Apple lancia AirPods Max 2 con chip H2 e funzioni IA
(Adnkronos) - Apple ha ufficializzato il debutto delle AirPods Max 2, un aggiornamento che punta tutto sull'evoluzione tecnologica interna piuttosto che sul rinnovamento estetico. L'elemento centrale della nuova iterazione è il chip H2, componente già presente nei modelli Pro e AirPods 4, che permette di elevare le prestazioni della cancellazione attiva del rumore, ora dichiarata fino a 1,5 volte più efficace rispetto alla versione precedente. Il miglioramento coinvolge anche la modalità Trasparenza, ottimizzata attraverso nuovi algoritmi di elaborazione del segnale digitale che rendono l'ascolto ambientale più naturale e fedele. Il passaggio all'architettura H2 sblocca una serie di funzionalità che erano finora precluse a causa dei limiti del vecchio chip H1. Tra le novità principali figurano l'Audio Adattivo, la funzione di isolamento della voce e la traduzione in tempo reale tramite IA. L'esperienza d'uso si arricchisce inoltre con il supporto alle interazioni con Siri tramite gesti della testa e una qualità di registrazione audio definita di livello professionale. Sebbene queste tecnologie siano già note agli utenti dei modelli in-ear più recenti, il loro approdo sulle over-ear completa l'allineamento dell'intera gamma audio di fascia alta. Sul fronte costruttivo e commerciale, le AirPods Max 2 mantengono la continuità con il passato, riproponendo le medesime finiture cromatiche e il supporto all'audio lossless a 24 bit e 48 kHz tramite connessione cablata USB-C. Nonostante le osservazioni relative all'assenza di un tasto di spegnimento fisico o di un meccanismo di chiusura più compatto, la struttura rimane fedele al design originale in metallo e tessuto. Il prezzo di lancio è fissato a 579 euro, con l'apertura degli ordini prevista per mercoledì 25 marzo e le prime consegne programmate per l'inizio di aprile.
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Cibi e pensieri che nutrono il cervello, un libro firmato dalla coppia Liotta (giornalista) e Matteoli (neuroscienziata)
(Adnkronos) - I dialoghi tra mente, cervello, corpo e microbiota. Un punto di vista nuovo, che parte dagli studi recenti di neuroscienze e approda a discipline nascenti come la psichiatria nutrizionale e il neurometabolismo. E' il lavoro delle autrici Eliana Liotta e Michela Matteoli che firmano 'La mente radiosa. I cibi e i pensieri che nutrono il cervello e rischiarano la vita' (Sonzogno), in libreria dal 17 marzo. Dall'opera è tratta una lectio scenica delle autrici, che si terrà al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano lunedì 4 maggio alle 20.30. Liotta, giornalista e saggista, e Matteoli, neuroscienziata che dirige il programma di Neuroscienze dell'ospedale universitario milanese Humanitas, propongono una visione in linea con le scoperte recenti: una mente incarnata nel cervello e in dialogo continuo con il corpo e con il microbiota intestinale. Proprio questa dimensione materiale merita interesse, a partire dall'alimentazione. Dall'analisi dei dati scientifici emerge che, in media, italiane e italiani sono carenti di sostanze essenziali per il sistema nervoso, come gli omega-3 e le vitamine B e D. "Rischiamo di avere cervelli malnutriti in una società opulenta, e non stupisce che la conseguenza siano stati ansiosi, senso di fatica, disturbi del sonno o difficoltà di concentrazione. Ma le nostre menti straordinarie hanno fame anche di sentimenti, spiritualità, pace. Sono creatrici di mondi che palpitano nella musica, nell'arte, nei teatri, nei film", riflettono le autrici. E tutti questi pensieri, esperienze, emozioni ci modificano, fisicamente. "Il nostro cervello muta mentre viviamo", scrivono Liotta e Matteoli che suggeriscono: "Prendiamoci cura della nostra mente, diamole quello di cui ha bisogno: stimoli, relazioni, sfide, bellezza. Alleniamola con amore. E lei ci ripagherà, radiosa, per molti anni a venire".
