Ia, Alix: con i dati la vera sfida è organizzativa, ecco come nasce il data transformation manager
(Adnkronos) - Non è la tecnologia il principale ostacolo all’adozione dell’Intelligenza Artificiale nella filiera moda, tessile e accessori (mta) ma la capacità organizzativa e manageriale di governarla. E' questa una delle evidenze più significative emerse dal progetto Alix- AI learning innovation Experience, iniziativa strategica promossa da Fondirigenti e realizzata da Fondazione Piemonte Innova con la collaborazione di Unione Industriali Torino, Federmanager Torino Apdai e Federmanager Academy. I risultati del percorso, che ha coinvolto oltre 300 imprese attraverso una survey dedicata e una trentina di manager in tre incontri di co-design tra Torino e Biella, sono stati presentati presso l’Unione Industriali di Torino, segnando il momento conclusivo di un lavoro di analisi, confronto e modellizzazione delle competenze nel settore. Dall’indagine emerge un quadro chiaro: le imprese del settore non partono da idee astratte di AI, ma da problemi operativi concreti. I dati, nella maggior parte dei casi, sono già disponibili: sistemi Erp, dati di produzione, vendite e documentazione amministrativa costituiscono una base informativa spesso solida. Anche i processi aziendali risultano abbastanza ripetitivi e sufficientemente strutturati, ma poco integrati tra loro e raramente utilizzati per analisi predittive. “L’innovazione tecnologica - spiega Marco Bodini, presidente di Fondirigenti - ridisegna costantemente il modo in cui le imprese affrontano le nuove sfide, adattandosi alle esigenze dei diversi comparti produttivi e generando sempre nuovi fabbisogni di professionalità e competenze manageriali Da questa consapevolezza nasce Alix, un progetto promosso da Fondirigenti che si rivolge a un settore fondamentale del made in Italy, quello della moda e del tessile, per accompagnare le aziende nella trasformazione digitale, identificando nuove skills manageriali e trasferendo strumenti per muoversi con sicurezza in un futuro che cambia”. Uno dei risultati più rilevanti del progetto è l’individuazione di una figura chiave per la trasformazione, il data transformation manager. Non un tecnico puro, né esclusivamente un profilo IT, ma un ruolo ponte capace di integrare visione strategica, competenze digitali e capacità di change management. Una figura spesso interna all’organizzazione, da far crescere attraverso percorsi di upskilling e capacity building. “Il vero salto - dichiara Laura Morgagni, ceo di Piemonte Innova - che le imprese sono chiamate a compiere oggi non è tecnologico, ma organizzativo l’Intelligenza Artificiale viene riconosciuta come un potente abilitatore di efficienza produttiva, di ottimizzazione dei processi amministrativi e di supporto alle decisioni commerciali. Tuttavia, perché queste opportunità si traducano in un reale vantaggio competitivo, è necessario rafforzare la visione strategica, integrare in modo strutturato i dati aziendali e investire in nuove competenze manageriali capaci di guidare il cambiamento”. Il ruolo dei manager, in questo scenario, emerge con forza: dare una direzione chiara, creare le condizioni organizzative e abilitare decisioni data-informed. Tra gli output principali dell’iniziativa, la roadmap settoriale per la trasformazione data & AI driven, articolata in tre fasi: valutazione dello stato attuale, definizione dell’iniziativa, delle priorità di intervento e opportunità competitive, piano di azione operativo con risorse, responsabilità e gestione dei rischi e il data & AI readiness tool, uno strumento operativo che consente alle imprese di misurare il proprio livello di maturità nell’utilizzo di dati e Intelligenza Artificiale, individuando gap organizzativi e priorità di intervento. Il data & AI readiness tool resterà a disposizione sul sito di Fondazione Piemonte Innova per tutte le imprese, come guida concreta per avviare o strutturare percorsi di trasformazione basati sulla valorizzazione dei dati. L’evento ha segnato anche la nascita della Community Alix, uno spazio digitale di confronto permanente e condiviso, con l’obiettivo di accompagnare nel tempo dirigenti e imprese nella gestione strategica di dati e Intelligenza Artificiale. Il modello sviluppato, raccontato nell’e-book 'Ali-un modello trasferibile per governare la trasformazione Data & AI', potrà essere replicato anche su altre filiere industriali, estendendo l’esperienza maturata nel comparto moda, tessile e accessori ad altri ambiti del sistema produttivo.
