Alpine A390: la fastback elettrica è ordinabile
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Alpine apre una nuova fase della propria evoluzione elettrica con la A390, una fastback a cinque posti che amplia il raggio d’azione del marchio oltre le sportive tradizionali. Gli ordini sono ufficialmente aperti anche in Italia, con un posizionamento che punta a coniugare prestazioni elevate e maggiore fruibilità quotidiana. È un passaggio importante per il brand francese: dopo la compatta sportiva elettrica, la Alpine A390 introduce un concetto più ampio, pensato per chi cerca un’auto ad alte prestazioni ma con un utilizzo meno esclusivo e più trasversale. La gamma parte dalla versione GT, proposta a poco più di 67.000 euro, mentre la variante più potente arriverà successivamente con un listino più elevato. Le prime consegne sono previste attraverso la rete Alpine dedicata. La Alpine A390 segna un’evoluzione tecnica significativa per il marchio. La presenza di tre motori elettrici e della trazione integrale introduce una nuova dimensione dinamica, supportata da sistemi avanzati di gestione della coppia che puntano a migliorare precisione e controllo. La versione di accesso sviluppa circa 400 CV e offre un equilibrio interessante tra prestazioni e autonomia, con valori che la rendono adatta anche a percorrenze più lunghe rispetto a quanto ci si aspetterebbe da una sportiva elettrica. Il carattere resta comunque coerente con la tradizione Alpine: leggerezza percepita, reattività e coinvolgimento alla guida. Dal punto di vista stilistico, la A390 interpreta il concetto di fastback in chiave moderna, con una linea filante che unisce sportività ed eleganza. L’obiettivo è ampliare la platea di clienti, proponendo un’auto che non sia solo emozionale ma anche utilizzabile nella vita di tutti i giorni. All’interno, l’impostazione è orientata verso un’esperienza premium, con materiali curati e una forte integrazione digitale. La presenza di sistemi connessi e di assistenza alla guida avanzata contribuisce a rendere la vettura più completa rispetto alle Alpine del passato. La versione più potente, con oltre 470 CV si avvicina a valori tipici di modelli di segmento superiore.
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Sanità: Smi Puglia, 'nuova aggressione a medico di guardia, escalation drammatica'
(Adnkronos) - "L’ennesima aggressione ai danni di un medico, avvenuta a Manduria (Ta) presso la sede della continuità assistenziale - ex guardia medica- conferma una deriva ormai fuori controllo. Un medico è stato aggredito fisicamente da un paziente che pretendeva una visita domiciliare non appropriata, arrivando a colpirlo e a devastare i locali della struttura". Così il Sindacato medici italiani (Smi) esprime piena solidarietà al professionista coinvolto e denuncia un fenomeno che non può più essere considerato episodico. "I numeri parlano chiaro – dichiara Mariano Cafagna, segretario regionale Smi Puglia – è un’escalation drammatica che richiede risposte immediate e strutturali". Gli aggressori sono per lo più gli stessi pazienti, mentre i contesti più a rischio risultano essere i presidi 'di frontiera', come i pronto soccorso e le sedi di continuità assistenziale. "Non possiamo più accettare che i medici lavorino in condizioni di insicurezza", dichiara Delia Epifani, presidente regionale Smi Puglia. "Le sedi di continuità assistenziale, spesso isolate e prive di adeguati sistemi di protezione, rappresentano uno dei punti più critici. L’episodio di Manduria, nonostante una apparente messa in sicurezza, con la sede della continuità assistenziale posta in un presidio ospedaliero, dimostra quanto il percorso sia ancora lungo e debba passare da una profonda rivoluzione non solo negli edifici, ma anche culturale". Smi riconosce gli sforzi già avviati dalla Regione Puglia – tra cui i protocolli operativi tra Asl e Prefetture – ma sottolinea come tali misure, da sole, non siano sufficienti. "Servono interventi immediati e concreti – conclude Cafagna – presidi di sicurezza attivi durante l’interno turno nelle sedi più esposte, sistemi di videosorveglianza e allarme collegati direttamente alle Forze dell’Ordine, presenza di personale di supporto nelle sedi di continuità assistenziale, e l’applicazione immediata della normativa che garantisca pene certe per chi aggredisce operatori sanitari. Difendere chi cura significa difendere il diritto alla salute di tutti i cittadini".
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Ragazzo con meningite a Parma, rischio contagio: appello a chi ha viaggiato con lui
(Adnkronos) - Un adolescente residente in provincia di Parma è risultato positivo alla meningite meningococcica. Il giovane è ricoverato all’ospedale Maggiore di Parma. Per prevenire la diffusione della malattia "il servizio di Igiene e sanità pubblica dell’azienda Usl di Parma si è attivato tempestivamente per individuare i contatti stretti del ragazzo, quindi familiari, personale scolastico e compagni, che già nella giornata del 3 aprile sono stati sottoposti a profilassi, cioè a terapia antibiotica". "Dalle informazioni raccolte - scrive la Asl - è emerso che il giovane ha usufruito con frequenza quotidiana di un servizio di trasporto pubblico. Pertanto, per coloro che nella settimana dal 24 al 31 marzo si trovavano sull’autobus da Sorbolo-Mezzani delle 7.05 per San Secondo (autobus 111 linea 2840) e sull’autobus che parte da San Secondo alle 14.05 per Sorbolo-Mezzani (autobus 112 linea 2840) è consigliata la profilassi". Le persone interessate, scrive la Asl , "sono invitate a presentarsi al servizio Igiene e sanità pubblica dell’azienda Usl (via Vasari n. 13/A) a Parma, oggi dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 17 oppure domani (domenica) dalle 9 alle 12 per il ritiro della terapia. I minorenni devono essere accompagnati da un genitore o delegato, è sufficiente dichiarazione scritta del genitore e documento di identità del delegato e del delegante".
