Giù lo spreco di cibo dal 2015, gettati 100 g in meno a settimana
(Adnkronos) - Gli italiani sprecano meno cibo rispetto a 10 anni fa ma c'è ancora molto da fare. Dal 2015 ad oggi, lo spreco alimentare domestico è diminuito di 95 grammi, da 650g a 555,8g gettati ogni sette giorni a testa. Un miglioramento generale ma non adeguato a cogliere il traguardo dei 369,7 grammi di cibo sprecato settimanalmente, obiettivo Onu che il nostro Paese dovrebbe raggiungere entro il 2030. Lo attestano i dati del nuovo Rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International che, in vista del 29 settembre 2025, sesta Giornata Internazionale della Consapevolezza delle Perdite e degli Sprechi Alimentari istituita dalle Nazioni Unite, ha monitorato il comportamento degli italiani nel mese di agosto 2025, attraverso un’indagine con metodo Cawi promossa dalla campagna pubblica Spreco Zero con l’Università di Bologna - Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari, su monitoraggio Ipsos (campione di 1000 casi rappresentativi della popolazione generale). Ecco i risultati del rapporto: vale 555,8 g lo spreco settimanale medio in Italia registrato quest’estate, un dato che riferito all’agosto 2024 era di 683 grammi, e che scende in modo significativo nell’area centrale del Paese, diventata la più virtuosa con 490,6 grammi, mentre a nord si sprecano mediamente 515,2 grammi di cibo ogni 7 giorni e al sud 628,6 grammi a settimana. Bene le famiglie con figli che abbassano la soglia di spreco del 17% rispetto alla media nazionale e i grandi Comuni (-9%). Nella classifica dei cibi sprecati: la frutta fresca (22,9 g), la verdura fresca (21,5 g) e il pane (19,5 g), seguono insalata (18,4 g) e cipolle/tuberi (16,9 g). Spiega il direttore scientifico di Waste Watcher, l’agroeconomista Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero: "Le pressioni economiche, in particolare l’inflazione che questa estate ha colpito fortemente i generi alimentari (+ 3,7%) possono aver suggerito alle famiglie acquisti più ponderati e una maggiore attenzione alla prevenzione degli sprechi. L’utilizzo di strumenti semplici e mirati, come l'app Sprecometro, strumento di autovalutazione e monitoraggio dello spreco domestico, permette di attivare trasformazioni comportamentali durature, contribuendo a consolidare comportamenti virtuosi: quindi un percorso concreto verso la riduzione del 50% dello spreco alimentare entro il 2030". Allargando lo sguardo oltre i confini, l’Italia resta sopra la media europea nello spreco alimentare pro capite settimanale: le rilevazioni Waste Watcher attestano, come detto, un valore di 555,8 grammi per l’Italia, a fronte di 512,9 g settimanali per la Germania, 459,9 per la Francia, 446,5 per la Spagna, 469,5 per i Paesi Bassi. Intanto, sono 33 milioni i cittadini europei in situazione di insicurezza alimentare e ben 4,9 milioni gli italiani che versano nella medesima condizione. Nel 2025 delle guerre in Ucraina e in Medio Oriente, della crisi di Gaza e dell’emergenza climatica ma anche della sfida sui dazi, Waste Watcher ha deciso di aprire un focus speciale per capire se e come questi fattori influiscono sulle nostre abitudini di gestione del cibo. Il risultato è l’impatto tangibile sulle scelte di fruizione alimentare degli italiani: più di 1 cittadino su 3 (il 37%) ritiene utile puntare sui prodotti made in Italy nell’attuale contesto di guerre e tensioni internazionali ma anche di crisi dei dazi. Due italiani su 3 (66%) hanno aumentato o conservato molto alta l’attenzione all’ambiente e ai comportamenti sostenibili. E 1 italiano su 2 dichiara di prestare maggiore attenzione all’impatto ambientale dei prodotti alimentari che acquista nel tempo della crisi climatica: il 17% degli italiani, però, dichiara di non aver modificato i suoi comportamenti perché non ritiene 'che ci sia alcun legame tra la crisi climatica e temperature anomale'. Le temperature elevate dell’estate 2025, poi, hanno avuto un impatto diretto e concreto sui comportamenti alimentari degli italiani: per fronteggiare la crisi climatica in rapporto allo spreco del cibo, 1 italiano su 2 (45%) cerca di consumare prima gli alimenti più deperibili e 1 su 5 (21%) prova ad aumentare la frequenza di acquisto degli alimenti deperibili oppure di privilegiare l’acquisto di prodotti non deperibili