EcoFlow lancia le power station "Trail", energia portatile con ingombro e peso ridotto

(Adnkronos) - EcoFlow ha presentato, per mezzo di una nota ufficiale, la sua ultima innovazione pensata per gli amanti della vita all'aria aperta. La nuova serie di power station EcoFlow TRAIL è progettata specificamente per offrire un'alimentazione compatta, leggera ed efficiente, rivolgendosi in particolare ai campeggiatori occasionali e a chi cerca soluzioni energetiche senza ingombro per viaggi, festival e lavori fuori rete. I preordini sono disponibili a partire da oggi, con tre modelli a disposizione: TRAIL 200 DC, TRAIL 300 DC e TRAIL Plus 300 DC. La gamma TRAIL risponde alla crescente domanda di dispositivi "DC-first" (a corrente continua), offrendo un'efficienza di scarica che raggiunge il 95%. Secondo l'azienda, questo si traduce in un'energia utilizzabile fino al 200% in più rispetto alle power station tradizionali a corrente alternata. I modelli si distinguono per un design compatto e un peso ridotto, con il modello base TRAIL 200 DC che pesa solo 1,83 kg, risultando fino al 60% più piccolo e il 48% più leggero rispetto a power station di capacità simile. Le power station della serie Trail sono ideate per essere facili da usare, con un'interfaccia plug-and-play che si adatta alle attrezzature da esterno. Offrono diverse opzioni di ricarica e alimentazione, inclusa un'uscita USB-C fino a 140 W per dispositivi ad alta potenza, una presa per auto da 12 V e molteplici porte a corrente continua per alimentare contemporaneamente luci, frigoriferi portatili, router e altri dispositivi essenziali per il campeggio. I preordini per i modelli TRAIL 200 DC e TRAIL 300 DC sono già aperti sul sito web di EcoFlow e su Amazon. Come offerta speciale per chi preordina tra il 22 settembre e il 22 ottobre, i clienti riceveranno in omaggio un caricabatterie da 65 W. Il modello TRAIL Plus 300 DC sarà disponibile in una data successiva. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


iPhone Fold, primi dettagli sul debutto del pieghevole di Apple

(Adnkronos) - Nonostante i nuovi iPhone siano appena arrivati sugli scaffali, iniziano già a circolare indiscrezioni sulla prossima generazione. Secondo quanto riportato da Mark Gurman, analista di Bloomberg, il 2026 sarà l’anno del primo iPhone pieghevole, un dispositivo che dovrebbe affiancare la linea iPhone 18 e che Apple avrebbe progettato come una vera e propria sfida ingegneristica. Il design, stando alle fonti, sarà caratterizzato da un telaio in titanio e ricorderà due iPhone Air affiancati, con un profilo estremamente sottile e una qualità costruttiva che punta a distinguersi rispetto alla concorrenza. In molti avevano già ipotizzato che la nascita dell’iPhone Air fosse stata un test preliminare per arrivare al formato foldable, e le nuove informazioni sembrano confermarlo. Sul fronte produttivo, Gurman indica che la maggior parte della manifattura sarà concentrata in Cina, nonostante le recenti voci su un possibile avvio in India. Potrebbero comunque esserci lotti parziali realizzati fuori dal Paese asiatico, ma la catena principale rimarrebbe legata alla tradizionale filiera cinese. Quanto al prezzo, si parla di una soglia minima di 2.000 dollari, con stime precedenti che collocavano il nuovo modello nella fascia tra i 2.100 e i 2.300 dollari. Una cifra che posizionerebbe l’iPhone Fold tra i prodotti premium più costosi del catalogo Apple. Il lancio dovrebbe avvenire nell’autunno 2026, con una presentazione prevista a settembre in contemporanea con iPhone 18. Non è escluso però uno slittamento a ottobre o novembre, come già avvenuto in passato per altri debutti dirompenti, ad esempio quello di iPhone X nel 2017. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


AI nelle aziende italiane: il 67% la adotta, ma solo il 15% è "a prova di futuro"

(Adnkronos) - Il mondo del lavoro italiano si sta muovendo verso un'evoluzione digitale, ma non sempre al passo con le sue ambizioni. Un'indagine condotta da LHH, società del Gruppo Adecco specializzata in consulenza HR, ha fornito un quadro dettagliato sull'impiego dell'Intelligenza Artificiale e sulla preparazione delle aziende per il futuro. I risultati del report, intitolato "Guidare il cambiamento nell’era dell’IA: aspettative vs realtà", mostrano una netta contraddizione: se da un lato l'adozione dell'AI nella gestione delle risorse umane è in forte crescita, la reale "prontezza per il domani" rimane un miraggio per la maggior parte delle imprese. Secondo la ricerca, il 67% delle aziende italiane sta implementando attivamente soluzioni tecnologiche e di analisi dei dati per la pianificazione strategica del personale. Si tratta di una percentuale che supera la media globale (61%), suggerendo una forte consapevolezza dell'importanza di queste tecnologie. L'uso dell'AI sta già migliorando i processi decisionali per quasi la metà dei leader (49%), aiutando a superare criticità come le carenze di competenze (40%) e le difficoltà nel prendere decisioni tempestive (50%). Nonostante l'alta percentuale di adozione, la strada da percorrere è ancora lunga. Il report definisce un'azienda "a prova di futuro" come un'organizzazione che "crea una cultura basata sull’adattabilità, facilitando sia l’upskilling sia la mobilità professionale e considerando la tecnologia come un abilitatore"
. In base a questi criteri, soltanto una su sette organizzazioni italiane, ovvero il 15%, può essere considerata realmente pronta per le sfide future. Anche se oltre la metà delle aziende (59%) offre già formazione in ambito tecnologico, sono necessari ulteriori sforzi per assicurare che tutti i dipendenti siano preparati all'era dell'Intelligenza Artificiale. 
Luca Semeraro, Country President Italy e SVP Recruitment Solutions di LHH, ha sottolineato l'importanza di un approccio olistico: "In un contesto socio-economico e tecnologico in rapida evoluzione, anche il mondo del lavoro è chiamato ad adeguarsi, riconoscendo che valorizzare il capitale umano e investire nella formazione dei dipendenti, quando si tratta di Intelligenza Artificiale e gestione delle risorse non è più un’opzione, bensì una necessità strategica". Semeraro ha concluso avvertendo che "senza competenze adeguate, le imprese corrono il rischio di rimanere spettatrici in un panorama particolarmente competitivo, che esige visione a lungo termine e rapidità decisionale". ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Apple Intelligence su Apple Watch, come funziona e su quali modelli

