Fisco, Tributaristi su Isa: "Bene interventi su contrazione marginalità e redditività"

(Adnkronos) - L’Istituto nazionale tributaristi (Int), che ha partecipato ieri mattina con il proprio delegato, il vice presidente nazionale vicario Giorgio Del Ghingaro, alla riunione della Commissione ministeriale degli esperti per gli Indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa) , esprime apprezzamento per gli interventi introdotti nell’ambito degli Isa per il periodo d’imposta 2025, con particolare riferimento alle misure volte a considerare la contrazione della marginalità e della redditività delle attività economiche. “Si tratta – dichiara Giorgio Del Ghingaro – di un profilo che come categoria avevamo più volte segnalato nei confronti delle istituzioni competenti evidenziando la necessità che gli strumenti di analisi tengano adeguatamente conto delle dinamiche economiche che incidono sui margini delle attività”. Secondo Del Ghingaro, l’attenzione posta alla riduzione dei margini e della capacità reddituale delle imprese e dei professionisti rappresenta “un passo importante verso una maggiore aderenza degli Isa alla reale situazione economica dei contribuenti, soprattutto in un contesto caratterizzato da significative variazioni in aumento dei costi e una conseguente riduzione dei margini di redditività. L’intervento costituisce quindi un elemento positivo nel percorso di aggiornamento degli Isa e di progressivo miglioramento degli strumenti di analisi, affinché risultino sempre più coerenti con la reale capacità contributiva dei contribuenti”. 
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iOS 26.4, la beta 4 anticipa le novità su iPhone

(Adnkronos) - L’avvicinarsi della Worldwide Developers Conference 2026, dove è attesa la presentazione di iOS 27, spinge Apple a velocizzare i tempi per le attuali iterazioni software. Con il rilascio della quarta beta di iOS 26.4, il ciclo di test sembra ormai prossimo alla conclusione, anche in vista di un possibile iOS 26.5 che dovrebbe accogliere le nuove funzionalità di Siri. La strategia di Cupertino appare chiara: chiudere i cantieri aperti per concentrarsi sulla prossima generazione di sistemi operativi, evitando lungaggini superflue in questa fase intermedia della stagione tecnologica. Il fulcro dell’aggiornamento, per la maggior parte degli utenti, risiede nell'
introduzione di otto nuove emoji
. Nonostante il consorzio Unicode abbia ridotto il numero di nuovi simboli annuali, iOS 26.4 integra opzioni inclusive come la figura neutra per la danza classica e varianti di carnagione per i lottatori e i ballerini con orecchie da coniglio. Tra le novità spicca la "faccia distorta", destinata a diventare rapidamente virale per la sua efficacia comunicativa e il valore ironico. Questa aggiunta conferma la consuetudine della società nel rilasciare nuovi caratteri grafici durante il mese di marzo, consolidando uno standard di comunicazione ormai universale che resiste nonostante l'ascesa di sticker e strumenti di generazione artificiale come Genmoji. Le innovazioni non si limitano all'aspetto ludico, coinvolgendo in modo significativo il comparto multimediale. Apple Podcasts introduce il supporto ai video podcast tramite tecnologia HTTP Live Streaming, garantendo una qualità superiore e nuove opportunità di monetizzazione per i creator. Parallelamente, l’interfaccia di Apple Music viene rinnovata con una grafica inedita per album e playlist, arricchita dalla sezione dedicata ai concerti imminenti e dalla funzione Playlist Playground. Quest'ultima sfrutta un sistema simile all'integrazione di ChatGPT per generare suggerimenti basati sulle abitudini d'ascolto specifiche dell'utente, offrendo un livello di personalizzazione profondo basato sullo storico dei brani riprodotti. Sul fronte della gestione del dispositivo e della sicurezza, iOS 26.4 apporta correzioni mirate ma sostanziali. La funzione Hotspot Personale permette ora di monitorare il consumo di dati per ogni singolo dispositivo connesso, superando la precedente visualizzazione del totale complessivo. Viene inoltre potenziata la Protezione del dispositivo rubato, che ora può essere impostata per rimanere sempre attiva, garantendo un ritardo di sicurezza in caso di tentativi di disattivazione in luoghi non familiari. Queste rifiniture, insieme a piccoli ritocchi estetici alla gestione degli sfondi, preparano il terreno per il rilascio della versione definitiva, attesa nelle prossime settimane. 