o a lunga conservazione (19%). Solo il 14% dichiara di non aver modificato i propri comportamenti e appena il 6% afferma di non aver percepito alcun impatto delle temperature anomale sulla deperibilità degli alimenti. "I dati Waste Watcher sembrano restituire una trasformazione culturale che viaggia in profondità - sottolinea Luca Falasconi, coordinatore del Rapporto Waste Watcher 'Il caso Italia' - Il contesto internazionale alimenta una nuova attenzione al valore delle risorse, e in particolare al cibo. Ogni giorno immagini di carestie e fame - da Gaza o da altri teatri di conflitto - entrano nelle nostre case risvegliando la nostra sensibilità, un rinnovato senso di giustizia, insieme alla consapevolezza di una interconnessione globale che chiama in causa e rende responsabili tutti i cittadini del mondo". In questo quadro, la Generazione Z ha le maggiori potenzialità per muovere il cambiamento. L'indagine condotta dall'Osservatorio Wwi dedica un focus alla Gen Z - ovvero circa 9 milioni in Italia (2025) - la prima generazione 'digitale nativa' che risulta molto attenta alle questioni legate allo spreco alimentare e alla sostenibilità dei consumi. La Generazione Z mostra una forte propensione a riutilizzare gli avanzi in tempi rapidi, affidandosi a ricette trovate online (+10% rispetto al campione nazionale), porta a casa gli avanzi (+6%) o condivide il cibo con parenti e vicini (+5%), porziona e surgela gli alimenti più deperibili (+2%) aumentando la frequenza di acquisto (+1%), presta più attenzione all'impatto ambientale dei prodotti alimentari acquistati (+2%), è molto più sensibile (+8%) rispetto alle tensioni internazionali, è molto più attenta (+11%) all'economia dei prodotti indipendentemente dalla loro provenienza, compra sempre frutta e verdura di stagione (+2%). "La GenZ, quindi - sottolinea il direttore scientifico Waste Watcher Andrea Segrè - risulta un vero e proprio motore di sostenibilità sia per smussare gli aspetti critici legati alla gestione degli alimenti sia per trasmettere e amplificare quelli positivi centrati sulla digitalizzazione, la relazione e la sostenibilità. Le politiche pubbliche per contrastare lo spreco alimentare e promuovere diete sane e sostenibili devono introdurre l’uso diffuso di strumenti digitali, integrando piattaforme come Sprecometro nei programmi di educazione alimentare. La vera sfida è trasformare il caso della Gen Z in pratica diffusa, capace di coinvolgere le generazioni meno digitali, le fasce più vulnerabili e naturalmente le generazioni future". ---sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Giovani, è allarme disagio psichico e i social alimentano stigma e pregiudizi, l'indagine
(Adnkronos) - Tra i giovani italiani cresce il disagio psichico, un'emergenza alimentata dai social con stigma e pregiudizi che amplificano l'insicurezza e l'isolamento di chi soffre. E' "un quadro preoccupante" quello disegnato dalla ricerca 'Salute mentale 2025', realizzata da Doxa con la direzione di Cristina Liverani per il Festival Ro.Mens (1-7 ottobre, www.salutementale.net/romens-2025), organizzato dal Dipartimento di Salute mentale della Asl Roma 2 in collaborazione con l'assessorato alle Politiche sociali e alla Salute di Roma Capitale e con il patrocinio della Rai. A distanza di 3 anni dalla precedente indagine - riferisce l'Asl Rm2 - i dati della survey 2025 fotografano il persistere e l'aggravarsi dei pregiudizi verso le persone con disturbi mentali. Prendendo come riferimento per lo studio un campione di mille persone tra i 18 e i 65 anni, rappresentative a livello nazionale per genere, età e area geografica, rispetto ai dati riferiti alla prima edizione di Ro.Mens nel 2022 le persone con disagio psichico sono ritenute più pericolose per sé (dal 65% al 72%) e per gli altri (dal 48% al 55%), più aggressive e violente (dal 55% al 63%) e meno rispettose delle regole condivise (dal 49% al 55%). Un aspetto positivo riguarda il calo di chi preferirebbe non confidarsi con nessuno in caso di disturbo mentale (dal'8% al 2%). Si abbassa però la percentuale di chi ritiene la malattia mentale curabile (dal 66% al 60%) e resta alto il livello di stigma: ancora oggi il 36% dei cittadini si vergognerebbe di avere un disturbo mentale, mentre cresce la percezione di vulnerabilità tra i giovani dai 14 ai 24 anni, ritenuti