e sani diventano un presidio fondamentale. Abbiamo vivai anche in Calabria che storicamente rappresentano un punto di riferimento importante per gli agricoltori: producono piante certificate, garantiscono qualità genetica e fitosanitaria e sono impegnati da generazioni nell’evoluzione tecnica del vivaismo. Per Maria Grazia Milone, presidente di Cia Agricoltori Italiani Calabria Centro, “la qualità è lo strumento per superare le difficoltà e vincere le sfide insieme. Il vivaio è punto di partenza della filiera produttiva agroalimentare, per cui per ottenere produzioni di qualità è necessario partire da piante di qualità. Per piante di qualità intendo piante certificate, cioè sane e certe dal punto di vista genetico. Queste sono garanzie necessarie che un imprenditore agricolo deve avere per fare un impianto remunerativo, che duri nel tempo, che abbia bisogno di minori input e che produca di più e meglio", sottolinea. Ma per Cia Calabria "un ruolo strategico in questa sfida è affidato al servizio fitosanitario regionale, il quale con un attento e capillare monitoraggio potrebbe scongiurare la presenza del batterio e/o tempestivamente individuare ed eradicare un primo focolaio. Per fare questo, però, è necessario che al Servizio fitosanitario regionale, da anni sottodimensionato, venga riconosciuto il ruolo che ricopre e le diverse funzioni che svolge. È necessario che questo comparto venga potenziato: avere un numero maggiore di ispettori, maggiori risorse e un dirigente dedicato", sottolinea l'associazione. La lotta alla Xylella non può essere delegata solo agli agronomi e agli agricoltori: serve una mobilitazione istituzionale forte, secondo Cia per la quale "la Calabria ha oggi l’occasione, forse l’ultima, per mobilitarsi prima che l’infezione varchi i suoi confini, ammesso che non lo abbia già fatto, visto che finora non sono stati fatti controlli sufficienti per asserire questo con sicurezza. Il comparto olivicolo regionale, la cui crescita negli ultimi decenni è stata costante, rischia di subire danni irreparabili. L’avvento del batterio e il diffondersi della malattia impatterebbero sulla tradizione, la bellezza del panorama e sull’economia che si basa in modo consistente sull’olivicoltura", lancia l'allrme l'associazione. Per il presidente regionale di Cia Calabria Nicodemo Podella "se il meccanismo di difesa è messo in moto oggi, con responsabilità e visione collettiva, si può sperare di evitare che la Xylella tenga il destino della Calabria nelle sue spire. La chiamata è alle istituzioni, agli agricoltori, alle filiere, e alla stessa società civile affinché, insieme, costruiscano una barriera di prevenzione che salvi il nostro patrimonio verde dalle ombre di un batterio implacabile.
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Disponibilità di plasma in Italia - Talk Adnkronos diretta domani dalle 10
(Adnkronos) - Disponibilità di plasma in Italia, un tema di salute pubblica che attende risposte. Se ne parlerà in un Talk Adnkronos.
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Presentato l'Omoda 4, crossover compatto che supera le convenzioni
(Adnkronos) - Ha fatto il suo debutto mondiale all’International User Summit Omoda & Jaecoo 2025 a Wuhu, in Cina, il crossover compatto Omoda 4, già visto sei mesi fa in forma di concept: modello che esprime la nuova filosofia di design 'Cyber Mecha' è pronto per la commercializzazione a livello globale dopo l'ottima accoglienza da parte del pubblico e i feedback positivi. L’anteprima mondiale di Omoda 4 si è svolta con un layout esperienziale progressivo e a sessioni di co-creazione interattive. Omoda 4 - come detto - adotta la filosofia di design "Cyber Mecha", presentando un esterno futuristico che - spiega Richard Choo, il responsabile del design - mostra "non solo la combinazione di stili, ma un ripensamento completo delle idee convenzionali". "I consumatori - ha aggiunto - sono disposti a pagare per uno stile fantascientifico, ma non tollerano che la forma prevalga sulla funzione". Omoda 4 supporta l'intrattenimento immersivo a bordo e consente la personalizzazione tramite Born Unique e l'ecosistema di personalizzazione, permettendo agli utenti di esprimere la propria creatività e le proprie preferenze nel veicolo per un'esperienza davvero unica. In occasione dell’anteprima di Omoda 4, è stato lanciato ufficialmente il programma globale di reclutamento "Co-Creation Ambassador", che dà diritto a un certificato ufficiale e garantisce anche l'accesso anticipato alle ultime informazioni sui prodotti Omoda 4, oltre a particolari privilegi per l'acquisto di veicoli del brand.
