A Roma il futuro delle protesi, ingegneri e ortopedici da 37 Paesi

(Adnkronos) - Il presente e il futuro dell'artroplastica mondiale si è riunito a Roma per il 36esimo 'International Society for Technology in Arthroplasty' (Ista). Sono arrivati da 37 Paesi 640 partecipanti tra chirurghi ortopedici, ingegneri, addetti ai lavori e aziende, per raccontare le novità nel campo delle protesi per l'anca, il ginocchio, la spalla e quest'anno anche la colonna vertebrale. "Quella italiana è stata l'edizione dei record per il congresso, abbiamo riunito chi progetta e impianta le protesi, abbiamo dato spazio agli studi e alle pubblicazioni scientifiche. Questo è un evento unico al mondo per l'ortopedia mondiale, abbiamo avuto con noi a Roma i padri della protesica e poi un focus è stato dedicato alla novità 2025 in questo campo: il rivestimento in ceramica delle protesi d'anca". A fare il punto per l'Adnkronos Salute è Alessandro Calistri, specialista in Chirurgia ortopedica e traumatologica dell'anca e docente in Chirurgia protesica dell'anca della Scuola di specializzazione in Ortopedia e Traumatologia dell'università di Roma Sapienza.  "C'è stata una grande partecipazione dei giovani, con specialisti da più scuole ortopediche e provenienti da diversi Paesi - prosegue Calistri, co-presidente Ista Roma 2025 insieme a Stefano Gumina, professore della Sapienza - Si è discusso anche con loro del ruolo e del peso della tecnologia; oggi si parla tanto di Ia e realtà aumenta in sala operatoria, ma a cosa ci possono veramente servire e cosa possono dare in termini di efficienza? E' chiaro che la base per un giovane chirurgo è la pratica, lavorare a stretto contatto con 'maestri' di livello e imparare da quelli bravi".  Al congresso si è parlato molto della nuova protesi all'anca di rivestimento in ceramica (ReCerf) approvata in Europa lo scorso luglio. Calistri è stato il primo chirurgo ad impiantarla in Italia, a Roma a inizio settembre. "Abbiamo operato un paziente romano di 47 anni - ha ricordato - Erano anni che attendeva la possibilità di poter usufruire di questo rivestimento rivoluzionario, avendo un'allergia al nickel ed essendo quindi impossibilitato ad utilizzare il sistema di rivestimento metallo-metallo".  Per la chirurgia dell'anca siamo di fronte ad una svolta? "Si - risponde il chirurgo - La ceramica è biocompatibile e questo permette di risparmiare osso durante l'intervento. La genesi è un brevetto che rende la ceramica porosa e la superficie integrabile perfettamente con l'osso, mentre prima serviva una sfoglia di titanio altrimenti l'osso non si integrava. Con il nuovo rivestimento salta la necessità di usare il metallo che può dare allergie e per le donne mancano misure 'piccole'. In più il rivestimento in ceramica può essere personalizzato rispetto all'anatomia della persona. Parliamo di un rivestimento che agisce sulla parte patologica dell'artrosi, la cartilagine, per cui i 3 mm di ceramica rivestono completamente l'osso dell'anca che rimane intatto. La ceramica è inerte, stiamo quindi parlando della prima protesi biologica". ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Toyota GR Yaris MY25: evoluzioni tecniche e debutto italiano

(Adnkronos) - Presso l’autodromo di Vairano, Toyota ha riunito i clienti della GR Yaris TGRI Limited Edition per una giornata speciale insieme al team Gazoo Racing Italy. L’evento ha permesso ai partecipanti di guidare diverse versioni della sportiva giapponese e di vivere hot laps sulla GR Yaris Rally2, impegnata nel Campionato Italiano Rally. Un’esperienza che ha ribadito il valore del piacere di guida come elemento centrale nello sviluppo di ogni modello Toyota. Nel corso della manifestazione è stata presentata la nuova Toyota GR Yaris MY25, evoluzione che porta in Italia aggiornamenti tecnici e versioni inedite. Dal 2020 a oggi la GR Yaris è stata costantemente perfezionata attraverso il motorsport: dall’analisi dei dati in gara al contributo dei piloti, ogni dettaglio è stato ottimizzato. Il nuovo modello introduce bulloni ad alta rigidità per migliorare la stabilità, sospensioni ritarate e ammortizzatori rivisti per coniugare comfort e precisione, oltre a un servosterzo elettrico sviluppato con il supporto dei professionisti del rally.  