Lavoro, Crosetto (europarlamentare): "Fondi europei per migliorare formazione"

(Adnkronos) - "Dal punto di vista europeo possiamo affermare che questa legislatura sia connotata da un'attenzione superiore a tutte le tematiche inerenti e di interesse al mondo del lavoro in generale: Si sta parlando molto più di competitività, si sta parlando molto più di innovazione, si sta parlando molto più di produttività. Innovazione non vuol dire soltanto innovazione del prodotto in senso stretto, ma anche dei processi, dove ovviamente sono compresi anche i processi del lavoro". E' quanto afferma l'europarlamentare Giovanni Crosetto intervenuto nell'ambito del congresso interregionale dei consulenti del lavoro Piemonte e Valle d'Aosta a Torino. "Per quanto riguarda questi processi lavorativi, la formazione può giocare un ruolo fondamentale, come l'Ordine dei Consulenti del Lavoro ci ricorda sempre. E per quanto riguarda la formazione a livello europeo, soprattutto per i fondi diretti - quelli che l'Italia fa un po' più fatica a volte a intercettare e di cui purtroppo vediamo numeri importanti che rimangono non spesi e non utilizzati - ebbene sotto questo punto di vista, i fondi per la formazione, l'Europa può fare molto ma anche l'Italia come sistema paese. Io cerco sempre di lavorare affinché questa distanza tra Europa e Italia si riduca -aggiunge- e quindi in primis di accettare i cambiamenti: penso, ad esempio, al grande tema che non è soltanto di questa legislatura, ma è di questa generazione, dell'intelligenza artificiale; e poi cercare appunto di ottenere quei fondi per andare a ridurre questo gap che ci ritroviamo, per aiutare a migliorare la nostra formazione, le nostre competenze e diventare più competitivi sul mondo del lavoro. C'è molto lavoro da fare e questi momenti, questi incontri, sicuramente aiutano a ottenere i risultati, accorciare un po' queste distanze" conclude. 
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Con l'ora legale arriva il 'jet lag' dell'intestino, medico-nutrizionista: "Perché il cambio d'ora ci rende fragili"

(Adnkronos) - Ogni anno, con il passaggio all'ora legale, ci disponiamo a spostare avanti le lancette dell'orologio convinti che il fastidio si riduca a un'ora di sonno perduta. "Eppure, ogni 6 mesi, torniamo puntualmente a ribadire che il corpo non legge il calendario solare, ma risponde a un sofisticato sistema di ingranaggi biologici". E "al centro di questo meccanismo non c'è solo il cervello, ma un 'secondo protagonista' spesso ignorato o, quanto meno, non sufficientemente considerato: il nostro microbiota intestinale. Un aspetto frequentemente sottovalutato è che i miliardi di batteri che ospitiamo nell'intestino non sono ospiti inerti, ma veri e propri regolatori biochimici che scandiscono il tempo insieme a noi. Una prima validazione scientifica di questa simbiosi temporale è arrivata nel 2014, con uno studio pionieristico pubblicato sulla rivista 'Cell' dai ricercatori Elinav e Thaiss. Il loro lavoro ha dimostrato come il microbiota intestinale segua ritmi circadiani precisi, coordinati dai segnali dell'ospite e dalla tempistica dei pasti. In letteratura scientifica, questo ecosistema batterico ritmico è oggi identificato con il termine 'cronobiota'". Lo spiega all'Adnkronos Salute Mauro Minelli, immunologo e docente di Nutrizione clinica all'università Lum Giuseppe Degennaro. "Lo studio di Elinav e Thaiss - ricorda lo specialista - ha evidenziato che circa il 20% delle specie batteriche fluttua in modo ciclico durante le 24 ore. L'importanza di questa sincronia è emersa con chiarezza analizzando gli effetti della sua rottura: la desincronizzazione del sistema, che interrompe il dialogo tra l'orologio centrale nel cervello e quello periferico dei batteri, non è un evento neutro, ma un trigger che può condurre ad alterazioni metaboliche