Crimson Desert, la recensione
(Adnkronos) - L'approccio a Crimson Desert richiede una necessaria fase di sedimentazione, lontana dall'immediatezza tipica dei blockbuster contemporanei. L'opera di Pearl Abyss si presenta inizialmente come un’esperienza respingente, caratterizzata da un sistema di controllo che sembra progettato per testare la coordinazione motoria del giocatore piuttosto che agevolarne l'interazione. Azioni banali, come l'apertura di un sacchetto di monete o la lettura di un documento, sono frammentate in una serie di passaggi macchinosi all'interno di menu contorti. Questa scelta non è figlia di una cattiva progettazione, ma di una filosofia precisa: il rifiuto della natura ludica a favore di una simulazione fantasy totale. Il gioco non vuole essere un software di intrattenimento, ma un luogo fisico governato da regole proprie, spesso frustranti, che richiedono un adattamento cognitivo profondo. Una volta superata la barriera d'ingresso, il mondo di Pywell si svela in tutta la sua imponenza tecnica. L'utilizzo del proprietario BlackSpace Engine, in controtendenza rispetto all'adozione di massa dell'Unreal Engine 5, permette una gestione dello spazio e del dettaglio che ridefinisce il concetto di open world. La regione di Hernand, da sola, può assorbire decine di ore di gioco grazie a una densità di attività che spazia dal reclutamento di mercenari alla gestione dei trasporti aerei su draghi, fino a passatempi da taverna come il braccio di ferro. È un'impostazione che ricorda la libertà strutturale di The Elder Scrolls, dove la traccia narrativa principale diventa spesso un rumore di fondo rispetto alla scoperta casuale di un tempio sommerso o di una rovina presidiata da un golem di pietra. Il combattimento rappresenta il punto di massima frizione tra l'intenzione del giocatore e l'esecuzione a schermo. Sebbene ogni fendente restituisca un feedback fisico appagante, la complessità degli input richiesti trasforma gli scontri con i boss in una sorta di ginnastica digitale. Non siamo di fronte al tempismo calcolato di un Elden Ring, ma a un sistema che richiede la memorizzazione di combinazioni innaturali per concatenare abilità speciali e movimenti evasivi. Questa rigidità si riflette anche negli enigmi ambientali, spesso risolvibili solo attraverso una conoscenza empirica delle regole del mondo, dato che i tutorial si rivelano lacunosi e poco inclini a guidare l'utente per mano. La componente narrativa è l'elemento meno rifinito dell'intera produzione. La sceneggiatura alterna momenti di epicità a dialoghi involontariamente comici, con antagonisti che ricalcano gli stereotipi più ingenui del genere fantasy. Il protagonista Kliff subisce passivamente gli eventi, accettando incarichi complessi con un distacco che mina la coesione drammatica dell'opera. Inoltre, il gioco soffre di un gating eccessivo: molte aree e meccaniche fondamentali restano precluse finché non si avanza nella storia principale, creando una contraddizione stridente con la natura libera e sistemica dell'esplorazione. Il mondo sembra voler essere scoperto in autonomia, ma l'architettura delle missioni impone barriere artificiali talvolta irritanti. Sul piano tecnico, Crimson Desert si comporta in modo solido su PlayStation 5, specialmente nella modalità Performance. Nonostante la mole di calcoli richiesti dalla fisica e dalla densità di NPC, il frame rate resta stabile, con incertezze limitate alle zone più ricche di vegetazione. I recenti aggiornamenti hanno limato le asperità del lancio, correggendo bug critici e bilanciando alcuni picchi di difficoltà ingiustificati. In definitiva, l'opera di Pearl Abyss è un prodotto ambizioso e imperfetto, che richiede di essere vissuto più che giocato. È un titolo che si ama e si odia con la stessa intensità, capace di regalare meraviglia solo a chi è disposto a lottare contro la sua stessa interfaccia.