La versione Circuit conferma le caratteristiche note, arricchendosi ora di volante e sedili riscaldati. Il nuovo allestimento Aero Performance, invece, sfrutta l’esperienza nelle competizioni per massimizzare l’efficienza aerodinamica: cofano in fibra di carbonio con condotti di raffreddamento, spoiler anteriore per ridurre la portanza, alettone regolabile per la stabilità alle alte velocità, sottoscocca ottimizzato e nuovi condotti laterali che migliorano la precisione in frenata e in curva. Un’ulteriore novità è il freno a mano verticale, soluzione derivata dal WRC e pensata per gli appassionati di drifting. Sul fronte tecnologico, la GR Yaris MY25 introduce il pacchetto Toyota Safety System 3 con Blind Spot Monitor, Rear Cross Traffic Alert e Safety Exit Assistance, oltre a un impianto audio JBL a 8 speaker. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Geely debutta in Italia: eleganza cinese e anima green per il mercato italiano

(Adnkronos) - Dopo anni di ascesa globale, Geely Auto, uno dei giganti dell’automotive internazionale, sbarca ufficialmente nel mercato italiano con due modelli simbolici: il SUV 100% elettrico EX5 e l’ibrido plug-in Starray EM-i. Due vetture che coniugano in assoluto il design distintivo, l'affidabilità tecnologica e un nuovo concetto di mobilità accessibile e consapevole. Ma la notizia non è solo l’arrivo di due nuovi modelli ma è anche l’approccio cin cui il gruppo cinese si presenta in Italia Il gruppo cinese, insieme al distributore Jameel Motors Italia, ha scelto un ingresso misurato, mirato e soprattutto italiano, nel senso più autentico del termine: attenzione al cliente, estetica, prossimità e qualità nei dettagli.  “L’Italia rappresenta un mercato strategico e altamente stimolante”, sottolinea Marco Santucci, AD di Geely Italia, “un Paese che da sempre abbina passione automobilistica, attenzione al design e crescente sensibilità verso la mobilità sostenibile”.
 La rete commerciale ha già all'attivo 20 dealers che diventeranno 100 entro 18 mesi. Geely presenta quindi due modelli con due diverse filosofie sostenibili: 
EX5: SUV full electric, pensato per chi cerca un primo approccio all’elettrico senza compromessi. Accessibile ma tecnologico, con uno stile urbano e una guida intuitiva. 
Starray EM-i Super Hybrid: la scelta per chi vuole un'esperienza premium, ma responsabile. Tecnologia ibrida plug-in, comfort di alto livello, versatilità e design moderno. Ciliegina sulla torta di Geely è anche il suo centro di stile, uno dei 5 centri di design globali è proprio a Milano. L’Italia rappresenta un laboratorio di stile, ed è proprio qui che Geely vuole sviluppare un’identità forte, che parli al cuore e al gusto dei clienti italiani. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Citroen C5 Aircross Plug-In Hybrid 195 Automatico: efficienza, comfort e tecnologia

(Adnkronos) - La gamma del SUV Citroen C5 Aircross si arricchisce con una novità di grande interesse: la versione Plug-In Hybrid 195 Automatico. Questo modello si affianca alle varianti Hybrid 145 e alla 100% elettrica e-C5 Aircross Comfort Range, offrendo così un ventaglio di soluzioni pensate per rispondere a ogni esigenza di mobilità, dai viaggi a lungo raggio alla guida quotidiana a zero emissioni. 
Nuova Citroen C5 Aircross Plug-In Hybrid 195 Automatico si distingue per un design deciso e moderno, con linee studiate per esaltare aerodinamica ed efficienza, oltre a un assetto solido che trasmette sicurezza su strada.  All’interno domina l’approccio C-Zen Lounge, che trasforma l’abitacolo in uno spazio confortevole e accogliente, capace di unire benessere e praticità. La tecnologia di bordo, di ultima generazione, garantisce una guida intuitiva e serena, accompagnata da sistemi avanzati di assistenza.  La motorizzazione ibrida ricaricabile abbina un propulsore turbo 1.6 a quattro cilindri da 150 CV (110 kW) a un motore elettrico da 92 kW (125 CV), alimentato da una batteria da 21 kWh. Insieme sviluppano una potenza combinata di 195 CV (143 kW), gestita dal nuovo cambio automatico a doppia frizione eDCS a 7 rapporti.