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Il dottor Ai? "E' intelligente se lo siamo noi, e non potrà sostituire il medico". Un libro spiega perché
(Adnkronos) - Coltivare e nutrire l'intelligenza umana prima di chiedere aiuto a quella artificiale, perché l'Ia è smart soltanto se lo è l'uomo che la usa. E quando a interpellarla è un dottore, è sempre l'intelligenza del 'camice' a fare la differenza tra "il rischio di una medicina automatizzata" e "l'obiettivo di una medicina aumentata". Si può sintetizzare così il messaggio del libro 'Curare con 'intelligenza' - L'intelligenza artificiale tra sapere medico e decisione umana' (Il Pensiero Scientifico Editore), firmato da Salvatore Corrao, professore ordinario di Medicina Interna all'università degli Studi di Palermo e direttore del Dipartimento di Medicina clinica e della Uoc di Medicina interna dell'Arnas ospedali Civico-Di Cristina-Benfratelli. Il 25 marzo l'autore ha presentato la sua opera nella Sala degli Stemmi del Comune di Legnano, durante un incontro promosso dal collega e conterraneo Antonino Mazzone, direttore del Dipartimento Medico dell'Asst Ovest Milanese, alla presenza del sindaco Lorenzo Radice e di Pier Mannuccio Mannucci, professore emerito di Medicina interna dell'università Statale di Milano, tra i volti più noti della disciplina che, per dirla con Mazzone, "si occupa dei malati e non delle malattie". Una specialità-laboratorio di idee e intuizioni, la 'palestra' ideale per allenare il delicato rapporto - ormai inevitabile - fra l'intelligenza creativa dell'uomo e quella probabilistico-algoritmica della macchina. E' proprio nell'incrocio tra "l'empatia umana e la capacità di previsione e di calcolo dell'Ia" che Corrao colloca il significato della cura ai tempi dell'Ai. Internista, clinico e ricercatore di professione, polistrumentista, musicista e compositore per passione, l'autore è appassionato di tecnologia già dagli anni '80, è programmatore informatico ed esperto di analisi statistiche avanzate e di programmazione in Python applicata al machine learning e al deep learning. Un know-how che guida l'impostazione del suo libro, introdotto dalle presentazioni di Giovanni Migliore, direttore generale Comunicazione del ministero della Salute ed ex presidente Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere), e di Giovanni Pioggia, dirigente di ricerca del Cnr, Consiglio nazionale delle ricerche. In 8 capitoli - corredati da un glossario - Corrao immerge il lettore nel linguaggio dell'intelligenza artificiale applicata alla medicina, gli descrive la storia, gli strumenti e l'evoluzione, e lo accompagna in un viaggio attraverso le promesse dell'Ia: diagnosi migliori, previsioni del rischio, terapie personalizzate "oltre la media statistica". Senza tacerne limiti e pericoli: dalla sicurezza dei dati al nodo privacy, fino all'ombra di un "danno iatrogeno digitale", da dissipare innanzitutto grazie alla conoscenza e poi allo spirito critico, al senso di responsabilità e al discernimento, ingrediente base della cura. "L'intelligenza artificiale trasformerà la medicina", scrive lo specialista, però "dipende da noi se utilizzarla nel modo migliore: come strumento che non sostituisce lo sguardo umano, bensì lo accompagna, lo amplia e lo mette alla prova". Solo se l'Ia deciderà "con noi", e "non per noi", riuscirà a produrre "una medicina aumentata. Più precisa, sì, ma anche più equa, consapevole e umana". Corrao invita a considerare l'Ia per quello che è: "Un programma, un software che, in quanto tale, non sostituisce l'uomo" e tantomeno la sua intelligenza. "Quella artificiale non si blocca mai, non sbaglia mai", a patto che a commettere l'errore non sia l'uomo: "Se l'Ia sbaglia, sono io a sbagliare i Prompt" che la interrogano, precisa il medico che per la trasferta legnanese ha preparato "slide rigorosamente fatte con l'intelligenza artificiale, ma mie", proprio perché dietro ogni prodotto dell'Ia c'è sempre la mente umana ed è l'intelligenza dell'uomo a determinare quella della macchina. Ricorrere all'Ia, chiarisce Corrao, può tradursi in due cose: "Un'amplificazione dell'eccellenza o un'amplificazione dell'errore". In altre parole, "se l'intelligenza artificiale la usiamo male saremo tutti 'stupidi aumentati', se la usiamo bene saremo 'aumentati' a seconda della nostra intelligenza". Ecco perché dobbiamo esercitarla e dobbiamo farlo oggi, nell'era dell'Ia, così come ieri quando l'Ia non esisteva. "Le nostre generazioni le abilità cognitive le hanno allenate, ma i giovani?", si chiede l'autore. Il timore è per loro perché su questo, osserva, "non c'è l'università, non c'è la scuola, che si sta interrogando", e invece dovrebbero farlo per scongiurare l'insidia più grande del 'dottor Ai': il "deskilling cognitivo", la "perdita progressiva di competenze cliniche dovuta all'affidamento eccessivo agli strumenti automatizzati". Se abbracciare ogni nuova tecnologia significa "perdere alcune abilità cognitive per guadagnare abilità superiori", diventarne schiavi - è il monito dell'internista - vorrebbe dire ritrovarci uomini (e medici) 'diminuiti', anziché aumentati. Oggi, si legge scorrendo le pagine di 'Curare con 'intelligenza'', "l'intelligenza artificiale vive in questo spazio sospeso: