Doc Pharma, equivalenti Made in Italy e sostenibilità Ssn: l'azienda celebra 30 anni
(Adnkronos) - Rendere le cure più accessibili, contribuire alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e valorizzare una filiera farmaceutica di qualità, fortemente radicata in Italia e in Europa. Sono i temi al centro dell'evento istituzionale con cui Doc Pharma ha celebrato, oggi a Roma, i 30 anni dalla fondazione, ripercorrendo una storia nata insieme allo sviluppo del farmaco equivalente in Italia e guardando alle sfide future del sistema salute. Nata nel 1996, negli stessi anni in cui il farmaco equivalente muoveva i primi passi nel nostro Paese, Doc Pharma ha accompagnato l'evoluzione di un mercato che ha progressivamente assunto un ruolo centrale per il Ssn, sottolinea l'azienda in una nota. "In questi trent'anni il farmaco equivalente ha dimostrato di essere una leva fondamentale per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale - sottolinea Riccardo Zagaria, Ceo Doc Pharma - Non parliamo soltanto di un tema di prezzo, ma della possibilità concreta di garantire a più cittadini l'accesso a farmaci di qualità, sicuri ed efficaci, liberando al tempo stesso risorse per l’innovazione e per la presa in carico dei nuovi bisogni di salute. Doc Pharma ha contribuito a far crescere nel Paese una cultura sul farmaco equivalente fondata su fiducia, responsabilità e qualità, fino a rappresentare oggi un modello d'eccellenza del Made in Italy farmaceutico". Il tema dell'accesso ai farmaci - evidenzia il gruppo - assume oggi un valore più rilevante in uno scenario segnato dall'invecchiamento della popolazione, dall'aumento delle cronicità e dalla necessità di garantire continuità terapeutica in un contesto di risorse finite. In questo quadro, il farmaco equivalente rappresenta uno degli strumenti più efficaci per tenere insieme qualità della cura e sostenibilità economica. Il suo contributo non si esaurisce nel prezzo più contenuto, ma riguarda la capacità di rendere più ampio e stabile l'accesso alle terapie, generando benefici per pazienti, professionisti sanitari e sistema pubblico. La qualità del farmaco equivalente passa anche dalla solidità della filiera. Per Doc Pharma questo significa affidarsi a una rete produttiva fortemente radicata in Italia ed Europa: il 70% della fornitura proviene da 48 siti produttivi italiani, il 28% da 61 siti produttivi europei e solo il 2% da 11 siti extra-europei. Un modello che valorizza il Made in Italy farmaceutico e la prossimità produttiva europea, elementi sempre più centrali per garantire qualità, sicurezza degli approvvigionamenti e continuità terapeutica sul territorio nazionale. In questi trent'anni Doc Pharma "è cresciuta fino a diventare una delle realtà di riferimento del farmaco equivalente in Italia - si legge nella nota - Nel 2025 l'azienda ha registrato un fatturato di 350 milioni di euro ed è indicata come seconda azienda per fatturato nel mercato dei farmaci equivalenti in Italia e quinta azienda nel retail Italia. Il portafoglio resta fortemente legato alla storia dell'azienda: il 70% è composto da farmaci equivalenti, mentre il restante 30% riguarda prodotti branded e Otc. Una ripartizione che conferma il peso centrale degli equivalenti, ma racconta anche una fase di progressiva evoluzione verso un perimetro più ampio nel mercato della salute". Negli ultimi anni il gruppo ha avviato una nuova fase di sviluppo, accompagnata dal passaggio da Doc Generici a Doc Pharma. Il cambio di identità - chiarisce l'azienda - non segna un allontanamento dal farmaco equivalente, che resta il cuore della storia aziendale, ma l'ampliamento di una cultura dell'accesso maturata in trent'anni di attività. La stessa logica che ha guidato la crescita nei farmaci equivalenti orienta oggi lo sviluppo in nuove aree terapeutiche, nei prodotti branded e Otc, con l'obiettivo di rispondere a bisogni di salute sempre più articolati e di rafforzare il contributo dell’azienda al sistema sanitario. "Oggi il tema della filiera è centrale - afferma Zagaria - Poter contare su una rete produttiva fortemente radicata in Italia ed Europa significa rafforzare qualità, continuità terapeutica e sicurezza degli approvvigionamenti. Il passaggio da Doc Generici a Doc Pharma racconta proprio questa evoluzione: il farmaco equivalente resta il cuore della nostra identità, ma quella stessa cultura dell'accesso ci guida oggi verso un perimetro più ampio, con l'obiettivo di continuare a generare valore per i pazienti, i professionisti sanitari e l'intero sistema salute". I 30 anni rappresentano quindi non solo un anniversario, ma l'avvio di una nuova fase. Doc Pharma guarda al futuro con l'obiettivo di rafforzare il proprio ruolo come piattaforma farmaceutica italiana capace di coniugare la solidità maturata nel farmaco equivalente con nuove competenze, nuove aree terapeutiche e una presenza sempre più ampia nel sistema salute. La direzione - conclude la nota - resta quella che ha accompagnato l'azienda fin dalla nascita: rendere l'accesso alla salute un valore concreto e sostenibile, contribuendo alla qualità delle cure, alla continuità terapeutica e alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.