 L’autonomia elettrica media raggiunge 86 km, con un incremento del 33% rispetto alla precedente generazione, e supera i 100 km in uso urbano.  Tre le modalità di guida disponibili: • Hybrid: ottimizza l’uso dei due propulsori riducendo consumi ed emissioni • Electric: consente di viaggiare in modalità 100% elettrica fino a una velocità massima di 135 km/h • Sport: sfrutta l’apporto combinato dei motori (elettrico / endotermico) per massimizzare le prestazioni. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Stellantis e Saft presentano il primo prototipo con tecnologia IBIS

(Adnkronos) -
Stellantis, in collaborazione con Saft, azienda del gruppo TotalEnergies, ha presentato un prototipo che segna un passaggio cruciale per l’evoluzione della mobilità elettrica. Al centro c’è IBIS (Intelligent Battery Integrated System), un’innovazione che semplifica radicalmente la gestione dell’energia nei veicoli elettrici, integrando in un’unica architettura funzioni di inverter e caricatore. L’obiettivo è ridurre i consumi, migliorare l’efficienza e abbattere i costi, offrendo al tempo stesso nuove possibilità di riutilizzo delle batterie in applicazioni automobilistiche e stazionarie. Dopo i test statici condotti negli ultimi anni, questa tecnologia viene ora provata su strada, rappresentando un passo avanti decisivo verso un futuro a emissioni ridotte.  Il primo veicolo scelto per ospitare il sistema è una Peugeot E-3008 costruita sulla piattaforma STLA Medium. Il progetto è frutto di anni di ricerca portati avanti con il supporto di E2-CAD, Sherpa Engineering e di istituzioni francesi come CNRS, Université Paris-Saclay e Institut Lafayette. Già nel 2022 un primo prototipo IBIS per applicazioni stazionarie aveva permesso di validare i concetti tecnici, generando diversi brevetti. L’applicazione su un’auto segna il passaggio dalla teoria alla pratica, con risultati tangibili in termini di prestazioni ed efficienza. La nuova architettura offre un guadagno di efficienza fino al 10% sul ciclo WLTC e un aumento di potenza del 15%, passando da 150 a 172 kW a parità di dimensioni della batteria. Inoltre, riduce il peso complessivo del veicolo di circa 40 kg e libera fino a 17 litri di volume, migliorando aerodinamica e design. Anche la ricarica beneficia della tecnologia IBIS: i tempi calano del 15% (da 7 a 6 ore con caricatore AC da 7 kW) e l’energia utilizzata si riduce del 10%. La manutenzione risulta semplificata e le batterie di seconda vita possono essere riutilizzate con più facilità, rendendo il sistema non solo efficiente ma anche sostenibile. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Dalla sperimentazione alla produzione: la BMW iX5 Hydrogen entra in scena

(Adnkronos) - Dopo il positivo riscontro ottenuto con i test effettuati in diversi mercati mondiali attraverso la flotta pilota, la BMW iX5 Hydrogen è pronta a fare il suo ingresso come primo modello a idrogeno prodotto in serie dal marchio. Secondo Michael Rath, Vicepresidente Veicoli a Idrogeno del BMW Group, questa vettura manterrà intatto lo spirito tipico della Casa bavarese, offrendo piacere di guida e innovazione tecnologica in un’unica soluzione. La base tecnica si fonda sulla terza generazione del sistema a celle a combustibile, messo a punto dal BMW Group insieme a Toyota Motor Corporation. L’evoluzione del progetto ha portato alla creazione di un’unità più compatta ed efficiente, in grado di incrementare potenza e autonomia riducendo i consumi energetici complessivi.  L’idrogeno si sta affermando come risorsa chiave per accelerare il processo di decarbonizzazione. Oltre a poter essere utilizzato come mezzo di accumulo dell’energia rinnovabile, contribuisce a stabilizzare la rete elettrica e a garantire continuità di fornitura. Nel panorama della mobilità elettrica, questa tecnologia rappresenta un’integrazione ideale per i sistemi a batteria, soprattutto in quei contesti dove le soluzioni tradizionali non risultano ottimali.  Parallelamente allo sviluppo della iX5 Hydrogen, BMW partecipa attivamente alla creazione di infrastrutture dedicate. Con l’iniziativa HyMoS (Hydrogen Mobility at Scale), il marchio tedesco collabora con partner industriali e istituzionali per rafforzare l’efficienza economica e logistica delle reti di rifornimento. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Nuova Mazda6e al Salone dell’Auto di Torino

