Strage Braccianti, Cgil Calabria: "Dietro c'è sistema con a capo ndrangheta"
(Adnkronos) - "L'agricoltura in Calabria è piena di questi caporali. Peraltro qui abbiamo il fenomeno del 'caporale di emigrazione', perché li prendono i braccianti qui in Calabria e li portano a lavorare d'estate nei campi del Metapontino, addirittura in Puglia, per poi utilizzarli di nuovo in Calabria nel momento in cui è la stagione degli agrumi, quindi ottobre, novembre, dicembre. È un sistema che fa capo alla ndrangheta, alle organizzazioni malavitose locali". E' amaro, con Adnkronos/Labitalia, il commento di Gianfranco Trotta, segretario generale della Cgil Calabria, sul caso dei 4 braccianti trucidati ad Amendolara in Calabria.
"Ieri il superstite -sottolinea Trotta- ha avuto modo di dichiarare che questi migranti lavoravano in un'azienda a Scanzano Ionico, in Basilicata, assunti dal 20 aprile, e non erano stati mai pagati. E la lite nasce dalle richieste di soldi, fino ad arrivare all'abominio umano di fermarsi ad un distributore di benzina, buttare della benzina e bruciare vive queste persone. La perdita totale dell'umanità si è vista in quel filmato. Ed è chiaro che appartengono ad un sistema, perché il superstite ha parlato di droga, ha parlato di pistole", spiega il dirigente sindacale. Per il sindacato operare sul territorio vuol dire fronteggiare ostacoli di ogni tipo. "Noi operiamo su questo territorio attraverso la Flai Cgil, la categoria di appartenenza dei lavoratori dell'agricoltura e col sindacato di strada. I nostri dirigenti e funzionari sindacali -spiega- sono molte volte in strada la mattina alle 3, 3 e mezza per intercettare i lavoratori, fargli sapere che ci siamo, stargli accanto. Tutelare i loro diritti laddove ci viene richiesto, sapendo che vivono sotto ricatto". E Trotta amaramente sottolinea che "paradossalmente il lavoro è la loro prigione. Ma il fenomeno non è presente solo in agricoltura, ma anche in edilizia, nella grande distribuzione. In Calabria abbiamo avuto molti casi in questi settori. In un mercato del lavoro come quello calabrese, dove le opportunità sono poche, è chiaro che chi ha bisogno di sbarcare il lunario deve sottostare a queste cose. E paradossalmente il lavoro che dovrebbe dare dignità e libertà all'uomo, gliela toglie in maniera totale", sottolinea. Trotta ricorda che "il superstite" alla tragedia "ha spiegato chiaramente che vivevano in dieci in una casa, che gli veniva dato da mangiare poco e che la mattina alle tre partivano e rientravano all'una". "Io non capisco - dice - dov'è la differenza tra una prigione e e questo sistema di vita. A cui devono sottostare perché vengono malmenati, vengono mortificati. Paradossalmente si viene qui per cercare lavoro e avere dignità e si trova tortura e quant'altro. E io penso che c'è una responsabilità sociale anche delle imprese, perché è vero che erano assunti, ma io come titolare di impresa ho il dovere di chiedermi che fanno, come vivono, se vengono vessati, se non vengono vessati. Perché si parla tanto di benessere nei luoghi di lavoro, però poi alla fine registriamo che questi vanno a lavorare e ci vanno sotto minaccia", sottolinea. Quindi, secondo Trotta, "i datori di lavoro sono doppiamente responsabili, sia per la manodopera che vanno a cercare attraverso questi canali e sia per non essere parte attiva di una responsabilità sociale che hanno, soprattutto in presenza di questi fenomeni", aggiunge. E per il sindacato serve la risposta dello Stato che finora non c'è stata. "Gli organici degli ispettorati del lavoro sono ridotti al lumicino -sottolinea Trotta- e non ce la fanno a svolgere il lavoro istituzionale che dovrebbero svolgere. Poi, secondo noi, bisognerebbe impiegare le forze dell'ordine 'ad hoc' in tal senso. Perché sulla Strada Statale 106 basta mettersi la mattina alle quattro per capire che ci sono tanti furgoni che transitano, carichi di lavoratori, in alcuni casi regolarmente registrati che vanno a lavorare, ma in tanti altri no. Perchè lo ripeto: a fronte di un caporale c'è un'azienda che si rivolge a lui. E noi dobbiamo spingere sulle aziende, sul cambio culturale di queste aziende. Ma quando hai risparmiato in manodopera qualcosa che te ne fai se ne va della vita umana e della dignità delle persone? Per non parlare di quello che succede alle donne in questo settore", conclude. (di Fabio Paluccio)
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Ebola, 60 morti su 344 casi in Congo. Oms: "Ci si può salvare, 8 sono i guariti"
