Professioni, Tributaristi Int: "Da Consiglio nazionale strategie per futuro"
(Adnkronos) - Ordine del giorno particolarmente fitto e importante per il consiglio nazionale Int (Istituto nazionale tributaristi) riunitosi ieri. L’organo direttivo dell’Int, presieduto dal presidente nazionale Riccardo Alemanno, ha approvato le prime indicazioni regolamentari del prossimo congresso nazionale Int 1997-2026, sarà l’ottavo data la cadenza triennale e si terrà nell’ ottobre del 2026 a Roma. Data l’importanza dell’organizzazione e dei contenuti dell’assise assembleare dei tributaristi Int, si è resa necessaria una programmazione delle tempistiche, della location e degli spazi nella capitale. Sono state inoltre delineate le linee guida dei contenuti, del titolo e degli ospiti. Il consiglio nazionale dell’Int si è poi soffermato sulla recente introduzione della tutela delle professionalità di cui alla legge 4/2013, inserita nella legge delega di riforma dell’albo unico Dcec, da parte del Consiglio dei Ministri. Un passo importante, non per modificare le attuali competenze in ambito professionale, ma unicamente per salvaguardare l’attività di migliaia di professionisti associativi. Il Consiglio, dopo aver ringraziato il Presidente per il lavoro svolto, all’unanimità ha deliberato una serie di interventi volti a seguire l’iter legislativo della Legge Delega, senza però tralasciare la prossima Legge di Bilancio, auspicando che possa contenere l’ulteriore riduzione delle aliquote Irpef per i redditi medi, nonché poter contenere interventi a favore dell’equità come l’estensione ai professionisti associativi ex lege 4/2013 della tutela del professionista in malattia o infortunio, ad oggi limitata ai professionisti del sistema ordinistico. I Consiglieri dell’Int hanno poi conferito lo status di associato onorario a due importanti figure dell’istituto nazionale tributaristi che hanno cessato l’attività professionale di tributarista: Roberta Bianchi di Firenze, già consigliere nazionale aggiunto e delegato regionale della Toscana, e Giorgio Veritti di Pordenone, già vice delegato regionale del Friuli V.G. e a tutt’oggi presidente del “centro di formazione Tributaristi Int del Nord-est”. In conclusione, su proposta del presidente, il consiglio ha assegnato, all’unanimità, la carica di consigliere nazionale aggiunto al tributarista Francesco Giorgio, attualmente Rappresentante dell’Int nella consulta delle professioni della Regione Lazio nonché delegato provinciale di viterbo e vice delegato regionale del Lazio. Alemanno, particolarmente soddisfatto delle varie deliberazioni, alcune delle quali sotto vincolo di riservatezza, ha ringraziato tutti i componenti e il direttore generale Roberto Vaggi, presente a tutti i consigli nazionali, ribadendo: “L’Istituto nazionale tributaristi è un consesso associativo che, al di là del riconoscimento legislativo della legge 4/2013, trova pieno riconoscimento nei rapporti istituzionali e si fonda sulla condivisione di ideali e valori di tutte le iscritte e di tutti gli iscritti". "Le nostre affermazioni, non sono mai le vittorie di un singolo, ma dell’intero Int, donne e uomini che lavorano e danno lavoro e null’altro chiedono se non di continuare a svolgere la loro attività professionale nel rispetto delle norme, ma pretendendo rispetto per la loro figura di professionisti del settore tributario", ha concluso. ---lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Lhh, 67% aziende sta implementando soluzioni di intelligenza artificiale per gestione risorse umane
(Adnkronos) - In un contesto sociale sempre più dominato dalla tecnologia anche il mondo del lavoro è in evoluzione per allinearsi ai continui e rapidi cambiamenti del mercato. In questo scenario, Lhh, società parte del Gruppo Adecco – specializzata in servizi di consulenza hr e gestione del talento lungo l’intero talent journey – attraverso la ricerca 'Guidare il cambiamento nell’era dell’IA: aspettative vs realtà' di The Adecco Group, fornisce un’istantanea sullo stato dell’arte delle aziende italiane e la loro preparazione per il futuro, quando si tratta di impiegare Intelligenza artificiale e soluzioni tecnologiche a supporto delle risorse umane. Le attuali strategie per la gestione dei talenti nelle organizzazioni italiane evidenziano carenze di competenze (40%) e difficoltà nel prendere decisioni riguardanti il futuro in modo tempestivo (50%). Quasi la metà dei leader (49%) ritiene che l’impiego dell’Intelligenza Artificiale da parte del proprio team di manager stia migliorando i processi decisionali interni anche quando si tratta di gestione del personale. Al tempo stesso vi è ancora molto lavoro da fare e le aziende del Bel Paese ne sono consapevoli, infatti, il 67% di queste sta implementando soluzioni tecnologiche e migliorando l’analisi dei dati per la pianificazione strategica delle risorse umane, una percentuale superiore alla media globale (61%). In