(Adnkronos) -
Mazda sceglie il Salone dell’Auto di Torino per presentare in prima assoluta la Mazda6e, la nuova berlina 100% elettrica che segna un passaggio importante nella storia del marchio. Nel cuore della città, a Piazza Castello, i visitatori potranno ammirare da vicino il modello e, per la prima volta, provarlo su strada. Dal 25 settembre, inoltre, le concessionarie ufficiali Mazda apriranno le prenotazioni per i test drive, offrendo così al pubblico la possibilità di vivere un’esperienza di guida elettrica senza precedenti.  La Mazda6e si distingue per l’eleganza delle forme e per l’armonia delle proporzioni, frutto del linguaggio stilistico Kodo – Soul of Motion. Le linee fluide, la silhouette sportiva e la coda corta conferiscono alla berlina un carattere dinamico, pur mantenendo la praticità di una cinque porte. La ricerca estetica si combina con soluzioni tecnologiche di ultima generazione, pensate per coniugare efficienza, sicurezza e piacere di guida. Il nuovo modello esprime la filosofia Jinba Ittai, che da sempre guida lo sviluppo delle vetture Mazda: una connessione totale tra automobilista e veicolo, resa possibile da un assetto bilanciato, una risposta precisa dello sterzo e un approccio che valorizza la sensazione di controllo e fluidità. Con la Mazda6e, questi principi trovano una nuova declinazione nella mobilità elettrica. La Mazda6e non rappresenta soltanto un debutto di prodotto, ma un tassello della strategia multi-solution del marchio giapponese. Mazda è convinta che non esista una via unica alla mobilità sostenibile: per questo affianca all’elettrico le tecnologie ibride, plug-in e termiche di nuova generazione. L’obiettivo è ridurre concretamente le emissioni globali senza sacrificare il piacere di guida e l’affidabilità che contraddistinguono la Casa. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


'E tu, sai cosa si prova?', vodcast per comprendere e affrontare il dolore cronico

(Adnkronos) - Esiste il diritto a non soffrire. E' sancito in Italia da una legge, la numero 38 del 2010 (Disposizioni per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore), che prevede anche l'istituzione di reti di terapia del dolore e la promozione di campagne d’informazione. Eppure, attualmente, oltre 10 milioni di persone con dolore cronico (circa 1 italiano su 5) non ricevono tutta l'attenzione di cui avrebbero bisogno perché persistono una differenza regionale nell'applicazione della norma e una mancata distinzione fra terapia del dolore e cure palliative. Un terzo delle persone con dolore cronico per avere una diagnosi può attendere anni: non è chiaro a chi rivolgersi, si trovano ostacoli nell'accesso ai percorsi diagnostici, mentre il dolore continua a condizionare la qualità di vita dal punto di vista fisico, psicologico e sociale.  In questa realtà complessa, aggrovigliata e dispendiosa anche per il servizio sanitario, si inserisce il vodcast 'E tu, sai cosa si prova? Comprendere e affrontare il dolore cronico'. La serie, realizzata da Adnkronos in collaborazione con Sandoz, è online dal 25 settembre, mese della consapevolezza sul dolore. Il format, in modo semplice, diretto e autorevole, punta a far conoscere, attraverso il dialogo tra esperti, gli elementi necessari a facilitare l'accesso a percorsi adeguati alla cura di questa condizione e a fornire gli strumenti per controllarla al meglio.  