Spazio, Genecell: con biomateriali prodotti in orbita mano dipendenza da rifornimenti terrestri

(Adnkronos) - Produrre materiali funzionali direttamente nello spazio, riducendo a zero la dipendenza dai rifornimenti terrestri grazie a un sistema sperimentale automatizzato che sfrutta la biocellulosa batterica in condizioni di microgravità. È questo il cuore di 'GeneCell', il progetto primo classificato nella graduatoria del bando Aerospazio della Regione Campania, presentato a Napoli in occasione dell’undicesima edizione di Innovation Village, il principale network sull'innovazione del Mezzogiorno, in calendario oggi e domani, venerdì 29 maggio, nella cornice di Villa Doria d’Angri, grazie alla collaborazione dell’Università degli Studi di Napoli 'Parthenope'. L'idea cardine del progetto punta a rivoluzionare la logistica delle missioni extra-atmosferiche e degli ambienti estremi, consentendo la manifestazione e la manifattura in situ attraverso un cambio di paradigma guidato dalle potenzialità della biostampa e dal monitoraggio a distanza gestito direttamente da Terra. Sulle prospettive rivoluzionarie della tecnologia è intervenuto Massimo Bracale di Innovation Village: “Si tratta di una tecnologia di produzione che imita la natura, risultando quindi la più efficiente sia dal punto di vista energetico che dell'impatto ambientale, proprio perché ripropone processi biologici naturali. In questo senso, il progetto ha una grande valenza per il settore aerospaziale: i materiali, infatti, si potranno generare nello spazio ed essere utilizzati in orbita o nelle future stazioni spaziali, senza la necessità di trasportarli da Terra”.   La presentazione del progetto GeneCell si inserisce nel più ampio contesto di Innovation Village, che per due giorni trasforma la Campania nell'hub protagonista del confronto nazionale tra ricerca, imprese, startup e istituzioni. La manifestazione si è aperta con l'evento inaugurale '80 anni dal voto alle donne. Altri 130 per la parità di genere?'. Come spiegato da Annamaria Capodanno, direttrice di Innovation Village, questo appuntamento chiude un roadshow che ha già fatto tappa a Milano, Rimini e Roma, con l'obiettivo di far nascere nuovi partenariati e consolidare quelli già esistenti, mettendo in connessione il mondo della ricerca con le imprese, le startup e i giovani che vogliono intraprendere una carriera imprenditoriale, affiancandoli a mentori esperti per ampliare ed estendere la rete del networking. A confermare lo spessore nazionale della kermesse sono i numeri imponenti di questa edizione, che prevede un fitto programma di 36 incontri e la presenza di ben 241 relatori, in rappresentanza di 191 soggetti complessivi del tessuto scientifico e produttivo del Paese. 
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Giornata mondiale sclerosi multipla, Meloni: "Diritti, cure e inclusione priorità del Governo"

(Adnkronos) - "Quella di oggi è un’occasione preziosa per manifestare a tutti voi il ringraziamento del Governo per l’encomiabile impegno che l’Associazione italiana sclerosi multipla porta avanti da tempo, con generosità e tenacia, al fianco delle persone affette da questa patologia e delle loro famiglie. Impegno che questo Governo ha sempre riconosciuto e che ha scelto di ribadire anche in vista della prossima Giornata mondiale. Abbiamo raccolto, infatti, la vostra proposta e il 30 maggio la facciata principale di Palazzo Chigi si illuminerà di rosso per sensibilizzare ancora di più i cittadini sull’importanza della sfida che affrontiamo". Lo scrive la premier Giorgia Meloni in un messaggio inviato all'Aism in occasione della celebrazione della Giornata mondiale della sclerosi multipla 2026 alla Camera dei deputati. La sclerosi multipla "ha ricadute profonde sulla salute e sulla sfera sociale ed economica dei malati e dei loro cari - ha ricordato Meloni -. È una sfida complessa per il Servizio sanitario nazionale, che richiede determinazione e un impegno concreto in termini di ricerca e innovazione. Con questa convinzione, in questi anni, abbiamo sostenuto con forza le attività degli Irccs in ambito neurologico e riabilitativo, con uno stanziamento di oltre trenta milioni di euro per le patologie altamente invalidati di tipo neurologico. Con lo stesso impegno, investiamo nel rafforzamento dei servizi per garantire un'assistenza adeguata e personalizzata. Ed è quello che stiamo facendo, per rendere la sanità della nostra Nazione sempre più vicina alle persone, pronta a prendersi cura dei bisogni dei malati e dei suoi familiari".  "In questa direzione vanno anche gli investimenti del Pnrr per una sanità sempre più di prossimità e capace di portare le cure a casa dei pazienti, specialmente quando si tratta dei più vulnerabili. E prossimità vuol dire anche potenziamento della telemedicina: abbiamo raggiunto il target fissato dal Pnrr e oggi gli assistiti con servizi di telemedicina sono già più di mezzo milione. E questi non sono numeri, sono pazienti fragili che oggi possono contare su un Servizio sanitario più vicino ed efficiente. Ma sappiamo bene - ha poi concluso la premier - che l’impegno al fianco di chi soffre di sclerosi multipla vuol dire anche sostenere e promuovere una cultura dell'inclusione e della solidarietà per superare barriere e pregiudizi che ancora toccano chi vive questa malattia. Abbiamo di fronte a noi ancora tanti obiettivi da raggiungere: diritti, inclusione sociale, accesso alle cure e qualità della vita. Continueremo ad andare avanti in questa direzione, con tutti gli strumenti a nostra disposizione, insieme alla comunità scientifica, alle associazioni dei familiari e al Terzo settore".  