(Adnkronos) - Il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus ha aggiornato oggi, mercoledì 3 giugno, i numeri sull’epidemia di Ebola Bundibugyo, partita dalla Repubblica Democratica del Congo. I dati restano gravi a livello locale, ma il rischio di diffusione globale è contenuto. Nella Repubblica Democratica del Congo sono stati confermati 344 casi di Ebola, inclusi 60 decessi, distribuiti in 24 zone sanitarie di tre province diverse. I casi sospetti sono scesi a 116, contro gli oltre 1.000 della scorsa settimana, perché l’Oms sta smaltendo l’arretrato confermando o escludendo i contagi. In Uganda si registrano 15 casi confermati e 1 decesso. Tra i contagiati anche un residente congolese che ha viaggiato negli Emirati Arabi Uniti e poi in Uganda. L’Oms sta collaborando con le autorità sanitarie di Uganda ed Emirati Arabi Uniti per valutare il rischio durante i viaggi e facilitare il tracciamento dei contatti. Un cittadino statunitense contagiato in Rdc è attualmente in cura in Germania. La valutazione del rischio dell’Oms resta invariata: molto alto a livello nazionale per la Rdc, alto a livello regionale e basso a livello globale. “L’epidemia ha avuto un grande vantaggio iniziale e siamo ancora indietro, ma sotto la guida del governo stiamo recuperando”, ha dichiarato Tedros rientrato da una visita nell’Ituri, epicentro dell’epidemia. Il Dg Oms ha incontrato leader politici, funzionari sanitari, partner, operatori in prima linea e comunità locali. “Ciò che ho visto mi ha dato speranza, sebbene le sfide rimangano”. Segnale positivo dai centri di trattamento: finora 6 persone sono guarite in Rdc e 2 in Uganda. “Dimostra che si può sopravvivere se si ha accesso alle cure e si va in struttura ai primi sintomi”, ha sottolineato Tedros. A Bunia, capoluogo dell’Ituri, sono attivi 3 centri di trattamento con 80 posti letto. Unità operative anche a Mungbwalo, Rwampara, Beni, Goma e Bukavu, con altre in arrivo. Tra le criticità segnalate dea"Il tracciamento dei contatti" dei casi di Ebola "nella Repubblica Democratica del Congo" che, avverte, "non è ancora al livello necessario. Solo circa il 45% dei contatti è stato seguito", mentre "per anticipare l'epidemia dobbiamo portare questa percentuale oltre il 90%. L'insicurezza" nell'area colpita, interessata da conflitti, "gli sfollamenti e la mobilità della popolazione rendono il tracciamento dei contatti particolarmente difficile" Anche "la sfiducia della comunità rappresenta un grave ostacolo", ha sottolineato il Dg, di ritorno dalla Rdc. "Alcuni leader locali mi hanno confidato di non credere che l'Ebola sia reale", ha riferito. "Costruire un rapporto di fiducia con le comunità è quindi fondamentale per tenere sotto controllo l'epidemia". "Le restrizioni di viaggio generalizzate imposte da alcuni Paesi" alla luce dell'epidemia di Ebola partita dalla Repubblica Democratica del Congo (Rdc) "stanno interrompendo le catene di approvvigionamento e ostacolando la risposta" all'emergenza. "L'Oms raccomanda lo screening in uscita negli aeroporti, nei porti e ai valichi di frontiera per prevenire l'esportazione di casi e contatti", ma "chiediamo ai Paesi che hanno imposto restrizioni di viaggio generalizzate di revocarle".
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Spreco alimentare, ogni italiano produce 128 kg di CO2 all'anno
(Adnkronos) - Ogni italiano genera, attraverso il cibo sprecato in ambito domestico che è pari a 28,8 kg all’anno pro capite, circa 2,46 kg di CO2 equivalente a settimana, ovvero produce circa 128 kg di CO2 equivalente all’anno. Su scala nazionale, questo equivale a circa 7,5 milioni di tonnellate di CO2 equivalente all’anno, cioè le emissioni annuali di circa 1,6 milioni di automobili. E' quanto rivelano i dati dell’Osservatorio Waste Watcher International contenuti nel Rapporto 'Il caso Italia', diffuso in occasione della 13esima Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare (5 febbraio 2026), rilanciati in vista della Giornata mondiale dell’Ambiente del 5 giugno. "Avevamo detto, con il Trattato di Parigi, che l’innalzamento della temperatura della Terra di 1,5 °C doveva essere il limite - sottolinea Andrea Segrè, direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International e fondatore della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare - Ma dieci anni dopo lo stiamo già superando: è tempo di agire, subito, e chiunque può e deve farlo anche nel suo quotidiano, a partire da gesti piccoli e semplici, ma essenziali. Come dotarsi degli strumenti che aiutano a prevenire e ridurre lo spreco alimentare, contribuendo così a ridurre le emissioni CO2 che aggravano il riscaldamento globale e quindi la questione climatica". Dietro allo spreco alimentare si cela una realtà rilevante non solo per la quantità di cibo gettato ma anche per le risorse naturali impiegate nella sua produzione. Lo spreco alimentare domestico rilevato da Waste Watcher nel 2026 comporta uno spreco idrico stimato in circa 75 litri a settimana per ogni cittadino italiano, pari a quasi 3.916 litri all’anno a persona. Se si considera che la popolazione residente in Italia è pari a circa 58,9 milioni di abitanti, l’impatto complessivo calcolato dall'Osservatorio diventa particolarmente significativo: lo spreco alimentare domestico corrisponde a circa 1,7 milioni di tonnellate di cibo gettato ogni anno, con un consumo idrico associato di oltre 230 milioni di metri cubi d’acqua, paragonabile a circa 74mila piscine olimpioniche. "Sprecare cibo - ricorda ancora Andrea Segrè - significa disperdere anche acqua, energia, suolo, lavoro ed emissioni incorporate nei processi di produzione, trasformazione, distribuzione e conservazione degli alimenti. Per questo è importante che tutti siamo consapevoli dell’impatto della pattumiera di casa nostra".