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Sempre più automobilisti avvolgono gli specchietti con sacchetti di plastica, ecco il perché

(Adnkronos) - Avvolgere gli specchietti dell’auto con dei sacchetti di plastica è una pratica eseguita non solo nelle grandi città vicino al mare ma legata anche alle zone montane o rurali. Gli automobilisti coprono gli specchietti retrovisori delle auto con semplici sacchetti di plastica quando il veicolo viene parcheggiato e lo fanno per una giusta causa. La ragione principale è sorprendentemente semplice, evitare che gli uccelli si posino sugli specchietti laterali. Gli specchietti rappresentano infatti uno dei punti preferiti da molti volatili per appoggiarsi. La forma sporgente e stabile li rende un posto perfetto per le loro pause giornaliere. Anche la stagionalità pero’ puo’ aumentare il bisogno di proteggere la vettura, infatti durante il periodo della riproduzione il comportamento aggressivo degli uccelli si manifesta con maggiore frequenza. Questo porta ad un aumento della quantità di escrementi che se non rimossi rapidamente, possono causare importanti danni alla vernice difficili da riparare oltre a graffi, colpi di becco e sporcizia concentrata in quella zona.   Un altro trucco per evitare di avere la vettura bersagliata dagli escementi acidi degli uccelli è anche quello di saper scegliere il colore corretto. Alcune ricerche indicano, ad esempio, che le vetture rosse e scure risultano tra le più bersagliate, mentre colori come verde o argento registrano incidenze molto più basse. 
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Il declino cognitivo parte dall'intestino, da uno studio nuove strade per combatterlo

(Adnkronos) - E' capitato a tutti di sentir brontolare la pancia alla vista di un piatto di lasagne o anche solo sentendone il profumo che aleggia in casa. Ma sebbene sia comune l'esperienza di 'mangiare' con gli occhi e con il naso prima ancora che il cibo incontri il palato, molto meno si sa di quella 'superstrada' dell'informazione, nota come nervo vago, che invia segnali nella direzione opposta: dall'intestino direttamente al cervello. Questi segnali non si limitano a rivelare cosa abbiamo mangiato e quando ci sentiamo sazi. Un nuovo studio sui topi condotto da ricercatori della Stanford Medicine e dell'Arc Institute di Palo Alto, in California, ha identificato un legame cruciale tra i 'batteri buoni' che vivono nell'intestino e il declino cognitivo che spesso si verifica con l'invecchiamento. Spesso, ma non sempre. E infatti, sebbene siamo portati a ritenere una verità universale il fatto che con l'età si diventi smemorati, in realtà alcune persone mantengono una lucidità incredibile anche a 100 anni, mentre altre davvero sperimentano una perdita di memoria a partire dalla mezza età. E' un fenomeno che "colpisce le persone in modo diverso e a diverse età", spiega Christoph Thaiss (Stanford e Arc Institute), uno degli autori senior dello studio pubblicato su 'Nature' in cui si suggerisce che l'intestino possa giocare un ruolo.  "Ciò che abbiamo scoperto - evidenzia Thaiss - è che la tempistica del declino della memoria non è programmata; è modulata attivamente dall'organismo e il tratto gastrointestinale è un regolatore fondamentale di questo processo".  Nel dettaglio, l'idea è che il tratto gastrointestinale che invecchia produce molecole specifiche che attenuano l'attività di un importante percorso neuronale intestino-cervello, portando a un declino cognitivo correlato all'età. Lo studio sui topi ha dimostrato che la composizione della popolazione batterica naturale che vive nell'intestino, nota come microbioma intestinale, cambia con l'età, favorendo alcune specie di batteri rispetto ad altre. Questi cambiamenti vengono registrati dalle cellule immunitarie del tratto gastrointestinale, che innescano una risposta infiammatoria che ostacola la capacità del nervo vago di inviare segnali all'ippocampo, la parte del cervello responsabile della formazione della memoria e dell'orientamento spaziale. Stimolare l'attività del nervo vago negli animali più anziani ha trasformato topi anziani e smemorati in roditori capaci di ricordare oggetti nuovi e di uscire dai labirinti con la stessa agilità dei più giovani. "Il grado di reversibilità del declino cognitivo legato all'età negli animali, semplicemente alterando la comunicazione intestino-cervello, è stato sorprendente", evidenzia Thaiss. "Tendiamo a pensare al declino della memoria come a un processo intrinseco al cervello. Ma questo studio indica che possiamo migliorare la formazione della memoria e l'attività cerebrale modificando la composizione del tratto gastrointestinale, una sorta di telecomando per il cervello".  