più a rischio (dal 39% al 47%). La seconda parte della ricerca si è focalizzata sulla parte del campione statistico compresa nella fascia d'età 18-34 anni. Instagram risulta il social più utilizzato ogni giorno (84%), con il 65% che lo consulta più volte al giorno. I dati evidenziano come i social incidano profondamente sull'autopercezione: il 47% pensa che "siamo ciò che mostriamo", il 59% sceglie di pubblicare solo il meglio di sé, il 57% si riconosce nell'immagine che dà online, mentre il 77% ritiene che sui social "tutti finiscono per sembrare uguali". Inoltre, il 67% crede che mostrarsi davvero per ciò che si è faccia apparire "strani", il 59% che la diversità rappresenti un rischio e non un valore, e il 49% teme di essere giudicato se si mostra diverso. Più della metà (53%) afferma che il proprio benessere mentale è condizionato dall'obbligo di mostrarsi sempre al meglio. Il 50% del campione è influenzato dal tempo speso online e il 45% percepisce di essere influenzato dai commenti e dai like ricevuti. Un giovane su 4 (26%), infine, dichiara di essersi sentito insicuro del proprio aspetto fisico dopo aver visto immagini o contenuti sui social. "La ricerca conferma che lo stigma cresce e i social pesano sempre di più sul benessere dei giovani: servono più digital e Ai literacy, come previsto dall'art. 4 della nuova normativa sull'intelligenza artificiale, educazione alla diversità e ai sentimenti per invertire la rotta", commenta Silvia Castagna, responsabile delle relazioni istituzionali e dei grandi clienti Doxa. "I risultati dell'indagine - affermano Francesco Amato, direttore generale Asl Roma 2, e Massimo Cozza, direttore del Dipartimento di Salute mentale - rafforzano le ragioni del Festival Ro.Mens per l'inclusione sociale contro il pregiudizio, e la scelta di un'esposizione fotografica alla Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea, centrata sul valore della diversità". I dati emersi dalla ricerca - anticipati oggi dall'Asl Rm2 - saranno presentati martedì 7 ottobre presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio, nell'ambito dell'evento conclusivo del Festival Ro.Mens, insieme al Manifesto 2025. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Wolverine su PS5, nuovo trailer e data di uscita per il gioco
(Adnkronos) - Dopo anni di attesa, Insomniac Games ha finalmente mostrato in azione la propria visione di Wolverine. Il nuovo trailer, presentato durante l’ultimo State of Play di Sony, mette in evidenza un gameplay crudo e insolitamente violento per il panorama supereroistico, con sequenze che esaltano gli artigli e la furia incontrollabile del mutante canadese. Il titolo, atteso in esclusiva su PlayStation 5 nell’autunno del 2026, era stato annunciato per la prima volta nel 2021 con un breve teaser cinematografico. Il progetto era già finito sotto i riflettori nel 2023, quando alcuni filmati in sviluppo erano trapelati a seguito del clamoroso leak che aveva colpito Insomniac. Nonostante ciò, l’attesa non ha fatto altro che accrescere l’interesse dei fan, soprattutto dopo la trilogia di grande successo dedicata a Spider-Man, culminata con Spider-Man 2 su PS5 nel 2023. Con Wolverine, lo studio californiano sembra intenzionato a spingersi verso un approccio più maturo e cupo, portando uno dei personaggi più iconici della Marvel in un videogioco che promette di lasciare il segno tanto per l’intensità narrativa quanto per l’impatto visivo. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Battlefield 6, la campagna single player svela le novità del gioco
(Adnkronos) - Electronic Arts e Battlefield Studios hanno scelto il palco dello State of Play di PlayStation per alzare il sipario sulla campagna in solitaria di Battlefield 6, descritta come l’esperienza più ambiziosa e cinematografica mai realizzata per la saga. Ambientato nel 2027, il gioco tratteggia uno scenario cupo: la NATO, un tempo solida alleanza occidentale, è al collasso. La crisi economica, le guerre per procura e le tensioni politiche hanno disgregato l’ordine internazionale, aprendo la strada a un nuovo protagonista: Pax Armata, una gigantesca compagnia militare privata dotata di risorse illimitate e tecnologie d’avanguardia. Il giocatore vestirà i panni della Dagger 13, un’unità d’élite dei Raider dei Marine statunitensi incaricata di