L'epidemia di Ebola "preoccupa più di quelle precedenti. Ci sono le premesse perché duri", la testimonianza della dottoressa italiana di Msf
(Adnkronos) - di Raffaella Ammirati - "Preoccupa più delle precedenti" l'epidemia di Ebola in corso in Congo: per "numeri"; "contesto sociale"; "variante del virus poco nota". A parlare all'Adnkronos Salute è Chiara Montaldo, responsabile medica di Medici senza frontiere (Msf) Italia, specialista in malattia infettive, che con le emergenze legate ad Ebola ha avuto più di un'esperienza sul campo: "Nel 2014 nella grande epidemia in Guinea, poi in Congo nel 2018-19 e nell'ultima prima di questa, alla fine dell'anno scorso. Ora sto seguendo dall'Italia le prime evoluzioni di quella in corso", spiega sottolineando che comunque tornerà presto sul campo. "Non so ancora quando perché le premesse indicano che sarà lunga e dobbiamo organizzare al meglio le partenze per consentire la sostenibilità del nostro intervento, per garantire le presenze in loco". Una partenza che, sul piano personale, non le fa paura per il virus, per quanto temibile. "Siamo abituati a 'trattare' con lui, sappiamo come proteggerci", dice. Il timore è legato più al conflitto in corso nell'area colpita, "che è molto duro e sanguinoso. Anche le persone del luogo, nonostante il rischio elevato dell'infezione, sono solite dire che non hanno paura del virus, ma del macete", sottolinea la dottoressa, genovese, dal 2005 in Msf. Ciononostante, sul piano strettamente sanitario, i timori sono concreti per questa nuova ondata di contagi. "La situazione di sicuro è difficile e complessa - afferma Montaldo - Riassumerei i fattori di preoccupazione in tre grandi categorie. La prima è rappresentata dai numeri e dall'estensione, perché siamo solo all'inizio e già i casi, per un'epidemia di Ebola, sono tanti. La dichiarazione dell'epidemia c'è stata quando eravamo già a 200 casi. Si consideri che l'ultima epidemia prima di questa ha avuto un totale di 64 casi quando è stata dichiarata". E attualmente "c'è anche una localizzazione abbastanza estesa. L'epicentro è nella regione dell'Ituri. Ma ci sono già un caso confermato a Goma, nel Nord Kivu, e 2 fuori dal Paese, in Uganda. Ha colpito città grandi, dove c'è una grossa mobilità di persone, una rotta commerciale, una rotta di migrazione". La seconda preoccupazione "è il contesto - continua - perché comunque nel Nord Est del Congo c'è un conflitto cronico e, come tutti i conflitti, oltre ai danni diretti determina anche una maggior difficoltà di accesso alla salute. La gestione di un'epidemia in zona di conflitto è complicata. Per noi operatori sanitari alcune aree sono molto difficili da raggiungere, ci sono dei problemi di sicurezza, le persone hanno difficoltà ad arrivare ai luoghi di cura, oltre ai problemi - di fiducia e di paura - propri di una popolazione in una zona di conflitto". E infine, il terzo fattore "è legato a questo virus che non è quello che conosciamo meglio, non è il più frequente sierotipo Zaire, ovvero quello che abbiamo studiato di più, di cui abbiamo avuto più esperienza e per il quale sono stati sviluppati un vaccino e alcuni farmaci specifici. Questo nuovo virus Bundibugyo - ricorda l'esperta - è molto più raro. E' solo la terza epidemia che causa e le precedenti avevano colpito un numero molto basso di persone. Per tutto questo abbiamo imparato poco su questo virus". Sul Bundibugyo, inoltre, prosegue Montaldo, "non sappiamo se i vaccini e i farmaci che abbiamo a disposizione funzionano. Sembra che abbia una letalità un pochino minore. Questa è l'unica buona notizia rispetto al sierotipo Zaire, ma è sempre alta. Parliamo del 30-40% di letalità, che comunque è molto elevata per una malattia infettiva. Certo è un po' più bassa dello Zaire che invece mediamente ha una letalità del 70%. Quindi ecco, per riassumere: i numeri e l'estensione geografica, il contesto di insicurezza politica, il tipo di virus: purtroppo sono i tre macro capitoli che ci fanno temere che sia un'epidemia, che durerà un bel po' e con un alto rischio di estensione. Speriamo di no, però tanti fattori di rischio ci sono". Per quanto riguarda le attività che servono ad arginare il virus, evidenzia la specialista, "la gestione dell'epidemia si basa su alcuni pilastri. E ci devono essere tutti, non basta uno. I principali pilastri sono in primo luogo la cura e l'isolamento dei pazienti confermati, ma anche di quelli sospetti per cercare di ridurre al minimo le probabilità di contagio oltre che per curare le persone". C'è poi "la sorveglianza, che è un pilastro importantissimo e purtroppo è sempre il più complesso, perché serve il tracciamento di tutti i contatti in casi confermati o sospetti, il loro follow-up. Abbiamo visto anche noi con il Covid, in un contesto molto diverso e con maggiori risorse, quanto questo sia stato complicato e abbastanza fallimentare. Quindi immaginiamoci in un contesto assai più complesso. Una lezione che abbiamo appreso dalle precedenti epidemie di Ebola è l'importanza, anche ai fini della sorveglianza, del coinvolgimento delle comunità locali che devono essere messe a conoscenza di quello che sta succedendo e devono partecipare molto attivamente ai vari 'pilastri' della risposta all'epidemia. Tutto questo non deve essere sottovalutato, a maggior