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Trasparenza salariale, fra obblighi e tutele ecco cosa cambia per la vita aziendale
(Adnkronos) - Il decreto di recepimento della direttiva europea 2023/970 sulla trasparenza retributiva si prepara a incidere su alcuni dei meccanismi più sensibili della vita aziendale, puntando a rafforzare gli strumenti di contrasto alle disparità retributive di genere attraverso nuovi obblighi informativi, maggiori tutele per i lavoratori e criteri più rigorosi per la verifica della parità salariale. La portata del cambiamento, tuttavia, va oltre il piano della compliance. Il decreto interviene, infatti, su alcuni dei principali snodi dell'organizzazione del lavoro, dalla definizione del lavoro di pari valore al ruolo della contrattazione collettiva, fino ai processi di assunzione, valutazione e sviluppo professionale. In gioco vi è la capacità delle imprese di rendere sempre più trasparenti e verificabili le logiche che governano retribuzioni e percorsi di carriera, trasformando un adempimento normativo in una leva di competitività, sostenibilità e buona governance. Se da un lato il provvedimento viene accolto come un passo avanti verso una maggiore equità nel mercato del lavoro, dall'altro giuslavoristi e imprese evidenziano alcuni aspetti che richiederanno particolare attenzione nella fase applicativa. Al centro del dibattito vi sono il ruolo della contrattazione collettiva, la definizione di lavoro di pari valore, l'effettiva capacità delle nuove regole di intercettare le disparità salariali e l'impatto che la normativa avrà sulla governance aziendale. Dal punto di vista delle imprese, il decreto viene letto anche come un'occasione per affrontare in modo più strutturato il tema dell'inclusione e della valorizzazione dei talenti. "Questo decreto riconosce finalmente che il gender pay gap è un tema strutturale - commenta Laura Basili, co-fondatrice di Women at Business, aggregatore di opportunità formative e professionali per le donne - e che la parità non può essere affidata esclusivamente alla buona volontà delle singole organizzazioni. Tuttavia, la trasparenza da sola non basta. Perché il cambiamento sia reale e duraturo, è necessario che le aziende ripensino la propria cultura organizzativa: oggi molte professioniste altamente qualificate continuano a incontrare ostacoli non legati alle competenze, ma a bias culturali, mancanza di rappresentanza e modelli di lavoro ancora poco inclusivi. Attrarre e valorizzare il talento femminile può diventare un fattore strategico di competitività. Le imprese che investono in ambienti di lavoro trasparenti, inclusivi e meritocratici sono anche quelle che riescono ad attrarre competenze di alto profilo, innovazione e visioni più articolate del mercato. La sfida, oggi, è trasformare un obbligo normativo in un’occasione concreta di evoluzione manageriale e culturale". Tra i temi più discussi figura il peso attribuito alla contrattazione collettiva nell'individuazione dei criteri di comparazione tra lavoratori e lavoratrici e nella definizione del concetto di lavoro di pari valore. Secondo Giulietta Bergamaschi, co-fondatrice e managing partner dello studio legale Lexellent, il decreto chiarisce i concetti di "stesso lavoro" e "lavoro di pari valore" basandoli su criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere, individuando nella contrattazione collettiva il riferimento principale per la classificazione professionale e retributiva. “Lo schema italiano, in coerenza con questa impostazione, introduce presunzioni di conformità ancorate ai contratti collettivi nazionali di lavoro - spiega - calibrando ambito e modalità applicative sul diritto del lavoro nazionale. Questa scelta è comprensibile sul piano sistematico: il ccnl è lo strumento tradizionalmente deputato, nel nostro ordinamento, a determinare la struttura delle categorie e dei minimi retributivi, e attribuirgli valore presuntivo ai fini della non discriminazione garantisce certezza applicativa e coerenza con il d.lgs. 198/2006. Tuttavia, questa centralità del contratto collettivo rischia di ridurre la trasparenza a una dimensione formale, lasciando in ombra proprio le componenti retributive che sfuggono alla perimetrazione contrattuale: i superminimi individuali, i premi discrezionali, le stock option, i benefit accessori, le componenti variabili legate a valutazioni manageriali". "È precisamente in questi spazi interstiziali - rimarca - che il gender pay gap tende a materializzarsi in modo più insidioso, perché si alimenta non di disparità palesi ma di asimmetrie informative costruite nel tempo. L’obiettivo della direttiva presuppone visibilità sull'intera retribuzione, non solo sulla sua componente contrattualizzata”. Una riflessione condivisa anche da Attilio Pavone, Head of Italy di Norton Rose Fulbright, che richiama l'attenzione su uno degli aspetti più delicati del recepimento italiano: la cosiddetta presunzione di conformità per le aziende che applicano i contratti collettivi maggiormente rappresentativi: “Uno dei punti chiave del decreto di recepimento della direttiva europea sulla trasparenza retributiva è la presunzione di conformità ai principi di parità retributiva per le aziende che applicano i contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative". "Il tema è rilevante - commenta - perché anche all’interno dello stesso livello contrattuale possono convivere professionalità e responsabilità di diverso valore. Alle aziende suggerirei quindi una verifica in due fasi: prima, la coerenza tra mansioni effettive e livello del ccnl applicato; poi, in modo più analitico, l’attribuzione di un valore al lavoro svolto, per intercettare eventuali disparità di genere anche oltre il rispetto formale delle griglie contrattuali. In questo processo, piattaforme di AI specialistiche, basate su dati controllati e utilizzate insieme all’esperienza concreta dei professionisti, possono offrire un supporto utile. Resta però essenziale che le aziende adottino policy retributive chiare, documentate e fondate su criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere”. L'impatto della nuova disciplina si estenderà anche alle relazioni industriali, attribuendo alle organizzazioni sindacali un ruolo più ampio rispetto a quello tradizionalmente esercitato nella definizione dei trattamenti economici. Come osserva Valentina Pepe, partner di Pepe & Associati Studio Legale, la direttiva Ue 2023/970 del 10 maggio 2023 “rappresenta una svolta normativa di portata