Un Dna antico di 5.500 anni fa riscrive le origini della sifilide
(Adnkronos) - Gli scienziati lo hanno recuperato da antichi resti umani in un riparo roccioso vicino a Bogotà, in Colombia, risalenti a 5.500 anni fa. E' un genoma del batterio che causa la sifilide e potrebbe riscrivere le origini di questa malattia infettiva, rivelando nuovi indizi sulla sua presenza nelle popolazioni umane. Il Treponema pallidum è un batterio a spirale. Le sue sottospecie sono oggi responsabili di 4 malattie cosiddette 'treponemiche', tra cui appunto la sifilide, e poi la framboesia, il bejel e la pinta. Infezioni tropicali che affliggono le popolazioni umane in gran parte del mondo da migliaia di anni. Nonostante questa lunga storia, però, rimangono tuttora sconosciute molte delle informazioni sul passato di queste malattie e sulla loro distribuzione globale, così come sulla storia evolutiva dei batteri che le causano. Tra le questioni più dibattute c'è l'origine geografica e la diffusione nel mondo della sifilide. C'è chi sostiene che la patologia abbia avuto origine nelle Americhe e sia stata portata nell'emisfero orientale in seguito al contatto con gli europei alla fine del XV secolo. I risultati del nuovo studio, pubblicati sulla rivista 'Science', permettono di ampliare le conoscenze e aggiungono dettagli preziosi che possono aiutare a decifrare il rebus genetico di questo batterio. La scoperta ottenuta dai resti umani di Sabana de Bogotá sposta indietro di oltre 3 millenni la documentazione genetica di questa specie patogena, rafforzando l'evidenza che queste infezioni circolano nelle Americhe da molto più tempo di quanto si pensasse. "I nostri risultati mostrano il potenziale unico della paleogenomica nel contribuire alla nostra comprensione dell'evoluzione delle specie e dei potenziali rischi per la salute nelle comunità passate e presenti", osserva il genetista Lars Fehren-Schmitz dell'Università della California a Santa Cruz. Il Treponema pallidum oggi esiste in 3 forme strettamente correlate, ciascuna responsabile di una malattia diversa: sifilide, framboesia e bejel. Una quarta malattia, la pinta, è causata dal Treponema carateum, ma non è stato ancora recuperato un genoma di questo patogeno, il che solleva dubbi sulle sue relazioni filogenetiche e sulla sua classificazione tassonomica. Sebbene le tre sottospecie di T. pallidum siano geneticamente quasi identiche, gli scienziati non sanno quando o come siano emerse le diverse forme della malattia. Nello studio il team ha dimostrato che il Dna antico recuperato appartiene alla specie Treponema pallidum, ma non corrisponde a nessuna delle forme geneticamente note che causano malattie oggi. Sebbene strettamente imparentate, le due specie si sono differenziate precocemente nell'albero evolutivo. "Una possibilità è che abbiamo scoperto un'antica forma del patogeno che causa la pinta, di cui sappiamo poco, ma che è endemico nell'America centrale e meridionale e causa sintomi localizzati sulla pelle", ragiona Anna-Sapfo Malaspinas dell'Università di Losanna, group leder al Sib Swiss Institute of Bioinformatics. "Al momento non possiamo dimostrarlo, ma è una pista che vale la pena approfondire". Gli scienziati stimano che questo antico ceppo si sia separato dagli altri lignaggi di T. pallidum circa 13.700 anni fa. Le tre sottospecie moderne, al contrario, si sono differenziate molto più di recente, circa 6mila anni fa, il che è in linea con le ricerche precedenti. "Le attuali evidenze genomiche, insieme al genoma qui presentato, non risolvono l'annoso dibattito sull'origine delle sindromi patologiche stesse, ma dimostrano che esiste una lunga storia evolutiva di agenti patogeni treponemici che si stava già diversificando nelle Americhe migliaia di anni prima di quanto si sapesse in precedenza", chiarisce Elizabeth Nelson, antropologa molecolare e paleopatologa della Southern Methodist University (Smu). Capire come sono emerse le malattie treponemiche e come si sono evoluti i patogeni è sorprendentemente complicato, dicono gli esperti, perché i batteri sono quasi identici geneticamente, ma vengono trasmessi in modo diverso e possono variare nella presentazione clinica. "I nostri risultati spostano indietro di migliaia di anni l'associazione del T. pallidum con gli esseri umani, probabilmente a più di 10mila anni fa, nel tardo Pleistocene", illustra il ricercatore Davide Bozzi, Università di Losanna e Sib. La scoperta si basa su anni di ricerca archeologica e genomica collaborativa condotta nel sito Tequendama 1 ed è emersa