Il lavoro, aggiunge l'altro autore senior, Maayan Levy (Arc Institute), "sottolinea che i processi cerebrali possono essere modulati attraverso interventi periferici. Dato che il tratto gastrointestinale è facilmente accessibile per via orale, modulare l'abbondanza di metaboliti del microbioma intestinale è una strategia molto interessante per controllare le funzioni cerebrali". Da tempo il microbioma, la comunità di batteri annidati nell'intestino, è sotto i riflettori e sta vivendo periodo di popolarità. Questo perché ci si rende sempre più conto che la sua funzione è fondamentale non solo per il modo in cui digeriamo il cibo, ma anche per la salute generale. Non a caso, si parla sempre più di frequente di un 'secondo cervello' che ha sede nella nostra pancia. Le evidenze scientifiche al riguardo continuano a crescere. Poco più di un decennio fa, un gruppo di studiosi aveva anche dimostrato che modificare il microbioma intestinale dei roditori influenza i comportamenti sociali e cognitivi degli animali. Thaiss e Levy si sono chiesti se un processo simile potesse essere responsabile della perdita di memoria e dei problemi cognitivi spesso associati all'invecchiamento. Oggi, ragiona Thaiss, non sappiamo molto "su come il cervello percepisce ciò che accade all'interno del corpo", la cosiddetta interocezione.  Lo studio dimostra che l'invecchiamento influisce anche su questo, sui segnali 'interni' come quelli che viaggiano dall'intestino al cervello attraverso il nervo vago, non solo sulla cosiddetta esterocezione (cioè i segnali provenienti dall'esterno del corpo, trasmessi principalmente dai 5 sensi). Per testare la teoria secondo cui il microbioma intestinale gioca un ruolo nei 'momenti di vecchiaia' che molti sperimentano, i ricercatori hanno ospitato topi giovani (di 2 mesi) insieme a topi anziani (di 18 mesi). La convivenza ha esposto i topi giovani ai microbiomi intestinali dei topi anziani e viceversa. Dopo un mese, i ricercatori hanno esaminato la composizione dei microbiomi di entrambi i gruppi e hanno scoperto che si somigliavano di più. Quando hanno confrontato le capacità dei topi di riconoscere un oggetto nuovo o di trovare l'uscita da un labirinto, i topi giovani con microbiomi 'vecchi' hanno ottenuto risultati significativamente peggiori rispetto ai coetanei. Anche ulteriori test hanno avuto esito simile. Dal confronto fra topi giovani e anziani allevati in ambiente privo di germi fin dalla nascita (senza batteri intestinali), è emerso anche un altro aspetto ritenuto interessante: i topi anziani privi di germi non hanno subito perdite di memoria e cognizione con l'invecchiamento, ottenendo risultati pari a quelli degli animali di 2 mesi. Cosa c'entrano i batteri intestinali? Approfondendo la ricerca, gli autori hanno identificato specifici cambiamenti che si verificano nella composizione del microbioma intestinale dei topi con l'avanzare dell'età. In particolare, aumenta l'abbondanza relativa di un batterio chiamato Parabacteroides goldsteinii ed è direttamente associata al declino cognitivo negli animali. Gli autori hanno infatti dimostrato che la colonizzazione dell'intestino di topi giovani con questa specie batterica inibiva le loro prestazioni nei compiti di riconoscimento degli oggetti e di fuga dal labirinto, e che questo deficit era correlato a una riduzione dell'attività nell'ippocampo. Quando invece i topi anziani sono stati trattati con una molecola che attiva il nervo vago, le prestazioni cognitive degli animali erano indistinguibili da quelle degli animali giovani. Ulteriori esperimenti hanno dimostrato che la crescente prevalenza del batterio Parabacteroides goldsteinii era correlata a una quantità crescente di metaboliti chiamati acidi grassi a catena media, e che questi metaboliti inducono un gruppo di cellule immunitarie nell'intestino chiamate cellule mieloidi a innescare una risposta infiammatoria. Questa infiammazione inibisce l'attività del nervo vago, l'attività dell'ippocampo e la capacità di formare ricordi duraturi. In sostanza, riepiloga Thaiss, "abbiamo identificato un percorso in tre fasi verso il declino cognitivo che inizia con l'invecchiamento gastrointestinale e i conseguenti cambiamenti microbici e metabolici che si verificano. Le cellule mieloidi del tratto gastrointestinale percepiscono questi cambiamenti e la loro risposta infiammatoria compromette la connessione tra intestino e cervello attraverso il nervo vago. Questo è un fattore diretto del declino della memoria. E se ripristiniamo l'attività del nervo vago, possiamo ripristinare la funzione mnemonica di un animale anziano" portandola al livello di quella di un animale giovane. I ricercatori stanno ora studiando se quanto osservato nei topi esista anche negli esseri umani e se contribuisca anche al declino cognitivo legato all'età. "La nostra speranza è che alla fine queste scoperte possano essere trasposte in ambito clinico per combattere il declino cognitivo legato all'età nelle persone", conclude Thaiss.  