sistemica nella promozione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore, attraverso obblighi di trasparenza vincolanti e il potenziamento dei meccanismi di tutela”. Le sfide applicative, sottolinea Pepe, "sono significative e toccano anche la tematica delle relazioni sindacali in azienda". "La normativa sulla trasparenza salariale, infatti, non si limita a introdurre nuovi obblighi per le imprese, ma ridefinisce in profondità - chiarisce - le relazioni industriali. Alle parti sociali è assegnato un ruolo centrale, in primis, rispetto alla contrattazione collettiva, che viene individuata come fonte primaria di disciplina dei trattamenti retributivi e degli inquadramenti professionali". "I sindacati - spiega - saranno chiamati ad esercitare un ruolo più incisivo con ampliamento, in primis, del diritto all'informazione: dalle informazioni sui livelli retributivi in corso di rapporto di lavoro, che i dipendenti possono richiedere direttamente o tramite i propri rappresentanti sindacali, agli obblighi informativi periodici sul divario retributivo di genere all'interno dell’azienda, cui sono tenute le imprese al di sopra di determinate soglie dimensionali. Ai sindacati vengono altresì attribuiti poteri di codecisione: qualora le comunicazioni aziendali periodiche rivelino un divario retributivo medio superiore al 5% per categoria di lavoratori, non giustificato da criteri oggettivi e neutri e non corretto dal datore, scatta l'obbligo di effettuare una 'valutazione congiunta delle retribuzioni' in cooperazione con i rappresentanti dei lavoratori con la finalità di individuare, correggere e prevenire le disparità retributive ingiustificate". "All'interno di questo nuovo quadro, il ruolo dei sindacati - aggiunge - è destinato a subire una profonda metamorfosi, evolvendo da un'azione prevalentemente concentrata sulla negoziazione dei minimi tabellari a livello nazionale a una funzione di vigilanza attiva e di coinvolgimento decisionale a livello aziendale”. Parallelamente, la trasparenza retributiva si configura sempre più come un tema di governance e di gestione del rischio. Secondo Simona Cardillo, partner di Lexant SBtA, "la nuova disciplina europea sulla trasparenza retributiva non introduce soltanto obblighi formali, ma impone alle imprese una revisione sostanziale dei propri modelli organizzativi e delle politiche di compensation". "La necessità di rendere oggettivi e verificabili i criteri salariali - avverte - espone le aziende al rischio di contenziosi laddove permangano disparità non adeguatamente motivate. Particolare attenzione dovrà essere posta alla tracciabilità delle decisioni retributive, ai sistemi di valutazione delle performance e alla coerenza tra inquadramenti contrattuali e mansioni effettivamente svolte. La normativa rappresenta inoltre un banco di prova per la governance aziendale, chiamata a coniugare compliance, sostenibilità e reputazione interna". Sul piano operativo, infine, il recepimento della direttiva è destinato a incidere anche sui processi di assunzione e di sviluppo professionale. A evidenziarlo è Gaspare Roma, partner dello studio legale De Berti Jacchia, secondo cui “il decreto legislativo di recepimento della direttiva Ue 2023/970 sulla trasparenza salariale, dando rilevanza alle declaratorie contrattuali dei ccnl ai fini dell’individuazione di uno ‘stesso lavoro’ o di un ‘lavoro di pari valore’, cui ancorare il principio di parità di retribuzione tra uomo e donna, imporrà alle aziende un cambio di approccio nelle politiche di assunzione e di progressione di carriera". "Infatti, se fino ad oggi assumeva rilievo quasi esclusivamente l’aspetto retributivo, adesso si dovrà prestare particolare attenzione anche al livello di inquadramento contrattuale proposto, atteso che, da questo, poi ne conseguirà il confronto comparativo sulla corretta retribuzione”, conclude.
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Domani Lavoro, la fiera non è più solo spazio di incontro domanda-offerta ma laboratorio strategico
(Adnkronos) - Domani Lavoro è la fiera che cambia il modo di cercare opportunità lavorative, il punto di incontro ideale tra aziende e candidati. La prossima manifestazione, in programma dal 5 al 7 novembre al Brixia Forum, nasce dal successo della seconda edizione che ha generato numeri che sottolineano l’importanza e il potenziale nella partecipazione come espositore. Adnkronos/Labitalia ha intervistato Mauro Grandi, ceo di Seven Events, organizzatore di Domani Lavoro.
Brescia e la sua provincia stanno vivendo una situazione quasi paradossale: le opportunità di lavoro ci sono, ma in molti settori mancano le persone. Con un tasso di disoccupazione così basso, quanto è cambiata la missione di Domani Lavoro rispetto alle prime edizioni della fiera?
La missione di Domani Lavoro si è naturalmente evoluta per rispondere a un mercato del lavoro dinamico e in salute. Nelle prime edizioni l’obiettivo principale era facilitare l'incontro per sostenere l'occupazione. Oggi, grazie a un tasso di disoccupazione stabilmente basso attorno al 2,9%, la sfida principale delle nostre aziende è diventata l'attrazione e la valorizzazione dei talenti. La fiera non è più solo uno spazio di incontro tra domanda e offerta, ma un laboratorio strategico dove le imprese possono mostrare la qualità dei loro ambienti di lavoro e i propri piani di crescita.
Avete parlato della necessità di rendere Brescia più attrattiva anche verso l’esterno. Quanto è importante oggi, per il tessuto produttivo bresciano e per le comunità montane del territorio, riuscire ad attirare lavoratori e famiglie anche da altre regioni italiane?
Aprire il nostro territorio a professionisti e famiglie da altre regioni è una grande opportunità di arricchimento reciproco. Il tessuto produttivo bresciano esprime una vivacità straordinaria che merita di essere supportata anche attraverso un'apertura demografica. Questo tema penso sia caro anche alle nostre comunità montane, dove accogliere nuove famiglie non significa soltanto rispondere a un'esigenza professionale delle imprese locali, ma anche sostenere la vitalità dei borghi, mantenere vivi i servizi essenziali e valorizzare un patrimonio territoriale di inestimabile valore.
Nel vostro appello coinvolgete direttamente Comuni, Provincia, comunità montane e associazioni di categoria. Che ruolo dovrebbero avere le istituzioni locali nel costruire un 'Sistema Brescia' capace non solo di trovare personale alle aziende, ma anche di accogliere chi arriva da fuori?
