La curva del Covid si stabilizza, Pregliasco: "Possibile coda e nuova risalita"
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Sembrano essersi stabilizzati intorno ai 4mila circa a settimana i nuovi casi di Covid in Italia. Dal 2 all'8 ottobre sono stati 4.272, con 18 morti, rispetto ai 4.171 del periodo 25 settembre-1 ottobre (26 decessi) e ai 4.256 del 18-24 settembre (37 morti). E' il trend che emerge dall'ultimo bollettino pubblicato dal ministero della Salute. Ancora in aumento i tamponi - 38.432 nella settimana 2-8 ottobre contro i 33.614 della precedente - con un tasso di positività che scende all'11,1%, dal 12,4%. In numeri assoluti, è sempre la Lombardia a registrare più casi (1.509 dal 2 all'8 ottobre, in linea con i 1.503 del 25 settembre-1 ottobre). Sul fronte ricoveri, all'8 ottobre l'occupazione dei posti letto in area medica è pari a 1,6% (959 ricoverati), in leggero aumento rispetto alla settimana precedente (1,4% all'1 ottobre), si legge nel monitoraggio pubblicato dall'Istituto superiore di sanità. Stabile l'occupazione dei posti letto in terapia intensiva, pari a 0,3% (30 ricoverati), stesso valore della settimana precedente. L'incidenza dei casi di Covid-19 diagnosticati e segnalati nel periodo 2-8 ottobre è di 7 casi per 100mila abitanti, come nella settimana precedente. L'indice di trasmissibilità Rt, calcolato con dati estratti l'8 ottobre e basato sui casi con ricovero ospedaliero al 23 settembre, è pari a 0,96 (0,86-1,06), in diminuzione rispetto alla settimana precedente (Rt 1,11, range 0,99-1,21, al 16 settembre). A guidare il rialzo dei positivi a Sars-CoV-2 registrato a livello nazionale nel mese di settembre è stata la variante XFG o Stratus, cresciuta su scala globale e sotto monitoraggio. Ma il picco di Covid è stato raggiunto? "Come sempre il picco lo si può valutare quando la curva sarà in discesa", risponde all'Adnkronos Salute il virologo Fabrizio Pregliasco. "Sicuramente - ribadisce il direttore della Scuola di specializzazione di Igiene e Medicina preventiva dell'università Statale di Milano - anche i dati oggi disponibili sono sottostimati, almeno per quanto riguarda la diffusione complessiva delle forme non pesanti. E rimane l'oggettività di quelle più dure, dei ricoveri e dei decessi". "Resta valida la metafora delle onde di un sasso nello stagno, con un lento digradare anche del carico sul sistema sanitario", ripete l'esperto. "Inoltre rimane il fatto che il Covid non si è ancora stagionalizzato", quindi "potrebbe esserci una coda" di casi in questa onda trainata da Stratus "e poi un'ulteriore risalita. Ma a questo punto in una fase successiva all'inverno", prospetta il medico. Il che "potrebbe essere un elemento positivo". L'auspicio di Pregliasco è che, a differenza dell'anno scorso, nella stagione influenzale 2025-2026 il Sars-CoV-2 possa far sentire meno la sua presenza all'interno del mix di virus respiratori.
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Giornata nazionale della psicologia, appello Cnop: "Facciamoci promotori di pace"
(Adnkronos) - "In questi tempi difficili, attraversati da guerre, crisi sanitarie e sociali, polarizzazioni e fratture culturali che minacciano la convivenza e alimentano smarrimento e insicurezza, desideriamo che anche la nostra professione si interroghi, si confronti e contribuisca a costruire esperienze di pace". E' il messaggio di Maria Antonietta Gulino, presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi (Cnop), che con queste parole ha aperto i lavori del convegno 'Psicologia è pace. Costruire ponti non muri', organizzato dal Cnop in occasione della Giornata nazionale della psicologia. "Psicologia è pace - sottolinea Gulino - vuol dire che la salute psicologica non è solo una dimensione individuale, ma una condizione necessaria per la salute pubblica, per garantire il tessuto sociale e pensare a un futuro sostenibile". "Noi psicologhe e psicologi gestiamo i conflitti ogni giorno conflitti interiori, familiari, di coppia, comunitari", spiega la presidente del Cnop. "Il conflitto non è solo destabilizzazione e disordine - evidenzia - ma anche rinnovamento, evoluzione, scoperta di nuove parti di sé e dell'altro. Crediamo nella risoluzione dei conflitti perché crediamo nelle risorse e nelle potenzialità degli uomini e delle donne. Pensare ai conflitti significa affrontarli con consapevolezza ed equilibrio, riconoscendo il valore della capacità di elaborare i traumi e trasformarli in occasioni di ricostruzione e di riconciliazione". Il convegno degli psicologi per la pace si è aperto con un video emozionale che sarà diffuso anche sui canali social del Cnop. "Distruzione, violenza, separazione, dolore, rassegnazione. Ma l'essere umano non smetterà mai di cercare pace", sono le parole che scorrono nel filmato, sullo sfondo immagini di guerra e sofferenza. "Oggi è la decima Giornata nazionale della psicologia - afferma Gulino - Siamo qui come comunità professionale a interrogarci su temi così importanti per la nostra professione, ma anche per la salute pubblica, per la salute sociale. E il tema è quello è quello della pace. Illustri relatori e relatrici parleranno insieme a noi, approfondiranno questo tema che ci sta a cuore. Perché se intorno a noi ci sono elementi di stress, ci sono situazioni difficili, tragiche, sicuramente anche il benessere, la salute psicologica ne risente".