Fomato: PS5 (versione testata), Xbox Series X|S, PC Editore: Pearl Abyss Sviluppatore: Pearl Abyss Voto: 8
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La scommessa green di GSK: a Siena e Rosia oltre 23 milioni di euro di investimenti sulla sostenibilità
(Adnkronos) - Innovazione tecnologica, nuovi impianti, infrastrutture e laboratori, ma con un’attenzione costante alla tutela del territorio e dell’ambiente. GSK traccia la rotta su come sviluppo, crescita, attrattività e competitività dei propri siti toscani possano procedere di pari passo con la sostenibilità ambientale. Tra il 2024 ed il 2026, gli investimenti “green” a Siena e Rosia ammontano ad oltre 23 milioni di euro, nel percorso verso il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di lungo periodo che la compagnia ha fissato per il 2030 e 2045. "I nostri hub, ed in particolare lo stabilimento produttivo di Rosia sono, per loro natura, “energivori”, e per ovvie ragioni legate alla loro operatività, consumano tanta acqua e generano una mole importante di rifiuti – spiega Ennio De Gregorio, amministratore delegato GSK Vaccines srl - Ciò nonostante, ci impegniamo con determinazione a ridurre ogni possibile impatto ambientale: investiamo in efficienza energetica e pannelli fotovoltaici, ottimizziamo i processi per minimizzare gli scarti, promuoviamo riciclo e riuso dell’acqua e implementiamo piani di monitoraggio per misurare e migliorare continuamente i risultati, in stretta collaborazione anche con le istituzioni locali”. "Questi investimenti non sono solo numeri – aggiunge Andrea D’Amato, responsabile del sito produttivo di Rosia - ma rappresentano la nostra responsabilità verso il territorio. Ogni kilowatt prodotto dal sole e ogni metro cubo di acqua risparmiato ci avvicinano agli obiettivi globali di sostenibilità che ci siamo prefissati sia come Gruppo che come sito senese". Questo impegno si traduce nei siti di Siena e Rosia in una serie di progetti ed iniziative concrete.
Pannelli fotovoltaici
L’installazione dei pannelli solari contribuisce a ridurre i costi di elettricità e le emissioni di anidride carbonica in maniera tangibile. Il sito di Rosia sta completando la connessione di un nuovo impianto fotovoltaico da 3.985 moduli su una superficie di 10.000 mq. Con una potenza di picco di 2.300 kW, l'infrastruttura coprirà il 4% del fabbisogno energetico del sito. L’investimento è stato di 6 milioni di euro, per quello che rappresenta il più grande parco fotovoltaico della Provincia di Siena. Permetterà inoltre un risparmio di 2500 MWh/Anno e di 700 k€/anno. Nel sito di Siena la recente installazione dei nuovi pannelli fotovoltaici - un investimento da 2 milioni di euro - garantirà un risparmio del 5% sull'energia elettrica acquistata (680 MWh/anno). L’impianto, che si estende per 2.500 mq tra tetti e coperture dei parcheggi, vedrà un’ulteriore espansione nel 2026 su un nuovo edificio.
Riduzione emissioni di CO2
Attraverso una serie di iniziative, quali ad esempio l’ottimizzazione del consumo di acqua calda, interventi di efficientamento energetico di edifici, sostituzioni di pompe di calore, rinnovamento e sostituzione celle frigorifere e refrigeratori, a Rosia passeremo dalle 28.876 tonnellate del 2020 alle 23.116 entro il 2026, segnando una riduzione del 20%, mentre il sito di Siena ha fatto segnare già un -26% di emissioni di CO₂ rispetto al 2020. Nel 2025 soltanto a Siena è stato conseguito un risparmio complessivo di 230.000 m³ di gas naturale (pari al consumo di circa 300 appartamenti), un processo di efficientamento garantito dal sistema di trigenerazione e pompe di calore.
Consumi di acqua
Grazie a nuovi depuratori e addolcitori, il consumo di acqua diminuirà di oltre il 21% entro il 2026 rispetto al 2020, passando solo a Rosia dai 473.118 ai 374.352 metri cubi. Saranno inoltre sviluppate ulteriori iniziative specifiche al fine di creare una riserva di emergenza che mitighi l'impatto di aumenti imprevisti dei consumi o interruzioni operative.