(Adnkronos) - Con watchOS 26, Apple estende ufficialmente le funzioni di Apple Intelligence anche al suo smartwatch. Dopo iPhone, iPad, Mac e più di recente Vision Pro, tocca ora ad Apple Watch accogliere le capacità di AI sviluppate a Cupertino. Ma come spesso accade quando si parla di compatibilità hardware, la situazione non è così lineare: ogni funzione richiede condizioni differenti, e non tutte saranno disponibili sugli stessi modelli. Le novità si concentrano su tre aree principali. La prima è la traduzione in tempo reale in Messaggi, che permette di tradurre direttamente dal polso. Per sfruttarla serviranno però un Apple Watch Series 9, Series 10 o Ultra 2 e, contemporaneamente, un iPhone compatibile con Apple Intelligence (dal 15 Pro in poi). La seconda è Smart Replies, che diventa più precisa grazie ai modelli linguistici integrati nell’orologio. In questo caso i requisiti si semplificano: basta avere un Apple Watch recente (dalla Series 9 in su) e non è necessario possedere un iPhone aggiornato all’AI. Infine, arriva Workout Buddy, un assistente per l’allenamento che funziona con qualsiasi modello di Apple Watch collegato a cuffie Bluetooth, ma richiede la presenza di un iPhone compatibile con Apple Intelligence nelle vicinanze. In pratica, ogni funzione segue una logica diversa: traduzioni e allenamento dipendono dall’accoppiata con lo smartphone, mentre le risposte intelligenti si basano sul solo hardware dell’orologio. Una frammentazione che potrebbe creare qualche confusione, soprattutto considerando che tutte queste capacità rientrano comunque sotto l’etichetta unitaria di “Apple Intelligence”. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


L'asteroide 1998 KY26 è più piccolo del previsto: la missione Hayabusa2 è a rischio?

(Adnkronos) - Gli astronomi di tutto il mondo, utilizzando tra gli altri il Very Large Telescope (VLT) dell’Osservatorio europeo australe (ESO), hanno svelato nuovi e sorprendenti dettagli sull’asteroide 1998 KY26. Le osservazioni hanno rivelato che l'oggetto è significativamente più piccolo e ruota a una velocità doppia rispetto a quanto si pensasse, dati che avranno un impatto diretto sulle operazioni della missione estesa giapponese Hayabusa2 che lo incontrerà nel 2031. "Abbiamo scoperto che l’oggetto in realtà è completamente diverso da come era stato precedentemente descritto," ha spiegato l’astronomo Toni Santana-Ros, ricercatore all’Università di Alicante e autore di uno studio pubblicato su Nature Communications
. Le nuove misurazioni, combinate con i dati radar precedenti, hanno stabilito che l’asteroide ha un diametro di soli 11 metri, una dimensione così ridotta che "potrebbe facilmente essere ospitato nella cupola del telescopio VLT utilizzato per osservarlo". La sua rotazione è altrettanto sorprendente, con "un giorno su questo asteroide dura solo cinque minuti". Dati precedenti, infatti, avevano stimato un diametro di 30 metri e un periodo di rotazione di dieci minuti.  

Asteroide 1998 KY26 confrontato con una delle quattro unità del Very Large Telescope (VLT) dell'ESO. Lo studio, che ha utilizzato il VLT, ha rivelato che l'asteroide ha un diametro di soli 11 metri, abbastanza piccolo da poter stare all'interno della cupola del telescopio che lo ha osservato.Questo minuscolo asteroide è l'obiettivo della missione spaziale giapponese Hayabusa2, che lo raggiungerà tra sei anni. Crediti dell'immagine: ESO/M. Kornmesser, A. Ghizzi Panizza (www.albertoghizzipanizza.com). Modello dell'asteroide: T. Santana-Ros et al.

   Le nuove scoperte renderanno la missione Hayabusa2, che si sta preparando a visitarlo, una sfida ancora più avvincente. "Le dimensioni ridotte e la rotazione più rapida misurate ora renderanno la visita di Hayabusa2 ancora più interessante, ma anche ancora più impegnativa," ha commentato il coautore Olivier Hainaut, astronomo dell’ESO. In particolare, la manovra di "touchdown" – in cui la sonda tocca l'asteroide – sarà più difficile da eseguire del previsto. 
1998 KY26 sarà il bersaglio finale della sonda della Japanese Aerospace eXploration Agency (JAXA). Dopo aver esplorato l'asteroide Ryugu e averne riportato campioni sulla Terra, la sonda è stata inviata in una missione estesa fino al 2031 con l'obiettivo di studiare gli asteroidi più piccoli. Questa sarà la prima volta che una missione spaziale intercetterà un asteroide di queste dimensioni, dato che tutte le missioni precedenti hanno visitato oggetti con diametri di centinaia o migliaia di metri. Le osservazioni da Terra, effettuate dal gruppo di ricerca di Santana-Ros, hanno richiesto l'utilizzo di grandi telescopi come il VLT, sfruttando il momento di massimo avvicinamento dell'asteroide alla Terra. Sebbene la natura esatta dell'asteroide rimanga incerta – potrebbe essere un solido pezzo di roccia o un debole cumulo di detriti – i risultati aprono a importanti prospettive future. "La cosa sorprendente è che abbiamo scoperto che le dimensioni dell’asteroide sono paragonabili a quelle della sonda spaziale che lo visiterà! E siamo stati in grado di caratterizzare un oggetto così piccolo usando i nostri telescopi, il che significa che potremo farlo anche per altri oggetti in futuro," ha aggiunto Santana-Ros. "I nostri metodi potrebbero avere un impatto sui piani per la futura esplorazione di asteroidi vicini alla Terra o persino per l’estrazione di minerali dagli asteroidi." 
Hainaut ha concluso ribadendo l'importanza delle osservazioni per la sicurezza planetaria: "Inoltre, ora sappiamo di poter caratterizzare anche i più piccoli asteroidi pericolosi che potrebbero colpire la Terra, come quello caduto vicino a Chelyabinsk, in Russia, nel 2013, che era appena più grande di KY26."  