troppo giovane per essere saggezza, troppo utile per essere ignorata". Non bisogna averne paura, perché "l'Ia non sostituisce il giudizio clinico": semplicemente "lo costringe a rinascere in un nuovo spazio epistemiologico dove conoscere significa co-costruire la verità con la macchina, senza smarrire il senso dell'umano". E "verso questo futuro la medicina è chiamata non a difendersi, ma a evolversi, a riconoscere che ogni trasformazione tecnologica è, prima di tutto, una trasformazione del modo di pensare". Va capito che "il vero progresso non consisterà nel demandare alla macchina, ma nell'imparare a pensare con essa": l'Ia che "illumina connessioni nascoste senza mai spegnere la luce del dubbio", accanto all'uomo che rimane "il mediatore empatico, l'unico". Anche nella stagione dell'Ia "restano al medico l'intuizione, la capacità di cogliere il senso nel disordine apparente, di interpretare ciò che sfugge al modello" e infine "la decisione, che deve rimanere un atto umano riflessivo". E nei limiti dell'intelligenza artificiale, c'è "la misura della nostra responsabilità". "Il futuro dell'Ia in medicina non si giocherà sulla potenza dei modelli, ma sulla qualità del giudizio clinico che li utilizza", quello del camice umano. E "in questo processo di trasformazione - rivendica Corrao - la medicina interna conserva il suo ruolo centrale. E' nella sua visione d'insieme che la tecnologia trova un equilibrio, diventando uno strumento di comprensione e non di frammentazone". Per questo "ogni specialista che vorrà esercitare", anche con il supporto dell'intelligenza artificiale, "una medicina complessa, contestualizzata e personalizzata, troverà nella medicina interna un mentore metodologico". Un 'maestro' pronto a dimostrare che l'Ia "non può essere usata come scorciatoia al ragionamento clinico o alla complessità del reale", e che "l'efficacia dell'algoritmo dipende soprattutto dalla capacità del medico di integrarne i suggerimenti con l'esperienza clinica, il contesto del paziente, il dialogo empatico, la sensibilità alla fragilità". In conclusione, "curare con intelligenza non significa solo impiegare tecnologie avanzate. Significa decidere meglio, agire con maggiore consapevolezza, ascoltare di più. Significa restare umani anche mentre si diventa aumentati". Mazzone tira le somme con uno sguardo di speranza: l'augurio che l'intelligenza artificiale, guidata da quella umana, possa portare veramente al letto del paziente la medicina delle 4 P. "P come predittiva: oggi riusciamo a identificare i geni responsabili di una malattia, quindi a prevedere il rischio di svilupparla, con la possibilità di un intervento anticipato grazie a farmaci target che mettiamo a punto in tempi sempre più brevi. P come preventiva: la prevenzione è la prima terapia, quella che tutti dovremmo fare, e l'Ia ci può aiutare molto soprattutto nel controllare l'aderenza terapeutica di cui oggi non si parla abbastanza, quando invece sappiamo ad esempio che chi rischia un infarto a causa dell'ipertensione dopo 1 anno non prende più le sue pastiglie. P come personalizzata, perché andiamo verso una medicina di precisione, e P come partecipativa: medico e malato insieme, alleati, perché senza l'intelligenza naturale del clinico - speriamo che ci sia - e del paziente - speriamo che ci sia - non si va da nessuna parte", chiosa l'internista. "Auspichiamo davvero che questo sia un modo per riorganizzare completamente l'attività sanitaria, portando grandi vantaggi soprattutto ai malati considerati fino a qualche tempo fa incurabili. Viviamo un periodo di profonda trasformazione - chiude Mazzone - e credo sia veramente importante cominciare a parlarne, a formare, a prendere confidenza con tutte queste novità e pensare a un modello un po' diverso per il futuro". E nel frattempo? "Nel frattempo noi curiamo i pazienti". (di Paola Olgiati)
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Pasqua: fra tradizione e novità ecco come sarà la festività degli italiani
(Adnkronos) - In viaggio o a casa? Uova di cioccolato o colomba? Tradizione o novità? Queste e tante altre le opzioni per gli italiani per la prossima Pasqua, che quest'anno tra tensioni geopolitiche, boom delle bollette, carburanti in risalita e prezzi dei beni di consumo 'esplosivi' si preannuncia diversa da quelle degli ultimi anni.
No allo spreco
Secondo un’indagine condotta da Too good to go, azienda impegnata nella lotta allo spreco alimentare, sugli utenti della sua community , oltre 8 intervistati su 10 (86%) dichiarano di celebrare la ricorrenza acquistando uova di cioccolato e dolci tipici, per sé e/o per gli altri. Eppure, per un intervistato su tre, sono proprio i prodotti pasquali tradizionali a finire più facilmente tra gli sprechi. Non mancano però segnali incoraggianti: complice forse anche il contesto del caro vita, cresce l’attenzione verso un consumo più consapevole. Quasi un intervistato su due (45%) afferma infatti che quest’anno sprecherà meno rispetto al passato. La tradizione resta forte: le tavole pasquali continuano a riempirsi di prodotti simbolici, con una spesa generalmente contenuta ma diffusa. Circa 1 intervistato su 3 (34%) spende meno di 20 euro per dolci e uova, mentre quasi 2 su 3 (64%) restano sotto i 30 euro.