Rifiuti
Grazie al progetto "Blister Free” attuato nel confezionamento dei nostri vaccini, verranno progressivamente eliminati gli imballaggi blister non essenziali, sostituendoli con soluzioni mono-materiale e cartotecniche per aumentare la riciclabilità e ridurre l'uso di plastica. Attraverso questa iniziativa, il sito mira a ridurre i rifiuti plastici, ottimizzare volume e peso degli imballaggi e contenere i costi logistici, diminuendo anche le emissioni legate a materiali e trasporti. Si tratta di un passo concreto verso un modello produttivo più circolare, compatibile con gli obiettivi di sostenibilità aziendali. Anche altre iniziative in corso — come la riclassificazione dei fanghi acquosi derivanti dal trattamento delle acque come sottoprodotto per l’edilizia e il riutilizzo delle bottiglie — rappresentano passi importanti per creare nuovi flussi materiali e aumentare la circolarità.
Green Labs
Tutti i nostri laboratori hanno avviato un percorso per ottenere la certificazione Green Lab, che significa che le attività di ricerca e analisi sono gestite secondo standard verificati di sostenibilità: riduzione dei consumi energetici e idrici, minimizzazione dei rifiuti e uso responsabile dei reagenti, oltre a pratiche di gestione degli scarti orientate alla circolarità. In questa come in tutte le iniziative implementate sul sito, è fondamentale il ruolo dei Green Ambassadors, collaboratori che in varie aree dell’azienda incoraggiano e promuovono progetti orientati alla sostenibilità ambientale.
Biodiversità
A Rosia, il sito più immerso nella campagna circostante, è stato sviluppato un piano volto a trasformare il design del paesaggio, con l’obiettivo di creare un ambiente incentrato sulla biodiversità che incrementi l'impronta ecologica del sito. Nel 2025 il sito ha compiuto un primo passo verso questi obiettivi implementando un intervento di biodiversità su piccola scala: alcune aree verdi sono state lasciate incolte, permettendo all’erba di crescere naturalmente. Questa sperimentazione pilota ha dato risultati promettenti, testimoniati dall’individuazione di tre nuove specie. Ciò dimostra chiaramente che anche piccoli aggiustamenti possono avere un impatto positivo sulla biodiversità locale. Questi primi successi sottolineano il potenziale del sito di contribuire in modo significativo al miglioramento della biodiversità. Per realizzare questo potenziale saranno necessari investimenti e sforzi continui, compresi aggiustamenti strategici nella gestione del territorio — come la riduzione della frequenza di taglio — insieme a una selezione accurata delle specie vegetali e al miglioramento ponderato degli spazi esterni. Con le risorse e la pianificazione adeguate, il sito di Rosia è ben posizionato per diventare un modello di progettazione paesaggistica attenta alla biodiversità.
Mobilità sostenibile
Su entrambi i siti vengono utilizzate flotte di auto elettriche per servizi di mobilità interna, il servizio navetta permette a tanti colleghi di muoversi tra Siena e Rosia senza utilizzo di mezzi propri e viene inoltre incentivato l’uso del car pooling per raggiungere il luogo di lavoro.
GSK Bike Mobility è un gruppo di colleghi che dal 2018 promuove l’utilizzo della bici come mezzo di trasporto per la mobilità casa-lavoro. Attualmente sul sito di Siena è attivo un servizio di noleggio gratuito di bici che registra 2700 utenze l’anno, per un totale di almeno 4 ton di CO2 risparmiate. Nonostante ciò, in tanti scelgono l’auto come mezzo di trasporto principale, essenzialmente per motivi di sicurezza stradale. In questo senso, fondamentale è il sostegno che in questi ultimi anni il Comune di Siena e Sovicille hanno dimostrato, nel potenziare le piste ciclabili e sensibilizzare la cittadinanza.