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Ebola, don Carraro (Cuamm): "In Africa fa paura per contesti sanitari molto fragili"

(Adnkronos) - "L’Ebola continua a fare paura, soprattutto in contesti sanitari molto fragili come la Repubblica Democratica del Congo. A fare la differenza è soprattutto la capacità del sistema sanitario di contenere rapidamente il contagio. La RdC preoccupa molto perché il suo sistema sanitario è estremamente fragile” in contesto di instabilità e guerriglia. “L’Uganda, invece, fa meno paura proprio perché negli ultimi vent’anni ha costruito una rete sanitaria più strutturata e organizzata". Così don Dante Carraro, medico e direttore di Medici con l’Africa Cuamm, all’Adnkronos Salute, a margine dell’81.esimo Congresso italiano di pediatria (Sip), in corso a Padova, ricorda che come organizzazione "oggi lavoriamo soprattutto in Uganda, ma abbiamo vissuto direttamente l’epidemia in Sierra Leone dieci anni fa. L’Ebola è una malattia con una mortalità altissima: fino al 70% delle persone infettate può perdere la vita - rimarca - Per questo servono sistemi sanitari solidi e ben organizzati. Le misure di contenimento sono fondamentali: l’isolamento, la protezione degli operatori sanitari, la capacità di riconoscere rapidamente i casi. Senza strutture sanitarie adeguate il rischio di diffusione aumenta enormemente".  "In Uganda abbiamo visto crescere progressivamente competenze, strutture e capacità di risposta alle emergenze. l rischio però rimane elevato - chiarisce il medico - perché i confini con il Congo sono molto porosi e gli spostamenti delle persone sono continui. Per questo l’attenzione alla prevenzione è fondamentale. In particolare è essenziale proteggere gli operatori sanitari. Stiamo inviando in Uganda dispositivi di protezione individuale - guanti, mascherine, stivali, camici protettivi - perché chi lavora negli ospedali deve potersi difendere in caso di contatto con il virus. La protezione del personale sanitario - conclude - rappresenta uno degli elementi chiave per evitare la diffusione dell’Ebola all’interno delle strutture ospedaliere”. 
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Agostiniani (Sip): "Cefalea digitale uno degli effetti collaterali dei social"

(Adnkronos) - “Oggi viviamo un grande cambiamento nel contesto in cui le giovani generazioni si muovono, con l’esplosione di meccanismi di tipo cognitivo-digitale collegati al ruolo che gli strumenti digitali esercitano, sempre più, nella quotidianità dei ragazzi e dei giovani. Uno degli effetti collaterali, uno dei numerosi, è la cefalea digitale perché una persistenza prolungata sugli strumenti digitali facilita la comparsa di cefalea e questa cosa può essere legata a svariati fattori”. Lo ha detto Rino Agostinani, presidente Società italiana di pediatria all’Adnkronos Salute, oggi a Padova, in occasione dell’81.esimo Congresso italiano di pediatria (Sip), di cui è presidente. Accanto “alle innovazioni terapeutiche, che consentono di dare risposte importanti a malattie per le quali, nel passato, non avevamo strumenti efficaci per modificarne la storia naturale”, al convengo viene data particolare rilevanza alla prevenzione. “Conosciamo bene l’importanza”, sin da piccoli, degli “di stili di vita - spiega - della relazione con l’ambiente, nel determinare quella che poi sarà la risposta dell’individuo, per esempio, nello sviluppo delle malattie croniche non trasmissibili che oggi sono la principale causa di mortalità nell’essere umano”. Tra gli argomenti trattati, spicca il mal di testa che vari studi collegano all’iper-esposizione digitale, quindi l’uso di smartphone fino a tarda notte, alle ore passate tra TikTok, video brevi e scrolling infinito. All’origine della cefalea digitale" ci sono vari fattori - chiarisce Agostiniani - Il primo è un’attivazione continua a livello cerebrale con una eccessiva produzione di dopamina che poi ha ripercussioni anche sulla cefalea. Ci sono anche cause di tipo più strettamente fisico - aggiunge - perché, lo stare lungamente con i muscoli del collo in una posizione forzata per guardare il cellulare, può facilitare quelle cefalee di tipo tensivo che si caratterizzano per un interessamento muscolare e che talvolta possono essere particolarmente fastidiose. L’altro aspetto estremamente importante - conclude - è l’affaticamento visivo: stare lungamente con la visione concentrata nel vicino provoca una maggior fatica a livello oculare e questa ha ripercussione anche sulla cefalea”. 
