Nuova Fiat 500 Hybrid: il ritorno a Mirafiori
(Adnkronos) - La Fiat 500 Hybrid torna sotto i riflettori internazionali inaugurando una nuova fase per il marchio torinese, presentata durante un media drive ospitato nel capoluogo piemontese dal 21 al 28 novembre. Questa versione ibrida conserva il fascino intramontabile della 500, ma introduce un approccio più contemporaneo alla mobilità urbana, mantenendo intatto il legame con l’eleganza del design italiano. Il debutto della nuova Fiat 500 Hybrid della compatta ibrida segna anche un ritorno simbolico alle origini: la produzione è ripartita a novembre nelle Carrozzerie di Mirafiori, lo storico impianto dove la 500 vide la luce nel 1957. L’obiettivo iniziale è raggiungere quota 5.000 unità entro fine anno, per poi arrivare (a pieno regime) a un incremento potenziale di circa 100.000 vetture annue. Una scelta industriale che rafforza il ruolo strategico di Torino e consolida la relazione tra FIAT e la sua città natale. La gamma si sviluppa su tre configurazioni di carrozzeria: Hatchback, 3+1 (ordinabile dall’inizio del prossimo anno) e Cabrio, affiancate dagli allestimenti POP, ICON e LA PRIMA. In occasione del lancio debutta anche la serie speciale “TORINO”, dedicata esclusivamente alla Hatchback e pensata come tributo alla città che continua a incarnare l’identità del brand. La versione POP rappresenta la 500 nella sua forma più essenziale: concreta, intuitiva, ideale per chi cerca funzionalità quotidiana senza rinunciare allo stile. La ICON interpreta invece l’anima tecnologica della gamma, con un mix di comfort, connettività e carattere urbano che conferma la vocazione moderna dell’ibrida cittadina. Al vertice si colloca LA PRIMA, allestimento premium che concentra finiture curate, dotazioni esclusive e tutto il fascino senza tempo della city car FIAT.
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In arrivo nuovi marchi per il Gruppo Chery
(Adnkronos) - l Gruppo Chery accelera il proprio piano di espansione in Italia: dopo il lancio di OMODA & JAECOO, arrivano nel mercato nazionale tre nuovi marchi – LEPAS, iCAUR ed EXLANTIX , che debutteranno tra il 2026 e i prossimi cinque anni.
LEPAS, atteso in Italia dal 2026, si posiziona come brand votato a una mobilità elegante e tecnologica. Presentato in anteprima europea al Salone di Torino, porterà sul mercato modelli come l’ammiraglia L8 e le più compatte L6 e L4.
iCAUR, in arrivo nel 2027, proporrà una gamma di veicoli che fonde design classico e innovazione. Il debutto italiano sarà affidato al SUV V27, dotato di tecnologia ibrida a range extender, autonomia elettrica di circa 200 km e potenza fino a 455 CV.
EXLANTIX, il marchio elettrico di fascia alta di Chery, previsto in Italia entro i prossimi cinque anni. La gamma comprende modelli come la berlina ES e il SUV ET, già affermato in Asia e votato “Auto dell’Anno” in Cina nel 2024. «Siamo entusiasti di portare LEPAS, iCAUR ed EXLANTIX in Italia», ha dichiarato Kevin Cheng, CEO OMODA & JAECOO Automotive Italy, sottolineando come il rafforzamento dell’offerta premium rappresenti «una tappa strategica per il nostro Gruppo e per il mercato italiano».