tale scenario, investire nei dati potrebbe sbloccare l’impasse delle competenze e alimentare una talent strategy adeguata. A fianco alla consapevolezza dell’importanza delle nuove tecnologie e del loro impiego funzionale, sarà cruciale che anche la formazione dei dipendenti in ambito Ia si muova di pari passo. Attualmente anche se oltre la metà delle organizzazioni (59%) offre training e formazione per riqualificare o allineare le competenze tecnologiche dei team, circa l’introduzione di politiche sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, sono necessari ulteriori sforzi affinché la formazione raggiunga tutti i collaboratori. In base alle azioni ad oggi adottate e a quelle in piano da parte delle aziende del Bel Paese per restare al passo con i progressi tecnologici, secondo la ricerca, emerge che soltanto 1 organizzazione italiana su 7 (15%) può essere considerata 'pronta per il domani'. Ma cosa significa esattamente? Per essere a 'prova di futuro', le imprese sono chiamate a creare una cultura basata sull’adattabilità, facilitando sia l’upskilling sia la mobilità professionale e considerando la tecnologia come un abilitatore. Non solo, è necessario siano anche flessibili, in grado di adattarsi alle evoluzioni dell’Intelligenza artificiale, disposte a migliorare il processo decisionale interno e a lavorare a una pianificazione strategica delle risorse umane basata sulle competenze. "In un contesto socio-economico e tecnologico in rapida evoluzione, anche il mondo del lavoro è chiamato ad adeguarsi, riconoscendo che valorizzare il capitale umano e investire nella formazione dei dipendenti, quando si tratta di Intelligenza Artificiale e gestione delle risorse non è più un’opzione, bensì una necessità strategica”, commenta Luca Semeraro, country president Italy e Svp recruitment solutions Dach, Netherlands and Poland di Lhh. “Le organizzazioni italiane dovrebbero comprendere che il reale vantaggio competitivo si traduce nella capacità dei propri team di interpretare e gestire la tecnologia, sfruttandone appieno il potenziale. Senza competenze adeguate, le imprese corrono il rischio di rimanere spettatrici in un panorama particolarmente competitivo, che esige visione a lungo termine e rapidità decisionale", conclude Semeraro. ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Nel turismo enogastronomico sempre più richiesto il product manager
(Adnkronos) - L’Italia è fra le mete enogastronomiche più apprezzate al mondo, attirando ogni anno visitatori italiani e stranieri alla ricerca di esperienze legate al gusto. Il comparto ha assunto negli anni un peso crescente, tanto che si stima contribuisca per oltre 40 miliardi di euro all’economia nazionale - di cui 9,2 diretti, 17,2 indiretti e 13,7 di indotto - con un rapporto benefici/costi pari a 6,9. Il turismo enogastronomico garantisce inoltre 114mila posti di lavoro a tempo pieno, confermandosi una leva strategica economica e occupazionale. Le prospettive sono ancora più incoraggianti. Secondo la European Travel Commission, le esperienze legate al cibo e al vino risultano seconde solo alle attività culturali (35% contro 43%) nelle preferenze dei viaggiatori d’oltreoceano che hanno visitato l’Europa nell’estate 2025. Anche i turisti europei mostrano un interesse crescente: durante l’ultima stagione invernale, il 15,3% - pari a circa 20,6 milioni di persone - ha dichiarato l’intenzione di partecipare a questo tipo di attività, a prescindere dalla tipologia di viaggio. La rilevanza del settore e il trend positivo aprono nuove opportunità di sviluppo, soprattutto per le aree rurali e interne. Perché questo potenziale possa davvero esplodere è necessario puntare su figure professionali specializzate, capaci di guidare lo sviluppo dell’offerta turistica enogastronomica in chiave integrata. È qui che entra in gioco una professione emergente: il Product Manager per il turismo enogastronomico. Una regia strategica in grado di trasformare l’enogastronomia italiana da eccellenza produttiva a vera destinazione turistica di valore. “Il turismo enogastronomico ha bisogno di professionisti capaci di pianificare strategie territoriali e costruire prodotti integrati. Il riconoscimento del Product Manager è essenziale per dare solidità e futuro al settore. Figura complessa, già presente in Italia, con competenze specifiche che abbiamo delineato attraverso il Libro Bianco sulle professioni del turismo enogastronomico italiano”, spiega Roberta Garibaldi, presidente di Aite-Associazione Italiana Turismo Enogastronomico e docente all’Università di Bergamo. Il Product Manager per il turismo enogastronomico è la figura incaricata di definire, gestire e supervisionare le strategie di sviluppo, promozione e commercializzazione dei prodotti turistici del gusto. Non si limita a mettere in rete esperienze e operatori, ma adotta un approccio di destination stewardship, orientato alla creazione di valore diffuso