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Ematologia, Gimema: "Oltre 17mila pazienti coinvolti in studi clinici nazionali"

(Adnkronos) - Dalla riduzione della chemioterapia alla possibilità di vivere senza terapia: la ricerca sta cambiando concretamente la prognosi delle malattie del sangue. Sono stati presentati a Roma, durante la Terza riunione nazionale Gimema (Gruppo italiano malattie ematologiche dell'adulto), gli aggiornamenti più rilevanti della ricerca scientifica clinica e traslazionale sulle malattie del sangue condotta in Italia dai principali ematologi del Paese. L'evento, promosso dalla Fondazione Gimema - Franco Mandelli Onlus, rappresenta il momento di incontro e confronto della rete cooperativa italiana dedicata all'ematologia, composta da centri clinici, laboratori di ricerca e strutture specialistiche distribuite su tutto il territorio nazionale. Con 17mila pazienti coinvolti attualmente negli studi - riporta una nota - la ricerca cooperativa italiana continua a contribuire in modo decisivo allo sviluppo di cure più personalizzate, sostenibili e orientate ai bisogni reali delle persone affette da malattie del sangue.  "L'ematologia sta vivendo una trasformazione straordinaria grazie all'integrazione tra ricerca biologica, medicina di precisione, immunoterapia e studi clinici collaborativi - afferma Marco Vignetti, presidente della Fondazione Gimema - L'obiettivo oggi non è soltanto aumentare la sopravvivenza, ma migliorare concretamente la qualità di vita dei pazienti, riducendo tossicità, ospedalizzazioni e impatto sociale delle cure". In occasione della riunione - si legge nella nota - ampio spazio è stato dedicato anche al mieloma multiplo e alla medicina di precisione. Tra i progetti strategici più rilevanti, è stato presentato MY-LabNet, la nuova rete nazionale di laboratori promossa da Gimema per standardizzare e rendere accessibile su tutto il territorio italiano la valutazione della malattia minima residua nel mieloma multiplo, oggi considerata uno dei biomarcatori più importanti per guidare le decisioni terapeutiche personalizzate. Il progetto viene descritto come un passaggio cruciale verso una medicina sempre più integrata con la diagnostica avanzata: attraverso MY-LabNet, laboratori altamente specializzati potranno condividere metodologie, tecnologie e criteri di valutazione uniformi, garantendo ai pazienti un accesso più equo alle analisi molecolari di ultima generazione e favorendo trattamenti sempre più mirati e sostenibili. I gruppi di lavoro - Working Party - delle principali patologie ematologiche hanno presentato trial conclusi, in corso e in fase di progettazione. Tra i risultati più rilevanti, lo studio multicentrico Enable ha mostrato risultati rilevanti nei pazienti con neoplasie mieloproliferative in fase blastica, una delle forme più aggressive di malattia. La combinazione di chemioterapia e venetoclax ha prodotto risposte clinicamente significative e durature anche in pazienti fragili, non candidabili a trattamenti intensivi. La sopravvivenza post-trapianto supera l'80%. Nella leucemia mieloide acuta ad alto rischio, lo studio Aml1718 ha raggiunto tassi di remissione completa vicini all'80%. Il protocollo, basato su venetoclax associato alla chemioterapia standard, ha permesso a oltre il 60% dei pazienti di accedere al trapianto allogenico. I risultati superano quelli delle strategie terapeutiche precedenti. Nel corso della riunione - prosegue la nota - è stato presentato uno dei più ampi lavori italiani sulla profilassi antimicrobica nei pazienti con leucemia mieloide acuta e leucemia promielocitica sviluppato da un gruppo multidisciplinare di esperti Gimema. Il documento aggiorna le raccomandazioni nazionali alla luce delle nuove terapie e dell'aumento delle infezioni resistenti, introducendo indicazioni innovative su antifungini, antibiotici e vaccinazioni nei diversi setting terapeutici.  Per la leucemia promielocitica acuta, Gimema ha confermato un risultato ormai consolidato: oggi i pazienti trattati con protocolli chemio-free, basati su Atra e triossido di arsenico, possono raggiungere un'aspettativa di vita sovrapponibile a quella della popolazione generale, confermando una delle più importanti rivoluzioni terapeutiche dell'ematologia moderna. Inoltre, lo studio randomizzato All2820 ha dimostrato, per la prima volta al mondo, la superiorità di una strategia completamente chemio-free. Il trattamento che combina ponatinib e blinatumomab è risultato più efficace rispetto alla chemioterapia tradizionale associata a imatinib. I dati riguardano pazienti adulti con leucemia acuta linfoblastica Philadelphia positiva. Accanto a questo risultato considerato di portata internazionale, è stato presentato anche il nuovo documento di consensus nazionale sull'utilizzo di blinatumomab nella leucemia linfoblastica acuta Philadelphia negativa dell'adulto, con l’obiettivo di integrare in modo sempre più efficace l'immunoterapia nei percorsi terapeutici e ridurre l'intensità della chemioterapia soprattutto nei pazienti più fragili. E' ancora nella fase di arruolamento il progetto europeo Impact-Aml, collaborazione