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Italia-A.Saudita, l’imprenditore italiano: "Fase ideale per nuova stagione cooperazione"
(Adnkronos) - “Alla luce dell’evoluzione dei rapporti tra Italia e Paesi del Golfo, riteniamo che questa sia la fase ideale per aprire una nuova stagione di cooperazione. Per questo Protom ha definito un piano industriale che prevede, nei prossimi cinque anni, investimenti mirati proprio nell’area del Golfo, con l’obiettivo di avviare partnership stabili nei settori dell’innovazione”. Lo dichiara in un’intervista all’Adnkronos/Labitalia il fondatore di Protom, Fabio De Felice, a margine del Forum imprenditoriale Italia Arabia Saudita, iniziato oggi a Riad. De Felice da anni è tra i membri italiani della task force dedicata al digitale del B20, il business forum del G20. L’azienda è certificata Elite, il programma di Borsa Italiana per le aziende ad alto potenziale ed è entrata in TechShare è il programma di preparazione alla quotazione di Euronext dedicato alle società tecnologiche. “Da oltre trent’anni - spiega - Protom lavora per portare soluzioni ad alto valore aggiunto alle imprese e alle istituzioni, con un approccio che combina competenze tecniche, cultura del progetto e una forte identità italiana. L'azienda è la prima kti company italiana che opera in diversi settori dell’innovazione tecnologica, dalla digital transformation allo smart manufacturing”. “L’intervento del ministro Tajani a Riad - commenta - conferma una realtà che come imprenditori italiani percepiamo da tempo: l’Arabia Saudita non è più soltanto un mercato in espansione, ma un partner strategico con cui costruire progetti di lungo periodo. La Vision 2030 rappresenta una delle più grandi trasformazioni economiche al mondo, e l’Italia ha oggi l’opportunità di inserirsi in modo strutturale in questo processo. Quello che emerge dal summit è un messaggio chiaro: non parliamo solo di scambi commerciali, ma di cooperazione industriale, di innovazione condivisa e di investimenti bilaterali". Secondo De Felice ,"il fatto che siano già stati siglati accordi per circa 10 miliardi di dollari conferma che i due Paesi stanno costruendo un vero partenariato, che unisce know-how italiano e capacità di investimento saudita. Rispetto ai piani strategici della mia realtà intravedo diverse scenari in diversi settori dall’energia alla transizione sostenibile alla tecnologia. L’Italia ha competenze tecnologiche d’eccellenza su varie dimensioni tecnologiche mentre l’Arabia Saudita sta investendo in modo massiccio su questi fronti. L’incontro tra queste due realtà può generare filiere nuove e progetti ad alta scalabilità”. “Queste aree - sottolinea - unite al nuovo corridoio economico tra India, Medio Oriente ed Europa, offrono all’Italia la possibilità di posizionarsi come piattaforma mediterranea della crescita. Per questo ritengo che sia il momento giusto per un approccio più integrato: imprese, università e istituzioni italiane devono presentarsi come un unico sistema in grado di costruire valore, non solo di vendere prodotti. L’Italia e l’Arabia Saudita hanno oggi una convergenza strategica: loro cercano tecnologia e competenze, noi cerchiamo nuovi mercati e stabilità nelle catene del valore. La collaborazione tra i due Paesi può essere una leva fondamentale per la nostra competitività globale”.
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Violenza su donne, Consulenti lavoro: impegno con Fond. Doppia Difesa, ecco opuscolo informativo con misure per aiuto
(Adnkronos) - Contrastare la violenza sulle donne favorendone l'indipendenza economica. Una battaglia sociale, culturale e valoriale che i Consulenti del lavoro conducono attraverso l'intesa siglata con la 'Fondazione Doppia Difesa', con l’obiettivo di ampliare le opportunità lavorative delle vittime di violenza attraverso la formazione, l'inserimento e la ricollocazione nel mondo del lavoro. In occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre, la categoria mette a disposizione un opuscolo illustrativo che riassume le misure esistenti per aiutare le donne a ritrovare la loro libertà. Dal sostegno economico per l’autonomia abitativa e personale, agli incentivi alle assunzioni per i datori di lavoro fino al congedo retribuito e all’assegno di inclusione.
