Cosa cercano gli stranieri in Italia? Lo svela il rapporto sul turismo enogastronomico 2025

(Adnkronos) - L’Italia continua a sedurre il mondo con la forza del suo gusto. E la nuova edizione del rapporto sul Turismo enogastronomico italiano curato da Roberta Garibaldi, presidente dell’Associazione italiana turismo enogastronomico (Aite) e docente all’Università di Bergamo, con il sostegno di Visit Emilia e di Valdichina Living, mette per la prima volta al centro la domanda internazionale. E i risultati, presentati oggi al Bto-Be Travel Onlife di Firenze, del Rapporto che dal 2016 monitora con rigore e continuità l’evoluzione di uno dei segmenti più strategici per il turismo nazionale, confermano l’eccezionale capacità attrattiva del fattore 'gusto' tra i viaggiatori internazionali che scelgono l’Italia come destinazione per le proprie vacanze.  Analizzando in modo comparativo i sei mercati esteri più importanti per l’Italia — Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Austria, Svizzera e Francia — il rapporto 2025 permette di comprendere non solo l’interesse verso il turismo enogastronomico, ma anche le aspettative e le esperienze vissute dai turisti stranieri in Italia. “Capire come ci vedono e come ci vivono è il primo passo per governare il cambiamento, in un settore che continua a crescere a ritmi sostenuti, affermandosi come uno dei segmenti più dinamici dell’economia turistica globale”, spiega Roberta Garibaldi.  Il rapporto evidenzia che, negli ultimi tre anni, tra viaggi domestici ed internazionali, la quota di turisti che ha viaggiato per l’enogastronomia varia dal 60% in Regno Unito al 74% in Francia, con un aumento dal 2016 tra i 15 a 28 punti percentuali. E l’Italia è associata principalmente, come destinazione del viaggio, a 'cibo e vino' citati dal 55% dei tedeschi e degli svizzeri/austriaci e dal 54% degli statunitensi; solo tra i francesi che scelgono l’Italia prevalgono i monumenti storici (50%). Nella scelta della destinazione, contano soprattutto la bellezza del paesaggio rurale (oltre l’80% in tutti i mercati, con un massimo dell’88% in Francia) e la presenza di ristoranti locali (81% in Francia, 79% negli Usa). Gli americani attribuiscono più valore a esperienze tematiche (69%) e ristoranti gourmet (59%). 
Le principali motivazioni per scoprire l’enogastronomia sono provare nuove esperienze (52% in Uk e Usa) e arricchire il proprio bagaglio culturale (34% in Francia), seguite da divertimento (36% Usa). I francesi si distinguono per vedere l’enogastronomia come occasione per concedersi un lusso (36%), mentre tedeschi e svizzeri/austriaci per immergersi nei paesaggi rurali. Le regioni più attrattive per i turisti internazionali sono Toscana (69% Us/Fr; 66% At+Ch), Sicilia (66% Fr; 62% Us), Sardegna (63% Fr) e Puglia (63% Fr). Tra le destinazioni enoturistiche prevalgono Chianti (fino al 41% Us) ed Etna (fino al 40% Fr), a seguire troviamo Montepulciano (42% At+Ch), Montalcino (27% Us) e Bolgheri (25% At+Ch). Buone preferenze anche per Cinque Terre (26% At+Ch) e Food Valley dell’Emilia-Romagna (24% Us). Il rapporto prende poi in considerazione le fonti ispirazionali, con un grande ruolo del tradizionale – i consigli di amici e parenti arrivano a rappresentare il 60% in Germania, Uk e Usa – e i mezzi scelti per la prenotazione delle esperienze, con i canali digitali che assumono rilevanza soprattutto tra francesi e americani, mentre tedeschi e britannici mostrano una maggiore propensione a decidere sul posto. Cresce l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Tra le esperienze gastronomiche prevalgono i ristoranti locali (68% per i francesi, 71% At+Ch) ma anche gli etnici, poi le visite in cantina (fino al 36% in area At+Ch), seguite da caseifici (34% in Francia) e birrifici (25% Fr, 26% Us). La disponibilità di spesa: per un pasto tipico la maggioranza si concentra tra 21 euro e 60 euro (oltre il 50% dei casi in ogni Paese), per i tour in cantina con degustazione prevale la fascia 21–40 euro (fino al 35% in area AT+CH), mentre le esperienze in acetaia e nei musei del gusto si collocano per oltre la metà dei rispondenti sotto i 20 euro. Infine, ecco l’intenzione di viaggio in Italia da parte dei turisti stranieri, che nei prossimi tre anni è altissima: la quota 'molto probabile + probabile' va dal 55% in Germania al 81% in At+Ch (Uk 59%, Us 57%, Fr 70%); i “molto probabile” toccano il 50% in At+Ch e il 34% in Francia. E l’inclusione di esperienze enogastronomiche nel pacchetto vacanza appare importante: le valutazioni 8–10 arrivano al 62% negli Usa, seguite da 38–40% in Uk/Fr At+Ch e 36% in Germania. Un alto potenziale, oltre al mondo vino, caratterizza l’oleoturismo, con esperienze come le cene negli uliveti (oltre 50% in tutti i mercati) e il turismo della birra.   Dalla ricerca emerge con chiarezza come il turismo enogastronomico stia entrando in una nuova fase. Il viaggiatore di oggi non cerca soltanto il 'piatto iconico', ma un rapporto più profondo con i territori, le persone e le storie che li abitano. Si osserva un ritorno all’essenziale, fatto di esperienze semplici e radicate nel paesaggio, dove il valore risiede nei gesti dell’ospitalità e nella quotidianità della produzione agricola. Cresce parallelamente l’interesse per forme di intimità gastronomica, come tavoli dedicati, incontri diretti con chef e produttori, degustazioni per piccoli gruppi curate in modo personale. 