sul territorio. Compiti e responsabilità spaziano dall’analisi delle risorse territoriali alla costruzione di prodotti integrati, da azioni di supporto alle reti territoriali di stakeholders alla definizione di standard qualitativi per garantire esperienze sostenibili e accessibili. Un ruolo cruciale è legato alla transizione digitale, che comprende l’uso di sistemi di Intelligenza Artificiale per affrontare la rivoluzione attesa della customer experience. Il Product Manager lavora a stretto contatto con enti pubblici e privati, dalle Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori alle Destination Management Organization, dai consorzi ai distretti del cibo. È inoltre un facilitatore nella valorizzazione dei finanziamenti e nella costruzione di partnership istituzionali, trasformando risorse spesso frammentate in un’offerta turistica organica e competitiva. Esperienze concrete, sul territorio, mostrano come questa professione stia già contribuendo alla trasformazione di diversi territori italiani. Rappresentativa è la testimonianza di Stefania Clemente, responsabile delle esperienze per Trentino Marketing: “Siamo partiti da un problema: il turista faticava a prenotare le esperienze in cantina. Il sistema era disorganico, le informazioni frammentate. Abbiamo quindi costruito una piattaforma digitale che permettesse alle aziende vitivinicole di caricare le proprie esperienze e gestire in autonomia la prenotazione, integrandola con l’ecosistema di Visit Trentino”. Spostandosi in Toscana, per Bruna Caira, direttrice di Valdichiana Living, il Product Manager è “il cuore della trasformazione territoriale in chiave turistica”. “Il mio ruolo è quello di tradurre l'identità del territorio della Valdichiana in un'esperienza concreta, costruendo prodotti turistici che siano sostenibili, competitivi e autentici. La nascita di Valdichiana Living ha consentito di collegare promozione e commercializzazione, rendendo il sistema più forte”, afferma Caira, che sottolinea anche la necessità di un aggiornamento normativo: “La legge sulle Strade del Vino risale al 1999 e non riflette più la complessità odierna né l’evoluzione della domanda turistica”. In Emilia-Romagna, dal 2017, Igino Morini, responsabile della promozione territoriale e turistica del Consorzio del Parmigiano Reggiano, si occupa dello sviluppo del progetto di accoglienza dei caseifici aderenti. “I caseifici hanno aperto le loro porte già dagli anni Settanta - racconta Morini - ma il target è profondamente cambiato: oggi si rivolge al turista e non solo a scuole o giornalisti. L’obiettivo è aiutare le imprese a gestire questa opportunità con sempre maggiore autonomia, rendendo l’accoglienza un asset imprenditoriale”. Oggi circa 40 caseifici aprono le porte al pubblico, anche grazie a iniziative come 'Caseifici Aperti', che hanno consolidato il legame diretto tra turista e produttore. “Il Parmigiano Reggiano - sottolinea - porta con sé il volto e lo sguardo del caseificio visitato: il legame emotivo che nasce durante la visita si traduce spesso in un rapporto commerciale destinato a durare nel tempo”. ---lavoro/made-in-italywebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Marche, Cardinali (Confindustria): "Regionali? Zes e tavolo industria priorità da subito"
(Adnkronos) - "Noi siamo pronti a lavorare con tutti e a misurare, chiaramente, il prossimo governo regionale proprio sulla concretezza e sulle iniziative che intenderà portare avanti fin dal primo giorno. Quello che ci aspettiamo fin dai primi giorni è l'attivazione del tavolo regionale per la politica industriale e che siano individuate le risorse per alimentare la legge regionale al riguardo varata ad agosto. E poi sulla Zes chiediamo che il nuovo governo regionale spinga da subito per dare concretezza a questo strumento". Così, intervistato da Adnkronos/Labitalia, il presidente di Confindustria Marche, Roberto Cardinali, sulle misure che gli industriali marchigiani si attendono nei primi 100 giorni di governo del nuovo esecutivo regionale che uscirà dalle elezioni in programma il 28 e 29 settembre. Confindustria Marche ha incontrato i candidati lo scorso 11 settembre. "E' stata l'occasione -spiega Cardinali- per presentare un nostro documento strategico di analisi e di proposte, molto puntuali e che rappresenta una sintesi delle attese, delle sfide, delle priorità per le imprese per i prossimi anni. Un documento che a nostro parere può essere la base per la costruzione di un programma di politica industriale per la nostra regione. E abbiamo proprio chiesto ai candidati -sottolinea- di mettere al centro dell'agenda politica per lo sviluppo della nostra regione proprio l'industria, che è chiaramente il motore della nostra economia regionale e soprattutto fondamentale per, appunto, la coesione sociale", ribadisce. E Cardinali ricorda che "lo scorso primo agosto è stata approvata una legge a livello regionale sulle politiche