Natura e cultura
Per gli italiani che hanno scelto di passare una Pasqua in viaggio spicca la voglia di immersione in contesti naturali, un orientamento che prefigura una forte domanda per il turismo di prossimità e all'aria aperta per tutta la stagione. E' quanto sottolinea Trainline, la piattaforma leader in Europa per la prenotazione di treni e pullman, che ha esaminato i dati di viaggio relativi al periodo di Pasqua (1-5 aprile 2026). Secondo Trainline le festività pasquali, con la domenica che quest'anno cade il 5 aprile, rappresentano il primo, fondamentale banco di prova per il settore turistico italiano. Questo periodo agisce come un indicatore chiave in grado di anticipare le dinamiche e le preferenze dei viaggiatori in vista della stagione primaverile ed estiva. L'analisi, confrontando i flussi con quelli delle settimane precedenti di marzo, rivela un'eccezionale concentrazione della domanda a ridosso della festività e delinea traiettorie di crescita consolidate, posizionando il treno come motore del segmento turistico leisure. L'analisi dei dati di prenotazione indica appunto una netta preferenza per destinazioni che offrono un'immersione in contesti naturali, un orientamento che prefigura una forte domanda per il turismo di prossimità e all'aria aperta per tutta la stagione. Le località lacustri guidano questa dinamica: Peschiera del Garda segna una performance record con un picco di domanda del +195%. L'interesse per l'area dei laghi è confermato dai dati di Varenna-Esino-Perledo (+91%) e della città di Como (+81%). L'esame dei flussi di viaggio conferma una duplice dinamica che definisce la mobilità nazionale: i viaggi culturali e i flussi interregionali. Da un lato, si registra una solida domanda verso i poli culturali del Paese, con Pisa che mostra un aumento di interesse dell'+88%. Dall'altro, emerge con forza il ruolo del treno come strumento di connessione territoriale, specialmente lungo l'asse Nord-Sud. La crescita esponenziale di Foggia (+193%), Lecce (+146%) e Lamezia Terme (+81%) non rappresenta solo il fenomeno dei ricongiungimenti familiari, ma funge da indicatore per i flussi turistici estivi.
Boom dei prezzi
I prezzi di hotel e ristoranti per la prossima Pasqua hanno subito forti rialzi nelle principali città d’arte sia rispetto al 2025, sia rispetto al weekend precedente. Per quanto riguarda gli alberghi, il pernottamento in camera doppia per due persone, nel weekend di Pasqua, con colazione compresa, costa mediamente il +55% rispetto al weekend precedente e il +10% rispetto al 2025. E' quanto rileva l’Onf, Osservatorio Nazionale Federconsumatori. Anche i menu dei ristoranti segnano aumenti rispetto ad altri periodi: un pasto completo, per 2 persone, costa mediamente il 4% in più rispetto al weekend precedente e il 5% in più rispetto a Pasqua 2025. Rincari che renderanno difficile e in molti casi proibitiva la scelta di partire: secondo le nostre stime solo 1 famiglia su 7 (pari a circa 3,8 milioni di famiglie) sceglierà di trascorrere le festività pasquali lontano da casa (di questi oltre il 96% resterà in Italia). Molti, visti i costi elevati degli hotel, approfitteranno dell’ospitalità di amici e parenti, oppure sceglieranno soluzioni low cost in b&b, agriturismi o appartamenti in affitto. Anche il numero di famiglie che mangerà fuori casa sarà limitato: per Pasqua o Pasquetta solo 1 famiglia su 4 farà tale scelta, preferendo soprattutto agriturismi e ristoranti dalla cucina tradizionale. Per risparmiare, in molti opteranno per il consueto pic nic o barbecue all’aperto, o, se il tempo non lo permette, si riuniranno a casa di amici.
Attenzione alla qualità
Ma sarà anche una pasqua all’insegna della qualità sulla tavola degli italiani. Nonostante una congiuntura caratterizzata da disponibilità limitate e rincari stagionali su alcuni prodotti simbolo, l’Osservatorio Prezzi del Car (Centro Agroalimentare Roma) registra segnali di fiducia per i consumi in vista del weekend festivo. Il mercato resta caratterizzato da aumenti consistenti dei prezzi, in particolare dei prodotti provenienti dal Sud Italia, con acquisti più orientati verso le verdure tipiche della stagione primaverile. Queste offrono infatti un ottimo rapporto qualità-prezzo grazie alla provenienza da aree produttive locali e alla loro natura di prodotti a filiera corta. Un esempio è rappresentato dai prodotti solitamente più gettonati in vista della festività come le fave, attualmente nel pieno della stagione produttiva, che si attestano su quotazioni intorno a 2,20 euro/kg. Anche il mercato degli agretti mostra segnali di flessione, in particolare nel Lazio, dove i prezzi si collocano intorno a 2,50 euro/kg, mentre il carciofo romanesco laziale resta una scelta particolarmente conveniente, grazie a una qualità eccellente e a prezzi stabili compresi tra 0,80 e 1,20 euro/kg.
I dolci preferiti
Con l’avvicinarsi della Pasqua, l’Osservatorio shopping DoveConviene, l’app che semplifica lo shopping facendo risparmiare tempo e denaro, ha analizzato le intenzioni e i comportamenti d’acquisto degli italiani, mettendo in luce tendenze, preferenze e dinamiche che caratterizzeranno il mercato dei dolci pasquali nel 2026: secondo l’indagine quasi 3 italiani su 4 (75%) acquisteranno dolci pasquali, a conferma di una tradizione ancora fortemente radicata nelle abitudini di consumo. Le uova di cioccolato industriali restano il prodotto più diffuso, soprattutto quelle con personaggi, scelte da oltre la metà degli intervistati (54%). Accanto a queste, risulta alto l’interesse verso la colomba artigianale (32%), seguita dalle colombe industriali (25%), dalle uova artigianali (34%) e dai dolci tipici locali (17%), che mantengono un’importante nicchia di mercato. Ma c’è un dolce che più di ogni altro simboleggia la Pasqua: la colomba. Ma, al di là delle ricette e delle interpretazioni più o meno innnovative, esiste un vero e proprio rito, che non tutti conoscono: quello della degustazione. Parola di Dario Loison, alla guida della pasticceria veneta che porta il nome della famiglia che da tre generazioni la gestisce con la stessa passione. "Perché la colomba non si 'consuma' soltanto: si ascolta, si annusa, si legge nella sua trama e nel suo equilibrio. E soprattutto si condivide", spiega. "Nella degustazione si manifesta un aspetto che va oltre la tecnica: la colomba è un dolce che nasce per essere messo al centro. La sua forma stessa suggerisce un gesto collettivo, e l’esperienza si compie nella convivialità: si taglia, si passa, si commenta, si confrontano impressioni e ricordi. In un tempo in cui tutto corre, la colomba conserva una funzione rara: riunire. Raccontarla attraverso la grammatica del gusto significa restituire dignità a un piacere semplice: non 'mangiare un dolce', ma prendersi un momento. È qui che il grande classico si fa contemporaneo: nella capacità di essere familiare e, allo stesso tempo, sorprendente quando lo si ascolta davvero", afferma. Ecco allora svelato il metodo per una perfetta degustazione. L’assaggio efficace parte prima della bocca. "Un metodo semplice, replicabile da chiunque, aiuta a 'leggere' la colomba come si farebbe con un pane ricco o un dolce da forno importante, spiega Loison.