ragione in una zona di conflitto, dove la diffidenza è sempre molto alta", rimarca Montaldo. Di grande importanza, dunque, "l'educazione, l'informazione, la comunicazione corretta alla popolazione". C'è poi "il sistema di diagnosi che deve essere più precoce possibile e più capillare possibile nelle diverse aree dove ci sono focolai. Infine è fondamentale - e questo sarà molto complicato nel contesto socio-politico dato - il coordinamento, all'interno del Congo, ma con gli altri Paesi interessati, sia quelli confinanti sia tutti gli altri. Nelle malattie infettive è importante coordinarsi, avere delle direttive comuni, una gestione armonica tra i vari Paesi". Montaldo tornerà sul campo anche in questa nuova epidemia, in 'staffetta' con gli altri colleghi - "stiamo organizzando per fare in modo che il nostro intervento sia sostenibile sul lungo periodo" - e sul piano personale il sentimento, spiega, "è un po' contrastante. Da un lato, come spesso succede a me e ai miei colleghi, c'è la voglia di andare perché di fronte a una situazione così critica c'è il desiderio di contribuire, di fare la nostra parte. Quindi da un lato c'è subito la voglia di esserci. Ma non nascondo che è anche un contesto dove io sono già stata e che fa un po' di paura. Non tanto per Ebola, verso il quale comunque sappiamo come proteggerci e abbiamo le conoscenze utili, ma piuttosto per la situazione di conflitto. Certo non esiste un conflitto buono, ma questo, anche se non è tanto mediatizzato, è molto violento, sta stremando la gente. Ricordo che quando ero lì, in North Kivu nel 2019, le persone locali ci dicevano: 'Noi di Ebola non abbiamo paura, noi abbiamo paura di essere ammazzati ogni giorno a colpi di machete'".
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Dal manifatturiero al finance, la tecnologia ridefinisce le competenze ma difficili da reperire
(Adnkronos) - La trasformazione tecnologica del lavoro corre più veloce della capacità del mercato di formare nuove competenze. Secondo gli ultimi dati diffusi da Cnel-Unioncamere sul mismatch tra domanda e offerta di lavoro, le imprese italiane dichiarano difficoltà di reperimento per il 46% dei contratti programmati, quota che sale al 51% quando si cercano laureati. Le criticità maggiori riguardano soprattutto i profili tecnico-specialistici e le competenze legate all’innovazione, dall’industria metalmeccanica ai servizi Ict e telecomunicazioni. Un fenomeno che rischia di rallentare anche gli investimenti in nuove tecnologie, perché le aziende spesso non trovano le professionalità necessarie per gestirle. Dall’industria manifatturiera al finance, dal settore legale agli eventi aziendali, la tecnologia non sta semplicemente sostituendo alcune attività operative: sta ridefinendo le competenze richieste e facendo emergere nuove figure professionali ibride, sempre più difficili da reperire sul mercato. Il risultato è un paradosso che molte aziende iniziano a sperimentare concretamente: gli investimenti in innovazione crescono, la domanda di lavoro qualificato aumenta, ma il sistema formativo fatica a tenere il passo con la velocità dell’evoluzione tecnologica. “L’industria di oggi ha bisogno di nuove competenze e di una nuova narrazione del lavoro tecnico e manifatturiero”, osserva Cristian Bosi, managing director di Fanuc Italia. “Il nostro obiettivo, attraverso le Olimpiadi Fanuc, alla loro quarta edizione, è creare un ecosistema di giovani ed entusiasti professionisti formati in ambito robotica, controllo numerico e automazione industriale. Attraverso la collaborazione con oltre 200 Istituti Tecnici italiani e i percorsi di certificazione professionale, stiamo contribuendo a costruire una nuova generazione di talenti capaci di guidare le fabbriche intelligenti del presente e del futuro”, aggiunge. Il tema non riguarda soltanto il manifatturiero. Secondo Davide Vassena, ad di Digit’Ed, società italiana leader nella formazione professionale, “la tecnologia non sostituisce le professioni, le riscrive: oggi le aziende cercano figure capaci di integrare competenze digitali, analisi dei dati e utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi quotidiani"." Il problema - avverte - è che questa trasformazione corre molto più veloce della capacità del mercato di formare professionalità adeguate. La vera sfida non è solo sviluppare tecnologie avanzate, ma renderle accessibili e applicabili attraverso la formazione. Sarà competitivo chi saprà investire nelle competenze e accompagnare persone e organizzazioni nell’evoluzione del lavoro”. La trasformazione coinvolge anche professioni considerate fino a poco tempo fa meno esposte all’impatto tecnologico, come quella legale. “Il X Rapporto sull’Avvocatura 2026 del Censis - ricorda Giuseppe Rigano, executive partner di Wst Law & Tax Firm - evidenzia come l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla professione legale stia progressivamente superando la dimensione puramente tecnologica per incidere in modo strutturale su organizzazione, processi e modelli di consulenza. Oggi il 27,5% degli avvocati italiani utilizza già strumenti di Ai nella propria attività professionale, percentuale che sale al 37,4% tra gli under 40, mentre oltre il 30% di chi ancora non li utilizza dichiara di volerli adottare nel prossimo futuro. Nello