inaspettatamente. Inizialmente, i ricercatori avevano sequenziato il Dna dell'individuo ritrovato per studiare la storia della popolazione, generando 1,5 miliardi di frammenti di dati genetici. Durante lo screening di questi dati, i team dell'Università della California a Santa Cruz e dell'Università di Losanna hanno rilevato indipendentemente l'uno dall'altro la presenza di T. pallidum e hanno unito le forze per indagare. Le tre malattie causate dal T. pallidum (bejel, framboesia e sifilide) possono lasciare segni sulle ossa, ma solo in determinati stadi e non in tutte le persone infette. La maggior parte dei genomi antichi di questo batterio è stata recuperata da denti o ossa di persone con chiari segni di infezione, ma questo scheletro non ne presentava nessuno. I ricercatori hanno campionato una tibia, elemento non tipicamente utilizzato per l'estrazione di Dna antico e l'approccio ha dato i suoi frutti, suggerendo che anche le ossa senza segni visibili di malattia potrebbero essere preziose fonti di Dna patogeno. I ricercatori ritengono che comprendere come le malattie infettive sono emerse e si sono evolute in passato potrebbe aiutare gli scienziati a prevedere come potrebbero cambiare in futuro e ad aiutare le società a prepararsi per ciò che l'attende. Prima della pubblicazione, i ricercatori hanno condiviso i loro risultati con le comunità colombiane. "Questo processo è stato essenziale perché i risultati sono profondamente legati alla storia medica e culturale della Colombia", evidenzia l'archeologo Miguel Delgado dell'Universidad Nacional de La Plata in Argentina. I risultati del lavoro suggeriscono che l'emergere della sifilide non dipenda dall'intensificazione agricola e dall'affollamento della popolazione, spesso legati alla diffusione di malattie infettive, osservano alcuni esperti, quanto piuttosto dalle condizioni sociali ed ecologiche delle società di cacciatori-raccoglitori. "Riconsiderare la sifilide, insieme ad altre malattie infettive, come prodotto di condizioni evolutive, ecologiche e biosociali, e della globalizzazione, può rappresentare un passo fondamentale verso la riduzione dello stigma e il miglioramento della salute pubblica", scrivono in un commento correlato gli esperti Molly Zuckerman e Lydia Ball.
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Giornata scrittura a mano, neurologo 'rinunciare impoverisce linguaggio e cervello'
(Adnkronos) - La scrittura a mano non è solo uno strumento di comunicazione, ma una vera e propria "forma di espressione del pensiero". "Rinunciare progressivamente alla scrittura a mano, sostituirla con strumenti digitali, può avere conseguenze a lungo termine sul funzionamento del cervello, fino a favorirne un impoverimento". Lo spiega all'Adnkronos Salute il neurologo Rosario Sorrentino, alla vigilia della Giornata mondiale della scrittura a mano (World Handwriting Day) che si celebra domani, 23 gennaio. L'iniziativa mira a valorizzare l'importanza di questa pratica 'in via di estinzione' nell'era digitale, ricordando come la scrittura manuale stimoli diverse aree cerebrali, migliori memoria e apprendimento e favorisca la concentrazione. La scrittura, analizza Sorrentino, "è in sé uno stimolo epigenetico positivo per sviluppare quella funzione che si chiama neuroplasticità cerebrale e che consiste nella capacità del cervello di cambiare assetto e configurazione neurobiologica, contribuendo insieme ad altri stimoli all'assetto definitivo del nostro cervello". Anche "l'uso e l'abuso dell'intelligenza artificiale - avverte il neurologo - possono incidere su alcune funzioni cognitive fondamentali: il cervello cambia e potrà avere come conseguenza un impoverimento del linguaggio e di quel tasso di creatività e fantasia che possono essere veicolate, per esempio, nel romanzo attraverso la scrittura". L'intelligenza artificiale, sottolinea però l'esperto, non va demonizzata: "L'Ia è un'opportunità. Tuttavia, non può rappresentare l'unico repertorio cognitivo che sostituisce l'originalità che ognuno di noi possiede". Scrivere a mano "è un'attività che stimola lo sviluppo mentale e migliora il controllo motorio, la destrezza e anche l'organizzazione del linguaggio", aggiunge Alessandro Padovani, direttore della Clinica Neurologica dell'università degli Studi di Brescia. Per il past president della Società italiana di neurologia (Sin), così "come l'esercizio fisico, la scrittura a mano mantiene il cervello attivo e sano, allenando la concentrazione" e la coordinazione oculo-manuale, e "incrementa lo sviluppo di aree cerebrali".