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Vivere a lungo e in salute è questione di microbiota, ecco cosa fare
(Adnkronos) - La rivoluzione della longevità si nasconde dentro ognuno di noi. "L'invecchiamento umano è un processo complesso, che sappiamo essere certamente influenzato da fattori genetici, da fattori ambientali, dagli stili di vita. Ma negli ultimi anni l'attenzione della ricerca si è fortemente concentrata sul microbiota intestinale, l'enorme e variegata popolazione di microrganismi che abita il nostro intestino. Questo ecosistema, tuttavia, non è un ospite innocente, un semplice passeggero che si lascia trasportare passivamente, ma una vera e propria sala di controllo che influenza il nostro invecchiamento avendo un impatto formidabile sulla salute generale e sulla longevità. La scienza sta dimostrando che la vera sfida non è solo allungare la vita, ma allungare la vita vissuta in salute, la nostra 'healthspan'. E la chiave di volta è l'intestino". E' la riflessione dell'immunologo clinico Mauro Minelli, docente all'Università Lum e tra i precursori dello studio del microbiota con la Fondazione Medicina personalizzata, che il 15 ottobre sarà tra i relatori di un convegno alla Camera dedicato proprio al legame tra longevità e microbiota. "Quando invecchiamo, il nostro microbiota cambia: perde diversità e ricchezza, lasciando spazio a batteri diciamo 'meno amichevoli'. E tale squilibrio, noto come disbiosi, ha delle conseguenze devastanti sul nostro organismo", puntualizza Minelli all'Adnkronos Salute. "La prima - spiega - è rappresentata dall'intestino permeabile (leaky gut): la barriera intestinale, che dovrebbe proteggerci, diventa debole, permeabile. Questo consente a molecole potenzialmente dannose, come le tossine batteriche (Lipopolisaccaridi o Lps), di migrare dall'intestino contro il flusso sanguigno. Tali migrazioni - e siamo alla seconda conseguenza - scatenano l''inflammaging', uno stato di infiammazione cronica, di basso grado. Questo 'incendio interno' non è acuto, ma costante, e costituisce il terreno fertile per tutte le principali patologie croniche legate all'età: fragilità, malattie cardiovascolari, declino cognitivo. L'invecchiamento patologico è, in grandissima parte, inflammaging. La buona notizia è che siamo armati per combattere l'inflammaging". "Sappiamo che il microbiota non è un fattore genetico immutabile, ma sappiamo anche che risponde in modo estremamente dinamico intanto alla dieta, che è il nostro strumento di prevenzione più potente. E allora quali sono le armi di cui possiamo disporre? Inizierei dal butirrato - indica Minelli - che può essere considerato come la malta del muro intestinale. I batteri amici producono acidi grassi a catena corta, in particolare butirrato che è essenziale: è il nutriente principale delle nostre cellule intestinali e ripara costantemente la barriera. La perdita di produttori di butirrato è direttamente correlata all'aumento dell'inflammaging". Secondo l'immunologo, "investire sulla salute del microbiota è investire sulla longevità attiva della popolazione, riducendo l'onere dell'inflammaging sul nostro sistema sanitario". Quali sono le altre 'armi' che abbiamo per contrastare l'aumento dell'inflammaging? "I polifenoli 'supereroi', che sono sostanze naturali presenti in frutta e verdura, aventi proprietà antiossidanti e antinfiammatorie Ma la loro efficacia, ancora una volta, dipende dal microbiota che li trasforma. Ad esempio, i batteri intestinali metabolizzano gli ellagitannìni (come quelli delle melograne) in urolitine. Queste ultime hanno dimostrato di potenziare i meccanismi antinfiammatori e di amplificare le vie antisenescenza", rimarca Minelli. E poi c'è la dieta mediterranea, aggiunge, "dieta ricca di fibre e vegetali" che "agisce direttamente sul microbiota per contrastare la disfunzione della barriera intestinale e prevenire la fragilità negli anziani". L'immunologo chiede alla politica un impegno: "Il microbiota è un bersaglio terapeutico e un biomarcatore dell'invecchiamento. E' tempo che il decisore agisca per trasformare i dati scientifici in protocolli operativi di salute pubblica. E' necessario insegnare che l'assunzione di cibi come i prebiotici è un atto medico preventivo per sostenere i ceppi benefici come il Bifidobacterium, cruciali per la salute intestinale nell'anziano".
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Turismo, Ttg Travel Experience e InOut 2025 crescono ancora con +3% presenze
(Adnkronos) - Affluenza ancora una volta in crescita (+3% sul 2024) per la 62ma edizione di Ttg Travel Experience, in contemporanea a InOut | The Hospitality Community, organizzate da Italian Exhibition Group (Ieg) e concluse oggi alla Fiera di Rimini. Una crescita nel solco di un trend di importante e costante aumento, negli ultimi tre anni, delle presenze complessive, qualità dei visitatori, soddisfazione degli espositori. Un risultato che racconta un settore in pieno fermento e conferma il ruolo strategico della manifestazione come hub internazionale del turismo e dell’hospitality. Per tre giorni Rimini è diventata la capitale del business turistico, con 2.700 brand espositori, 1.000 buyer da 75 Paesi, 60 startup, 400 relatori tra istituzioni, aziende e accademia e 700 giornalisti accreditati. Un’edizione vivace, partecipata e sempre più globale, che ha visto crescere in modo significativo anche le occasioni di business: oltre 19.500 meeting realizzati sulla piattaforma di matching, a testimoniare la forza di un marketplace in costante evoluzione. Il tema 2025, 'Awake to a New Era', ha guidato il racconto della manifestazione, invitando a una riflessione profonda sul cambiamento in atto. Oltre 200 eventi distribuiti in 7 arene tematiche hanno esplorato le nuove frontiere del turismo e dell’hospitality, dall’intelligenza artificiale alla formazione, dalla sostenibilità al design dell’accoglienza. La ricerca di 'nuove regole' per il turismo ha attraversato ogni panel: un invito a sviluppare competenze trasversali, integrare visione etica e tecnologia e costruire modelli di business capaci di anticipare il futuro. Ttg ha confermato la sua vocazione internazionale con buyer provenienti da 