La serie invita a comprendere l'impatto del dolore cronico, fornendo nei vari episodi informazioni utili a conoscere meglio la patologia e a descrivere percorsi volti a ridurne l'impatto a livello personale, sociale ed economico, particolarmente evidenti nel genere femminile, il più colpito da questa condizione (6 pazienti su 10 sono donne), a cui è dedicata un'intera puntata. Tra gli ospiti del vodcast, accanto agli specialisti del dolore, agli anestesisti che operano nei centri di terapia antalgica e ai rappresentanti dei cittadini, ci sono i referenti del mondo farmaceutico, sanitario, delle istituzioni e della politica: una vera task force per aprire un varco nel dedalo del dolore cronico. Gli episodi saranno pubblicati dal 25 settembre a intervalli regolari e saranno disponibili nella sezione podcast di adnkronos.com, sul canale YouTube di adnkronos.com e su Spotify. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Gliomi di basso grado Idh mutati, presentati 'Carta d'IDHentità' e Manifesto

(Adnkronos) - Tracciare l'identità dei gliomi di basso grado Idh mutati, richiamare l'attenzione sui bisogni insoddisfatti del percorso di cura e definire le azioni necessarie per favorire una presa in carico e un'assistenza equa, innovativa ed efficace. Con questi obiettivi sono stati presentati oggi a Roma la 'Carta d'IDHentità' e il Manifesto per questi tumori cerebrali rari e incurabili, realizzati nell'ambito del progetto IDHentità, un percorso di dialogo e confronto di una task force multidisciplinare. Promosso dal gruppo Servier in Italia, IDHentità è patrocinato dalle principali società scientifiche e federazione di associazioni pazienti di riferimento a livello nazionale per il trattamento dei tumori cerebrali: Associazione italiana di neuro-oncologia (Aino), Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), Associazione italiana di radioterapia e oncologia clinica (Airo), Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo), Società italiana di anatomia patologica e citologia (Siapec), Società italiana di neurologia (Sin), Società italiana di psico-oncologia (Sipo). I gliomi - ricorda una nota - sono i tumori del sistema nervoso centrale più comuni nell'adulto. Tra questi, i gliomi di basso grado con mutazione nei geni Idh rappresentano una forma ultra rara (5-10%). Costituiscono una realtà clinica complicata, con un'evoluzione lenta, ma progressiva e purtroppo infausta caratterizzata da un forte bisogno terapeutico ad oggi non ancora soddisfatto. La diagnosi arriva in modo improvviso, talvolta in pronto soccorso a seguito di crisi epilettiche, con un impatto devastante sulla vita dei pazienti, prevalentemente giovani adulti tra i 20 e i 40 anni, e delle loro famiglie. E' una diagnosi che lacera la normale quotidianità e che obbliga chi ne è colpito a convivere con una patologia oncologica per decenni (10-15 anni) e assistere al progressivo deterioramento neurologico e cognitivo.  Dopo il trauma della diagnosi, l'intervento chirurgico rappresenta, quando possibile, il primo step terapeutico e definisce anche i trattamenti successivi: radio e/o chemioterapia per i pazienti ad alto rischio, mentre i pazienti considerati a basso rischio, di solito più giovani e sottoposti ad asportazione radicale, vengono candidati a una fase di sorveglianza attiva, attraverso risonanze magnetiche periodiche nel tempo.  Ricevere una diagnosi di tumore cerebrale in giovane età - prosegue la nota - rappresenta un evento traumatico, che impatta pesantemente sulle prospettive future e sul proprio ruolo personale, sociale e lavorativo. Anche durante la sorveglianza attiva, i pazienti possono sperimentare crisi epilettiche, alterazioni cognitive progressive, che compromettono gravemente la qualità della vita e spesso la possibilità di mantenere l'attività lavorativa. A ciò si aggiunge una condizione psicologica diffusa di ansia e incertezza, spesso descritta come 'scanxiety', ovvero il timore che ogni esame di controllo riveli una progressione del tumore. Molti pazienti riferiscono un profondo senso di perdita: della propria libertà, della propria identità, del proprio futuro. L'assistenza psicologica e psicosociale, insieme alla riabilitazione cognitiva, rappresentano dunque elementi cruciali nel percorso di cura. Oltre agli impatti psicologici sulla vita del paziente, questi