industriali, particolarmente importante perché dà una cornice appunto organica per la politica industriale mettendo al centro un po' tutti i temi più importanti". "E istituisce soprattutto un tavolo regionale per la politica industriale dove istituzioni, imprese, sindacati, ed eventualmente altri attori vengono chiamati a lavorare insieme. Ma il tavolo va 'animato' e vanno individuate le risorse, e questo è tra le prime cose che chiederemo al nuovo governo regionale", sottolinea ricordando poi che "chiederemo al nuovo esecutivo di intercedere con il governo nazionale per potere beneficiare rapidamente della Zes con risorse adeguate e certe, è una priorità assoluta per il nostro territorio". "E a livello regionale dobbiamo lavorare per adottare quelle misure compensative che servono per quella parte di territorio regionale che non potrà usufruire dei benefici fiscali legati Zes. E poi ci sono i temi delle infrastrutture e dei rifiuti, con l'autosufficienza impiantistica della nostra regione, su cui ci attendiamo interventi in tempi brevi. E chiediamo anche un sostegno all'internazionalizzazione delle aziende, per rispondere a shock estremi come quello dei dazi Usa che stiamo vivendo in queste settimane", aggiunge ancora. L'allarme dazi E sul tema dei dazi Usa il presidente di Confindustria Marche sottolinea che "gli effetti li vedremo a pieno sicuramente nei prossimi mesi. Fino ad oggi abbiamo avuto un impatto sulla nostra economia regionale soprattutto determinato da un elevato livello di incertezza. Ora il livello dei dazi è stato fissato e oltre ai dazi però ricordiamo che c'è una questione importantissima che è quella legata al cambio euro-dollaro, un ulteriore tasso implicito che ostacola la vendita dei nostri prodotti", aggiunge ancora. Per Cardinali, si deve "partire dal presupposto che il mercato americano è uno dei primi mercati di riferimento extra-Ue per il nostro Paese ma anche per la nostra regione". "Guardando i numeri sono impattati trasversalmente un po' tutti i settori ma in particolare quelli di specializzazione della nostra regione come ad esempio i macchinari, la meccanica, il comparto moda, il distretto del mobile e ovviamente anche l'agroalimentare", dice. "Ci aspettiamo un impatto trasversale ma direi che bisogna lavorare sia a livello nazionale che a livello regionale per prendere le adeguate contromisure, e quindi agire anzitutto con un piano per il supporto all'internazionalizzazione delle nostre imprese, diversificando i mercati internazionali di riferimento, a partire dal Mercosur come appunto più volte è richiesto anche dalla Confindustria nazionale ma guardando anche altre aree in Asia", conclude. ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Zero Emissions Day, dal procurement al digitale la sfida delle imprese
(Adnkronos) - Alla vigilia della Giornata mondiale delle Emissioni Zero (21 settembre), il mondo produttivo e dei servizi si interroga sul ruolo che le imprese possono avere nel percorso verso la neutralità climatica. Secondo l’Agenzia europea dell’Ambiente, il settore industriale e quello energetico contribuiscono insieme a oltre il 40% delle emissioni di gas serra nell’Ue, mentre la sola pubblicità digitale, spesso sottovalutata, pesa ormai più del traffico aereo globale. Dalla supply chain all’advertising, dalle energie rinnovabili alla manifattura, diversi player italiani, interpellati da Adnkronos/Labitalia, testimoniano come la strada verso le emissioni zero non sia solo un traguardo al 2050, ma un obiettivo che richiede azioni immediate, investimenti e sinergie. Il primo passo riguarda il procurement, snodo strategico per tutte le aziende. Daniele Civini, Head of Sales Jaggaer Italia, non ha dubbi: “Il procurement è diventato un alleato indispensabile per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità di un’azienda. Tramite le scelte d’acquisto si può influenzare direttamente l’impatto ambientale dell’intera organizzazione. Oggi, grazie all’innovazione digitale è possibile ottimizzare la supply chain riducendo inefficienze, costi nascosti ed emissioni”. Una visione che trova conferma anche nel controllo della filiera estesa, dove trasparenza e monitoraggio diventano fattori imprescindibili, come conferma Azzurra Gullotta, Sales Manager di Achilles per l’Italia e la Spagna: “Per raggiungere realmente le emissioni zero, è indispensabile coinvolgere l’intera filiera, incluse le migliaia di fornitori della long tail. Trasparenza e monitoraggio costante sono essenziali per assicurare credibilità e un impatto ambientale concreto. Molti fornitori desiderano ridurre la loro impronta di carbonio, ma non sempre hanno risorse o competenze. Per questo è indispensabile supportarli con piani pratici, sviluppati con esperti e aggiornati nel tempo, così da garantire miglioramenti concreti e duraturi". Accanto alle filiere produttive, il contributo delle energie rinnovabili e delle Comunità