Crediti Immagine di Cover: Eso/M. Kornmesser. Asteroide: T. Santana-Ros et al. Modello Hayabusa2: SuperTKG (CC-BY-SA)

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Cina, dalla ricerca alla realtà: svelata la tecnologia per costruire sulla Luna

(Adnkronos) - Durante la World Manufacturing Convention 2025 a Hefei, il Deep Space Exploration Laboratory (DSEL) ha presentato la prima macchina concettuale al mondo in grado di produrre mattoni utilizzando la polvere lunare. L'apparecchio, ideato per rendere l'esplorazione della Luna più sostenibile, risponde a una delle sfide più significative per le future missioni a lungo termine: l'approvvigionamento di materiali da costruzione. La macchina sfrutta un riflettore parabolico per concentrare l'energia solare, che viene poi convogliata attraverso una fibra ottica. Secondo i ricercatori del DSEL, l'intensità solare concentrata può superare di oltre 3.000 volte la normale intensità, generando temperature superiori ai 1.300 gradi Celsius. Questa energia termica è sufficiente per fondere il suolo lunare, trasformandolo in mattoni modellati che potranno essere utilizzati per costruire strade e strutture direttamente sulla superficie della Luna. Il progetto si inserisce nel più ampio contesto degli obiettivi di esplorazione spaziale della Cina, in particolare la realizzazione della Stazione Internazionale di Ricerca Lunare. Questa struttura, che includerà sezioni sulla superficie lunare e in orbita, è destinata a essere costruita in due fasi: un modello base entro il 2035 nella regione del Polo Sud lunare e un modello esteso negli anni '40. L'invenzione del "produttore di mattoni lunari" è cruciale per gettare le basi di questa ambiziosa infrastruttura. L'innovazione non si ferma qui: l'evento ha offerto una vetrina su altre tecnologie all'avanguardia. Tra le scoperte presentate figurano uno scudo termico riutilizzabile e ultra-leggero per razzi, una piattaforma di litografia computazionale per la produzione di chip, un sistema non invasivo di interfaccia cervello-computer e un framework tecnologico universale per robot intelligenti. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Turismo: da città del gioco a meta culturale, la nuova vita di Nova Gorica riparte da Go2025