L’impegno di GSK sull’ambiente nel lungo periodo
Un percorso chiaro per un pianeta a emissioni zero. Alcuni degli obiettivi principali:
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Dinamiche demografiche e crisi strutturale della natalità: l'analisi dei nuovi indicatori regionali
(Adnkronos) - La crisi demografica in Italia assume contorni sempre più definiti, trasformandosi da emergenza temporanea a fenomeno strutturale con profonde implicazioni economiche. Nel Lazio, i dati provvisori riferiti ai primi sette mesi del 2025 mostrano una contrazione delle nascite pari al 9,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Questo decremento si inserisce in un contesto regionale dove il numero medio di figli per donna è stimato a 1,01, un valore sensibilmente inferiore alla già contenuta media nazionale di 1,14. La tendenza non risparmia le aree provinciali, con picchi critici a Viterbo (1,00) e Frosinone (1,10), segnalando una difficoltà diffusa nel costruire nuovi nuclei familiari sia nei centri urbani che nelle zone interne. L'analisi dei fattori che inibiscono la natalità evidenzia ostacoli legati all'autonomia giovanile: il lavoro precario, l'elevato costo degli affitti, particolarmente incidente nell'area metropolitana di Roma, e la carenza di servizi territoriali adeguati. "I dati Istat sul calo delle nascite nel 2025 confermano che anche nel Lazio la crisi demografica è ormai strutturale e non può essere affrontata con bonus o misure assistenziali temporanee", ha dichiarato la prof.ssa Filomena Maggino, consigliere dell’Osservatorio Vita e Natalità (ONV). Secondo l'esperta, è necessario superare la logica dei sussidi a favore di un sistema che garantisca stabilità lavorativa e accesso alla casa. "La natalità cresce dove i giovani possono programmare la propria vita. Se una coppia sa di poter lavorare, vivere in modo autonomo e costruire un futuro, la scelta di avere figli diventa possibile", ha aggiunto Maggino. Per invertire la rotta, l'innovazione tecnologica può svolgere un ruolo determinante attraverso l'implementazione di piattaforme digitali per il welfare aziendale e la Data Analysis predittiva. L'utilizzo dei Big Data consente oggi alle amministrazioni di mappare con precisione i bisogni dei servizi per l'infanzia, ottimizzando la distribuzione degli asili nido e dei consultori in base ai flussi residenziali. Inoltre, lo sviluppo di modelli di Smart Working avanzati e strumenti di co-parenting digitale può favorire la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro. La proposta dell'ONV punta verso un Patto regionale che coordini comuni e imprese: l'obiettivo è trasformare il Lazio in un laboratorio di politiche attive dove la natalità sia supportata da una rete di servizi tecnologicamente integrata, permettendo ai giovani di uscire dalla casa genitoriale e investire nel proprio percorso familiare.
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Audi alla Milano Design Week 2026: tra design e performance
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Audi torna protagonista alla Milano Design Week 2026 con una presenza articolata e strategica che va oltre la semplice esposizione. Il marchio dei quattro anelli utilizza il contesto milanese per raccontare una visione precisa: la mobilità non è solo tecnologia, ma un linguaggio che intreccia design, innovazione ed emozione.
Dal 20 al 26 aprile, Milano diventa il palcoscenico di un percorso diffuso che collega Università Statale, Montenapoleone District e Portrait Milano, trasformando la città in un ecosistema esperienziale dove il brand dialoga con il pubblico. Per il tredicesimo anno consecutivo, Audi conferma il proprio ruolo di co-producer della mostra-evento Interni, rafforzando un legame ormai consolidato con il FuoriSalone e con il mondo del design contemporaneo. Il cuore della presenza Audi è rappresentato dall’Audi Design Hub all’interno di Portrait Milano, spazio concepito come punto d’incontro tra creatività e tecnologia. Qui prende forma “Origin”, installazione realizzata con lo studio Zaha Hadid Architects, pensata come un portale simbolico verso il futuro del marchio. Un’opera che interpreta la nuova filosofia stilistica Audi attraverso quattro concetti chiave: chiarezza, tecnicità, intelligenza ed emozione. L’installazione non è solo un esercizio architettonico, ma una riflessione sulla contemporaneità. In un contesto dominato da stimoli continui e sovraccarico sensoriale, Audi propone una visione opposta: eliminare il superfluo per rendere il design più leggibile e autentico. Accanto a questa dimensione concettuale, il brand porta in scena anche il proprio lato più concreto e prestazionale. In anteprima per il pubblico italiano debutta la monoposto Audi R26 del team di Formula 1, simbolo dell’ingresso del marchio nella massima espressione del motorsport.