specifico l’Ai viene impiegata soprattutto nelle attività di ricerca giurisprudenziale e analisi documentale, con impatti concreti su produttività ed efficienza operativa. In questo scenario, la competitività degli studi dipenderà sempre più dalla capacità di integrare tecnologia, competenze specialistiche e capacità interpretativa all’interno di modelli organizzativi evoluti”. Accanto all’evoluzione delle professioni tradizionali stanno emergendo anche ruoli completamente nuovi. “L’intelligenza artificiale non sta semplicemente automatizzando alcune attività, ma sta facendo emergere - spiega Giulietta Bergamaschi, managing partner dello studio legale Lexellent - nuove professionalità ibride che fino a pochi anni fa non esistevano. Stiamo già assistendo alla nascita di figure come l’AI Tutor, il Data Labeller o l’annotatore semantico: professionisti chiamati a tradurre in dati, istruzioni e modelli decisionali ciò che nell’esperienza umana rimane implicito, intuitivo e difficilmente codificabile. La vera sfida oggi è che il mercato del lavoro non dispone ancora di percorsi formativi pienamente adeguati a preparare queste competenze. Non bastano più competenze tecniche tradizionali: servono capacità trasversali, interpretative e relazionali, unite alla comprensione degli strumenti digitali e dei processi di Ai. Per le aziende questo significa dover investire sempre di più nella formazione continua e nella contaminazione tra competenze umanistiche, giuridiche e tecnologiche”. Le difficoltà di reperimento si riflettono soprattutto nelle pmi, dove spesso il problema non è più trovare clienti, ma trovare persone qualificate. “Oggi molte aziende si trovano in una situazione paradossale: il lavoro c’è, la domanda anche, e spesso non manca neppure la volontà di investire. Quello che manca sempre più frequentemente è la disponibilità di competenze specializzate sufficienti per garantire continuità, qualità e tempi produttivi adeguati. La vera sfida per molte pmi oggi non è quindi trovare clienti, ma trovare competenze. In quest’ottica l’innovazione non serve a sostituire le persone, ma a permettere alle aziende di lavorare meglio e crescere con più continuità: formazione, robot e trasferimento tecnologico diventano così strumenti concreti per ridurre il divario operativo. Quando la tecnologia aiuta a semplificare i processi, anche l’inserimento di nuove risorse diventa più sostenibile”, sottolinea Fulvio Degrassi, socio fondatore di Mint Solutions. Anche il settore degli eventi aziendali sta vivendo una trasformazione simile. “Storicamente le aziende - dice Marco Alba, co-founder & cfo di Kampaay - hanno concentrato budget e attenzione sui grandi eventi annuali, ma oggi la vera complessità è la ‘coda lunga’ di meeting, team building e piccoli eventi diffusi, che spesso generano costi complessivi persino superiori. Noi nasciamo per digitalizzare e centralizzare questa frammentazione, restituendo controllo e scalabilità alle aziende. Ma nel settore eventi la tecnologia da sola non basta: servono persone capaci di unire logistica, problem solving e sensibilità verso l’esperienza dell’ospite a una mentalità digital-first. È un profilo ancora rarissimo sul mercato, a metà tra event manager e project manager, ed è per questo che oggi stiamo investendo fortemente nel recruiting, con 10 nuove posizioni aperte per rafforzare il team e continuare a innovare il settore”. Una visione condivisa anche da Gabriele Lizzani, founder PotentIAl Place, secondo cui “l’intelligenza artificiale sta generando un vero terremoto nel mondo del lavoro: nei prossimi mesi molte competenze evolveranno rapidamente". "La vera sfida per le organizzazioni - sostiene - sarà valorizzare il potenziale già presente all’interno delle aziende, preparando persone e leadership al cambiamento. Potential Place nasce per questo: mappare strategicamente il potenziale, leggere mindset, competenze e capacità di adattamento attraverso un’AI conversazionale. Perché non sarà solo la tecnologia a fare la differenza, ma il modo in cui le persone sapranno integrarla, interpretarla e trasformarla in valore”. L’impatto della trasformazione tecnologica è evidente anche nel finance. “Nel mondo dei pagamenti cross-border la tecnologia sta cambiando radicalmente il modo in cui le aziende gestiscono operazioni, liquidità e rischio di cambio. Oggi piattaforme fintech evolute, come la nostra, consentono di effettuare transazioni in decine di valute, monitorare i pagamenti in tempo reale e accedere a strumenti di copertura valutaria con livelli di velocità, trasparenza e controllo impensabili fino a pochi anni fa nel sistema bancario tradizionale. Questa evoluzione sta trasformando anche le competenze richieste nel settore finance: le imprese cercano sempre più figure capaci di leggere i dati, comprendere le dinamiche dei mercati valutari e utilizzare strumenti tecnologici avanzati per prendere decisioni rapide e strategiche", conclude Michele Sansone, country manager di iBanFirst Italia. Il filo comune che attraversa settori molto diversi tra loro è chiaro: la tecnologia non sta eliminando il lavoro umano, ma sta cambiando profondamente il profilo delle competenze richieste. E la vera sfida, oggi, sembra essere soprattutto una: riuscire a formarle abbastanza velocemente.