tumori hanno un peso economico-sociale importante. Un recente studio dell'EeHta-Ceis dell'università di Roma Tor Vergata ha analizzato per la prima volta i costi indiretti legati ai tumori maligni dell'encefalo in Italia sostenuti tra il 2016 e il 2019, utilizzando i dati del sistema previdenziale nazionale (Inps). La ricerca evidenzia che ogni anno circa 13.200 persone ricevono prestazioni assistenziali per questo tipo di tumori, con un'età mediana di 52 anni, a conferma che la malattia colpisce spesso individui in piena età lavorativa. In particolare, il 34% ha meno di 50 anni e si registrano oltre 300 nuovi casi annui tra i più giovani under 35. L'impatto economico totale delle prestazioni ammonta a 480 milioni di euro, di cui 170 milioni riferiti ad under 50, in cui si stima siano compresi i pazienti affetti da gliomi di basso grado.  Rispetto a questo quadro, oggi si sta assistendo a un cambio di paradigma del trattamento, grazie all'introduzione delle terapie target. E' solo di recente, infatti, che la ricerca e l'oncologia di precisione hanno chiarito il ruolo oncogenico delle mutazioni Idh nello sviluppo di queste neoplasie. Presenti nell'80% dei gliomi di basso grado - spiegano gli esperti - queste alterazioni geniche rappresentano veri e propri bersagli molecolari per terapie target, già approvate in Europa e presto disponibili anche in Italia. Una grande innovazione che segna un cambiamento epocale nel trattamento dei gliomi di basso grado con mutazione Idh da 20 anni a questa parte. In questo senso, la diagnosi precoce, la caratterizzazione genetico-molecolare e la presa in carico multidisciplinare in centri specializzati diventano fondamentali per offrire un approccio terapeutico personalizzato ed efficace, rispettando la qualità di vita. "Vogliamo ringraziare tutte le società scientifiche e la Favo che si sono rese disponibili per questo percorso di confronto multidisciplinare sui gliomi di basso grado - afferma Viviana Ruggieri, External Relations, Market Access & Regulatory Director Servier Italia - IDHentità è un'iniziativa che abbiamo fortemente voluto per fare luce su questi tumori così rari e per rendere 'visibili' i bisogni dei pazienti, spesso giovani, colpiti nel pieno della loro vita da questa neoplasia dai risvolti drammatici. La lotta contro il cancro è una delle nostre priorità e i nostri sforzi sono indirizzati nello sviluppo di un portfolio di terapie target indicate per il trattamento di diverse neoplasie mutate negli oncogeni Idh, tra cui anche i gliomi di basso grado, tumori difficili da trattare e con forti bisogni clinici". Nel dettaglio, il 'Manifesto IDHentità', partendo dalle sfide assistenziali attuali, definisce 6 priorità per garantire una presa in carico del paziente moderna e in linea con le nuove evidenze scientifiche: 1) Garantire una diagnosi precoce e accurata in centri specializzati attraverso un percorso che integri tutti gli strumenti e tecnologie necessarie per definire l’identità molecolare del tumore; 2) Promuovere un approccio multidisciplinare lungo tutto il percorso di cura con tutte le figure professionali rilevanti: neurologo, oncologo, neuro-oncologo, neurochirurgo, radioterapista oncologo, neuro-radiologo, anatomo-patologo, biologo molecolare, psico-oncologo e neuropsicologo; 3) Assicurare un accesso equo a percorsi assistenziali adeguati, inclusi gli interventi neurochirurgici e radioterapici più avanzati e le terapie a target molecolare, idealmente all’interno di Pdta strutturati con la valutazione periodica del distress emotivo per intercettare precocemente eventuali difficoltà psicologiche e garantire un supporto adeguato; 4) Tutelare i pazienti sul piano sociale e lavorativo per il mantenimento della propria stabilità economica e professionale; 5) Aumentare la consapevolezza sui gliomi a basso grado Idh mutati sia tra gli operatori sanitari che presso la popolazione generale; 6) Garantire un accesso rapido e uniforme all’innovazione in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale. 