---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Iran, Pelazzi (Argenta Soa): "Pnrr rischia rallentamenti nei cantieri italiani"
(Adnkronos) - “La guerra nel Golfo Persico sta producendo un effetto immediato sui cantieri italiani. Dopo due settimane di conflitto, molte imprese stanno già registrando aumenti significativi dei costi operativi e delle materie prime. Se questo scenario dovesse protrarsi, il rischio è che una parte rilevante dei lavori del Pnrr entri in una fase di forte rallentamento”. Lo dichiara all'Adnkronos/Labitalia Giovanni Pelazzi, presidente di Argenta Soa, società organismo di attestazione che certifica le aziende per la partecipazione alle gare pubbliche, commentando i risultati della survey condotta su 330 imprese con attestazione Soa, impegnate nella realizzazione dei cantieri Pnrr. “Il 21% delle imprese intervistate - spiega - dichiara che i margini economici sulle opere Pnrr potrebbero essere gravemente compromessi dai nuovi rincari dei materiali e dell’energia. E' un segnale molto serio, perché significa che una parte delle aziende rischia di trovarsi a realizzare lavori con margini praticamente azzerati. Il 18% delle imprese intervistate teme di dover sospendere i lavori entro l’estate se non verrà introdotto rapidamente un nuovo meccanismo di compensazione automatica dei prezzi. E' un dato che segnala quanto la tensione finanziaria nei cantieri sia già molto elevata”. “La preoccupazione - sottolinea - più citata dalle imprese — indicata dal 30% del campione — riguarda i vincoli contrattuali e temporali del Pnrr: in molti casi i lavori non possono essere sospesi senza rischiare la perdita dei finanziamenti europei, anche quando i costi stanno diventando insostenibili. Dalla nostra rilevazione emerge un quadro molto chiaro: le imprese si trovano strette in una tenaglia tra contratti firmati con prezzari ormai superati e un nuovo shock inflazionistico che sta colpendo energia, trasporti e materiali da costruzione. Alcune voci di costo stanno già aumentando rapidamente: secondo alcune rilevazioni Ance il bitume ha registrato rincari intorno al +50%, i carburanti per i cantieri circa +20%, mentre tubazioni e materiali plastici sono saliti di circa +30%”. “Con i costi che salgono e i pagamenti della pubblica amministrazione che spesso arrivano dopo molti mesi - avverte Pelazzi - fabbisogno di capitale circolante aumenta rapidamente. In queste condizioni, alcune aziende rischiano di non riuscire a sostenere economicamente i cantieri. Il problema è che molti appalti Pnrr sono stati aggiudicati negli anni scorsi con prezzi completamente diversi da quelli attuali. Le imprese stanno eseguendo lavori con margini che si stanno rapidamente assottigliando o, in alcuni casi, diventando negativi.” “E' vero - dice - che la normativa sugli appalti pubblici prevede meccanismi di revisione dei prezzi introdotti con il Decreto Aiuti e rafforzati dalla Legge di Bilancio 2026. Tuttavia, in molti casi gli adeguamenti riconosciuti coprono solo una parte degli aumenti e, per alcune opere, esiste un limite massimo intorno al 35%. Se i costi dei materiali salgono oltre queste soglie – come sta già accadendo su alcune lavorazioni – il rischio economico torna completamente sulle imprese”. “Le aziende con attestazione Soa - ricorda - sono il motore operativo dei lavori pubblici italiani: costruiscono strade, ferrovie, infrastrutture energetiche e opere strategiche finanziate dal Pnrr. Se queste imprese entrano in difficoltà finanziaria, l’impatto si trasmette immediatamente a tutta la filiera delle costruzioni”. Per il presidente di Argenta Soa il punto decisivo è la durata del conflitto: “Due settimane fa molti osservatori pensavano a una crisi breve. Oggi lo scenario sta cambiando. Se la guerra dovesse protrarsi per mesi, il nuovo shock inflazionistico rischia di trasformarsi in un problema strutturale per i cantieri italiani. Il paradosso è che i fondi ci sono, i progetti ci sono e i cantieri sono aperti. Ma se i costi continuano a salire e i contratti restano fermi ai prezzi del passato, le imprese saranno costrette a lavorare in perdita. E nessun sistema industriale può reggere a lungo una situazione del genere”. Secondo Pelazzi il rischio non riguarda soltanto la redditività delle aziende, ma la tenuta complessiva del cronoprogramma del Pnrr: "Il sistema dei lavori pubblici è entrato nella fase più delicata del Piano. Le risorse PNRR devono essere utilizzate entro il 31 agosto 2026 e proprio in questi mesi si concentra la fase esecutiva di migliaia di cantieri. Se i costi continuano a crescere e le imprese si trovano senza margini finanziari, il rischio concreto è che una parte dei lavori rallenti o venga sospesa”. “La partita del Pnrr - dice - si gioca nei prossimi mesi. Senza interventi rapidi sui meccanismi di revisione prezzi e sulla liquidità delle imprese, il rischio è che proprio nel momento decisivo del Piano si creino le condizioni per rallentamenti diffusi nei cantieri e difficoltà di chiudere alcuni lavori entro i tempi previsti”.