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L'Arabia Saudita e gli strumenti di sostegno all'internazionalizzazione delle imprese, opportunità per le PMI del Lazio
(Adnkronos) - Si è svolto, presso lo spazio espositivo WEGIL di Roma, con il supporto di Lazio Innova, il seminario tecnico dedicato agli strumenti di sostegno per l'internazionalizzazione delle imprese. L'attenzione degli operatori industriali si è concentrata sull'asse macroeconomico tra l'Italia e l'Arabia Saudita. Nonostante il quadro geopolitico del Golfo Persico rimanga caratterizzato da elementi di complessità e variabilità, le riforme strutturali avviate dal governo di Riad aprono canali di investimento stabili per il tessuto produttivo italiano, in particolare per le piccole e medie imprese interessate ai grandi progetti di modernizzazione infrastrutturale, transizione energetica e innovazione digitale. L'attivazione di questi percorsi di sviluppo si basa sulla convergenza strategica tra le agenzie governative dei due Paesi, che puntano a semplificare l'accessibilità alle coperture assicurative e ai finanziamenti agevolati per l'esportazione. La presenza ai tavoli di lavoro dei rappresentanti di Saudi EXIM Bank, SIMEST, Cassa Depositi e Prestiti e SACE testimonia la volontà di strutturare un ecosistema finanziario integrato in grado di mitigare i rischi di mercato e di sostenere la competitività delle aziende estere. Questo processo di apertura è accelerato dalle direttrici del piano programmatico Vision 2030, il programma di investimenti statali sauditi volto a trasformare lo Stato in un hub logistico e industriale globale, favorendo la nascita di partnership pubblico-private nei settori dell'edilizia avanzata, delle tecnologie manifatturiere e dell'artigianato tecnologico. In questa cornice di cooperazione bilaterale, il ruolo degli organismi di coordinamento e di monitoraggio territoriale diventa fondamentale per guidare le imprese nelle pieghe normative e burocratiche dei mercati esteri. Roberta Angelilli, vicepresidente della Regione Lazio e assessore allo Sviluppo Economico, ha confermato l'importanza del supporto istituzionale per la crescita del sistema produttivo locale su scala internazionale. Giuseppe Lepore, Presidente di MS Desk Italy, ha dichiarato: “Abbiamo voluto organizzare questo incontro in un momento particolarmente delicato per l’area del Golfo proprio per dimostrare come l’Arabia Saudita sia oggi un Paese in forte fermento, capace di offrire grandissime opportunità alle imprese italiane. Grazie all’impegno delle istituzioni italiane e saudite si possono realizzare progetti importanti e portare sviluppo per entrambi i Paesi. MS Desk Italy vuole essere un ponte tra queste due grandi realtà, accompagnando sempre più imprese italiane nel Regno dell’Arabia Saudita”.
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Modena, gli psichiatri: "Abbandono delle cure un problema reale, il sistema di salute mentale è capillare ma va potenziato"
(Adnkronos) -
I fatti di Modena e la storia di Salim El Koudri - 'sfuggito' alla rete dei servizi assistenziali dopo aver intrapreso un percorso terapeutico per una diagnosi di disturbo schizoide della personalità, e scomparso dai radar del sistema fino a quando sabato 16 maggio si è lanciato con l'auto sulla folla di una via nel cuore della città emiliana - ha riacceso i riflettori sul disagio mentale in crescita e sul fenomeno dei pazienti che abbandonano le cure, che si perdono finché non arrivano a riempire una pagina di cronaca nera. "Un problema di cui i servizi di salute mentale sono molto consapevoli" e in generale "attrezzati ad affrontare", spiega all'Adnkronos Salute Antonio Vita, co-presidente della Società italiana di psichiatria (Sip), a margine di 'Parola alla medicina', format audiovisivo della Fism (Federazione società medico-scientifiche italiane), di cui Adnkronos è media partner. Il caso Modena "ovviamente colpisce" e "giustamente deve anche accendere l'attenzione sulla 'salute' dei servizi di salute mentale". Un network che in Italia è "capillare", che ha un valore riconosciuto "nel Paese a anche all'estero", ma che "va potenziato", sottolinea lo specialista, direttore del Dipartimento di Salute mentale e Dipendenze dell'Asst Spedali Civili di Brescia e ordinario di Psichiatria all'università cittadina. Senza entrare nel merito della storia clinica del 31enne bergamasco, italiano di seconda generazione, del quale "non conosciamo direttamente gli antecedenti né gli eventuali eventi di vita che possono aver inciso sui suoi comportamenti", Vita è convinto che "l'attenzione alla salute mentale deve esserci, deve essere grande, e non solo in questi momenti: dovrebbe esserci sempre - precisa - perché la salute mentale è un bene comune e quindi poter potenziare le attività dei servizi di salute mentale è un interesse realmente comune". Strutture che "nel nostro Paese hanno una buona diffusione, devo dire abbastanza capillare", costrette però a fare i conti con "bisogni di salute mentale ancora maggiori rispetto alle risposte che possono essere date. E questo è un gap che noi siamo tenuti e siamo impegnati a colmare", assicura l'esperto.
Ci sono vuoti da riempire? "Ci sono le carenze di tutti i servizi che affrontano anche delle situazioni emergenziali - risponde il co-presidente Sip - Sappiamo quanto i disturbi mentali, non solo le forme più gravi ma anche quelli comuni come ansia e depressione, hanno aumentato la loro incidenza in quest'ultimo periodo per molteplici ragioni, e quindi il sistema di risposta deve essere altrettanto capace e va potenziato. Abbiamo diversi percorsi di cura, da quelli più semplici di consulenza alla medicina generale a quelli di gestione del singolo episodio, per esempio di ansia o depressione. Ma abbiamo anche dei percorsi di presa in carico sulle patologie più complesse e più gravi, che necessitano di una continuità di cura".
C'è un numero, o una stima, su quanti sono i pazienti che iniziano un cammino terapeutico e non lo concludono? "E' un dato non facile da dedurre - evidenzia Vita - I numeri ci sono e arrivano anche dal report più recente (riferito al 2024) sul sistema salute mentale, che ci dice che c'è una notevole differenza tra i pazienti in carico e quelli che annualmente prendono contatto con i servizi. Questo ci fa pensare a un dato abbastanza alto di pazienti che poi non continuano il percorso di assistenza, però in questo numero c'è la gran parte delle cosiddette dimissioni condivise, per episodi che si sono chiusi", puntualizza lo psichiatra. "Una parte minoritaria sono invece situazioni relative in qualche modo alle dimissioni non concordate e che poi non portano, come dovrebbe essere, a una rapida ripresa della continuità di cura". Il messaggio è che il 'sistema sentinella' esiste ed è diffuso, ma va rafforzato anche per intercettare e riavvicinare chi a volte si allontana.