Si sviluppano inoltre vere e proprie comunità del gusto, dai wine club agli orti condivisi, fino alle cucine partecipate: spazi dove il cibo torna ad essere occasione di relazione e appartenenza. Infine, si rafforza il trend già presente di benessere e longevità, che porta i viaggiatori a scegliere luoghi in cui la qualità della vita, dell’ambiente e dell’alimentazione è percepita come parte integrante dell’esperienza – come accade nelle Blue Zones italiane. In questa prospettiva, l’esperienza enogastronomica evolve: non si tratta più solo di assaggiare un territorio, ma di entrarvi in relazione. Per accompagnare questo cambiamento, le destinazioni italiane sono chiamate a rafforzare quattro leve chiave: stewardship territoriale passare dalla sola promozione alla cura condivisa del territorio e delle sue comunità; misurazione degli impatti valutare non solo i flussi, ma gli effetti sociali, culturali e ambientali del turismo; digitalizzazione e intelligenza artificiale strumenti indispensabili per migliorare visibilità, personalizzazione e gestione delle presenze; professionalizzazione delle competenze soprattutto nelle realtà agricole, artigiane e nelle piccole imprese, che rappresentano l’ossatura del settore. La competitività non è più determinata dal numero dei visitatori, ma dalla qualità dell’esperienza, dalla capacità di mantenere vivi i territori e dal valore condiviso che il turismo è in grado di generare. In un’Italia caratterizzata da dinamiche territoriali contrastanti: da un lato le destinazioni iconiche che continuano a registrare elevati flussi turistici, dall’altro borghi e aree interne che faticano a mantenere vitalità economica e sociale. In questi contesti, la progressiva riduzione di servizi e attività produttive locali si accompagna alla perdita di competenze e saperi tradizionali. Il turismo enogastronomico può rappresentare una leva strategica di valorizzazione e rigenerazione: genera valore economico e mette in relazione agricoltura, artigianato, ospitalità e cultura. “Perché questo potenziale si traduca in risultati concreti - sottolinea Garibaldi - è necessario un approccio sistemico che integri politiche di coesione, infrastrutture adeguate, misure fiscali mirate e un rafforzamento delle competenze professionali”.  
Un punto cruciale riguarda la comunicazione mirata alle nuove generazioni. Il turismo enogastronomico deve cambiare linguaggio: non servono più brochure e storytelling tradizionali, serve una presenza digitale autentica, visuale, virale. Eppure, solo una minima percentuale di imprese agricole italiane è presente su piattaforme come TikTok o YouTube, mentre sono proprio questi gli spazi dove si forma la percezione del made in Italy tra i giovani di tutto il mondo.  
Una delle sezioni più innovative del rapporto è dedicata all’impatto dell’intelligenza artificiale. Già oggi, il 21% dei turisti americani e il 18% dei francesi pianificano il proprio viaggio attraverso piattaforme che la integrano, che diventeranno sempre più importanti non solo in termini di programmazione dell’esperienza, ma anche come mezzi di sostituzione/integrazione delle attuali ricerche online. Questa rivoluzione determina la necessità, per le aziende, di avere le carte in regola per essere selezionate dall’intelligenza artificiale. Se i dati di un’azienda non sono aggiornati o non leggibili dai sistemi Ia, quella realtà rischia semplicemente di non esistere digitalmente. Per questo, il rapporto propone un box operativo – 'Dentro o fuori la mappa digitale' – con indicazioni concrete per imprese, dmo e consorzi: uniformare i dati, essere presenti sui portali esperienziali globali (GetYourGuide, Viator, Airbnb Experiences, Musement), usare formati strutturati e costruire reti informative condivise. “L’intelligenza artificiale - osserva Garibaldi - non è solo un supporto: è la nuova infrastruttura del turismo”. E chi saprà dialogare con essa, mantenendo autenticità e qualità, sarà protagonista della prossima fase.  