Le istituzioni e le associazioni di categoria rappresentano per noi i partner fondamentali con cui ci piacerebbe dare vita, in futuro, a una strategia di accoglienza integrata. Siamo assolutamente consapevoli che non si tratta di un percorso facile da realizzare, ma il 'Sistema Brescia' può dimostrarsi davvero virtuoso se unisce le forze. Comuni, Provincia, comunità montane e associazioni economiche potrebbero svolgere un ruolo insostituibile nel fare un vero marketing territoriale, capace di raccontare e valorizzare tutti i servizi che il nostro territorio già offre. L'obiettivo che speriamo di condividere, andando oltre la semplice intermediazione tra domanda e offerta, è proprio quello di sviluppare insieme un modello di accoglienza condiviso, capace di comunicare le nostre eccellenze e facilitare l'inserimento nel tessuto sociale delle persone che scelgono la nostra provincia per il proprio percorso di vita.
Uno dei temi emersi con più forza riguarda il welfare territoriale e l’abitare. Oggi per convincere un lavoratore a scegliere Brescia - o a trasferirsi qui da un’altra regione - basta ancora lo stipendio oppure servono servizi, casa, mobilità e qualità della vita?
La stabilità economica resta centrale, ma oggi la scelta del posto di lavoro è sempre più legata alla qualità complessiva della vita. I collaboratori, in particolare le nuove generazioni, guardano con grande attenzione al welfare territoriale. Elementi come la disponibilità di soluzioni abitative sostenibili, la qualità dei servizi all'infanzia, l'efficienza della mobilità e la conciliazione tra vita privata e lavorativa sono fattori decisivi. Brescia possiede già eccellenti standard, e la sfida futura sarà quella di continuare a investire insieme su questi servizi per rimanere pienamente competitivi.
Quali sono oggi i settori che, tra Brescia città, provincia e aree montane, stanno soffrendo maggiormente la carenza di personale? E quali figure professionali le aziende cercano con più urgenza?
La richiesta di competenze è diffusa e tocca diversi comparti chiave della nostra economia locale. Pur in un contesto di generale crescita, alcuni settori avvertono in modo più immediato la necessità di nuove figure. Nel manifatturiero e nella metalmeccanica si ricercano costantemente profili tecnici specializzati, dai tecnici di produzione fino alle figure ingegneristiche, mentre nel turismo e nell'ospitalità, soprattutto nelle aree montane e lacustri, si avverte il bisogno di figure dedicate all'accoglienza, alla ristorazione e ai servizi turistici. Anche la sanità e i servizi alla persona rappresentano un settore fondamentale che richiede un continuo inserimento di professionisti sanitari e assistenziali, così come nel comparto dell'innovazione e del digitale cresce costantemente la richiesta di profili in grado di accompagnare le imprese verso la transizione digitale ed ecologica.
Cosa dobbiamo aspettarci dalla terza edizione di Domani Lavoro? Quante aziende parteciperanno, quali novità avete previsto per Domani Lavoro?
La terza edizione consolida il ruolo di Domani Lavoro come punto di riferimento per il dialogo sul futuro dell'occupazione. La manifestazione vedrà una forte presenza di aziende e istituzioni e offrirà piattaforme di Digital Matching ottimizzate per colloqui mirati allo stand, momento in cui scocca la prima scintilla tra talento e impresa. Accanto agli appuntamenti formativi, l'evento proporrà specifici incontri dedicati al welfare e alle politiche abitative. La novità assoluta sarà però Domani Lavoro Inside, un percorso nato per dare continuità al primo contatto in fiera. Le aziende potranno invitare i candidati più promettenti a un secondo incontro collettivo ed esperienziale direttamente in sede, accogliendo un gruppo selezionato di massimo venti persone. Questo format permette di validare sul campo le soft skills e l'attitudine al team working in un contesto dinamico. Al contempo, permette ai partecipanti di conoscere i futuri colleghi e la cultura aziendale, creando una connessione profonda che trasforma la candidatura in appartenenza e garantisce alle imprese un forte vantaggio competitivo nella ricerca dei talenti. (di Sabrina Rosci)
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Calcio, Rept Battero valorizza i successi dell’Inter per rafforzare la comunicazione globale
(Adnkronos) - In occasione della fiera internazionale Snec, Iván Córdoba, leggenda dell’FC Internazionale Milano, ha presenziato allo stand di Rept Battero. L’incontro segna la prima apparizione pubblica congiunta dopo che l’azienda è diventata Official Global Battery & Energy Storage Partner del club nerazzurro lo scorso maggio. La partnership arriva nel momento più glorioso della stagione: l’Inter ha conquistato doppio titolo, Serie A e Coppa Italia, rendendo questa collaborazione particolarmente significativa. Leader nel settore delle batterie e dell’accumulo energetico, Rept Battero opera in Europa, Nord America, Sud-Est asiatico, Giappone e Australia. In Europa, l’azienda ha realizzato l’implementazione e la consegna di progetti in numerosi paesi: Germania, Belgio, Slovacchia, Romania, Bulgaria, Grecia, Ucraina, Polonia, Moldavia e Lettonia, accelerando costantemente l'espansione nel Vecchio Continente. Nel 2023, l’azienda ha istituito la filiale europea a Monaco di Baviera. Nel 2025, ha stabilito relazioni di collaborazione strategica con partner internazionali quali Ingeteam, impresa spagnola operativa nel settore energetico. All’inizio del 2026, in occasione di Key-The Energy Transition Expo a Rimini, Rept Battero ha firmato accordi di collaborazione per sistemi di accumulo con 7 partner europei, per un totale di 8,3 GWh di capacità nei prossimi due anni. Nel primo trimestre del 2026, le spedizioni di celle di accumulo di Rept Battero si sono classificate al quinto posto mondiale, mentre nel segmento dell’accumulo residenziale l’azienda detiene il primo posto globale, confermando il proprio vantaggio competitivo. Secondo ricerche condotte da istituti indipendenti, tra i 5 marchi di accumulo residenziale più popolari in Europa, 3 sono clienti di Rept Battero. Alla Snec 2026, Rept Battero ha presentato due importanti novità tecnologiche: la cella di sodio-ionico da 320Ah e la soluzione di accumulo energetico per data center AI.Inoltre, ha esposto le celle LFP da 392Ah, 588Ah e 648Ah, oltre al sistema di accumulo Powtrix da 6,25 MWh.Tutti i prodotti hanno ottenuto le certificazioni internazionali TÜV Rheinland e CSA, a conferma del riconoscimento globale della propria competenza tecnologica. Rept Battero ha avviato il progetto pilota “Battery Passport”, garantendo la tracciabilità completa del ciclo di vita delle batterie e realizzando un ecosistema chiuso di riciclo e rigenerazione, a supporto degli obiettivi globali di neutralità carbonica. La collaborazione rappresenta una sinergia vincente: Rept Battero si integra pienamente nel contesto globale, promuovendo i propri valori di eccellenza, affidabilità e visione a lungo termine. L’Inter, dal canto suo, ottiene un partner strategico nel settore della tecnologia verde e dell’innovazione pulita. Si tratta di un’alleanza che unisce sport e sostenibilità, genera valore condiviso e apre nuove prospettive alla comunicazione internazionale.