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Suzuki DR-Z Off-Road Academy 2026: corsi e date
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Suzuki punta sulla formazione e rilancia la propria esperienza nel mondo del fuoristrada con la nuova DR-Z Off-Road Academy 2026, un progetto pensato per chi vuole migliorare la propria tecnica di guida lontano dall’asfalto. Non si tratta solo di un corso, ma di un percorso strutturato che mette al centro il rapporto tra pilota e moto, con un approccio progressivo che unisce teoria e pratica. L’obiettivo è chiaro: offrire strumenti concreti per affrontare ogni tipo di terreno con maggiore consapevolezza. Protagonista assoluta sarà la DR-Z4S, modello scelto per la sua capacità di adattarsi a condizioni diverse, mantenendo equilibrio e facilità di gestione anche nei passaggi più tecnici. La DR-Z Off-Road Academy si svilupperà tra fine maggio e inizio ottobre, con cinque weekend programmati per un totale di dieci giornate. Il tutto si svolgerà ad Agazzano, in provincia di Piacenza, un contesto ideale per mettere alla prova le capacità di guida su fondi differenti. Il calendario prevede appuntamenti distribuiti nel corso della stagione: • 30-31 maggio • 27-28 giugno • 4-5 luglio • 19-20 settembre • 3-4 ottobre. Ogni giornata sarà riservata a un numero limitato di partecipanti, massimo otto, per garantire un’esperienza più diretta e un rapporto costante con gli istruttori. Il programma didattico è suddiviso in tre fasi ben distinte. La mattina si apre con una parte teorica dedicata alla conoscenza della moto e alle basi della guida in off-road. A seguire, spazio alle esercitazioni pratiche su campo, con focus su controllo, equilibrio e gestione del mezzo su terreni irregolari. Nel pomeriggio, il livello si alza con un percorso guidato su sterrato, pensato per applicare in condizioni reali quanto appreso nelle sessioni precedenti. La formazione sarà affidata a istruttori qualificati FMI, con esperienza specifica nella guida off-road, un elemento che contribuisce a rendere l’esperienza non solo coinvolgente ma anche sicura.
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Jaguar rilancia la GT elettrica: DNA storico e oltre 1.000 CV
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Jaguar sceglie di ripartire dalle proprie radici per costruire il futuro. Non un semplice esercizio stilistico, ma un lavoro profondo sull’identità del marchio, che prende forma in una nuova GT elettrica a quattro porte destinata a segnare un cambio di passo netto. Il progetto nasce da un approccio preciso: comprendere cosa renda davvero una Jaguar tale. Per farlo, gli ingegneri hanno rimesso le mani, e soprattutto le sensazioni, sui modelli più iconici della storia del brand, traducendo poi quell’esperienza in un’auto completamente nuova. Ne emerge una vettura che interpreta una doppia anima ben definita: da un lato prestazioni elevate e risposta immediata, dall’altro comfort e raffinatezza tipici delle grandi granturismo britanniche. La nuova Jaguar GT elettrica rappresenta una sintesi tra passato e innovazione. Il suo sviluppo si è basato su modelli come E-type, XJS e XJ, vetture che hanno contribuito a definire il carattere del marchio e che oggi diventano riferimento diretto per il futuro. Dal punto di vista stilistico, emergono elementi chiave come il cofano allungato e la linea del tetto ribassata, soluzioni che mantengono un legame evidente con la tradizione pur inserendosi in un contesto completamente elettrico. Ma è sul piano tecnico che il progetto compie il salto più significativo. La piattaforma introduce una configurazione tri-motore capace di sviluppare oltre 1.000 CV e più di 1.300 Nm
di coppia, valori che collocano questa GT ai vertici del segmento. Il sistema di gestione della potenza lavora con una rapidità di risposta nell’ordine del millisecondo, distribuendo la coppia in modo preciso per garantire una guida coinvolgente ma sempre controllata. A supporto della dinamica intervengono sospensioni pneumatiche evolute e ammortizzatori attivi a doppia valvola, progettati per mantenere equilibrio tra comfort e stabilità anche nelle condizioni più impegnative. L’esperienza maturata sui modelli storici ha influenzato ogni aspetto del progetto. La XK120 ha suggerito l’importanza di un abitacolo centrato sul guidatore, mentre la E-type ha confermato il valore di una sportività accessibile ma emozionale. La XJ Coupé, invece, ha fornito il riferimento più diretto per la fusione tra prestazioni e comfort.