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Con disturbi del sonno 5 volte più rischio di cadute accidentali, studio italiano
(Adnkronos) - Un sonno disturbato si traduce nella maggiorparte dei casi in stanchezza e sonnolenza. Due sintomi che hannno effetti negativi sulla salute a più livelli: dai più noti come la mancanza di concentrazione e l'irritabilità a quelli insospettati come una probabilità - di oltre cinque volte maggiore - di incorrere in cadute accidentali, ma anche un aumento esponenziale di disturbi visivi, dell'equilibrio, dell'udito, oltre a problemi d'ansia. A evidenziare questi inaspettati 'effetti collaterali' di un cattivo riposo notturno uno studio curato da Luciano Bubbico, medico otorino coordinatore scientifico del gruppo di ricerca sulle disabilità neurosensoriali dell'Istituto nazionale di analisi politiche pubbliche (Inapp) e pubblicato sulla rivista dell'istituto 'Sinappsi'. "La stanchezza e la sonnolenza diurna - spiega Bubbico all'Adnkronos Salute alla vigilia della Giornata mondiale del sonno - rappresentano un serio tema di salute pubblica, con importanti implicazioni sulla sicurezza domestica, stradale, lavorativa e sulla qualità della vita". Per approfondire l'argomento il gruppo di ricerca ha analizzato un campione rappresentativo di 45.000 persone, di età compresa tra 18 e 74 anni. In questo campione il 32% ha riferito di soffrire di sonnolenza e stanchezza diurna. Tra questi più della metà (56%) ha riferito disturbi cronici del sonno nell’ultimo anno. In chi soffre, inoltre, di stanchezza e sonnolenza è stata registrata una probabilità di oltre cinque volte maggiore, rispetto alla media, di incorrere in cadute accidentali (23%). In più queste persone soffrono tra le quattro e le sette volte di più di disturbi visivi (34%), dell'equilibrio (31%), di problemi uditivi in ambiente rumoroso (29%) e disturbi d'ansia (29%) La maggiore novità che è emersa dallo studio, precisa Bubbico, "è stata proprio la correlazione tra l'aumento delle cadute accidentali con la sonnolenza e stanchezza cronica (dovute a disturbi del sonno). Io mi occupo di prevenzione delle cadute nell'anziano che normalmente sono legate a disturbi vestibolari. A fronte delle prime evidenze, quindi, è venuto quasi spontaneo incorciare i dati sulle cadute a domande sui disturbi uditivi, visivi e vestibolari, cioè dell'apparato sensoriale. Ed è la prima volta che l'analisi mette insieme questi elementi. I risultati sono stati molto significativi". Ma perché questo legame tra sonno e cadute? "Il problema - evidenzia il ricercatore - a mio avviso è bidirezionale. Il sonno, infatti, è regolato da un orologio cronobiologico che si trova a livello ipotalamico, e che controlla il passaggio dal sistema autonomo, cioè dal sistema simpatico al sistema parasimpatico. Per essere semplici: normalmente nell'uomo l'organismo attiva il sistema simpatico verso le ore 9-10 del mattino: praticamente aumentano gli ormoni, quindi si è pronti per affrontare la giornata. Verso le 19, il sistema simpatico abbassa la sua funzione e si attiva il sistema parasimpatico, che abbassa la frequenza cardiaca, la pressione e aiuta ad avvicinarsi al sonno". Ora, "se questo sistema funziona, tutto va bene: funziona il sistema ormonale, il sistema sensoriale, eccetera. Quando viene alterato il meccanismo l'organismo cerca di attivare i sistemi sensoriali che vanno in iperattività. E questo potrebbe avere a che fare con l'aumento delle cadute. Ma servirà andare avanti con la ricerca per capire di più", sottolinea il ricercatore evidenziando gli effetti positivi di una maggiore conoscenza del fenomeno nella prevenzione degli infortuni. "C'è un legame tra rischio di infortuni sul lavoro e un alterato ciclo del sonno. Ma anche con la qualità dell'attività lavorativa, perché chiaramente il sonno disturbato altera sia le funzioni cognitive sia quelle attentive. La stanchezza può produrre un errore". Questo è un elemento su cui si può agire. "Negli Stati Uniti per esempio, sono molto attenti. In alcuni settori a rischio - aziende con operai che lavorano sulla strada oppure sulle altezze - si sta utilizzando un sensore oculare, un pupillometro. Un apparecchio che studia la dinamica pupillare che è direttamente correlato allo stato di stanchezza e allo stato di sonno. Se una persona ha dormito bene, per le sue sette ore tranquille, ha un diametro pupillare nella norma. Se questo diametro pupillare si modifica, in queste aziende si evita alla persona quell'attività pericolosa. Un'altra pratica che molte aziende utilizzano all'estero è la sleep room, cioè una stanza dove il lavoratore di attività a rischio, se stanco, può riposare" . Per Bubbico, quindi, "studi futuri dovrebbero concentrarsi sull'identificazione e il trattamento della qualità del sonno, per sviluppare politiche pubbliche mirate e campagne di informazione ed educazione per la popolazione generale, per il personale sanitario e i lavoratori. Questo approccio integrato può incidere positivamente sulla salute pubblica, riducendo la spesa sanitaria e sociale", conclude.
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Ig Nobel, il premio agli studi scientifici più pazzi del mondo trasloca dagli Usa all'Europa: "Effetto Trump"
(Adnkronos) - Le politiche Usa e gli ultimi sviluppi internazionali irrompono anche nel futuro di una delle cerimonie più amate dalla comunità scientifica: l'assegnazione dei cosiddetti Ig Nobel (parodia dei premi Nobel), riconoscimenti destinati agli studi più 'improbabili', alla scienza che fa sorridere. L'edizione 2025 potrebbe essere l'ultima celebrata a Boston negli Stati Uniti, almeno per ora. Dopo 35 anni a stelle e strisce, infatti, l'evento traslocherà in Europa e nel 2026 si terrà a Zurigo, in Svizzera, dando il via a un cambiamento potenzialmente permanente. La notizia è stata rilanciata anche da 'Science' online. Marc Abrahams, fondatore e maestro di cerimonia del Premio IgNobel e direttore della rivista di umorismo scientifico 'Annals of Improbable Research' già da un po' di tempo stava pensando a questa mossa, per ragioni finanziarie e per il desiderio di ampliare il team di pianificazione dell'evento, ormai invecchiato. Ma l'anno scorso, spiega, l'idea "si è trasformata in qualcosa di diverso, molto più specifico e concreto, quando la situazione negli Usa ha iniziato a diventare folle". Gli IgNobel sono concepiti per onorare la scienza che "prima fa ridere, poi riflettere", come recita lo stesso claim