Gemelli, al congresso Floretina il futuro delle terapie salva-vista

(Adnkronos) - Le novità nei trattamenti medici e chirurgici delle patologie vitro retiniche sono state al centro di Floretina, convegno organizzato da Stanislao Rizzo, ordinario di Oculistica all'università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della Uoc di Oculistica della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma. Un evento scientifico che si è tenuto nelle scorse settimane alla Fortezza da Basso di Firenze, cui hanno partecipato 6mila oculisti da 71 Paesi. Una vetrina sul presente più avanzato e sul futuro prossimo del settore - sottolineano dal Gemelli - costruito in decine di sessioni in parallelo, numerose sedute di live surgery in collegamento con sale operatorie da tutto il mondo (dal Giappone al Brasile, dal Kuwait al Marocco, al Policlinico Gemelli) e ricerca di frontiera. Oltre mille gli abstract pervenuti, persino dalle isole Samoa. A margine dei lavori anche 'Eyenovate', un think tank che fa dialogare tra loro grandi investitori (Deutsche Bank, Bank of America, Sanofi e altri) e piccole start up di settore, in cerca di finanziamenti per i loro studi clinici. "Negli anni - dichiara Rizzo - Floretina è diventato un importante punto di incontro, un'agorà frequentata da medici, specializzandi, ricercatori, investitori, aziende, enti regolatori (hanno partecipato tra gli altri dirigenti dell'Aifa, dell'Ema, della Fda), editor in chief di riviste scientifiche prestigiose come il 'Retina Journal', società scientifiche di settore tra cui la Sou, Società oftalmologica universitaria".  Tante le novità sui trattamenti medici e chirurgici delle patologie vitreo-retiniche presentate nei 4 giorni di convegno, riassume una nota. Innanzitutto le terapie per la maculopatia, la principale causa di perdita della vista nel mondo occidentale. "Per quanto riguarda la forma 'umida' (la più aggressiva, ma anche la meno frequente, rappresentando appena il 10% di tutti i casi) - riferisce Rizzo - abbiamo farmaci sempre più potenti e patient-friendly. Il vero problema di quelli utilizzati finora è che, seppur molto efficaci, vanno somministrati per iniezioni intravitreali una volta al mese in ospedale. Nella real life questo porta spesso il paziente ad abbandonare la terapia, con gravi conseguenze sulla vista. La nuova generazione di queste terapie anti-Vegf comporta inizialmente 7-8 somministrazioni all'anno, per arrivare in seguito a 3-4". Ma è possibile fare di meglio. "Ad esempio - spiega lo specialista - introducendo all'interno dell'occhio piccoli serbatoi che rilasciano in maniera continua il farmaco (e già questo è un vantaggio, perché il 'picco' dell'anti-Vegf somministrato per iniezione intravitreale non fa benissimo) e possono essere riempiti dall'esterno 1-2 volte l'anno. La Fda li ha già approvati; noi al Gemelli siamo stati i top recruiter per lo studio europeo, ma l'Ema non ha ancora dato il via libera".  Una frontiera ulteriore è rappresentata dalla terapia genica (Abbv-Rgx-314), che consiste nel portare le cellule della retina a produrre da sole il 'farmaco' contro la maculopatia umida, il fattore anti-Vegf. "Anche in questo caso - afferma Rizzo - siamo stati top recruiter in Europa (abbiamo trattato 12 pazienti). I risultati definitivi arriveranno il prossimo anno e speriamo nell'ok dell'Ema per il 2027". Ci sono poi decine di molecole di nuova generazione (spesso frutto di startup americane) con effetti sempre più potenti e prolungati, attualmente in fase 1 e 2 di sperimentazione, che sono stati presentati in un'apposita sessione del congresso Floretina, Retina Futura. Per quanto riguarda la maculopatia 'secca' (o dry Amd, il 90% dei casi) - prosegue la nota - negli Usa sono disponibili due terapie (Syfovre*, pegcetacoplan e Izervay*, avacincaptad pegol) non ancora approvate da Ema. "Questi farmaci, che richiedono un'iniezione intravitreale mensile - descrive Rizzo - rallentano l'evoluzione della malattia solo nel 30% dei trattati, a livello anatomico, non necessariamente funzionale. Per le forme intermedie di dry Amd altre speranze di rallentare l'evoluzione vengono dai laser per la fotobiomodulazione (Pbm) e dalla iontoforesi con la quale si somministra luteina ad altissima concentrazione".  