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Ebola, Vaia: "Non si rincorra allarmismo e gli spari ad alzo zero"
(Adnkronos) - "Avevamo detto di mantenere la calma perché i casi sospetti", le due persone rientrate dall'Uganda e trasferite al Sacco di Milano, "potevano essere contagi di un altro patogeno e non Ebola. E così è stato. Basta l'inutile allarmismo, la comunicazione sia corretta e non rincorra gli spari ad alzo zero'". Così all'Adnkronos Salute Francesco Vaia, componente dell'Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, già direttore dell'Inmi Spallanzani di Roma e direttore della Prevenzione del ministero della Salute, che era stato cauto dopo i primi allarmi sulle due persone con sintomatologia febbrile, arrivate dall'Uganda, e poi trasferite nell'ospedale milanese.
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Ebola, "l'epidemia non è sotto controllo". L'allarme e la strategia per 'domare' il virus con Ia e vaccini
(Adnkronos) - L'epidemia di Ebola in Africa centrale porta in primo piano l'uso di nuovi strumenti digitali nel campo della prevenzione e dell'epidemiologia: uno su tutti è l'intelligenza artificiale. "Oggi l'intelligenza artificiale (Ia) è principalmente presentata come uno strumento predittivo. Tuttavia, la sola previsione non colma il divario cognitivo se le istituzioni rimangono incapaci di sintetizzare operativamente la realtà in rapida evoluzione. Un'applicazione più rilevante dell'Ia potrebbe essere quella di un'infrastruttura cognitiva in tempo reale: sistemi in grado di integrare continuamente flussi di sorveglianza eterogenei (sequenze genomiche, referti sanitari, indicatori di mobilità, social media, sistemi di allerta transfrontalieri), ricostruendo una rappresentazione operativa coerente in condizioni di incertezza. Tali sistemi non sostituirebbero gli epidemiologi, ma ne amplierebbero la consapevolezza della situazione. L'attuale epidemia dimostra questa necessità". E' l'analisi è firmata da: Francesco Branda e Massimo Ciccozzi dell'università Campus Bio-Medico di Roma; Fabio Scarpa e Giancarlo Ceccarelli dell'università di Sassari; Mohamed Mustaf Ahmed, Simad University di Mogadiscio (Somalia); Zhinya Kawa Othman, Chulalongkorn University di Bangkok; Ntuli A. Kapologwe, università Sapienza di Roma. L'approfondimento è stato inviato a 'The Lancet Global Health' "Quando il 15 maggio è stato effettuato il sequenziamento che ha confermato il Bundibugyo ebolavirus (Bdbv), l'epidemia si era già riorganizzata attraverso molteplici reti di mobilità e in modi che nessuna singola istituzione poteva monitorare in tempo reale - avvertono gli autori - L'epidemia di Marburg del 2024 in Ruanda offre un esempio complementare. Nonostante le risorse limitate, il Ruanda è riuscito a implementare sistemi di sorveglianza coordinati, individuazione precoce e rapida condivisione dei dati per contenere un agente patogeno altamente letale. Questa esperienza dimostra che gli investimenti strategici, anche in contesti con risorse limitate, possono mitigare significativamente l'impatto di un'epidemia. La sfida principale - chiosano - non consiste semplicemente nell'accelerare lo sviluppo di vaccini e terapie contro gli ebolavirus non Zaire, sebbene ciò rimanga essenziale. Risiede altrettanto nella costruzione di strutture istituzionali capaci di fare una sintesi operativa in tempo reale, sistemi in grado di ricostruire la realtà epidemica in evoluzione più rapidamente di quanto fanno le epidemie che sono in grado di 'riorganizzarsi' attraverso reti di mobilità, sfruttando i conflitti frequenti e la disgregazione sociale. La preparazione deve quindi evolversi verso la comprensione prima di poter diventare contenimento". "Non è un'epidemia sotto controllo - spiega all'Adnkronos Salute Ciccozzi - perché ci sono continue guerre, perché la popolazione è affamata, perché gli aiuti umanitari sono non sufficienti. E' probabile che l'epidemia possa andare oltre i confini dell'Uganda e della Repubblica democratica del Congo. Cosa fare? E' urgente l'uso di test molecolari rapidi per capire se una persona è in fase di incubazione del virus - che dura dai 2 ai 10 giorni - perché la sintomatologia è simile all'influenza e alla malaria e questo può ingannare. Poi serve l'azione del cordone sanitario e rintracciare il prima possibile i contatti del positivo. Il ceppo di Ebola responsabile dell'epidemia è il Bundibugyo, per il quale non sono disponibili vaccini o trattamenti. L'Oms sta collaborando con i responsabili di altre agenzie per accelerare trial su vaccini candidabili, su possibili trattamenti e su specifici test diagnostici in fase di sviluppo".