dell'evento. A ogni cerimonia, i vincitori provengono da tutto il mondo. Nel 2025, i membri di 4 dei 10 team che si sono aggiudicati il riconoscimento hanno declinato l'invito a recarsi negli Stati Uniti per la premiazione, citando guerre, restrizioni sui visti e preoccupazioni relative alle politiche di immigrazione e di frontiera, si legge. "Eravamo consapevoli che quest'anno avremmo potuto ritrovarci in una situazione simile", afferma Abrahams. Ma da settembre in poi, "la situazione è peggiorata notevolmente". Ci sono stati gli attacchi Usa in Iran. E, si ricorda, i viaggiatori internazionali continuano a essere fermati per essere sottoposti a domande o addirittura respinti al confine statunitense. Da qui l'annuncio di Abrahams, affidato a una nota in cui il 'papà della cerimonia' ha scritto che gli IgNobel non potevano "in buona coscienza" chiedere ai vincitori internazionali o ai giornalisti di andare negli Usa. "Sono totalmente d'accordo con questa decisione", afferma Luca Luiselli, scienziato dell'Institute for Development Ecology Conservation and Cooperation, realtà con quartier generale a Roma, vincitore dell'IgNobel 2025 per aver dimostrato che le lucertole arcobaleno africane preferiscono la pizza ai quattro formaggi. L'ecologo ha rifiutato di partecipare alla cerimonia di premiazione dell'anno scorso sia per sovrapposizioni di impegni sia per il timore di essere trattenuto alla frontiera per i suoi post sui social media che criticavano il presidente Donald Trump. "In questo momento, è troppo rischioso per un europeo andare negli Stati Uniti se non è d'accordo con Trump", aggiunge. Poco dopo la cerimonia del 2025, dunque, Abrahams spiega di aver contattato alcune università svizzere con cui aveva precedentemente discusso di una potenziale partnership. Quella di Zurigo era ansiosa di ospitare l'evento, e gli IgNobel erano ansiosi di trovare una nuova sede, anche perché l'Eth Domain, che comprende l'Eth di Zurigo, e l'Università di Zurigo si sono offerti di fornire finanziamenti istituzionali (negli Stati Uniti, quasi tutti i finanziamenti provenivano dalla vendita dei biglietti, con il Massachusetts Institute of Technology, l'Università di Harvard e la Boston University che fornivano unicamente una sede). Le opzioni svizzere per le sedi sono paragonabili per dimensioni a quelle statunitensi, circa mille ospiti. E Abrahams spera ora di far ospitare la cerimonia in una diversa città europea ogni due anni. Trasferirsi in Europa offre un altro vantaggio, la vicinanza, secondo l'analisi dei promotori dell'evento. Sebbene l'Europa imponga ancora alcune restrizioni sui visti, è una destinazione di viaggio molto più vicina di Boston per i vincitori di tutto l'emisfero orientale. Per quanto riguarda gli 'irriducibili' sostenitori dell'IgNobel negli Stati Uniti, alcuni hanno già comunicato ad Abrahams che stanno organizzando viaggi a Zurigo. E per i bostoniani che non possono viaggiare all'estero, la Boston University ospiterà un evento nelle settimane successive alla cerimonia di premiazione con vincitori nuovi e passati, premi Nobel e la classica tradizione del lancio degli aeroplanini di carta. "Mi aspetto che a un certo punto" la cerimonia torni Oltreoceano, conclude Abrahams. Ma "visto come stanno andando le cose in questo momento, dubito che succederà nei prossimi anni".
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Con disturbi del sonno 5 volte più rischio di cadute accidentali, studio italiano
(Adnkronos) - Un sonno disturbato si traduce nella maggiorparte dei casi in stanchezza e sonnolenza. Due sintomi che hannno effetti negativi sulla salute a più livelli: dai più noti come la mancanza di concentrazione e l'irritabilità a quelli insospettati come una probabilità - di oltre cinque volte maggiore - di incorrere in cadute accidentali, ma anche un aumento esponenziale di disturbi visivi, dell'equilibrio, dell'udito, oltre a problemi d'ansia. A evidenziare questi inaspettati 'effetti collaterali' di un cattivo riposo notturno uno studio curato da Luciano Bubbico, medico e responsabile del gruppo di ricerca sulle disabilità neurosensoriali dell'Istituto nazionale di analisi politiche pubbliche (Inapp) e pubblicato sulla rivista dell'istituto, 'Inapp Policy Brief'. "La stanchezza e la sonnolenza diurna - spiega Bubbico all'Adnkronos Salute alla vigilia della Giornata mondiale del sonno - rappresentano un serio tema di salute pubblica, con importanti implicazioni sulla sicurezza domestica, stradale, lavorativa e sulla qualità della vita". Per approfondire l'argomento il gruppo di ricerca ha analizzato un campione rappresentativo di 45.000 persone, di età compresa tra 18 e 74 anni. In questo campione il 32% ha riferito di soffrire di sonnolenza e stanchezza diurna. Tra questi più della metà (56%) ha riferito disturbi cronici del sonno nell’ultimo anno. In chi soffre, inoltre, di stanchezza e sonnolenza è stata registrata una probabilità di oltre cinque volte maggiore, rispetto alla media, di incorrere in cadute accidentali (23%). In più queste persone soffrono tra le quattro e le sette volte di più di disturbi visivi (34%), dell'equilibrio (31%), di problemi uditivi in ambiente rumoroso (29%) e disturbi d'ansia (29%) La maggiore novità che è emersa dallo studio, precisa Bubbico, "è stata proprio la correlazione tra l'aumento delle cadute accidentali con la sonnolenza e stanchezza cronica (dovute a disturbi del sonno). Io mi occupo di prevenzione delle cadute nell'anziano che normalmente sono legate a disturbi vestibolari. A fronte delle prime evidenze, quindi, è venuto quasi spontaneo incorciare i dati sulle cadute a domande sui disturbi uditivi, visivi e vestibolari, cioè dell'apparato sensoriale. Ed è la prima volta che l'analisi mette insieme questi elementi. I risultati sono stati molto significativi". Ma perché questo legame tra sonno e cadute? "Il problema - evidenzia il ricercatore - a mio avviso è bidirezionale. Il sonno, infatti, è regolato da un orologio cronobiologico che si trova a livello ipotalamico, e che controlla il passaggio dal sistema autonomo, cioè dal sistema simpatico al sistema parasimpatico. Per essere semplici: normalmente nell'uomo l'organismo attiva il sistema simpatico verso le ore 9-10 del mattino: praticamente aumentano gli ormoni, quindi si è pronti per affrontare la giornata. Verso le 19, il sistema simpatico abbassa la sua funzione e si attiva il sistema parasimpatico, che abbassa la frequenza cardiaca, la pressione