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Antartide: perforazione record nel Mare di Ross per svelare il futuro del clima - L'animazione
(Adnkronos) - Una spedizione scientifica internazionale ha recentemente completato una complessa operazione di perforazione presso il sito Crary Ice Rise, un campo remoto situato a 700 chilometri dalla base neozelandese Scott Base, nel Mare di Ross. L'impresa, condotta in condizioni ambientali estreme, ha permesso di superare gli obiettivi iniziali raggiungendo i 228 metri di profondità, penetrando sedimenti geologici risalenti a milioni di anni fa. L'operazione rientra nel quadro del progetto SWAIS2C (Sensitivity of the West Antarctic Ice Sheet to 2°C), una collaborazione che vede coinvolti ricercatori, ingegneri e perforatori provenienti da dieci nazioni, tra cui l'Italia, gli Stati Uniti, la Nuova Zelanda e il Regno Unito. Il fulcro della ricerca risiede nella comprensione della vulnerabilità della Piattaforma di Ross (la più grande massa di ghiaccio galleggiante al mondo) e della Calotta Glaciale dell'Antartide Occidentale (WAIS). Gli scienziati intendono determinare se un aumento della temperatura media globale di +2°C rispetto all'era preindustriale possa innescare una fusione irreversibile. La stabilità della WAIS è strettamente dipendente dalla tenuta della Piattaforma di Ross: un suo cedimento provocherebbe uno scioglimento a catena della calotta continentale, con un potenziale innalzamento del livello globale dei mari stimato tra i 4 e i 5 metri. Ecco di seguito l'animazione dell'operazione L'Italia ricopre un ruolo di primo piano nel progetto attraverso una rete di eccellenze accademiche e istituzionali. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) guida la governance nazionale, collaborando con l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) e le Università di Siena, Trieste e Genova. "L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) è in prima fila nella governance di SWAIS2C per quanto riguarda l'Italia", chiarisce il Presidente dell'INGV Fabio Florindo. "Inoltre, personale dell'Istituto partecipa alla parte scientifica dello studio della carota di ghiaccio recuperata al Crary Ice Rise mettendo a disposizione del team composto da oltre 120 scienziati le proprie competenze in cronostratigrafia, vulcanologia, petrologia e paleomagnetismo". Il progetto, finanziato dall'International Continental Drilling Program (ICDP), mira a fornire prove geologiche dirette del cosiddetto tipping point. Lo studio delle carote di ghiaccio e dei sedimenti estratti permetterà di ricostruire le variazioni climatiche del passato remoto, offrendo dati fondamentali per elaborare proiezioni sulle evoluzioni future del nostro pianeta. La capacità di identificare il momento in cui lo scioglimento diventa irreversibile rappresenta oggi una delle sfide scientifiche più urgenti per la salvaguardia delle zone costiere globali.
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Ai, Berti (Rozes): "Tecnologia può combattere crimini finanziari"
(Adnkronos) - "Oggi l'intelligenza artificiale, unità alla migliore ricerca scientifica, può creare il più potente strumento al mondo per il contrasto dell'attività criminale finanziaria. Questo permette di intercettare rischi finanziari che prima era invisibile, una tecnologia potentissima per mettere al sicuro i nostri risparmi". Così Jacopo Berti, amministratore delegato di Rozes, in occasione dell'Ai Festival che si è tenuto all'Università Bocconi di Milano. Un appuntamento, giunto alla sua terza edizione, organizzato da Wmf – We make future.