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Fiere: l'esperta: "A RiminiWellness per intercettare tendenze, ricerca del benessere e qualità centrali nel fitness"
(Adnkronos) - "Il fitness è molto cambiato negli utlimi 20 anni, basti pensare che prima non esistevano i personal trainer mentre oggi l'approccio personalizzato si è imposto come all'estero. Come tutte le discipline, l'evoluzione ha seguito sempre più le scoperte scientifiche, in questo caso in fatto di movimento. Se negli anni Novanta in palestra c'erano le ginnastiche coreografiche, come l'aerobica, attività basate più sul divertimento che sulla reale efficacia, oggi invece la cultura fisica è passata da passatempo a ricerca del benessere, della cura del corpo intesa come stare bene. Chiunque oggi sa che se non fa attività fisica va incontro a problemi di salute. L'esercizio fisico è considerato ormai un vero e proprio farmaco". Ad affermarlo Silvia Piergiovanni, esperta di scienze motorie che dal 1994 opera nel settore fitness, in vista di RiminiWellness 2026, la manifestazione di Italian Exhibition Group alla sua ventesima edizione in programma alla Fiera di Rimini e sulla Riviera dal 28 al 31 maggio. "Il fitness si è evoluto anche nel senso di diventare sempre più esperienziale. Un'esperienza immersiva che però deve essere coltivata con costanza e dedizione per avere efficacia e non può essere fine a se stessa", sottolinea. "Un altro aspetto molto importante in questa evoluzione - prosegue - è che anche la legislazione è cambiata, andando nella direzione di una sempre maggiore tutela dei laureati in scienze motorie e questo a garanzia della qualità delle migliaia di corsi di formazione che vengono erogati, anche se ancora molta strada resta da fare". Per questo, fiere come Riminiwellness sono appuntamenti molto importanti per intercettare novità e tendenze del settore: "Io ci andrò come ogni anno e mi aspetto un'esplosione del 'reformer' che va molto di moda, e poi di scoprire nuove tendenze su macchinari e strumenti di allenamento e novità di prodotti offerti dalle palestre. Oggi come mai prima si cura tanto il dettaglio sul movimento e quindi la qualità, per fortuna", conclude.
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Hiv e adolescenti, l'allarme degli infettivologi: "Cala la percezione del rischio e cresce l’urgenza di prevenzione ed educazione sessuo-affettiva"
(Adnkronos) - In Italia le nuove diagnosi di Hiv hanno raggiunto quota 2.379 nel 2024, mentre le persone che vivono con Hiv sono circa 150mila. Nel Paese "cala la percezione del rischio" e "cresce l’urgenza di prevenzione ed educazione sessuo-affettiva". E' uno dei temi al centro della 18.esima edizione di Icar – Italian Conference on Aids and Antiviral Research in corso a Catania “I dati dell’Istituto superiore di sanità sulle nuove infezioni diagnosticate in Italia negli ultimi anni sono purtroppo stabili, nonostante l’incremento della Prep - sottolinea Cristina Mussini, presidente Società Italania Malattie Infettive e Tropicali (Simit) -Questo dimostra che si è abbassata la percezione del rischio da parte della popolazione: se ne parla poco e la malattia non fa più paura. Ma, anche se grazie ai progressi della medicina si è riusciti a cronicizzare l’infezione, è bene evitare di contagiarsi. C’è molto bisogno di fare prevenzione, che resta uno strumento fondamentale: informazione, educazione alla salute, accesso al test. L’educazione sessuale nelle scuole è importante contro tutte le malattie sessualmente trasmesse, che sono in aumento, in particolare fra i giovani. Bisogna ribadire che rapporti sessuali non protetti espongono al rischio di contrarre l’Hiv e altre malattie sessualmente trasmesse”. Eppure si è ben lontani dal raggiungere i giovani e le attuali leggi allontanano ancor più questo obiettivo. Serve l’educazione sessuo-affettiva. “Il tema degli adolescenti apre ulteriori criticità – continua Ilenia Pennini, co-presidente del Congresso Icar, responsabile nazionale Salute di Arcigay -. Si tratta di persone in una fase di esplorazione, ma ciò che manca è un’adeguata educazione sessuo-affettiva. Da anni si lavora per promuoverla nelle scuole, anche attraverso attività ICAR. Tuttavia, le possibilità di intervenire in questi contesti stanno diminuendo e la Legge Valditara rischia di limitare ulteriormente queste attività. Il consenso informato rappresenta un ulteriore ostacolo: se un giovane vive in un contesto familiare restrittivo o fortemente influenzato da pregiudizi, può trovarsi escluso dalla possibilità di partecipare a iniziative di informazione, di accedere a test e a strumenti di prevenzione. In questo modo si rischia di non raggiungere proprio le persone che ne avrebbero più bisogno. È fondamentale garantire un’informazione competente e basata su evidenze scientifiche, evitando narrazioni che colpevolizzano le nuove generazioni. Gli adolescenti e i giovani adulti non sono necessariamente più esposti al rischio, ma spesso diventano il bersaglio principale del discorso pubblico sulle infezioni sessualmente trasmissibili. A questo si aggiunge un problema pratico: l’aumento del costo dei preservativi, che rappresentano uno strumento di prevenzione fondamentale e che dovrebbero essere distribuiti gratuitamente anziché diventare un investimento a carico dei singoli”. Bambini e adolescenti. "A livello globale, circa il 70-75% delle infezioni da HIV si concentra in Africa, dove la trasmissione continua a essere elevata e coinvolge anche i neonati per trasmissione verticale, ovvero il passaggio del virus dalla madre al bambino – spiega Carlo Federico Perno, co-presidente del congresso Icar, responsabile Unità di Microbiologia e Diagnostica di Immunologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in Roma -Grandi progressi sono stati fatti anche nei Paesi a risorse limitate, e per milioni di persone oggi c’è una terapia efficace, tuttavia le strategie di cura sviluppate nei Paesi