Da Ranucci ad Al Bano, da Vaia a monsignor Paglia: a Roma la mobilitazione dell'Uap contro le tariffe al ribasso

(Adnkronos) - “Non è una giornata politica ma per la salute dei cittadini, vogliamo regole uguali per tutti”. Così all’Adnkronos Salute Mariastella Giorlandino, presidente Uap (Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti, ospedalità privata) nell’aprire oggi a Roma la mobilitazione dei laboratori e cliniche private convenzionate al teatro Brancaccio di Roma. “La sanità non è una economia di scala, noi chiediamo giusti rimborsi” per le tariffe di esami e visite svolte nelle strutture private convenzionate con il Ssn “e al ministero della Salute ricordiamo di fare presto la modifica delle tariffe, indicata dal Tae, e già tagliate del 70%”, ha evidenziato la presidente Giorlandino.  “Il cittadino italiano ha il diritto di essere curato nel modo migliore - ha rimarcato Giorlandino - Serve una sanità sul territorio capillare con strutture a norma, organizzate e con professionalità. Per farlo servono fondi giusti. Occorre un sistema che guardi al Sud e fermi la mobilità sanitaria”. La seconda criticità sottolineante dall’Uap riguarda la farmacia dei servizi, che oggi possono fare in deroga alcune prestazioni diagnostiche, “se la prestazione è la stessa, è legittimo chiedersi perché le regole non lo siano. Nel Ssn devono valere gli stessi diritti per i cittadini e gli stessi doveri per chi eroga prestazioni sanitarie”, conclude la presidente Uap.  L'iniziativa, moderata dal giornalista Alessandro Cecchi Paone, nasce come "mobilitazione civile a difesa del Servizio sanitario nazionale e per richiamare l'attenzione su alcune criticità che rischiano di indebolirne l'equilibrio", spiega Uap. Sono "tre i nodi al centro della riflessione: tariffe del nomenclatore nazionale inferiori ai costi reali delle prestazioni; regole diverse per prestazioni sanitarie identiche nella cosiddetta farmacia dei servizi; riordino della rete dei laboratori e concentrazione dell'offerta sanitaria che rischiano di ridurre la sanità di prossimità". All'assemblea dell'Uap, (Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti, ospedalità privata), a Roma è intervenuto al telefono come 'guest star' non annunciata il giornalista e conduttore di 'Report', Sigfrido Ranucci. "La sanità nel nostro Paese è a pezzi, gli ospedali sono fatiscenti e i reparti che vengono chiusi per mancanza di personale e tutto questo mentre le liste d'attesa si allungano. Questa è la fotografia di 30 anni di tagli alla sanità che hanno lasciato un segno indelebile. La politica ha liberato risorse dal Ssn per trasferirle al privato puro. Purtroppo - ha aggiunto - ora ci si aggrappa al salvataggio del Pnrr ma dubito che possa salvare il Ssn, non basterà potenziare la medicina del territorio con le Case di comunità per garantire il diritto alla salute cancito dalla Costituzione".  
Ranucci ha poi annunciato che 'Report' tornerà ad occuparsi di sanità. "Alcune realtà private anche eclantanti hanno ulizzato i soldi del Fondo sanitario pubblico come un bancomat per portare soldi all'estero", e poi altro tema che sarà affrontato dalle inchieste del team di 'Report' è la formazione, "si è abbassata la qualità" e sul tema "abbiamo intervistato medici e esperti di sanità in tutto il mondo: con l'apertura del numero legale" a Medicina "abbiamo documentato come una qualsiasi persona può superare gli esami di Medicina creando dei danni anche ai pazienti". Il primo intervento, durante l'evento al Brancaccio, è stato di monsignor Vincenzo Paglia, presidente emerito Pontificia Accademia per la Vita: “La salute è un bene primario per tutti, nessuno escluso e difendere il Ssn è un dovere primario. La battaglia dell’Uap va sostenuta e se c’è bisogno di gridare facciamolo insieme. Anche da parte dei milioni di anziani scartati dalla società, nel 2026. C’è bisogno che tutta la società, a partire dalla politica, faccia crescere la coscienza che il bene della salute è importante per tutti”.  
Ospite con un videomessaggio registrato il cantante Al Bano. “Amo l’Italia e desiderio un Paese che lieviti e cresca. Il settore più importante per l’umanità è quello sanitario, perché è una certezza nel bisogno e una sicurezza per noi. Il Ssn va difeso e la salute non deve essere un privilegio, la sanità è un bene prezioso. Quindi è giusto richiamare l’attenzione sui fattori che indeboliscono il Ssn e in questo caso le tariffe, che non permettono di lavorare in serenità. Il Ssn deve rimanere forte e vicino a chi soffre”.  Altro ospite che è intervenuto con un videomessaggio è stato Francesco Vaia, già direttore della Prevenzione del ministero della Salute e oggi componente dell'Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità: "I cittadini sentono come profondamente odiose le liste d’attesa. C’è un problema rete territoriale, di rete ambulatoriale e di prossimità. C’è la necessità di integrazione pubblico-privato perché il cittadino deve essere aiutato dove vive. Una buona sanità deve essere di qualità ma anche accessibile. C’è bisogno di coraggio, di rivedere il sistema: dalle regole, dai decreti e dalle tariffe. Ma tutto deve essere in funzione delle persone”. Anche Filippo Anelli, presidente della Fnomceo (Federazione nazionale italiana dei medici chirurghi e odontoiatri) ha mandato un suo videomessaggio: "La manifestazione Uap a Roma “è un evento importante perché sottolinea l’importanza del Ssn e la vocazione universalistica dove voi svolgete un ruolo essenziale e di questo ringrazio gli operatori, i medici sopratutto, perché garantite la qualità, le competenze e la professionalità. Chi lavora nelle strutture accreditate deve essere orgoglioso del lavoro che fa perché rafforza l’obiettivo della tutela della salute garantito dalla Costituzione”.  “Dopo il Covid ci aspettavamo investimenti nella sanità e nei professionisti. Le risorse però non sembrano oggi sufficienti per investire nel Ssn, che ci permette di stare tranquilli dal punto di vista dell’assistenza. Perché in altri paesi c’è chi ha dovuto vendere casa per pagare la terapia intensiva durante il Covid. Oggi si sta puntando sulla medicina di prossimità ma c’è un problema con le liste d’attesa. Come si risolve? Cercando i prescrittori per le Case di comunità, ma io ho già firmato 1093 permessi a medici iscritti all’Ordine per lavorare all’estero. Quindi il futuro del Ssn, della nostra salute, dipende da quanti professionisti rimarranno in Italia. Rischiamo di avere strutture senza medici”. Così Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Roma e provincia, nel suo intervento.  