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Sanità, l'Armenia incontra il modello Nemo al Niguarda di Milano
(Adnkronos) - Nel cuore dell'ospedale Niguarda di Milano, il Centro clinico Nemo ha accolto ieri pomeriggio la visita istituzionale del ministro del Lavoro e Affari sociali armeno, Arsen Torosyan, con il ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli. Nell'ambito della visita ufficiale al nosocomio milanese si è voluto far conoscere da vicino il luogo che, da 17 anni, rappresenta un punto di riferimento nazionale e internazionale per la cura e la ricerca sulle malattie neuromuscolari e neurodegenerative. Ad accogliere la delegazione il presidente dei Centri clinici Nemo, Marco Rasconi, con il direttore generale, Paolo Lamperti, e il direttore clinico-scientifico della sede milanese, Valeria Sansone. Per l'ospedale Niguarda erano presenti, tra gli altri, il direttore generale Alberto Zoli e la direttrice sociosanitaria Laura Zoppini. La visita ufficiale - spiega una nota - si inserisce nel percorso di cooperazione tra Italia e Armenia, rafforzato dal memorandum d'intesa firmato a Yerevan lo scorso giugno proprio dal ministro Locatelli, con l'obiettivo di sviluppare progetti condivisi e scambi di buone pratiche per la tutela dei diritti delle persone con disabilità. In questo quadro, l'unicità del modello Nemo è stata individuata come esempio virtuoso, capace di unire conoscenza ed esperienza clinica, multidisciplinarietà concreta e innovazione terapeutica, per patologie rare e complesse come la Sla, la Sma e le distrofie muscolari, per le quali non c'è ancora una cura risolutiva. Accompagnata dell'équipe clinica e degli operatori, la delegazione ha incontrato pazienti e famiglie, ha visitato gli spazi dove quotidianamente si realizza la presa in carico al fianco della persona, cuore dell'identità del modello Nemo. Un approccio che ha portato oggi alla costruzione del network nazionale, con 8 sedi, contribuendo alla realizzazione di una rete di cura e ricerca riconosciuta anche a livello internazionale. I numeri lo confermano. Solo nell'ultimo anno il Centro Nemo di Milano ha preso in carico oltre 1.500 adulti e bambini, e attraverso il Clinical Research Center ha al suo attivo la gestione di 74 studi di ricerca clinica, osservazionali e interventistici, inclusi quelli di fase 1 grazie ai quali il farmaco in studio viene somministrato per la prima volta all'uomo per verificarne in prima battuta sicurezza e tollerabilità. Ad oggi sono 120 i pazienti del Nemo Milano che hanno avuto accesso ai nuovi trattamenti di cura approvati. Il centro, inoltre, è presidio per le malattie rare di Regione Lombardia, è riconosciuto Centro Ern (European Reference Network) per le malattie neuromuscolari ed è l'unico centro europeo a far parte dell'Executive Board del Neuromuscular Study Group, il consorzio scientifico internazionale impegnato nello sviluppo della ricerca sulle patologie neuromuscolari. "La visita che abbiamo avuto il privilegio di accogliere conferma il valore del dialogo tra Paesi che scelgono di mettere al centro le persone - afferma Rasconi - Condividere la nostra esperienza clinica e scientifica significa essere al servizio delle istituzioni per contribuire a rispondere ai bisogni reali delle famiglie e generare, insieme, nuove opportunità di accesso alla cura per chi vive le nostre patologie. Perché nessuno rimanga indietro".
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#DigitalSafeYou: HWG Sababa contro la violenza digitale di genere
(Adnkronos) - In concomitanza con la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, HWG Sababa, azienda attiva nel settore della cybersecurity, ha ribadito e amplificato il proprio impegno sociale, concentrandosi in particolare sul fenomeno in rapida espansione della violenza digitale di genere. Le tecnologie digitali, pur avendo ampliato le opportunità di comunicazione e lavoro, hanno anche creato nuove e più insidiose modalità con cui la violenza si manifesta, favorite dall'anonimato e dalla persistenza dei contenuti in rete. Per affrontare tale realtà, che "richiede consapevolezza, competenze e responsabilità da parte di tutti," l'azienda ha lanciato la campagna interna #DigitalSafeYou. Il progetto, inizialmente rivolto a tutti i collaboratori, costituisce il primo passo di un "percorso di lungo periodo incentrato su educazione digitale, prevenzione della cyber violenza e diffusione di una cultura del rispetto in rete." Il fenomeno della violenza digitale non è più marginale, ma una vera e propria emergenza sociale. I dati confermano la necessità di intensificare l'educazione specifica. Secondo una recente indagine dell’OsservatorioD (realizzato da SWG per Valore D), sebbene "il 75% degli italiani riconosca fenomeni noti come cyberbullismo e revenge porn," la consapevolezza si riduce drasticamente di fronte a forme più specifiche, come la sextortion e le truffe romantiche. Questa discrepanza tra percezione e realtà è confermata a livello europeo: sebbene l'Eurobarometro 2024 evidenzi come la maggioranza dei cittadini UE "consideri inaccettabile qualsiasi forma di cyber violenza," un'indagine dell’Agenzia dell’UE per i Diritti Fondamentali mostra che "una donna su dieci nell’Unione europea ha subito molestie informatiche già dall’età di 15 anni."