opporsi all’avanzata della Pax Armata. La campagna promette missioni spettacolari e adrenaliniche che spaziano da Brooklyn al Cairo, con set di grande impatto e una narrazione che intende riportare al centro l’esperienza single player, da sempre attesa dalla community di Battlefield. Battlefield 6, però, non si limita alla campagna: il titolo includerà nuove modalità multigiocatore, il ritorno di Portal con possibilità di personalizzazione pressoché illimitate e numerosi miglioramenti al sandbox di gioco, che punta a rendere ogni scontro, veicolo o strategia l’elemento decisivo per ribaltare una battaglia. L’uscita è fissata per il 10 ottobre 2025 su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC (Steam, EA App ed Epic Games Store). ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Lauree magistrali, Fnopi: "Gli infermieri puntano sulla specializzazione"
(Adnkronos) - "La lettura dei dati 2025 lascia emergere una consistente e stabile domanda di specializzazione e crescita accademica da parte degli infermieri che, pur potendo accedere subito al mondo del lavoro, scelgono di specializzarsi. A conferma che l'avvio dei 3 nuovi indirizzi clinici (Cure primarie e sanità pubblica, Cure pediatriche e neonatali, Cure intensive e emergenza) diventa una priorità non rimandabile per andare a colmare un vuoto accademico e rispondere alla crescente richiesta di formazione e specializzazione degli infermieri". Lo scrive in una nota la Fnopi, Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche, alla vigilia degli esami di ammissione ai 102 corsi delle 5 classi di laurea magistrale per le professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche, della riabilitazione, tecnico assistenziali-diagnostiche e della prevenzione per le 36 università statali, che si terranno domani 25 settembre. Gli atenei privati seguono un calendario diverso. Per i 2.317 posti disponibili per la magistrale di Scienze infermieristiche e ostetriche - riferisce la Fnopi - le domande arrivate sono 9.493, con un rapporto tra domande e posti vicino a 4,1. Questo anche a fronte dell'aumento di posti rispetto allo scorso. Nel 2024, infatti, i posti disponibili per questa classe di laurea erano 2.147. In totale, nelle 5 classi di laurea, sono 12.469 i professionisti che hanno presentato domanda su 4.213 posti a bando, di cui la maggioranza, il 55%, sono per Scienze infermieristiche e ostetriche. Osservando la serie storica nei dati raccolti da Angelo Mastrillo, docente in Organizzazione delle professioni sanitarie all'università di Bologna - sottolinea Fnopi - accanto alla costante grande richiesta di iscrizioni e alla crescita notevole dei posti a bando, passati dai 1.318 del 2019 ai 2.317 di quest'anno con un aumento di oltre il 75%, si notano diverse oscillazioni, con le domande passate dalle 8.466 del 2019 alle 12.095 del 2023 e alle 11.070 del passato anno accademico. Per quanto riguarda la situazione delle singole università per Scienze infermieristiche e ostetriche, ci sono parecchie differenze a livello geografico e nel confronto con il 2024, con l'impatto generale rilevante dovuto alla sospensione del corso di Cagliari e all'attivazione di un nuovo corso in Puglia, a Lecce. ---universitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Calabria, Ferrara (Unindustria): "Crescita debole e fragile, ecco nostro Manifesto a candidati Regionali"
(Adnkronos) - "In Calabria, come ha registrato anche Banca d'Italia, abbiamo una crescita dello 0,8% e anche con un notevole salto di qualità negli investimenti dell'impresa. Ma si tratta sempre di una crescita debole e fragile. E per questo noi quando abbiamo incontro tato i candidati alla presidenza della regione abbiamo presentato un Manifesto, con i capitoli principali che tracciano la 'rotta', e che sono delle raccomandazioni di policy. A nostro parere per avere una crescita dell'economia più veloce è necessario agire sui fattori di contesto, che devono essere tali da agevolare gli investimenti". Così, con Adnkronos/Labitalia, Aldo Ferrara, presidente di Unindustria Calabria, che ha incontrato presso la propria sede catanzarese i due candidati alla presidenza della Regione Pasquale Tridico e Roberto Occhiuto, con il terzo candidato Francesco Toscano assente per altri impegni. E Ferrara chiarisce che il Manifesto elaborato da Unindustria "è la naturale prosecuzione, il sequel lo abbiamo definito, e quindi il naturale completamento di 'Agenda Calabria', e cioè il programma di politica economica che avevamo presentato alla precedente amministrazione regionale, e che consisteva in quello che doveva essere l'orientamento delle risorse comunitarie rispetto agli investimenti da parte delle imprese. E oggettivamente ha dato un grande risultato, lo ha ammesso in maniera inequivocabile il presidente Occhiuto durante l'incontro, sottolineando che grazie ad esso sono state messe a terra più di 800 milioni di euro per il rafforzamento, il potenziamento e e l'ammodernamento del sistema imprenditoriale", spiega Ferrara. E Ferrara spiega che "ad entrambi i candidati abbiamo ribadito che questo deve essere il giusto modo di relazionarsi con il sistema industriale, cioè una collaborazione pubblico-privato che facendo emergere dal basso, quindi veramente dal sistema imprenditoriale, quelli che sono i fabbisogni veri di investimento, poi effettivamente possono essere tradotte, in misure, in azioni, in bandi, che hanno avuto un assorbimento straordinario rispetto agli anni passati sul tema dell'internazionalizzazione, degli impianti e macchinari, dei servizi innovativi, di ricerca e sviluppo, della sostenibilità, dell'efficientamento energetico e della trasformazione digitale", sottolinea. E Ferrara chiede anche un 'adeguamento normativo'. "Noi innanzitutto abbiamo individuato -spiega- dei 'buchi' legislativi, e abbiamo necessità invece di avere un disegno legislativo che sia performante e competitivo per le imprese. Anzitutto il piano paesaggistico regionale: non è possibile trattare un'area industriale allo stesso modo di un affaccio a mare a Tropea, per intenderci. Così non si attraggono gli investimenti, si allontanano. Se vogliamo stimolare gli investimenti bisogna che ci sia una legge sul piano paesaggistico regionale finalmente moderna e voluta, al passo con i tempi e che metta al centro anche le politiche industriali", rimarca ancora. E Ferrara sottolinea che "serve poi la riqualificazione immediata delle aree industriali, bisogna accelerare su asfalto, sicurezza, gestione del verde, interoperabilità. E poi il piano regionale cave che in Calabria non c'è e senza di esso la possibilità di estrarre, di fare calcestruzzo e poi quindi realizzare le opere diventa costosissimo. Rendendo difficile, se non impossibile, mettere a terra il ciclo di investimenti pubblici sia del Pnrr sia delle altre infrastrutturali previste come ad esempio la nuova SS106", sottolinea. E altra norma che può agevolare il contesto economico regionale per Ferrara è "una legge di incentivazione all'Unione dei Comuni. Abbiamo Comuni in disequilibrio finanziario, in pre dissesto, in dissesto, che no che non possono assumere personale, e allora uno stimolo, degli incentivi, se non proprio alle fusioni, ma quantomeno ai consorzi di servizi è necessario", sottolinea. E poi c'è la proposta che per Ferrara potrebbe rappresentare un 'unicum' positivo per la Calabria. "Una legge regionale che stabilisca che prima che il Consiglio regionale 'liberi' delle nuove leggi regionali venga fatta una valutazione di impatto economico delle stesse sulle attività produttive", spiega. E ad agitare le imprese calabresi è anche lo 'spettro' dei dazi Usa. "In determinati settori, in particolare nell'agroalimentare -spiega Ferrara- si stanno già verificando delle criticità. Non abbiamo ancora dati precisi riguardo eventuali cali di fatturato però certamente si stanno riscontrando delle difficoltà per le imprese. Non è ancora chiaro chi deve assorbire questi dazi, se il mercato, se l'importatore o l'esportatore e quindi c'è grande preoccupazione. Negli ultimi due anni l'export calabrese si è più che raddoppiato, vale quasi un miliardo di euro e di questo l'8-9% va negli Usa ed è un dato in crescita. Questo perché le aziende negli anni hanno adoperato degli investimenti su quel mercato e vanno difesi. Anche per questo chiediamo alla prossima amministrazione regionale un piano per l'export e l'internazionalizzazione". E Ferrara ha sottolineato anche l'esigenza di guardare a nuovi mercati come "quello asiatico, quello del Mercosur noi dobbiamo assolutamente essere in grado di fare un piano export incentivato che penetri anche questi tipi di mercati perché lì a nostro avviso sono margini di crescita molto grandi per l'export e per il Pil calabrese", spiega il leader degli industriali calabresi. Centrale per lo sviluppo della Calabria sono le infrastrutture. "Il Ponte sullo Stretto è un grande attrattore di infrastrutture, ne siamo convinti. Ora è necessario trovare il miliardo di euro che manca per portare l'Alta Velocità ferroviaria fino a Praia a Mare ma l'obiettivo -conclude- deve essere di arrivare fino a Reggio Calabria e credo che le risorse si troveranno". ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Salario minimo, Rotondi (Cnel): "Delega al Governo messaggio forte, non si trasformi in scontro ideologico"
(Adnkronos) - "La delega al Governo non deve trasformarsi in terreno di scontro ideologico. La vera sfida è conciliare due valori che la Costituzione considera entrambi imprescindibili: la dignità della retribuzione e la centralità della contrattazione collettiva. Se i decreti attuativi sapranno tradurre questi principi in regole chiare, semplici e praticabili, potremo compiere un progresso reale. In caso contrario, resteremo di fronte a un esercizio retorico che non migliora le condizioni di chi lavora. Il lavoro non ha bisogno di scorciatoie legislative, ma di regole chiare e contratti forti: solo così dignità ed equità potranno davvero camminare insieme alla competitività del Paese". Così con Adnkronos/Labitalia il giuslavorista Francesco Rotondi, consigliere esperto del Cnel, dopo l'approvazione in Senato in via definitiva del testo del disegno di legge delega in materia di retribuzione dei lavoratori e di contrattazione collettiva. Secondo Rotondi "il recente voto definitivo del Senato sul disegno di legge che conferisce al Governo deleghe in materia di retribuzione dei lavoratori, contrattazione collettiva e procedure di controllo e informazione offre lo spunto per alcune riflessioni. Il dibattito tocca il cuore dell’articolo 36 della Costituzione, che impone una retribuzione proporzionata e sufficiente. Si tratta di un principio di civiltà giuridica che richiama la dignità del lavoro come fondamento stesso della Repubblica. La scelta di affidare al Governo il compito di rafforzare i contratti collettivi maggiormente applicati e di contrastare i fenomeni di dumping salariale rappresenta un messaggio forte, che risponde a una domanda sociale non più rinviabile", sottolinea ancora. Per il giuslavorista "tuttavia, l’analisi non può arrestarsi al piano etico. Il nostro ordinamento ha già costruito nel tempo una forma evoluta di tutela: la contrattazione collettiva. Essa ha garantito, con continuità, un equilibrio delicato tra i diritti dei lavoratori e la sostenibilità delle imprese. È quindi indispensabile che l’attuazione della delega non finisca per irrigidire o burocratizzare il sistema, ma sappia valorizzare il ruolo delle parti sociali, trasformando i contratti collettivi in veri presidi di giustizia sostanziale", continua. E il consigliere esperto del Cnel sottolinea che "non possiamo ignorare che ogni intervento volto a rafforzare i trattamenti economici potrà avere impatti soprattutto nei comparti a più bassa produttività, dove l’aumento dei costi rischia di riflettersi sull’occupazione o di alimentare pratiche elusive. Per questo gli strumenti di vigilanza e di trasparenza dovranno rivelarsi realmente efficaci e non restare meri adempimenti formali", conclude. ---lavoro/normewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Sostenibilità, Assolegno promuove il legno per costruire il futuro
(Adnkronos) - In un contesto europeo che accelera verso la decarbonizzazione del settore edilizio, Assolegno di FederlegnoArredo rafforza il proprio ruolo di promotore di una filiera costruttiva sostenibile, fondata su materiali naturali, efficienza e innovazione. Due importanti iniziative, in programma nei prossimi giorni, testimoniano concretamente questo impegno: un evento a Vicenza, dedicato al legno come protagonista dell’eco-progettazione, e il progetto nazionale 'Tre tavoli di legno', che si terrà a Roma. “La nuova Direttiva Case Green mira a edifici a emissioni zero entro il 2050, promuovendo soluzioni costruttive sostenibili. In questo contesto, le case in legno si distinguono per la bassa energia incorporata, la capacità di assorbire CO₂ e il ridotto impatto ambientale lungo