sistemiche, inclusi l'incremento ponderale e la resistenza insulinica. In particolare - precisa Minelli - la desincronizzazione sembra colpire soprattutto i Firmicutes, la più popolosa delle stirpi filogenetiche dei batteri intestinali, almeno negli europei occidentali. Appartiene a questo grande consorzio di microrganismi il Butyrivibrio fibrisolvens, uno dei più prolifici produttori di butirrato. Senza questo prezioso metabolita, la barriera intestinale diventa più permeabile, lasciando passare sostanze infiammatorie che raggiungono il cervello, causando quella sensazione di confusione e stanchezza mentale che chiamiamo 'brain fog'".  "Il malumore e l'irritabilità dei giorni immediatamente successivi al cambio dell'ora non sono, dunque, solo suggestione - chiarisce l'immunologo - La quasi totalità della serotonina, ovvero l'ormone del benessere, viene prodotta nell'intestino a partire dal triptofano. In presenza dello stress causato dal disallineamento orario, l'organismo attiva un enzima chiamato Ido che, alla stregua di un deviatore ferroviario, 'ruba' il triptofano alla serotonina per dirottarlo verso la via della chinurenina". Il risultato di questo 'furto' è "un doppio danno - avverte l'esperto - Da un lato calano i livelli di serotonina e melatonina con buona pace del sonno ristoratore; dall'altro si accumulano sostanze neurotossiche come l'acido quinolinico che alimenta l'astenia e l'ansia. La buona notizia è che oggi è possibile misurare il rapporto chinurenina/triptofano in modo da mappare questo stress invisibile e fornire una prova tangibile del legame tra squilibrio biochimico e sintomi neuro-psichici". Chi rischia di più? "Se per una persona sana l'adattamento richiede circa 7 giorni - risponde Minelli - per chi convive con patologie croniche il cambio d'ora può agire da detonatore. Nei pazienti con diabete e sindrome metabolica il disallineamento può causare picchi glicemici anomali, poiché i batteri che intervengono nel metabolismo degli zuccheri non sono pronti a gestire il carico di glucosio all'orario anticipato". Pericoli anche in caso di malattie infiammatorie croniche intestinali (Idb). "Per chi soffre di tali patologie - illustra lo specialista - l'integrità della barriera intestinale è già precaria. La riduzione di butirrato indotta dallo stress circadiano può indebolire ulteriormente la tenuta delle giunzioni che mantengono integre le pareti dell'intestino. Questo 'leaky gut' stagionale, oltre a facilitare il passaggio di endotossine batteriche nel circolo sistemico, innesca recidive della sintomatologia dolorosa intestinale o alterazioni dell'alvo". Infine, in caso di ipertensione "la perdita di ritmo del microbiota può alterare la regolazione della pressione, soprattutto nel momento del picco di cortisolo mattutino", avverte l'esperto.  Come difendersi? "Non siamo vittime inermi del tempo - osserva Minelli - Possiamo aiutare il nostro cronobiota a riallinearsi con strategie mirate. Qui può aiutarci il bioatching, ovvero l'arte di fare piccoli, ma mirati, cambiamenti nel proprio stile di vita per convincere il corpo a funzionare al massimo delle sue potenzialità anche - e anzi soprattutto - quando deve subire cambiamenti. Sincronizzazione luminosa: esporsi alla luce naturale appena svegli per resettare l'orologio interno. Nutrire la resilienza: utilizzare prebiotici come l'amido resistente o l'inulina, che forniscono il 'carburante' necessario ai batteri per produrre butirrato anche sotto stress. Poi regolarizzare gli orari dei pasti, evitando spuntini notturni che confondono ulteriormente il ritmo batterico". Conclude l'immunologo: "Comprendere che la nostra salute dipende dall'armonia tra il tempo sociale e il tempo biologico dei nostri batteri è il primo passo per vivere questa transizione non come un trauma, ma come un'opportunità di cura consapevole". 