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Transizione energetica e mobilità in Italia: l'evoluzione del parco auto circolante
(Adnkronos) - In base alle rilevazioni statistiche elaborate dal Centro Studi di AutoScout24 su base dati ACI, pubblicate in concomitanza con la Giornata Mondiale dell'Ambiente del 3 giugno 2026, il parco automobilistico nazionale ha raggiunto una consistenza complessiva di circa 41,7 milioni di unità. Nel periodo compreso tra il 2020 e il 2025, l'indicatore macroeconomico più rilevante è rappresentato dallo sviluppo dei veicoli a propulsione ibrida, il cui volume di immatricolazioni circolanti ha registrato un incremento del 573,2%, determinando una progressione della quota di mercato complessiva dall'1,4% all'8,7%, con un incremento netto di 7,3 punti percentuali. Al contrario, la diffusione dei veicoli interamente elettrici manifesta parametri di penetrazione ancora ridotti, attestandosi allo 0,9% del totale nazionale. In parallelo all'espansione dei motori ibridi, si riscontra una progressiva transizione verso classi emissive a minore impatto ambientale, con i veicoli omologati Euro 6 che hanno raggiunto il 41,8% del parco circolante, rispetto al 26,2% censito nel quinquennio precedente. Nonostante tale incremento, il processo di sostituzione dei mezzi obsoleti presenta elementi di criticità strutturale dovuti all'anzianità dei veicoli in uso. Sulla rete stradale italiana risultano infatti ancora attivi quasi 17,57 milioni di autoveicoli con classe di emissione pari o inferiore a Euro 4, dato che rappresenta il 42% dell'intera flotta nazionale; all'interno di questa categoria, ben 4,24 milioni di unità appartengono alle classi Euro 0 ed Euro 1, equivalenti al 10,1% del totale. Sotto il profilo cronologico, oltre quattro vetture su dieci, pari al 43,7% del parco circolante per un valore assoluto superiore a 18,26 milioni di veicoli, presentano un'anzianità di servizio uguale o superiore ai 15 anni. Le proiezioni statistiche elaborate incrociando i tassi di radiazione dal pubblico registro automobilistico con i trend di rinnovo indicano che, per ottenere un parco circolante composto esclusivamente da veicoli elettrici o omologati Euro 6 tradizionali e ibridi, sarà necessario un periodo stimato in oltre 15 anni. Da tale modello matematico sono stati esclusi i veicoli Euro 0 con più di trent'anni di anzianità, assimilabili alla categoria dei mezzi storici, e le vetture denominate "youngtimer" di età compresa tra i 20 e i 29 anni inserite nella Lista di Salvaguardia dell'ACI.
Sergio Lanfranchi, esponente del Centro Studi di AutoScout24, ha esaminato i nodi economici e normativi: "Gli incentivi oggi disponibili non sono ancora sufficienti ad accelerare il rinnovo del parco auto circolante. Sarebbe necessario sostenere maggiormente anche le vetture a basse emissioni, Euro 6, ibride ed elettriche, non solo nuove, ma anche usate. Il fattore economico resta infatti decisivo nella scelta di cambiare auto; è proprio su questo fronte che si gioca la partita. Un aspetto su cui riflettere è certamente la distinzione tra le auto di reale interesse storico e collezionistico e le vetture semplicemente vecchie, spesso meno sicure e più inquinanti, che vengono utilizzate quotidianamente. Se le prime rappresentano un patrimonio da preservare, sulle seconde è necessario intervenire favorendone la sostituzione con veicoli più moderni, efficienti e sostenibili. In questo senso, anche le piattaforme digitali, grazie a un'ampia offerta di vetture di fascia di ogni prezzo, possono rappresentare uno strumento utile per contribuire significativamente al processo di rinnovamento del parco auto circolante".