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Pixel Watch 4, la rivoluzione tonda di Google
(Adnkronos) - L’ecosistema Pixel è ormai una costellazione completa di dispositivi che comunicano tra loro in modo naturale: smartphone, cuffie, tablet, accessori per la casa e, da qualche anno, smartwatch. In questo contesto, il nuovo Pixel Watch 4 rappresenta il punto di connessione più personale dell’universo Google, un’estensione del telefono, un centro notifiche sempre visibile e, soprattutto, un ponte verso l’intelligenza artificiale Gemini. Il concetto non è più quello di un semplice orologio, ma di un nodo vivo all’interno di una rete digitale che accompagna l’utente nel quotidiano. Fin dal primo impatto, il Pixel Watch 4 colpisce per il suo design raffinato. Il nuovo display Actua 360 adotta una forma a cupola che abbandona le linee piatte per un effetto tridimensionale, quasi liquido. La superficie del vetro si solleva al centro e scende verso i bordi in una curvatura che cattura la luce in modo spettacolare. Non si tratta solo di estetica: questa geometria agevola la visibilità a diverse angolazioni e rende più fluide le gesture, come se lo schermo “accompagnasse” il tocco delle dita. L’impressione è quella di un oggetto prezioso, più vicino a un orologio tradizionale che a un gadget tecnologico, ma animato da un’anima digitale. Lo smartwatch è disponibile in due grandezze, 41 e 45 mm. Il formato da 41 mm privilegia l’equilibrio tra discrezione e comfort. Si adatta con naturalezza a polsi di piccole o medie dimensioni, mantenendo un profilo leggero e sobrio. Tuttavia, questa scelta dimensionale comporta inevitabilmente qualche limite: lo spazio sul display è ridotto e la digitazione con la tastiera Gboard resta scomoda. Google ha mitigato il problema riducendo del 16 % i bordi e ampliando del 10 % l’area attiva, rendendo l’interfaccia più ariosa e leggibile. Wear OS 6 con Material 3 Expressive contribuisce ulteriormente a valorizzare ogni millimetro disponibile, con un linguaggio visivo morbido e dinamico che sfrutta appieno la rotondità dello schermo. Dove il Pixel Watch 4 mostra il suo limite principale è nella durata della batteria. Con la versione da 41 mm LTE, quella testata da noi, si raggiungono circa 36 ore d’uso effettivo prima di entrare nella modalità di risparmio energetico. È una cifra rispettabile, ma non rivoluzionaria, e impone la ricarica quotidiana come abitudine fissa. Una routine che stona leggermente con l’immagine futuristica che il prodotto vuole comunicare. Il nuovo dock magnetico, più solido e curato, consente di posizionare l’orologio in entrambe le direzioni e supporta la ricarica rapida, ma nella pratica quotidiana i benefici si percepiscono poco. L’uso ideale resta quello serale: un’ora sul comodino prima di dormire per garantirsi la giornata successiva di autonomia. Sul fronte dell’esperienza sensoriale, Google ha compiuto passi avanti significativi. I nuovi feedback aptici di terza generazione offrono vibrazioni più nette e definite, simili alla precisione meccanica di un orologio tradizionale. Ogni scorrimento della corona produce un “tic” distinto, conferendo una sensazione di qualità tangibile. Anche l’audio è stato migliorato: lo speaker integrato restituisce una voce più chiara, pensata soprattutto per l’assistente Gemini e per le risposte vocali. Rimane tuttavia il rammarico di non poter ancora sfruttare pienamente questa qualità per l’ascolto musicale diretto, dal momento che applicazioni come YouTube Music non supportano la riproduzione senza cuffie. Interessante la presenza del servizio di emergenza Pixel Satellite SOS, che permette di inviare messaggi di soccorso anche in assenza di rete mobile, un’aggiunta che aumenta la sicurezza percepita. Il software è uno dei punti più convincenti del dispositivo. Wear OS 6 segna una maturazione evidente: l’interfaccia è più coerente, fluida e vivace. Le schede ridisegnate sfruttano lo spazio circolare in modo intelligente, con animazioni morbide e colori dinamici che si adattano al quadrante. L’esperienza di navigazione risulta naturale, immediata e armoniosa, a metà strada tra efficienza