75 Paesi: dagli Stati Uniti al Canada, dal Regno Unito alla Germania, fino a India, Cina e Sud America. Le regioni italiane hanno presentato l’offerta completa dell’incoming nazionale, dai borghi ai cammini, dai paesaggi rurali al turismo enogastronomico, mentre le destinazioni estere hanno offerto un panorama globale di nuove opportunità di turismo esperienziale. Il turismo del lusso è oggi uno dei segmenti in crescita: solo in Italia vale oltre 9 miliardi di euro in termini di spesa diretta negli alberghi a 5 e 5 stelle lusso, pari al 16,8% del fatturato complessivo dell’offerta alberghiera nazionale (Demoskopika). Un comparto che si estende ben oltre le città d’arte, coinvolgendo anche destinazioni più autentiche e riservate, capaci di attrarre viaggiatori d’alta gamma in cerca di esperienze uniche. In questo contesto, Ttg si conferma punto di riferimento per l’intera industry con il Luxury Event by Ttg, che con oltre 1.600 incontri di business ha valorizzato l’expertise italiana nell’hotellerie d’alta gamma. Grande novità lanciata a Ttg è Aura the Luxury Travel Event, il nuovo evento che segna l’evoluzione dell’ecosistema Ttg e ne consolida la leadership come piattaforma di sviluppo per l’intero settore turistico. L’appuntamento debutterà a Firenze dal 27 al 29 ottobre 2026, come nuovo hub internazionale dedicato al luxury travel. "Il Ttg di quest’anno arriva dopo il primo Wttc Global Summit ospitato in Italia, che ha confermato il turismo come leva strategica per crescita, occupazione e innovazione", ha dichiarato il ministro del Turismo, Daniela Santanchè, in apertura dell’evento, parlando di "un settore che oggi vale il 13% del Pil nazionale e che nei prossimi dieci anni continuerà a crescere in modo significativo". A testimoniare l’importanza della manifestazione, anche quest’anno è stata registrata una forte partecipazione degli assessorati regionali al Turismo, presenti non solo con gli stand territoriali ma anche con numerose conferenze, incontri e momenti di confronto dedicati alle strategie di promozione del sistema turistico italiano. Grande partecipazione quest’anno da parte di università e accademie del turismo che nella Next Start-up Arena hanno affrontato il tema dei giovani legato alle professioni del turismo, un settore che continua ad attrarre, ma che richiede investimenti in formazione e percorsi di crescita più strutturati. Qui sono state premiate anche le idee più promettenti delle start-up e delle pmi del settore. Ottimo andamento anche per Inout |The Hospitality Community, il format dedicato al mondo dell’ospitalità e del design degli spazi di accoglienza, dalle forniture ai servizi, dall’arredo indoor e outdoor alle soluzioni per spiagge e campeggi. Particolare rilievo è stato dato al tema del wellness, protagonista anche nell’area Poolwide: oggi il benessere si misura nella capacità di offrire esperienze complete, che intrecciano cura di sé, alimentazione di qualità e armonia psicofisica. Dalla sauna ai rituali sensoriali, fino all’integrazione con l’offerta gastronomica e sportiva, emerge una visione del turismo del benessere che abbraccia corpo, mente e territorio.
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Migranti, Musso (Irem Spa): "60 lavoratori egiziani inseriti con decreto Cutro ma superare criticità"
(Adnkronos) - In un momento in cui le imprese italiane trovano sempre più difficoltà nel reperire manodopera specializzata, il cosiddetto 'Decreto Cutro' si propone come uno strumento utile per favorire l’ingresso di lavoratori stranieri qualificati nei settori tecnici e industriali. E' l'esempio che arriva dalla Irem Spa di Siracusa, storica azienda dell’impiantistica industriale, che ha avviato l’inserimento di 60 lavoratori egiziani specializzati in saldatura e tubisteria. "Il nostro obiettivo - racconta l’amministratore delegato Giovanni Musso - non è sostituire i lavoratori italiani, ma integrarli con nuove competenze. Sul mercato nazionale, figure come saldatori e tubisti sono sempre più difficili da trovare. Abbiamo scelto di formare e inserire professionisti qualificati che possano lavorare fianco a fianco con il nostro personale, condividendo metodi, esperienze e valori", sottolinea. Il progetto, sviluppato in collaborazione con l'agenzia per il lavoro Orienta Spa, è partito in Egitto con corsi di lingua italiana e formazione tecnica certificata da enti terzi. "Abbiamo voluto costruire un percorso completo - aggiunge Musso - che parte dalla selezione e arriva fino all’inserimento operativo nei nostri cantieri. Il primo gruppo di venti lavoratori è già attivo da gennaio 2025 a Siracusa, mentre altri quaranta stanno arrivando progressivamente in Italia". Ma nonostante la positività del percorso, non mancano i passaggi critici, secondo Musso. Il 'Decreto Cutro' "è un provvedimento utile e necessario - sottolinea - perché consente alle aziende di reperire manodopera qualificata in modo più flessibile rispetto al vecchio Decreto Flussi, che era troppo rigido e vincolato da quote e click day. Tuttavia, i tempi delle procedure restano eccessivi: tra corsi di formazione, nulla osta e rilascio dei visti sono passati circa sei mesi. Per un’impresa che lavora su commesse complesse, con tempistiche molto rigide, questo è un ostacolo serio". E il dirigente aziendale sottolinea la centralità della formazione come leva di integrazione: "Crediamo fortemente che la competitività passi dalle persone - spiega ancora Musso - questi lavoratori, che arrivano con competenze già solide, si stanno integrando bene nei nostri team. Stanno imparando la lingua, la cultura aziendale e le regole di sicurezza. Non c’è distinzione tra chi è italiano e chi no: tutti lavorano con la stessa professionalità e dignità". Secondo l’ad di Irem, la sfida è comune a molte realtà italiane: "Il problema non è solo del Sud o del nostro settore - conclude Musso - ma di tutto il Paese. Se vogliamo davvero sostenere la crescita industriale, dobbiamo creare canali di ingresso più rapidi e strutturati per i lavoratori qualificati, senza rinunciare alla formazione e alla legalità. Il Decreto Cutro va nella giusta direzione: ora serve farlo funzionare con tempi certi e procedure più snelle".