europea finanziata nell'ambito del programma Horizon Europe. I pazienti inclusi sono soggetti recidivanti o refrattari, ovvero pazienti in cui la leucemia mieloide acuta è ricomparsa dopo una iniziale risposta alle cure oppure non ha risposto ai trattamenti standard, rappresentando una popolazione con bisogni clinici ancora insoddisfatti. Il progetto prevede la creazione di un registro europeo condiviso e la conduzione di uno studio clinico randomizzato per confrontare diverse strategie terapeutiche nella pratica clinica. Sul fronte della leucemia mieloide cronica, è stato presentato il primo studio randomizzato italiano (Sustrenim Cml1415) che rappresenta una svolta culturale oltre che clinica. L'obiettivo - chiariscono gli esperti - non è più soltanto controllare la malattia, ma consentire a un numero crescente di pazienti di vivere senza trattamento, riducendo effetti collaterali, tossicità cumulative e impatto economico e sociale delle cure a lungo termine. Ha invece l'obiettivo di valutare l'efficacia di asciminib, un inibitore di tirosin-chinasi di nuova generazione, lo studio Pearl, condotto in Italia e in Spagna. I dati raccolti aiuteranno a capire come il farmaco può aumentare il tasso di remissioni molecolari e conseguentemente il numero di pazienti candidabili alla sospensione terapeutica. Nella leucemia linfatica cronica - continua la nota - è di importanza strategica lo studio osservazionale Cll 2121, che ha ormai raccolto i dati di oltre 10mila pazienti trattati in più di cento centri di ematologia italiani dal 2010. Gimema progetta, in questo modo, uno dei più grandi database europei dedicati alla malattia consentendo di realizzare una fotografia di come questa patologia venga trattata in tutta Italia. Le iniziative del Working Party delle immunoterapie riguardano principalmente le terapie cellulari attualmente più innovative, ovvero le Car-T. Gli studi attivati - riferisce Gimema - hanno come obiettivo l'analisi dell'efficacia e della sicurezza delle Car-T commerciali nella leucemia acuta linfoblastica del bambino e dell'adulto e nel mieloma multiplo. Con i nuovi protocolli osservazionali, uno dei quali sarà attivato prossimamente in cooperazione con Aieop, si avrà modo di raccogliere preziosissimi dati della pratica medica ospedaliera su efficacia, sicurezza e durata delle risposte e di creare una delle più grandi piattaforme italiane dedicate alle immunoterapie cellulari avanzate, rimarca la Fondazione.  Importanti novità - evidenzia - sono arrivate anche dal Working Party dedicato alle piastrinopenie. In particolare, sulla trombocitopenia immune dell'adulto si sta lavorando alla realizzazione di uno dei più importanti database europei dedicati alla patologia, fondamentale per comprenderne l'evoluzione, monitorare efficacia e sicurezza delle nuove terapie e valutare gli effetti a lungo termine dei trattamenti nella pratica clinica reale. Ad oggi ha superato i mille pazienti coinvolti, raggiungendo quota 1.189 casi raccolti in 37 centri italiani.  Per quanto riguarda la qualità di vita dei pazienti ematologici, il Working Party dedicato a questo tema ha presentato i risultati di uno dei primi studi al mondo sulla valutazione diretta, da parte dei pazienti, degli effetti collaterali precoci delle terapie Car-T nei linfomi aggressivi. I risultati hanno evidenziato una significativa discrepanza tra i sintomi percepiti dai pazienti e quelli riportati dai clinici, confermando l'importanza dell'integrazione dei 'patient-reported outcomes' nella pratica ematologica e nella gestione del percorso di cura. Per la rilevanza scientifica dei risultati ottenuti, lo studio è stato accettato per la pubblicazione su 'The Lancet Haematology'. Tra le altre iniziative nell'ambito della qualità di vita, gli esperti hanno segnalato anche la monografia speciale della 'Jncl', rivista del National Cancer Institute (Nci) statunitense, che sarà dedicata ai 'patient-reported outcomes' in ematologia, curata dal Gimema insieme al Moffit Cancer Center. 
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Caldo, l'allarme dei sindacati: "Emergenza incidenti per lavoratori, serve legge ad hoc per stop in ore più torride"

(Adnkronos) - E' un maggio da record per le temperature, con picchi sempre più torridi da Nord a Sud del Paese. E con le temperature cresce l'allarme dei sindacati per le condizioni di sicurezza dei lavoratori, specie di quelli più a rischio per l'esposizione prolungata alle ondate di calore. A partire da quelli delle costruzioni, come denuncia il sindacato di categoria FenealUil che, interpellato da Adnkronos/Labitalia, chiede al governo una legge ad hoc, un 'Decreto Grande caldo' con disposizioni valide su tutto il suolo nazionale che vietino il lavoro nelle ore più calde. “Quest’anno il grande caldo è arrivato già verso la seconda metà di maggio, con diverse città italiane da 'bollino rosso' e inevitabili gravi conseguenze per chi lavora all'aperto, come la maggior parte dei lavoratori del comparto delle costruzioni e del lapideo”, spiega ad Adnkronos/Labitalia il segretario nazionale FenealUil Stefano Costa, responsabile salute e sicurezza del sindacato.