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Giornata fiocchetto lilla, da specialisti consigli a famiglie su come gestire momenti sensibili

(Adnkronos) - In molte famiglie i primi segnali di difficoltà emergono nei momenti più ordinari della giornata: a tavola, davanti allo specchio, durante il cambio degli armadi o nelle discussioni su cosa mangiare. In queste occasioni si giocano spesso equilibri delicati tra autonomia, controllo e percezione del proprio corpo e di quello altrui. Accanto ai percorsi terapeutici specialistici, anche il modo in cui la famiglia gestisce queste situazioni può influenzare il clima emotivo: per questo gli specialisti della rete per i disturbi alimentari del Gruppo Kos hanno elaborato, in occasione della Giornata del Fiocchetto Lilla - che si celebra domani - alcuni consigli pratici di orientamento. Suggerimenti utili anche in via preventiva nelle famiglie dove stanno crescendo ragazzi e ragazze alle prese con i cambiamenti del corpo e dell’identità. 
Adolfo Bandettini di Poggio, direttore medico dell’area psichiatria del Gruppo Kos: “Molte dinamiche cruciali nei disturbi alimentari – controllo delle calorie, confronto difficile con l’immagine di sé – sono presenti in forma più sfumata in molte famiglie con figli preadolescenti o adolescenti. Alcuni disturbi, come l’anoressia, si manifestano in modo evidente, mentre bulimia, binge eating o ortoressia possono essere dissimulati. È però fondamentale intervenire precocemente, in maniera integrata coinvolgendo tutte le figure professionali: il nostro obbiettivo deve essere quello di proteggere non solo la mente ma anche il corpo, che può essere compromesso a lungo termine con danni importanti che coinvolgono ad esempio il sistema cardiocircolatorio, endocrinologico e renale. La guarigione è possibile ma richiede un lavoro corale che riunisca specialisti, famiglie e educatori, per creare un’alleanza che rompa il senso di solitudine dei ragazzi e delle ragazze, portandoli a ricevere le cure necessarie.” Il pasto in famiglia: quando la tavola diventa un luogo di tensione. "Il momento del pasto è spesso uno dei più delicati. Nelle famiglie si crea facilmente una dinamica di controllo e contro-controllo reciproco: i genitori osservano e insistono, il figlio o la figlia si difendono o si chiudono. Alcuni accorgimenti possono aiutare a ridurre il conflitto. Cosa può essere utile fare? "Mantenere il pasto come un momento di relazione familiare e non come verifica di comportamento; mantenere orari regolari e una routine prevedibile dei pasti; parlare di altri argomenti durante la tavola per ridurre la pressione sul cibo e mantenere un contatto tra familiari che non sia focalizzato sul disturbo alimentare; accettare che il percorso di cambiamento sia graduale e non lineare - suggeriscono gli specialisti - Cosa è meglio evitare? Commenti su quantità, peso o calorie degli alimenti; trasformare il pasto in un interrogatorio ('quanto mangi?', 'perché non mangi questo?'); dare suggerimenti insistenti, instaurare ricatti emotivi ('se mangi questo puoi…) o fare discussioni accese a tavola. Cambio di stagione e cambio degli armadi: un passaggio delicato di quanto sembri. Il cambio degli armadi è spesso vissuto come un gesto positivo, quasi liberatorio per l’arrivo della bella stagione. Per chi ha un disturbo alimentare può invece rappresentare un momento di forte vulnerabilità. Il passaggio ai vestiti più leggeri comporta infatti diversi elementi critici: maggiore esposizione del corpo, confronto con le taglie dell’anno precedente, aumento dell’attenzione sul peso e sulla forma fisica".  "Alcune attenzioni possono aiutare: evitare commenti sul corpo proprio o altrui o su come 'stanno' i vestiti; non forzare prove di abiti se la persona manifesta disagio; evitare confronti con il passato, con altri membri della famiglia o conoscenti; privilegiare gli abiti per la loro funzione e comodità, non per l’apparenza; privilegiare abiti non troppo centrati sulla forma corporea - proseguono gli esperti - Il frigorifero di casa: dal controllo alla collaborazione. Un’altra dinamica frequente nelle famiglie riguarda il controllo del cibo domestico. Il frigorifero o la dispensa possono diventare un luogo di sospetto reciproco: i genitori controllano cosa manca, il figlio o la figlia nascondono o evitano alcuni alimenti. Questo meccanismo tende a irrigidire il clima familiare. Può essere più utile: costruire una gestione condivisa della cucina e della dispensa: coinvolgere la persona nella spesa, nelle scelte alimentari, nella preparazione dei pasti – sia per stare insieme sia per avvicinarsi al cibo con maggiore tranquillità; concordare alcuni alimenti 'sicuri' e maggiormente accettati; ridurre i controlli su frigorifero e dispensa; privilegiare un approccio flessibile e piacevole all’alimentazione, evitando di trasformare il cibo sano e le preparazioni leggere in regole rigide o fonte di ansia".  Il 2025 nei ricoveri e percorsi di cura nella rete del Gruppo KosLa rete dedicata ai disturbi alimentari del Gruppo Kos offre percorsi strutturati e convenzionati con il Ssn che comprendono ricovero specialistico, day hospital, riabilitazione nutrizionale, trattamento psicoterapeutico integrato e monitoraggio medico delle complicanze fisiche. È composta dalle strutture Villa dei Pini a Firenze, Villa Margherita ad Arcugnano (Vicenza), Villa Sant’Alessandro e Villa Armonia a Roma, Villa Rosa e Villa Pineta a Modena e Ville di Nozzano a Lucca, per un totale di oltre 120 posti letto accreditati. Nel 2025 ha trattato oltre 600 pazienti. 