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Rapporto Clusit 2026, l'Italia nel mirino dellagli attivisti hanno raggiunto una quota del 39%, spinti da tensioni geopolitich criminalità informatica

(Adnkronos) - Il 2025 ha segnato un nuovo record storico per l'instabilità digitale, con 5.265 attacchi cyber gravi registrati a livello mondiale, segnando un incremento del 49% rispetto all'anno precedente. In questo scenario, l'Italia emerge come un bersaglio particolarmente attraente per il crimine informatico, ospitando il 9,6% degli incidenti globali.  I dati, presentati nel Rapporto Clusit 2026, indicano per la Penisola 507 incidenti critici, con un aumento del 42% rispetto al 2024. Come sottolineato dai ricercatori dell'Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, questo perimetro evidenzia un cambiamento radicale caratterizzato da un'impennata degli incidenti del 157% negli ultimi cinque anni. L'Intelligenza Artificiale si è confermata un elemento di trasformazione profonda, agendo da moltiplicatore di rischio sia nella creazione di software malevoli che nella raffinazione delle tecniche di esplorazione delle vulnerabilità. Secondo Anna Vaccarelli, presidente di Clusit: "l'Intelligenza Artificiale ridefinisce la cybersicurezza: i sistemi agentici autonomi potenziano la difesa, ma introducono nuove sfide, quali vulnerabilità manipolabili".    A livello globale, il Cybercrime finalizzato all'estorsione di denaro rimane la motivazione prevalente, coprendo quasi 9 incidenti su 10. Tuttavia, in Italia si osserva una dinamica specifica: se i cybercriminali rappresentano il 61% degli aggressori, gli attivisti hanno raggiunto una quota del 39%, spinti da tensioni geopolitiche internazionali.I settori colpiti mostrano vulnerabilità differenziate.   

 
Nel contesto italiano, il comparto Governativo, Militare e delle Forze dell’Ordine è stato il più bersagliato, subendo oltre il 28% degli incidenti totali con un incremento del 290% in valore assoluto. Segue il settore manifatturiero, dove il 16% degli eventi mondiali ha riguardato realtà italiane. Al contrario, la Sanità italiana ha registrato una riduzione dell'incidenza degli attacchi, attestandosi all'1,8% del campione.  
Sofia Scozzari, del Comitato Direttivo Clusit, ha osservato: "Per i cyber criminali è ancora possibile ottenere risultati cospicui colpendo la tecnologia di base, quella comunemente a disposizione nelle aziende, oppure impiegando tecniche di attacco standard".   Sul fronte delle tecniche, il Malware resta lo strumento più diffuso a livello globale, causando un incidente su quattro. In Italia, però, si è assistito a una crescita esponenziale degli attacchi DDoS (Distributed Denial of Service), passati dal 21% al 38,5% dei casi nel 2025. Luca Bechelli ha spiegato: "l’Italia risulta particolarmente esposta ai fenomeni di cyber-attivismo: pur con finalità spesso solo dimostrative e impatti sostanziali limitati, questi attacchi colpiscono nel segno, attirando enorme attenzione mediatica". Parallelamente, le analisi SOC di Fastweb + Vodafone evidenziano una crescente sofisticazione delle campagne di phishing e un aumento degli attacchi "zero-day", che colpiscono vulnerabilità non ancora note ai produttori di software. 
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PayPal Italia: Vanina Acqualagna alla guida della strategia nazionale

(Adnkronos) - Il panorama dei pagamenti digitali in Italia vede un importante avvicendamento al vertice con la nomina di Vanina Acqualagna a Senior Director e General Manager di PayPal Italia. La nuova direzione ha il compito di guidare la strategia aziendale per "accelerarne la crescita e rafforzarne il posizionamento come partner di fiducia per consumatori, merchant e istituzioni locali in un'economia sempre più digitale". Acqualagna, all'interno di PayPal dal 2015, ha maturato un'esperienza trasversale gestendo prima lo sviluppo del segmento consumer e successivamente le relazioni con le grandi imprese (large enterprise).   Il profilo professionale della nuova responsabile vanta oltre 20 anni di attività nei settori del marketing, del CRM e del business development, spaziando dai servizi finanziari al gaming fino alla moda. Questa conoscenza multisettoriale permette una visione integrata dei canali online e offline, fondamentale per rispondere alle esigenze in continua evoluzione delle imprese italiane. Nel suo nuovo incarico, Acqualagna è chiamata a rafforzare il ruolo di PayPal non solo nel settore privato, ma anche in quello pubblico, promuovendo iniziative di eGovernment e innovazione digitale nel Paese. La visione strategica proposta mette al centro i principi di "inclusione, innovazione e digital empowerment", considerandoli motori essenziali per la trasformazione digitale dell'agenda nazionale. Oltre alla competenza tecnica, il modello di leadership adottato si fonda su un approccio orientato allo sviluppo del capitale umano e all'ascolto attivo, elementi certificati dal suo percorso nel counselling e nel coaching.  