---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Tumori, da Cipomo premi a informazione, volontariato e oncologia di prossimità
(Adnkronos) - Creare ponti tra oncologia, società civile, informazione e organizzazione dei servizi sanitari. Perché la lotta ai tumori non passa solo da terapie e protocolli, ma anche da chi rende più comprensibili i temi della salute, da chi sostiene concretamente i pazienti e da chi sviluppa modelli innovativi di assistenza. Con questo spirito il Collegio italiano dei primari oncologi medici ospedalieri (Cipomo), in chiusura del 30esimo Congresso nazionale che si è svolto a Roma, ha consegnato i tre premi che riconoscono ogni anno l'impegno di professionisti, associazioni e istituzioni che contribuiscono concretamente a migliorare il percorso di cura delle persone con tumore: il premio giornalistico 'Gianni Bonadonna' a Laura Berti (Rai Medicina 33); il premio 'Human Touch' all’Associazione Irene Onlus e il premio 'Elisabetta Fabbrini', realizzato in collaborazione con Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere) e Fnopi (Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche), conferito ex aequo all'Asst Valle Olona e all'azienda ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino. "Questi premi rappresentano uno dei momenti più significativi del nostro congresso. Valorizzare chi contribuisce a rendere più comprensibili i temi della salute, chi sostiene concretamente le persone malate e chi sviluppa modelli innovativi di assistenza significa rafforzare un'idea di oncologia sempre più attenta alla qualità della vita e alla continuità delle cure", afferma Carlo Garufi, presidente del congresso Cipomo. "In oncologia la qualità delle cure dipende sempre più dalla capacità di lavorare insieme - sottolinea Paolo Tralongo, presidente Cipomo - Informazione corretta, associazionismo e innovazione organizzativa sono tre elementi fondamentali per migliorare il percorso delle persone con tumore. Con questi premi vogliamo riconoscere esperienze che dimostrano come sia possibile costruire un sistema più vicino ai pazienti, capace di integrare competenze diverse e di trasformare buone pratiche locali in modelli utili per tutto il servizio sanitario". La buona divulgazione scientifica, che rende accessibili e comprensibili al grande pubblico argomenti complessi di medicina e salute, è il tema del premio giornalistico 'Gianni Bonadonna' dedicato al grande oncologo italiano fondatore dell'oncologia medica moderna, assegnato a Laura Berti, giornalista e conduttrice di 'Medicina 33', storica trasmissione Rai dedicata alla salute, si legge in una nota del Cipomo. Un progetto di sostegno ai pazienti e alle famiglie di persone con neoplasie cerebrali dell'adulto e del bambino è stato al centro del premio 'Human Touch' conferito all'Associazione Irene Onlus, ritirato dal presidente Patrizio Fausti. L'oncologia di prossimità e la personalizzazione del percorso oncologico sul territorio sono il focus del premio 'Elisabetta Fabbrini', in collaborazione con Fiaso e Fnopi. Riconoscimento quest'anno assegnato ex aequo all'azienda socio sanitaria territoriale Valle Olona e all'Ao Ordine Mauriziano di Torino. Della prima è stato premiato il progetto per l'attenzione alla gestione territoriale delle persone con tumore in fase cronica, promuovendo un modello organizzativo orientato alla continuità assistenziale e all'integrazione multidisciplinare delle competenze; della seconda il progetto di un modello organizzativo strutturato che valorizza il case management come strumento concreto di integrazione tra diverse aree cliniche, favorendo la personalizzazione dei percorsi di cura.
---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Irccs Pascale Napoli, 'mappa Gps' delle cellule rivoluziona l'immunoterapia
(Adnkronos) - Sembra un'opera astratta di Van Gogh con colori accesi che ricordano 'La notte stellata' del celebre artista. In realtà, quello che brilla sullo schermo dei microscopi a scansione del nuovo polo dell'Irccs Fondazione Pascale, inaugurato questa mattina a Mercogliano (in provincia di Avellino), è la mappa vitale di un tumore. Non è un'esercitazione estetica, ma la più avanzata frontiera della medicina di precisione: la biologia spaziale. Si tratta di una delle linee di ricerca di punta del primo laboratorio del Sud Italia interamente dedicato all'immunoncologia, realizzato con una donazione della Fondazione Irti, presieduta da Natalino Irti. Il centro punta allo studio dei meccanismi di resistenza alle cure e alla personalizzazione dei trattamenti per rendere l'immunoterapia, sempre più 'democratica' ed efficace per tutti i pazienti. "Qui convergono le linee di ricerca più promettenti: dall'analisi del microbioma alla profilazione genetica dei pazienti (gene signature), fino all'identificazione di nuovi biomarcatori molecolari - dichiara Paolo Ascierto, professore ordinario di