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Dagli Usa a Ostia, Ia e defibrillatori impiantabili per prevenire scompenso cardiaco

(Adnkronos) - Si chiama 'HeartLogic', è nato negli Stati Uniti ed è il primo algoritmo diagnostico integrato nei defibrillatori cardiaci in grado di prevenire con largo anticipo, mediamente quattro settimane, la comparsa di criticità cardiologiche in un paziente e le relative conseguenze. Il tutto sfruttando tecnologie digitali e intelligenza artificiale per controllare in tempo reale a distanza tutti i parametri fisiologici (toni cardiaci, respirazione, attività, impedenza) del soggetto in cura. L’Unità Operativa Complessa di Cardiologia dell’ospedale Grassi di Ostia ha creduto nel sistema di Boston Scientific fin dal 2019, anno in cui ha adottato l’innovativo software. Successivamente anche altre due aziende produttrici di dispositivi cardiaci impiantabili (Medtronic e Biotronik) hanno sviluppato algoritmi proprietari simili e questi sistemi di monitoraggio sono oggi disponibili nella pratica clinica in numerosi centri di cardiologia in tutto il mondo. Con i circa 80 pazienti monitorati attraverso i 3 sistemi disponibili è stata raccolta una rilevante casistica con la quale la Cardiologia del nosocomio lidense è diventata uno dei punti di riferimento internazionali su questo argomento, sia per le pubblicazioni scientifiche sia nelle attività congressuali in tutto il mondo, in cui i dati raccolti al Grassi vengono presentati. “Nel 2024, abbiamo pubblicato anche i primi due casi al mondo sull'utilizzo dell'HeartInsight (Biotronik) che è l’ultimo nato tra questi sistemi”, spiega Luca Santini, dirigente medico della Uoc di Cardiologia del Grassi e principale ricercatore del lavoro prospettico sull'utilizzo di questo nuovo algoritmo, ricerca pubblicata per la prima volta al mondo. Ma vediamo subito quali sono i principali algoritmi in uso clinico? “Partiamo con l’HeartLogic (Boston Scientific): integra cinque sensori (toni cardiaci: S1 e S1/S3, frequenza respiratoria, impedenza toracica, frequenza cardiaca, attività fisica) e fornisce un indice continuo; quando il valore supera una soglia definita, viene generato un alert con un anticipo sull’evento clinico acuto fino a 30-40 giorni - chiarisce - Poi c’è il TriageHF (Medtronic) che utilizza un modello bayesiano che classifica il rischio di scompenso nelle successive quattro settimane in basso, intermedio o alto. E infine abbiamo HeartInsight (Biotronik), un algoritmo che integra sette parametri clinici e il Seattle Heart Failure Model, generando alert con un pre-avviso medio dell’evento acuto di circa quaranta giorni”.  Ma come funziona l’algoritmo? “Il software è collegato con il defibrillatore impiantato nel paziente e in presenza di un problema, da questi dispositivi partono degli alert che sono gestiti dal team del nostro ambulatorio di controllo al Grassi. Lo schema - spiega Santini - prevede che il tecnico o l'infermiere incaricati rivedano con una cadenza precisa le trasmissioni e in caso di alert lo segnalino al cardiologo che decide l'azione da intraprendere. Se il medico lo ritiene, il paziente viene contattato e si può fare un'intervista telefonica (anche utilizzando dei questionari appositi o interagendo con i pazienti attraverso delle App, a secondo del sistema utilizzato), o è possibile programmare una televisita o una visita in presenza, al fine di intraprendere l'azione terapeutica necessaria (riprogrammazione del dispositivo, modifica della terapia, programmazione di esami o diagnostici per esempio). Una delle cose che più frequentemente viene intercettata - suggerisce - è la perdita di aderenza alla terapia (spesso i pazienti tendono a autosospendersi a ridursi la terapia) e grazie a questi alert possiamo identificare il problema prima che poi crei un evento clinico e possiamo richiamare il paziente per raccomandargli di assumere in maniera corretta la terapia prescritta”.  La forza di questo algoritmo è soprattutto nella sua capacità predittiva. “Dalla ricerca emergono alcuni punti consolidati: il tempo di anticipo medio degli algoritmi multiparametrici sull’evento clinico acuto è compreso tra 30 e 45 giorni; gli algoritmi multiparametrici - risponde Santini - offrono un’elevata sensibilità e un altissimo valore predittivo negativo (85-90%), permettendo di escludere con sicurezza un rischio imminente di scompenso nei pazienti senza alert e convogliando le risorse prioritariamente sui pazienti a rischio più alto. In sostanza, il telemonitoraggio strutturato riduce gli accessi improvvisi e più urgenti e anche eventuali ospedalizzazioni. Ma la performance di questi sistemi diventa ottimale quando è integrata in percorsi clinici organizzati, come avviene nel nostro ospedale. L’intelligenza artificiale non si sostituisce al medico, ma lo supporta”.  L’insufficienza cardiaca è una patologia così diffusa? “L’insufficienza cardiaca è in costante aumento - avverte - ed è stimata tra l’1% e il 2% della popolazione, il dato è superiore e si attesta al 10% negli over 70. La crescita è determinata dall’invecchiamento della popolazione e dalla maggior sopravvivenza alle patologie cardiovascolari acute. La capacità di rispondere ai bisogni deve essere potenziata, dunque, e la tecnologia ci offre decisamente un valido aiuto. I pazienti con insufficienza cardiaca, infatti, rappresentano i maggiori accessi ripetuti al pronto soccorso, con tassi di riospedalizzazione a 30 giorni fino al 25% e mortalità annuale che può superare il 30%. L’insufficienza cardiaca rappresenta una delle voci di costo più pesanti con un impatto stimato pari all’1–2% dell’intera spesa sanitaria nazionale”.  Grazie alla IA e a software di questo tipo è cambiato anche il telemonitoraggio, non è vero? “Molti pazienti con insufficienza cardiaca sono portatori di dispositivi impiantabili (Cied) come defibrillatori automatici impiantabili (Icd) e dispositivi per la re-sincronizzazione cardiaca (Crt) che da oltre vent’anni possono essere monitorati da remoto. Se inizialmente il controllo remoto era orientato alla verifica dei parametri tecnici del dispositivo, negli anni si è assistito a un’evoluzione concettuale: dal 'telemonitoraggio del dispositivo' al 'telemonitoraggio del paziente'. I Cied moderni - conclude Santini - consentono infatti l’analisi continua di diversi parametri fisiologici, diventando veri e propri sensori clinici in grado di rilevare precocemente eventuali variazioni dello stato di compenso emodinamico. In questo contesto, gli algoritmi multiparametrici integrati nei dispositivi stanno diventando un elemento chiave nella gestione dell’insufficienza cardiaca, permettendo un’assistenza predittiva e proattiva che, intercettando precocemente il rischio, può trasformarsi in una reale strategia di prevenzione degli episodi acuti”. 