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Nuova ricetta elettronica, AssoSoftware: "Dalla carta al digitale ma senza regia unica"
(Adnkronos) - La dematerializzazione della ricetta medica è uno dei passaggi più concreti della sanità digitale italiana. Dal 2025 l'obbligo di prescrizione elettronica riguarda tutte le ricette, comprese quelle bianche, cioè a carico del cittadino. "Non si tratta solo di sostituire un foglio di carta con un codice digitale: l'obiettivo è rafforzare il monitoraggio dell'appropriatezza prescrittiva, alimentare il Fascicolo sanitario elettronico e rendere leggibile la catena che collega medico, paziente, farmacia e sistema sanitario. Il passo in avanti è importante, ma l'attuazione mostra ancora una volta la distanza tra norma nazionale e applicazione nei territori. Il nodo è l'ultimo miglio. In sanità sono le Regioni a gestire il collegamento operativo con pazienti, medici, farmacie e strutture sanitarie, spesso attraverso infrastrutture proprie, procedure diverse e standard non omogenei. Questo obbliga operatori e software house ad adattarsi a modalità di accesso e funzionamento che cambiano da Regione a Regione". A fare il punto è AssoSoftware, l'associazione nazionale che rappresenta e tutela gli interessi di aziende che realizzano software applicativo-gestionale. "Il caso della ricetta bianca elettronica è emblematico. La cornice normativa è nazionale, ma l'applicazione passa attraverso una pluralità di soggetti: Sistema tessera sanitaria, Fascicolo sanitario elettronico, Regioni, aziende sanitarie, Ordini professionali, farmacie, medici di medicina generale, specialisti privati, strutture sanitarie e amministrazioni centrali. In questo intreccio - avverte l'associazione - restano colli di bottiglia: l'abilitazione degli specialisti privati al Sistema tessera sanitaria, la gestione delle anagrafiche, l'allineamento tra piattaforme regionali e nazionali, il coordinamento delle procedure operative. Il risultato è che un obbligo pensato per essere uniforme rischia di generare percorsi applicativi differenti, aumentando la complessità per chi deve sviluppare, integrare e usare i sistemi informatici. A questa frammentazione - rileva AssoSoftware - si aggiunge una resistenza culturale ancora forte. Una parte delle categorie professionali tende a percepire le innovazioni informatiche come nuovi adempimenti burocratici, più che come strumenti di semplificazione. E' una reazione comprensibile, ma non condivisibile, anche se il decisore pubblico deve tenerne conto quando implementa le norme e puntare sull'efficacia: se ben progettati, i software possono automatizzare attività ripetitive, ridurre gli errori, semplificare le procedure, far risparmiare tempo agli operatori e migliorare la qualità dei dati disponibili per il sistema pubblico. E dunque convincere anche i più reticenti". "C'è poi un tema di sicurezza. Le ricette bianche cartacee sono più esposte a falsificazioni e abusi, soprattutto quando riguardano farmaci delicati come benzodiazepine, psicostimolanti, analgesici oppioidi e sostanze psicotrope. La dematerializzazione diventa quindi anche uno strumento di prevenzione, perché consente controlli più efficaci e riduce le zone grigie - rimarca AssoSoftware - Per andare avanti servono dunque standard comuni, maggiore interoperabilità, procedure uniformi, una governance nazionale capace di coordinare il lavoro delle Regioni e un coinvolgimento reale degli operatori sanitari. La ricetta elettronica non è un dettaglio amministrativo: è una prova di maturità per l'intera sanità digitale italiana".