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aizoOn ricerca applicata e impegno etico sostenibile
(Adnkronos) - aizoOn Technology & Consulting, società di tecnologia, consulenza e innovazione, celebra a Torino il ventesimo anniversario della sua fondazione. Nata nel 2005 con l'obiettivo di "integrare tecnologia, innovazione e talento umano," l'azienda è oggi un attore globale che opera in 17 paesi su 5 continenti. aizoOn, società di consulenza tecnologica indipendente, supporta la crescita e la trasformazione dei clienti in oltre 50 settori industriali, grazie a un organico specializzato che supera le 750 persone. Per gestire la complessità dei mercati, la struttura aziendale è stata organizzata in 7 innovation streams, 5 divisioni tecnologiche e 8 aree di mercato, con interventi che spaziano dai Servizi Consulenziali ai Programmi Ecosistemici e Prodotti. La strategia di aizoOn si distingue per un marcato impegno nella ricerca applicata e nella sostenibilità, specialmente nei settori critici. Questo focus si traduce in risultati concreti nel dominio R&D: l'azienda detiene 5 piattaforme tecnologiche proprietarie nell'ambito della cyber security e 9 brevetti su tematiche di Intelligenza Artificiale applicati a diversi domini, inclusa la salute. A questi si aggiungono 19 progetti di ricerca applicata e 55 pubblicazioni scientifiche. Le celebrazioni ufficiali si terranno venerdì 17 ottobre 2025 a Torino, presso la sontuosa Reggia di Venaria, un evento esclusivo destinato a radunare la comunità aizoOn e i diversi stakeholder. L'occasione servirà per ribadire la visione futura e il ruolo dell'azienda come partner strategico nei domini tecnologici chiave.
Silvana Candeloro, CEO e Founder di aizoOn, ha sintetizzato la traiettoria e i valori aziendali, ponendo l'accento sul rigore e sulla comunità: "La determinazione e la competenza professionale e di business ci hanno consentito di contribuire allo sviluppo tecnologico, economico e sociale, e di accompagnare e supportare i nostri clienti." La CEO ha sottolineato l'identità dell'azienda come "una comunità nelle comunità," esprimendo orgoglio per i risultati raggiunti ed evidenziando l'importanza di un approccio etico: "siamo orgogliosi del nostro lavoro e di quanto produciamo ogni giorno, consapevoli dell’importanza di contribuire in modo sostenibile e etico al futuro apportando competenze di tecnologia e innovazione."
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Lavoro, Eurispes: in Italia 20mila dipendenti per oltre 600 centri impiego
(Adnkronos) - L’Intelligenza artificiale può allargare le maglie di un tessuto sociale già debole, dividendo la popolazione in due profili sociali distinti: da un lato, coloro che avranno la possibilità di assicurarsi gli skill giusti per navigare nel mercato del lavoro; dall’altro, un segmento di popolazione incapace di orientarsi in un mondo sempre più complesso. E' soprattutto di questi ultimi che si occupano i centri per l’impiego italiani: un apparato composto da oltre 600 sportelli su tutto il territorio e in cui lavorano circa 20.000 dipendenti. Eppure, il nostro Paese continua a essere, in Europa, tra gli ultimi in termini di spesa sui servizi per l’impiego: nel 2023 l’Italia vi ha dedicato lo 0,051% del Pil, contro la media dello 0,18 europea e lo 0,3 di Germania e Danimarca. Emerge dalla ricerca realizzata dall’Eurispes che ha indagato i mercati del lavoro regionali e la sfida posta dall’Intelligenza artificiale. Lo scopo dell’analisi è di accorciare le distanze del mismatch tra la domanda e l’offerta in un Paese dove coesistono zone di carenza di manodopera con ampie sacche di disoccupazione. Risulta pressoché impossibile anticipare la domanda di competenze che saranno richieste nei prossimi anni dal mondo delle imprese. Così come risulta difficile capire quali professioni si salveranno e quali scompariranno di fronte ai nuovi scenari ipotizzati soprattutto dall’uso massiccio dell’Ia. La spinta alla digitalizzazione provoca profonde trasformazioni dei processi organizzativi, delle competenze professionali e dei modelli di business. I principi fondamentali delle trasformazioni digitali possono essere raggruppati in quattro grandi categorie: la grande accessibilità delle informazioni; l’utilizzo dei dati sensibili, soprattutto ad uso e consumo del sistema delle imprese; la condivisione e diffusione delle idee attraverso i social network; la cooperazione reticolare tra le realtà organizzative. La grande accessibilità delle informazioni non ha portato fin qui alla sua democratizzazione, e qualche istituzione regionale può assumerle come un vincolo più che come un’opportunità. Il cambiamento sotteso alla digitalizzazione richiede la presenza di inedite competenze professionali. Le figure professionali in fieri venute alla luce sono tante, e i loro contorni sono tutt’altro che nitidi, molte di loro nascono e scompaiono con una certa facilità. Dato che gli algoritmi sono una questione che attiene più alla logica che alle materie Stem, le imprese tecnologiche hanno bisogno di umanisti, che si richiamino alla psicologia, sociologia, antropologia, ma soprattutto alla filosofia. Il nuovo scenario è descritto come un passaggio dalla società industriale del lavoro alla società reticolare delle attività, nella quale il lavoro è concepito ed esercitato come attività relazionale; in questo caso bisogna pensare, coordinare, comunicare, il resto lo faranno le macchine. Per questo le soft skill segneranno il mercato del lavoro. Le competenze tecnico-professionali assumono un’importanza minore nell’ambito delle attività svolte in un contesto organizzato. Al contrario, le competenze trasversali hanno più rilevanza sui più recenti modi di lavorare. Le competenze tecnico-informatiche rappresentano solo una parte dei requisiti richiesti dalle imprese, mentre la componente relazionale occupa un ruolo sempre più determinante. Lo