Fonte: elaborazione Centro Studi AutoScout24 su base dati ACI - Automobile Club d'Italia
La ripartizione dei dati su scala regionale riflette un marcato divario territoriale nell'adozione delle nuove tecnologie. Per quanto concerne i veicoli alimentati esclusivamente a batteria, le uniche realtà amministrative a superare la soglia del 2% sono il Trentino-Alto Adige con il 3,3% e la Valle d'Aosta con il 2,1%. La Valle d'Aosta detiene il primato anche per la diffusione di auto ibride con il 23,8%, seguita dal Trentino-Alto Adige al 22% e dalla Toscana al 13,6%, mentre le percentuali minime si registrano in Molise con il 3,8%, in Sicilia con il 3,7% e in Campania con il 3,3%. Una polarizzazione analoga si osserva nell'analisi delle classi emissive più inquinanti, comprese tra Euro 0 ed Euro 4, la cui massima concentrazione sul totale dei veicoli regionali si rileva in Calabria con il 59,3%, in Sicilia con il 58,5% e in Campania con il 57,6%. Al contrario, la quota maggiore di autovetture Euro 6 si concentra in Valle d'Aosta con il 71,5% e in Trentino-Alto Adige con il 66,7%, seguite dalla Toscana al 54,1% e dalla Lombardia al 49,7%, confermando una transizione ecologica nazionale che procede a diverse velocità geografiche.
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Nella farmacia dei servizi da screening a test diagnostici fino al supporto ai pazienti cronici, arriva il Manuale certificato dagli Ordini
(Adnkronos) - Dalle vaccinazioni alla telemedicina, dagli screening ai test diagnostici, fino al supporto ai pazienti cronici: i farmacisti sono sempre più coinvolti nell'erogazione di servizi sanitari di prossimità, contribuendo a portare prevenzione e assistenza vicino alle persone. Per accompagnare questa evoluzione e garantire ai cittadini standard elevati e omogenei di qualità e sicurezza delle prestazioni, la Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani (Fofi) ha presentato oggi a Roma il 'Manuale operativo per l'erogazione dei servizi sanitari in farmacia', una guida pratica pensata per supportare i farmacisti nell'organizzazione e nella gestione dei servizi, rendendoli sempre più accessibili, riconoscibili e integrati nei percorsi di cura dei pazienti. "Realizzato con il contributo professionale di PwC Italia, il Manuale affronta in modo concreto tutti i principali aspetti connessi all'erogazione dei servizi: dai requisiti strutturali, organizzativi e tecnologici alla formazione professionale, dalla tutela della privacy agli aspetti relazionali. Particolare attenzione - si legge in una nota - è dedicata ai temi della qualità e della sicurezza, attraverso l'adozione di protocolli condivisi, l'utilizzo di strumentazioni certificate, la corretta gestione dei dati sanitari e la collaborazione con gli altri professionisti sanitari. Ampio spazio è inoltre dedicato all'innovazione digitale e alle opportunità offerte dalla telemedicina, che consentono di rafforzare l'accesso alla prevenzione e l'integrazione tra farmacisti, medici di medicina generale e specialisti". "Con questo Manuale la Federazione mette a disposizione di tutti i farmacisti uno strumento concreto per affrontare le nuove responsabilità professionali e organizzative richieste dalla sanità di prossimità, con un forte orientamento alla qualità dei servizi", ha dichiarato il presidente Fofi, Andrea Mandelli. "L'evoluzione della professione - ha sottolineato - richiede oggi competenze sempre più ampie: sanitarie, digitali, relazionali e comunicative. La tutela della salute passa infatti anche dalla capacità di integrare l’innovazione tecnologica e di accompagnare le persone verso scelte consapevoli: dall'adesione alle vaccinazioni ai controlli periodici, fino all'aderenza ai percorsi di cura. Il Manuale raccoglie indicazioni operative, standard organizzativi e buone pratiche utili a integrare i servizi nell’attività quotidiana del farmacista e garantire prestazioni efficaci, di qualità e omogenee su tutto il territorio nazionale". "La farmacia italiana è oggi uno dei presidi di assistenza territoriale più riconosciuti, un punto di riferimento quotidiano per cittadini e comunità. Come PwC siamo orgogliosi di aver contribuito alla realizzazione di questo Manuale operativo, pensato per offrire ai farmacisti - e più in generale a tutti gli attori coinvolti nell’evoluzione della farmacia dei servizi - uno strumento concreto, con indicazioni per sviluppare nuove competenze, metodologie per organizzare il lavoro quotidiano e spunti per valorizzare le tecnologie a supporto di servizi sempre più accessibili, efficaci e sostenibili", ha commentato Davide Orlandi, senior manager di PwC Italia. L'invecchiamento della popolazione e l'aumento delle patologie croniche stanno trasformando la domanda di salute degli italiani e accrescendo la richiesta di servizi sanitari vicini ai luoghi di vita delle persone, ricorda la Fofi. In questo contesto, il farmacista è spesso il primo professionista della salute a cui i cittadini si rivolgono per un consiglio o un bisogno di cura. Con oltre 700 milioni di accessi ogni anno, la rete capillare delle farmacie territoriali rappresenta uno dei principali punti di contatto tra cittadini e Servizio sanitario nazionale per la prevenzione, presa in carico, e promozione della salute. "I servizi in farmacia sono ormai una realtà diffusa e consolidata, tanto che stiamo andando verso il superamento del concetto di farmacia dei servizi. Oggi possiamo infatti parlare di una farmacia di comunità che offre, oltre alla dispensazione del farmaco, l'erogazione di servizi sociosanitari sul territorio", ha affermato il presidente di Federfarma, Marco Cossolo. "In questo percorso - ha aggiunto - il Manuale realizzato dalla Fofi rappresenta un utile contributo che garantisce al cittadino l'erogazione di prestazioni con standard qualitativi omogenei ed elevati. Collaboreremo a rendere disponibile il Manuale, per costruire insieme una sanità più equa e più vicina alle persone". "Siamo di fronte ad un passo avanti concreto per la farmacia dei servizi, sempre più centrale nel futuro della farmacia territoriale - ha dichiarato il presidente di Assofarm, Luca Pieri - Per questo desideriamo rivolgere un sentito ringraziamento a Fofi per avere ideato e realizzato il Manuale operativo per l'erogazione dei servizi in farmacia: uno strumento autorevole e di grande utilità pratica, destinato a diventare un riferimento fondamentale per farmacisti e farmacie. Un contributo importante che auspichiamo possa favorire una reale uniformità nazionale nell’erogazione dei servizi". Oltre a rappresentare uno strumento operativo per i farmacisti, il Manuale valorizza esperienze internazionali e buone pratiche organizzative, con l'obiettivo di favorire il confronto tra tutti gli attori del sistema salute e contribuire all'evoluzione di un'assistenza sempre più integrata, efficace e vicina ai bisogni delle persone. "Il Manuale conferma l'impegno della Federazione nel supportare i farmacisti con strumenti e opportunità di crescita professionale e nel promuovere una cultura sanitaria orientata alla qualità, alla prossimità e alla prevenzione - ha concluso Mandelli - Vogliamo continuare a rafforzare il rapporto di fiducia che ci lega ai cittadini, coniugando competenze professionali, innovazione e relazione umana per accompagnare le persone nei percorsi di salute lungo tutto l'arco della vita".