occidentali non sono ancora state pienamente applicate su larga scala in queste aree, dove il bisogno rimane enorme. Un’attenzione particolare va posta sugli adolescenti. Molti di loro sono i sopravvissuti a un’infezione acquisita alla nascita, considerando che circa il 50% dei bambini infettati con trasmissione verticale del virus muore entro i primi due anni di vita. Altri riescono a crescere convivendo con il virus. Una parte di adolescenti s’infetta durante rapporti sessuali molto precoci. Purtroppo le persone di questa fascia d’età tendono ad aderire meno alla terapia, spesso perché manca la supervisione dei genitori che hanno perso a causa della malattia. E così la terapia che risulta molto efficace negli adulti, negli adolescenti è più difficile da gestire”. Manca la prevenzione. "Dal punto di vista della prevenzione, l’attività sessuale precoce, non solo in Italia ma in molti Paesi, è spesso accompagnata da uno scarso uso di protezioni – continua Perno -. L’utilizzo del preservativo e della profilassi pre-esposizione (PrEP) è ancora insufficiente tra gli adolescenti. È quindi fondamentale intervenire anche sul piano sociale, concentrando l’attenzione su questa fascia di popolazione. Perché chi contrae l’infezione in giovane età, ad esempio a 14 anni, dovrà conviverci per tutta la vita. Così come il diamante di un vecchio spot tv 'è per sempre', lo è anche l’Hiv. Ecco perché dobbiamo evitare che le persone si infettino, poiché possiamo curarle ma non guarirle. La prevenzione vale sempre più della cura”. “Il percorso di accesso al test Hiv per i minorenni richiede il consenso genitoriale, il che implica la necessità di affrontare apertamente temi legati alla sessualità in famiglia, cosa tutt’altro che semplice. Attualmente le alternative sono essere maggiorenni o avere il consenso dei genitori, ma questo aspetto è oggetto di discussione proprio nell’ambito della proposta D’Attis. Infine, emerge il tema della consapevolezza del proprio stato di salute. Quando una persona pensa di essersi esposta a un rischio ma non ha la possibilità di verificarlo, si genera uno stress continuo che può avere un impatto significativo sulla salute mentale. Questo è particolarmente rilevante in un periodo in cui la salute mentale dei giovani è già al centro dell’attenzione”, conclude Pennini. La parola agli studenti: il Contest artistico RaccontART. "Portare la prevenzione nelle scuole è la missione di RaccontART, un’iniziativa di formazione e informazione sull’HIV e le infezioni sessualmente trasmesse, rivolta agli alunni degli Istituti Superiori. Giunto alla 12.esima edizione il Contest ha invitato gli studenti ad illustrare il loro punto di vista attraverso espressioni artistiche di libera scelta, come arti visive, audiovisive, fashion art, espressioni letterarie. Icar, attraverso incontri formativi-informativi, ha fornito le basi scientifiche per la realizzazione delle Opere. I giovani hanno risposto con interesse e partecipazione. Sono state realizzate 128 opere da 432 studenti di scuole da tutta Italia, 67 lavori sono arrivati in finale. Durante il Congresso di Catania la premiazione dei primi 3 classificati.
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Calcio, Ibrahimovic entra in K-Sport per accelerare la crescita della Sport-Tech italiana
(Adnkronos) - Zlatan Ibrahimović entra ufficialmente in K-Sport, azienda tecnologica italiana specializzata nell’analisi delle performance sportive. L’operazione rappresenta una scelta strategica significativa per accelerare la crescita dell’azienda e rafforzarne la leadership globale. La leggenda svedese del calcio entra nella società in qualità di Global Ambassador e anchor investor, mettendo a disposizione il proprio profilo internazionale per sostenere l’espansione del brand in mercati chiave come Europa, Stati Uniti e Asia. La partnership nasce da una visione condivisa: “democratizzare” il talento sportivo attraverso l’intelligenza artificiale e i dati. Rendendo accessibili metriche di performance di livello professionale sia agli atleti élite sia agli amatori, l’obiettivo è garantire che il talento possa essere riconosciuto e sviluppato indipendentemente dalle condizioni di partenza di ciascuno. «Nel corso della mia carriera sono sempre stato molto selettivo rispetto ai progetti in cui investire il mio tempo; K-Sport è la sport-tech company che ho scelto di supportare», ha dichiarato Zlatan Ibrahimović. «In questo progetto ho visto qualcosa di unico: un modello che utilizza i dati per democratizzare lo sport, offrendo a tutti una reale possibilità di essere notati, misurati e migliorati. Credo che K-Sport diventerà un catalizzatore globale di questo cambiamento, validando un nuovo modo di definire performance e talento. In fondo, nello sport come nella vita, non conta da dove parti: conta cosa fai con le opportunità che ti vengono date». Fondata nel 2008 da Mirko Marcolini, K-Sport si è affermata come pioniera diventando la prima azienda al mondo a registrare un brevetto per la match analysis basata sull’intelligenza artificiale. Nel corso degli anni, la società ha costruito una presenza globale di rilievo, collaborando oggi con oltre 1800 club e nazionali e monitorando le performance di più di 150mila atleti. Oggi K-Sport è riconosciuta come un punto di riferimento nel settore sports-tech internazionale, sostenuta da un’espansione costante e da una solida crescita finanziaria. Nel 2025 il gruppo ha registrato ricavi pari a 6,03 milioni di dollari, con un incremento del 112% negli ultimi due anni, mantenendo un Ebitda positivo. Il piano industriale di K-Sport è orientato al medio-lungo periodo, con l’obiettivo strategico di superare gli 80 milioni di dollari di ricavi entro il 2030. La vision è costruire il più grande ecosistema al mondo per identificare, misurare e sviluppare il talento, indipendentemente dal punto di partenza dell’atleta. Un elemento centrale del coinvolgimento di Ibrahimović