(Adnkronos) - Da vetrina socialista sull’Occidente a capitale del gioco e dell’intrattenimento, da ‘città ideale’ di stampo modernista a frontiera di contrabbando, da paesaggio urbano puntellato dal verde e dalle rose a emblema dell’anonima architettura stile sovietico. Un cammino a caccia di un’identità partito più di 70 anni fa, quando dal nulla nacque una città e un confine imposto divise una comunità, e arrivato oggi a un traguardo tanto ambizioso quanto inimmaginabile fino a qualche tempo fa: essere proclamata ‘Capitale europea della cultura’. E’ Nova Gorica, la ‘metà slovena’ di Gorizia, o meglio la Gorizia slovena che con la ‘sorella più anziana’ condivide per il 2025 questo importante titolo. Un riconoscimento che per la prima volta vede protagonista una ‘Capitale transfrontaliera’ e che proietta Nova Gorica in una prospettiva di sviluppo turistico-culturale che apre una nuova fase della sua giovane ma già movimentata storia. Mostre, teatro, danza, dibattiti stano animando Nova Gorica e Gorizia in questo speciale anno all’insegna del claim ‘GO! Borderless’, un inno al superamento di un confine tracciato con un segno di penna, lì dove doveva passare quella cortina di ferro tra Europa dell’Est ed Europa dell’Ovest, dove l’Ovest era Gorizia e l’Est la città più moderna della ex Jugoslavia. Un confine che ha diviso da un giorno all’altro famiglie e proprietà, e persino un cimitero, segnando due appartenenze diametralmente opposte, ma che nella testa di chi quei luoghi abitava da generazioni non ha mai attecchito. Qui, se chiedi a un abitante cosa si sente, ti risponde che il bisnonno è nato quando c’era l’Impero austro-ungarico, il nonno quando il territorio era italiano, il padre nella ex Jugoslavia e lui nell’attuale Slovenia. Un melting pot di lingua e tradizioni che proprio il grande progetto della ‘Capitale europea della cultura’ vuole valorizzare lanciando un messaggio forte di unione, che non a caso ha il suo luogo simbolo nella piazza Transalpina, che appartiene a due Stati e che accomuna anziché dividere. E se per l’italiana Gorizia, dalla storia millenaria, è un’opportunità di trovare nuove vie di attrattività, per Nova Gorica è l’occasione per cambiare totalmente volto: non più solo destinazione per giocatori, ma degna di visita per un’offerta culturale di primo piano e con aspetti storici e architettonici da scoprire e soprattutto da saper raccontare. Una meta, insomma, che merita una mappa delle principali attrazioni, oltre che dei suoi bellissimi dintorni a Est del fiume Isonzo, come dimostrano gli interessanti opuscoli informativi realizzati con lungimiranza dall’Ufficio del turismo di Nova Gorica, che segue anche la Valle del Vipava (www.vipavskadolina.si). “Quello di ‘GO2025’ - spiega Klavdija Figelj, responsabile comunicazione media Go2025 - è un progetto transfrontaliero, che ha rilanciato la cooperazione tra Nova Gorica e Gorizia, due volti della stessa città che rappresentano l’antico e il moderno. Per Nova Gorica la scommessa è di puntare su un tipo di turismo diverso, non più solo in cerca di gioco e intrattenimento, ma che abbia un’attrattiva culturale e le potenzialità ci sono tutte. Durante questo anno abbiamo avuto artisti sloveni, italiani e internazionali, abbiamo ospitato la Biennale dell’arte del Mediterraneo dei giovani, abbiamo sviluppato collaborazioni con università e accademie. Ora a fine settembre c’è il tema del ‘Cibo di frontiera’ e poi tanta attenzione dedicata alla sostenibilità”.  “Inoltre, sono stati recuperati spazi trasformati in location per eventi o sedi di mostre. E’ il caso dell’Epic, che sarà un museo permanente vicino alla stazione. La stessa piazza Transalpina, o piazza Europa per il lato sloveno, è diventata un salotto per due città, un luogo di incontro dal forte valore simbolico. Per la cerimonia di chiusura, a inizio dicembre, si accenderà uno spettacolo di luci in entrambe le città. C’è molta soddisfazione, quest’anno ha portato molto movimento, e almeno un 30% in più di turisti, attirando persone da altri paesi europei ma anche gli stessi sloveni che prima non visitavano Nova Gorica”, aggiunge. Soddisfazione condivisa dal Gect Go, il Gruppo europeo di cooperazione territoriale fondato nel 2011 con la missione di supportare le città transfrontaliere attraverso una strategia comune di sviluppo del territorio e che ha lavorato alla candidatura a ‘Capitale europea della cultura’ e co-organizza il programma. E già si guarda all’eredità che questa esperienza lascia con numerosi progetti in cantiere per i prossimi anni, come conferma Ezio Benedetti, coordinatore dei progetti europei di Gect Go: “Le direttrici della legacy per il futuro sono quella turistico-culturale, quella ambientale e quella logistica e dei trasporti”. Tra i principali progetti supportati da Gect Go, la riqualificazione della piazza Transalpina, “unico caso di stazione diventata salotto”, sottolinea. A confermare l’incremento di presenze è il Gruppo alberghiero Hit, proprietario dei due grandi hotel in città, il Park, che è stato il primo a sorgere nel 1984 con all’interno anche il primo casino che ha poi aperto la strada e la storia di Nova Gorica legata al gioco, e il Perla, che per primo ha importato in Europa il ‘modello Las Vegas’ e diventando così un riferimento per il turismo dell’intrattenimento, attraendo una clientela per il 90% italiana. L’anno di GO2025 segna una svolta anche per il Gruppo, che ha puntato su iniziative culturali e artistiche anche nelle proprie strutture (quattro alberghi - oltre a Perla e Park a Nova Gorica, Lipa a San Pietro e Sabotin a Salcano - per un totale di 833 posti letto e quasi 1.000 posti nelle sale conferenze). E ha supportato il progetto della ‘Capitale europea della cultura’ non solo come il principale fornitore di servizi alberghieri e congressuali nella regione di Goriška, ma anche come promotore di una vasta gamma di esperienze turistiche, che quest'anno si sono arricchite con contenuti di valore culturale. Sin dalla sua fondazione, 40 anni fa, accogliendo i flussi turistici dalla vicina Italia, Hit ha avuto una visione di superamento dei confini linguistici e nazionali e da sempre è un forte sostenitore di numerosi progetti culturali ed eventi nella comunità locale. Nel 2025, l'azienda punta a consolidare questo ruolo offrendo esperienze che permettano agli ospiti di scoprire il patrimonio culturale del territorio, arricchendo così la tradizionale esperienza turistica. Come spiega il presidente del Consiglio di amministrazione, Sandi Brataševec, “la nostra partecipazione al progetto ‘Capitale europea della cultura’ rappresenta un contributo fondamentale alla strategia di crescita sostenibile e di internazionalizzazione del Gruppo Hit: superare i confini, sostenere progetti socialmente