Infine, per le degenerazioni retiniche ereditarie c'è il grande capitolo della terapia genica. "Per l'amaurosi congenita di Leber - riferisce l'esperto - abbiamo utilizzato di recente Luxturna*, la prima terapia genica, approvata 3 anni fa. Ma c'è una grande novità allìorizzonte, frutto della ricerca made in Italy. Telethon ha finanziato una piccola grande startup napoletana, AAvantgarde di Alberto Auricchio (ordinario di Genetica medica alla Federico II di Napoli e direttore del Tigem, Istituto Telethon di genetica e medicina di Pozzuoli), che ha messo a punto un 'dual vector'; questo permette di superare l'empasse del carrier nella terapia genica". I carrier utilizzati finora, gli adenovirus, possono trasportare solo piccoli frammenti di Dna 'di ricambio'. Ma alcune malattie oculari come la Stargardt (una maculopatia giovanile), la sindrome di Usher (una rara malattia genetica ereditaria che colpisce vista e udito) o la distrofia corio-retinica X-linked necessitano per il trattamento di frammenti di Dna molto grandi, che gli adenovirus non riescono a trasportare. Auricchio ha ideato un dual vector, ossia ha diviso il Dna in due frammenti che vengono portati sulla retina da due diversi carrier virali, permettendo ai frammenti di Dna di riunirsi all'interno dell'occhio. "Alla Federico II di Napoli Francesca Simonelli (ordinario di Oculistica, università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli) - evidenzia Rizzo - ha già trattato i primi 6 pazienti e ha presentato i risultati a Floretina. Contiamo di iniziare anche noi prestissimo". Grande protagonista dei trattamenti vitreo-retinici, poi, è sempre più la chirurgia digitale in 3D: consente al chirurgo di vedere in tempo reale, su un megaschermo posizionato accanto al campo operatorio, tutte le informazioni necessarie per rendere più sicuro l'intervento (pressione dell'occhio, intensità di luce utilizzata, temperatura di infusione). Ma non solo. "Al Gemelli - rimarca Rizzo - è stato messo a punto il primo strumento di intelligenza artificiale applicato alla chirurgia retinica. Si tratta di un software di Ia (Matlab surgical copilot) che ci 'parla' durante l'intervento, mettendo in evidenza le lesioni da trattare e le possibili soluzioni. Per realizzarlo abbiamo addestrato con migliaia di immagini questo software a riconoscere le varie fasi della chirurgia retinica, i diversi tessuti e gli strumenti che utilizziamo". Infine, un'altra novità in sala operatoria riguarda le macchine compatte, 'all in one' (Alcon, Unity* Vitreoretinal cataract system-Vcs), che hanno insieme la strumentazione sia per la chirurgia vitreo-retinica che per la cataratta. "Questo ci dà un vantaggio non solo da un punto di vista economico, ma anche di spazio e di organizzazione di sala operatoria", conclude l'organizzatore di Floretina. 
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Renzo Iorio nuovo presidente di Federterme Confindustria

(Adnkronos) - Renzo Iorio è il nuovo presidente di Federterme Confindustria, l’associazione che dal 1919 rappresenta il sistema termale italiano. Subentra a Massimo Caputi alla guida di un settore strategico non solo in ambito sanitario, ma anche per lo sviluppo turistico, territoriale, occupazionale e della salute termale del Paese. Nel suo primo intervento, Iorio ha ribadito il ruolo chiave delle terme come motore di benessere, coesione sociale e sviluppo locale: "Federterme Confindustria è un punto di riferimento imprescindibile per le politiche attive del settore termale. Le terme costituiscono un presidio economico e sociale insostituibile per le aree interne, generando occupazione qualificata, attrattività territoriale e servizi essenziali per le comunità locali. Sotto la mia presidenza, intensificheremo la difesa delle terme dotate di autentica acqua termale, tutelando il loro valore terapeutico esclusivo, e daremo impulso a un ambizioso programma di ricerca scientifica, con studi clinici avanzati, trials randomizzati e collaborazioni con università e istituzioni sanitarie, per validare le proprietà terapeutiche delle acque, innovare le applicazioni cliniche e posizionare il termalismo all’avanguardia della medicina evidence-based, integrandolo con turismo e benessere sostenibile". Renzo Iorio è Consigliere di amministrazione con delega alle relazioni istituzionali e associative di Terme di Sirmione Spa dal 2017, nonché Adjunct Faculty Member presso la Luiss Business School. La sua carriera vanta expertise in consulenza aziendale, finanza d’impresa, M&A e gestione di partecipazioni in Italia e all’estero. Ha guidato per oltre vent’anni l’espansione della multinazionale Accor in Italia e Sud Europa, ricoprendo incarichi dirigenziali in Ferrovie dello Stato e Anas Spa. Sul piano politico e istituzionale, è vicepresidente vicario di Federturismo Confindustria, dopo aver presieduto Aica Confindustria, Federturismo e il Gruppo Tecnico Cultura & Sviluppo; è inoltre membro del Consiglio Direttivo dell’Unione Industriali di Napoli.  Il Cavaliere del Lavoro Giacomo Gnutti, presidente e amministratore delegato di Terme di Sirmione Spa, ha commentato: “Formulo i migliori auguri di buon lavoro all’amico Renzo Iorio, che da anni condivide con noi le strategie aziendali. Sono certo che la sua profonda competenza del settore turistico e la sua esperienza del contesto Confindustriale e associativo, ricoprendo anche posizioni apicali, consentiranno a Federterme una nuova affermazione del termalismo italiano, patrimonio economico, sanitario e turistico, secondo in Europa dopo la Germania e quinto nel mercato mondiale”. 