e aiuta ad avvicinarsi al sonno". Ora, "se questo sistema funziona, tutto va bene: funziona il sistema ormonale, il sistema sensoriale, eccetera. Quando viene alterato il meccanismo l'organismo cerca di attivare i sistemi sensoriali che vanno in iperattività. E questo potrebbe avere a che fare con l'aumento delle cadute. Ma servirà andare avanti con la ricerca per capire di più", sottolinea il ricercatore evidenziando gli effetti positivi di una maggiore conoscenza del fenomeno nella prevenzione degli infortuni. "C'è un legame tra rischio di infortuni sul lavoro e un alterato ciclo del sonno. Ma anche con la qualità dell'attività lavorativa, perché chiaramente il sonno disturbato altera sia le funzioni cognitive sia quelle attentive. La stanchezza può produrre un errore". Questo è un elemento su cui si può agire. "Negli Stati Uniti per esempio, sono molto attenti. In alcuni settori a rischio - aziende con operai che lavorano sulla strada oppure sulle altezze - si sta utilizzando un sensore oculare, un pupillometro. Un apparecchio che studia il diametro pupillare che è direttamente correlato allo stato di stanchezza e allo stato di sonno. Se una persona ha dormito bene, per le sue sette ore tranquille, ha un diametro pupillare nella norma. Se questo diametro pupillare si modifica, in queste aziende si evita alla persona quell'attività pericolosa. Un'altra pratica che molte aziende utilizzano all'estero è la sleep room, cioè una stanza dove il lavoratore di attività a rischio, se stanco, può riposare" . Per Bubbico, quindi, "studi futuri dovrebbero concentrarsi sull'identificazione e il trattamento della qualità del sonno, per sviluppare politiche pubbliche mirate e campagne di informazione ed educazione per la popolazione generale, per il personale sanitario e i lavoratori. Questo approccio integrato può incidere positivamente sulla salute pubblica, riducendo la spesa sanitaria e sociale", conclude.
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Iran, Conserva (Face): "Con guerra filiera alluminio a rischio, effetti su prezzi prodotti di largo consumo"
(Adnkronos) - "La situazione è estremamente seria perché colpisce diversi segmenti della catena industriale del metallo leggero, molti dei quali sono snodi vitali per la stabilità del sistema alluminio in Europa. Non si tratta di allarmismo: siamo di fronte a una crisi annunciata che rischia di mettere in ginocchio un pilastro dell'economia europea, una filiera che genera un fatturato annuo di circa 40 miliardi di euro e sostiene oltre 1 milione di posti di lavoro tra diretti e indiretti. Le tensioni geopolitiche hanno innescato un aumento verticale dei costi energetici, portando le quotazioni dell'alluminio primario oltre i 3.400 dollari a tonnellata, con il prezzo del gas schizzato del 93% in sole 48 ore. Il conflitto comporta, in primo luogo, un rischio fisico per gli impianti dei nostri partner del Golfo: se le celle elettrolitiche degli smelter dovessero fermarsi, il metallo solidificherebbe all'interno, rendendo gli impianti inutilizzabili per sempre. È un pericolo sistemico, dato che i Paesi del Golfo rappresentano l'8% della produzione mondiale e sono integrati con l'industria europea da quasi trent'anni". Così, con Adnkronos/Labitalia, Mario Conserva, segretario generale Face (Federazione europea consumatori di alluminio), sugli effetti della crisi in Medio Oriente sulla fliera europea dell'alluminio. E Conserva chiarisce che "lo stretto di Hormuz rappresenta un collo di bottiglia obbligato e delicatissimo per le rotte marittime globali. Se il transito in quel braccio di mare venisse compromesso, si creerebbero problemi immediati alle normali vie di approvvigionamento verso l'Europa. Ma il rischio più grave riguarda la sopravvivenza stessa degli impianti nel Golfo: questi siti dipendono totalmente dall'importazione di allumina, la materia prima fondamentale". "Per produrre una tonnellata di alluminio servono due tonnellate di allumina che arrivano via nave; senza rifornimenti costanti, gli smelter andrebbero incontro a un collasso tecnico nel giro di poche settimane, con conseguenze irreversibili per la disponibilità globale di metallo", aggiunge ancora. Una situazione di estrema difficoltà che si combina con i dazi Usa. "In un mercato globale, ogni barriera -spiega Conserva- agisce come un moltiplicatore di crisi. Quando alle tensioni belliche si sommano politiche protezionistiche, come i dazi americani, i margini di disponibilità del metallo si riducono inevitabilmente. Queste restrizioni, sommate alla fuga dei rottami dall'Europa verso mercati esteri, creano una "scarsità artificiale" che sta letteralmente soffocando i nostri trasformatori e gli utilizzatori finali. Se l'Europa non protegge i meccanismi di accesso alla materia prima — che oggi dobbiamo importare per coprire un deficit produttivo di alluminio primario superiore all'85% del fabbisogno — la nostra capacità manifatturiera rischia semplicemente di svanire", sottolinea. E con la crisi della filiera gli effetti concreti nelle tasche degli italiani non tarderanno ad arrivare. "L'alluminio -spiega Conserva- è un materiale onnipresente e indispensabile per la transizione ecologica, ma oggi rischia di trasformarsi nel vero collo di bottiglia dell'economia. Se il suo prezzo raddoppia, l'effetto domino travolge l'automotive (per telai e batterie), l'edilizia(per gli infissi), il settore alimentare e quello farmaceutico. Il cittadino comune percepirà l'impatto quotidianamente su prodotti di largo consumo come lattine, vaschette per alimenti e blister per medicinali. I dati del 2024 confermano un quadro impietoso: la nostra dipendenza dalle importazioni è ulteriormente salita e ogni rincaro del metallo o dell'energia si traduce in una spinta inflattiva diretta, che va dal carrello della spesa fino ai farmaci salvavita", sottolinea ancora. E lo sguardo della filiera è rivolto all'Ue "chiediamo pragmatismo e responsabilità immediata; i tempi della burocrazia non sono compatibili con l'urgenza di questa crisi. La nostra dipendenza dall'estero ci rende troppo vulnerabili. È necessaria la sospensione totale di ogni restrizione che ostacoli l'accesso all'alluminio primario e l'azzeramento immediato dei dazi sull'importazione del metallo grezzo. Questa è l'unica boccata d'ossigeno possibile per evitare che la filiera manifatturiera europea finisca fuori gioco a causa di una crisi che non ha scelto, ma di cui sta pagando il prezzo più alto", conclude.