Un altro tema chiave riguarda le competenze. Molti produttori agricoli e artigiani, eccellenti nella loro attività, non dispongono però delle conoscenze digitali o turistiche necessarie per aprirsi al mercato dell’esperienza. Per questo, il rapporto richiama le evidenze del Libro bianco sulle professioni del turismo enogastronomico (Garibaldi, 2024), che ha identificato figure cruciali come l’hospitality manager, il consulente per il turismo enogastronomico, l’addetto alle visite, il product manager per il turismo enogastronomico ed il curatore di esperienze enogastronomiche. Il futuro passa da una rete di supporto territoriale: consulenti condivisi messi a disposizione da dmo, consorzi e associazioni per accompagnare le piccole imprese nella transizione tecnologica e turistica. “Il nostro tessuto produttivo è fatto di eccellenze piccole ma straordinarie. Dobbiamo permettere loro di diventare parte di un ecosistema più grande, senza snaturarsi ma imparando a essere leggibili nel mondo digitale”, afferma Garibaldi. Le tendenze emerse delineano uno scenario di trasformazione profonda, in cui il turismo enogastronomico si afferma come leva strategica per uno sviluppo più umano, integrato e responsabile, capace di valorizzare i territori non solo come luoghi di consumo, ma come ecosistemi culturali, sociali ed economici in evoluzione. La vera frontiera consiste nell’integrare tre forme di intelligenza — naturale, sociale e artificiale — come componenti complementari di uno stesso ecosistema. È solo dal loro equilibrio che può nascere un modello di sviluppo realmente rigenerativo, in cui il dato dialoga con la natura e le comunità mantengono un ruolo centrale.   “Il futuro del turismo enogastronomico non si misura più nei volumi, ma nel valore generato economico, sociale e culturale. In un mondo che tende all’artificiale, l’intelligenza più avanzata potrebbe tornare a essere quella che nasce dalla relazione armonica tra uomo, comunità e natura: il principio che da sempre sostiene il valore profondo della cucina italiana e dei territori che la esprimono. L’Italia ha le risorse per costruire un modello distintivo, in equilibrio tra tradizione e innovazione, tra locale e globale, tra identità e sostenibilità. Un modello capace di restituire significato al viaggio, dignità al lavoro e futuro alle comunità. Il turismo enogastronomico può diventare il laboratorio di un’Italia che unisce impresa, cultura e territorio. Abbiamo tutti gli ingredienti per riuscirci”, conclude Garibaldi. 
Interviene su questo Simone Fornasari, presidente di Visit Emilia, che evidenzia come questi temi sono stati lì sviluppati efficacemente: "Tutta l'Emilia dovrebbe diventare patrimonio dell'umanità. Nelle province di Piacenza, Parma e Reggio Emilia il gusto si è tra-sformato in cultura, identità e arte. Dal 2015, quando Parma è stata riconosciuta Città creativa Unesco per la gastronomia, abbiamo costruito una rete straordinaria che oggi conta 291 operatori del food and wine, 7 ristoranti stellati Michelin e 8 musei del cibo. Ogni prodotto Dop e Igp racconta secoli di sapienza: il parmigiano reggiano che stagiona lentamente, il Prosciutto di Parma che profuma di aria dolce delle colline, l'aceto balsamico tradizionale che nasce da un'alchimia antica. Per valorizzare questo straordinario patrimonio è disponibile un itinerario in bicicletta che attraversa la food valley: 360 chilometri tra Piacenza, Reggio Emilia e Parma, dove pedalare significa immergersi in un ecosistema unico fatto di sapori, borghi medievali e paesaggi che hanno conquistato il mondo. Un'esperienza che trasforma ogni visita in un ricordo indimenticabile". Michele Angiolini, sindaco di Montepulciano, comune capofila della Comunità ambito turistico valdichiana senese conferma: “Il turismo enogastronomico rappresenta una chiave strategica per lo sviluppo sostenibile dei territori come il nostro, dove la qualità delle produzioni locali, una forte identità culturale e un paesaggio iconico si fondono in modo naturale. I dati del rapporto confermano una tendenza che da tempo riscontriamo anche nella Valdichiana Senese: i visitatori internazionali cercano esperienze autentiche, legate al gusto ma anche al racconto dei luoghi e delle persone. La sfida è continuare a offrire un turismo di valore e un'esperienza autentica dei nostri luoghi”. 
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Influenza, 7 mutazioni in virus H3N2: "Rischio stagione tra le peggiori del decennio"

(Adnkronos) - In alcuni Paesi, tra cui Giappone e Uk, è partita prima del previsto e subito con un'impennata. L'influenza colpisce ogni inverno, ma quest'anno potrebbe rivelarsi più insidiosa. Complice uno dei virus del 'pool' che entra in azione in autunno-inverno. Secondo l'analisi di esperti Uk, a giugno di quest'anno - insolitamente al di fuori della stagione influenzale e nel bel mezzo dell'estate dell'emisfero settentrionale - sono infatti apparse 7 mutazioni in un ceppo influenzale, l'H3N2, che hanno portato a un "rapido aumento" delle segnalazioni del virus mutato. A spiegarlo è stato Derek Smith, direttore del Centre for Pathogen Evolution alla University of Cambridge. "Quasi certamente avrà un impatto mondiale, è qualcosa che emergerà rapidamente", ha detto Smith, secondo quanto riporta la 'Bbc' online. Forte delle nuove mutazioni (anche se non è stato perfettamente definito il loro impatto), il patogeno sembra eludere meglio parte del sistema immunitario e ha innescato la stagione influenzale con più di un mese di anticipo.  Tanto che il National Health Service (Nhs) ha lanciato un 'Sos vaccino' invitando le persone a proteggersi per evitare un inverno brutale. "E' molto probabile che sarà una brutta stagione influenzale e accadrà molto presto: siamo già nel pieno", ha osservato Christophe Fraser, del Pandemic Sciences Institute dell'University di Oxford. "Ci sono segnali che indicano che potrebbe essere peggiore di alcune delle stagioni influenzali che abbiamo visto negli ultimi 10 anni". "Non vedevamo un virus come questo da un po', sono dinamiche insolite", ha confermato Nicola Lewis, direttrice del World Influenza Centre al Francis Crick Institute.  