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Trapianti: 'Insieme per la donazione', a Roma convegno su ruolo professioni sanitarie

(Adnkronos) - Dietro ogni trapianto c'è una storia di vita che continua, ma anche un sistema complesso fatto di competenze, tecnologie e protocolli rigorosi che rendono possibile il percorso della donazione. E' il tema al centro dell'evento 'Insieme per la donazione: una sinergia tra professioni sanitarie, istituzioni e cittadini', in programma il 10 aprile a Roma nella Sala Mechelli del Consiglio regionale del Lazio. "La donazione di organi rappresenta una delle espressioni più alte di solidarietà e responsabilità civile. Dietro questo gesto ci sono competenze altamente specialistiche e un lavoro di squadra che coinvolge numerose professioni sanitarie tecniche. Far conoscere ai cittadini questo impegno quotidiano significa rafforzare la fiducia nel sistema sanitario e promuovere una cultura della donazione sempre più consapevole", afferma Andrea Lenza, presidente dell'Ordine Tsrm e Pstrp di Roma e provincia. L'iniziativa nasce con l'obiettivo di accendere i riflettori su un aspetto spesso poco conosciuto: il contributo delle professioni sanitarie tecniche nelle diverse fasi che portano dalla diagnosi di morte encefalica al trapianto e al monitoraggio dei pazienti. Il convegno - spiega una nota - metterà al centro il lavoro dei professionisti che intervengono nel processo della donazione, garantendo sicurezza e qualità nel rispetto delle procedure. Tra questi i tecnici di neurofisiopatologia, impegnati nell'accertamento della morte encefalica; i tecnici sanitari di laboratorio biomedico, che svolgono indagini fondamentali nelle fasi pre e post trapianto; i tecnici sanitari di radiologia medica, coinvolti nelle procedure diagnostiche e di monitoraggio; e i tecnici della fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare, figure centrali nelle procedure legate all'espianto e al trapianto. Professionisti che operano all'interno di un sistema altamente regolamentato, basato su evidenze scientifiche, normative e protocolli condivisi. Uno degli obiettivi dell'incontro sarà evidenziare anche la complessità organizzativa che accompagna il percorso della donazione. Il corretto funzionamento del sistema richiede infatti procedure precise, coordinamento tra strutture e una pronta disponibilità del personale tecnico. In questo contesto diventa fondamentale sviluppare protocolli e procedure condivisi a livello regionale, capaci di garantire rapidità di intervento, qualità delle prestazioni e continuità operativa nei momenti più delicati del processo. Grande attenzione sarà dedicata anche al tema dell'informazione. Conoscere nel dettaglio come funzionano le procedure di accertamento, espianto e trapianto è infatti uno degli strumenti più efficaci per rafforzare la fiducia dei cittadini. Una comunicazione chiara e trasparente permette di superare dubbi e timori e favorire scelte consapevoli, contribuendo a diffondere la cultura della donazione come gesto di solidarietà e responsabilità collettiva.  La giornata sarà articolata in sessioni scientifiche dedicate alle diverse fasi del percorso di donazione e trapianto, affiancate da momenti di confronto tra professionisti sanitari, istituzioni e associazioni impegnate nella promozione della cultura del dono. "L'obiettivo è far conoscere il lavoro delle professioni sanitarie tecniche coinvolte nel percorso della donazione e del trapianto, un contributo fondamentale, ma spesso poco visibile - sottolinea Claudia Parisi, presidente della Commissione d'Albo dei tecnici di neurofisiopatologia dell'Ordine Tsrm e Pstrp di Roma e provincia e responsabile scientifico dell'iniziativa - Parliamo di attività altamente specialistiche che si svolgono seguendo protocolli estremamente rigorosi. Raccontarle significa anche rafforzare la fiducia dei cittadini e promuovere una cultura della donazione attraverso scelte sempre più consapevoli". 