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La crisi in Medio Oriente e il rischio di un aumento degli italiani che rinunciano a visite ed esami
(Adnkronos) - Il conflitto tra Iran e Usa-Israele e la crisi geopolitica in Medio Oriente stanno impattando sulle economie dei Paesi europei con le prime avvisaglie di una sempre più concreta crisi energetica. La Commissione europea ha già avvisato parlando di "preparazione all'austerity". Uno scenario che avrà conseguenze anche sui sistemi sanitari e sulle scelte dei cittadini che già negli anni posti pandemia Covid sembrano orientanti a stringere la cinghia sulle necessità di cura. Come ha evidenziato l'ultimo rapporto della Fondazione Gimbe, nel 2024 "circa 5,8 milioni di italiani (il 9,9% della popolazione) hanno rinunciato a visite specialistiche o esami diagnostici, evidenziando una crisi del Servizio sanitario nazionale". Un fenomeno "in forte aumento rispetto ai 4,5 milioni del 2023, trainato principalmente dalle lunghissime liste d'attesa e dalle difficoltà economiche", precisa il report. Difficoltà economiche che la crisi in Medio Oriente potrebbe esacerbare. "E' difficile fare previsioni, aspettiamo intanto il dato 2025 per vedere il trend", spiega all'Adnkronos Salute Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. Ma le avvisaglie di un possibile rischio che nel 2026 crescano gli italiani costretti a 'tagliare' esami e visite, o a posticiparle a periodi migliori nella speranza che le armi tacciano, è molto realistico. Nel rapporto Gimbe, se la media della popolazione che ha rinunciato a prestazioni sanitarie è del 9,9%, sono da ricordare i picchi: in Sardegna si arriva al 17,2%, in Abruzzo al 12,6%, in Umbria al 12,2% e nel Lazio al 12%.
Le reazioni. Secondo Antonio Magi, segretario generale del Sumai-Assoprof, il sindacato dei medici ambulatoriali: "Tra inflazione e aumento dei costi, tra cui il caro carburante, anche legati ai conflitti in corso, sempre più persone sono in difficoltà - spiega all'Adnkronos Salute Magi - Le cause principali sono tre: la riduzione dell'offerta pubblica, dovuta al minor numero di specialisti sul territorio; l'aumento dei costi delle assicurazioni sanitarie, che non tutti possono permettersi; e il calo del potere d'acquisto, con stipendi fermi e prezzi in crescita". Per questi motivi "molti italiani non riescono più a curarsi. E in un Paese sempre più anziano - l'Italia è il più longevo dell'Unione europea, con oltre il 24% della popolazione over 65 - questo significa anche difficoltà a tenere sotto controllo patologie croniche come il diabete o a gestire problemi come le fratture", sottolinea il leader sindacale. A peggiorare il quadro l'allungamento delle liste d'attesa. "Lo vedo ogni giorno negli ambulatori", testimonia Magi: "Per un'ecografia addominale si arriva a 6 mesi, per quella alla tiroide fino a 11 mesi, mentre per una Tac total body si può attendere anche 1 anno. Una visita cardiologica? Tre mesi nelle grandi città, fino a 6 mesi in provincia". "Con tre guerre in corso i costi continuano a crescere, sia per le famiglie sia per il Servizio sanitario nazionale: aumentano le spese per energia e trasporti, con ricadute su beni e servizi. E' un momento difficile anche per il Ssn, che invece deve essere più vicino ai cittadini". A dirlo all'Adnkronos Salute è Tonino Aceti, presidente di Salutequità. "Da tempo assistiamo a una crescente difficoltà degli italiani ad accedere alle cure. Nel 2024, secondo l'Istat, circa il 9,9% della popolazione - quasi 1 persona su 10 - ha rinunciato a curarsi", ricorda. "Di questi, il 6,8% ha rinunciato a causa delle liste d'attesa troppo lunghe e il 5,3% per motivi economici. Si tratta di un peggioramento evidente - sottolinea Aceti - rispetto al periodo pre-pandemia: nel 2019 la quota era del 6,3%, salita appunto al 9,9% nel 2024, nonostante l'aumento del Fondo sanitario nazionale e gli interventi su personale e liste d'attesa". Il fenomeno, inoltre, non è uniforme sul territorio: "Al Nord la rinuncia alle cure è al 9,2%, mentre nel Mezzogiorno sale al 10,3%. Qui si concentrano maggiori difficoltà, sia dal punto di vista sanitario sia economico: stipendi più bassi, meno occupazione e servizi sanitari regionali più in affanno", rimarca il presidente di Salutequità, che per affrontare la situazione indica alcune priorità: "Il Governo deve mettere in sicurezza il Servizio sanitario nazionale e garantire l'accesso tempestivo alle cure a tutti. Servono misure urgenti per sostenere le famiglie, soprattutto le più fragili, aumentando il finanziamento del Ssn, riducendo le liste d'attesa e valutando