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BMW Italia accelera nel primo trimestre 2026, vendite a +9,9%
(Adnkronos) - Avvio d’anno in crescita per BMW Italia, che nel primo trimestre 2026 consolida il trend positivo registrato nel 2025 e rafforza il posizionamento nel mercato premium. Nei primi tre mesi dell’anno il Gruppo ha immatricolato complessivamente 25.448 unità dei marchi BMW e MINI, segnando un incremento del 9,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nel dettaglio, il marchio BMW ha raggiunto quota 20.651 unità, in crescita del 5,4%, mentre MINI ha registrato un balzo del 34,7% con 4.797 vetture consegnate. Sul fronte due ruote, BMW Motorrad conferma la leadership nel mercato premium e nei segmenti oltre i 500cc e 750cc, con 4.191 moto e scooter venduti nel trimestre. “Nel primo trimestre del 2026, ha dichiarato Massimiliano Di Silvestre, Presidente e Amministratore Delegato di BMW Italia,
abbiamo consolidato il percorso fatto negli ultimi anni, crescendo in termini di performance con tutti i brand e proseguendo con successo il processo di elettrificazione della mobilità, sempre all’interno di un perimetro di apertura tecnologica dove la scelta finale spetta al cliente. La nostra performance è solida e autorevole in tutti i segmenti del mercato premium, senza sovrapposizioni o cannibalizzazioni tra BMW e MINI”.
Positiva anche la performance del mese di marzo, che conferma il trend di crescita. Nel singolo mese BMW Italia ha immatricolato 9.301 unità complessive (+12,5%), con BMW a quota 7.423 vetture (+8,3%) e MINI a 1.878 unità (+33,3%). Le auto elettriche hanno raggiunto le 663 unità (+3,3%), mentre le elettrificate BMW crescono a tre cifre (+133,3%) arrivando a 1.470 unità. BMW Motorrad, infine, ha chiuso il mese con 2.056 veicoli venduti (+2,9%).
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XPENG porta in Europa la P7+, fastback elettrica “definita dall’IA”
(Adnkronos) - Nuovo passo nell’espansione europea per XPENG, che avvia la commercializzazione della P7+, fastback elettrica ad alto contenuto tecnologico. Il modello sarà disponibile da aprile 2026 in 25 mercati europei, mentre in Italia l’arrivo è previsto per giugno con un prezzo chiavi in mano a partire da 46.170 euro. Progettata come vettura “
AI-defined”
, la nuova P7+ segna un’evoluzione nell’approccio alla mobilità elettrica, dove software, capacità di calcolo e intelligenza artificiale assumono un ruolo centrale accanto alle prestazioni tradizionali. Sul piano tecnico, la piattaforma consente l’integrazione di sistemi ADAS evoluti, aggiornabili nel tempo tramite software over-the-air, in grado di migliorare progressivamente le capacità del veicolo. L’esperienza a bordo è affidata a un ecosistema digitale che comprende un display centrale da 15,6 pollici, quadro strumenti da 8,8 pollici e head-up display, con un’interfaccia basata sull’intelligenza artificiale. Tra gli elementi distintivi anche le prestazioni di ricarica: grazie alla tecnologia ultrarapida 5C, la batteria può passare dal 10% all’80% in circa 12 minuti. L’abitacolo è caratterizzato da materiali premium, tra cui sedili in pelle Nappa traforata e rivestimenti in microfibra, oltre a soluzioni avanzate per il comfort acustico con oltre 60 interventi dedicati all’isolamento dal rumore.