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Adecco-Jobpricing: turnover? ecco costi 'nascosti' per aziende

(Adnkronos) - Le aziende italiane non hanno ben chiaro quali sono i costi 'nascosti' del turnover e quali sono le motivazioni che portano le persone a cambiare lavoro. E' quanto emerge dao risultati del report di Adecco e Jobpricing, visionato in anteprima da Adnkronos/Labitalia, che analizza l’impatto economico del turnover nelle aziende. In particolare, secondo la ricerca, il 33% dei lavoratori ha cambiato lavoro nell’ultimo anno, con un aumento medio del 18,1% dello stipendio. Le aziende sottovalutano infatti il peso della retribuzione, che è invece il principale motivo di dimissioni per il 43% dei lavoratori, seguito da mancata valorizzazione della carriera (36%). E non è ininfluente il ruolo della leadership. Il rapporto con il responsabile è determinante, nelle proprie scelte, per il 39% dei lavoratori. Tuttavia, le aziende lo classificano solo al 4° posto tra le cause del turnover. Ma quali sono i costi 'nascosti' del turnover? Il turnover pesa economicamente tra il 30% e il 50% della Ral (Retribuzione annua lorda) del dipendente dimissionario, ma l’88,5% delle aziende non ne calcola sistematicamente i costi. La perdita di know-how (19%) e i costi di formazione (17,6%) sono le voci più impattanti. Nelle grandi imprese, i costi del turnover aumentano al crescere del livello di responsabilità, raggiungendo il 34% della Ral per i dirigenti, contro il 21% nelle pmi. I dati sul tasso di turnover nel 2024 mostrano che quasi un’azienda su tre (28,4%) ha registrato un tasso di turnover inferiore al 3%, ma un altro 27,7% ha superato il 10%. Il 33% dei lavoratori ha infatti cambiato lavoro nel corso dell’ultimo anno. Secondo le aziende, i lavoratori cambiano lavoro per iniziare nuove esperienze in settori differenti (59%), più che per spostarsi verso la concorrenza (41%). Al momento delle dimissioni, il 66% delle aziende è disposta a ricorrere a un rilancio economico significativo per trattenere i talenti. Sempre il 66% delle imprese non ha una strategia per fronteggiare il turnover: non sono previsti piani di back up per il personale dimissionario e non sono stati attivati processi di recruiting preventivi. Non solo: l’88,5% delle aziende non dispone di una valutazione sistematica dei costi generati dal turnover.  Su una scala da 1 a 10, ecco i costi più impattanti secondo le aziende: perdita di know-how e inefficienze (7,7); costi di formazione per una nuova risorsa (7,2); mancata esecuzione di attività (6,6).  Secondo l'analisi le aziende italiane stimano il costo di una vacancy al 26% della Ral del dipendente uscente, con un impatto economico che varia sensibilmente in base al ruolo (da una media di 33.383 euro per un dirigente a 8.074 euro per operai non specializzati); In valore assoluto si tratta di circa 15.000 euro in media per vacancy. Ma secondo le analisi di mercato il costo del turnover si colloca tra il 30% e il 50% della Ral del dipendente dimissionario. Dall’analisi di Adecco emerge quindi come i costi legati alla perdita di know-how del dipendente dimissionario e alle relative inefficienze rappresentino circa il 19% del costo totale del turnover, risultando dunque i più impattanti, seguiti dai costi legati alla formazione delle nuove risorse (17,6%) e a quelli dovuti alla mancata esecuzione delle attività (16,2%). Le aziende tendono a sottostimare il costo reale del turnover anche a causa della mancanza di calcoli sistematici. Ciò, unito alla scarsità di piani di backup e recruiting preventivo, denota un approccio poco strategico al tema. Mentre le pmi registrano un costo del turnover in rapporto alla Ral sostanzialmente costante e omogeneo – con una lieve incidenza maggiore solo per i ruoli meno specializzati – le grandi aziende mostrano un andamento lineare crescente. La ricerca Adecco evidenzia, infatti, una correlazione positiva: nelle grandi organizzazioni, all’aumentare del livello di responsabilità, cresce proporzionalmente il costo di sostituzione rispetto alla Ral. Emerge così un paradosso di diseconomia di scala. Ribaltando il principio generale secondo cui la dimensione industriale genera efficienza e abbattimento dei costi, le grandi imprese italiane subiscono l’onere del turnover molto più delle pmi. 