interventi come la riduzione o sospensione temporanea dei ticket su visite specialistiche e farmaci". Infine, i dati sulla spesa: "Tra gennaio e ottobre 2024, secondo il Mef, gli italiani hanno speso per ticket 1,25 miliardi di euro per i farmaci e 1,55 miliardi per le prestazioni specialistiche, cifre in aumento rispetto al 2021. In un momento in cui le famiglie devono già fare i conti con il caro vita, e quindi razionalizzare la propria spesa, non possono e non devono essere costrette ancor di più a 'razionare' l’accesso alle cure. Per questo intervenire solo sul fronte delle accise non basta. E' necessario intervenire concretamente e subito anche sul potenziamento dell'accesso alle cure", conclude Aceti. Secondo i dati della sorveglianza Passi d'argento dell'Istituto superiore di sanità, nel biennio 2023-2024 il 15% degli ultra 65enni ha dichiarato di aver rinunciato, nei 12 mesi precedenti l'intervista, ad almeno una visita medica o a un esame diagnostico di cui avrebbe avuto bisogno. Il 66% ha riferito di non aver rinunciato a nessuna visita o esame, mentre il 19% ha dichiarato di non averne avuto necessità. Escludendo gli anziani che hanno dichiarato di non aver avuto bisogno di visite o esami, la percentuale di coloro che hanno rinunciato a prestazioni sanitarie necessarie sale al 18%. Nel biennio 2023-2024 - continua il report dell'Iss - tra coloro che hanno dovuto rinunciare ad almeno una visita o a un esame diagnostico pur avendone bisogno, ben oltre la metà (65%) ha indicato le lunghe liste d'attesa come causa principale, il 17% la difficoltà nel raggiungere la struttura (eccessiva distanza o mancanza di mezzi di trasporto adeguati) o orari poco convenienti, mentre il 14% ha dichiarato come motivo i costi troppo elevati delle prestazioni sanitarie. Queste motivazioni sono state indicate sempre più frequentemente nel corso dei 4 anni di rilevazione: le lunghe liste di attesa sono state indicate dal 10% degli intervistati che ha rinunciato alle visite mediche nel 2020, ma dal 68% degli intervistati nel 2023; la difficoltà nel raggiungere la struttura viene indicata dal 4% di chi ha rinunciato nel 2020 e dal 17% nel 2023; i costi eccessivi dall'1% e dal 16% negli stessi anni. Se il problema delle liste d'attesa in alcune regioni è diventato una priorità dopo l'intervento del decreto del Governo, più difficile trovare una soluzione ai costi in un momento globale di crisi economica e di rischio reale di recessione per l'economia globale. A fronte di questo gli italiani possono ancora contare su un Servizio sanitario nazionale universalistico che garantisce al cittadino la gratuità di molte prestazioni. Ma quanto potrà reggere?
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Freddo rinvia sindrome di primavera, il medico 'ancora malanni invernali'
(Adnkronos) - Niente stanchezza, 'dolce dormire', né lacrime e starnuti da allergia. Quest'anno il colpo di coda della stagione fredda che stiamo vivendo in gran parte d'Italia rinvia la 'sindrome di primavera' e i suoi effetti. "E' questo il quadro", spiega all'Adnkronos Salute Giorgio Sesti, docente di Medicina interna all'università Sapienza di Roma. "Le temperature sono decisamente poco primaverili e ci sono sono state in alcune zone nevicate imponenti. Non freddo occasionale, ma protratto. Sul piano della salute, dunque, permangono i danni di questo clima. C'è un doppio effetto: siamo meno stanchi sicuramente, ma più raffreddati". Siamo anche "un po' meno infastiditi dalle allergie legate ai pollini che 'scoppiano' generalmente in questo periodo", continua il medico. In cambio restano, insieme ai raffreddori, tutti i sintomi legati alle temperature basse: "I dolori osteomuscolari e articolari, l'aumento della pressione arteriosa. Insomma, ci dobbiamo preoccupare ancora di quello che porta con sé l'inverno in tema di salute". A pagarne di più le conseguenze sono "gli anziani, per i quali restano i rischi tipici dell'inverno: rimangono le polmoniti e resta alto il numero di ricoveri - riferisce Sesti - Sappiamo infatti che i picchi di ospedalizzazione sono legati proprio all'inverno, alle malattie da raffreddamento, oltre che all'influenza vera e propria. Per ora rimane alta l'attenzione al paziente più fragile, all'anziano". Mentre in genere in primavera, "con la temperatura più mite, anche per loro tutti gli effetti legati al raffreddamento vengono meno. Inoltre gli anziani possono uscire di più all'aria aperta, avere una maggiore socialità, fare movimento anche semplicemente passeggiando. E questo - sottolinea lo specialista - è un grande aiuto per il benessere generale".