Oncologia all'Università Federico II di Napoli e direttore dell'Unità di Oncologia melanoma, immunoterapia oncologica e terapie Innovative dell'Istituto Pascale di Napoli -. Ma la linea di ricerca più avanzata che stiamo esplorando è la biologia spaziale, una disciplina rivoluzionaria che permette di studiare il 'microambiente tumorale' con una precisione chirurgica. Mentre la genomica tradizionale analizza i tessuti come in un 'frullato' di cellule, la biologia spaziale permette di mantenere intatta l'architettura del tumore, preservandone il contesto topografico. Grazie a strumentazioni di ultima generazione siamo quindi in grado di mappare non solo la presenza delle cellule tumorali, ma la loro interazione geografica con il sistema immunitario". Non è dunque solo un laboratorio - spiegano dal Pascale - ma un ecosistema di innovazione. Una vera e propria 'silicon valley' dell'immunoncologia che vede impegnato l'intero team di Ascierto, come i ricercatori Gabriele Madonna, Domenico Mallardo, Caterina Costa e Mariaelena Capone. "Con questo laboratorio facciamo un ulteriore salto di qualità nella medicina di precisione - dichiara Alfredo Budillon, direttore scientifico -. Non ci limitiamo più a guardare le cellule tumorali in modo isolato, ma ne studiamo l'architettura spaziale. Questo ci può permettere di capire perché alcuni pazienti rispondono alle cure e altri no, nel solco di terapie sempre più personalizzate che riducono gli effetti collaterali e massimizzano l'efficacia del trattamento. È un traguardo importante che si integra in un contesto, quello del centro di Mercogliano, dove abbiamo centralizzato tutte le maggiori piattaforme tecnologiche dell'Istituto, e che rafforza ulteriormente il ruolo del Pascale come riferimento internazionale". La nascita del laboratorio è legata alla storia personale del giurista Nicola Irti che - informa una nota - a seguito di un grave lutto familiare ha scelto di trasformare il dolore in speranza attraverso la Fondazione Irti. Con una donazione complessiva di 400mila euro, la Fondazione ha permesso l'acquisto di macchinari che pongono la Campania al centro della mappa scientifica europea. "Abbiamo fortemente voluto che questo investimento restasse al Sud e trovasse casa nel talento dei ricercatori dell'Irccs Pascale - conclude Natalino Irti - Trasformare una sofferenza privata in una risorsa collettiva è il modo più nobile per onorare la memoria e il futuro. Sapere che queste tecnologie porteranno nuove opportunità di cura per i pazienti è, per la nostra Fondazione, il risultato più prezioso".
---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Metastasi al cervello, radiochirurgia più efficace e meno invasiva all'ospedale Sant'Andrea di Roma
(Adnkronos) - Si chiama 'HyperArc' e rappresenta una delle innovazioni più significative per il trattamento delle metastasi cerebrali, specialmente quando sono multiple. Da qualche tempo è in uso presso l'Azienda ospedaliero-universitaria Sant'Andrea di Roma, uno dei pochi centri in Italia a impiegare questa tecnologia che permette di somministrare dosi elevate di radiazioni in modo estremamente preciso, colpendo i tumori e risparmiando il tessuto sano circostante. "Quello che utilizziamo è un software avanzato integrato agli acceleratori lineari disponibili in reparto che automatizza la pianificazione e l'erogazione della radioterapia stereotassica. Nello specifico, la radioterapia stereotassica è una tecnica di radioterapia assolutamente non invasiva che usiamo per trattare volumi di piccole dimensioni. Il vantaggio principale sta nel fatto che si somministrano dosi alte di radioterapia (ablative) su un piccolo volume (diametro massimo 5-6 centimetri), capaci di uccidere tulle le cellule presenti dentro il bersaglio e non toccare minimamente i tessuti sani vicini". Così all'Adnkronos Salute Mattia Falchetto Osti, direttore del reparto di Radioterapia del Sant'Andrea. Ma quali sono le novità di HyperArc? "Prima di tutto, a differenza delle tecniche più tradizionali, grazie a questo software è possibile colpire più metastasi contemporaneamente, utilizzando quello che noi radioterapisti definiamo un unico punto di rotazione (isocentro) - illustra il direttore - E tutto questo con una precisione millimetrica e quindi abbassando il rischio di danneggiare aree critiche del cervello, preservando così le funzioni cognitive e la memoria. La seconda caratteristica è che i tempi del trattamento sono assolutamente ridotti e veloci. Parliamo di una seduta di 10-15 minuti che non richiede anestesia o ricovero e permette al paziente di tornare anche a lavoro o a casa. Infatti, la radioterapia stereotassica ha anche minori effetti collaterali, perché circoscrivendo l'irradiazione del tessuto sano si eliminano gli effetti come affaticamento, perdita di capelli e nausea". Esattamente come funziona? "Il macchinario ruota attorno al paziente compiendo archi