I virus dell'influenza mutano costantemente (il vaccino stagionale deve essere aggiornato ogni anno proprio per stare al passo) e nella maggior parte dei casi si tratta di piccole modifiche, ma ogni tanto si verifica un cambiamento improvviso e brusco, dovuto a una mutazione sostanziale. E' quello che è accaduto quest'anno.  Le 7 mutazioni identificate è probabile che aiutino il virus a eludere parte dell'immunità sviluppata negli anni fra infezioni influenzali e vaccini, e il risultato potrebbe dunque essere che il virus riesce a infettare le persone e a diffondersi più facilmente. "Siamo molto più avanti - ha evidenziato Lewis - Penso che la stagione influenzale sarà molto intensa". L'influenza stagionale ha solitamente un valore R (che indica il numero di persone a cui ogni infetto trasmette il virus) pari a circa 1,2, mentre la stima iniziale per quest'anno è di 1,4, ha fatto notare Lewis. Il che vuol dire che, in linea di massima, se 100 persone avessero l'influenza la trasmetterebbero a 120 in un anno normale e a 140 quest'anno, per dare un'idea del possibile ritmo di crescita.  
Resta l'incertezza delle previsioni, anche se alcuni esperti guardano all'Australia e segnalano che il Paese che ci precede sulla via dell'inverno (e dell'influenza) ha avuto la peggiore stagione mai registrata, sebbene non abbia dovuto affrontare lo stesso virus H3N2 mutato rilevato dagli esperti Uk. "L'H3 è sempre un virus più caldo, più pericoloso e ha un impatto maggiore sulla popolazione", ha ricordato Lewis. L'invito dell'esperta è a vaccinarsi. Se anche non ci fosse perfetta copertura del vaccino attuale sul virus mutato, "una certa protezione è meglio di nessuna protezione", ha assicurato anche Fraser, anche se i maggiori benefici riguarderanno più la riduzione della gravità della malattia che il rallentamento della diffusione virale. Anche il Giappone sta attraversando una stagione influenzale precoce e ha adottato misure a breve termine come la chiusura di alcune scuole per cercare di contenere le epidemie. In Uk le autorità sanitarie hanno già lanciato un alert per un picco nel primo periodo, come ricorda il 'Daily Mail', dal momento che dati mostrano che i casi sono già più di 3 volte superiori rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, in gran parte a causa di un aumento tra i bambini in età scolare. I dati pubblicati la scorsa settimana dall'Ukhsa (Uk Health Security Agency) mostrano inoltre che la maggior parte dei virus influenzali sottotipizzati era H3N2.  I sintomi dell'influenza H3N2 sono simili a quelli di altri ceppi influenzali, possono però essere più intensi: sono comuni febbre alta, forti dolori muscolari, affaticamento. Secondo alcune segnalazioni, in Australia sono stati osservati sintomi più improvvisi e stanchezza più duratura.  "Aumentare la vaccinazione può impedire che la suscettibilità alle infezioni gravi diventi eccessiva, e ciò è possibile - ha rimarcato al 'Daily Mail' Stephen Griffin, professore di virologia all'Università di Leeds - L'influenza è meno contagiosa del Covid, quindi le misure di mitigazione hanno un impatto maggiore. E' molto importante rendere gli ambienti resistenti alle infezioni adottando precauzioni negli spazi pubblici, in particolare negli ospedali e nelle strutture di cura". 
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Ecoroe, da 50 anni trasforma sfide ambientali in soluzioni sostenibili

(Adnkronos) - Da quasi cinquant’anni Ecoroe trasforma le sfide ambientali in soluzioni sostenibili. Fondata nel 1976, l’azienda è oggi un global service ecologico leader nella gestione integrata dei rifiuti, nel pronto intervento ambientale e nella consulenza strategica Esg. Con due piattaforme di proprietà e una flotta di oltre 25 mezzi operativi attivi 24 ore su 24, Ecoroe garantisce un servizio efficiente, sicuro e tracciabile in tutto il territorio nazionale. La piattaforma principale di Milano è autorizzata per il trattamento fino a 185mila tonnellate annue, mentre quella di Stradella dispone di un’autorizzazione fino a 44mila tonnellate. A supporto delle attività, un laboratorio interno certificato garantisce analisi e controlli di qualità in ogni fase del processo, offrendo anche servizi analitici dedicati ai clienti.  L’esperienza maturata in mezzo secolo si riflette in una gamma di soluzioni complete: dal trattamento di rifiuti liquidi, solidi, pericolosi e non pericolosi, fino alle bonifiche ambientali e agli interventi di messa in sicurezza d’emergenza per sversamenti o eventi critici. Ecoroe opera secondo un metodo collaudato che integra tecnologia, competenze specialistiche e consulenza normativa per tutti i principali settori industriali: chimico-farmaceutico, metalmeccanico, oil&gas, logistica, edilizia, Gdo e pubblica amministrazione.  