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Pasqua, intramontabile Colomba: istruzioni per l'assaggio perfetto tra equilibrio e condivisione
(Adnkronos) - C’è un dolce che più di ogni altro simboleggia la Pasqua: la colomba. Ma, al di là delle ricette e delle interpretazioni più o meno innnovative, esiste un vero e proprio rito, che non tutti conoscono: quello della degustazione. Parola di Dario Loison, alla guida della pasticceria veneta che porta il nome della famiglia che da tre generazioni la gestisce con la stessa passione. "Perché la colomba non si 'consuma' soltanto: si ascolta, si annusa, si legge nella sua trama e nel suo equilibrio. E soprattutto si condivide", spiega. "Nella degustazione si manifesta un aspetto che va oltre la tecnica: la colomba è un dolce che nasce per essere messo al centro. La sua forma stessa suggerisce un gesto collettivo, e l’esperienza si compie nella convivialità: si taglia, si passa, si commenta, si confrontano impressioni e ricordi. In un tempo in cui tutto corre, la colomba conserva una funzione rara: riunire. Raccontarla attraverso la grammatica del gusto significa restituire dignità a un piacere semplice: non 'mangiare un dolce', ma prendersi un momento. È qui che il grande classico si fa contemporaneo: nella capacità di essere familiare e, allo stesso tempo, sorprendente quando lo si ascolta davvero", afferma. Ecco allora svelato il metodo per una perfetta degustazione. L’assaggio efficace parte prima della bocca. "Un metodo semplice, replicabile da chiunque, aiuta a 'leggere' la colomba come si farebbe con un pane ricco o un dolce da forno importante, spiega Loison. Il primo passaggio è 'vedere': colore caldo e uniforme dell’impasto, struttura interna ariosa ma non fragile, superficie e glassa (tostatura, mandorle, granella). Il secondo è 'spezzare': il gesto rivela la consistenza reale, una porzione che si apre con elasticità e senza sbriciolarsi suggerisce coesione e morbidezza; se cede in briciole racconta una struttura più debole o un servizio non ideale. Terzp, 'annusare': avvicinando la porzione, si riconosce l’alfabeto aromatico (burro, vaniglia, agrumi, miele leggero, tostature della glassa) e l’olfatto anticipa gusto e persistenza. Fondamentale è l’equilibrio e la qualità. La colomba è un dolce 'ricco' ma non dovrebbe essere pesante. La chiave è l’equilibrio, sottolinea Loison, cioè il modo in cui si compongono quattro componenti: dolcezza, che deve essere netta ma non invadente, in quanto una dolcezza troppo alta appiattisce tutto e stanca; grassezza, quindi la nota lattica/burrosa che dà rotondità, ma funziona solo se non copre le altre note; freschezza aromatica, che spesso arriva dagli agrumi e dalla sensazione 'pulita' al palato ed è ciò che rende l’esperienza desiderabile anche al secondo morso; tostatura e croccantezza della glassa, che è il contrappunto, il dettaglio che dà ritmo, alternanza, contrasto. C'è poi il capitolo temperatura e taglio, due dettagli che decidono l’esperienza, assicura il maestro pasticcere: "Molte delusioni nascono non dal dolce, ma dal servizio". Sono due i fattori che cambiano radicalmente la resa al palato. Il primo è la temperatura: se la colomba è troppo fredda, le note aromatiche restano chiuse e al palato risulta più compatta; la temperatura di servizio ideale è intorno ai 30°C perché così sprigiona i profumi e diventa più 'viva'; basta un passaggio rapido in forno tiepido per riattivare gli aromi. Il secondo è il taglio, che non è solo estetica: è struttura: un coltello a lama lunga seghettata usata con movimenti leggeri evita di schiacciare la mollica e di spezzare la glassa, una forchetta da servizio agevolerà l’operazione; una fetta tagliata bene sembra più soffice perché mantiene aria e coesione. "Una colomba ben fatta - spiega ancora Loison - si riconosce da ciò che resta dopo il morso: una dolcezza composta, profumi nitidi, un finale pulito. L’avvolgenza è piena ma leggera, perché burro e aromi non si sovrappongono: si alternano. La mollica rimane soffice e coerente, senza sbriciolarsi; gli agrumi aprono, la vaniglia arrotonda, e la glassa chiude con una tostatura discreta che dà ritmo. Il palato non si satura: si riordina, si libera, invita a continuare. È una qualità che non ha bisogno di effetti: parla con precisione e lascia spazio. Per questo, quando il trancio finisce, viene naturale desiderarne un altro, non per golosità, ma per equilibrio". E come abbinarla al meglio? "La lettura del gusto della colomba non vive solo nel 'fine pasto con passito'. Oggi l’abbinamento può avere una funzione precisa: pulire, alleggerire, mettere a fuoco le note aromatiche", osserva. Spazio allora a tè neri e oolong, che accompagnano tostature e mandorla senza coprire, infusi agrumati o alle erbe, che valorizzano freschezza e profumi, caffè filtro o moka leggera, che crea contrasto amaro-dolce e asciuga la bocca, bollicine secche, perché la carbonica 'sgrassa' e rende la fetta più dinamica, e vini dolci, tipo una vendemmia tardiva non troppo zuccherina per evitare l’eccessivo effetto 'dolce su dolce'. "Viviamo tempi in cui tutto deve stupire: piatti, parole, persino i dolci. La colomba fatta bene fa l’opposto: non cerca applausi, cerca la seconda fetta. Vince per precisione, non per eccesso. L’arte dell’assaggio è rallentare e riconoscere. Se ti lascia spazio, ha già parlato", conclude Loison.