complessi, permettendo al fascio di radiazioni di raggiungere il bersaglio, ovvero il tumore, da molteplici angolazioni, ottimizzando la conformazione della dose sul tumore", descrive lo specialista. Le risposte dei pazienti quali sono state finora? "Nel 97% dei casi sono positive, il che non vuol dire sempre la guarigione, ma che la malattia non è andata avanti o che la massa tumorale si è ridotta - precisa - Il trattamento, comunque, per le sue caratteristiche è ripetibile e ben tollerato. Chiaramente non è possibile usare la tecnica in tutti i casi. In genere i pazienti che si sottopongono alla radioterapia stereotassica sono in stadio avanzato, ma il controllo locale è elevatissimo e la prognosi dipende anche dalla evoluzione della malattia extracranica". Su quanti pazienti è stata sperimentata la tecnica? “Circa 70. Va anche detto che per usare software e macchinari così sofisticati occorrono competenza ed esperienza, e in questo ci è di aiuto, per esempio, la fisica sanitaria che è fondamentale nella scelta della corretta dose da somministrare al paziente", sottolinea Falchetto Osti. Un lavoro che avviene in sinergia con più reparti. "Il tumore - evidenzia - è diventato un nemico da combattere e per farlo la sinergia e la sintonia tra i reparti del nostro ospedale devono essere perfette. Siamo un'azienda ospedaliero-universitaria dove sperimentazione e ricerca sono il pane quotidiano di tutti noi. Il collaudo e l'utilizzo di nuovi modelli e terapie rappresentano lo strumento migliore per perfezionare le cure in ogni settore. Gli oncologi - rimarca l'esperto - hanno evidenziato che negli ultimi anni c'è stato un aumento della possibilità di sviluppare metastasi cerebrali e, considerata la difficoltà di intervenire in questa speciale parte del nostro corpo, oltre alla chirurgia la radioterapia, e in particolare questa nuova tecnologia, raffigurano una possibilità concreta per aumentare le aspettative di vita dei nostri pazienti. Opportunità che il Sant'Andrea è in grado di offrire".
---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Dall'Aids a Ebola fino al Covid, 90 anni dell'Inmi Spallanzani di Roma
(Adnkronos) - L'Inmi Spallanzani di Roma compie 90. Negli anni l'istituto dedicatato alle malattie infettive ha affrontato tanti scenari, dalla lotta all'Hiv-Aids, passando per lo spauracchio del virus Ebola, fino a diventare il punto di riferimento della guerra alla pandemia Covid nel 2020. Questa mattina - alla presenza del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, del presidente del Consiglio regionale, Antonello Aurigemma, e dell'assessore regionale ai Servizi sociali, Massimiliano Maselli - l'Irccs ha inaugurato 'Casa Spallanzani'. "Si tratta di una foresteria con una ricettività di 22 posti letto, suddivisi in ampie camere doppie, destinata ad ospitare a prezzi calmierati parenti e/o caregiver di pazienti ricoverati presso l'Inmi e/o la vicina Ao San Camillo Forlanini, nonché discenti e docenti del Centro di formazione dello Spallanzani", si legge in una nota. Contestualmente, l'istituto ha presentato il logo 'Spallanzani 30-90' e le attività previste nel corso del 2026, anno di celebrazione del 90esimo anniversario della fondazione e del 30esimo anniversario del riconoscimento come Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico. Come spiegato dalla direttrice generale, Cristina Matranga, "il nuovo logo, con il simbolo dell'infinito, richiama l'idea di un dialogo costante tra la cura dei pazienti, l'attività di ricerca e la trasmissione del sapere. Tre dimensioni che non sono separate, ma che si alimentano reciprocamente in un flusso continuo, da trent'anni. E' questo intreccio virtuoso che ha reso lo Spallanzani un punto di riferimento nazionale e internazionale nelle malattie infettive. Cambiano le sfide - dall'Aids al Covid, fino alle nuove esigenze di accoglienza e formazione - ma resta immutata la missione: prendersi cura, produrre conoscenza, condividerla. In un movimento continuo, come quel simbolo dell'infinito che oggi rappresenta non solo un logo, ma una visione". Tra i momenti principali di questo anno di celebrazioni: l'inaugurazione di una nuova sezione diagnostica senologica, l'apertura della seconda sala operatoria della Chirurgia del paziente infetto, la presentazione e attivazione del primo e unico Bsl4 d'Italia, l'inaugurazione del Padiglione Pontano - destinato alle malattie infettive dell'apparato respiratorio - che verrà riaperto dopo i lavori di ammodernamento, la Giornata mondiale dell'Aids e l'ormai nota e tanto attesa Settimana della scienza di settembre, elenca l'Inmi. Inaugurato nel 1936, nel corso dei decenni lo Spallanzani ha progressivamente adattato il proprio campo d'azione in risposta all’evoluzione epidemiologica delle principali malattie infettive: negli anni Trenta fu attivata una sezione dedicata alla cura e alla riabilitazione della poliomielite; nel 