e estetica. L’integrazione con l’assistente Gemini è una delle novità più interessanti. Grazie alla funzione "solleva per parlare", basta alzare il polso per pronunciare comandi, ottenere informazioni o dettare messaggi. Gli algoritmi di risposta rapida, elaborati direttamente sul dispositivo, consentono di interagire con l’IA anche in modalità offline, riducendo la dipendenza dallo smartphone. L’ecosistema Google trova nel Pixel Watch 4 un punto d’unione concreto: le app native come Calendar, Keep, Wallet e Maps si sincronizzano in modo istantaneo con lo smartphone, mentre il monitoraggio della salute attraverso Fitbit completa l’esperienza quotidiana. Rimane qualche margine di miglioramento nella personalizzazione delle schede e nell’espansione delle funzioni di alcune app, ma l’impressione generale è quella di un sistema finalmente maturo e coeso. Il Pixel Watch 4 da 41 mm LTE è disponibile a 449 euro, mentre la versione solo Wi-Fi costa 399 euro. Per chi desidera uno schermo più grande, il modello da 45 mm parte da 499 euro (Wi-Fi) e 549 euro (LTE). Il posizionamento è chiaro: un prodotto premium che si colloca nella fascia alta del mercato, in linea con l’immagine elegante e tecnologicamente avanzata che Google intende proporre. Nel complesso, il Pixel Watch 4 è uno dei passi più maturi compiuti da Google nel settore dei wearable. Coniuga un design inedito e raffinato a un software fluido e coerente, arricchito da funzioni di intelligenza artificiale e da un’integrazione totale con l’ecosistema Pixel. Rimane però un margine di miglioramento che riguarda l’autonomia, l’unico aspetto che impedisce a questo smartwatch di essere davvero imbattibile sul mercato dei wearable Android. Se un domani Google decidesse di sacrificare un millimetro di compattezza per guadagnare un giorno di batteria, il Pixel Watch potrebbe finalmente incarnare la visione di un futuro in cui tecnologia e quotidianità convivono senza interruzioni.
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Manovra, Celani (Aigab): "Aliquota al 26% per affitti brevi è stangata su famiglie italiane"
(Adnkronos) -
L'aliquota al 26% per tutti gli affitti brevi prevista dalla manovra economica del governo "avrà un impatto drammatico. E' una stangata vera e propria sulle famiglie italiane. Va a colpire infatti tutte le 500mila case che sono proposte on line, e quindi tutti quei nuclei familiari che mettono a reddito un immobile per integrare il proprio tenore di vita". Così, in un'intervista con Adnkronos/Labitalia, Marco Celani, presidente di Aigab-Associazione italiana gestori affitti brevi, sulla cedolare secca al 26% sugli affitti brevi prevista in Manovra. E secondo Celani "è una doppia stangata per le famiglie italiane, perchè quest'anno noi abbiamo registrato una stagnazione del turismo straniero e una diminuzione drastica del turismo italiano, che non potendo permettersi di andare in vacanza quest'anno ha molto spesso utilizzato la seconda casa che era rimasta sfitta o che prima era stata affittata attraverso le locazioni brevi. Quest'anno infatti abbiamo registrato un calo di 40.000 unità che ad agosto erano online, segno che le famiglie italiane con i redditi stagnanti le stanno utilizzando per conto loro", aggiunge ancora. E quindi per Celani un aumento dell'aliquota al 26% "avrà un effetto drammatico perché rischia nel lungo periodo di avere un impatto enorme sui redditi delle famiglie e sulla loro possibilità di andare in giro e di affittare delle case in destinazioni italiane sia di mare che di montagna, con l'effetto di diminuire in modo importante tutto l'indotto", sottolinea. Per Celani infatti "se è vero, come noi abbiamo misurato, che nei primi 8 mesi dell'anno questo settore ha già generato circa 8,2 miliardi di canoni di locazione tra breve e transitori con una Manovra di questo genere quello che prevediamo è una contrazione di questo valore. Un impatto forte sull'economia perché se poi gli italiani non viaggiano, non vanno in vacanza, spendono di meno e gli effetti si hanno anche sull'indotto: dai trasporti alla ristorazione, dallo shopping alla cultura e così via", sottolinea ancora E