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La crisi economica finisce nel piatto, la risposta il 'menù austerity'. Il medico: "No a sirene junk food, sì a cucina povera"
(Adnkronos) - Guerre, crisi politiche internazionali e rischio di aumento dei prezzi. Di fronte al carrello della spesa che scotta, "l'Italia si spacca in due: c'è chi si rifugia nelle calorie vuote del discount e chi riscopre il potere rivoluzionario di un pugno di lenticchie. E, d'altro canto, Il 'menù austerity', da scelta radical chic di un tempo, è oggi diventato una necessità quotidiana per milioni di italiani. Come sta reagendo il Paese del buon cibo? La risposta è un paradosso gastronomico che vede scontrarsi due filosofie opposte: la scorciatoia del 'junk food' e la resilienza della cucina povera". A fare il punto per l'Adnkronos Salute è Mauro Minelli, immunologo e docente di Nutrizione clinica all'università Lum Giuseppe Degennaro. Per chi deve far quadrare i conti a fine mese, il richiamo della sirena del cibo ultra-processato è fortissimo. "E' la 'comfort zone' del discount: pizze surgelate a prezzi stracciati, wurstel misteriosi, snack carichi di grassi idrogenati e bibite zuccherate che costano meno dell'acqua minerale - elenca Minelli - Il meccanismo è subdolo: questi alimenti sono progettati per essere iper-appetibili. Sale, grassi e zuccheri ingannano il cervello, regalando una gratificazione istantanea che serve a compensare lo stress della crisi. Il vero problema è che si tratta di un risparmio a breve termine", avverte lo specialista. "Riempire la dispensa di 'calorie vuote' significa saziarsi senza nutrirsi, mettendo un'ipoteca sulla salute futura. E' il paradosso della povertà moderna: essere sovrappeso, ma malnutriti". La cucina povera come nuovo gourmet. "Dall'altro lato", infatti, "c'è una folta schiera di consumatori che sta riscoprendo il manuale di sopravvivenza dei nostri nonni. Non è affatto povertà intellettuale, è intelligenza gastronomica", precisa Minelli. "La cucina povera italiana - quella dei legumi, del pane raffermo e delle erbe di campo - sta vivendo una seconda giovinezza", osserva l'immunologo. "Riscoprire la pasta e fagioli o la ribollita - spiega - non significa solo risparmiare; significa riappropriarsi di una qualità nutrizionale che il cibo industriale ha cancellato. I legumi sono la vera risorsa del nuovo millennio: costano pochissimo, si conservano per mesi e, se abbinati a un cereale, offrono proteine nobili senza il rincaro della carne. E' un'economia circolare ante-litteram: qui non si butta nulla, la crosta del parmigiano finisce nel minestrone e l'acqua di cottura diventa la base per una zuppa saporita". La guida per un'austerity intelligente. Per Minelli "la parola d'ordine è 'batch cooking', ovvero 'cucinare in serie'. Dedicare un paio d'ore nel weekend a cuocere cereali, legumi e verdure di stagione permette di evitare l'acquisto compulsivo di piatti pronti durante la settimana. Ci sono tre pilastri per il nuovo menù - suggerisce il medico nutrizionista - La stagionalità come criterio guida: comprare i pomodori a gennaio è un errore grave sul piano sia economico che salutistico. La verdura di stagione costa meno perché non deve viaggiare su un tir per metà continente. Uova, una grande risorsa: sono la fonte proteica più economica del mercato. Versatili, veloci e incredibilmente nutrienti. Il ritorno dello sfuso: comprare sacchi di riso o farina invece delle monoporzioni riduce il prezzo al chilo in modo drastico". Una scelta politica nel piatto. "Il menù austerity ci sta insegnando una lezione preziosa: mangiare bene non è necessariamente una questione di privilegi, ma di tempo e consapevolezza. La vera sfida non è solo arrivare alla fine del mese, ma arrivarci in salute. Tra un hamburger gommoso da 1 euro e una zuppa di lenticchie fatta in casa, la vera rivoluzione pop inizia dalla forchetta. Perché, in fondo, l'economia può anche crollare, ma il piacere di una fetta di pane e olio non andrà mai in default", conclude Minelli.
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Ecco cosa nasconde 3I/ATLAS, il terzo oggetto interstellare che ha sfidato i nostri telescopi
(Adnkronos) - L'esplorazione spaziale ha segnato una tappa significativa nel novembre 2025, quando la sonda JUICE (Jupiter Icy Moons Explorer), pur essendo in rotta verso il sistema gioviano, ha deviato i propri protocolli operativi per osservare la cometa interstellare 3I/ATLAS. Scoperta nel luglio 2025, 3I/ATLAS rappresenta il terzo oggetto di natura interstellare mai identificato. La sua traiettoria l'ha portata al perielio il 29 ottobre 2025, momento in cui la distanza dal Sole ne ha reso impossibile l'osservazione da terra, lasciando alla strumentazione di bordo della sonda ESA il compito di documentarne l'attività termica e chimica.
Osservazioni nell'infrarosso di 3I/ATLAS effettuate dallo strumento MAJIS, sovrapposte a un'immagine della camera di navigazione di Juice. Lo strumento ha rilevato l'emissione di vapore acqueo e di anidride carbonica dalla cometa
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Crediti: ESA/Juice/MAJIS
Il contributo scientifico italiano, coordinato dall'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) con il supporto dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), è stato determinante attraverso l'impiego degli strumenti MAJIS e JANUS. Lo spettrometro MAJIS ha identificato emissioni infrarosse di molecole volatili, stimando una perdita di massa dal nucleo di circa due tonnellate al secondo. Secondo Giuseppe Piccioni, ricercatore INAF e co-principal investigator di MAJIS, “le rilevazioni ripetute di vapor d’acqua e anidride carbonica indicano che ghiacci volatili sepolti sotto la superficie venivano attivamente rilasciati nello spazio poco dopo il passaggio al perielio”. Questi dati permettono di analizzare materiali formatisi in sistemi stellari differenti dal nostro miliardi di anni fa.
Immagine a colori della cometa 3I/ATLAS scattata da JANUS, la camera scientifica ad alta risoluzione di Juice, da oltre 180 milioni di km di distanza. La cometa appare di un verde brillante poiché i gas nella chioma attorno al nucleo emettono luce a lunghezze d'onda corrispondenti al verde. Le stelle sullo sfondo presentano colori diversi a seconda della loro temperatura. Crediti: ESA/Juice/JANUS - Acknowledgements: Livio Agostini
Parallelamente, la camera multibanda JANUS ha acquisito oltre 120 immagini tra il 5 e il 25 novembre 2025, rivelando strutture morfologiche complesse come getti, raggi e filamenti nella chioma della cometa. Pasquale Palumbo, ricercatore INAF e principal investigator di JANUS, ha sottolineato come “le immagini raccolte rivelano per la prima volta l'intensa attività della cometa proprio intorno al perielio”. La sfida tecnica è stata notevole: gli strumenti hanno dovuto operare in condizioni termiche non ottimali e gestire segnali estremamente deboli. I dati, trasmessi a terra solo nel febbraio 2026 a causa della posizione della sonda rispetto al Sole, confermano la versatilità della missione JUICE non solo per lo studio delle lune ghiacciate di Giove, ma come osservatorio mobile per eventi astronomici rari.
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