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Per pmi assicurazione catastrofale entro il 31/12, come gestire al meglio una scelta fondamentale

(Adnkronos) - Negli ultimi anni l’Italia è stata colpita da terremoti, alluvioni, frane e altri eventi estremi che hanno causato perdite miliardarie per il tessuto produttivo. Un’analisi dell’istituto mUp Research riferita all’autunno 2024 ha rilevato che più di 278 mila imprese hanno subito danni legati a calamità naturali nell’anno precedente, con perdite stimate in circa tre miliardi di euro. Nel nostro Paese il tessuto economico maggiormente esposto a questo tipo di rischi e con poche tutele è quello delle piccole medie imprese, che rappresentano la maggioranza delle aziende. Segue un’analisi degli esperti di Partner d’Impresa, – realtà che supporta la crescita e la sicurezza delle imprese attraverso un team interdisciplinare di professionisti. La legge di Bilancio 2024 ha introdotto, con una norma specifica del 30 dicembre 2023 n. 213 (art. 1 commi 101‑111), un obbligo assicurativo per trasferire sulle assicurazioni private una parte del rischio che finora è gravato solo sui fondi pubblici, andando a promuovere nelle imprese una cultura della prevenzione. Tutte le aziende con sede legale in Italia, escluse quelle agricole, sono obbligate a stipulare una polizza assicurativa che copra i potenziali danni causati da terremoti, frane, alluvioni, inondazioni ed esondazioni. L’azienda deve quindi assicurare terreni, impianti, attrezzature e beni in locazione salvo che questi siano già coperti da polizze analoghe. Infine, il decreto attuativo n. 18/2025 (DM 30 gennaio 2025) ha specificato che l’obbligo non si estende ai beni in costruzione, agli immobili abusivi, alle scorte, ai mobili d’ufficio o ai veicoli iscritti al Pra (Pubblico registro automobilistico). La norma nasce dall’esigenza di ridistribuire il rischio: lo Stato non può più sobbarcarsi integralmente i costi delle ricostruzioni e dei ristori dopo i disastri. Se le grandi imprese (con oltre 250 dipendenti) sono state coinvolte nella normativa già da marzo 2025 e per le medie imprese (con 50-250 dipendenti) l’obbligo è scattato col mese di ottobre, per le pmi e le micro-imprese la scadenza prevista è quella del 31 dicembre 2025. Sarà fatta una proroga per i comparti della pesca e dell’acquacoltura: per queste imprese l’obbligo scatterà sempre il 31 dicembre 2025. "Per l’impresa inadempiente non sono previste sanzioni pecuniarie ma sarà automaticamente esclusa da contributi, sovvenzioni e agevolazioni pubbliche di qualsiasi natura, oltre a vedersi precluso l’accesso alla garanzia statale sui finanziamenti, vale a dire al Fondo di garanzia per le pmi. Si tratta dunque di una forma di sanzione di tipo interdittivo, che rafforza l’obbligo attraverso il meccanismo del vincolo premiale", spiega il legale Fabio Speranza del network nazionale di professionisti Partner d’impresa. Il rispetto dell’obbligo diventa infatti condizione necessaria per partecipare a una vasta gamma di misure agevolative. Tra queste figurano i contratti di sviluppo disciplinati dal D.M. 9 dicembre 2014, i programmi Smart & Start Italia per le startup innovative, le misure per l’economia circolare introdotte dal nrr, i fondi per la salvaguardia occupazionale e le iniziative di venture capital per la transizione ecologica ed energetica. La disposizione non è autoapplicativa: ogni amministrazione pubblica dovrà integrare nei propri bandi le clausole di esclusione per le imprese sprovviste di polizza. “Il ministero delle Imprese e made In Italy, inoltre, intende precludere l’accesso ai propri incentivi alle imprese inadempienti, ma l’efficacia scatterà solo dopo che le singole misure saranno adeguate. Questo significa che senza polizza non sarà possibile accedere a contratti di sviluppo, fondi per startup, incentivi per economia circolare o energie rinnovabili. E' evidente, dunque, come la stipula della polizza non rappresenti soltanto un adempimento formale, ma una vera e propria condizione di accesso a strumenti fondamentali di sostegno allo sviluppo imprenditoriale”, aggiunge Speranza.Un aspetto particolarmente rilevante riguarda il trattamento fiscale dei premi assicurativi. Quelli corrisposti dall’azienda per coperture inerenti l’attività d’impresa rientrano infatti tra i costi deducibili. Ciò vale sia ai fini Ires, con aliquota al 24%, sia ai fini Irap, con aliquota ordinaria al 3,9%, salvo le differenziazioni regionali. Gli effetti pratici, tuttavia, non sono omogenei.  “Per le grandi imprese, che saranno le più esposte a premi assicurativi rilevanti, la deducibilità fiscale rappresenta un parziale alleggerimento, ma non elimina l’impatto economico. In pratica, se il costo della polizza riduce la base imponibile, resta comunque un esborso significativo in termini di liquidità, capace di comprimere i margini e incidere sui flussi di cassa. La questione diventa quindi di equilibrio: quanto vale la protezione assicurativa rispetto al peso che esercita sul conto economico?”, sottolinea la fiscalista del network Partner d’impresa Simona D’Alessandro. Diverso il discorso per pmie microimprese. Qui i premi saranno più contenuti, ma proporzionalmente più gravosi in rapporto al fatturato. “La deducibilità fiscale, pur utile, rischia di non essere sufficiente a compensare la pressione sul flusso di cassa. Per realtà imprenditoriali a bassa capitalizzazione, poi, la polizza rischia di ridurre la capacità di autofinanziamento e di rallentare gli investimenti programmati”, conclude D’Alessandro.  Così come strutturata la legge presenta certamente delle criticità. Innanzitutto una riflessione riguarda i costi elevati e le disparità che la norma apporterà tra gli imprenditori in funzione delle aree territoriali in cui ha sede la loro impresa. “In molte aree ad alto rischio sismico o idrogeologico, infatti, i premi potranno risultare molto onerosi e a questi si sommeranno i costi di perizia per determinare il valore a nuovo dei beni” sottolinea la fiscalista D’Alessandro. L’obbligo normativo, poi, fa riferimento a una copertura parziale, ovvero riguarda solo le immobilizzazioni materiali: scorte, automezzi, beni mobili e merci non sono assicurati. Le imprese devono quindi valutare l’acquisto di garanzie accessorie per una protezione completa.  