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Hyundai Online Map Downloads: mappe online automatiche

(Adnkronos) -
Hyundai continua a sviluppare l’ecosistema digitale dei propri veicoli introducendo una nuova soluzione dedicata alla navigazione. Con Online Map Downloads, il costruttore coreano permette ai suoi modelli più recenti di ricevere aggiornamenti cartografici in modo automatico, mantenendo il sistema sempre allineato alle modifiche della rete stradale.  La nuova funzione è stata sviluppata da Hyundai Connected Mobility e rappresenta un’evoluzione importante rispetto ai sistemi di aggiornamento tradizionali. In passato, infatti, gli aggiornamenti delle mappe venivano distribuiti insieme a pacchetti software molto più grandi e con una frequenza inferiore. Il nuovo sistema cambia completamente approccio. Le mappe vengono aggiornate con maggiore regolarità e attraverso file molto più leggeri, permettendo di ricevere informazioni più recenti senza attendere lunghi cicli di aggiornamento. Grazie a Online Map Downloads, i dati cartografici vengono scaricati automaticamente tramite connessione dati mentre il veicolo è in uso. Il sistema lavora in background e non richiede alcuna azione da parte del conducente. Le nuove informazioni diventano poi disponibili al successivo riavvio dell’auto, rendendo la navigazione sempre più precisa.  Uno degli aspetti più interessanti della nuova tecnologia riguarda la gestione intelligente dei dati. Il sistema non scarica interi pacchetti di mappe, ma aggiorna soltanto le porzioni di territorio realmente rilevanti per l’utilizzo del veicolo. Questo significa che il navigatore può ricevere rapidamente aggiornamenti su nuove strade, variazioni della viabilità o modifiche dei limiti di velocità locali. Il risultato è una navigazione più affidabile e sempre aggiornata, con un impatto minimo sul consumo di dati. La funzione è disponibile su tutte le Hyundai dotate del sistema infotainment Connected Car Navigation Cockpit (ccNC). Tra i modelli compatibili figurano alcune delle vetture più recenti della gamma del marchio coreano. Rientrano infatti tra i modelli supportati Hyundai KONA, TUCSON, SANTA FE, IONIQ 5, IONIQ 5 N e IONIQ 9, oltre alle future generazioni della famiglia elettrica come IONIQ 6 e IONIQ 6 N.
 
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Ducati Monster Sport Livery: nuovo look per la naked di Borgo Panigale

(Adnkronos) - La Ducati Monster si rinnova con una nuova veste estetica che ne rafforza il carattere sportivo. La gamma colori della naked di Borgo Panigale si arricchisce infatti con la nuova Sport Livery, una livrea pensata per esaltare il DNA dinamico del modello e per rendere ancora più distintivo il suo design. La nuova colorazione si affianca alle già note Ducati Red e Iceberg White e prende ispirazione da uno dei modelli più iconici della famiglia Monster: la storica Monster S4, la prima versione dotata di motore a quattro valvole. Il risultato è una reinterpretazione moderna di una livrea che ha segnato la storia della naked bolognese. Il nuovo schema cromatico combina una base grigia con elementi in Racing Red che impreziosiscono cerchi e dettagli della carrozzeria. Il rosso compare infatti su componenti come sella, flyscreen, codino e serbatoio, creando un contrasto elegante ma allo stesso tempo aggressivo. La Sport Livery è disponibile anche per la versione Monster Plus, che aggiunge cupolino e cover per la sella del passeggero, elementi che accentuano ulteriormente il carattere sportivo della moto.  La nuova livrea non cambia la sostanza tecnica della Ducati Monster, che continua a rappresentare una delle naked più iconiche della casa di Borgo Panigale. Al centro del progetto rimane il motore V2 omologato Euro 5+, progettato per offrire una risposta pronta e una coppia generosa lungo tutto l’arco di utilizzo. Il propulsore sviluppa 111 CV a 9.000 giri/min e una coppia massima di 91,1 Nm a 7.250 giri/min, con oltre l’80% della coppia disponibile già tra i 4.000 e i 10.000 giri. Questa caratteristica rende la moto particolarmente piacevole nell’uso stradale, garantendo accelerazioni pronte ma sempre gestibili. La struttura della moto punta sulla leggerezza, uno dei tratti distintivi del progetto Monster. Il telaio monoscocca in alluminio, derivato dall’esperienza Ducati nelle competizioni, contribuisce a contenere il peso complessivo. Grazie anche al telaietto posteriore in tecnopolimero e acciaio, la moto pesa 175 kg, risultando agile e facile da guidare sia nel traffico cittadino sia sulle strade più tortuose. Anche la posizione di guida è stata progettata per favorire il controllo e il comfort. La sella posta a 815 mm da terra e la struttura compatta della moto permettono di appoggiare facilmente i piedi al suolo, mentre il manubrio largo e la posizione delle pedane favoriscono una guida naturale e coinvolgente. La dotazione elettronica è completa e comprende ABS Cornering, Traction Control, Wheelie Control ed Engine Brake Control, tutti regolabili su diversi livelli. Il display TFT a colori da 5 pollici permette di gestire facilmente le funzioni della moto ed è predisposto per il Ducati Multimedia System e la navigazione turn-by-turn. 