 “In queste condizioni, affaticamento, disidratazione, crampi, sincopi, colpi e stress da calore, dermatiti e rischi di tumori alla pelle sono in aumento, eppure anche quest'anno non è stata varata alcuna normativa a livello nazionale per limitare l’esposizione di lavoratori e lavoratrici al grande caldo. La Regione Lazio ha emanato un'ordinanza ad hoc ‘già’ a fine maggio, ma è una felice eccezione", prosegue il sindacalista.  Per il sindacato però “occorrono interventi strutturali, come la FenealUil chiede da tempo, per ridurre i rischi per la salute di lavoratori e lavoratrici. Non si può affidare il benessere e la salute di chi opera all'aperto, in edilizia, in agricoltura e in molti altri settori, al buon cuore dei legislatori regionali, con tempistiche e modalità variabili ed evidenti disparità di trattamento tra un territorio e l’altro”.  Per questo, la FenealUil appunto invita il Governo a emanare una legge ad hoc, un 'Decreto Grande caldo' "sulla base delle indicazioni fornite dalla piattaforma Worklimate sviluppata da Inail e Cnr, l’unica supportata da evidenze scientifiche – e ne permettano la riprogrammazione in altri orari, eventualmente ricorrendo alla Cigo (Cassa Integrazione guadagni ordinaria) con ore ‘extra contatore’, e che facilitino turnazione e cambi di mansione del personale e prevedano la messa a disposizione obbligatoria di acqua, sali minerali e adeguati dpi, incluse le creme solari. "Sarebbe una norma di civiltà, che garantirebbe il benessere di migliaia di lavoratori e lavoratrici, evitando loro possibili danni alla salute e conseguenti costi per la sanità pubblica e le stesse imprese”, conclude Costa. L'allarme della FenealUil trova sponda nei colleghi della Filca Cisl che con il segretario generale Ottavio De Luca chiede norme che vadano al di là del quadro emergenziale. "Noi continuiamo a ripetere -spiega De Luca ad Adnkronos/Labitalia- che il mutamento climatico non è più una condizione emergenziale o saltuaria ma è un fenomeno strutturale dell’ambiente con cui dobbiamo fare i conti in modo stabile. E invece tutto il sistema si basa su interruzioni straordinarie, i casi vengono trattati di volta in volta oppure sono legati a ordinanze di carattere emergenziale. Per questo il tema non va affrontato solamente con risposte alle singole emergenze che il mutamento comporta, ma è necessario un approccio trasversale che parta dal tema centrale: la salute e la sicurezza dei lavoratori, dei cittadini, delle persone. Ci vuole un affondo normativo che incida su tutti quei campi dell’attività e della pianificazione del lavoro e che affronti questo cambiamento per quello che è: la nuova realtà climatica e, di conseguenza, il mutamento dell’ambiente di lavoro", sottolinea.  "Un ambiente -continua De Luca- che ha insito un rischio sanitario importante: ci sono molte malattie professionali legate all’esposizione al sole, tra le più gravi il melanoma. Garantire la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, a partire da quelli più a rischio come cave e cantieri, resta la priorità della nostra azione sindacale e deve vedere l’impegno di tutti i protagonisti, aziende, sindacato e istituzioni”. De Luca sottolinea come "in questi giorni molte città italiane sono contrassegnate con il cosiddetto bollino arancione, che indica temperature elevate e condizioni meteorologiche che possono comportare effetti negativi sulla salute della popolazione. Di fronte a questa prima, intensa ondata di caldo dell’anno è prioritario non mettere a rischio i lavoratori più esposti, come quelli edili. Ogni anno, infatti, nei cantieri ma anche nelle cave si verificano numerosi casi di malori legati allo stress termico, con un aumento degli incidenti".  "Giova ricordare che l’Inps -sottolinea il leader sindacale- dà la possibilità di bloccare i lavori nei cantieri e ricorrere alla cassa integrazione o in presenza di una ordinanza territoriale o quando la temperatura percepita, anche in considerazione dell’attività svolta, mette a rischio la salute dei lavoratori. Molte Regioni provvedono a emettere in modo tempestivo ordinanze per lo stop ai lavori nelle ore più calde, come ha fatto il Lazio", conclude. (di Fabio Paluccio) 
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Social, recensioni, video e influencer pesano sempre di più sulla scelta dei viaggiatori

(Adnkronos) - Il turismo italiano continua a crescere e conferma il proprio peso strategico nell’economia nazionale. Oltre il 60% dei viaggiatori sceglie dove andare ispirandosi ai social. Secondo il Changing traveller report 2026 di SiteMinder, le agenzie di viaggio sono diventate il primo punto di partenza nella ricerca di un hotel per il 26% dei viaggiatori, superando i motori di ricerca, scesi al 21%. Crescono anche il passaparola di amici e familiari, passato dal 7% al 14%, e il peso dei brand alberghieri già conosciuti, saliti dal 3% al 7%. Un segnale chiaro: il percorso di scelta è sempre più frammentato e la fiducia si costruisce su più canali, non solo nel momento della vendita.  “Il problema degli hotel italiani - afferma all'Adnkronos/Labitalia l'esperto Marco Losso, ceo e co-founder di Delos Lab, agenzia di marketing e comunicazione attiva nel mondo luxury e hospitality - non è più intercettare domanda: è trasformare la domanda in brand, reputazione e marginalità, in un mercato dove la domanda c’è, e cresce, il vero campo di battaglia si sposta. Non si tratta più solo di riempire le camere: si tratta di capire chi rimane nella testa del viaggiatore dopo il check-out e chi riesce a giustificare tariffe più alte, costruendo una comunità di ospiti fidelizzati invece di inseguire ogni volta un nuovo cliente dalle piattaforme”. Il tema non è soltanto reputazionale ma anche economico. Secondo gli Hotel booking trends 2026 di Siteminder, le prenotazioni dirette risultano quindi associate a un valore significativamente superiore, confermando quanto sito, booking engine, contenuti e fiducia digitale siano ormai leve centrali per la marginalità alberghiera. “Molte strutture ricettive italiane - osserva - sono eccellenti nell’ospitalità, ma invisibili nella comunicazione. Essere pieni in alta stagione non significa avere un brand. Significa spesso avere un buon posizionamento geografico, una domanda favorevole e un prezzo competitivo. Queste sono risorse finite. Il brand, invece, è un asset che si costruisce nel tempo e che difende i margini”.  