scopo della ricerca condotta dall’Eurispes è di fornire un quadro generale della situazione attuale dei servizi per l’impiego italiani, oggetto di importanti riforme e investimenti negli ultimi anni. Per fare ciò sono stati intervistati operatori e dirigenti secondo la metodologia della ricerca sociale al fine di condurre un’analisi qualitativa. Le interviste realizzate con Natale Forlani, presidente dell’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (Inapp), e Tiziano Treu, ex-ministro del Lavoro hanno permesso ai ricercatori di elaborare una prima bozza delle potenzialità e delle problematiche esistenti a livello nazionale e di stilare una traccia di intervista, semi strutturata, per le singole Regioni. Sono state proposte in videochiamata agli intervistati 9 domande, ognuna delle quali corrispondente a un ambito tematico, alle quali hanno risposto le seguenti Regioni: Calabria, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Sardegna e Veneto. Secondo l’analisi qualitativa prescelta per elaborare i dati, sono stati ipotizzati tre modelli sintetici di comportamento per le strutture analizzate: modello di galleggiamento, un set, di agenzie regionali che cercano di barcamenarsi tra vincoli normativi imposti dal contesto generale, modello normativo/burocratico, un sistema che segue alla lettera le norme prescritte dagli organi sovraordinati, modello liberale/creativo che si discosta di più dal reticolo di norme dettate dal contesto culturale, si concede spazi di autonomia e sceglie strade creative. Attraverso la lettura critica del mercato del lavoro si può tracciare uno scenario che lascia emergere una nuova cultura delle soft skill, che richiede capacità creative, di comunicazione, di apprendimento e di attenzione alla qualità, non solo per chi ricopre profili manageriali. I dipendenti moderni hanno competenze tecniche più avanzate di un lavoratore del Novecento ma, allo stesso tempo, assimilabili a quest’ultimo per l’assoluta secondarietà delle competenze trasversali. L’esito di questo scenario è la riproposizione delle piramidi professionali all’interno delle quali ai lavoratori manuali si richiedono solo competenze tecniche, spesso ignorando quanto quelle soft siano importanti per mantenere aggiornate le prime, e ai secondi si richiede una lunga lista di competenze manageriali all’interno delle quali le abilità socio-relazioni rivestono un posto di tutto rispetto. Rileva la ricerca Eurispes. La stratificazione insita nella piramide professionale è in buona parte all’origine del mismatch tra la domanda e l’offerta di lavoro. Per ragioni storiche e culturali il lavoro è sempre meno un privilegio e sempre più una necessità. Aumenta la distanza tra le richieste delle imprese e le aspettative di chi è dentro il mercato. Esso non è più il 'central life interest', come recita la letteratura sociologica del secolo scorso. Da qui le grandi trasformazioni sociali, economiche e tecnologiche impongono di ricostruire la gerarchia dei valori e sospingono verso nuove prospettive di vita. Per rispondere alla crisi economica e sociale generata dalla pandemia, ricorda la ricerca Eurispes sui centri per l'impiego, nel 2021 il Governo avvia il programma Gol (Garanzia di occupabilità dei lavoratori), con un fondo di 4,4 miliardi e l’obiettivo di raggiungere 3 milioni di beneficiari entro il 2025. L’iniziativa si propone di riformare radicalmente le politiche attive del lavoro in Italia, facilitando l’inserimento e il reinserimento nel mercato del lavoro attraverso percorsi personalizzati di orientamento, aggiornamento (upskilling) e riqualificazione (reskilling). A distanza di tre anni, si osserva come il programma abbia inciso profondamente sull’operatività dei cpi in cui si è passati da un approccio passivo, basato sull’iscrizione volontaria, a uno proattivo, che prevede la convocazione diretta degli utenti, specialmente i percettori di sostegno al reddito. Sull’efficacia delle strategie di intervento si gioca una partita importante per i cpi e per il futuro del Paese: la priorità, oggi, è fornire forza-lavoro alle imprese che hanno difficoltà a reperire lavoratori e lavoratrici. Termini come 'servizio pubblico', 'sportello', 'profilo', 'competenze' e simili, sono in assoluto i più frequenti durante le interviste, a conferma della vocazione fortemente orientata ai bisogni degli utenti. Il cosiddetto mismatch è un punto focale in tutte le Regioni esaminate e le strategie per far fronte a questa crisi si dividono tra innovazione digitale e servizi sul territorio. Un’altra novità che ha contribuito ad avvicinare l’utenza allo sportello è la dichiarazione di immediata disponibilità (did), un documento diventato necessario per certificare lo stato di disoccupazione o ricevere sussidi, che spesso rappresenta il primo passo per portare l’utente dentro un cpi da dove inizia l’iter di profilazione. Analogamente allo spazio fisico, anche le piattaforme online sono diventate luoghi con una migliore user experience dove è possibile utilizzare alcuni servizi derivanti da tecnologia basata sulla gestione di Big Data o Ia. Alcuni sono già delle realtà consolidate, come i chatbot in Veneto, che fornisce informazioni tramite un’interfaccia familiare per l’utente, oppure la piattaforma OrientaCalabria, che consente di generare una lettera di presentazione utilizzando l’Ia dopo l’inserimento del proprio cv, e di personalizzarla in base all’annuncio di lavoro a cui si vuole rispondere. Altri servizi sono in via di sviluppo, come gli assistenti virtuali che si stanno sperimentando nel Lazio o in Sardegna. La digitalizzazione, i Big Data e l’Ia stanno portando anche a un efficientamento delle attività di back-office, come accade nelle Marche con l’utilizzo di Copilot o in Emilia Romagna con il progetto Amartya. Le applicazioni basate su Ia, laddove non sono già operative, fanno sempre parte dei progetti futuri in ogni