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Sanità, la Scuola di Ginecologia del Policlinico di Abano intitolata a Giovanni Scambia

(Adnkronos) - La Scuola di specializzazione in Ostetricia e Ginecologia attivata dall'università UniCamillus in collaborazione con il Policlinico Abano (Padova), diretta da Barbara Costantini, è stata ufficialmente intitolata a Giovanni Scambia, ordinario di Ginecologia e Ostetricia dell'università Cattolica e direttore scientifico della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma, luminare della ginecologia oncologica e uno dei massimi specialisti al mondo nella cura dei tumori dell'apparato riproduttivo femminile, scomparso nel febbraio dell'anno scorso. Grazie alla sinergia nata tra l'ateneo romano e il Gruppo ospedaliero Leonardo (Gol) alla fine del 2025, quando al Policlinico Abano sono state attivate anche le Scuole di specializzazione in Urologia e in Chirurgia generale, la struttura aponense, presidio ospedaliero della Regione Veneto e capofila del network di Gol, segna così un nuovo traguardo nel percorso di sviluppo delle sue attività anche dal punto di vista formativo, informa una nota. Un passaggio possibile grazie all'offerta sanitaria d'eccellenza - si legge - alle tecnologie più innovative, alla complessità della casistica affrontata ogni anno che pone la struttura ai vertici della sanità regionale e nazionale.   La cerimonia, ieri sera a Villa Bassi durante un evento che aveva l'obiettivo di celebrare lo straordinario percorso umano e professionale di uno dei padri della ginecologia oncologica moderna - prosegue la nota - si è aperta con i saluti istituzionali del rettore di UniCamillus, Gianni Profita, del sindaco di Abano Terme, Federico Barbierato, e di Nicola Petruzzi, presidente del Gruppo ospedaliero Leonardo. Un momento di profonda riflessione è stato affidato al prorettore dell'università UniCamillus, Salvatore Maria Corsello, che ha tenuto la Laudatio in ricordo del professor Scambia. Sono poi intervenuti i clinici. In particolare Manuel Maria Ianieri, responsabile dell'Uo di Ginecologia e Ostetricia del Policlinico Abano, e Gianluca Straface, responsabile dell'Ostetricia, che hanno sottolineato quanto il medico e scienziato visionario abbia innovato il settore e quale peso abbia avuto nella formazione degli specialisti che hanno lavorato con lui. Commozione per gli interventi di Emma Arcieri Mastromattei e la Luisa, rispettivamente moglie e figlia di Scambia, che hanno illustrato l'attività della Fondazione Giovanni Scambia, impegnata nel proseguire l'opera del professore a sostegno della ricerca e della cura delle patologie femminili.   "E' per noi un grande onore e un motivo di profondo orgoglio - ha affermato Profita - Scambia è stato un gigante della medicina, ma prima ancora un medico capace di unire grande valore scientifico e straordinaria umanità. Ha curato, insegnato, ispirato. La sua formazione e la sua straordinaria carriera si sono sviluppate all'interno della grande tradizione dell'università Cattolica del Sacro Cuore e del Policlinico Gemelli, istituzioni alle quali è rimasto sempre profondamente legato e nelle quali ha contribuito a costruire una scuola scientifica e clinica di livello internazionale della quale siamo tutti debitori. Oggi il suo nome entra in questa scuola e ne diventa la guida. E' un'eredità preziosa che affidiamo ai nostri giovani medici, perché trovino nel suo esempio la forza, la passione e il senso più alto della loro missione". Ha dichiarato Petruzzi: "Per il Policlinico Abano e per il Gruppo ospedaliero Leonardo è un momento importante del percorso finora intrapreso nell'ambito dell’erogazione delle cure, della formazione e della ricerca. Ora la scienza e la clinica imparano da chi ha mirato sempre all'eccellenza per incontrare il futuro. Intitolare la nostra Scuola di specializzazione in Ginecologia e Ostetricia al professor Scambia significa formare i medici di domani con i valori che da sempre contraddistinguono il nostro gruppo: l'eccellenza tecnologica, l'umanizzazione delle cure e la ricerca costante. Questa scuola rappresenta un ponte tra la solida tradizione clinica del nostro territorio e l'innovazione internazionale, illuminate dall'opera del professor Scambia. Che questa sia un monito a perseguire non solo il sapere tecnico, ma quella sensibilità necessaria per accogliere la vita e proteggere la salute delle donne in ogni sua fase, onorando così la memoria di Scambia ogni giorno". 
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Sesso, lui a letto con l'App: l'aiuto digitale che allunga i tempi dell'amore

(Adnkronos) - Sotto le lenzuola con un alleato digitale: l'App per smartphone che può aiutare lui a durare più a lungo. Progettata per affrontare le cause psicologiche alla base dell'eiaculazione precoce, secondo i dati di uno studio, che viene presentato in occasione del Congresso degli urologi europei, l'applicazione può "migliorare significativamente la vita sessuale e ritardare l'eiaculazione, offrendo contemporaneamente un modo per ridurre lo stigma associato a questa condizione", evidenziano gli esperti.   Lo studio Climacs, illustrato a Londra, dove si tiene il Congresso annuale dell'Associazione europea di urologia (Eau26), è il primo a testare un approccio incentrato sul digitale per il trattamento domiciliare dell'eiaculazione precoce, riferiscono gli autori. L'App fornisce consigli e insegna agli uomini diverse tecniche terapeutiche ed esercizi ideati da urologi e psicologi, oltre a offrire informazioni, basate su prove scientifiche riguardo alla patologia. Il training, guidato è progettato per aiutare gli uomini a gestire l'eccitazione e ad avere un maggiore controllo sui tempi dell'amore. Include tecniche di mindfulness, esercizi di consapevolezza dell'eccitazione e terapia cognitivo-comportamentale, oltre a esercizi fisici pratici per migliorare il controllo dell'eiaculazione, come la tecnica 'start-stop'. L'eiaculazione precoce, sottolineano gli specialisti, è un problema angosciante a letto e l'esperienza è diversa per ognuno. Gli uomini che ne soffrono in genere arrivano al culmine prima del desiderato durante il rapporto sessuale, entro 60 secondi dalla penetrazione. Il disagio colpisce fino al 30% degli uomini, è un problema fortemente stigmatizzato e solo il 9% cerca un aiuto medico. Le cause sono complesse e includono problemi di relazione e fattori psicologici come ansia, stress e depressione. Per molti uomini, tutto questo porta a preoccupazione e ansia da prestazione e può influire sul rapporto sentimentale, ma i trattamenti più comunemente disponibili, come pillole o creme, si limitano ad alleviare i sintomi. Lo studio, condotto in Germania, ha puntato a verificare se le informazioni e le tecniche terapeutiche insegnate agli uomini attraverso un'App (il suo nome è Melonga) potessero aiutare in modo più strutturale.   