energetiche rinnovabili (Cer) rappresenta un altro pilastro della transizione. “Siamo oramai nel pieno della sesta ondata di innovazione e rivoluzione tecnologica - spiega Moreno Scarchini, Ceo di EnergRed - il cui driver fondamentale è l’energia: progresso sociale ed economico, capacità produttiva e occupazionali, benessere individuale e collettivo dipenderanno da come l’energia viene prodotta ed impiegata. Aiutare imprese e territori a dotarsi di un’infrastruttura di generazione altamente distribuita da fonti rinnovabili per auto-consumo fisico (Seu) e diffuso (Cer) è la strada maestra per approntare rapidamente un presente più efficiente, sostenibile, inclusivo e ricco per tutti”. Anche l’universo digitale è chiamato a fare la sua parte, con strumenti innovativi di misurazione delle emissioni. “Con l'inasprimento delle normative sulle emissioni di carbonio e delle aspettative degli stakeholder, sempre più brand - assicura Elisa Lupo, Country Manager Italia, Spagna e Portogallo di Integral Ad Science (Ias) - si impegnano concretamente per la sostenibilità. In questo contesto, misurare l’impronta di carbonio delle campagne pubblicitarie digitali sta diventando una componente fondamentale, al pari di standard come la viewability, la prevenzione delle frodi e la brand safety & suitability. La misurazione dell’impatto carbonico è essenziale: non solo per garantire trasparenza e rendicontazione, ma anche per assicurare che le azioni siano coerenti con le promesse di sostenibilità in ogni campagna”. Ma parlare di emissioni zero non significa solo ridurre: vuol dire anche compensare localmente, investendo nei territori in cui si opera, come afferma Mauro Lajo, consigliere di Cisambiente e Ceo di Forever Bambù: “Parlare di emissioni zero non significa solo ridurre le emissioni con interventi di efficientamento sui processi aziendali, ma anche mitigare le emissioni supportando iniziative per la mitigazione della CO2 nei territori in cui si opera. I nostri bambuseti in Italia generano crediti di carbonio certificati, capaci di offrire alle imprese un percorso concreto e misurabile di responsabilità ambientale". Se la compensazione rappresenta un tassello importante, resta cruciale l’impegno delle istituzioni e delle aziende nel tracciare una roadmap chiara verso il 2035. “Il target 2035 per le auto a zero emissioni - dice Alberto Stecca, Ceo di Silla Industries - non dovrebbe essere oggetto di continui ripensamenti, ma al contrario rappresentare un punto fermo su cui costruire una strategia industriale ambiziosa. La transizione energetica è un’occasione storica per rilanciare filiere produttive, innovazione tecnologica e competitività europea. Servono regole chiare, investimenti coerenti e una visione a lungo termine: se messi nelle condizioni giuste, gli operatori del settore sono pronti ad accelerare, non a rallentare, il cambiamento”. Infine, anche il comparto manifatturiero dimostra come l’integrazione tra imprese possa rappresentare un vantaggio competitivo e sostenibile, come testimonia Michela Pancaldi, Ceo di Tecnocupole Pancaldi: “La sinergia tra imprese è la chiave. Noi disponiamo di una capacità produttiva Industria 4.0 molto elevata, spesso non saturata dalla nostra produzione. Offrire questa forza a disposizione di altre aziende italiane, riducendo le importazioni di componenti dall’estero, è un modo concreto per coniugare competitività ed emissioni ridotte”. ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Design, Antolini porta a Marmomac innovazione qualità e identità per lavorazione pietre naturali
(Adnkronos) - Da quasi 70 anni è leader nella lavorazione delle pietre naturali, con un occhio attento alle nuove tecnologie, senza mai dimenticare il valore della qualità. Forte delle sue radici, Antolini si prepara a sbarcare anche quest'anno a Marmomac, la fiera leader a livello internazionale per l’intera filiera della pietra naturale, dalla cava al prodotto lavorato, tecnologie, macchinari e strumenti, in programma a Verona dal 23 al 26 settembre. Nata in uno dei principali distretti italiani del marmo, è il principale hub internazionale del settore, luogo privilegiato per innovazione, cultura e formazione. Con oltre 1.400 espositori provenienti da più di 50 Paesi e una community globale composta di oltre 50.000 operatori e professionisti da 150 nazioni, assume un significato ancora più rilevante in un contesto internazionale incerto. "In un mondo internazionale in continua trasformazione, ci avviciniamo a questa edizione di Marmomac con entusiasmo, puntando su innovazione, qualità e identità: valori che oggi più che mai ci guidano. Il marmo resta una vera eccellenza globale, frutto di un equilibrio unico tra creatività, maestria artigianale e tecnologie all’avanguardia", afferma in un intervista ad Adnkronos/Labitalia il Ceo Alberto Antolini. Per Antolini, la pietra naturale è molto più di un materiale: "E' un patrimonio senza tempo - racconta - che porta autenticità ed eleganza in ogni progetto. Grazie a un costante dialogo con il mercato e all’attenzione verso le esigenze dei nostri clienti, sviluppiamo soluzioni che parlano a chi, come noi, ama la bellezza e la qualità. Con il nuovo progetto 'Padiglione Antolini' vogliamo proseguire in questa direzione". A Verona l'azienda sarà protagonista con un intero padiglione, oltre allo stand dedicato. "Oltre al nostro stand - anticipa - nei padiglioni tradizionali di Veronafiere, che rimane il cuore della nostra presenza, apriamo le porte a un nuovo spazio eccezionale: il 'Padiglione Antolini', allestito nelle due navate centrali delle Gallerie Mercatali, importante architettura industriale del dopoguerra di fronte all’ingresso principale del quartiere fieristico. Il 'Padiglione Antolini' nasce per offrire un’esperienza immersiva e coinvolgente nel mondo della pietra naturale. Un percorso unico che conduce i visitatori dalla cava, attraverso il blocco grezzo e le più avanzate tecnologie di lavorazione, fino alla bellezza delle lastre finite, dove ogni particolarità racconta una storia unica". Una filiera, quella della pietra naturale, che sta vivendo una fase delicata. "La filiera della pietra naturale - spiega Antolini - sta vivendo una fase di trasformazione, segnata da importanti dinamiche globali. Nonostante le sfide, il settore mantiene una solida tenuta, grazie alla qualità riconosciuta del prodotto italiano e alla domanda costante di Made in Italy. Da quasi settant’anni Antolini opera in questo mondo seguendo l’intera filiera: dall’estrazione alla lavorazione delle pietre naturali realizzata interamente presso i nostri stabilimenti produttivi. Oggi siamo tra le realtà più riconosciute a livello mondiale e partecipiamo attivamente alle associazioni di settore quali Confindustria Marmomacchine: un impegno che riflette la nostra volontà di contribuire concretamente allo sviluppo e alla tutela dell’intera filiera, promuovendo un comparto capace di unire tradizione, innovazione e visione internazionale". A quasi 70 anni dalla nascita dell’azienda, il legame con il territorio resta fortissimo. "La lavorazione della pietra naturale - ricorda - è il nucleo della storia di Antolini, un’identità profondamente radicata nel territorio in cui operiamo. Da quasi settant’anni, il cuore pulsante dell’azienda batte in Valpolicella, terra in cui la tradizione si tramanda di generazione in generazione. Qui confluiscono pietre provenienti da tutto il mondo, trasformate da maestranze italiane altamente qualificate, cresciute in un contesto unico per cultura e competenza artigianale". "È proprio questa conoscenza approfondita del materiale, maturata e costantemente affinata, a farci diventare un punto di riferimento internazionale. Questo legame con il territorio è anche una responsabilità: investiamo attivamente nella trasmissione del know-how alle nuove generazioni, attraverso formazione interna e condivisione dell’esperienza. In un mondo in continuo cambiamento, Antolini, con passione, competenza e rispetto della tradizione, rimane pioniere tracciando costantemente nuovi percorsi", sottolinea. E il Made in Italy è ancora un valore che fa la differenza a livello internazionale e questo vale anche nel settore della pietra naturale. "Per noi il Made in Italy - rimarca - è un valore assoluto. Il know-how italiano nella lavorazione della pietra naturale è riconosciuto in tutto il mondo, ed è proprio questa competenza artigianale la risposta alle necessità dei professionisti di tutto il mondo. Le nostre maestranze rappresentano un saper fare tutto italiano che si esprime con lavorazioni raffinate, incisioni complesse ed abilità uniche che caratterizzano ogni pezzo lavorato. Le pietre Antolini, provenienti da tutto il mondo, prendono forma in Italia, nella consolidata tradizione della Valpolicella, trasformandosi da materia grezza in opere d’eccellenza". Negli ultimi anni, l'azienda si è aperta a partnership eterogenee: da collaborazione con l’artista Murran Bill, che sarà tra i protagonisti dello spazio in fiera, a quella con il colosso danese Bang & Olufsen. "Questa collaborazione - fa notare - nasce dal desiderio di esplorare nuove potenzialità della pietra naturale. Nell’edizione 2025 di Milano Design Week, il percorso ha messo in luce l’unicità della materia, rivelando la sua capacità di dialogare con la creatività contemporanea. Questo progetto ci ha permesso di superare l’idea della pietra come semplice materiale da rivestimento, evidenziandone il potenziale come elemento capace di emozionare, rinnovarsi creando nuove mode". "In Antolini crediamo nell’innovazione e nella versatilità della pietra naturale, nella sua straordinaria capacità di adattarsi a linguaggi creativi diversi. È da questa visione che nasce la decisione di proseguire la collaborazione a Marmomac 2025 con una nuova esperienza immersiva, pensata per continuare a celebrare e valorizzare la pietra in tutte le sue sfumature. Programmi futuri? Li scopriremo insieme", conclude il Ceo. ---lavoro/made-in-italywebinfo@adnkronos.com (Web Info)