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Il futuro della cura del diabete 1, Piemonti: "Sfida ora è libertà da insulina"

(Adnkronos) - Contro il diabete di tipo 1, nel quadro dei progressi scientifici, l'obiettivo non è più sopravvivere, ma la nuova sfida è la libertà dall’insulina. A tracciare gli scenari prossimi venturi nella cura e nell'approccio a questa malattia - in un ampio editoriale pubblicato su 'The Lancet' - è Lorenzo Piemonti, direttore Istituto ricerca sul diabete del San Raffaele di Milano e già coordinatore scientifico della Società italiana di diabetologia (Sid), che racconta cosa c'è dietro l’angolo per le persone con diabete di tipo.  "Oggi ci poniamo sfide molto più ambiziose rispetto a qualche decennio fa, perché abbiamo già risolto alcuni problemi fondamentali. Il primo: quello della sopravvivenza delle persone con diabete di tipo 1 che, fino alla scoperta dell'insulina, avvenuta negli anni '20 dello scorso secolo, morivano anche a 3 mesi dalla diagnosi", ricorda Piemonti. La scoperta dell'insulina, continua, "ha cambiato la storia di queste persone trasformando il diabete di tipo1 da malattia 'acuta' a 'cronica degenerativa'. Abbiamo dunque trasformato questa patologia, ma non l'abbiamo 'guarita', un po' come accade con tante malattie oncologiche". Le persone con diabete di tipo 1 oggi vivono a lungo, ma non sono state 'liberate' dalla malattia, che richiede un'attenzione totalizzante h24, con delega totale della gestione al paziente, rispetto alla tempistica e alla dose della terapia. Il tutto con il rischio costante di sbagliare, che può portare a conseguenze potenzialmente mortali. “Questa enorme responsabilità addossata al paziente - sottolinea lo specialista - è un unicum in tutta la medicina. Non esiste un'altra malattia nella quale deleghiamo ogni minuto le decisioni terapeutiche di un farmaco (che può anche uccidere se si sbaglia) al paziente". Per superare tutto questo, prosegue l'analisi, "molto è stato fatto negli ultimi anni. Sono cambiate le tipologie di insulina (analoghi, insuline settimanali, ecc.) e anche la tecnologia ha dato un gigantesco aiuto nella gestione del quotidiano di questi pazienti". Nel tempo queste innovazioni hanno portato a un miglioramento del compenso glicemico e a una riduzione delle complicanze classiche legate al diabete (nefropatia, retinopatia, neuropatia e in parte le complicanze cardiovascolari). "Ma allo stesso tempo - riflette Piemonti - hanno trasformato i bisogni correlati alla malattia, di pari passo con l'evoluzione degli ecosistemi, della società e dei valori che contraddistinguono i concetti di salute e di benessere. L'obiettivo attuale non è più quello di cronicizzare la malattia e di portarla a una gestione tale da ottimizzare il controllo glicemico, ma di poterlo fare in maniera sempre più compatibile non solo con il 'sopravvivere', ma con il 'vivere', che è sinonimo di benessere non solo fisico, ma anche psicologico ed economico. Non potremo dire di aver guarito la malattia, se non avremo risolto tutte queste esigenze". Oggi siamo alla vigilia di un ulteriore salto in avanti. E con le attuali conoscenze biologiche e biotecnologiche questo è a portata di mano. "Ma prima - ammonisce l'esperto - dobbiamo cambiare alcuni parametri con i quali interpretiamo la malattia e i risultati della terapia. Se la metrica continua ad essere solo l'emoglobina glicata, non riusciamo ad inquadrare la multidimensionalità del problema. 'Guarire', in questo contesto, significa liberare i pazienti dalle somministrazioni di insulina". In futuro avremo sempre più strategie in grado di rallentare o di bloccare l'evoluzione della malattia prima che diventi insulino-dipendente. "Questo significa - spiega Piemonti - agire nella fase 'immunologica' della malattia, quella che precede la comparsa dell'iperglicemia (il diabete di tipo 1, prima di essere una malattia metabolica è una malattia immunologica). Per ora abbiamo a disposizione solo il teplizumab, ma in futuro avremo sempre più strumenti per intervenire in questa fase della malattia". "Per le persone che non risponderanno a queste terapie 'immunologiche' o che non saranno state intercettate nella fase adeguata per somministrarle - prospetta lo specialista - potremo agire con la sostituzione e di rigenerazione delle cellule che producono insulina. I primi prodotti cellulari derivati da cellule staminali sono oggi in sperimentazione clinica avanzata e potrebbero aprire la strada alle prime terapie disponibili nei prossimi anni. L'impianto di queste cellule in una prima fase prevederà ancora uno stato di immunosoppressione, ma gradualmente si passerà ad una scarsa o 'transiente' immunosoppressione e in una terza fase all'assenza di immunosoppressione. Non parliamo più del 'se' questo accadrà, ma di 'quando'". Il nodo oggi non è più solo scientifico, ma riguarda come integrare l'innovazione nel modo in cui il