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Igienista Triassi: "Focoloaio epatite A punta iceberg"

(Adnkronos) - "I casi di epatite A registrati a Napoli e provincia risalgono al periodo subito successivo a Natale e sarebbero inizialmente collegati al consumo di frutti di mare crudi provenienti dall’estero, poi il contagio è diventato interumano. L’infezione è spesso asintomatica, per questo i casi finora osservati potrebbero rappresentare solo la punta dell’iceberg". A dirlo è Maria Triassi, professore di Igiene dell'Univesrità degli Studi Federico II di Napoli e dell'Irccs San Raffale di Roma che con l'Adnkronos Salute fa il punto sulle 133 infezioni segnalate nell’area. "La maggior parte dei pazienti riferisce di aver consumato frutti di mare crudi. In alcuni casi sono stati indicati anche frutti di bosco, come ribes importati, che potrebbero essere stati irrigati con acqua non adeguatamente pulita - sottolinea l’esperta - . Tuttavia, individuare con precisione il momento del contagio non è semplice: l’epatite A ha infatti un periodo di incubazione molto variabile tra 15 e 50 giorni". Secondo Triassi, dopo una prima fase legata agli alimenti, il virus si sarebbe diffuso anche attraverso il contagio da persona a persona. "Oltre alla fonte alimentare iniziale, si è verificata una trasmissione interumana - evidenzia - . Per questo è fondamentale rafforzare le misure di prevenzione. È positiva l’ordinanza del Comune di Napoli che vieta vendita e consumo di frutti di mare crudi - aggiunge Triassi - Ma è altrettanto importante curare l’igiene delle mani, lavare accuratamente le verdure e evitare contaminazioni tra cibi crudi e cotti". Per i pazienti, nella maggior parte dei casi, "sono sufficienti terapia, riposo, idratazione e monitoraggio clinico. Solo raramente l’epatite A può evolvere in forme gravi, come l'atrofia gialla acuta del fegato, nota come l’epatite fulminante" precisa. Tra le raccomandazioni, anche la "vaccinazione per chi lavora nella ristorazione e manipola alimenti, insieme all’esclusione temporanea dal lavoro per gli operatori con sintomi febbrili. Chi presenta febbre o malessere non deve manipolare cibi, in particolare pesce crudo, ed è essenziale l’uso di guanti monouso" conclude.  
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In Italia 9 mln con parodontiti, 'più cure soft e veloci per fermare boom casi'

(Adnkronos) - Secondo il rapporto del Global Burden of Disease 2023 che ha analizzato i dati dal 1990 in 204 Paesi, i casi di parodontite grave nel mondo sono raddoppiati in 3 decenni, passando da 559 milioni a 1,1 miliardi, pari al 14% della popolazione globale. In Italia le persone colpite dalla forma più grave della malattia gengivale sono cresciute dagli oltre 6 milioni di 30 anni fa ai circa 9 milioni attuali, pari al 15,7% della popolazione adulta, contro il 4% della Spagna, l'8,5% della Gran Bretagna, l'11% della Francia e il 24% della Germania che registra un tasso tra i più alti in Europa. "Questi dati allarmanti dimostrano come la parodontite severa continui a rappresentare un crescente peso per la salute pubblica", afferma Leonardo Trombelli, presidente della Sidp (Società italiana di parodontologia e implantologia) riunita a Rimini per il 24esimo congresso nazionale, nella Giornata mondiale della salute orale. "Un carico in espansione - sottolinea - riconosciuto di recente anche dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite che, in un documento sulle malattie non trasmissibili, ha introdotto per la prima volta la salute orale tra le priorità globali per la salute generale, insieme ai tumori infantili alle malattie mentali, epatiche e renali, indicando la necessità di un approccio equo e sostenibile per affrontare i tassi eccessivamente alti di patologie orali. In risposta a questa sfida legata anche alla crescita della popolazione e al suo invecchiamento, con una proiezione allarmante di oltre 1,5 miliardi di casi di parodontite grave entro il 2040, gli esperti Sidp propongono un modello clinico più essenziale all'insegna del 'fare di più con meno', che privilegia cure meno invasive, possibilmente con un ridotto impatto sull'ambiente", precisa lo specialista, professore ordinario di Parodontologia all'università di Ferrara.  