Regione. Nelle interviste il termine 'Intelligenza artificiale' appare con la stessa frequenza delle altre parole-chiave più diffuse. La digitalizzazione ha dato un sostanziale contributo nella capacità di misurare le prestazioni dei centri per l'impiego. Rileva l'Eurispoes spiegando che "le attività di monitoraggio regionali fanno riferimento ai cosiddetti lep, livelli essenziali delle prestazionil che, benché non siano dei veri e propri indicatori, costituiscono il presupposto normativo e concettuale per condurre diversi tipi di analisi, stabilire obiettivi e confrontare l’efficienza tra i cpi di uno stesso ambito territoriale". Le Regioni, in particolare gli Osservatori, hanno applicato i principi dei lep in diversi ambiti: nella Regione Lazio, per esempio, è stato stabilito uno standard regionale dei primi cinque livelli essenziali, mentre in Veneto o Emilia-Romagna, per misurare l’efficienza dei propri presidi o delle iniziative sul territorio, si fa riferimento alla percentuale di persone collocate, o ricollocate, tra tutte quelle che hanno fatto domanda. Avere a disposizione dei dati pressoché in tempo reale, viene indicato come un beneficio anche per la comunicazione interna tra i diversi comparti dell’amministrazione, offrendo la possibilità di pianificare le attività basandosi su dati affidabili e sperimentando anche la produzione di cruscotti interattivi pubblicati nei siti ufficiali, come in Sardegna e Calabria. Non mancano, tuttavia, alcuni aspetti critici, come la scarsità di personale adeguatamente preparato a svolgere analisi dei dati. Quest’ultimo tema si incrocia con un quesito: se nuove assunzioni o corsi di formazione mirati possano migliorare l’efficienza organizzativa e l’efficacia delle azioni sul territorio e sull’utenza Esempi di collaborazione tra il mondo dei servizi pubblici per l’impiego (spi) e le università, o gli istituti di ricerca, rileva l'Eurispes, entrano sempre più frequentemente nello scenario del mercato del lavoro in tutta Europa e anche in Italia. Nonostante lo scambio tra questi due mondi sia riconosciuto come una pratica indispensabile per cercare di gestire la complessità degli scenari attuali, le collaborazioni sistematiche sono rare, la maggior parte dei rispondenti racconta di pratiche di scambio inesistenti o sporadiche. In merito al rapporto con le Università spiccano le Regioni Liguria ed Emilia Romagna: la prima ha attivato un master con l’Università di Genova destinato alla formazione dei funzionari, mentre l’Osservatorio è attivo nella collaborazione con tesisti e dottorandi della stessa Università; la seconda ha all’attivo collaborazioni con l’Università di Bologna con un progetto che mira a combinare diverse banche dati per misurare l’effetto delle misure adottate. L’Emilia Romagna è anche protagonista di un progetto innovativo che prende il nome di Amartya: si tratta di un algoritmo complesso che raccoglie i dati territoriali ed è in grado di analizzare e prevedere l’efficacia delle politiche del lavoro sul territorio. Diversamente, il rapporto con le imprese è molto intenso, sia in termini di affidamento dei servizi, tra cui le piattaforme informatiche, sia per quanto riguarda le partnership per la ricerca di personale. Dalla prospettiva degli spi il rapporto con le agenzie private è sostanzialmente di tipo collaborativo, per esempio alcune agenzie private eseguono una profilazione preventiva che poi servirà a inviare le persone nei diversi sportelli per inserirle in progetti di formazione. L’efficienza degli SPI si presenta come l’esito di un insieme di condizioni locali o, talvolta, frutto dell’iniziativa del singolo funzionario, subendo l’assenza di strutture normative e organizzative nazionali. La gestione regionalizzata dei centri per l'impiego offre la possibilità di adattare norme e prassi al contesto locale e aumentare l’efficienza delle risorse, ma presenta criticità in merito al divario operativo e alle prassi di scambio tra diverse Regioni che, allo stato attuale, non sono promosse da norme o istituzioni statali in modo sistematico. Lo rileva una ricerca di Eurispes, evidenziando come "altresì le parole 'scambio', 'condivisione' e simili sono tra le meno citate nelle interviste". Nello scenario intra-regionale spicca la condivisione di esperienze e pratiche che avviene attraverso il Sil, la piattaforma dedicata alla gestione delle pratiche inerenti alle politiche del lavoro. Un altro esempio sono le 'scrivanie virtuali', nate durante la pandemia e ancora in uso per incentivare lo scambio di esperienze tra i diversi cpi. In merito alla digitalizzazione, il 'Tavolo del riuso' ha permesso la condivisione, gratuita, di software open source a beneficio delle Regioni e che ha favorito la costituzione spontanea di una rete di costante collaborazione tra Emilia-Romagna, Province autonome di Trento e Bolzano, Liguria, Puglia e Calabria. Con l’avvio dell’ultima legislatura, il Ministero del Lavoro ha promosso Siisl, un progetto di unificazione digitale con la funzione di convogliare gli annunci di lavoro provenienti da tutta la Penisola e facilitare l’incontro tra domanda e offerta grazie all’utilizzo dell’Ia. Il Siisl (sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa) è la piattaforma, realizzata e gestita da Inps, che oltre a usare algoritmi basati su Ia per creare compatibilità tra annuncio e candidato, serve a uniformare il processo di raccolta dei dati proveniente dalle CO e a gestire le richieste di assegno di inclusione (Adi) e nuova Assicurazione sociale per l’impiego (Naspi). La questione dell’adattamento all’utenza è un punto cruciale nella corsa all’innovazione tecnologica. Tutte le Regioni, infatti, dichiarano di avere un’utenza per il 50% affetta da grave povertà educativa, incapace di interfacciarsi con il mondo digitale e quindi con piattaforme come il Siisl. Le Regioni, comunque, si dichiarano favorevoli a collaborare con il