I ricercatori hanno reclutato 80 uomini senza altre patologie preesistenti per un programma di 12 settimane. A ciascuno è stato somministrato un questionario sulla salute, relativo alle esperienze fisiche e psicologiche durante il sesso ed è stato chiesto di utilizzare un cronometro per misurare i loro tempi sotto le lenzuola. Dopo 12 settimane, agli uomini del gruppo di controllo - che non avevano ricevuto alcun supporto per gestire la loro condizione - è stato offerto l'accesso all'App e sono stati seguiti per altre 12 settimane. In tutto 66 pazienti hanno completato i questionari. Per gli utenti dell'App che hanno partecipato allo studio, riferiscono gli esperti, il tempo totale intercorso tra penetrazione ed eiaculazione è raddoppiato dopo 12 settimane, con un aumento medio di 64 secondi (da 61 a 125). Gli uomini del gruppo di controllo hanno registrato un aumento medio di soli 0,5 secondi. I partecipanti che hanno avuto il supporto dell'App hanno riportato un significativo miglioramento nel controllo dell'eiaculazione durante i rapporti sessuali, una riduzione delle preoccupazioni e un minore impatto sulla loro relazione. Rispetto al gruppo di controllo, in cui non si sono osservati cambiamenti, si è inoltre riscontrato un significativo miglioramento nella qualità della vita correlata alla sessualità (piacere e fiducia in sé stessi). Dopo 12 settimane, il 22% degli uomini che hanno utilizzato l'App non soffriva più di eiaculazione precoce, secondo quanto riportato dagli stessi utenti.  "Tanti di coloro che soffrono di questo problema - commenta il ricercatore principale dello studio, Christer Groeben dell'università di Marburgo e della Facoltà di Medicina dell'ateneo di Heidelberg in Germania, relatore dei risultati della ricerca all'Eau26 - non cercano aiuto a causa della vergogna associata a questa condizione. Il nostro studio dimostra che, come strumento di auto-aiuto da utilizzare a casa, questo metodo può aiutare gli uomini a migliorare il controllo e a raggiungere una vita sessuale soddisfacente senza perdere la spontaneità. Le terapie farmacologiche più comunemente disponibili sono progettate solo per trattare i sintomi, non la causa, molti le interrompono dopo un po'. Questi uomini possono rimanere sottotrattati e convivere con un considerevole peso psicologico che inizia a influenzare seriamente la qualità delle relazioni. Rivolgersi a un medico per chiedere aiuto può sembrare un grande passo, quindi un'App di questo tipo può contribuire a colmare questo divario normalizzando la condizione e presentandola come curabile". Esistono "molte informazioni, e spesso anche errate" per questi uomini, interviene Giorgio Russo, professore associato di Urologia all'università di Catania e Chair dell'Ufficio dei giovani urologi accademici dell'Eau. L'App in questione, rimarca, "è stata ideata da urologi e psicologi come un nuovo strumento per riunire i consigli più efficaci in un'unica risorsa, facilmente accessibile, affidabile e basata su evidenze scientifiche. La ricerca dimostra che è in grado di trattare completamente quasi un quarto dei pazienti, un risultato straordinario considerando che questi uomini sono stati curati senza l'uso di farmaci. Credo che sarebbe interessante approfondire questa ricerca con uno studio più ampio e valutare l'impatto di un approccio digitale sulla soddisfazione a livello di partner, oltre che degli utenti".  I risultati finali dello studio Climacs non sono ancora stati sottoposti a revisione paritaria, e dovrebbero essere pubblicati entro la fine dell'anno. L'App è disponibile in Irlanda, Germania, Austria, Lussemburgo, Liechtenstein e Belgio. 
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Così lavora Fiamma, cane robot "microbiologo" al servizio dei vigili del fuoco

(Adnkronos) - "Immaginate un incendio in un'azienda farmaceutica nella quale si trattano microrganismi o tossine". Una squadra di vigili del fuoco accorre sul posto. In mezzo al fumo potenzialmente tossico che già si leva dal rogo, un cane robot avanza in solitudine e letteralmente 'fiuta' l'eventuale minaccia. Grazie ai suoi sensori invia immagini e segnali ai 'colleghi' in carne e ossa, fa i prelievi del caso e torna alla base. Un laboratorio mobile nel frattempo è già in azione per processare i campioni. "Questo tipo di incendi può provocare la vaporizzazione di materiali che possono condurre spore e microrganismi nel terreno. Per conoscere l'area da indagare, entra in gioco un programma di intelligenza artificiale che, in caso di diffusione di sostanze, calcola in base alla velocità del vento e alle condizioni meteo l'area a maggior rischio da saggiare. Se c'è un incendio e del fumo che esce, appare già la direzione e dove si potrebbe posare, e lì si va a indagare con il cane robot. Poi, se la situazione è sicura, si può decidere di inviare anche operatori e con quali dispositivi di sicurezza dotarli per proteggerli adeguatamente". Quella appena descritta all'Adnkronos Salute da Maria Rita Gismondo, professoressa super esperta di microbiologia e bioemergenze, e consulente del ministro della Salute Orazio Schillaci, è una tipica situazione in cui potrebbe essere schierato sul campo Fiamma, il nuovo 'quattrozampe' hi-tech - un cane robot 'microbiologo' - al servizio dei vigili del fuoco.  E' questa solo una delle tecnologie d'avanguardia rese disponibili nell'ambito di un maxi progetto europeo (rescEu-Cbrn-Dsim-It) al quale l'Italia, con l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea) come capofila, ha dato il suo contributo con diversi partner scientifici, sanitari, istituzionali e industriali. Fra questi figura anche l'ospedale Sacco di Milano, spiega Gismondo. Nella struttura sanitaria della metropoli "due persone si stanno dedicando all'iniziativa, il responsabile scientifico Davide Mileto e Alessandro Mancon", i due specialisti "ai quali ho lasciato la gestione dell'area della bioemergenza del Sacco e che adesso gestiscono i progetti sulle bioemergenze all'interno dell'ospedale". Perché investire sulla risposta a queste minacce? "Nello scenario mondiale attuale, e futuro, questi progetti sono importanti per la maggiore sicurezza della popolazione e degli operatori - evidenzia l'esperta che ha lavorato all'interno di questo consorzio - Oggi, nelle guerre ibride alle quali ci