responsabili, creare un'atmosfera accogliente e divertente per la nostra destinazione e aumentare la sua visibilità a livello globale, sono obiettivi che condividiamo, e che contribuiscono allo sviluppo sostenibile dell'ambiente in cui operiamo”. Era il 15 settembre 1947 quando fu tracciato il confine che divise in due la regione: la città di Gorizia fu assegnata all’Italia e sul lato jugoslavo si decise di costruire ex novo una città, la prima completamente nuova nel paese, che doveva essere anche l’emblema di una nuova società socialista. All’avvio dei lavori parteciparono brigate di giovani lavoratori provenienti da ogni parte del paese, in totale 5.200, per i quali, in segno di gratitudine, nel 2008 venne eretto un monumento opera dello scultore Zmago Posega. Dopo vari cambiamenti, ad andare in porto fu il progetto urbano dell’architetto Edvard Ravnikar. La prima costruzione fu il palazzo del Comune, ad opera dell’architetto Vinko Glanz: la piazza antistante non venne mai pavimentata e tuttora è coperta da un prato ma nel 1994 fu costruito di fronte il teatro, a cui fece seguito nel 2000 l’edificio della biblioteca, a formare quello che doveva essere il polo culturale.  Nova Gorica fu progettata come un parco urbano e negli anni è diventata un vero e proprio giardino botanico: nei viali principali furono piantati molti alberi, anche di specie introvabili in altre zone della Slovenia, e cespugli di rose, che ancora oggi rendono l’idea della ‘città giardino’. Per questo motivo, Nova Gorica viene chiamata ‘città delle rose’ e dal 1968 una rosa rossa è raffigurata nello stemma municipale. I primi abitanti si insediarono a Nova Gorica all’inizio degli anni Cinquanta, provenienti soprattutto dai villaggi dei dintorni.  La città continuò a espandersi e a metà degli anni Sessanta emerse l’esigenza di un nuovo centro commerciale. Così, nel 1966 Marjan Vrtovec progettò uno spazio pensato solo per i pedoni. Fu la prima zona pedonale della ex Jugoslavia, ispirata alla prima d’Europa che si trova a Rotterdam. Sul lato opposto di questa area si trovavano una strada e un parcheggio. Oggi, piazza Bevk è diventata la pizza centrale della città. All’inizio degli anni Settanta, sotto la guida del direttore urbanistico Tomaz Vuga, è stato dato il via al piano di espansione più ambizioso della storia della città: la costruzione del quartiere residenziale, dove oggi vive gran parte degli abitanti di Nova Gorica. Nel 1968 iniziò la costruzione di un complesso abitativo in via Cankarjeva che poco dopo venne notevolmente ampliato lungo la via Gradnikove brigade. Questi 15 edifici sono soprannominati la ‘Muraglia cinese’ per via del loro aspetto imponente o anche i ‘Matitoni’ per i colori pastello delle loro facciate una attaccata all’altra.  A prevedere la costruzione di quello che sarebbe diventato l’Hotel Park era già il progetto originario, con bar e ristorante. L’edificazione sulla via Cesta cominciò nel 1951 ma fu completata solo nel 1959. E’ del 1984 l’idea di riqualificare la sala da ballo, che aveva ospitato molte feste, in un casinò, avviando quella trasformazione della città in una popolare destinazione per il gioco d’azzardo, destinata ad attrarre sempre di più i turisti italiani. Con questa idea di creare un’offerta integrata di accoglienza e turismo, venne fondata la società Hit. Dall’altro lato della strada, intanto, dopo il 1957, trovarono posto il panificio, la macelleria e la prima caffetteria della città, oltre al mercato. Questa strada divenne così la prima vera passeggiata della città. Il secondo complesso alberghiero-ricreativo venne inaugurato nel 1976: il centro Argonavt, con una superficie di 20mila metri quadrati, progettato da Niko Lehermann insieme al gruppo di avanguardia Oho e ispirato alla nave degli Argonauti. Nei primi anni Ottanta la società titolare fallì e il complesso fu dapprima adibito a centro studi della società Iskra Delta, leader mondiale nella fabbricazione di pc, e poi nel 1993 fu rilevato dalla società Hit inaugurando il Casinò Perla, che ancora oggi è il più grande d’Europa per numero di tavoli da gioco. Sull’altro lato della strada è situata l’unica chiesa della città, costruita soltanto nel 1982 su progetto di Franc Kvaternik e nel 2004 divenuta la prima concattedrale in Slovenia. Tra i pochi edifici antichi rimasti nel territorio dove sorse Nova Gorica, la vecchia fornace risalente al 1922, che aveva cessato di funzionare nel 1944, nei pressi del Boschetto dei pini, dove ancora si trovano tracce di scavi nell’argilla; mentre l’edificio, che aveva la ciminiera più alta della regione, fu demolito nel 1957 e della struttura originaria resta solo una piccola parte adibita ad uso amministrativo. Un’altra traccia del passato sono tre lapidi del vecchio cimitero, che si trovava dove oggi c’è il cuore della città, sulla strada che porta alla ‘vecchia’ Gorizia. Aperto nel 1880 e chiuso durante la Prima Guerra mondiale con i combattimenti sul fronte dell’Isonzo, si calcola ospitasse 28mila salme. Proprio di fronte si trova il grattacielo Eda Center, visibile da ogni parte, e l’Icarus, il primo monumento pubblico della città, eretto nel 1960 dallo scultore Janez Lenassi: ricorda Edvard Rusjan, primo aviatore sloveno che nel 1909 volò con l’Eda, un aereo da lui stesso costruito ma che proprio durante un volo dimostrativo morì tre anni dopo.  Oggi simbolo della riunificazione delle due città transfrontaliere, piazza Transalpina (Trg Evrope in sloveno) fu costruita nel 1906 insieme alla stazione sulla pittoresca linea ferroviaria che collega Gorizia e Jesenice. Quando venne stabilito il nuovo confine nel 1947, fu deciso che la linea ferroviaria sarebbe appartenuta alla Jugoslavia, creando l’insolita situazione che vede la piazza antistante divisa tra due Paesi. La stazione restò in territorio slavo e divenne di fatto l’edificio pubblico più antico di Nova Gorica (nelle sale interne c’è un piccolo museo che racconta questa evoluzione e che, insieme alla mostra sul contrabbando che racconta questa pratica ben presente tra gli abitanti della fascia confinaria, rappresenta una interessante ricostruzione storica).  Nel 2004, proprio in questa piazza fu celebrato l’ingresso della Slovenia nell’Unione europea; il confine cadde definitivamente nel 2007 con l’ingresso nello spazio Schengen. Oggi la targa al centro che segna il confine, ormai invisibile, è soprattutto una curiosità da fotografare. La piazza è diventata il simbolo della condivisione fra due città e dell’integrazione europea. E dal 2025 anche della nuova vita di Nova Gorica, che parla il linguaggio universale della cultura.   ---lavoro/made-in-italywebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Vino: Masi inaugura Monteleone21, la cantina che diventa hub esperienziale