1957 l'ospedale svolse un ruolo importante nel contrasto alla pandemia influenzale denominata 'Asiatica'; nel 1970 fu la volta dell'epidemia di colera ed ebbe inizio l'impegno sistematico dell'istituto nella gestione dell'epatite virale, soprattutto in relazione ai problemi emergenti legati alla tossicodipendenza; a partire dagli anni Ottanta lo Spallanzani è divenuto uno dei maggiori centri europei per l'assistenza, la cura e la ricerca sulle infezioni da Hiv e sull'Aids, contribuendo in modo determinante allo sviluppo di nuovi percorsi clinici, diagnostici e terapeutici. In seguito, dalla riemergenza della tubercolosi, legata anche alla infezione da Hiv, lo Spallanzani ha assunto un ruolo sempre maggiore nella gestione di questa patologia fino a diventare polo di riferimento per la cura della tubercolosi, in particolare delle forme farmaco-resistenti. Nel dicembre 1996 il ministero della Sanità ha riconosciuto lo Spallanzani come Irccs, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico. Tra il 2001 e il 2003 il ministero della Salute ha ulteriormente designato l'istituto come polo nazionale di riferimento per il bioterrorismo, la gestione della Sars e delle febbri emorragiche, consolidandone il ruolo strategico nella risposta alle emergenze infettive, emerso con particolare rilevo durante la pandemia Covid-19. Attualmente lo Spallanzani è articolato in due dipartimenti, il Dipartimento clinico e di ricerca delle Malattie Infettive e il Dipartimento di Epidemiologia, Ricerca preclinica e Diagnostica avanzata. Presso l'istituto è presente l'unico laboratorio italiano di livello di biosicurezza 4 (Bsl4), le cui attività saranno ulteriormente potenziate nel corso dell'anno attraverso l'attivazione di una nuova infrastruttura dedicata, oltre a 3 laboratori Bsl3. Dispone inoltre di una biobanca, parte del network Bbmri-Eric, dove sono attualmente raccolti e conservati 1.255.000 campioni biologici. È inoltre in fase di realizzazione il nuovo Polo dei laboratori 'Rita Levi Montalcini', che integrerà i laboratori di Virologia e Microbiologia, recentemente identificati come unici laboratori di terzo livello della Regione Lazio. La nuova struttura integrerà le funzioni, attualmente svolte dai laboratori, di riferimento per la diagnostica specialistica ad alta complessità, la caratterizzazione avanzata dei patogeni, il coordinamento delle reti di sorveglianza e il supporto alla gestione delle emergenze infettive ed epidemiche a livello regionale e nazionale.
---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Clima e foreste europee: incendi, tempeste e infestazioni in aumento
(Adnkronos) - Incendi, tempeste, infestazioni di insetti xilofagi: sono le principali minacce alle foreste europee, secondo uno studio internazionale pubblicato su Science, cui ha partecipato anche l’Italia con l’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isafom), che ha fornito la valutazione più completa finora disponibile sull’evoluzione dei disturbi forestali in Europa fino al 2100, in diversi scenari climatici. Lo studio - spiega il Cnr in una nota - ha integrato osservazioni satellitari raccolte nell’arco di oltre trent’anni (1986-2020) con simulazioni modellistiche avanzate di ecosistemi forestali condotte in 13mila siti distribuiti in tutta Europa. Il database, costituito da circa 135 milioni di punti di simulazione, è stato utilizzato per addestrare un modello basato su intelligenza artificiale in grado di proiettare lo sviluppo delle foreste e i regimi di disturbo con una risoluzione spaziale di un ettaro. Quest’approccio ha consentito una valutazione dettagliata e spazialmente esplicita dell’evoluzione del rischio di disturbo nei diversi scenari climatici. I risultati indicano, tra le principali minacce alle foreste europee, l’incidenza crescente di incendi, tempeste e infestazioni di insetti xilofagi (come il bostrico), evidenziando che i disturbi forestali aumenteranno in tutti gli scenari considerati. “Le foreste sono sistemi dinamici nei quali la mortalità degli alberi rappresenta una componente naturale dei processi ecologici. Tuttavia, il cambiamento climatico sta amplificando frequenza e intensità dei disturbi su larga scala. Negli ultimi anni, diverse regioni europee - in particolare nell’Europa centrale e meridionale - hanno registrato livelli senza precedenti di danno forestale associati a eventi meteorologici estremi, siccità prolungate e infestazione da insetti. Queste tendenze sollevano interrogativi cruciali sulla stabilità futura degli ecosistemi forestali e sulla loro capacità di continuare a garantire funzioni fondamentali quali l’assorbimento di carbonio, la produzione di legno, la conservazione della biodiversità e la regolazione del clima”, afferma Alessio Collalti, ricercatore del Cnr-Isafom di Perugia che ha partecipato allo studio, responsabile del Laboratorio di Modellistica Forestale dell’Istituto.