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Iran, l'allarme di Agnelli (Confimi): "Con boom costi energia rischio stop industrie e fuga all'estero"
(Adnkronos) -
Impianti industriali fermi e fuga degli imprenditori all'estero. E' il rischio che corre il nostro Paese, secondo Paolo Agnelli, presidente di Confimi Industria, con il prolungarsi del conflitto in Medio Oriente, che sta facendo schizzare in alto i costi dell'energia e non solo. Con la guerra in Medio Oriente "il sentiment tra i nostri associati -spiega Agnelli intervistato da Adnkronos/Labitalia- è di profonda frustrazione, mista a una rabbia che definirei 'da sopravvivenza'. Le nostre imprese, le piccole e medie industrie che sono l'ossatura del Paese, si sentono abbandonate in mezzo ad una situazione che non hanno contribuito a creare. Per la prima volta in tredici anni di Confimi, ricevo chiamate di imprenditori che non mi chiedono più come fare per resistere, ma come fare per uscire dall'Italia. Quasi il 40% dei nostri giovani industriali -sottolinea- sta valutando di aprire stabilimenti all'estero. Non è una scelta strategica di crescita, è pura fuga per necessità: vedono il lavoro di una vita e delle loro famiglie messo a rischio da instabilità geopolitiche che si scaricano interamente sulle loro spalle". Imprenditori lasciati soli al loro destino nella 'tempesta perfetta" secondo Agnelli. "Gli ultimi aumenti dell'energia dovuti al conflitto, sommati a quelli già esistenti stanno impattando in modo devastante, creando un handicap permanente. Un'impresa italiana paga l'energia circa 85 euro per MWh, mentre in Francia ne pagano 25 e in Germania 44. È un divario che uccide la nostra competitività sul nascere. Come puoi pensare di vendere un prodotto sul mercato globale se la tua materia prima energetica costa il triplo o il quadruplo rispetto al tuo vicino di casa? Questo si traduce in investimenti bloccati, linee di produzione ferme e una 'desertificazione industriale' che avanza in silenzio. Siamo all'ultimo miglio: se non si interviene sui costi strutturali, molte aziende semplicemente spegneranno i macchinari perché produrre costa più che stare fermi", avverte l'industriale. E le misure messe in campo dal governo sui costi energetici non convincono del tutto Agnelli. "Siamo soddifatti in parte dell'azione del governo. Pur riconoscendo lo sforzo dell'esecutivo i vari decreti bollette che si sono susseguiti sono spesso interventi parziali, emergenziali, pensati più per le famiglie che per chi produce valore reale. Manca una visione di medio-lungo periodo. Lo Stato, che controlla colossi energetici come l'Enel, dovrebbe avere la responsabilità di garantire energia a prezzi medi europei, rinunciando a margini che oggi sono a volte tripli rispetto ai competitor esteri. Invece, ci sentiamo dire 'arrangiatevi'. Ma la resilienza delle pmi non è infinita", sottolinea. Netto il giudizio sulla posizione del governo sulle accise. Per Agnelli infatti non agire sulle accise "assolutamente non è la scelta giusta. Le accise e gli oneri impropri pesano sulle bollette in modo sproporzionato. Chiediamo da tempo una riduzione strutturale, almeno del 10%, per dare ossigeno immediato ai conti economici. Non agire sulle accise per salvaguardare i rapporti deficit/PIL chiesti da Bruxelles, mentre la nostra industria muore, significa avere le priorità totalmente sbagliate. L'industria è quella che alimenta i conti pubblici: se muore l'impresa, non ci sarà più nulla da tassare", sottolinea. Ma il conflitto sta agendo negativamente sulle aziende non solo attraverso il boom dei costi delle bollette. "Il blocco di Hormuz -sottolinea- è un cappio al collo per chi lavora i metalli. L'area del Golfo fornisce una fetta enorme dell'alluminio mondiale e, soprattutto, è il cuore della logistica energetica. Se si chiude quel rubinetto, non solo i prezzi delle materie prime schizzano a livelli folli per pura speculazione, ma rischiamo la paralisi fisica delle forniture. Le nostre fabbriche lavorano just-in-time; non abbiamo scorte per mesi. Se le navi non passano, la catena del valore si spezza in pochi giorni e il risultato è il blocco totale delle fonderie e delle officine meccaniche in tutta Europa", aggiunge ancora. "Sul mio business l'impatto è diretto e brutale. L'alluminio è energia solida: per produrlo e trasformarlo serve calore, serve elettricità in quantità enormi. Quando i costi energetici esplodono, il prezzo della materia prima raddoppia o triplica, e io mi trovo a dover spiegare ai miei clienti perché un profilato in alluminio costi il 50% in più da un giorno all'altro. Non è speculazione, è sopravvivenza. Vedere l'alluminio primario oltre i 3400 dollari e i rottami che scappano dall'Europa verso l'Asia mi fa capire che stiamo perdendo sovranità industriale. Ogni giorno è una battaglia per non andare in perdita, e assicuro che lavorare con questo stress, dopo generazioni di storia aziendale, è un peso che nessun imprenditore dovrebbe portare da solo". (di Fabio Paluccio)
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Cancro pancreas, Silvestris (Aiom): "Sintomi tardivi e operabile solo 1 caso su 5"