(Adnkronos) - A 250 anni dalla prima vendemmia della famiglia Boscaini, nasce ‘Monteleone21’, la nuova sede di Masi nel cuore della Valpolicella. Un gioiello architettonico che prende il nome dal colle su cui sorge, in simbiosi con la natura e il paesaggio circostante, progettato per essere a basso impatto ambientale, coperto da vigne e rivestito di pietra locale. La nuova cantina è stata inaugurata ufficialmente ieri sera, con un evento che ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, delle organizzazioni di categoria, di produttori di vino e delle Famiglie Storiche, associazione che riunisce 13 prestigiose aziende vitivinicole che da generazioni sono testimoni attive del ‘mondo Amarone’, tra cui anche Masi Agricola. Con l’occasione è stata svelata anche la videoinstallazione site-specific creata dall’artista Fabrizio Plessi, pioniere della videoarte italiana, per questo hub esperienziale: ‘L’anima dell’Amarone’ - che per un anno resterà visitabile tutti i giorni presso la cantina, in via Monteleone 21, a Sant’Ambrogio in Valpolicella (Verona) - che unisce, agli elementi ancestrali del suo percorso artistico (acqua, fuoco, lava, vento), anche il vino che, in un flusso al contrario, diventa linguaggio tra le forze della natura. Ospitata nella ‘Cattedrale dell’Amarone’, l’opera usa l’intelligenza artificiale per creare il corso di questo vino simbolo, che scorre verso l’alto, al contrario, espandendosi dalle uve a terra, in archi digitali, che a loro volta guardano alle barche, con la forza archetipa di elementi che si reinventano per mezzo della tecnologia. Per Fabrizio Plessi, che, come ha raccontato agli ospiti, “a 85 anni sperimento come un bambino di 8”, “l’anima del vino è sempre pulita, semplice, assoluta” e il mio linguaggio è questo, “vedere le cose al contrario”. A illustrarlo, con il racconto di come è nata questa opera, una video-intervista proiettata nello spazio conferenze della cantina. “Sono onorato di poter contribuire alla comprensione del significato che per noi riveste l’opera che il grande artista e amico Fabrizio Plessi ha realizzato per l’occasione dell’opening di Monteleone21”, ha dichiarato Sandro Boscaini, presidente di Masi Agricola. “Masi, con la sua storia secolare, ha realizzato con Monteleone21 uno spazio polifunzionale che superi le strutture dedicate alla produzione e che vada anche ben oltre il concetto ordinario di cantina visitabile, considerando che la cultura del vino rappresenta il punto di partenza per scoprire il territorio e le sue peculiarità”, ha sottolineato.  “Proprio in Valpolicella, il territorio - ha rimarcato - si esprime con la viticoltura e il pregio dei suoi vini da una parte, con l’antica arte dell’estrazione e della lavorazione della pietra dall’altra. E proprio vino e pietra sono i protagonisti dell’emblematica opera architettonica che esalta i nostri valori attingendoli dalle radici più profonde e proiettandoli verso un futuro di rinnovato apprezzamento”. Tagliando con orgoglio il nastro di questo nuovo traguardo, Sandro Boscaini ha ricordato che il “vino è prodotto ma soprattutto cultura e territorio e l’enoturismo è il nostro vissuto da 40 anni, quando abbiamo cominciato a raccontare ai nostri ospiti il bello e il buono della nostra terra”. Ringraziando tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione, ha detto che questa “è un’opera aperta al territorio, un luogo di comunione anche con gli altri produttori della Valpolicella, dove il vino è il centro di tutto”.  In occasione dell’inaugurazione ha inviato un video-messaggio il ministro degli Affari Esteri e vicepremier, Antonio Tajani, che ha parlato di “diplomazia dell’Amarone” e ha puntato l’accento sull’importanza del vino per il nostro export, assicurando che il governo è al lavoro sul fronte dazi, per ottenere la tariffa al 15% anche per questa importante voce del made in Italy e ribadendo il sostegno alla candidatura Unesco per la tecnica della messa a riposo delle uve della Valpolicella. L’inaugurazione è stata accompagnata anche da una tavola rotonda dal titolo emblematico ‘Vino al Centro’. A rappresentare la Regione Veneto l’assessore al Turismo, Agricoltura e Commercio estero, Federico Caner. “Abbiamo fatto un piano strategico a livello regionale. Importante per le imprese è il mettersi insieme, condividere un sistema valoriale unico. E Masi esprime questo sistema integrato di condivisione”, ha detto. Gli ha fatto eco Raffaele Boscaini, direttore Marketing di Masi, intervenuto anche in qualità di presidente di Confindustria Veneto: “Bisogna far sì che le nostre imprese trasmettano il loro valore aggiunto. Viviamo nell’incertezza per l’effetto dazi, il problema del cambio, i costi energetici. Gli imprenditori si sentono soli e i nostri amministratori devono farsene carico. Serve ‘olio negli ingranaggi’ perché i nostri imprenditori sono già resilienti”. A far sentire la voce delle aziende anche il presidente di Federvini, Giacomo Ponti: “I dazi ormai sono un dato di fatto. Tutte le nostre imprese stanno cercando di non aumentare il prezzo al consumo. Si sta lavorando per chiedere un abbassamento, anche perché nel nostro settore la produzione non si può esportare. Il settore è comunque in salute se guardiamo ai dati di fatturato, export e occupazione. Al momento i consumi di vino italiano tengono, gli effetti dei dazi si potranno valutare meglio nel 2026”.  “Il settore vitivinicolo globale sta vivendo uno dei momenti più difficili di sempre. Molto dipenderà da come ci si risolleva da questa situazione. Sono importanti i mercati emergenti, ma il mercato americano è il più grande del mondo e non è sostituibile, anche se la diversificazione è una strada obbligata”, ha avvertito Giorgio Delgrosso, Head of Statistics dell’Organizzazione internazionale della vite e del vino. Sul fronte dell’enoturismo, per fortuna, i dati sono molto positivi, come ha illustrato Roberta Garibaldi, docente all’Università di Bergamo e presidente dell’Associazione italiana turismo enogastronomico: “C’è voglia di vivere esperienze enogastronomiche e soprattutto di visitare cantine. Serve ancora un passaggio verso una maggiore professionalizzazione di questo ambito, soprattutto con l’avvento dell’Intelligenza artificiale, dove i più piccoli rischiano di non essere presenti”. Ha sottolineato l’importante ricaduta che per il territorio veneto, anche sul fronte enoturistico, avrà Milano-Cortina 2026 Emanuela de Zanna, direttrice della Cooperativa di Cortina, che sta accompagnando in un percorso di rinnovamento in vista dell’evento olimpico. E in fatto di enoturismo Monteleone21 ha molto da dire. E' una ‘cantina aperta’ dove vivere una ‘Masi Wine Experience’ immersiva. All’ingresso, campeggia un fruttaio monumentale di 12 metri d'altezza, a rappresentare l’appassimento delle uve per l’Amarone. Il cuore della cantina è costituito dall’Agorà, una scenografica ‘piazza’ a pianta circolare di oltre 1.000 metri quadri con un suggestivo soffitto in calcestruzzo a vista, che reinterpreta in modo contemporaneo le suggestioni delle grandi opere architettoniche e ingegneristiche italiane degli anni ’50-‘60. Il progetto architettonico di Monteleone21, inizialmente concepito dall’architetto Libero Cecchini, poi reinterpretato e realizzato dall’architetto Giovanna Mar e dal suo studio veneziano, è emblematico della forte relazione di simbiosi fra Masi e il suo territorio, da secoli vocato alla viticoltura. Monteleone21 è stato ideato per integrarsi perfettamente nel paesaggio della Valpolicella: l’edificio è per due terzi sotterraneo, quindi appare come una collina ricoperta da viti e vegetazione, con un giardino pensile sulla sommità. L’architettura della nuova ‘casa’ dell’Amarone Masi evoca le marogne, i muretti a secco che da secoli proteggono i terrazzamenti viticoli della zona.  A livello architettonico, il progetto declina il tema della vite, riproponendo l’alternanza tra i pieni e vuoti che contraddistingue i terrazzamenti locali: la solidità del muretto alla base della vite è rappresentato dalla compattezza volumetrica del piano terra; la leggerezza del fusto vegetale è simulata nell’edificio dalle vetrate che distaccano il basamento dal primo livello; infine il fogliame è rappresentato, nella sua semitrasparenza, dalle discontinue lamelle ombreggianti del secondo livello. Monteleone21 sembra emergere dal cuore della terra, proprio come una vigna. Aperta la silenziosa porta di pietra, varcando la soglia dell’edificio, ci si trova di fronte alla vista del fruttaio che a Monteleone21 assume dimensioni monumentali: è alto ben 12 metri, profondo 30 e si sviluppa in pianta per 300 mq. Dopo la vendemmia, ospiterà colonne di ‘arele’, graticci colmi d’uva destinata all’appassimento. La concezione di un fruttaio di tali dimensioni, oltre a rispondere a un’esigenza produttiva, ha l’obiettivo di rappresentare la tecnica fondamentale della cultura vitivinicola locale.  Concepita come luogo di convivialità, di scoperta e di celebrazione dei vini della Valpolicella, l’Agorà accoglie il Wine Shop e il Wine Bar - Ristorante Locanda Costasera. Ma Monteleone21 è anche uno spazio polifunzionale e un polo di riferimento per l’enoturismo in Valpolicella. Il rispetto nei confronti del proprio territorio, infatti, è parte della cultura e della filosofia di Masi e questo ha garantito 250 anni di sviluppo sostenibile dell’impresa di famiglia. Non a caso, Monteleone21 ha già vinto nella categoria Pratiche Sostenibili nell’Enoturismo del prestigioso concorso Best of Wine Tourism. In questa visione si inserisce, infatti, il progetto di Monteleone21, concepito fin dall’inizio per integrarsi nel paesaggio della Valpolicella e ridurre al minimo il proprio impatto sull’ambiente. Sono state attuate varie misure per rendere possibile la riduzione del consumo energetico, dalla forma dell’edificio all’involucro con le schermature solari e i sistemi di ventilazione naturale realizzati con materiali a chilometro zero; il tetto-giardino riduce il surriscaldamento delle superfici esposte al soleggiamento e trattiene l’acqua piovana. L’approvvigionamento energetico è affidato a fonti rinnovabili, come la geotermia e i pannelli fotovoltaici. L’obiettivo è il conseguimento di un altissimo standard, la certificazione Leed Gold.   ---lavoro/made-in-italywebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Turismo: Glamour, un 'Exclusive weekend' dedicato ai 5 sensi e alla generazione wanderlust