Non va trascurato infine l’aspetto inerente ai rapporti tra proprietario e utilizzatore. Per i beni in locazione o leasing l’obbligo ricade sull’utilizzatore; è quindi consigliabile stabilire contrattualmente chi sostiene il premio e come si ripartiscono i rischi. In ultima analisi, secondo la fiscalista, vi è incertezza sull’effettiva applicazione delle sanzioni. “Le sanzioni sono solo indirette (esclusione dai bandi), ma la loro efficacia dipende dai provvedimenti attuativi delle singole amministrazioni. Le imprese temono che la frammentazione dei criteri possa creare incertezza sull’accesso a incentivi e finanziamenti”. Considerando le opportunità va considerato che, In un contesto in cui i parametri esg stanno assumendo crescente importanza nelle valutazioni creditizie e nelle politiche di erogazione del credito, la stipula di una copertura assicurativa contro i rischi naturali può essere interpretata come un segnale di gestione consapevole del rischio giocando un ruolo positivo nei rating creditizi. “Le banche e gli investitori istituzionali, sempre più sensibili al rischio climatico, potrebbero considerare la stipula di una polizza catastrofale come un segnale positivo di gestione aziendale. Ciò trasformerebbe un obbligo normativo in un vantaggio reputazionale, capace di incidere favorevolmente sul rating bancario, facilitare l’accesso al credito e, in prospettiva, ridurre il costo del finanziamento”, spiega Simona D’Alessandro. Inoltre, l’obbligo può essere trasformato in un vantaggio competitivo che garantisca all’impresa, in caso di evento catastrofale, le risorse necessarie per riprendere rapidamente la produzione. “Non va trascurato anche il fattore della riduzione dei premi attraverso la prevenzione. Il decreto prevede che i premi siano modulati in base alle misure di mitigazione adottate. Investimenti in adeguamenti antisismici, sistemi di drenaggio o piani di emergenza possono ridurre sensibilmente il costo della polizza” aggiunge la fiscalista. Ancora, sempre secondo la consulente, vanno considerati i vantaggi collegati alla possibilità di stipulare polizze collettive e convenzioni. Le associazioni di categoria stanno negoziando convenzioni con le compagnie per abbattere i costi per andare incontro alle necessità di micro e piccole imprese. 
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TikTok firma l'accordo per la vendita dell'attività in Usa

(Adnkronos) - E' arrivata la firma destinata a restare nella storia dei social media. TikTok ha formalizzato l'intesa, fortemente spinta dall'amministrazione Trump, per separare gli asset statunitensi dalla casa madre cinese ByteDance.  
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Previdenza, ogni mese 10mila richieste di consulenza a MiaPensione

(Adnkronos) - "Oggi, MiaPensione riceve 10mila richieste di consulenza al mese, in maggioranza da parte di lavoratori dipendenti, ma anche da profili dirigenziali e professionisti con carriere discontinue. Il nostro obiettivo è sviluppare un ecosistema di educazione previdenziale, ma anche finanziaria rivolto alle nuove generazioni, affinché possano orientarsi con sicurezza in un sistema sempre più fragile, in particolar modo per quanto riguarda la previdenza complementare". A dirlo all'Adnkronos/Labitalia Andrea Martelli, fondatore di MiaPensione, realtà nata nel 2022 con l’obiettivo di riportare chiarezza e concretezza in un settore complesso e spesso poco accessibile.  "L’azienda - sottolinea - per poter stare al passo con una domanda di consulenza in forte crescita, ricerca 10 nuovi collaboratori, in particolare: 5 consulenti previdenziali, 3 candidati per il team commerciale e 2 dedicati al customer service". “Volevamo offrire - spiega - risposte tempestive e affidabili ai lavoratori, in un contesto in cui enti e strumenti informativi non riescono a soddisfare la crescente domanda di orientamento. In pochi mesi abbiamo capito che il mercato aspettava un servizio come il nostro: da due persone siamo passati a 30 collaboratori, nel primo anno, e abbiamo assistito 1.700 persone; oggi i nostri clienti superano quota 20mila. Dallo scorso anno Moltiply Group spa ha acquisito il 51% di MiaPensione, credendo nella crescita di questo progetto”.  “MiaPensione - racconta - dispone di un software proprietario in grado di rimappare il sistema previdenziale italiano e ricostruire carriere frammentate, una criticità sempre più diffusa oggi. Ai lavoratori garantiamo un’analisi personalizzata su quando potranno andare in pensione, quale importo aspettarsi e come ottimizzare la propria posizione. Valutiamo anche la convenienza del pensionamento anticipato e analizziamo opzioni come riscatto della laurea, ricongiunzione contributiva e versamenti volontari. Per i pensionati, invece, verifichiamo l’esattezza dell’assegno percepito, individuando possibili errori e miglioramenti”.  Con un linguaggio chiaro e accessibile, i consulenti MiaPensione spiegano attraverso i canali social le novità del sistema pensionistico: “La previdenza, infatti, non riguarda solo gli over 60. Conoscere le regole permette ai giovani di pianificare scelte professionali consapevoli”. “Quando abbiamo iniziato per primi in Italia - sottolinea - non erano disponibili nel mercato del lavoro dei profili professionali adatti alle nostre esigenze. Vista la rapida crescita del business e la necessità di reperire nuove risorse, abbiamo selezionato le persone sulla base delle soft skill individuali, mentre la parte della competenza tecnica è stata resa possibile ingegnerizzando il percorso di formazione, grazie alla nostra academy interna che, grazie a un corso di formazione intensivo, in poche settimane permette al consulente di districarsi con sicurezza tra le mille finestre e opportunità del sistema previdenziale”. 