Il programma interno #DigitalSafeYou prevede iniziative formative volte al "riconoscimento e alla prevenzione delle principali forme di cyber violenza di genere," e la diffusione di contenuti divulgativi sui fenomeni emergenti. Significativa è la call to action visiva, in cui i collaboratori si sono resi testimonial del messaggio. L'impegno è destinato a evolvere: "un programma evolutivo che nel 2026 includerà iniziative più strutturate e momenti di confronto aperti anche all’esterno dell’azienda." Questa iniziativa aziendale si inserisce in un contesto normativo in evoluzione: la scorsa settimana, la Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità la proposta di legge sulla violenza sessuale e sulla libera manifestazione del consenso. I vertici aziendali hanno sottolineato come l'impegno sia inscindibile dal core business della cybersecurity. Claudia Rangogni, Chief HR Officer di HWG Sababa, ha dichiarato: "Con la campagna #DigitalSafeYou vogliamo promuovere un cambiamento culturale a partire dalla nostra organizzazione, mettendo a disposizione il nostro know-how nel settore cyber. Riteniamo fondamentale contribuire alla creazione di un ambiente digitale più sicuro e rispettoso. Solo attraverso educazione, prevenzione e un impegno condiviso possiamo colmare il divario tra ciò che riconosciamo come inaccettabile e ciò che ancora accade ogni giorno." A chiudere la prospettiva è il CEO, Alessio Aceti, che ha posto l'accento sulla natura strutturale della sfida: "La violenza online non è un fenomeno episodico, ma una sfida strutturale che richiede collaborazione, competenze trasversali e un approccio integrato alla sicurezza: tecnologico, culturale e umano. In un ecosistema digitale complesso, il ruolo del settore della cybersecurity è essenziale non solo per proteggere infrastrutture e sistemi, ma anche per tutelare le persone che vivono e interagiscono in rete."
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Cancro retto, italiani su Lancet: "25% pazienti può guarire senza chirurgia"
(Adnkronos) - Guarire il cancro del retto senza chirurgia. E' possibile nel 25% dei pazienti - 1 su 4 - secondo lo studio italiano No-Cut pubblicato su 'The Lancet Oncology', che promette di cambiare la pratica clinica contro un tumore che nel mondo colpisce ogni anno 700mila persone (oltre 14mila solo nel nostro Paese) con 340mila morti (circa 5mila in Italia). Il lavoro è coordinato da ricercatori dell'ospedale Niguarda e dell'università Statale di Milano, con il sostegno dell'Airc. "Complessivamente possiamo affermare che l'approccio validato dalla sperimentazione clinica No-Cut rappresenta un progresso significativo per le persone affette da carcinoma del retto ed è una pietra miliare dell'oncologia - dichiara Salvatore Siena, direttore dell'Oncologia Falck di Niguarda, professore ordinario di Oncologia medica nel Dipartimento di Oncologia ed mato-oncologia (Dipo) di UniMi e autore senior dello studio - I dati emersi nello studio No-Cut dimostrano infatti che, quando le terapie preoperatorie eliminano il tumore, la chirurgia può lasciare il posto a un attento follow-up, offrendo così la possibilità di guarire senza necessità di intervento. I risultati raccolti hanno infatti confermato la sicurezza di questa strategia, che è diventata un'opzione consolidata nelle linee guida terapeutiche per il carcinoma del retto". Nello studio - illustra una nota - sono stati coinvolti 180 pazienti con carcinoma del retto localmente avanzato curati con terapia neoadiuvante totale, ossia con 4 somministrazioni di terapia medica oncologica seguita da radio e chemioterapia. Di questi, coloro che hanno ottenuto una risposta clinica completa, ossia circa il 25%, ha potuto evitare la chirurgia del retto senza che sia aumentato il rischio di sviluppare metastasi in altri organi. I carcinomi del retto localmente avanzati, esclusi quindi gli stadi iniziali e quelli metastatici, sono circa un terzo di tutti i nuovi casi. Fino ad oggi la guarigione è possibile con una terapia multimodale comprensiva di radioterapia, terapia medica oncologica e chirurgia del retto. Ma ora quest'ultima, grazie ai risultati appena pubblicati, può essere evitata in un quarto dei casi senza compromettere la possibilità di guarigione. "Nello studio No-Cut - commenta Gianluca Vago, Direttore Dipo UniMi - c'è un'importante componente traslazionale: i medici e i ricercatori hanno infatti utilizzato strumenti diagnostici avanzati, come