riguarda il lancio globale di K-Fans, una piattaforma progettata per ridurre la distanza tra sport professionistico e di base. Attraverso una tecnologia wearable e un’app dedicata, K-Fans consente a giocatori amatoriali e giovani atleti di monitorare le proprie performance e condividere i dati all’interno di un database globale accessibile a scout e club professionistici. «Zlatan ha scelto K-Sport perché ha riconosciuto una visione che va oltre la sola tecnologia», ha commentato Alberto Guidotti, Presidente e CEO di K-Sport. «Non si tratta soltanto di un progetto industriale: è un impegno per rendere lo sport più aperto e accessibile. Il nostro obiettivo è costruire un sistema in cui il successo sia definito dalla dedizione dell’atleta, non dalle condizioni in cui è nato. Di fronte alle sfide che il calcio italiano sta affrontando oggi, crediamo sia fondamentale investire in strumenti che aiutino i giovani talenti a emergere. Quando democratizziamo i dati, democratizziamo le opportunità». La crescita di K-Sport è sostenuta anche da una recente attività internazionale, inclusa l’acquisizione della società australiana Sport Performance Tracking, che ha rafforzato il posizionamento dell’azienda nei mercati anglofoni. L’attuale portafoglio della società include l'80% del mercato calcistico italiano con club di primo livello come Inter, Milan, Napoli, Roma, Fiorentina e altri, oltre alle nazionali italiana, argentina e brasiliana. Oltre al calcio, K-Sport fornisce analisi tecniche per il tennis di élite, inclusi atleti come Flavio Cobolli e Andrey Rublev, e per il basket, tra cui la Nazionale italiana e l’EuroLeague. Per sostenere l’ulteriore espansione internazionale e accelerare la crescita della divisione Fans, gli attuali azionisti di K-Sport – Medsport, family office del CEO; Rialto Venture Capital, fondo di AVM focalizzato sulla tecnologia, con Simone Brunozzi membro del board e Alessandro Profumo Presidente dell’Advisory Board di K-Sport; e KM, family office del fondatore — hanno annunciato un nuovo round di fundraising previsto per il secondo trimestre del 2026. L’aumento di capitale includerà la partecipazione, già confermata, di nuovi fondi di venture capital, high-net-worth individuals (HNWIs) e una campagna di equity crowdfunding, con l’obiettivo di ampliare la base di investitori della società.
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Professioni, Manageritalia Executive Professional: nuove misure erariali penalizzano professionisti
(Adnkronos) - “Non siamo di fronte a un semplice intervento tecnico fiscale, ma a una misura che rischia di colpire la liquidità, la continuità operativa e la dignità del lavoro professionale qualificato. I professionisti non possono essere considerati una categoria da comprimere finanziariamente o da gravare di ulteriori adempimenti burocratici. Servono equilibrio normativo, certezza giuridica e un confronto serio con le rappresentanze professionali”. Lo dichiara Carlo Romanelli, presidente di Manageritalia Executive Professional, che interviene sulle recenti misure introdotte dalla legge di Bilancio 2026 che impattano il lavoro autonomo professionale, esprimendo forte preoccupazione per norme considerate penalizzanti, squilibrate e potenzialmente lesive dei principi costituzionali di tutela del lavoro e della libera professione. Al centro delle criticità evidenziate da Romanelli vi sono due interventi normativi: la nuova ritenuta B2B prevista dai commi 112-115 della legge di Bilancio 2026 e il nuovo meccanismo di blocco dei pagamenti della Pubblica amministrazione nei confronti dei professionisti in presenza di irregolarità fiscali, introdotto dall’art. 1, comma 725, della legge 199/2025. Per Manageritalia Executive Professional, la nuova ritenuta B2B comporterà un doppio aggravio per i professionisti: una riduzione immediata della liquidità derivante dagli incassi e, contemporaneamente, nuovi obblighi burocratici legati al ruolo di sostituto d’imposta nei confronti di altri professionisti. Il meccanismo prevede infatti, dal 1° gennaio 2028, una trattenuta dello 0,5% sugli imponibili delle fatture, destinata a salire all’1% dal 2029, con recupero solo in sede di dichiarazione fiscale. Particolarmente critica anche la posizione relativa al nuovo art. 48-bis del dpr 602/1973, che obbligherà la Pubblica amministrazione a verificare la regolarità fiscale dei professionisti prima di effettuare i pagamenti e, in caso di irregolarità, a destinare direttamente le somme all’Agente della Riscossione. Una misura che, secondo numerose rappresentanze professionali, rischia di compromettere la sostenibilità economica di migliaia di lavoratori autonomi. Critiche alle misure anche dall’Ordine degli avvocati di Roma che, in una lettera inviata alle commissioni parlamentari di Camera e Senato, ha definito la norma suscettibile di produrre “gravissimi disagi” per i professionisti e ha richiamato possibili profili di incompatibilità costituzionale con gli articoli 3, 4, 24, 35, 36, 53 e 97 della Costituzione. Manageritalia Executive Professional ritiene necessario aprire urgentemente un tavolo di confronto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, l’Agenzia delle Entrate e le commissioni parlamentari competenti, chiedendo: La cancellazione della nuova ritenuta B2B - l’introduzione di correttivi per tutelare la liquidità dei professionisti - l’esclusione del blocco dei pagamenti PA in presenza di rateizzazioni o contenziosi attivi - soglie minime di applicazione e meccanismi di compensazione tra crediti e debiti fiscali. L’associazione sottolinea in fine come il lavoro professionale rappresenti una componente strategica del sistema economico italiano e una leva fondamentale per la competitività, l’innovazione e il funzionamento delle imprese e della Pubblica amministrazione. Penalizzare le alte professionalità, avverte, significa indebolire una parte essenziale del tessuto produttivo del Paese.