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Anziani, 'in Rsa 1 pillola su 3 tritata o spezzata e 1 capsula su 4 aperta', alert su rischi errori

(Adnkronos) - Gli anziani, soprattutto nelle Rsa, prendono tanti farmaci, con elevati rischi legati alle possibili interferenze fra i vari medicinali, ma anche all'efficacia e alla sicurezza della terapia orale per la prassi diffusa di alterare le pillole per facilitarne la somministrazione a chi ha difficoltà a deglutire, molto frequente nelle strutture assistenziali. "Nelle Rsa ogni anziano assume in media circa 8 farmaci al giorno, che espongono il 42% degli assistiti ad almeno un'interazione pericolosa, con casi che arrivano fino a 7 interferenze contemporanee. Ma rischi rilevanti derivano anche dalla pratica di manipolazione dei farmaci da assumere per bocca, soprattutto pillole", evidenziano Dario Leosco, presidente della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg) e ordinario di Geriatria all'università Federico II di Napoli, e Andrea Ungar, ordinario di Geriatria all'università di Firenze e ideatore dello studio dal quale emergono questi risultati preliminari, condotto nelle Rsa per valutare l'appropriatezza e i rischi legati alla complessità dei regimi farmacologici.  "Sono circa 17mila" le pillole "assunte ogni giorno dagli anziani nelle Rsa italiane considerate, su un totale di circa 24mila prescrizioni: per la precisione, 15.927 sono compresse e 850 capsule", illustrano Leosco e Ungar. "Tuttavia, le dimensioni delle pillole possono rappresentare un problema per chi ha difficoltà a deglutire, di conseguenza nelle Rsa una compressa su 3 viene divisa o triturata, mentre poco più di una capsula su 4 viene aperta e 'camuffata' con cibi e bevande. Soluzioni semplici, ma non sempre appropriate nel 13% dei casi: rispettivamente nel 5% di tutte le compresse somministrate e nell'8% di tutte le capsule somministrate, con rischi di inefficacia e sicurezza dei farmaci", commentano gli esperti.  I dati di questa prima indagine nazionale svolta nelle Rsa sulle insidie del modello di prescrizione dei farmaci e della loro forma di somministrazione sono stati appena pubblicati su 'Aging Clinical and Experimental Research'. Lo studio ha coinvolto 3.400 anziani residenti in 82 strutture di 12 regioni italiane rappresentative di tutto il territorio nazionale ed è stato condotto dalla Sigg in collaborazione con Anaste Humanitas, che ha scattato una fotografia durante il Prescription Day 2024. "La gestione del farmaco è un processo complesso, che diventa cruciale soprattutto nelle Rsa, dove gli ospiti sono generalmente più anziani, più fragili e con più malattie croniche, rispetto agli anziani che non vivono in comunità, come mostrano i primi risultati dell'indagine - analizza Alba Malara, presidente Fondazione Anaste Humanitas - Infatti, l'età media è di 85 anni, 70% donne, e la quasi totalità convive con 4 o 5 malattie croniche, con diagnosi di demenza in oltre la metà degli ospiti che in molti casi dipendono dall'assistenza per la maggior parte della vita quotidiana".  "Questo contesto di complessità clinica - prosegue Malara - comporta l'assunzione di una media di circa 8 farmaci al giorno, spesso con una pluralità di somministrazioni quotidiane, fino a 4-5 volte. Su un totale di circa 24mila prescrizioni, quasi 17mila sono pillole, con ricorso prevalente a farmaci cardiovascolari, psicofarmaci e gastroprotettori. Tale elevata esposizione farmacologica determina il rischio di almeno un'interazione pericolosa tra 2 o più farmaci, nel 42% degli anziani. La più diffusa risulta quella derivante dalla combinazione di più psicofarmaci, che può aumentare il pericolo di cadute e peggiorare lo stato cognitivo, specialmente nei pazienti con demenza". Tra i risultati, emerge il ruolo del geriatra all'interno delle strutture residenziali: l'analisi dei dati - spiegano gli esperti - dimostra che se questa figura è presente nelle Rsa si determina una riduzione significativa, tra il 24 e il 37%, delle interazioni tra farmaci. L'aspetto più rilevante emerso dalla ricerca riguarda la manipolazione dei farmaci da assumere per bocca. "Nel contesto delle Rsa si verificano di frequente situazioni particolari nelle quali non è possibile somministrare pillole perché spesso i pazienti possono avere problemi di disfagia e di alimentazione enterale o difficoltà a ingoiare per via dei disturbi psico-comportamentali. Ciò comporta la necessità di alterare i farmaci, prassi largamente diffusa non solo nelle Rsa, ma anche tra gli anziani che non vivono in comunità, con implicazioni di grande rilievo se non appropriata", sottolinea Malara. "Tra i farmaci che non possono essere manipolati, ma che più frequentemente sono invece alterati, ci sono ad esempio l'antipsicotico quietapina, il pantoprazolo usato contro il reflusso gastroesofageo o la semplice aspirina - elenca l'esperta - Ma anche l'antidepressivo trazodone e gli antipertensivi bisoprololo e ramipril". I rischi di questa manipolazione? Alterare la formulazione dei farmaci - analizzano gli specialisti - può incidere sulla loro efficacia, determinando fenomeni di sovradosaggio