Anche nelle traiettorie di riscaldamento più moderate, i livelli di danno attesi superano quelli osservati nel periodo di riferimento, già caratterizzato da un’elevata intensità di disturbi. Negli scenari ad alte emissioni, associati a un incremento della temperatura globale superiore a 4°C entro il 2100, la superficie forestale interessata da disturbi potrebbe più che raddoppiare. Le differenze regionali risultano marcate. L’Europa meridionale e occidentale emerge come particolarmente vulnerabile, con un aumento significativo degli incendi e dello stress idrico, condizioni che favoriscono anche la diffusione di insetti dannosi. L’Europa settentrionale appare complessivamente meno colpita su scala continentale, ma sono attesi hotspot locali di crescente vulnerabilità. Questi risultati indicano che i disturbi forestali stanno assumendo una dimensione sistemica, con implicazioni per i mercati del legno, per i bilanci di carbonio e per la resilienza degli ecosistemi. “I disturbi stanno diventando un fattore determinante del bilancio del carbonio delle foreste europee. Comprenderne l’evoluzione futura è essenziale per definire strategie di mitigazione climatica che tengano conto della reale dinamica forestale”, conclude Collalti. Daniela Dalmonech, ricercatrice presso lo stesso laboratorio e coautrice del lavoro, aggiunge: “I nostri risultati evidenziano la necessità di integrare il rischio di disturbo nelle politiche forestali e nella pianificazione gestionale. Strategie adattative volte ad aumentare la diversità strutturale e la resilienza degli ecosistemi saranno fondamentali nei prossimi decenni”. Tuttavia, lo studio sottolinea anche come tali fattori di rischio possano offrire anche opportunità di trasformazione. I processi di rinnovazione successivi agli eventi estremi possono, infatti, favorire l’insediamento di popolamenti più adattati alle nuove condizioni climatiche, a condizione che gli interventi gestionali siano guidati da solide basi scientifiche. “Nel complesso la ricerca evidenzia come il cambiamento climatico sia destinato a modificare profondamente i regimi di disturbo delle foreste europee nel corso del XXI secolo. Anticipare tali cambiamenti attraverso modellistica integrata, monitoraggio continuo e gestione adattativa sarà cruciale per salvaguardare le funzioni ecologiche e socio-economiche delle foreste in un contesto di rapido riscaldamento globale”, conclude Collalti.
---sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Cellulare in carica di notte, come non danneggiarlo
(Adnkronos) - L'abitudine di collegare lo smartphone alla rete elettrica prima di coricarsi coinvolge oltre l'ottanta per cento degli utenti globali, consolidandosi come una routine dettata dalla comodità piuttosto che dall'efficienza tecnica. Sebbene l'industria abbia implementato sofisticati sistemi di sicurezza per scongiurare sovraccarichi o incendi, la ricarica notturna agisce come un acceleratore silenzioso del degrado chimico. Il problema fondamentale risiede nella degradazione della capacità della cella, un fenomeno paragonabile a un elastico mantenuto in massima tensione per ore che, inevitabilmente, perde la sua elasticità naturale. L'illusione della carica completa nasconde infatti un paradosso elettrochimico: il mantenimento del cento per cento rappresenta la condizione di massima instabilità per una cella agli ioni di litio, sottoponendo i componenti interni a una tensione costante che ne accelera l'invecchiamento. Le batterie moderne operano in una condizione di equilibrio ottimale quando la carica oscilla all'interno del cosiddetto "sweet spot" compreso tra il venti e l'ottanta per cento. Quando un dispositivo raggiunge la soglia massima e rimane collegato, entra in uno stato di alta tensione alimentato dalle ricariche di mantenimento. In questo scenario, lo smartphone consuma minime quantità di energia per gestire notifiche e processi in background, spingendo il caricabatterie a intervenire continuamente per riportare il livello al massimo. Questo ciclo incessante genera calore, il principale catalizzatore della degradazione chimica, riducendo progressivamente l'autonomia complessiva. La gestione termica assume contorni critici se associata alle abitudini domestiche, come la ricarica su superfici morbide, cuscini o divani. Questi materiali impediscono la naturale dissipazione del calore, trasformando un'operazione di routine in un rischio per la sicurezza e la longevità dell'accumulatore. Studi di settore indicano che una parte rilevante della popolazione giovanile dorme con il dispositivo a contatto con il letto, una pratica che accelera l'invecchiamento del cellulare e aumenta il pericolo di incendio, specialmente in presenza di accessori di scarsa qualità. In questo senso, la strategia difensiva deve includere l'uso esclusivo di caricatori originali o certificati che espongano