l'analisi del Dna tumorale circolante (con la cosiddetta biopsia liquida) e delle caratteristiche di trascrizione dei singoli tumori. Lo scopo era identificare i pazienti che possono beneficiare della terapia neoadiuvante e dell'approccio non-chirurgico o quelli che, non beneficiandone affatto, possono essere avviati alla chirurgia immediatamente, evitando trattamenti non efficaci. Questo studio evidenzia l'altissimo valore della ricerca del nostro Paese, in grado di cambiare la pratica clinica a beneficio dei pazienti". No-Cut, concepito nel 2017 e aperto all'arruolamento dei pazienti dal 2018 al 2024 - ricorda la nota - è promosso da Niguarda e università degli Studi di Milano ed è stato condotto in 4 centri oncologici: lo stesso Niguarda (principal investigator Salvatore Siena), l'Istituto europeo di oncologia di Milano (principal investigator Maria Giulia Zampino), l'Istituto oncologico veneto di Padova (principal investigator Francesca Bergamo) e l'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo (principal investigator Stefania Mosconi). Hanno contribuito agli studi traslazionali e alla statistica l'Ifom - Istituto Fondazione di oncologia molecolare, l'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, l'Istituto di Candiolo e l'università di Torino. Lo studio è stato reso possibile dalla partecipazione delle 180 persone ammalate di cancro del retto e dei loro familiari, e grazie al lavoro di molti ricercatori: medici oncologi, radioterapisti, chirurghi, radiologi, endoscopisti, patologi, psicologi, fisici, biologi, farmacisti, infermieri, statistici e anche tecnici di radioterapia, di radiologia, di laboratorio e amministrativi della logistica. No-Cut è stato finanziato da Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, Fondazione Oncologia Niguarda Ets e ospedale Niguarda. I primi autori della pubblicazione su 'The Lancet Oncology' sono ex-aequo Alessio Amatu (oncologo ad alta specializzazione e responsabile del Molecular Tumor Board di Niguarda) e Giorgio Patelli (oncologo e PhD student UniMi, Ifom e Niguarda).
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Professioni, De Luca (Consulenti lavoro): "Bene riforma ma serve cabina regia permanente"
(Adnkronos) -
Il Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro accoglie con favore il disegno di legge di 'Delega al Governo per la riforma della disciplina degli ordinamenti professionali', giudicandolo un passo decisivo verso l’ammodernamento e l’armonizzazione di un sistema atteso da molti anni. Il Ddl valorizza il ruolo sociale delle professioni regolamentate, riafferma l’indipendenza e l’autonomia intellettuale del professionista e riconosce le competenze specifiche degli iscritti agli albi, garantendo al cittadino prestazioni qualificate e adeguate. È quanto precisato oggi da Rosario De Luca, presidente del Consiglio nazionale dell’ordine e di ProfessionItaliane, l’associazione che raggruppa 23 ordini e collegi professionali, nel corso dell’audizione sul testo presso la commissione Giustizia del Senato. Apprezzata anche la scelta di definire con chiarezza l’oggetto di ciascuna professione, stabilendo che tutte le attività non riservate siano liberamente esercitabili dai professionisti iscritti. Positivi gli interventi sull’accesso alla professione tramite esame di Stato, l’uso esclusivo del titolo professionale, le specializzazioni, l’ammodernamento dei sistemi elettorali, la disciplina più snella dei procedimenti deontologici e l’introduzione di regole sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle prestazioni professionali. Di rilievo, secondo la categoria, anche le norme introdotte per favorire il principio dell’equo compenso, le convenzioni assicurative collettive, maggiori tutele sociali e la revisione delle Società tra Professionisti. Alla luce della complessità della riforma e dell’impatto trasversale che questa avrà sui diversi ordinamenti professionali, il Consiglio Nazionale ha ribadito l’esigenza di istituire una Cabina di regia permanente con i tre Ministeri vigilanti sottoscrittori, al fine di garantire una maggiore uniformità applicativa, il coordinamento delle competenze, il monitoraggio dei decreti attuativi e una gestione condivisa delle innovazioni introdotte. “Il Ddl rappresenta una riforma necessaria e molto attesa: ora serve una cabina di regia stabile per assicurare coerenza, qualità e piena operatività delle nuove norme”, ha sottolineato in conclusione De Luca.