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Rifiuti, Sabo adotta Digital Offsetting Passport di Omnisyst
(Adnkronos) - La gestione dei residui industriali evolve verso nuovi standard di tracciabilità, trasparenza ed efficienza. Sabo, azienda chimica con una storia industriale che affonda le radici negli anni Trenta a Levate, in provincia di Bergamo, e oggi attiva a livello internazionale nella produzione di additivi e intermedi per l'industria della plastica, ha adottato il Digital Offsetting Passport (Dop) sviluppato da Omnisyst, diventando la prima realtà industriale a utilizzare tale sistema di compensazione delle emissioni CO2e dei rifiuti con certificazione digitale notarizzata su blockchain. Il Dop - spiega una nota - introduce un nuovo modello di validazione ambientale: ogni passaporto digitale collega in modo univoco il calcolo delle emissioni generate dalle attività di trasporto e trattamento dei residui, i crediti di carbonio utilizzati e i relativi serial number, certificandone il ritiro effettivo ed eliminando il rischio di double counting. Tutti i dati sono trascritti su The Nest Chain, l'infrastruttura blockchain dedicata alla sostenibilità e all'economia circolare. La notarizzazione su blockchain rende le informazioni immutabili, verificabili e audit-ready, rafforzando la trasparenza delle dichiarazioni ambientali in linea con l'evoluzione del quadro normativo europeo e, in particolare, con la Direttiva (Ue) 2024/825 sull'empowerment dei consumatori per la transizione verde. Nel 2025 le attività ambientali generate dallo stabilimento di Levate hanno prodotto circa 850 tonnellate di CO2e, integralmente compensate attraverso crediti Vcs - Verified Carbon Standard ritirati sul registro internazionale Verra e certificati tramite Digital Offsetting Passport. L'adozione del Dop si inserisce in un percorso di razionalizzazione industriale avviato nel 2021 con Omnisyst per la gestione end-to-end dei flussi ambientali dello stabilimento. Il progetto ha interessato digitalizzazione dei processi, multisourcing e ottimizzazione tecnica dei destini, costruendo un modello operativo basato su una rete diversificata di impianti e logistiche in grado di garantire continuità operativa e ridurre la dipendenza da singoli fornitori. “Il percorso sviluppato da Sabo con la collaborazione di Omnisyst rappresenta un modello evoluto di gestione dei residui industriali, capace di integrare efficienza operativa, controllo economico e affidabilità delle informazioni Esg. In un contesto in cui trasparenza, verificabilità dei dati e responsabilità delle comunicazioni ambientali assumono un ruolo sempre più centrale, la gestione dei residui si conferma una leva strategica per competitività industriale e sostenibilità”, afferma Andrea Pezzoli, Operations Director di Sabo. “In quattro anni con Sabo abbiamo costruito un modello di gestione data-driven, in cui ogni decisione operativa poggia su un dato misurato. Il Digital Offsetting Passport è la naturale evoluzione di questo lavoro: quando il dato sui flussi è solido, certificarne e compensarne l'impatto diventa il passo successivo. È lo stesso percorso che apriremo a tutti i nostri clienti in Total Relax, che ricevono il Digital Offsetting Passport come parte integrante del servizio, senza costi aggiuntivi”, spiega Leonardo Cimmarrusti, Account Manager di Omnisyst.
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Awed, Camihawke e Gabriele Vagnato al Creators Fest del WMF
(Adnkronos) - I talenti della content creation si danno appuntamento al WMF – We Make Future, Il Più Grande Evento sull'Innovazione Digitale, l'Intelligenza Artificiale e la Tecnologia, in programma dal 24 al 26 giugno presso BolognaFiere. Durante la tre giorni, il Creators Fest torna come uno degli appuntamenti centrali della manifestazione, riunendo creator, community, talent agency e professionisti del settore digital in un unico grande spazio dedicato alla Creator Economy. Tra i talent confermati per questa edizione anche Camihawke, Awed, Gabriele Vagnato, Guglielmo Scilla e Filippo Caccamo. L’edizione 2026 del Creators Fest vede tra i partner Chimera Agency, Talia Media, Wonty Media, Doom Entertainment. "Il Creators Fest nasce con l’obiettivo di valorizzare la Creator Economy come uno dei motori più rilevanti della trasformazione digitale e culturale in atto", afferma Cosmano Lombardo, founder e ceo di Search On Media Group e ideatore del WMF. I creator rappresentano "una forma di impresa creativa, capace di generare innovazione, dialogo e impatto concreto su società, mercati e modelli di comunicazione". Il WMF vuole essere il luogo in cui "queste energie si incontrano, si contaminano e si trasformano in opportunità di crescita condivisa". In questo contesto, il Creators Fest rappresenta un’occasione per approfondire anche le nuove sfide normative della Creator Economy: la recente delibera Agcom evidenzia infatti come trasparenza, contratti strutturati e responsabilità condivise tra creator, agenzie e brand siano diventati elementi centrali per un settore in continua crescita, che in Italia punta a raggiungere i 550 milioni di euro entro il 2026. Mainstage: i creator protagonisti della scena digitale Il Mainstage sarà anche quest’anno il palco in cui si incontreranno ospiti del settore per discutere della Creator Economy, con la partecipazione di alcuni tra i creator più amati. Sul palco porteranno esperienze personali e riflessioni sull’evoluzione dei linguaggi digitali, sul rapporto con le community online e sulle trasformazioni dell’intrattenimento contemporaneo. Nella prima giornata del WMF, accanto a Cosmano Lombardo, Founder e ceo di Search On Media Group e ideatore del WMF, a co condurre il palco principale ci sarà Guglielmo Scilla, tra i pionieri di YouTube in Italia e volto simbolo delle prime generazioni di creator digitali. Il terzo giorno, invece, il ruolo di co-host sarà affidato a Gabriele Vagnato, creator che ha saputo trasformare il digitale nel punto di partenza di una carriera sempre più