(Adnkronos) - Con 13.585 nuove diagnosi stimate nel 2024 (6.873 uomini e 6.712 donne), il tumore del pancreas "resta una delle neoplasie più insidiose. Nelle fasi iniziali, infatti, può non dare alcun segnale oppure manifestarsi con sintomi vaghi e poco specifici". Così all’Adnkronos Salute Nicola Silvestris, segretario nazionale dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e direttore dell’Oncologia medica dell’Irccs Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari, commentando la morte della conduttrice tv Enrica Bonaccorti, scomparsa a 76 anni per un tumore al pancreas diagnosticato lo scorso anno. "Il tumore del pancreas – spiega Silvestris – può rimanere del tutto asintomatico nelle fasi iniziali oppure associarsi a disturbi generici". Quando la malattia "si manifesta in modo più evidente, i segnali sono più tipici e includono: perdita di peso improvvisa, dolori addominali, difficoltà digestive, ittero, urine scure, feci chiare e, a volte, comparsa improvvisa di diabete. In questi casi – sottolinea l’oncologo – la malattia ha spesso già superato lo stadio in cui è possibile intervenire chirurgicamente (praticabile nel 15-20% dei casi), perché il tumore non è più resecabile”. Sul fronte terapeutico, la ricerca ha ancora poche armi di medicina personalizzata. "Ad oggi – precisa Silvestris – non disponiamo di molti target molecolari per farmaci a bersaglio specifico. L’unica eccezione riguarda i pazienti con mutazioni germinali dei geni Brca 1 e Brca 2. Proprio su questo fronte sono arrivate novità recenti: l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato nelle scorse settimane la rimborsabilità di un farmaco della classe dei Parp-inibitori per i pazienti con queste mutazioni genetiche che non hanno mostrato progressione dopo la prima linea di chemioterapia a base di platino. Sono in corso studi clinici che valutano sia farmaci a bersaglio molecolare sia l’immunoterapia". Un altro filone di ricerca riguarda il trattamento dei tumori operabili. "I ricercatori italiani – ricorda Silvestris – hanno recentemente pubblicato lo studio clinico 'Cassandra', coordinato dal prof. Michele Reni dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano nel quale un trattamento chemioterapico sistemico (schema Paxg) pre-operatorio ha raddoppiato la sopravvivenza libera da eventi e migliorato la resecabilità delle neoplasie resecabili o borderline". Fondamentale è far riferimento, anche per questa neoplasia, "a centri oncologici definiti ad alto volume in grado di garantire elevati standard non solo chirurgici ma anche per la cura multimodale di questa neoplasia (terapie sistemiche, radioterapia, cure simultanee e studi clinici) attraverso percorsi multidisciplinari". A differenza di altri tumori, non esistono programmi di prevenzione secondaria per la popolazione generale a eccezione delle forme ereditarie (5-10% dei casi totali) legate a mutazioni genetiche ereditarie per le quali è indicata una sorveglianza con risonanza magnetica dell’addome superiore con colangio-risonanza o con ecoendoscopia pancreatica. Rilevante è il ruolo della prevenzione primaria". Alcuni comportamenti possono ridurre il rischio. "Il fumo di sigaretta, ad esempio, è il fattore più fortemente associato allo sviluppo di carcinoma pancreatico. Tra gli altri fattori di rischio figurano: obesità, scarsa attività fisica, consumo elevato di alcol, dieta ricca di grassi saturi, scarso consumo di frutta e verdura". "L’incidenza del tumore del pancreas è in crescita a livello globale, si prevede che diventerà la seconda causa di morte per tumore nel mondo entro il 2030" conclude. Secondo il rapporto “I Numeri del Cancro 2025”, realizzato da Associazione italiana di oncologia medica e Associazione italiana registri tumori (Airtum), in Italia vivono oggi circa 23.600 persone dopo una diagnosi di tumore al pancreas, equamente divise tra uomini e donne (11.800 ciascuno).
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Lo chef Carlo Cracco all'apertura dell'anno accademico dell'Università Cattolica sede Piacenza-Cremona
(Adnkronos) - Un 'dies academicus', quello della sede di Piacenza-Cremona, all’insegna della nutrizione, suggellato dall’invito a tenere la prolusione a Carlo Cracco, che, ha detto il rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Elena Beccalli, "con la creatività dei suoi piatti ha contribuito a rendere la cucina italiana un simbolo globale". Il discorso inaugurale del rettore è partito da due assunti legati all’alleanza tra generazioni: "In un’epoca segnata da una transizione demografica senza precedenti, il binomio tra nutrizione e longevità rappresenta una nuova frontiera dei diritti umani. Inoltre, l’invecchiamento non deve essere inteso come un processo di sottrazione, bensì un’estensione della dignità umana assicurata anche dalle scelte alimentari. In questi due assunti è contemplato l’universo interdisciplinare al centro delle attività dei campus di Piacenza e Cremona". Sul primo versante, "longevità significa non solo aggiungere anni alla vita, ma vita agli anni. Ciò testimonia il legame tra nutrizione, longevità e diritti umani". Ma il problema della nutrizione corretta riguarda anche le giovani generazioni. "Nel 2026, lo scenario globale descrive una realtà paradossale: per la prima volta nella storia, il numero di bambini e adolescenti obesi ha superato quello dei sottopeso". Si tratta "di un tema politico in senso ampio, di una questione sociale di primo livello". La professoressa Beccalli ha avanzato un appello all’azione su un impegno condiviso tra istituzioni, comunità e mondo della ricerca. "Alle istituzioni, affinché riconoscano pienamente la nutrizione clinica come componente primaria dei livelli essenziali di assistenza. Alle comunità, perché riscoprano il valore del pasto condiviso, potente antidoto alla solitudine, che a sua volta rappresenta una delle cause più insidiose della malnutrizione. Alla scienza, infine, perché continui a innovare nel campo delle tecnologie alimentari senza mai perdere di vista la centralità del piacere del gusto e della qualità dell’esperienza alimentare". Una risposta concreta è la creazione di un nuovo centro di ricerca di eccellenza sulla longevità nel campus di Cremona, avviato con l’Università Bocconi, mediante il sostegno della Fondazione Invernizzi. Il rettore ha, inoltre, ricordato che "se l’uomo è ciò che mangia e se la nostra umanità dipende dalla responsabilità verso l’altro, allora garantire la sicurezza nutrizionale è un atto di giustizia universale e intergenerazionale". Per questo "combattere la povertà alimentare e la malnutrizione clinica non è solo un obiettivo sanitario, è l’unico modo per abitare una società che possa ancora dirsi civile". È necessario assegnare rilevanza alla sostenibilità sociale e ambientale, oltre che economica, sottintendendo uno sviluppo nel