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Piede di Charcot, al Gemelli soluzioni avanzate per una complicanza rara del diabete
(Adnkronos) - Uno dei più temibili nemici del piede è una grave e rara complicanza del diabete, un capitolo del cosiddetto piede diabetico, con un nome complesso: la neuro-osteoartropatia di Charcot. Il Policlinico universitario Gemelli Irccs di Roma è una delle poche strutture italiane dove è possibile gestirla da un punto di vista internistico e diabetologico ed effettuare i complicati interventi di salvataggio ortopedico di questi piedi deformati e disabilitati dalla malattia. Sono molteplici gli interventi eseguiti al Gemelli ogni anno per restituire la possibilità di camminare, scongiurando il rischio amputazione, a diverse persone con diabete. Se intercettata precocemente, la malattia non progredisce verso la fase cronica, quella appunto delle deformità articolari. Ma per questo è necessario un occhio esperto, quello del diabetologo. "Condizione predisponente del piede di Charcot - spiega Dario Pitocco, associato di Endocrinologia all'università Cattolica del Sacro Cuore Campus di Roma e direttore della Uosa di Diabetologia della Fondazione Policlinico Gemelli - è la neuropatia diabetica, che comporta un grave quadro di disregolazione infiammatoria, concentrato a livello del piede. Ma questa è solo una parte della storia. La neuropatia è importante, ma non basta da sola e le vere cause del piede di Charcot di fatto non sono ancora note. Potrebbe giocare un ruolo anche una predisposizione genetica sulla modulazione del metabolismo dell'osso". A essere affetto da neuropatia è almeno il 30-40% delle persone con diabete; il piede di Charcot compare solo nello 0,05% dei casi. Parliamo dunque di una malattia rara. "Questi pazienti - prosegue Pitocco, co-autore anche di una Consensus dell'American Diabetes Association sull'argomento - hanno una grave disregolazione dei processi infiammatori, anche a seguito di uno stimolo banale come il sovraccarico sul piede. Molto spesso sono colpite persone che passano molto tempo in piedi (camerieri, cuochi) o che utilizzano molto il piede come gli autisti. Il fatto che la neuropatia attutisca il dolore, che in genere è un importante campanello d'allarme, fa sì che la diagnosi sia tardiva. Nelle fasi iniziali (acute) il piede appare rosso, gonfio, caldo, ma non è presente dolore. Un occhio non esperto può scambiare il quadro per una vasculite, per un trauma o per gotta. Oltre alla visita specialistica diabetologica, che permette di porre il sospetto diagnostico, un esame strumentale importante nella fase acuta è la risonanza magnetica, che evidenzia edema della spongiosa dell'osso. Una semplice radiografia nella fase iniziale, invece, non consente di fare diagnosi. In questa fase l'approccio terapeutico più efficace è il riposo; il paziente non deve caricare su quel piede (vengono utilizzati speciali tutori per evitare il carico)". Se questa fase diagnostica viene mancata, la malattia progredisce anche rapidamente (pochi mesi) verso la fase cronica, quella delle complicanze che richiedono l'intervento dell'ortopedico. E non solo. La gestione del piede di Charcot richiede un'équipe multidisciplinare, perché oltre al diabetologo e all'ortopedico spesso è necessario l'intervento del chirurgo vascolare, dell'infettivologo, del chirurgo plastico, del dermatologo, del fisioterapista e di tanti altri specialisti. "Nel piede di Charcot - descrive Carlo Perisano, ricercatore in Ortopedia e Traumatologia all'università Cattolica Campus di Roma e dirigente medico presso la Uoc di Ortopedia e Traumatologia del Policlinico Gemelli - assistiamo a una progressiva alterazione dei tessuti molli, delle articolazioni e delle ossa del piede, che vanno incontro a un marcato riassorbimento e a molte microfratture che portano all'instaurarsi delle deformità. Il piede si deforma fino a diventare un 'piede a dondolo' (in inglese 'rocker bottom foot deformity'), a causa della mal consolidazione dell'osso e a una stabilizzazione di quella deformità che determinano una serie di sequele". Queste, in stadio avanzato, possono essere corrette solo da un complesso intervento, che di fatto diventa una chirurgia di salvataggio dell'arto. "Sono interventi che mirano a correggere deformità estremamente complesse del piede e della caviglia - illustra Perisano - e che prevedono una serie di procedure chirurgiche (nell'ambito dello stesso intervento), quali osteotomie correttive e successive osteosintesi. Questo consente la ricostruzione di un asse del piede e della caviglia, per permettere al paziente di tornare a camminare (in genere entro un paio di mesi dall'intervento). I pazienti affetti da questa condizione infatti non riescono più a deambulare perché queste deformità comportano alterazioni dell'appoggio, che sottopongono alcune zone del piede, normalmente non deputate a sostenere il carico, ad una pressione eccessiva che a sua volta può portare ad ulcerazioni; queste, nei pazienti diabetici (che spesso sono anche vasculopatici), possono causare infezioni gravi e profonde, che a loro volta comportano un elevato rischio di amputazione". "Il piede di Charcot - commenta Giulio Maccauro, ordinario di Ortopedia alla Cattolica Campus di Roma e direttore della Uoc di Ortopedia e Traumatologia del Gemelli - è una condizione clinica estremamente invalidante. All'interno della nostra istituzione riusciamo a dare risposte, all'interno di un percorso multidisciplinare, a tutte le persone con piede diabetico, offrendo loro l'intera gamma di trattamenti ortopedici, da quelli convenzionali ortesici agli interventi chirurgici più avanzati".