stiamo abituando, il bioterrorismo è sicuramente una delle armi che potrebbero essere utilizzate. Precorrere questi eventi, o perlomeno precorrere i loro danni, è cruciale. Già questa piattaforma e questo sistema di laboratori e di esperti è per l'Europa una delle massime sicurezze". Il progetto è stato pensato per sviluppare laboratori mobili, equipaggiati con sistemi di rilevazione, campionamento, identificazione e monitoraggio avanzati, per la risposta a eventi naturali o causati dall'uomo, che coinvolgano agenti chimici, biologici, radiologici e nucleari (Cbrn). Un rischio che potrebbe avere una complessità e un impatto crescente, come conseguenza dello sviluppo tecnologico. La missione affidata alla rete? Rilevare rapidamente eventuali minacce, gestirle correttamente, limitare al massimo le conseguenze. Nella presentazione del progetto si spiega che "la presenza di capacità e risorse collocate in zone strategiche come Lombardia, Lazio e Veneto, unite alla possibilità di coordinazione nazionale tramite il Corpo dei Vigili del Fuoco, garantirà la rapida dislocazione delle unità nelle zone interessate, anche in caso di richiesta da parte di altre nazioni europee e dell'European Civil Protection Pool (Ecpp)". Le forze in campo sono state addestrate e i laboratori funzionanti hanno avuto anche il loro debutto in occasione di un evento globale come sono stati i Giochi invernali Milano-Cortina 2026. Un banco di prova formativo e anche una 'vetrina' per divulgare il valore aggiunto della nuova capacità di rescEu. Durante le Olimpiadi e Paralimpiadi invernali, i moduli "sono stati presenti e a disposizione - riferisce Gismondo - In assenza di alert non hanno lavorato in senso attivo, ma è già stata sperimentata la logistica, il posizionamento. E' stato questo un primo intervento di collaborazione per dare sicurezza a questa enorme manifestazione. Il progetto è dunque già concluso prima ancora della scadenza individuata ed è già operativo. Ovviamente si andrà avanti nella ricerca per migliorare ancora, anche per individuare microorganismi geneticamente modificati e chissà quant'altro nel futuro. Per quanto riguarda la possibilità di impiego, da oggi se dovesse esserci un'emergenza" i moduli del progetto "sarebbero disponibili per operare" in prima linea. Fra i partner dell'iniziativa, oltre al capofila Enea e all'Asst Fatebenefratelli Sacco di Milano, figurano il ministero dell'Interno (Vigili del Fuoco), la Regione Veneto, le società Nucleco, Cristanini e Tomassini Style, Security and Freedom for Europe (Safe), l'Istituto superiore di sanità (Iss), la Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma. Per quanto riguarda il Sacco, il Laboratorio di Microbiologia clinica, Virologia e Diagnosi delle bioemergenze di cui Gismondo è stata per anni motore, ha fornito "consulenza in campo biologico all'unità Cbrn dei vigili del fuoco", fornendo indicazioni sui sistemi di rilevazione di agenti biologici da adottare nel laboratorio mobile, sugli agenti da ricercare, sulle strategie di analisi; offrendo un supporto nella formazione degli operatori e nell’interpretazione dei risultati e agendo come centro per la conferma dei risultati ottenuti sul campo. Anche il budget previsto per il progetto è importante: circa 31 milioni di euro. E la formazione ha avuto un ruolo di primo piano: "Le situazioni sono sia di tipo logistico che di tipo laboratoristico - illustra Gismondo - con l'addestramento del personale dei vigili del fuoco alle varie fasi di approccio a un'eventuale emergenza, a cominciare da come bisogna vestirsi, con tutti quelli che sono i presidi di difesa personale, fino alla processazione del campione, che deve avvenire con la massima attenzione e stabilità all'interno di box adeguati, e alla successiva decontaminazione della cabina, che deve essere pronta per un successivo utilizzo".  Dal punto di vista logistico, prosegue la specialista, "sono state fatte simulazioni, sia per quanto riguarda il cane robot, che è manovrato da una persona dei vigili del fuoco che ha fatto dei corsi appropriati, sia per quanto riguarda lo spostamento dei laboratori che devono in tempo minimo essere mossi da una zona all'altra con un coordinamento logistico e in un'area che possa comprendere tutti i moduli. Le varie simulazioni sono state eseguite anche a livello centrale perché all'interno di questi moduli esistono collegamenti sia con la centrale di vigili del fuoco a Roma, sia con altre sedi periferiche. Il progetto è molto vasto ed è stato veramente un grande orgoglio la partecipazione dell'ospedale Sacco". Il cane robot Fiamma è una delle punte di diamante tecnologiche. "Nel suo 'muso' - illustra Gismondo - ci sono sensori che già danno informazioni utili, indicazioni su sostanze presenti nel materiale che si trova nel luogo di intervento. E' lo stesso strumento mandato su Marte, non cambia molto, è la stessa tecnologia. Può essere manovrato da operatori che si trovano a chilometri di distanza". Quando è sul campo "non è necessario che si sposti necessariamente tutto il grande laboratorio. Basta che il cane venga trasportato e 'liberato' nel sito di rischio e con i suoi sensori invia segnali di vario tipo e fa prelievi. Se il rischio comporta una mobilitazione laboratoristica, in 12 ore queste strutture hanno già fatto tutte le prove necessarie. Sono disponibili in tutta Europa perché è un progetto europeo e il bando è stato vinto proprio dal nostro consorzio. E' la prima struttura mobile che può rispondere a esigenze di rischio in tutta Europa. I carabinieri hanno un dispositivo simile per gli esplosivi, ma per le analisi microbiologiche questo è il primo".  Adesso, continua l'esperta, "si lavora per mettere a punto test anche per identificare eventuali microrganismi geneticamente modificati. Oggi infatti abbiamo test diagnostici capaci di individuare microrganismi noti. Quando però ci si trova davanti a qualcosa di nuovo che non è fra quelli, si rischia di avere un test negativo. Si stanno dunque mettendo a punto dei sistemi capaci di individuare microrganismi geneticamente modificati, delle sonde con caratteristiche che permettono intanto di distinguere se si è in presenza di un batterio o di virus e poi ovviamente si va alla tipizzazione del microrganismo ignoto". Del resto, è ormai tempo che a livello internazionale si dibatte della cosiddetta 'malattia X' e dell'arrivo di una prossima pandemia. "Lo insegna la storia. Non sappiamo quando, ma arriverà - conclude Gismondo - Non dobbiamo sciupare l'esperienza fatta durante il Covid, bisogna prepararci al meglio e non commettere gli stessi errori". 