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Cellule "zombie" in laboratorio, la scienza riesce a riportare in vita cellule morte
(Adnkronos) - La biologia sintetica segna un punto di svolta nel campo dell'ingegneria genetica grazie alla capacità di ripristinare le funzioni vitali di cellule batteriche precedentemente rese inerti. Un recente studio condotto dai ricercatori del J. Craig Venter Institute (JCVI) a La Jolla, in California, e pubblicato sulla rivista Nature ha dimostrato la possibilità di sostituire il DNA compromesso di una cellula con il genoma funzionante di un'altra specie, dando origine a organismi che gli studiosi hanno ribattezzato in via informale "zombie cells". La tecnica, descritta in un preprint su bioRxiv, non ha solo un valore speculativo ma rappresenta un passo concreto verso la creazione di microrganismi personalizzati per scopi industriali e medici. Il processo si basa sull'inattivazione del genoma della cellula ricevente, solitamente Mycoplasma capricolum, tramite l'utilizzo della mitomicina C, un farmaco che danneggia il DNA impedendo la replicazione cellulare. Questo passaggio è cruciale per eliminare il rischio di "falsi positivi", ovvero cellule che sopravvivono incorporando solo frammenti del nuovo DNA tramite ricombinazione omologa invece dell'intero genoma. Una volta che la cellula è funzionalmente morta, viene inserito il genoma sintetico di Mycoplasma mycoides. Come spiegato da Zumra Peksaglam Seidel, biologa sintetica presso il JCVI, "La cellula è destinata a morire, ma noi le diamo la vita». Il risultato è una frazione di cellule che torna a replicarsi seguendo esclusivamente le istruzioni del nuovo codice genetico. Questa metodologia supera i limiti osservati negli ultimi 15 anni, durante i quali i trapianti genomici erano limitati a specie strettamente correlate all'interno della stessa classe batterica. L'obiettivo a lungo termine è estendere questa pratica a organismi più comuni in laboratorio, come l'Escherichia coli. Olivier Borkowski, ricercatore dell'INRAE, ha dichiarato: "Questo lavoro rappresenta un significativo passo avanti per l'ingegneria del genoma nella biologia sintetica. Se la tecnica diventasse di routine, permetterebbe di testare genomi interamente progettati al computer per trasformare i batteri in bio-fabbriche capaci di produrre carburanti sostenibili o molecole farmaceutiche complesse con un'efficienza senza precedenti."