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Mercedes-AMG GT Coupé4 elettrica con oltre 1.100 CV
(Adnkronos) - Mercedes-AMG apre una nuova era delle sportive ad alte prestazioni presentando la nuova Mercedes-AMG GT Coupé4, una supercar elettrica che promette di ridefinire il concetto stesso di performance. Basata sulla nuova architettura AMG.EA, la vettura introduce un innovativo sistema di propulsione con tre motori a flusso assiale capaci di sviluppare fino a 860 kW, pari a 1.169 CV di potenza massima. Il progetto nasce con un obiettivo preciso: superare i limiti tradizionali della mobilità elettrica ad alte prestazioni, offrendo non solo accelerazioni estreme ma anche continuità di erogazione e prestazioni elevate sulle lunghe percorrenze. Un risultato ottenuto grazie all’esperienza maturata da AMG nel motorsport e al trasferimento diretto di tecnologie derivate dalla Formula 1. La nuova Mercedes-AMG GT Coupé4 utilizza un’architettura elettrica a 800 Volt abbinata a batterie con celle cilindriche raffreddate direttamente, una soluzione sviluppata per garantire elevate prestazioni anche sotto forte stress. Il sistema consente ricariche ultrarapide fino a 600 kW, permettendo di recuperare oltre 460 km di autonomia WLTP in appena 10 minuti. Al centro della scena ci sono i tre motori elettrici a flusso assiale, una tecnologia adottata per la prima volta su una vettura elettrica di serie Mercedes-AMG. Questa configurazione consente una risposta immediata, una densità di potenza elevatissima e soprattutto una capacità di mantenere alte prestazioni in modo costante. Mercedes-AMG sottolinea come la nuova GT Coupé4 sia stata sviluppata per offrire un’esperienza di guida autenticamente emozionale. Per questo motivo la vettura integra un sound V8 dedicato, capace di aumentare il coinvolgimento sensoriale al volante, insieme a una dinamica altamente personalizzabile. Sul fronte tecnico debutta anche il sistema AMG ACTIVE RIDE CONTROL con stabilizzazione semiattiva del rollio, pensato per garantire sia comportamento sportivo sia comfort sulle lunghe distanze. A migliorare stabilità e precisione interviene inoltre l’aerodinamica attiva AEROKINETICS, che ottimizza automaticamente i flussi aerodinamici in funzione delle condizioni di guida.
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Michelin Tire Digital Twin: pneumatico diventa intelligente
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Michelin accelera nello sviluppo della mobilità intelligente presentando il nuovo Tire Digital Twin universale, una tecnologia software avanzata che permette agli pneumatici di comunicare direttamente con il veicolo migliorando sicurezza, stabilità ed efficienza. Si tratta di una soluzione pionieristica che sfrutta Intelligenza Artificiale, modellazione matematica e data science per trasformare il pneumatico in una vera fonte di dati dinamici. La nuova tecnologia sviluppata da Michelin è pensata per funzionare senza sensori aggiuntivi installati sullo pneumatico, utilizzando esclusivamente i dati già disponibili a bordo del veicolo. Michelin punta così a ridefinire il ruolo dello pneumatico nell’ecosistema della mobilità moderna, rendendolo parte integrante dei sistemi di assistenza alla guida e delle future architetture Software Defined Vehicle. Il sistema Digital Twin Michelin crea una replica virtuale dinamica del pneumatico, monitorando costantemente parametri come pressione, usura, carico e aderenza. Le informazioni raccolte vengono elaborate in tempo reale per ottimizzare il comportamento del veicolo e supportare i sistemi ADAS e ABS.
Il sistema è in grado di prevedere situazioni critiche come perdita di aderenza e aquaplaning, migliorando la stabilità del mezzo e riducendo gli spazi di frenata anche di diversi metri. Un esempio concreto arriva dalla collaborazione con Brembo, grazie alla quale è stato possibile ridurre lo spazio di frenata fino a 4 metri durante le frenate più brusche. La tecnologia è compatibile con tutte le marche di pneumatici e può essere integrata su differenti tipologie di veicoli, dalle auto ai camion fino alle navette autonome.
Michelin sottolinea inoltre come il sistema possa contribuire alla manutenzione predittiva, prolungando la vita utile dello pneumatico e riducendo l’impatto ambientale legato alle sostituzioni premature. Il Tire Digital Twin rappresenta il risultato di oltre dieci anni di ricerca e sviluppo e consolida la posizione di Michelin nel settore della mobilità software-defined, un mercato destinato a crescere rapidamente nei prossimi anni.
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