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Medici italiani in fuga dal Ssn. "Ungheria, Finlandia e Danimarca, nuove mete, conferma per Dubai ma non a lungo termine"
(Adnkronos) - Lasciare il proprio Paese e sceglierne un altro per fare il medico. La migrazione del personale sanitario è un fenomeno che non conosce crisi. Secondo l'ultimo rapporto sul tema dell'Oms Europa, tra il 2014 e il 2023 il numero di medici formati all'estero impiegati nei sistemi sanitari europei è cresciuto del 58%, mentre quello degli infermieri è aumentato del 67%. Nello stesso arco di tempo gli arrivi annuali di medici sono quasi triplicati e quelli degli infermieri sono quintuplicati. L'Italia resta al tempo stesso Paese di origine e di destinazione: secondo il report, da un lato continua a formare professionisti che scelgono di emigrare verso mercati più attrattivi, soprattutto nel Nord Europa; dall'altro, negli ultimi anni, è diventata un polo di attrazione per personale proveniente dall’Est Europa, in particolare infermieri.
Per i medici italiani che hanno le valigie pronte quali sono oggi i Paesi più attrattivi e per quali motivi? "Oggi esiste una carenza di medici generale in Europa e fuori dall'Europa. Esiste anche un grave problema sul tema spesa sanitaria in tanti Paesi europei che sono costretti a stringere la cinghia, penso alla Francia, la Spagna, l'Italia, l'Inghilterra. Al contrario esistono Paesi del Nord-Est Europa che cominciano a essere più interessanti da un punto di vista economico, salario/costo della vita, e penso all'Ungheria, la Finlandia, la Danimarca, l'Olanda - spiega all'Adnkronos Salute Marco Mafrici, presidente dell'Associazione dei medici italiani in Europa e nel mondo (AreMiem) - Tra i Paesi anglofoni Irlanda, Australia e Usa rappresentano una meta molto gettonata, anche se in questi ultimi due Paesi è necessario un percorso lungo e duro per ottenere i titoli per esercitare la professione. Negli ultimi anni la meta Emirati Arabi, Dubai, è diventata molto attrattiva, ma bisogna fare i conti con usi, costumi e clima che sono molto diversi dalle abitudini europee e il rischio è sulla capacità di fare un progetto a lungo temine".
Le soluzioni per trattenere i giovani medici in Italia "esistono e sono a costo zero", è convinto l'espert. "L'Italia ha grandi margini di miglioramento, ma deve iniziare questo processo di cambiamento", avverte. Non c'è una stima precisa dei medici italiani che lavorano in altri Paesi, ma secondo l'Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi), in 5 anni più di 5.000 medici e 1.000 infermieri italiani hanno fatto richiesta di trasferirsi.
La possibilità che il Regno Unito vada avanti con la stretta sui migranti potrà far cambiare idea? I medici italiani che lavorano nel Regno Unito sono preoccupati? "Dopo la Brexit - analizza Mafrici - il Regno Unito ha progressivamente reso più selettiva la politica migratoria. Questo mese il governo inglese ha avviato una consultazione per una profonda revisione del sistema di accesso alla residenza permanente, proponendo un percorso di 10 anni e norme più stringenti rispetto all'attuale procedura quinquennale. Questa proposta ha suscitato perplessità in ampi settori della popolazione e in diverse categorie professionali. Nel settore sanitario il tema è particolarmente rilevante: medici, infermieri e tecnici stranieri rappresentano una quota fondamentale della forza lavoro. In Uk, come nel resto d'Europa, esiste una diffusa carenza di personale sanitario. Per questo motivo, a mio avviso, la riforma non modificherebbe in modo sostanziale la situazione di chi già lavora nel sistema inglese, poiché queste figure sono indispensabili per sostenere il servizio sanitario nazionale". Secondo il presidente dell'AreMiem, "per i professionisti che scelgono il Regno Unito per un'esperienza formativa o lavorativa limitata nel tempo cambierebbe poco. Diverso è il caso di chi desidera costruire un progetto di vita stabile nel Paese: la prospettiva di un percorso più lungo potrebbe indurre a ulteriori valutazioni. Tuttavia, la verità è che, anche con regole più rigide, per medici e operatori sanitari l'accesso alla residenza permanente rimarrebbe generalmente possibile, data la necessità del loro ruolo".