(Adnkronos) - Si è conclusa con successo la 5a edizione del Glamour Exclusive Weekend, l'evento organizzato dal tour operator Glamour (www.glamourviaggi.it), che ha registrato la partecipazione di oltre 300 tra agenzie di viaggio e partner, riuniti per due giornate all’insegna di confronto, ispirazione e networking al TH Lazise, sul Lago di Garda. Un momento di incontro privilegiato per condividere trend, strategie e nuove prospettive del settore turistico.  L'appuntamento quest’anno ha scelto come filo conduttore 'I 5 sensi e la generazione Wanderlust': un viaggio emozionale che ha guidato i partecipanti attraverso esperienze immersive, stimolando la vista, l’udito, il gusto, l’olfatto e il tatto, come metafora del modo in cui si vive e si interpreta il viaggio oggi. Protagonisti sono stati i nuovi viaggiatori del futuro, la cosiddetta generazione Wanderlust, curiosi ed esigenti, che non si accontentano di pacchetti standardizzati, ma cercano percorsi autentici, personalizzati e sorprendenti, capaci di abbattere barriere culturali e linguistiche e di trasformare ogni partenza in una scoperta profonda. Una filosofia che Glamour abbraccia appieno, ponendosi come ponte tra le agenzie e queste nuove esigenze, con l’obiettivo di rendere ogni esperienza indimenticabile e unica.  La convention ha rappresentato l’occasione per fare il punto sui risultati aziendali e sulle strategie per il futuro. Il 2025 segna infatti per Glamour una crescita significativa: +30% nel primo semestre, grazie anche alla forte domanda di viaggi a lungo raggio (Stati Uniti, Maldive e Giappone), e +25% per l'estate con il successo dei viaggi tailor made in Usa e Canada, dei safari in Tanzania e Kenya con estensione a Zanzibar e Sudafrica con estensione Mauritius. Per l'inverno 2025-26 confermato il focus sul Nord America, con pacchetti a date fisse su New York, dal Thanksgiving all’Epifania e allotment garantiti per Capodanno. Anche le Maldive in primo piano grazie a nuove partnership con catene alberghiere 5 stelle e collegamenti con Qatar Airways da Milano e Roma. Si registra, poi, l'interesse crescente per Giappone, Sudafrica, Oman, Emirati, Brasile, Costa Rica, oltre a un promettente advance sul Canada estate 2026. Grande protagonista dell'evento è stato il team Glamour: oltre 60 giovani professionisti, con un’età media di appena 32 anni, che hanno conquistato il palco con un mix di energia, creatività e innovazione. La loro passione e il dinamismo contagioso hanno trasformato ogni momento in un’esperienza unica, dimostrando come talento e freschezza possano fare la differenza e lasciare un’impronta indelebile. Spazio anche a Bryan 'The Box' Ronzani, voce di Radio 105, conosciuto nel mondo del gaming per le collaborazioni con Milan Game Week e Lucca Comics, che ha guidato un momento di confronto sulle aspettative delle nuove generazioni di viaggiatori e sul ruolo delle agenzie nel rispondere ai loro bisogni. "Il Glamour Exclusive Weekend non è solo una convention, ma un’esperienza che ci permette di rafforzare i legami con le agenzie partner e di tracciare insieme la strada del futuro", commenta Luca Buonpensiere, titolare di Glamour. "I risultati di crescita - spiega - ci confermano che il mercato premia la nostra visione, ma ciò che ci rende davvero unici è la capacità di anticipare i trend e offrire esperienze che parlano alla nuova generazione di viaggiatori. Con il nostro team giovane e motivato, continueremo a innovare per sorprendere e ispirare". Oltre 35 partner hanno supportato l’evento, con Ita Airways come main sponsor, insieme a brand di rilievo nel mondo dei resort, trasporti e crociere e ha visto la partecipazione di oltre 230 agenzie di viaggi provenienti da tutta Italia. La due giorni è stata anche l’occasione per presentare ufficialmente alle agenzie il nuovo direttore Vendite, Marco Depascale.  ---lavoro/made-in-italywebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Stiga traccia una rotta green: sostenibilità e innovazione ridefiniscono il garden care