OMODA & JAECOO Super Hybrid Night: debutta in Italia la tecnologia SHS
(Adnkronos) - L’Alcatraz di Milano ha ospitato la Super Hybrid Night, l’evento che ha segnato il debutto italiano dell’universo SHS (Super Hybrid System) di OMODA & JAECOO. Una piattaforma che unisce tecnologia e sostenibilità, con due soluzioni: il già noto SHS-P, plug-in hybrid dalle prestazioni record, e il nuovo SHS-H, full hybrid che offre efficienza senza ricarica esterna. Regina della serata è stata la Omoda 5 SHS-H, spinta da un motore 1.5 TGDi a ciclo Miller e due unità elettriche, per una potenza complessiva di 224 CV. Con consumi pari a 5,3 l/100 km WLTP e oltre 900 km di autonomia, sarà disponibile da fine mese negli allestimenti Pure e Premium. Entrambe le versioni offrono ADAS avanzati, doppio display digitale e connettività wireless. La serata è stata anche l’occasione per annunciare i prossimi arrivi: Jaecoo 5 SHS-H, SUV compatto previsto nel 2025; Omoda 7 SHS-P e Jaecoo 8 SHS-P, in arrivo nel 2026; oltre a Jaecoo 7 SHS-P e Omoda 9 SHS-P, già sul mercato con autonomie superiori a 1.200 km. Il Jaecoo 5 SHS-H, presentato in anteprima al MiMo, coniuga design deciso e interni eco-friendly con materiali certificati TÜV. Offre 204 CV complessivi, sospensioni indipendenti e tre modalità di guida per adattarsi a ogni terreno. Il mercato ha già premiato OMODA & JAECOO: ad agosto il brand ha raggiunto l’1,63% di quota tra i privati in Italia, con la Jaecoo 7 leader dei PHEV C-SUV e la Omoda 9 ai vertici tra i D-SUV plug-in. A livello globale le vendite hanno superato 630.000 unità in due anni, consolidando l’Europa come area chiave. Con l’universo SHS, OMODA & JAECOO aprono un capitolo innovativo nella mobilità, fondendo prestazioni, autonomia e sostenibilità in un’unica visione globale. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Rolls-Royce Cullinan Cosmos: un’opera unica ispirata al cosmo
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Rolls-Royce Cullinan Cosmos nasce come progetto Bespoke pensato per una famiglia con una forte passione per l’universo, condivisa anche con il figlio più piccolo. Non si tratta semplicemente di un SUV di lusso, ma di un’opera che traduce in forme tangibili il fascino dello spazio, trasformando l’abitacolo in un autentico viaggio sensoriale. La personalizzazione della Rolls-Royce Cullinan Cosmos è stata fatta attraverso il Private Office di Dubai, uno degli hub internazionali del marchio dedicati ai clienti più visionari. La richiesta era chiara: creare un’auto unica che rappresentasse l’essenza del cosmo. La carrozzeria sfoggia la tinta Arabescato Pearl, un bianco perlato che richiama la luminosità lunare. Il doppio coachline in Charles Blue e la Spirit of Ecstasy illuminata completano l’insieme, donando alla vettura un’aura quasi celestiale. All’interno, il comfort si fonde con l’estetica. I sedili in pelle Charles Blue e Grace White, le cuciture a contrasto e i dettagli in Piano White evocano il silenzio e la purezza dello spazio profondo. Elemento distintivo è il motivo Star Cluster, un disegno personalizzato che compare come ricamo su pannelli e poggiatesta e come opera d’arte sulla plancia. Il vero protagonista della Cullinan Cosmos è lo Starlight Headliner dipinto interamente a mano, il primo nella storia di Rolls-Royce. L’artista ha impiegato oltre 160 ore per rappresentare la Via Lattea, lavorando con più di 20 strati di colore acrilico e tecniche inusuali, tra cui l’uso di pennelli da trucco per rendere le sfumature più delicate. Le perforazioni delle fibre ottiche sono state successivamente integrate per far brillare il dipinto, creando un effetto che unisce arte e tecnologia. La Cullinan Cosmos è stata consegnata in occasione di un evento speciale per la famiglia committente, diventando così il simbolo di come Rolls-Royce sappia tradurre i sogni più audaci in realtà su quattro ruote. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Porsche Cayenne Electric: tra sviluppo virtuale e collaudi reali
(Adnkronos) - La nuova Porsche Cayenne Electric rappresenta un cambio di passo nello sviluppo dei SUV ad alte prestazioni. Il marchio di Stoccarda ha puntato su un approccio innovativo che combina simulazioni digitali e test in condizioni estreme, ottenendo un processo più rapido ed efficiente senza rinunciare alla qualità. Per la prima volta, i tradizionali prototipi fisici sono stati in gran parte sostituiti da modelli virtuali. Circa 120 esemplari di prova, che avrebbero richiesto mesi di lavorazione, sono stati ricreati digitalmente, consentendo agli ingegneri di verificare i componenti già in fase di progettazione. Questo metodo ha permesso modifiche rapide e una riduzione sensibile dei tempi di sviluppo della nuova Porsche Cayenne Electric.