La reputazione online resta uno degli snodi più delicati. Una ricerca Tripadvisor evidenzia che l’81% dei viaggiatori legge sempre o frequentemente le recensioni prima di prenotare un alloggio; il 79% è più propenso a scegliere un hotel con un punteggio più alto rispetto a una struttura equivalente e il 52% dichiara che non prenoterebbe un hotel privo di recensioni. Il dato conferma che la comunicazione alberghiera non coincide più solo con ciò che la struttura racconta di sé, ma anche con ciò che gli ospiti raccontano pubblicamente dell’esperienza vissuta. E a cambiare è anche il ruolo dei contenuti. Secondo il Traveler value index 2025 di Expedia Group, oltre il 60% dei viaggiatori utilizza oggi i social media come fonte di ispirazione per i propri viaggi e il 73% dichiara che le raccomandazioni degli influencer hanno influenzato le proprie decisioni di prenotazione. Un’ulteriore ricerca Expedia group advertising mostra inoltre che il video influenza le decisioni di viaggio quasi tre volte più delle immagini statiche: 71% contro 24%. "Le strutture - spiega Losso - non devono comunicare di più, ma meglio. Nel turismo questo significa avere un’identità visiva coerente, una presenza digitale che rispecchi davvero l’esperienza offerta, una reputazione gestita con metodo e un ecosistema capace di trasformare l’interesse in fiducia. Sono le fondamenta su cui si costruiscono la tariffa premium, la prenotazione diretta e la fedeltà dell’ospite. Con i flussi in crescita e un percorso di scelta sempre più distribuito tra agenzie, motori di ricerca, social media, recensioni e passaparola, il 2026 si configura come un momento chiave per le strutture italiane. Chi investe oggi nel posizionamento raccoglierà i frutti nelle stagioni a venire; chi si limita a cavalcare l’onda rischia di ritrovarsi vulnerabile al primo rallentamento". (di Sabrina Rosci) 
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Pop up Your Vision: a Milano l'iniziativa per sensibilizzare la popolazione sulla secchezza oculare

(Adnkronos) - Aumentare la consapevolezza su una patologia diffusa ma ancora sottovalutata: è questo l’obiettivo di 'Pop Up Your Vision', l’iniziativa promossa da Alcon che arriva a Milano fino al 5 giungo a CityLife, offrendo ai cittadini la possibilità di effettuare screening gratuiti per valutare la presenza di secchezza oculare con il supporto di medici oculisti. In Italia si stimano circa 10 milioni di persone con sintomi riconducibili alla malattia dell’occhio secco, ma in molti non si rivolgono all’oculista, figura chiave per la diagnosi. Un dato che evidenzia come la consapevolezza sia ancora insufficiente, nonostante si tratti di una condizione che può avere un impatto rilevante sulla qualità della vita. La malattia dell’ccchio secco è una patologia multifattoriale della superficie oculare, caratterizzata da un’alterazione del film lacrimale e da processi infiammatori. I sintomi più frequenti includono occhi rossi, bruciore, sensazione di corpo estraneo, fotofobia e affaticamento visivo, segnali spesso sottovalutati ma indicativi della presenza della patologia. “Esiste ancora una scarsa percezione dell’occhio secco come vera e propria patologia: molti pazienti lo considerano un disturbo occasionale, legato solo a specifiche condizioni, come l’uso prolungato degli schermi o gli ambienti climatizzati, senza riconoscere che si tratta in realtà di una vera e propria malattia della superficie oculare che può evolvere verso forme più gravi - dichiara Stefano Barabino, Responsabile del Centro Superficie Oculare e Occhio Secco, Ospedale Sacco Università degli Studi di Milano - Negli anni è cambiata anche la definizione scientifica della patologia: oggi sappiamo che non riguarda solo una ridotta produzione lacrimale, ma un insieme di condizioni che coinvolgono l’intera superficie dell’occhio e che richiedono una gestione continuativa nel tempo”.  L’iniziativa si inserisce in un contesto in cui emerge chiaramente la presenza di un 'sommerso' di pazienti non diagnosticati, spesso già sintomatici ma non consapevoli. “Iniziative come questa sono molto importanti perché permettono di intercettare persone che presentano già segni o sintomi della malattia dell’occhio secco ma tendono a sottovalutarli o a non rivolgersi allo specialista”, conclude il Dott. Stefano Barabino. “Fare screening e sensibilizzazione sul territorio significa aumentare la consapevolezza e favorire diagnosi precoci, evitando che la patologia evolva verso forme croniche più difficili da trattare”.  Attraverso 'Pop Up Your Vision', Alcon conferma il proprio impegno nel promuovere una cultura della prevenzione e nell’avvicinare i cittadini a percorsi di diagnosi e cura appropriati. “Essere al fianco dello specialista è per noi fondamentale: non solo attraverso lo sviluppo di soluzioni innovative e una ricerca costante verso trattamenti sempre più all’avanguardia, ma anche supportando concretamente il suo ruolo come punto di riferimento per il paziente,” afferma Filippo Pau, Franchise Head Vision Care di Alcon Italia. “Crediamo infatti che il valore dell’innovazione si esprima pienamente quando è accompagnato da un ecosistema che rafforza la relazione tra medico e paziente, favorendo percorsi di cura più consapevoli e continuativi”. Durante tutto il periodo dell’iniziativa, i cittadini potranno ricevere informazioni e consigli pratici per una corretta gestione della salute visiva. 