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iPhone Air 2 potrebbe essere rimandato alla primavera 2027

(Adnkronos) - Quando Apple ha presentato iPhone Air lo scorso settembre, l’idea era chiara: un dispositivo che sacrificasse parte della potenza visibile in nome dell’eleganza assoluta. Più sottile, più leggero, un oggetto di design pensato per distinguersi dagli altri modelli della lineup. Eppure, a pochi mesi dal debutto, qualcosa sembra essersi inceppato. Secondo diversi report Apple avrebbe deciso di frenare bruscamente sulla produzione del modello attuale, e soprattutto di rivedere i piani futuri legati a questa famiglia di prodotti. L’obiettivo interno era portare sul mercato, già nell’autunno del 2026, una seconda generazione di iPhone Air più leggera, con una batteria più capiente e un sistema di raffreddamento a camera di vapore – lo stesso utilizzato sugli iPhone 17 Pro – per gestire meglio calore e prestazioni. Quel progetto, però, sarebbe stato messo in pausa. L’iPhone Air non avrebbe raggiunto l’interesse sperato: un prodotto affascinante sul piano estetico, ma meno convincente nel trovare un posto preciso nella gamma Apple, già affollata tra modelli base, versioni Pro e il segmento premium rappresentato dal futuro pieghevole. Il nuovo scenario che emerge è diverso da ciò che Apple aveva pianificato fino a pochi mesi fa. Nel 2026, la lineup autunnale dovrebbe ruotare attorno a due protagonisti: l’iPhone 18 Pro e il primo iPhone pieghevole, vero progetto strategico su cui Cupertino sta investendo molte energie. Le varianti iPhone 18 e iPhone 18E – pensate per un pubblico più ampio e per un posizionamento di prezzo diverso – non arriverebbero prima della primavera 2027, e proprio in quel periodo potrebbe riapparire anche il nome “Air”, ma non è più una certezza. Il destino dell’iPhone ultrasottile resta quindi sospeso: Apple non ha chiuso definitivamente la porta, ma la priorità sembra spostata altrove, verso dispositivi più innovativi e capaci di rappresentare un cambio di paradigma per il mercato. In altre parole, l’iPhone Air potrebbe non essere stato un fallimento, ma un test. E Apple, come spesso accade, non ha alcun problema a ripensare una strategia quando non è soddisfatta del risultato.  
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Apple e Issey Miyake, nuova custodia per iPhone a 250 euro

(Adnkronos) - Apple è abituata a collaborare con i marchi lifestyle, ma questa volta l’incontro è con uno dei nomi più iconici del design giapponese. Issey Miyake e Apple presentano iPhone Pocket, un accessorio che va oltre il concetto di cover e si avvicina alla moda funzionale. Una tasca in tessuto tridimensionale, elastica e minimalista, pensata per adattarsi a qualsiasi iPhone e a tutto ciò che normalmente finisce nelle nostre tasche. Il progetto nasce dall’idea di “a piece of cloth”, una filosofia che ha segnato la storia del brand giapponese: ridurre un oggetto complesso all’essenza di un unico pezzo di tessuto. Qui quella filosofia incontra l’universo Apple, trasformando l’iPhone in un oggetto da indossare. Il risultato è una struttura a coste che ricorda i celebri plissé del marchio, capace di espandersi e avvolgere lo smartphone come una seconda pelle. Quando il tessuto si tende, il contenuto rimane visibile con discrezione, lasciando intravedere lo schermo o gli oggetti conservati all’interno. La versatilità è parte del suo DNA: iPhone Pocket può essere tenuto in mano come una mini-pouch, legato alla borsa o indossato a tracolla. Yoshiyuki Miyamae, design director del Miyake Design Studio, lo descrive come un invito all’interpretazione: “Il design lascia volutamente spazio alle possibilità personali. È un’esplorazione della gioia di indossare l’iPhone secondo il proprio stile.” iPhone Pocket è realizzata interamente in Giappone attraverso una complessa lavorazione in maglia 3D, risultato di ricerca e sviluppo che combina artigianalità e tecnologia tessile. Il tessuto è leggero, elastico e sorprendentemente resistente. L’accessorio arriva in una palette vivace, con colori che vanno dai toni agrumati alle sfumature più profonde. È disponibile con due tipologie di tracolla: una più corta, che richiama una borsetta compatta, e una lunga, da indossare a tracolla o crossbody. Tra lemon, mandarin, purple, pink, peacock, sapphire, cinnamon e black, è impossibile non trovare una combinazione in grado di dialogare con il proprio iPhone. La disponibilità non sarà per tutti: iPhone Pocket è un prodotto in edizione limitata. Dal 14 novembre arriverà in una selezione di Apple Store nel mondo e su apple.com, inclusa l’Italia con Apple Piazza Liberty a Milano. Perfetta come idea regalo per il periodo natalizio, anche perché gli Apple Specialist in store offriranno consulenza per provare colori e lunghezze con il proprio iPhone, trasformando l’acquisto in una sorta di esperienza di styling tecnologico. Prezzo premium, com’è prevedibile: 159,95 € per il modello con tracolla corta, 249,95 € per quello con tracolla lunga. 