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Manifestazione nazionale Uap al Teatro Brancaccio di Roma

(Adnkronos) - L'Uap, Unione nazionale ambulatori e poliambulatori degli enti e dell'ospedalità privata, ha indetto una manifestazione nazionale per il 14 marzo al Teatro Brancaccio di Roma. L'iniziativa, moderata dal giornalista Alessandro Cecchi Paone, nasce come "mobilitazione civile a difesa del Servizio sanitario nazionale e per richiamare l'attenzione su alcune criticità che rischiano di indebolirne l'equilibrio", spiega Uap. Sono "tre i nodi al centro della riflessione: tariffe del nomenclatore nazionale inferiori ai costi reali delle prestazioni; regole diverse per prestazioni sanitarie identiche nella cosiddetta farmacia dei servizi; riordino della rete dei laboratori e concentrazione dell'offerta sanitaria che rischiano di ridurre la sanità di prossimità".  Alle 11 aprirà i lavori Cecchi Paone. Seguirà l'intervento della presidente Uap, Mariastella Giorlandino (11.05). Dopo un video saluto di Al Bano (11.15), dalle 11.30 alle 12.30 la parola passerà ai presidenti delle principali associazioni e organizzazioni professionali della sanità che compongono Uap. Quindi le conclusioni della presidente Uap, e alle 12.45 la parola tornerà a Cecchi Paone per la chiusura dell'evento.  "Nel corso della manifestazione - anticipa Uap - verrà annunciata l'elaborazione di 10 proposte operative che saranno sottoposte nei prossimi giorni al confronto con pazienti e associazioni civiche per la redazione di un Manifesto programmatico per il rafforzamento del Servizio sanitario nazionale". 
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Benefici da attività sportiva 'dolce' per over 60. Medico-fisiatra: "Cinque consigli per cominciare"

(Adnkronos) -
Over 60 e l'attività fisica. C'è chi non hai mai smesso e chi vorrebbe ricominciare magari con l'arrivo della pensione e più tempo libero. O chi vorrebbe iniziare con un approccio 'dolce', ma non sa cosa fare. "L'attività fisica, definita dall'Oms come una priorità assoluta di salute pubblica, è uno dei principali strumenti per preservare l'autonomia, ridurre il carico delle malattie croniche e potenziare la riserva cognitiva. Chi soffre di patologie croniche può fare attività fisica e i benefici di questa superano di gran lunga i rischi. Inoltre praticarla in gruppo favorisce la socializzazione, riduce il senso di isolamento e contrasta i sintomi depressivi e ansiosi attraverso il rilascio di endorfine". A fare il punto per l'Adnkronos è Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa dell'università del Salento. Il consiglio che viene spesso dato agli over 60 è la camminata veloce, ma "discipline come il tai chi o lo yoga sono esempi eccellenti di attività che combinano forza, flessibilità e controllo neuromotorio. Naturalmente anche attività in acqua possono essere adatte", suggerisce Bernetti. L'ambiente acquatico, infatti, "offre vantaggi unici legati alla spinta idrostatica". Inoltre "in acqua il peso percepito si riduce fino all'80-90%, permettendo movimenti che a secco risulterebbero dolorosi in pazienti con artrosi severa. La pressione dell'acqua - ricorda - agisce come un massaggio naturale che stimola la circolazione, mentre la resistenza potenzia la forza muscolare senza rischi di traumi da impatto".  Esistono poi diverse discipline sportive che si prestano ottimamente alle esigenze del soggetto over 60, "offrendo benefici specifici in base alle caratteristiche biomeccaniche dell'attività. Ad esempio il nordic walking, un'attività aerobica di intensità moderata checoinvolge circa il 90% della muscolatura corporea utilizzando bastoncini da camminata che riducono il carico sulle articolazioni degli arti inferiori e sulla colonna vertebrale, migliorando al contempo stabilità posturale e coordinazione neuromotoria - analizza il medico-fisiatra - Recenti evidenze mostrano come il tennis possa ridurre la pressione arteriosa di circa il 15% e dimezzare l'incidenza di diabete negli over 60. Il tennis in doppio è la variante più indicata per i senior, poiché riduce l'area di campo da coprire, limitando l'intensità dello sforzo cardiovascolare e i movimenti bruschi. Anche il golf è un'attività molto consigliata, infatti non solo favorisce una camminata prolungata (6-12 km per partita), ma lo 'swing' richiede una sequenza coordinata di diversi gruppi muscolari, migliorando equilibrio e propriocezione. Secondo alcuni studi, i golfisti presenterebbero addirittura un'aspettativa di vita media di circa 5 anni superiore alla popolazione generale". Infine, la danza. "Il ballo è una delle attività più potenti per la prevenzione del declino cognitivo. Richiede di memorizzare passi, coordinarsi con un partner e seguire il ritmo, stimolando la neuroplasticità dell'ippocampo e riducendo il rischio di demenza senile", suggerisce Bernetti, segretario generale Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa).  Tuttavia, per avviare un programma di esercizio fisico, specialmente in presenza di patologie, "è indispensabile un percorso di valutazione medica attento e multidisciplinare. L'esercizio non deve essere consigliato, ma prescritto e dosato come un farmaco", avverte Bernetti che elenca i 5 consigli per un "un programma ben equilibrato" di attività sportiva "che l'over 60 dovrebbe includere": 1) Riscaldamento e mobilità: movimenti circolari delle articolazioni (caviglie, polsi, spalle) per aumentare la lubrificazione articolare e ridurre la rigidità; 2) Fase aerobica: camminata a passo variabile, marcia sul posto o esercizi ritmici che coinvolgono i grandi gruppi muscolari per almeno 10-20 minuti; 3) Rinforzo muscolare: utilizzo di bande elastiche, piccoli pesi o del proprio peso corporeo (es. alzarsi dalla sedia) per stimolare la forza degli arti e del core; 4) Esercizi di equilibrio: camminata in tandem (punta-tacco), spostamenti del peso laterali e stazionamento su un piede solo con appoggio di sicurezza; 5) Defaticamento e respirazione: esercizi di allungamento muscolare dolce associati a respirazioni profonde per favorire il rilassamento e il ritorno venoso. "Per garantire l'aderenza a lungo termine, è necessario che il programma sia piacevole, realistico e adattato alle preferenze individuali. Iniziare con piccole sessioni e intensificare gradualmente durata e frequenza è la chiave per evitare l'abbandono e minimizzare il rischio di infortuni - riamrca Bernetti - L'adozione di uno stile di vita attivo, supportato da una corretta nutrizione e da un monitoraggio clinico attento, consente non solo di prevenire le patologie croniche, ma di agire terapeuticamente su quelle già esistenti, rallentando il decadimento fisico e cognitivo. L'obiettivo finale è la promozione di un invecchiamento di successo, in cui l'autonomia funzionale e la dignità della persona siano preservate il più a lungo possibile, trasformando l'attività fisica da semplice consiglio a vera e propria terapia per la vita". 
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