Ministero per l’implementazione della piattaforma affinché diventi uno strumento che impatti significativamente sul mercato del lavoro. Si ribadisce che l’innovazione tecnologica aiuta l’organizzazione degli spi dall’interno, ma la capacità di trovare un lavoro dell’utente medio è fortemente legata ai rapporti con gli operatori. Nonostante un evidente miglioramento nella capacità di collocare le persone disoccupate il mondo dei servizi per l'impiego si ritrova a dover recuperare il pregiudizio diffuso che lo vede come un’istituzione lenta, farraginosa e poco capace di trovare un lavoro a chi non ce l’ha.Rileva Eurispes nella ricerca, in cui si spiega che "se è vero, come dicono i rispondenti, che la percentuale di persone che trovano un lavoro attraverso i centri per l'impiego sia inferiore al 20% sul totale degli occupati, è altrettanto vero che la capacità di collocare un disoccupato che entra in un cpi arriva fino all’80%". In merito alla comunicazione digitale, tutte le Regioni hanno del personale che gestisce i canali social, inviano sistematicamente delle newsletter, e hanno investito nella semplificazione dell’esperienza attivando dei chatbot che rendono agevole la ricerca di informazioni e orientano l’utente all’interno del sito, oppure creando una vera e propria app gemella del sito ufficiale. Analogamente, molti investimenti e iniziative riguardano le campagne informative sul territorio. Le Regioni si sono efficacemente e creativamente organizzate per raggiungere il proprio target, si possono trovare stand dei cpi nelle fiere, nelle università e nei grandi eventi, così come abbondano gli incontri nelle scuole superiori. Circa il 50% degli utenti che entra in un cpi non è in grado di orientarsi con gli strumenti digitali e ciò è un dato che consolida la centralità del rapporto umano. Il 'posto fisso' è una realtà che non solo sta scomparendo dall’orizzonte delle possibilità dei giovani italiani, ma che sta diventando un’opzione sempre meno appetibile. Lo si legge nella ricerca Eurispes. Il lavoro diventa sempre di più un mezzo di mero sostentamento piuttosto che un pilastro identitario, e questo avviene anche perché, per molte persone, oggi un solo lavoro non basta e spesso è anche precario in termini di stabilità temporale, nonché poco remunerativo. Questo vale soprattutto per la maggior parte degli utenti che si rivolgono ai centri per l'impiego e che, come è stato riferito nel corso delle interviste, a volte considerano lo sportello come 'ultima spiaggia'. Non è un caso se nel mondo degli servizi per l'impiego si dedichi sempre più tempo alla formazione e il concetto di occupazione lasci sempre più spazio a quello di occupabilità.
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realme e Ricoh Imaging siglano una partnership strategica per il comparto fotografico
(Adnkronos) - realme ha ufficializzato, per mezzo di una nota, una partnership strategica con Ricoh Imaging Company LTD. L'alleanza, il cui debutto pubblico è previsto per il 14 ottobre a Pechino, celebra quattro anni di co- progettazione e mira a stabilire un nuovo standard nell'imaging mobile con il primo prodotto congiunto: il realme GT 8 Pro. Questa collaborazione si posiziona come una delle più significative nel settore, focalizzata sull'integrazione dell'eredità fotografica tradizionale nel mondo mobile. La partnership nasce da una visione comune sulle criticità percepite dagli utenti nella fotografia mobile, in particolare tra i giovani. realme ha identificato due problemi principali: l'omologazione dell'hardware tra i brand concorrenti e la presenza di algoritmi di elaborazione troppo invasivi che compromettono l'autenticità degli scatti.
Chase Xu, Vicepresidente e CMO di realme, ha sintetizzato questo desiderio di rinnovamento: "Gli utenti stanno perdendo interesse per le foto visivamente 'perfette'. C'è un desiderio crescente di esprimere la propria identità visiva, più che di aderire a uno stile standardizzato". L'obiettivo è rievocare lo spirito della serie RICOH GR, da sempre considerata "un'icona della street photography" per la sua qualità, portabilità e reattività. Anche Kazunobu Saiki, General Manager della Camera Business Division di RICOH IMAGING, ha sottolineato l'allineamento culturale: "Ricoh Imaging e realme condividono una base di utenti giovani e creativi. La nostra collaborazione non punta solo all'innovazione tecnologica, ma anche a creare una cultura capace di ispirare una nuova generazione a riscoprire la street photography e la bellezza della vita quotidiana". Il realme GT 8 Pro, frutto della collaborazione approfondita tra i team R&D, promette di offrire un'esperienza fotografica senza precedenti. Le innovazioni riguardano l'ottica, gli algoritmi cromatici, le tonalità d'immagine e, in particolare, l'interfaccia utente, che è stata personalizzata per richiamare l'esperienza d'uso delle fotocamere GR. Il dispositivo fonde i 30 anni di tradizione RICOH GR — inclusa la celebre estetica "ispirata alla pellicola e cinque profili colore iconici" — con l'esperienza di realme nel mobile imaging. La sinergia punta a garantire che ogni scatto trasmetta "atmosfera, emozione e autenticità", allontanandosi dalla logica delle sole specifiche tecniche. La campagna: "Snap By No Rules".
Xu di realme ha spiegato il concetto come "un modo giovane e spontaneo di fare foto. Non si aspetta il momento perfetto, non si cerca lo scatto perfetto: si preme il pulsante e si cattura l'attimo - Snap by No Rules". L'intenzione è chiara: promuovere la snapshot photography rendendola accessibile a tutti, come confermato da Saiki: "Grazie al GT 8 Pro, ci auguriamo che questa collaborazione porti anche chi solitamente non utilizza una fotocamera a vivere l'esperienza della snapshot photography". Maggiori dettagli su questa partnership e sul realme GT 8 Pro saranno svelati il 14 ottobre in occasione della presentazione ufficiale.