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Federmanager, Ia rischia di amplificare discriminazioni genere in selezione personale
(Adnkronos) - L’Intelligenza artificiale sta ridefinendo in modo sempre più strutturale i confini dei processi della selezione del personale, introducendo nuove opportunità di efficienza e innovazione ma anche sollevando interrogativi rilevanti sul piano della trasparenza, dell’equità e della responsabilità. Se non adeguatamente governata, l’Ia rischia di rafforzare e amplificare discriminazioni già presenti, in particolare quelle di genere. Non si tratta solo di un’evoluzione tecnologica: l’Ia può essere considerata una vera e propria 'infrastruttura civile' in grado di influire sul capitale di fiducia del patto sociale. In un contesto in cui il lavoro resta la soglia decisiva della cittadinanza, l’ingresso degli algoritmi nei processi di selezione può consolidare asimmetrie esistenti o, al contrario, contribuire ad abbattere barriere storiche. E' quanto emerge dallo studio 'Intelligenza artificiale e bias di genere nel reclutamento del personale', curato dall’Università della Calabria e dal Politecnico di Bari, con il coordinamento del professore Salvatore Ammirato, e promosso dalla Fondazione Magna Grecia. I risultati sono stati presentati oggi a Roma durante il convegno 'Ia nella selezione del personale. La nuova sfida della leadership inclusiva', organizzato da Federmanager in collaborazione con la stessa Fondazione e con il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, che ha visto manager hr (risorse umane), imprenditori e accademici discutere delle implicazioni etiche e operative dell’uso dell’Ia nei processi di recruitment. Il rapporto costituisce una delle tappe del progetto nazionale 'Privacy Tour', promosso da un ampio partenariato che coinvolge istituzioni, imprese e centri di ricerca. E rimanda istantanee significative dimostrando che l’Ia applicata alla selezione del personale rischia, se non ben governata, di riprodurre e amplificare i pregiudizi (bias) già presenti nei dataset e nei processi organizzativi. Spiega Salvatore Ammirato, responsabile scientifico della ricerca: “l’Intelligenza artificiale non è un decisore neutrale, ma uno strumento che riflette le scelte di chi lo progetta e lo utilizza. Non è l’Ia a decidere al posto delle persone ma sono le persone a decidere come l’Ia prende decisioni”. Da qui l’importanza di una leadership consapevole e inclusiva, capace di governare gli algoritmi affinché diventino un’opportunità di equità e non un fattore di nuove discriminazioni. Per Pierpaolo Pontrandolfo, professore presso il Politecnico di Bari e attuale presidente dell’Associazione italiana di ingegneria gestionale, “è necessario che qualunque innovazione tecnologica sia principalmente finalizzata a migliorare il benessere delle persone e della società. A tal fine occorre grande responsabilità e consapevolezza da parte di chi la usa. Questo è particolarmente vero per l’Ia perché, da un lato è un’innovazione radicale e pervasiva, quindi estremamente impattante, dall’altro è connotata da una grande semplicità di utilizzo, che aumenta il rischio di un uso improprio”. Un dato particolarmente significativo dello studio riguarda il livello di consapevolezza sull’uso dell’Intelligenza artificiale: solo il 13% dei partecipanti al sondaggio infatti, dichiara di utilizzare concretamente strumenti di Ia nei processi di selezione, dimostrando la scarsa percezione della presenza di algoritmi già oggi integrati nei software Hr. Non stupisce allora che la ricerca evidenzi ancora un altro aspetto interessante da tenere in considerazione nelle decisioni future e che viene chiamato 'bias blind spot': ovvero la tendenza, da parte dei selezionatori, a riconoscere l’esistenza di pregiudizi nei processi di valutazione, senza però individuarli nelle proprie scelte. Se da un lato si ammette dunque l’esistenza di discriminazioni di genere, dall’altro risulta più difficile riconoscere come elementi quali l’aspetto fisico, tono di voce o rigidità biografiche continuino a influenzare, anche in modo indiretto, le decisioni di selezione. Lo studio propone infine un percorso metodologico volto allo sviluppo di tecnologie più sicure, trasparenti e inclusive, in linea con il quadro normativo italiano ed europeo. “E' quantomai necessario - dichiara Nino Foti, presidente della Fondazione Magna Grecia - immaginare percorsi di governance e trasparenza, puntando a modelli