tutto il ciclo di vita dell’edificio” – spiega Claudio Giust, presidente di Assolegno. "Oggi però l’eccessiva burocrazia rischia di rallentare l’innovazione e mettere in difficoltà le imprese del settore. Serve uno sforzo collettivo per semplificare le procedure e rendere il quadro normativo più efficace e accessibile. Con questi appuntamenti, Assolegno riafferma la propria volontà di guidare il cambiamento in un settore chiave per la transizione ecologica, promuovendo il legno come materiale strategico e rinnovabile, capace di rispondere alle esigenze ambientali, normative ed economiche della filiera edilizia contemporanea”. Domani a Vicenza, presso la Basilica Palladiana (Piazza dei Signori, ore 16.00), il focus sarà sul contributo dell’edilizia in legno alla strategia di decarbonizzazione, con particolare attenzione al Life cycle assessment (Lca), alla progettazione integrata e alle buone pratiche territoriali. Dopo i saluti istituzionali di Cristina Balbi, Assessore allo sviluppo economico e al territorio del Comune di Vicenza, interverranno esperti e professionisti del settore. L’incontro rappresenta un momento di confronto diretto tra progettisti, aziende e stakeholder, arricchito da testimonianze concrete provenienti dal mondo dell’architettura e dell’innovazione edilizia. In parallelo, Assolegno promuove a Roma il progetto 'Tre tavoli di legno', tre giornate di approfondimento tecnico e normativo che si svolgeranno dal 29 settembre al 1° ottobre presso la sede di FederlegnoArredo (Via Toscana 10). L’iniziativa mira a creare uno spazio di confronto qualificato tra imprese, tecnici, stakeholder, con al centro i principali strumenti normativi europei destinati a influenzare il futuro dell’edilizia sostenibile. Nel corso degli incontri si discuterà della decarbonizzazione e riqualificazione degli edifici alla luce della nuova direttiva Epbd IV, della revisione del Regolamento prodotti da costruzione (Cpr) con particolare attenzione alla tracciabilità, marcatura CE e requisiti ambientali dei materiali, e infine della Tassonomia UE, che definisce i criteri per la classificazione 'green' dei materiali e per l’accesso alla finanza sostenibile. ---lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)
"A Teddy Bear serve un nuovo look". L'appello della scienza per peluche eco-maestri
(Adnkronos) - Nuovo look cercasi per Teddy Bear. L'orsacchiotto di peluche "è molto più di un semplice giocattolo", morbido viatico per una buonanotte di sogni d'oro. Può avere "un ruolo fondamentale nella costruzione della nostra prima concezione di natura, plasmando il modo in cui per tutta la vita interagiremo con l'ambiente", con un pianeta da rispettare e proteggere. Ma per riuscirci, per diventare un bravo 'eco-maestro' e infondere nei bambini una coscienza green, dovrà essere innanzitutto più credibile: meno Teddy e più bear, con fattezze più realistiche e fedeli a quelle degli orsi in carne e ossa. Non è una congettura pedagogica o una trovata commerciale, bensì uno studio scientifico pubblicato su 'BioScience', rivista ufficiale dell'American Institute of Biological Sciences. Da oltre un secolo - da quando nel febbraio del 1903 due negozianti di Brooklyn esposero in vetrina un paio orsetti di pezza che chiamarono Teddy's Bears, in onore dell'allora presidente Usa Theodore Roosevelt il quale l'anno prima risparmiò un cucciolo d'orso durante una battuta di caccia - gli orsacchiotti di peluche sono una presenza fissa nelle camerette di ogni latitudine. Protagonisti dei nostri primi ricordi, icona dell'immaginario infantile, "raramente sono stati oggetto di un esame approfondito", tantomeno di un'analisi scientifica. E' partito da questa riflessione Nicolas Mouquet del Centre national de la recherche scientifique (Cnrs) francese, che insieme ai suoi colleghi ha deciso di colmare questa lacuna. "Per molti occidentali il primo legame intimo ed emotivo con la natura potrebbe non derivare da una passeggiata nei boschi, ma dalla precoce esposizione a rappresentazioni della natura stessa attraverso libri illustrati, giocattoli o animali di peluche", spiegano gli autori dello studio, convinti che "legami emotivi come questi possono durare per tutta la vita". La questione su cui si sono concentrati, quindi, è se i giocattoli dell'infanzia siano davvero all'altezza del compito