Crediti immagine di cover: Thomas Deerinck, NCMIR/SPL
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Sanità: a Roma quasi 800mila senza medico famiglia, Fimmg 'situazione critica '
(Adnkronos) - AAA medico di famiglia cercasi anche nella Capitale che fino a 3 anni fa sembrava un''isola felice', senza quelle carenze che toccano ormai tutto lo Stivale. Sono circa 800mila i cittadini senza il proprio dottore di medicina generale: dal centro - come nel caso del quartiere Monti, dove i cittadini sono preoccupati per la mancanza di prospettive di sostituzione di una dottoressa in procinto di andare in pensione - alla periferia, la situazione è critica perché la soluzione non sembra essere "immediata per tutti. Ci sono tempistiche infinite, per bandi e assegnazioni lavorano come le tartarughe e le lumache messe insieme", lamenta all'Adnkronos Salute Felice de Ruggieri, neo convenzionato a Roma (prenderà servizio il 2 maggio) e responsabile della formazione della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) del Lazio. Negli ultimi 3 bandi delle zone carenti per i medici di famiglia, spiega de Ruggieri, "Roma non ha figurato, ovvero: secondo le varie Asl che anno per anno devono riportare le necessità alla Regione, nella Capitale risultavano inizialmente 0 carenze, poi diventate 5, poi pochissime manciate. Stranamente, però, dopo che è stato deciso il ruolo unico dei medici di famiglia (dal 2025, che prevede oltre all'assistenza ai propri pazienti anche una disponibilità oraria di guardia/Case di comunità) ad agosto 2025 sono state pubblicte le carenze e, sorpresa, erano oltre 360 su 3 Asl, 211 solo nella Roma2. Parlo solo di Roma città e delle carenze che rispecchiavano la necessità al 31 dicembre 2024". Considerando 1.500 pazienti per medico (il limite previsto), allora erano quindi oltre mezzo milione i cittadini senza medico di famiglia. "Questi oltre 300 posti hanno iniziato ad assegnarli solo a gennaio 2026, 2 anni dopo la rilevazione. Ma l'apertura dello studio non è una cosa immediata, le tempistiche burocratiche sono infinite - sottolinea de Ruggieri - E oggi, finito il primo trimestre 2026, possiamo stimare che il numero di cittadini senza medico sia cresciuto attestandosi a 750/800mila persone perché le 'vecchie' carenze ancora non sono state coperte e, nel frattempo, ci sono stati altri pensionamenti in questi 2 anni. La dottoressa che va in pensione al quartiere Monti non potrà essere sostituita finché non fanno un bando per la sede vacante. Allo stesso modo per gli altri colleghi che sono andati o vanno in pensione". E dopo il bando serve la disponibilità dei giovani medici a coprire la sede. Ma la professione è diventata poco attrattiva per loro e non è facile quindi trovare candidati. "Oggi - continua de Ruggieri - oltre allo studio è previsto un obbligo fino a 38 ore nelle Case di comunità dove però, al momento, non c'è nessuna chiarezza sull'attività da svolgere né su come muoversi. Ad esempio: se io mi devo prendere un giorno di riposo per mia necessità, a studio sono un libero professionista in convenzione, quindi se manco so che devo avere un sostituto che pago di tasca mia. Ma se io quel giorno ho anche un incarico nella Casa della comunità, che faccio? Non c'è risposta, al momento. Oppure, a fine giornata di studio, quando so che dopo mezz'ora devo prendere servizio alla Casa della comunità ma ho ancora 30 pazienti in ambulatorio, come faccio? Li butto fuori perché devo andare in Casa della comunità? E se uno dei pazienti che avrei dovuto visitare invece di avere una gastralgia aveva un infarto in atto e muore fuori studio?". Tra le lentezze di assegnazione e un ruolo, quello legato alle Case di comunità, su cui non c'è nessuna chiarezza, "i giovani medici fanno fatica ad accettare questo incarico: non si capisce che ruolo abbiamo, non si capisce che cosa ci chiedono di fare, non si capisce quanto ci pagheranno, non si capisce come conciliare le ore con quelle di studio vista la mancanza delle Aft, organizzazione di base del ruolo unico. La Casa della comunità non è normata in questo momento, eppure si pretende che si mettano a disposizione 38 ore contestualmente all'apertura dello studio", evidenzia de Ruggieri che rimarca come fare il medico di famiglia sia diventato difficile "tra i controlli della farmaceutica, le disposizioni regionali sempre meno comprensibili, un lavoro che diventa massacrante dal punto di vista clinico, estenuante dal punto di vista burocratico, stressante dal punto di vista amministrativo. Non stupisce che a 28-30 anni si faccia fatica a buttarsi dentro questa partita. La politica dovrebbe saper ascoltare i professionisti, chiarire ruoli e organizzazioni, perché rendere più attrattiva la professione non è solo un vantaggio per i medici, ma è l'unica soluzione per rispondere concretamente ai bisogni di salute dei cittadini, riconoscere il loro diritto ad avere un medico di fiducia e offrire cure primarie in un contesto di regole chiare", conclude.
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