L'Italia ha varato misure per il rientro dei 'cervelli in fuga', ad esempio, la detassazione. Hanno funzionato? O comunque c'è un trend di espatri ancora elevato? "In Italia, come in molti Paesi europei, il peso della spesa sanitaria incide significativamente sui bilanci statali. E' un Paese a differenza degli altri che rimane meno attrattivo per i professionisti stranieri: è raro vedere medici europei lavorare negli ospedali italiani - chiosa Mafrici - Gli stipendi poco competitivi rispetto al costo della vita, l'organizzazione complessa e lenta delle strutture sanitarie, un sistema professionale ancora troppo gerarchico rendono il nostro Paese meno appetibile, anche per chi cerca solo un'esperienza formativa. Le mete più gettonate per la formazione rimangono America, Uk, Francia. Le eccezioni in Italia esistono, ma dipendono spesso dalla visione dei singoli dirigenti". "La legge per il rientro dei 'cervelli', soprattutto nella sua prima versione - prosegue Mafrici - era una vera opportunità per attrarre ricercatori e professionisti formati e maturati all'estero. Le recenti modifiche regressive della legge, le nuove proposte di legge che mirano a peggiorare la legge Gelli sulla responsabilità professionale non contribuiscono a rendere l'Italia competitiva rispetto ad altri Paesi europei - ammonisce il presidente dell'AreMiem - Le criticità non riguardano solo gli stipendi: molti giovani ripartono perché scoraggiati da un sistema che non premia merito, impegno e dedizione, e che rende difficile lavorare in modo efficiente.
Cosa fare per rendere l'Italia più attrattiva? "Semplificare - suggerisce l'esperto - Riformare i ruoli apicali: trasformare il primario e il direttore sanitario in primi inter pares, garantendo maggiore autonomia operativa ai medici, in particolare ai chirurghi, con spazi reali per esprimere le proprie competenze e crescere professionalmente. Rafforzare il ruolo dell'Ordine dei medici: prevedere un filtro preliminare prima dell'apertura di cause legali. E' inaccettabile che si intentino azioni giudiziarie con l'obiettivo di ottenere indennizzi dalle assicurazioni professionali. Differenziare le strategie di reclutamento sul territorio: in molti Paesi europei esistono incentivi economici e fiscali per chi sceglie di lavorare in zone periferiche o meno attrattive; 'Italia potrebbe adottare soluzioni analoghe". Il presidente dell'Associazione dei medici italiani in Europa e nel mondo indica poi una strada: "Abolire il concorso pubblico per l'assunzione dei medici". Nei Paesi europei più attrattivi "non si fanno concorsi per entrare in ospedale, è sempre la direziona sanitaria insieme al primario che si prendono la responsabilità di valutare un profilo professionale e di assumerlo a seconda delle esigenze dell'ospedale. Lo spettro delle raccomandazioni si combatte responsabilizzando le figure preposte alla selezione del personale sanitario. A mio avviso - conclude Mafrici - in un mondo come il nostro competitivo e veloce, è inammissibile che un team di lavoro e un servizio sanitario si costruisca affidandosi al fato e al risultato casuale dei concorsi pubblici".
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Lisa delle Blackpink sbarca su Fortnite
(Adnkronos) - Epic Games continua a consolidare il rapporto tra il suo universo videoludico e l'industria discografica globale annunciando una partnership di alto profilo per la prossima Festival Season 12. Il battle royale accoglie una figura di spicco del panorama musicale internazionale: Lisa, membro delle Blackpink e affermata solista, è stata confermata come headliner del nuovo Starlux Music Pass, ribadendo la centralità della musica nell'ecosistema di Fortnite. Come evidenziato dal teaser ufficiale rilasciato per l'occasione, l'artista porterà la sua nota energia da trendsetter all'interno della piattaforma, influenzando direttamente l'estetica della nuova stagione. La collaborazione prevede l'introduzione di un outfit inedito in stile rockstar e una selezione curata dei suoi brani più celebri, integrando il gameplay con la sua discografia. Tra le tracce confermate figurano "FUTW (Vixi Solo Version)", insieme alle hit "Rockstar" e "New Woman". L'evento non si limiterà esclusivamente alla presenza della popstar, ma si aprirà con una performance introduttiva affidata a un original act di Fortnite, Melodie Mars. L'outfit dedicato a questo personaggio sarà sbloccabile contestualmente all'acquisto dello Starlux Music Pass. Tutti i nuovi contenuti frutto di questa collaborazione saranno disponibili sui server a partire dal 29 novembre.
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