o sottodosaggio o anche aumentarne la tossicità, con effetti irritanti sulla mucosa del tubo digerente, oltre a peggiorare l'aderenza del paziente alla terapia per via del gusto sgradevole che il farmaco assume una volta frammentato o spezzato. "Sbriciolare, dividere o aprire una pillola - avverte Malara - può comportare il rischio di perdere parte del principio attivo e, di conseguenza, della dose terapeutica e dell'efficacia. Non devono mai essere aperte le capsule gastroresistenti perché alterarle comporta la rimozione del rivestimento, progettato per mantenere il farmaco intatto, finché non passa attraverso lo stomaco e raggiunge l'intestino, con potenziali effetti lesivi tossici oltre che diminuzione dei benefici. Anche pillole a rilascio lento o controllato non devono essere spezzate né frantumante, perché formulate in modo da mantenere un livello costante di principio attivo per 8, 12, o 24 ore e influenzare la velocità di assorbimento del farmaco può comportare effetti tossici. Inoltre, la triturazione crea un potenziale pericolo anche per la salute degli infermieri, in quanto la movimentazione delle polveri senza protezione di guanti o maschera li espone al rischio di allergie e intossicazioni da contatto e inalazione, in particolare con farmaci citotossici". Anche "somministrare farmaci con alcune bevande e cibi può influenzarne l'assorbimento e il metabolismo, renderlo inefficace e potenziarne la tossicità".  L'indagine, osserva Ungar, "ha evidenziato che le raccomandazioni già esistenti per la gestione della terapia orale, cioè le attuali 'Do not crush list' disponibili, non sono univoche né aggiornate". Questa "lacuna - conclude Leosco - apre la strada alla necessità di sviluppare riferimenti aggiornati e riconosciuti a livello nazionale, capaci di guidare le decisioni cliniche e ridurre il rischio di errori connessi alla manipolazione inappropriata". 
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Ferie non godute, ad assistiti Consulcesi liquidati oltre 330mila euro nel 2025

(Adnkronos) - Dopo il superamento delle 1.000 sentenze nei primi 9 mesi del 2025, il contenzioso sulle ferie non godute nel pubblico impiego accelera ulteriormente nella parte finale dell'anno. Secondo un'elaborazione del network legale Consulcesi & Partners - attraverso il portale www.ferienongodute.it - nel corso del 2025 i tribunali e le corti d'appello italiane hanno emesso oltre 2.000 pronunce favorevoli, riconoscendo più di 15 milioni di euro fra indennizzi e spese legali rimborsate a favore dei lavoratori pubblici. Numeri che per Consulcesi "confermano come il diritto alla monetizzazione delle ferie non godute al momento della cessazione del rapporto di lavoro sia oggi pienamente riconosciuto e consolidato, non solo sul piano dei principi, ma anche sul versante dell'effettività delle tutele, con decisioni sempre più rapide e un tasso di rigetti che non supera il 2%". Nel corso dell'anno - informa una nota - Consulcesi & Partners si è distinta per alcuni dei risultati più significativi a livello nazionale, in particolare nel settore sanitario. Complessivamente, ai professionisti sanitari assistiti da C&P sono stati riconosciuti oltre 330mila euro di liquidazioni tra procedimenti giudiziali e soluzioni transattive, con tempi medi di definizione di pochi mesi e con decisioni che spesso non vengono neppure appellate. Il fenomeno si inserisce in un contesto segnato da carenze strutturali e di organico, in particolare nel Servizio sanitario nazionale, che rende sempre più frequente l’impossibilità di fruire delle ferie maturate. Doppi turni, emergenze organizzative e periodi di massima pressione assistenziale - come quello natalizio - portano spesso al rinvio o alla cancellazione dei riposi, con conseguente accumulo di giornate non godute. "Oggi il contenzioso sulle ferie non godute non è più una incognita - afferma Bruno Borin, responsabile del team legale di Consulcesi & Partners - La rapidità dei procedimenti e la stabilità degli orientamenti consentono spesso di ottenere i risultati attesi, spesso anche attraverso soluzioni transattive".  Proprio sul fronte delle transazioni - riporta la nota - C&P ha concluso 9 conciliazioni giudiziali solo nelle ultime settimane, per un importo complessivo liquidato di 143mila euro, e ottenuto due pagamenti spontanei a seguito di semplice diffida, per ulteriori 14mila euro riconosciuti ai sanitari assistiti. Il team legale di C&P - si legge - registra una forte impennata delle richieste di indennizzo: oltre 100 gestite solo nell'ultima settimana, grazie al servizio di prima analisi sviluppato sul portale www.ferienongodute.it che consente di verificare, con un legale esperto, la propria posizione per capire, con chiarezza, se si ha diritto al pagamento di un indennizzo economico. "Se nei primi mesi del 2025 parlavamo di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato - conclude Borin - oggi possiamo affermare che quel diritto trova concreta applicazione. I numeri di fine anno dimostrano che le ferie non godute rappresentano ormai uno strumento di tutela tangibile e tempestivo per migliaia di dipendenti pubblici". 