secondo Celani "il rischio di lungo periodo è che diminuisca proprio il valore delle case degli italiani. Noi abbiamo 9,6 milioni di case vuote e se diminuisce il valore di queste case è un problema per il Sistema Paese, la ricchezza delle famiglie italiane è concentrata negli asset immobiliari". Ma il presidente dell'Aigab non dà la partita per persa. "Stiamo già contattando la politica, cercando di far capire -sottolinea- che questo sarebbe un autogol mostruoso per un governo che ha sempre detto di non voler aumentare le tasse e soprattutto di voler tutelare il patrimonio immobiliare delle famiglie italiane. E' strano che mentre si pensa di togliere la prima casa dall'Isee si va invece a tartassare la seconda casa che molto spesso è frutto di eredità, in località dove le persone non hanno interesse a investire ma che si cerca di mettere a reddito. E quindi si tratta di una batosta per le famiglie italiane", conclude.
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ROG Xbox Ally, Asus e Microsoft sognano la console universale
(Adnkronos) - Immaginate di accendere una nuova “console” marchiata Xbox, di vedere il logo Microsoft illuminarsi sullo schermo e di scoprire, dopo pochi secondi, che non potete avviare nessuno dei vostri giochi Xbox. È più o meno questa la sensazione che si prova con il ROG Xbox Ally X, l’ultimo handheld di Asus, nato dalla collaborazione con Microsoft per inaugurare l’esperienza “Xbox Full Screen” su Windows. Un’idea intrigante sulla carta: un ponte tra mondo PC e console, una piattaforma ibrida capace di unificare le librerie di Steam, Game Pass e Battle.net sotto un’unica interfaccia. Nella pratica, però, il risultato è un dispositivo affascinante ma imperfetto, potente ma costoso, e soprattutto troppo vincolato ai limiti di Windows per essere davvero rivoluzionario. L’Ally X è la nuova evoluzione del ROG Ally, con cui Asus entra sempre più prepotentemente nel terreno del PC gaming portatile. Al prezzo di 899 euro, la versione “X” spinge sul pedale delle prestazioni con un chip AMD Ryzen Z2 Extreme, 24 GB di RAM e 1 TB di memoria interna. Dati tecnici da ultrabook di fascia alta, in un corpo che somiglia più a una console che a un computer. La versione "liscia", quella che abbiamo potuto provare, è equipaggiata dal processore AMD Ryzen Z2 A, con 16 GB di RAM e 512 GB di memoria interna, al prezzo di 599 euro. Non sono dei dispositivi economici, ma la qualità e la miniaturizzazione della tecnologia che contengono giustificano in parte i prezzi da console fisse. Il design di Xbox Ally è simile a quanto visto negli handheld Asus precedenti: le strisce luminose RGB, la plastica lucida e la silhouette spigolosa tradiscono la mano dell'azienda taiwanese più che quella di Microsoft. Per la sua stazza, la console rimane tuttavia leggera e maneggevole, e il suo design porta un vantaggio evidente: il sistema di ventilazione funziona. L’handheld resta relativamente silenzioso anche con titoli pesanti, e le temperature rimangono sotto controllo. I grip in stile controller Xbox offrono un’ergonomia eccellente, mentre la disposizione dei pulsanti è quasi perfetta a eccezione dei tasti posteriori, troppo piccoli e lontani dalle dita. Sul piano tecnico, ROG Xbox Ally è un ibrido ambizioso: una macchina portatile che vuole offrire l’esperienza plug-and-play di una console, ma con la libertà del PC. Nella realtà, si colloca a metà. Con giochi ben ottimizzati come Diablo IV o Doom: The Dark Ages, le prestazioni superano i 70 fps e l’esperienza è fluida e spettacolare grazie al display 1080p a 120 Hz. Ma basta lanciare titoli più pesanti come Avowed o Clair Obscur: Expedition 33 per assistere a cali sotto i 30 fps. Il risultato è una costante sensazione di “quasi”: quasi una console, quasi un PC da gaming, quasi un’esperienza senza compromessi. Eppure, la forza di Xbox Ally non sta nella potenza bruta, ma nell’idea: la nuova “Xbox Full Screen Experience” è il tentativo di Microsoft di portare un’interfaccia da console su Windows. L’utente accende il dispositivo e si trova davanti a un menu simile a quello di Xbox Series X, da cui può installare Steam, Epic Games