L’impiego dell’intelligenza artificiale e di un banco di prova di nuova generazione ha reso possibile simulare condizioni di guida reali, dalle superfici stradali variabili alla gestione termica della batteria. I dati del gemello digitale vengono confrontati in tempo reale con quelli ottenuti fisicamente, garantendo un livello di precisione che riduce al minimo le correzioni finali. I collaudi hanno incluso scenari complessi: dal caldo della Death Valley ai rigidi -35 °C della Scandinavia, passando per le curve del Nürburgring. In ognuna di queste situazioni, la Cayenne Electric ha dovuto dimostrare affidabilità, efficienza energetica e capacità di ricarica rapida. Anche la resistenza è stata messa alla prova: oltre 150.000 chilometri percorsi in pochi mesi su strade urbane, extraurbane e autostrade hanno simulato l’intero ciclo di vita del veicolo. Grazie a questa combinazione di sviluppo virtuale e prove sul campo, Porsche è riuscita a ridurre del 20% i tempi di realizzazione rispetto ai metodi tradizionali. La Cayenne Electric si prepara così a entrare sul mercato come un SUV che unisce innovazione tecnologica e performance, rispettando i più alti standard del marchio. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Brembo SGL Carbon Ceramic Brakes amplia la produzione del 50%
(Adnkronos) -
Brembo SGL Carbon Ceramic Brakes (BSCCB), joint venture tra Brembo e SGL Carbon, ha completato un importante potenziamento dei propri impianti produttivi. Grazie a un investimento mirato, la capacità complessiva è cresciuta di circa il 50%, con interventi significativi sia a Stezzano (Bergamo) che a Meitingen, in Germania. Questa espansione nasce dall’esigenza di rispondere alla crescente domanda di dischi freno in carbonio-ceramico Brembo, sempre più richiesti nei segmenti premium e di lusso dell’automotive, dove l’affidabilità e le prestazioni rappresentano elementi imprescindibili. A Meitingen sono stati realizzati, in soli 14 mesi, due nuovi edifici per una superficie complessiva di 8.500 metri quadrati, dotati delle più moderne tecnologie di produzione. Contestualmente, a Stezzano le aree produttive sono state ampliate di circa 4.000 metri quadrati, arricchite da impianti ad alta efficienza e sistemi di ultima generazione. Il processo produttivo, dal primo stampaggio fino all’assemblaggio finale, è stato ripensato per integrare un livello di automazione più elevato, senza rinunciare alla flessibilità e al know-how che caratterizzano la qualità BSCCB. “L’ampliamento degli impianti in Italia e Germania rappresenta una tappa decisiva per consolidare la nostra posizione sul mercato internazionale. Tecnologie avanzate e innovazione ci consentono di affrontare con sicurezza le sfide future, offrendo ai nostri clienti soluzioni affidabili e di altissimo livello”, hanno dichiarato i General Manager Florian Hofner e Nicola Frambrosi.
Negli anni BSCCB si è affermata come partner di riferimento per i principali costruttori automobilistici di fascia alta, grazie a dischi carboceramici che uniscono leggerezza, resistenza termica e durata nel tempo. Oltre alle performance di frenata superiori, questa tecnologia si distingue anche per il valore estetico, contribuendo all’identità esclusiva delle vetture di prestigio. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)