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La sostenibilità secondo Var Group: gamification e manager per l’inclusione

(Adnkronos) - Var Group, parte del Gruppo Sesa (operatore italiano nell’offerta di innovazione tecnologica e soluzioni informatiche e digitali per il segmento business) ha definito la sua roadmap per il prossimo triennio, strutturando un piano strategico che mira a integrare la sostenibilità nelle logiche di business e non solo nelle dichiarazioni d’intenti. L’azienda, che opera come Digital Integrator, ha stanziato un budget aggiuntivo di 210 mila euro per il primo anno, risorse che andranno a finanziare una serie di attività distribuite su cinque pilastri fondamentali. Il Bilancio di Sostenibilità 2025 fotografa una situazione in divenire, con 26 progetti totali di cui 15 già avviati, che spaziano dall’innovazione tecnologica all’etica d’impresa, fino all’impatto sulle comunità locali e alla gestione delle risorse umane. La leva tecnologica viene utilizzata come strumento primario per diffondere una cultura della responsabilità interna. L’azienda ha scelto di puntare sulla "ESG gamification", un approccio che trasforma il rispetto dei parametri ambientali e sociali in un meccanismo incentivante per i dipendenti, mirato a migliorare i KPI di sostenibilità attraverso dinamiche misurabili. A questo si affiancano iniziative di co-creazione come l’hackathon previsto nell’ambito dell’evento Zing, dove team multidisciplinari sono chiamati a sviluppare soluzioni software scalabili per rispondere alle sfide ESG. Sul fronte del capitale umano, che conta oltre 4200 unità, la strategia si fa capillare. Oltre alla formazione massiva, che ha già superato le 73mila ore erogate, il focus si sposta sulla misurazione analitica del benessere aziendale attraverso nuove metriche operative che entreranno a regime entro il 2026. L’attenzione all’inclusività si traduce in azioni concrete, come la nomina di un Disability Manager e l’obiettivo formale di incrementare del 6% l’inserimento lavorativo delle categorie protette, supportato da percorsi dedicati e tecnologie assistive. Rilevante anche l’aspetto del "Digital Wellbeing", con l’introduzione di tool specifici per monitorare l’uso degli strumenti collaborativi ed evitare il sovraccarico digitale dei lavoratori. La gestione dell’impatto ambientale e della filiera segue una logica di riduzione progressiva e controllo rigoroso. Il piano prevede una sostituzione graduale del parco auto e l'implementazione di una piattaforma proprietaria di car pooling per ottimizzare gli spostamenti tra le sedi e abbattere la carbon footprint. Anche la gestione degli eventi aziendali viene rivista in ottica anti-spreco con l’iniziativa "Salvo" e l’introduzione delle doggy bag. Parallelamente, la catena di fornitura viene blindata: i partner commerciali sono tenuti a sottoscrivere rigidi codici di condotta che garantiscano il rispetto dei diritti umani e standard ambientali elevati lungo tutto il ciclo di vita dell’hardware, dall'estrazione dei minerali al prodotto finito. L’impatto esterno si misura in investimenti superiori ai 450mila euro distribuiti su oltre trenta iniziative in Italia, Spagna e Svizzera, spaziando dal supporto sanitario a quello educativo. Spicca il programma "Talent has no limits", nato per colmare il gender gap nelle materie STEM e nello sport, che verrà consolidato in Italia entro il 2027. Francesca Moriani, CEO del gruppo, inquadra questo piano non come un’attività accessoria ma come un’evoluzione naturale verso il modello di "Open Platform Organization", mentre per la strategist Francesca Tomassetti si tratta di una scelta di governance che lega i valori aziendali alla creazione di una prosperità concreta e durevole nel tempo. 