che consentano ai professionisti di comprendere le motivazioni dietro ogni decisione automatizzata, mantenendo però sempre una supervisione umana. L’innovazione per essere davvero tale, deve essere adottabile perché verificabile, e verificabile perché governata. Non si tratta di nutrire una fiducia acritica nella presunta neutralità della tecnologia, ma di contribuire alla costruzione di criteri minimi di trasparenza e pratiche di controllo che permettano a imprese e istituzioni di usare questi strumenti senza scaricare i rischi sulle persone. In questo equilibrio tra tecnologia e responsabilità si gioca il futuro del lavoro”. “L’Intelligenza artificiale - spiega dice Valter Quercioli, presidente di Federmanager - rappresenta un’opportunità concreta per migliorare la qualità dei processi di selezione e rendere le organizzazioni più evolute. Perché questo potenziale si realizzi pienamente, è fondamentale che i manager guidino l’innovazione, integrando responsabilmente queste tecnologie nei processi decisionali con competenze e visione. Attraverso il lavoro della Commissione Intelligenza artificiale e del Gruppo Federmanager Minerva, Federmanager è impegnata a rafforzare la cultura manageriale e ad accompagnare le organizzazioni verso un utilizzo dell’Ia capace di generare valore, inclusione e sviluppo per il lavoro e per il sistema produttivo”. “Per il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane l’Intelligenza artificiale rappresenta una leva strategica di trasformazione, che può contribuire a rendere i processi di selezione più efficaci solo se accompagnata da una solida governance, da competenze adeguate e da una forte responsabilità organizzativa. In FS siamo impegnati a promuovere modelli di utilizzo dell’IA fondati su trasparenza, supervisione umana e inclusione, affinché l’innovazione tecnologica diventi uno strumento di equità e valorizzazione dei talenti”, aggiunge Valeria Rizzo, group learning & integration office del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane. Il convegno si è concluso con un richiamo all’importanza della formazione continua e dell’adozione di politiche inclusive. Contrastare i bias di genere non è solo un imperativo etico, ma una strategia vincente per la crescita delle imprese: le aziende inclusive registrano migliori performance finanziarie e maggiore capacità di innovazione. La sfida futura, in linea con l’AI act europeo, è garantire che l’Intelligenza artificiale diventi una leva di equità, supportando la leadership umana senza mai sostituirla integralmente nelle decisioni che riguardano dignità e talento delle persone.
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Pensione e ricalcolo dell'assegno, come funziona la neutralizzazione dei contributi?
(Adnkronos) - Negli ultimi anni prima della pensione, per molti lavoratori il percorso professionale si traduce in un demansionamento o in un passaggio al part-time, con una conseguente riduzione dello stipendio che, ai fini previdenziali, equivale a una penalizzazione sull’importo finale dell’assegno pensionistico. Grazie alla neutralizzazione, è possibile 'cancellare' l’effetto negativo di quei contributi che, anziché aumentare la pensione, finiscono per ridurne l’importo. Ne parla all’Adnkronos/Labitalia, Andrea Martelli, fondatore e amministratore di MiaPensione, realtà specializzata nella consulenza previdenziale obbligatoria. “La neutralizzazione - spiega - serve a evitare che il prolungamento dell’attività lavorativa, dopo il raggiungimento della pensione, produca un risultato controproducente e paradossale: si versano più contributi, ma si percepisce una pensione più bassa, perché la retribuzione di fine carriera può risultare inferiore rispetto al passato. Lo strumento può essere richiesto anche da chi ha usufruito del pensionamento anticipato. Una volta raggiunta l’età prevista per la pensione di vecchiaia (67 anni), sarà possibile richiedere la cancellazione di quei contributi che erano stati necessari per accedere al pensionamento anticipato, qualora dovessero essere penalizzanti ai fini del calcolo dell’assegno”. “La neutralizzazione - sottolinea - riguarda unicamente le pensioni calcolate, in tutto o in parte, con il metodo retributivo o misto. Sono, invece, esclusi gli appartenenti al sistema interamente contributivo, per i quali l’importo dell’assegno dipende dal montante complessivo dei versamenti effettuati e dall’età di accesso alla pensione, non dalla media delle retribuzioni”. Un