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Guida Sushi 2026 del Gambero Rosso, Roma e Milano valorizzano il sake

(Adnkronos) - Esiste un filo rosso che unisce la cucina italiana a quella nipponica: l’amore per la materia prima, il rispetto per l’ingrediente e la ricerca costante per esaltarne le peculiarità. La passione degli italiani per la tradizione gastronomica giapponese è evidente in tutta la Penisola, con il fiorire dei banchi dedicati all’omakase, la crescita costante degli eleganti locali di fine dining, il boom delle izakaya e un’attenzione sempre maggiore nei confronti del sake e della mixology del Sol Levante. Ce lo racconta la nuova Guida sushi 2026 del Gambero Rosso, presentata oggi presso lo Spazio Field di Roma, giunta alla sua terza edizione. Gli esercizi recensiti sono stati 230, in netto aumento rispetto allo scorso anno. Si arricchisce anche la rosa dei premiati con le Tre Bacchette – massimo rating in termini di eccellenza – che passano a 42, con 11 nuovi ingressi distribuiti lungo tutto il territorio. Quattro i premi speciali: novità dell’anno (Ruri Kaiseki a Napoli), valorizzazione del sake (Iyo Omakase a Milano ed Enosake a Roma), miglior carta dei vini (Uni Restaurant a Cervia) e miglior proposta di bere miscelato (Sentaku Izakaya a Bologna). Novità assoluta di questa edizione è l’appendice dedicata non solo ai migliori take-away, ma anche alle botteghe specializzate e gli izakaya, per chi cerca un tipo di esperienza autentica e informale, senza rinunciare alla qualità. “La cucina giapponese in Italia ha raggiunto un livello di maturità impensabile solo pochi anni fa. Nei ristoranti in Guida ritroviamo quella complessità di cotture, ingredienti e tradizioni che rende la cucina nipponica così tremendamente affascinante. E oggi assistiamo a contaminazioni sempre più interessanti, sia come sapori che nei modelli di ristorazione”, commenta Lorenzo Ruggeri, direttore responsabile del Gambero Rosso. Secondo Pina Sozio, curatrice della pubblicazione: “Il focus sul sushi ci permette un punto di osservazione privilegiato su una specialità che rappresenta al meglio, nella sua essenzialità, il rigore della tradizione giapponese. Essenzialità che ha conquistato tutta la Penisola, con un successo di estimatori in perenne aumento”. Aumentano rispetto alla precedente edizione gli esercizi che hanno conquistato le Tre bacchette, massimo riconoscimento per qualità e servizio, passando a 42. Milano si conferma al vertice della classifica (12 premiati, con 4 new entry), seguito da Roma (6 premiati, con 2 novità) e Torino (3 premiati, con 1 novità). Moon Asian Bar dell’Hotel Valadier di Roma conquista le Tre bacchette 2026. Oltre a Miyabi – Torino, Azabu10 – Milano, Hatsune Zushi at Ronin – Milano, IYO Kaiseki – Milano, IYO Restaurant – Milano, Yamaneko – Udine, Ambar – Firenze, Nomisan – Roma, Ruri Kaiseki – Napoli, Urubamba – Napoli. A seguire i premi speciali. Novità dell’anno – New Kenji Mundi Riso: Ruri Kaiseki (Napoli). Valorizzazione del Sake – JFC Italia: IYO Omakase (Milano) e Enosake (Roma). Miglior carta dei vini - Spinelli: Uni Restaurant (Cervia). Miglior proposta di bere miscelato: Sentaku Izakaya (Bologna). 
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Le console Switch si aggiornano, tutte le novità

(Adnkronos) - Nintendo ha iniziato a distribuire il nuovo aggiornamento 21.0.0 sia su Switch 2 che su Switch. Non è uno di quegli update che stravolgono l’interfaccia o aggiungono funzioni rivoluzionarie, ma è una versione che lavora di fino sull’esperienza quotidiana, limando dettagli che, soprattutto per chi usa spesso l’ecosistema Nintendo, possono fare la differenza. La prima novità visibile appare direttamente sulla schermata Home: i giochi ora mostrano un simbolo che indica se si tratta di una copia fisica o digitale. È un dettaglio estetico, certo, ma anche pratico: l’utente capisce immediatamente se un titolo richiede la cartuccia per essere avviato oppure se è già installato nella memoria interna. Nintendo interviene anche sul processo di download: quando più giochi sono in coda, è finalmente possibile annullare tutto con un solo comando, mentre nei bundle digitali l’icona “Ricevi software” indirizza direttamente all’eShop, evitando passaggi inutili. La versione Switch 2 spinge più a fondo sul tema della connettività, soprattutto per chi usa GameChat. La chat vocale non interrompe più la sessione quando la console passa dal dock alla modalità portatile e diventa possibile disattivare il panning dell’audio, opzione utile per chi preferisce un ascolto più uniforme. C’è anche un miglioramento di ergonomia: la console non va più in standby mentre si sta parlando. Il lettore vocale ora può leggere anche i suggerimenti della tastiera giapponese e la velocità massima del Text-to-Speech sale al 400%, un incremento pensato per chi ha bisogno di una sintesi vocale molto rapida. In parallelo, due nuove lingue – tailandese e polacco – entrano nel sistema, quando supportate dai giochi. Una delle novità più interessanti è nascosta tra le opzioni audio: chi usa il Pro Controller wireless su Switch 2 può scegliere tra modalità “Stabile” e “Bassa latenza”. La seconda riduce il ritardo dell’audio nei giochi in cui la reattività è fondamentale, come rhythm game e titoli competitivi, anche se in ambienti affollati di reti wireless potrebbe essere più soggetta a interferenze. Nel menù Display, l’opzione HDR cambia nome per riflettere meglio il comportamento del pannello della console, mentre la funzione per adattare la dimensione dello schermo è stata resa più intuitiva e meno macchinosa. Nintendo approfitta anche dell’update per rinominare alcune voci dei menu, come la notifica dei punti Platino, ora indicata più chiaramente come notifica Nintendo Switch Online, evitando fraintendimenti legati al programma fedeltà. Anche il risparmio energetico riceve un ritocco concettuale: la funzione che limita la carica della batteria si chiama ora “Stop alla carica tra l’80 e il 90%”, lasciando maggiore libertà nella gestione della longevità della batteria, una risposta alle richieste degli utenti più attenti alla salute energetica del dispositivo.  La prima Switch riceve la versione 21.0.0 con meno novità, ma mantiene alcuni upgrade chiave: l’icona per distinguere giochi fisici e digitali, la gestione dei virtual game card e l’aggiornamento alla terminologia del Nintendo Switch Online.  