trasversale tra web e televisione. Atteso sul Mainstage anche Filippo Caccamo, protagonista di un intervento dedicato alla comicità e alla narrazione online, in continuità con il percorso che lo ha reso uno dei creator più riconoscibili del panorama italiano Sempre sul palco principale, il 26 giugno sono in programma alcuni degli ospiti più attesi. Camihawke porterà una riflessione sul rapporto tra identità digitale, rappresentazione personale e costruzione dell’autenticità online. Awed condividerà una panoramica dei cambiamenti che stanno ridefinendo il ruolo dei creator tra piattaforme, format e community. Sul palco anche Pierluca Mariti, in arte Piuttosto Che, con un intervento dedicato all’uso della comicità come strumento per affrontare temi culturali e sociali legati alla comunicazione contemporanea. Content Creator Stage: formazione e nuovi linguaggi dei social media Dopo aver coinvolto oltre 150 creator nella scorsa edizione, nel 2026 il Creators Fest torna con un programma più ampio e articolato, dedicato al mondo della content creation. Al suo interno anche il Premium stage Content Creators, dedicato ai nuovi linguaggi dei social media e all’evoluzione della comunicazione online, con un programma che alterna interviste, speech e panel con ospiti e professionisti del settore, approfondendo temi come storytelling, monetizzazione, innovazione dei contenuti e sviluppo delle community digitali. Tra gli speech in programma, Rey Sciutto porta l’intervento dal titolo 'È Arte!', un racconto che unisce content creation e divulgazione artistica, mentre Monica Calcagni affronta il tema della salute sessuale nei social media con l’intervento 'La salute sessuale non è un trend: divulgazione, tabù e responsabilità nei nuovi media'. Nadia Lauricella, content creator e Alfiere della Repubblica, con 'Trasformare i limiti in forza' condivide invece un percorso personale di empowerment e rappresentazione online. Sul fronte della riflessione sul digitale e sull’Ia, Federico Vezza propone 'Come rubo il lavoro all’Ia – Lo speech più inutile della giornata', mentre Gaia Contu condivide una riflessione sul rapporto tra piattaforme, tecnologia e informazione con 'Dentro l’algoritmo – l’illusione della neutralità'. Molti gli interventi dei creator di Chimera Agency, protagonisti di diversi panel corali che raccontano il lavoro creativo come esperienza collettiva. In 'Far ridere è una cosa seria', Filippo Caccamo, Giada Parisi, Francesco Migliazza, Mario Caruso ed Edoardo Righini riflettono sul ruolo della comicità nei social media e sui nuovi linguaggi dell’intrattenimento online. Il panel “Dalla hit al feed: la musica nell’era dei social”, con Stefano Maiolica, Martina Di Florio e Piero Panebianco, approfondisce invece il rapporto tra musica, creator economy e piattaforme digitali. Con 'La creatività non è ispirazione: è sistema', Bianca Iannucci, Edoardo Nave, Nik Contucci e Stefano Maiolica raccontano i processi e le strategie dietro la produzione di contenuti, mentre 'Nessuno sa davvero cosa sta facendo (ed è normale)' riunisce Camilla Clemente, Martina Guidotti, Nicole Giacobazzi e ancora Stefano Maiolica in una conversazione più spontanea e generazionale sul lavoro creativo online. Attesi sul palco anche numerosi creator di Wonty Media, tra cui Ludovica Di Donato, Michele Basile, Beatrice Rigillo e Giusy Tiso, in arte Malita Choul: artisti e creator che racconteranno il proprio percorso di crescita tra palco, musica e social media, condividendo esperienze, sfide e il valore di costruire oggi una presenza autentica, online e offline. Tra gli ospiti anche Alessio Marzilli, comico, regista e content creator che collabora con Propaganda, che porterà uno sguardo ironico e contemporaneo sul mondo dei contenuti digitali. Insieme a Cult Pop si parlerà invece di differenze generazionali tra cultura anni ’90 e Gen Z, tra nostalgia, nuovi linguaggi e trend che stanno trasformando il modo di comunicare e intrattenere. Sullo stage di Social Media Strategies, Wonty Media approfondirà inoltre i temi della gamification e del branded entertainment, con uno sguardo alle opportunità degli ultimi anni legate al fenomeno FantaSanremo 2026. Il programma dello stage si completa con interventi dedicati agli aspetti professionali e sociali della creator economy, come 'Professione Influencer in Italia: fisco, performance e guadagni' con Greta Pelizzari di Kolsquare ed Elena Battistini di Fiscozen, e 'Protagonisti consapevoli? La tutela dei minorenni nell’era dei family influencer', che vede il confronto tra Paolo Ferrara di Terre des Hommes Italia e Olimpia Peroni sui temi della protezione e della responsabilità digitale. Completano il palinsesto gli interventi di Camilla Agazzone sulla sostenibilità nella comunicazione digitale, Mariana Da Rocha sulla ricerca della propria voce attraverso la content creation, oltre alla partecipazione di ospiti e creator digital come Jakidale. Occasioni di business nella creator economy In questo contesto, il Creators Fest rappresenta inoltre uno spazio dedicato alle opportunità di business del settore, con un focus sull’incontro tra creator, brand e aziende. Elemento centrale della tre giorni sono gli incontri C2B (Creators to Business), realizzabili in aree dedicate agli incontri in fiera e pensati per facilitare la nascita di collaborazioni professionali e nuove partnership tra creator, brand e realtà produttive. Appuntamento dunque dal 24 al 26 giugno a BolognaFiere con il Creator Fest di WMF. WMF – We Make Future è ideato, organizzato e prodotto da Search On Media Group. La manifestazione si svolge con il Patrocinio della Commissione Europea e del Comune di Bologna. Con il supporto del Maeci – ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, di Ice – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e della Regione Emilia-Romagna. In partnership con Visit Emilia - Romagna. Con la collaborazione di BolognaFiere, Cineca ed ESA – European Space Agency. Main Sponsor dell’edizione 2026 Philip Morris e Dell Technologies e Intel.