Sul piano tecnico, spiegano gli esperti, il principio 'less is more' si traduce in un approccio più conservativo e biologicamente guidato e un uso più selettivo della chirurgia e della tecnologia. "Quando l'intervento è necessario - illustra Trombelli - si preservano i tessuti e si riduce al minimo il trauma chirurgico, mantenendo il più possibile l'anatomia naturale. L'uso di tecniche microchirurgiche e di maggiore precisione consente una manipolazione più delicata dei tessuti, con effetti positivi sulla guarigione. Questo approccio comporta interventi più brevi, un recupero più rapido, meno dolore e una minore infiammazione post-operatoria. Ne consegue una migliore aderenza del paziente alle cure e una maggiore sostenibilità economica", rimarca il presidente Sidp. "Nella terapia non chirurgica parodontale - precisa - l'uso di tecniche di strumentazione a ridotta invasività eseguite in un'unica seduta dimostra efficacia simile, con riduzione del 60% del tempo alla poltrona per il paziente. Anche le tecniche di aumento di osso nel seno mascellare con un approccio minimamente invasivo, determinano una riduzione di circa il 50% della dose di anestetico e del tempo operatorio e una riduzione di 4 volte del consumo di biomateriali a parità di efficacia clinica".  
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Allarme parodontologi, 'smog e ondate di calore minacciano i denti'

(Adnkronos) - Anche l'ambiente può essere una minaccia per la salute orale: lo dimostrano evidenze scientifiche recenti, sebbene il suo impatto complessivo rimanga ancora solo parzialmente esplorato. Lo sottolineano gli esperti della Sidp (Società italiana di parodontologia e implantologia), riuniti a Rimini per il 24esimo congresso nazionale della società scientifica, nella Giornata mondiale della salute orale. "Due analisi della letteratura pubblicate sul 'Journal of Clinical Periodontology' e sul 'British Dental Journal' - riferisce Leonardo Trombelli, presidente Sidp e professore ordinario di Parodontologia all'università di Ferrara - hanno recentemente evidenziato come inquinamento atmosferico e cambiamenti climatici siano associati ad aumento dell'incidenza delle malattie parodontali, con un incremento del rischio fino al 9% per ogni aumento annuo di 10 μg/m³ di Pm2.5".  "In particolare - dettaglia lo specialista - lo studio sul 'Journal of Clinical Periodontology, condotto in Cina su oltre 13.000 soggetti, ha mostrato che l'esposizione cronica al particolato fine è associata a un aumento significativo della parodontite, verosimilmente attraverso meccanismi di stress ossidativo, danno al Dna delle cellule epiteliali orali e amplificazione della risposta infiammatoria sistemica e locale". Il particolato, infatti, può depositarsi direttamente sui tessuti orali o essere deglutito - descrivono gli esperti - alterando anche la funzione salivare con una produzione ridotta e modificando il microambiente orale verso un pH più acido e una carenza di ossigeno, condizione che potrebbe facilitare la proliferazione di batteri patogeni. "Parallelamente - aggiunge Trombelli - come sottolineato sul 'British Dental Journal', le ondate di calore e l'aumento delle temperature ambientali potrebbero agire come ulteriori fattori di rischio, in quanto associate a disidratazione, riduzione del flusso salivare e incremento dello stress fisiologico, con conseguente accelerazione dell’accumulo di biofilm batterico e peggioramento dello stato infiammatorio gengivale".  "Queste evidenze preliminari - rimarca il presidente Sidp - sembrerebbero suggerire che inquinamento atmosferico e cambiamenti climatici possano aumentare la suscettibilità individuale alla parodontite, rendendo il cavo orale più vulnerabile ai batteri. In questa cornice, il congresso 'Less is more'", tema del meeting di Rimini, "si configura come un momento di sintesi culturale e scientifica, volto a integrare riduzione dell'invasività terapeutica, contenimento dell'invalidità e, non ultimo, sensibilità ambientale, riconoscendo che la salute orale è parte integrante della salute globale del pianeta e delle popolazioni". 