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Stiga si aggiudica il prestigioso Red Dot Award 2025 con l'App STIGA.GO per lo smart gardening

(Adnkronos) - STIGA, azienda leader in Europa nella produzione e distribuzione di attrezzature per il giardinaggio , si è aggiudicata il prestigioso Red Dot Award 2025 nella categoria Brands & Communications Design. Il riconoscimento è stato conferito all'app STIGA.GO, l'applicazione di smart gardening lanciata all'inizio dell'anno. L'app STIGA.GO è stata premiata per la sua interfaccia innovativa e intuitiva , che la giuria ha riconosciuto come un chiaro esempio dell'impegno costante di Stiga nel fornire soluzioni incentrate sul consumatore. L'applicazione funge da unico touchpoint digitale per collegare e gestire l'intera gamma di prodotti Stiga, inclusi i robot tagliaerba, semplificando la cura del giardino. L'applicazione STIGA.GO si distingue per essere molto più di un semplice strumento di controllo; si configura come la vera e propria estensione digitale dell'esperienza di giardinaggio. Essa garantisce agli utenti il controllo ottimale dell'intera gamma di tagliaerba STIGA. L'app è in continua evoluzione e ha integrato diverse funzionalità avanzate pensate per migliorare l'usabilità e la personalizzazione. Tra queste figurano la Dark mode per assicurare una migliore visibilità in diverse condizioni di luce, aggiornamenti in tempo reale sullo stato di avanzamento del lavoro, e una navigazione complessivamente più fluida. Inoltre, l'applicazione offre comandi personalizzabili che permettono agli utenti di regolare il feedback (sonoro o tattile), disattivare i suoni o focalizzare la visualizzazione su specifiche mappe e impostazioni di taglio. A completare l'offerta, l'app include utilissimi tutorial, guide rapide e consigli pratici per la cura quotidiana del giardino, trasformandosi così in un hub completo per lo smart gardening. 
James Cameron, Innovation Director del Gruppo STIGA, ha espresso grande soddisfazione per il traguardo raggiunto: “Siamo molto orgogliosi di aver ricevuto il Red Dot Award. Questo riconoscimento premia l’impegno del nostro team nel realizzare un’app che coniuga innovazione, fruibilità ed eccellenza nel design per i nostri clienti. Con STIGA.GO stiamo trasformando il modo in cui le persone interagiscono con l’ambiente esterno, rendendo la cura del giardino più smart, più semplice e più piacevole”. L'ottenimento del Red Dot Award 2025 rafforza ulteriormente la posizione di STIGA come leader nel design e nella tecnologia all’avanguardia per lo smart gardening. Questo non è il primo riconoscimento ottenuto dall'azienda nel prestigioso concorso internazionale di design. STIGA ha infatti già conseguito il Red Dot DesignAward per il robot tagliaerba autonomo STIGA A 1500 nel 2023, nel 2015 con il trattorino tagliaerba frontale STIGA Park Pro 740 IOX 4WD e nel 2013 con il trattorino Tagliaerba Frontale STIGA Villa 520 HST nel 2013. Il Red Dot Award è riconosciuto a livello globale per premiare i prodotti che si distinguono per la combinazione di eccellenza nel design e innovazione. Il concorso Brands & Communication Design invita creativi e aziende a presentare campagne e progetti valutati da una giuria internazionale di esperti. Nel 2025, sono state valutate candidature provenienti da 58 paesi in 18 categorie. 