(Adnkronos) - Stiga, leader mondiale nel settore delle attrezzature per la cura del verde, ha pubblicato recentemente, il Rapporto di Sostenibilità 2024 riaffermando il proprio impegno per un futuro più sostenibile, ponendo i principi di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (ESG) al centro della sua strategia aziendale.  "La sostenibilità per noi è molto più che un obiettivo di business: è una strategia integrata, strutturata e misurabile," ha dichiarato Sean Robinson, CEO di Stiga. "Ecco perché il nostro percorso di sostenibilità non è fatto di iniziative isolate, ma è radicato nella nostra identità e nel modo in cui operiamo ogni giorno. Le persone, i prodotti e le attività costituiscono parte integrante e contribuiscono insieme a una visione condivisa: crescere in modo responsabile, unendo il progresso tecnico alla passione per la natura." La strategia ESG di Stiga si fonda su tre pilastri: persone, prodotti e processi. L'azienda promuove un ambiente di lavoro equo e inclusivo, confermato dalla Certificazione per la Parità di Genere UNI PdR 125:2022. Sul fronte dei prodotti, gli investimenti in ricerca e sviluppo sono stati dedicati per il 78% alla tecnologia delle batterie, un chiaro segnale della transizione verso l'elettrico.  I prodotti alimentati a batteria hanno già rappresentato il 27% delle vendite totali, con i robot tagliaerba autonomi che hanno registrato una crescita significativa. Per quanto riguarda i processi, STIGA ha aumentato l'uso di energia da fonti rinnovabili al 99% del consumo totale, con un 15% autoprodotto grazie agli impianti fotovoltaici. L'azienda ha inoltre superato i propri obiettivi di riciclo, con il 66% degli imballaggi realizzati in materiale riciclato. Tra le ambizioni relative al 2026, Stiga ambisce a diventare un punto di riferimento per l'innovazione responsabile. Le priorità strategiche includono un piano di riduzione dell'impatto ambientale convalidato dalla Science Based Targets initiative (SBTi) e la valutazione delle performance ESG della propria supply chain.  Con l'adozione di analisi del ciclo di vita (LCA) per i prodotti a maggiore impatto, l'azienda punta a ridurre l'impronta ecologica lungo tutte le fasi, dalla produzione allo smaltimento, ridefinendo il settore della cura del verde e trasformando la sostenibilità da elemento distintivo a standard essenziale. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)