Per scaricare il Manifesto e la Carta d’IDHentità
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Fecondazione, Ivi: "Apre a Roma centro Pma tecnologicamente più avanzato in Italia"

(Adnkronos) - Un percorso di fecondazione assistita non è soltanto un insieme di procedure mediche, ma è un viaggio emotivo, fatto di speranze e scelte difficili. Migliaia di coppie ogni anno si rivolgono a queste tecniche per superare difficoltà legate all'infertilità, fenomeno sempre più diffuso. Per andare incontro a una domanda sempre crescente nel nostro Paese e soprattutto nel Lazio - dove si svolge il 14,3% dei cicli procreazione medicalmente assistita (Pma) di II e III livello in Italia - apre nel cuore di Roma, in via Giovanni Maria Lancisi 27, la nuova sede della clinica Ivi con un polo dedicato alla Pma descritto come "il più tecnologicamente avanzato d'Italia". Ivi - ricorda una nota - fa parte di Ivirma Global, il più grande gruppo internazionale dedicato alla procreazione medicalmente assistita, che conta 190 cliniche distribuite in 15 Paesi e che nel solo 2023 ha effettuato oltre 150mila trattamenti. "Dopo 10 anni di presenza in Italia e 4 anni di piena operatività con trattamenti di secondo e terzo livello nella sede del Casilino - afferma Antonio Pellicer, fondatore di Ivi, quarto scienziato più prolifico al mondo nella classifica dei migliori ricercatori di ostetricia, ginecologia e biologia riproduttiva - abbiamo voluto realizzare un progetto ambizioso: una clinica interamente costruita attorno al paziente, capace di accogliere quasi il doppio delle persone rispetto a prima e dotata delle più moderne tecnologie, senza eguali nel panorama nazionale". Dal 2021 al 2024 - riporta la nota - i centri Ivi in Italia hanno seguito oltre 4.300 coppie, portando alla nascita di più di 2.600 bambini. Due coppie su 3 hanno potuto realizzare il proprio sogno di genitorialità. Un dato particolarmente significativo riguarda la sicurezza: la quasi totalità delle nascite è avvenuta da parti singoli, con un'incidenza di gemellarità inferiore all'1%. In forte crescita anche la preservazione della fertilità, aumentata di quasi il 200% tra il 2021 e il 2024, con un ulteriore incremento stimato entro il 2025. Nella nuova clinica Ivi a Roma, tutti gli spazi sono stati progettati per rendere l'esperienza più umana, più intima, meno 'ospedalizzata', dalle stanze per la degenza alle sale transfer, con ambienti ampi, riservati e separati per ogni fase del trattamento, progettate, arredate e allestite per creare un ambiente che trasmetta tranquillità e fiducia, favorendo il benessere psicologico oltre a quello fisico. Ma soprattutto è stato dato spazio a quelle nuove tecnologie che stanno trasformando radicalmente il panorama della Pma. "Ogni progresso in questo ambito - sottolinea Francesco Gebbia, direttore di Ivi Roma - non ha significato soltanto un incremento delle probabilità di successo per i pazienti, ma anche una riduzione dei rischi per la salute della donna e del nascituro. Abbiamo reso la sede di Roma la clinica tecnologicamente più avanzata d'Italia, dotandola di un laboratorio progettato per evitare qualunque interferenza o sovrapposizione tra le attività".  "Ovociti, spermatozoi ed embrioni - illustra Gebbia - sono protetti fin dal primo istante grazie a un sistema di monitoraggio continuo e capillare che controlla, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, tutti i parametri ambientali critici: temperatura, umidità e qualità dell'aria filtrata. La clinica Ivi di Roma rappresenta l'unica struttura in Italia a disporre di un sistema di controllo così evoluto, in grado di segnalare immediatamente al personale tecnico e biologico anche le più piccole deviazioni, assicurando un ambiente sempre ottimale per la coltura e la conservazione degli embrioni. E' importante ricordare che la tecnologia non può modificare il potenziale intrinseco di ciascun embrione, determinato dalla sua unicità biologica, ma può svolgere un ruolo decisivo nel preservarne al massimo l'integrità, evitando che tale potenziale venga compromesso lungo il percorso". La clinica Ivi di Roma - si legge nella nota - è anche la prima clinica d'Italia dotata di cappe chiuse, un sistema che permette di avere un ambiente controllato per proteggere i gameti e gli embrioni da contaminazioni esterne e garantire condizioni ottimali per il loro sviluppo. E' inoltre presente un alto numero di incubatori per supportare la coltura delle blastocisti, e tutto è collegato ad un Sistema Witness con chip Rfid e braccialetti in modo da tracciare digitalmente, in sicurezza e real time, tutte le fasi della procedura. Ogni paziente ha un incubatore dedicato a