diabete di tipo 1 viene ancora interpretato e gestito dal punto di vista medico, sociale e soprattutto regolatorio ed economico. "Il valore di queste nuove terapie, che potrebbero rendere le persone con diabete di tipo 1 indipendenti dall'insulina, è immediatamente evidente per pazienti e clinici, molto meno per i sistemi di rimborso e per i payer, che tendono ancora a valutare le terapie principalmente in base al raggiungimento del target di emoglobina glicata, al minor costo possibile", osserva l'esperto. Eppure l'indipendenza dall’insulina rappresenta qualcosa di molto più ampio di un semplice parametro metabolico: "Il suo valore, in termini di qualità della vita, autonomia quotidiana e benessere complessivo del paziente, non è ancora stato pienamente quantificato e non ha ancora trovato una traduzione economica nei modelli di valutazione sanitaria". "Oggi la scienza ci offre la concreta possibilità di raggiungere l'indipendenza dall'insulina - rimarca ancora Piemonti - Il passo successivo è tradurre questo progresso in modelli di valutazione economica e sanitaria adeguati. Non è una questione teorica: dobbiamo trasformare questo valore in numeri, integrando nei modelli di Health Technology Assessment indicatori che includano non solo i parametri metabolici, ma anche gli esiti riportati dai pazienti, la qualità della vita e la riduzione del carico decisionale quotidiano legato alla gestione della malattia". Solo attraverso questa evoluzione dei modelli di valutazione sarà possibile rendere concretamente accessibili ai pazienti le innovazioni che la ricerca sta rendendo disponibili.  "La medicina - commenta Raffaella Buzzetti, presidente della Sid - è riuscita a prolungare la vita delle persone con diabete di tipo 1. Oggi dobbiamo trovare il modo di restituire loro la pienezza della vita. Libertà significa poter dormire senza paura di una crisi ipoglicemica. Significa lavorare, viaggiare, fare sport senza dover fare calcoli continui. Significa non dover pensare alla malattia ogni minuto e al terrore delle ipoglicemie. Un secolo fa l'insulina ha trasformato il diabete di tipo 1 da condanna a morte a condizione cronica. Il prossimo passo, quello che ci aspetta ora, è più ambizioso: fare in modo che le persone con diabete di tipo 1 tornino ad un'esistenza il più possibile normale. La Sid - conclude la presidente - rinnova il proprio impegno affinché ricerca, innovazione e politiche sanitarie convergano tutte in questa direzione: garantire alle persone con diabete di tipo 1 non solo più anni di vita, ma riempire di vita tutto il tempo guadagnato". 
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Guerre e crisi economiche fonte di ansia e stress? "La natura restituisce stabilità". Cos'è la biofilia e cosa promuove

(Adnkronos) - I fronti di guerra, dall'Ucraina all'Iran, con la conseguente instabilità economica e geopolitica, stanno contribuendo a un aumento significativo delle problematiche psicologiche nella popolazione, in particolare tra le giovani generazioni. Ansia, depressione, stress cronico e nuove forme di disagio legate alla percezione della crisi ambientale stanno emergendo come una delle principali sfide sanitarie e sociali del nostro tempo. Secondo l'Accademia italiana di biofilia (Aib), "il principio della biofilia - il legame innato tra esseri umani e natura descritto dal biologo Edward O. Wilson - rappresenta oggi una delle chiavi più promettenti per affrontare la crescente crisi psicologica contemporanea. Attraverso strumenti come progettazione biofilica degli ambienti, educazione ambientale esperienziale, programmi di riconnessione con la natura e prescrizioni di natura (nature prescriptions), è possibile promuovere benessere psicologico, prevenzione del disagio mentale e maggiore resilienza sociale".  "Viviamo un momento storico in cui l'esposizione continua a notizie di guerra, crisi ambientali e instabilità globale genera paura e incertezza, soprattutto tra i giovani - sottolinea all'Adnkronos Salute Rita White, presidente Aib - La scienza ci mostra però, con sempre maggiore chiarezza, che esiste una direzione positiva: ricostruire il rapporto tra l'essere umano e la natura. Il contatto con ambienti naturali riduce stress e ansia, migliora il benessere psicologico e rafforza la resilienza emotiva. In un'epoca dominata dall'incertezza, la natura rappresenta uno dei pochi elementi capaci di restituire stabilità, orientamento e fiducia nel futuro. Per questo l'Accademia italiana di biofilia si rende disponibile a collaborare con il mondo della scuola, con le istituzioni e con il ministero dell'Istruzione e del Merito come interlocutore scientifico qualificato per sviluppare programmi educativi basati sull'evidenza scientifica che integrino biofilia e psicologia ambientale nei percorsi formativi delle nuove generazioni. Investire nella relazione tra persone e natura significa investire nella salute mentale, nella qualità della vita e nel futuro delle nostre società".  Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, i disturbi mentali rappresentano oggi una delle principali cause di disabilità nel mondo, con una perdita di produttività globale stimata in oltre 1.000 miliardi di dollari l'anno. "Tra i giovani la situazione appare particolarmente rilevante - ricorda l'Aib - Uno studio internazionale pubblicato su 'The Lancet Planetary Health', condotto su 10.000 giovani tra i 16 e i 25 anni in 10 Paesi, evidenzia che l'84% dei giovani è preoccupato per il cambiamento climatico, il 59% si dichiara molto o estremamente preoccupato e il 45% afferma che queste preoccupazioni influenzano negativamente la propria vita quotidiana. Anche in Europa l'impatto della crisi ambientale sulla salute mentale è sempre più evidente. Secondo l'European Environment Agency, la riduzione dell'accesso alla natura nelle aree urbane contribuisce significativamente allo stress psicologico e alla riduzione del benessere percepito. La ricerca scientifica dimostra che il contatto con ambienti naturali produce effetti misurabili sulla salute psicologica e cognitiva".  L'Accademia italiana di biofilia cita una metanalisi pubblicata su 'Environmental Research' nel 2018, basata su oltre 140 studi scientifici: "Mostra che l'esposizione alla natura è associata a una significativa riduzione dei livelli di stress, a una riduzione del rischio di depressione e a un miglioramento generale del benessere psicologico". Ancora: "Uno studio pubblicato su 'Nature Scientific Reports' (2019) dimostra inoltre che trascorrere almeno 2 ore a settimana in ambienti naturali è associato a livelli significativamente più elevati di salute e benessere percepiti".  "Gli effetti positivi della natura non riguardano soltanto la salute mentale - precisa l'Aib - ma producono anche impatti economici concreti. Numerosi studi internazionali sull'applicazione della biofilia negli ambienti di lavoro e negli spazi di vita evidenziano che ambienti progettati con elementi naturali possono generare un aumento della produttività fino al 56%, una riduzione dell'assenteismo fino al 58%, una riduzione del turnover fino al 60% e un aumento dell'engagement dei lavoratori fino al 76%". Parallelamente, "secondo la Commissione europea e l'European Environment Agency, gli investimenti in infrastrutture verdi urbane generano ritorni economici stimati tra 4 e 11 volte l'investimento iniziale, grazie ai benefici sulla salute pubblica, sulla qualità della vita e sulla riduzione dei costi sanitari. L’accesso a spazi naturali nelle città è inoltre associato a miglior rendimento scolastico nei bambini, maggiore coesione sociale, riduzione della criminalità e migliore salute mentale nelle comunità urbane", conclude l'Accademia italiana di biofilia. 
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Salute: disturbi alimentari, contro stigma e pregiudizi al via campagna ministero

(Adnkronos) - 'Nessuno ti può giudicare. La vita non è un peso'. E' lo slogan della campagna nazionale di sensibilizzazione sui disturbi alimentari promossa dal ministero della Salute in occasione della Giornata nazionale del Fiocchetto lilla che si celebra il 15 marzo. I messaggi della campagna, si legge in una nota del dicastero, "sono diretti a contrastare stigma e pregiudizi e a ricordare che i disturbi della nutrizione sono patologie complesse, che richiedono ascolto, cura e supporto professionale". La campagna, realizzata dalla Direzione generale dei Corretti stili di vita in collaborazione con la Direzione generale della Comunicazione, è stata presentata oggi a Firenze nell'ambito della manifestazione Didacta Italia, evento dedicato all'innovazione nella scuola, dove è intervenuto Alessio Nardini, direttore della Direzione generale dei Corretti stili di vita del ministero della Salute.  I disturbi della nutrizione e dell'alimentazione sono un problema di salute pubblica globale che coinvolge in Italia più di 3 milioni di persone, con un impatto rilevante sulla qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie, sottolinea il dicastero. Per celebrare al meglio la Giornata nazionale del Fiocchetto lilla e sensibilizzare il più ampio numero di persone, il ministero della Salute ha organizzato anche una serie di eventi sul territorio e una maratona televisiva che vedrà gli appuntamenti sportivi del 14 e 15 marzo colorarsi di lilla.  "Come ogni anno il 'Fiocchetto lilla' è il simbolo per dare visibilità e riconoscibilità alle iniziative e rappresentare l'impegno nella prevenzione, nell'informazione e nel sostegno alle persone che vivono queste difficoltà e alle loro famiglie. In ottemperanza alle norme sul buio elettorale, lo spot Tv e il radio comunicato della campagna con la firma del ministero, saranno diffusi nel periodo successivo al referendum", conclude la nota.  
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