caso concreto seguito da MiaPensione aiuta a comprendere meglio il funzionamento dello strumento: “il nostro cliente è andato in pensione con Quota 100, ma con un’anzianità contributiva superiore rispetto a quanto richiesto dal trattamento stesso. Tra gli altri requisiti, l’assicurato ha registrato una serie di periodi di disoccupazione proprio negli ultimi 5 anni della sua carriera lavorativa. E' stato quindi possibile neutralizzare i periodi più penalizzanti, andando così ad aumentare l’assegno pensionistico ottenuto con Quota 100. Neutralizzare alcuni periodi ha, quindi, permesso all’assicurato di ottenere un aumento lordo mensile pari a 137,29 euro". “La neutralizzazione - avverte Martelli - non avviene in modo automatico, ma va richiesta espressamente, mediante domanda di ricostituzione della pensione da presentare all’Inps, indicando con precisione i periodi che si vuole escludere dal conteggio. Alla domanda andrà allegata anche la documentazione che attesti che la retribuzione sia effettivamente diminuita”. Un altro dettaglio poco noto, riguarda la disoccupazione: i periodi coperti da Naspi, infatti, vengono neutralizzati automaticamente dall’Inps ai fini della determinazione della retribuzione pensionabile. In questo caso non è necessario fare una richiesta specifica. Nel caso in cui la domanda venga accolta, i suoi benefici sono retroattivi, limitatamente al periodo stabilito dallo strumento stesso. “Risulta quindi importante conoscere perfettamente la propria situazione contributiva, ancor prima di uscire dal mondo del lavoro, per compiere scelte consapevoli a tutela dei propri interessi”, sottolinea Andrea Martelli.
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Marathon, annunciata data di uscita e edizioni del gioco online di Bungie
(Adnkronos) - Bungie ha formalmente annunciato la data di lancio di Marathon, fissando per l'inizio di marzo del prossimo anno l'apertura dei server della vecchia colonia di Tau Ceti IV. L'opera trasporta i giocatori in un contesto sci-fi dove la sopravvivenza e il recupero di risorse preziose rappresentano il fulcro dell'esperienza. Attraverso l'impiego di telai biocibernetici, gli utenti dovranno affrontare le insidie di un ambiente inospitale, scontrandosi non solo con le forze di sicurezza locali ma anche con altri corridori rivali impegnati nella medesima ricerca di fortuna. Un recente filmato di gioco ha offerto uno sguardo ravvicinato alle minacce che popolano la superficie del pianeta, confermando l'approccio tattico e punitivo tipico del genere. Sul piano della caratterizzazione, la produzione si avvale di un comparto vocale di rilievo per la versione inglese, che include interpreti noti nell'industria come Roger Clark, Neil Newbon e Jennifer English. Sebbene il titolo sarà interamente localizzato in tutte le lingue supportate al lancio, l'elenco dei doppiatori internazionali verrà comunicato in una fase successiva. La struttura narrativa e il cast sono destinati a espandersi progressivamente seguendo l'evoluzione del mondo di gioco, garantendo un supporto a lungo termine che introdurrà nuovi personaggi e linee di dialogo in parallelo con gli aggiornamenti stagionali. L'offerta commerciale si articola su tre diversi livelli, partendo dalla versione Standard fino ad arrivare alla Collector's Edition. Quest'ultima è caratterizzata dalla presenza di un modellino in scala uno a sei dotato di illuminazione a LED e vari oggetti fisici esclusivi, pensati per il pubblico dei collezionisti. La strategia di Bungie punta inoltre a consolidare la propria community storica attraverso una sinergia con Destiny 2, offrendo ricompense estetiche a tema per chi deciderà di effettuare il pre-ordine. Il titolo supporterà integralmente le funzionalità di cross-save e cross-play tra Steam, PlayStation 5 e Xbox Series X|S, assicurando la massima interoperabilità tra le diverse piattaforme. A completare l'ecosistema del lancio è prevista la distribuzione di un controller DualSense in edizione limitata, i cui tratti estetici richiamano le geometrie frammentate e lo stile futuristico della produzione. La periferica sarà disponibile presso rivenditori selezionati e tramite i canali ufficiali a partire dallo stesso giorno dell'uscita del software. Con questa manovra, Bungie mira a ristabilire la propria presenza nel segmento degli sparatutto competitivi, puntando su una proprietà intellettuale storica rivisitata secondo i canoni moderni del gioco online persistente.