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L'intelligenza computazionale decifra l'RNA, il motore invisibile che corregge i nostri geni
(Adnkronos) - Un gruppo di ricerca dell'Istituto Officina dei Materiali del Consiglio nazionale delle ricerche di Trieste, in collaborazione con The Institute of Cancer Research di Londra, ha ridefinito le conoscenze relative alle modalità con cui le cellule elaborano le informazioni genetiche contenute nell'RNA. L'indagine, pubblicata sulla rivista scientifica Nucleic Acids Research, si è concentrata sullo splicing dell'RNA, il processo biologico deputato alla rimozione delle sequenze non codificanti e alla ricombinazione delle sequenze codificanti prima della traduzione in proteine. Le alterazioni a carico di questo apparato macromolecolare sono storicamente associate allo sviluppo di gravi disfunzioni cellulari, comprese forme tumorali e affezioni neurodegenerative. Attraverso l'impiego di simulazioni computazionali avanzate, l'équipe scientifica ha osservato a livello atomistico i criteri di precisione che regolano il riconoscimento reciproco delle molecole di RNA all'interno dell'ambiente cellulare. La ricerca ha svelato un modello d'azione basato su una configurazione a tensione accumulata, paragonabile a una molla caricata. In questo sistema, una specifica molecola di RNA viene mantenuta in uno stato di sollecitazione strutturale da parte di proteine regolatrici denominate fattori di splicing. La dissociazione di tali complessi proteici rilascia l'energia immagazzinata, consentendo alla molecola di RNA di accoppiarsi in modo esatto con le sequenze dell'RNA messaggero. Questo meccanismo garantisce la fedeltà della trasmissione dell'informazione genetica. L'integrazione di metodologie computazionali e riscontri sperimentali ha permesso di mappare stadi di transizione finora non rilevabili mediante le tradizionali tecniche di biologia strutturale. Alessandra Magistrato, dirigente di ricerca del Cnr-Iom presso la SISSA – Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, ha evidenziato l'importanza di questo approccio integrato: “Per noi è stato particolarmente interessante riuscire a collegare dati strutturali e simulazioni atomistiche, per caratterizzare passaggi intermedi del processo di riconoscimento di splicing che finora erano rimasti invisibili alle tecniche di biologia strutturale. L'integrazione e la sinergia fra dati di biologia strutturale e avanzate simulazioni al computer ci permette di comprendere in modo accurato come funzionano sistemi biologici estremamente complessi e dinamici”. La caratterizzazione di tali dinamiche apre la strada alla progettazione di strategie terapeutiche mirate a correggere i difetti di splicing. La visualizzazione dettagliata dei movimenti molecolari offre una base modellistica applicabile ad altri scenari dell'attività cellulare. Pavlína Pokorná, prima autrice dello studio e ricercatrice presso il Cnr-Iom, ha commentato i risultati conseguiti: “Per la prima volta siamo riusciti a visualizzare i processi dinamici dello splicing con tale livello di dettaglio ed è stato davvero affascinante osservare queste molecole all'opera. Il nostro approccio modellistico può fungere da guida per studi analoghi su altri processi cellulari, consentendoci di aggiungere ulteriori tasselli al nostro quadro di compreensão dell'espressione genica”. L'attività del laboratorio coordinato da Magistrato si focalizza stabilmente sull'applicazione di algoritmi predittivi per decifrare i processi biologici rilevanti per la salute umana. La ricerca ha ricevuto il contributo dell'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro tramite un progetto Investigator Grant, mentre l'infrastruttura di calcolo è stata fornita dal centro CINECA nell'ambito dell'iniziativa ISCRA.