Store, Battle.net, GOG o Game Pass con un click. Tutti i giochi installati, da qualunque launcher provengano, appaiono automaticamente nella stessa libreria, pronti per essere avviati. È un piccolo miracolo di integrazione software, che mostra quanto la visione di piattaforme unificate possa davvero funzionare. Giocare Hollow Knight: Silksong su PC e riprenderlo identico su Xbox grazie al cloud saving di Xbox Play Anywhere è un piacere raro, un’idea di continuità che rappresenta il futuro ideale del gaming. Il problema è che, sotto la superficie, il tutto resta sempre gestito da Windows. E Windows, anche anche con la sua veste Xbox, non è mai stato pensato per funzionare come una console. L’interfaccia non è reattiva quanto quella di SteamOS, i menu si bloccano, i pop-up di sistema compaiono nel mezzo delle partite e la gestione delle connessioni o della memoria è ancora nascosta dietro i pannelli del sistema operativo. Sarebbe inutile e ingeneroso confrontare Ally con una "vera" console portatile come Switch 2, ma già il paragone con Steam Deck è impietoso: la piattaforma di Valve, pur con limiti tecnici evidenti, offre un’esperienza immediata e coerente. Ally, invece, è sempre in bilico tra l’essere un PC e il fingere di non esserlo. ROG Xbox Ally X è un prodotto che da un lato rappresenta la prima vera finestra sul futuro di Xbox, un futuro in cui la console diventa un ecosistema Windows aperto a Steam, Epic e persino al cloud gaming. Dall’altro, mostra chiaramente quanto questo futuro sia ancora acerbo. È un dispositivo tecnicamente valido ma eccessivamente caro, progettato più per i curiosi e i collezionisti che per il grande pubblico. È la dimostrazione di un sogno bello ma incompiuto: quello di unire tutte le librerie, tutti i progressi e tutte le piattaforme in un unico luogo. Per ora, però, il sogno resta parziale. Xbox Ally affascina, ma non conquista. È un esperimento interessante e frustrante allo stesso tempo, come se Microsoft e Asus avessero voluto anticipare una generazione di console ancora tutta da scrivere.
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Manovra, Uap: "Bene norma per servizi in farmacia regolamentati come in altre strutture"
(Adnkronos) - "Finalmente troviamo una disposizione a tutela della salute dei cittadini". Nella Manovra, infatti, si "subordina l'erogazione di servizi diagnostici nelle farmacie al rispetto dei criteri previsti per tutte le altre strutture sanitarie dal decreto legislativo n. 502/1992 per il rilascio dell'autorizzazione e dell'accreditamento al Servizio sanitario nazionale". Così Mariastella Giorlandino, presidente dell'Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata (Uap), che accoglie "con favore le disposizioni - apprese dalla stampa - contenute nell'articolo 67 del disegno di legge di Bilancio 2026, dedicato alla 'farmacia dei servizi'". La norma prevede, inoltre, che "la remunerazione dei servizi sarà definita in sede di accordi regionali, nei limiti delle risorse vincolate e sotto la vigilanza del ministero della Salute, che riceverà annualmente i dati sull'utilizzo dei fondi e sui volumi di attività", aggiunge Giorlandino. Si tratta di "un intervento pienamente coerente con la posizione sempre sostenuta da Uap, secondo cui la 'farmacia dei servizi' non può costituire una scorciatoia normativa, ma deve operare nel rispetto delle regole comuni in materia di sicurezza, qualità e accreditamento, a tutela dei cittadini e della legalità del sistema sanitario". Uap quindi "esprime soddisfazione per la scelta del Governo, che con un atto equilibrato e responsabile riconduce il ruolo delle farmacie nel perimetro ordinario del Servizio sanitario nazionale, valorizzandone la funzione di prossimità senza pregiudicare la sicurezza clinica e i principi di equità tra strutture pubbliche e private. L'Unione auspica che l'articolo venga approvato nella sua attuale formulazione e rinnova la propria piena disponibilità al dialogo istituzionale e alla collaborazione con Governo, Regioni e Ordini professionali, per costruire insieme un modello di sanità territoriale efficace, sostenibile e rispettoso delle regole".