presente non realizzato a scapito di quello futuro. "Ciò rimanda a un profilo di giustizia intergenerazionale, basata su un’alleanza tra generazioni". Di questo ha parlato anche lo chef Carlo Cracco nella sua prolusione, dove ha espresso il senso stesso della cucina, che "non rappresenta soltanto un insieme di tecniche o l’espressione di una creatività individuale: è soprattutto un patrimonio culturale che si sviluppa e si arricchisce grazie alla trasmissione di conoscenze, esperienze e valori tra maestri e allievi". Come figura più significativa per l’alleanza di generazioni, lo chef ha ricordato quella di Gualtiero Marchesi, che "rappresenta non soltanto un grande cuoco, ma anche un maestro capace di formare e ispirare intere generazioni di professionisti". Nelle evoluzioni che ha subito nel tempo la cucina Carlo Cracco ha assegnato grande valore "all’idea di una brigata che operi come una squadra. Ogni persona contribuisce con il proprio talento, la propria sensibilità e la propria energia. Il mio compito, in qualità di chef, è creare le condizioni affinché queste qualità possano esprimersi nel modo migliore". Secondo lo chef, la storia della cucina è frutto di un’alleanza tra generazioni, fondandosi su un principio molto chiaro: "L’innovazione non nasce mai in modo isolato, ma dall’incontro tra esperienza e futuro. Ogni generazione costruisce il proprio percorso a partire dalle basi lasciate da chi l’ha preceduta. È proprio in questo dialogo continuo tra maestri e allievi, tra organizzazione e creatività, tra memoria e cambiamento, che riconosco la vera forza della cultura gastronomica: una autentica alleanza fra generazioni". Il rettore Beccalli non ha mancato, nel suo intervento, di richiamare le novità della sede di Piacenza-Cremona. A Piacenza, "le innovazioni interesseranno la triennale in Economia e management per la sostenibilità, il profilo triennale in International business management e quello magistrale in Management. A Cremona, invece, cambierà veste la laurea magistrale in Management e innovazione digitale". Sempre a Cremona ha preso avvio "il master in Intelligenza artificiale e data science per le imprese, nato dalla collaborazione con il Politecnico di Milano, secondo un’autentica logica di co-opetition". E nella città lombarda dal prossimo anno accademico grazie al sostegno della Fondazione Arvedi Bruschini entrerà in funzione una nuova residenza che ospiterà 70 tra studenti e visiting professor. Sul fronte della ricerca il 2025 ha rappresentato un anno eccezionale, «il migliore di sempre in termini di capacità di attrazione di risorse e progettualità. Complessivamente si sono registrati 177 nuovi progetti di ricerca, per un valore di quasi 11 milioni di euro» ha affermato il rettore, senza dimenticare il continuo impegno della sede nel Piano Africa con dieci progetti. Al dies academicus sono intervenuti anche il sindaco di Piacenza Katia Tarasconi, l’amministratore unico di Epis Monica Patelli e l’ex studentessa e dottoranda di ricerca Rebecca Mariani. Il sindaco ha riaffermato che "per una città come Piacenza poter contare su una realtà universitaria dinamica e qualificata rappresenta quindi una grande opportunità. Significa attrarre giovani da molte parti d'Italia e anche dall’estero. Significa generare scambi culturali, relazioni e nuove idee". La rappresentante dell’Epis e presidente della Provincia ha invitato «a lavorare insieme, mettendo a fattor comune le capacità di ognuno, in particolare dei nostri giovani che sono insieme, presente e futuro, per offrire alle nostre comunità e ai cittadini che le abitano un menù stellato in cui il territorio e la sua gente sono protagonisti». Ha chiuso la cerimonia Rebecca Mariani che ha descritto l’Università come "luogo in cui le generazioni possono dialogare, si incontrano e qualche volta si scontrano ma sempre in modo costruttivo".
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Torino, nasce il club dell'audiolibro con incontri dal vivo
(Adnkronos) - La collaborazione tra Audible e la Fondazione Circolo dei lettori si consolida con la nascita de Il club degli audiolibri, un'iniziativa che porta la dimensione sonora della narrazione nelle sale storiche di Torino. A partire dal mese di aprile, il progetto propone un’esperienza immersiva che alterna il dibattito critico a momenti di ascolto guidato, con l’obiettivo di valorizzare l’interpretazione vocale come strumento di riscoperta dei testi. L’iniziativa punta a offrire nuove chiavi di lettura a opere già consolidate e successi recenti, rendendo la letteratura accessibile attraverso le sfumature inedite donate dalle voci dei narratori professionisti. Il programma si articola in tre appuntamenti tematici che spaziano tra generi differenti della narrativa contemporanea. L’apertura è fissata per l’8 aprile con un focus sul thriller, incentrato sul caso editoriale Io uccido di Giorgio Faletti; l’incontro, curato da Stefania Soma, analizzerà come la lettura di Diego Ribon abbia restituito vigore alle tensioni notturne del romanzo. Il percorso proseguirà il 21 aprile con Francesca Marson, che esplorerà le fratture familiari descritte da Roberta Recchia in Io che ti ho voluto così bene, mentre il 29 aprile il ciclo si concluderà con le atmosfere distopiche de L’Unità di Ninni Holmqvist, in un confronto guidato da Viaggiare coi Libri sulle visioni sociali del futuro. L'iniziativa rafforza inoltre il ruolo dell’Angolo dell’Ascolto, lo spazio permanente situato all’interno del Circolo dei lettori e delle lettrici. Qui sono disponibili postazioni con accesso illimitato al catalogo della società di casa Amazon, che permettono ai frequentatori di approfondire migliaia di audiolibri, podcast e serie audio originali. L’integrazione tra la lettura tradizionale e l’ascolto digitale si pone come un’opportunità per diversificare l’approccio ai contenuti culturali, favorendo la scoperta di nuovi autori e la fruizione di titoli appartenenti a ogni epoca in un contesto di condivisione pubblica.