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Ambiente lavoro, Confsal presenta proposta per valorizzare preposto contrattazione collettiva
(Adnkronos) - Nell’ambito di Ambiente lavoro, 36° Salone della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, in programma dal 26 al 28 maggio 2026 a Bologna, Confsal, attraverso l’Osservatorio sicurezza sul lavoro (Osl), promuove l’evento 'La valorizzazione del preposto nella contrattazione collettiva'. L’incontro si terrà giovedì 28 maggio 2026, dalle ore 14:00 alle ore 16:00, presso la Sala Notturno – Blocco D, Centro Servizi, Bologna Fiere, e potrà essere seguito anche in diretta sul canale YouTube di Lavoro Tv. L’iniziativa sarà dedicata alla valorizzazione del preposto nell’ambito della contrattazione collettiva, presentando come 'buona pratica' la clausola contenuta nei contratti collettivi nazionali stipulati da Confsal che riconosce ai preposti un’indennità e una copertura assicurativa, correlate al grado di rischio associato al settore produttivo di riferimento. Nel corso dell’evento sarà inoltre presentata la pubblicazione ‘La valorizzazione del preposto nella contrattazione collettiva’, dedicata al quadro normativo e giurisprudenziale, alla formazione, alle tutele e al ruolo della contrattazione collettiva. Interverranno Giovanni Luciano, presidente OSL Confsal; Valentina Margiotta, responsabile nazionale dipartimento Contrattazione Confsal; Marcello Fiori, direttore generale Inail; On. Walter Rizzetto, presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati; Andrea Cafà, presidente Cifa; Chiara Tenerini, componente della Commissione Lavoro della Camera. Le conclusioni saranno affidate ad Angelo Raffaele Margiotta, segretario generale Confsal. Coordinerà i lavori Rosalba La Fauci, vice segretario generale Confsal. La partecipazione prevede il rilascio di crediti formativi previa registrazione allo stand. Info e aggiornamenti su epar.it.
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Play 2026 BolognaFiere, un'edizione da record
(Adnkronos) - La conclusione della diciassettesima edizione di Play - Festival del Gioco, ospitata per il secondo anno consecutivo all'interno del quartiere espositivo di BolognaFiere, ha confermato il consolidamento strutturale della manifestazione nel panorama europeo del settore. I rilievi statistici conclusivi indicano un'affluenza complessiva di oltre 35.000 visitatori unici nei tre giorni di apertura, registrando un incremento netto del 2,95% rispetto alle metriche rilevate nel corso dell'esercizio precedente. L'estensione logistica della kermesse ha coperto una superficie complessiva di 43.000 metri quadrati distribuiti su quattro padiglioni dedicati, all'interno dei quali sono stati allestiti più di 3.000 tavoli per sessioni dimostrative e interattive comprendenti giochi da tavolo, di ruolo, di carte e simulazioni scientifiche. Al di là del mero riscontro volumetrico, l'analisi del programma evidenzia l'inserimento di filoni tematici orientati alla sensibilizzazione civile e alla valorizzazione professionale delle figure femminili nell'industria del game design globale. La programmazione del 2026 ha integrato iniziative specifiche per la ricorrenza dell'ottantesimo anniversario del diritto di voto alle donne in Italia, strutturando tavoli di confronto e conferenze incentrate sul lavoro di autrici e innovatrici del comparto ludico. Parallelamente, si è registrato un incremento nell'interazione con il sistema scolastico nazionale, documentato dalla partecipazione di oltre 1.700 studenti e 210 docenti provenienti da diverse regioni italiane, inclusi istituti che hanno organizzato trasferte didattiche da città quali Fermo, Campobasso e Benevento, a conferma del valore pedagogico riconosciuto all'utilizzo del gioco come strumento di apprendimento integrativo. Il coordinamento logistico e l'articolazione degli spazi espositivi costituiscono elementi chiave per la sostenibilità di manifestazioni a elevata densità di pubblico. Silvia Pozzi, Project Manager di Play per BolognaFiere, ha commentato: “Questa seconda edizione a BolognaFiere consolida definitivamente la nostra scelta. Registriamo un trend di affluenza in ulteriore crescita rispetto allo scorso anno, a dimostrazione che il pubblico ha eletto questo quartiere fieristico come la dimora ideale del gioco analogico. Visitatori, espositori, editori e associazioni hanno potuto sfruttare al meglio gli ampi spazi e i servizi di qualità che Bologna sa offrire”. Questa flessibilità strutturale ha permesso una fruizione trasversale delle aree tematiche, agevolando l'integrazione tra la componente commerciale e quella legata alla ricerca universitaria. La transizione del gioco analogico da puro intrattenimento a risorsa per l'istruzione formale rappresenta uno dei trend più rilevanti emersi durante i lavori del festival. Andrea Ligabue, Direttore Artistico della manifestazione, ha analizzato l'interazione sociale: “Il nostro storico motto 'Entra, Scegli, Gioca' ha risuonato più forte che mai in questi tre giorni. Abbiamo visto migliaia di persone di ogni generazione sedersi allo stesso tavolo, riscoprendo il valore della socialità autentica e del confronto faccia a faccia. Dai party game più immediati ai giochi storici, di ruolo investigativi, l'industria ludica italiana sta vivendo un'età dell'oro. Questa edizione, con il forte focus sull'inclusività e la straordinaria partecipazione dell'Area Scientifica e universitaria, dimostra che il gioco è a tutti gli effetti uno strumento fondamentale di cultura, educazione e cittadinanza attiva”. La strutturazione di aree dedicate alla divulgazione scientifica in collaborazione con gli atenei evidenzia l'orientamento del settore verso una programmazione che coniuga la promozione editoriale con lo sviluppo di competenze relazionali e cognitive.