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Foreste, quali specie arboree per un clima più fresco? Lo studio

(Adnkronos) - Le foreste europee coprono poco più del 30% del territorio continentale e sono considerate alleate fondamentali nella lotta al cambiamento climatico ma non sempre più alberi significano un clima più fresco. Uno studio pubblicato su Nature Communications, guidato dall’Eth di Zurigo e al quale ha partecipato, per l’Italia, l’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche di Perugia (Cnr-Isafom) all’interno del progetto Europeo Horizon Europe 'ForestNavigator', mostra che l’effetto delle foreste dipende anche dal tipo di specie e dalle caratteristiche locali. La gestione e la composizione delle foreste emergono così come fattori chiave per migliorare resilienza, biodiversità e capacità di mitigare il riscaldamento climatico.  Il lavoro integra aspetti biogeochimici (assorbimento di carbonio) con quelli biofisici (riflettività, evaporazione e scambi di calore) in modo da disegnare strategie più efficaci per la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico, ed evidenzia come in molte regioni europee, l’espansione forestale possa talvolta contribuire al riscaldamento locale invece che al raffreddamento - spiega il Cnr in una nota - È il caso, ad esempio, delle foreste di conifere che, avendo una chioma più scura, assorbono una quantità di energia solare maggiore rispetto a pascoli o campi coltivati. Questo minor riflesso della radiazione solare riduce l’effetto rinfrescante legato all’evaporazione.  “Siamo abituati a pensare alle foreste come soli serbatoi di carbonio - spiega Alessio Collalti responsabile del Laboratorio modellistica forestale del Cnr-Isafom di Perugia, coautore dello studio e responsabile scientifico del Cnr all’interno del progetto - Ma il loro effetto sul clima è più complesso: oltre a catturare CO2 atmosferica, le foreste influenzano la temperatura dell’aria e la sua umidità così come la riflettività della superficie terrestre”.  Per indagare queste dinamiche, il team di ricerca ha utilizzato il modello climatico regionale Cosmo-Clm2, simulando il clima europeo tra il 2015 e il 2059 in diversi scenari di gestione forestale. Confrontando l’afforestazione, cioè il processo con cui vengono piantati alberi in aree dove non era originariamente presente alcuna forma di foresta, e la riforestazione tradizionale con scenari di conversione delle conifere in latifoglie, il team di ricercatori ha scoperto che la scelta delle specie può modificare in modo significativo la risposta climatica del territorio.  “I risultati sono chiari: sostituire le conifere, come pini e abeti, con latifoglie, come faggio o quercia, può ridurre la temperatura media massima giornaliera di luglio fino a 0,6 °C su larga scala - spiega Collalti - quando la conversione è combinata con nuove piantagioni, il riscaldamento previsto di +0,3 °C può trasformarsi in un raffreddamento di -0,7 °C. Una differenza di pochi decimi di grado può sembrare minima, ma durante le ondate di calore può fare la differenza in termini di salute pubblica, stress agricolo e domanda energetica”.  Questi risultati - evidenzia il Cnr - hanno implicazioni dirette per le politiche climatiche europee ed evidenziano che strategie di forestazione (sia afforestazione che riforestazione), come l’iniziativa europea che prevede di piantare 3 miliardi di alberi in più nell'Ue entro il 2030, dovrebbero superare la logica puramente quantitativa e considerare quali specie piantare e dove, poiché non tutte le foreste apportano gli stessi benefici climatici.  “Riconsiderare la composizione delle foreste europee non è semplice -prosegue il ricercatore - richiede pianificazione a lungo termine, nuovi approcci gestionali e un coordinamento tra politiche europee e nazionali. Ma i benefici potenziali, maggiore resilienza, biodiversità e capacità di raffreddamento, rendono questo cambiamento una priorità”.  In un’Europa che si riscalda sempre di più, lo studio dimostra che la scelta delle specie giuste è fondamentale per una buona gestione. “Le foreste sono attori attivi del sistema climatico, capaci di amplificare o mitigare il riscaldamento a seconda di come vengono gestite”, conclude Collalti. 
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Deep Purple al Pisa Summer Knights 2026: rock leggendario in Piazza dei Cavalieri

(Adnkronos) - La leggendaria rock band inglese Deep Purple ha scelto Pisa per la prima delle sue uniche due date italiane del tour estivo 2026. Il gruppo, guidato dall’inconfondibile voce di Ian Gillan, si esibirà il 16 luglio 2026 in Piazza dei Cavalieri, nell’ambito del festival PISA SUMMER KNIGHTS. Questa data si configura come l'unica tappa per il Centro-Sud Italia, consolidando l'importanza dell'evento toscano. 
Dopo il successo della passata edizione, che ha ospitato anche i Level 42, il PISA SUMMER KNIGHTS, promosso dal Comune di Pisa in collaborazione con Pisamo e organizzato da LEG Live Emotion Group, prosegue il proprio percorso confermando una decisa identità internazionale e ambisce a imporsi come vetrina privilegiata per i grandi live mondiali. L'annuncio è in linea con la nuova strategia di sviluppo del festival. Il Sindaco di Pisa, Michele Conti, ha evidenziato le novità e la visione a lungo termine dell'iniziativa: “Le principali novità della prossima edizione del Pisa Summer Knights sono l’anticipo degli eventi all’estate, anziché a fine stagione e la volontà di offrire un cartellone sempre più internazionale. Pisa ha tutte le carte in regola, infatti, per ospitare concerti e spettacoli dei grandi tour europei e di richiamare dall’Italia e dall’estero un pubblico interessato a unire l’esperienza dei concerti alla scoperta delle città che li ospitano. In questo senso, la nostra città, con le sue bellezze artistiche, storiche e paesaggistiche, può essere una meta unica che, negli anni, saprà imporsi all’attenzione nazionale e internazionale".   La programmazione 2026 sarà più ambiziosa, con l'intento di affiancare ai big della scena mondiale i principali nomi della musica italiana, trasformando Piazza dei Cavalieri in un palcoscenico di riferimento. Il PISA SUMMER KNIGHTS si conferma non solo un appuntamento centrale per gli amanti della musica, ma anche una leva di valorizzazione culturale, economica e turistica per l’intera città. Il festival è un motore di attrazione capace di aumentare presenze, indotto e visibilità internazionale, posizionando Pisa in modo stabile tra le capitali italiane della grande musica dal vivo. I biglietti per l'evento sono disponibili in prevendita sui circuiti Vivaticket.com e Ticketone. 
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