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Patologie emorragiche congenite, a Roma congresso Aice
(Adnkronos) - Manca poco all'apertura del Congresso nazionale dell'Associazione italiana centri emofilia (Aice), in programma a Roma dal 16 al 18 ottobre. Un appuntamento che rappresenta un punto di riferimento per la comunità scientifica italiana impegnata nella cura e nella ricerca sulle malattie emorragiche congenite. "Questo congresso rappresenta un momento di confronto tra professionisti per condividere esperienze cliniche e promuovere standard di cura sempre più omogenei e personalizzati", afferma Rita Carlotta Santoro, presidente del congresso. L'edizione di quest'anno - spiega una nota - si colloca in una fase di forte evoluzione per la comunità ematologica italiana. Un numero crescente di centri ha intrapreso la strada della terapia genica, una frontiera che sta ridefinendo il panorama terapeutico per molti pazienti. Parallelamente, nuove molecole si affacciano sul mercato, offrendo strumenti sempre più specifici e mirati per affrontare le diverse sfaccettature dell'emofilia e delle altre patologie emorragiche. Il programma riflette questa dinamicità e offrirà sessioni dedicate sia alle strategie terapeutiche innovative sia alle loro implicazioni pratiche: dalla selezione dei pazienti alla gestione degli effetti collaterali, fino all'ottimizzazione dei percorsi di cura. Ampio spazio sarà inoltre dedicato ai gruppi di lavoro Aice, momento cruciale di confronto per sviluppare nuove idee e progetti, valorizzando il contributo delle giovani professionalità e di tutte le figure che operano nei centri. Le sessioni scientifiche e gli incontri con i soci sostenitori offriranno un aggiornamento puntuale sulle tematiche di maggiore interesse clinico e terapeutico, favorendo dibattiti aperti e riflessioni condivise che rafforzeranno il dialogo e la collaborazione tra tutti i partecipanti. Il congresso rappresenta un'occasione di crescita e coesione per la comunità scientifica nazionale, impegnata a migliorare la qualità dell'assistenza e della vita delle persone con emofilia.
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Raccolta rifiuti, accordo Gruppo Cap e Amga per acquisire 20% Ala
(Adnkronos) - Dopo il via libera dell'assemblea dei soci di Cap, il 3 ottobre, e di Amga, il 7 ottobre, si è concretizzato oggi, con la ratifica ufficiale, l’ingresso di Gruppo Cap in Aemme Linea Ambiente (Ala), alla presenza del presidente Yuri Santagostino e del presidente di Amga, Pierluigi Arrara. L'operazione prevede una quota iniziale del 20%, destinata a crescere fino al 40% entro tre anni attraverso un aumento di capitale legato al raggiungimento del 70% dei target di fatturato previsti dal piano industriale. L’operazione rappresenta un passo concreto nella realizzazione della strategia condivisa dalle due società: dare vita a un soggetto aggregatore di società attive nell’igiene urbana diventando il player di riferimento del settore nell’area Nord-Ovest di Milano, migliorando l’efficienza operativa, la sostenibilità ambientale e la qualità dei servizi offerti ai cittadini. Ala serve attualmente 19 comuni per un totale di 299.512 abitanti e un fatturato di 46.188.646 euro. Questo ingresso consolida il posizionamento di Gruppo Cap come green utility, capace di integrare idrico, rifiuti ed energia in un unico modello industriale. Dopo aver aumentato il numero degli impianti gestiti con il revamping dei depuratori tramite Cap Evolution, con gli interventi sul termovalorizzatore di Busto Arsizio attraverso Neutalia e con il nuovo impianto di trattamento fanghi di Sesto San Giovanni grazie a Zeroc, il Gruppo completa il percorso entrando, con Ala, nel mondo della raccolta dei rifiuti. Un tassello fondamentale per chiudere il cerchio dell’economia circolare e sviluppare sinergie industriali a supporto dei territori e delle comunità locali. Quest'operazione, condivisa dai soci e perfettamente in linea con gli sviluppi industriali e strategici del Gruppo Amga, contribuirà non solo all’industrializzazione dei processi, ma anche ad una significativa crescita e consolidamento sul territorio. Grazie ai 25 anni di esperienza nel settore dell’Igiene urbana da parte della sua controllata, Ala, il Gruppo Amga, che si riconferma partner strategico dei Comuni, è stato scelto da Cap per quest’alleanza industriale, a riprova della sua affidabilità operativa e della condivisa capacità di raggiungere obiettivi ambiziosi, sempre nell’ottica del servizio alla comunità. Dal punto di vista economico-finanziario, l’acquisizione conferma la progressiva diversificazione del Gruppo. Se oggi i ricavi derivano in larga parte dal servizio idrico, entro il 2030 le attività delle società partecipate arriveranno a rappresentare quasi un terzo del totale, con una crescita dell’86% rispetto al 2025. Una traiettoria che evidenzia come la strategia di Cap punti a rafforzare il ruolo di green utility integrata, capace di coniugare la stabilità e l’affidabilità del core business idrico con lo sviluppo di settori complementari ad alto potenziale, come trattamento rifiuti, bioenergia ed economia circolare. "Con questa acquisizione -spiega dichiara il presidente di Gruppo Cap, Yuri Santagostino- compiamo un passo decisivo verso la costruzione di un modello industriale integrato, capace di unire la gestione del servizio idrico con quella dell’igiene urbana, in un’ottica di economia circolare e sostenibilità ambientale. L’ingresso in Ala ci consente di valorizzare le sinergie tra i due settori, riducendo costi e frammentazione e migliorando la qualità dei servizi per i cittadini. È una scelta che rafforza la vocazione pubblica di Gruppo Cap e la nostra volontà di essere protagonisti della transizione ecologica nel territorio metropolitano di Milano". "La firma di oggi -commenta il presidente di Amga, Pierluigi Arrara- non sancisce solo la vendita di quote societarie di Ala, ma formalizza l'alleanza tra due partner solidi e qualificati, per un progetto industriale che rivoluzionerà il mondo dell'igiene urbana nel Nord Ovest milanese e che guarda al futuro dei servizi pubblici, in un'ottica di efficienza e innovazione. Oggi non sottoscriviamo un'operazione per diventare semplicemente più grandi, ma anche e soprattutto per migliorare la qualità e l’efficienza dei servizi che eroghiamo ai cittadini, traducendo nel concreto quel concetto di economia circolare dal quale non si può prescindere per uno sviluppo sostenibile".
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