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Sprint Rules-la nuova stagione della content economy, le nuove regole dell’influencer marketing

(Adnkronos) - 'Sprint Rules - La nuova stagione della content economy', è l'evento promosso dall'Unione nazionale consumatori alla Camera dei Deputati, dedicato alle nuove regole dell’influencer marketing, la responsabilità nella comunicazione online e la tutela del pubblico. L’incontro è stato promosso su iniziativa dei deputati Giulia Pastorella e Antonio D’Alessio e organizzato nell’ambito del progetto Sprint, dedicato alla valorizzazione di creator, contenuti e storie di valore. L’appuntamento ha riunito istituzioni, professionisti del settore, esperti di comunicazione e creator per analizzare l’evoluzione della content economy e il ruolo delle regole nel consolidamento di questo mercato. Il confronto si è aperto con un focus sulla dimensione normativa e sul quadro regolatorio che si sta delineando anche in Italia per il mondo dell’influencer marketing.  Sono intervenuti: Massimiliano Dona (presidente di Unc e content creator), Francesca Pellicanò (Agcom- Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), Vincenzo Guggino (Istituto di autodisciplina pubblicitaria) e Jacopo Ierussi (Ace-Associazione creator economy). A introdurre i lavori un contributo video dell’europarlamentare Brando Benifei, dedicato alle priorità europee sul tema della regolazione delle piattaforme e della comunicazione digitale. Si è poi allargato lo sguardo alle implicazioni sociali e culturali della comunicazione online: dalla responsabilità dei contenuti pubblicati sui social media al tema della tutela dei più giovani e dell’esposizione pubblica nell’ambiente digitale. Ne hanno discusso: Federico Rognoni (vidosertalent), Gennaro Romagnoli, Valentina Fiorenza-The Blonde Lawyer e Matteo Flora con contributi che hanno offerto prospettive diverse sul fenomeno, tra media, psicologia, comunicazione digitale e professione dei creator.   "Il fatto che - afferma l'onorevole Giulia Pastorella - Giorgia Meloni abbia partecipato al podcast di fedez certifica che il mondo dei content creator e influencer è entrato nel mainstrem come mezzo di comunicazione importante. Bene che per la seconda volta alla Camera si parli di questa professione e delle nuove regole che l’Italia, avanguardia europea, si è data per questo settore". “Negli ultimi anni la creator economy è cresciuta molto rapidamente e oggi rappresenta una parte sempre più rilevante dell’ecosistema dei media e della comunicazione”, spiega Massimiliano Dona, presidente Unc. “Per questo è importante aprire un confronto sulle regole che possono accompagnare questa crescita, rendendo più trasparente il rapporto tra creator, piattaforme e pubblico”. L’incontro vuole offrire uno spazio di dialogo tra istituzioni, professionisti del settore e protagonisti della comunicazione digitale per riflettere su come la creator economy stia evolvendo da fenomeno emergente a settore sempre più strutturato dell’economia dei media. Proprio in questi giorni arriva la notizia che l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha appena pubblicato le FAQ operative che traducono finalmente la normativa in indicazioni concrete. Da quando il Codice di condotta per gli influencer è entrato in vigore, i dubbi pratici si sono moltiplicati. Le norme c’erano, ma nella quotidianità dei creator restavano molte zone grigie. Agcom risponde ora con due documenti: uno pensato direttamente per i creator, organizzato per situazioni concrete, e uno più tecnico destinato a professionisti, agenzie e brand. L’impostazione è volutamente pratica: le risposte non si limitano a richiamare obblighi normativi, ma forniscono criteri chiari su come comportarsi nei casi più frequenti.   L'Unc elenca i principali. 1) I tool delle piattaforme non bastano (da soli). Una delle domande più ricorrenti: 'Paid partnership' o 'Contenuti brandizzati' di Instagram sono sufficienti? Agcom chiarisce: questi strumenti possono essere utili, ma non sostituiscono la disclosure testuale (es. 