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Al Campus Bio-Medico Roma formazione odontoiatrica avanzata con il primo Anatomy lab
(Adnkronos) - Un’esperienza formativa concreta, altamente qualificante e in linea con i più elevati standard internazionali, grazie all’utilizzo di vere strutture anatomiche all’interno del simulation center universitario. Lo propone ai suoi studenti il corso di laurea magistrale in Odontoiatria e protesi dentaria dell’Università Campus Bio-Medico di Roma con le prime lezioni di anatomia dissettiva dell’Anatomy Lab Ucbm grazie a preparati anatomici umani all’interno del simulation center universitario, guidate dal presidente del corso di laurea, Luca Testarelli. Gli studenti Ucbm possono così approfondire direttamente su teste umane la complessità delle strutture del distretto cranio-cervico-facciale, elemento fondamentale per la futura pratica clinica e chirurgica. “Siamo orgogliosi di poter offrire ai nostri studenti queste attività di straordinario valore scientifico, pratico e umano – commenta Testarelli, professore ordinario di Malattie Odontostomatologiche, Università Campus Bio-Medico di Roma – all’interno del Simulation center Ucbm, un’eccellenza a livello didattico e dal punto di vista della simulazione in ambito universitario. Grazie alle sinergie che un ateneo come Università Campus Bio-Medico di Roma è riuscita ad attivare siamo in grado di offrire ai nostri studenti un’esperienza all’altezza dei maggiori centri di simulazione a livello internazionale, dove la pratica clinica diventa esperienza formativa senza rischi per i pazienti. A dare ulteriore valore a queste attività è la presenza di eccellenti professionisti che intervengono come docenti dell’Anatomy lab Ucbm come il dottor Raffaele Cavalcanti, il professor Massimo Galli e il dottor Fabrizio Nicoletti”. Attraverso questo approccio didattico - informa Ucbm in una nota - gli studenti hanno l’opportunità di superare i limiti dello studio esclusivamente teorico, acquisendo una percezione reale dei rapporti anatomici e della tridimensionalità delle strutture con cui si confronteranno quotidianamente nella professione odontoiatrica. La visualizzazione diretta delle strutture anatomiche permette inoltre di comprendere pienamente il livello di precisione richiesto nella pratica clinica. Nervi, vasi, muscoli e tessuti del cavo orale e del distretto maxillo-facciale costituiscono infatti un campo operativo estremamente delicato, che richiede accuratezza, sensibilità e assoluto controllo dei gesti clinici. L’esperienza dissettiva - precisa la nota - consente agli studenti di maturare una maggiore consapevolezza professionale, rafforzando il senso di responsabilità e l’attenzione verso la sicurezza e la qualità delle procedure sanitarie. La conoscenza anatomica si conferma così una base imprescindibile per una pratica odontoiatrica efficace, sicura e moderna con ricadute importanti sul benessere dei pazienti. “Attività formative come quelle inserite nell’Anatomy Lab Ucbm, trasferite nell’esperienza quotidiana, possono portare assoluto giovamento ai pazienti nella risoluzione di problematiche molto diffuse nella chirurgia del cavo orale - sottolinea Cavalcanti – come l’estrazione dei denti del giudizio, l’implantologia o l’aumento verticale della crosta ossea dove la conoscenza dell’anatomia risulta essenziale: anche i casi più complessi possono essere gestiti e risolti con maggiore efficacia grazie a una formazione dei professionisti basata sulla simulazione in questa modalità assolutamente realistica”. In un contesto universitario sempre più orientato all’integrazione tra teoria e pratica con una formazione esperienziale e professionalizzante, iniziative di questo tipo - riferisce l’ateneo - permettono agli studenti di confrontarsi con metodologie formative avanzate, già adottate nei principali “cadaver lab” italiani e internazionali. La possibilità di vivere un’esperienza di tale livello all’interno del proprio percorso accademico rappresenta un’opportunità di particolare rilievo nel panorama nazionale e testimonia l’impegno dell’Ucbm nel promuovere una didattica moderna, concreta e altamente qualificante. Particolarmente significativo è, all’interno di tutto il percorso di studi, il contributo di docenti e professionisti di elevata caratura scientifica e clinica che accompagnano gli studenti non solo nell’acquisizione di competenze tecniche, ma anche nella trasmissione di valori fondamentali quali rigore, etica professionale, aggiornamento continuo e rispetto del paziente. Momenti formativi come questo contribuiscono a costruire una preparazione sempre più consapevole, moderna e orientata all’eccellenza, consolidando il legame tra formazione accademica, pratica clinica e responsabilità professionale nella preparazione dei futuri odontoiatri.
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