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Fiat svela le foto della nuova Grizzly, così il marchio si rafforza nel segmento C
(Adnkronos) - Dopo l'anteprima nell'Investor Day a Auburn Hills, oggi Fiat presenta le prime immagini ufficiali di Grizzly e Grizzly Fastback, due nuovi modelli che riprendono l'impostazione vista nella Grande Panda e puntano - con dimensioni più 'importanti' - ad ampliare la gamma globale del brand e rafforzarne la presenza nel segmento C. Costruiti su una piattaforma globale condivisa e pensati per un pubblico internazionale, le due vetture nonostante una lunghezza inferiore ai 4 metri e mezzo, giocano le loro carte su praticità e spaziosità, con una differenziazione che nasce soprattutto per la Fastback da una silhouette più slanciata, da un linguaggio di design più raffinato e da una maggiore capacità di carico longitudinale, ideale per viaggi più lunghi e un utilizzo orientato al lifestyle. Fiat sottolinea come al di là delle loro differenti personalità, i due modelli "condividono la stessa ambizione: elevare l’esperienza a bordo grazie a interni curati, attenzione ai dettagli e tecnologie pensate per semplificare la vita di tutti i giorni", il tutto con una capacità di carico ai vertici della categoria. Nell’ambito di un progetto industriale globale, Grizzly e Grizzly Fastback saranno distribuiti in diverse aree del mondo, garantendo competitività, flessibilità e vicinanza ai mercati chiave in Europa, Medio Oriente e America Latina. La famiglia Grizzly sarà introdotta in Europa e nella regione Medio Oriente & Africa nella seconda metà del 2026. Come spiega Olivier Francois, ad del brand Fiat e Stellantis Global CMO se "Grande Panda ha segnato il ritorno del marchio nella mobilità familiare accessibile, con Grizzly e Grizzly Fastback completiamo questa gamma con due vetture progettate attorno a esigenze e stili di vita diversi, ma accomunati dalle stesse idee: una mobilità intelligente, accessibile e radicata nel Dna del design Fiat e riportano il marchio al centro del mercato della mobilità familiare con una gamma completa e coerente".
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Ingegneria strutturale innovativa negli smartphone, annunciato il nuovo realme 16 5G
(Adnkronos) - Annunciato oggi l'arrivo sul mercato italiano del realme 16 5G, la cui presentazione ufficiale è prevista per il prossimo 10 giugno. La progettazione di questo modello si basa su soluzioni di ingegneria strutturale applicate alla scocca che mirano a ottimizzare la densità dei componenti interni, consentendo l'integrazione di una batteria ad alta capacità senza incrementare i volumi o il peso complessivo del terminale. Il profilo tecnico del dispositivo evidenzia la presenza di un accumulatore in grafite ad alta densità energetica da 6550 mAh. Nonostante la dimensione della cella, l'adozione di un'architettura interna denominata AirCraft ha permesso di contenere lo spessore della struttura entro gli 8,1 millimetri, registrando un peso complessivo di 181 grammi. Questo risultato è l'esito di una redistribuzione geometrica dei circuiti interni che massimizza lo spazio destinato all'autonomia energetica e irrigidisce la struttura portante, contrastando l'usura quotidiana e l'affaticamento della mano durante sessioni di utilizzo prolungate in modalità orizzontale. La scocca esterna è inoltre completata da una finitura sabbiata con rivestimento curvo anti-impronta e possiede la certificazione di protezione IP69 contro le infiltrazioni di polvere e acqua. realme annuncia inoltre novità nella configurazione del comparto fotografico posteriore. Il dispositivo implementa una barra orizzontale che alloggia sensori assistiti da sistemi di intelligenza artificiale, tra cui un modulo principale da 50 megapixel. Dal punto di vista funzionale, questa disposizione simmetrica favorisce un bilanciamento ottimale del baricentro quando il telefono viene poggiato su superfici piane, riducendo le oscillazioni. La barra ottica integra inoltre uno specchio posteriore (selfie mirror) concepito per l'inquadratura in tempo reale. Questo accorgimento tecnico permette all'utente di sfruttare la risoluzione della fotocamera principale per gli autoscatti, monitorando la composizione e l'angolazione direttamente dalla parte posteriore del telefono. La differenziazione estetica del terminale si affida a due varianti cromatiche studiate per rispondere a diverse esigenze di mercato. La versione denominata Air White adotta un processo di stratificazione di particelle multicolore con riflessi variabili in base all'inclinazione della luce, mentre la versione Air Black si orienta verso un'estetica minimalista e monocromatica. L'integrazione tra i moduli di intelligenza artificiale applicati ai ritratti e le scelte industriali legate alla portabilità evidenzia la tendenza attuale dei produttori a non sacrificare l'ergonomia sull'altare delle massime prestazioni energetiche, delineando nuovi standard costruttivi per la fascia di riferimento.
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