'Pubblicità/ADV/Sponsorizzato da), che deve risultare subito visibile. Se il tool non è chiaramente percepibile, la dicitura va comunque inserita in sovraimpressione e/o in apertura di caption.  2) Dove mettere esattamente la dicitura. Nei post: all’inizio della caption, prima del tasto 'altro/more'. Se usi hashtag, la disclosure va entro i primi tre. Nei video (reel, TikTok, YouTube): in sovraimpressione nelle prime scene e in descrizione. Nelle stories: in sovraimpressione su ogni story promozionale. Nelle dirette: visibile in overlay e ripetuta durante la live.  3) 'In collaborazione con' non va più bene. Per rapporti di committenza, diciture come 'in collaborazione con' o 'in partnership with' non sono idonee perché non rendono chiara la natura pubblicitaria. Vanno usate: 'Pubblicità', 'Advertising', 'ADV' (anche 'ADV+Brand').  4) Prodotti regalati: quando si può omettere la dicitura Regola generale: 'gifted by... / prodotto inviato da...' Si può omettere solo se sono rispettate tutte queste condizioni insieme: il prodotto non è il focus, non mostra loghi riconoscibili, non c’è collaborazione in corso, il prodotto non è stato già oggetto di contenuti 'adv/gifted', on si concede al brand il riutilizzo del contenuto. 5) Eventi: invited by o ADV? Con contratto o rapporto promozionale in corso: 'Pubblicità/ADV' + brand. Invitati senza contratto: '#invitedby'.../ invitato da...' 6) Contenuti post-evento: quanto a lungo dichiarare? Se pubblichi un recap giorni o settimane dopo, serve disclosure se il brand è ancora riconoscibile (loghi, tag, location). Per prudenza, se il contenuto resta collegato al brand della collaborazione, mantenere la disclosure almeno nei 3 mesi successivi.  L'Unc precisa che" i giornalisti iscritti all’Albo non sono qualificabili come influencer rilevanti, perché il Codice deontologico esclude compensi per finalità promozionali. E' invece influencer chi crea contenuti controllando le scelte editoriali a fronte di corrispettivo in denaro, prodotti, servizi o benefici. L’elenco non è un albo professionale. Agcom chiarisce: 'l'Elenco degli influencer rilevanti non abilita all’esercizio della professione'. E' semplicemente un registro pubblico a fini di trasparenza".   
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Assassin’s Creed a Cinecittà, al via le riprese della serie Netflix

(Adnkronos) - Netflix ha ufficializzato l’apertura del set romano per l’atteso adattamento di Assassin’s Creed, la saga videoludica di Ubisoft capace di superare i 230 milioni di copie vendute nel mondo. La produzione ha scelto come base operativa principale gli studi di Cinecittà, dove verranno effettuati importanti interventi di ampliamento del preesistente set di Roma Antica. L'obiettivo è garantire un’immersione totale nelle atmosfere del 64 d.C., anno del Grande Incendio, proponendo una narrazione inedita che si distacca dai capitoli già noti ai videogiocatori per esplorare un momento cruciale dell'antichità classica. Il cuore del racconto resta fedele al brand di videogiochi, mettendo in scena lo scontro sotterraneo tra due fazioni segrete decise a plasmare il destino dell’umanità. La serie si concentrerà sulla guerra nell'ombra tra chi mira al controllo sociale attraverso la manipolazione e chi combatte per preservare il libero arbitrio. Attraverso lo sguardo di personaggi nuovi, la produzione esplorerà i meccanismi del potere e le battaglie silenziose che si consumano parallelamente ai grandi eventi della Storia ufficiale, mantenendo i tratti del thriller adrenalinico che hanno reso celebre il materiale di partenza. La guida creativa del progetto è stata affidata a showrunner di rilievo nel panorama delle serie ad alto budget, come Roberto Patino, già impegnato in Westworld e Sons of Anarchy, e David Wiener, reduce dal lavoro su Halo e The Killing. Il cast vanta una nutrita schiera di interpreti internazionali, tra cui spiccano i nomi di Noomi Rapace, Claes Bang e Sean Harris, affiancati da Toby Wallace e Lola Petticrew. La collaborazione tra Ubisoft Film & Television e il colosso dello streaming punta a definire un nuovo standard per le trasposizioni multimediali, coniugando la ricchezza della lore originale con una messa in scena di respiro cinematografico. 