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Feltrin (FederlegnoArredo): "Filiera sotto pressione Cina competitor per mercato europe"

(Adnkronos) - Una filiera strategica per il manifatturiero italiano che continua a dimostrare solidità, ma che oggi si confronta con uno scenario internazionale sempre più complesso: rallentamento della domanda globale, pressione competitiva cinese, aumento dei costi delle materie prime, dell’energia e forte instabilità geopolitica. Sono questi i temi emersi oggi all’ADI Design Museum nel corso dell’assemblea annuale di FederlegnoArredo. "I primi mesi dell’anno confermano una situazione di forte difficoltà sui mercati internazionali, mentre sul mercato interno arrivano segnali di stabilità, seppur sintesi di andamenti diversificati", ha dichiarato il presidente di FederlegnoArredo, Claudio Feltrin. "Il rallentamento dell’export coinvolge gran parte dei principali mercati di riferimento; le esportazioni della filiera del legno-arredo, nei primi due mesi del 2026, si attestano a 2,76 miliardi di euro, segnando un calo del -6,4% rispetto allo stesso periodo del 2025.  A frenare, come emerge dalle elaborazioni del Centro studi FederlegnoArredo, è soprattutto l’andamento dei principali mercati internazionali. Restano in testa Francia (469,6 milioni, -6,2%) e Germania (311,2 milioni, -8,9%), mentre si registra una contrazione particolarmente marcata negli Stati Uniti (-16,9%), terzo mercato di destinazione. In calo anche Regno Unito (-4,4%) e Spagna (-5,3%), mentre risultano più stabili Svizzera (-0,5%) e Belgio (-0,6%). Tra i pochi segnali positivi, lievi crescite nei Paesi Bassi (+0,3%) e negli Emirati Arabi Uniti (+1,9%).  Parziale cambio di scenario nel mese di marzo, quando l’Europa sembra tenere, mentre crolla il resto del mondo: l’export tocca 1,19 miliardi di euro (-4,2%), con andamenti divergenti tra aree geografiche. Da un lato, i mercati europei mostrano segnali di resilienza, con una crescita del +2,8% grazie soprattutto alle performance di Francia (+3,2%), Spagna (+4,9%) Austria (+20,1%) e Paesi Bassi (+12,9%). Dall’altro lato, si evidenzia un forte rallentamento nei mercati extra europei, con un calo complessivo del -17,4%. A pesare sono in particolare gli Stati Uniti (-17,6%), primo mercato extra UE e il drastico ridimensionamento dell’area OPEC (-64,3%), quale conseguenza della guerra in corso.   “In questo scacchiere - spiega Feltrin - la Cina fa sentire tutto il suo peso all’interno degli equilibri internazionali, che possiamo sintetizzare nel dato secondo cui, nel primo trimestre dell’anno, l’Italia esporta mobili e prodotti in legno per 70,2 milioni di euro, a fronte di importazioni pari a 266,2 milioni: quasi quattro volte superiori. Squilibrio particolarmente evidente nel comparto mobili, dove l’import (217,5 milioni) supera di gran lunga l’export (54,4 milioni), segnalando una crescente pressione competitiva sul mercato interno”. Un fenomeno che riguarda non solo l’Italia, ma l’intero mercato europeo. Nei primi due mesi del 2026, l’Unione Europea importa dalla Cina oltre 5 miliardi di euro di prodotti della filiera legno-arredo. I principali paesi di destinazione sono Germania (912 milioni), Paesi Bassi (846 milioni) e Francia (729 milioni). In questo contesto, l’Italia si colloca al sesto posto con 356 milioni di euro di importazioni (-10,9%), a dimostrazione dell’ampia presenza dei prodotti cinesi anche nei mercati chiave dell’export italiano, che si trova a fare i conti con un competitor agguerrito anche sul fronte dei prezzi. “Diventa pertanto fondamentale - conclude Feltrin - difendere il mercato europeo e garantire condizioni di concorrenza realmente eque. Le imprese italiane ed europee investono da anni in sostenibilità ambientale, sicurezza, qualità del lavoro e tracciabilità. Non possiamo continuare a competere con sistemi produttivi che operano con regole, costi e standard completamente diversi”. A preoccupare il settore è anche il nuovo aumento dei prezzi della materia prima legnosa, destinato a incidere nei prossimi mesi sui costi dell'energia e di conseguenza della produzione e sui prezzi finali, comprimendo ulteriormente la competitività delle imprese e i margini indispensabili anche per i futuri investimenti. 