la marcatura CE, requisito fondamentale per la sicurezza nell'Unione Europea, unitamente ai riferimenti alle norme EN 62368-1 ed EMC per la compatibilità elettromagnetica. L’efficacia di un buon hardware deve essere supportata da un corretto uso quotidiano. Le funzioni di ricarica ottimizzata presenti su iOS e Android giocano un ruolo fondamentale: questi sistemi apprendono i ritmi circadiani dell'utente per posticipare il raggiungimento del cento per cento, mantenendo il telefono in una zona di minor stress chimico, solitamente tra l’ottanta e il novanta per cento, fino a poco prima della sveglia. Sebbene la ricarica rapida non sia intrinsecamente dannosa, la pratica di scollegare il dispositivo una volta raggiunta la soglia massima rimane un consiglio valido, specialmente per i prodotti con qualche anno di vita che tendono a scaldarsi maggiormente. Parallelamente, la salute del sistema operativo e dei processi in background beneficia enormemente di uno spegnimento completo periodico del cellulare, una pratica spesso dimenticata che aiuta a resettare i cicli termici dei componenti. Sul fronte dell'hardware, meglio puntare su alimentatori con tecnologia al nitruro di gallio, nota come GaN. Questi caricatori risultano più compatti e capaci di dissipare il calore in modo superiore rispetto ai modelli tradizionali al silicio, rendendoli ideali per chi viaggia. La potenza consigliata oscilla tra i 18W e i 30W per garantire la ricarica rapida standard, arrivando fino ai 65W per i modelli di fascia alta, mentre è opportuno diffidare di caricatori obsoleti da 5W o di sistemi ultra-rapidi oltre i 140W, a meno che il dispositivo non ne espliciti il supporto. Parallelamente, le funzioni software di ricarica ottimizzata su iOS e Android aiutano a posticipare il raggiungimento della soglia massima, ma restano soluzioni parziali. Per un controllo assoluto, l'adozione di limitatori hardware esterni come permette di interrompere fisicamente il flusso elettrico a una soglia personalizzata, eliminando alla radice lo stress chimico delle ore notturne.
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Ritirate da negozi europei cuffie con sostanze tossiche
(Adnkronos) - Alcuni dei principali rivenditori europei hanno iniziato a rimuovere dagli scaffali diversi modelli di cuffie in seguito alla pubblicazione di uno studio finanziato dall’Unione Europea. La ricerca, che ha preso in esame 81 prodotti di marchi leader del settore come Apple, Samsung, Bose e JBL, ha riscontrato la presenza di sostanze chimiche in grado di alterare il sistema endocrino. Sebbene grandi catene come Mediamarkt (Germania) e Coolblue (Olanda) non abbiano confermato ufficialmente l’elenco dei dispositivi rimossi, diverse testate locali riportano che la decisione di sospendere le vendite ha riguardato i modelli che hanno ottenuto i punteggi peggiori nei test di laboratorio. L’indagine, condotta dall’organizzazione no-profit Arnika all'interno del progetto ToxFree LIFE for All, ha identificato tracce di bisfenoli, ftalati e ritardanti di fiamma in ogni singolo campione analizzato. Queste sostanze sono associate a rischi per la salute riproduttiva e problemi neurocomportamentali, sollevando preoccupazioni sull'effetto cumulativo dell'esposizione quotidiana. Sebbene le concentrazioni rilevate siano basse, l'allarme degli esperti si concentra sul cosiddetto "effetto cocktail" derivante dall'uso costante di dispositivi elettronici, con particolare attenzione alle fasce più vulnerabili come adolescenti e donne in gravidanza. I risultati mostrano una marcata disparità non solo tra i diversi marchi, ma anche tra prodotti della stessa azienda. Mentre le Apple AirPods Pro 2 e le JBL Tune 720BT hanno ottenuto il massimo punteggio di sicurezza, altri modelli come le Razer Kraken V3 e le HyperX Cloud sono stati classificati come altamente critici. Le cuffie da gaming, spesso indossate per molte ore consecutive, hanno registrato i risultati peggiori: il 60% dei campioni analizzati in questa categoria ha ricevuto una valutazione negativa a causa dei materiali utilizzati nei componenti, anche quelli non a diretto contatto con la pelle. In risposta ai risultati, i produttori coinvolti hanno difeso la sicurezza dei propri dispositivi, dichiarando la piena conformità alle normative europee vigenti. Aziende come Bose e Sennheiser hanno messo in discussione la metodologia dello studio, sottolineando che i ricercatori hanno applicato limiti volontari molto più severi rispetto a quelli imposti dalla legge. Gli autori del rapporto, tuttavia, sostengono che l'obiettivo non sia creare allarmismo immediato, ma spingere verso una revisione sistemica della legislazione sui prodotti di consumo, eliminando gradualmente le sostanze chimiche che possono avere effetti generazionali a lungo termine.
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)