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Nuova era per le Tv Bravia: Sony affida la produzione ai giganti di TCL
(Adnkronos) - Sony ha annunciato ufficialmente l'intenzione di scorporare la propria divisione hardware dedicata ai televisori, dando vita a una società congiunta insieme a TCL. Secondo i termini dell'accordo preliminare non vincolante, la nuova realtà vedrà il colosso cinese detenere una quota di maggioranza del 51%, lasciando a Sony il restante 49%. Si tratta di un passaggio storico che segna la fine della gestione autonoma di uno dei segmenti più iconici del marchio giapponese, aprendo la strada a una strategia industriale basata sulla condivisione di asset e competenze produttive. L'operazione non comporterà la scomparsa dei marchi Sony e Bravia, che continueranno a identificare i prodotti destinati al mercato globale. La nuova entità avrà il compito di gestire l'intero ciclo operativo, dallo sviluppo tecnologico alla progettazione, fino alla produzione effettiva e alla logistica. L'obiettivo dichiarato è quello di far convergere l'esperienza di Sony nel campo degli algoritmi di elaborazione d'immagine e del comparto audio con la forza della catena di approvvigionamento verticale di TCL. Questo modello permetterà di mantenere gli standard qualitativi tipici dell'azienda di Tokyo sfruttando al contempo una struttura di costi decisamente più efficiente su larga scala. Le due aziende prevedono di definire gli accordi vincolanti entro la fine di marzo, con l'avvio operativo della nuova società fissato per l'aprile del 2027, previa approvazione da parte delle autorità di regolamentazione. I vertici delle due società hanno sottolineato come questa sinergia sia fondamentale per rispondere alle sfide di un mercato dell'elettronica di consumo sempre più polarizzato. Mentre Kimio Maki di Sony ha posto l'accento sulla creazione di nuove esperienze visive per l'utente finale, la presidenza di TCL punta a un consolidamento del valore del brand e a una maggiore capillarità commerciale attraverso l'unione delle reciproche eccellenze tecnologiche.
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Anthropic riscrive il codice etico per l'intelligenza artificiale
(Adnkronos) - Anthropic ha recentemente aggiornato i protocolli fondamentali che regolano il comportamento di Claude, il suo modello linguistico di punta, passando da una semplice lista di istruzioni a una vera e propria "Costituzione". Il documento, lungo cinquantasette pagine, non si limita a stabilire cosa l’intelligenza artificiale debba o non debba fare, ma cerca di spiegarne le ragioni profonde, puntando a costruire un’identità etica che permetta al software di agire con una maggiore autonomia di giudizio. L’obiettivo dichiarato è far sì che il modello comprenda il proprio ruolo nel mondo, arrivando a ipotizzare per Claude una sorta di status morale o di coscienza incipiente, elementi che la società ritiene necessari per migliorarne l’integrità e la sicurezza psicologica. Il nuovo manifesto stabilisce una gerarchia rigida di valori in cui la sicurezza e l'etica prevalgono sulla semplice utilità per l'utente. Tra i vincoli più stringenti figurano il divieto assoluto di fornire assistenza per la creazione di armi di distruzione di massa, inclusi ordigni biologici, chimici e nucleari, e l'impossibilità di collaborare ad attacchi contro infrastrutture critiche come reti elettriche o sistemi finanziari. Claude è inoltre istruito a impedire il controllo sociale o militare illegittimo e a non partecipare a tentativi che possano minacciare la sopravvivenza della specie umana. Questa struttura valoriale impone al modello di adottare un tono neutrale sui temi politicamente sensibili, cercando di rappresentare i diversi punti di vista in assenza di un consenso morale o empirico condiviso. Un aspetto particolarmente rilevante della nuova dottrina riguarda la capacità del modello di opporsi a ordini potenzialmente dannosi, anche se provenienti dalla stessa Anthropic. Attraverso un’analogia con il comportamento di un soldato che si rifiuta di sparare sui civili, la società ha programmato Claude per declinare richieste che porterebbero a una concentrazione di potere illegittima o catastrofica. Nonostante questa enfasi sulla cautela, l'azienda continua a proporre i propri servizi in ambito governativo, sollevando interrogativi sulla coerenza tra le linee guida etiche e le applicazioni militari concrete. La stesura di questo codice non ha visto il coinvolgimento diretto di gruppi esterni o comunità minoritarie, una scelta che Anthropic giustifica come una precisa assunzione di responsabilità aziendale.
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