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Istituto Danone al congresso Sinu, focus su microbiota e invecchiamento sano

(Adnkronos) - Fondazione Istituto Danone conferma il proprio impegno a supporto del sapere scientifico e del progresso nella ricerca nutrizionale partecipando al 46esimo congresso nazionale Sinu – Società italiana di nutrizione umana, a Bergamo dal 27 al 29 maggio. In un momento in cui alimentazione, prevenzione e invecchiamento in salute sono concetti sempre più centrali nel dibattito pubblico, la partecipazione della Fondazione all’importante appuntamento scientifico nazionale dedicato alla nutrizione rappresenta un’occasione rilevante per riaffermare il valore della scienza e del rigore metodologico, e per rafforzare l’impegno nella promozione, amplificazione e sostegno alla ricerca. Nel corso delle tre giornate congressuali - informa una nota - Fondazione Istituto Danone sarà presente con uno stand dedicato, luogo di incontro e dialogo sui progetti e le pubblicazioni realizzati e futuri, destinati alla comunità scientifica. La mattina del 29 maggio, alle ore 10.30 presso la sala Oggioni, Lorenzo Morelli, presidente scientifico della Fondazione Istituto Danone, terrà la relazione 'Microbiota nell’invecchiamento', inserita nella sessione plenaria 'Focus On' moderata da Anna Tagliabue, presidente Sinu. L’intervento offrirà un approfondimento scientifico su uno dei temi oggi più rilevanti e innovativi nel panorama della ricerca nutrizionale internazionale: il ruolo del microbiota nei processi di invecchiamento e nella salute metabolica. Attraverso una lettura aggiornata delle più recenti evidenze scientifiche, il contributo metterà in luce come il microbiota si modifichi nel corso del processo di invecchiamento, mostrando come i cambiamenti nella sua composizione e funzionalità possano influenzare la traiettoria di salute. "Il rapporto fra composizione del microbiota intestinale e una sana longevità – dichiara Morelli, presidente scientifico di Fondazione Istituto Danone, delegato del Rettore, Università Cattolica del Sacro Cuore, Cremona, già ordinario di Microbiologia - è uno dei temi di ricerca recenti che sta vivendo una crescente popolarità, grazie anche all’uso di nuove metodologie analitiche che però richiedono un approccio critico per l’interpretazione dei risultati che producono, approccio che verrà dettagliato nel corso della presentazione". La partecipazione al congresso sarà inoltre l’occasione per annunciare la seconda edizione del premio Andrea Ghiselli, promosso dalla Fondazione Istituto Danone in collaborazione con Sinu. "La partecipazione al congresso Sinu rappresenta per la Fondazione Istituto Danone un’importante occasione di confronto con la comunità scientifica e con le nuove generazioni di ricercatori, su temi oggi centrali per la salute pubblica, come il ruolo dell’alimentazione e del microbiota nei processi di invecchiamento in salute – afferma Mariangela Rondanelli, vicepresidente Fondazione Istituto Danone, ordinario di Scienze e tecniche dietetiche, direttore della Scuola di specializzazione in Scienza dell’Alimentazione, Università degli Studi di Pavia -. Attraverso la seconda edizione del Premio Andrea Ghiselli vogliamo continuare a sostenere una ricerca rigorosa, innovativa e capace di produrre un impatto concreto sulla salute delle persone, raccogliendo così l’eredità di Andrea Ghiselli che ha sempre interpretato la scienza come strumento di conoscenza e servizio alla società".   "La Sinu è molto attenta a supportare l’attività dei giovani ricercatori che da sempre contribuiscono con entusiasmo alla crescita della ricerca. Per questo abbiamo accolto con grande piacere la possibilità offerta da Fondazione Danone di rinnovare anche per quest’anno il premio dedicato al ricordo di Andrea Ghiselli durante il Congresso Nazionale della Società - sottolinea Anna Tagliabue, presidente Sinu, già ordinario di Scienza dell’Alimentazione, Università degli Studi di Pavia. Sempre nella giornata del 29 maggio, alle ore 11, all’interno della sessione dedicata al Premio Andrea Ghiselli, sarà previsto un momento di approfondimento sulla tesi vincitrice della precedente edizione, a cura di Sofia Lotti, Dipartimento di Medicina sperimentale e clinica dell’Università degli Studi di Firenze (Chronodiet a randomised clinical trial to evaluate the effects of a chronotype-adapted diet on weight loss in overweight/obese subjects). Nel corso della sessione avrà luogo, inoltre, un breve intervento da parte di uno dei due ricercatori insignito di una menzione d’onore, conferita per la qualità scientifica e l’innovazione del lavoro presentato, Martina Moretton, dottorata presso l’Università degli Studi di Udine, per la tesi dal titolo 'Formulation and processing strategies for obtaining bakery products tailored to the elderly’s needs'. Istituito nel 2025 per custodire e rinnovare la memoria scientifica e culturale del Professor Andrea Ghiselli – medico nutrizionista, ricercatore e storico membro del comitato scientifico della Fondazione Istituto Danone – il Premio nasce con l’obiettivo di sostenere e valorizzare i giovani ricercatori che abbiano conseguito un dottorato di ricerca con una tesi distintasi per originalità, rigore metodologico e rilevanza scientifica, in piena sintonia con i valori e l’eredità intellettuale del Professore. Figura di riferimento della nutrizione italiana, Ghiselli ha contribuito in modo determinante alla ricerca e alla diffusione di una cultura alimentare consapevole, impegnandosi nel contrasto alla disinformazione e coniugando rigore metodologico, responsabilità pubblica e attenzione alla dimensione culturale del cibo con una straordinaria capacità divulgativa.  La nuova edizione del premio sarà dedicata al tema 'Impatto dell’alimentazione sul processo di invecchiamento in salute', un focus che richiama una delle principali sfide sanitarie e sociali contemporanee: approfondire il ruolo dell’alimentazione nel contribuire a "dare più salute agli anni" cioè a disegnare una miglior prospettiva di salute nell’età avanzata. Il Premio prevede l’assegnazione di una borsa di studio e le candidature potranno essere presentate a partire dal 1° luglio fino al 30 novembre 2026, mentre la cerimonia di consegna si terrà nel febbraio 2027. A valutare i progetti sarà una commissione scientifica d’eccellenza, composta da rappresentati Sinu, del Comitato scientifico di Fondazione Istituto Danone ed esperti del settore di fama riconosciuta.  
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