di promuovere una concezione realistica della natura. Perché se non lo fossero, le conseguenze non sarebbero da poco: "Se l'orso che conforta un bambino non assomiglia per niente a un orso vero, il ponte emotivo che costruisce potrebbe allontanarlo dalla vera biodiversità, anziché avvicinarlo", avvertono i ricercatori. Con l'obiettivo di sviscerare il problema, il team d'Oltralpe ha utilizzato analisi morfometriche e colorimetriche per confrontare 436 orsacchiotti di peluche con le loro controparti reali. Ne è emerso che "gli orsi veri formano un gruppo ben definito, chiaramente distinto dagli orsacchiotti" giocattolo, riferiscono gli scienziati. Persino il panda gigante, le cui sembianze naturali più si avvicinano alle fattezze tipiche dell'orso di peluche, "si discosta sostanzialmente" dalle caratteristiche che rendono gli orsacchiotti giocattolo emotivamente attraenti. Un gap che secondo gli autori del lavoro "solleva importanti questioni", in grado di fare la differenza per i destini del pianeta: "Quanto più l'orsacchiotto di peluche si discosta dalla sua controparte biologica, tanto maggiore è il rischio che i bambini crescano con rappresentazioni mentali distorte o incomplete di animali ed ecosistemi", ammoniscono gli esperti. L'équipe del Cnrs suggerisce dunque che "diversificare la 'palette' dei peluche per includere forme ecologicamente fondate, specie con morfologie e colorazioni più accurate, potrebbe aiutare a ripristinare un certo allineamento tra connessione emotiva e realtà biologica". In conclusione, Teddy Bear potrà forse sembrare un canale insolito per migliorare il rapporto dell'umanità con madre natura, ma secondo i ricercatori può rappresentare un'opportunità grande e reale: "Comprendendo e sfruttando le caratteristiche che rendono gli orsacchiotti di peluche potenti strumenti emotivi, possiamo migliorare non solo il benessere individuale, ma anche la cura collettiva del pianeta". ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Consumi, la spesa green vale 45 miliardi di euro
(Adnkronos) - Oltre 83 prodotti su 100 venduti nei supermercati e ipermercati di tutta Italia riportano in etichetta le informazioni relative alle iniziative avviate dalle aziende a favore della sostenibilità nelle sue tre declinazioni: ambientale, sociale e benessere animale. È quanto emerge dalla diciassettesima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy che, in collaborazione con l’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, verifica diffusione e valore della comunicazione green in etichetta con un'analisi su 145mila prodotti di largo consumo (l'82,7% delle vendite). Nel 2024, tra super e ipermercati, l’aggregato di prodotti 'sostenibili' ha incassato quasi 45 miliardi di euro, con una crescita annua di +2,1%, spinta principalmente dall’aumento dei prezzi (+3,4%) e dalla componente di offerta (+1,9%), ma con volumi in calo di -1,2% rispetto al 2023.
È la sostenibilità ambientale la tematica più comunicata dalle aziende attraverso le etichette dei prodotti. L’Osservatorio Immagino ha individuato questo tipo di informazioni su 120.797 referenze che nel 2024 hanno sfiorato i 44,8 miliardi di euro di incassi nel canale super e ipermercati. Tra le informazioni presenti on-pack, le più diffuse sono i suggerimenti pratici per aiutare i consumatori ad adottare comportamenti virtuosi (ad esempio nella raccolta differenziata o nella corretta conservazione dei prodotti), seguiti dalle indicazioni sull’impegno per la riciclabilità del packaging, da quelle per la maggior sostenibilità delle modalità di produzione e di approvvigionamento lungo la filiera, dalle certificazioni di sostenibilità, dai claim generici (come 'green') e dai calcoli relativi all’impatto dei prodotti lungo l’intero ciclo di vita (Lca). La seconda dimensione rilevata dall’Osservatorio Immagino è quella della sostenibilità sociale: accomuna il 9,1% delle referenze e ha sfiorato i 6,6 miliardi di euro di incassi nel 2024 (+2,2% annuo, ma -0,4% a volume). Infine, il benessere animale è segnalato sul 2,1% dei prodotti venduti in supermercati e ipermercati. Queste 2.988 referenze hanno incassato 1,5 miliardi di euro, con un lieve aumento annuo a valore (+1,0%) a fronte di un netto calo dei volumi (-5,5%). ---sostenibilita/tendenzewebinfo@adnkronos.com (Web Info)