camera singola: l'embrione cresce in un ambiente controllato, senza interferenze da altri processi. Anche il sistema diagnostico per il liquido seminale è completamente automatizzato e le sale per la crioconservazione sono di ultimissima generazione, caratterizzate da criocontenitori con riempimento automatico di azoto liquido, monitorati costantemente: più sicurezza, meno margini d'errore umano. A disposizione inoltre EmbryoScope™, un incubatore che permette di facilitare la selezione embrionaria, grazie all'utilizzo della tecnologia time-lapse e di uno speciale algoritmo per prevedere se un embrione potrà portare a una gravidanza e ridurre i trasferimenti embrionali necessari per ottenere un bambino che nasce rispetto all'utilizzo di tecniche di coltura e selezione convenzionali. Ancora, per la preservazione della fertilità è possibile sottoporsi al trattamento 'Preserva Ai', il primo trattamento di preservazione della fertilità con un innovativo software con intelligenza artificiale integrato, in grado di fornire alla paziente un report personalizzato sulla qualità dei gameti crioconservati e sulle probabilità di gravidanza future.  "Con la nuova sede - continua Gebbia - abbiamo voluto dare piena espressione al metodo Ivi: un approccio che integra innovazione scientifica, sicurezza tecnologica e centralità della persona. Il nostro obiettivo è stato quello di creare una clinica in cui gli embrioni abbiano la migliore possibilità di trasformarsi in vita. Il loro potenziale biologico non può essere modificato, ma possiamo fare in modo che non venga mai compromesso, garantendo condizioni ottimali in ogni fase del percorso". Secondo i dati dell'Istituto superiore di sanità (Iss) - riporta Ivi - negli ultimi vent'anni in Italia il numero di cicli di trattamento con Pma, così come i tassi di gravidanza, sono aumentati in maniera esponenziale e ad oggi oltre 217mila bambini sono nati grazie a queste tecniche. A fronte di un calo intramontabile della natalità (-2,6% nel 2024 secondo i dati Istat), si è assistito ad un aumento di cicli di Pma avviati. Se infatti oggi l'infertilità è un problema che accomuna il 15% delle coppie, è altrettanto vero che, secondo l'ultimo report dell'Iss, le procedure di Pma hanno portato nel 2022 alla nascita di 16.718 bambini (12.913 con gameti della coppia + 3.805 con gameti donati), ovvero il 4,3% di tutti i nati in Italia di quell'anno, testimonianza del forte contributo alla demografia del Paese. Sono stati eseguiti 109.755 cicli di Pma sia di II e III livello - che comprendono Fivet (fecondazione in vitro con trasferimento di embrioni in utero), Icsi (fecondazione in vitro tramite iniezione di spermatozoo in citoplasma), Fer (fecondazione con utilizzo di embrioni crioconservati) e Fò (fecondazione con impiego di ovociti crioconservati) - sia di I livello, tecnica meno complessa (inseminazione intrauterina, Iui). Inoltre, si registra un aumento delle coppie trattate che sono state 87.192 (+1.102), dei cicli di trattamento effettuati con tecniche di Pma e dei bambini nati dall'applicazione di queste tecniche. Aumentano anche i cicli con donazione di gameti che, complessivamente per le tecniche di I, II e III livello, si attestano a 15.131 cicli rappresentando il 13,8% dei cicli totali. Resta elevata l'età media delle donne che si sottopongono a tecniche senza donazione di gameti con cicli a fresco: 37 anni, valore superiore alla media europea (pari a 35 anni European Ivf Monitoring - Eim dati 2019). Anche nei cicli di Pma con donazione di gameti l’età della donna è particolarmente elevata. In particolare, il 2022 ha visto il Lazio registrare un incremento notevole di nascite da cicli di Pma: subito dopo la Lombardia, il Lazio è al secondo posto per numero di cicli totali di II e III livello eseguiti in Italia (13.730, che corrispondono al 14,3% su base nazionale). Dal 2016 al 2022 il numero di coppie trattate con tecniche di II e III livello è aumentato del 63% (da 6.706 a 10.949). Nel Lazio, in 6 anni sono raddoppiati i nati vivi. "L'evoluzione della domanda va di pari passo con quella della nostra società, e non può essere sottovalutata - conclude Pellicer - Fin dalla sua fondazione, nel 1990, il gruppo Ivi ha contribuito a scrivere la storia della Pma, in Italia e a livello internazionale, facendo della ricerca scientifica il proprio tratto distintivo. L'apertura di questo nuovo polo d'eccellenza nel cuore di Roma rappresenta un ulteriore traguardo, con la garanzia per i pazienti di essere seguiti da un'équipe medica altamente specializzata all'interno della più grande e tecnologicamente avanzata clinica di Pma del Paese". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)