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TikTok si piega a Trump e diventa americano sotto la guida di Oracle

(Adnkronos) - È arrivata la firma che cambia la storia recente del social media più discusso del decennio. TikTok ha formalizzato l'intesa, fortemente spinta dall'amministrazione Trump, per separare gli asset statunitensi dalla casa madre cinese ByteDance. La conferma giunge direttamente dal CEO Shou Chew, che attraverso una nota interna ha comunicato ai dipendenti l'avvio di una nuova fase: la creazione di un'entità autonoma gestita prevalentemente da capitali a stelle e strisce. Una mossa necessaria, e a lungo rimandata, per scongiurare il blocco definitivo dell'applicazione sul suolo americano previsto dalla legge approvata lo scorso anno, la cui applicazione era stata congelata proprio per permettere il perfezionamento di questo accordo. L'architettura finanziaria dell'operazione disegna una "TikTok U.S." profondamente diversa dall'attuale, progettata per diluire l'influenza di Pechino. Il controllo passerà a una joint venture dove il 50% delle quote sarà in mano a un consorzio guidato dal gigante tecnologico Oracle, affiancato dal fondo di private equity Silver Lake e dagli investitori emiratini di MGX. La presenza asiatica viene drasticamente ridimensionata ma non cancellata del tutto: ByteDance manterrà una quota di minoranza pari al 19,9%, mentre il restante 30% circa andrà agli affiliati degli attuali investitori della società madre. L'obiettivo dichiarato dal management è chiudere la partita burocratica entro il 22 gennaio 2026, una scadenza che segnerebbe la fine di mesi di incertezze normative per oltre 170 milioni di utenti americani. Sul piano operativo, la transizione impone vincoli tecnici stringenti per soddisfare le richieste di sicurezza nazionale avanzate dalla Casa Bianca. La nuova entità dovrà riaddestrare l'algoritmo di raccomandazione basandosi esclusivamente sui dati degli utenti americani, la cui custodia fisica e sorveglianza saranno affidate alle infrastrutture cloud di Oracle. Sebbene la moderazione dei contenuti passerà sotto la diretta responsabilità della divisione statunitense, il memo di Chew suggerisce che l'entità globale controllata da ByteDance continuerà a gestire aspetti cruciali del business come l'advertising, il marketing e l'e-commerce, mantenendo di fatto un solido legame commerciale con la piattaforma nonostante la separazione societaria. Nonostante l'ottimismo che trapela dagli uffici di Trump, convinto del benestare del presidente Xi Jinping, l'accordo deve ancora superare l'ultimo e più insidioso ostacolo: l'approvazione formale dei regolatori cinesi. Le autorità di Pechino, interpellate sulla questione, hanno mantenuto finora un profilo basso, rimandando alle autorità competenti e ribadendo una generica posizione di principio. La firma apposta da Chew rappresenta dunque un passo avanti decisivo verso la creazione di un polo americano del social network, ma la partita geopolitica sul controllo dei dati e dell'influenza culturale tra le due superpotenze non può dirsi ancora tecnicamente conclusa. 
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In 2025 vendite Jeep oltre quota 1 mln, aspettando il Compass 'italiano'

(Adnkronos) - Con i risultati 2025 Jeep si conferma sempre più 'centrale' nelle strategie di Stellantis, grazie a una immagine forte e una presenza globale, forte di una gamma di tredici modelli pensati per i diversi mercati, quattro centri di progettazione e design, e dieci stabilimenti produttivi. L'anno infatti - si spiega da Jeep - si chiuderà con oltre 1 milione di unità vendute grazie alla capacità di "offrire costantemente a ogni continente le migliori e più adeguate soluzioni tecnologiche, di design e di prodotto". Una crescita internazionale in cui peraltro l'Italia - terzo mercato mondiale per il brand - è ormai da molti anni un tassello imprescindibile. Come ha sottolineato Fabio Catone, Head of Jeep Brand in Enlarged Europe durante la consueta conferenza stampa di fine anno, una conferma arriva dall'esperienza fatta con Avenger e Compass, entrambe disegnate presso il Jeep Design Studio di Torino. La prima - commercializzata in 62 Paesi in tutto il mondo, anche fuori dall’Europa - è subito stata premiata come Car of the Year 2023, raccogliendo decine di premi a livello internazionale, la seconda è una interpretazione "orgogliosamente Made in Italy" di un modello importante per il marchio, con vendite globali nelle generazioni precedenti superiori ai 2,5 milioni di unità. che vuole innalza regli standard nel segmento C-SUV, offrendo più capability, più comfort e più connettività che mai, insieme a un design iconico (moderno ma ricco di richiami all'heritage Jeep) e a tecnologie all'avanguardia. A questi modelli protagonisti in segmenti strategici, nel 2026 si affiancheranno Wagoneer S, D-SUV alto di gamma ma che offrirà le solite eccezionali capacità fuoristrada 4xe, e Recon, un 4x4 'duro' basato sulla piattaforma STLA Large di Stellantis. Due modelli con cui Jeep rientra in un segmento, il D, in cui è prevista una quota di veicoli completamente elettrici al 50% entro il 2026, con vendite annuali prossime alle 900.000 unità. Aspettando le novità del 2026, a livello europeo il brand, nei primi undici mesi ha mantenuto una quota complessiva di mercato dell’1% e una quota dell’1,8% nel mercato SUV, grazie anche a un
a crescita a doppia cifra, dal Portogallo (+42%) all'Austria (+35%), dal Regno Unito (+21%) alla Polonia (+16%). In testa alle vendite continentali, come ha sottolineato Novella Varzi, Country Manager Jeep Italia, rimane il nostro mercato con circa 65.000 immatricolazioni nell'anno e una share che dovrebbe attestarsi al 4,2% grazie ad Avenger, leader del suo segmento come nel 2024. Nei primi undici mesi, infatti, il modello si è confermato SUV più venduto d’Italia con una quota del 5,63% nel comparto (con una quota che sale al 16% tra i B-SUV 100% elettrici). Ma il prossimo anno è atteso un contributo importante dalla Nuova Compass – di cui sono già aperti gli ordini e che avrà il primo weekend porte aperte il 18 e 19 gennaio – disegnata a Torino, sviluppata a Balocco e prodotta a Melfi: forte di una gamma di motorizzazioni ibride, plug-in o 100% elettriche (da 145 CV a 375 CV) ha già raccolto un forte interesse da parte della clientela e che dovrebbe confermare il nostro mercato come la 'casa di Jeep in Europa'. 
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