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Maxi-down globale: anche Amazon coinvolta, problemi di accesso e servizi AWS in crisi
(Adnkronos) - Le prime ore di questo lunedì sono state segnate da un diffuso e grave down che sta interessando una vasta gamma di servizi online a livello globale, con Amazon e la sua unità cloud Amazon Web Services (AWS) al centro dell'emergenza. Le segnalazioni di malfunzionamento, che hanno raggiunto picchi elevatissimi su piattaforme di monitoraggio come Downdetector, riguardano sia i servizi di e-commerce di Amazon sia, in modo cruciale, le infrastrutture cloud essenziali. Secondo quanto emerso dalle prime analisi, la causa del disservizio generalizzato risiederebbe in un problema critico che affligge le unità chiave di AWS, come Amazon DynamoDB e Amazon Elastic Computer Cloud. Questi servizi sono fondamentali non solo per Amazon stessa, ma anche per migliaia di aziende terze che noleggiano spazio di archiviazione e capacità di calcolo per ospitare i propri siti e applicazioni. Per questo motivo, il down di AWS ha provocato una reazione a catena che ha bloccato contemporaneamente piattaforme di gaming (come Clash Royale e Roblox), servizi di design (come Canva) e altre applicazioni. In Italia e nel mondo, gli utenti stanno riscontrando:
Difficoltà di accesso al sito principale di Amazon per gli acquisti.
Problemi di login alle app correlate (come Prime Video, anche se i problemi non sono limitati allo streaming).
AWS ha comunicato di essere a conoscenza del problema e di essere al lavoro per ripristinare i servizi. La gravità dell'incidente è tale che l'intera stabilità del web in diverse regioni è temporaneamente compromessa. Gli stakeholder e gli utenti sono invitati a monitorare gli aggiornamenti in tempo reale forniti direttamente dalla dashboard di AWS.
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Canva in difficoltà: segnalazioni di malfunzionamenti e accessi rallentati
(Adnkronos) - Disagi diffusi per gli utenti di Canva. La nota piattaforma di design grafico online, cruciale per milioni di professionisti e studenti, risulta inaccessibile o presenta gravi malfunzionamenti in diverse aree del mondo, Italia compresa. Le segnalazioni di disservizio hanno raggiunto un picco significativo sul sito di monitoraggio Downdetector a partire da questa mattina. Gli utenti stanno riscontrando principalmente errori di caricamento, l'impossibilità di accedere al sito web e difficoltà nell'apertura dell'app mobile. I problemi più comuni segnalati riguardano l'accesso e la connessione al server. Secondo le prime analisi, il down di Canva non sarebbe un incidente isolato, ma si inserirebbe in un contesto di disservizio più ampio che sta colpendo numerosi servizi online. L'ipotesi più accreditata è che le difficoltà derivino da un guasto diffuso al cloud computing di Amazon Web Services (AWS), infrastruttura su cui poggia anche Canva. Al momento, il team di Canva è probabilmente al lavoro per implementare correzioni e ripristinare la piena operatività, ma i tempi di risoluzione dipendono dal recupero della stabilità dell'infrastruttura di cloud. Si consiglia agli utenti di monitorare i canali ufficiali di Canva per aggiornamenti in tempo reale sullo stato del servizio.
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