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OpenAI lancia la superapp: ChatGPT e il browser Atlas si fondono

(Adnkronos) - OpenAI ha avviato un processo di consolidamento dei propri prodotti desktop attraverso lo sviluppo di una superapp destinata a unificare ChatGPT, lo strumento di programmazione Codex e il browser proprietario Atlas. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, l'iniziativa mira a eliminare la frammentazione interna che, negli ultimi mesi, avrebbe rallentato i cicli di sviluppo e compromesso gli standard qualitativi della società. Fidji Simo, CEO delle applicazioni di OpenAI, ha confermato in una nota interna la necessità di una maggiore focalizzazione operativa per evitare dispersioni in progetti ritenuti non prioritari. La mossa arriva in un momento di forte pressione competitiva, alimentata in particolare dai recenti successi di Anthropic e della sua piattaforma Claude Code. Nonostante il clamore suscitato lo scorso anno dal generatore video Sora e dall'acquisizione della società di hardware di Jony Ive, il management di OpenAI sembra ora intenzionato a dare priorità alla solidità del proprio ecosistema principale. La transizione segna il passaggio da una fase di esplorazione a una di razionalizzazione delle risorse, finalizzata a massimizzare l'impatto delle tecnologie già mature. Mentre la versione mobile di ChatGPT non subirà modifiche immediate, la strategia per i computer fissi si concentrerà sul potenziamento di asset strategici come Codex. L'obiettivo dichiarato è quello di migliorare l'esperienza utente raggruppando le diverse funzionalità sotto un unico tetto, riducendo al minimo quelle che Simo ha definito "quest secondarie". Al momento, i portavoce ufficiali dell'azienda hanno preferito non rilasciare commenti dettagliati in merito alle tempistiche di rilascio dell'integrazione finale. 
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Nuova espansione per l'app GCC Pokemon Pocket: arriva Mega Splendore - Il trailer ufficiale

(Adnkronos) - The Pokemon Company ha annunciato l'introduzione dei Pokémon Megaevoluzione in versione cromatica, Mega Splendore, una dinamica che vedrà il debutto di figure come Mega Charizard X e Mega Gengar. Sotto il profilo tecnico e visivo, le nuove carte sono caratterizzate da illustrazioni dinamiche che reagiscono all'inclinazione del dispositivo, producendo effetti di luce variabili grazie a un sistema di rendering grafico ottimizzato. Oltre all'arricchimento del catalogo, l'ecosistema dell'applicazione prevede un calendario strutturato di attività per i mesi di marzo e aprile. Tra le iniziative principali figura l'Evento Emblema, programmato tra la fine di marzo e l'inizio di aprile, che permetterà ai giocatori di ottenere oggetti rari come la "Sabbialuce".
 
Ecco il trailer
  
Seguiranno eventi dedicati alla community, focalizzati sullo scambio di carte per l'acquisizione di clessidre e accessori, e sessioni di battaglie individuali specifiche per l'ottenimento di pacchetti promozionali della Serie B vol. 6. Il piano di rilascio include inoltre la modalità "Pesca Misteriosa", attiva nella seconda metà di aprile, che renderà disponibili carte promozionali di Gastly e Wigglytuff attraverso missioni dedicate e l'utilizzo di buoni negozio evento. Questa strategia di aggiornamenti costanti mira a mantenere elevato il tasso di interazione, offrendo premi variabili che spaziano dagli accessori estetici ai potenziamenti per il gioco competitivo. I dettagli completi sulle nuove meccaniche e il trailer ufficiale sono consultabili sul canale YouTube e sul portale istituzionale Pokemon.it/GCCPocket.  
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