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TCL e lo smartphone con lo schermo di carta: innovazioni e benessere
(Adnkronos) - Il palcoscenico del Mobile World Congress 2026 di Barcellona segna per TCL un punto di svolta tecnico e d'identità, dove la ricerca della prestazione pura cede il passo a una filosofia orientata al comfort visivo estremo. La novità di maggior rilievo è l'integrazione, per la prima volta nel settore, della tecnologia proprietaria NXTPAPER con i pannelli AMOLED, un connubio che mira a risolvere lo storico compromesso tra la brillantezza dei colori e l'affaticamento oculare. Stefan Streit, CMO di TCL Europe, sottolinea come questa evoluzione risponda a una necessità concreta del mercato europeo: "In tutta Europa stiamo assistendo a una crescente consapevolezza intorno al benessere digitale, poiché le persone trascorrono sempre più tempo interagendo con gli schermi durante la giornata. In TCL crediamo che l'innovazione dei display non debba solo migliorare le prestazioni, ma anche il modo in cui la tecnologia si inserisce nella vita quotidiana". L’approccio si concretizza nel nuovo TCL NXTPAPER 70 Pro, uno smartphone che utilizza la luce polarizzata circolare per emulare la naturalezza della visione all'aperto, riducendo le emissioni di luce blu nociva al 2,9%, un valore drasticamente inferiore rispetto alla media del 30% riscontrata nei display AMOLED tradizionali. L'estensione di questa tecnologia al segmento dei tablet si manifesta con il TCL Note A1 NXTPAPER, il primo e-note del brand che punta a conquistare la nicchia dei professionisti e degli studenti attraverso una sensazione tattile e visiva simile alla carta. Dotato di un vetro Crystal Shield e della T-Pen Pro con oltre ottomila livelli di pressione, il dispositivo è il simbolo di una strategia che guarda oltre la fascia entry-level per intercettare i cosiddetti "prosumer". Come spiegato da Streit, l'obiettivo è democratizzare l'innovazione senza perdere la propria identità di mercato: "Mentre la nostra offerta si evolve, vediamo nuove opportunità per supportare utenti più specializzati, tra cui creatori, professionisti e appassionati di tecnologia. Allo stesso tempo, la nostra strategia più ampia rimane coerente: garantire che le innovazioni sviluppate all'avanguardia diventino accessibili a più consumatori in tutto il nostro catalogo". Parallelamente alla tecnologia dei display, TCL sta attuando una metamorfosi del brand verso una dimensione più emozionale e legata al lifestyle, abbandonando la veste di produttore puramente funzionale. Ne sono un esempio i RayNeo Air 4 Pro, occhiali per la realtà aumentata che supportano lo standard HDR10 e vantano un comparto audio curato da Bang & Olufsen. La collaborazione con il franchise di Batman per un'edizione limitata, insieme all'uso di cristalli Swarovski per gli auricolari open-ear CrystalClip, evidenzia la volontà di trasformare il dispositivo in un accessorio di design e identità personale. Streit ha chiarito che queste partnership sono fondamentali per l'evoluzione del marchio: "Le collaborazioni ci permettono di dare nuove dimensioni emotive ai nostri prodotti. Vogliamo andare oltre la tecnologia puramente funzionale ed esplorare come i dispositivi connessi possano riflettere la creatività, il design e lo storytelling". L'intelligenza artificiale funge da collante per questo nuovo ecosistema, ma con un approccio che TCL definisce "human-centric", ovvero focalizzato sull'utilità pratica piuttosto che sulla complessità tecnica. Tra i concept più interessanti figura Tbot, un assistente da scrivania progettato per i bambini che interagisce con gli smartwatch del brand per supportare lo studio e la routine quotidiana. In un contesto in cui la gestione dei dati personali è un tema sensibile, l'azienda ribadisce l'importanza della sicurezza. "La nostra priorità è garantire che questi strumenti di intelligenza artificiale rimangano accessibili rispettando pienamente la privacy degli utenti, con una forte conformità al GDPR", ha precisato Streit, aggiungendo che la sfida del marketing oggi è "aiutare i consumatori a capire come l'IA possa migliorare la vita quotidiana in modi pratici, facendo sì che la tecnologia si adatti alle persone e non il contrario". L'offerta di Barcellona si completa con un deciso potenziamento della connettività domestica, attraverso router Mesh e soluzioni Wi-Fi 7 che puntano a rendere il passaggio al 5G un processo fluido per l'utente medio. Questa visione d'insieme, che spazia dall'hardware per la protezione visiva ai servizi intelligenti, riflette l'ambizione di un gruppo che, dal 2025 e fino al 2032, ricoprirà il ruolo di Partner Olimpico e Paralimpico Mondiale. Secondo il CMO Streit, questa stabilità e la capacità di attivare partnership nel mondo dello sport e dell'arte sono i pilastri su cui poggia il racconto del brand "Inspire Greatness", volto a connettere la tecnologia con la cultura e le necessità reali di un pubblico globale sempre più esigente.
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